giovedì 16 febbraio 2012

Mai mangiato carne in vita mia. E mai lo farò»

Corriere della sera

L'astrofisica Margherita Hack: «Amo gli animali, non potrei mai averli nel piatto. E anche senza ho vissuto alla grande»


MILANO - La carne la ripugna, il pesce ancora di più. È per quell'idea della sofferenza dell'animale che muore, della vita che viene spezzata per trasformarsi in pietanza. Margherita Hack non ha bisogno di grandi presentazioni. Astrofisica, studiosa, divulgatrice scientifica, donna impegnata nel sociale, autrice di pubblicazioni e saggi e conduttrice di programmi televisivi. Il suo ultimo lavoro è un libro che è autobiografico, ma non solo: «Perché sono vegetariana» (Edizioni dell'Altana) che sabato alle 18 sarà presentato alla libreria Hoepli di Milano in un confronto con Paola Maugeri, altra vegetariana e animalista doc.

Un paphlet in cui spiega sia dal punto di vista personale sia da quello della scienziata per quale motivo un'alimentazione che non preveda animali morti nel piatto sia non soltanto più etica, ma anche decisamente più salutare. «Lo dimostra anche semplicemente il mio essere qui - ci dice con enfasi, dalla sua casa di Trieste -: alla mia età sono arrivata in discrete condizioni e l'essere vegetariana non mi ha impedito negli anni della gioventù di praticare la pallacanestro e l'atletica leggera e con risultati soddisfacenti: ho vinto un paio di campionati universitari di salto in alto e salto in lungo, sono stata terza ai campionati assoluti. E ricordo tutta la mia vita come attiva, piena di tante gite in bicicletta tanto a vent'anni quanto a ottanta».

Bisogna dire subito che per Margherita Hack essere vegetariana è stato relativamente facile. E' lei stessa a premetterlo nelle prime pagine del libro e a confermarlo in ogni occasione: «Non ho dovuto rinunciare a nulla, sono nata vegetariana. I miei lo erano perché avevano aderito alla teosofia, una filosofia indiana che predica il rispetto di tutti gli esseri viventi e quindi il non mangiare gli animali. Io non ho mai mangiato carne. Nè mai la mangerei». E quando dice carne, la professoressa Hack intende anche pesce. Che, ammette, per lei è forse anche peggio «con quel suo odore insopportabile».


Vegetariana per nascita, sente dunque ora la necessità di ribadire la sua scelta e di spiegare le sue ragioni in un libro che in poche settimane ha già venduto più di 10 mila copie.
«Non mangio carne perché amo gli animali e li rispetto. Ma ci sono anche ragioni scientifiche: non posso pensare di mangiare carne di animali provenienti da allevamenti intensivi, dove non sono più animali ma macchine da carne. Sono rimpinzati di antibiotici e vivono in maniera innaturale. Quindi le loro sono carni malate. Anche Veronesi spiega che c'è una frequenza maggiore di cancro intestinale in chi mangia molta carne».

Ma ha mai pensato di diventare vegana?
«In realtà no, la mia preoccupazione è sempre stata evitare l'uccisione diretta degli animali. Certo che pensando a come vengono allevati i polli per la produzione di uova viene da pensarci...».

Lei era già vegetariana in tempi «non sospetti», quando pochissimi lo erano e di certo non era una moda. Oggi i vegetariani si stima che siano 7 milioni in Italia e che negli ultimi 25 anni l'incremento sia stata del 500%...
«Oggi c'è maggiore sensibilità, soprattutto nei giovani. E' certo maggiore attenzione per gli animali, ma credo anche una scelta salutistica».

Che però è una scelta tutto sommato facile in un Paese mediterraneo come il nostro. In altre zone del pianeta non è così semplice adottare una dieta «veg»...
«Un esquimese deve mangiare per forza pesce, non ha altro. E dove c'è la miseria non hanno certo tempo di pensare ai diritti degli animali. Ma sono casi estremi».

Lei insiste sul fatto che l'alimentazione vegetariana potrebbe dare un forte contributo alla soluzione di problemi globali come la fame nel mondo...
«Oggi una gran parte del terreno coltivato è usato per coltivare il foraggio per gli animali . Potrebbe invece servire per alimentare tanti popoli che fanno davvero la fame...».

Lei pensa che sia semplice?
«Basta volerlo. Alla base di tutto c'è questa idea sbagliata secondo cui non si può fare a meno della carne. Bisogna cambiare mentalità, far capire che si può vivere benissimo senza. E di certo senza consumarne tanta quanta se ne consuma oggi. Prima della guerra non se ne mangiava così tanta. Nel dopoguerra, forse per compensare le privazioni, sono iniziati consumi eccessivi».

Lei parla anche di tutela degli animali anche al di là dell'ambito specifico dell'alimentazione. Ma è proprio dal mondo della scienza a cui lei stessa appartiene che viene spesso la giustificazione della vivisezione e della sperimentazione animale...
«Vi si potrebbe fare ricorso in misura molto inferiore. A volte si fanno esperimenti che sono assolutamente inutili. Per altri ci si potrebbe servire delle cellule. Se ci sono casi in cui la sperimentazione animale è assolutamente necessaria allora che la si effettui in anestesia, pensando alla sofferenza dell'animale. Purtroppo l'Europa ha approvato una legge che da questo punto di vista è peggiore di quella italiana».

Il libro si chiude con la riproposizione della Dichiarazione universale dei diritti dell'animale, varata dall'Unesco nel 1978. Sono passati più di trent'anni. Cosa pensa che sia cambiato?
«C'è una maggiore consapevolezza, soprattutto tra le nuove generazioni. Ma la situazione non è molto cambiata. Anzi, se possibile è pure peggiorata. Basti pensare che tutti gli allevamenti intensivi che ci sono oggi un tempo non esistevano...».



Alessandro Sala
twitter: @alsfiles
16 febbraio 2012 | 16:25



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Marano: «Non fermerò Celentano»

Corriere della sera

Seconda giornata, scendono gli ascolti. Oltre 11 milioni davanti al piccolo schermo. Pesa la concorrenza del Milan




MILANO - Mentre «Il Molleggiato» annuncia una conferenza stampa per venerdì, il proconsole Rai giunto da Roma, alias Antonio Marano vicedirettore generale della tv di Stato annuncia «Non ho mandato di fermare Celentano».

MARANO - «Una cosa la voglio dire chiaramente: nessuno a Roma mi ha detto "vai a Sanremo e non mandare in onda Celentano"» ha esordito il vicedirettore generale della Rai nella tradizionale conferenza stampa. Nella performance di Adriano Celentano c'erano «termini e linguaggi che non sono da considerare da servizio pubblico», spiega però ancora Marano. «Sono convinto - ha poi aggiunto rispondendo alle domande dei cronisti - che Adriano saprà recuperare e ridare serenità a Sanremo». Tuttavia non è escluso che «Il Molleggiato» possa essere punito per aver violato il codice etico della Rai che anche lui è tenuto a rispettare. «Oggi sapremo se il consiglio avrà individuato nell'intervento di Celentano eventuali violazioni al codice etico. Io non posso esprimermi a riguardo perchè facendo parte del comitato sono tenuto alla riservatezza» ha sottolineato Marano. Il direttore di Rai1 Mauro Mazza, invece, non tenuto alla riservatezza, risponde ai giornalisti che chiedevano un parere: «Sì, per me c'è stata violazione». Mazza ha poi spiegato che non intende dimettersi dopo la discussa performance di martedì di Celentano.

SECONDA SERATA - Senza Molleggiato però calano gli ascolti. La seconda serata non piace come la prima. E gli ascolti scendono. Sono stati infatti 11 milioni 55 mila, pari al 37.29% di share, gli spettatori che hanno seguito la prima parte della seconda serata di Sanremo. Segno meno dunque rispetto ai 14 milioni e 378 mila telespettatori (48.51% di share) della sera precedente. E dato in calo anche rispetto all'edizione del 2011, quando furono 12 e 56 mila gli italiani davanti al televisore.




IL MILAN TOGLIE SPETTATORI - La seconda parte ha avuto invece 6 milioni 13 mila spettatori con il 47.20% (nel 2011 8 milioni 65 mila con il 49.64%). La media ponderata degli ascolti di ieri è pari a 9 milioni 200 mila spettatori con il 39.27% di share (nel 2011 era stata di 10 milioni 144 mila con il 42.67%). A dare filo da torcere alla serata del dopo-Celentano, che ha visto esibirsi all'Ariston di nuovo tutti i big e otto giovani di SanremoSocial, è stata in particolare la Champions League: il match Milan-Arsenal ha incollato a Rai2 quasi 4 milioni di appassionati (3 milioni 919 mila) con il 12.26%.

