giovedì 9 agosto 2012

Secolo XIX, record di cretinate su Curiosity

Il Disinformatico

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


CatturaPerché c'è così tanto disinteresse per la scienza in Italia? Perché ci sono redazioni di giornali, come quella del Secolo XIX, che danno carta bianca a personaggi astiosi e incompetenti come Marco Ventura, che firma questo articolo sul Secolo. Pieno di bile e di infantile antiamericanismo, ignorante del fatto che a Curiosity hanno collaborato molti paesi (Europa compresa) oltre agli Stati Uniti, e soprattutto stracolmo di errori.

Se Marco Ventura voleva vincere le olimpiadi della cazzata, si è appena aggiudicato la medaglia d'oro. Anche se il bronzo (nel senso di faccia) sarebbe molto più calzante. Sono di buonumore, perché la scienza che sta arrivando da Marte e dalle altre esplorazioni spaziali è troppo bella per arrabbiarsi con chi vuole rigurgitare letame su cose di cui non capisce un ciuffolo. Però mi voglio divertire a fare cordialmente a brandelli quest'articolo del Secolo, perché è una nuova dimostrazione della pochezza delle testate giornalistiche italiane e del giornalismo spazzatura che sta contribuendo a rimbecillire l'opinione pubblica. E tiro in ballo la redazione intera, perché il signor Ventura avrà le sue colpe d'incompetenza, ma è ancora più grave la colpa di chi, al Secolo XIX, gli offre spazio e lo lascia fare.

Vediamo un po'.

 “gli americani tornano su Marte con la sonda-laboratorio a sei ruote Curiosity, e l’impresa diventa nuova, la memoria è corta e non ci ricordavamo più l’emozione dei primi atterraggi sul Pianeta Rosso, 36 anni fa.” Ce la ricordiamo benissimo, signor Ventura, l'impresa delle due sonde Viking nel 1976, che è quella a cui si riferisce citando i 36 anni trascorsi. Peccato che il primo veicolo ad atterrare intero su Marte sia stato russo: il Mars 3, nel 1971.

Quarantuno anni fa, non trentasei. Ma questo fatto sbugiarderebbe il tema bilioso degli “eterni bambinoni americani... alla conquista di Marte”, e allora non si racconta. O non si va a cercarlo almeno su Wikipedia. Fatterello interessante: la prima bandiera su Marte è quella sovietica. E comunque gli scopi delle Viking erano completamente diversi da quelli odierni di Curiosity. Aiutino: Viking non aveva le ruote, Curiosity sì. Cosa vorrà mai dire?     

“pianeta più simile alla Terra, un decimo più piccolo e con un diametro che è la metà”. Come fa Marte a essere un decimo più piccolo della Terra (cioè grande i nove decimi del nostro pianeta) avendo la metà del suo diametro? Questa è geometria di base. In realtà il volume di Marte è un decimo di quello terrestre; non è “un decimo più piccolo”.


Due miliardi e mezzo i dollari spesi: tanto vale la speranza di scavare su Marte la pepita d’oro del Duemila, l’elemento mai visto che ci cambierà la vita nei prossimi millenni e il cui brevetto sarà targato Pasadena, che dia agli Stati Uniti d’America il senso di aver unito la gioia di essere i primi al mondo con l’utilità della scoperta scientifica e del ritorno economico.” Forse il signor Ventura ha confuso Curiosity con Avatar. La sonda non è su Marte alla ricerca di qualche minerale da sfruttare economicamente come l'unobtainium del film di James Cameron. Non sta cercando elementi mai visti, pepite d'oro o pepite di pollo, e non è a caccia di nessun ritorno economico. Sta facendo scienza, i cui risultati vengono condivisi in tempo reale con il mondo, non messi sotto brevetto dal Rockerduck di turno che esiste solo nella fantastiosa creatività del giornalista del Secolo XIX.

“sottotraccia ma neanche troppo c’è la tempestività singolare della missione su Marte rispetto alle presidenziali in autunno”. Qualcuno se la sente di spiegare al signor Ventura che le sonde spaziali interplanetarie vengono lanciate quando c'è la posizione ottimale dei pianeti interessati, che è decisa dalla meccanica celeste e non dal calendario politico americano, e che quindi le elezioni presidenziali non c'entrano nulla?

“C’è però Barack Obama che mette il cappello sull’ammaraggio”. Eh? Ammaraggio? Mi sono perso le foto di Curiosity che galleggia negli oceani marziani?
“In quel momento, a 570 milioni di chilometri si poteva forse vedere la Terra e in particolare quella parte di emisfero che brilla di stelle e strisce”. No. Marte, in questo momento, è a 251 milioni di chilometri dalla Terra (WolframAlpha). I 570 milioni di chilometri sono la distanza complessiva percorsa, riportata nei press kit della NASA.

“il presidente Obama può raccontare al suo popolo che l’America è ancora in vetta al Mondo e si prepara a scalare il più alto vulcano del sistema solare, 27 chilometri di arrampicata fino in cima al Monte Olimpo (su Marte, non in Grecia)”. No. Curiosity non è ai piedi del Monte Olimpo marziano, ma a quelli dell'Aeolis Mons (detto anche Mount Sharp), che è da tutt'altra parte su Marte. E comunque né Curiosity né altre sonde si preparano a scalare questa o altre montagne marziane.
“E per una sera, quei 2 miliardi e mezzo di dollari gettati nell’ennesima “nuova” missione su Marte potranno far credere ai “maledetti Yankee” di avere ancora tutti i requisiti per essere i più amati (e odiati) non della Terra, ma dell’intero sistema solare”. Per una sera, invece, qualcuno penserà che scrivere un travaso di bile costellato di scempiaggini potrà far credere ai poveri lettori che questo sia giornalismo.

Verzotto, i misteri dell'ex dc nei delitti De Mauro e Mattei

Corriere della sera

Morto nel 2011, secondo i giudici avrebbe avuto un ruolo nei due omicidi. I contatti con Lucky Luciano e i silenzi su Sindona

Graziano VerzottoGraziano Verzotto

PALERMO - Se ha fatto uccidere Mauro De Mauro, potrebbe avere avuto un ruolo fondamentale come mandante nel sabotaggio dell’aereo che costò la vita a Enrico Mattei. Tanti se e troppi condizionali che la voluminosa sentenza della magistratura palermitana lascia irrisolti sulla storia e sulla leggenda di Graziano Verzotto, anche perché descrive un contesto, ma assolve Totò Riina e non condanna nessuno. Beh, se l’ex potente presidente dell’Ems, l’ente minerario siciliano, fosse vivo una nuova indagine la procura di Palermo non gliela risparmierebbe.

Ma il democristiano di Santa Giustina in Colle che Fanfani spedì da Padova in Sicilia per soffocare il “milazzismo” sarebbe pronto a negare ogni responsabilità ribadendo l’autodifesa del suo libro presentato nel 2009 a Siracusa, un anno prima della morte, e riproponendo la sua amicizia con Mattei, conosciuto sulle montagne della Resistenza.

Il futuro presidente dell’Eni, comandante dei partigiani cattolici in Lombardia. Il suo braccio destro, capo della stessa formazione nell’alto padovano, la terra dove era nato nel 1923. Uniti nell’associazione dei partigiani cristiani e ritrovatisi in Sicilia, fra i pozzi di Gela e Gagliano Castelferrato, Mattei e Verzotto hanno dovuto poi misurarsi con altre battaglie interne all’Eni per gli accordi diretti col mondo arabo contestati come un attentato all’unità atlantica e agli affari petroliferi delle cosiddette Sette Sorelle.

Tra le righe, accennando e insinuando, seppure pronto a negare, Verzotto ha sempre invitato a considerare chi guadagnò posizioni e potere dalla morte di Mattei, facendo capire che a giovarsi del misterioso incidente sul cielo di Bescapè, a lucrare sulla fine di quel volo partito dall’aeroporto di Catania, era stato l’avversario della vittima, cioè Eugenio Cefis. Una versione accreditata da una nota riservata del Sisde e dalle dichiarazioni di Junia De Mauro, una delle figlie del giornalista fatto sparire la sera del 16 settembre 1970, a sua volta impegnato nella ricostruzione dell’attentato per il film di Francesco Rosi.

