mercoledì 15 febbraio 2012

Scoperta falla nel sistema di crittografia per servizi online

La Stampa

Oggi molto diffuso nel mondo, genera numeri casuali per proteggere i dati

TORINO


Un gruppo di matematici e crittografi europei e americani hanno scoperto una debolezza nel sistema di cifratura ampiamente utilizzato in tutto il mondo per le attività di shopping online, banking, e-mail e altri servizi Internet, dove sicurezza e privacy sono fondamentali.

La falla riguarda il modo in cui il sistema informatico genera numeri casuali, che vengono utilizzati per rendere impossibile la decodifica dei dati digitali da parte di malintenzionati. Anche se il numero di internauti coinvolto può rimanere basso, tra i pericoli c'è anche la perdita di fiducia nella sicurezza delle transazioni online, sottolineano i ricercatori.

L'importanza di un criptaggio senza difetti rilevati non può essere sottovalutata, visto che il commercio online si basa oggi interamente sulla segretezza garantita dalle infrastrutture crittografiche a chiave pubblica.

La soluzione non è nelle mani dei singoli utenti Internet, che non possano fare niente per mettersi al riparo, mentre i siti Web di grandi dimensioni dovranno al più presto apportare modifiche per proteggere i loro sistemi.

Durante lo studio, sono state messe sotto esame banche di dati contenenti più di 7 milioni di chiavi, usate per proteggere messaggi di posta elettronica, transazioni bancarie online e  altri scambi di dati sicuri, utilizzando l'algoritmo di Euclide, che serve a trovare il massimo comun divisore di due interi: ne è risultato che solo una piccola percentuale dei numeri era veramente casuale, mentre era possibile risalire alle chiavi segrete dalle quali questi venivano generati.

Il lavoro è descritto in un documento preparato per una conferenza sulla crittografia che si terrà a Santa Barbara, in California, nel mese di agosto, ma gli stessi ricercatori hanno deciso di rendere pubbliche le loro scoperte con largo anticipo perché convinti che il problema sia di urgente interesse per gli operatori della Rete.





Powered by ScribeFire.

L'acqua «nascosta»: 200 litri per un latte macchiato

Corriere della sera

Il consumo idrico globale si annida nei prodotti consumati e non solo nella parte liquida




MILANO - Quanta acqua consumiamo (e inquiniamo) in un solo anno? Tanta, troppa. In media 1.385 metri cubi a testa, ovvero 8.650 vasche da bagno. Le differenze a livello nazionale sono enormi. I più spreconi? Americani e cinesi. L'acqua dolce è un bene prezioso. Oggi più che mai. In molte parti del mondo le risorse scarseggiano. E questa non è la notizia. Sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) è uscita ora un’ampia ricerca sull’impronta idrica dell’umanità. Arjen Hoekstra e Mesfin Mekonnen dell’università di Twente, nei Paesi Bassi, hanno calcolato l’impronta idrica in volume per i diversi Paesi, suddividendo l’acqua incorporata nei prodotti consumati in piovana, da falde o di superficie e inquinata. Lo studio si basa su dati attuali, raccolti nel periodo 1996-2005.

LE CIFRE - Non a caso i ricercatori parlano di impronta idrica, vale a dire la traccia lasciata dall’uomo con la produzione agricola, quella industriale, quella domestica. È un indicatore che consente di calcolare l’uso di acqua, prendendo in considerazione sia l’utilizzo diretto che quello indiretto, del consumatore o del produttore. Alcuni numeri? Ogni americano utilizza in media 2.842 metri cubi d'acqua all'anno, in Cina sono 1.071, circa 750 in Bangladesh. Nelle due decadi prese in considerazione l’impronta idrica dell'umanità è stata di 9.087 miliardi di metri cubi all’anno. Nel frattempo la popolazione mondiale è però cresciuta e di conseguenza sono drasticamente aumentati anche i consumi.

LA PARTE DEL LEONE - La produzione agricola contribuisce per il 92% dei consumi, scrivono gli scienziati. La produzione industriale per 4,4 per cento e quella casalinga per il 3,6 per cento Cina, India e Usa utilizzano particolarmente tanta acqua. Rispettivamente 1.207, 1.182 e 1.053 miliardi di metri cubi ogni anno. Questi tre Paesi sono responsabili per il 38% dell’impronta idrica globale. Segue il Brasile (482 miliardi di metri cubi). La Cina è anche il Paese con la maggiore quantità di acque reflue: 360 miliardi di metri cubi, equivalenti a poco più di un quarto del volume globale (26%). Si capisce che Paesi come il Messico, l’Algeria e il Medio Oriente siano importatori netti d’acqua. Ma il Vecchio continente ne ha in abbondanza e malgrado ciò la importa; l’Australia no, eppure la esporta. Tra i principali importatori ci sono gli Stati Uniti (234 miliardi di metri cubi); il Giappone (127); la Germania (125); la Cina (121) e l’Italia (101).

LATTE MACCHIATO - L’impronta idrica di ciascuno di noi può essere riassunta anche con il classico esempio della tazza di caffè. Partiamo dall’agricoltore che ha bisogno di carburante e macchinari, la cui produzione necessita di grandi quantità di acqua. Per cucinare e lavare e per pulire il caffè i lavoratori sulle piantagioni si servono di acqua. Acqua è indispensabile anche per il processo di raffinazione, per il trasporto e per il commercio di transito. Infine, l'acqua potabile per riempire la macchina da caffè. Ma non basta. Bisogna aggiungere l’acqua del lavello; l'acqua per la produzione di latte e di zucchero. Insieme ai suoi colleghi, lo studioso Hoekstra è giunto alla conclusione che per un solo latte macchiato sono necessari almeno 200 litri di acqua - più di una vasca da bagno riempita fino all’orlo.



