mercoledì 11 luglio 2012

Ora pure l'Italia bombarda (e nessuno lo sa)

Fausto Biloslavo - Mer, 11/07/2012 - 15:01

 

Operazioni e silenzi ai tempi dell'esecutivo tecnico. Il nostro Paese non aveva mai sganciato un ordigno. Da sei mesi il governo Monti ha dato il via libera a 4 caccia

 

«Per un attimo vedo il bagliore della bomba che esplode sull'obiettivo. Poi si alza subito una colonna di fumo e polvere color sabbia di qualche decina di metri che avvolge tutto» racconta per la prima volta al Giornale un pilota dei nostri caccia Amx in Afghanistan, che colpisce i talebani dal cielo. Per timore di rappresaglie non possiamo fare il suo nome, ma si tratta di un ufficiale dell'aeronautica che ha partecipato anche ai bombardamenti della Libia. «La nostra missione è garantire l'appoggio aereo ravvicinato alle truppe che sono impegnate sul terreno con l'imperativo di non colpire abitazioni o causare vittime fra i civili» sottolinea il pilota parlando al telefono da Herat.

 

 

In Afghanistan i nostri 4 caccia bombardano i talebani da sei mesi, ma lo scopriamo solo adesso. Magia della disattenzione dei media e del governo tecnico, che può tutto dalle tasse alla guerra. L'Italia, a differenza degli alleati americani, inglesi e francesi non aveva mai sganciato una bomba in testa ai talebani per i pruriti della sinistra estrema e l'infingimento della missione di pace. La decisione di armare i quattro caccia bombardieri Amx del 51esimo stormo dispiegati ad Herat è stata presa dal ministro della Difesa, Giampaolo di Paola. Il 28 gennaio aveva informato la Commissione Difesa che voleva usare «ogni possibilità degli assetti presenti in teatro, senza limitazione». Compresi i caccia che sorvolavano l'Afghanistan senza bombe.

L'avesse fatto il suo predecessore, Ignazio La Russa, si sarebbero mobilitati i marciatori pacifisti contro il guerrafondaio governo Berlusconi. Per sei mesi nessuno si è posto il problema, fino a quando non sono trapelate le prime notizie sui bombardamenti. Dal 27 giugno 3000 militari italiani e afghani sono impegnati nella strategica operazione Shrimp net (Rete per gamberi), sul fronte più ostico nella zona meridionale della provincia di Farah. L'appoggio dal cielo non è garantito solo dagli elicotteri d'attacco Mangusta e dai velivoli senza piloti Predator, ma dai caccia bombardieri Amx che decollano dall'aeroporto di Herat.

«Siamo uno strumento delle truppe a terra. Gran parte delle volte basta farci vedere volando basso. Lo chiamiamo show the force - spiega il pilota - Il controllore ( Fac) con le unità sul terreno ci invia le coordinate di possibili minacce. Con i nostri sensori siamo in grado di rimandare sul suo computer portatile le immagini degli eventuali obiettivi. Poi sarà lui a decidere se farci sganciare oppure no». Sul numero dei bombardamenti negli ultimi sei mesi i militari sono evasivi. «Diciamo più di 1 e meno di tanti» risponde il colonnello Andrea Fazzi, che comanda la task force integrata dell'aeronautica. I quattro Amx compongono la TF Black cats, i gatti neri, che da gennaio hanno volato per un migliaio di ore.

Gli obiettivi sono antenne di comunicazione o pannelli solari che servono a caricare i telefoni satellitari utilizzati dai comandanti talebani per organizzare la guerriglia. Nel mirino dei bombardamenti italiani sono finiti anche arsenali degli insorti e postazioni di comando e controllo. I caccia operano in sinergia con i velivoli a pilotaggio remoto. «I Predator hanno individuato e filmato dall'alto, in tempo reale, degli insorti che scavavano sul bordo del tragitto dove sarebbe passato un nostro convoglio per piazzarci delle trappole esplosive. Possiamo colpirli o come è capitato cambiare semplicemente strada» racconta il colonnello.

Il generale Luigi Chiapperini, comandante della missione in Afghanistan, conferma che i bombardamenti «sono iniziati subito dopo il 28 gennaio» con il via libera del ministro Di Paola «ma sempre nel pieno rispetto delle regole d'ingaggio» che prevedono «il divieto assoluto di colpire abitazioni» e civili. Gli Amx hanno bombe a guida laser e satellitare Gbu-16, Gbu-32 oltre a ordigni con sistemi ad alta precisione come il Lizard. I caccia italiani sono intervenuti anche fuori dall'Afghanistan occidentale su richiesta di Trinity, il comando aereo integrato con gli alleati.

«L'aver dato piena operatività ai cacciabombardieri italiani - ha spiegato il generale all'Adnkronos - ci ha permesso di colpire obiettivi altrimenti impossibili da raggiungere, come le postazioni radio piazzate in aree inaccessibili in cima a montagne. Gli Amx sono riusciti a rilevare le antenne, identificarne la posizione e a distruggerle, cosa che non sarebbe riuscita con raffiche di cannoncino».

Falso cieco filmato alla guida dell'auto

Corriere della sera

 

Formalmente non vedente al 100%, pensionato di 71 anni denunciato per truffa

 

 

Un sedicente cieco totale alla guida della sua automobile. A smascherare il falso invalido a Modena gli uomini della Guardia di Finanza, che lo hanno filmato mentre era al volante. L'uomo, un pensionato di 71 anni, è stato denunciato per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato. Dal 2005 risultava cieco totale, invalidità per la quale ha percepito in tutto 65mila euro. Soldi che ora dovrà restituire oltre a rischiare una condanna da 1 a 5 anni.

