venerdì 21 settembre 2012

Apple, le nuove mappe di iOS6 sono un flop: scompare la Statua della Libertà

Il Messaggero

ROMA - Gli iPhone 5 andranno anche a ruba, ma non tutti i fan della Mela morsicata sono soddisfatti dopo che sui loro dispositivi è comparsa l'ultima versione del sistema operativo iOS.

20120921_13
Mappe e polemiche. A fare le bizze, infatti, sono le nuovissime mappe targate Cupertino. Le imperfezioni e gli errori si sprecano. Tanto che i possessori di iPhone, iPad e iPod di tutto il mondo si stanno scatenando a segnalare sul web gli scivoloni del nuovo sistema. E per Apple arriva pure una strigliata dall'Anec, l'organizzazione europea che tutela i diritti dei consumatori, per il nuovo connettore. Riguardo le mappe a Londra, ad esempio, la stazione di Paddington - quella da dove partono i collegamenti con l'aeroporto di Heathrow - non compare. Se si digita Paddington Station nell'apposita casella "cerca" sulla mappa compare Paddington Street. Ovvero una strada in realtà abbastanza distante dalla trafficata stazione.

Un bell'inconveniente se si deve prendere un treno e un aereo. Peggio è andato agli abitanti di Stratford-upon-Avon (il paese di Shakespeare) e Solihull: le due cittadine sono state cancellate dalla faccia della Terra. A Dublino sud è invece comparso un aeroporto che non c'è. E il ministro della Giustizia irlandese Alan Shatter, eletto nel collegio elettorale in cui l'immaginaria infrastruttura è stata collocata, ha immediatamente chiamato Apple per notificare l'errore.

Le stazioni comunque devono essere il tallone di Achille del nuovo sistema. Quella di Helsinki è finita ad esempio in un parco. La stazione centrale di Milano viene poi individuata davanti all'hotel Augustus di via Napo Torriani. Che per fortuna si trova nei pressi di piazza Duca d'Aosta, dove appunto si trova il terminal ferroviario milanese. Ancora. A Tokyo non c'è verso di visualizzare il Park Hyatt Hotel, quello dove è stato girato Lost in Translation, nonostante il database l'hotel ce l'abbia in memoria eccome.

123
689
101112
1314


Un 3D da paura. Altre stranezze vengono poi segnalate in quelle città dove è attivo il servizio Flyover, una sorta di navigatore turistico in 3D. A New York la Statua della Libertà appare ad esempio sciolta. La compagnia TomTom, che ha fornito alla Apple il database per creare il suo sistema di navigazione, ha però difeso il suo operato. «Con 65 milioni di navigatori portatili venduti nel mondo e più di 1,4 milioni di TomTom app per l'iPhone scaricate negli ultimi due anni siamo fiduciosi della qualità delle nostre mappe», ha spiegato un portavoce dell'azienda alla BBC. «L'esperienza che hanno gli utenti è determinata da funzionalità aggiuntive come la visualizzazione delle immagini e questo dipende dalle scelte fatte dalle terze parti».
 
Le critiche europee. Oltre alle lamentele sulle mappe, da Bruxelles arrivano invece le critiche dall'Anec, l'organizzazione europea che tutela i diritti dei consumatori nella standardizzazione e la certificazione, per il nuovo connettore a 8 punti 'Lightning'. «Siamo costernati - dicono da Anec - che Apple sembri pronta a sfruttare i suoi clienti aspettando che paghino, da quello che sappiamo, 19 euro nell'Ue, per comprare l'adattatore e rendere Lightning compatibile con tutti i dispositivi esistenti che utilizzano il connettore a 30 pin». «Dopo la firma del 2009 dell'accordo con la Commissione europea per arrivare a un caricatore comune per tutti i telefoni cellulari - rimarca l'organizzazione - è deludente che Apple abbia deciso di non adottare la soluzione Micro-Usb, quella favorita da tutti i concorrenti».


Venerdì 21 Settembre 2012 - 16:49
Ultimo aggiornamento: 16:51

Movimento 5 Stelle, scoppia un caso Sardegna

Corriere della sera

Contestata un'assemblea regionale: «È come un partito». La replica: «Srumentalizzano ogni singolo sussulto sul web»

Il post della contestazioneIl post della contestazione

«Piccoli Favia e Tavolazzi crescono anche in Sardegna». Comincia così un post polemico apparso sui siti del Movimento 5 Stelle realizzato da alcuni militanti che si schierano contro i membri delle liste che hanno partecipato alle scorse elezioni comunali. «Le tre liste civiche della Sardegna (Alghero, Sennori e Quartucciu) - si legge sull'intervento postato ieri - hanno organizzato la Prima Assemblea Regionale del Movimento 5 Stelle. Tutto in perfetto stile partitocratico con tanto di Regolamento di partecipazione molto dettagliato e selettivo e svolgimento dei lavori rigorosamente a porte chiuse».

I TERMINI DEL POST - La polemica si appunta in particolare sul regolamento interno dell'assemblea. La costituzione del gruppo regionale viene bollata come «Direzione Politica», gli «strumenti di controllo degli attivisti» paragonati a metodi degni della «Gestapo». Infine un Comitato Esecutivo è paragonato a un «Politburo». «Sembra incredibile non è vero? - argomenta il post - Hanno fatto proprio le cose in grande. Hanno messo i "piedi nel piatto" in modo da avere una bella rendita di posizione qualora ci fosse da decidere le candidature alle prossime elezioni regionali».

EMANUELA CORDA - Pietra dello scandalo, l`associazione Cinque Stelle di Cagliari, creata da Emanuela Corda, candidato sindaco per il M5S alle recenti amministrative. «Hanno fatto proprio le cose in grande: hanno messo i piedi - si legge nella denuncia online - nel piatto in modo da avere una bella rendita di posizione qualora ci fosse da decidere le candidature alle prossime elezioni regionali». Logica la conclusione, ovvero la richiesta di intervento rivolta a Grillo in persona, anche se alcuni, di nuovo, si dicono contrari anche quest'ultima ipotesi. «Non abbiamo bisogno di un nuovo partito personale, non siamo il Pdl e la Lega nelle mani di un padre padrone».

LA REPLICA - Ma i diretti interessati non ci stanno e replicano con un post sul blog di Beppe Grillo in cui parlano di strumentalizzazione. I media, secondo i grillini, avrebbero dedotto la polemica da un semplice commento in uno dei forum di discussione di un utente. «Ormai - scrivono gli esponenti della Lista M5S Alghero, Sennori, L Quartucciu e Cagliari- anche il più piccolo sussulto del web trova spazio sui media: basta che il bersaglio sia il M5S». Un commento ripreso da Beppe Grillo stesso su Twitter.

Redazione Online21 settembre 2012 | 18:08

Fini e le spese pazze per le foto: in soli sei mesi 180mila euro

Paolo Bracalini - Ven, 21/09/2012 - 11:33

Il rendiconto della Camera svelato da «Il Portaborse»porta nuove grane al presidente Oltre la metà dei fondi èandata al suo fotografo di fiducia, che seguiva già Almirante


Se la Polverini spende in un anno 75mila euro in foto, Gianfranco Fini fa molto meglio: 180mila euro in «servizi fotografici» spesi dal servizio «Cerimoniale» della Camera dei deputati (che si occupa soprattutto della presidenza) nel primo semestre 2012.

Cattura
Nel rendiconto pubblicato dal sito Il Portaborse si leggono tre cifre con altrettanti nomi. Primo, 93.574, 26 per «Impero fotografico Srl», quindi 69.706,76 per «Image Communication Net Srl» e infine 18.214,60 euro a favore di «Luxardo foto di A. Sulpizi», tre spese relative ai primi sei mesi dell'anno. Certo, la Camera è più importante della Regione Lazio, i deputati sono dieci volte di più, e il presidente della Camera è in fondo la terza carica dello Stato, merita un book fotografico di tutto rispetto.