Elmar Burchia
15 febbraio 2012 | 14:52



Powered by ScribeFire.

Tedesco, il Senato nega di nuovo l'arresto

Corriere della sera

La Giunta per le immunità di Palazzo Madama archivia la nuova richiesta a carico dell'ex senatore pd



Alberto Tedesco Alberto Tedesco

MILANO - La Giunta delle immunità del Senato con 12 «sì» e 7 «no» archivia la nuova richiesta d'arresto a carico dell'ex senatore del Pd, Alberto Tedesco, avanzata dalla Procura di Bari, per l'inchiesta sulla sanità. Hanno votato a favore Pdl e Lega e contro Pd e Idv che hanno protestato per la «strage di diritto». Come motivazione dell'archiviazione, contestata dal centrosinistra, il Pdl e il Carroccio hanno ricordato che la Giunta si era già espressa, in passato, per il «no» alla richiesta di arresto nei confronti del senatore Tedesco, ora iscrittosi al gruppo misto e l'Aula aveva confermato questa scelta. Peraltro la vecchia maggioranza ha anche approvato con 10 voti a favore e nove contrari la decisione di non portare in Aula la nuova richiesta di custodia cautelare perchè sulla vicenda dell'inchiesta pugliese l'Assemblea si era già espressa. Il presidente della Giunta, Marco Follini, ha annunciato che scriverà una lettera al presidente del Senato, Renato Schifani, per chiedere se il regolamento è stato interpretato in maniera corretta.


Redazione Online

15 febbraio 2012 | 14:28



Powered by ScribeFire.

Svelate le talpe del Vaticano Sul Fatto nuovi documenti relativi ai conti dello Ior

di -

Nuovi documenti confermano l'intenzione dell'Istituto per le Opere di Religione di non aprire all'autorità antiriciclaggio i conti dello Ior precedenti ad aprile


Spuntano i nomi delle "talpe" vaticane. Un'indagine condotta dalla gendarmeria dello Stato Pontificio fa luce su chi ha diffuso le carte, pubblicate dal Fatto Quotidiano, che parlavano di una morte imminente del Papa, forse per un attentato e su altre fughe di notizie.


Papa Benedetto XVI

Prima un controllo sui documenti originali, scrive Repubblica. Poi su chi abbia messo le mani sulle carte. Il comandante Domenico Giani, direttore dei Servizi di sicurezza e della Gendarmeria vaticana è fuori sede, a preparare una visita papale in Messico e a Cuba, ma il lavoro portato avanti dai suoi uomini avrebbe portato all'individuazione degli ecclesiastici responsabili della fuga di notizie più recente e di episodi precedenti.
A farsi sfuggire la lettera inviata da monsignor Viganò sarebbe stata la Segreteria di Stato vaticana, Ufficio addetto ai Rapporti con gli Stati esteri.

Il memo dello Ior (Istituto per le Opere di Religione), una discussione su richieste provenienti dalla magistratura italiana, pubblicato a fine gennaio scorso dal Fatto, sarebbe uscito dagli archivi della I sezione, Ufficio per gli Affari generali interni, mentre la missiva inviata al cardinal Bertone, quella che descriveva il viaggio di Romeo in Cina e le illazioni sulla imminente morte del Papa, sarebbe partita da un amico tedesco del cardinale Castrillon.

Proprio mentre si inizia a intravedere la luce su questo giallo, il Fatto Quotidiano apre la sua edizione odierna con la pubblicazione di nuovi documenti legati allo Ior. Il quotidiano cita due documenti, redatti dal Cardinal Nicora, ex presidente dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e dal professor Giuseppe Dalla Torre, presidente del Tribunale della Città del Vaticano.

Il contenuto dei due documenti - relativi alla gestione dei fondi dello Ior - denuncia la non disponibilità dello Stato Vaticano ad attuare gli impegni assunti in sede europea per conformarsi agli standard del Comitato per la valutazione di misure contro il riciclaggio di capitali. Il primo documento, un parere legale firmato da Della Torre, confermerebbe l'intenzione di non permettere all'AIF (l'autorità antiriciclaggio vaticana) di indagare su fatti precedenti alla gestione dei conti antecedenti a Aprile 2011, come richiesto dalla giustizia italiana.




Powered by ScribeFire.

Roma 2020, il governo dice no Monti: «Non possiamo correre rischi»

Corriere della sera

Rinuncia «dolorosa» ma costi non chiari. «Esito negativo», ammette Alemanno, poi smentisce voci di sue dimissioni


ROMA - L’Olimpiade del 2020 non si farà a Roma. Dopo un’attenta valutazione dei costi e dei benefici legati all’operazione nel suo complesso, il premier Mario Monti ha deciso che non esistono le condizioni perché il governo offra le garanzie dello Stato alla candidatura per i Giochi. Non arriva, dunque, la firma sulla lettera con le garanzie richieste dal Cio da presentare entro il 15 febbraio. Il presidente del Consiglio ha incontrato il presidente del Comitato organizzatore, Mario Pescante, il presidente del Coni, Petrucci e il sindaco di Roma, Alemanno, ufficializzando una decisione che era già nell’aria da tempo. La lettera con le garanzie richieste dal Cio doveva essere consegnata entro mercoledì.

