mercoledì 26 settembre 2012

Sallusti, Cassazione conferma il carcere La Procura sospende l'esecuzione della pena

Corriere della sera

Condanna a 14 mesi di detenzione senza condizionale. In tv commenta: «Il titolo più facile: vado in galera»

Condanna confermata per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Ma, almeno per il momento, non corre l'imminente rischio della galera. La procura, attraverso un comunicato del capo Bruti Liberati, ha fatto sapere che l'esecuzione della pena è sospesa. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna della Corte d'Appello di Milano che gli ha affibbiato una pena detentiva a 14 mesi di reclusione (senza condizionale per il pericolo di reiterare il reato). Ma l'esecuzione della pena spetta comunque alla Procura, che non intende procedere all'immediata esecutività dal momento che non ci sono recidive o cumuli di pena.


Santanché: «Questo Paese fa schifo»


LE ACCUSE - Sallusti è accusato di diffamazione per un articolo apparso su Libero, giornale che all'epoca dirigeva, nel febbraio 2007 a firma Dreyfus. Nell'articolo si commentava la vicenda di un aborto di una ragazzina di 13 anni, che non volendo rivolgersi al padre per l'autorizzazione, d'accordo con la madre aveva chiesto al giudice tutelare il permesso di interrompere la gravidanza. L'autore celato dietro lo pseudonimo, attaccava il magistrato e i genitori, parlando di aborto coattivo. E aggiungendo una serie di falsità a proposito del consenso della ragazza, che per l'articolista era ferocemente contraria. Sallusti, responsabile dell'articolo e dei titoli in quanto direttore del giornale, in primo grado aveva ricevuto una condanna a cinquemila euro di risarcimento. In Appello i giudici avevano modificato la pena in un anno e due mesi di detenzione.


LACAMERA DI CONSIGLIO - I giudici della quinta sezione penale di piazza Cavour, presieduti da Aldo Grassi, hanno ricalcato la sentenza del 17 giugno 2011 dei colleghi milanesi. Il collegio della Suprema Corte non ha evidentemente condiviso le conclusioni esposte oggi, nella sua requisitoria, dal pg Gioacchino Izzo: quest'ultimo, infatti, pur ritenendo Sallusti responsabile del reato contestatogli, aveva sollecitato un nuovo processo d'appello per valutare la concessione delle attenuanti generiche. Questo avrebbe portato a uno sconto di pena per il giornalista e anche, probabilmente, ad evitargli il carcere.

DIMISSIONI E GALERA - Come riferiscono le agenzie, Alessandro Sallusti ha annunciato ai suoi collaboratori che a breve presenterà le proprie dimissioni all'editore del Giornale. Intervenendo telefonicamente a Pomeriggio 5 ha poi aggiunge: «Domani farò il titolo più semplice della mia vita: "Sallusti va in galera"». Il direttore del Giornale ha spiegato che intende andare in carcere, senza misure detentive alternative.

Redazione Online26 settembre 2012 | 19:31

Il figlio di Giovannino Guareschi: "Sallusti non subisca la stessa ingiustizia che subì mio padre"

Luca Romano - Mer, 26/09/2012 - 15:06


Alberto, figlio di Giovannino Guareschi che scontò 409 giorni dietro le sbarre: "Non è giusto che a distanza di decenni Sallusti subisca la stessa grossa ingiustizia subìta da mio padre per un semplice reato d’opinione"
Nel coro unanime a difesa della libertà di Alessandro Sallusti si inserisce anche il figlio di Giovannino Guareschi, che scontò 409 giorni dietro le sbarre.





Alberto, figlio del fondatore del Candido, ha ricordato la "grossa ingiustizia" subìta dal padre per "un semplice reato d’opinione". "Non è giusto" che, nel 2012, a distanza di decenni, "Sallusti, per lo stesso reato, debba subire la stessa ingiustizia e mi auguro che la Cassazione non confermi la sentenza emessa dal Tribunale di Milano", ha detto Alberto Guareschi.

Che poi ha ricordato la vicenda del padre: "Nel 1954 mio padre fu condannato ad un anno di carcere per aver diffamato a mezzo stampa sul settimanale Candido Alcide De Gasperi, a questo anno si aggiunsero gli otto mesi che il tribunale gli aveva comminato nel 1951, sempre per lo stesso reato,per aver pubblicato sul Candido, di cui era direttore responsabile, una vignetta di Carlo Manzoni che prendeva bonariamente in giro il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, scontando 13 mesi nel carcere San Francesco di Parma e i rimanenti 5 mesi, grazie alla qualifica di "buono" guadagnata in carcere, in libertà vigilata nella sua abitazione a Roncole Verdi".

Per Alberto Guareschi "si trattò di una grossa ingiustizia nei confronti di mio padre che aveva commesso un semplice reato d’opinione e che uscì dal carcere distrutto fisicamente e demotivato tanto da fargli scrivere amaramente su questa esperienza".
"A onor del vero, ricevetti un trattamento che solleticava molto il mio orgoglio perché mi vedevo considerato alla stregua dei più stimati professionisti in rapine, furti con scasso, violenze carnali, omicidi eccetera?", avrebbe poi annotato il direttore del Candido che, nell’entrare in carcere, scrisse: "Per rimanere liberi bisogna, a un bel momento, prendere senza esitare la via della prigione".

Eutanasia, picco di casi in Olanda E la Svizzera non ferma il turismo del sucidio

Corriere della sera

Nei Paesi Bassi 559 casi in più in un anno. In Svizzera in calo le richieste degli stranieri

Craig Ewert, un cittadino inglese che scelse l'eutanasia in Svizzera nel 2006. Due anni dopo la sua storia fu trasmessa dalla tv inglese (AP)Craig Ewert, un cittadino inglese che scelse l'eutanasia in Svizzera nel 2006. Due anni dopo la sua storia fu trasmessa dalla tv inglese (AP)

L'Olanda registra un picco di suicidi assistiti da medici: ben 559 in più nel 2011 rispetto all'anno precedente. La Commissione governativa per l'eutanasia ha spiegato che le segnalazioni in tal senso dei medici sono diventate il 2.7 per cento dei decessi totali olandesi, contro il 2.3 per cento dell'anno precedente.

I PAESI DELLA DOLCE MORTE - L'Olanda è uno dei quattro Paesi a consentire legalmente la «dolce morte» ai malati terminali insieme a Belgio, Lussemburgo, Svizzera e allo stato americano dell'Oregon. In realtà si è trattato solo di una depenalizzazione, che risale al 2002, e riguarda i malati terminali che chiedono espressamente di morire per l'eccessivo dolore. Nicole Visee, segretario della Commissione, ha spiegato che le ragioni di questo incremento possono essere diverse: l'aumento dell'età della popolazione, un cambio nelle convinzioni etiche della popolazione, oppure una maggiore accuratezza nei rapporti dei medici.

SVIZZERA, OK IL TURISMO DEL SUICIDIO - Contemporaneamente il parlamento svizzero ha respinto una proposta volta a limitare l'accesso alla procedura per gli stranieri. La Svizzera consente il suicidio assistito fin dal 1941 e permette che sia eseguito anche da personale non medico (ammettendo anche la depressione tra le cause della volontà di morire), se l'esecutore non ha interessi economici nella vicenda. Nel 1998 le persone che hanno avuto accesso alla procedura sono state 43, contro le circa 300 del 2009. Gli stranieri sono invecve in calo. Il ministro della giustizia Simonetta Sommaruga ha spiegato che dai 199 cittadini stranieri del 2006 si è scesi ai 97 del 2010, prevalentemente tedeschi, francesi e britannici. Il voto del parlamento riflette un referendum dello scorso anno a Zurigo, che respinse a maggioranza schiacciante la proposta di fermare il «turismo del suicidio».