Arrestato Tex Willer, l'hacker di Italianshare

Corriere del Mezzogiorno

 

Hacker vende database di 300 mila utenti. Arrestato dalla Gdf

 

Odio e violenza contro i bambini disabili su Facebook

Corriere della sera

 

«E' stata dura far chiudere il sito»

di Edoardo Stoppa e Daniele Pizzi

 

MILANO - Era originariamente nato come gruppo Facebook a sostegno dei bambini disabili ma, a seguito di un pesantissimo attacco informatico perpetrato nei giorni scorsi, la pagina web era diventata una vera e propria bacheca di insulti nei confronti di minori affetti da disabilità. Un crescendo di odio e violenza che stava attirando l'attenzione di tutto il social network, tanto che per farlo cessare ha voluto scendere in campo anche l'inviato di "Striscia la Notizia" Edoardo Stoppa.

«Mi avevano segnalato che su Facebook era presente questa pagina ma che, nonostante le segnalazioni inviate da tantissimi utenti del web, la stessa era ancora presente con contenuti che diventavano via via sempre più gravi e offensivi. Ho quindi deciso di attivarmi personalmente affinché venisse messo fine il prima possibile a un simile ammasso di porcherie», ha raccontato Edoardo. Sua l'iniziativa di mobilitare gli oltre 75mila fan della sua pagina Facebook, che hanno segnalato in massa questa orrenda crudeltà informatica al team sicurezza della società di Palo Alto.

 

Ma non è bastato, e così Stoppa ha deciso di ricorrere alle vie legali. «Pubblicare sul web messaggi con simili contenuti configura vari reati: in questo caso, oltre ad evidenti ipotesi di diffamazione, abbiamo riscontrato anche post a contenuto pedopornografico e altri che invitavano ad atti sessuali con minorenni. Abbiamo pertanto presentato un esposto all'autorità giudiziaria e alla polizia delle comunicazioni che hanno provveduto ad oscurare la pagina e si sono attivate per giungere all'identificazione dei responsabili», ha spiegato l'avvocato Daniele Pizzi, da sempre accanto a Stoppa in una serie di battaglie e inchieste a favore dei più deboli.

Il loro esposto ha presto fatto il giro dell'Italia, giungendo anche negli uffici del Quirinale e di Palazzo Chigi, che si subito mobilitati interessando il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dai primi accertamenti effettuati dalla Polizia delle Comunicazioni pare che il tutto sia stata opera di un gruppo di "troll", ovvero utenti che entrano nei social network con il solo obiettivo di creare caos e scompiglio tra gli iscritti mediante la pubblicazione di messaggi via via sempre più forti. «In casi come questi ci piace sottolineare la stretta collaborazione con il gruppo sicurezza di Facebook, che ha immediatamente provveduto a chiudere la pagina fornendoci i dati di tutti gli iscritti. Ora stiamo svolgendo una serie di accertamenti informatici per risalire ai responsabili, che verranno individuati e denunciati penalmente», ha riferito Carlo Solimene, dirigente della divisione investigativa della Polizia della Comunicazioni. Del caso si erano interessati anche i responsabili dell'Associazione Nazionale Disabili Italiani, i quali hanno finalmente potuto tirare un sospiro di sollievo per una situazione che si stava facendo sempre più preoccupante.

Fenomeni del genere, purtroppo, non sono nuovi: un episodio simile si era già verificato due anni fa e in quel caso la Polizia aveva scoperto che il responsabile era un ragazzo poco più che maggiorenne. Di qui il consiglio di Edoardo Stoppa di tenere sotto stretto controllo il proprio profilo Facebook e di segnalare subito qualsiasi anomalia dovesse esserci: «Pagine del genere sono orribili e fanno davvero male al genere umano: invito chiunque si imbattesse in situazioni così a denunciarlo subito alle autorità in modo che possano

intervenire nel più breve tempo possibile».

11 luglio 2012 | 15:31

Tram: il simbolo di Milano che spopola nel mondo

Il Giorno

 

Il mezzo di trasporto più amato dai milanesi è diffuso in molte altre metropoli del mondo, dalle più famose come San Francisco e Lisbona, alle più esotiche, come Hong Kong. Ecco le immagini dei tram più belli e curiosi

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L'Italia multietnica? È in fila all'ufficio postale

La Stampa

 

Il sorprendente effetto dell'assunzione degli immigrati agli sportelli. Gli impiegati ora sono punti di riferimento, interpreti, autorità locali

 

Il 15% della clientela di Poste Mobile è formata da stranieri: in totale sono quasi due milioni

 

ROSELINA SALEMI

milano

 

C’ è posta per te… in tutte le lingue. Arabo, cinese, albanese. Senza saperlo, e in qualche caso senza volerlo, gli altri sono diventati dei nostri. Dall’Africa centrale al Medio Oriente, il mondo si può concentrare in un mercato, in un ufficio pubblico o in un ambulatorio. La globalizzazione non ha soltanto bussato alla nostra porta: è entrata.
E se un canale televisivo (Babel, piattaforma Sky) racconta le esperienze degli stranieri che vivono in Italia - bellissima la serie sulle madri-bambine – un’iniziativa molto pragmatica di Poste Italiane è diventata un ponte tra culture.
Gli operatori multilingue assunti nel corso degli ultimi anni, alcune centinaia, ma - sembra incredibile nessuno li ha contati, sono un piccolo, significativo esperimento di integrazione. Ognuno di loro parla anche quattro, cinque lingue e ci fa pensare che forse anche noi dovremo impararne qualcuna, oltre al solito inglese. La ragione di partenza è semplice.
Il 15 per cento della clientela di Poste Mobile è formata da stranieri, o come alcuni si definiscono, nuovi italiani. Messi in fila sono quasi due milioni. Hanno un conto Banco Posta, una Poste Pay, una Sim, usano MoneyGram (il 30 per cento sono romeni, il 10 polacchi, il 7 marocchini) o Money Transfer per mandare soldi a casa e sono felici quando la voce registrata sul telefono elenca offerte e condizioni nella loro lingua.

