martedì 3 luglio 2012

Barbato (Idv) urla: «Avete rotto i c...» Fini lo caccia dall'Aula

Corriere della sera

 

Il deputato esplode mentre stava illustrando un emendamento alla spending review. E mostra il dito medio ai colleghi del Pd

 

Franco BarbaioFranco Barbaio

 

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha espulso dall'Aula di Montecitorio Franco Barbato dell'Idv dopo che ha urlato: «A questa maggioranza dico da parte di tutti i giovani che avete rotto i coglioni!», mentre stava illustrando un proprio emendamento alla spending review.

 

FINI:«BASTA LINGUAGGIO DA TRIVIO»- Immediata la reazione di Fini: «Lei non può usare in quest'Aula un linguaggio da trivio», e lo ha espulso senza mezzi termini, mentre tanti deputati urlavano «Fuori, fuori». Barbato, lasciando l'emiciclo, ha mostrato il dito medio ai colleghi del Pd che hanno duramente protestato. Poco dopo, le scuse di Antonio Borghesi dell'Idv: «Chiedo scusa per questo atteggiamento indecoroso».

 

Redazione Online 3 luglio 2012 | 13:24

Stipendio decurtato del 70 per cento Il Tutore dei Minori fa ricorso al Tar

Corriere della sera

 

La professoressa Aurea Dissegna, nominata nel gennaio 2010, non ha digerito la sforbiciata imposta lo scorso aprile. Sfida ai consiglieri: «Per loro niente riduzioni»

 

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VENEZIA —«Da qualche settimana sono stata nominata titolare dell’Ufficio di Protezione e Pubblica Tutela dei Minori. Ne sono onorata». Così scriveva il 10 gennaio 2011, sul sito della Regione Veneto, la professoressa Aurea Dissegna, appena nominata dal consiglio in quell’incarico. «Mi auguro che le difficoltà derivanti in particolare dal periodo di crisi economica che stiamo attraversando, non penalizzino troppo quanto nel tempo è stato costruito e condiviso », aggiungeva.

Ancora non sapeva, all’epoca, che a finire nel tritacarne dei chiari di luna di Palazzo Balbi sarebbe stata in primis proprio lei: il 6 aprile scorso il consiglio regionale ha infatti fatto calare la mannaia dei tagli, decurtando il suo stipendio (circa 10 mila euro al mese) del 70 per cento, mentre con l’altra mano venivano date delle piccole sforbiciate qua e là (nell’ordine del migliaio di euro al mese, cioè un settimo) alle indennità dei consiglieri stessi. E così Dissegna, quando con una nota della segreteria generale del consiglio regionale del 3 maggio ha ricevuto la notizia ufficiale del taglio — e soprattutto quando lo ha visto nella busta paga — ha pensato immediatamente: perché devo «pagare» solamente io (e insieme a lei, per dirla tutta, anche il difensore civico Roberto Pellegrini, quota Pdl), mentre il consiglio si dà al massimo un po’ di maquillage?

E così ha deciso di andare alla guerra: nei giorni scorsi ha depositato al Tar del Veneto un ricorso firmato dagli avvocati Giorgio Orsoni (che è anche il sindaco di Venezia) e Mariagrazia Romeo. La 60enne ex dirigente dei servizi sociali di Bassano del Grappa, la sua città, nominata in quota Pd, con alle spalle anche delle docenze universitarie nel settore Ca’ Forcari, aveva lasciato tutto per dedicarsi anima e corpo all’incarico. Anche perché lo dice la legge istitutiva del Tutore, la 42 del 1988 (l’ufficio «è incompatibile con l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro autonomo o subordinato di qualsiasi commercio o professione»), la stessa che legava anche l’indennità dell’incarico a quella dei consiglieri regionali. Uno stipendio che—è scritto nel ricorso — «consentiva una qualità di vita coerente con la formazione, la professionalità, la capacità economica fin lì maturata dalla medesima ricorrente». Che ovviamente non è quella di un operaio o di un cassintegrato, ma di un dirigente, un avvocato, un docente, tanto per fare degli esempi.

