sabato 1 settembre 2012

Mercedes: mezzo miliardo di euro spesi per riparare i motori difettosi

Corriere della sera

Secondo la stampa tedesca a tanto ammonta il conto della campagna richiami del 2008-2009

Il quattro cilindri turbodiesel MercedesIl quattro cilindri turbodiesel Mercedes

MILANO- I clienti della Mercedes sono stati costretti negli ultimi anni a oltre 300.000 visite in officina per parti difettose a un motore. E per far fronte al problema la casa tedesca ha sborsato più di mezzo miliardo di euro. A rivelarlo è la Frankfurter Allgemeine Zeitung che ha ripercorso tutte le fasi della vicenda. Responsabile della débâcle sarebbe però un subfornitore americano. A causa degli iniettori guasti, il motore turbodiesel avrebbe infatti attivato ogni volta la modalità di emergenza, riferisce la Frankfurter Allgemeine Zeitung.

COLPA DEGLI INIETTORI - I modelli coinvolti sono stati principalmente Classe C e della Classe E. Tuttavia, aggiunge il giornale di Francoforte, l’errore è stato riscontrato in quasi tutte le serie dotate col motore diesel a 4 cilindri OM 651. «Si tratta di problemi che si sono verificati soprattutto negli anni 2008 e 2009», ha detto il portavoce Jörg Howe. E nel frattempo sono già stati risolti, sottolinea. Come spiegano dalla casa di Stoccarda ai clienti è stata fornita una vettura sostitutiva finché il guasto non è stato riparato. La FAZ, secondo quanto riferito dalla casa automobilistica tedesca, rivela che il danno ammonta a oltre mezzo miliardo di euro.

Ciononostante, la casa di Stoccarda non dovrà sostenere da sola gli enormi costi: il produttore degli iniettori difettosi è infatti la società statunitense Delphi, fornitore leader nel settore automobilistico, che avrebbe già partecipato alle spese con 100 milioni di euro. In quale misura le due aziende debbano farsi carico dei costi, resta ancora oggetto di trattativa. Nel solo anno passato Mercedes ha venduto oltre 400.000 autovetture con questo tipo di motore. La causa che ha provocato il guasto degli iniettori non è ancora stata completamente appurata. Daimler aveva investito circa mezzo miliardo di euro nello sviluppo del motore.

Elmar Burchia
1 settembre 2012 | 16:29

L'ultima contro il caro benzina: il motorino che va a cacca

Libero

Alimentato da biomasse di origine animale, ha un'autonomia di 290 chilometri ed è prodotto da un'industria che realizza gabinetti


La ricetta contro il caro-benzina:
il motorino che va a cacca

Il veicolo green sostituisce la benzina con biogas derivato da letame. Ed è anche dotato di apposito wc

L'ultima trovata in campo ecologico e di risparmio energetico è un'invenzione della Toto, industria giapponese che produce gabinetti. L'azienda ha infatti inventato un motociclo che si alimenta con biomasse di orgine animale. In poche parole: cacca. La rivoluzionaria moto si chiama "Toilet Bike Neo", ha tre ruote con un motore di 250 cc, un'autonomia di 290 chilometri e, dettaglio ironico (e fondamentale dato il materiale di cui si rifornisce) un gabinetto al posto del sedile, che dovrebbe simboleggiare gli sforzi in chiave ambientale della Toto. L'azienda ha voluto puntualizzare che la Toilet Bike non funziona assolutamente con feci umane, ma solo di origine animale. Kevin Fujita, portavoce dell'industria, ha affermato.

"Speriamo di fare crescere la consapevolezza tra i clienti della nostra campagna green attraverso lo sviluppo di prodotti amici dell'ambiente come le docce e i wc che consentono di risparmiare acqua". La moto, al momento, rimarrà solo un prototipo, dato che non è ancora prevista l'uscita commerciale. Molto probabilmente, i "luminari" della Toto stanno ancora cercando di trovare una soluzione alla puzza che esce dal gas di scarico del veicolo.

Rodriguez, da ex terrorista a campione paralimpico

Libero

Il nuotatore spagnolo, paraplegico, negli anni '70 era a capo dei Grapo, feroce gruppo terroristico


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L'altleta nel 1985 venne condannato a 84 anni di carcere per omicidio. Uno sciopero della fame di 432 giorni l'ha costretto alla carrozzina

Quella di Sebastian Rodriguez è una storia assurda, perfetta per il cinema. Il nuotatore spagnolo, paraplegico, che ha conquistato la sua tredicesima medaglia paralimpica a Londra con l'argento nei 50 stile libero, ha un passato a dir poco burrascoso: verso la fine degli anni '70, Rodriguez era uno dei capi dei Grapo (Grupos de Resistencia Antifascista Prime de Ocrubre), un feroce gruppo terroristico che conta 75 morti in quasi trent'anni di attività.

La condanna - Nell'85 venne arrestato per il coinvolgimento nell'omicidio di un uomo d'affari, morto dopo lo scoppio di una bomba a Siviglia. Fu condannato a 84 anni di carcere: nel '90 iniziò uno sciopero della fame dopo che gli venne negata la richiesta di riunire tutti i membri dei Grapo in un solo carcere. La protesta ne deteriorò il fisico, che sviluppò un'incapacità ad assumere proteine: Rodriguez divenne paraplegico e cominciò ad usare la carrozzina.

Rinascita - Uscito dal carcere nel '96, dopo 12 anni, inizia subito a fare sport, prima il basket, poi la piscina. E il nuoto diventa la sua fortuna: Rodriguez si allena duramente e diventa un campione, conquistando 5 ori a Sydney, tre ori e due argento ad Atene e due bronzi a Pechino. Con quella di Londra sono tredici. Una storia da film.

Il delirio di Emilio Fede: "20mila € al mese? Pochi"

Libero

"Autista, casa e ufficio, ma con tutto quello che ho dato è niente". Sul partito: "Vorrei Saviano. Il programma? Subito le case chiuse"

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Infermabile, insaziabile, incontentabile. "Nel contratto con Mediaset iniziato il primo giugno - spiega Emilio Fede ai microfoni de La Zanzara su Radio 24 - c'è autista, casa, ufficio e 20mila euro netti al mese ma neppure un euro di buonuscita dopo 24 anni. E devo fare un programma. Un contratto dignitoso, però mi avrebbero dovuto dare molto di più dopo quello che ho dato all'azienda”. L'ex direttore del Tg4 non nasconde la sua delusione per il nuovo "contrattino" col Biscione, e rincara: "Ventimila euro al mese sono niente per quello che ho fatto. Mica sono stato lì a rubare. Non è che navigo nell'oro, non ho un appartamento di lusso. Non trasformiamo 20mila euro in un fondo ricchezza.