Redazione Online26 settembre 2012 | 17:51

Nella città del Papa sorge il museo italiano della massoneria

La Stampa

vatican

Aprirà al pubblico nel 2013 e ospiterà anche la più grande collezione europea sull'antimassoneria di proprietà dell'obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi.


Giacomo Galeazzi
Roma


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A Roma sorgerà il «sancta sanctorum» dei grembiulini e dei compassi. E’ pronta per essere esposta la collezione di documenti e oggetti storici della Gran Loggia d’Italia che entro il 2013 aprirà al pubblico il primo museo italiano della massoneria. Tra le acquisizioni più preziose, uno dei primi decreti massonici intestato ad una donna e firmato da Giuseppe Garibaldi che nel 1867 a Pisa elevò al grado di Maestro Libero Muratore «la sorella Luigia Candia, di soli 27 anni».

Il lavoro di catalogazione e organizzazione iniziato nel 2007 ha consentito di studiare e riportare alla luce centinaia di documenti e di oggetti di grande valore storico e archivistico che con l’apertura del Museo di Palazzo Vitelleschi saranno messi a disposizioni di studiosi e storici e di quanti vorranno scoprire e conoscere in maniera approfondita passato e presente della massoneria italiana.

Tra i documenti catalogati, ci sono i ritratti di Giuseppe Mazzini autografi del periodo londinese e in età giovanile; il testo del Canto di guerra di Goffredo Mameli con note musicali inviato da Mazzini a Giuseppe Verdi; documenti del 1852 con firme autografe di Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Mattia Montecchi; le Lettere di Giovanni Giolitti (1907) per la commemorazione in Campidoglio di Giosuè Carducci; manifesti, decreti e notifiche riferibili alla Repubblica Romana 1849; lettere manoscritte di Albert Pike (1883) e Timoteo Riboli, amico e medico personale di Garibaldi;

Editti antimassonici dei Savoia, Bolle e Regi Decreti antimassonici di Napoleone; paramenti di Loggia appartenuti a Ernesto Nathan, Gran Maestro e Sindaco di Roma insieme a Riviste originali di inizio '900 con articoli e vignette satiriche contro la massoneria. Tra gli oggetti più recenti, il giuramento massonico di Ugo Pratt, iniziato a Venezia nel 1976 insieme alla spada di Venerabile e ai suoi paramenti di Loggia.

Diversi anche gli editti papali contro la massoneria; le Lettere Apostoliche di Papa Pio VII con le quali si condanna la società detta de’carbonari. Roma MDCCXXL, o quella di Leone XIII (1884). Sono 42 volumi contenenti 20414 "schede" di affiliati della Serenissima Gran Loggia d'Italia tra il 1916 e il 1925. Nell'insieme si tratta di materiale di notevole interesse per la storia della Gran Loggia d'Italia e della Massoneria italiana in particolare tra la Grande Guerra e l'avvento del regime del partito unico, sia per storia sociale e civile del Paese.

Dai registri matricola si possono trarre alcune considerazioni. In primo luogo emerge che negli anni in questione la massoneria ebbe una vitalità straordinaria e balza evidente la forte compenetrazione tra la Massoneria e lo Stato; In loggia infatti affluiscono militari delle diverse Armi (Esercito, Marina, Guardia di Finanza, aviatori) anche di grado molto elevato; Magistrati e Prefetti, come Angelo Annaratone, prefetto di fiducia di Giovanni Giolitti); politici; scrittori e giornalisti; imprenditori, banchieri, dirigenti d'industria;

apparati pubblici dello Stato e del parastato; professioni liberali; docenti e studenti universitari. Ne emerge che negli anni documentati dai registri Matricola la Massoneria, e specialmente la Gran Loggia, era espressione della società civile. Essa risulta molto diffusa e radicata nelle regioni all'avanguardia nell'industrializzazione (Lombardia, Piemonte e Liguria) come anche nel Mezzogiorno (dalla Sicilia a Calabria e Campania) e nella Capitale.

Inoltre, le iniziazioni si moltiplicano alla vigilia e dopo l'avvento del governo Mussolini (settembre- dicembre 1922)e non diminuiscono affatto nel 1923 dopo i primi annunci di incompatibilità tra iscrizione al Partito nazionale fascista e affiliazione massonica (1923) ma anzi, registrano un significativo incremento nella primavera del 1924 segnato dalle elezioni politiche generali, poi dal rapimento e assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti e continuano anche nella prima metà del 1925, quando ormai incombevano sia la legge sull'appartenenza dei pubblici impiegati ad associazioni che comportò l'autoscioglimento delle Organizzazioni massoniche, sia assalti alle logge con dispersione di arredi e documenti.

Tra i nomi illustri che si trovano nei Registri-matricola, quelli di Curzio Malaparte, (Curzio Suckert) che raggiunge il 33° grado il 28 maggio 1924; Italo Balbo; il Generale Giovanni Ameglio; Michele Terzaghi; il maresciallo d'Italia Ugo Cavallero; l'ammiraglio Luigi Mascherpa; il sindacalista Edmondo Rossoni, che ottiene il grado scozzesista supremo nel marzo 1924 e poi ancora Vittorio Valletta, stratega dalla Fiat insieme a nomi illustri del mondo della cultura e dello spettacolo quali Antonio de Curtis, in arte Totò, Dino Cervi e Paolo St.

Commenta a «Vatican Insider» il Gran Maestro della Loggia d’Italia, Luigi Pruneti: Leggendo questi documenti si scopre che vi sono grandi periodi dimenticati della massoneria italiana ma, soprattutto, analizzando le figure e le azioni di molti massoni si può ricostruire una parte importante della storia del Paese, perché molti di coloro che hanno contribuito a fare la l'Unità d'Italia erano anche uomini delle Logge».

E, aggiunge Pruneti, «con il lavoro che abbiamo fatto e che andrà avanti fino all'apertura del museo, abbiamo semplicemente voluto costruire un percorso che riallacciasse i fili della storia. E' un mondo straordinario che torna a parlare e che noi vogliamo mettere a disposizione di tutti, cittadini e studiosi, liberamente, nel segno del dialogo e della trasparenza anche per sfrondare pregiudizi e immagini distorte che si hanno della massoneria italiana».

La Gran Loggia d'Italia dal 2009 è membro dell'associazione internazionale nata nel 1989, che raggruppa i principali musei, archivi e biblioteche massonici del mondo con lo scopo di unificare i criteri di ricerca e conservazione del patrimonio storico ed artistico latomistico ed accoglie al suo interno i curatori museali, bibliotecari ed archivisti di varie obbedienze europee e statunitensi, nonché alcuni collezionisti privati. Obiettivo dell'associazione è quello di creare una rete internazionale di musei archivi e collezioni massoniche per facilitare scambi culturali e rendere disponibili preziosi documenti e a ricercatori e storici.