VINCE LA MUSICA - «La seconda serata è stata proprio la serata della musica, anche perchè ha il vantaggio di andare in onda con i brani già sentiti nella prima sera. Poi era anche una serata nata per i giovani». Così il direttore artistico del Festival di Sanremo, Gianmarco Mazzi, ha commentato la serata di mercoledì. Quanto agli ascolti ottenuti dalla serata Mazzi ha sottolineato: «Quest'anno abbiamo deciso di partire all'inizio del prime time, alle 20.35 e abbiamo abbassato di dieci punti il programma concorrente di dieci punti. Ma questo ha voluto anche dire che il Milan, che ha fatto una gran partita, l'abbiamo avuto contro tutto anche nel primo tempo mentre per esempio l'anno scorso, iniziando alle 21.20 la Roma l'abbiamo avuta solo il secondo tempo»

PROTESTE ASSOCIAZIONI GAY - E, immancabili, sono arrivate le proteste delle associazioni gay che non hanno gradito la performance dei Soliti Idioti e le battute di Gianni Morandi. «Sanremo ieri sera ha sceso di nuovo la scala dei livelli di dignità e civile decenza», ha dichiarato l'Arcigay di Torino. «Per quanto si tenti di sdrammatizzare il ridicolo accennando a Giovanardi, definire i gay come donne senza mestruazioni è vergognoso, soprattutto utilizzando i soliti stereotipi svolazzanti». Arcigay non risparmia neppure il conduttore Gianni Morandi che «non riesce nemmeno a dire Marito e Marito, ricorda quasi Berlusconi quando afferma "Io non ho niente contro ma preferisco Belen"».

LE SCUSE DI MORANDI - Si dice invece «sorpreso» Gianni Morandi dalla reazione delle associazioni gay alla sua frase ripetuta più volte. «Farò ammenda questa sera» assicura Morandi e Rocco Papaleo gli fa eco ironizzando: «Non ci facciamo mancare proprio nulla», facendo riferimento alle polemiche di varia natura che accompagnano la kermesse.





Redazione Online
16 febbraio 2012 | 15:40

Concordia Lo scandalo dei falsi naufraghi Striscia inchioda Mediaset

Libero

Il tg satirico scopre giro di falsi passeggeri della Concordia utilizzati dai programmi tv. La moglie di Schettino scrive ai parenti delle vittime




La Concordia è stata una tragedia dovuta all'imperizia e alla poca professionalità del Comandante Schettino. Nel naufragio sono morte decine di persone e per i famigliari delle vittime non sarà certo facile dimenticare. Per questo sapere che alcuni programmi televisivi speculano sulla tragedia intervistando falsi naufraghi ci fa provare un senso di sconcerto e rabbia. A scoprire il giro dei falsi passeggeri della Concordia è stata Striscia la Notizia, il tg saitirico di Canale 5. La trasmissione ha smascherato un presunto falso durante il programma Domenica Cinque, registrato il 10 febbraio ma mai mandato in onda, sul caso Costa Concordia. L'inviato di Striscia, Jimmy Ghione, ha intervistato il modello Gabriele Bezzoli che ha ammesso di aver recitato la parte di un marito la cui moglie avrebbe perso un bambino in seguito al naufragio. Peccato che la Costa ha chiarito a Striscia che Bezzoli non si trovava sulla nave quel giorno.

Altri falsi - Mediaset non è l'unica ad aver utilizzato dei falsi naufraghi. Infatti, la prima ad essere colpita dal tg di Antonio Ricci è stata Lorella Cuccarini, che davanti all'evidenza, ha dovuto ammettere le proprie colpe e fare mea culpa. Durante la trasmissione Domenica in su Rai1 è stata trasmessa un'intervista ad una coppia di presunti sposini in crociera sulla Concordia. Alla fine si è scoperto che i due erano dei figuranti della Rai.


Parla la moglie di Schettino - Fabiola Russo, moglie del comandante Schettino, ha scritto una lettera indirizzata ai famigliari delle vittime. "Apro il mio cuore a quanti versano lacrime per la perdita dei loro cari", perché "non occorre essere campioni di sensibilità per rimanere colpiti e affranti". "Il dolore degli altri ci appartiene sempre. Penoso stato, il mio, che si aggiunge alla sofferenza personale, quella più intima e gelida, che pesa come marmo che schiaccia".

16/02/2012



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Operai da due mesi sulla torre in Centrale «Non dimenticateci»

Corriere della sera

Indossano sette giacche per proteggersi dal freddo. Una notte con i lavoratori che protestano dall'8 dicembre 2011


Sono due uomini in gabbia, Oliviero Cassini e Stanislao Focarelli. Da 69 giorni vivono nella loro prigione dallo scheletro di ferro foderato di cellophane, appesa a venti metri d'altezza sui binari della Stazione Centrale. Ieri notte il Corriere ha fatto loro visita. Per conoscerne più a fondo i pensieri, le speranze. E le ragioni. Sono due rampe da fare senza guardare giù quelle che portano fino alla tana dei due «operatori di bordo». Cassini e Focarelli fino allo scorso novembre accoglievano sorridenti i viaggiatori dei treni notte. Ora aprono una botola e tendono la mano al loro visitatore. Sono qui avvolti da sette giacche, una sull'altra. Sempre troppo poche. Come si vive lassù? Nessuno spazio per muoversi. I quattro metri quadrati della prima piattaforma della torre (sopra ce n'è una seconda, più piccola) sono occupati quasi totalmente da una canadese.

Con difficoltà si gira attorno alla tenda. In un angolo c'è il wc chimico (i primi 15 giorni mancava anche quello). Negli altri tre un asse di legno messo di traverso consente di sedersi. Per lavarsi ci sono le salviette inumidite, e basta. La struttura di ferro della torre, per ripararsi dal vento, è coperta da fogli di plastica spessi come le mura di una prigione. Qui Cassini e Focarelli si sono autocondannati a un carcere durissimo e hanno buttato la chiave. Il cellophane, pieno di mille scritte, porta i segni del tempo trascorso in cattività. Zoff, Gentile, Scirea...: ecco scarabocchiata la formazione della nazionale che vinse i mondiali nell'82. E lì vicino l'elenco dei giorni di sforamento del Pm10.


«Scenderei solo se fosse la salute ad abbandonarmi. Questa volta vogliamo andare fino in fondo», dice Cassini, che fa di tutto per nascondere i segni di questi 69 giorni di prova. «La settimana scorsa mi sono sentito male, colpa di una congestione. E poi ci sono i crampi, sempre più frequenti», ammette.
Per i due della torre - e per tutti quelli che li sostengono alternandosi nel presidio in fondo al binario 24 - questa è l'ultima trincea in difesa di un principio di giustizia prima ancora che dei propri posti di lavoro. «Non siamo né rigidi, né intransigenti - assicurano -. Abbiamo accettato di tutto in nome del cambiamento. I contratti di solidarietà, l'aumento dei carichi di lavoro. E quale è stato il risultato?

Noi abbiamo perso il posto, gli italiani un servizio prezioso come quello dei collegamenti con il Sud». «Eppure tutto questo si poteva evitare - si sfoga Focarelli -. Ne abbiamo viste troppe. Gli appalti al massimo ribasso vinti da aziende appena nate e senza capitale nonostante fossero richieste solidità ed esperienza. E adesso ci dicono che le tradotte per il Sud erano incivili e andavano tolte. Ma noi sappiamo che quei treni si è scelto di lasciarli morire. Tagliando la manutenzione e moltiplicando le fermate lungo il percorso per allungare i tempi di percorrenza fino alla sfinimento». Quassù più delle coperte scalda la rabbia. E c'è solo un nome, dolcissimo, che riesce a far vacillare la determinazione del più determinato. Laura. Così si chiama la piccola figlia di Oliviero Cassini. Otto anni, una mamma che non c'è più. E tanta voglia di rivedere papà.
 
Rita Querzé16 febbraio 2012 | 9:49

Atalanta-Piacenza doppio trucco Gegic: «Gli zingari non esistono»

Corriere della sera

La partita venduta due volte. Coinvolta la mafia dei Balcani. E nelle conversazioni intercettate: «Qui siamo tutti morti»


Ci sono un posto, una data e un incontro all'origine del calcioscommesse. Tutto comincia quando il portiere del Bellinzona, Matteo Gritti, si trova con Filippo Carobbio, all'epoca all'AlbinoLeffe, in un centro commerciale di Seriate: siamo nel 2008.


Il peccato originale
È il primo episodio rivelato dalle nuove carte dell'inchiesta di Cremona. Lo narra Carobbio nell'interrogatorio: «Quando giocavo per l'AlbinoLeffe sono stato contattato da Matteo Gritti. Questi aveva giocato con me nell'AlbinoLeffe. Ci incontrammo una prima volta all'Iper di Seriate e fu allora che mi riferì che c'era un gruppo di persone, straniere, che avevano un'ampia disponibilità economica che intendevano investire per vincere le scommesse, da effettuarsi sui siti asiatici, corrompendo i giocatori.

Gritti mi spiegò che il denaro sarebbe stato consegnato ai calciatori prima della partita». Sul momento non si fa niente, l'AlbinoLeffe è in corsa per la A. Ma Carobbio presenta Gritti a Carlo Gervasoni. E da qui il contagio si espande al calcio italiano. «Tre o quattro mesi dopo, all'inizio del campionato 2008-2009, Gervasoni, che evidentemente nel frattempo aveva continuato ad avere rapporti con Gritti, mi rappresentò che ci sarebbe stata un'occasione conviviale a Mendrisio. Erano presenti, oltre a me e Gervasoni, Gritti e altre 4-5 persone, tra le quali Gegic e Bressan». Si forma il nucleo base dello scandalo scommesse. Gritti finisce per «inguaiare» anche Andrea Conti, figlio di Bruno, che gioca nel Bellinzona: gli inquirenti hanno deciso «un supplemento di indagine» anche su di lui.