Non significa essere ricchi e poi un po' di soldi li passo a mia moglie e a mia figlia. Non è un contratto sontuoso”, ribadisce Fede, che dopo l'addio al Tg4 si è visto rinnovare il contratto dall'emittente di Silvio Berlusconi nonostante le accus nell'ambito del processo Ruby di aver truffato, in ticket con Lele Mora, lo stesso Cavaliere. Tra Berlusconi e il giornalista c'è un'amicizia di vecchia data che, assicurano i due, non si è incrinata per le voci sul "magheggio".

"Saviano in lista con me" - Fede torna poi sul suo "Vogliamo Vivere", la sbandierata neo-creatura politica:
"Voglio fare un movimento, non un partito - ha puntualizzato -. E quando vedo che tutti fanno le liste e i politici si ripresentano senza aver risolto le cose allora ho pensato: adesso faccio qualcosa anch'io. E mi piacerebbe avere in lista Roberto Saviano, sì proprio lui. L'ho sempre criticato ma è uno che vale. Lo vorrei con me”. E dopo l'improbabile candidatura, Emilio snocciola il programma: "Cosa farei? Legalizzerei la prostituzione, bisogna tornare alle case chiuse, per evitare lo squallore di quello che si vede in giro. Bisogna che le prostitute paghino le tasse, di sicuro guadagnano più di me”.

Poi farei una grande battaglia contro l'accanimento terapeutico”. L'ex direttore del Tg4 quindi torna a parlare di Lele Mora: "Sono contento che sia uscito dal carcere anche se con me non si è comportato molto bene. Ho visto che la dieta imposta gli ha fatto bene, è diventato un bel ragazzo. Io mi vorrei riconciliare ma non posso chiamarlo perchè siamo coimputati. Lo chiamerei subito se potessi. Le cose che ha detto me le spiegherà, ma io l'ho già perdonato. Gli mando un abbraccio. Gabriele, tu lo sai che siamo amici".

Record in Lambretta, 13 km senza mani: ha 70 anni e da 16 un fegato trapiantato

Il Messaggero

Lucio Lisarelli da Gubbio è entrato nel Guinness dei primati: ha percorso la notevole distanza per dimostrare che anche con un organo trapiantato si può vivere bene ed effettuare imprese straordinarie.

di Roberto Argenti

GUBBIO - Girare per oltre 13 minuti in Lambretta senza usare le mani, curvando solo con l’equilibrio del corpo: una prestazione che è valsa a Lisarelli un record mondiale, ma soprattutto diffondeancor più il suo messaggio di speranza.



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Trapiantato. Infatti Lucio Lisarelli (nato a Gubbio alla vigilia di Natale del 1942 e che proprio nello stesso giorno di 54 anni dopo subì un trapianto di fegato!), vive con la filosofia che: «La vita si è presa gioco di me e io volando mi sono preso gioco della vita». Con questo motto ispiratore delle sue prodezze, Lucio Lisarelli continua a vivere benissimo e, «con un filo di sana pazzia» (parole sue) vuole diffondere la speranza e la fiducia per i trapiantati, prima e dopo l’operazione, a non mollare per una vita tutta da vivere e a diffondere presso i giovani la cultura della donazione. «All’indomani del trapianto, avvenuto al Centro Trapianti dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano diretto dal Prof. Giorgio Rossi e del quale Lucio è divenuto grande testimonial, infatti - continua Lisarelli - mi sono sentito un miracolato e ho deciso di trasmettere a tutti la speranza che ce la si può fare», dal momento che sedici anni fa grazie ad un giovane donatore ha ricevuto un fegato nuovo e vive benissimo.

Senza usare le mani.
Proprio per evidenziare che dopo un trapianto di fegato si può campare anche meglio di prima, Lisarelli si è dedicato ad imprese spericolate, prima fra tutte quella di guidare per chilometri la sua Lambretta 125 Special, attenzione, senza usare le mani! Dopo l’ultima prova dello scorso anno quando effettuò tutto il percorso della gara di velocità in salita Gubbio - Madonna della Cima (e pure ridiscendendo a valle!) con la sua Lambretta senza usare le mani, fra la gente che guardava coi capelli dritti, quest’anno nel mese di agosto ha voluto tentare un record da poter inserire nel Guinness dei primati. E ci è riuscito.

Guinness.
E così, armato di tanto coraggio, un lunghissimo allenamento («sempre sotto un sole pazzesco») e una feroce volontà, sulla pista ciclabile di Le Querce a Gubbio, guidando in piedi sulla sua fedele Lambretta e senza usare le mani (credeteci: non provateci anche voi, è molto pericoloso) ha percorso per 5 volte i 1.150 metri dell’impianto, battendo il record precedente dei 10’ 57”e proseguendo sino al superamento dei 13 minuti davanti ad una folla entusiasta! Assistere alle sue prodezze lascia sbigottiti: sembra impossibile condurre una Lambretta senza mai aggiustare la traiettoria con le mani, ma Lisarelli ci riesce benissimo, e per di più a settant’anni. Per i più tecnici: Lucio parte, ingrana le marce sino alla 2a o 3a a seconda delle necessità, e poi blocca la manopola con un elastico già pronto arrotolato sul manubrio.

Ancora avanti.
Lisarelli proseguirà ancora nelle sue imprese per questa giusta causa e per sensibilizzare la gente ad avere fiducia nei trapianti e per diffondere la cultura della bontà e della donazione di organi, grazie alla quale lui oggi è vivo e dinamico e fa queste cose per ringraziare il destino che sembrava averlo condannato, ma verso il quale lui si è preso una clamorosa rivincita e vuole farlo sapere a tutti.


FOTOGALLERY
Record Lisarelli con Lambretta

Gatti attori e luci puntate sul Cat Internet Video Fest

La Stampa

zampa

Il Festival ha presentato una raccolta di video presi da Youtube che ritraggono l'amico felino nelle sue marachelle, capricci e tenerezze.

minneapolis

Il Walker Art Center, una delle istituzioni più importanti di arte contemporanea in America, ha ospitato la prima edizione del Cat Internet Video Festival del Cinema. L'evento, che è stato sin dall'inizio molto seguito on-line dagli amanti del pelo, si è rivelato un successo. Il pubblico presente alla manifestazione è stato il doppio di quello previsto dagli organizzatori,  in molti indossavano vestiti e gadget a tema gatto, e qualcuno si è presentato ironicamente in compagnia del proprio cane. Il Festival ha presentato una raccolta di video presi da Youtube che ritraggono l'amico felino nelle sue marachelle, capricci e tenerezze.
 