L'apertura del primo museo pubblico massonico italiano è stata formalizzata dalla Gran Loggia d'Italia durante l'Assemblea annuale internazionale dell'associazione che si è tenuta a Roma nel luglio 2012. Il museo ospiterà anche la più grande collezione europea sull'antimassoneria di proprietà dell'obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi. La Gran Loggia d'Italia è la seconda obbedienza massonica per numero di iscritti dopo il Grande Oriente d'Italia con circa 11 mila fratelli e 520 logge in tutta Italia. Attualmente il Gran Maestro è Luigi Pruneti, storico, saggista e giornalista.

E' nata la Lilliput cinese, in 120 abitano i trulli e vestono da fiaba

Il Messaggero


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PECHINO - Una comunità di 120 persone, stanca di essere guardata dall'alto in basso, ha deciso in Cina di realizzare un piccolo paese a loro misura con le case a forma di trullo,come ad Alberobello. E' la "Lilliput" cinese. Si chiama Kunming. Gli abitanti sono tutti affetti da nanismo. Non manca nulla nel paese dei piccoli uomini. Ci sono i vigili del fuoco e la polizia urbana. Gli abitanti vestono abiti fiabeschi.





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Mercoledì 26 Settembre 2012 - 16:21
Ultimo aggiornamento: 17:11

Usa, dalla camera a gas all'iniezione letale: il metodo «umano» per liberarsi dei randagi

Corriere della sera

La Camera dei rappresentanti alle prese con una mozione che punta a rendere meno cruente le soppressioni dei trovatelli

Un cane attende il suo destino in una camera a gasUn cane attende il suo destino in una camera a gas


Ci chiediamo mai guardando le foto e leggendo le storie agghiaccianti che riguardano il trattamento riservato ai cani e ai gatti randagi della Romania, della Spagna o dell’Ucraina, insomma dei Paesi della nostra Europa, a volte esterni a volte interni alla Ue, cosa accada ai pet statunitensi senza padrone? Forse no, perché nel nostro immaginario collettivo, influenzato dalla grande industria cinematografica, probabilmente immaginiamo il cane «a stelle e strisce» sempre biondo, bello, di razza, amato da una famiglia che lo considera un suo membro a tutti gli effetti nel contesto di un’accogliente villetta con giardino. Ma la realtà è molto diversa.

SOPPRESSIONI DI MASSA - Cosa dice la legge della più grande democrazia del mondo circa gli animali domestici abbandonati? Esattamente ciò che prescriveva la nostra fino all’introduzione della celebre 281/91 che graziò i cani abbandonati italiani da una collettiva messa a morte. In tutti gli Stati Uniti se dopo una decina o una quindicina di giorni il cane o il gatto non vengono reclamati dal proprietario o da un altro adottante sono messi a morte. Certo, esistono rifugi «no-kill» gestiti da associazioni protezionistiche che non uccidono i loro ospiti, ma la legge per i canili pubblici impone la soppressione.

4 MILIONI DI UCCISIONI ALL'ANNO - Notizie freschissime sui dati di questa vera e propria carneficina le dobbiamo a una mozione presentata al Congresso nelle settimane scorse da Jim Moran, un deputato democratico della Virginia, classe 1945. La mozione porta il nome «House of Representative 736» e ha un titolo piuttosto pesante: «Opposizione all’uso del monossido di carbonio, biossido di carbonio, azoto, argon e altri gas per l’eutanasia degli animali abbandonati e aiuto a quegli Stati che decideranno per il metodo più umano dell’iniezione letale». In questo documento Moran non risparmia le cifre e afferma che ogni anno da 6 a 8 milioni di cani e gatti abbandonati vengono sistemati in circa 5.000 canili di tutti gli States. Ogni anno, se entro un numero di giorni che varia da Stato a Stato, non trovano famiglia vengono soppressi. Il numero delle soppressioni annuale dei pet è di circa 4 milioni, una cifra esorbitante, difficile addirittura da immaginare.

SOPPRESSIONI PIU' UMANE? - La mozione di Moran non mira a fermare le soppressioni ma a renderle più umane, a dare cioè ai cani e ai gatti che nessuno più vuole l’eutanasia, cioè la «buona morte». Secondo Moran per essere considerata «umana», la soppressione deve prima di tutto provocare l’incoscienza totale del soggetto in modo non doloroso, poi l’arresto cardiaco o respiratorio e il conseguente decesso. L’uso della camera a gas, che prevede che più animali stressati e terrorizzati siano rinchiusi in una stanza nella quale viene pompato monossido di carbonio, non rispetterebbe questi parametri.

Infatti, cani e gatti possono sopportare anche una dolorosa agonia di più di mezz’ora perfettamente coscienti mentre le funzioni respiratorie e cardiache si fanno sempre meno efficaci. Gli addetti alle soppressioni in molti canili municipali (chiamati pound) hanno testimoniato che gli animali a volte non muoiono e hanno bisogno di un altro passaggio in camera a gas o vengono gettati nell’inceneritore ancora semicoscienti. Il monossido di carbonio, aggiunge Jim Moran, è pericoloso anche per il personale addetto a questo agghiacciante lavoro e ha fatto registrare nell'ambiente dei lavoratori dei canili municipali un morto e disturbi di vario tipo quali irregolarità cardiache, danni cerebrali, alla memoria, problemi muscolari, difficoltà di respirazione.

L'INIEZIONE LETALE - Con la sua mozione, Moran spera di convincere il numero più alto di Stati possibile a passare all’iniezione letale di Pentobarbital (usato in alcuni Stati della Federazione anche per gli esseri umani condannati a morte o in quei Paesi dove l’eutanasia umana volontaria è legale) perché fa perdere coscienza prima del decesso. Con Moran si sono schierate l’American Human Association, l’American Veterinary Medical Association, la National Animal Control Association, l’Association of Shelter Veterinarians, l’American Society for the Prevention of Cruelty to Animals e la Human Society of the United States. La camera a gas per cani e gatti, comunque, non è utilizzata in tutti gli Stati Uniti: in diciotto è proibita, come anche nel distretto della Columbia (cioè Washington, la capitale degli States).

UN PICCOLO SUCCESSO - Un primo successo Moran l’ha già ottenuto e in tempi record: dopo la sua mozione, la Contea di Fairfield nell’Ohio ha voluto ascoltare i testimoni oculari delle soppressioni tramite camera a gas e alcuni membri American Veterinary Medical Association che, infatti, in accordo con il democratico Moran, si è rifiutata di definire questo tipo di soppressione «eutanasia». Circa un mese fa, il 14 agosto, la Contea ha quindi proibito definitivamente l’uso di questo strumento di messa a morte anche grazie al supporto della Human Society che si è offerta di pagare i maggiori costi che l’iniezione letale comporta. Ma è una vera vittoria per i pet a stelle e strisce?

Giorgia Rozza
26 settembre 2012 | 16:20

Il falso colpisce anche l'iPhone 4 e 4s Sequestrati 70 telefoni con Android

Corriere della sera

Venduti in vetrina a 200 euro, praticamente identici. Ma il sistema operativo non è quello della Apple

BARI - Praticamente identico all'originale, ma venduto a un prezzo scontatissimo: solo 200 euro. L'oggetto del desiderio è l'iPhone 4-4s rintracciato sugli scaffali di alcuni commercianti cinesi (e anche un italiano) operanti nella provincia di Bari. È quanto scoperto dalla guardia di finanza di Bari che ha bloccato 70 telefoni della Apple risalendo anche a una filiera del falso tecnologico in direzione Napoli. «Le indagini - afferma Ciro Ciavarella, comandante gruppo Pronto impiego di Bari - sono partite a seguito di un controllo effettuato in un negozio di Gravina in Puglia. Un commerciante cinese aveva esposto in vetrina alcuni iPhone di tipo 4 e 4s contraffatti, identici agli originali per peso, forma e marchio. Nella circostanza, il possessore di tali articoli ha anche tentato di dissimulare la loro origine illecita esibendo falsi certificati di garanzia».