Monti e Alemanno

ALEMANNO - «L’esito è stato negativo», ha detto sconsolato il sindaco Alemanno all'uscita dall'incontro a Palazzo Chigi. Sconsolato ma anche deciso a dare un segno politico alla bocciatura delle chances olimpiche della capitale. Nel pomeriggio voci di dimissioni si erano fatte insistenti mentre il verdetto» diventava ufficiale e le agenzie lo diffondevano, ma Alemanno ha smentito seccamente: «Mi spiace deludere gli oppositori. Non mi dimetto».


TROPPE INCOGNITE - Ha prevalso la considerazione che l’Italia non può permettersi un’avventura con troppe incognite e con costi non chiari. Pur sottolineando la sua ammirazione per un progetto che merita elogi (elogi rivolti in particolare ai vertici del comitato promotore: «A Gianni Letta, Mario Pescante, Gianni Alemanno e Gianni Petrucci»), il presidente del Consiglio ha spiegato: «Il Comitato olimpico internazionale richiede al governo del Paese ospitante i Giochi una lettera di garanzia finanziaria... tra le altre cose il governo del Paese ospitante deve farsi carico di ogni eventuale deficit della manifestazione». E ha sottolineato: «Non possiamo correre rischi».

L'incontro tra Monti (a destra) e Alemanno (a sinistra)
«RIENTRO DAL DEBITO» - Tutti i ministri, ha poi spiegato Monti, hanno partecipato alla discussione sul tema e «siamo arrivati alla conclusione unanime che il governo non si sente - nelle attuali condizioni dell'Italia - di assumere questi impegni di garanzia». Monti ha parlato poi delle Olimpiadi a Roma come di una «operazione che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti, proprio mentre siamo sottoposti nei prossimi vent'anni ad un'operazione di rientro dal debito, operazione condivisa e accettata in sede europea dal precedente governo».

Il logo delle Olimpiadi di Roma 2020
«GIA' CHIESTI SACRIFICI AGLI ITALIANI» - Il governo, ha ricordato quindi Monti, «ha dovuto chiedere sacrifici importanti a larghe fasce della popolazione italiana». Ma le turbolenze che ancora interessano l'economia non consentono ancora di prescindere da questa difficile situazione finanziaria: «Dobbiamo responsabilmente guidare l'Italia - ha detto il premier -. In questo senso, non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare sull'Italia in misura imprevedibile nei prossimi anni».

L'ESEMPIO DI ATENE - La crisi economica, il caso di Atene 2004 e i costi raddoppiati per l’Olimpiade che si svolgerà a Londra (27 luglio-12 agosto 2012) sono stati decisivi nel convincere il premier ad un no comunque doloroso, perché Monti è il primo a sapere che l’organizzazione di un’Olimpiade può rappresentare una grande occasione di sviluppo. Ma non in questo momento e non a queste condizioni. La mancata firma della lettera di impegno economico da consegnare al Cio fa decadere la candidatura. Annunciate una conferenza stampa del Comitato Olimpico Nazionale Italiano con Gianni Petrucci nel pomeriggio e una del sindaco Alemanno alle 18. (Guarda lo studio dell'impatto economico per Roma2020)


I numeri delle Olimpiadi 2020 nelle previsioni del Comitato promotore
CHI RIMANE - Restano in corsa Madrid, Tokyo, Istanbul, Doha e Baku. La scelta verrà fatta a Buenos Aires il 7 settembre 2013.
I commenti alla possibile bocciatura si erano già fatti negativi a metà giornata. Si capiva che nell'aria c'era il no dopo le prime indiscrezioni. «Ora andremo da Monti... - diceva il presidente del comitato promotore, Mario Pescante - ma tanto già lo sappiamo che non ha intenzione di firmare nulla. È una battaglia già persa. Sono sei mesi che spero, sono un po' stanco. Se arrivasse un no? La decisione va accettata ma avrei qualche recriminazione».

SERVIVA PIU' RISPETTO - E la decisione è stata accettata, ma a denti stretti. Dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, così come dal presidente del Coni. Gianni Petrucci durante la conferenza stampa nel Salone d'Onore del Coni ha commentato: «Serviva più rispetto. Ci sono rimasto molto male». L'annuncio, a 24 ore dalla scadenza fissata dal Cio lo ha amareggiato: «Al presidente del Consiglio l'ho detto - ha spiegato Petrucci -: siamo arrivati all'ultimo giorno, mi ero illuso». Poi ha concluso: «Monti a noi ha detto che il progetto era perfetto. Lo sport italiano non deve rimproverarsi nulla».

Redazione Roma Online
14 febbraio 2012 (modifica il 15 febbraio 2012)

Il predicatore decadente

Corriere della sera

Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi: o Monti o Celentano.


L'attacco ai giornali cattolici Joan Lui è convinto di predicare meglio dei preti. Ma nel ruolo di profeta salva Italia ne vogliamo solo uno, due sono troppi: o Monti o Celentano.