L'idea del Cat Internet Video Festival è venuta a Katie Hill, una ventottenne socia del museo, che aveva suggerito l'evento per scherzo. Il suo capo, riconosciuta la strana idea come una buona iniziativa per pubblicizzare il Walker Art Center attraverso eventi gratuiti, l'ha presa alla lettera. Miss Hill, affettuosamente denominata dai colleghi del Walker "la gattara pazza del residence" ha lanciato una vera e propria moda  facendo si che il web, si arricchisse ancora di più di materiale video sui gatti. Gli organizzatori del Walker sono rimasti storditi dal riscontro mondiale che ha ricevuto il Festival, soprattutto grazie ai social media. Il sindaco di Minneapolis R.T. Rybak, ha rinunciato alla partecipazione al discorso di Romney per essere presente al Cat Film Festival.

Maestra Carmela, cattedra di ruolo a 65 anni. Va in pensione l'anno prossimo

Il Mattino
di Gianluca Sollazzo


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SALERNO - Se non è un record nazionale, poco ci manca: dopo quasi 40 anni di precariato, Carmela Vicinanza, insegnante salernitana di scuola elementare, ha ottenuto la cattedra di docente di ruolo. Oggi la donna ha 65 anni, tra un anno andrà in pensione. Ma anche quel sogno d'una vita l'ha coronato. «Il prossimo sarà quello di diventare nonna, ho una figlia grande pronta a darmi quest’altra soddisfazione», confessa Carmela, pronta a prendere servizio dal prossimo 13 settembre presso la scuola elementare di Fratte che rientra nell’Istituto Comprensivo San Tommaso d’Aquino. Ha ancora in mano il contratto che segna la svolta della sua lunga carriera di insegnante precaria, Carmela. È appena uscita dall’ufficio dove si formalizzano le assunzioni in ruolo alle elementari, quando un caldo applauso partito da un centinaio di insegnanti accoglie la sua nomina dopo un quarantennio di supplenze, cambi di sede e anni di sacrifici familiari.


«Ho lavorato dal Cilento all’agro nocerino, ho conosciuto i volti di migliaia di studenti, che avventura…», sospira Carmela. Da ieri è lei la maestra dei record. Statistiche alla mano, nessun insegnante in provincia aveva mai strappato l’assunzione così tardi. «Le porgo i miei più sinceri auguri: siamo contenti per lei, dopo una lunga carriera da precaria ha ottenuto quello che voleva – commenta il direttore dell’Usp, Renato Pagliara – è un giorno particolare per tutta la scuola locale». A 65 anni suonati, la signora Vicinanza può finalmente esultare. Pasticcini e champagne l’aspettano al primo piano del provveditorato. «Sembro una star, ma da oggi sono una maestra di ruolo, quasi non ci credo – confessa – quando ho firmato il contratto mi tremavano tutte e due le mani, è stata una emozione indescrivibile».


La nomina in ruolo di Carmela ha il sapore della conquista. «Tutto nella vita è possibile, basta crederci fino alla fine - sentenzia con le lacrime agli occhi - anche diventare maestra al limite dalla pensione». Ad accompagnarla nel giorno più bello della sua vita è il marito, Ariano. E’ più emozionato della moglie, neo maestra di ruolo. «Quasi non ci credo – dice – anni e anni di sacrifici, vederla invecchiare senza riuscire a strappare l’assunzione mi stringeva il cuore: tanti sacrifici alla fine sono valsi a qualcosa». «Meglio tardi che mai - commenta - ma sono contenta così. La vita va presa con filosofia e in questo modo ho potuto lavorare godendomi la famiglia».

Tutti in via Monticelli parlavano di lei come un caso nazionale. «Mai successo prima», «Un traguardo impossibile»: i commenti. «Che anno sarà per me? Sicuramente il più bello della mia carriera - dichiara Carmela – non vedo l’ora di prendere servizio». Ora avrà una sede fissa e il ruolo. «Anche se la pensione mi aspetta – chiude – però questa assunzione ha qualcosa di speciale, suona come un messaggio a tutti i precari della scuola e del lavoro: bisogna credere e sperare sempre».

Sabato 01 Settembre 2012 - 12:17

I mestieri di camorra: fabbri e saldatori sul libro paga del «sistema» per proteggere le piazze di spaccio

Il Mattino
di Giuseppe Crimaldi


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NAPOLI - Scivolano come ombre, dopo il tramonto. Arrivano di notte - come i ladri - e come i ladri portano a termine la loro opera in fretta. La paura di essere scoperti è forte , e il rischio alto. Clandestini nel loro quartiere. Sono i fabbri della camorra, artefici e complici di quei clan che sfruttano le piazze di spaccio trasformate in fortini blindati, piazzando i venditori di morte al sicuro, al di là delle paratìe rinforzate messe a protezione dei cancelli di palazzi e condomìni di Scampia. C’è una pagina ancora tutta da scrivere nella lotta ai clan in guerra nelle terre di Gomorra. È quella che riguarda fiancheggiatori e conniventi, che moralmente (se non penalmente) si portano sulla coscienza una bella fetta di responsabilità per tutto quello che succede nei quartieri dell’area nord di Napoli; e per tutto quello che non accade, in termini di risposta repressiva nell’offensiva dello Stato alla camorra: perché se - nonostante tutti i migliori sforzi profusi da polizia e carabinieri - le «picchiate» delle forze dell’ordine vanno spesso in fumo, ciò accade anche a causa delle protezioni passive erette da questi «galantuomini» che, peraltro, la fanno spesso franca.

Anche quando vengono colti sul fatto. È successo pochi mesi fa, quando gli uomini della sezione di polizia giudiziaria del commissariato Scampia diretti dal primo dirigente Michele Spina hanno scoperto un fabbro della zona intento a piazzare rinforzi in ferro nei cancelli dei «Sette palazzi», una delle piazze di spaccio degli scissionisti. L’artigiano è stato denunciato in stato di libertà per concorso in spaccio. Più recentemente sempre la polizia ha scoperto un uomo che da poco aveva perso il lavoro mentre usava saldatrice e staffe per proteggere alcune cancellate delle Case dei Puffi: l’uomo ha ammesso di aver accettato il lavoro in cambio di 50 euro per ogni blindatura. Sullo smantellamento delle difese passive polizia e carabinieri non da oggi, ma da anni ormai, non danno tregua ai camorristi. Loro piazzano videocamere e cancelli blindati? E le forze dell’ordine, puntualmente, gliele smantellano. Una lotta senza tregua che - soprattutto negli ultimi tempi - ha dato frutti importanti. Le piazze di spaccio si sono progressivamente ridotte.