LE INDAGINI - Dopo le verifiche i finanzieri sono riusciti a risalite agli altri soggetti coinvolti nel traffico. Ovvero negozi a Bari, Modugno, Corato e Napoli, all’interno dei quali è stata rinvenuta una notevole quantità di telefoni e accessori (batterie, cover, auricolari). «Il prodotto esternamente era praticamente identico - conclude Ciavarella -, ma il sospetto accendendo il telefono ci siamo accorti che il sistema operativo caricato era l'Android. Comunicati i codici identificativi dei telefoni all'Apple è arrivata la conferma della falsificazione».

GLI ALTRI PRODOTTI - Sequestrati anche altri prodotti sprovvisti di marcatura «Ce» come 13mila dispositivi medico-sanitari, tra cui termometri digitali, fasce elastiche, cerotti (peraltro scaduti), occhiali da vista, articoli per neonati e cosmetici, nonché 57 mila sono i giocattoli e 11.700 piastrine insetticida. Cinque i responsabili segnalati alle diverse procure della repubblica competenti (Bari, Trani e Napoli), mentre nei confronti altre due persone sono state contestate sanzioni di natura amministrativa.

Vito Fatiguso
26 settembre 2012

Sallusti: il pg della Cassazione "Ha diffamato, ma la pena va ridotta"

Libero

Il verdetto della Suprema Corte atteso in giornata, Monti: seguo il caso con attenzione


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Alessandro Sallusti va condannato per diffamazione, ma è necessario valutare se gli debba essere accordato uno sconto di pena con la concessione delle attenuanti generiche.

Questo il parere espresso dal sostituto pg di Cassazione Gioacchino Izzo, che, nella sua requisitoria, ha sollecitato, per il direttore del Giornale, l’annullamento con rinvio alla Corte d’Appello di Milano della sentenza che lo aveva visto condannato a 14 mesi di carcere, "limitatamente alla mancata valutazione della concessione delle attenuanti generiche".  Ora si aspetta la sentenza della Suprma Corte.

E, dopo l'intervento di Napolitano anche Mario Monti si è espresso sul caso del direttore condananto a 14  mesi di carcere senza condizionale per un articolo pubblicato quando dirigeva Libero e che non ha firmato (l'articolo riguardava un giudice, il cui nome non è citato nel pezzo, che ha autorizzato l'aborto per una tredicenne).  Ho seguito il problema direttamente, bisogna trovare un equilibrio tra i due beni della società: la libertà di stampa e la tutela della reputazione" delle persone.

"Ci sono - dice - diverse soluzioni in diversi Paesi, è natutale per noi italiani fare riferimento alle posizioni dell’Unione europea, il ministro della Giustizia Severino avrà occasione oggi alla Camera di illustrare la posizione del governo". "Verrà utilizzato - spiega il Professore  al tg 1 - uno dei disegni di legge già presentati ed arrivare ad una formulazione ben chiara anche per quanto riguarda le pene che sia in linea con la Corte di Strasburgo e le legislazioni vigenti" in tutta Europa.

Nell giorno in cui si pronuncia la Corte di Cassazione Alessandro Sallusti, ha spiegato la sua vicenda ad Agorà, su Rai Tre. "L’articolo spiega - ma esprimeva un parere che, per quanto possa essere ritenuto offensivo da qualcuno, rimane un parere". Chiedere la grazia? Bisogna   essere coerenti. La grazia la chiede uno che sa di aver sbagliato e   chiede perdono allo Stato. Io sono convinto di non meritare quella   sentenza, quindi perchè dovrei chiedere scusa di un reato che non ho   commesso?", ga detto invece al Tgcom24. "Mi sentirei molto in imbarazzo a chiedere la   grazia. Poi, certo, bisognerà vedere cosa succederà sulla porta del   carcere. Non so cosa può passare nella mente di un uomo in quel   momento. Adesso dico di no, poi non si sa cosa può accadere".

Samsung, scoperto bug che formatta il telefono

Corriere della sera

Cliccando su un link si avvia l'esecuzione di uno script maligno. L'azienda: «Risolto il problema per Galaxy S III

(Foto Web)(Foto Web)

Un bug che resetta gli smartphone Samsung. O, meglio, come si dice in gergo un bug che fa partire il factory rese. A scoprire la falla è stato Ravi Borgaonkar, ricercatore dell'università di Berlino, che ha illustrato il probelma durante l’Ekoparty security conference in Argentina. Ma non solo. La notizia è rimbalzata anche sui forum di settore. Poco importa, però, chi se ne sia accorto per primo. Quello che conta è che tra i tanti pregi di Android c'è una falla che permette il reset del telefonino sui modelli Galaxy S III, Galaxy S II, Galaxy S Advance, Galaxy Ace e Galaxy Beam. Tutte le versioni della Ui Samsung anche piuttosto recenti, dunque sono vulnerabili. Unico "superstite" il Galaxy Nexus, che sembra non subire alcun danno dal codice in oggetto.

CODICE USSD - Ma come funziona questo bug? Si tratta di una falla molto pericolosa. Il codice che formatta il telefono e cancella tutti i dati al suo interno si attiva cliccando su un link o scannerizzando un QR code o utilizzando la condivisione NFC dello stesso. Il link permettere infatti l’esecuzione di un codice USSD che di fatto causa il reset del dispositivo. Per il momento, a nessun utente è capitata una cosa simile. Ma sarebbe molto facile per i malintenzionati diffondere questo codice, ad esempio via Twitter e via Facebook come avviene già per i malware. E l'attacco rappresenterebbe un bel danno per Samsung, soprattutto in un momento così delicato, con l'Apple scatenata nelle accuse di plagio.

RISOLVERE IL PROBLEMA - Alla compagnia coreana si sono già messi al lavoro per risolvere il problema e hanno chiesto via Twitter agli utenti che hanno appena acquistato un Galaxy S III di effettuare un update del software. Un passo in avanti, insomma. Mentre per chi possiede altri modelli il consiglio è quello di prestare attenzione ai siti web visitati e di evitare quelli meno conosciuti, in attesa che Samsung corregga la falla.

Marta Serafini
@martaserafini26 settembre 2012 | 13:12

Fiorito in pensione a 50 anni con 4mila euro al mese Dall'inchiesta spunta che gli pagavamo pure il mutuo della villa

Libero

E dalle carte dell'inchiesta spunta che con i soldi della Regione ha pagato anche il mutuo della sua villa


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A differenza dei parlamentari, ai consiglieri regionali del Lazio basta un giorno di consiliatura per assicurarsi la pensione. O meglio una superpensione. Grazie a una legge del 1995 approvata dalla Pisana tutti gli eletti dell'assise più "scandalosa" d'Italia si sono assicurati una vecchiaia da nababbi. E così Batman-Fiorito tra nove anni, quando festeggerà il mezzo secolo, riceverà come regalo da tutti noi contribuenti qualcosa come 4mila euro al mese.

