giovedì 20 settembre 2012

I Phone 5 e l'aggiornamento a iOS 6: attenzione a usare le nuove mappe

Il Mattino


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LONDRA - Attenzione a usare le nuovissime mappe Apple introdotte con la versione 6 dell'iOS. Le imperfezioni e gli errori, infatti, si sprecano . Tanto che i possessori di iPhone, iPad e iPod di tutto il mondo si stanno scatenando a segnalare sul web gli scivoloni del nuovo sistema. A Londra, ad esempio, la stazione di Paddington - quella da dove partono i collegamenti con l'aeroporto di Heathrow - non c'è. Se si digita Paddington Station nell'apposita casella “cerca”, infatti, sulla mappa compare Paddington Street. Ovvero una strada in realtà abbastanza distante dalla trafficata stazione.

Un bell'inconveniente se si deve prendere un treno e un aereo. Peggio è andato agli abitanti di Stratford-upon-Avon e Solihull: le due cittadine sono state cancellate dalla faccia della Terra. A Dublino sud è invece comparso un aeroporto che non c'è. Tanto che il ministro della Giustizia irlandese Alan Shatter, eletto nel collegio elettorale in cui l'immaginaria infrastruttura è stata collocata, ha immediatamente chiamato Apple per notificare l'errore.

La compagnia TomTom, che ha fornito alla Apple il database per creare il suo sistema di navigazione, ha però difeso il suo operato. «Con 65 milioni di navigatori portatili venduti nel mondo e più di 1,4 milioni di TomTom app per l'iPhone scaricate negli ultimi due anni siamo fiduciosi della qualità delle nostre mappe», ha detto un portavoce dell'azienda alla BBC. «L'esperienza che hanno gli utenti è determinata da funzionalità aggiuntive come la visualizzazione delle immagini e questo dipende dalle scelte fatte dalle terze parti».


Giovedì 20 Settembre 2012 - 15:04    Ultimo aggiornamento: 15:06


«iPhone 5, la Apple sembra pronta a sfruttare i suoi fedeli fan»


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BRUXELLES- «Apple sembra pronta a sfruttare i suoi fedeli fan aspettando che paghino anche per comprare l'adattatore per l'iPhone 5». È la denuncia che arriva da Bruxelles dall'Anec, l'organizzazione europea che tutela i diritti dei consumatori nella standardizzazione e la certificazione. Il connettore Lightning, che consente anche di connettere il telefono al computer per ricaricare direttamente la batteria, «è incompatibile con molti milioni di accessori Apple con connettore a 30 pin ormai divenuti obsoleti in un lampo». Il 30 pin è il connettore in vita dal 2003 con il lettore di musica digitale iPod ed è stato ora sopravanzato da Lightning perchè aiuta a rendere il dispositivo più sottile.

«Siamo costernati – dicono da Anec - che Apple sembri pronta a sfruttare i suoi clienti aspettando che paghino, da quello che sappiamo 19 euro nell'Ue, per comprare l'adattatore e rendere Lightning compatibile con tutti i dispositivi esistenti che utilizzano il connettore a 30 pin». Apple si rivolge ai suoi clienti confermando che «presto ci saranno molti accessori compatibili con Lightning, ma chi ha dispositivi che richiedono il connettore a 30 pin, può continuare a usarli anche con il proprio iPhone 5: basta dotarsi dell'adattatore da Lightning a 30 pin in vendita separatamente». «Dopo la firma del 2009 – segnala l'Anec - dell'accordo con la Commissione europea per arrivare a un caricatore comune per tutti i telefoni cellulari, è deludente che Apple abbia deciso di non adottare la soluzione Micro-Usb che è quella favorita da tutti i concorrenti. Apple dovrebbe rendere Lightning compatibile con Micro-Usb gratis per i consumatori».

Giovedì 20 Settembre 2012 - 14:36

La foto del «pranzo nel cielo»? Un tarocco

Corriere della sera

Il celebre scatto degli undici operai che mangiano in cima al Rockefeller fu organizzato ad hoc dall'agenzia Corbis



Per ottant’anni la foto di quegli undici operai in pausa pranzo seduti su una trave sospesa a 800 piedi d’altezza sopra New York è stata l’emblema di un’epoca, il poster di un’America che iniziava a risvegliarsi dal crollo del ’29 per ergersi a pilastro del mondo, rappresentato dai 70 piani di quel grattacielo, l’RCA Building (oggi conosciuto come GE Building), destinato a diventare il cuore pulsante del Rockefeller Center.

«UNA TROVATA PUBBLICITARIA» - Ma otto decenni esatti dopo (l’immagine è stata scattata il 20 settembre 1932), la verità che emerge dagli archivi della Corbis Images , proprietaria dei diritti di “Lunch Atop a Skyscraper”, è un tantino diversa da quella storicamente strombazzata: perché a dar retta all’archivista della società, Ken Johnston, e all'Independent , «la foto fu solo una trovata pubblicitaria per sponsorizzare il Rockefeller Center e anche se quelli immortalati sono dei veri operai, in realtà l’evento venne organizzato dalla stessa agenzia, che spedì alcuni fotografi ad immortalare lo scatto poi entrato nella storia».