Arrivano dal Marocco e dal Senegal, arrivano dall’Albania, dalla Romania, dalla Polonia, dall’Ecuador o dallo Sri Lanka con poche valigie e molte speranze. Sono in fuga dalla povertà, dalla guerra, qualcuno sostiene di essere perseguitato dagli spiriti. Spesso non conoscono una parola di italiano. La comunità è solidale, ma poi bisogna mettersi in coda, aprire un conto, compilare un modulo, trovare una casa, una scuola. Karima non riusciva a spedire un pacco in Tunisia. Rashid, perso il cellulare, non sapeva a chi rivolgersi.
Blanca ha fermato tutti quelli che entravano in un ufficio di corso postale di Buenos Aires a Milano, finché non ne ha trovato uno che capiva lo spagnolo. Argentina Castro Alvarado (Ecuador) ha ottenuto indicazioni utili sull’ospedale dove portare la figlia allergica.
Lazio, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto sono in questo momento le regioni dove si concentra la maggioranza degli impiegati multilingue che, in parecchi casi sono diventati punti di riferimento della comunità, autorità in fatto di burocrazia, amici da invitare al bar, interpreti non solo delle parole, ma dei comportamenti. E, nonostante per loro questo significhi lavorare anche fuori orario, essere fermati per strada o al supermercato mentre fanno la spesa, sono contenti. Come nell’Italia paesana che credevamo non ci fosse più (ma l’abbiamo ritrovata in «Benvenuti al Sud») l’ufficio postale è un pezzetto di famiglia.


3 STORIE


Mohamed a Mortara è una “star”
“Siamo tutti parte della stessa storia

Da quando si è sparsa la voce che all’ufficio postale di Mortara, vicino Pavia, allo sportello c’è Mohamed, ventottenne di origini marocchine, arrivano da Vigevano e pure da Brescia. Hanno il suo numero di telefono e vogliono soltanto lui. Sbarcato in Italia da bambino, Mohamed Elkounia, 28 anni, parla quasi tutto: arabo, francese inglese, spagnolo, e altro: basta metterlo alla prova. Ascolta i telegiornali in tutte le lingue ed è informatissimo sulle situazioni politiche di diversi Paesi.
La sua specialità è capire la situazione: «Un egiziano spiega - è diverso da un marocchino o da un tunisino. Alcuni vogliono essere convinti, devi fargli una proposta vantaggiosa, altri cercano di capire che cosa ci guadagni tu, altri ancora non sanno se si possono fidare davvero. Da queste persone mi capita di ascoltare anche racconti terribili, molto dolorosi, certe volte vedo l’ansia che si allenta quando sentono parlare l’arabo».
A Mohamed succede insomma di rispondere a gente fuggita dalla Tunisia o dalla Libia, bombardati che cercano la fuga. «Gli spiego come fare un biglietto o come cambiare un assegno e racconto agli italiani da dove vengono queste famiglie, che cosa si sono lasciati dietro, che cosa sperano. Quando li metto in comunicazione, mi sento felice e fortunato: si creano bei rapporti. C’è chi troverà una casa e chi avrà un mutuo, ma il bello è che facciamo tutti parte della stessa storia».


Zineb, che a Varese chiamano Sara
“Parlando arabo qui ritrovo una parte di me”

Se la trovate allo sportello si fa chiamare Sara. Ma la sera il suo nome torna Zineb El Kachtaoui. Questa ventinovenne marocchino-libanese lo spiega semplicemente: «Ho deciso di chiamarmi Sara, e come Sara tutti mi conoscono. Il mio vero nome, Zineb El Kachtaoui, è impossibile per voi. Sono arrivata in Italia a tre anni, mi sono laureata in Scienza e tecnica della Comunicazione e avrei fatto volentieri la giornalista. Vivo a Induno Olona e lavoro a Varese. Parlo arabo, francese, inglese e spagnolo. Ho cominciato come sportellista a 25 anni, e sono entrata mandando un curriculum».
Sara quando è entrata era la più giovane dell’ufficio ed è fiera del suo percorso: «Si può dire che ho fatto carriera. Adesso sono passata alla consulenza finanziaria. Parlare arabo ha significato avvicinarmi al mio Paese d’origine, ai miei nonni, anche se io ormai penso in italiano. Noi cresciuti qui, africani, o con gli occhi a mandorla, abbiano un pezzetto di storia su un’altra sponda. Perciò, quando sono in giro al centro commerciale mi fermano, mi chiedono se possono mandarmi un’amica, hanno bisogno informazioni su una scuola, consigli sulla burocrazia. Non solo nordafricani. Oggi ho parlato con una badante rumena che vuole sottoscrivere una polizza, preoccupata per il futuro dei suoi figli. Si fidano di me, ma anche i colleghi hanno imparato come pensa uno straniero e quali sono le sue paure. E io trovato il mio posto nel mondo».