I calcoli li ha fatti il radicale Giuseppe Rossodivivo insieme a Rocco Berardo della Lista Bonino-Pannella. La legge, spiegano al Giornale, prevede "come base di calcolo l'80% dell'indennità parlamentare (5.200 euro netti) più il 100% della diaria (altri 3.500). Il vitalizio si ottiene poi a seconda degli anni di consiliatura. Per chi ha fatto il minimo, cioè 5 anni, siamo al 35% della base, quindi si aggira sui 3 mila euro al mese. Ma Franco Fiorito ha già fatto la precede legislatura, quindi gli spetta il 40% (quindi circa 4mila euro al mese). Il diritto matura a 55 anni di età, ma rinunciando a una piccola percentuale si può anticipare a 50 anni. Chi invece non è riuscito a finire la consiliatura può pargarsi i due anni e mezzo di contributi mancanti e il vitalizio è fatto.

Fiorito, però non si accontenta della pensione a spese nostre. Con i 40-50 mila di euro che portava a casa, scrive Repubblica, ogni mese pagava il mutuo della villa a San Felice Circeo (pagata 800 mila di euro di cui 200 mila in nero). Questi sulla carta dovrebbero essere gli ultimi consilieri miracolati. Dovrebbero. La legge del 2011 che taglia i vitalizi dovrebbe riguardare i prossimi eletti, ma ancora non è stata fatta, denunciano i radicali dal Giornale, una legge sostitutiva e difficilmente si farà. Quindi l'unica legge in vigore sui vitalizi è quella del 1993, così come quella per i contributi sui finanziamenti ai gruppi.

Tre volte nel braccio della morte. Alla quarta viene giustiziato

Corriere della sera

Condannato per omicidio è stato giustiziato con un'iniezione letale. La Corte stavolta ha respinto la richiesta di sospensione

Il carcere di Huntsville (Ap)Il carcere di Huntsville (Ap)

Cleve Foster è stato nel braccio della morte per ben tre volte. Il 48enne, condannato alla pena capitale in Texas per aver ucciso nel 2002 un'immigrata sudanese, era però stato sempre salvato in extremis da un intervento provvidenziale della Corte Suprema. La sua quarta richiesta di posporre la condanna è stata però respinta: l'ex reclutatore dell'esercito è stato ucciso martedì sera con un'iniezione letale.

SOSPENSIONE - Cleve Foster aveva sempre proclamato la sua innocenza, nonostante la prova del Dna l'avesse incastrato. E’ il trentesimo giustiziato negli Usa quest’anno, il nono nello stato del Texas. L’uomo è deceduto nella tarda serata, due ore dopo che la Corte Suprema aveva respinto (con 6 voti a favore contro 3 contrari), la richiesta di sospensione della pena capitale. Il 46enne sarebbe stato coinvolto dieci anni fa nel rapimento e nell’uccisione di Nyaneur Pal, un'immigrata dal Sudan. La 30enne fu uccisa a colpi di arma da fuoco alla testa e il suo corpo fu abbandonato in un fosso il 14 febbraio del 2002.

Foster e l'amico Sheldon Ward l'avevano conosciuta in un bar a Fort Worth, in Texas. Alcuni testimoni li avevano visti parlare con la donna alcune ore prima dell'omicidio. Ward, anche lui condannato a morte, è deceduto in carcere due anni fa per un tumore. «Appena chiuderò gli occhi sarò con mio padre», sono state le ultime parole di Foster. «E sarò con Dio: è tutto, è la mia vita». Si sarebbe anche rivolto ai famigliari delle vittime. Con queste parole: «Non so cosa proveranno stasera. Prego affinchè ci ritroveremo tutti in cielo».

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TELEFONATA - Il «Dead Man Walking» del Texas ha ripercorso tre volte l’ultimo miglio, quel tragitto verso la camera dell’esecuzione. La quarta, però, è stata la sua ultima. Foster è infatti uno dei pochi casi di sospensione della pena capitale ad un passo della morte. Lo scorso anno, la telefonata arrivò proprio mentre s’incamminava verso la stanza dell'esecuzione. Nel gennaio 2011, la sospensione arrivò mentre il condannato consumava il suo ultimo pasto. La cosiddetta «sospensione dell'undicesima ora», era ogni volta stata possibile grazie a degli espedienti burocratici dei suoi legali. Alle 18.43 di martedì (le 00.43 in Italia) a Foster è stato somministrato il cocktail letale, 25 minuti più tardi è stato dichiarato morto. Dal 1924 al 1964 nell'unità di Huntsville, 61 persone sono finite sulla sedia elettrica; da allora sono state eseguite 485 condanne a morte mediante iniezione letale.

Elmar Burchia
26 settembre 2012 | 11:38

Brasile, mandato di arresto per il presidente di Google : «Non ha rimosso un video»

Corriere della sera

Il filmato danneggerebbe un candidato alla prefettura accusato di aver costretto la fidanzata ad abortire

Il presidente di Google Fabio Josè Silvia Coelho (Foto web)Il presidente di Google Fabio Josè Silvia Coelho (Foto web)

La giustizia brasiliana ha ordinato l'arresto del presidente di Google Brasile per non avere ritirato dal web alcuni video che diffamavano un candidato alle elezioni municipali di ottobre. Lo ha reso noto il tribunale dello Stato del Mato Grosso. La giustizia di questo Stato ha precisato che il responsabile di Google, Fabio Josè Silvia Coelho, ha commesso un reato di «disobbedienza» non ritirando da YouTube i video che contenevano «calunnie, ingiurie e diffamazioni» contro il candidato del Comune di Campo Grande, capitale dello Stato.

ORDINE DI ARRESTO - In pratica, il giudice Judge Flavio Peren ha ritenuto Silva Coelho responsabile per non aver ottemperato ad una ordinanza del 17 settembre scorso del tribunale elettorale che imponeva la rimozione da YouTube di due video in cui si sostiene che un candidato alla prefettura di Campo Grande, Alcides Bernal, avrebbe costretto la fidanzata ad abortire. Il giudice ha anche disposto l'oscuramento dei video in tutto lo stato del Mato Grosso do Sul. L'ordine di arresto è stato già trasmesso alla polizia federale per essere eseguito, hanno reso noto le fonti giudiziarie. In una nota, Google Brasile si difende dalle accuse sostenendo che «Google ha già presentato ricorso contro la decisione di rimuovere i due video in quanto, essendo una piattaforma, Google non è responsabile dei contenuti postati sul sito».

I PRECEDENTI - Google è presente in Brasile dal 2005 e già in passato ha dovuto rispettare i voleri delle corti. L'anno scorso sono state 418 le richieste di "censura" presentate. Recentemente a Mountain View è stato chiesto di rimuovere il trailer del film anti Islam Innocence of Muslims. Ma non solo, come svelato da Mountain View nell'annuale Transparency Report, in passato è stato richiesto a Google di rivelare il nome di blogger che avevano violato le leggi anti-razziste e di chiudere alcuni profili del social network Orkut. Ma mai i giudici si erano spinti a chiedere l'arresto di un dirigente della compagnia.