Ed è per questo che nel ricorso, pur in maniera delicata, si sottolinea il fatto che un taglio simile abbia colpito lei, «e non anche, a titolo esemplificativo, gli stessi consiglieri regionali o i titolari di altri incarichi regionali ». Numerose le altre contestazioni alla decisione del consiglio, a partire dall’ingiustizia di far partire subito quella secca riduzione di stipendio: secondo Dissegna il taglio sarebbe dovuto partire dal prossimo incarico di Tutore, anche perché il Consiglio di Stato ha più volte confermato «l’intangibilità del trattamento economico del pubblico dipendente». Inoltre a quel taglio non sono coincise riduzioni di competenze e impegni, mentre anzi sono in netto aumento i casi trattati.

Nel ricorso si ricorda come nel primo semestre del 2011 l’ufficio del Tutore, in cui lavorano 5 dipendenti e 8 consulenti esterni, ha gestito 267 fascicoli, cresciuti a 323 nello stesso periodo del 2012. Secondo gli avvocati Orsoni e Romeo inoltre quell’articolo della Finanziaria regionale sarebbe incostituzionale, perché in contrasto con l’articolo 3 sull’uguaglianza dei cittadini, l’articolo 36 sulla retribuzione proporzionata al lavoro svolto, l’articolo 97 sulla buona amministrazione. La prima sezione del Tar ha già fissato per il 27 luglio l’udienza di sospensiva.

 

Alberto Zorzi
03 luglio 2012

I fari più belli del mondo

Corriere della sera

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La prima donna italiana nello spazio andrà in orbita nel 2014

La Stampa

 

È Samantha Cristoforetti capitano pilota per l’aeronautica militare

 

Samantha Cristoforetti (fonte: Wikipedia)

 

roma

 

Partirà il 30 novembre 2014 e sarà la prima donna astronauta italiana a volare nello spazio: è il capitano pilota dell'Aeronautica militare Samantha Cristoforetti che raggiungerà la stazione spaziale internazionale a bordo della navetta russa Soyuz per una missione di circa sei mesi. L'annuncio è stato dato dalla stessa astronauta durante una conferenza stampa presso l'Agenzia spaziale italiana a Roma.
Cristoforetti è la settimo astronauta tricolore a volare nello spazio. Una missione analoga a quella che verrà effettuata nel 2013 dal capitano Luca Parmitano, altro italiano a raggiungere lo spazio.

«Gli ultimi tre anni come astronauta europea sono stati un incredibile momento di crescita personale e professionale - ha osservato Samantha Cristoforetti - Ora sono di nuovo emozionata di continuare questo viaggio con l’obiettivo di essere al servizio dell’Italia e dell’Europa come membro dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale». «Sono grata all’Agenzia Spaziale Italiana, all’Agenzia Spaziale Europea e all’Aeronautica Militare Italiana per questa opportunità - ha sottolineato l’astronauta - Come abitanti privilegiati temporanei di un avamposto dell’umanità nello spazio, faremo ogni sforzo per condividere la missione e portare con noi virtualmente praticamente tutti coloro che vogliono unirsi al nostro viaggio».

Nata a Milano 35 anni fa, Samantha Cristoforetti dopo il liceo scientifico a Trento, si è laureata in Ingegneria meccanica nell’università tedesca di Monaco e, nel 2005, in Scienze aeronautiche nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Parla correntemente tedesco, inglese e francese ed ha una buona conoscenza del russo. È appassionata di attività subacquee e i suoi hobby sono la lettura, lo yoga, il nuoto, lo sci e poi speleologia e mountain bike. Prima di lei soltanto un’altra donna ha fatto parte degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), la francese Claudie Andre-Deshays, mentre la belga Marianne Merchez era stata selezionata all’inizio degli anni ’90 ma non ha mai volato per restare accanto al marito, l’astronauta italiano Maurizio Cheli.

Non andate in Nuova Zelanda, è pericolosa»

Corriere della sera

 

L'invito è dell'inglese Chris Jordan: la figlia Emily era deceduta mentre faceva sport estremi. «Troppi incidenti»

 

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La pratica del riverboarding: fatale per Emily Jordan La pratica del riverboarding: fatale per Emily Jordan

 

WELLINGTON – Il turismo in Nuova Zelanda è sotto tiro: i familiari di persone morte durante la pratica di sport estremi nel Paese oceanico hanno accusato Wellington di far poco per assicurare la sicurezza dei viaggiatori. In particolare, Chris Jordan, padre di Emily, morta nel 2008 a causa di un incidente avvenuto mentre praticava riverboarding a Queenstown (la capitale del turismo d’avventura dell’Isola del Sud) ha lanciato una campagna televisiva in Gran Bretagna per invitare i turisti inglesi a non scegliere la Nuova Zelanda come meta delle proprie vacanze.

