sabato 3 marzo 2012

E morto Giovanni Ligato Addio al nonno d'Italia

di Luca Romano - 03 marzo 2012, 13:35

Calabrese da tempo residente a Ventimiglia se n'è andato ieri sera, a 111 anni, dopo un biscotto e un bicchierino di grappa


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Un biscotto e un bicchierino di grappa. Giovanni Ligato, 111enne di Ventimiglia, ieri sera si era addormentato così sulla sua poltrona, come faceva sempre da tempo. Ma da quella poltrona non si è più alzato. Giovanni aveva compiuto gli anni il 18 febbraio, diventando il nonno più anziano d'Italia, festeggiando l'occasione insieme a tanti parenti, a cinque dei suoi sette figli e a una sessantina di persone tra nipoti e pronipoti. Nato a Palizzi, poco distante da Reggio Calabria, nel 1901, dal 1957 viveva nella città di confine.

Paralitica guarisce a Lourdes Medici: "Inspiegabile"

Libero

Il "Bureau Medical" sta verificando il miracolo della suora ammalata che dopo il viaggio nel santuario mariano ora cammina


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La guarigione di Luigina Traverso verrà esaminata dal comitato medico internazionale chiamato a esaminare e a pronunciarsi sulle presunte guarigioni avvenute nel Santuario Mariano. Il "Bureau Medical" di Lourdes ha riconosciuto infatti come "inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche" il caso della religiosa salesiana che da ammalata si era recata a Lourdes nel luglio 1965.

La guarigione miracolosa sarebbe avvenuta il 23 luglio di quell'anno, durante una processione, quando la suora si accorse di aver riacquistato l’uso delle gambe. Ne dà notizia l’Oftal (associazione che accompagna i malati nei pellegrinaggi a Lourdes), ricordando che la religiosa aveva partecipato "al pellegrinaggio Oftal di Tortona, gravemente ammalata di lombatosciatica paralizzante in meningocele".

Originaria di Novi Ligure, la religiosa, oggi 78enne, era in barella perchè non poteva camminare, ed era reduce da moltissime operazioni chirurgiche senza esito positivo. Poco prima della partenza aveva subito un controllo medico in cui era stata descritta, afferma l’Oftal, come sofferente di "rigidità e contrattura del tratto lombo-sacrale della colonna" con "mobilità del piede ridotta per paresi dei muscoli tibiale anteriore" e "decubito prono obbligato". Il Bureau Medical potè visitare la suora poco dopo la guarigione e rinviò il giudizio. Nel luglio 2010, dopo nuova visita, è stato espresso giudizio unanime di "guarigione completa e permanente". Sui fatti si dovrà pronunciare il vescovo di Casale Monferrato, Alceste Catella.


03/03/2012

Quella luce dal tempio Maya che agita il web

Corriere della sera

Nell'anno della «fine del mondo» lo scatto di un turista scatena il dibattito nella blogsfera: «È una distorsione della luce, no i Maya ci indicano la strada della salvezza»





MILANO - Mancano meno di dieci mesi al «fatidico giorno» della profezia Maya. Catastrofisti e fan di apocalissi varie hanno da tempo segnato in rosso la data sul loro calendario. Sebbene la teoria sia priva di fondamento scientifico, è certo che la febbre da giorno del giudizio agiterà la blogosfera e i media in generale man mano che ci avviciniamo al 21 dicembre 2012, la presunta «fine del calendario Maya». Con lo spettro di qualcosa di terribile che sconvolgerà il mondo è tutto un fiorire di avvistamenti, libri, kit di sopravvivenza, gadget di ogni genere e sedicenti profeti. Ultima in ordine di tempo è una incredibile foto che sta facendo il giro del mondo: mostra un fascio di luce rosa proiettato nel cielo da un tempio Maya.

FASCIO DI LUCE - L’umanità vede la «prossima fine del mondo» con relativa serenità. Per ora. Forse ha solo bisogno di un segnale, di una prova? Ebbene, magari potrebbe aiutare questo scatto che da qualche giorno gira su internet: si vede un fascio di luce verticale di colore rosa che sembra partire dalla piramide di un tempio Maya, diretto verso il cielo. In molti blog si è accesa nel frattempo una vivace discussione attorno al fenomeno. «È il popolo Maya che indica al mondo la strada verso l’uscita, verso la salvezza», si legge nei commenti. Scempiaggini. Gli esperti interpellati sono infatti di tutt’altro avviso: il raggio nella foto scattata con uno smartphone è semplicemente una distorsione dell’immagine. Ma tant'è.

FOTOGRAFO - L’autore dello scatto sarebbe un certo Hector Siliezar di Los Angeles. E la foto risalirebbe al 24 luglio del 2009, fatta durante il suo viaggio in Messico, riferisce il portale Earthfiles.com. Siliezar avrebbe scattato tre foto della piramide di Kukulkán, sulla penisola dello Yucatán. E, con grande stupore, quel fascio luminoso - inizialmente non percepito a occhio nudo - sarebbe comparso in una delle foto solo in seguito. Cionondimeno, si tratta di un’immagine degna di nota. Nuvoloni neri e minacciosi contribuiscono ad accrescere la drammaticità dell’istantanea. «È stato incredibile», dice un’entusiasta Siliezar a Earthfiles.com. «Nessuno, nemmeno le guide turistiche, hanno mai visto qualcosa di simile».

«FOTO PAZZESCA» - Anche lo scienziato della Nasa, Jonathan Hill, che per l’agenzia spaziale esamina le foto di pianeti sconosciuti (non proprio l'ultimo arrivato), è rimasto colpito, secondo quanto riferisce il portale scientifico Livescience.com. La luce rosa avrebbe probabilmente una causa tecnica: verosimilmente generata da un temporale. Con la sua luce abbagliante un fulmine sullo sfondo avrebbe in realtà disturbato il sensore della fotocamera del telefono e generato così un artefatto. Per farla breve, nessun segnale divino. Tuttavia, sottolinea Hill, «è uno scatto davvero pazzesco».



Elmar Burchia
3 marzo 2012 | 14:30



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Lucio Dalla

Corriere della sera

Sulla bara una rosa rossa, una sigaretta e un cornetto portafortuna. Un fiume di persone in fila


La camera ardente allestita nel cortile del palazzo comunale
La camera ardente allestita nel cortile del palazzo comunale


BOLOGNA - Sulla bara una rosa rossa, una sigaretta e un cornetto portafortuna. Sotto, la corona di fiori mandata da Julio Iglesias. Dietro, un'interpretazione dell'Ultima cena realizzata dal fotografo-artista Stefano Cantaroni. È la camera ardente per l'addio a Lucio Dalla, nel cortile d'onore di Palazzo d'Accursio, a Bologna, aperta dalle 9,50. Ma già dal primo mattino tantissima gente era in coda davanti al Comune. I funerali del cantautore morto per un attacco cardiaco giovedì in Svizzera, dove si trovava per alcuni concerti, sono previsti per domenica alle 14,30 nella basilica di San Petronio.


L'ARRIVO DEL FERETRO - All'arrivo a Palazzo d'Accursio, dalla casa del cantautore nella vicinissima via D'Azeglio, il feretro è stato accolto da applausi e lacrime. La bara è arrivata a bordo del carro funebre sulle note di Felicità, scortata da pochissimi intimi, tra cui l'amico vicinissimo Marco Alemanno e il factotum Tobia. Ad aspettare la salma anche il sindaco Virginio Merola, Beatrice Draghetti e Giacomo Venturi, presidente e vicepresidente della Provincia di Bologna.


ALLA CAMERA ARDENTE - Un fiume di persone sta sfilando davanti alla bara: un pensiero, una foto, qualche lacrima, persino qualche inchino. In piazza Maggiore, intanto, risuonano le note delle sue canzoni più famose. La camera ardente resta aperta almeno fino a mezzanotte: se l'afflusso sarà costante anche in serata, potrebbe restare aperta a oltranza.

PERSONAGGI - Tra i primi ad arrivare, nel cortile di Palazzo d'Accursio, si sono visti il cantante Ron, Bobo Craxi, il maestro Beppe D'Onghia, Ricky Portera, il patron della Virtus Claudio Sabatini, il giornalista sportivo Gianfranco Civolani, l'ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca. Soprattutto, però, a salutare Lucio Dalla c'è tanta gente comune. Viene portata una grande corona di rose rosse con un nastro «Milly e Angelo», probabilmente i Moratti, mentre in cortile appare anche il cantante Samuele Bersani, che, in lacrime, abbraccia gli amici più stretti intimi del cantautore. Alle 10.40 arriva l'ex-presidente del Consiglio Romano Prodi. Con la moglie, Flavia Franzoni, la parlamentare Pd, Sandra Zampa, il consigliere comunale Pd Benedetto Zacchiroli, grande amico di Dalla, il professore fa il suo ingresso dal lato della stampa per poi mettersi in fila per salutare il feretro. «Oggi il ricordo non lo fanno i singoli, vedete, è una manifestazione d'affetto impressionante», dice: «Queste cose - aggiunge - accadono non quando c'è solo ammirazione, ma quando c'è un grande affetto». Il suo ricordo di Dalla? «Ci incontravamo sempre qui, il ricordo è piazza Maggiore, i luoghi d'incontro piazza dei Celestini, Santo Stefano e il portico».

Dalla, la salma a Bologna tra gli applausi. La Cei: «Niente musica ai funerali»


Lucio Dalla
Lucio Dalla


BOLOGNA - Lucio Dalla è tornato a casa. La salma, partita dalla Svizzera - dove il cantante è morto giovedì mattina per un attacco cardiaco - è arrivata verso le 18,15 nella sua abitazione a Bologna, in via D'Azeglio, accolta da un mare gente che applaudiva. Il funerale di Lucio Dalla sarà domenica pomeriggio alle 14,30 nella centralissima basilica di San Petronio, nel giorno in cui il cantautore avrebbe compiuto 69 anni. Sarà lutto cittadino e la partita Bologna-Novara, prevista per le 15, è stata rinviata alle 18,30. La «T» sarà chiusa al traffico, compresi i bus, dalle 13 alle 17. Sabato dalle 9,30 (fino a mezzanotte, ma potrebbe restare aperta a oltranza) e domenica mattina sarà allestita la camera ardente nel cortile d'onore di Palazzo d'Accursio.