Lindita, la mamma di Gallarate
“Certe volte le persone vogliono solo sfogarsi”

Le arriva ogni tipo di domanda. «Lindita, sai dove posso trovare un lavoro?», «Lindita, non capisco come compilare questi documenti», «Lindita, mi aiuti a cercare casa?».
Il nome Lindita significa più o meno «nasce il giorno» e Lindita Struga, trentaseienne albanese, è arrivata da noi parlando già un buon italiano, nel 1997, e studia per laurearsi in Economia e Commercio.
«Sono diventata mamma presto - racconta -. Ho una figlia di 14 anni, e all’inizio ho fatto un po’ di tutto, anche le pulizie, e poi la parrucchiera. Ho un buon orecchio per le lingue, parlo oltre all’italiano e all’albanese anche russo e inglese. Sono entrata alle Poste di Gallarate nel 2008 e il contatto con la gente ha cambiato il mio carattere. Ero chiusa, poco comunicativa e sono diventata il contrario. Così, anche se all’inizio ero stata assunta per facilitare i rapporti con la comunità albanese, oggi tutti gli stranieri di Gallarate, dal Bangladesh al Pakistan, si rivolgono a me, e insieme superiamo le diffidenze, i problemi, la solitudine. Certe volte le persone non sono arrabbiate, vogliono solo sfogarsi. Quando spiego che cosa fare, come farlo, a chi rivolgersi, in quale scuola, negozio, ufficio andare, mi sento italiana al cento per cento, e infatti non ricordo più neanche una ricetta albanese. Mi piace aiutare gli altri a diventare italiani come me».

Il manuale per carabinieri che definisce gli omosessuali dei «degenerati»

Corriere della sera

 

Mancuso:«Tornati indietro di decenni. Offesi tutti i militari gay» Concia (Pd): «Adesso mi aspetto le scuse dell'Arma»

 

Il manuale per il concorsoIl manuale per il concorso

 

Un buon maresciallo aiutante dei carabinieri deve saper compilare in modo impeccabile il cartellino biografico «Mod OP/46» dei «soggetti di interesse operativo», vale a dire delinquenti abituali o professionali, chi è agli arresti domiciliari o è sottoposto a misure di prevenzione, eversori, persone appartenenti alla criminalità organizzata o socialmente pericolose. Tra le cose da annotare nel «cartellino» - notizie sulla identità e sulla personalità, abitudini, carattere, malattie fisiche e mentali, condotta durante il servizio militare - ci sono le «degenerazioni sessuali», perché «l'istinto sessuale prende parte molto attiva nella formazione del carattere e nello sviluppo delle attività individuali». E, per essere precisi, le principali degenerazioni sessuali sono «l'omosessualità, l'esibizionismo, il feticismo, il sadismo, il masochismo, l'incestuosità, la necrofilia, la bestialità (o zoofilia)»(GUARDA IL TESTO).

Così è scritto nella dispensa di 585 pagine della Scuola marescialli e brigadieri dei carabinieri intitolato «Sinossi per la preparazione al concorso per l'avanzamento a scelta per esami al grado di maresciallo aiutante s. Ups». Datato dicembre 2011 e approvato dal comandante colonnello Pasquale Santoro, il manuale è stato scaricato dall'Intranet dell'Arma dai candidati al concorso nazionale che si è svolto il 25 giugno a Padova nei padiglioni della Fiera di via Tommaseo.

«È una cosa vergognosa, cerco di contenere la rabbia, ma giuro che fatico. È semplicemente allucinante», è la prima reazione dell'onorevole Paola Concia, moglie di Ricarda Trautmann, da anni impegnata senza successo per una legge contro l'omofobia. «Chiederò di annullare il concorso, farò un'interrogazione parlamentare, inviterò il ministro della Difesa, quello per le Pari opportunità e il premier a intervenire. È una cosa che va contro tutte le leggi fondamentali dello Stato, contro la nostra Costituzione, contro l'Oms e i Trattati internazionali. Sono pronta a fare ricorso alla Corte di giustizia europea se non avrò riscontri e se l'Arma non si scuserà».

Ciò che amareggia maggiormente la deputata del Pd, autrice con Maria Teresa Meli di La vera storia dei miei capelli bianchi in cui racconta il suo percorso sentimentale, è «l'omofobia di Stato: quelli che dovrebbero difenderci sono proprio quelli che si permettono di affermare che l'omosessualità è come la zoofilia, è una perversione, quindi in fondo se qualcuno aggredisce i gay è perché se lo sono cercato».

E anche Aurelio Mancuso, già presidente di Arcigay e fondatore di Equality Italia, è sorpreso dagli accostamenti che vengono fatti nel manuale. Dice: «È una storia che ha dell'incredibile, mi sembra di essere tornato indietro di decenni. Mi offende essere messo tra le degenerazioni sessuali. E come me dovrebbe sentirsi offeso ogni carabiniere gay».

 

Elvira Serra

(ha collaborato Silvia Fabbi)11 luglio 2012 | 8:11

Il tracciato radar incolpa Schettino Parole e immagini della scatola nera

Corriere della sera

 

Ris hanno trascritto il contenuto della «scatola nera»: alle 21.39 il comandante ordina «timone a mano» e inizia la tragedia

 

Il tracciato della scatola nera Il tracciato della scatola nera

 

Alle 21.39 e 14 secondi del 13 gennaio il comandante Francesco Schettino, dopo aver pronunciato la frase obbligatoria per assumere il controllo sulla plancia di comando «I take the conn», ordina il «timone a mano». È in questo momento che inizia la sequenza tragica che porterà la Costa Concordia contro gli scogli affioranti delle Scole: la collisione che provocherà 32 morti avviene alle 21.45 e 7 secondi. L'orario di disattivazione del pilota automatico (le 21.39 e 15 secondi) risulta dal radar di bordo e tutto quello che avviene sul ponte di comando, audio e strumentazione, è registrato dal Vdr che ha cessato di funzionare alle 23.36. I Ris hanno terminato la trascrizione del contenuto della «scatola nera» (GUARDA), un plico che fa parte dell'incidente probatorio in corso a Grosseto e che avrebbe dovuto concludersi il 21 luglio: occorre tempo per rispondere ai 52 quesiti posti dai magistrati.