IL MISTERO DEL FOTOGRAFO - Insomma, la foto forse più famosa e di certo la più venduta dei 20 milioni di scatti della Corbis sarebbe un tarocco costruito a tavolino per celebrare «il più grande office building mai costruito a New York», come recita la didascalia originale e ricorda oggi Johnston. E c’è il sospetto che altrettanto fasulla sia la meno celebrata «Men Asleep on a Girder» , scattata lo stesso giorno del “Lunch” e che ritrae gli stessi operai apparentemente addormentati su una trave del grattacielo sospesa nel vuoto. Ma anche l’identità del fotografo che immortalò l’iconica scena (e pure la seconda con gli operai dormienti) sarebbe ora un mistero, perché se per anni si è creduto che fosse opera di Charles Ebbets (anche grazie alle prove portate dal figlio della presenza del padre sul luogo dello scatto), ora si scopre che in realtà i fotografi erano più di uno, quindi anche la stessa Corbis ha il dubbio su chi dei presenti abbia davvero fatto clic.

CHI ERANO DAVVERO? - Quanto invece agli undici operai della foto, dodici anni fa l’agenzia assunse degli investigatori privati e mise persino degli annunci sul giornale per cercare di trovarli, ma l’impresa si rivelò più ardua del previsto perché «per molti di loro avevamo più nomi e per altri nessuno ed alla fine ci convincemmo che fosse un mistero impossibile da risolvere», conclude Johnston. Alla fine, però, e grazie anche alle testimonianze dei familiari, qualcuno sarebbe stato identificato: i due all’estrema sinistra e all’estrema destra sarebbero infatti Matty O’Shaughnessy e Patrick (Sonny) Glynn (immigrati irlandesi entrambi originari di Galway), mentre il quarto da destra si chiamerebbe Francis Michael Rafferty (alla sua destra ha l’amico Stretch Donahue) e il quarto da sinistra John Charles Cook (è il solo nativo americano del gruppo). E proprio le loro storie sono diventate argomento del documentario “Lon sa Speir” (titolo gaelico per “Lunch in the Sky) diretto dal regista irlandese Eamonn O Cualain e presentato al Galway Film Fleadh lo scorso luglio.

Simona Marchetti
20 settembre 2012 | 13:33

Mozione sulla violenza contro le donne, ma manca chi presiede e la seduta viene sospesa

Corriere della sera

È la prima volta che succeda nella storia della Repubblica: in ritardo Nania, Rosi Mauro va via per prendere un aereo

Il Senato della RepubblicaIl Senato della Repubblica

Rosi Mauro doveva prendere un aereo a Fiumicino. Domenico Nania, il presidente di turno, era in ritardo. Fatto sta che l'aula si è ritrovata senza presidente e la discussione sulla violenza contro le donne è stata sospesa. Proprio come la seduta, interrotta perchè mancava chi doveva presiederla. Pare che sia la prima volta che succeda nella storia del Senato della Repubblica. Dopo il turno previsto della senatrice Emma Bonino, la presidenza è rimasta scoperta. La situazione di un'aula senza presidente si è verificata per il ritardo, non previsto, del presidente di turno, Domenico Nania.

SCHIFANI - Per ovviare alla situazione è salita al banco della presidenza la vicepresidente Rosi Mauro che ha presieduto fino a che non è dovuta andar via perchè decollava l'aereo a Fiumicino. La situazione si è normalizzata dopo una mezz'ora, quando è arrivato il presidente del Senato, Renato Schifani, con cui ha protestato la capogruppo del Pd, Anna Finocchiaro: «È inaccettabile - ha detto Finocchiaro - che i lavori di un'aula si fermano perchè chi deve presiedere i lavori lascia il suo posto perchè ritiene un impegno, pubblico o privato che sia, più importante del presiedere l'aula. Sarebbe inaccettabile - ha aggiunto - in un paesino di campagna, ma questo è addirittura il parlamento della Repubblica». «Assumerò doverosamente l'impegno di acquisire tutti i dati necessari una corretta informazione su quanto accaduto - ha detto Schifani - ma voglio dire che in ogni caso un fatto è certo: l'interruzione dei lavori di una aula parlamentare, per l'assenza di chi la deve presiedere, è un fatto increscioso. Faro un'istruttoria e poi riferirò all'aula e alla capigruppo».

Redazione Online20 settembre 2012 | 13:12

Quando la pasta diventa solidale

Corriere della sera

Al via l'operazione «Pasta della Bontà»: i fondi raccolti serviranno a sostenere le attività di cura per i sordociechi

MILANO - Una volta tanto, mangiare (e comprare) pasta fa bene non solo al palato e allo stomaco, ma anche alla solidarietà. Parte il 27 settembre, all’interno della manifestazione “Cibi d’Italia 2012” organizzata al Circo Massimo di Roma da Fondazione Campagna Amica di Coldiretti, l’operazione "Pasta della Bontà", un’iniziativa di raccolta fondi a sostegno delle attività della Lega del Filo d’Oro, l’associazione che da quasi 50 anni assiste in tutta Italia i sordociechi e i pluriminorati psicosensoriali. «Con l’iniziativa Pasta della Bontà - spiega Rossano Bartoli Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro – e grazie alla collaborazione di Coldiretti, diviene per noi realtà un’iniziativa a cui stavamo pensando da tempo. Per la prima volta, infatti, saremo presenti con una campagna di raccolta fondi su tutto il territorio nazionale; un modo concreto per arrivare al cuore di tante persone e far conoscere loro le nostre attività di assistenza, cura e riabilitazione di bambini, giovani e adulti sordociechi e pluriminorati psicosensoriali».