Ma veniamo alla giornata di ieri. Si intensificano i controlli delle forze dell’ordine nei territori della nuova faida. I carabinieri della compagnia Stella (capitano Orlando Narducci) hanno arrestato uno spacciatore di droga di appena 16 anni in via Ghisleri. Il ragazzo, quando ha visto arrivare i militari ha gettato una busta contenente 85 grammi di marijuana divisa in 73 dosi ed è fuggito. È stato bloccato poco dopo. In un vicino sottoscala i carabinieri hanno sequestrato altri 51 grammi di marijuana, insieme a 230 euro. Il 16enne è stato trasferito presso il centro di accoglienza per minori dei Colli Aminei. Le perquisizioni dei carabinieri hanno interessato in via Ghisleri il complesso di edilizia popolare del lotto TA, piazza di spaccio controllata dalla famiglia Notturno, del gruppo degli «scissionisti» composto dagli Abete-Aprea- Abbinante-Notturno; e via Limitone Arzano, nelle cosiddette «Case celesti», una delle zone «contese» tra il clan degli scissionisti e il gruppo della Vanella Grassi di Secondigliano. E sempre ieri il comandante interregionale dei carabinieri, generale Maurizio Gualdi, ha fatto visita alle stazioni dell’Arma di Secondigliano e Quartiere 167, due posti di frontiera mai come oggi impegnati nella lotta alla camorra.

Sabato 01 Settembre 2012 - 10:51    Ultimo aggiornamento: 15:32

Sheryl Crow , Lance Armstrong e quell'interrogatorio che incastra l'ex

Corriere della sera

La Crow chiamata a testimoniare davanti ai federali per le accuse di doping al ciclista

L’hanno obbligata a cantare, ma questa volta Sheryl Crow ne avrebbe fatto volentieri a meno, perché la sua testimonianza è andata ad ingrossare il già voluminoso fascicolo che l’Agenzia Antidoping statunitense (Usada) aveva aperto contro il suo ex, Lance Armstrong, accusato di doping e per il quale si prospetta la revoca delle 7 storiche vittorie al Tour de France e la squalifica a vita, dopo la sua volontaria rinuncia a difendersi. Come riporta il Daily News, a rivelare il coinvolgimento della cantante - fidanzata dal 2003 al 2006 con il campione di ciclismo, che per lei lasciò la moglie Kristin – sarebbe stato Tyler Hamilton (ex compagno di squadra di Armstrong nella Us Postal) in “The Secret Race”, libro scritto con Daniel Coyle (già autore di “Lance Armstrong’s War” del 2005, nel quale si parlava della presenza del medico italiano Michele Ferrari nell’entourage del ciclista e delle preoccupazioni di quest’ultimo per la “distrazione” causata dalla Crow alla sua preparazione).

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IL VOLUME - Nel libro, uscito mercoledì scorso negli Usa, vengono descritte le pratiche doping e il modo in cui venivano nascoste e in una nota Hamilton riporta le confidenze di una non meglio precisata «fonte vicina alle indagini», secondo la quale la Crow sarebbe stata chiamata a testimoniare davanti ai federali alla fine dell’anno scorso, ovvero non molte settimane prima che a febbraio l’ufficio del procuratore di Los Angeles annunciasse la sospensione dell’indagine contro Armstrong. Che però è rimasto nel mirino dell’Usada, che infatti è convinta di avere prove schiaccianti riguardanti l’uso sistematico a partire dal 1996 di sostanze proibite (compresi Epo e steroidi) da parte del 40enne ciclista americano, ritiratosi definitivamente dalle gare nel 2011. Non solo.

L'INCONTRO - A detta degli agenti dell’antidoping, oltre 10 ciclisti, fra cui i compagni di squadra Hamilton e Floyd Landis (che nel maggio del 2010 accusò Armstrong di averlo aiutato a doparsi in una serie di mail inviate all’Uci) avrebbero aiutato a sostenere le tesi accusatorie, coinvolgendo pesantemente l’ex campione nelle pratiche illegali, accuratamente dettagliate durante gli interrogatori. Ovviamente, il contenuto dell’incontro della Crow coi federali è top secret, anche se nè l’agente speciale Jeff Novitzky della Food and Drug Administration né, tantomeno, gli avvocati di Armstrong o della stessa cantante hanno voluto confermare alla stampa che sia mai avvenuto.

Nei tre anni della loro relazione, la Crow ha soggiornato spesso nell’appartamento di Armstrong a Girona, in Spagna, che gli ex compagni Hamilton e Landis hanno definito una sorta «di centrale di distribuzione delle sostanze dopanti», mentre i jet privati usati dalla coppia per gli spostamenti avrebbero avuto – sempre secondo i due accusatori – «un ruolo chiave nella strategia del doping». Malgrado nel 2005 lui le avesse chiesto di sposarla, con tanto di romantica proposta a bordo di una barca su un lago dell’Ohio, all’inizio del 2006 la Crow ed Armstrong si mollarono, rimanendo però in ottimi rapporti (o almeno così recitano le riviste di gossip): due settimane dopo la rottura, la cantante rivelò al mondo di avere un cancro al seno, da cui è guarita grazie ad un’operazione e alla radioterapia, mentre è dello scorso giugno la notizia del tumore al cervello (di natura benigna), diagnosticatole dopo aver dimenticato le parole di una delle sue canzoni durante un concerto in Florida.

Simona Marchetti
1 settembre 2012 | 15:11

Fantozzi contro tutti

Corriere della sera

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di Franco Bomprezzi


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Guardate questo fotogramma: è nella memoria collettiva di tutti i fans di Paolo Villaggio, che ricordano indelebilmente la tremenda gara aziendale di ciclismo in “Fantozzi contro tutti”. Penso che Villaggio, dentro di sé, abbia un vero e proprio odio nei confronto dello sport imposto per forza. E oggi che dai microfoni sempre provocatori de “La zanzara”, su Radio 24, si lascia andare a una serie di affermazioni deplorevoli e “ignoranti” (nel senso etimologico del termine) sulle Paralimpiadi, Stefano Massaron su “Il Vostro” coglie con precisione da cinefilo il nesso tra le attuali idiozie e un passato glorioso di film caricaturali, grotteschi, amari ma con un fondo di pietà umana.

Riporto le sue frasi, trascritte dall’Ansa, giusto per ragionarci un po’ insieme: ”La mia non è crudeltà – puntualizza Villaggio – ma è crudele esaltare una finta pietà. Questo è ipocrita. Sembrano Olimpiadi organizzate da De Amicis con dei ‘personaggini’. Non fa ridere una partita di pallacanestro di gente seduta in sedia a rotelle – aggiunge – Io non le guardo, fa tristezza vedere gente che si trascina sulla sedia con arti artificiali. Mi sembra un po’ fastidioso, non è divertente”. Poi Villaggio continua: “Ce n’é una, cieca, che fa i 200 metri in pista. Dicevano che si allena con due persone a fianco che le dicono dove andare. Tanto vale allora correre con il bastone”.