Sta tutto fra gli atti giudiziari in cui campeggiano però le insinuazioni di Tommaso Buscetta, lo storico pentito convinto che la bomba sull’aereo fosse stata collocata dal boss Giuseppe Di Cristina, il capomafia di Riesi dove Verzotto andò come suo testimone di nozze insieme con il padrino di Catania Giuseppe Calderone. Frequentazioni inquietanti perfino con Lucky Luciano che Verzotto incrocia all’Hotel delle Palme durante un vertice di mafia internazionale a Palermo, proprio nei giorni in cui lui organizza un trabocchetto e fa incastrare per corruzione un comunista impegnato nel sostegno al governo Milazzo, così caduto in modo inglorioso.

Una medaglia al “valore democristiano” per il padovano catapultato a Siracusa dove sposa Nicotra Fiorini, la segretaria provinciale della Dc, senatrice, famiglia ricca, pronto a sostituirla in tutte le cariche, lasciandole solo la presidenza della squadra di calcio. Ma la carriera la fa a Palermo, da segretario regionale della DC, dal 1962 al 1966, quando diventa presidente dell’Ems. Sempre in sintonia con Piazza del Gesù da dove Rumor nel ’64 lo spedisce a Mussomeli perché la sezione Dc s’era ribellata con migliaia di firme contro il provvedimento di confino imposto a quel galantuomo di Genco Russo, successore di Calogero Vizzini al vertice di Cosa Nostra. Verzotto va come “garante della legalità”. Poi tutto tace.

Mai una sola censura per gli amici del boss. Finisce nei guai subito dopo il sequestro De Mauro, nel 1970, per lo scandalo dei fondi neri. Resiste cinque anni, avverte il tintinnio delle manette, si dimette, torna a Siracusa dove sfugge a un tentato sequestro mai chiarito, l’impermeabile bucato da un proiettile, e sparisce per 17 anni. Latitante un po’ a Beirut, un po’ a Parigi. Fino al 1992 quando un indulto gli consente di tornare in Italia senza il rischio carcere e tacendo sugli intrighi finanziari legati a Michele Sindona. La prima traccia di quegli intrighi si trova nell’agenda personale dell’allora capo dei Corleonesi, Luciano Liggio, dove figura il numero di telefono di Ugo De Luca, il direttore generale del Banco di Milano.

Vengono trovati alcuni libretti al portatore per decine di miliardi delle vecchie lire. Muto come un pesce quando gli chiedono di chi è quel denaro. Di certo fra i suoi più intimi amici c’è Verzotto, ma nessuno se ne accorge fuorché l’avvocato Giorgio Ambrosoli quando diventa il liquidatore della Banca privata italiana, perno dell’impero di Sindona. Ambrosoli scopre che Verzotto incassa gli interessi in nero sui depositi dell’Ems e delle altre società pubbliche di riferimento. E’ lo stesso dubbio che monta in Boris Giuliano, il capo della Squadra Mobile di Palermo che sarà ucciso nel luglio 1979, 11 giorni dopo Ambrosoli.

Un’esecuzione annunciata dallo stesso Sindona a Enrico Cuccia, il grande vecchio di Mediobanca che lo raggiunge a New York e rientra a Milano senza lanciare un allarme allo stesso Ambrosoli. Trame, congiure e misteri internazionali che nel sequestro De Mauro hanno uno snodo con figure ambigue come quella di Verzotto e di alcuni suoi amici eccellenti, a cominciare da un altro Mister X, Vito Guarrasi, l’Avvocato che per se stesso immaginò un epitaffio, perfetto anche per il manager arrivato da Padova: “Fu un uomo intelligente e chiacchierato”.

Felice Cavallaro
9 agosto 2012 | 20:17

Giovanni Fummo, 12 milioni di caffè serviti al Gambrinus. Anche a Clinton

Corriere del Mezzogiorno

Il barista da record festeggia al Caffè storico. E i proprietari offrono alle 11 tanti «sospesi»


Giovanni FummoGiovanni Fummo

NAPOLI - Preparerà la dodicimilionesima tazzina di caffè venerdì 10 agosto. Giovanni Fummo, 66 anni, è il dipendente più anziano del Gran Caffè Gambrinus e si prepara a festeggiare un primato particolarissimo.
In tanti anni di carriera ha servito quattro presidenti – Oscar Luigi Scalfaro, Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano - e preparato un espresso speciale anche per Bill Clinton. Fra i clienti vip che hanno gustato il suo caffè molti premier stranieri, gente di spettacolo e protagonisti del mondo dell’alta finanza.



CON I CAFFE' PAGATI - Per festeggiare questo evento i fratelli Antonio e Arturo Sergio, titolari dello storico bar napoletano di piazza Trieste e Trento, offriranno dalle 11 una serie di caffè pagati. «Una tradizione del nostro bar – ricorda Antonio – che difendiamo con forza. E’ un segno di solidarietà più che mai importante, che molti nostri clienti assecondano con generosità. Fra di loro c’è anche il presidente Aurelio De Laurentiis».

Anna Paola Merone
09 agosto 2012

New York , scoperta bomba in ufficio federaleDimenticata sotto il tavolo per 21 giorni

Corriere della sera

Era stata ritrovata all'esterno dell'edificio. Licenziato il responsabile

Reparti speciali della polizia UsaReparti speciali della polizia Usa

L'avevano dimenticata lì, sotto la scrivania. In una borsa di tela. In mezzo all'ufficio degli addetti alla sicurezza di un palazzo federale. La cosa sorprendente è il contenuto della borsa: una bomba, nientemeno. Trovata all'esterno dell'edifico federale il 27 febbraio del 2011. La guardia autore del ritrovamento (possiamo immaginare gli attimi di terrore, l'intervento degli artificieri e tutto il resto) l'aveva semplicemente depositata lì dove lui e i suoi colleghi tenevano i propri effetti personali, insieme ad altri oggetti smarriti. Il caso è stato raccontato di recente dall'emittente Usa Cnn ed è stato sottoposto a un'indagine da parte dell'ispettoreato generale del dipartimento della Homeland Security.

LICENZIATA LA GUARDIA - L'uomo, di cui non è stata svelata l'identità, è un ex sergente della polizia di Detroit, impiegato dalla società Deco che ha in appalto la sicurezza del palazzo. Quando il caso è venuto alla luce è stato licenziato. D'altra parte, nel corso dei 21 giorni in cui il materiale esplosivo è rimasto indisturbato sotto la scrivania, i locali sono stati ispezionati quattro volte da parte dell'agenzia federale committente della Deco. Dai rapporti non era mai emersa la presenza di «oggetti non autorizzati». Solo il 18 marzo, due guardie si erano finalmente insospettite e avevano deciso di controllare il contenuto della borsa.

Redazione Online9 agosto 2012 | 21:27

Monete pregiate, è boom di falsi e furti Nel 2011 in Italia 19mila sequestri

Il Messaggero

Il percorso dai “tombaroli” ai grandi collezionisti americani

di Fabio Isman

Il Decagramma di Akragas, rivelatosi un salto
ROMA - QUANDO si parla di antichità rubate, si pensa subito alle sculture, ai vasi, ai marmi: in Italia, dal 1970 sono stati scavati di frodo, e avviati sul mercato (spesso su quello estero, assai lucroso) un milione e mezzo di reperti, dice l’università di Princeton.Ma gli oggetti più vulnerabili, i primi ad essere trovati, sono le monete. Soltanto l’anno scorso, i Carabinieri per la tutela culturale ne hanno sequestrate 19 mila, ben 200 mila dal 2000 in poi, e quindi ci si può immaginare quante gliene siano invece sfuggite. «Io le chiamo lo specchietto per le allodole: quando le rinviene, spesso il tombarolo trova poi anche i vasi», dice l’ex Pm di Roma Paolo Ferri che ha inquisito 2.500 persone nel settore.