Ma che ci faranno con tutte quelle foto? E quale urgenza istituzionale può aver convinto Fini a comprare, oltre a quella sterminata serie di scatti, anche 44.770,00 di clip? C'è anche questa spesa tra le uscite della Camera nel primo semestre 2012. Il destinatario è la «Ovo Srl», società fondata dall'ex deejay di Mtv Andrea Pezzi. La Ovo produce contenuti multimediali, in particolare videoclip di pochi minuti su storia e personaggi, anche politici. Il contratto con la Camera consisterebbe nella fornitura di clip da trasmettere sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Ma il grosso sono le foto. Anche perché la «Impero fotografico Srl» non è una società a caso, è di proprietà di Enrico Para, fotografo ufficiale del presidente della Camera Gianfranco Fini, già fotografo del Msi e di Almirante. Para è uno dei pochi ex missini ad essere rimasti fedeli a Fini. Gira con un'Audi nera e una foto del Duce sulla targa. Nel 2002 Para ha anche scritto un libro fotografico a dimostrazione della sua fede incrollabile per l'attuale leader Fli (titolo: Gianfranco Fini. Cronaca di un leader). Para ha seguito l'ascesa di Fini come un francobollo (con intermezzi nei ministeri o nelle Regioni o Province guidate da ex finiani come Tremaglia, Storace, Prestigiacomo, Alemanno, Moffa). Dal 2001 al 2006 Fini è vicepremier e ministro degli Esteri, e dal 2001 al 2006

Para è fotografo ufficiale di Palazzo Chigi e del ministero degli Esteri, esperienze da cui trarrà un nuovo libro, Gianfranco Fini, il mio scatto. Da giugno 2008, quando Fini diventa presidente della Camera, il suo fidato fotografo diventa fotografo ufficiale della Camera dei deputati, «in particolare del Presidente On. Gianfranco Fini». Un sodalizio antico e perfetto, che assicura al bravissimo fotografo una bella entrata annua, e a Fini la giusta copertura fotografica per le sue numerose missioni istituzionali, in Italia e all'Estero. Sì perché i fotografi ufficiali seguono la terza carica nei vari viaggi per il globo, a stringere mani a omologhi o capi di Stato.

Oltre al camerata Para, l'altro fotografo ufficiale è Umberto Battaglia, titolare della «Image Communication», che nel semestre 2012 ha ricevuto dalla Camera 69mila euro. Battaglia non è un finiano (e ha meno commesse dalla Camera), è arrivato a Montecitorio con l'ex presidente Casini ed è stato confermato da Fini. Come anche la «Luxardo», che ha raccolto poco più di 18mila euro. Sono tutti professionisti che lavorano anche altrove, ma certo il presidente della Camera, o meglio le casse della Camera, assicurano a loro un buon introito annuale. Anche nel 2011 infatti, come aveva scoperto Libero, gli stessi tre soggetti avevano lavorato per la Camera. E anche parecchio: 380mila euro per il 2011.

Anche in quel caso la parte del leone l'ha fatta il finiano antemarcia Para, che con la sua «Impero fotografico» ha fatturato a Fini la bellezza di 201mila euro. Molto più della «Image Communication» di Battaglia (142mila) e della «Luxardo foto» (38mila euro). Sempre loro tre avevano lavorato con la Camera di Fini anche l'anno prima, il 2010. La somma si trova nell'area «Parlamento Wikileaks» dei Radicali italiani, che hanno scandagliato i mille appalti di Montecitorio. Le foto fatte da «Impero», «Image» e «Luxardo» nel 2010 sono costate 307.992 euro. Con un primo semestre da 180 mila euro, nel 2012, puntiamo a battere il record.

Fini ha dato soldi pure ad Andrea Pezzi

Libero


Cattura
Più che Montecitorio un vaso di Pandora delle spese che non conosce, a giudicare dal dettaglio contabile, crisi. Il bilancio del primo semestre della Camera dei deputati non sembra risentire della politica di risparmio adottata da tempo dalle famiglie italiane. Partiamo dal fondo: in 6 mesi sono stati spesi la bellezza di 105 milioni per tenere aperta la Camera. E non si tratta di stipendi e contributi per dipendenti o onorevoli.

Sono le spese vive per tenere aperto Montecitorio e farlo funzionare dignitosamente. Considerando che nel 2011 il costo certificato per Montecitorio è stato pari a 1.815.182.025 (e 16 centesimi), salta all’occhio come si spendem e spande. E non passano inosservati gli oltre 600mila euro che l’ufficio stampa di Montecitorio mette a bilancio (per 6 mesi), pur potendo contare su una struttura di tutto rispetto.

Il sito ilportaborse.com (blog gestito nell’anonimato da collaboratori e aiutanti di onorevoli e senatori), ha attirato l’attenzione sui 44.770 euro spesi per pagare la Ovo Italia srl. Una società fondata da Andrea Pezzi, conduttore televisivo e imprenditore, che ha lo scopo di creare «l’enciclopedia dei videoclip in Rete». In sostanza sul sito Ovo.com  «ci sono 650 mini-documentari su fatti storici, personaggi, imprenditori, miti, ballerini e c’è anche una sezione dedicata ai politici».

E la Camera per 44.700 euro ha acquistato «la licenza broadcasting della library di contenuti video di Ovo per un numero di passaggi illimitati sul canale satellitare della Camera, da trasmettere all’interno del loro palinsesto a piacimento», spiega il blog dei portaborse fantasma, che conclude sarcastico: «Così Gianfranco, invece di guardare i filmati sul web, li potrà vedere direttamente sulla tv di Montecitorio».

Stranezze e valutazioni sull’opportunità di spesa, c’è da notare che Montecitorio non si fa mancare proprio nulla: né il ciambellone di Gargani (170 euro), né le bistecchine della premiata macelleria Babusci Bruno (8.725 euro). Forse il medico di turno (spese di presidio 1.217.753 euro) dovrebbe consigliare di stare attenti ai dolciumi. Dagli eredi Giolitti sono stati spesi 4.855 euro in gelati.

Dal cioccolataio dei Vip, Venchi, 2.235 euro, altri 16.416 euro sono stati messi a bilancio per le delizie di Antonini, 3.921 per i prodotti della Nestlè, 2.719 per le delizie milanesi di Baratti e ben 2.066 euro per le prelibatezze del Forno Roscioli. Ai non romani questi nomi diranno poco, però i gourmet li conoscono bene. Proprio ieri l’Ufficio di presidenza della Camera ha ratificato il taglio di 50 milioni l’anno alla propria dotazione finanziaria, di cui 13,2 a carico dei dipendenti. Ma i dolciumi non si toccano...

Il facile guadagno del senatore Pdl

La Stampa

Consob: utile di 18 milioni per la compravendita di un palazzo, il venditore sapeva



Il palazzo di via della Stamperia 64, nel cuore di Roma


ALESSANDRO BARBERA, GIANLUCA PAOLUCCI


Per fare un guadagno secco di 18 milioni di euro in poche ore serve molta fortuna, molto fiuto per gli affari e molti soldi. Se si è un senatore della Repubblica l’ultima dote non è necessaria e le altre due non indispensabili. Questo almeno quello che emerge dall’attività istruttoria condotta dalla Consob sulla vicenda della compravendita di via della Stamperia 64. La storia, a grandi linee, è nota da tempo e se ne sta occupando anche la procura di Roma. Un palazzo storico nel cuore della capitale che passa da un fondo immobiliare (il fondo Omega gestito dalla Fimit sgr di Massimo Caputi) alla Estate Due srl di Riccardo Conti (senatore Pdl) per 26,5 milioni. E da questa, lo stesso giorno, all’Ente di previdenza degli psicologi (Enpap) per 44,5 milioni. La differenza, 18 milioni, è quanto resta in tasca a Conti.