Bene. A questo punto è facile, quasi scontato, indignarsi, prendersela con Villaggio, e trattarlo malissimo, magari pensando che sia in cerca di facile pubblicità (ma davvero non mi pare che ne abbia bisogno) o che sia in una fase terminale del suo lucido pensiero, vista l’età che avanza. E’ facile, ed è anche giusto reagire, come hanno fatto gli atleti paralimpici e i tanti che in questi giorni stanno seguendo con passione le belle telecronache di Rai e Sky, che danno un’ampia copertura alle gare londinesi.

E’ facile indignarsi, ma rischiamo di perdere di vista quel pezzetto di verità che sempre, nel paradosso e nella volgarità, si cela e ci interroga. Parto allora da un altro punto, ossia da un commento molto profondo e articolato, scritto per il Guardian da Robert Jones, artista e scrittore, una persona disabile di 60 anni. Lo potete leggere integralmente qui. Mi hanno colpito alcuni passaggi: “E’ il bagaglio che si accompagna alle Paralimpiadi il mio problema, ossia i messaggi subliminali ed espliciti”. E più avanti spiega: “E’ un luogo comune sentirsi dire ‘se lui è stato capace di fare questo, allora lo puoi fare anche tu’, quasi un rimprovero o un incoraggiamento alle persone disabili.

Questo argomento rivela una profonda incomprensione della natura della disabilità in sé. In particolare quando implica una visione dei servizi pubblici di sostegno, e in particolare quando ministri e giornalisti irresponsabili non sanno o non vogliono distinguere tra giovani atleti in piena forma – anche con pezzi mancanti – e la generalità delle persone disabili”. Ecco, questo è un ragionamento profondo e serio. Probabilmente nasce in un clima, quello inglese di queste giornate, in cui l’enfasi mediatica attorno alle Paralimpiadi è davvero molto forte (basta scorrere le prime pagine on line di tutti i quotidiani britannici per cogliere questa elevatissima attenzione). Ma Jones tocca un nervo scoperto, in modo più intelligente e scabroso di Paolo Villaggio.

Anche io, nel mio piccolo, tanti anni fa facevo sport (insomma, più o meno) anche a livello agonistico, soprattutto il tennistavolo, e fra i miei ricordi indelebili c’è un campionato italiano, a Roma (Acqua Acetosa) quando in semifinale della mia categoria (allora si chiamava 1-C) riuscii a battere nientemeno che il giovanissimo Luca Pancalli, che poi divenne uno dei più grandi campioni paralimpici di nuoto, e ora presidente del Cip. Io ero un atleta dell’Aspea Padova, lui del Villa Fulvia di Roma. Poi la pancia crescente e l’insufficienza respiratoria hanno messo fine alla mia gloriosa carriera sportiva, senza rimpianti, ma con qualche medaglia che penso di avere ancora da qualche parte. Ebbene, non ho mai pensato di giudicare la mia vita per questa incapacità di competere nello sport, ma ho sempre ammirato e incoraggiato coloro, soprattutto giovani (ragazzi e ragazze) che attraverso l’attività sportiva sono stati capaci di ottenere il meglio possibile dal loro corpo e dal loro spirito.

Le frasi di Paolo Villaggio purtroppo ci riportano sul pianeta Terra, e rivelano quanta distanza ancora dobbiamo percorrere per arrivare a una via di mezzo, ossia alla corretta collocazione dello sport fra le tante opportunità di realizzazione umana anche per le persone con disabilità. In effetti temo che i beceri luoghi comuni dell’attore genovese corrispondano ancora a un pensiero diffuso e magari adesso tenuto a freno, se non per ipocrisia, almeno per buona educazione. Dubito fortemente che di fronte ad alcune prove di atleti con evidenti disabilità fisiche e sensoriali non scattino ancora reazioni e pregiudizi di tipo emotivo. Solo il tempo, e un’altra generazione intera, ci porteranno al di là del guado, in una società capace di includere per davvero tutti, ma proprio tutti.

Ma su un punto dobbiamo forse riflettere ancora (ascoltando il brontolio del british Robert Jones): non esaltiamoci troppo per le imprese dei superatleti con disabilità, pensiamo che magari nello stesso momento altre persone, più deboli, meno seguite, meno inserite in un contesto di servizi e di opportunità, stanno seguendo le medesime gare con un po’ di malinconia, temendo di dover giudicare in modo negativo la propria esistenza, la propria condizione “banale” di persona disabile “normale”.

Lo sport è una vetrina strepitosa delle opportunità e delle potenzialità, e gli atleti paralimpici sono le avanguardie di un movimento che si declina ogni giorno in termini di diritti, di leggi, di solidarietà, di vicinanza attiva. Questi sono i giorni dei campioni. E se Paolo Villaggio non vuole guardare le gare, pazienza. Ce ne faremo una ragione. E continueremo a rivedere i suoi film, rimpiangendo la sua ironia di un tempo.

Rifiuti, patenti e pallanuoto: l'Europa ci multa su tutto

Fausto Biloslavo - Sab, 01/09/2012 - 08:00

Ecco alcune infrazioni che ci vengono contestate dall'Europa: non proteggiamo come si deve le galline ovaiole; limitiamo illecitamente il numero di giocatori comunitari di pallanuoto; non sanzioniamo le reti da pesca

L'Europa matrigna ci bersaglia con accuse di infrazioni di tutti i generi su fogne, galline ovaiole, numero di giocatori nella pallanuoto, sacchetti di plastica e ascensori.


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La Commissione Ue, presieduta da Josè Manuel Barroso, ci imputa, a oggi, ben 125 procedure di infrazione ancora aperte. Quelle per violazione delle norme comunitarie sono 81 e 44 per il mancato recepimento delle direttive di Bruxelles nei termini previsti. La lista è consultabile sul sito del Dipartimento per le politiche comunitarie della presidenza del Consiglio. In questi tempi di tagli, conti virtuosi e sobrietà gli addetti ai lavori garantiscono che per 37 infrazioni l'Italia si è già messa in regola. Ne rimangono una novantina comprese 6 già arrivate a sentenza e 8 ricorsi contro l'Italia alla Corte di giustizia europea.

Nessuno sembra sapere quante multe abbiamo pagato fino a oggi per le infrazioni. Alcune stime, che girano in rete, parlano di 3,5 miliardi di euro. L'unico dato certo è che la multa minima stabilita per l'Italia, in caso di condanna, è di 9.920.000 euro. La penalità di mora può oscillare dai 22.000 ai 700.000 euro al giorno.L'ultima infrazione imputata all'Italia è la 2012-4096 «sull'impatto ambientale dell'aeroporto di Malpensa» per violazione del diritto europeo. Sempre quest'anno Bruxelles ci accusa di «non corretto recepimento» della direttiva «relativa alla valutazione e alla gestione dei rischi di alluvioni».

