lunedì 16 aprile 2012

Israele: soldato colpisce attivista filo-palestinese

Corriere della sera

La scena ripresa dalle telecamere



Ruba un iPhone in negozio a Fuorigrotta: titolare mette il video su Youtube e Facebook

Il Mattino


Entrano con una scusa e portano via qualsiasi cosa trovano. Accade nella zona di Fuorigrotta dove da troppo tempo girano sconosciuti di ogni razza ed età, entrano nei negozi e chiedono elemosina o informazioni, poi uscendo rubano quello che trovano, qualsiasi oggetto. Uno degli ultimi episodi si è svolto in via Lepanto, nello showroom della Ceramiche Addeo, dove la mattina del 5 aprile entra uno sconosciuto, adocchia un Iphone 4 sulla scrivania, si guarda intorno, chiede un’informazione riguardo un articolo da bagno, promettendo che sarebbe tornato con la moglie. Il negoziante si gira a prendere un catalogo e lui intasca il cellulare. Poi non scappa via, rischiando che il telefono possa squillare, resta ad approfittare della cortesia del venditore, riceve un depliant da mostrare alla fantomatica consorte e si dirige altrove.



Il telefono sparisce. Si manda indietro il filmato delle telecamere e appare il fattaccio. Si contattano le forze dell’ordine che arrivano dopo quasi due ore. Visionato il filmato ne ritirano una copia. Risultato? ‘’Vedremo cosa dice il magistrato, dopodiché verificheremo se qualcuno conosce già il malvivente’’. In pratica della giustizia resta solo una vana speranza. Ma l’allarme deriva dal susseguirsi dei diversi episodi in zona, ecco le parole del titolare dell’esercizio, Paolo Addeo: ‘’E’ da tempo che accadono questi fatti. Entrano e chiedono chissà che ma la verità è che lo fanno per arraffare qualcosa. Ogni giorno siamo vessati da decine di ambulanti, di varie nazionalità ed età, che elemosinano e quant’altro. Già c’è la crisi inoltre sento la sfiducia dei tanti commercianti in zona nei confronti di uno Stato sempre più assente. Stavolta siamo stati vittime di un banale furto, dove il ladro intasca l’Iphone come fosse a casa sua, e domani? Ci vuole maggiore presenza delle forze dell’ordine”.

La storia non finisce qui, ma perché il furto ripreso dalle telecamere è stato postato sui vari social network, Facebook e YouTube in primis, si vede la facilità con cui il malvivente compie il furto. “Ormai bisogna stare attenti anche alle mutande che indossiamo. Almeno altrove hai la magra consolazione che siano stranieri. Nessun razzismo, ma questa è gente che non ha né patria né nome…questa è Napoli, ed è sempre meno la nostra città’’ conclude Paolo Addeo. Il racconto del furto si diffonde subito nel quartiere. La Ceramiche Addeo è a Napoli da oltre quarant’anni, da tutti riconosciuta come un’azienda sana, fatta di serietà e professionalità. Sul furto sta indagando la Polizia, ma le speranze di ritrovare il cellulare e, soprattutto, il malvivente sono poche. Napoli si rivela…sempre la stessa!

Lettera firmata


Lunedì 16 Aprile 2012 - 16:31    Ultimo aggiornamento: 16:34



Powered by ScribeFire.

Gianfry's song, il video satirico su Fini proiettato ad Arcore

Corriere della sera



Pesa 200 chili, per portarlo in ospedale il 118 chiama i vigili del fuoco

Il Mattino


SALERNO - Paziente obeso intrasportabile: arrivano i Vigili del fuoco. Il fatto è accaduto questa mattina ad Agropoli, Salerno. L'uomo, un 42enne del posto, doveva essere trasferito in ospedale per gravi problemi circolatori, ma all'arrivo dell'ambulanza il personale del 118 si è accorto che il 42enne non poteva essere adagiato sulla barella a causa del peso, circa 200 chili.