I protagonisti sono essenzialmente due: Conti, senatore bresciano, è in Parlamento dal 2000 e dal 2008 a Palazzo Madama. Immobiliarista, socio di Bernabei nella Lux Vide, viene indicato come molto vicino agli ambienti cattolici lombardi. Caputi, chiusa l’avventura di Fimit - venduta a De Agostini -, vari inciampi con le autorità di controllo (sanzionato più volte da Consob e Bankitalia), è adesso in lizza per comprare Prelios, la ex Pirelli Re che peraltro non se la passa troppo bene. Ora, torniamo a via della Stamperia. Secondo quanto dichiarato dalla Fimit di Caputi sia al mercato che, riservatamente, alla stessa Consob, la trattativa «è stata condotta esclusivamente dal dottor Conti, per conto di Immobiliare Estate Due (...) non ha mai avuto luogo una negoziazione con Enpap in merito al prezzo».

Invece, gli ispettori di Vegas beccano una serie di email tra Caputi e i suoi manager del 21 settembre 2010 (attenzione alla data) dove lo stesso Caputi racconta di aver preso accordi con i rappresentanti dell’Enpap per un sopralluogo dell’immobile. Caputi dice anche di aver parlato con gli stessi rappresentanti di un prezzo ipotetico di 28 milioni di euro. Mentre non vi è alcuna menzione, nota la Consob nei documenti in possesso de La Stampa, della società Estate Due. Nome che compare invece una settimana dopo, il 28 settembre, quando Conti invia alla Fimit una manifestazione d’interesse (senza indicazione di prezzo) con richiesta di un periodo di trattativa esclusiva. A questo punto mentre Fimit continua a restare in contatto con l’Enpap - che visiterà nuovamente l’immobile il 6 e 7 ottobre, che chiarisce che vuole portare lì la sua sede, formalmente tratta solo con Estate Due, la società di Conti.

E la trattativa va avanti su questo doppio binario: a fine ottobre il cda dell’Enpap delibera di comprare il palazzo e di predisporre una perizia per valutare la congruità del prezzo richiesto (48 milioni), l’8 novembre la Estate Due manda la sua offerta irrevocabile di acquisto per 26,5 milioni, allegando una caparra di 2,65 milioni. Ah, un dettaglio illuminante sull’intera storia: l’assegno - di Banca Valsabbina - è postdatato al primo dicembre. Dettaglio illuminante perché la Estate Due non è proprio l’acquirente che ogni venditore sogna, almeno sulla carta. La società «risultava connotata dall’assenza di disponibilità liquide e da un totale attivo di 8,6 milioni», scrivono gli ispettori di Vegas.

Tradotto, non aveva le spalle larghe abbastanza per fare questa operazione, come sarebbe stato facilmente appurabile con una banale verifica sulla solvibilità del compratore che viene fatta solo poche ore prima del consiglio di Fimit che dà il via libera all’operazione. Zero soldi in cassa, poco patrimonio, assegno postdatato. Tre fattori che farebbero scappare chiunque ma non Caputi. Che va avanti, delibera la vendita e si accorda sulla tempistica dei pagamenti. Già che c’è, il cda di Fimit nella stessa seduta (il 14 dicembre) delibera il pagamento di 198.750 euro alla Project Line srl per la consulenza fornita nella cessione, attività della quale però non c’è nessuna traccia.

Per il pagamento del palazzo, non c’è nessuna fretta. I pagamenti della Estate Due al fondo Omega di Fimit corrispondono con i pagamenti dell’Enpap a Estate Due. Il postdatato non viene mai incassato, al rogito Estate Due non consegna niente (l’acconto arriverà tre giorni dopo). E quando arriva il momento di saldare il conto, Estate chiede di aspettare qualche giorno ad incassare per dargli modo di incassare a sua volta da Enpap. Permesso accordato, ovviamente. Sulla base degli accertamenti compiuti - la notifica alle parti è dell’11 settembre scorso - la Commissione dovrà decidere se sanzionare i consiglieri e sindaci di Fimit in carica in quel periodo. Nel frattempo, gli atti sono stati trasmessi alla magistratura romana, che da tempo ha aperto un’ inchiesta sulla vicenda ipotizzando il finanziamento illecito ai partiti.

Argentino? No, Gardel era francese" Finisce il mistero sul padre del tango

La Stampa

Spunta il certificato di nascita originale e cade un mito: il cantante conteso da Buenos Aires e Uruguay è nato a Tolosa



Una cartolina con l'immagine di Carlos Gardel


FILIPPO FEMIA (AGB)


Ora Argentina e Uruguay possono smettere di litigare. E mettersi il cuore in pace: Carlos Gardel era francese. Il leggendario padre del tango, al centro di una “guerra” storiografica infinita tra i due “vicini”, nacque a Tolosa. E’ la fine di leggende, speculazioni e colpi bassi lanciati da un lato all’altro del Rio de la Plata. La conferma arriva dal libro “El padre de Gardel”, scritto dall’argentino Juan Carlos Esteban e i francesi Georges Galopa e Monique Ruffié. Le ricerche degli autori, durate dieci anni, hanno portato alla luce il certificato di nascita originale: il futuro cantante e attore viene iscritto nel registro civile di Tolosa l’11 dicembre 1890 con il nome di Charles Romuald Gardes. Una grande scoperta se, come fa notare Esteban, “nel XXI secolo stiamo ancora parlando di una persona nata nel XIX”.

Gli autori ripercorrono le tappe che hanno originato il mito, per gli argentini un’icona al pari di Maradona e Che Guevara. La 19enne Berthe, ragazza-madre di Charles, viene cacciata dalla famiglia e fugge dall’altra parte dell’Atlantico: in Argentina non la avrebbe raggiunta il disonore per il figlio nato fuori dal matrimonio. Dopo una turbolenta adolescenza nel barrio Abasto di Buenos Aires, il giovane sale alla ribalta con il nome d’arte Carlos Gardel. La sua voce baritonale conquista il Paese, facendo innamorare e ballare migliaia di argentini. Poi lo scoppio della Prima Guerra Mondiale: il 24enne Gardel, senza documenti, dovrebbe recarsi all’ambasciata francese per registrarsi e raggiungere il fronte. Ma alle armi preferisce le esibizioni nei teatri.
“Nonostante parlasse con orgoglio delle suo orgini francesi, si sentiva argentino.

Avvalendosi di una speciale legge uruguaiana si reca all’ambasciata e mostra un documento falso dove indica Tacuarembó, città a 400 chilometri da Montevideo, come luogo di nascita”, spiega Esteban. Soltanto qualche anno dopo, ormai celebre, acquisisce la nazionalità argentina. Da qui la confusione e l’annosa disputa sulla città natale di Gardel, che raccontava: “Sono nato a Buenos Aires all’età di due anni”. Il resto è storia. La fama che supera i confini argentini e le numerose tournée in Europa e Sudamerica. L’incisione di quasi un migliaio di canzoni, la carriera di successo nel cinema e la morte nel 1935, a 45 anni, in un incidente aereo a Bogotà. Nel 2003, poi, la sua voce viene dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Ora all’Argentina non resta che consolarsi con il mauseoleo di Gardel. Insieme alla tomba di Evita Peron, è ogni anno meta di pellegrinaggio al cimitero Chacarita di Buenos Aires. O dovranno consegnarlo ai francesi?

L'asteroide colorato cambia la storia dell'acqua nel Sistema solare

Corriere della sera

La sonda Dawn rileva terreni colorati da minerali idrati. Idrogeno e ossigeno portati da antiche meteoriti

asteroide_mini
La sonda Dawn della Nasa ha scoperto la presenza di idrogeno sull'asteroideVesta. In particolare si tratta della forma idrossile che dà origine a minerali idrati, molto volatili, che evaporando colorano la superficie del grande asteroide, il secondo più grande conosciuto. Il gruppo idrossile (-OH) è stato portato su Vesta dalle meteoriti.