 
Dopo ieri sera ho scelto definitivamente. Ogni anno il Festival di Sanremo ci mette di fronte a un tragico dilemma: ma davvero questo baraccone è la misura dello stato di salute della nazione? E se così fosse, non dovremmo preoccuparci seriamente? C'è stato un tempo in cui effettivamente il Festival è stato specchio del costume nazionale, con le sue novità, le sue piccole trasgressioni, persino le sue tragedie. Ma tutto ha un tempo e questo (troppo iellato) non è più il tempo di Sanremo o di Celentano, se vogliamo rinascere. Monti o Celentano? Se davvero il nostro premier vuole compiere il titanico sforzo di cambiare gli italiani («l'Italia è sfatta», con quel che segue), forse, simbolicamente, dovrebbe partire proprio dal Festival, da uno dei più brutti Festival della storia. Via l'Olimpiade del 2020, ma via, con altrettanta saggezza, anche Sanremo, usiamo meglio i soldi del canone. O Monti o Celentano. O le prediche del Preside o quelle del Re degli Ignoranti contro Avvenire e Famiglia Cristiana.

Non mi preoccupa Adriano, mi preoccupano piuttosto quelli che sono disposti a prenderlo sul serio. E temo non siano pochi. Ah, il viscoso narcisismo dei salvatori della patria! Ah, il trash dell'apocalissi bellica! Cita il Vangelo e bastona la Chiesa, parla di politica per celebrare l'antipolitica: dalla fine del mondo si salva solo Joan Lui. Parla di un Paradiso in cui c'è posto solo per cristiani e musulmani. E gli ebrei? Il trio Celentano-Morandi-Pupo assomiglia a un imbarazzante delirio. A bene vedere il Festival è solo una festa del vuoto, del niente, della caduta del tempo e non si capisce, se non all'interno di uno spirito autodistruttivo, come possano essersi accreditati 1.157 giornalisti (compresi gli inviati della tv bulgara, di quella croata, di quella slovena, di quella spagnola, insomma paesi con rating peggiore del nostro), come d'improvviso, ogni rete generalista abbassi la saracinesca (assurdo: durante il Festival il periodo di garanzia vale solo per la Rai), come ogni spettatore venga convertito in un postulante di qualcosa che non esiste più.

Sanremo è il Festival dello sguardo all'indietro (anni 70?), dove «il figlio del ciabattino di Monghidoro» si trasforma in presentatore, è il Festival delle vecchie zie dove tutti ci troviamo un po' più stupidi proprio nel momento in cui crediamo di avere uno sguardo più furbo e intelligente di Sanremo (più spiritosi di Luca e Paolo quando cantano il de profundis della satira di sinistra), è il Festival della consolazione dove Celentano concelebra la resistenza al nuovo. Per restituire un futuro all'Italia possiamo ancora dare spazio a un campionario di polemiche, incidenti, freak show, casi umani, amenità, pessime canzoni e varia umanità con l'alibi che sono cose che fanno discutere e parlare? Penso proprio di no.




L'attacco di Celentano al critico del Corriere Aldo Grasso
P.S. Mentre scrivevo questo pezzo mi sono arrivati gli insulti in diretta da Sanremo. Ma non ho altro da aggiungere.

Aldo Grasso
15 febbraio 2012 | 7:40

Don Gallo, cappellano di tutte le giunte chic

di -

Professione "prete di strada", fa e disfa le giunte


Genova - Giusto per restare agli ultimissimi giorni, don Andrea Gallo, professione «prete di strada», fra le altre cose: a) è andato in televisione a In onda su La7 per dire che è stato invitato a Sanremo e che gli piacerebbe cantare L’Internazionale sul palco del teatro Ariston; b) ha benedetto una manifestazione per chiedere la liberazione dei No Tav arrestati dopo le violenze in Val di Susa e l’inchiesta del procuratore Caselli: «Sono con voi spudoratamente e incondizionatamente per una resistenza democratica e rivoluzionaria»; c) ha difeso Adriano Celentano dalle critiche al suo cachet troppo alto a Sanremo: «Le critiche a lui sono insostenibili.



Don Gallo
Don Gallo


Vogliamo elencare i compensi enormi ingiustificati? Pensioni d’oro, vitalizi, liquidazioni, privilegi?»; d) ha posato come testimonial, con il classico sigaro in bocca, per i manifesti sei per tre affissi su tutti i muri di Savona contro la centrale a carbone di Vado Ligure; e) ha festeggiato la vittoria del suo candidato Marco Doria alle primarie del centrosinistra a Genova, «ancora una volta laboratorio della democrazia».
Ma i punti a), b), c), d) ed e) sono solo il riassunto minimo degli ultimi tre giorni di don Gallo che più che un sacerdote è quasi la trasposizione terrena del suo Principale: riesce ad essere contemporaneamente uno e trino, partecipando ad almeno tre cortei, conferenze, comizi e dibattiti.

Contemporaneamente. E così, in mezzo a tutti questi impegni, don Andrea riesce anche ad essere il king maker del centrosinistra, colui che fa e disfa le giunte e, soprattutto, l’uomo che sceglie i sindaci. È successo, ad esempio, a Milano, dove don Gallo ha puntato forte su Pisapia, che poi ha ricambiato portandolo in giro sui palchi come una Madonna pellegrina, persino per il veglione di San Silvestro. Addirittura, gli uomini di Marta Vincenzi l’hanno coccolato al punto di non organizzare la festa dell’ultimo dell’anno a Genova; invece, hanno fatto una conferenza stampa con turibolo per don Gallo per consigliare ai genovesi di spostarsi in massa verso il capoluogo lombardo, gemellato in nome di Pisapia.