Redazione Online26 settembre 2012 | 9:46

Quel giudice esoterico che maltrattava la mamma

Gian Marco Chiocci - Mer, 26/09/2012 - 09:13

Un magistrato di Roma, plagiato da una "setta", è sotto processo per abusi. L'accusa dei parenti: la teneva segregata e la usava come cavia


Che cosa direste se il vostro giudice fosse sotto processo per aver maltrattato e minacciato l'anziana madre, costringendola a dormire d'estate o d'inverno sul divano in sala da pranzo, gettandole addosso oggetti, costringeldola ad abbandonare le cure dell'ospedale per assumere farmaci cinesi? E cosa pensereste se quel signore con la toga, per risolvere i suoi problemi esistenziali e terreni, del tipo come corteggiare una donna o subaffittare un immobile, si affidasse a un gruppo spirituale che pratica il karma, l'«avvenuta ritualità luminosa», «la blindatura e pulizia aurica profonda della spirtirualità»? Non rispondete.

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Di questi tempi a scrivere di certe cose personali dei magistrati si rischia la galera. È una questione assai riservata e scottante quella che vede alla sbarra, a Perugia, un giudice proveniente dal vasto distretto giudiziario di Roma, peraltro già noto per l'arretrato record in una sede distaccata. Il magistrato è stato trascinato alla sbarra dai suoi stessi fratelli, che lo hanno denunciato ai carabinieri per aver «segregato» la madre in casa, impedendole di mantenere rapporti con gli altri parenti e impedendole addirittura di fare e ricevere telefonate, e per aver rubato la loro posta. E lui, per par condicio, ha denunciato loro, in un rompicapo giudiziario che sembra il cubo di Rubik, dove le testimonianze non collimano mai e le ricostruzioni si smentiscono a vicenda. Un rompicapo.

Nel fascicolo processuale, ci sono i verbali di zii, nipoti, badanti, parenti e amici chiamati a confermare o smentire il terribile sospetto che il Dottore sia o meno uno squilibrato che si sente rifiutato dalla società, che ha usato l'anziana madre come cavia per i suoi esperimenti taumaturgici. L'imputato ha sempre rigettato ogni accusa, motivando l'offensiva dei parenti come una vendetta per il testamento della ricca madre (morta per un male diagnosticato tardi) che lo ha nominato erede universale di una fortuna superiore al milione e trecentomila euro (testamento, peraltro, impugnato dai fratelli). Pure la presunta vittima delle sue vessazioni, a dire il vero, lo ha difeso, bacchettando gli altri figli che – chissà perché – ce l'hanno con lui. Eppure, il materiale investigativo raccolto dai pm di Perugia racconta un'altra storia.

Una colf ha ricordato che «da sempre, il figlio ha impedito alla madre di aprire la porta dell'abitazione quando venivano a farle visita gli altri due figli». Pure il cugino del giudice ha ricordato che, di proposito, l'uomo «non ha pagato le ultime bollette telefoniche, facendo così distaccare la linea dal gestore». La paranoia del giudice sarebbe arrivata al punto tale da far «cambiare le serrature della porta d'ingresso per impedire agli altri fratelli di entrare in casa in sua assenza». Una faida familiare in cui è stato trascinato pure il portiere del palazzo dove il giudice viveva con l'anziana madre, costretto a fare da paciere durante una scazzottata tra fratelli: «Sono salito di corsa a casa della signora e ho notato i due fratelli che litigavano animatamente». A preoccupare di più i familiari più che gli scatti d'umore del magistrato, era però la sua passione per le arti magiche.

«Mio nipote pretendeva che in sua assenza, mia sorella accendesse delle candele che teneva in bagno alle 23 precise e le spegnesse a mezzanotte», ha ricordato la zia ai carabinieri. E un'altra colf ha confermato che «quando la signora aveva dei dolori allo stomaco, suo figlio le applicava sull'addome un olio da lui indicato come «benedetto»… e oltre all'olio, applicava sull'addome della madre una «piramide di cartone». Il magistrato, al momento dell'interrogatorio, ha detto che la piramide di cartone era uno scherzo con la mamma e che i misteriosi intrugli che le somministravano erano in realtà integratori minerali. Non sono affatto un gioco, invece, le carte, attualmente all'attenzione dei pm di Perugia, che testimoniano i rapporti del giudice con un'organizzazione - confida un investigatore umbro - a metà tra Nostradamus, Scientology e il mago Otema.

Il giudice aveva una così grande fede nei suoi maghi di fiducia, da chiedere loro vere e proprie «indagini spirituali» sulle sue amicizie femminili (inchiesta extrasensoriale dagli esiti non particolarmente felici) e sui suoi affari: dalle vendite di lotti di terreno al subaffitto di una stalla. I «maestri», a un certo punto, gli hanno pure fatto credere di essere la reincarnazione di un guerriero che deve espiare il male fatto nella vita precedente. L'unica cosa che non sono riusciti a predirgli è che sarebbe stato accusato, dai suoi stessi familiari, finanche di estorsione (accusa poi archiviata).(ha collaborato Simone Di Meo)

Vodka Killer, l'allarme del Ministero «Ecco le etichette pericolose»

Il Messaggero


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ROMA - Il ministero della Salute lancia l'allarme vodka killer e pubblica un elenco delle etichette considerate a rischio. Il caso è esploso in Repubblica Ceca, dove decine di persone sono rimaste intossicate, e diverse sono morte, dopo aver bevuto Vodka contenente dosi massicce di metanolo.
 
(Consulta l'elenco delle etichette a rischio)
 
Il metanolo (alcol metilico) è una sostanza molto pericolosa: anche solo un piccolo sorso può determinare cecità, coma irreversibile e morte. Quando è aggiunto a bevande alcoliche non è possibile percepirne il sapore o l’odore. In Repubblica Ceca è stato aggiunto fraudolentemente in vodka e rum. Le autorità ceche stanno indagando. Il ministero invita, comunque, i cittadini a non bere liquori dei quali non si conoscono la provenieneza e di rivolgersi a un medico in caso di sospetta intossicazione.

Il lavoro scaccia-crisi dei peruviani: fare il pupazzo a Times Square

La Stampa

Un gruppo di immigrati negli States, perso il posto si è reinventato un’attività basata sull’allegria: “Animiamo anche le feste dei bambini, ma girare a Manhattan vestiti da Puffetta è un’altra cosa”
lorenzo cairoli


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I gladiatori del Colosseo che estorcono ai turisti venti e rotti euro per una foto racchia con le polaroid più antidiluviane reperibili a Roma rappresentano una bella mafietta da suburra urbana, abusivi, un racket gestito da poche famiglie, con qualche rumeno che ogni tanto prova a incunearsi nel business salvo poi essere malmenato e intimidito. Dall’altra parte dell’Atlantico, a Tombstone, da tempo gli stunmen sono in guerra tra di loro. Si litigano i turisti, i posti di lavoro, i migliori orari degli spettacoli. Se le pistole che fanno roteare non fossero caricate a salve, ogni giorno qualcuno ci lascerebbe la pelle. 

A Times Square, fortunatamente, tira un’aria diversa e si può lavorare, e bene, anche se si è migranti peruviani. Basta avere un costume di un personaggio della Disney o dei cartoons di Nickelodeon e l’attitudine di stare in mezzo alla gente, in allegria. Il pioniere di questo business è un imbianchino di Ventanilla, Rodolfo Mestanza, che quando esplose il caso Lehmann Brothers era arrivato da poco in America. L’America dell’american nightmare, dal volto tumefatto, cereo, allucinato. L’America al tappeto che ormai considerava le ferie estive qualcosa di chimerico.