L'incontro Vitiello-Drascek
Carobbio al gip Guido Salvini e al pm Roberto Di Martino racconta molto altro. A partire dalla prima partita che ha «taroccato»: «Pisa-AlbinoLeffe del 7 marzo 2009 (...) Finimmo per aderire all'accordo io e Gervasoni con Ruopolo e Conteh. In seguito venne coinvolto anche Caremi. Gervasoni ci consegnò 15 mila euro a testa». Carobbio va a Siena e i rapporti continuano. Con un episodio finora rimasto sconosciuto: «In occasione di Siena-Novara (1 maggio 2011, 2-2) (...) ci furono dei contatti tra i giocatori in quanto il pareggio sarebbe stato un risultato proficuo per le squadre. Ci fu un contatto tra Vitiello del Siena e Drascek del Novara che avvenne nella hall dell'albergo che ospitava noi del Siena. Io li ho visti parlare».

L'«uomo nero»
Tutti i protagonisti dello scandalo puntano il dito contro Almir Gegic, ritenuto il più attivo nel clan degli zingari assieme a Hristian Ilievskj. Gegic è ufficialmente latitante da giugno ma lui è sempre stato a Chiasso, dove risiede; tanto che agli atti c'è un interrogatorio del 2 settembre proprio sul calcioscommesse condotto dal procuratore di Lugano Nicola Corti. È la prima volta che emergono nell'inchiesta dichiarazioni dell'«uomo nero». «A Cremona - afferma Gegic - a più riprese ho espresso la mia piena disponibilità a essere sentito per fare chiarezza. Sono un calciatore, il calcio mi ha dato tanto (...) e non rovinerei di certo la mia reputazione con certe storie».

Quando il magistrato lo interpella sui continui versamenti di migliaia di euro sul suo conto corrente, risponde: «Io e i miei familiari siamo capaci di vivere con un'austerità che forse non è così usuale per gli svizzeri. Ci accontentiamo di poco». Sulle scommesse dice: «Gioco al massimo 100-200 euro. Non sono né membro né capo di un fantomatico clan degli zingari, un'invenzione degli italiani (...) Mi è capitato di raccogliere soldi di amici per scommettere assieme su partite, ma escludo di aver ricevuto o versato soldi per truccarle. L'11 marzo 2011 ho portato i miei soldi, quelli del Brix (Mauro Bressan) e di Ivan Tisci in Italia. Dovevo incontrare in quell'area di parcheggio autostradale qualcuno che li avrebbe fatti avere a Bellavista affinché venisse piazzata la scommessa».

La mafia del Balcani
Ma un appunto dello Sco allegato agli atti dice che «Gegic è legato a Sancarkli Habdo, esponente della mafia turca, già presidente dell'Istanbulspor, squadra in cui Gegic ha militato». Lo zingaro di Chiasso viene poi ritenuto da un rapporto della polizia tedesca in contatto con esponenti di un clan balcanico di cui fa parte «il noto boss della mafia del Montenegro Branislav Micuninovic ricercato in campo internazionale».

Tutti su Atalanta-Piacenza
L'uomo che più ha aiutato l'inchiesta, con le sue rivelazioni, è stato Carlo Gervasoni: in costante contatto con Gegic, il difensore vende tutte le partite che può, al Mantova, al Piacenza, alla Cremonese, tanto da stimare di aver guadagnato «100 mila euro dagli zingari». Che avevano una buona abitudine: a differenza di molte società, loro «pagavano sempre». Gervasoni rivela una curiosità: Atalanta-Piacenza (la partita dell'accordo con Doni) è stata venduta due volte. La prima agli zingari e la seconda a un'altra organizzazione che faceva riferimento al calciatore Cesare Rickler e ai fratelli Cossato. «Rickler mi disse che c'era la possibilità di prendere dei soldi per perdere la partita, io gli dissi di no.

Poi con il fatto che me lo chiedevano anche Gegic e compagnia... Lui venne con i fratelli Cossato. Praticamente abbiamo venduto la stessa cosa a due gruppi». Solo che i soldi (80 mila euro) arrivano solo da Gegic perché i fratelli Cossato dicono che «i conti sono bloccati». Gervasoni, invece, nega di essersi auto-avvelenato durante Cremonese-Paganese, episodio che ha dato il via all'inchiesta. Come si sa, dopo aver bevuto l'acqua contaminata, si sentì male alla guida: «Devo ringraziare il Signore che guidavo una macchina un po' grossa... La gente che mi ha soccorso mi chiedeva se ero matto o ubriaco, perché zigzagavo. Non avrei mai potuto avvelenare i miei compagni».

«Siamo tutti morti»
Per gli zingari, l'uomo del salto di qualità, che avrebbe dovuto portare dritto alla serie A è Alessandro Zamperini, «miglior amico di Stefano Mauri» che può vantare un ampio carnet di contatti. «Zampa» - che è in difficoltà economiche perché «per via di una mezza truffa devo pagare 13 mila euro di rate al mese per la Porsche» - racconta il modus operandi di Ilievski, interessato in particolare «ai giocatori delle squadre che non pagavano gli stipendi». Lo «zingaro» - che gli manda sms con «come in» per indicargli di passare sull'altro telefono - in un'occasione gli fa pressione in questo modo: «Tu devi pensare che qui siamo tutti morti, siamo tutti morti, qua c'ammazzano tutti. Io sono un uomo morto». Zamperini ha paura. Gli viene chiesto conto anche di Lecce-Lazio e il pm Di Martino si lascia scappare: «Abbiamo le prove che è certamente combinata».

I messaggi di Angelino
Con gli sviluppi più recenti dell'inchiesta gli inquirenti hanno ripescato dalle intercettazioni una conversazione tra Bellavista e Angelo Iacovelli, factotum del Bari. I due parlano dei tentativi di contattare i giocatori della squadra pugliese e in particolare Masiello: «Anto' questi ci stanno pigliando a pesci in faccia» dice Angelino lamentandosi del fatto che dai calciatori non arrivano impegni precisi. Il factotum poi allude: «Si sono mossi i pezzi grossi...», Chi sono? Mistero, nella conversazione vengono definiti «il parigino» e «il direttore». Più inquietante è una annotazione della polizia: «Come riferito da Masiello, Iacovelli contattava il calciatore trasferitosi a Bergamo e lo redarguiva a proseguire il silenzio con precise frasi intimidatorie».

Gli indagati

Claudio Del Frate
Arianna Ravelli16 febbraio 2012 | 13:56

Auto blu, sono più d i 65 mila

Corriere della sera

Dai dati del ministero emergono 800 vetture inutilizzate dalle amministrazioni. Al via i piani per risparmiare 300 milioni



MILANO- La stretta sulle auto blu ha sortito i primi effetti. Nel 2011, in seguito ai tagli, si è registrato un calo del 13% rispetto all'anno prima: in totale sono 64.524 le vetture in possesso delle pubbliche amministrazioni, fra auto di rappresentanza e quelle di servizio che il censimento definisce «grigie». Quest'ultime costituiscono la fetta più grande del parco circolante con statale con 53.890 unità. Questi i risultati del censimento elaborato dal FormezPa su incarico del Dipartimento della Funzione pubblica. Con i nuovi piani l'obiettivo è risparmiare più di 300 milioni di euro l'anno. Ma c'è ancora tanto da fare.

AUTO LASCIATE IN GARAGE- «Sono dati significativi», ha commentato il Ministro della funzione pubblica, Filippo Patron Griffi, che evidenziano profonde differenze nella gestione: il comune di Salerno ha dimezzato il parco auto, quello di Milano del 20% grazie a interventi di razionalizzazione». «Mentre altre situazioni lasciano a desiderare: il parco auto è ancora obsoleto e quindi con un aggravio dei costi ambientali e di carburante Ci sono ancora troppe auto di grossa cilindrate nonostante il decreto che ha fissato un tetto. E poi ci sono amministrazioni che hanno auto che non usano, ben 787. C'è una grande Regione del Sud che ha più di auto di Lombardia, Liguria e Veneto messe insieme». Ancora troppo diffusa è la proprietà: «Meglio in certi casi il leasing, il noleggio a lungo termine o il noleggio con il conducente».

TUTTI I DATI ONLINE- Inoltre, non tutti hanno risposto al questionario. Sono ancora circa 900 le amministrazioni che non hanno dato una risposta ai dati richiesti dal ministero, ma si tratta di «una cifra minima» spiegano dal ministero aggiungendo che il sondaggio ha identificato più di 59 mila veicoli cioè il 97%. All'insegna della trasparenza, il sito del censimento pubblica online gli elenchi delle amministrazione divisi per regione. Così sarà più facile individuare gli enti virtuosi. I dati riportano i numeri di targa, la marca, il modello e il tipo, e serviranno a tenere sotto controllo le spese delle amministrazioni. Infine una curiosità: fra le auto di servizio la Fiat una quota di mercato dell'81%, mentre per quelle di rappresentanza è del 58%.


Redazione Motori
16 febbraio 2012 | 13:55



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Restauri infiniti, case che cadono a pezzi e musei costruiti e mai aperti da 40 anni

Corriere della sera

ERCOLANO - I tour operator descrivono gli scavi di Ercolano come un centro abitato fermo a una lontana mattina del 79 d.C». Non dicono, però, che fermi a una lontana mattina di chissà quale anno sono anche i lavori di recupero dell'intera area archeologica. Meno conosciuto di quello di Pompei, il sito di Ercolano è un piccolo gioiello d'archeologia. Peccato che su 47 siti presenti, ben 26 siano chiusi al pubblico. Alcuni addirittura da quasi mezzo secolo. E, in effetti, più che un sito archeologico sembra un museo dell'incompiuto.
 