Se fosse vero sarebbe grave, ma subito dopo i burocrati comunitari ci accusano di non rispettare le condizioni per la «coltura di Oryza sativa». Solo gli esperti sanno che è una delle piante del riso.Non abbiamo recepito la direttiva «sul recupero di vapori di benzina durante il rifornimento dei veicoli a motore nelle stazioni di servizio» e anche «l'equipaggiamento marittimo» italiano lascia a desiderare. L'infrazione fa il paio con un'altra del 2011 sulle «norme di sicurezza per le navi da passeggeri». Dopo la tragedia della Costa forse a Bruxelles hanno ragione.

Il Grande fratello mette il naso pure nella «limitazione da parte della Federazione Italiana Nuoto del numero di giocatori di pallanuoto cittadini dell'Ue». Per non parlare della violazione del diritto comunitario dello scorso anno sulla «cattiva applicazione della direttiva 95/16/CE» per «gli ascensori». Pure l'infrazione sulle «condizioni minime per la protezione delle galline ovaiole» non è male. A Bruxelles sono molto attenti «alla conservazione degli uccelli selvatici» e nel 2005 ci avevano messo sotto tiro per la protezione delle balene e dei delfini. Sulla caccia ci siamo beccati tre procedure d'infrazione come Italia, Regione Sardegna e Veneto.

Più seria e attuale la violazione «sull'affidamento dei servizi di intercettazione telefonica». Per la giustizia l'Italia ha già subito una sentenza della Corte europea per il al mancato «risarcimento dei danni e responsabilità civile dei magistrati». La certificazione del bilinguismo a Bolzano per l'accesso al pubblico impiego è in fase di ricorso presso la Corte di Giustizia. Uno delle poche infrazioni imputabili alla Farnesina riguarda «l'accordo Italia - Cina in materia di esenzione del visto per passaporti diplomatici».

Siamo già al parere motivato, ovvero l'ultimo passo prima della causa, per la legge Gasparri sulle frequenze tv. Gran parte delle infrazioni riguardano l'ambiente dal gas serra «all'emergenza rifiuti in Campania» fino all'impatto «della strada di scorrimento a 4 corsie: sezione via Eritrea -via Borisasca» a Milano. Per i rifiuti campani lo scorso aprile rischiavamo una maxi multa di 20 milioni di euro. Nel 2010, sul mancato numero telefonico unico di emergenza, la Commissione ha chiesto una sanzione di 39.680 euro al giorno. Nel 1998 il Grande fratello di Bruxelles chiese per le nostre fogne non in regola la condanna ad una multa di 185.850 Ecu (equivalente all'euro). L'anno prima, assieme alla Germania siamo stati i primi paesi comunitari a beccarci una richiesta di multa per i rifiuti e la protezione radioattiva di 283200 Ecu.


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Morto il cardinal Martini

Luca Romano - Ven, 31/08/2012 - 17:00

Il cardinale si è spento all'età di 85 anni. Le sue condizioni erano apparse molto critiche già da ieri sera e nel pomeriggio sono peggiorate. Nato a Torino nel 1927, per 23 anni ha guidato una delle più grandi diocesi del mondo, quella ambrosiana

E' morto all'età di 85 anni.



Il cardinal Carlo Martini non ce l'ha fatta. Le sue condizioni erano già apparse molto critiche nel pomeriggio. "Il cardinale Carlo Martini è in una fase terminale della sua malattia. Non ci sarà accanimento terapeutico", aveva dichiarato, parlando al telefono con l’Ansa, Gianni Pezzoli, direttore dell’unità di Neurologia del Centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, che sta seguendo Martini, affetto dal morbo di Parkinson da molti anni.


Martini, il biblista che parlava alla gente

Un propulsore dell’ecumenismo e del dialogo con le altre religioni, a cominciare dall’ebraismo. Un grande biblista e un uomo dalla profonda cultura, autore di molti libri e scritti, capace però di parlare alle folle

Redazione - Ven, 31/08/2012 - 17:07
Un propulsore dell’ecumenismo e del dialogo con le altre religioni, a cominciare dall’ebraismo.



Un grande biblista e un uomo dalla profonda cultura, autore di molti libri e scritti, capace però di parlare alle folle e di attirare i giovani. Una figura aperta al cambiamento. È stato tutto questo il cardinale Carlo Maria Martini, morto oggi all’età di 85 anni.

Nato a Torino il 15 febbraio 1927 entra nella Compagnia di Gesù a 17 anni, il 25 Settembre 1944, e qui studia filosofia e teologia. Il 13 luglio 1952 viene ordinato sacerdote a Chieri (To). Nel 1958 si laurea in teologia fondamentale alla Gregoriana di Roma, con una tesi dal titolo «Il problema storico della Risurrezione negli studi recenti» e prosegue gli studi in Sacra Scrittura, perfezionandoli anche all’estero. Il 2 febbraio 1962 pronuncia la solenne professione religiosa e in questo stessoanno gli viene assegnata la cattedra di critica testuale al Pontificio Istituto Biblico di Roma.Due anni dopo cura una nuova edizione del «Novum Testamentum graece et latine» di A. Merk e diviene membro del comitato per la pubblicazione del «The Greek New Testament». Il 29 settembre 1969 è nominato Rettore del Pontificio Istituto Biblico di Roma, carica che terrà fino al 1978. Sempre nel 1969 esce la seconda edizione di «The Greek New Testament», che costituisce la base delle 800 e più versioni del Vangelo diffuse nel mondo: padre Martini è uno dei cinque editori, l’unico cattolico.

Il 18 luglio 1978 Paolo VI lo nomina Rettore Magnifico della Pontificia Università Gregoriana. E per la quaresima di quello stesso anno lo invita a predicare il ritiro quaresimale in Vaticano: sarà l’ultimo di Papa Montini. Il nuovo papa, Giovanni Paolo II, lo elegge il 29 dicembre 1979 alla cattedra episcopale di Milano. Il 6 gennaio 1980 viene consacrato vescovo in S. Pietro. E il 10 febbraio successivo fa il suo ingresso ufficiale nella Diocesi di Milano. Nel novembre 1980 inizia l’esperienza della Scuola della Parola, le meditazioni tenute in Duomo a Milano per accostare la gente alla Scrittura secondo il metodo della lectio divina, insegnando a «leggere un testo biblico usato nella liturgia per gustarlo nella preghiera e applicarlo alla propria vita».