I GAZEBO AI MERCATI - L’operazione "Pasta della Bontà" proseguirà poi in 100 Punti Campagna Amica di tutta Italia nel mese di ottobre. I mercati aderenti ospiteranno un gazebo della Lega del Filo d’Oro in cui verrà distribuita, a fronte di una donazione, una confezione di Pasta della Bontà composta da tre pacchi da 500 grammi di pasta, di grano duro 100% italiano, in un pratico shopper. E per l’occasione non poteva mancare il sostegno di Renzo Arbore, testimonial ufficiale della Lega del Filo d’Oro, che da oltre 25 anni segue ogni attività ed evento con l’entusiasmo e la passione di sempre: «Un evento che coniuga il gusto e la solidarietà al quale non potevo sottrarmi e attraverso il quale le persone sordocieche avranno un operatore in più, una stanza in più, un sorriso in più».

Insieme al kit, composto da 3 tipologie di pasta (fusilli, penne e tortiglioni), sarà distribuito un mini-ricettario con le ricette di Renzo Arbore, Marisa Laurito e Teresa Mannino. «Regala un sorriso a un bambino sordocieco: cerca il mercato Campagna Amica più vicino a te» è l’appello che la Lega del Filo d’Oro lancia per l’operazione "Pasta della Bontà", un’iniziativa di raccolta fondi a sostegno delle attività dell’Ente. I mercati aderenti ospiteranno un gazebo della Lega del Filo d’Oro in cui verrà distribuita una confezione di Pasta della Bontà. I fondi raccolti serviranno a sostenere le attività di assistenza, educazione, riabilitazione e reinserimento nella famiglia e nella società delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali (info: www.pastadellabonta.it, numero verde 800.904450).

LA STORIA DI MATTIA - La Lega del Filo d'Oro, fondata nel 1964, è oggi punto di riferimento per l’assistenza, la riabilitazione e il reinserimento delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali, che nel nostro Paese sono, secondo uno studio europeo, tra tremila e undicimila. Con oltre 470 dipendenti, tra operatori specializzati, medici, psicologi, assistenti sociali, e 430 volontari, la Lega del Filo d'Oro ha sedi a Osimo, Lesmo, Modena, Roma, Napoli, Molfetta e Termini Imerese. Nei suoi centri si incrociano tante storie coraggiose, come quella di Mattia, un bambino bresciano colpito da "Charge", una serie piuttosto lunga di malformazioni e disfunzioni che colpiscono gli occhi, le orecchie, il cuore, i nervi cranici, i genitali, con ritardo della crescita e dello sviluppo. Ma il piccolo Mattia, di appena quattro anni, non si arrende. Lui ha carattere da vendere, come mamma Marica e papà Luca, che non hanno mai ceduto allo sconforto, nonostante il comprensibile smarrimento iniziale che accompagna la scoperta di un figlio con i problemi di Mattia.

E hanno dovuto occuparsi un po’ meno di Francesco, il primogenito, che oggi ha sette anni e adora il fratellino. «Nell’ospedale di Brescia in cui Mattia è venuto al mondo, per la verità qualche sospetto i medici lo hanno avuto subito dopo la nascita – racconta Marica – dal momento che nel bambino erano evidenti alcune piccole malformazioni. Nessuno ancora sospettava una Charge, né sapevamo del "coloboma" (una malformazione che colpisce una delle strutture dell’occhio, ndr) o della sordità totale, Mattia sente infatti grazie a un impianto cocleare unilaterale, men che meno dei problemi di equilibrio (compromissione vestibolare) e dell’ipotonia che non gli consentiva una postura normale, ma quei segni non presagivano nulla di buono».

Cosa accadde allora? «Ci trattennero in ospedale per effettuare tutti i controlli di routine e Mattia fu dimesso solo dopo 17 giorni, durante i quali non fu possibile avere una diagnosi precisa sulle condizioni del bambino. Tornammo dall’endocrinologo per altri controlli due mesi dopo e ci volle circa un anno per avere la certezza che si trattasse di una sindrome complessa. Nella speranza di trovare altre fonti di informazione, cominciai a navigare su internet. Della Lega del Filo d’Oro mi parlò dettagliatamente e con entusiasmo una mamma che aveva una bambina con la stesa sindrome di Mattia. Come spesso avviene quando si è accomunati dagli stessi problemi, siamo diventate molto amiche. In internet invece scoprii le caratteristiche della patologia Charge e con una stampata della pagina andai dalla genetista chiedendo lumi sulla possibile natura delle disfunzioni del bambino.

Non sono un medico né volevo sostituirmi ai medici, ma ebbi la conferma che i miei sospetti avrebbero potuto avere qualche fondatezza». Quando arrivaste a Osimo? «Mattia aveva un anno e mezzo quando la nostra richiesta fu accolta e approdammo al Centro Diagnostico dalla dottoressa Ceccarani. Furono tre settimane incredibili, nel vero senso della parola. Ti aspetti una cosa e trovi un’altra realtà. Il termine che mi viene in mente per descrivere il clima che si respira al Diagnostico, l’estrema professionalità del personale, un’umanità spontanea, il modo con cui ti mettono a tuo agio e ti infondono una buona dose di speranza nel futuro del tuo bambino è "stupendo". Diagnosi a parte, mentre gli specialisti mettevano a punto un piano di riabilitazione studiato appositamente per Mattia, a me fu fornito molto materiale informativo su questa sindrome e fui messa al corrente delle ragionevoli potenzialità di recupero del bambino.