L'ARRIVO DELLA SALMA - La salma di Dalla ha lasciato la «maison funeraire» alla cappella Saint-Roch di Losanna, dove il corpo è custodito, verso le 11,30 alla volta di Bologna. Il carro funebre, preceduto da due auto della polizia municipale e un'auto della polizia e seguito dalla Porsche gialla del cantautore, è arrivato passando da piazza Maggiore. Ad aspettarlo centinaia persone che hanno seguito il corteo in via D'Azeglio applaudendo e gridando «Lucio, Lucio». Fra i primi ad accoglierlo Tobia Righi, il suo storico assistente-factotum, il manager Bruno Sconocchia, Gaetano Curreri, cantante degli Stadio, l'amico Benedetto Zacchiroli, il produttore musicale Guido Elmi e altri componenti del suo staff.

La prima corona di fiori giunta a casa Dalla è di Julio Iglesias. Sabato potrebbe arrivare anche Vasco: «È stato informato, e se potrà verrà», dice Elmi. Il produttore si dice molto addolorato, «è come se fosse morto un familiare - dice - perché da 15 anni abito a fianco a Lucio», quindi «a parte i primi sporadici rapporti professionali avuti con lui nel passato, con la produzione di pezzi come La faccia delle donne, ora eravamo amici». Il feretro, di legno chiaro, con sopra una rosa e con il nome, la data di nascita e quella di morte, è entrato nella casa del cantante dove rimarrà fino a sabato mattina quando si aprirà la camera ardente.

FIORI E BIGLIETTI SOTTO CASA - Da giovedì sera, l'entrata dell'abitazione di Lucio Dalla in via d'Azeglio, a Bologna, è diventata un tappeto di fiori e biglietti di ricordo. Continua incessante il pellegrinaggio dei bolognesi per rendere omaggio a uno dei concittadini più amati. Qualcuno ha lasciato anche due sciarpe del Bologna e della Virtus Pallacanestro, le due grandi passioni sportive di Dalla. Nei bar vicino alla casa si ascolta solo la sua musica e nei negozi, come in strada, non si parla d'altro.

MONSIGNOR CATELLA: «SPERO NON CI SIA MUSICA AL FUNERALE» - E c'è già una prima polemica. Il funerale non è uno spettacolo, avverte monsignor Alceste Catella, vescovo di Casale Monferrato e presidente della commissione Cei per la liturgia: «Spero che nel funerale di Lucio Dalla non vengano messi dischi con le sue canzoni. Dopo di che, noi non abbiamo i carabinieri per andare a impedirlo». E il portavoce della Cei, monsignor Domenico Pompili: «Le esequie cristiane non sono uno spettacolo, anche se utilizzano la ricchezza e pluralità di codici della liturgia.

La morte è un fatto privato per le persone comuni o pubblico per le celebrità», per le quali è «un evento che si consuma sotto i riflettori, un "media event" che fa notizia per un paio di giorni e regala un po' di visibilità a qualche personaggio, o produce un po' di "retorica della pietà a distanza". E chissà cosa avverrà per il funerale di Lucio Dalla». Per monsignor Angelo Lameri, dell'ufficio Liturgico Nazionale della Cei, contro la «spettacolarizzazione» delle esequie funebri, «occorre stare attenti, ad esempio, a non circondare in chiesa la bara con oggetti o elementi che vogliono solo esaltare la persona defunta. Da parte nostra c'è la preoccupazione che nel simbolismo, nei gesti, anche nei canti, come nel caso di mettere un disco durante il rito perchè il ragazzo defunto amava tanto quel particolare cantautore, ci sia l'intento di esaltare la persona».


La bandiera del Comune a mezz'asta
La bandiera del Comune a mezz'asta

LUTTO CITTADINO - Da sabato a Bologna, in piazza Maggiore, risuoneranno le canzoni più famose di Dalla. La bandiera del Comune è già a mezz'asta e dalla serata di venerdì «esporremo da Palazzo d'Accursio un'immagine di Lucio Dalla con la scritta "Ciao Lucio"». Domenica, il giorno dei funerali, sarà lutto cittadino: la campana dell'Arengo suonerà a morto quando il feretro partirà dal palazzo comunale.

CAMERA ARDENTE E FUNERALE - Per la camera ardente, sabato e domenica mattina, è stato scelto il cortile d'onore di Palazzo d'Accursio. Sabato notte la camera ardente non chiuderà: se l'afflusso della gente sarà continua, fa sapere il sindaco, le porte del municipio resteranno aperte. La funzione religiosa, dopo un accordo con la Curia necessario per celebrare un funerale di domenica nel periodo della Quaresima, è prevista per domenica alle 14,30 in San Petronio, la basilica che dà su piazza Maggiore. La messa dovrebbe essere celebrata dal padre domenicano Bernardo Boschi, in passato confessore di Lucio Dalla. Da tutta Italia si stanno preparando per arrivare a Bologna a dare l'ultimo saluto al cantautore: «Ci aspettiamo almeno 100 mila persone», dice il consigliere del Pd Benedetto Zacchiroli che sta aiutando il sindaco a tenere i rapporti con l'entourage di Dalla. Dopo il funerale, il feretro dovrebbe essere sepolto al cimitero della Certosa di Bologna, vicino alle tombe dei due genitori di Dalla.

LIMITAZIONI AL TRAFFICO - Nella giornata di domenica, fa sapere il Comune, «in previsione dello straordinario afflusso di persone a piedi in piazza Maggiore e nelle strade limitrofe tale da costituire ostacolo e pericolo per la ordinaria circolazione veicolare, l'assessore alla Mobilità, d'intesa con il Comando della Polizia municipale, ha disposto dalle ore 13 alle ore 17 la chiusura totale al traffico della "T" (via Rizzoli, via Indipendenza da via Righi, via Ugo Bassi da via Nazario Sauro). L'azienda Tper (ex Atc) sta già provvedendo a riorganizzare i percorsi e le fermate delle linee del trasporto pubblico».

ALLO STADIO PARTITA RINVIATA ALLE 18,30 - Vista la concomitanza con la cerimonia, la partita di calcio Bologna-Novara, prevista per le 15, è stata spostata alle 18,30. Il Bologna giocherà con il lutto al braccio e sarà osservato un minuto di silenzio.

IL RICORDO IN CONSIGLIO COMUNALE - Il Consiglio comunale, a Bologna, si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo di Lucio Dalla e con le parole dell'amico - e consigliere Pd - Benedetto Zacchiroli: «Ieri sera, tornando a casa pensavo: è come se mancasse qualcosa in città. Manca qualcosa. Lo cerchi, ti guardi in giro, e non capisci cos'è. Il Nettuno è al suo posto, l’Asinelli e la Garisenda son sempre lì, San Petronio è impacchettata ma c’è, in piazza Santo Stefano le chiese son sempre sette……poi ascolti i discorsi delle persone, le parole nelle strade, quelle tra i tavolini dell'aperitivo e ti accorgi che la città è colpita nel profondo, nelle pieghe più riposte della sua identità, che è quella culturale. Realizzi lentamente ma con chiarezza quanto Lucio Dalla fosse un patrimonio comune, un patrimonio condiviso che partendo da Bologna e dai suoi tetti ha viaggiato per il mondo intero».

LA PROPOSTA: IN VIA D'AZEGLIO LE SUE NOTE OGNI SERA - Zacchiroli lancia anche un proposta: sonorizzare via d'Azeglio in modo che tutte le sere, al tramonto, si sentano le canzoni di Dalla. «In queste ore - dice Zacchiroli - tra i suoi amici, ma non solo, tra tutte le persone, le proposte di iniziative sono tante. La via, la piazza, un luogo da intitolargli. No, merita di più. Il pensiero va a via d’Azeglio, la sua strada. Sarebbe bello poter risentire la sua voce ogni sera al tramonto. Il progetto a cui stiamo pensando tra i suoi amici è quello di sonorizzare la strada di modo tale che tutte le sera al tramonto la voce di Lucio accompagni la fine della giornata di chi passerà per quella strada, cerniera tra la sua casa e quella Piazza dove cantava “e se non ci sarà più gente come me voglio morire in piazza Grande”».

A BOLOGNA UNA STELLA PER DALLA - Dalla resterà impresso a Bologna anche nel terreno: sarà per lui la prossima stella della «walk of fame» di via Orefici inaugurata l'anno scorso con una dedica a Chet Baker. Quando era poco più che ragazzino, Dalla, già virtuoso del clarinetto, suonò in varie occasioni insieme al leggendario trombettista, che all'epoca viveva appunto a Bologna. Non solo: «La scomparsa di Lucio è una perdita per tutto il mondo della cultura, pertanto credo sia giusto mettere a disposizione la città per ricordarlo ogni 4 marzo, e che sia la comunità degli artisti a decidere modalità e forme», dice il sindaco Virginio Merola.

INTITOLARE UNA STRADA? NON PRIMA DI DIECI ANNI - In molti chiedono di intitolare a Lucio Dalla una strada o una piazza, ma per ora non si può. La Prefettura di Bologna ha chiesto da tempo al Comune di rispettare i termini di legge, ovvero dieci anni dalla scomparsa. Lo ha spiegato l'assessore alla cultura Alberto Ronchi che in giunta si occupa anche delle proposte di toponomastica (recentemente, vista la sua passione per il rock, ha dato l'ok per l'intitolazione di una strada a Frank Zappa).

È morto Lucio Dalla, Bologna sgomenta. Morandi: «Per me è come una coltellata»


Dalla sua casa bolognese riecheggiano le sue canzoni. Il ricordo di amici e colleghi, cartelli di cordoglio nei negozi

Lucio Dalla
Lucio Dalla


BOLOGNA - Lucio Dalla è morto. Il cantante bolognese è stato colpito da attacco cardiaco a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava per alcuni concerti. Avrebbe compiuto 69 anni il 4 marzo. La salma si trova al momento in una cappella a Losanna. Il feretro potrebbe essere trasferito venerdì o sabato in Italia. Ancora non si hanno notizie sul funerale: quello che si sa, ed è certo, è che in tantissimi si stanno organizzando da tutta Italia per arrivare a Bologna per l'ultimo saluto al cantautore. Nel giorno della sua scomparsa, le note delle canzoni più famose riecheggiano dalla sua casa bolognese, nella centralissima via D'Azeglio. Le persiane del grande appartamento sono chiuse, ma dalle finestre del palazzo escono le note di alcuni dei suoi successi più famosi, come Caruso e Canzone. La gente lascia fiori e bigliettini davanti al portone e verso sera comincia il vero e proprio pellegrinaggio: giovani e meno giovani arrivano, entrano nel palazzo, si fermano un attimo, lasciano un ricordo ed escono.