LA NUOVA LEGGE - La morte di Emily aveva portato il Governo neozelandese a introdurre nuove regole per gli operatori del settore. Regole che, per  il padre di Emily, non sono tuttavia sufficienti. Secondo la nuova legge, infatti, le aziende hanno tempo fino al novembre 2014 per subire un audit delle loro attività e registrarsi in un apposito albo. Alla fine di maggio, 380 operatori avevano notificato le loro attività che tuttavia non sono ancora state verificate dal Dipartimento del Lavoro di Wellington. «Ci vorranno altri tre anni prima che le nuove regole entrino in vigore – ha commentato Jordan a Radio New Zealand –. Inoltre la registrazione è su base volontaria e nella nuova legge non è specificato se e come le aziende che lavorano in nero verranno perseguite».

GRAVI INCIDENTI - Dal 2008, altri gravi incidenti si sono susseguiti. In particolare nel 2010, nove persone sono morte in un disastro aereo avvenuto a Fox Glacier: i turisti coinvolti si stavano apprestando a provare il brivido dello skydiving su uno dei panorami più incontaminati della Nuova Zelanda, quando il veivolo su cui viaggiavano si è schiantato al suolo. L’autopsia sui maestri di skydiving che accompagnavano i turisti ha poi rivelato che questi avevano fatto consumo di droghe nelle ore precedenti al volo. Legato al consumo di stupefacenti, è anche l’ultimo grave incidente avvenuto il gennaio scorso che ha portato alla morte di 11 persone in volo su una mongolfiera nei cieli di Carterton, nell’Isola del Nord: anche in quel caso recenti analisi sul corpo del conducente del pallone aerostatico, che si è incastrato su fili elettrici e ha preso fuoco, hanno rivelato la presenza di cannabis. Negli ultimi otto anni, 50 persone hanno perso la vita facendo sport estremi in Nuova Zelanda.

IL PRIMO MINISTRO Alla notizia dei risultati delle analisi sui corpi delle vittime di Carteton, il premier John Key ha sostenuto: «È imperativo assicurare la sicurezza nel business del turismo d’avventura e in particolare in quello degli sport estremi». Il Governo ha deciso di introdurre test obbligatori anti-droga. «Questi test sono un’iniziativa necessaria – ha spiegato il primo ministro – È inaccettabile che persone che lavorano in un business critico come quello del turismo d’avventura abusino di alcol e droga». Key ha continuato dicendo che, anche se esistono rischi inerenti questo tipo di attività, è intenzione del Governo minimizzarli  e assicurare la ‘best practice’ possibile. Ma non ha spiegato come.

UN BUSINESS MILIONARIOLa preoccupazione del primo ministro, sebbene tardiva, è più che legittima. A parte il serio danno d’immagine subìto dal Paese, la cattiva pubblicità rischia di avere effettivi negativi su un business, quello del turismo, che rappresenta il 10% del Pil neozelandese (per un valore annuale di 9,7 miliardi di dollari kiwi) e impiega, direttamente o indirettamente, un neozelandese su dieci. La maggior parte del turismo è dedicato proprio ad attività all’aperto e al cosiddetto turismo d’avventura, particolarmente amato da viaggiatori di tutto il mondo, desiderosi di fare un’esperienza unica del magnifico scenario naturale neozelandese. Rafting nelle rapide, canyoing, bungee jumping, arrampicate sui ghiacciai e parapendio sono solo alcune delle attività offerte nei depliant turistici. Ma ora per i turisti di tutto il mondo il solo paesaggio non è più sufficiente.