Chiediamo del "teatro Antico". Viene pubblicizzato su quasi tutte le guide turistiche. E' il primo scavo fatto nel 700. «Era visitabile negli anni '70-80, quando forse nemmeno eravamo nati» ci dice la bigliettaia all'ingresso. E non è una battuta. Qui, quello che chiude difficilmente riapre. Oppure non apre affatto. Come nel caso dell'Antiquarium. E' una struttura fantasma costruita negli anni '70 con i soldi della Cassa del Mezzogiorno. Doveva essere un museo. «Nei sotterranei - raccontano i custodi - sono conservati reperti di eccezionale valore». Ma nessuno li ha mai visti perché in 40 anni la struttura non ha mai aperto. Persino i bagni sono inagibili. «Sono rotti da ottobre e solo ieri (il 20 gennaio 20012, ndr) ne hanno aggiustati una parte. Ci sono stati turisti inferociti che hanno protestato e persino persone anziane che se la sono fatta addosso» racconta un'impiegata.



CANTIERI INFINITI - Lungo il percorso è un susseguirsi di divieti e cartelli che avvertono di crolli e lavori in corso. Ma a vedere bene sono lavori che si sarebbero dovuti concludere già da tempo. Nella casa del rilievo di Telefo, ad esempio, il cantiere è stato aperto nel marzo del 2008. Durata prevista: 9,5 mesi. Ad oggi è chiuso. I lavori di pulitura archeologica e irreggimentazione delle acque per l'accesso alle antiche spiagge durano dall'ottobre del 2008 e ancora non si intravede la fine. Altre opere portano come data di fine lavori il 31 luglio 2010 ma è ancora tutto fermo. Gli esempi sono numerosi. Nelle aree degli scavi ci sono transenne posticce che chiunque può evitare. E così decidiamo di toccare con mano lo stato dei restauri. Altri, invece, hanno preferito incidere indelebilmente il nome dell'amata sui preziosi affreschi. Benché siano rimasti pochi reperti di valore, ci spiegano che alcuni visitatori portano via persino le pietre. Come souvenir.

ACCESSO LIBERO - Nei granai sono conservati alcuni scheletri rinvenuti durante gli ultimi scavi archeologici. I lavori di recupero sono iniziati anch'essi nel 2008 e sono attualmente in corso. Entriamo a vedere da vicino senza che nessuno ci fermi. Eppure il sito è videosorvegliato, come è possibile? I vigilantes, in effetti, ci sono. Tre anziani fanno a turno per sorvegliare tutta l'area. Altri impiegati, invece, li troviamo a chiacchierare al box office, a discutere delle ferie del Natale 2012 o a prendere il sole. Più volte abbiamo chiesto spiegazioni. Al Comune di Ercolano ci hanno informato che la gestione dipende dal sito archeologico; al sito archeologico dicono che è competenza della soprintendenza; alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, nonostante le insistenti richieste inoltrate, non ci hanno degnato nemmeno di una risposta. Così l'unica spiegazione plausibile è quella che ci dà Peppino, un agente di sicurezza che lavora da anni ad Ercolano: «All'inizio vedevo solo pietre, poi mi sono documentato, ho studiato, sono andato alla ricerca dei reperti più preziosi, ho scoperto che i romani aveva la lavatrice, che molti mezzi meccanici li abbiamo ereditati da loro. Solo allora sono riuscito a dare una risposta a tanto degrado: non hanno capito l'importanza di questi strumenti, di questi scavi e di questa popolazione».

Antonio Crispino
14 febbraio 2012 (modifica il 15 febbraio 2012)

Spese militari: « Tagliati oltre 30 mila soldati ci saranno anche meno generali e caccia F 35»

Corriere della sera

Prevista anche progressiva riduzione da 30 a 20 mila civili


MILANO - «Occorre ridurre le strutture del 30% e attraverso un sostanziale dimagrimento» è necessario ottenere «una migliore efficacia operativa». È quanto ha annunciato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola davanti alle commissioni Difesa di Camera e Senato. «Oggi ci sono 183.000 militari e 30.000 civili: per orientare lo strumento, dovremmo progressivamente scendere verso 150.000 militari e 20.000 civili, con una riduzione di 43.000 unità». L'obiettivo, ha spiegato Di Paola, «si potrà raggiungere in dieci anni o poco più attraverso la riduzione degli ingressi del 20-30%, la mobilità verso altre amministrazioni, l'applicazione di forme di part-time».



TAGLI AL VERTICE - Per ammiragli e generali, ha spiegato, «ci sarà una riduzione superiore del 30%. È un percorso doloroso ma inevitabile». Annunciati interventi anche sugli armamenti. In particolare saranno acquistati 90 caccia F-35 invece dei 131 previsti dal programma Joint Strike Fighter, con una riduzione di 40 unità. «La componente aerotattica - ha sottolineato Di Paola- è irrinunciabile: ora è assicurata da Tornado, Amx e Av-8B, che nell'arco di 15 anni usciranno per vetustà dalla linea operativa. Saranno sostituiti da Jsf, che è il miglior velivolo in linea di produzione, nei programmi di ben 10 Paesi». L'Italia, ha aggiunto, «ha già investito 2,5 miliardi di euro. Ci eravamo impegnati ad acquistarne 131, ora il riesame del programma ci porta a ritenere perseguibile l'obiettivo di 90 velivoli, un terzo in meno».

Redazione Online
15 febbraio 2012 (modifica il 16 febbraio 2012)

La svolta dell'Ici sulla Chiesa esentasse solo i luoghi di culto

Corriere della sera

L'annuncio del governo alla Ue. La Cei: attenzione al no profit. L'Anci l'esenzione vale 500-700 milioni. Per l'Ares 2,2 miliardi



ROMA - Niente più esenzioni Ici (Imu) per le attività «non esclusivamente commerciali» della Chiesa (cliniche, pensioni, scuole). Per l'esenzione non basterà più avere all'interno dell'immobile una struttura religiosa (che rimarrà esente), il fisco guarderà alla destinazione prevalente, individuando un rapporto percentuale tra le due attività, e su tutto il resto si pagherà il dovuto.

La nuova disciplina riguarderà anche tutti gli altri soggetti (partiti, sindacati, associazioni, circoli) che oggi non pagano l'imposta comunale sugli immobili. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha comunicato ieri ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento «un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione», che ha generato molte polemiche e sulla quale la Commissione europea ha aperto, dopo un esposto del Partito radicale, nell'ottobre 2010, una procedura di infrazione per violazione della concorrenza ed illegittimo aiuto di Stato.

La lettera ad Almunia
E' stata resa nota alla vigilia del tradizionale ricevimento all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede per l'anniversario dei Patti Lateranensi, cui parteciperanno il vertici vaticani, il vertice della Cei, e praticamente tutto il governo Monti. A conferma che, non essendo la questione dell'Ici di natura pattizia (cioè bilaterale), essa è stata presa di iniziativa del governo italiano. Essa del resto era già stata comunicata, esattamente un mese fa, da Monti a Bertone nel corso del colloquio che è seguito alla visita ufficiale del premier in Vaticano del 14 gennaio. In quell'occasione la Santa Sede aveva concordato con l'esigenza che, per l'Imu, non ci possano essere deroghe alle normative europee.

Quanto vale l'esenzione
Sul reale valore dell'Ici della Chiesa da anni va avanti un vero e proprio balletto di cifre. L'esenzione dell'Ici alla Chiesa non vale «miliardi» di euro, ma forse anche meno di 100 milioni: è questa la posizione espressa a inizio 2012 dal giornale della Cei Avvenire , visto che il rapporto finale del Gruppo di lavoro Ceriani sull'erosione fiscale ha individuato quella cifra per quanto riguarda gli immobili di tutti gli enti non profit, non solo quelli ecclesiali. La complessità della definizione del valore di un eventuale gettito aggiuntivo dipende inoltre dal fatto che le proprietà fanno capo a una galassia di soggetti giuridici diversi tra loro, che vanno dalle diocesi alle congregazioni, dagli ordini religiosi alle proprietà italiane del Vaticano vero e proprio.

In tempi recenti si è parlato di cifre che vanno dai 500-700 milioni stimati dall'Anci ai 2,2 miliardi stimati dall'Ares, l'Associazione ricerca e sviluppo sociale. Mentre il presidente dell'Anci, Graziano Del Rio, ha proposto innanzitutto un censimento degli immobili, visto che molti non sarebbero neppure denunciati al catasto, in particolare per individuare quelli adibiti a uso commerciale. Secondo stime realizzate sul web si parla di un totale di 100 mila immobili, di cui 9 mila sono scuole, 26 mila strutture ecclesiastiche e quasi 5 mila strutture sanitarie. Secondo stime non ufficiali dell'Agenzia delle entrate, si tratterebbe di un potenziale introito di due miliardi di euro all'anno.