«E spesso, sono fondamentali per datare un sito: ne costituiscono un sicuro ante quem», racconta l’archeologa Daniela Rizzo. «Ma da quando esistono i metal detector, sono ancora più vulnerabili», spiega Ferri: una norma per regolarne l’utilizzo era stata presentata quando Rutelli era ministro, poi dimenticata; l’ha recuperata il ministro Lorenzo Ornaghi, però giace in Parlamento, mentre in Francia e Inghilterra, ad esempio, l’uso di queste sonde sotterranee subisce limitazioni anche rilevanti.

Al Waldorf Astoria di New York, a gennaio è stato arrestato uno tra i maggiori chirurghi della mano al mondo, Arnold Peter Weiss, che è anche grande amante della numismatica. L’indomani, avrebbe venduto all’asta «la più importante collezione del dopoguerra» (così i giornali specializzati Usa); ma, in una conversazione segreta, aveva confessato di sapere che una moneta siciliana era stata scavata di frodo nel 2009. Dopo sette mesi, il processo si è concluso. Quel tetradramma di Catania, valutato all’asta 300 mila dollari, un decadramma di Akragas (Agrigento) di cui esistono 12 esemplari al mondo (sei nei musei), all’asta a partire da due milioni e mezzo di dollari, e un’altra moneta siciliana come le altre, sono stati dichiarati falsi. Lui, condannato a tremila dollari di multa, 70 giorni di lavoro in comunità e a scrivere un articolo sulla pericolosità di acquistare oggetti privi di un passato, cioè clandestini.

Su questa vicenda, ora indagano i carabinieri. Una tra le piste, anche per la falsificazione, porta in Sicilia. Sul tavolo degli inquirenti ci sono i nomi di due fratelli di Gela, già venuti a galla in altre inchieste ed arrestati, con cui era in contatto un mercante internazionale che, per acquisire monete estratte di fresco, spediva sull’isola suo figlio. Nel 2008, sarebbe stato venduto così un tetradramma di Siracusa, per quasi cento mila dollari. Con questo americano, altri grandi compratori internazionali sono dei russi e un principe saudita; il crocevia dello smercio non ufficiale è Monaco di Baviera. Però c’è anche un siciliano, già noto agli inquirenti che avrebbero chiesto misure a suo carico, specializzato nei falsi. Finora, non trovati i suoi sofisticati macchinari; ma, pare, accumulati diversi indizi contro di lui. Gli Usa hanno intanto applicato per la prima volta l’estensione ad antiche monete delle limitazioni nel traffico d’antichità decisa dal Memorandum rinnovato con il nostro Paese, nel 2011: quando il Dipartimento di Stato ne discuteva l’approvazione, contro essa intervennero ben 53 persone, tra cui Weiss stesso ed alcuni dei collezionisti e curatori di musei che hanno restituito all’Italia reperti illegalmente sottratti ed esportati dal nostro Paese.

La situazione delle monete non è però critica soltanto a livello internazionale.
In Italia, ci sono «monetieri» che richiedono profonde cure, come quelli dei musei di Roma e Napoli; altri invece, magari minori, ma sostanzialmente in ordine: hanno catalogato i propri oggetti, li pubblicano e, magari, valorizzano. Al museo archeologico di Roma, ci sono state denunce e querelle pure sulla raccolta di Vittorio Emanuele III, che vi è ospitata: certe perizie parlano di sparizioni e sostituzioni di monete avvenute in passato, è finito sotto accusa anche un rarissimo 20 lire del 1908. Il museo possiede oltre 500 mila esemplari. Non è ancora stata catalogata la formidabile collezione acquistata, nel 1923, dall’industriale milanese Francesco Gnecchi, oltre 20 mila pezzi in buona parte rinvenuti a fine Ottocento, nei lavori per Roma Capitale: anche il celebre «oro da tre solidi» di Teodorico re dei Goti, esemplare unico. Secondo delle voci, però, qualcuno avrebbe osservato anche falsi d’età moderna nella raccolta: altre sostituzioni di originali, avvenute nel tempo? Nove monete in tutto sono esposte al Museo archeologico di Milano.

E’ malmessa, e visibile in minima parte, la collezione del museo Correr di Venezia (mentre la Banca Popolare di Vicenza, a Palazzo Thiene, conserva bene l’unica serie completa al mondo di «Oselle» dei Dogi); gravi furti sarebbero stati scoperti anche nel medagliere del museo di Parma. Ma, per carità: non sempre è così. A Bologna, ad esempio, sono catalogate le 90 mila monete dell’Università, perfino disponibili le foto; per questo, a Firenze, lavorano perfino volontari privati, ed i cataloghi sono più d’uno; a Ozieri, provincia di Sassari, ruotano ogni anno i 365 esemplari in mostra; il piccolo museo di Biassono, in Lombardia, espone bene in vista le quattro raccolte che possiede. Ma sono soltanto eccezioni, in un campo di grande disattenzione: che peccato, no?


Giovedì 09 Agosto 2012 - 14:38
Ultimo aggiornamento: 14:45

Mai più code: ecco l' asfaltatrice anti ingorghi

Corriere della sera

Per ora è solo un progetto di un ingegnere israeliano. L'asfaltatrice stenderà il bitume e creerà un ponte per il passaggio delle auto

Un rendering della Dynapac Red CarpetUn rendering della Dynapac Red Carpet

Ogni estate lo stesso copione: file, ingorghi, rallentamenti, deviazioni. Per gli automobilisti è una vera e propria via crucis che si ripete puntualmente in città ogni volta che si aprono dei cantieri per l’asfaltatura. Presto potrebbe però essere scritta la parola fine a questa odissea. È ciò che promette la futuristica asfaltatrice sviluppata da un designer israeliano e destinata a rivoluzionare i lavori stradali. Il principio è tanto semplice quanto audace: sotto viene posato lo strato di bitume, sopra passa il traffico.
L'asfaltatrice anti ingorghi L'asfaltatrice anti ingorghi Per ora solo un progetto che ha conquistato il web

                                                    Video

L’IDEA - Chissà se questa idea vedrà mai la luce? Intanto è diventata oggetto di grande interesse soprattutto sul web. Oggetto: la manutenzione ordinaria delle strade, inevitabile ma spesso fastidiosa. Il progetto dell’asfaltatrice del futuro, chiamata «Dynapac Red Carpet», è elaborato dal giovane designer industriale Gosha Galitsky. Si tratta di un veicolo cingolato il cui principio è relativamente elementare: sotto viene posato il manto nuovo, mentre un ponte permette alle automobili di passare sopra la finitrice. Una sorta di cantiere-viaggiante con una rampa integrata. Al momento si tratta solo di un concept, anche se Galitsky spera che il suo «Dynapac Red Carpet» possa presto migliorare la situazione del traffico nelle città. «Il sistema col quale vengono riasfaltate le strade non è più attuale», dice l’israeliano diplomatosi all’Istituto di design dell’università di Umeå, in Svezia. Aggiunge: «Vengono utilizzati macchinari progettati originariamente per la costruzione di nuove strade e ne consegue che le carreggiate devono essere chiuse, a volte solo in parte, a volte addirittura completamente». Dynapac si muove lentamente e utilizza le microonde per rimodellare l’asfalto e ripararlo, liquefacendo lo strato superficiale e riportandolo a nuovo. «Visto che si muove relativamente piano, l’asfalto può raffreddarsi così da non creare grossi problemi al traffico che segue».

IMPULSO - Gosha Galitsky, che per il suo progetto ha lavorato con l’Industrial Design Competence Center e con gli ingegneri tedeschi di Dynapac (produttore mondiale di macchinari per la pavimentazione e compattazione), spiega che molti dettagli devono ancora essere definiti e sviluppati ulteriormente, a cominciare dalla sicurezza per gli automobilisti. «Per me era però importante dare nuovi stimoli al settore delle costruzioni stradali».