Timone a mano
«Timone a mano» significa che da quel momento gli ordini di manovra manuale li dà il comandante abbandonando la rotta impostata elettronicamente e con una deviazione che avvicina la Concordia al Giglio. Sul radar di bordo sovrapposto alla cartografia elettronica sono registrate le due rotte. Il punto di non ritorno Schettino lo raggiunge quando alle 21.42 anche una brusca virata non avrebbe potuto evitare la «scodata» contro lo scoglio. La trascrizione dei Ris non identifica sempre la voce di Schettino: indica con Vocmas (voce maschile) chi parla e con Comsche il comandante Schettino quando l'identificazione è certa. È qualche secondo prima della collisione che sul ponte di comando ci si rende conto dell'inevitabile: «Stiamo proprio col culo a terra!» dice un ufficiale, segue una bestemmia e l'ordine «chiudete le porte stagne a poppa», poi una voce maschile sussurra «mi sento in colpa». Dopo qualche secondo Schettino: «Ma dove abbiamo toccato?». Rispondono in due: «Lo scoglio», «Su uno scoglio a pelo d'acqua». Una voce maschile: «È l'inchino che voleva» (ma potrebbe anche essere «che volevamo» precisa il Ris). Alle 21.46 e 41 secondi Schettino: «L'importante è che non ci sia entrata acqua». Alle 21.38 Schettino aveva telefonato a Terenzio Palombo, comandante della Costa Crociere in pensione, per avvertirlo che stava per passare vicino al Giglio (e gli chiede «ma c'è acqua a 0,3?»).

La telefonata
Quando Schettino telefona la prima volta alle 21.56 e 19 secondi a Roberto Ferrarini, nell'unità per le emergenze di Costa Crociere a Genova, spiega: «Roberto ho fatto un casino!... Senti una cosa: io sono passato sotto l'isola del Giglio, qua! È stato il comandante Palombo... mi ha detto "passa sotto passa sotto". Sono passato sotto qua, ho preso con la poppa un basso fondale... Sono, guarda, io sto more'... no, non mi dire, non mi dire nulla. Io per accontentare sto maronne , io ho fatto questa cosa... E sono passato che alla fine ci stava questo scoglietto qui». La conversazione si conclude: «Sono proprio distrutto... è perché, perché abbiamo preso questa botta sulla poppa, solo sulla parte della poppa. Mi ha detto Palombo, mi ha detto: Vieni!».

Alle 22.21 e 40 secondi Schettino sollecita ancora un rimorchiatore. Livorno chiede: «Ci sono mica feriti? E la causa della falla?»; una voce maschile risponde: «Nessun ferito, nessun ferito. In attesa di un rimorchiatore che ci tiri a terra». Livorno: «E la falla si è verificata a causa di cosa?». Voce maschile: «Uno squarcio dovuto a uno scoglio», un'altra lo corregge: «Non è ancora identificabile. Falla, squarcio alto sinistro». Sul ponte di comando cominciano le sollecitazioni a Schettino perché ordini l'abbandono nave, alle 22.28 minuti e 40 secondi Schettino dice: « Va buo', va buo', j a', facciamoli andare a terra... Va bu o', ok, ok, ok». Però alle 22.29 e 47 secondi prende ancora tempo con chi gli chiede se deve dare il via alla procedura: «Sì, aspetta, fammi... fammi chiamare un attimo a Ferrarini». L'ordine viene rinviato fino alle 22.51 quando è già iniziata l'evacuazione.

 

Erika Dellacasa

11 luglio 2012 | 8:18

Al governo indiano le lettere d'amore tra Gandhi e un architetto tedesco

La Stampa

 

New Delhi evita che il carteggio che svelerebbe le tendenze gay dell'apostolo della non-violenza finisca all'incanto da Sotheby's

 

Di recente, il carteggio era stato esaminato da esperti indiani che lo avevano definito «in ottimo stato e di straordinario interesse» per far luce su uno degli aspetti più misteriosi della figura di Gandhi

 

londra

 

Dopo una lunga trattativa e a poche ore dalla messa all'asta a Londra, l'India si è aggiudicata un prezioso carteggio tra il Mahatma Gandhi e un architetto tedesco dove emergerebbe una tendenza omosessuale dell'apostolo della non violenza.
L'archivio, composto da fotografie, lettere e qualche oggetto personale, è stato comprato per 60 milioni di rupie (oltre 800 mila euro) dal governo di New Delhi che lo ha così sottratto al martelletto di Sotheby's. La casa d'aste londinese ha infatti annunciato la sospensione della vendita in seguito all'accordo raggiunto con gli eredi di Hermann Kallenbach, culturista di origine ebraica con cui Gandhi ha avuto un appassionato scambio epistolare per diversi anni.

Confermando la notizia, il ministro della Cultura Kumari Selja ha detto che «il materiale sarà conservato negli Archivi Nazionali dell'India». Di recente, il carteggio era stato esaminato da esperti indiani che lo avevano definito «in ottimo stato e di straordinario interesse» per far luce su uno degli aspetti più misteriosi e anche controversi della figura di Gandhi. Le lettere inedite si riferiscono alla vita privata e attività pubblica del Mahatma dal 1905, quando conobbe Kallenback in Sudafrica, fino al 1945 poco prima dell'indipendenza dal dominio coloniale britannico. Il carteggio era stato scoperto dallo storico indiano Ramchandra Guha nella soffitta di una delle pronipoti dell'architetto tedesco in Israele. Tra migliaia di lettere dei familiari e amici del Mahatma, ce ne sono 13 scritte da Gandhi al suo amico «del cuore» in cui fa riferimento alle sue lotte politiche e anche alla malattia della moglie Kasturba.