Gli arretrati
La disponibilità del Vaticano ha agevolato il lavoro del governo in vista di un'interpretazione autentica della norma. Nel dossier che è stato preparato dai tecnici del Tesoro per il «ministro» dell'Economia Monti, si parlava di una posizione «dura» della Commissione europea (la sentenza è attesa entro maggio), che lascia prevedere una bocciatura del regime agevolativo. Con una conseguenza di non poco conto: l'obbligo di recuperare l'imposta non pagata dalla Chiesa a partire dal 2005, da parte dei Comuni (che ieri hanno protestato per non essere stati consultati dal governo). Se invece la norma verrà riscritta prima, come ha annunciato ieri Palazzo Chigi, la procedura di infrazione dovrebbe fermarsi (ed è questo che il Presidente Monti auspica nella comunicazione ad Almunia) e gli arretrati non saranno più dovuti. Se si fa un'ipotesi prudenziale di circa 200 milioni l'anno, ciò vuol dire un risparmio (in sei anni) di circa un miliardo e duecento milioni.

I criteri
Il comunicato di palazzo Chigi esplicita i criteri che verranno seguiti nell'emendamento alla legge attuale. Innanzitutto l'esenzione farà riferimento solo ed esclusivamente agli immobili nei quali si svolge in modo esclusivo un'attività non commerciale (come ad esempio gli edifici di culto, gli oratori, eccetera...). Verranno invece abrogate le norme che prevedono l'esenzione per immobili dove l'attività non commerciale non sia esclusiva, ma solo prevalente. Inoltre l'esenzione sarà limitata alla sola frazione di unità immobiliare nella quale si svolga l'attività di natura non commerciale. Sarà infine introdotto un meccanismo di dichiarazione vincolata a direttive rigorose stabilite dal ministro dell'Economia circa l'individuazione del rapporto proporzionale tra attività commerciali e non commerciali esercitate all'interno di uno stesso immobile.

La reazione della Cei
Appresa la decisione di Monti, non si è fatta attendere la reazione della Conferenza episcopale italiana che attraverso il suo portavoce, monsignor Domenico Pompili, ha commentato: «Attendiamo di conoscere l'esatta formulazione del testo così da poter esprimere un giudizio circostanziato». Aggiungendo che come dichiarato più volte, anche di recente, dal cardinale Bagnasco, «ogni intervento volto a introdurre chiarimenti alle formule vigenti sarà accolto con la massima attenzione e senso di responsabilità». Ma la Cei mette anche in guardia dalla necessità di tutelare il no profit e si augura «che sia riconosciuto e tenuto nel debito conto» il suo valore sociale.

M.Antonietta Calabrò
twitter@maria_mcalabro
16 febbraio 2012 | 12:24

Superteste si presenta in questura «I due cileni non erano armati»

Corriere della sera

E il sudamericano in fuga chiama un avvocato: la pistola non esiste. La dichiarazione: «L'uomo che scappava era a mani vuote. Ho tutto impresso nella mente, l'inseguimento in auto, lo sparo»


Il teste: «Non erano armati» In questura lo definiscono un cittadino con spiccato senso civico. Si è presentato spontaneamente negli uffici di polizia e ha raccontato ciò che ha visto lunedì pomeriggio al parco Lambro. Ha ricostruito quello che gli è rimasto impresso indelebilmente nella mente: l'inseguimento, il colpo di pistola che ha provocato la morte di Marcelo Valentino Gomez Cortes, 28 anni cileno. Il testimone è stato chiarissimo su un punto: «l'amico» di Cortes che scappava non impugnava nessuna rivoltella, era a mani vuote. La conferma di quanto avevano detto in questura i tre colleghi di Alessandro Amigoni, il vigile di 36 anni accusato di omicidio volontario. Rimangono ancora senza nome i due testimoni intervistati dal TgCom che hanno raccontato cose che andrebbero verificate. Per esempio: uno ha detto di aver udito due colpi, l'altro uno solo. Dal caricatore della pistola di Alessandro Amigoni, hanno accertato i detective della squadra mobile, manca solamente un proiettile. Gli investigatori sperano che i due si presentino in via Fatebenefratelli.



Un altro tassello fondamentale alla ricostruzione di quanto avvenuto lunedì al parco Lambro potrebbe arrivare dal «complice» del cileno ucciso, l'uomo che (secondo Amigoni) aveva in mano una rivoltella e che avrebbe spinto l'agente della polizia locale ad aprire il fuoco per difesa. Nella comunità cilena circola questa voce: il «socio» di Cortes fuggito attraverso il parco avrebbe già contattato un avvocato e vorrebbe presentarsi in questura. Secondo queste voci il sudamericano avrebbe detto al legale di essere stato disarmato e di essere scappato per paura Giovedì dovrebbe finalmente essere eseguita l'autopsia rimandata per dar modo alle parti di scegliere i relativi periti. Saranno presenti quando i patologi dovranno rispondere a un'altra domanda cruciale: da che parte è entrato il proiettile mortale? Dalla schiena, come appare certo, o dal davanti?

La ricostruzione del contesto in cui è maturato il tragico evento è invece abbastanza chiara. Alessandro Amigoni e la sua squadra erano in servizio anticontraffazione in corso Buenos Aires quando è stata segnalata una rissa al parco Lambro. La squadra è partita a razzo per dar man forte ad altri colleghi. Arrivati sul luogo indicato i «ghisa» non hanno trovato nulla e hanno fatto dietrofront. Percorsi pochi metri, sulla via del ritorno, gli agenti della locale hanno incrociato una Seat Cordoba blu con targa spagnola che viaggiava in senso opposto e contromano. L'inseguimento è durato pochissimo sin quando la macchina dei vigili ha tamponato l'auto dei fuggitivi. Poi è successo l'irreparabile.


Per chiarire ulteriormente il quadro gli investigatori della polizia stanno cercando di capire a chi è intestata la Seat Cordoba. Non era del morto e non risulta rubata. La risposta arriverà quanto prima dai colleghi della «guardia civil» spagnola.

Alberto Berticelli
16 febbraio 2012 | 9:44

La Faticosa Trasparenza sui Redditi dei Ministri

Corriere della sera


Che fatica, la trasparenza. La riluttanza con cui tanti esponenti del governo Monti, così spicci su altre cose, hanno percorso scalciando il cammino verso la diffusione online dei patrimoni fino a sforare i termini e a costringere il premier a dare loro un ultimatum e una proroga fino a martedì, la dice lunga sulla strada ancora da fare. Non è così, da altre parti. Ce lo dicono esempi come il sito di David Cameron dove è annotato non solo che come «leader del partito conservatore» è membro onorario del «Carlton Club» (un benefit da 1.125 sterline l'anno) ma che il personal trainer Matt Roberts (difficile, per il premier, rispettare gli orari delle palestre) gli ha fatto omaggio di 25 sedute di allenamento, che lui ha ripagato donando ad una associazione benefica 3.250 sterline.

Ce lo dice l' Open Budget Index , lo studio dei bilanci curato dall'International Budget Partnership che, analizzando l'accessibilità a otto documenti fondamentali, stila una classifica dei Paesi più o meno trasparenti. Nell'ultima (2010) che vede svettare in ordine Sud Africa, Nuova Zelanda, Regno Unito, Francia, Norvegia, Svezia e Stati Uniti, l'Italia è indietro. E viene dopo perfino Paesi come lo Sri Lanka, l'India, la Russia, la Mongolia o la Romania. Una questione di cultura e tradizioni? Anche. Per molto tempo, da noi, i cittadini sono stati considerati da chi governava, fossero i Savoia o il Duce o altri ancora, come un po' meno cittadini di quelli di altri Paesi. La stessa Chiesa, come si sono incaricati di dimostrare alcuni episodi recenti quali i rapporti oscuri dello Ior raccontati da Gianluigi Nuzzi in Vaticano S.p.A. sulla base dell'archivio del sacerdote Renato Dardozzi, arranca faticosamente sulla strada della trasparenza.

L'idea che il denaro sia lo sterco del diavolo, condivisa a lungo da comunisti e cattolici, ha fatto sì che fossero vissute come provocatorie vanità molto yankee come quella di Silvio Berlusconi (peraltro meno trasparente sulle società anonime) nel definirsi «un tycoon da six billion dollars ». Insomma, le tradizioni «opache» pesano senz'altro. Il guaio è che, anno dopo anno, via via che negli altri Paesi occidentali cresceva il rispetto per il diritto dei cittadini a sapere com'è amministrato il «loro» denaro, fino al punto di spingere la regina Elisabetta a rivelare online perfino quante bottiglie ha in cantina e quanto valgono, la storica ritrosia alla trasparenza della nostra politica è apparsa sempre più insopportabile. Perché mai, se in America sono sul sito dell' authority che vigila su Wall Street (www.sec.gov) le prebende incassate dai grandi manager di Merrill Lynch o Viacom, da noi dovrebbero essere soggette a privacy le retribuzioni di chi guida società miste con dentro soldi pubblici?

Perché un italiano dovrebbe ignorare il nome di chi regala coperto dall'anonimato fino a 50 mila euro (in cambio di cosa?) a un partito, se David Cameron «deve» per legge segnalare agli inglesi di avere ricevuto 1.250 sterline (tutto pubblico, sul sito) dal marchese di Headfort? Perché da noi i voli blu pagati dai contribuenti dovrebbero essere coperti dal segreto (che Mario Monti ha finora lasciato intatto) se nel Regno Unito è tutto sul web dal 1997, volo per volo, passeggero per passeggero? E non sono segretati solo i voli di Stato, da noi. Come ha denunciato la Corte dei Conti, vengono coperti dal comodo timbro « top secret » perfino certi servizi di pulizia o di lavanderia che finiscono per essere sottratti a ogni forma di controllo. Tanto che i magistrati contabili sono stati costretti a ricordare che anche in quei casi, salvo eccezioni, valgono esattamente le regole per gli appalti imposte al resto del comparto pubblico.

