mercoledì 2 maggio 2012

Banche: niente commissione per chi va in rosso per meno di 7 giorni e meno di 500 euro

Corriere della sera


La norma approvata dal Senato: vale per una sola volta per ogni trimestre bancario


MILANO - Il Senato ha approvato un emendamento al decreto sulle commissioni bancarie, in cui si stabilisce che le famiglie che vanno in «rosso» sul conto corrente per 500 euro e non più di sette gironi consecutivi, non dovranno pagare alcuna commissione alla banca.

RIPRISTINO - Il decreto del governo ripristinava la «commissione di istruttoria veloce», introdotta dal decreto Salva Italia, per gli scoperti bancari, dopo che un emendamento di iniziativa parlamentare al decreto liberalizzazioni aveva invece escluso che i clienti dovessero pagare una commissione bancaria in caso di sforamento. Il Senato, con il parere positivo del governo, ha però escluso dalla regola del pagamento della commissione il caso della famiglia che va in «rosso» di pochi euro e per pochi giorni. L'emendamento, già approvato dalla commissione Industria e ribadito dall'aula, stabilisce infatti che «le famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre bancario, non superiore alla durata di sette gironi consecutivi».


Redazione Online2 maggio 2012 | 15:51



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Lega in mutande Nuovo manifesto in strada a Gorizia

La Stampa



Franco Zotti, classe '59, non ci gira intorno. «Io ho le palle», diceva nel manifesto delle elezioni provinciali goriziane nel 2011. Il suo "santino" ritoccato con Photoshop lo ritraeva con due palloni in mano, targati dal "Sole delle Alpi". Lo slogan era chiaro. Ma quest'anno, per le comunali, ha superato sé stesso: 3 manifesti, 3 metri per 6, appesi nella città di Gorizia. Lui in ginocchio e in mutande: «La mia postura è quella dell'Italia, piegata anche per colpa di questo governo», commenta a LaStampa.it. E anche la scelta dell'abbigliamento non è casuale: «Volevo farmi portavoce della protesta contro Equitalia», dice. E spiega: «Non è possibile che a un camionista che si dimentica di pagare qualche spicciolo di tasse, gli sequestrano  il camion, e quindi il lavoro». Ma i manifesti elettorali non sono piaciuti a tutti: in particalare quello appeso vicino al Tribunale goriziano, a due passi dalla Chiesa dei Capuccini. «Me li hanno fatti togliere dopo due giorni, in effetti lì vicino c'era la gente che andava a messa». Eppure il messaggio specificava: «Se non vuoi morire di noia, vota Zotti con gioia».




Questo, invece, il vecchio manifesto dell'«Io ho le palle». Alle comunali del 6 maggio Franco Zotti corre insieme al sindaco uscente, l'onorevole Ettore Romoli (Pdl). Un'allenza quasi unica in Italia, viste le direttive di partito. E non ha paura della novità dei grillini che è sconfinata anche a Gorizia. «La ragazza che si è candidata con il Movimento 5 Stelle la conosco. E' una in gamba». Ma aggiunge:«Ho solo un appunto da fare a Grillo, che tra parentesi è una grande persona: bisogna fare politica per costruire, non solo per criticare».


(a cura di Davide Lessi)



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Marocco, via col ventre Le ballerine "infedeli" cacciate dai music club

di -

Il governo espelle 2mila danzatrici straniere: "Scimmie che insultano l’islam". Forse perché sono le migliori

Da via col vento a via col ventre, nel senso di viaggio con un biglietto di sola andata. In una sorta di guerra di facciata all’abusivismo il governo del Marocco ha deciso di cacciare tutte le artiste straniere che si esibiscono in quei locali tematici spesso decantati dalle brochure dei tour operator.