Alcune lettere (ma non è chiaro se sono le stesso dell'archivio di Sotheby's) sono state rivelate in una biografia pubblicata lo scorso anno dal giornalista americano Joseph Lelyveld, ex reporter del New York Times e Premio Pulitzer. Le scioccanti rivelazioni contenute nel libro «Great Soul: Mahatma Gandhi and his struggles with India» (Anima Grande: Mahatma Gandhi e le sue battaglie con l'India) che aveva creato un grande clamore sulla stampa e sulle televisioni indiane. In particolare, Lelyveld citava una lettera in cui traspare una forte passione e anche un rapporto fisico tra i due. «Ormai possiedi completamente il mio corpo...è una schiavitù mista a vendetta», scrive il Mahatma che, una volta tornato in India, confida all'amico di avere il suo ritratto nella camera da letto. Non è la prima volta che la sessualità del Mahatma crea polemiche e costringe il governo indiano alla censura o a intervenire per evitare la diffusione di materiale considerato imbarazzante. In un'altra biografia, «Gandhi: Naked Ambition», lo storico britannico Jad Adam descriveva il Mahatma come tormentato dal sesso e dalle donne citando le «prove» di astinenza a cui si sottoponeva, tra cui quella di dormire nudo a fianco di giovani donne.

Cina, scomunicato il vescovo ordinato ad Harbin

La Stampa

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Una nota della Santa Sede comunica l'annullamento dell'atto e la sanzione previste dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico

Alessandro Speciale

Roma

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C'è voluto qualche giorno ma, alla fine, la risposta del Vaticano all'ordinazione illecita di un vescovo ad Harbin, nel nord della Cina, è arrivata. Con un appello diretto al governo di Pechino: se la Cina vuole davvero il “dialogo” con il Vaticano – questo in sostanza il messaggio inviato oggi da Roma al Regno di Mezzo – la smetta di incoraggiare e sostenere dei gesti che vanno nel senso opposto, come le ordinazioni prive di approvazione papale.

Continua, quindi, il botta e risposta tra Vaticano e Pechino, ed è facile prevedere a breve nuove puntate. La scorsa settimana, la Santa Sede aveva esplicitato la sua opposizione all'ordinazione di Harbin – e le pene che rischiava chi vi avrebbe preso parte – in una nota della Congregazione vaticana per l'Evangelizzione dei Popoli, a cui il governo aveva risposto stizzito accusando il Vaticano di mettere a repentaglio il “sano sviluppo della Chiesa in Cina”.

Ma nel comunicato diffuso oggi dalla Santa Sede c'è anche altro: l'appello ai cattolici cinesi perché non si perdano d'animo “anche nelle presenti difficoltà”, forti della certezza che “la Chiesa è fondata sulla roccia di Pietro e dei suoi Successori”, ma anzi raddoppino gli sforzi per “difendere” e “salvaguardare” la dottrina e la tradizione della Chiesa. Come a dire ai cattolici del Celeste Impero: il momento è duro, ma non siete soli e questo è il momento di resistere, non di chinare il capo.

Un esempio, in questo senso, è arrivato sabato scorso del nuovo vescovo ausiliare di Shanghai, monsignor Taddeo Ma Daqin. Nel corso della sua ordinazione, approvata dal Vaticano, il presule ha annunciato di voler lasciare l'Associazione Patriottica – l'organizzazione controllata dal governo che riunisce la Chiesa 'ufficiale' – per dedicarsi al cento per cento al nuovo incarico di vescovo. Le autorità cinesi non l'hanno presa bene, e ad oggi monsignor Ma Daqin è confinato nei dintorni di Shanghai, nel santuario mariano di Sheshan, e non ha potuto celebrare la sua prima messa.

Sul suo caso, il comunicato odierno del Vaticano tiene comprensibilmente un atteggiamento prudente, per evitare di complicare ulteriormente la situazione. La Santa Sede si limita a esprimere “apprezzamento” e “incoraggiamento” per il nuovo vescovo, in attesa di sviluppi.

In questo quadro, la conferma della scomunica latae sententiae, ovvero automatico, per monsignor Giuseppe Yue Fusheng, il vescovo ordinato illecitamente a Harbin, è scontata. Non solo perché la pena è, appunto, automatica secondo il canone 1382 del Codice di Diritto Canonico. Ma anche perché, come sottolinea la nota vaticana, “Yue Fusheng era stato informato da tempo che non poteva essere approvato dalla Santa Sede come candidato episcopale, e più volte gli era stato richiesto di non accettare l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio”.

Come sempre, più sfumata la posizione nei confronti dei vescovi che hanno ordinato illecitamente il nuovo vescovo. Per il Vaticano, “devono riferire alla Santa Sede circa la loro partecipazione alla cerimonia religiosa”: spiegare, insomma, se hanno agito autonomamente oppure costretti, e chiedere perdono.