IL MALORE - Il malore, per Dalla, è arrivato all'improvviso. Nessuna avvisaglia, «stava bene. Lui e Mondella si sono sentiti ieri sera dopo il concerto di Montreaux: era contento di come era andato il concerto. Stamattina si è svegliato, ha fatto colazione, un paio di telefonate», poi il malore. Così, dalla Midas Promotion - società di comunicazione nel mondo della musica e dello spettacolo fondata da Michele Mondella - la sua assistente ricorda, al telefono, le ultime ore di Lucio Dalla.

IL CORDOGLIO IN VIA D'AZEGLIO - In via D'Azeglio, sotto casa di Dalla, la gente si ferma per ricordare il cantante. E alle vetrine dei negozi è comparso un cartello con la scritta «I residenti e commercianti di via d'Azeglio piangono la scomparsa dell'amico Lucio». L'idea è partita da Pierluigi Sforza dell'Ascom e titolare del monomarca Swatch: «Lucio entrava nei nostri negozi come si va da un amico». Sforza, come il titolare dell'abbigliamento «Donati» e il parrucchiere «Vittorio» lo accoglievano spesso. «Non so ancora se il giorno del funerale chiuderemo le serrande - aggiunge Sforza - stiamo pensando anche a chiudere, ma è ancora presto. Di sicuro, andremo al funerale come si va a un funerale di un amico». Parlano di lui come di un amico anche il titolare di Donati e il parrucchiere Vittorio: «Era una persona sempre generosa, mai sfuggente» dice il primo. «Eravamo amici da una vita, sono rimasto di sale», aggiunge Vittorio.

FIORI E BIGLIETTINI - Passano le ore e la notizia della scomparsa di Dalla si sparge. La gente finisce di lavorare e va là, in via D'Azeglio, per un saluto. Lascia bigliettini, fiori, una candela. Qualche lacrima. Tra le altre frasi, attaccate all'entrata o appoggiate sotto le finestre che danno su piazza de' Celestini: «È morto il lupo più buono d'Italia», si legge; «A Lucio, grande poeta. Un abbraccio veneto-bolognese»; «Ciao Lucio, sono i piccoli uomini che fanno grande la musica». Anche il fioraio di via Ugo Bassi, Frida, ha lasciato un mazzo citando, nel biglietto, un celebre pezzo del cantautore «Lenzuola bianche, per coprirci non ne ho, sotto le stelle in piazza grande, e se la vita non ha sogni, io lo ho e te li do. Ciao Lucio».

LA NOTIZIA NELLA SUA CITTA' - La notizia, circolata inizialmente in rete, ha lasciato sgomenta la sua Bologna. «L'ho sentito ieri sera, è vivissimo»: non ci può credere Roberto Serra, amico storico di Dalla e fotoreporter di professione, non voleva credere alle notizie che arrivano da Montreux. «Non è possibile . ripete Serra - mi ha telefonato ieri sera, stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso. Era contento per un'intervista che gli avevano fatto e per il tour europeo che aveva appena cominciato. Diceva che era emozionante ritrovare i luoghi di un analogo tour di trent'anni fa e di trovare, pur nella diversità delle situazioni, la stessa positiva risposta di pubblico di allora. Era a Zurigo, Stava andando a Montreux, era felice». È stato il suo ultimo viaggio.

IL DOLORE DI GIANNI MORANDI: «ERA UN GENIO» - «Sono straziato, è una notizia che mi ha colpito a freddo, è stata come una coltellata, ancora non me ne rendo conto, mi sembra incredibile che stiamo qui a parlare di una persona che non c'è più». Gianni Morandi, amico storico di Dalla, risponde al telefono con la voce rotta. «Ci eravamo parlati l'ultima volta domenica allo stadio», ricorda. Avevano parlato dei suoi prossimi impegni: «Lui era felicissimo, gli piaceva viaggiare, si stava divertendo tantissimo. Ho saputo che ieri sera aveva suonato, un concerto che era andato molto bene. E poi è successo, ancora non me ne rendo conto». Chi era il Dalla-artista? «Un genio. Un artista davvero poliedrico che era sempre spinto dalla curiosità di fare cose diverse, di esplorare territori sconosciuti. Come quello dell'arte, della pittura, delle regie teatrali, del cinema, delle colonne sonore per film, del jazz... E poi era attratto dal mondo della comunicazione, era vicino alla gente, amava le nuove tecnologie, i computer, il popolo di Facebook e di Twitter. Non si fermava di fronte a niente. Il mondo ha perso un talento unico, inimitabile. Io un grande amico. E lo piango».

ISKRA MENARINI: «MI HA FATTO GIRARE IL MONDO» - «Sono stati 24 anni di un bellissimo viaggio, Lucio mi ha fatto girare il mondo». Iskra Menarini, storica vocalist del cantautore bolognese scomparso, ricorda commossa le tante tourneè vissute insieme all'artista. «Gli ho scritto un messaggio quattro giorni fa - dice - per dirgli che mi era piaciuta moltissimo la canzone di Sanremo. E lui mi ha risposto: "Grazie cucciola, ti voglio tanto bene". Ce l'ho qui, sul cellulare». Un rapporto di affetto intenso, quello tra lei e Dalla, ma anche burrascoso. «Ci sono stati anche dei 'vaffa', come si fa tra persone che si vogliono bene. E perché non tutto poteva essere sempre perfetto. Quando nel video di Attenti al lupo non riuscivo a fare il balletto» e allora «volavano le scarpe, ma io le schivavo. Però io lo adoravo. Quando alla fine dei concerti gli dicevo che Caruso mi aveva fatto venire i brividi, lui era contento e mi rispondeva che ero l'unica a dirglielo».

FRANCESCO GUCCINI: «VIVEVA SENZA RISPARMIO» - «La notizia della sua morte mi ha sconvolto - sono le prime parole di Francesco Guccini - È una perdita gravissima per la musica italiana ma soprattutto perché con lui perdo un amico, un uomo generoso e ironico. L'ho incontrato per la prima volta quando suonava il clarinetto con gruppi dai nomi come Reno Jazz Band (Casalecchio, ovviamente!), Panigal Jazz Band eccetera. Era la fine degli anni '50. Insieme progettammo una radio, negli anni '70, la "Marconi and company" - ma quando la polizia chiuse Radio Alice fummo costretti a lasciar cadere il progetto. Una sera andammo in macchina a Vergaio, dove abitava Benigni, che allora era agli inizi della sua carriera e faceva "Cioni Mario", per registrare le sue gag: con i genitori di Benigni tutti intimiditi che ci offrivano il caffè guardandoci come degli alieni materializzati in salotto. Era un uomo profondamente vivace: ecco, uno che viveva senza risparmio, e senza paura di esaurire l'entusiasmo. Un vero testimone della musica, uno che per la musica ha vissuto».

VASCO ROSSI: «È MANCATO IL CAPOFAMIGLIA» - «Ci sentiamo all'improvviso parte di una stessa grande famiglia a cui viene a mancare il capofamiglia... Perché questo era Lucio Dalla: un padre affettuoso e sempre presente con il suo entusiasmo, le sue idee spesso all'avanguardia per il cantautorato italiano, il suo grande amore per la musica». Vasco Rossi affida alla sua bacheca Facebook il ricordo di Lucio Dalla: «Non siamo mai pronti a notizie del genere, rimaniamo attoniti, sbalorditi, spaventati, arrabbiati e poi tristi molto tristi, senza parole. C'est la vie, questa è la vita...ha la precedenza su tutto meno che sulla morte, che arriva quando meno te la aspetti...», scrive il rocker. L'amore per la musica «lo ha accompagnato fino all'ultimo e questo ci consola, Lucio se ne è andato come avrebbe voluto, era in tour in piena attività...Nessuno muore mai completamente, qualche cosa di lui rimane sempre vivo dentro di noi. Wiva Lucio Dalla».

LIGABUE: «MI DISSE "CON 'CERTE NOTTI' VENDERAI 700 MILA COPIE» -Luciano Ligabue sceglie la forma della lettera: «Ciao Lucio. Grazie», scrive su Facebook per ricordare Dalla, «una delle persone più libere fra quelle che hanno fatto canzoni nella nostra storia». «Era libero di seguire tutti i doni che gli sono stati fatti. Prima di tutto quello di una musicalità che gli usciva da ogni poro. Bastava che posasse le mani su un pianoforte o soffiasse su un sax o un clarinetto e ne usciva subito MUSICA.

Poi la sua voce che, naturalmente... era così piena di MUSICA che tante volte era costretto a inventare linguaggi e suoni perchè la lingua italiana non gli bastava. E finalmente le parole - aggiunge Ligabue -, quando ha cominciato a scriverle - da Come è profondo il mare in poi - sono sempre state piene di malinconia, meraviglia, ironia, gioco, stupore. E tutto è sempre stato all'insegna di un'enorme, instancabile vitalità». «Durante l'anno più difficile della mia vita - quando mi sono ritrovato a fare l'artigliere da montagna a Belluno - le poche volte che mi hanno dato una licenza sul mangianastri della mia vecchia Opel girava sempre 'Dallà, l'album con 'Balla Balla Ballerinò, 'Il parco della lunà, 'La sera dei miracolì, 'Meri Luis', 'Carà e altre meraviglie. In uno stato emotivo come quello era incredibile l'effetto che mi facessero quelle canzoni. Parecchi anni fa, mi arriva una chiamata sul telefono. Io rispondo ed era proprio lui - ricorda il rocker.

Non c'eravamo mai sentiti prima. Mi dice 'Guarda, scusa se ti disturbo, ma avevo bisogno di dirti una cosa velocissima. Ho sentito la tua nuova canzone per radio e vedrai che con quella vendi settecentomila copiè. Io non feci neanche in tempo a ringraziarlo per la sorpresa che lui aveva già messo giù. Dentro di me pensavo 'See, settecentomila copie ma quando mai». La canzone, appena uscita, era Certe notti. Fra le tante cose che ammiro in lui c'è la sua anomalia. Lo classificano fra i cantautori ma è un'etichetta che non lo inquadra bene. Lui era ed è Lucio Dalla».