Le cronache sono piene di esempi sconcertanti. Come certi decreti di spesa della Regione Calabria che perfino nei bollettini ufficiali vedono alla voce «destinatario» la parola «omissis». O come certi rendiconti ufficiali della Regione Sicilia dove nelle tabelle più importanti manca la casella degli anni precedenti, così che nessuno possa fare dei confronti e magari scandalizzarsi. O come certi bilanci mostruosi quali quello di previsione del Comune di Roma per il 2010: 1.779 pagine in burocratese stretto, praticamente inespugnabili. Lo stesso bilancio di Palazzo Chigi (rintracciabile solo sul sito della Gazzetta Ufficiale e solo da navigatori esperti e assai pazienti) contiene voci oscure a chi non faccia il commercialista o non sia esperto di amministrazione pubblica. Ce n'è una, molto ricca (50 milioni) che si chiama «Fondo unico di presidenza». Cosa sarà? Dai e dai, dopo avere posto mille volte la domanda, arriva dal sindacato interno la risposta: sono soldi che servono per i «salari accessori» dei dipendenti. Se è così, perché tanta vaghezza? Come può un cittadino capire? Boh...

«Chi accetta un ruolo importante nella società», ha detto a Radio Vaticana Antonio Maria Baggio, «deve "rassegnarsi" per il bene della democrazia e della funzione di controllo, a vedere la propria privacy ridotta». Ma la battaglia della radicale Rita Bernardini e degli animatori del sito «Openpolis» per spingere deputati e senatori a mettere online le loro dichiarazioni patrimoniali, è andata finora così così. Ieri sera, avevano fatto il passo in 224 su 945: meno di uno su quattro. Gli altri preferiscono attaccarsi alla lettera alla legge depositando solo la dichiarazione cartacea. Sapendo che la consultazione, tra le scartoffie di un ufficio apposito, è così complicata e ottocentesca (proibito fotocopiare, proibito fotografare, proibito registrare...) da scoraggiare ogni cittadino che non abbia la pazienza di Giobbe. Vuoi la trasparenza? Te la faccio sudare...



GIAN ANTONIO STELLA
16 febbraio 2012 | 9:32



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I soldi in beneficenza promessi da Benigni? Non li abbiamo visti"

di -

Il premio Oscar nel 2011 prese 250mila euro che avrebbe dovuto devolvere. Il direttore dell'ospedale Meyer di Firenze: "Quei soldi non sono arrivati"


Come è stato bello vederlo entrare in sella a quel destriero bianco, stile Garibaldi, sul palco dell’Ariston, sventolando la bandiera tricolore e urlando «Viva l’Italia».




Quanto è stato bravo a recitare un monologo di quasi un’ora analizzando, verso dopo verso, tutto all’Inno di Mameli, come un vecchio professore di liceo. E che emozione, poi, quando con un filo di voce, senza accompagnamento musicale, ha fatto il patriota tenero, cantando l’Inno nazionale. Alla scorsa edizione del Festival di Sanremo, 15 milioni 398 mila spettatori seguirono lo special guest Roberto Benigni e la sua sorprendente performance che raggranellò il 50,23% di share. Virtualmente i suoi fan raddoppiarono quando trapelò la notizia che il compenso che avrebbe ricevuto dalla Rai, 250 mila euro per una sola sera, sarebbe stato devoluto all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, per la costruzione di un nuovo padiglione.

Decisione che, si tenne a precisare, era stata presa prima di firmare il contratto con l’azienda per la presenza dell’artista sul palco di Sanremo, e non come gesto riparatore per l’indignazione popolare che il suo cachet aveva scatenato. Può anche essere, infatti lascia ancora più perplessi venire a sapere oggi che, dopo un anno esatto, quei soldi al Meyer non sono mai arrivati. «Chiedete a Benigni!», risponde un po’ stizzita l’addetta stampa del pediatrico fiorentino. «A me non risulta che sia arrivato mai nulla», conferma sereno il direttore generale del centro di eccellenza per la cura delle malattie dei bambini, Tommaso Langiano.

Per carità, non ci sarebbe nulla di particolarmente grave qualora Benigni avesse deciso di non dare nulla a nessuno e tenersi tutto in tasca, se non fosse per il fatto che la donazione era già stata data per certa da tutti e pubblicizzata su siti e giornali che osannavano il toscanaccio per il beau geste. Ci avevano creduto tutti, tranne i dirigenti del Meyer, i quali ancora oggi quasi cascano dalle nuvole: «Io non sapevo nemmeno che Benigni avesse voluto darci qualcosa», dice Langiano.

L’agente del comico toscano, Lucio Presta, commentò la notizia della beneficenza al Meyer sostenendo che Benigni non rende mai pubbliche le sue frequenti donazioni, lasciando intendere che un’eventuale opera pia sarebbe potuta avvenire anche in forma anonima. Suona strano allora che al Meyer, dal febbraio scorso, non abbiano mai visto donazioni simili sul conto corrente. Eppure l’anno scorso, proprio l’agente di Benigni ebbe anche a infervorarsi contro la Lega Nord che si permise di lamentarsi del maxi ingaggio al premio Oscar: «A differenza di Benigni, politici e parlamentari non si sognerebbero mai di devolvere una cifra simile in beneficenza. Ma la Lega, non è un segreto, è nota per i suoi eccessi di populismo fuori luogo».

Sarà pure fuori luogo muovere critiche, ma almeno un sospetto oggi sorge spontaneo. Nell’edizione di quest’anno lo special guest Celentano ha copiato Benigni, replicando l’opera di bene: «Questi 700 mila euro (per due serate, ndr) saranno devoluti a Emergency e a famiglie povere italiane».

Qualcuno diceva: «A pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca».



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L’ombra cinese sulle Maldive Ecco cosa c’è dietro il golpe

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Il presidente deposto Nasheed: "Volevano che firmassi un accordo militare con Pechino". È l’ultimo passo della Repubblica Popolare per scalzare l’India


L’ombra della Cina sul golpe nelle Maldive è il sospetto bomba lanciato dal presidente esautorato, Mohammed Nasheed, che si ostinava a non firmare un accordo militare con Pechino.




Il gigante dell’Asia, nel suo storico braccio di ferro con l’India per il controllo dell’area, ha sempre utilizzato delle pedine regionali come le Maldive. Il paradiso dei turisti comincia a far parte della cosiddetta «catena di perle» costituita da porti, basi militari, centri di ascolto dell’intelligence cinesi che «circondano» Nuova Delhi. Non solo: Pechino è l’unica superpotenza che lo scorso anno ha aperto un’ambasciata nelle isole delle vacanze e dal 2010 il numero di turisti cinesi è superiore agli europei. Una settimana prima di venir estromesso dal potere il presidente delle Maldive, Nasheed, ha ricevuto un vero e proprio ultimatum dalle forze armate.

Un alto ufficiale voleva che firmasse un accordo di cooperazione con la Cina nel campo della Difesa. «Mi disse: devi firmare questo accordo» ha raccontato Nasheed al quotidiano Indian Express. «Non lo feci e avevo già rifiutato di firmarlo tre mesi prima» spiega l’ex capo di stato. Nasheed non spiega in cosa consisteva l’accordo militare con la Cina. Però nel 2009 il governo delle Maldive siglò una specie di patto con l’India, potenza nucleare, che ha praticamente posto l’arcipelago delle vacanze sotto il suo sistema difensivo.

«Non c’era proprio alcuna necessità - ha sottolineato l’ex presidente - di firmare un simile accordo» militare con la Cina. Le isole si trovano lungo una delle rotte commerciali più frequentate dell’Oceano indiano. Una vera e propria giugulare per la Cina: l’80% del petrolio importato da Pechino parte dal Golfo Persico per arrivare ai porti cinesi attraverso lo stretto di Malacca. Non è un caso che una settimana dopo il golpe, il nuovo presidente, Mohammed Waheed Hassan, abbia accolto a palazzo, con tutti gli onori, l’ambasciatore cinese Yu Hongyao. La sede diplomatica di Pechino è stata inaugurata a Malè, capitale delle Maldive, appena l’8 novembre scorso. Quella delle Maldive a Pechino ha aperto i battenti 5 anni fa. Il ministero degli Affari esteri maldiviano ed il museo nazionale sono stati costruiti dai cinesi.

Nelle isole Hulumale le compagnie con gli occhi a mandorla hanno vinto il più importante appalto residenziale del paese per la costruzione di un migliaio di case. Non solo: nel 2010 sono sbarcati alle Maldive 120mila turisti cinesi sorpassando al primo posto gli inglesi seguiti da italiani, tedeschi e francesi. Lo scorso anno i dati dei primi sei mesi mostravano un ulteriore incremento. Colossi cinesi vogliono investire nello sviluppo di diversi resort e altri progetti turistici, ma l’ex presidente Nasheed sembrava restio.

Le Maldive sono solo un tassello del braccio di ferro fra India e Cina sul controllo di mezza Asia. I due paesi hanno combattuto una feroce guerra nel 1962 e la tensione era risalita a fine anni novanta con i test nucleari indiani. I due giganti rappresentano da soli il 40 per cento dell’intera popolazione mondiale e il loro tasso di crescita è tra i più alti al mondo. Secondo uno studio della Deutsche Bank, entro il 2020 Cina e India saranno, dopo gli Stati Uniti, la seconda e la terza economia al mondo.