 

Emma Kay

2 luglio 2012 | 22:16

Muore Pininfarina, artista del made in Italy

Corriere della sera

 

Presidente onorario del gruppo di Grugliasco: era malato da tempo

 

Sergio PininfarinaSergio Pininfarina

 

Addio a uno dei geni del made in Italy. È morto questa notte nella sua casa torinese (al cui capezzale c'erano la moglie Giorgia e i figli Lorenza e Paolo) il cavaliere del Lavoro Sergio Pininfarina, figlio dello storico carrozziere Gian Battista «Pinin». Era nato Farina a Torino l'8 settembre 1926, e nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 23 settembre 2005. È stato anche presidente della Confindustria dal 1988 al 1992 e deputato al Parlamento europeo dal 1979 al 1988. Ha votato nel 2006 la fiducia al governo Prodi II. Da tempo malato, ricopriva la carica di presidente onorario del gruppo omonimo. Per Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria «se ne va un simbolo del Made in Italy. «Ho avuto modo di conoscerlo e presentarlo in Confindustria. Pininfarina è stato uno dei grandi dell'industria italiana,è una grossa perdita».

 

Vita e opere di Sergio Pininfarina Vita e opere di Sergio Pininfarina Vita e opere di Sergio Pininfarina Vita e opere di Sergio Pininfarina Vita e opere di Sergio Pininfarina

IL COMANDO - Laureato in Ingegneria Meccanica nel Politecnico di Torino nel 1950 aveva preso il timone dell'azienda nel 1961, gli anni della sperimentazione e della collaborazione con diverse case automobilistiche straniere, tra cui la francese Peugeot. E' con lui che l'impresa di famiglia, con i connotati di un'impresa artigianale diventa a tutti gli effetti una realtà industriale. Gestisce infatti il processo di industrializzazione del gruppo di Grugliasco (i nuovi stabilimenti si stabiliranno qui nel 1967), stringendo accordi con alcuni colossi dell'auto. Passaggio che precede di un anno il suo arrivo alla cloche di comando, con la produzione per conto della Alfa Romeo di 27.000 Giulietta Spider nata in Pininfarina, ispirandosi a quella che è sempre stata considerata uno dei capolavori assoluti del design dell'auto, la Lancia Aurelia B24. Ma è proprio nel decennio '60 quello che segna la creazione di alcuni tra i modelli più famosi, come l'Alfa Romeo Spider "Duetto", la Lancia Flaminia, Lancia Flavia coupé, la Dino 246 e le Fiat "124 Sport Spider", "Dino Spider".

 

 Una «madonna» firmata Pininfarina Una «madonna» firmata Pininfarina Una «madonna» firmata Pininfarina Una «madonna» firmata Pininfarina Una «madonna» firmata Pininfarina

LA QUOTAZIONE - Nel 1986 l'azienda decide un ulteriore salto di qualità con la quotazione delle sue azioni in borsa, mentre le sue attività produttive sono rivolte verso altri modelli che hanno fatto la storia dell'automobile, tra i quali Ferrari Testarossa, Alfa Romeo Spider, Fiat Fiorino, Lancia Thema Station Wagon e molte Peugeot. Per quanto riguarda il reparto design e progettazione sono di questi anni nuovi accordi all'estero con Daewoo, Cadillac (ad esempio la Cadillac Allanté), Bentley e Mitsubishi.

 

Pininfarina, il design italiano in mostra a Londra Pininfarina, il design italiano in mostra a Londra Pininfarina, il design italiano in mostra a Londra Pininfarina, il design italiano in mostra a Londra Pininfarina, il design italiano in mostra a Londra

GLI STABILIMENTI - Il gruppo attualmente dispone di tre stabilimenti tutti in provincia di Torino: il centro di design e ingegneria di Cambiano, l'impianto di San Giorgio Canavese e quello di Bairo. Nell'ottobre del 2009 il centro di verniciatura e lastroferratura di Grugliasco (TO), viene però ceduto alla finanziaria della Regione Piemonte, Finpiemonte, che ha affittato l'impianto alla De Tomaso dell'imprenditore Gianmario Rossignolo, ex dirigente Fiat. Pininfarina mantiene la galleria del vento presso lo stesso stabilimento di Grugliasco. L'11 ottobre del 2011 viene annunciata la chiusura dello stabilimento di San Giorgio Canavese.

 

IL DOLORE PER LA MORTE DEL FIGLIO- Nel 2008 un terribile lutto lo colpisce: la morte degli figlio Andrea, all'epoca amministratore delegato dell'azienda, scomparso in un tragico incidente stradale mentre si recava al lavoro in sella al suo scooter.