IL RICORDO DEGLI AMICI - «Non riesco a parlare, sono troppo distrutto dal dolore». Così Gaetano Curreri, leader degli Stadio. Fu proprio con il celebre tour Banana Republic di Dalla e Francesco De Gregori che nel 1979 partì anche l'apprendistato artistico di Curreri fino all'approdo agli Stadio. Via Twitter arriva anche il ricordo di Valentino Rossi: «Ho avuto la fortuna di conoscere Lucio Dalla qualche anno fa a Bologna, avevamo doppiato insieme un fumetto di Milo Manara. Disperato erotico stomp è una delle mie canzoni preferite. ciao Lucio».

È «un dolore grandissimo» quello di Pupi Avati, amico di Dalla da una vita. «Abbiamo interrotto le riprese - dice il regista bolognese dal set a Roma all'Esquilino della serie tv Un matrimonio - eravamo rimasti senza parole, veramente basiti». «Ci sentivamo quasi quotidianamente», dice Pupi addolorato. I due avevano lavorato varie volte insieme: «scrisse le musiche del Cuore grande delle ragazze e degli Amici del bar Margherita», ricorda Antonio Avati, «felice come un ragazzo al primo film quando nelle proiezioni pubbliche scattavano gli applausi».

Pupi e Antonio, in lacrime, vogliono ricordare l'amico Lucio «come un talento musicale grandissimo e un uomo buono e generoso che abbiamo avuto la fortuna di conoscere, frequentare, amare». «Sono stravolta», sono le prime parole di Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti, che ha la voce rotta per la notizia. «Lucio era un grande amico di Luciano - ricorda - Un grandissimo artista e un grandissimo uomo, con una sensibilità enorme. Che ha saputo starmi vicino nei momenti difficili».

Dalla e il maestro modenese hanno cantato insieme a tanti Pavarotti & Friends: si ricorda in particolare l'interpretazione del maestro di Caruso. «Non riesco a crederci», dice ancora Mantovani. «Non riesco a crederci - ripete anche Red Ronnie - Sto buttando per aria l'archivio per fare un omaggio a Lucio Dalla. Stasera live dalle 20 su Roxy Bar Tv quattro ore per lui». Si dice «sconvolto» anche Samuele Bersani: «Ho appena saputo di aver perso il mio grande maestro, un amico unico con cui potevo confrontarmi e imparare da oltre 20 anni - si legge su Facebook.

La sua poetica e la sua musica sono il vero motivo per cui da bambino ho scelto di voler fare il cantautore ed è grazie a Lucio se poi ho potuto sparare le mie prime cartucce». È commossa Silvia Evangelisti, la responsabile di Arte Fiera e grande amica di Lucio Dalla, che passa sotto la casa del cantautore e si ferma con i cronisti per un ricordo: «Lo conoscevo da quando avevo 14 anni, vi ricordate la canzone Disperato erotico stomp? Ed Eravamo con Bonelli a casa sua? Ecco, c'ero anch'io.

Non ho mai mancato un suo concerto, è un mio amico come di tantissimi a Bologna - racconta - sono stata centinaia di volte a casa sua. Lui diceva sempre "io sono di queste persone"», una dimostrazione che «era una persona straordinaria, un uomo di rara qualità umana, oltre che l'artista che tutti conoscevano». Luca Carboni ha deciso di rinviare il concerto di venerdì sera, in programma a Bologna al Numa: «Scusate il disagio, ma non me la sento». Lo comunica lo stesso Carboni su Twitter: «Scusate il disagio che vi creo - scrive - non me la sento. Il live è rinviato a venerdì 9 marzo». «Perdo un grande amico, un grande bolognese, che ha amato la nostra città e la sua squadra di calcio. - sono le parole del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini -

Gli abbiamo voluto bene, ma soprattutto ci ha fatto sognare e ci ha regalato degli attimi indimenticabili. Penso che siamo tutti più soli senza Lucio che, secondo me, è sempre stato un grande credente, per cui oggi una piccola preghiera per lui tutti noi dovremmo farla. Il suo rapporto con la politica? Disincantato, scettico, critico, ma mai distruttivo». Anche Romano Prodi è addolorato: «La notizia dell'improvvisa scomparsa di Lucio Dalla mi addolora profondamente. Ho goduto della sua amicizia e del suo affetto in questi anni bolognesi. Insieme abbiamo condiviso l'amore per Bologna, la città che per Lucio ha rappresentato, come per me, il luogo degli affetti e dell'accoglienza. La sua straordinaria creatività artistica ha arricchito tutti, sempre. È stato un anticonformista e anche per questo ci ha reso più ricchi. Mi mancherà e mancherà alla sua città».

DALLA TIFOSO ROSSOBLU' - Anche il Bologna Calcio, di cui Lucio Dalla era un grande sostenitore, spessissimo in tribuna al Dall'Ara, saluta il cantautore scomparso. Il presidente Albano Guaraldi, il presidente onorario Gianni Morandi, i tecnici, i giocatori, i dipendenti e i collaboratori del Bologna Fc, si legge sul sito del club, «ricordano commossi un grande amico e tifoso rossoblù, un bolognese vero, uno dei più grandi artisti che l'Italia abbia mai avuto». Anche il capitano rossoblù, Marco Di Vaio, ricorda Dalla: «Non c'è bisogno che sia io a dire quanto perde la musica italiana con la scomparsa di uno dei più grandi artisti della nostra tradizione canora mi piace invece ricordare l'unico incontro personale che ho avuto con lui: è successo di recente, circa un mese fa, al palazzo dello sport durante una partita della Virtus pallacanestro. Fu cordiale, gentile e disponibile e mi chiese tante cose del Bologna, dimostrando la passione di un tifoso vero per la nostra squadra. Fu un'emozione che mi porterò dentro per sempre».

IL MONDO DEL BASKET - «Ciao Lucio. Grazie per averci regalato la tua musica e la tua passione». Anche la Virtus Bologna, squadra di pallacanestro di cui il cantautore era tifosissimo, ricorda Lucio Dalla. Oltre alle presenze sugli spalti del Dall'Ara a sostenere il Bologna Calcio, fin dagli anni Settanta e Ottanta, Dalla era sempre seduto in parterre a seguire da abbonato le partite del club bianconero. Nelle interviste in cui parlava del suo amore per il basket, ironizzava anche sulla sua statura, dicendo che sarebbe stato comunque un ottimo playmaker.

IL PRESIDENTE NAPOLITANO - Perfino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, scrive una nota per ricordare Dalla: è stato «autore e voce forte e originale, che ha contribuito a rinnovare e a promuovere la canzone italiana nel mondo. È stato un artista amato da tanti italiani di diverse generazioni. E a me personalmente è caro il ricordo dei nostri incontri, e dell'ultimo, a Bologna, per una iniziativa di beneficenza, ritrovando in ogni occasione la schiettezza e delicatezza del suo tratto umano».

MESSAGGI DA TUTTA ITALIA - «Non posso pensare che la notizia della scomparsa di Lucio Dalla sia vera». Laura Pausini, romagnola e amica di Lucio Dalla, commenta così su Twitter la morte del cantautore bolognese. «È stato il primo artista italiano - ricorda - che mi vide cantare in un ristorante di Bologna quando avevo 8 anni. Non posso dimenticare la sua carezza sui miei capelli e le sue belle parole di incoraggiamento». «Ciao Lucio - è l'addio della Pausini al cantautore - per fortuna rimarrai con noi, con il tuo talento e con le tue idee buffe e innovative, ma soprattutto emozionanti». «Oh no dai no...non ci posso credere dai... davvero non posso crederci»: così Jovanotti su Twitter.

Un ricordo arriva anche dalla Puglia: «Un amico caro, un amico della Puglia e dei pugliesi. Rimarrai nei nostri cuori», scrive su Twitter il governatore Nichi Vendola. «Piango l'amico e l'immenso uomo del nostro tempo, Lucio Dalla», sono le parole di Bobo Craxi. Usa Twitter anche Gianfranco Fini, che posta il video della canzone Ciao e saluta il cantate scomparso utilizzando le sue stesse parole: «Ciao». Anche il leader della Cgil, Susanna Camusso, sceglie le parole di una sua canzone per l'ultimo saluto a Dalla: «Caro amico ti scrivo... Un sorriso, un fiore, una lacrima». Ricorda Dalla anche Eros Ramazzotti: «Non potrò mai dimenticare il suo telegramma al mio primo Sanremo, mi scrisse: "Olè".

Fu il primo messaggio e ne fui onorato, ci mancherà tanto la sua genialità, era un grande». Lo ricorda così Eugenio Finardi: «Lucio no, proprio non me l'aspettavo! L'avevo visto a Sanremo pochi giorni fa, sempre allegro, con quei suoi occhi da Elfo che sembravano guardarti dentro e sorridere di ciò che vedevano. Sembrava eterno. Mi ha fatto l'onore di suonare in due mie canzoni. Un uomo fiero, ironico, molto emiliano. Un grande musicista. Però questa brutta sorpresa non dovevi farcela Lucio! Buon viaggio, salutami Caruso».

E i Pooh: «Lucio è stato l'esempio più bello di chi ha saputo trasformare con leggerezza il proprio lavoro in un'arte. Lucio è stato amico e fratello di tutti quelli con cui ha lavorato, cantato o anche solo parlato. Sempre uguale a se stesso, sempre in equilibrio perfetto con una cultura acquisita e inventata strada facendo. Lucio è stato l'esempio più bello di chi ha saputo trasformare con leggerezza il proprio lavoro in un'arte. Lucio, con la sua continua voglia di stupire e la sua involontaria capacità di piacere al mondo!». «Francesco De Gregori - invece - non vuole fare dichiarazioni. Ha solo detto che è molto triste»: lo fa sapere Michele Mondella, che da 40 anni lavora al fianco di Lucio Dalla e di De Gregori, curandone la promozione e la comunicazione.