Almeno così credeva Marta Vincenzi che lo scorso anno aveva incassato il sostegno forte e chiaro di Nichi Vendola: «Dove c’è un sindaco appoggiato da noi che ha fatto il primo mandato, non servono le primarie, noi lo appoggeremo ancora». Poi, ci si è messo di mezzo il don e Nichi ha cambiato idea: «Avevo detto che appoggiavo Marta? Io mi fido di quel che dice don Gallo». Insomma, altro che grande elettore, grandissimo.
Logico quindi che la Vincenzi voglia spennare il Gallo, talmente appassionato di Doria da raccogliere le firme per strada - che venga di qui la definizione di «prete di strada»? - insieme a lui.

L’altro giorno ha cinguettato su Twitter: «Da maggio a Genova basta con ’sta fissa delle infrastrutture e di Smart Cities. Vuoi mettere come è meglio parlare di beni comuni? Specie se benedice don Gallo». E poi: «Oggi le donne riescono a non farsi uccidere quando perdono. A proposito, chissà dove sarebbe stato don Gallo al tempo di Ipazia?». Poi, ieri, nel caso non fosse stata abbastanza chiara, ha ribadito a Radio 24: «Il primo aggettivo che mi viene in mente per don Gallo è magnifico. Il secondo però è narciso.


Io sono una donna e riconosco in don Gallo una propensione al maschilismo». Sarà. Certamente, don Gallo ha una propensione alle frequentazioni vincenti. Perché sarà pure un «prete di strada», ma a Genova è apprezzato da tutti i potenti: nei salotti buoni non si può iniziare un discorso senza dire «bè, però, don Gallo...» con conclusione (positiva) a scelta, su qualsiasi tema dello scibile umano; la Regione Liguria di Claudio Burlando ha stanziato 10mila euro per la festa del suo ottantesimo compleanno. E don Andrea ha ricambiato cantando Bandiera rossa insieme al governatore ligure e a Gino Paoli lo scorso 25 aprile, alzando al cielo calici di vini prestigiosissimi a denominazione di origine controllata scelti personalmente dal patron di Eataly Oscar Farinetti, uno che ha fatto dell’eccellenza gastronomica la sua ragione di vita. Le cronache non precisavano se si trattasse di bollicine millesimate.



Powered by ScribeFire.

Svolta in Iran, abolita la lapidazione per le adultere

Corriere della sera

La notizia non è ancora ufficiale: la lapidazione sarebbe stata definitivamente cancellata dal nuovo codice penale islamico iraniano che ha appena passato l’ultimo vaglio del Consiglio dei Guardiani, la commissione incaricata di verificare che le leggi non contraddicano la legge islamica. Lo riferisce oggi il Daily Telegraph riprendendo notizie apparse sui media locali. Per l’entrata in vigore mancherebbe solo la firma del presidente Ahmadinejad.  Da diverso tempo le autorità iraniane valutavano la cancellazione di una pena che viene giudicata orribile dal resto nel mondo. Ma l’establishment politico e religioso era combattuto all’interno sul da farsi.  Nel 2009 la riforma del codice penale, scrive il sito di area conservatrice Khabaronline, era stata inviata dal Parlamento al Consiglio dei Guardiani che poi l’ha approvata qualche settimana fa. Il testo, composto di 200 articoli in più di quello precedente, prevede anche un altro importante passo: l’abolizione della pena di morte per i reati commessi dai minori (pena che finora veniva eseguita, salvo perdono della parte offesa, dopo il compimento dei 18 anni).






Ma è presto per gridare alla svolta, mette in guardia Drewery Dyke, esperto iraniano di Amnesty International: “le riforme potrebbero non sembrare quello che sembrano visti i tanti cavilli del sistema legale iraniano. L’esecuzione - dice al Telegraph – è un concetto legale specifico in Iran. La punizione per l’omicidio per la la legge islamica è chiamata retribuzione per l’anima”. Quindi, secondo Dyke, i minorenni potrebbero ancora essere giustiziati se compiono un omicidio. Nel frattempo le esecuzioni di condanne a morte in Iran dall’inizio dell’anno sono salite a oltre 60. Oggi tra l’altro in Iran è il primo anniversario del 25 Bahman, la manifestazione del 14 febbraio per la primavera araba repressa nella violenza.

Stessa cosa vale per la lapidazione, prevista per uomini e donne trovati colpevoli di adulterio. “Hanno cancellato la pena – dice Dyke – ma non sappiamo che tipo di punizione è prevista al suo posto nella nuova legge”. Alcune fonti dicono che al suo posto potrebbe esserci l’impiccagione. La lapidazione per adulterio in Iran non viene eseguita da alcuni anni. Tale pena è stata comminata nel 2006 a Sakineh Mohammadi Ashtiani, sulla cui sorte vi è stata una grande mobilitazione internazionale, un caso di cui avevamo già parlato in questo blog. La pena per Sakineh, condannata anche per il presunto ruolo svolto nell’omicidio del marito, era stata sospesa un anno fa e tramutata in impiccagione. Da allora si rincorrono le voci di una probabile esecuzione della donna.

Nel 2002 fu l’allora capo del potere giudiziario a emettere un’ordinanza in cui invitava i magistrati a sospendere le esecuzioni per lapidazione dei colpevoli di adulterio. Non si trattava tuttavia di una disposizione vincolante, e negli anni successivi le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato almeno una decina di casi di persone lapidate, alcuni dei quali ammessi dalla stessa autorità giudiziaria. Ora, però, la morte a colpi di pietre dovrebbe essere un capitolo chiuso.