Elmar Burchia
9 agosto 2012 | 17:15

Kaspersky Lab e Itu Research scoprono "Gauss", cyber-minaccia agli account di banking online

La Stampa

Kaspersky Lab (antivirus) annuncia la scoperta di ‘Gauss’, una nuova temibile cyber-minaccia specificamente rivolta agli utenti della Rete ubicati nell'area medio-orientale. Gauss è un complesso "attack-toolkit", sponsorizzato a livello di stati nazionali, in grado di compiere delicate operazioni di cyber-spionaggio; il malware in questione è stato progettato e sviluppato per realizzare il furto di dati sensibili, con una particolare predilezione per le password dei browser, le credenziali relative agli account di banking online, i cookies e le configurazioni delle macchine da esso infettate.  La specifica funzionalità Trojan individuata in Gauss, che prende di mira gli utenti del banking online, rappresenta una caratteristica davvero unica, mai rilevata in nessuna delle cyber-armi sinora conosciute (nella foto, l'amministratore delegato Eugene Kaspersky).

“Gauss presenta somiglianze davvero impressionanti con Flame, quali, ad esempio, la particolare concezione e le basi dei codici; questo ci ha permesso di giungere piuttosto rapidamente alla scoperta del nuovo programma malware. Dotato di caratteristiche simili a Flame e Duqu, Gauss è un toolkit di cyber-spionaggio particolarmente complesso, la cui realizzazione evidenzia specifiche peculiarità di segretezza e furtività; ad ogni caso, gli scopi da esso perseguiti risultano diversi dai target a cui mirano Flame o Duqu. Gauss intende in effetti colpire un considerevole numero di utenti in determinati paesi, allo scopo di compiere il furto di grandi quantità di dati, con una particolare predilezione per le informazioni di natura bancaria e finanziaria” ha commentato Alexander Gostev, Chief Security Expert di Kaspersky Lab.

Gauss è stato scoperto nel quadro delle febbrili attività intraprese dall'International Telecommunication Union (ITU) a seguito dell'individuazione di Flame. Tali attività intendono mitigare i rischi connessi allo sviluppo delle cyber-armi e rappresentano un componente chiave al fine di conseguire il comune obiettivo della “cyber-pace” globale. ITU, avvalendosi delle specifiche competenze possedute da Kaspersky Lab in materia di sicurezza informatica, sta sviluppando importanti iniziative allo scopo di rafforzare la cyber-sicurezza mondiale; l'Unione Internazionale delle Telecomunicazioni intende collaborare attivamente con tutti gli attori in gioco ai vari livelli, quali enti governativi, settore privato, organizzazioni internazionali e società civile, oltre che, naturalmente, con i principali partner della speciale agenzia da essa creata, denominata IMPACT (International Multilateral Partnership Against Cyber Threats).

Gli esperti di Kaspersky Lab hanno scoperto l'esistenza di Gauss identificando le caratteristiche comuni che il nuovo programma malware condivide con Flame. Esse includono piattaforme architetturali simili, analoghe strutture dei moduli e delle basi dei codici, modalità di comunicazione similari con i server di comando e controllo (C&C).

I fatti in breve:

œ L'analisi condotta indica che Gauss ha iniziato la propria attività malevola nel corso del mese di settembre 2011.

œ La nuova minaccia informatica è stata individuata per la prima volta nel mese di giugno 2012, grazie alle specifiche conoscenze acquisite a seguito delle approfondite analisi e ricerche precedentemente condotte sul malware Flame.

œ La scoperta della nuova sofisticata cyber-arma si è resa possibile in ragione delle forti somiglianze ed evidenti correlazioni esistenti tra Flame e Gauss.

œ L'infrastruttura C&C di Gauss è stata smantellata nel mese di luglio 2012, poco tempo dopo la scoperta del nuovo malware. Attualmente Gauss si trova in uno stato di quiescenza, in attesa che i suoi server C&C vengano riattivati.

œ Dagli ultimi giorni di maggio 2012 in poi, il sistema di sicurezza di Kaspersky Lab basato sul cloud ha registrato oltre 2.500 infezioni informatiche provocate dalla temibile cyber-minaccia; il numero totale delle vittime di Gauss è stato stimato nell'ordine di alcune decine di migliaia di computer. Si tratta, indubbiamente, di cifre inferiori rispetto a quelle attribuibili alle attività nocive svolte da Stuxnet, ma significativamente superiori al numero di attacchi riconducibili ai malware Flame e Duqu.

œ Gauss esegue il furto di dettagliate informazioni riguardanti i PC infettati, incluso cronologia del browser, cookies, password e configurazioni di sistema. Esso è ugualmente in grado di carpire le credenziali di accesso a vari sistemi di Internet banking e servizi di pagamento online.

œ Le analisi condotte su Gauss evidenziano come la nuova minaccia IT sia stata specificamente progettata dai suoi autori per compiere il furto di dati sensibili custoditi in numerose banche libanesi, quali Bank of Beirut, EBLF, BlomBank, ByblosBank, FransaBank e Credit Libanais. Oltre a ciò, Gauss prende di mira gli utenti di Citibank e PayPal.

Il nuovo malware è stato scoperto dagli esperti di Kaspersky Lab nel mese di giugno 2012. Il modulo principale è stato chiamato dagli stessi creatori della complessa cyber-arma, tuttora sconosciuti, con il nome del celebre matematico tedesco Johann Carl Friedrich Gauss. Altri componenti portano ugualmente il nome di famosi geni matematici, tra cui Joseph-Louis Lagrange e Kurt Gödel. Le indagini condotte hanno rivelato che i primi incidenti dovuti a Gauss risalgono al mese di settembre 2011. Nel mese di luglio 2012 i server di comando e controllo di Gauss hanno tuttavia cessato di funzionare. I molteplici moduli di cui si compone Gauss sono specificamente preposti a raccogliere informazioni dai browser, tra cui la cronologia dei siti web visitati e le password.

Agli attaccanti vengono ugualmente trasmessi numerosi dati dettagliati raccolti nella macchina infetta, quali le specifiche relative alle interfacce di rete, le caratteristiche delle varie unità del computer e le informazioni sul BIOS. Il modulo denominato Gauss è altresì in grado di eseguire il furto di dati sensibili relativi ai clienti di numerose banche libanesi, tra cui Bank of Beirut, EBLF, BlomBank, ByblosBank, FransaBank e Credit Libanais. Gauss prende inoltre di mira gli utenti di Citibank e PayPal.

Un'altra caratteristica fondamentale di Gauss consiste nella capacità di infettare i thumb drive USB, usando la stessa vulnerabilità LNK precedentemente sfruttata da Stuxnet e Flame. Al tempo stesso, il processo di infezione delle chiavette USB risulta in qualche modo più “intelligente” rispetto a quello utilizzato dalle cyber-armi precedenti. In presenza di determinate circostanze, Gauss è difatti in grado di “disinfettare” l'unità, e si avvale inoltre dei supporti rimovibili per memorizzare in un file nascosto le informazioni raccolte. Un'altra attività svolta dal Trojan qui analizzato è rappresentata dall'installazione di un font speciale, chiamato Palida Narrow; lo scopo di tale specifica azione rimane tuttavia ancora sconosciuto. Mentre la conformazione di Gauss risulta simile a quella di Flame, la “geografia” delle infezioni informatiche da esso prodotte è invece notevolmente diversa rispetto a quella determinata dall'illustre “confratello”.