Secondo gli scienziati è possibile che ghiaccio d'acqua possa essere presente presso i poli di Vesta. Lo studio è riportato in due articoli pubblicati su Science. I lavori sono stati possibili anche grazie ai dati inviati dallo spettrometro italiano Vir, fornito dall'Agenzia spaziale italiana (Asi) e realizzato dalla Selex Galileo con la guida scientifica dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). Le ricerche sono state condotte anche con la partecipazione di tre ricercatori italiani dell'Inaf, Fabrizio Capaccioni, Maria Teresa Capria e Maria Cristina de Sanctis.

VESTA - Vesta si trova nella fascia di asteroidi compresa fra Marte e Giove, dove cade più o meno la cosiddetta «linea della neve», che separa la zona del Sistema solare dove il calore è troppo elevato per consentire il deposito di composti volatili. Si riteneva che Vesta mancasse di qualsiasi quantità significativa di idrogeno. Per questo la scoperta di composti volatili, in particolare quelli contenenti idrogeno, all'interno delle regioni più antiche di Vesta, ha sorpreso gli esperti.

La spiegazione più logica secondo i ricercatori è che a portare i composti volatili su Vesta siano stati gli impatti con le condriti carbonacee, le meteoriti più comuni che colpiscono la Terra e che contengono acqua e che provengono dalle zone più lontane del Sistema Solare. «Pensiamo che gran parte di quegli impatti», osserva De Sanctis, «sia avvenuto agli albori della vita dell'asteroide, e che ora vada scemando. Se confermata, questa interpretazione», prosegue la ricercatrice, «potrebbe darci indicazioni più precise su quando, nella storia del Sistema solare, è avvenuto l'arrivo dell'acqua sui pianeti da parte di corpi come le condriti».


Redazione Online21 settembre 2012 | 10:32

Genitori disabili gravissimi Solo 150 «salvaguardati»

Corriere della sera

In pensione con le vecchie regole. I familiari logorati da anni di assistenza: «Non ci salvano nemmeno dalla Riforma?»

MILANO - Lavorano e assistono i figli con disabilità gravi e gravissime. Ma solo centocinquanta saranno i genitori «salvaguardati», esentati cioè dall’applicazione delle nuove regole della «Riforma Fornero» e che quindi potranno andare in pensione secondo il precedente regime previdenziale. Lo stabilisce il Decreto interministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 171 lo scorso 24 luglio. Per poter avere accesso al beneficio coloro che ne hanno diritto dovranno presentare la domanda entro 120 giorni, quindi entro il 21 novembre.

REQUISITI - Possono presentare la richiesta i genitori vicini alla pensione che alla data del 31 ottobre 2011 erano in congedo straordinario per assistere figli con disabilità grave e gravissima e che abbiano maturato 40 anni di contribuzione entro 24 mesi dalla data di inizio del congedo. Modalità di presentazione delle istanze, facsimile della domanda e altre informazioni utili si possono trovare nella Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 19 del 31 luglio.

Le domande vanno inviate alle Direzioni Territoriali del Lavoro, dove sono istituite specifiche Commissioni - composte da due funzionari della Direzione territoriale del lavoro e da un funzionario dell’Inps - che verificheranno i requisiti. Le loro decisioni saranno poi comunicate all’Inps, cui spetta monitorare che non sia superato il numero di lavoratori che rientrano tra i «salvaguardati». In caso di mancato accoglimento dell’istanza da parte della Commissione si può chiedere il riesame entro 30 giorni dalla data di ricevimento dell’esito.

MISURE DISCRIMINATORIE - «La norma limita le agevolazioni a un ristrettissimo numero di genitori escludendo coniugi, fratelli o sorelle – commenta Simona Bellini, mamma di una ragazza di 24 anni nata con paresi cerebrale infantile e presidente del Coordinamento delle famiglie di disabili gravi e gravissimi –. È discriminatorio, inoltre, prevedere un diritto solo per chi era in congedo straordinario quel giorno. Così è una lotteria: magari in quella data molti genitori avevano già utilizzato tutti i giorni a disposizione, e sono quindi coloro che hanno più difficoltà a gestire assistenza e impegno professionale, oppure semplicemente avevano preso, come me, un giorno di permesso mensile in base alla Legge n. 104».

DOPO IL LAVORO NON È FINITA - E poi, incalza Bellini: «I familiari di persone con disabilità grave e gravissima, da anni logorati da un carico assistenziale senza pari, dovranno sottostare agli aumenti dell’età pensionabile come qualsiasi lavoratore. Dopo che assisti per 20-30 anni una persona cara, come puoi pensare di continuare a lavorare fino a 67 anni? Quando torni a casa dopo il lavoro, non è finita. Non che ci pesi, ma anche noi abbiamo diritto al riposo. Ed è dimostrato da studi scientifici che i caregiver sottoposti allo stress di curare familiari gravi hanno un’aspettativa di vita ridotta dai 9 ai 17 anni».

PROPOSTA DI LEGGE SUL PREPENSIONAMENTO - I familiari che assistono persone con disabilità grave e gravissima si battono da anni per il prepensionamento. «C’è una proposta di legge che giace in Senato da quasi due anni – ricorda Bellini –. Contiene parametri più equi rispetto a questo Decreto per individuare chi ne ha diritto, come il carico assistenziale da stabilire considerando l’invalidità, l’inabilità e la gravità in base alla legge 104, e prevede il prepensionamento per i familiari se l’assistenza si protrae da 18 anni – continua Bellini –. Non ci sono soldi? Se portassimo i nostri cari in una Rsa (Residenza sanitaria assistita, ndr) non sarebbe forse un costo maggiore per lo Stato, visto che la retta costa in media 200 euro al giorno per le persone autosufficienti e circa 750 per chi non lo è?».

Maria Giovanna Faiella
21 settembre 2012

Contanti e champagne, la dolce vita di Marrazzo

Gian Marco Chiocci Massimo Malpica - Ven, 21/09/2012 - 07:07

Ecco le ricevute delle carte di credito della Regione intestate all'ex governatore Pd travolto dalla vicenda dei trans

Roma - Champagne in terrazza con vista su via Veneto, cene da 200 euro a cranio a due passi dal Pantheon, ricciole e carpacci sul cucuzzolo del Gianicolo.



Vizi e sfizi per decine e decine di migliaia di euro. Tutto a spese delle casse regionali, quindi dei contribuenti. Non è l'ultimo capitolo delle gesta del Batman di Anagni Franco Fiorito. Ma un assaggio - è il caso di dirlo - della discrezionalità con cui presidenza e staff spendevano i fondi per «attività istituzionali» stanziati nella precedente giunta di centrosinistra, quella di Piero Marrazzo.

Dopo giorni di bufera, ieri la Regione Lazio è partita al contrattacco ricordando come la Polverini, dopo il suo insediamento, abbia «abolito» l'uso di 8 carte di credito «presidenziali» ereditate con la vittoria alle urne, «due intestate a Piero Marazzo e due al capo della segreteria», mentre le altre quattro, prepagate - spiega ancora la Regione - erano «a disposizione dello staff di diretta collaborazione del presidente (segretario generale, capo ufficio stampa, responsabile Grandi eventi, portavoce)». Gli estratti conto da gennaio a settembre 2009 di una «Cartasì» intestata a Marrazzo, per esempio, riportano movimenti in uscita pari a oltre 38mila euro, compreso un prelievo di contante da 3mila euro a maggio.

Da estratti conto, ricevute e fatture che il Giornale ha visionato, emergono appunto occasioni conviviali la cui «istituzionalità» è difficile valutare, anche per mancanza di giustificativi che vadano al di là dell'indicazione di quanto mangiato. Così, per esempio, del pasto per due al celebre ristorante di pesce «la Rosetta» conosciamo l'ammontare del conto - 404 euro - saldato con la carta regionale e le ordinazioni (antipasto, insalata di mare, selezioni di crudo, triglie e salvia, filetto di spada e filetto di tonno, acqua, vino e caffé), ma non i nomi dei commensali.