 

 

Redazione Online3 luglio 2012 | 12:00

Prima occupano, poi comprano i terreni e costruiscono

di Serena Coppetti - 03 luglio 2012, 08:00

 

L'inizio è sempre lo stesso. Prima una roulotte, poi una baracca. Quindi dal legno ai mattoni il passo è breve. Dalla catapecchia alla villa con piscina invece un po' meno. Eppure è quello che succede nelle aree di estrema periferia del Parco Sud. Una zona soprattutto, quella di Muggiano.

La solita. Quella dove scoppiano gli incendi, dove ci sono i campi nomadi autorizzati, gli insediamenti abusivi. Quella dove mesi fa un uomo passeggiando è stato sbranato e ucciso da un branco di cani. Quella stessa zona dove i nomadi hanno deciso di restare nomadi solo di nome e di non di fatto. Così a poco a poco sono diventati propietari di una bella fetta di terreno sulla quale poi hanno costruito una, due, tre case sempre più grandi e dove alla fine hanno preso anche la residenza. Allacciamenti tutti abusivi, ovviamente. Ma residenza regolare. Quando vengono denunciati per costruzione abusiva può succedere che non vengano costretti a demolire l'abitazione perch´ altrimenti la famiglia resterebbe all'addiaccio.


Una novità? Niente affatto. Nell'ultimo corposo libretto - datato marzo 2012 - inviato ogni anno dai vigili che si occupano di controllo del territorio al Comune e ai suoi assessori competenti e a tutte le zone di decentramento, venivano contati undici insediamenti in aree acquistate dagli zingari dove non era stato rispettato il vincolo agricolo o naturalistico. Liliana Mauri commissario aggiunto dei vigili che da anni ha a che fare con baracche, accampamenti, sgomberi e occupazioni, sta preparando coi colleghi un censimento dei pezzi di terreno nel quartiere di Muggiano che da orti sono diventate aree di proprietà.


Quello dei rom è infatti un problema in evoluzione. E ora i nuovi arrivi sono continui. Aumentano gli insediamenti e le persone. Lo ripete da mesi anche Riccardo De Corato: «In Romania circola la notizia che a Milano i Rom abusivi hanno ormai un trattamento di favore, dove non ci sono più sgomberi, o come è accaduto in Via Selvanesco vengono dati ai nomadi anche degli alloggi». O dove succede che si possano acquistare aree agricole e costruirci sopra la villa con piscina. Abusiva. Via Anghileri, Cusago, Martirano, Muggiano. Gli indirizzi ci sono. E come è successo è facile capirlo.

Uscendo dai campi autorizzati a poco a poco gli zingari hanno prima occupato un piccolo pezzo di terra, un orto lasciato andare che nessuno curava più. Poi si sono fatti terra bruciata intorno. Dopo poco l'offerta di acquistare anche qualche altro orto vicino oltre a quello occupato, c'è da credere che sia stata ben accolta dai pensionati che si sono trovati all'improvviso questi vicini. A cinque-seimila euro gli zingari hanno comprato il terreno. Il contratto è regolare. Poi hanno iniziato a costruire. Per luce e gas alcuni utilizzano generatori di corrente, altri hanno rabberciato allacciamenti abusivi. «Ovviamente - spiega ancora il commissario aggiunto Liliana Mauri - sono stati sotterrati i fontanili, provocando anche conseguenze per l'inquinamento dei terreni in quelle zone». Eppure la legge c'è. Si tratta del Dpr 380 del 2001, il testo unico per l'edilizia che regolamenta costruzioni e abusivismi. Ma anche se vengono avviati i procedimenti amministrativi e penali difficilmente le case poi vengono buttate giù. Quando si tratta di proprietà, l'allontanamento diventa una via difficilmente praticabile.