Google rischia multa da 22,5 milioni di dollari per aver spiato gli utenti di Safari

Corriere della sera

 

Big G usava i cookies per monitorare la concorrenza. Sarebbe la sanzione più alta stabilita dalla Federal Trade Commission

 

Ventidue milioni e mezzo di dollari. È la multa che Google potrebbe dover pagare per aver aggirato le disposizioni sulla privacy dei clienti che usano il browser Safari di Apple . Lo scrive il Wall Street Journal, citando funzionari a conoscenza dei termini dell'accordo. La multa sarebbe la più alta mai data a una singola società dalla Federal trade commission americana, scrive ancora il giornale. Le accuse, come riportato sempre dal Wsj in febbraio, riguardano l'uso da parte di Google dei cookies per monitorare gli utenti di Safari. Secondo il motore di ricerca, il monitoraggio è stato inavvertito e non ha provocato danni ai consumatori, spiega il Journal. Google rischia nuove potenziali sanzioni anche da altri governi ed è sotto indagine anche da parte dell'Unione europea, che vuole determinare se la società rispetti le sue leggi sulla privacy.

I PRECEDENTI - La cifra è da capogiro, certo, eppure per Mountain View è pari al guadagno di appena cinque ore di lavoro, come fa notare il Wall Street Journal. Lo scandalo scoppiato lo scorso febbraio, è simile ai problemi sorti con Google Buzz, l'antenato di Google Plus ormai dismesso. Al caso seguì un accordo tra Google e la stessa Ftc in cui l'azienda si impegnava per 20 anni a essere quanto più chiara e onesta in materia di privacy, a tutela dei propri utenti, ricorda Zdnet. Anche se le discussioni sulla privacy continuano, con l'arrivo delle nuove norme sulla privacy e la questione delle Street View Cars. Ma Google ribadisce che «definiamo degli standard di privacy e sicurezza altissimi per i nostri utenti. La FTC (la Federal Trade Commission, ndr) si è focalizzata su una pagina del centro assistenza pubblicata oltre due anni prima della nostra composizione amichevole e un anno prima che Apple cambiasse la sua politica per la gestione dei cookies. Ora abbiamo cambiato la pagina e rimosso dal browser di Apple i cookies pubblicitari, che non hanno raccolto alcuna informazione personale». Come dire, insomma, tutto risolto. Ma l'ultima parola spetta alla Federal Trade Commission.

 

Marta Serafini
@martaserafini10 luglio 2012 | 18:10

Olimpiade, sì ai missili sui tetti di Londra L'Alta Corte respinge il ricorso

Corriere della sera

Il governo potrà piazzare i «terra -aria» sui tetti delle case per garantire la sicurezza dei Giochi

 

Il logo dell'OlimpiadeIl logo dell'Olimpiade

 

LONDRA - Missili sulle case durante l'Olimpiade. Per l'Alta Corte inglese non si tratta di un eccesso e i cittadini di Londra dovranno rassegnarsi. Il tribunale lo ha chiarito con una sentenza che dà ragione al Governo contro il ricorso presentato dagli abitanti della Fred Wigg Tower, nell'est di Londra, che avevano protestato contro la decisione di piazzare dei missili terra-aria sui tetti delle loro case in vista delle prossime Olimpiadi. La Fred Wigg Tower è uno dei sei siti dove le armi verranno collocate da metà luglio fino alla fine dei Giochi, con lo scopo di proteggere la città e l'evento dal rischio di attentati terroristici.

 

ESTREMA SICUREZZA - Il ministero della Difesa di Londra ha precisato che i missili potrebbero essere usati solo in caso di «ordini precisi dai più alti livelli del governo in risposta a una minaccia confermata ed estrema alla sicurezza». Il piano, ha aggiunto, è «legittimo e proporzionato». Il tribunale ha dichiarato che i residenti hanno espresso «shock, ansia e preoccupazione» per la prospettiva, ma sono rimasti vittima di «una sorta di equivoco» sui rischi che tale dispiegamento comporterà.

 

Redazione Online10 luglio 2012 | 21:11

Concordia, Schettino in tv su Canale 5 «Chiedo scusa, ma sono anch'io una vittima»

Corriere della sera

 

Costa Concordia, il comandante Schettino in tv: «Il naufragio? Incidente banale. Io distratto e tutte le teste in black-out»

 

Il naufragio è stato «un incidente banale, nel quale la fatalità ha trovato breccia proprio nell'interagire tra esseri umani. Si è creato, credo, di base, un malinteso e proprio per questo c'è la rabbia. È come se tutte le teste, compresi gli strumenti, fossero andate in black-out». Così il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, ricostruisce la tragedia del 13 gennaio scorso, al largo dell'isola del Giglio, quando l'urto della sua nave con uno scoglio provocò la morte di 32 persone. Schettino parla in un'intervista alla trasmissione «Quinta Colonna», su Canale 5, andata in onda martedì sera. Sollecitato dalla giornalista Ilaria Cavo, il comandante ha accennato un mea culpa. «È normale che io debba chiedere scusa a tutti» ma si è definito lui stesso «vittima di tutto questo sistema».

 

LA RICOSTRUZIONE - Schettino dà la sua versione dei fatti: «Ho ordinato la navigazione manuale e non avevo io il comando - ha detto, ricostruendo i frangenti dello scontro con lo scoglio -, la direzione della navigazione era dell'ufficiale». La colpa, dice, è stata quella di «essere stato distratto». Poi ribadisce di essere stato guidato da una «mano divina», «nel senso che il fiuto, l'osservazione, l'essere attenti mi hanno fatto intuire un qualche cosa da compiere che era importante», tanto che «alla fine sono riuscito ad evitare l'impatto frontale». Anche il ritardo nell'ordinare l'abbandono della nave, secondo il capitano, è stato provvidenziale: «La nave stava andando a scarrocciare verso terra, quindi sarebbe stato un'imprudenza farla fermare. Se si ribaltava lì non so quante vittime ci sarebbero state».

LA CENA - Schettino ha affrontato anche il tema della cena con la moldava Domnica Cemortan. È solo un'amica, ha detto, e quella sera «è stata a cena con me» ma «è stata assieme anche al capo commissario, perché, alla fine, ci sono delle persone con cui vale la pena farsi due risate, nient'altro».