Stessa storia per la cena all'Antico Arco, sul Gianicolo, la cui unica prova è una ricevuta da 279 euro che racconta di champagne, ricciole, gamberoni, baccalà e maialino «croccante e morbido», ma nulla dice sulle qualità istituzionali degli stomaci così rifocillati. Ancora meno dettagliati i cinque pasti in compagnia (tavolate da 4, da 5, da 7 e da 10) consumati in un mese (tra il 28 maggio e il 29 giugno 2009) da Rinaldi, ai piedi del Quirinale, per 3.098 euro complessivi. Dalle ricevute fiscali emerge solo che nessuno ha mai ordinato secondi di carne: il pesce in politica sembra non aver rivali. Ma tra le ricevute rimborsate c'è anche l'acquisto di 500 copie di una pubblicazione per 7.500 euro e la fattura di un autolavaggio da 10 euro, giusto per non buttare via niente.

La buona tavola, però, la fa da padrona. Sarà per questo che la vecchia giunta non aveva battuto ciglio nel versare 72mila euro al Gambero Rosso per una pagina pubblicitaria. Un altro dei sassolini che la Regione ieri si è tolta dalle scarpe riguarda infatti la spesa per la comunicazione, scesa del 180 per cento con l'avvento dell'ex segretaria Ugl, e che con Marrazzo era arrivata a superare quota 26 milioni di euro nel solo 2009.

L'elenco dei soldi spesi per promozione e comunicazione dalla vecchia giunta va dai 96mila euro stanziati per 5 uscite sul Manifesto e un inserto su Alias ai 220mila euro erogati all'Arci per «Mare nostrum», passando per i 690mila euro spesi per la «realizzazione di spot e campagna cinematografica “Lazio News”». Insomma, la bufera scatenata oggi dall'affaire Fiorito finisce per scoprire anche la polvere finita sotto il tappeto ieri. E con il vorticoso giro di soldi ai gruppi del consiglio regionale, c'è da scommettere che siamo solo all'inizio.

La Casta mangia a sbafo Metà pasto lo paghiamo noi

Libero

Solo nel 2014 andrà a regime la spending review: per ora i deputati li sfamiamo di tasca nostra


Cattura
Nel rendiconto della Camera invariate le spese per i pasti, le telefonate e i viaggi dei deputati. Calano sensibilmente quelle per i quotidiani e per le pulizie

C'è ancora da aspettare per la spending review alla Casta. Gli attuali deputati possono dormire sonni tranquilli. I tagli, se il prossimo governo procederà sulla linea Monti, si faranno solo nel 2014. Nel frattempo la Camera , cioè noi, continuerà a pagare per assicurare un pasto caldo, i viaggi e le spese del telefonino che gli onorevoli usano ogni giorno. Repubblica ha dato un'occhiato al rendicondo del bilancio interno di Montecitorio che la settimana prossima sarà approvato dall'Ufficio di Presidenza: un bilancio da 1 miliardo e 790 milioni l'anno.

Ecco le singole voci: daremo ai deputati 3,5 milioni e mezzo per garantire ai deputati il pranzo a prezzi popolari. Sì, perchè per risotto alla pescatora e salmone con patate lesse e bevande 20 euro sono troppi: loro pagano la metà e l'altra la mette la Camera. Stesso discorso per il filetto, contorno e frutta. Quando nel 2014 la spending review andrà a regime risparmieremo 2,5 milioni di euro l'anno. Intanto per la bouvette sono stati messi a bilancio 540 mila euro.

Nessun taglio nel 2012 anche per il capitolo "rimborso spese di viaggi dei deputati": verranno rimborsati 8,5 milioni di euro e 800 mila euro agli ex eletti (anche loro hanno questo benefit). Restano invariate anche le spese per la manutenzione ordinaria degli edifici della Camera (13,8 milioni di euro) e per la telefonia mobile ad appannaggio di onorevoli e funzionari (550 mila euro l'anno).

Le spese che calano, invece, sono quelle per i giornali (da 590 mila si è scesi a 300 mila euro l'anno); per le pulizie e lavanderia (da 7 milioni a 6 milioni e 930 mila euro), per la cancelleria (quasi 100 mila euro in meno), il circolo Montecitorio e la Fondazione della Camera.

L'isola più popolata del pianeta

La Stampa

Santa Cruz del Islote: 1247 abitanti in diecimila metri quadri. "Viviamo così pigiati che dicono che sogniamo i sogni degli altri". La strada più lunga è di 15 metri. L'elettricità e l'acqua sono un lusso, niente cimitero ma c'è la scuola e un poliziotto



Una veduta dall'alto dell'isola di Santa Cruz

 

lorenzo cairoli

Nel 1980 l’editore canadese Lester&Orpen Dennys pubblicò un libro semplicemente delizioso, "Dictionay of Imaginary Places" dell’argentino Alberto Manguel e dell’italiano Gianni Guadalupi. Il libro piacque molto a Calvino che lo recensì. Tanto bastò perché Rizzoli lo pubblicasse in Italia. Il libro raccontava luoghi immaginari come fossero davvero esistenti, fornendo al lettore dati sulla posizione geografica, sul clima, sulla flora, sulla fauna, sulle risorse economiche e sulla popolazione.

La popolazione veniva raccontata esattamente come una guida della Lonely Planet racconterebbe gli haitiani o i canadesi: suggeriva norme di comportamento, spiegava usanze, credenze religiose, folklore locale, erudiva sulla cucina, sui passatempi, metteva in guardia da pericoli e svelava il modo migliore per non entrare in contrasto con i locali. Santa Cruz del Islote sembra uscito da questo dizionario, una pirotecnica invenzione di un narratore ariostesco, un luogo chimerico, come la Pepperland dei Beatles o il Maradagal di Gadda. Invece esiste davvero.

E' una delle dieci isole dell'arcipelago colombiano di San Bernardo, una porzione di seminulla con un record da Guinness dei primati. E' il luogo più densamente popolato della Terra, 1247 abitanti che vivono in 98 case su una superficie di diecimila metri quadrati quando la media nazionale, secondo il Dane, è di 41 abitanti distribuiti sulla stessa superficie. Neanche nei bassi di Hong Kong si sopravvive così stipati. Le case vere, poi, sono pochissime, la maggior parte delle abitazioni hanno pavimenti di terra e le pareti di legno e bambù. Santa Cruz fa parte della provincia di Cartagena, dipartimento di Bolivar, ma per arrivarci bisogna imbarcarsi su un ferry a Tolù, nel dipartimento di Sucre.

Gli abitanti dell'Islote ti accolgono con cordialità,  però quando cominci a entrare nelle loro grazie li scopri insofferenti verso quei turisti che vengono a fotografarli quasi fossero fenomeni da baraccone. "Se comprassero almeno l'acqua" - si lamenta un'anziana signora, e un pescatore, con un paio di polmoni che distingueresti da due sonde geotermiche solo con l’aiuto di un buon amico radiologo, osserva che sull'isola c'è tutto quello che occorre. "E invece ci raccontano come gente che per uscire di casa deve passare per il salotto del vicino, gente che vive così vicina, ma così vicina che ogni sera sogna lo stesso sogno dell'altro. Ai giornalisti piace inventarsi queste favolette. Sì, c'è tanta promiscuità, viviamo in più di dieci in ogni casa, ma la promiscuità dei sogni, per favore, risparmiatecela".

Sull'isola non c'è droga, nè sicariato, nè pandilla, nè prostituzione. Se il mare che è la dispensa dell'Islote mette il broncio e mostra i muscoli ostile, sull'isola si beve rum, si balla la champeta, si gioca a domino, si scommette sui galli e si fa l'amore. Però e' innegabile che manchino troppe cose. Un cimitero, ad esempio. Se muore un isolano tocca seppellirlo nella vicina isola di Tintipan. Non c'è un consultorio ma un medico e un'infermiera che ogni tanto si ricordano dell'esistenza dell'isola - infezioni intestinali e malattie della pelle le patologie più diffuse. Negozi, tre. E un chiosco che dal lunedi al venerdi fa le veci della chiesa che non c'è, mentre nel fine settimana si trasforma in una chiassosa gallera dove i galli fanno scintillare i loro micidiali speroni.