Il numero più elevato di computer colpiti da Flame è stato registrato in Iran, mentre la maggioranza delle vittime di Gauss è stata localizzata in Libano. Differisce anche il numero delle infezioni realizzate. In base ai dati telemetrici ottenuti attraverso il Kaspersky Security Network (KSN), risulta che Gauss sia riuscito ad infettare all'incirca 2.500 macchine. In confronto, Flame si è mantenuto su livelli decisamente inferiori, contagiando “solo” 700 computer-vittima. Sebbene l'esatto metodo utilizzato dalla nuova cyber-minaccia per infettare i computer rimanga ancora sconosciuto, è evidente come Gauss si propaghi in maniera diversa rispetto a Flame o Duqu; ad ogni caso, alla stregua delle due precedenti armi di cyber-spionaggio, i suoi meccanismi di diffusione vengono dispiegati in modo controllato e “pilotato”: tale elemento sottolinea ulteriormente la furtività e la segretezza delle operazioni svolte da Gauss.

Al momento attuale il trojan Gauss (classificato come Trojan-Spy.Win32.Gauss) viene già efficacemente rilevato, bloccato e neutralizzato dai prodotti Kaspersky Lab. Gli esperti di Kaspersky Lab hanno pubblicato un'approfondita analisi del nuovo malware all'interno di Securelist.com Un set completo di FAQ, contenente informazioni essenziali sulla nuova cyber-minaccia, è inoltre disponibile al seguente indirizzo: http://www.securelist.com/en/blog?weblogid=208193767
Per rimanere aggiornati sulle future novità relative a Gauss c'è questa pagina Facebook.

Wikileaks sotto attacco Sito irraggiungibile

La Stampa

Il sito di Julian Assange subisce l'ennesimo attentato: forse a causa dei segreti su Siria e Olimpiadi?

CLAUDIO LEONARDI


Wikileaks, l'ormai celeberrimo sito che ha diffuso segreti diplomatici e militari in Rete, è, nel momento in cui si scrive, irraggiungibile. Colpa di un altro Distributed Denial of Service (DDoS), un attacco informatico che sovraccarica di richieste un indirizzo web, mandandolo in tilt. Lo conferma lo stesso staff dell'organizzazione, e c'è giá chi ipotizza la presenza di una mano governativa o di un ente pubblico nell'attentato, mentre su Twitter è apparsa una rivendicazione. Ipotesi da verificare, mentre è evidente che il sito fondato da Julian Assange è ko, così come la pagina per le donazioni che funziona tramite l'associazione francese Defense Fund Net Neutrality (Fdnn).

Su Twitter, l'evento è stato commentato così dallo staff: "Nessuno ha direttamente paura di Wikileaks. Quello di cui hanno paura è che vediate un esempio riuscito di indipendenza". In altri messaggi sul microblogging si insinuano anche le possibili ragioni per cui si sono scelti questi giorni per oscurare il sito: la distrazione delle Olimpiadi e, nel contempo, gli scandali sollevati sulla boxe olimpica, e alcune rivelazioni sulla situazione in Siria. In effetti, da un mese a questa parte il sito "spifferatore" ha immerso nel web 2,5 milioni di email provenienti da politici siriani, ministeri e aziende associate. Nel mese di febbraio, oltre cinque milioni di messaggi di posta elettronica ottenuti da Stratfor, una società privata di intelligence, con legami con il governo degli Stati Uniti, erano stati pubblicati su Wikileaks.

Che ci sia una connessione o no, il risultato è che la creatura di Assange è di nuovo senza raccolta fondi. Situazione allarmante, per i suoi sostenitori, ma non nuova. Dallo scoppio del primo scandalo firmato Wikileaks, e dal conseguente "boicottaggio" delle società di carte di credito che hanno bloccato le transazioni verso il sito, lo "spifferatore" ha dovuto fare salti mortali per garantirsi il sostentamento e reggere l'urto di attacchi informatici sempre più frequenti. L'ultimo assalto denunciato da Wikileaks risale a maggio e avrebbe provocato un black-out di circa 72 ore. Le disavventure del sito vanno di pari passo con le vicende del suo creatore. Arrestato nel 2010 a Londra e inseguito da una controversa accusa di stupro, è stato infine estradato in Svezia a maggio di quest'anno e attualmente ha appeso le proprie speranze di libertà a una richiesta d'asilo all'Ecuador, da cui attende una risposta.

Telecom cede il suo portale Virgilio a Libero .it

Corriere della sera

Dalla fusione dei due siti, storici per il web italiano, nasce un colosso da 18 milioni di visitatori unici al mese

Libero compra Virgilio. E dall'unione nasce, come si legge in una nota «il primo player italiano del mercato Internet». I due portali storici del web italiano daranno vita alla più importante Internet Property del nostro Paese. I due siti insieme vantano infatti oltre il 60% di market reach, corrispondente a 18 milioni di visitatori unici mensili (proiezione basata su dati Audiweb View Giugno 2012), oltre 3,5 miliardi di pagine viste mese e 14 milioni di email account attivi.

RIDUZIONE INDEBITAMENTO - La vendita è stata annunciata da Telecom Italia che ha ceduto il 100% di Matrix (portale Virgilio) a Libero, società controllata da Weather Investment, in base a un enterprise value di 88 milioni di euro. Matrix con circa 280 dipendenti, ha generato nel 2011 un fatturato complessivo di 96 milioni di euro. Telecom ha deciso di vendere la società in coerenza con la politica di valorizzazione degli asset non strategici, operazioni che permetteranno al gruppo di raggiungere l'obiettivo di riduzione dell'indebitamento finanziario netto per il 2012. Il perfezionamento dell'operazione è atteso intorno alla fine di novembre.

OBIETTIVO PMI - Le sinergie create dall'unione dei due portali le spiega Antonio Converti, presidente e ceo di Libero che ha dichiarato: «Oggi uniamo due player che hanno fatto la storia di Internet in Italia e che sono pronti a scriverne un nuovo capitolo, tornando a fare innovazione per metterla a disposizione dei consumatori e delle imprese italiane. Vogliamo diventare la piattaforma internet di riferimento per le Piccole e medie imprese». Per Naguib Sawiris, presidente e Ceo di Weather «l'acquisizione dimostra la nostra volontà nel continuare a ricoprire un ruolo strategico in questo grande Paese sia in senso ampio che, in particolare, nello sviluppo del settore TMT (telecomunicazioni, media e tecnologia, ndr) che vogliamo contribuire ad espandere in Italia».

Redazione Online9 agosto 2012 | 15:20

Così il Nilo sta assetando l'Africa

Corriere della sera

I cambiamenti climatici stanno facendo diminuire la quantità idrica nel bacino. E i rischi di conflitti aumentano
dal nostro inviato  MASSIMO GAGGI

NEW YORK - Un paio d'anni fa, dalla cascata di documenti diplomatici trafugati elettronicamente da Wikileaks venne fuori un dispaccio del 2009 nel quale un ministro egiziano si mostrava, in privato, ostile all'accordo sul Sudan del Sud, la repubblica divenuta indipendente un anno fa: una minaccia per il Cairo, un altro Stato pronto ad accampare pretese sull'acqua del Nilo. La difesa del grande fiume che da millenni scandisce la vita della terra dei faraoni, è da sempre l'ossessione del governo egiziano, più ancora dei conflitti mediorientali. Nel 1979 l'allora presidente Sadat, firmato il trattato di pace con Israele, sentenziò: «Ormai l'unica cosa che può trascinare di nuovo in guerra l'Egitto è l'acqua».

Acqua che nel bacino del Nilo sta diventando più scarsa a causa dei cambiamenti climatici, mentre le popolazioni rivierasche vivono un'epoca di crescita demografica vertiginosa. Un mix esplosivo che nel giro di pochi anni rischia di portare a un conflitto. È quello che prevedono, in uno studio, i servizi segreti americani secondo i quali c'è ancora qualche margine per intervenire nei prossimi dieci anni: poi una «water war» diventerà pressoché inevitabile. È la stessa preoccupazione delle Nazioni Unite che sollecitano i Paesi più influenti dell'area e quelli direttamente toccati dal problema a mettere in campo una vera e propria «idrodiplomazia».