DE FALCO - Sulla telefonata con l'ufficiale della Guardia costiera Gregorio De Falco, che più volte gli gridò «Salga a bordo!», Schettino ha detto: «Io da comandante non ho mai dato un ordine che non possa essere eseguito, cioè lui ha richiamato un dovere senza capire che non poteva essere fatto». Schettino ha spiegato che non vide persone annegare e che, se non tornò sulla nave, fu perché «dovevo fare 300 metri a nuoto, cioè buttarmi in acqua, fare il giro della prora, vedere la biscaggina, con il cellulare da preservare, perché nel frattempo dovevo parlare con l'unità di crisi, facevo una cosa molto più seria».

LE POLEMICHE - Già nel pomeriggio di martedì erano cominciati a circolare in Rete i primi stralci delle dichiarazioni del comandante. E subito sui blog e i social network era scoppiata la polemica. Con le critiche riguardanti sia il contenuto dell'intervista sia il presunto compenso che sarebbe stato dato a Schettino: circa 50 mila euro.

 

Redazione Online10 luglio 2012 | 22:57

Germania: parcheggi per soli uomini «Si entra in retro, le donne non ce la farebbero»

Corriere della sera

 

A Triberg il sindaco inaugura un garage pubblico con due posti vietati alle signore. E scoppia il caso

 

il parcheggio di Triberg (Epa/Sergeer)il parcheggio di Triberg (Epa/Sergeer)

 

MILANO- Alla faccia della pari opportunità, di anni di emancipazione femminile, arrivano i parcheggi solo per uomini. In Germania il sindaco di Trilberg, piccola cittadina ai confini della Foresta Nera, ha inaugurato - fra roventi polemiche- due posti riservati solo ai maschi all'interno di un garage pubblico. Con tanto di simbolo in terra per evitare di sbagliarsi.

MA LA CRONISTA PARCHEGGIA IN 13 SECONDI-Il motivo dell'assurda trovata? Nei posti si entra solo in retromarcia e secondo il primo cittadino Gallus Strobel, le donne sono meno brave in questo tipo di manovre. Oltretutto bisogna evitare un pilastro di cemento con una sterzata in diagonale. Una sfida al «politcally correct», la definisce Strobel, parlando al Süddeutsche Zeitung e spiegando che nello stesso garage ben 13 posti sono riservati alle signore. «Si tratta solo di un atto di galanteria», si difende lui. Probabilmente è un tentativo-di cattivo gusto- per farsi pubblicità, visto che il sindaco ha la fama di essere burlone. Ma in Germania ne è scoppiato un caso. La Bild ha persino inviato una cronista sul posto che ha «violato» lo spazio uomini, parcheggiando in appena 13 secondi. Uno schiaffo in faccia ai luoghi comuni duri a morire.

 

Redazione Motori10 luglio 2012 | 19:48

Copertina offensiva su Benedetto XVI, il Vaticano blocca la rivista satirica«Titanic»

Corriere della sera

 

Il tribunale di Amburgo: stop alla distribuzione del settimanale. «Violati i diritti della persona»

 

La copertina di TitanicLa copertina di Titanic

 

Tensione tra il Papa e la rivista satirica tedesca «Titanic». Oggetto: la copertina dell’ultimo numero del giornale. Sottofondo: la bufera sul caso «Vatileaks».
Il mensile di Francoforte, infatti, ha pubblicato sotto il titolo «Hallelujah in Vaticano - Trovata la fonte della fuga di notizie!» una foto di Benedetto XVI ritoccata per mostrare una macchia di urina sulla tonaca.

«OLTRE OGNI LIMITE» - Il Vaticano ha chiesto e ottenuto che venisse bloccata la distribuzione dell'ultimo numero di «Titanic», in quanto la copertina è stata ritenuta ingiuriosa nei confronti di Benedetto XVI. A riferirlo è stata la stessa rivista. «Titanic» ha anche pubblicato martedì sul suo sito una copia del documento con cui l'arcivescovo Angelo Becciu aveva chiesto a nome del Papa il blocco del numero di luglio del periodico. Oltre che sulla copertina, un'altra immagine del Papa è stata ritoccata anche sul retro della rivista: il pontefice appare di spalle, con una macchia marrone. «La copertina e l’ultima pagina di Titanic sono illegali, violano i diritti della persona del Santo Padre», ha detto Matthias Kopp, portavoce della Conferenza episcopale tedesca. Per Kopp, inoltre, il magazine «è andato oltre ogni limite ragionevole e questo è stato confermato anche da un esame giuridico».

IL PROVVEDIMENTO - Più in dettaglio, il tribunale di Amburgo ha stabilito che «Titanic» non può diffondere le copie del numero corrente e nemmeno pubblicare le foto originali su Internet. Pena: 250.000 euro di sanzione. Le riviste già spedite alle edicole, però, non devono essere richiamate.

LA RIVISTA - Il direttore di «Titanic», Leo Fischer persiste con la linea della satira: «la foto è stata fraintesa - dice - mostra il Papa che festeggia la soluzione del caso (Vatileaks) e, nell’euforia, versa una bibita sulla sua tonaca». E continua: «È cosa nota che il Papa è un grande fan della rinfrescante Fanta». «Titanic» spera ora in un «colloquio personale con il Santo Padre per risolvere l'equivoco». Già in passato - dicono dalla rivista - il settimanale aveva ironizzato in copertina sulla Chiesa cattolica, ma «è la prima volta che un Papa procede per vie legali».

 

Elmar Burchia

10 luglio 2012 | 22:13