I viottoli, abbaglianti come ossi di seppia, sono così angusti da far sembrare boulevards parigini i caruggi liguri. Il titolare dello spaccio più grande, Juan Guillermo, è anche il rappresentante locale dell'Iglesia Misionera Mundial e ai turisti che incontra ripete il solito refrain: "Qui tutti si convertono all'evangelismo perchè la chiesa cattolica a Santa Cruz non viene più. Manda un prete una volta all'anno a battezzare i nostri bambini, poi si dilegua".

La calle del adiós è l'Avenue Champs-Élysées di Santa Cruz, il viale più lungo, addirittura quindici metri, che qui sembrano non finire mai. E' il luogo dove i consiglieri comunali si riuniscono per discutere il futuro dell'isola, dove si organizzano tornei di calcio a cinque, si corteggiano le ragazze e si piangono i morti. Il tavolo da biliardo a sei buche che piaceva tanto ai pescatori alla fonda è stato venduto a un ristoratore di un'isola vicina.

In compenso c'è un generatore di corrente regalato alla comunità dal presidente Pastrana che permette cinque ore di luce al giorno. A un costo però sibaritico. Ogni giorno ogni casa versa 2500 pesos, poco più di un euro, per comprare la benzina del generatore. Quando qualcuno non è in grado di pagare si attinge da un fondo comune. Cinque ore di luce che costano agli isolani cento euro quotidianamente. Qualcuno, a denti stretti, obietta che è la luce più cara del mondo.

Ma se la luce è un problema l'acqua lo è ancora di più. Non ci sono fogne sull'Islote, tantomeno un acquedotto. Si beve l'acqua piovana e quella che si compra dai mercanti di Tolù - mille pesos per 5 galloni - che le navi cisterna della Marina sbarcano periodicamente. La scuola c'è, anche se solo fino al settimo grado, che equivale alla nostra seconda media. I maestri, anche. Manca invece la volontà di frequentarla da parte degli studenti. Molto più "'istruttivo" per loro guadagnare diecimila pesos accompagnando gli adulti a pesca. Per insegnare sull'Islote occore vocazione missionaria. I maestri dormono su amache, ammassati al secondo piano di una casa con tetto ma senza pareti.

Per lavarsi devono bussare ai vicini e se hanno bisogno di orinare o sentono i loro intestini muggire l'unica soluzione è il mare. Latrine non ce ne sono, eccetto due, nell'Alcaldia. I maestri a Santa Cruz dopo poche settimane si sentono come Papillon in Guyana e chiedono subito il trasferimento. Sono rarissimi quelli che resistono. Chi finisce l'anno scolastico a Santa Cruz potrebbe vincere a mani basse qualsiasi reality stile survival o fare carriera in una setta religiosa messicana.

Inaspettatamente a Santa Cruz c'è un ispettore di polizia, Ramiro Hoyos. Che più che a sedare risse passa il tempo a contemplare il suo mare polinesiano dai verdi e dai blu di altissima scuola orafa e i bimbi "dimenticati" nelle strade che giocano a tutto, che levano strilli più alti di quelli degli uccelli. Ma sono proprio i bimbi a preoccuparlo. "I nostri antenati fecero colonia qui, a metà del XIX secolo, perchè la pesca era prodigiosa, le aragoste squisite e di zanzare nemmeno l'ombra, mentre la costa ne era infestata. Ma erano poche famiglie di pescatori. Oggi non c'è piu' spazio nemmeno per un tavolo da biliardo. Dobbiamo fare meno figli, pianificare le nascite. Altrimenti, addio Paradiso".

Superminimo, una concessione indelebile

La Stampa

Il superminimo va riconosciuto anche se il dipendente passa ad altra ditta subentrante in un appalto, perché ha carattere retributivo. Lo ha stabilito la Cassazione (sentenza 9011/12).


Il caso

Il superminimo, riconosciuto al dipendente di una ditta che aveva l’appalto dei lavori di pulizia del Policlinico Universitario di Messina, era sparito quando, cessato l’appalto, il servizio era stato assegnato a una nuova ditta, con cui per passaggio diretto il lavoratore aveva proseguito la propria attività lavorativa. Il lavoratore si rivolgeva quindi, al fine di vedersi corrisposto il superminimo, al tribunale che rigettava la sua domanda. Ma è in appello che le richieste del lavoratore vengono accolte.

La ditta - osserva la Corte territoriale - «nel momento in cui aveva partecipato alla gara per l’acquisizione dell’appalto, aveva accettato le condizioni di cui al disciplinare, assumendo l’obbligo di gestire i rapporti delle norme contrattuali vigenti anche se non iscritto ad alcuna delle associazioni». Ed infatti il Contratto collettivo nazionale di lavoro dell’epoca prevedeva che dovevano essere garantiti i medesimi livelli retributivi.
Il superminimo è parte integrante della retribuzione di fatto.

Il ricorso per cassazione della ditta risulta inutile. La Suprema Corte infatti, ritiene corretta la decisione dei giudici distrettuali e chiarisce che «la retribuzione globale mensile è quella risultante dalla somma della retribuzione base e di ogni eventuale superminimo o assegno ad personam o di ogni altro compenso corrisposto con carattere di continuità esclusa ogni somma non avente carattere retributivo».

Il superminimo è una somma avente carattere retributivo. Più precisamente, il superminimo – si legge nella sentenza 9011/12 - una volta concesso, perde il suo originario carattere discrezionale, «assumendo così, come espressamente previsto nel CCNL di categoria, carattere retributivo». Pertanto, il Collegio rigetta il ricorso della ditta, condannandola alle spese di giudizio.

Aldrovandi, la Cassazione: «Dai poliziotti violenza estrema e depistaggi»

Il Messaggero


20120920_aldro
ROMA - Fu «sproporzionatamente violenta e repressiva», l'azione dei quattro poliziotti che, il 25 settembre del 2005, uccisero a botte,calci e manganellate (fino a schiacciargli il cuore) lo studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi. Lo sottolinea la Cassazione nelle 43 pagine di motivazione della sentenza con la quale lo scorso 21 giugno Š stata confermata la condanna a tre anni e sei mesi senza attenuanti per Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri che hanno anche intralciato le indagini.

Il legale della famiglia.
«Questa è e sarà una sentenza storica che travolge quello che fino ad allora era un vero e proprio tabù: la possibilità di censurare e sanzionare un intervento di polizia violento e posto in essere al di fuori del diritto». Così l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Aldrovandi, commenta la pronuncia della Cassazione.

Pronuncia che inoltre «censura la cultura del lasciar che gli altri (colleghi) facciano, e riconosce la manipolazione delle indagini effettuate da altri funzionari della questura di Ferrara, nonchè la distorsione da parte dei poliziotti imputati 'sin dalle prime ore successive all'uccisione di Federicò , resa forse possibile anche dall'assenza del magistrato sul posto».

E che anche «non perdona ai poliziotti pubblici ufficiali l'omissione del contributo di verità al processo». «Questo è nient'altro che ciò da noi sostenuto e riconosciuto sin dal primo grado di giudizio, con buona pace di coloro che ci tacciavano di sciacallaggio e calunnia . La parola fine è scritta», conclude il legale.


Giovedì 20 Settembre 2012 - 18:59
Ultimo aggiornamento: 19:25

In seimila chioschi danesi la rivista con le foto osé della principessa Kate

Corriere della sera

Il direttore sembra non preoccuparsi delle minacce di azioni legali e si dice «incredibilmente orgoglioso»

Cattura
Dalle foto in topless a quelle senza slip: la rivista danese Se og Hor è il quinto giornale a sfidare i reali inglesi pubblicando le foto osé della duchessa di Cambridge, futura regina d'Inghilterra: in uno speciale di ben 16 pagine, la rivista «regala» al mondo 14 immagini della duchessa a seno nudo e ben tre in cui Kate si cambia il bikini sulla terrazza del castello della Provenza in cui stava trascorrendo qualche giorno di vacanza assieme al principe William.