LE ISTITUZIONI LOCALI - Condoglianze arrivano dalla Provincia di Bologna e dal Comune. «Esprimo il mio profondo cordoglio e quello dell'Amministrazione comunale tutta per la scomparsa di Lucio Dalla - è la nota del sindaco, Virginio Merola - Indiscusso protagonista della musica italiana ed internazionale, musicista, compositore, attore e regista, ricordiamo Lucio Dalla per il suo straordinario talento, la sua creatività ed il suo genio senza eguali, orgoglio di Bologna nel mondo. Fondamentale il suo contributo nel percorso che ha portato Bologna ad ottenere il riconoscimento di Città Creativa della Musica UNESCO. All'artista e all'uomo va il pensiero e il ringraziamento di tutta la città, quella città, Bologna, che Lucio Dalla ha amato ed ha sempre portato nel cuore. Insieme ai familiari e agli amici l'Amministrazione è impegnata affinché la città possa ricordarlo al meglio». Anche il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia, ricorda Dalla: «Con sentimenti di profonda tristezza ho appreso la notizia della improvvisa scomparsa del grande Lucio Dalla, maestro e autore dal talento straordinario, la cui produzione e ricerca musicale sempre innovativa ha toccato in cinquanta anni di attività artistica tutti i generi musicali dal beat fino alla canzone melodica e d'autore».

L'UNIVERSITA' - Dalla aveva anche ricevuto una laurea ad honorem in Lettere all'Università di Bologna. «Per il Paese e tutto il mondo della cultura è un pezzo di storia che se ne va. Per la città di Bologna è una bandiera spezzata. Per l'Ateneo è la perdita di uno dei suoi più cari laureati. Per me, personalmente, è la scomparsa di un amico», lo ricorda così il rettore dell'Alma Mater, Ivano Dionigi.

UNA VITA CON LA MUSICA - Dal 1964, quando a a 21 anni incise il suo primo 45 giri fino all'ultimo Festival di Sanremo, dove è stato sul palco insieme al giovane cantautore Pierdavide Carone con il brano Nanì (del quale è stato anche co-autore), Dalla ha consacrato la sua vita alla musica. Entrando nell'olimpo della canzone italiana con pezzi come L'anno che verrà, Caro amico ti scrivo o Caruso, considerato il suo capolavoro.
 
A suonare, Lucio Dalla comincia fin da ragazzino. Dopo le prime incisioni, è il '66 l'anno del suo debutto a Sanremo con Paff...Bum. Dal 1974 al 1977 collabora con il poeta bolognese Roberto Roversi e i contenuti diventano civili. Nel 1977 diventa paroliere di se stesso: è il tempo di Com'è profondo il mare, poi nel '78 esce Lucio Dalla, con singoli come Anna e Marco e L'anno che verrà. È negli anni Ottanta che arriva il successo, di pubblico e di vendite. Prima la collaborazione con Francesco De Gregori nel tour Banana Republic alla fine degli anni Settanta, poi il disco Dalla. Il 1986 è l'anno di Dallamericaruso, che contiene Caruso. La canzone vende oltre otto milioni di copie, viene incisa in trenta versioni, tra cui anche una di Luciano Pavarotti.

Sul finire del decennio Dalla si lancia in un'altra collaborazione: nasce l'accoppiata con Gianni Morandi. L'album Dalla/Morandi, a cui segue una trionfale tournée. Nel 1990 presenta il brano Attenti al lupo e poi Cambio: il disco raggiunge quasi un milione e 400 mila copie vendute. Ciao - doppio disco di platino - esce nel 1999 e il singolo diventa il brano dell'estate di quell'anno. Il 2010 è l'anno del (trionfale) ritorno in tour con il collega e amico Francesco De Gregori. Nel 2012, due settimane fa, il ritorno sul palco di Sanremo.

I MILLE VOLTI DI DALLA - Dalla non è stato solo cantautore. É stato anche scopritore di talenti: a Bologna ha sede la sua etichetta discografica, Pressing S.r.l., che ha lanciato gli Stadio, Ron, Luca Carboni, Samuele Bersani e ha contribuito al rilancio di Morandi. Dalla è stato anche compositore di musica per film (per pellicole di Mario Monicelli, Michelangelo Antonioni, Carlo Verdone, Giacomo Campiotti, Michele Placido), ha aperto una galleria d'arte, sempre a Bologna, ha diretto orchestre sinfoniche, la prima con Pierino e il lupo di Prokofiev nel 1997.



Lucio Dalla, i fan sotto casa sua a Bologn


Lucio Dalla dipinto - Un graffito raffigurante il volto del cantante scomparso. È la nuova opera del writer napoletano Raffo, a Gianturco, periferia orientale della città


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Lucio Dalla, il ricordo della politica


L'ultima volta che Lucio scrisse per noi


Il 2 febbraio scorso Lucio Dalla scrisse per l’ultima volta per noi, un articolo sulla grande nevicata e sulle sensazioni che aveva suscitato in lui





Martedì notte sono uscito diverse volte in terrazza per godermi questa nevicata, per compiacermi di nuovo per questo grande spettacolo che avvolgeva il campanile di San Petronio e la città. Lo facevo anche da bambino, quando stavo sul davanzale con un bicchiere in mano per catturare i fiocchi e poi bermeli aggiungendoci un po’ di limone, ma d’altronde la neve è per tutte le età.

Mi ricordo di nevicate abbondantissime a Bologna, una in particolare nel novembre del ’77, quando tutta la città si bloccò. Io andai al palazzo a vedere la Virtus (al Comunale invece si giocò proprio Bologna-Fiorentina: 0-1), l’arbitro non riuscì a raggiungere la città e così fu sostituito al volo da un collega.

La neve di queste ore però mi suggerisce anche altri pensieri: in questo mondo abbastanza appiattito, con questa scorza un po’ melmosa, con tante cose che ci passano sopra la testa e che ormai metabolizziamo quasi senza accorgercene, questa semplice, bellissima e anomala nevicata assume una personalità particolare: un fenomeno naturale che ci fa riflettere, più di tante cose che vediamo in tv o intorno a noi. Io le do significati ondivaghi: il piacere e il turbamento perché non più abituati (come un tempo) a vederla scendere e l’idea di un ciclo che si apre o si chiude, un cerchio magico e/o esoterico, che ci fa riflettere non con la logica ma con l'ipersensibilità.

La neve è una certezza sulla ripetitività delle cose e ci lascia il dubbio sul suo significato: cosa ci vuole dire il cielo? I problemi che crea sono niente rispetto alle sensazioni che ci dà. È fenomeno ipnotico che ti collega con la memoria, in questo caso misteriosa, e ci riporta all’elemento forte e grande della natura. La neve è bella e io la festeggio.


Quando Lucio mi diceva: «La morte è solo la fine del primo atto»


BOLOGNA - In moltissimi mi hanno chiesto «Qual è l’ultima volta che hai incontrato Lucio?». Non ho saputo rispondere. Perché per me era normale incontrarlo. Lui era una persona normale e potrebbe sembrare strano usare un concetto simile per un artista che è invece stato unico. Irripetibile. La semplicità della sua persona contrastava molto spesso con la complessità della sua arte. Tutto ciò è sempre stato un paradosso, che ha caratterizzato però il suo percorso.

L’arte l’ha sempre minimizzata, l’ha portata con una disinvoltura disarmante. Lucio ripeteva che «la morte era solo la fine del primo atto». E con questo primo atto se ne va uno dei tomi più importanti della storia della musica. Ma nelle sue canzoni c’è — passatemi la definizione — quel senso di eternità che ti fa dire che non è scomparso. Che c’è. Che esiste. Mi ha colpito molto una frase letta su Twitter: «Dire che non c’è più Lucio Dalla è come se mi dicessero che sono sparite le Due Torri».

Ecco, Lucio è Bologna. Non ha mai fatto la star, viveva in centro, era normalissimo vederlo in giro. Lui la sua città non l’ha mai lasciata. Non l’ha mai tradita. E l’ha cantata in mirabili canzoni. Lucio Dalla è Bologna. In molti dicono che Morandi è Bologna, ma lui è Monghidoro, così come Vasco è Zocca, Guccini è Pavana. Dalla, chissà, forse è morto in Svizzera per non far pesare il suo addio sulla città, che ha vissuto fino dentro alle sue viscere.

Era il bolognese globale. Andava a mangiare da Vito e da Cesari ma portava anche la sua città nel mondo con le parole delle sue canzoni. L’ho incontrato e frequentato per tanti anni. Abbiamo fatto molte cose insieme, ma una mi è rimasta profondamente impressa. Erano gli anni del disco «Henna». E lui mi fece fare la cosa più «rivoluzionaria» che abbia mia fatto. Lo invitai in televisione al Roxy Bar e lui mi disse: «Vengo, mi porto la registrazione della canzone, ma la facciamo ascoltare però a schermo spento». Buio, nero per raccontare l’universo scuro di quella canzone. Per fare emergere la potenza di quel testo, attuale in ogni epoca storica, dal Medio Evo al futuro. Mi rifiuto di pensare alla morte di Lucio come a un evento «tragico». Semplicemente perché mi piace pensare che, come diceva lui, questa infondo è soltanto la fine del primo atto.

Lucio Dalla e il basket, amore senza fine


Tifosissimo della Virtus, era competente appassionato. «Sono un grande playmaker, ma mi frega l’altezza»

Dalla in versione basket
Dalla in versione basket


BOLOGNA - «Sono il più grande playmaker di sempre, ma mi frega l’altezza». Lucio Dalla ironizzava spesso sulla sua statura, sottolineando però il suo talento. Non solo musicale. A Bologna è infatti noto per la sua passione per la pallacanestro, che l’ha visto per decenni in prima fila a seguire le partite della Virtus, la sua squadra del cuore fin dall’infanzia. «Il basket, a differenza di altri sport, ogni venti secondi ti regala un’emozione». E per un artista straordinario come lui il binomio era perfetto, sebbene abbia sempre preferito tenere le sue grandi passioni – musica e canestri – separate.

«AMICO DEL BASKET ITALIANO» - Era tale il suo amore per il gioco e per lo spettacolo, che un campionato sperduto nella nebbia dei tempi lo vide protagonista anche sugli spalti dell’allora «Mercury Bologna», rivale storica della «sua» Virtus. «Loro fanno spettacolo quest’anno, quindi vado a vederli», diceva nelle interviste. E già negli anni Settanta era un forte sostenitore del «basket italiano», che proprio in quel periodo stava aprendo le frontiere agli americani. «Sono amico dei giocatori italiani, non voglio perdano il posto. Sono favorevole agli stranieri ma solo se sono giocatori di qualità» raccontò al mensile «Giganti del Basket».