Oggi i rapporti fra Pechino e Nuova Delhi sono più sereni, ma la Cina ha «circondato» nel tempo l’India con la cosiddetta «catena di perle». A cominciare dallo strategico porto di Gwadar in Pakistan, arci nemico dell’India, basi nel Myanmar, stazioni di intelligence nella baia del Bengala e accordi militari con la Cambogia. Della «catena» fa parte anche il pressante tentativo di scalzare l’India dall’alleanza con lo Sri Lanka, con investimenti come il grande porto di Hambantota. E adesso tocca alle Maldive. La «catena delle perle» serve a presidiare le rotte del flusso di greggio dal Medio Oriente alla Cina e l’India, negli ultimi tempi, monitorava con preoccupazione la penetrazione di Pechino nel paradiso dei turisti.


www.faustobiloslavo.eu




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Redditi online, Monti ci ha presi in giro Quel modello è una furbata

Libero

Nel modello presentato dal prof non c'è la dichiarazione dei redditi ma soltanto lo stipendio da ministro che già sapevamo




Aveva promesso grande trasparenza su redditi e patrimoni, e invece Mario Monti ha bluffato. La legge imponeva 3 mesi per depositare le dichiarazioni dei membri del governo, e solo Francesco Profumo l'ha fatto in tempo. Il modello innovativo imposto da Monti è la metà di quello che depositano i deputati e i senatori. Non c'è la dichiarazione dei redditi, ma solo lo stipendio da ministro tecnico (caro) che sapevamo già, perché siamo noi cittadini a pagarlo. Possiamo dunque ribattezzare il fiore all'occhiello di Monti come "OPERAZIONE PRESA PER I FONDELLI".


"740 di Monti, che beffa!"
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Tutti i soldi di Celentano pagato per farci la morale

Libero

Società, etichette discografiche e tanti immobili: Bechis ricostruisce su Libero l'impero di Adriano lievitato soprattutto grazie a mamma Rai



Dello spread se ne può francamente infischiare. E le guerre le può vedere in televisione nel salotto di una delle sue meravigliose ville, scegliendo fra la Brianza di Galbiate, gli altopiani di Asiago o le colline di Radda in Chianti. Adriano Celentano ce l’ha con i preti che parlano poco di Paradiso, eppure lui un paradiso ce l’ha in terra. Costruito negli anni con la sua lunga carriera musicale, talvolta incrementati altre volte buttati via con l’altalenante carriera cinematografica, poi cementati dalla principale fonte di reddito del suo clan familiare: la Rai.

È viale Mazzini che gli ha fornito la benzina necessaria per alimentare il suo paradiso in terra, è viale Mazzini a pagargli profumatamente le ospitate che risolvono il problema della minestra per un anno e più, ed è sempre viale Mazzini il principale partner e finanziatore nella produzione delle fiction che la moglie di Celentano, Claudia Mori, ha fatto diventare il primo business di famiglia (...). Ecco la prima parte dell'articolo in cui Franco Bechis ricostruisce l'intero patrimonio di Adriano: nel 2010 il suo clan ha contato su un fatturato di 10,8 milioni di euro, metà del quale realizzati con la Tv di Stato.






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Slip e canzoni: il racconto sms del Festival

Libero

Ripercorri la seconda serata della Kermesse con gli sms di Francesco Borgonovo: le canzoni, le donne, le battute e,,,le mutande



23.58 La cosa più interessante del Festival, finora, sono le mutande di Belen. Evviva, siamo felici di pagare il canone.
23.47 Belen si è messa le mutande, dice. Voleva provare una nuova esperienza.
23.40 Belen dice di avere le mutande. Il pubblico chiede a gran voce di vederle.
23.39 Secondo Mario Adinolfi Belen aveva un mini tanga. Il dibattito è accesissimo. L'uomo che le ha fatto il tatuaggio della farfalla adesso è cieco.
23.31 Sospetto però che Belen avesse qualche sostitutivo delle mutande. Si vede una strana ombra bianca.
23.30 Se chiama Adriano Celentano e poi lui non c'è, è una trovata pessima. Se c'è è anche peggio.
23.26 Segnalano che questa canzone sembra un plagio degli Strokes.
23.25 Belen le mutande sembra proprio non averle.
23.23 Certo che la vendoliana contro i cloni delle Vibrazioni...
23.23 "Voglio diventare vecchia senza fretta", dice la fan di Vendola. Lo sei già vecchia, tesoro, ancora prima di iniziare.
23.22 E Gianni Morandi, le avrà le mutande? Celentano no, aveva il pannolone.
23.21 Questo è il vero domandone del festival. Ce le aveva ste mutande o no? Urge sondaggio.

23.20 La voce che gira sul web: Belen era senza mutande?
23.19 "In Puglia c'è una grande volontà dall'alto di stimolare la cultura". Infatti la canzone si chiama "Nella vasca da bagno del tempo". Potrebbe averla scritta Vendola.
23.17 Ma questa ha appena fatto uno spottone a Vendola da vergogna.
23.16 I Pde sono un nuovo partito.
23.15 E' comunque una bella esperienza... Come no. "Vedrai che farai delle cose bellissime in futuro". Tipo non andare a Sanremo.
23.14 Niente male lo stacchetto promozionale del Comune di Sanremo. Originale.
23.06 Metà del pubblico di Sanremo a questo punto ricorre alla droga.
23.05 Un po' scarichetti, i ragazzi...
23.02 Di nuovo i soliti idioti. La battuta sul diversamente colorato è carina. Per gli anni sessanta.
23.00 Una delle vallette sembra Sabina Guzzanti.
22.58 Bersani si credi Michael Bublè
22.57 Le canzoni di Samuele Bersani sono tutte un'unica canzone. Cambiano solo le parole. Potrebbe cantare anche il dizionario.
22.56 La Canalis non ha detto un nome giusto. Non uno. Li ha sbagliati tutti. Belen di fianco a lei sembra un premio Nobel.
22.55 Di nuovo le due vallette? Si sospetta che l'Ivana l'abbia fatta fuori Gianni Morandi.
22.54 La Fornarciari, tanto per avere il posto vicino a mamma e papà.
22.54 Come hanno costretto Van De Sfroos a scrivere una roba del genere? E ad accettare che la cantasse costei?
22.53 Ma perché deve battere le mani, mica è alla festa della birra di Novellara. Ritiro quello che ho detto a proposito dell'essere vestita come una persona normale.
22.52 Eccola qua Irene Fornaciari, questa sera vestita come una persona normale.
22.50 Sembra la sigla di Starsky e Hutch
22.47 Ma Cristiano Godano si sta tramutando in un cantante francese da night?
22.46 Sentiamo il "messaggio rock" dei Marlene Kuntz.
22.45 Io ce l'ho più grande. Mancavano solo le tette.
22.45 L'espressione di costei è terrificante. Il suo discorso è peggio.
22.43 Niente battute sul torcicollo di Ivana per cortesia. "Voglio grazie le ragazze e il dottore che mi aiutato molto".
22.42 E' arrivata Giovannona coscialunga.
22.41 Sbagliano anche il cognome della poveretta. Mi aspettavo che la Mrazova arrivasse in carrozzella.
22.40 Ma Belen ha un vestito di carnevale?
22.37 La nuova valletta la fanno vedere il meno possibile. Preferiscono quelle riciclate dall'anno scorso.
22.35 Stiamo tecnici ha un po' rotto le balle, come tormentone.
22.32 No, il pippotto sulla fabbrica no... Ti prego Gianni, per favore. Anche tu no.
22.31 Emma merita la vittoria, è l'unica che ci crede. Ed è l'unica giovane che non fa l'impegnata con testi allucinanti.
22.30 Sembra dedicata a Monti, la canzone di Emma. Lei però è caruccia.
22.27 "Mi ritrovo a non tirare a fine mese". Finalmente un testo impegnato sulla droga.
22.26 "Non è l'inferno". E' peggio, è Sanremo.
22.23 Sanremo ricorda un po' la Corrida.
22.22 Vorrei ti chiamassi Carlo... Sembra una strana perversione sessuale.
22.18  Una sosia di Monica Vitti canta adesso. Le canzoni dei giovani sono a tratti allucinanti. Ma più divertenti di quelle degli "artisti" affermati.
22.15 Vittorio Nacci è il nostro nuovo eroe. La canzone è già un hit.
22.14 Attenzione, sul palco gli Equipe 84 redivivi. Ci sono dei problemi tecnici anche per loro. Applausi di incoraggiamento
22.11 Certo che "I soliti idioti" è una perfetta definizione per Sanremo.
22.10 Checco Zalone ha fatto benissimo a rifiutare l'invito a Sanremo. Tra Papaleo, Luca e Paolo e i due ragazzi di Mtv, quest'anno anche i migliori si rovinano..
22.08 Vabbé, anche i soliti idioti non hanno fatto granché... Speravamo in qualcosa di più.
22.04 Questa battuta sul fatto che la Mrazova è la più giovane ma ha male al collo come una vecchia l'ho già sentita. Forse su Libero di stamattina....
22.01 Ecco i soliti idioti. Già cominciano bene.
21.58 Finora però la canzone di Finardi è la più bella.
21.56 Certo che introdurre Finardi con le note di Born in the Usa... E' già sconfitto prima di iniziare a cantare.
21.48 Il videoeditoriale di Scalfari su Repubblica a proposito di Celentano è quasi peggio di Celentano.
21. 46 Ma quest'anno a Morandi hanno detto che dire le parolacce fa più ggiovane?
21.44 Leggere qualche libro decente non farebbe male a questi giovani cantautori.  Adesso fa: "Ra-ta-ta-ta" come il mitra del Vietnam nella canzone di Morandi. L'avrà scelta per questo?
21. 42 Il ritornello non è male. Ma provate a leggere il testo. Tipo "Senza spine, senza fine". Seguono vocalizzi alla Lucio Dalla (ancora!). Ha detto davvero "Fermenti da te"? Adesso sta dicendo: "Vesto, rivesto e spoglio in gocce".
21.40 Benvenuti ad Amici di Gianni Morandi. Domanda: "Come è nata la tua canzone?". Risposta: "Così dal nulla". Che doveva dire, "L'ho copiata da Mina"? Si chiama Incognita poesia. E l'ha scritta lei. Sembra una poesia di Nanni Balestrini con musica in sottofondo. Largo all'avanguardia.
21.37 Il primo dei giovani sembra Justin Bieber. Per la ragazza premio all'acconciatura e al poncho.
21.32 Che grande novità affidarsi alla rete e a Facebook... Comunque sempre meglio della berciante giuria in teatro.
21. 28 Carone fa i versi come Lucio Dalla.
21. 25 Diciamo la verità: la voglia di cambiare canale per guardare la partita è forte.  Le scenette sono pietose. Il risultato finora è una noia mortale.
21. 23 Papaleo oscura completamente Morandi. Adesso ritornano anche le due vallette dell'anno scorso. E Belen è decisamente più brava dell'altra, che nonostante i trampoli sembra un palo di cemento.
21. 14 A Sanremo serpeggia il dubbio: potrebbe tornare Celentano. Speriamo che i paramedici siano pronti.
21.11 Sto per dire una bestialità. Però D'Alessio e la Bertè in coppia sono molto divertenti. Sono quasi più rock di Renga.
21.07 La canzone di Arisa non è male.
21.06 Morandi che ci sta a fare? Ieri reggeva il moccolo di Celentano, ora sembra una suppellettile. 
21.00 Rocco Papaleo è bravissimo. Le scemenze di Celentano hanno rovinato lui, Luca e Paolo.  Loro hanno avuto anche il buon gusto di fare delle battute sul Molleggiato. Morandi li ha mandati allo sbaraglio.