ADEGUATE RISPOSTE - St James Palace ha fatto già sapere che «sono allo studi adeguate risposte». La rivista è stata distribuita, rilanciata con grande risalto di tv e media, in oltre 6mila chioschi e negozi in tutta la Danimarca. Il direttore, Kim Henningsen, sembra non preoccuparsene e anzi si dice «incredibilmente orgoglioso» di aver ottenuto, unico danese, i diritti per la pubblicazione. «Avrebbe diffusole immagini a seno nudo della principessa di Danimarca Mary?», gli ha chiesto il Sun. La risposta è stata sprezzante: «Lei sa come comportarsi da membro della famiglia reale. Impossibile trovarla in foto di quel tipo».

Redazione Online21 settembre 2012 | 9:02



Com’è difficile volare con cani e gatti

Oscar Grazioli - Ven, 21/09/2012 - 09:20

L’Inghilterra ha finalmente abolito la quarantena però sugli aerei di linea gli animali non sono accettati. Trasferte consentite solo sui "cargo"


Pochi giorni fa una mia giovane cliente, che deve recarsi a Londra per motivi di studio, mi chiama, chiedendomi se ci sono nuove normative per l'ingresso dei cani in Inghilterra.



La Gran Bretagna, assieme a pochissime altre nazioni, è sempre stata particolarmente severa quanto all'introduzione di animali nel suo territorio, per motivazioni sanitarie riguardanti la prevenzione della rabbia. Fino a poco tempo fa dunque chi voleva entrare nel Regno Unito, doveva lasciare il cane per lungo tempo in quarantena.

Dal primo gennaio di quest'anno, l'Unione europea ha «convinto» il governo britannico a uniformarsi alle regole delle altre nazioni europee. In realtà gli inglesi continuano a chiedere qualche trattamento supplementare, ma finalmente si può introdurre il proprio cane in Inghilterra con relativa facilità. Questo è quanto vi risponderebbe qualunque ufficio veterinario pubblico ed è quanto è stato detto alla mia giovane cliente che, una volta ottenuti tutti i documenti sanitari richiesti, mi ha richiamato disperata, in quanto nessuna compagnia aerea accettava il suo Chihuahua di 3 chili né a bordo con lei, né in stiva (dove comunque non lo avrebbe mai messo).

Poteva partire soltanto con un aereo per trasporto merci, assieme a cassette di arance, e scatoloni di viti e bulloni. Impossibile, mi sono detto e mi sono messo al telefono. Chiamo otto compagnie aeree, tra le quali, Alitalia, Lufthansa, British Airways, Air France e Iberia. Devo rassegnarmi all'evidenza. Nessuna compagnia aerea trasporta cani o gatti nel Regno Unito. Me la prendo con la perfida Albione e chiamo l'ufficio stampa dell'ambasciata britannica a Roma. Gradirei sapere il perché.

La signora Riccio, peraltro gentilissima e collaborativa, si mette immediatamente in contatto con l'ente britannico preposto (Fedra) e mi gira una loro mail di risposta. Il problema non riguarda il governo inglese, che ha liberalizzato l'introduzione, ma le compagnie aeree, che hanno fatto una scelta commerciale sulla quale il governo non può influire. L'unica possibilità di introdurre il cane in Gran Bretagna è il traghetto da Calais, tenendo conto ovviamente delle condizioni della Manica e del non secondario fatto che non tutte le compagnie marittime accettano cani. Il contatto telefonico con Alitalia (personale molto gentile anche qui) mi conferma quanto scritto anche sul sito web.

Gli animali non possono volare da Roma a Londra, se non su un cargo merci, ma possono tranquillamente stare accanto al proprietario, se di piccola taglia, o in stiva se di grande taglia, da Londra a Roma, Parigi, Berlino o qualunque altra destinazione. E questo, mi si consenta, merita una spiegazione, visto che il governo britannico non pone alcun divieto all'introduzione di cani o gatti sul suo territorio. La perplessità lascia luogo invece allo sconcerto, quando si apprende, da un supervisore della nostra compagnia di bandiera, che l'Alitalia non consente il volo verso la Gran Bretagna neanche ai cani per non vedenti o portatori di handicap, mentre altre importanti compagnie europee (Lufthansa, Air France, Iberia) accettano i cani guida e li fanno volare gratuitamente.

Il fatto assume un colore giallo quando si apprende che tutte le compagnie aeree (low cost a parte) accettano di trasportare i cani dall'Inghilterra verso gli altri paesi. Da Londra a Milano si vola con il proprio cane a bordo, da Milano a Londra lo si spedisce con l'aereo merci. Ciliegina sulla torta, la nostra gloriosa compagnia di bandiera non trasporta in Gran Bretagna, neanche cani per non vedenti, mentre numerose altre compagnie li accettano previa opportuna documentazione. Qualche spiegazione, credo sarebbe d'obbligo per tutti i cittadini, ancor più per i portatori di handicap.

Aosta, l’aeroporto senza aerei

La Stampa

Chiuso da quattro anni per lavori già costati 30 milioni. I gestori privati hanno 14 contenziosi con la Regione



L’aeroporto si trova a Saint-Christophe due km a est di Aosta, 546 metri sul livello del mare

 

enrico martinet
aosta

Un gran volare di carte giudiziarie, documenti ripescati e altri contesi, ma di aerei neanche l’ombra. L’aeroporto valdostano «Corrado Gex» diventato commerciale, con pista allungata a un chilometro e mezzo e aerostazione progettata da Gae Aulenti, è nel silenzio. Ciò che decolla e atterra sono i piccoli aerei da turismo, gli alianti e gli elicotteri del soccorso. Quattordici contenziosi dividono l’Avda, società di gestione al 51% privata e al 49% della Regione Valle d’Aosta, dal ritorno degli aerei passeggeri. E non solo: la linea Aosta-Roma è stata cancellata nel 2008, data dell’inizio lavori per allungare la pista, costruire l’aerostazione e mettere in funzione il necessario volo strumentale per gli atterraggi.

Su un piano di investimenti pubblici di 36 milioni, ne sono già stati spesi 30. E 9 e mezzo costerà l’aerostazione di cui esiste già la struttura, ma anche lì il lavoro è fermo per un problema ambientale: è stato trovato dell’amianto nel sottosuolo, conseguenza di demolizioni di un altro edificio. Per l’inaugurazione passerà un altro anno. I costi sono già lievitati di un milione: il progetto iniziale, varato nella scorsa legislatura regionale (2003-2008), costava sulla carta 8 milioni e mezzo, ma aveva un piano in più. Da un presidente della giunta all’altro (prima Luciano Caveri oggi Augusto Rollandin) c’è stato un ridimensionamento. Ora anche un taglio di 6 milioni e mezzo per la gestione, per un’attività bloccata da contenziosi e appalto Enac (Ente nazionale aviazione civile) che dovrà assegnare la linea Aosta-Roma.

Il 51% dell’Avda è dell’Air Vallée. Entrambi hanno lo stesso presidente, Michele Costantino, petroliere di Genova. I suoi rapporti con la Regione sono stati idilliaci per poco tempo. Ora fra patron e amministratori pubblici soltanto carte bollate, ricorsi al Tribunale e memorie di studi legali. C’è contestazione su tutto, dai bilanci alle nomine dei componenti del Cda. La causa-madre riguarda un impegno della Regione a pagare i costi dei viaggi su gomma tra Torino e Aosta durante la chiusura del «Corrado Gex» per i lavori necessari ai voli commerciali. Per la Regione era soltanto un’ipotesi di intervento, per Air Vallée un impegno formale, una sorta di cambiale in scadenza.