Ordinano due aragoste da 500 euro per liberarle in mare

Il Mattino

 

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CAGLIARI - Hanno ordinato aragoste in ristorante per 500 euro. Non per mangiarle, però, ma per liberarle in mare. Protagonista del curioso episodio, avvenuto in ristorante della Costa Smeralda, una coppia di turisti tedeschi in vacanza in Sardegna. Come riporta oggi il quotidiano L'Unione Sarda, moglie e marito si sono recati al «Mama Latina», a Cala di Volpe, località non distante da Porto Cervo, per una cenetta romantica che si è conclusa, appunto, con l'insolita richiesta di comprare le aragoste ancora vive per poterle liberare in mare. È stata la donna - come raccontano al quotidiano sardo il proprietario e lo chef del ristorante - dopo aver ammirato i crostacei vivi esposti nella vetrina del locale, a suggerire al marito di comprarli e rimetterli in mare. Qualcuno ha provato a far cambiare idea ai turisti, spiegando loro che probabilmente, nonostante le buone intenzioni, le aragoste non sarebbero sopravvissute o sarebbero comunque state ripescate subito. Sta di fatto che alla fine la coppia tedesca è riuscita nel suo intento: ha sborsato 500 euro per acquistare i crostacei e se li è fatti sistemare in un apposito contenitore per il trasporto ed è tornata in albergo felice e contenta.

 

Martedì 03 Luglio 2012 - 10:51    Ultimo aggiornamento: 11:25

Italiani tifosi ma non sportivi

La Stampa

 

In un video i tifosi spagnoli al Circo Massimo costretti a fuggire per non essere linciati. E' giusto?

 

FLAVIA AMABILE

Anche stavolta alcuni italiani hanno dimostrato di essere tifosi ma non sportivi perché essere sportivi è molto più difficile.
In questo video alcune scene girate domenica nelle strade di Roma e al Circo Massimo. Al minuto 2 e 23 secondi le immagini di due tifosi spagnoli che avevano avuto il coraggio di mescolarsi alla folla per godersi in pace la finale, tutto sommato un evento pubblico e messo a disposizione di tutti, costretti a fuggire via per non essere linciati.
E poi verso la fine del video il tricolore appallottolato e lasciato in strada per rabbia. 
E lasciamo perdere Balotelli che alla fine della partita è fuggito via senza stringere la mano agli avversari.....

Lodetti, lo scudiero di Rivera

Corriere della sera

 

Correva anche per il golden boy

 

Giovanni LodettiGiovanni Lodetti

 

I l «Basleta» andò al Milan a 17 anni, partendo da Caselle Lurani (Caséle). Quando gli diedero il primo stipendio vero, 160 mila lire, sul bus mise i soldi nella tasca interna e ci tenne la mano sopra fino a quando non arrivò a casa. Giovanni Lodetti, da Lodi a Milano poteva benissimo andare a piedi, come quello del Quartetto Cetra. «Aveva un bavero color zafferano/e la marsina color ciclamino/veniva a piedi da Lodi a Milano/per incontrare la bella Gigogin». Classe 1942 (il 10 agosto 70 anni), lo chiamavano così perché arava il campo, su e giù, con il mento impettito. Rossonero dal 1962 al 1970, l'anno dei tradimenti: il Milan lo cedette alla Sampdoria e Ferruccio Valcareggi, dopo averlo convocato per il Messico, lo rimandò a casa. In entrambe le situazioni fu l'ultimo a sapere. Aveva piedi buoni per essere uno di quantità. Nel Milan giocò 216 partite e segnò 16 gol. Vinse tutto.

Era lo scudiero di Rivera, correva anche per il golden boy. Una storia antica, ma senza riconoscenza finale. Un bel tipo «il Basleta». Il calcio era/è passione. A carriera finita, al parco Trenno, vide dei ragazzi che giocavano e chiese di entrare. Loro erano titubanti, poi gli fecero i complimenti. «Non sei male». Era cresciuto alla scuola Rocco che, quando si presentò a parlare del contratto, gli rispose: «Ciò, mona, ma sei tu che dovresti pagare noi per giocare». E ancora adesso pensa che avesse ragione. E pensa che, nella vita, ha avuto la fortuna di avere salute, Fede e una moglie, Rita, conosciuta nel 1967 davanti a un juke-box: colonna sonora di Jimmy Fontana, «Il Mondo» quello che non si è fermato mai un momento, proprio come lui, il «Basleta». Ora fa opinionista tv e cerca di ragionare, quando gli urlatori glielo consentono.

 

Roberto Perrone

3 luglio 2012 | 11:47

Anakin, il gatto invalido che ha trovato una casa

La Stampa

 

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