Lo «status quo» che garantisce a Egitto e Sudan il 90 per cento dell'acqua del Nilo sulla base dei trattati dell'era coloniale (1929), infatti, non è più sostenibile. Allora l'Egitto aveva la popolazione più consistente mentre oggi i suoi 82 milioni di abitanti sono solo una frazione di quelli degli undici Paesi (Etiopia, Eritrea, Uganda, Kenya, Tanzania, Congo, Burundi e Ruanda, oltre a Egitto e i due Sudan) del bacino del fiume: oltre 400 milioni che diventeranno quasi 700 milioni nel 2030. Fin qui i tentativi di arrivare a un nuovo equilibrio nella distribuzione delle risorse, affidati alla Nile Basin Initiative, l'Iniziativa per il bacino del fiume, sono falliti: cinque dei Paesi che partecipano al negoziato nel 2010 hanno siglato un accordo che, però, ha subito il veto dell'Egitto, oltre che del Sudan. Da allora tutto si è fermato.

In un certo senso l'egoismo dell'Egitto è comprensibile: il Paese si estende per oltre un milione di chilometri quadrati, ma è quasi totalmente desertico. La grandissima maggioranza della popolazione vive nella piccola striscia di terra - appena 45 mila chilometri quadrati - bagnata dal fiume. E, già oggi che ha diritto a 55 degli 80 milioni di metri cubi di acqua di portata del Nilo, soffre, per riconoscimento delle stesse Nazioni Unite, di un insufficiente approvvigionamento idrico.

Ma i Paesi a sud del Sudan hanno problemi ancor più gravi e scalpitano. Stiamo parlando di nazioni nelle quali un quinto dei tanti bambini che continuano a morire di malattie e di stenti sono uccisi proprio dall'emergenza idrica: poca acqua a disposizione, e per di più contaminata. Gli aiuti internazionali, pubblici e della filantropia privata, in questi anni hanno fatto molto, con tanti villaggi che hanno ricevuto attrezzature e imparato a scavare pozzi artesiani. Ma sono interventi limitati e non tutti i governi locali collaborano.

Un caso a parte è l'Etiopia: alcuni Paesi occidentali che detestano il suo regime autoritario alla fine collaborano con Addis Abeba che ha dimostrato la volontà di battersi per ridurre la povertà e migliorare le condizioni igieniche del suo popolo. Ormai un gigante che va verso i 90 milioni di abitati, l'Etiopia vuole dire la sua anche sull'uso delle acque del Nilo. Quanto alla Tanzania, non ha aspettato le nuove iniziative della «idrodiplomazia» per irrigare la regione del Tabora con le acque del lago Vittoria che, in quanto principale fonte di alimentazione del Nilo, sarebbero vincolate dai vecchi trattati.

Un primo progetto è stato completato negli anni scorsi, nonostante le proteste del governo del Cairo. Ora ne è stato annunciato uno nuovo che partirà nel 2013. L'Egitto lamenta di non essere stato nemmeno informato, ma, dopo il fallimento dei negoziati del 2010, adesso i Paesi del tratto meridionale del bacino del Nilo sostengono che i protocolli dell'era coloniale (quello col timbro britannico, del 1929, e quello «aggiornato» bilateralmente da Egitto e Sudan nel 1959) non hanno più valore legale perché risalgono a un'epoca precedente all'indipendenza di molti dei Paesi interessanti, dal Kenya all'Uganda alla Tanzania.

Le tensioni, insomma, montano in un continente, l'Africa, ancora poverissimo, ma in tumultuosa crescita nel quale Paesi che cominciano ad assaporare qualche briciola di benessere non accettano più di essere devastati dalla siccità e da condizioni igienico-sanitarie subumane: se la comunità internazionale non corre rapidamente ai ripari il Nilo, il grande fiume che da millenni porta la vita a interi popoli, può diventare un campo di battaglia.

9 agosto 2012 | 14:19

Tomba di Toscanini, il Comune: «Siamo pronti a intervenire»

Corriere della sera

L'impegno dopo un'interrogazione parlamentare che denunciava la necessità di un restauro urgente


MILANO - Una «piccola bara», arrivata da oltroceano, «scese per prima» nella tomba di Arturo Toscanini. Perché aveva soltanto 5 anni Giorgio, figlio terzogenito del maestro, quando una difterite fulminante se lo portò via a Buenos Aires, il 10 giugno 1906, mentre il padre dirigeva la stagione lirica nella capitale argentina. Il maestro, inconsolabile, commissionò una tomba di famiglia allo scultore Leonardo Bistolfi, al Cimitero Monumentale, per riposare, un giorno, accanto al figlio e agli altri famigliari. Nei giorni scorsi, un'interrogazione parlamentare urgente al Ministro per i Beni e le attività culturali ha segnalato le cattive condizioni in cui versa la tomba, tra marmi anneriti e rotture di fregi (l'ultimo restauro risale al 2002). E l'assessore ai Servizi civici, Daniela Benelli, ha promesso di impegnarsi: «Proporrò alla giunta di assumersi la responsabilità della manutenzione straordinaria della tomba di Toscanini, a patto che la Fondazione Verdi si occupi di quella ordinaria».

 La tomba di Toscanini La tomba di Toscanini La tomba di Toscanini La tomba di Toscanini La tomba di Toscanini

IL NIPOTE - «Il problema - ha denunciato nell'interrogazione parlamentare la senatrice del Pd Albertina Soliani - è emerso quando sono giunte dall'America, poco tempo fa, le ceneri del nipote Walfredo Toscanini, recentemente scomparso. «Come si intende intervenire per restituire al monumento la dignità che è dovuta alla memoria del grande maestro? (...) Di fronte a tale situazione si assiste ad un rimpallo di responsabilità, circa il dovere di provvedere alla manutenzione straordinaria del monumento, tra la Fondazione Casa Verdi, la casa di riposo per musicisti a Milano di cui Toscanini fu uno dei maggiori benefattori, il Comune e la Provincia di Milano».

LA PROFANAZIONE - Nella tomba si notano fregi mancanti, marmi corrosi e macchiati di nero. All’interno, dove dovrebbero entrare le ceneri di Walfredo Toscanini, ci sono ancora i danni provocati dai ladri sacrileghi che nel maggio 2004 profanarono la sepoltura della figlia del maestro, Wanda Toscanini Horowitz, morta il 21 agosto 1998, forse perché si era diffusa la voce che l’ultima figlia del maestro e moglie del leggendario pianista si fosse fatta seppellire con i suoi favolosi gioielli. I ladri spaccarono a martellate la lapide di marmo, aprirono una breccia nel muro di cemento che proteggeva la bara e aprirono la cassa, poi si allontanarono senza danneggiare la salma.

CASA VERDI - Wanda Toscanini, lasciò nel suo testamento il 40% della sua eredità, oltre cinque milioni di dollari, alla Casa di Riposo per musicisti Verdi. Su richiesta del nipote Walfredo Toscanini, Casa Verdi dal 2000 si è assunta volontariamente la manutenzione ordinaria della cappella con la relativa pulizia e fornitura di fiori; nel 2002, «a fronte del degrado in cui la cappella era stata lasciata nei decenni precedenti dai familiari del Maestro» - come si legge sul sito della Fondazione -, Casa Verdi eseguì a sue spese un intervento di restauro, pur eccedendo la manutenzione ordinaria». Ora è necessario un altro intervento per restaurare i marmi esterni, ma la Fondazione, che ha in programma lavori molto impegnativi per il prossimo bicentenario verdiano, non ha i fondi per occuparsene. L'accordo con il Comune potrebbe sbloccare la situazione.