Powered by ScribeFire.

Poliziotti e vigili pagano I magistrati invece no

di -

Il poliziotto Luigi Spaccarotella sta per andare in carcere. Tra i servitori dello Stato, le forze dell'ordine sono le uniche a pagare, e duramente, di persona


Il poliziotto Luigi Spaccarotella sta per andare in carcere. La Cassazione ha confermato ieri la condanna a 9 anni per la morte dell'ultrà della Lazio Gabriele Sandri, raggiunto da un colpo esploso dall'agente per fermare un’auto dopo una mega rissa.

A Milano, sempre ieri, il vigile urbano che ha sparato a un pregiudicato cileno durante un inseguimento è stato accusato di omicidio volontario e rischia anni di carcere. Sappiamo che gli uomini delle forze dell'ordine sono armati non per sparare ma per impedire che altri sparino. Le pistole servono a dissuadere, intimidire, non certo a uccidere. Talvolta, come nei due casi in questione, la situazione sfugge di mano e capita l'irreparabile. Detto che molti agenti, l'ultimo di recente a Milano, sono morti per eccesso di cautela, è possibile che tra le forze dell'ordine ci sia gente non sempre all'altezza del compito. Noto però come, tra i servitori dello Stato, poliziotti e vigili siano gli unici a pagare, e duramente, di persona. Chi, per esempio i magistrati, rovina la vita dei cittadini non con pallottole ma con inchieste e sentenze palesemente ingiuste la fa sempre franca. Nello Stato, insomma, ci sono figli e figliastri. E a questa anomalia va posto rimedio.



Powered by ScribeFire.

Come è nata Mani Pulite?

La Stampa



Il primo arrestato di Mani pulite, Mario Chiesa

A CURA DI PAOLO COLONNELLO
Milano

Dopodomani cadrà il ventesimo anniversario di Mani Pulite: di che fenomeno stiamo parlando?
L’inchiesta Mani Pulite nasce il 17 febbraio 1992, alle 17,30. A quell’ora il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani fa irruzione con i suoi uomini nell’ufficio di presidenza del Pio Albergo Trivulzio, l’ospizio dei milanesi poveri, mentre il presidente Mario Chiesa sta contando una mazzetta di sette milioni di lire in banconote da 100 mila, appena consegnata dall’imprenditore monzese Luca Magni. «Vi state sbagliando capitano, questi soldi sono miei». «No, dottor Chiesa, quei soldi sono nostri», risponde il capitano. Le banconote erano state segnate e fotografate. Solo dopo si scoprì che in una borsa appoggiata alla scrivania di Chiesa era contenuta un’altra tangente da 35 milioni, ricevuta nel pomeriggio da un altro imprenditore. Fingendo di sentirsi male più volte, il presidente del Trivulzio riuscì a buttare nello sciacquone del water a più riprese tutti i soldi. Fuori attendeva paziente in macchina lo sconosciuto pm che aveva coordinato l’inchiesta: Antonio Di Pietro.

Quali sono le prime reazioni?
Inizia da quel giorno l’indagine destinata a terremotare la Prima Repubblica. La notizia dell’arresto di Chiesa viene relegata dai giornali lontano dalle pagine di politica. I tg Fininvest dimenticano di citare il partito di provenienza dell’arrestato. In Italia governa il Caf, acronimo di CraxiAndreotti-Forlani. Rettore della Bocconi è Mario Monti, che parla di «malattia dell’economia italiana che dovrà sottoporsi a una cura particolarmente dura per tornare sana». Nel maggio del 1993 sono previste nuove elezioni che dovrebbero portare per la seconda volta il segretario del Psi a Palazzo Chigi. Il quale, il 3 marzo, definisce Mario Chiesa «un mariuolo». Chiesa poco dopo deciderà di vuotare il sacco.

Quanto costa la corruzione?
Secondo le classifiche sulla corruzione di Transparency International, all’inizio degli Anni 90 l’Italia è al 33˚ posto nel mondo. I costi aggiuntivi dovuti alla corruzione per il periodo 1980-1992 sono compresi tra i 15 mila e i 30 mila miliardi di lire (pari a circa 8-16 miliardi di euro). Secondo il sito «Altraeconomia», negli appalti banditi subito dopo Mani Pulite il prezzo pagato dagli enti pubblici era calato del 40-50%. Secondo il settimanale «Il Mondo», nel maggio ‘92 il costo chilometrico della linea 3 della metropolitana milanese era di 190 miliardi di lire (98 milioni di euro), contro i 45 miliardi di quella di Amburgo.

Quanti sono stati gli indagati?
Le notizie di reato iscritte a registro presso la Procura della Repubblica di Milano per Mani Pulite hanno riguardato in tutto 4.520 persone (tenendo conto solo di quelle per le quali non è stata chiesta l’archiviazione dal pm). Per oltre 3.200 persone è stato chiesto il rinvio a giudizio, mentre per 1.320 vi è stata la trasmissione degli atti ad altra autorità giudiziaria. Di quelle 3.200, 1.688 sono state gestite a livello di udienza preliminare: 620 condannate (inclusi i patteggiamenti), 635 prosciolte (di cui 314 per prescrizione), 433 trasmesse ad altra autorità giudiziaria, 99 stralciate. Sono state rinviate a giudizio (ovvero a processo) dal giudice dell’udienza preliminare 1.322 persone. Di queste, 661 sono state condannate (inclusi 345 patteggiamenti), mentre 476 sono state assolte ma solo 177 nel merito, cioè con assoluzione piena.