La danzatrice del ventre impiega l’astuzia e il corpo per prosperare nella sua breve carriera di stella fino ad arrivare a rappresentare la parte di una principessa adultera ma vergine. Il prototipo postmoderno disegnato dalle danzatrici, che non appartengono per estrazione etnica e religiosa al mondo islamico, sta invece naufragando in un difficile futuro professionale. In Marocco la loro presenza non coincide con ciò che è politicamente corretto all’interno di un mondo politicamente islamizzato. Il ministro della cultura Moustapha El Khalfi si è affrettato infatti a trasformare tutti i permessi di lavoro delle danzatrici straniere in carta straccia. «Le scimmie sioniste che insultano l’Islam» devono raccogliere le loro vesti (ridotte) e tornarsene a casa entro la fine di maggio. Non si tratta di un piccolo manipolo di avvenenti ragazze. Secondo i dati forniti dal ministero del lavoro di Rabat sarebbero circa 2mila le artiste (francesi, brasiliane e americane) a dover abbandonare il paese.

Qualcuna in realtà ha già provato sulla propria pelle gli effetti delle restrizioni. È accaduto un paio di settimane fa al festival della danza di Marrakech. Tra musiche sensuali e movenze accattivanti sul palco della celebre piazza Jama'a el-Fnaa si sarebbero dovute esibire tra le altre tre ragazze di origini israeliane, fermate prima dello show e accompagnate dalla polizia in caserma a fornire generalità. Nella mente di El Khalfi, appoggiato dal premier Benkirane, sta prendendo piede una sorta di radicalizzazione della danzatrice. Non si possono certo cancellare con un colpo di spugna musiche e movimenti del bacino che fanno parte di una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Ma d’ora in poi dovranno esibirsi senza scoprire il viso. «Fino ad oggi esposto, così come il corpo, agli sguardi concupiscenti dei turisti occidentali».

Moustapha «il moralizzatore» non è certo nuovo a disposizioni ritenute impopolari anche da chi ha votato il partito per la Giustizia e lo Sviluppo. A inizio aprile ha presentato in parlamento una radicale riforma sulle tv di stato. I due canali, TVM e 2M, dovranno chiudere la programmazione giornaliera non oltre le ore 21. Nel palinsesto verranno inserite le chiamate alla preghiera del muezzin. Al bando pubblicità di cosmetici e soprattutto le telenovelas, che in Marocco tengono incollate davanti allo schermo 2 milioni di telespettatori. In tutta risposta sono schizzati alle stelle gli acquisti di parabole e decoder per captare il segnale delle emittenti occidentali. A gennaio era stato il premier Benkirane a rispondere picche a MacDonalds intenzionata ad aprire quattro punti ristoro. La catena di fastfood ripiegò sulla Tunisia.

Le restrizioni non risparmiano i social network. Ne sa qualcosa il 17enne Walid Bahomane, condannato a tre anni di carcere e cento nerbate per aver pubblicato un paio di caricature del re Mohammed VI sulla propria pagina di Facebook. In passato il re si era distinto per atti di tolleranza, soprattutto su consiglio della giovane e avvenente consorte Lalla Salma. Ma l’aver accettato di posare per una rivista di gossip a piedi nudi (estremità considerate off limits nel Corano quanto il seno) ha provocato la chiusura immediata del rotocalco. Con la danza del ventre il governo marocchino ha forse raggiunto l’apice dell’impopolarità. Le opposizioni, guidate dal partito socialista, non hanno fatto mancare il loro disappunto. C’è chi sostiene che dietro all’espulsione delle danzatrici straniere si nasconda qualcosa che va oltre i dettami dell’Islam più integralista.

Il tutto racchiuso in un campanilismo di chi non vuole accettare che ormai le migliori danzatrici del ventre in assoluto non sono più maghrebine o del medioriente. I paesi che hanno dato i natali alla danza più sensuale per eccellenza sono stati scalzati dal trono da artiste occidentali. Non a caso la più famosa al mondo è l’americana Rachel Brice, nativa di San Francisco, che per solidarietà con le colleghe maltrattate in Marocco ha annullato un tour previsto a maggio tra Dubai, Amman e Tunisi.



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