Quanto è bastato per darmi quell’iniezione di fiducia di cui avevo bisogno e che mi accompagna tutti i giorni insieme al pensiero riconoscente che va a tutto il personale con cui sono venuta in contatto». Parliamo di Mattia, come sta reagendo alla malattia? «Mattia è un bambino generoso e tenero, ma anche forte e testardo, che, secondo me, è una caratteristica fortunata, perché lo aiuta a non lasciarsi andare. Si sta aprendo al mondo, anche se è consapevole dei suoi limiti. Cerca di migliorare il suo modo di comunicare e se non gli riesce di articolare bene una parola, si ferma fin quando non è sicuro di farcela senza intoppi. Un piccolo perfezionista. "È essenziale che lui capisca che avete tanto da dirgli", ci ha raccomandato la logopedista. E io ho passato molto tempo a parlargli incessantemente per stimolare le sue reazioni ai suoni. In ogni caso, sembra che Mattia stia bruciando le tappe, tant’è che io lo chiamo "il mio guerriero".

Siamo tutti innamorati di lui. Fabrizio, il fratello maggiore, che Mattia si sforza di emulare, è stato un po’ penalizzato all’inizio, come spesso avviene in questi casi, ma è sereno e ha una spiccata sensibilità. Mi è stato molto vicino». Gli effetti delle cure? «Lui che mangiava pochissimo e quel poco non lo assimilava, si ammalava spesso e andava avanti a suon di antibiotici, adesso è di buon appetito ed è molto selettivo nella scelta del cibo. Merito anche di uno stimolo ulteriore: vedendo all’asilo gli altri bambini mangiare è spinto a fare altrettanto. Prima assaggia, poi decide. È molto attaccato a me, forse perché riesco a capirlo meglio degli altri. Chiuderei con un messaggio personale. Voglio dire alle altre mamme di credere fermamente nelle capacità di recupero dei loro bambini e soprattutto di non avere fretta. Spesso il desiderio di ottenere risultati immediati conduce in un vicolo cieco, come dico alle persone che contatto su Facebook. Pazienza, tenacia e… fiducia nella Lega del Filo d’Oro».

Ruggiero Corcella
20 settembre 2012

Artico: superficie ghiacciata al minimo storico

Corriere della sera

Circa 760 mila kmq in meno rispetto al precedente record negativo del 2007

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Già il 27 agosto l'estensione minima della superficie ricoperta dai ghiacci al polo Nord (4,092 milioni di kmq) aveva battuto il record storico risalente al 2007. Il 16 settembre ha raggiunto il suo minimo assoluto da quando esistono i dati satellitari (1979): solo 3,41 milioni di chilometri quadrati. Non solo, ma la minima estensione annuale è stata raggiunta tre giorni dopo la media degli anni 1979-2000 (13 settembre). Da questa data, l'estensione aumenterà per l'inverno artico fino a raggiungere il massimo intorno all'inizio della primavera del prossimo anno.

ESTENSIONE - Le sei minori estensioni del ghiaccio artico sono state toccate negli ultimi sei anni: 2007-2012. Ciò che è peggio è che, rispetto al 2007 in cui si erano verificate condizioni particolari adatte alla perdita di massa ghiacciata (pressione atmosferica, venti e copertura nuvolosa), quest'anno le condizioni non sono state così sfavorevoli. Nonostante ciò, la massa persa è impressionante: 760 mila kmq in meno rispetto al precedente record negativo del 18 settembre 2007. Infatti le temperature nell'Artico sono state più calde della media di riferimento, ma inferiori a quelle registrate nel 2007.

TEMPESTA - Gli scienziati ritengono che la causa sia da ricercarsi - oltre all'aumento globale delle temperature - anche nell'assottigliamento dello spessore del pack (la superficie ghiacciata sopra il mare). Più è sottile, più tende a spezzarsi in blocchi più piccoli che si sciolgono con maggiore facilità. E all'inizio di agosto le zone centrali dell'oceano Artico sono state interessate da una forte tempesta che ha facilitato la rottura del ghiaccio più sottile.

Redazione Online20 settembre 2012 | 12:37

Stato-Mafia, Consulta: ok al ricorso del Quirinale

Libero

E' stato ammesso il conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano sulle intercettazioni che coinvolgono il Capo dello Stato nella presunta trattativa


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I giudici costituzionali, riuniti in  camera di consiglio a palazzo della Consulta hanno dichiarato ammissibile il conflitto d’attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale nei confronti della procura  di Palermo, legato alle telefonate intercettate dell’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il pm-spettacolo, Antonio Ingroia, sostituto procuratore nel capoluogo campano, anche se la decisione era attesa, deve ingoiare un boccone molto amaro.

L'iter - I giudici si erano riuniti nella mattinata di mercoledì 19 settembre a palazzo della Consulta e dopo una pausa a metà giornata erano tornati a chiudersi in camera di consiglio nel pomeriggio. Il presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta aveva incaricato come relatori i giudici Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, entrambi di nomina parlamentare, eletti rispettivamente nel 2005 su indicazione del centrosinistra e nel 2008 su indicazione del   centrodestra. Dopo la dichiarazione dell’ammissibilità del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato, nel caso specifico fra il Quirinale e la procura di Palermo, la Corte Costituzionale dovrà ora entrare nel merito della questione, presumibilmente non prima di un paio di mesi.