Il tracollo del mercato immobiliare – ricorda Rodolfo che allora c’erano più cartelli “on sale” fuori dalle case americane che buche delle lettere – la colossale fregatura dei mutui subprime, il cinismo e la frode di molti istituti bancari arricchitisi in poco tempo in modo molto poco trasparente, i giganteschi deficit nel bilancio pubblico, un’inflazione ancor più grave di quella del 2001, l’aumento della benzina, il mercato del lavoro in crisi quasi ai livelli del Big Crash del 1929, avevano fatto passare la voglia agli americani di togliere dai cassetti bermuda e hawaiane e di fare la ronda intorno alle agenzie turistiche. La maggior parte di loro rinunciò ad andare in vacanza e rimase invece abbarbicata al proprio posto di lavoro.

In quei giorni Rodolfo, su suggerimento della sorella, girava per Times Square vestito da Elmo, il celeberrimo pupazzo di Sesame Street. E lungo Broadway si imbatteva in altri figuranti travestiti. Mezza dozzina di Topolini, due Spongebob, anche loro peruviani come Rodolfo e una Hello Kitty figlia di un calzolaio di Puerto Maldonado. “Erano giorni drammatici - rammenta Rodolfo - L’America era in ginocchio, non c’era lavoro, la gente era terrorizzata dal futuro. Ma noi peruviani sappiamo sopravvivere in qualunque situazione. Può arrivare anche Armageddon ma noi la fame non la soffriamo mai.

Ci salva sempre la nostra picardia criolla, la nostra astuzia, la nostra intraprendenza. Avevamo lavori diversi, siamo diventati tutti pupazzi animati di Times Square”. Un ragazzo di Callao racconta di aver cominciato la sua carriera travestendosi con un costume di Woody di “Toy Story”. “Lo affittai da un commerciante coreano che riciclava vecchi costumi che la gente buttava nei cassonetti. Oggi qui a Times Square lavorano circa venti peruviani. Quanto guadagniamo? Dipende dai turisti. A volte sono capaci di farti stralunare gli occhi con una banconota da cento dollari, a volte fai fatica a sfilargli un penny”. 

Il veterano Rodolfo confida che quando cominciò questo lavoro riusciva a guadagnare anche 400 dollari al giorno, adesso che la concorrenza è aumentata dai 140 ai 300. “Sempre meglio che lavorare in nero come imbianchino”. Javier López, di Chiclayo, lavorava in un cantiere edile. “Mi pagavano in nero, lavoravo tutto il giorno, ma ne valeva la pena. Poi la crisi. La chiusura del cantiere. Ho cercato di fare il muratore altrove. Ma sono finito a fare Topolino a Times Square. Guadagno 400 dollari a settimana.

Cantieri che assumono non ce ne sono più, meglio conciato così che ridurmi a rubare. Sono emigrato a New York alla fine degli Anni Novanta, l’inglese non ho mai voluto impararlo. In cantiere parlavano quasi tutti lo spagnolo. A Times Square ho iniziato a imparare qualche frase. Tipo: “My friend”, “I love you”, “Take a picture” e “Give me a tip”. “Give me a tip” è ovviamente la mia preferita”. 

La zona di Times Square è il paradiso dei pupazzi animati, come Plaza Garibaldi a Città del Messico lo è per i mariachis. E sebbene questo angolo della città costituisca solo lo 0,1% del territorio di Manhattan, genera il 18% della produzione economica della città. Per le sue strade circolano quotidianamente 328 mila persone, 39 milioni di turisti lo scorso anno. La polizia, altrove assillante e inquisitrice, qui ha un approccio più rilassato e tollerante. E quando ferma i pupazzi animati di Times Square è disposta a chiudere un occhio. “Se abbiamo il TAX ID in regola, ci lasciano lavorare in pace”. 

Mestanza e un’altra veterana di Times Square, Giovanna Meléndez, hanno trovato un altro modo di guadagnare: affittare costumi ai loro connazionali. Rodolfo si fa pagare 35 dollari al giorno per un costume. Ne ha più di cento, fatti arrivare tutti dal Perù, via Serpost. E guadagna molto bene ad animare feste di compleanno. Anche 180 dollari all’ora. Giovanna ha una collezione di 24 costumi di Minnie curata dal marito, un ex operaio di una fabbrica di biscotti caduta in disgrazia.

Oggi il costume che indossa Rodolfo è quello di una Puffetta. Quando i bambini corrono verso di lui, ripassa il suo inglese claudicante, si passa una mano tra i capelli biondi della parrucca, si aggiusta l’abito bianco e inizia a imitare la voce di Puffetta. “My friend”, “I love you”, “Take a picture” “Give me a tip”. Ma oggi non è giorno di mancia. I bimbi ridono, i genitori lasciano le Canon e i portafogli nelle borse. “Oggi, zero solidarietà - ammicca Rodolfo - Ma almeno con questi costumi siamo usciti indenni dalla crisi”. E scoppia ridere, poi si sbottona il costume da Puffetta, si toglie la maschera e inizia a fumare una Marlboro nell’aria frizzante di Times Square.

Anche i pidocchi non sono più quelli di una volta

Corriere della sera

La mappa dell'infestazione: esistono tre ceppi, ma solo uno può essere vettore di malattie infettive


A scuola e asilo iniziati ritorna la preoccupazione che i bambini tornino a casa con un ospite clandestino e sgradito. Un articolo pubblicato sull’European Journal of Clinical Microbiology & Infectious Diseases spiega che neanche più i pidocchi sono quelli di una volta e suggerisce le strategie ottimali per stanarli e combatterli.

LA MAPPA DELL’INFESTAZIONE - «Per conoscere i pidocchi bisogna capire che i primi antenati in grado di infestare i primati sono comparsi 25 milioni di anni fa, mentre sono vecchi di 5,5 milioni i parassiti con caratteristiche comuni che hanno poi trovato ospitalità nello scimpanzé e nell’uomo.» dichiara Hermann Feildmeier autore dello studio «Fenomeni evolutivi complessi, in quanto hanno coinvolto nello stesso tempo ospite e parassita, hanno oggi condotto a tre tipi di Pediculus humanus: il gruppo A diffuso in tutto il mondo, il B localizzato nelle Americhe, in Europa e in Australia, il C, il più divergente, presente esclusivamente in Nepal e in Etiopia.

Proprio da questo gruppo, oggi esportato in altre parti del mondo da profughi e migranti, potrebbe venire qualche minaccia per la salute perché il pidocchio può essere vettore di malattie infettive. Si tratta di un pericolo al momento mai dimostrato e teorico: anche se il 65% dei rifugiati provenienti dall’Etiopia è infestato, la possibilità di diffusione di malattie infettive è marginale. Si può infatti verificare solo per infestazioni massive. Un bambino europeo con pediculosi ha in media sul capo 10 parassiti e la quantità di sangue che ingerisce ciascuno di loro, sempre ammesso che sia del gruppo C, è minima.»

IL TRATTAMENTO - Comunque la pediculosi è un fenomeno in crescita negli ultimi 10 anni, in primo luogo per la comparsa di resistenza ai farmaci tradizionali, alcuni dei quali parenti stretti degli insetticidi e come loro tossici per il sistema nervoso e per il sangue, oltre che in grado di innescare allergie della pelle. Sono quindi entrate sulla scena due nuove classi di medicamenti. Nella prima sono compresi i prodotti vegetali. In Italia è un commercio una lozione che contiene estratti di noce di cocco, di anice e olio di ylang ylang, una pianta che cresce nelle foreste pluviali.