Dal 2008 la compagnia di volo ha annunciato e tentato nuove attività, nonostante fosse stata costretta a spostare la sede operativa prima a Rimini poi a Parma. In attesa che il piano dei voli charter vagheggiato dalla Regione fin dal 2005 potesse trovare l’attenzione dei tour operator, Air Vallée ha varato voli di linea con la zona della Loira, dall’aeroporto di Angers, non distante da Le Mans. L’idea più che ottimistica era quella di catturare un’«utenza francese che non ha alternative per raggiungere il nostro paese», aveva detto Costantino. Poi c’era anche il progetto di collaudare proprio dalla pianura di Le Mans i possibili «voli della neve», per i turisti appassionati dello sci.

È stato un fallimento: nel 2011 sono arrivati soltanto 85 turisti. L’ultimo volo da Angers è del 20 marzo 2011 con sei passeggeri. Stop forzato, costi insostenibili. Il secondo progetto riguardava proprio i futuri charter. Costantino chiamò la «Malmoe Aviation» per testare la possibilità di collegare l’aeroporto valdostano con l’aereo «Jumbolino», un quadrireattore copia in piccolo del «Boeing 747», capace di trasportare 80 passeggeri e di atterrare nei cieli stretti dalle montagne così come sulla City di Londra.

«È questo - disse - il nostro futuro per i charter». Un volo perfetto mai ripetuto e di cui non si sente neanche più parlare. Le ultime vicende dell’aeroporto riguardano l’abusivismo edilizio sull’attuale piccola aerostazione in legno per cui è stato condannato anche Costantino e due voli di «aerei blu» che hanno trasportato in Vallée il capo di stato maggiore dell’Esercito Claudio Graziano e il sottosegretario alla Difesa Filippo Milone per la posa della prima pietra della caserma «Battisti» e della conversione in campus universitario dell’ex caserma Testafochi.

Morto Tom Sims, l'inventore dello snowboard

Corriere della sera

Aveva 61 anni, il primo prototipo lo invento nel 1963. Il motivo? «Non riuscivo a scendere in skate sulle discese innevate»

Tom Sims, Tom Sims,

MILANO - Chi l'ha inventato? Un dodicenne del New Jersey. Trent’anni fa comparvero i primi snowboarder sulle piste da sci del Vecchio Continente e prontamente venne loro proibita la salita sulle sciovie. Con gli anni, però, quei caotici ragazzi sulla tavola hanno salvato l’industria dello sport invernale. Essenziale è stato il contributo di Tom Sims, considerato l’«inventore dello snowboard». È deceduto qualche giorno fa in un ospedale di Santa Barbara, in California. Tom Sims aveva 61 anni.


PIONIERE - Col boom degli snowboard negli anni ‘80 è iniziato anche il periodo di rivalità sulle piste da sci: da un lato gli sciatori, sempre corretti, nelle loro improbabili tute, impegnati a scendere a valle in curve larghissime; dall’altra gli snowboarder, gruppetti di ragazzi squattrinati, malvisti, che però portavano un sacco di divertimento nelle assonnate località invernali. E come ha certificato la storia, quella non era solamente una moda passeggera. Lo snowboard fece ufficialmente il suo debutto come sport olimpico invernale ai Giochi di Nagano nel 1998.

LA PRIMA VOLTA NEL 1963 -Tom Sims aveva appena 12 anni quando, nel 1963, per un progetto a scuola mise assieme il suo «Skiboard», uno skateboard per la neve. Qualche anno più tardi, nel 1975, conquistò il titolo mondiale di skateboard (nel 1983 quello di snowboard) e nel 1976 fondò la società di skate e snowboard che ancora oggi porta il suo nome. Tom Sims ha dedicato tutta la vita allo snowboard e alla crescita di questo sport. È stato atleta, imprenditore e designer. Ma soprattutto visionario: fondamentale è stato infatti il suo contributo per far accettare alle stazioni sciistiche quelle masse di teenager con le tavole da neve. Ha prodotto il primo snowboard con le lamine, il primo modello «pro», il primo snowboard da half-pipe e il primo snowboard pensato appositamente per le donne. Inoltre, ha fatto da controfigura per Roger Moore in «007 - Bersaglio mobile» del 1985.


SKATE D’INVERNO - «È il “padrino” di tutti gli sport con la tavola», ha detto al Los Angeles Times, Michael Brooke, editore della rivista di settore Concrete Wave Magazine. «Tom Sims ha letteralmente costruito il settore dello skate professionistico; è stato uno dei giganti nella storia dello snowboard». In un’intervista rilasciata qualche anno fa al National Public Radio, Sims raccontava di essere stato un accanito skater fin da bambino, di aver però sempre voluto usare la tavola anche in inverno. «Stavo cercando di risolvere un grosso dilemma: non potevo scendere in skate sulle strade innevate del New Jersey. E la soluzione più semplice è stata quella di costruire uno skateboard per la neve». Il «padrino dello snowboard» è deceduto il 12 settembre scorso per delle complicazioni a seguito di un arresto cardiaco. Lascia la moglie Hilary e cinque figli.

Elmar Burchia
20 settembre 2012 | 18:45

L'Ipad «copia» gli orologi alla Svizzera E le Ferrovie denunciano Apple

Corriere della sera

La Apple avrebbe copiato la lancetta rossa dei secondi a forma di paletta dei capostazione degli orologi delle stazioni


«Apple ha rubato l’orologio delle ferrovie svizzere». Così titola il tabloid elvetico Blick am Abend che punta il dito contro Cupertino e il suo iPad. Il celebre orologio con la lancetta dei secondi rossa a forma di paletta da capistazione, compare infatti come icona nella nuova versione del sistema operativo di Apple per iPad, il famoso iOS 6. Le Ferrovie Federali Svizzere, uniche ad avere i diritti di commercializzazione, si dicono «orgogliose» della scelta, tuttavia sono anche «adirate» che il colosso americano abbia utilizzato quel disegno senza autorizzazione. Ora intendono procedere per vie legali.

L'orologio disegnato da Apple (a sinistra) e quello tradizionale delle Ferrovie Svizzere, disegnato nel 1944 dall'ing Hans HilfikerL'orologio disegnato da Apple (a sinistra) e quello tradizionale delle Ferrovie Svizzere, disegnato nel 1944 dall'ing Hans Hilfiker

A CONFRONTO - L'orologio che compare nelle stazioni dei treni in Svizzera venne concepito nel 1944 dall'ingegnere e designer zurighese Hans Hilfiker. La caratteristica principale dell'orologio, annota l’Agenzia Telegrafica Svizzera, è appunto la lancetta rossa, introdotta nel 1955. «È uguale fin nei minimi dettagli», ha accusato il portavoce delle Ferrovie federali, Christian Ginsig, ammettendo che da un certo punto di vista il plagio ha pure aspetti gratificanti: «Dimostra una volta di più che si tratta di un oggetto di design». Anche se le ferrovie sono intenzionate a «ottenere un giusto risarcimento» dai dirigenti della Mela morsicata. Dal quartier generale di Apple, al momento, non arrivano commenti.

Elmar Burchia
20 settembre 2012 | 22:09

La gay Concia ci dà ragione Vendola usa gli omosessuali per raccogliere voti

Libero

L'attivista lesbica del Pd contro Nichi: "Fermati subito"


Cattura
Dà ragione a Libero la deputata del Pd e attivista gay Anna Paola Concia: Vendola non deve strumentalizzare adozioni e matrimoni omosex per raccogliere voti.

"Noto con profondo dispiacere che il mio timore che la questione dei diritti delle persone gay, lesbiche e transessuali venisse utilizzata in maniera incivile per fare campagna elettorale in queste primarie del centrosinistra, si sta dimostrando fondato", spiega la Concia. "Trovo davvero insopportabile quando i diritti delle famiglie omosessuali, adozione compresa, - prosegue - diventano uno dei temi su cui fare una battaglia strumentale. Per questo vorrei dire a tutti: fermatevi subito! Non si può fare carne da macello con la vita concreta delle persone omosessuali e dei loro bambini, che ricordo, già oggi esistono nel nostro paese".