Quando Grillo e Casaleggio erano favorevoli alla Tav

Libero

Parla il primo guru dei Cinque Stelle: "Al secondo vDay non mi fecero parlare contro l'Alta Velocità"


Pallante, consulente del sindaco di Parma Pizzarotti, racconta lo stop del leader del M5S alla sua candidatura alle Regionali del Piemonte

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Oggi Beppe Grillo è un No Tav convinto e accanito. Il suo blog è pieno di articoli contro l'Alta Velocità che dovrebbe collegare Torino con Lione passando per la Val di Susa eppure, quando ha avuto la possibilità di fare qualcosa contro la grande opera non l'ha fatto. A rivelarlo è Maurizio Pallante, 65 anni, il primo guru dei Cinque Stelle fatto fuori dallo stesso Grillo alle Regionali in Piemonte, in una intervista a Pubblico. Consulente del sindaco di Parma Pizzarotti, ambientalista e sostenitore della "decrescita felice", ovvero di una economia dove il Pil non segni la dittatura dello sviluppo, ha collaborato con il leader dell'M5S, fin dall'inizio.

Poi la rottura: "E' possibile che Casaleggio possa aver avuto un ruolo". E a Federico Mello racconta: "Sono intervenuto al primo vDay del settembre 2007", ma non a quello del 2008. Seppur invitato non lo fanno parlare. "Mi ero preparato sulle politiche amministrative e contro le grandi opere. Le due questioni hanno un legame molto stretto ed essendo a Torino non potevano non parlare della questione Tav. Però nessuno affrontò l'argomento e il mio intervento slittò fino a slittare. A quanto mi risulta venne fatto rimuovere anche uno striscione contro l'alta velocità".

Tra i Cinque Stelle, fa notare Pubblico, gira voce che lo stop venne da Casaleggio: ai tempi curava la comunicazione di Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che fino a pochi giorni prima si era schierato a favore della Tav. "Può essere che sia andata così", ammette Pallante che racconta poi da Grillo arrivò lo stop alla sua candidatura in Piemonte nel 2010. Se fosse stato eletto qualcosa contro l'Alta Velocità avrebbe potuto farla. Invece no, non fu possibile. "Venne a trovarmi un gruppo di ragazzi delle realtà piemontesi", dice l'ambientalista. "Avevano la stessa età dei miei figli e suscitarono in me una spinta etica a non abbandonarli.

Ma visto che lo statuto del mio movimento non prevede nostre candidature dirette, presi tempo per riflettere. Organizzai un incontro con la mia associazione che mi lasciò libero di decidere. Poi mi chiamò Grillo" per dirgli che "lui preferiva portare dei giovani nelle istituzioni e che, vista la mia età, sarebbe stato meglio tenere il mio ruolo di suggeritore". Quanto a Casaleggio, Pallante non si sbilancia: "L'ho visto una sola volta, ma so che è molto presente nel Movimento e che ha un rapporto privilegiato con Grillo. Eppure un partito che avrà il 20% dei voti, deve avere un gruppo dirigente più allargato". Come dire, servirebbe più democrazia.

Bolzano, lite sui cartelli Giarda: le lingue sono due

Corriere della sera

Durnwalder promette ai suoi scritte solo in tedesco


Italiani che gridano alla «pulizia linguistica» e si preparano a dare battaglia, a costo di arrivare alla Corte costituzionale. Tedeschi che agitano antichi fantasmi: «Ecco che torna lo spirito fascista, lo stesso di 90 anni fa».

Lingue bollenti in Alto Adige, dove di lingue ce ne sono almeno tre (italiano, tedesco e ladino) e dove da quasi mezzo secolo il pendolo delle varie comunità, a dispetto dell'obbligo al plurilinguismo previsto dallo Statuto d'autonomia, non ha ancora trovato un assetto definitivo. Figurarsi ora che è stata varata dalla giunta provinciale di Bolzano, dopo quasi mezzo secolo, la nuova legge sulla toponomastica (grazie all'asse Svp-Pd): testo «d'indirizzo», come lo chiamano, ma dalla valenza oggettivamente storica, visto che in queste vallate ancora sopravvive, seppur affiancato da toponimi tedeschi e ladini, il famigerato Prontuario stilato nel 1923 dall'irredentista Ettore Tolomei sotto

l'ombrello nazionalista del governo Mussolini. Benedetta dal grande capo della Svp, nonché potente presidente della Provincia, Luis Durnwalder, la nuova normativa, che affida a una commissione paritetica composta dai 3 gruppi linguistici il compito di valutare i toponimi di monti, torrenti, malghe e frazioni, ha scatenato le ire di Pdl e Fli, che hanno denunciato l'ennesimo tentativo di penalizzare il ruolo della comunità italiana («Un grave passo indietro che rischia di portare alla scomparsa di tutti i toponimi della nostra lingua»).

A rendere gli animi ancora più bollenti ci si è messo pure Durnwalder, che, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova legge, ha affermato (parlando in tedesco): «È chiaro che migliaia di toponimi verranno ripristinati nella loro forma originaria», aggiungendo poi che «solo le grandi frazioni dei Comuni» resteranno bilingue. Parole interpretate come un de profundis per i toponimi italiani. A nulla è poi valso il tentativo del presidente della Provincia di rasserenare gli animi: «Ora serve buon senso: non guardiamo cosa manca, ma che cosa è stato raggiunto». Ormai le trincee erano scavate.