Quante sono state le prescrizioni?
Se si considerano solo le posizioni definite a Milano, in totale hanno riguardato 586 persone su 2.650 (pari a circa il 22%). Confrontando questa percentuale con quella delle condanne (circa il 48%), si scopre che il rapporto è di circa uno a due.

Quanti reati sono stati denunciati?
I reati per concussione e corruzione hanno manifestato un vistoso aumento tra il ‘92 e il ‘93, poi sono progressivamente diminuiti. Impossibile stabilire un numero certo, ma quasi tutti gli indagati dovevano rispondere sempre di concussione o corruzione, nonché di finanziamento illecito ai partiti o abuso d’ufficio. In seguito questi due reati, insieme al falso in bilancio, essenziale per scoprire i fondi neri con cui venivano pagate le tangenti, sono stati addirittura depenalizzati. Mentre con l’entrata in vigore della legge Cirielli sono stati dimezzati i tempi di prescrizione.

Quali sono stati i risultati?
Dalla lettura delle relazioni del procuratore generale della Corte di conti (anno giudiziario 2010-2011), emerge che in Italia il fenomeno della corruzione è in sensibile aumento, con grave danno per le casse dello Stato e senza serie iniziative di contrasto. Il costo della corruzione in Italia è stimato tra i 50 e i 60 miliardi di euro all’anno. La classifica della corruzione aggiornata di Transparency International pone adesso l’Italia tra il 69˚ e il 73˚ posto nel mondo, dopo il Botswana. E, in Europa, un gradino appena sotto la Grecia.



Powered by ScribeFire.

In chiesa non si paga il biglietto

La Stampa

Uscite le nuove norme sull'ingresso ai luoghi di culto da parte della Conferenza episcopale italiana


Luca Rolandi
Roma

In molti paesi europei e non solo, molte chiese ed edifici sacri sono visitabili solo attraverso il pedaggio. Spesso si tratta di cattedrali, grandi e famosi duomi, a volte semplicemente di chiese parrocchiali.   In Italia vi sono chiese con ingresso a pagamento: si tratta, comunque, di eccezioni numericamente assai contenute, rispetto all’ingente patrimonio complessivo.





Per fare chiarezza sul tema, in una nota resa pubblica oggi,  l'assemblea dei vescovi italiani indica alcune regole «sull'accesso alle chiese aperte al culto non può essere condizionato al pagamento di un biglietto di ingresso». «Tale principio, - aggiunge la nota - tipico della tradizione italiana, in virtù del quale l’apertura delle chiese è gratuita, in quanto luoghi dedicati primariamente alla preghiera comunitaria e personale».


«Questa regola - spiegano i vescovi - vale sia per le chiese di proprietà  di enti ecclesiastici che per quelle dello Stato, di altri enti pubblici e di soggetti privati. Si applica anche alle chiese di grande rilevanza storico-artistica, interessate da flussi notevoli di visitatori: è fondamentale, infatti, che il turista percepisca di essere accolto nel luogo sacro e, di conseguenza, si comporti in maniera adeguata e rispettosa».

Naturalmente tale principio, dicono ancora i vescovi italiani, «non impedisce che si possa esigere il pagamento di un biglietto per la visita a parti del complesso chiaramente distinte dalla chiesa, quali, per esempio, la cripta, il tesoro, il battistero, il campanile, il chiostro o una singola cappella». 
Una recente indagine della CEI sull’intero territorio nazionale, risultano infatti solo 59 chiese per accedere alle quali viene chiesto il pagamento di un biglietto. Non è rara, invece, la scelta – a fronte di frotte di turisti – di contingentare il numero delle presenze, imponendo una turnazione al fine di assicurare la conservazione e la sicurezza del bene.



Powered by ScribeFire.

Il regalo del bidello, la scuola colorata

La Stampa

Savona, il giorno prima della pensione ha ridipinto a sue spese aule e corridoi



Una dell clsaai della scuola dipinte dal bidello: "Volevo dare agli alunni un ambiente nel quale fosse piacevole stare"


ROBERTO PAVANELLO
savona


Un pomeriggio di tarda primavera ha guardato quelle pareti scrostate su cui maestre e bambini volenterosi avevano appeso i loro disegni, le loro ricerche, i loro collage per imparare a leggere, far di conto o studiare la storia e l’inglese e ha scosso la testa: non va bene, così non va proprio bene. Ha appeso il suo grembiule ed è andato nel colorificio più vicino, dove ha preso un po’ di chili di vernice e qualche pennello. Ha fatto la cosa che più gli sembrava logica, ha ridipinto la scuola, il suo posto di lavoro. E sarebbe bello se questa piccola storia non avesse in sé nulla di straordinario, ma in un’Italia nella quale a fare il proprio dovere si corre il rischio di essere chiamati eroi, che succede a chi va oltre quelle che sono le sue normali mansioni? Può capitare che il sindaco ti chiami per darti un premio e che i giornalisti si affrettino a raccontare questa vicenda.

Il protagonista è un signore savonese di 61 anni, Giovanni Garulla, conosciuto da tutti come Giancarlo, di professione bidello che, a poche settimane dalla pensione, ha voluto fare un regalo ai bambini della scuola elementare in cui ha lavorato per 18 anni.