L’iniziativa ebbe un successo crescente, attirando tantissimi giovani. Il 2 febbraio di tre anni dopo il Papa lo fa cardinale, con il titolo di Santa Cecilia. Nell’ottobre 1986, durante la 16esima assemblea a Varsavia, viene nominato presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee: inizia il mandato con la Pasqua del 1987 e lo conserva fino al 1993. Tra il 15 e il 23 novembre 1986 si tiene ad Assago (Mi) un grande convegno diocesano sul tema del ’Farsi prossimò dove viene lanciata l’iniziativa delle Scuole di formazione sociale e politico. A ottobre 1987 inizia la serie di incontri sulle ’domande della fedè, chiamati anche ’Cattedra dei non credentì, indirizzati a persone in ricerca della fede. Il 23 novembre 2000 viene nominato dal Papa Accademico Onorario della Pontificia Accademia delle Scienze.

L’11 aprile 2002 riceve la laurea honoris causa in Scienze dell’Educazione dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.  L’11 luglio 2002 il Pontefice accetta le sue dimissioni. Il progetto del card. Martini è di riprendere gli studi biblici vivendo prevalentemente a Gerusalemme. E così fa. Come cardinale elettore, torna a Roma per il conclave 2005, che elegge papa Ratzinger, ed è lui stesso è indicato da media e osservatori come uno dei papabili. L’11 giugno 2006 riceve la Laurea honoriscausa in filosofia dall’Università ebraica di Gerusalemme gli conferisce. Nel 2008 rientrò in Italia definitivamente, stabilendosi all’Aloisianum di Gallarate, per poter curare il Parkinson.

Pochi mesi fa, a marzo era uscito «Credere e conoscere», frutto di una conversazione avvenuta a più riprese con il chirurgo e senatore Pd Ignazio Marino: nel libro Carlo Maria Martini affrontava con coraggio una riflessione su alcuni dei temi più spinosi oggi per la Chiesa: inizio della vita umana, fecondazione artificiale e donazione degli embrioni, sessualità e omosessualità, celibato per i sacerdoti, fine vita ed eutanasia. A riprova di una vivacità intellettuale che lo ha accompagnatoper tutta la sua vita.

Ingroia, vita da Vip. Dai libri alle feste fino alla passerella

Gabriele Villa - Sab, 01/09/2012 - 09:00

Nel mezzo a un terremoto politico-istituzionale il pm trova il tempo di andare alla mostra del Cinema, dove viene accolto come una star

Ma come farà? Giornate di 27 o di 35 ore? Settimane di nove o dieci giorni? Già, come fa a star dietro a tutto e a tutti Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo.

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Impegnato era impegnato anche prima, non v'è dubbio, ma da quando gli sono capitate tra le mani, anzi all'orecchio, quelle telefonatine tra Napolitano e Mancino, è entrato in un vortice di impegni non proprio e non sempre istituzionali. Prendete ieri, per esempio. È stata una di quelle giornate da agenda fitta-fitta per lui. Due-giornali-due, di quelli autorevolissimi come Repubblica e il Fatto hanno dischiuso la sua mattina e quella degli italiani, pubblicando due-interviste-due a lui medesimo sul ricatto cui è, o sarebbe, sottoposto il presidente della Repubblica. Interviste in cui naturalmente lui continua ad ipotizzare che Napolitano è ricattato da Panorama o dalle fonti di Panorama e a difendere la riservatezza proverbiale della Procura di Palermo («Non siamo contro il presidente, qualcuno sta usando con lui metodi sporchi. Panorama mette insieme tre altri articoli di testate diverse per sostenere una ricostruzione falsa. Fuori da ogni etica giornalistica»).

E fin qui tutto, o quasi, nella norma, visto che la voglia e il tempo di distillare confidenze e asserzioni ai giornali, possibilmente amici, non gli è mai mancata, in tutti questi anni. Poi però, sempre di buon'ora, la sua giornata di ieri ha preso una svolta importante, una svolta, come dire, di mondanità impegnata. È approdato, proprio come le star, direttamente sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia per assistere alla proiezione del Caso Mattei in versione restaurata. Ma ancora più e ancor dopo, per presenziare, con l'affetto di sempre, alla consegna del Leone d'oro alla carriera al regista Francesco Rosi. Tutto è cominciato attorno alle 14 ed è andato avanti fino a pomeriggio ben inoltrato. Davvero un bel gesto da parte del popolare magistrato quello di farsi vedere nella Sala Grande del Palazzo del Casinò per una cerimonia alla quale, tradizionalmente, vengono rigorosamente ammessi, a discrezione della famiglia del premiato, solo gli amici intimi, i parenti e i conoscenti di vecchia data. E dopo che le richieste vengono, giustamente, sottoposte ad un'attenta valutazione.

Resta il fatto, non il Fatto quotidiano nel caso specifico, che il giudice Ingroia, che pure si trova nel bel mezzo di un'inchiesta che scotta e di un leggerissimo terremoto politico-istituzionale trova encomiabilmente il tempo per andare dappertutto. Avant'ieri sera era a Piazza pulita davanti alle telecamere de La7 per confrontarsi in diretta con il direttore di Panorama, Giorgio Mulè. L'altro giorno, per la precisione mercoledì 29, proprio quando sono uscite le anticipazioni sullo scoop di Panorama riguardo alle intercettazioni delle conversazioni di Napolitano si è invece fatto vedere, anzi, è entrato in campo a Pontremoli per la «Partita del Cuore», tra la nazionale cantanti e la nazionale dei magistrati.

Ma prima di indossare le scarpette da football ha trovato il tempo di presentare la sua più recente opera letteraria, «Palermo». Presentazione del libro che, a voler essere precisi, lo sta costringendo ad un vero e proprio giro d'Italia. Un paio di esempi, fra i tantissimi dei suoi «incontri ravvicinati»: mercoledì 4 luglio, a Milano, alle 21, in compagnia di Nando Dalla Chiesa gli è toccato andare allo Spazio Melampo di via Carlo Tenca, mentre il giorno dopo, giovedì 5 luglio, ha riportato il suo libro Palermo nella città che ha ispirato il titolo, dove, alle 18, alla libreria Kursaal Kalhesa di Foro Umberto, 21 è stato protagonista indiscusso di una lunga chiacchierata con il pubblico dei suoi lettori, o potenziali lettori, in compagnia, ancora una volta, di Nando dalla Chiesa ma anche di Leoluca Orlando che ne ha approfittato per corteggiarlo politicamente.

Anche se lui ad ogni pie' sospinto ripete che, per il momento, almeno per il momento, a darsi alla politica non ci pensa neanche lontanamente. E così, impegno dopo impegno, troverà il prossimo 9 settembre anche il tempo, come ha promesso, di raggiungere il Parco della Versiliana di Marina di Pietrasanta per il terzo compleanno del Fatto quotidiano. Giornale, per chi si fosse messo solo adesso all'ascolto, che gli è particolarmente caro. Alla Versiliana parlerà ovviamente del suo libro ma darà corpo e voce anche un dibattito sul tema della «trattativa» Stato-mafia per poi offrire magari la sua penna e le sue idee quando tutti i redattori del giornale in festa si trasferiranno nella villa del parco per confezionare da lì un Fatto tutto speciale.