Si è così reso necessario l'intervento di una squadra dei vigili del fuoco che, giunti sul posto, hanno imbracato l'uomo su una sedia attrezzata per l'occasione. Trasportato per due piani utilizzando le scale della palazzina, l'uomo è quindi stato trasferito in ambulanza e poi trasportato in ospedale. Alle operazioni di «trasferimento» hanno preso parte anche i vigili urbani del comune cilentano.


Lunedì 16 Aprile 2012 - 15:52    Ultimo aggiornamento: 15:59



Powered by ScribeFire.

La Rinascente e la spilla del doppio senso

Corriere della sera

Le commesse devono portare un badge che pubblicizza la carta di fidelizzazione con scritto:«Averla è facile. Chiedimi come». Troppe battute e offese





FIRENZE - «Averla è facile. Chiedimi come»: un badge appuntato sul petto di 80 ragazze che per tutto il giorno interagiscono coi clienti e spesso si trovano a far fronte alle battute e ai doppi sensi sollecitati da quella frase. Accade alla Rinascente di Firenze. In verità, accade in tutti i punti Rinascente d'Italia perché le commesse la indossano ovunque, ma a Firenze si sa, la battuta di spirito e lo scherzo sono di casa e forse per questo, la carta di fidelizzazione dei clienti rischia di diventare un po' troppo pesante per le ragazze che lavorano nel negozio.



La spilla viene appuntata sul petto e l'occhio dei clienti, spesso maschi, cade soprattutto lì. I più "galanti" fanno un sorriso e vanno via, i più volgari vanno meno per il sottile. Molte delle ragazze raccontano che non si tratta solo di scherzi, perchè la battuta spesso scade in toni sopra le righe. Una di loro si ribella e decide di non indossare più la spilla. La notizia, riportata dall'edizione fiorentina di Repubblica, ha subito scatenato le polemiche.

«Averla è facile. Chiedimi come». Badge lesivo della dignità delle donne: o no? Se lo chiede la presidente della commissione Pari opportunità Maria Federica Giuliani (Pd). «Non bastano più i mega cartelloni pubblicitari con eloquenti messaggi a doppio e triplo senso, ora - aggiunge Giuliani- i cartelloni li incarnano direttamente le lavoratrici di un noto magazzino nel centro Unesco di Firenze e le frasi, sicuramente equivocabili, si appuntano su una spilla sopra la divisa (ovviamente comprata a proprie spese). La responsabile marketing, milanese, della nota catena di negozi La Rinascente, si dice stupita di aver ricevuto tali proteste e per giunta solo da parte dei magazzini di Firenze. Sarà che qui è terra di Boccaccio, le tradizioni sono ben radicate e come diceva il nostro noto concittadino (in ottica metropolitana s'intende!), «la lussuria è un vizio naturale» e quindi che sia, appuntiamoci sta' spilla».


Anche Fli si schiera contro la card e lo fa con la responsabile regionale per il partito delle Pari opportunità Bianca Maria Giocoli: «Bene ha fatto la presidente della Commissione pari opportunità Giuliani a intervenire sulla vicenda della card della Rinascente. Noi stiamo dalla parte delle commesse che non possono e non debbono subire questa imposizione ai limiti del mobbing sessuale. Ci domandiamo cosa ne pensino in altre città. Invitiamo i vertici dell’azienda a cambiare la campagna pubblicitaria». Anche Ornella De Zordo, capogruppo e Francesca Conti, consigliera Pari Opportunità di perUnaltracittà, si scagliano contro: «Come se ci fosse bisogno, in un Paese culturalmente così arretrato di contrabbandare allusioni sessuali per complimento, di uno spunto in più per provocare atteggiamenti pesanti e maschilisti».

16 aprile 2012





Powered by ScribeFire.