Questo signore ha i baffoni da comunista di una volta, un po’ Peppone di don Camillo e, anche nella pettinatura, un po’ un altro illustre baffone, il cui nome evoca ricordi ben più lugubri: Stalin. La pasta dell’uomo però è ben diversa. Giancarlo ha le mani di chi ha lavorato tutta la vita e gli occhi gentili di chi ha avuto a che fare con i bambini. Di mestiere faceva il bidello in una scuola elementare di Savona, dal primo settembre è in pensione. Prima di ritirarsi dal lavoro ha deciso però di dare una sistemata a quella scuola che, dopo tanti anni, sentiva un po’ sua, e di fare un regalo a tutti i piccoli alunni che lì studiano, giocano, crescono.

Lo scorso giugno, approfittando di aule e corridoi liberi, si è rimboccato le maniche, ha preso vernice e pennello e ha dipinto le pareti della scuola elementare Mignone, nel quartiere di Legino, periferia savonese. Chiamatelo senso del dovere e senso civico, per Giancarlo Garulla la motivazione è semplice quanto la bellezza del suo gesto: «Non mi è mai piaciuto stare senza far niente». Ovvio, no? C’è bisogno di me e io mi attivo. Non fa una piega: altro che banalità del male, questa è la banalità del bene. O forse dell’ovvio. Già si era letto di genitori che si autotassano e si improvvisano imbianchini per dare una rinfrescata alla scuola frequentata dai loro figli, ma qui siamo davanti a un gesto di puro altruismo, di affetto per il proprio posto di lavoro e per i suoi piccoli frequentatori.

Con buona pace di tutti i denigratori dei lavoratori pubblici, gli accusatori di quelli lì capaci solo di prendere lo stipendio e battere la fiacca. Ma quando mai? Sembra aver risposto loro Garulla quando ha preso in mano il pennello. Al buon Giancarlo non interessano i riflettori che si sono accesi su di lui e pare anzi sorpreso di sentirsi chiedere com’è andata, che ha pensato, perché lo ha fatto: «Che c’è di strano? Ho fatto solo quello che mi sembrava giusto, non pensavo mica di fare qualcosa di straordinario».

Prima di fare il bidello, o come si dice oggi nel politicamente corretto per definizione «operatore scolastico», ha lavorato come operaio saldatore e, con tutti i sacrifici che possiamo immaginare, ha cresciuto tre figli, aiutato dalla moglie casalinga: il più piccolo che studia ancora, una che fa la cameriera e uno che fa il carrozziere. Una famiglia come tante altre, di gente che sa cosa significa lavorare, ed è facile intuire che educazione possano avere avuto i tre ragazzi con un padre così. «Mentre svolgevo le mie mansioni di bidello – racconta con il suo accento ligure marcato - ho deciso di utilizzare tutto il resto del tempo che potevo avere a disposizione per dipingere le aule e i corridoi, con colori vivaci che potessero piacere ai bambini». E in tempi di tagli alla scuola pubblica, quando occorre fare economia anche sull’utilizzo dei gessetti, quando se ti va bene non ti cadono i calcinacci in testa e non piove in aula, il gesto del custode savonese a un passo dalla pensione è una vera boccata di ossigeno. E non è un caso se «le insegnanti mi hanno ringraziato, erano davvero tutte contente».

Al coro di coloro che hanno apprezzato il suo lavoro si è aggiunto anche il sindaco di Savona, Federico Berruti, che è venuto casualmente a conoscenza di questa storia. Il primo cittadino del Pd ha spedito una lettera a casa Garulla e lo ha invitato in municipio per ringraziarlo personalmente e consegnargli un premio (una foto in bianco e nero della città, incorniciata e infiocchettata dal nastro tricolore). Così, ieri, il bidello-imbianchino si è presentato in Comune con la moglie al suo fianco, ha sorriso e stretto mani agli amministratori: «Non me lo aspettavo proprio – ha commentato -. Sono davvero orgoglioso».



Powered by ScribeFire.

La madre maltratta i figli che vedono il padre separato? Rischia la condanna

La Stampa


La madre aggressiva verso i figli quando questi hanno contatti col marito separato commette un reato di violenza privata. Lo afferma la sentenza con cui la Cassazione (sentenza 5365/12) ha annullato con rinvio l’assoluzione pronunciata dalla Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di una donna, accusata di mettere in atto pressioni sui figli per impedire loro di vedere il padre. Il nuovo processo d’appello dovrà prendere in esame il reato di violenza privata, poichè la Suprema Corte ha ritenuto corretta l’assoluzione dal reato di maltrattamenti.

La Suprema Corte ha accolto in parte il ricorso del procuratore generale di Catanzaro rilevando che le «pressioni all’indirizzo dei figli, volte ad impedire loro di vedere il proprio padre, astrattamente rientrano a pieno titolo nel paradigma normativo del delitto di violenza privata». L’assoluzione, su questo punto, è secondo la Cassazione carente di motivazione, mentre è condivisibile l’assoluzione dal delitto di maltrattamenti data la «delimitazione di tali episodi nel tempo, in correlazione con la situazione di disgregazione familiare». Per la grave conflittualità che caratterizzava i rapporti tra la madre e i suoi figli, la figlia adolescente era stata affidata al padre e il diritto di visita della madre era stato autorizzato solo in ambienti sicuri.


Powered by ScribeFire.