Uno studio britannico riconosce a questo prodotto, disponibile in forma di lozione spray o schiuma la capacità di liberare dai pidocchi 8 su 10 persone trattate. Per quanto siano naturali, non è mai stata verificata la loro sicurezza come farmaci. Hanno invece un’azione meccanica i derivati del dimeticone, liquidi trasparenti, incolori, inodori e idrorepellenti. Una volta distribuiti, formano una sottile pellicola sulla capigliatura ma anche sul pidocchio e in definitiva lo soffocano. Sono stati usati per anni per bocca nei neonati per controllare le coliche e sono quindi collaudatissimi quanto a sicurezza e, ovviamente, il modo con cui agiscono non prelude allo sviluppo di resistenze.

QUALCHE CURIOSITA’ - Lo studioso tedesco spiega anche alcuni aspetti meno scontati della pediculosi, per esempio perché le bambine sono colpite con frequenza circa doppia: «Non è solo perché hanno i capelli lunghi, ma anche perché il loro modo di giocare e relazionarsi comporta un tempo di contatto più prolungato e ravvicinato tra le testoline rispetto ai maschi.» Non tutti sapranno che l’ispezione visiva è tre volte meno affidabile del passaggio del pettine sul capello umido e che la ricerca delle uova va effettuata in alcune sedi predilette dai parassiti: le tempie, la zona dietro le orecchie e la nuca.

«Però ci si può limitare a queste aree del cuoio capelluto solo in fase di diagnosi e se la ricerca dà esito positivo.» precisa Feldmeier «Altrimenti è bene estendere l’ispezione. Allo stesso modo, se si deve invece accertare l’avvenuta eradicazione dopo un trattamento, il pettine deve essere passato su tutta la capigliatura.» Un ultima curiosità: il principio del trattamento sincronizzato di tutte le “teste” infestate, una regola semplice dettata prima di tutto dal buon senso, è stato autorevolmente dimostrato da un sofisticato modello matematico descritto su PLoS ONE, che ha tenuto conto persino del ciclo vitale del pidocchio.

Maria Rosa Valetto
26 settembre 2012 | 10:17

Tenta di passare frontiera «travestito» da sediolino dell'auto

Il Mattino


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MADRID - Gli agenti della Guardia Civil di servizio alla frontiera di Melilla si sono insospettiti solo per la strana posizione che aveva il passeggero seduto all'interno della vettura che cercava di entrare nell'enclave spagnola dal Marocco.
 
I documenti dei due occupanti la vettura erano in regola, ma qualcosa non quadrava. Così hanno fatto scendere tutti e hanno ispezionato la vettura. Così hanno scoperto che, al posto del sediolino del passeggero c'era un uomo ricoperto dalla tapezzeria, che tentava di sembrare un pezzo d'auto.
L'uomo è stato respinto alla frontiera e i due occupanti dell'auto sono stati denunciati.

La famiglia di fatto - Quadro generale

La Stampa


Un fenomeno sociale in costante aumento è quello della convivenza senza matrimonio, ossia di persone che, pur non essendo sposate (o essendosi lasciato alle spalle un matrimonio), vivono more uxorio (dal latino mos, che significa usanza, costume, e uxor, che significa moglie), ossia come se fossero marito e moglie senza esserlo per il diritto. L’interpretazione di questa locuzione -ha precisato il Tribunale di Milano con sentenza del 15/12/2009- dev’essere condotta secondo i principi dettati dall’art. 1369 c.c. e alla luce dei princìpi generali dell’ordinamento nazionale e comunitario, che impongono di attribuire alla stessa un significato non discriminatorio, con la conseguenza che essa deve ritenersi compatibile anche con la convivenza omosessuale.

La convivenza more uxorio, correntemente indicata come famiglia di fatto e che secondo gli ultimi dati ISTAT (2009) interessa il 5,9% delle famiglie (circa 897.000), non è ancora disciplinata dal diritto, anche se diverse amministrazioni locali, ma soprattutto la giurisprudenza, si sono da tempo mosse nella direzione di un sia pur limitato riconoscimento, e conseguente tutela, di questa diffusa realtà. Così, già nel lontano 1993 il Comune di Empoli aveva istituito, primo in Italia, il registro delle convivenze, nel quale avrebbero dovuto essere inserite anche le coppie di conviventi appartenenti allo stesso sesso, ma la delibera fu annullata dal CORECO (l’organo di controllo sugli atti dei Comuni, poi soppresso).

Nel frattempo diverse parti sociali e politiche hanno preso coscienza del problema  e caldeggiano l’introduzione di nuovi istituti giuridici: fra questi il PACS (PAtto Civile di Solidarietà), una sorta di via di mezzo fra il matrimonio e la coppia di fatto, e il DICO (DIiritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi), finalizzato al riconoscimento di alcuni diritti e doveri derivanti dai rapporti di convivenza.

Queste istanze sono state recepite dal Legislatore: il  19 aprile 2012, infatti, è iniziato, presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati, in sede referente, l’esame di  otto proposte di legge presentate complessivamente da circa 100 parlamentari, volte a disciplinare le unioni di fatto: fra gli aspetti più significativi di questo nuovo istituto giuridico si segnalano  l’istituzione, presso ogni Comune, del registro delle unioni civili; la possibilità, per le “parti dell’unione civile” (è questa la denominazione che potrebbe essere introdotta), di stipulare una convenzione per regolare gli aspetti patrimoniali e di chiedere l’adozione o  l’affidamento di minori; la successione nel contratto di locazione e nel diritto di abitazione; l’equiparazione del convivente al coniuge ai fini dell’assistenza sanitaria e penitenziaria, della successione legittima e della pensione di reversibilità; il riconoscimento del diritto agli alimenti.

Alcune forme di tutela a favore dei conviventi more uxorio, come anticipato e come ci accingiamo a vedere, sono state introdotte dalla giurisprudenza.  Il Tribunale di Savona, per esempio (sentenza del 7/3/2001), ha considerato valido ed efficace il contratto di costituzione di usufrutto di immobile stipulato tra due conviventi more uxorio, senza corrispettivo alcuno, nel presupposto che esso trova il suo fondamento nella convivenza stessa e nell’assetto che i conviventi hanno inteso dare ai loro rapporti.

Degna di nota è la sentenza della Corte Costituzionale n. 203 del 26/6/1997, in seguito alla quale il genitore extracomunitario di un minore che risieda legalmente in Italia con l’altro genitore ha il diritto di ricongiungersi ad essi nel nostro Paese, anche se padre e madre non sono sposati, a condizione che possa godere di normali condizioni di vita.

E a proposito di figli, in presenza di un conflitto tra conviventi more uxorio, pregiudizievole per i figli minori, il Tribunale per i minorenni può disporre l’affidamento degli stessi alla madre, attribuendo a quest’ultima il godimento esclusivo dell’abitazione familiare di cui è coinquilina, con conseguente allontanamento dell’altro genitore tenuto a provvedere al mantenimento dei figli e, per la metà, alle spese relative alla locazione di detta abitazione (Trib. minorenni Bari, 11/6/1982). Come vedremo più avanti, la convivenza more uxorio di un coniuge separato o divorziato, che abbia assunto carattere di stabilità, incide sia sull’assegno di mantenimento che sul godimento della casa familiare.