I PERSONAGGI DEL BASKET - Conosceva tutti. Era amico dell’avvocato Gigi Porelli, mitico presidente delle V Nere, frequentava i vari campioni da McMillian a Villalta, passando per il coach Dan Peterson e finendo a Sasha Danilovic – una prefazione di Lucio Dalla, «La rondine coi jeans», compare nel libro che racconta la storia bolognese dell’asso serbo – ma senza dimenticare gli eroi avversari come il «barone» Gary Schull. Il volto più noto del parterre del palasport di Piazza Azzarita era sempre Lucio Dalla. Persino gli avversari in trasferta si facevano fotografare con lui. E ancora, prima della partecipazione al Festival di Sanremo, era alla Unipol Arena per assistere al match tra la Canadian Solar e il Montepaschi Siena.

I CONCERTI E LE PARTITE - D’altronde Lucio era soprattutto un innamorato del basket. Compose la sigla che per anni introduceva il collegamento in diretta dai campi della Rai. E costruiva con grande attenzione il calendario dei suoi concerti per far coincidere ogni tappa con una gara fuori casa della Virtus Bologna. «Ma a maggio, nel periodo dei playoff, non prendo mai impegni» precisava con solerzia.

DALLA A CANESTRO - È stato protagonista di anni irripetibili per Bologna, nota come «Basket City», chiusi con la grandeur delle Final Four di Eurolega – la Champions League del basket – ospitate sotto le Due Torri nel 2002, di cui Dalla fu promotore. Dietro le quinte, era giocatore con gli amici e allenatore per hobby. «Ho anche inventato uno schema di gioco, poi ho scoperto che lo utilizzavano nei college americani». Questo era Lucio Dalla, fuoriclasse anche dei canestri.

Daniele Labanti
twitter @tripke_corriere


Sull'eredità il mistero del testamento


Patrimonio da decine di milioni di euro che potrebbe finire a lontani cugini


MONTREUX (Svizzera) - E già è tempo obbligato e terribilmente umano della caccia a misteriosi numeri e segreti conti, della ricerca di poco poetici atti ufficiali e pesanti timbri notarili che scacciano le note dagli spartiti. Mancano parenti stretti qui in Svizzera, perché non ce ne sono - si racconta soltanto di lontani cugini - e soprattutto perché la vera famiglia di Lucio Dalla è comunque al completo. L'avvocato Eugenio D'Andrea, il manager Bruno Sconocchia, l'amico più fidato Marco Alemanno.

Tre uomini, tre macchine che dalla camera mortuaria di Losanna in rue Saint Roch - stradina stretta e in pendenza, morsa dall'ombra - andranno a Bologna insieme al carro funebre. Sentite, ma dov'è il testamento? A quanto ammonta e a chi andrà l'eredità? Le case, le opere d'arte, i terreni, le società, la partita grassa dei diritti d'autore. Sono decine di milioni di euro. Allora, dov'è il testamento? Non sappiamo, ripetono i tre anche sfidando le gallerie che portano via il segnale dei cellulari. E poi comunque, aggiungono, non è questo il punto. Non è questa la vera eredità che interessava a Lucio. Era la Fondazione pronta a sbocciare e adesso paralizzata.

Andiamo per ordine partendo ovviamente da Bologna, città natale, e da via Massimo d'Azeglio. Al civico 15 Dalla possedeva come unico proprietario un seminterrato, e il primo, secondo, terzo, quarto piano. La casa di Lucio Dalla. Una casa-museo. Quasi tremila metri quadrati di superficie e di creazione, di vita, di magia. Gli artisti presenti, amatissimi, sono Aspertini, Berruti, Kounellis, Paladino. Quadri. Sculture. Statue. Installazioni. Forse avrebbe ospitato, la casa-museo, la sede della Fondazione Lucio Dalla. Ci lavorava da un pezzo, con D'Andrea, Sconocchia e Alemanno.

Farò un regalo a Bologna, diceva, così la smetteranno, per la miseria, di darle della città spenta, smorta, impigrita. La Fondazione era un progetto avviato, in dirittura d'arrivo. Definito il programma e costruita l'architettura, non restavano che le mosse burocratiche: la stesura definitiva dello statuto, le firme dal notaio, la sua presentazione ufficiale. Sarebbe dovuta essere, sarà un laboratorio per la musica e le arti, per lanciare i giovani - un pallino di Dalla - e per riscoprire talenti dimenticati. «Non so, ora, senza Lucio» dice D'Andrea.

Magari si scoprirà che aveva lasciato precise indicazioni. Che magari verranno, perché no?, trovate con un testamento segreto. «Non era tipo», giura chi lo conosce, «da pensare a un testamento, a un elenco dei beni materiali, a sommare le sue ricchezze». Vero. Però Dalla era anche una persona abituata a stupire. Non c'è solamente Bologna. A frugare nelle banche dati catastali - un esercizio odioso primo perché parliamo di Dalla e secondo perché ancora non è stato sepolto, ringhia un amico - troviamo la proprietà di 3 fabbricati e 6 terreni in provincia di Catania, di 3 fabbricati e altrettanti terreni dalle parti di Foggia (con villa e studio di registrazione alle isole Tremiti), di un terreno in Abruzzo. Interrogando la Camera di commercio Lucio Dalla è il consigliere della società Assistime spa e socio unico-presidente del consiglio d'amministrazione della Pressing Line srl. La Assistime si occupa dell'edizione di registrazioni sonore mentre la Pressing Line è attiva nella concessione dei diritti d'autore. Entrambe le società fatturano bene e non hanno passivi oppure pagamenti scoperti.

Malinconici immigrati veneti e siciliani risalgono rue Saint Roch con le borse della spesa. Chiedono quanti anni aveva Lucio Dalla, quando lo riporteranno in Italia, cosa gli è successo per davvero, poverino. Non scattano foto con i cellulari, se hanno fiori da deporre è per puro caso. Il padrone delle pompe funebri deve aver addestrato per bene i dipendenti a uso telecamera, loro escono impettiti, esageratamente teatrali. C'è un signore messinese fra gli immigrati innamorati di Lucio, si chiama Salvatore Genta, ha 69 anni, la stessa età che domani avrebbe avuto Dalla. Il signor Salvatore si pianta ritto come una sentinella, a difesa (non richiesta) del carro funebre che sta per partire. Si era presentato così: «Piacere, di mestiere sono un vagabondo».

Andrea Galli




Caro Ingroia, contro la mafia ho fatto più io di voi giudici

di -

L'ex sindaco di Salemi scrive al procuratore aggiunto di Palermo che lo aveva attaccato: "Mi vergogno del pensiero che lei esprime contro l'Italia"


Mi ascolti bene, caro dottor Ingroia, io vorrei che lei non avesse mai scritto la sua nota ingiusta sulla città di Salemi. Io mi vergogno del pensiero che lei esprime contro la Sicilia e contro l'Italia.


Lei si muove sul terreno scivoloso della «apparente contraddizione tra integrale applicazione della cultura delle regole e principio di democrazia». Io non glielo consento se questo le impone di alterare la realtà. E dunque, allora, la esorto a non umiliare la parola «cultura» con il grammaticale collegamento a regole arbitrariamente stabilite in duri e difficili tempi di emergenza. La «cultura» è, nelle sue espressioni di anche arbitraria libertà, l'opposto delle «regole». La coscienza dei cittadini e la libertà del pensiero, non «la cultura delle regole», hanno cambiato le realtà amministrative siciliane negli ultimi vent'anni. E, ancor più, il pentitismo, non quello truccato e postumo della grottesca esaltazione del figlio di Ciancimino, la cui psicologia di mitomane, anche pericoloso, ha ben individuato, in contrasto con lei, il procuratore Lari; ma quello che ha cancellato l'omertà e la paura. E quest'aria si respira oggi in Sicilia, fuori dai vostri ambienti.

In questo senso il tanto che la mia amministrazione ha fatto a Salemi, e che è documentato, ha rappresentato un superamento della falsificazione della lotta tra mafia-antimafia, tra guardie e ladri. Io sono venuto e ho trasformato la cultura di Salemi, come sa tutto il mondo e come mi ha riconosciuto il ministro dell'Interno Cancellieri. Non accetterò che Salemi debba essere precipitata in un passato morto e sepolto anche grazie ai suoi teoremi. I mafiosi ci sono, certamente, ma la mafia organizzata, a Salemi soprattutto, non c'è più; così come ci sono sicuramente i nazisti, ma non c'è più il nazismo, e perseguirli quando non sono al potere è cosa diversa che abbattere il nazismo. Io parlo a ragion veduta da vittima non della mafia ma di magistrati che osarono incriminarmi in Calabria, con ridicole menzogne, per essere poi smentiti dal procuratore Vigna che archiviò quella inchiesta. Ma i suoi colleghi calabresi obbedivano alla teoria immobilistica (solo a parole smentita) che chiunque si candidi in Calabria deve fare i conti con la mafia. Non fu così allora, e non è stato così a Salemi.

Nessuno dei dodici consiglieri può, in alcun modo e neanche lontanamente, essere avvicinato alla mafia, se non per consentire ragionamenti come i suoi che, per rendere credibili le sue congetture, parla di «accertata infiltrazione mafiosa». Ma accertata dove, come, da chi? E riconosca, alla luce dei processi contro esponenti delle Forze dell'Ordine, che nelle istituzioni possono esservi bugiardi e traditori che mistificano la realtà e inventano reati e criminali che non ci sono. Tutti i miei assessori, e il vicesindaco in particolare, sono al di sopra di ogni sospetto. Né si può immaginare che la capacità di influenza politica esercitata, a destra e a sinistra, in una società possa essere scambiata per l'espressione di «varie articolazioni di Cosa Nostra, che dimostrano un'efficiente capacità di controllare intere comunità, drogandone dunque il consenso che, sotto tale profilo, è libero solo in apparenza».

È inaudito che ci si possa volere stabilire chi ha titolo e chi non lo ha a prendere voti puliti. Lei capirà bene che l'unico risultato di queste inchieste è che io me ne sono andato per non sottostare alla violenza di un'azione antimafia prepotente. Nella città dove ho voluto il Museo della Mafia si è colpito un metodo (che è anche un modello) non omogeneo alla vostra cristallizzata visione. A Salemi la mafia è fossile. La si immagina viva solo per alimentare l'antimafia. Quello che è avvenuto a Salemi non può in alcun modo essere definito «fallimento della politica», ma fallimento dell'azione giudiziaria che reclama «codici etici». Ma quali codici etici ? Sarà etica la vostra ? Torni a leggere Benedetto Croce che nel volume «Etica e politica» scrive con grande chiarezza: «Il vero politico onesto è il politico capace».