Sara Regina
9 agosto 2012 | 11:46

Vietnam, primo intervento americano di bonifica dall'Agente Arancio

Corriere della sera

Gli Usa hanno stanziato 41 milioni di dollari, ma finora non ci sono stati interventi a favore delle vittime vietnamite

MILANO - Agent Orange, Agente Arancio. Una delle più terribili armi di distruzione di massa. Un defoliante erbicida. Fra il 1962 e il 1971 l'aviazione militare americana ne spruzzò quasi 50 milioni di litri sulle giungle del Vietnam per stanare i vietcong, causando una carneficina: 400mila morti, 500mila bambini nati con gravi malformazioni e quattro milioni di persone colpite da tumori negli anni successivi. Oltre ai gravissimi danni all'agricoltura per l'avvelenamento della terra. Ora, nel cinquantesimo anniversario dall'inizio della guerra "chimica", c'è un piccolo gesto. Di speranza, forse, di umanità.

Agente Arancio, dopo 50 anni primo intervento Usa Agente Arancio, dopo 50 anni primo intervento Usa Agente Arancio, dopo 50 anni primo intervento Usa Agente Arancio, dopo 50 anni primo intervento Usa Agente Arancio, dopo 50 anni primo intervento Usa

AEROPORTO - Gli Stati Uniti e il Vietnam hanno dato il via a un intervento congiunto di bonifica di una parte dell'area dell'aeroporto internazionale di Danang (ex base Usa) contaminata dall'Agent Orange. Il governo americano collabora per la prima volta con quello di Hanoi all'operazione, dopo l'avvio ufficiale di un programma congiunto a giugno dell'anno scorso. Proprio nell'aeroporto di Danang, nell'allora zona smilitarizzata fra i due Vietnam, veniva custodito il defoliante che veniva caricato sugli aerei americani. Ancora oggi si discute della questione dei risarcimenti per i danni provocati dall'agente chimico: il governo americano contribuisce con 41 milioni di dollari al progetto, che dovrebbe ridurre i livelli di contaminazione in 73mila metri cubi di terra entro il 2016. Dal 2007 gli Usa hanno stanziato circa 60 milioni di dollari per interventi di bonifica ambientale in Vietnam, ma senza che sia mai stato un coinvolgimento diretto di personale americano.

 Reportage: gli effetti dell'Agent Orange Reportage: gli effetti dell'Agent Orange Reportage: gli effetti dell'Agent Orange Reportage: gli effetti dell'Agent Orange Reportage: gli effetti dell'Agent Orange

DIOSSINA - La tossicità dell'Agente Arancio è dovuta alla presenza di diossine altamente tossiche, responsabili di malattie e difetti alla nascita sia nella popolazione vietnamita che nei veterani di guerra statunitensi. Ha anche effetti cancerogeni, che colpiscono principalmente le donne, e teratogeni (sviluppo anormale del feto durante la gravidanza). Secondo un rapporto dell'aprile 2003, finanziato dalla National Academy of Sciences americana, durante la guerra del Vietnam 3.181 villaggi del Sud sono stati direttamente irrorati con erbicidi; tra i 2,1 e i 4,8 milioni di persone sarebbero stati colpiti, compresi molti soldati americani. Nel 2011, il Congresso degli Stati Uniti ha introdotto una legge a favore dei veterani e dei loro discendenti, colpiti da cloracne (grave forma di dermatosi) o altre malattie legate all'avvelenamento. Resta da capire che cosa Washington abbia intenzione di fare per le vittime vietnamite dell'Agente Arancio.

L. Cu.9 agosto 2012 | 12:17

Chiusi da decenni in una catacomba Erano segregati anche 27 bambini

La Stampa

Arrestato il fondatore di una setta: aveva avuto un'«illuminazione divina» guardando le scintille di un cavo elettrico


Membri della setta di Kazan

 

mosca

Segregati in catacombe da anni, 27 bambini e 38 adulti, sono stati scoperti casualmente dalle forze dell'ordine russe, nella repubblica autonoma del Tatarstan. Nell'ambito di alcune indagini su recenti attacchi a esponenti religiosi musulmani moderati, la polizia ha scoperto dei locali dove sessantacinque persone erano rinchiuse, prive di ventilazione e finestre. I prigionieri erano seguaci di una setta ritenuta illegale, che li teneva segregati nelle catacombe, per preservarli dalla corruzione del mondo esterno.

Alcuni bambini, come riportano le agenzie russe, tutti di età compresa tra 1 e 17 anni, non avevano mai visto la luce del sole. Quattro membri, tra cui il fondatore della setta, l'83enne Faizrakhman Sattarov, sono stati arrestati. L'ombudsman presidenziale per i diritti dei minori Pavel Astakhov ha dichiarato alle agenzie che «le vittime dovranno essere sottoposte a una lunga riabilitazione».

Il leader della comunità, era convinto di essere un profeta dagli anni sessanta, quando interpretò le scintille del cavo elettrico di un bus, come una forma di "illuminazione divina". L'uomo e i suoi fedeli hanno cominciato a isolarsi dal mondo una decina di anni fa, costringendo i loro bambini a seguire la stessa dottrina. Solo alcuni adulti eletti potevano lasciare le catacombe, per svolgere attività commerciali e affari. Il palazzo in cui la comunità viveva veniva chiamato “Fizarkhamanista”, dal nome del fondatore.

Egitto, chiusi i tunnel tra Rafah e Gaza Sinai, scontri tra polizia e attivisti

La Stampa

I passaggi sotterranei utilizzati da contrabbandieri e terroristi


Rafa, al confine tra Egitto e Israele

L'Egitto ha cominciato a chiudere le centinaia di tunnel che collegano la zona di Rafah, nel Nord del Sinai, alla Striscia di Gaza. Lo hanno riferito fonti della sicurezza.  I tunnel vengono generalmente utilizzati per il contrabbando; secondo il Cairo - e Israele - il commando di terroristi che domenica ha ucciso 16 guardie egiziane era arrivato dalla Striscia attraverso questi canali sotterranei. Scontri tra la polizia egiziana e uomini armati si registrano nella principale città del Sinai del Nord, El-Arish, dove le forze di sicurezza portano avanti un'offensiva senza precedenti per reprimere i fondamentalisti islamici. Fonti di sicurezza locali confermano che mezzi blindati e per il trasporto di truppe sono in movimento in direzione di El Arish, dove  i combattimenti avvengono all'esterno di una stazione di polizia, in risposta ai raid aerei contro i terroristi del Sinai in cui sono rimasti uccisi venti militanti in un vicino villaggio.

Raid che l’esercito egiziano ha definito «un successo totale». Secondo l'esercito, l'operazione di ieri mira ad «assicurare il controllo e ristabilire la sicurezza (nella penisola) dando la caccia e colpendo gli elementi terroristici armati». Gli scontri si protaggono da domenica sera, quando un commando armato aveva ucciso sedici guardie di frontiera egiziane nei pressi della frontiera con Israele, prima di penetrare in territorio israeliano dove era stato neutralizzato. Dopo l'attacco, il presidente egiziano Mohamed Morsi aveva dichiarato di aver fornito «istruzioni chiare» per riprendere «il controllo totale del Sinai».

Roma, cenano e non pagano tutti assolti: non è reato

Il Messaggero
di Adelaide Pierucci

ROMA

Cenare al ristorante senza pagare a Roma non è reato. Almeno per una comitiva di ventenni di Torre del Greco che l’altra sera sono stati arrestati, e nel giro di ventiquattro ore scarcerati e assolti, dopo un’abbuffata gratis a base di cacio e pepe, carbonara e coda alla vaccinara in un ristorante del centro, L’Esquilino di in via Cavour. I giudici hanno concluso che il fatto non costituisce reato. La sentenza, però, è tutta da spiegare e ha lasciato perplessi il pm e gli stessi avvocati. Probabilmente se ne saprà di più con il deposito delle motivazioni, che avverrà tra due settimane.

La storia è questa: al momento del conto, 240 euro, dopo aver scolato anche lo spumante, gli otto commensali si sono alzati per dileguarsi senza essere visti, quando i camerieri hanno provato a trattenerli hanno cominciato a far volare tavoli, sedie e bottiglie. I carabinieri della sezione motociclisti ne hanno acciuffati e arrestati sei. Ieri mattina si è svolto il processo per direttissima. Con una sfilza di accuse, dal danneggiamento, alla rissa, fino alla tentata estorsione.