Giuseppe Paduzzi ha un volto dopo 30 anni di oblio

Il Giorno

Per più di trent’anni la lapide del giovane schignanese morto nel naufragio del Titanic nel piccolo cimitero intelvese è rimasta senza volto
di Marco Palumbo




Schignano, 16 aprile 2012 - Gradite sorprese e grande commozione durante la lunga commemorazione del passeggero di terza classe Giuseppe Peduzzi, una delle 37 vittime italiane dal naufragio più famoso della storia, quello del Titanic, di cui ieri ricorreva il centenario. Da Porte, Comune del Torinese, è giunto a Schignano Mario Magni, pronipote del ventiquattrenne schignanese morto mentre sognava l’America. Una presenza scandita da parole di grande impatto.

«Mio nonno, Giovanni Chiesa Peduzzi, raccontava di quel fratello che si era imbarcato sul Titanic confidando in un futuro migliore - ha spiegato Magni davanti all’intera comunità schignanese e a tanti appassionati delle vicende del Titanic giunti da ogni dove nel Comune intelvese -. Da mesi sentivo in tv di questo centenario e il pensiero correva inevitabilmente a quel ragazzo che a 24 anni riuscì a imbarcarsi sulla nave inaffondabile per antonomasia. Di sicuro in cuor suo avrebbe voluto tornare a Schignano, ma a quei tempi emigrare all’estero era l’unico modo per sopravvivere».

Per più di trent’anni la lapide di Giuseppe Peduzzi, nel piccolo cimitero intelvese, è rimasta senza volto. L’unica immagine era stata strappata 30 anni fa forse da un collezionista. Comune, Comitato Titanic e Pro Loco da ieri hanno ridato ufficialmente un volto al ventiquattrenne schignanese, grazie all’abilità della disegnatrice Elena Bordoli e ai saggi consigli di Claudio Bossi (massimo esperto italiano delle vicende del Titanic) e Matteo Pelloli (membro del Titanic Hystorical Society), entrambi presenti ieri a Schignano.
Schignano in contemporanea con altre 80 città del mondo ha celebrato questo indimenticabile centenario custodendo - altra sorpresa gradita - per un giorno un cimelio del transatlantico più famoso della storia: un pezzo di carbone recuperato da una spedizione russo-canadese dalle stive del Titanic e acquistato all’asta a New York da Matteo Pelloli. Il cimelio è stato il pezzo forte della mostra (58 immagini) allestita presso la casa parrocchiale che, dato l’altissimo interesse (più di 800 persone nei quattro giorni di apertura), rimarrà aperta anche sabato 21 e domenica 22 aprile.

Nell'omelia della messa che ha aperto le celebrazioni, monsignor Renato Pini ha ricordato che «il Titanic era considerato inaffondabile e che da quel giorno nulla fu più come prima. Giuseppe Peduzzi amava la vita e sognava un futuro migliore, come tantissimi giovani di oggi». «Chissà quanti Giuseppe Peduzzi si imbarcano oggi sognando l’America, che a volte si chiama Lampedusa - il pensiero di Pompeo Peduzzi, membro del locale Comitato Titanic -. Schignano è stata storicamente terra d’emigrazione. Tutti noi teniamo ben strette le nostre origini. Credo che imbarcandosi sul Titanic, Giuseppe Peduzzi abbia rivolto un pensiero alla “sua” Schignano».

La posa della corona sulla lapide accompagnata dalle bandiere delle Associazioni del paese e dalle note di What a Wonderful World suonata da Maikol Bagnis con l’accompagnamento di Miriam Aldeghi. La storia di Giuseppe Peduzzi è divenuta anche un fumetto - rispetto di quella storia e del suo tragico epilogo - che Marco Calosci e due fumettisti romani hanno voluto realizzare ispirandosi al passeggero di terza classe Giuseppe Peduzzi. «Sul mare ove improvvisa catastrofe di Titanic si sommerse il 15 aprile 1912», sta scritto sulla lapide custodita nel Municipio intelvese. «Era un omaggio doveroso - conclude il sindaco Carla Cerutti -. Questo ragazzo ha rappresentato l’intraprendenza schignanese. Volevamo ridargli un volto dopo che la sua foto era stata strappata dalla lapide. Ci siamo riusciti».



Powered by ScribeFire.