16/02/2012



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Il buon intellettuale

La Stampa

YOANI SANCHEZ

Perso nella metafora, il buon intellettuale evita di avvicinarsi alla realtà perché le cose universali rendono la sua opera più penetrante rispetto ai problemi locali. Nasconde in qualche passaggio simbolico di un copione teatrale, nella parabola di un verso o nella figura appena visibile in un angolo della tela, quella dose di critica che in un secondo tempo gli permetterà di sostenere di “non aver mai taciuto”.

È perfettamente consapevole che censura, simulazione e paura corrodono il suo lavoro, ma risponde adirato a chi glielo ricorda. Non vorrete mica che vada a lavorare nell’edilizia? Dirà rivolto a chi non condivide le sue eccessive concessioni. Preferisce i temi erotici ai politici, il passato al presente, imitare i classici invece dei contemporanei. Una volta il suo nome è comparso nelle liste nere e in quelle grigie, ma ora gli rendono omaggio e gli assegnano medaglie. Può navigare su Internet da casa propria e un paio di anni fa ha potuto trascorrere un fine settimana gratuito in un hotel di Varadero.

Il buon intellettuale fa la coda presso l’Ufficio di Interessi degli Stati Uniti per ottenere un visto, ma quel giorno indossa cappello e occhiali da sole per non farsi riconoscere. Impartisce conferenze e fa tournée nelle università dell’“Impero” mentre cerca di modulare il suo discorso in patria e fuori, in modo tale che non risulti antiquato in un posto o troppo liberale nell’altro.

Quando a Cuba giungono delegazioni straniere ama frequentarle, magari porta a casa un ospite, lo fa commuovere e chiede di essere invitato a vedere qualche parte del mondo… perché in fin dei conti “qui non si può vivere”. Possiede un’antenna parabolica nascosta nella stanza più remota, ma quando parla con i colleghi finge di aver visto il notiziario nazionale notturno o la tavola rotonda del martedì precedente. Un amico gli passa copie di pagine proibite che non oserebbe mai visitare dal suo computer.

Il buon intellettuale se ne sta tranquillo mentre attende una risposta al permesso di uscita e quando torna in patria ricomincia a comportarsi bene così sarà autorizzato a viaggiare ancora. Crede che l’impegno politico sia una cosa per chi non possiede il talento della sua scrittura e del suo pennello. Guarda dall’alto in basso chi si perde in discussioni su “riforme”, “cambiamenti” e altre fugaci piccolezze.

Ma quando beve un paio di bicchieri finisce per chiedersi se avrà scalato le vette artistiche per un vero talento o per l’esilio in massa dei possibili rivali. Conserva in qualche cassetto una canzone composta con il cuore, una poesia dove metteva a nudo la sua anima o una bocca a forma di grido disegnata un po’ di tempo fa. Perché un “buon intellettuale” non si scompone, non si dedica a passioni sociali e non si lascia mai trascinare per strada.



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Il vicino da evitare in aereo? Quello che ti asfissia davvero

di -

Nella classifica dei peggiori compagni di viaggio, le persone che emanano cattivo odore battono obesi, ubriachi e bambini. Chi non vorremmo mai seduto a fianco




Troppo banale il sondaggio per sapere chi vorremmo avere sul sedile di fianco durante un volo aereo: Clooney per le signore, la Bellucci per i signori. E poi via andare, verso l’infinito e oltre, senza allacciare le cinture. Però diciamolo: sondaggi così non si portano dietro alcuna curiosità, sono come quelli che ordinano i capi di partito per sentirsi dire consenso più otto, ormai siamo al centodue per cento. Decisamente più singolare lo studio condotto da Skyscanner, uno dei principali siti del settore viaggi che forniscono comparazioni tra le tante offerte di volo. La domanda rivolta alla spettabile clientela è più o meno questa: dato per scontato chi vorreste avere vicino, dite chi NON vorreste avere vicino in aereo. Già è curioso che la risposta più prevedibile - «mia moglie, mio marito» - non figuri nella classifica finale. Il che lascia aperte due possibilità: o gli intervistati del campione sono dei grandi romantici, oppure sono dei grandi bugiardi. In ogni caso, bisogna prendere per buone le dichiarazioni di voto.

Nella classifica di sgradimento, al primo posto, con il 35 per cento dei rifiuti, domina quello che a Roma definirebbero Er Puzzone. Memori di esperienze drammatiche, i viaggiatori vivono con l’incubo di ritrovarsi sul sedile di fianco una persona che emana cattivo odore, per i più svariati motivi, nei più svariati modi (non sarebbe per niente poetico metterci qui adesso a stilare un elenco dettagliato delle diverse possibilità). Lo sappiamo purtroppo com’è la situazione: c'è gente che neppure irrotata con idranti all’acqua di colonia perderebbe la sua inconfondibile personalità. L’unica soluzione al problema, soprattutto nelle lunghe tratte intercontinentali, sarebbe lanciare un allarme e far scendere le maschere dell’ossigeno, ma effettivamente si creerebbe poi tutta una serie di complicazioni burocratiche dal difficile superamento. Meglio lasciarsi addormentare, inalando l’anestetico.

Secondo posto: con il 19 per cento dei voti, temutissimo quello che a Milano definirebbero il Ciccio Bomba. Anche qui, poco da discutere: ritrovarsi a contatto di gomito, vicini vicini, su sedili già di per sé compressi, un simpatico Platinette presenta indiscutibili problemi logistici. Non vuoi metterlo in imbarazzo per la sua debordante mole, non sarebbe bello: la soluzione è raccogliersi in posizione fetale e sperare che almeno non debba spogliarsi il maglione. Momento clou del viaggio l’arrivo dei vassoi con la merenda: una buona idea è respingere il proprio e chiudersi in preghiera, chiedendo la grazia che lui sia diabetico grave e debba fare lo stesso. Completa il podio, con un terzo posto a poche lunghezze (15 per cento), l’ubriaco fradicio. Consapevoli che questa tipologia possa tranquillamente essere assommata alla numero uno, dobbiamo riconoscere come viva comunque di una insopportabilità specifica: l’idea di vederlo vicino alla propria fidanzata per un lungo tempo, ad esempio, evoca subito gli epiloghi più angoscianti. Peggio ancora, però, la sottotipologia «ubriaco triste»: se parte con il racconto della sua vita, è più letale dell’antrace.

Niente da dire, comunque, sul risultato complessivo dell’indagine: subito sotto al podio ci stanno pure i neonati con il 9 per cento, i bambini con il 7, e poi a scendere «persone troppo loquaci» con il 4. Più o meno, il campionario dei pessimi compagni di viaggio può dirsi completo. Con l’uno per cento viene segnalata persino la «coppia amorosa»: non è ben chiaro a quale titolo, si suppone la specifica tipologia impegnata nel kamasutra d’alta quota. Abbastanza invadente, sì, indubbiamente. Soprattutto se ci tocca fare sponda.


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