Uno ad uno i turisti per caso – i ragazzi erano di passaggio a Roma con le tasche vuote in attesa di imbarcarsi per Civitavecchia e lavorare sulle navi da crociera – sono stati chiamati davanti a giudici e ognuno ha raccontato la sua verità. «Era meglio una pagnottella», parlottavano tra di loro a bassa voce. «Ma non è che ci contestano pure l’associazione?». «E sì, già ci hanno dato l’estorsione, mo’ ci danno pure l’ergastolo per un piatto di spaghetti». «Quando ci liberano? - insistevano - Ci aspetta la nave dobbiamo andare a lavorare».

Il pm Elisabetta Ceniccola aveva chiesto un anno e 4 mesi, mentre l’avvocato Benedetto Greco, che si è offerto come legale d’ufficio, puntava a una pena minore e alla non menzione sulla fedina penale. Invece, è saltata fuori l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Abdul Halim, il gestore del ristorante, specializzato in cucina tipica romana, è rimasto sorpreso: «Che dire? Il giudice avrà avuto le sue ragioni, intanto mi tengo il danno. Comunque se mi avessero chiesto con gentilezza una carbonara gliela avrei offerta gratis. È la nostra specialità insieme all’ossobuco».

Dopo la lettura della sentenza il legale è stato portato in trionfo dagli imputati. In aula aveva provato a difenderli: «È vero i ragazzi non hanno pagato il conto, ma è anche vero che mentre si allontanavano uno è stato trattenuto con la forza così loro sono dovuti rientrare per recuperare l’amico». Tra quindici giorni la motivazione.


Giovedì 09 Agosto 2012 - 11:06
Ultimo aggiornamento: 11:11

Schwazer e il doping, il fai da te non convince

Il Messaggero

Dal nostro inviato Carlo Santi

L’ematologo D’Onofrio: «Non è facile conservare il farmaco 10 mesi»


Alex Schwazer
LONDRA - È stato il giorno della confessione ma ha lasciato tanti dubbi. Le parole di Alex Schwazer a Bolzano, il suo pianto per liberarsi di quel peso troppo grande che si chiama doping lascia spazio a troppi quesiti. Schwazer ha raccontato la sua verità sulla vicenda. È partito da lontano, Alex, ha detto che nel settembre del 2011 è volato ad Antalya, la Rimini della Turchia, per comperare l’Epo pagandola 1500 euro.

Lo ha detto lui e i turchi si sono irritati: dica dove e in quale farmacia è andato. Sarà anche vero quel viaggio, documentato come documentati sono però gli incontri in passato con il dottor Ferrari, ma rimane un dubbio: se undici mesi fa Schwazer aveva deciso di seguire la strada dell’imbroglio, perché adesso afferma di averlo fatto solo nelle ultime tre settimane iniettandosi l’Epo? E dove ha conservato, per così tanto tempo, l’eritropoietina? «L’Epo può essere conservata a lungo - ha spiegato il professor Giuseppe D’Onofrio, ematologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma - ma occorre fare attenzione».

Possibile che in quasi un anno la sua fidanzata Carolina Kostner non si sia accorta di nulla? Passi per il nervosismo pre-gara dell’ultimo mese, ma prima... Perché poi il marciatore ha interrotto i rapporti con il dottor Michele Ferrari nel 2011 (aveva cominciato due anni prima per chiedere consigli sull’allenamento) dopo aver appreso dei guai del professionista di Ferrara con il ciclismo? Era noto che il dottor Ferrari già in passato aveva avuto a che vedere con il doping - la Federciclismo lo aveva squalificato nel 2002 - e allora perché rivolgersi proprio a lui?

Sono tanti i dubbi che rimangono di una vicenda oscura, che cancella la pulizia di un campione che non è stato capito e aiutato da chi gli era vicino, dallo staff tecnico in primis, che avrebbe dovuto vivere giorno dopo giorno il suo lavoro e il suo disagio. In troppi hanno guardato l’aspetto sportivo, i chilometri che marciava e non l’uomo e la sua serenità. Come è stato possibile che la grande fatica per gli allenamenti, da lui definita nausea, non sia stata notata? Sotto certi punti di vista, ovviamente esagerando perché qui non si parla di droga, si può ricordare il cammino di Pantani e il suo stare male. Ma anche con il Pirata nessuno del suo entourage intervenne: tutti chiedevano a Marco di essere il super scalatore, l’uomo che vinceva e basta. Come, pazienza. E lo hanno abbandonato.

Un errore arrivato nell’attimo dello sconforto, con stagioni negative alle spalle, non possono cancellare i precedenti. Quando Schwazer divenne campione olimpico nel 2008, tutto era bello, feste e premi per lui. Ma quando ha ricominciato, con pochi chilometri nelle gambe, è inciampato al mondiale di Berlino. Alla porta di Brandeburgo sono cominciati i guai e il declino psicologico dal quale, rimanendo nella solitudine di una valle, non è riuscito a risalire.

È tempo di capire cosa è accaduto davvero, al di là delle parole pronunciate ieri a Bolzano.
«C’erano giorni in cui mi svegliavo e avevo la nausea», ha detto Alex ma anche questo è poco credibile. Era marzo, il 18, quando Schwazer tornando a Lugano come un anno fa, fu super nella 20 chilometri marciando in 1h17:30, record italiano e miglior tempo finora al mondo e sesto di sempre. Se non ci si diverte, se non si ha cuore, è difficile fare tanto. Per togliere ogni dubbio, rifacciamo le analisi del controllo antidoping di quel giorno e confrontiamo i dati con il test di due anni prima quando, sempre a Lugano e sempre in marzo, aveva ottenuto 1h18:24, anche allora miglior prestazione della stagione. Dalla Svizzera si potrebbe cominciare a scoprire un pezzo di verità.


Giovedì 09 Agosto 2012 - 08:50
Ultimo aggiornamento: 08:58


Schwazer in caserma a Bologna riconsegna il tesserino di carabiniere

Il Messaggero


Alex Schwazer
BOLOGNA - Occhiali scuri sul volto, seduto sul sedile posteriore di un'Audi nera, Alex Schwazer è entrato in caserma a Bologna. Il marciatore, sospeso dal Coni per la positività all'Epo, aveva annunciato ieri in conferenza stampa che avrebbe riconsegnato pistola e tesserino dei carabinieri . Verso le 9,40 è arrivato nella caserma di Via delle Armi, dove ha sede il Gruppo sportivo del capoluogo emiliano, appoggiato al V Battaglione dell'Arma dell'Emilia Romagna.

Petrucci.
«Schwazer testimonial contro il doping? Ce lo auguriamo, dovrebbe diventare il leader nella battaglia contro il doping. Si deve fare questo quando si cade nel baratro, ma l'aspetto umano deve essere salvaguardato», dice intanto il presidente del Coni, Gianni Petrucci. «Mi preme dire, però, che la procura antidoping non sapeva di questo nome - ha aggiunto Petrucci a 'Radio Anch'Io' - L'avessimo saputo, avremmo sicuramente fatto qualcosa.

La Procura di Padova ci ha avvisato dell'indagine in corso, ma nessuna informazione sul nome del ragazzo». Petrucci ci tiene a sottolineare come il sistema antidoping italiano sia all'avanguardia nel mondo: «Certamente tutto è migliorabile, ma non dimentichiamo che l'Italia è all'avanguardia mondiale nella lotta al doping, con le leggi migliori al mondo - ha concluso - Certo, quello che è successo a Schwazer può aiutarci ancora a migliorare il nostro sistema. Bisogna riconoscere, però, che non possono essere scoperti così facilmente. Ripeto, tutto è perfezionabile, e ora dopo la drammatica confessione di ieri di Schwazer, gli organi inquirenti chiariranno se ha detto tutto o meno».


Giovedì 09 Agosto 2012 - 10:55