Mercoledì il caso è approdato alla Camera sull'onda di un'interrogazione dei deputati pdl Giorgio Holzmann e Michaela Biancofiore, che, accusata «la maggioranza tedesca di comportarsi come quel Tolomei che combattono da sempre», hanno puntato il dito contro la composizione delle comunità comprensoriali che dovrebbero avanzare le richieste di revisione alla commissione («Organismi nei quali gli italiani sono minoranza»). La risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha lasciato aperta la strada a chi spera di poter impugnare la normativa davanti alla Corte costituzionale: «La nuova legge verrà attentamente vagliata» ha assicurato l'esponente di governo, facendo capire che non potrà sottrarsi a quel principio di bilinguismo sancito dalla Costituzione. I vertici della Svp ostentano sicurezza: «La legge reggerà ad eventuali impugnazioni». E si sentono a un passo da una storica vittoria: «Finalmente vengono riconosciuti come primari i nomi tedeschi e ladini». Ma Pdl e Fli: «Presenteremo ricorso al Tar caso per caso». La guerra dei nomi.

Francesco Alberti
20 settembre 2012 | 9:29

E possibile che Gesù fosse sposato?

La Stampa

A CURA DI ANDREA TORNIELLI
Roma


Cattura
Un frammento di papiro scritto nel dialetto copto sahidico tipico del basso Egitto e sinora sconosciuto ha riaperto il dibattito sulla possibilità che Gesù fosse sposato. La professoressa Karen King, della Harvard Divinity School, in un convegno a Roma ha presentato il papiro nel quale si legge: «E Gesù disse loro: “Mia moglie...». Si tratta della prima e unica attestazione nella quale si parli di una «moglie» di Gesù. Il frammento è autentico o c’è la possibilità che si tratti di un falso?
Nel suo studio, che sarà pubblicato nel gennaio 2013 nella rivista teologica di Harvard, la professoressa King afferma prudentemente di non poter dire una parola definitiva al riguardo, ma tutto lascia pensare che sia autentico: i pareri di diversi esperti escludono anche che si possa trattare di un testo aggiunto successivamente su un pezzo di papiro antico. Il frammento è piccolo, misura 4 cm. per 8, e sono leggibili solo degli spezzoni di frasi più lunghe.
 
La citazione della «moglie» che cosa prova?
Karen King afferma: «Questo papiro non prova, ovvio, che Gesù fosse sposato ma ribadisce che la questione del suo eventuale matrimonio e della sua sessualità è stata più volte sollevata con infiammati dibattiti».
 
A che epoca risale il frammento?
Dalla grafia risulta scritto nella seconda metà del IV secolo. Ma i contenuti potrebbero aver avuto origine nella seconda metà del II secolo. Si può dunque ipotizzare un legame tra questo testo ed altri coevi, conosciuti come il vangelo di Tommaso o di Maria Maddalena. Testi per lo più nati in ambito gnostico.
 
Che cosa sono i vangeli «canonici»? Sono chiamati «canonici» i vangeli riconosciuti dalla Chiesa come autentici: sono quelli attribuiti agli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Questi testi sono databili al I secolo: nel caso di Matteo e Giovanni si tratta di due apostoli, mentre Marco e Luca erano seguaci degli apostoli Pietro e Paolo. Anche se comunemente si pensa che il riconoscimento dei vangeli canonici e il rifiuto di altri definiti «apocrifi» sia dovuto a un’imposizione, in realtà i vangeli canonici erano quelli più diffusi fin dall’inizio nelle comunità cristiane, che ne riconoscevano l’origine apostolica e dunque il legame con i testimoni oculari della vita di Gesù. I vangeli canonici erano dunque già tali ben prima che venissero definiti così. Un frammento scoperto nella Biblioteca Vaticana da Ludovico Muratori attesta che già nell’anno 157, a Roma, venivano letti e venerati quei quattro vangeli.
 
Che cosa sono invece gli «apocrifi»?
La parola «apocrifi», usata per indicare i vangeli non riconosciuti dalla Chiesa, è greca e significa «nascosti»: nel II secolo circolavano degli scritti diffusi nei circoli gnostici cristiani che venivano definiti in quel modo. Sono testi più tardivi, attraverso i quali si è tentato di ricostruire alcune parti della biografia del Nazareno o di interpretarne il pensiero. In genere, mentre i testi canonici sono scarni, essenziali, poco indulgenti con il miracolismo, gli apocrifi sono infarciti di elementi miracolistici e sensazionali. E in alcuni casi sono espressione del movimento filosofico-religioso dello gnosticismo, che credeva in un dualismo radicale, in una differenza abissale tra Dio e la realtà materiale.
 
I vangeli gnostici hanno valore storico? Il maggiore esperto italiano di questi testi, Luigi Moraldi, ha scritto: «I vangeli gnostici sono meditazioni su Gesù, sul suo messaggio, sulle reazioni che suscita in ogni credente, specie se intellettuale… Non sono raccolte di dati biografici su Gesù. Presuppongono nei lettori una conoscenza accurata sia dell’annunzio cristiano, sia dei primi sviluppi e approfondimenti».
 
Perché la Chiesa afferma che Gesù non era sposato?
I vangeli canonici presentano Gesù come celibe. Anche se aveva scelto nella sua predicazione e nelle sue parabole molte volte dei personaggi femminili, e anche se aveva un gruppo di donne che lo seguiva, nessuna delle donne citate nei vangeli canonici viene presentata come sua moglie. In ogni caso, gli autori dei vangeli non presentano il celibato come superiore rispetto al matrimonio. Pietro era sposato (il vangelo parla della suocera), così come lo erano alcuni dei primi discepoli del Nazareno. Se Gesù fosse stato sposato, affermano molti autorevoli biblisti, gli evangelisti l’avrebbero semplicemente scritto.
 