Si può dire lo stesso del magistrato. Ma ammesso che voi, lei e i suoi colleghi siate capaci, è assolutamente evidente che agite in nome di un mandato taumaturgico e, d'altra parte, lei, a un parlamentare che ha conosciuto il 41 bis, e che lo aveva fortemente voluto negli anni dell'emergenza (mi riferisco a Calogero Mannino), rimprovera di avere tentato di attenuarlo. E cosa vuol dire ? Che un parlamentare non può chiedere che venga cambiata una legge ? Non è suo diritto ? In cinquantadue parlamentari, nel 1993, con Pannella, Taradash, Biondi, Maiolo e altri di cui mi onoro di aver condiviso le idee, proponemmo una legge per cancellare il 41 bis, in nome di diritti umani che sono gli stessi evocati per Guantanamo.

I nostri nomi furono messi all'indice in prima pagina della Repubblica. Lei merita una sola risposta, quella che le mie dimissioni indicano: che nessuna persona che creda ai valori della cultura e non a quelli della repressione e del totalitarismo giudiziario, si candidi in Sicilia (che lei si ostina a chiamare, manicheisticamente, «terra di mafia»; ed è oggi purtroppo quasi soltanto terra di «professionisti dell'antimafia»).




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Gang cinesi in lotta per contendersi la «piazza» di Milano, 24 arresti

Corriere della sera

I giovanissimi, tra cui anche ragazze, gestivano lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione


L'operazione contro le gang MILANO - Nuovo duro colpo alle bande criminali composte da giovani cinesi che, con metodi tipicamente mafiosi, imponevano il controllo sulla «piazza» di Milano, la più ambita d'Italia, contendendosela con altre gang a suon di accoltellamenti e tentati omicidi. I carabinieri della seconda sezione del Nucleo Investigativo hanno eseguito nella notte 24 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip Claudia Gentili su richiesta del pm Bruna Albertini, nei confronti di giovani cinesi tra i 17 e i 19 anni, tra cui anche alcune ragazze, accusati a vario titolo di associazione per delinquere a scopo di estorsione, rapina, sfruttamento della prostituzione, gioco d’azzardo e spaccio di droga.

IL PIZZO - Questi giovani di seconda o terza generazione -riconoscibili da ciuffo, tatuaggi e machete - non si identificano più nei valori della madre patria e hanno adottato a modello i sistemi della mafia italiana in un’escalation di episodi sempre più violenti. Devastavano letteralmente negozi ed esercizi commerciali di ogni tipo, tutti a gestione cinese nel quartiere Sarpi, per ottenere il pizzo dai proprietari. Lo stesso facevano nei confronti delle abitazioni in cui si esercita la prostituzione cinese, che in alcuni casi sfruttavano e gestivano fino a organizzare l’aborto per le giovani che restavano incinte. Il tutto, in una lotta all’ultimo sangue tra tre diversi gruppi per imporsi su Milano, la «piazza» che garantiva il maggior indotto.




I PROFITTI - I guadagni erano ingenti, se si considera che i militari hanno sequestrato complessivamente 106mila euro tra titoli e contanti, tanto da permettersi, proprio come avviene per le più imponenti organizzazioni italiane, di pagare le spese legali degli affiliati arrestati. Il resto veniva utilizzato per pagare gli affitti degli appartamenti in cui i giovani vivevano spesso insieme e lontano dai genitori, o per sostenere le spese della banda.

I REATI - L’operazione «China Blue», scattata nel 2009, ha portato nel tempo all’arresto di oltre un centinaio di giovani cinesi, compresi i 24 di giovedì notte, per un totale di 32 episodi di estorsione e rapine, tre tentati omicidi, una quindicina di pestaggi e al sequestro di oltre 100 coltelli, una pistola semiautomatica, 150 grammi di ketamina e 400 pastiglie di ecstasy. Dalle indagini è emerso anche un ruolo sempre più incisivo delle ragazze nelle bande, fatto che secondo gli investigatori riflette l'emancipazione crescente delle donne in Cina.

LE BANDE - L’indagine aveva portato alla luce l’esistenza di tre sodalizi. La più potente, almeno agli inizi, era quella di Brescia, guidata dal giovane Ai Zi, che si era alleata con quella milanese in contrapposizione alla gang torinese facente capo a Hu Suinhao, appoggiato anche dall’esponente di Prato, Jin Wu. La forza delle due formazioni alleate si misurava nel controllo di una discoteca di viale Papiniano, dove, il 16 giugno del 2009, si era assistito a una vera e propria rappresaglia. In quella occasione erano stati fermati quattro componenti torinesi armati di coltelli e pistola. La situazione, da quel momento, aveva iniziato a degenerare, con tanto di mercenari pagati anche più di mille euro per partecipare a una spedizione punitiva. L’alleanza tra i gruppi di Brescia e Milano, quest’ultimo passato recentemente alla guida di Lau Tu, si era poi sciolta, rendendo ancora più violenta la guerra tra organizzazioni per coprire il vuoto creato dagli arresti eseguiti via via dai carabinieri. Dei 24 arrestati, una buona parte è stata raggiunta a Milano, il resto tra Torino, Cremona, Frosinone, Genova, Teramo, Arona e Novara.

Redazione Milano online
2 marzo 2012 | 14:51

Io vittima degli usurai, vivo nel terrore ma sono pronto al suicidio se non mi ascoltate»

Corriere della sera

Scappato al Nord Italia per sfuggire alla vendetta dei mafiosi denuncia di essere stato abbandonato dalle istituzioni


MILANO – «Invierò questa lettera a tutti i giornali e se entro dieci giorni nessuno mi darà ascolto mi ucciderò». Si chiude così la lunga lettera di un ragazzo di 27 anni rimasto intrappolato nelle maglie di usura e mafia. Un giovane siciliano che oggi vive nel terrore, con la compagna e una bambina di due anni, in una città del Nord Italia. Dal suo paese è dovuto scappare perché le persone che ha denunciato gliel’hanno giurata: vogliono vederlo morto.


GLI ERRORI DI GIOVANNI - Una storia complicata quella di (lo chiameremo) Giovanni che alle spalle ha una vita difficile che lo ha portato, come ammette lui stesso, a commettere «molti errori» finendo anche in carcere. Ad un certo punto entrano in scena gli usurai ai quali si rivolge per un prestito di appena 3.000 euro necessari per avviare una piccola attività commerciale. Cominciano a maturare interessi di oltre il 200% e il giovane entra irrimediabilmente in un tunnel dal quale non verrà più fuori. Ma la paura scatta quando viene preso di mira anche il padre, sequestrato e minacciato di morte dopo la rapina in casa di un politico locale. Alcuni mafiosi del paesino della Sicilia in cui vivono lo ritengono coinvolto nel colpo e per questo lo minacciato per avere indietro la refurtiva.

IN FUGA DALLA SICILIA - Dopo le minacce padre e figlio decidono di collaborare con le forze dell’ordine e fanno i nomi di mafiosi, aguzzini ed usurai. Ma da quel momento per loro la vita si fa impossibile. Temono di essere uccisi e per questo in gran fretta decidono di lasciare la Sicilia. «Mio padre è scappato all'estero e io al Nord Italia senza neppure prendere un cambio dei vestiti, eravamo certi che ci avrebbero uccisi – racconta il giovane nella sua lettera - ma da sei mesi a questa parte continuo a vivere nel terrore perché ricevo ancora minacce di morte al telefonino. Io e la mia famiglia siamo in pericolo di vita, questi mafiosi non mollano e continuano a darci la caccia anche fuori dalla Sicilia. Temo che primo o poi ci troveranno».

LE INDAGINI - Purtroppo la storia raccontata da questo ragazzo è drammaticamente vera, almeno in tutta la parte relativa all'usura e alle minacce di morte che lo hanno spinto a scappare dalla Sicilia. Le persone che ha denunciato presto potrebbero finire al centro delle indagini avviate da magistrati e forze dell’ordine. Resta il drammatico appello di un giovane di 27 anni che teme di essere ucciso dai suoi aguzzini e che ritiene di poter essere più al sicuro se i giornali si occuperanno del suo caso.

Alfio Sciacca
2 marzo 2012 (modifica il 3 marzo 2012)

Londra, resta aperta la Chiesa per gay, trans e lesbiche

Il Messaggero


di Franca Giansoldati


ROMA - In Warwick Street, a Londra, nella parrocchia cattolica di Nostra Signora, gay, lesbiche e trans continueranno ad essere di casa. La pastorale dedicata alle persone omosessuali proseguirà senza scossoni. Sono cinque anni che in questa chiesetta di mattoni rossi vengono celebrate le cosiddette “messe di Soho”, dal nome del quartiere londinese. Sono aperte ai gay cattolici di tutto il Regno Unito ma fanno enormemente storcere il naso a Roma. Alcuni, addirittura, le giudicano sacrileghe. Ad introdurle fu l’ex arcivescovo di Westminster, cardinale Murphy O’Cormac cinque anni fa, per mostrare il volto di una Chiesa amorevole, accogliente e inclusiva. Due giorni fa sono state riconfermate dal suo successore, l’arcivescovo Vincent Nichols. In un comunicato ufficiale il prelato «riafferma l’intenzione e lo scopo di quella pastorale». Ad indurre Nichols a far sentire la sua voce e riconfermarle è stata una nuova ondata di critiche, dopo che su Youtube è apparso un video in cui si vedono fedeli in preghiera durante una delle Soho Masses.


Davanti alla statua lignea della Madonna ogni giorno transessuali, lesbiche, travestiti, drag queen si inginocchiano e pregano. L’intervento di Nichols se da una parte aveva lo scopo di rassicurare i cattolici omosessuali sul fatto che la loro parrocchia non verrà toccata, dall’altra è servito a ribadire a chi grida al sacrilegio che quelle celebrazioni liturgiche sono pienamente ortodosse e avvengono nel pieno rispetto di tutte le regole vigenti. «Visto che ci avviciniamo al quinto anniversario dell’introduzione di questa pastorale dedicata ai fedeli omosessuali, penso sia importante ribadire la validità di questa pastorale. Penso, inoltre, che sia importante richiamare e studiare ancora le linee guida che furono fatte dal cardinale Hume nel 1997».