E' sposato con un italiano gay: gli danno permesso di soggiorno

Libero

Dopo le nozze con un milanese, un serbo ottiene i documenti: è un parente. Ma l’unione da noi non è riconosciuta

Protagonista della vicenda un cittadino serbo che nel 2009 si era unito in matrimonio in Canada con un italo-candese. A concedere il documento la questura di Milano

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Ma è giusto che siano le questure a fare e disfare le famiglie? Anche le famiglie omosessuali formate da due uomini sposati in paesi come la Spagna o il Canada, anche se il vincolo matrimoniale contratto in quei paesi in Italia è carta straccia? Giusto o no, la tendenza è quella, come dimostra la vicenda di Djiordje, cittadino serbo al quale ieri la questura di Milano, nello stesso giorno in cui era stato richiesto, ha rilasciato il permesso di soggiorno in qualità di coniuge di Adrian, italo-canadese. I due si erano sposati in Canada nel 2009, poi si sono stabiliti in Italia.

Il loro matrimonio non è convalidato dalle nostre leggi ma dietro consiglio e con l’assistenza dell’associazione radicale Certi Diritti, Djiordje ha chiesto il permesso di soggiorno sulla base delle direttive circa la libera circolazione in Europa dei cittadini europei e dei loro familiari. E proprio sul concetto di «familiare» si fonda la base giuridica del rilascio del permesso di soggiorno da parte della questura. Anche se il loro matrimonio in Italia non è valido, e dunque a rigor di termini non sono coniugi, tuttavia la sentenza 1328 del 2011 emanata dalla Cassazione stabilisce che la nozione di «coniuge» va determinata secondo l’ordinamento straniero in cui il matrimonio è contratto. In questo caso, quello canadese.

Messaggio nella bottiglia trovato dopo 98 anni È da Guinness, il più vecchio mai rinvenuto

Corriere della sera

Era il 1914 e prometteva una ricompensa di sei penny a colui o colei che l’avrebbe ritrovata


MILANO - Il messaggio nella bottiglia rimane, da sempre, rinchiuso nel suo fascino eterno. Un esemplare vecchio quasi un secolo è appena stato rinvenuto in Scozia. È il messaggio nella bottiglia più vecchio che il mare abbia mai restituito: a battere il record del ritrovamento, registrato al volo nel Guiness dei Primati, è stato il comandante scozzese Andrew Leaper. Il quale Leaper, incredibile coincidenza nel record, era al timone dello stesso peschereccio, il Copious, quando il suo amico Mark Anderson ritrovò la bottiglia con messaggio che stabilì il record precedente. E così, in una battuta di pesca a est delle isole scozzesi dello Shetland, dalle maglie di una rete è sbucato il collo della bottiglia. «È come vincere la lotteria due volte», ha dichiarato Leaper . La nuova vecchia bottiglia ha ben cinque anni d’anzianità in più della precedente.

IN BALIA DELLE CORRENTI - Cosa conteneva dunque il messaggio custodito nel vetro alla deriva per quasi un secolo? Una cartolina. Scritta da un altro comandante, il Capitano CH Brown della Scuola di Navigazione di Glasgow. Era il 1914, e Brown prometteva una ricompensa di sei penny a colui o colei che l’avrebbe ritrovata. La bottiglia faceva parte di una partita di 1890 bottiglie progettate per scopi scientifici, che venivano fatte affondare per studiare le correnti marine intorno alla Scozia. Erano le pioniere di una scienza marina che nel 1800 e agli inizi del XX secolo usava tale strumento per raccogliere dati e iniziare a comprendere le complessità dei mari che ancora oggi sfidano i sofisticati strumenti scientifici moderni. Solo 315 bottiglie di quel lotto sono state ritrovate nel corso degli anni. Questa, in perfette condizioni, è stata adesso donata a un museo delle Shetland, il Fetlar Interpretative Centre.

DALLA CINA CON AMORE - Intanto sempre in Scozia, sulla spiaggia di Portobello, vicino a Edimburgo, la signora Nicola MacFarlene e sua figlia Lucy sono state sorprese da un altro regalo del mare. La bottiglia che hanno rinvenuto mercoledì sera, scambiata all’inizio per spazzatura, contiene un messaggio in cinese. E’ un messaggio d’amore: “Oceano, spero che nessuno trovi questa bottiglia, perché noi vogliamo solo che tu oda le nostre voci e ci dia la tua benedizione. Oggi è il San Valentino cinese e speriamo che la nostra storia d’amore duri per sempre... A te, che leggi il nostro messaggio, chiediamo di essere il testimone dell’eternità del nostro amore: due persone, due cuori e una sola vita”. Il San Valentino cinese, o più precisamente il Qixi festival, cade il settimo giorno del settimo mese del calendario lunare: la data sul foglio era 07-07-2012. Ma se gli amanti avessero seguito il calendario lunare moderno, secondo il quale quest’anno il giorno X era il 23 agosto, la bottiglia avrebbe viaggiato 5000 miglia in meno di una settimana. Sempre che sia partita davvero dalle coste cinesi, e non da una coppia di giovani orientali della spiaggia accanto. Ma anche se così fosse, poco toglierebbe all’emozione di trovare un messaggio dentro una bottiglia, e al romantico insegnamento del mare che da terre ed epoche lontane sempre ci unisce.

Carola Traverso Saibante
31 agosto 2012 | 17:50

Talidomide: le scuse dopo 50 anni di silenzio

Corriere della sera

Negli anni '60 causò malformazioni in 10mila bambini. Ora l'azienda: «Perdono, fu uno shock anche per noi»


La casa produttrice del Talidomide ha chiesto scusa, per la prima volta in 50 anni, per i danni causati dal farmaco che, alla fine degli anni '50, causò la nascita di circa 10mila bambini con malformazioni. L'amministratore delegato della Grunenthal, Harald Stock, ha detto, nel corso di una cerimonia a Stolberg (Germania) dove ha sede la ditta, che la sua azienda è «molto dispiaciuta» per il silenzio mantenuto sulla scottante vicenda. Il farmaco venne venduto tra la fine degli anni '50 e l'inizio degli anni '60 alle donne incinte per calmare il malessere e la nausea mattutina causate dalla gravidanza.

DRAMMA - Fu un dramma di portata mondiale: il farmaco fu commercializzato in quasi 50 Paesi prima di essere ritirato dal mercato nel 1961. «Chiediamo perdono per il fatto che, in quasi 50 anni, non abbiamo trovato un modo per parlarvi, da essere umano a essere umano», ha detto Stock. «Chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio un segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi»

Redazione Online1 settembre 2012 | 8:47