Com’è possibile che Gesù non fosse sposato, mentre i maestri religiosi dell’ebraismo invece lo erano? Anche all’epoca di Gesù non erano poi così rare le eccezioni alla regola del matrimonio: c’era la comunità degli esseni, che viveva a Qumran, ed era composta da celibi.

Vendola regala soldi per la gara dei palestrati

Libero

Nichi ha concesso il patrocinio al Campionato italiano di culturismo e fashion funzionale. Poi è arrivato anche l'assegnino a fondo perduto


di Fosca Bincher

Impossibili da perdere. Sabato 21 luglio a Valenzano, provincia di Bari, sono sfilati nel campo sportivo alcuni fra i migliori fusti del paese. Palestrati, muscoli gonfi e rigonfi, sculture viventi. E infatti erano i protagonisti del Campionato italiano di culturismo e fashion funzionale.

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Certo, c’era la crisi. Eravamo in pieno caos dell’Ilva di Taranto. Ma in campo c’erano anche i campioni del muscolo locale, portati dall’Associazione sportiva dilettantistica Asd New generation. Per concorrere avevano bisogno di qualche incoraggiamento. Hanno bussato alle porte del palazzo e il buon cuore di Nichi Vendola non ha saputo proprio resistere.

La Regione Puglia ha offerto il patrocinio alla manifestazione, che aveva provato a  finanziarsi anche con la lotteria «new generation» (in palio una Dacia Duster, uno scooter e un viaggio per due non meglio specificato). Poi è arrivato pure l’assegnino a fondo perduto: 750 euro di incoraggiamento. Più di quei 500 euro che erano in palio per la «migliore routine maschile». Affare fatto. Tanto il contributo si è perso nel mare magno dei micro finanziamenti estivi della Regione Puglia che quando deve dare una mano, non si tira mai indietro. Non ci sono solo i culturisti infatti nel cuore di Vendola. 

Il 5 luglio scorso sono stati erogati 3 mila euro all’Associazione «Attraverso lo spettacolo» a titolo di contributo per una mostra su «Riccardo Cucciolla, grande attore e doppiatore del cinema e del teatro italiano». Il  nove agosto è stato staccato dall’amministrazione della Regione un assegno da 1.500 euro per l’Associazione di promozione sociale «Noicattaro nerazzurra» come contributo per l’organizzazione della rassegna «La lirica a Noicattaro». L’estate è periodo di pioggia generosa di contributi della Regione guidata da Vendola. Mille euro sono andati all’Associazione Madonna dei miracoli di Andria per un concerto d’organo, altri mille euro all’Associazione nazionale finanzieri di Italia, 500 euro per una partita di pallavolo femminile a Mesagne, la cittadina resa nata dal tragico attentato alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi (le ragazze erano quasi tutte di lì).

Altri mille euro alla Parrocchia Santa Maria Assunta e San Isidoro di Andria per la festa patronale, poi 500 euro alla associazione culturale nuova libertà per la festa del quartiere San Girolamo a Bari e 500 alla Associazione la Bussola di Muro Leccese per la rassegna «Ragionare d’amore- Poesie del ‘900». Settecentocinquanta euro sono stati dirottati a Bari come contributo regionale per la Settima sagra del pesce fritto, mille euro a Gravina in  Puglia per il corteo storico della 718° Fiera di San Giorgio, mille euro a Nociglia per la sesta edizione della sagra de lu Noce, mille euro ancora a Turi per la sagra della Percoca, e 500 a Specchia Gallone per la 22° edizione della Sagra della Friseddhra.

Tra le spese di quest’anno anche i 500 euro erogati all’Associazione consiglieri regionali a titolo di contributo per il pagamento delle spese di un seminario sul tema «dalla crisi economico e finanziaria alla crisi della politica». Sono serviti per pagare le locandine dell’evento, la notte in albergo per Gerardo Bianco, illustre ospite e una cena con lui al «sorso preferito»: antipasto, primo e secondo di pesce.

Patente revocata all'ex spacciatore: "Non risponde ai requisiti morali"

Federico Casabella - Gio, 20/09/2012 - 08:59

La decisione presa dal prefetto in applicazione del nuovo articolo 120 del codice della strada. Nel mirino un rappresentante di commercio


Genova - Articolo 120 del codice della strada: la patente di guida può essere revocata per mancanza dei requisiti morali per disposizione del Prefetto nei confronti di delinquenti abituali, professionali o per tendenza, coloro che sono sottoposti a misure di sicurezza personali o di prevenzione.

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Una legge entrata in vigore nel 2010 ha trovato applicazione, forse per la prima volta, a Genova solo qualche settimana fa, quando a un rappresentate di commercio residente ad Arenzano è stata revocata la patente di guida come conseguenza di vicende giudiziarie risalenti al 2006.Una decisione a sorpresa che fa riferimento a fatti avvenuti sei anni fa e che non permetterà a chi ha subito la pena di poter guidare per tre anni.

Protagonista un uomo oggi quarantunenne che venne arrestato per questioni riguardanti un giro di stupefacenti e che, dopo il processo, aveva subito una condanna a tre anni e mezzo di reclusione scontati prima in carcere, poi ai domiciliari e, infine, con l'affidamento in prova. Pena estinta e persona riabilitata completamente.L'uomo riuscì a riprendersi in mano la propria vita, trovando un lavoro come rappresentate e anche l'amore. Si è sposato e ha messo su famiglia con una figlia che arriverà tra qualche mese.