Il documento cui fa riferimento parla della dignità di ogni persona creata da Dio, della validità dei principi morali sulla castità e gli insegnamenti della Chiesa relativi alla morale sessuale. Insomma, il Catechismo della Chiesa Cattolica vale chiaramente anche per i gay cattolici, e le Soho Masses non sono teatro di nessun tipo di amnistia morale. Con buona pace dei critici le Tavole della Legge vengono fatte rispettare anche ai fedeli gay, ai quali la Chiesa chiede una conversione di vita, nel rispetto del loro orientamento sessuale. «In considerazione alle circostanze in cui vengono celebrate queste messe, assicuro che lo scopo resta quello del rispetto e che non creano nessun tipo di confusione a proposito degli insegnamenti positivi della Chiesa in merito alla sessualità umana o agli imperativi morali del Magistero» ha aggiunto l’arcivescovo di Westminster che, a corredo di questa annotazione, rileva di come nel Catechismo della Chiesa Cattolica il termine «omosessuale» venga affrontato positivamente.


La Chiesa pur rifiutando di parlare di LGTB - acronimo che sta per lesbiche, gay, bisessuali e trans gender - «rifiuta di catalogare le persone come eterosessuali e omosessuali, semmai insiste sul fatto che ogni persona ha una sua fondamentale identità, che è una creatura di Dio e, nella grazia, è figlio ed erede di eterna vita». La pastorale che viene fatta in questa parrocchia londinese sta producendo buoni frutti. Nell’arco di cinque anni, pian piano, ha fatto riavvicinare alla Chiesa un notevole numero di omosessuali cattolici. I gruppi gay che nel frattempo si sono creati ringraziano per averli inclusi e per aver fatto trovare loro «un posto alla mensa del Signore riconoscendo dignità e amore». In Italia la notizia è rimbalzata immediatamente. I gay cattolici che fanno capo al sito www.Gionata.org ne parleranno al loro primo congresso che si svolgerà ad Albano dal 31 marzo al 2 aprile.

Venerdì 02 Marzo
2012 - 16:36    Ultimo aggiornamento: 16:39



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Quel nostro antenato che morì di freddo

Corriere della sera

Una nuova teoria sulla scomparsa dell'uomo di Neanderthal: il suo Dna dimostra che era meno resistente al clima



MILANO - Che fine fecero i nostri cugini neandertaliani vissuti a lungo in Europa prima di noi? Ora scrutando nel Dna estratto nei resti fossilizzati di 13 uomini vissuti tra l’Europa e l’Asia in un periodo tra 100 mila e 35 mila anni fa, ricercatori svedesi e spagnoli sono riusciti a precisare che cosa accadde ai lontani parenti. Esattamente 50 mila anni fa la maggior parte di loro si estinse dalla scena europea, quindi migliaia di anni prima che i nostri antenati Homo sapiens arrivassero dall’Africa. Un piccolo gruppo, però, riuscì a sopravvivere per altri 10 mila anni rifugiandosi verso l’ovest europeo. Poi la specie scomparve definitivamente.

Un teschio di uomo di Neanderthal
«Il fatto che questi remoti primitivi fossero quasi estinti, che recuperassero in extremis e che tutto ciò succedesse prima di un possibile contatto con gli umani moderni è una sorpresa — ammette Love Dalén del Museo di storia naturale di Stoccolma —. Anche perché dimostra come quella specie fosse molto più sensibile e vulnerabile ai cambiamenti climatici in corso nel periodo conclusivo dell’ultima era glaciale rispetto a quanto si era pensato finora». La prova della debolezza sarebbe nascosta proprio nel Dna esaminato e appartenente all’ultimo gruppo emigrato ad ovest il quale presenta minori variazioni genetiche rispetto agli altri vissuti in precedenza in zone diverse.

L'arcata dentaria
L’uomo di Neanderthal era così battezzato perché le sue prime tracce vennero trovate da Johann Fuhlrott nel 1856 in una grotta di Feldhofer nella valle di Neander, in Germania. Ricostruendone la storia si stabilì la sua presenza già oltre centomila anni fa e sino a circa 40 mila anni fa. E qui è nato l’enigma scientifico al quale i paleontologi cercano di trovare risposta, soprattutto per quanto riguarda la sua fine. Intanto è dato ormai sicuro che tra la loro specie e la nostra ci sia stata un’ibridazione, prima esclusa, perché parte del loro materiale genetico è stato trovato anche nel nostro Dna. Poi si aggiungeva che la scomparsa fosse dovuta ad una eccessiva specializzazione e che il confronto con l’uomo moderno lo abbia visto perdente. Adesso la causa prevalente pare invece legata al cambiamento climatico, come spiegano i ricercatori sulla rivista Molecular Biology and Evolution. Neanderthal lavorava le pelli e le usava per vestirsi unendole con fermagli d’osso: una prova, questa, di una certa abilità tecnica.


Giovanni Caprara

3 marzo 2012 | 8:00



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Tutti gli anziani in crociera Il conto lo paga il Comune

Corriere della sera

«Pronti 35 mila euro». L'idea del sindaco di Comitini (Agrigento)



ComitiniComitini

Se qualche lettore di buon cuore passasse per Comitini, avverta quel paesino siciliano che il governo Monti ha varato una manovra da lacrime e sangue, le imprese chiudono, siamo in piena recessione e abbiamo sfiorato il crac: non lo sanno. O almeno non lo sa il sindaco, che in questi mesi di vacche magrissime regala a vecchi e piccini, alla vigilia delle elezioni, una settimana di crociera.

Comitini non è un paese qualunque. Dopo essere stato «lanciato» dal Corriere della Sera e fatto poi conoscere ai telespettatori da Michele Santoro, qualche mese fa è finito in prima pagina sul New York Times come contrada simbolo della cattiva politica e del sistema clientelare italiano: pur essendo stato svuotato dall'emigrazione e ormai ridotto 960 anime, infatti, ha 65 dipendenti comunali. Uno ogni 14 abitanti.

A colpire Rachel Donadio, all'arrivo sulla piazza del paesino a pochi chilometri da Agrigento, fu la prima immagine: due dei nove (nove!) vigili urbani che, anziché smistare il traffico, inesistente, se ne stavano seduti al bar a bere un aperitivo. Stando lì, le spiegarono, lavoravano: «Lavori come questi mantengono viva la città - si giustifica Caterina Valenti, uno degli ausiliari al traffico che guadagna circa 800 euro al mese per un lavoro di 20 ore alla settimana -. «Vedi, stiamo seduti qui al bar e aiutiamo l'economia locale». Prosit.

In chiesa stavano celebrando un matrimonio e l'inviata del giornale americano fece notare ai due che, mentre sorseggiavano l'analcolico, c'erano delle auto parcheggiate dove era vietato. Le risposero distrattamente facendo spallucce: «Evitiamo di multarli. Qui ci conosciamo un po' tutti, è una città così piccola...». Avrebbe raccontato la giornalista: «A New York non ci volevano credere».

Il sindaco di Comitini, Nino Contino
Letto l'articolo, Massimo Giletti invitò il sindaco, Nino Contino, all'«Arena» di «Domenica in». Dove spiegò: «So bene che 65 lavoratori comunali in una città di poco meno di mille abitanti sono molti. Ma se non gli avessimo offerto un lavoro, queste persone sarebbero emigrate, magari in America. Avremmo sessanta persone e sessanta famiglie che cercano un'occupazione altrove». E poi, che gli importa della spesa? «La città non li paga: sono lo Stato e la Regione che lo fanno. I dipendenti sono pagati solo per il 10% dal Comune». Peggio il rattoppo del buco.

Fatti i conti, se tutti i comuni italiani seguissero la strategia economica «rooseveltian-girgentina» di Nino Contino (che già aveva riassunto il suo pensiero ad «AnnoZero» dicendo che se avesse potuto di assunzioni ne avrebbe fatte altre ancora perché «zucchero non guasta bevanda») avremmo 4 milioni e 285 mila dipendenti comunali. E da chi li faremmo mantenere: dai tedeschi e dai finlandesi? Ma l'industrioso sindaco di Comitini eletto alla testa di una lista di centrodestra, come dicevamo, si è inventato ora un altro modo per mungere alle generose mammelle della Regione e dello Stato. E poiché tra poche settimane ci sono le elezioni amministrative, ha avuto una bella pensata. Sistemare i tombini? Controllare i lampioni? Tappare qualche buco sulle strade?

No: mandare in crociera un po' di anziani compaesani e i ragazzi della III media. Vi chiederete: a parte l'assurdità con questi chiari di luna di spendere soldi non per il pane ma per i circenses, non sarà un momento sbagliato per donare proprio una crociera? Ma lui tira diritto. Dice di essere riuscito a recuperare 35.000 euro dall'assessorato autonomie locali e funzione pubblica della Regione e a quella somma aggiungerà un 20 percento di fondi comunali. Così da offrire a una trentina di vecchi, grazie a un mega sconto, la possibilità di passare otto giorni serviti e riveriti su una nave Msc, lungo un itinerario mediterraneo che partendo dall'Italia toccherà la Tunisia, la Spagna, la Francia.

«Si tratta della prima tappa», ha spiegato ai giornali locali, «di un progetto portato avanti in favore degli anziani. Un progetto lungo un anno che prevede oltre alla crociera anche delle altre escursioni in luoghi della Sicilia, momenti di animazione e intrattenimento e un ciclo di incontri tematici importantissimi perché focalizzati sulle patologie della senilità come infarto, diabete, tumore alla mammella».

E i picciliddri? Niente per i picciliddri? Tranquilli: il buon sindaco ha pensato anche a loro. Decidendo di regalare la crociera anche ai 14 scolaretti (e a un loro insegnante accompagnatore, si capisce) della terza media: «È un modo per festeggiare il loro primo traguardo e non potevamo che farlo approfittando di questa opportunità economica legata alla crociera».

L'importante, si capisce, è che non se ne accorgano Mario Monti e Vittorio Grilli e il ragioniere generale dello Stato e la Corte dei Conti e tutti i tirchi che in questi mesi stanno cercando di rosicchiare euro sull'euro per contenere gli sprechi. E che non se ne accorgano, soprattutto, i cittadini italiani. I quali potrebbero chiedersi: quando se ne accorgeranno, al governo, che la prima cosa da fare è chiudere le migliaia di rubinetti della politica clientelare da cui, goccia dopo goccia, viene disperso un mare di denaro?



3 marzo 2012 | 7:45



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