Ma nel 2010, il rappresentante di commercio viene raggiunto da una nuova condanna, pari a nove mesi, sempre riferita agli stessi fatti per cui aveva subito la precedente, cioè a quel traffico di cocaina che gli sta ancora condizionando l'esistenza. Fatti che, peraltro, risalgono addirittura a quando l'uomo la patente nemmeno l'aveva.

Eppure, proprio con riferimento all'ultimo episodio contestato, è arrivata la doccia fredda sulla base di una legge mai applicata, mentre si è ancora in attesa che il testo venga corretto con una serie di accorgimenti già definiti.La revoca della patente è arrivata alla fine di agosto quando il provvedimento è stato notificato al rappresentante mentre era in campeggio in Trentino insieme alla famiglia. A raggiungerlo tra le montagne è stato un ufficiale giudiziario incaricato dalla prefettura di Genova che si è fatto consegnare la licenza di guida lasciando l'uomo di stucco.

L'inaspettata presa di posizione da parte della prefettura di Genova ha complicato non poco la sua vita. A partire dalla propria attività, visto che il rappresentante per professione deve muoversi e senza la patente la sua funzione al lavoro è pressoché inutile. Per non perdere l'occupazione l'uomo si è perfino trovato un autista che lo porta in giro dai clienti.Per lui non c'è solo la scomodità di doversi spostare in treno con la famiglia, oppure di dover lavorare versando una parte del suo stipendio all'«autista» per evitare di avere problemi con l'azienda, c'è anche l'onta morale che pensava di aver già lavato con quelle due condanne a tre anni e mezzo e nove mesi già scontate. E con quella nuova vita che si era ricostruito dal giorno successivo all'estinzione della pena. È soprattutto per questo motivo che i suoi avvocati hanno presentato un ricorso al giudice di pace che ha deciso di sospendere temporaneamente il provvedimento del Prefetto fino al prossimo 29 novembre quando un altro giudice dovrà dare valutazione della sua moralità.

Naufragi, quell'«eccezione» che salva

Corriere della sera

Il caso del batterista della Costa Concordia che ha ceduto a un bambino il suo posto sulla scialuppa di salvataggio

Il naufragio della Costa ConcordiaIl naufragio della Costa Concordia

MILANO - La recentissima pubblicazione su Oggi della trascrizione dei dati della scatola nera della Costa Concordia ha riaperto le polemiche sulle responsabilità del naufragio del Giglio, ma, al di là delle reciproche scuse e accuse, il comandante Schettino e i suoi ufficiali di plancia sembrano rientrare appieno negli schemi psicosociali di comportamento che si innescano nei disastri marittimi, mentre c’è una persona, passata in secondo piano in questa drammatica vicenda, che non vi rientra affatto e che si staglia come un eroe al di fuori di tutti gli schemi di comportamento osservati negli ultimi 300 anni: Giuseppe di Girolamo, il batterista dell’orchestrina della nave che si è sacrificato per cedere a un bambino il suo posto sulla scialuppa di salvataggio.


OGNUNO PER SÉ - Secondo uno studio pubblicato su Pnas da ricercatori svedesi della Uppsala University e americani della California University di Berkeley il comportamento di Giuseppe esulerebbe da ogni modello comportamentale finora osservato. La ricerca ha infatti analizzato i dati relativi a 18 naufragi avvenuti negli ultimi 300 anni, come quello del famoso Titanic del 15 aprile 1912. Nella valutazione è stato tenuto conto anche del tempo di affondamento in modo da considerare quanto possa influire l’interazione che si sviluppa fra i passeggeri prima di colare a picco.

Sono state considerate 15mila persone di oltre 30 Paesi diversi e i loro indici di sopravvivenza sono stati confrontati a età, sesso, stato sociale, nazionalità, modo di viaggiare (da solo o in un gruppo, in coppia, con e senza figli). È risultato che, di fronte a una situazione di vita o morte particolare come il naufragio dove esiste una sola via di fuga predeterminata, s’innesca un unico tipo di comportamento dove la famosa regola non scritta del “prima le donne e i bambini” non è affatto rispettata e vige invece quella di “ognuno per sé”.

ULTIMI I BAMBINI - È emerso anche che il capitano e l’equipaggio hanno sempre indici di sopravvivenza maggiori rispetto ai passeggeri: su 16 capitani solo 9 non hanno abbandonato la loro nave che affondava. Fra i passeggeri, i maschi sopravvivono sempre il doppio delle donne, soprattutto sulle navi inglesi, a dispetto della famosa cavalleria anglosassone. Probabilmente intervengono anche fattori di maggior resistenza fisica dei maschi, tant’è che pure nei disastri di terra o nelle guerre avviene la stessa cosa. Ininfluente sulla minor sopravvivenza femminile pare peraltro la durata della crociera precedente al disastro indicando che la maggior socializzazione che può essersi nel frattempo sviluppata riducendo le distanze fra le persone durante il viaggio non aiuta le donne a essere più aiutate.

Dalla prima guerra mondiale in poi il gap fra uomini e donne è comunque andato riducendosi, mentre quelli che se la cavano peggio restano sempre i bambini. Cosicché, per quanto ci è dato sapere, alla luce di questi risultati, dal Titanic alla Costa Concordia, solo Di Girolamo sembra aver superato questi deprecabili modelli di comportamento umano. Magari ce ne sono stati altri dei quali non ci è giunta notizia, uomini come Giuseppe che i suoi amici descrivono educato e rispettoso di tutto e tutti, timido e fragile, ma che è stato capace di dare la sua vita per salvare quella di un bambino.

Cesare Peccarisi
20 settembre 2012 | 10:17