martedì 2 ottobre 2012

Le follie del Regno di Sicilia: 2,2 milioni l'anno per i cavalli

Gian Marco Chiocci Simone Di Meo - Mar, 02/10/2012 - 17:13

La Regione come Buckingham Palace: i 40 palafrenieri dell’Istituto di incremento ippico guadagnano 55mila euro. Ma i purosangue non sono più nella sede dell’ente. Gli 80 animali sono in una tenuta di campagna degna di Ascot. La metà degli stallieri è stata destinata a un lavoro d'ufficio

Campa cavallo che lo spreco cresce. Spese pazze a «briglia sciolta» nella Sicilia dal maxi debito da 5,2 miliardi di euro e dei soldi buttati.


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C'è un ente pubblico che si occupa nientemeno che della tutela di cavalli e asini isolani, come il Sanfratellano e il purosangue orientale, ma anche l'asinello ragusano e l'asino di Pantelleria. Si chiama «Istituto di incremento ippico», un carrozzone che traina 2,2 milioni di euro l'anno per il costo del solo personale. Ci lavorano la bellezza di 40 palafrenieri, assunti grazie a un concorso nel 1990. Dovevano essere in origine la metà, ma come spesso accade, al momento di stilare la classifica degli idonei, i posti disponibili si sono miracolosamente raddoppiati e così nessuno dei partecipanti è stato scontentato. Tutti in sella, che c'è posto (pubblico) per tutti. I custodi delle bestie guadagnano 55mila euro a testa all'anno. Uno stipendio niente male, se si considera che il cinquanta per cento di questi palafrenieri, in realtà, di tutto si occupa tranne che dei cavalli.

Almeno venti, negli ultimi anni, hanno accusato limitazioni fisiche e psichiche, che non li rendono assolutamente idonei al contatto con gli animali. Così, la direzione ha deciso di metterli al trotto nei più tranquilli ranghi di addetti alla portineria e al centralino. Sono cambiate le funzioni, ma non l'assegno mensile. Ovviamente.E con loro, si sono spostati pure i cavalli: dalla sede principale di Catania, gli ottanta purosangue sono stati trasferiti in provincia, nel più grande ranch di Scordia, dove vengono accuditi e coccolati, in un parco da mille e una notte, da quel che resta dei ranger etnei.

L'Istituto di incremento ippico conta anche un direttore generale (costo 60mila euro all'anno) e un Consiglio di amministrazione (4mila euro lordi al mese, più eventuali rimborsi). Nato nel 1888 come «Regio deposito cavalli», nel 1960 – come ha scoperto il mensile S-Live Sicilia – passa sotto il controllo della Regione, che gli affida il delicato compito di custodire le preziose linee di sangue equino degli stalloni isolani.

Una spesa assai poco comprensibile, in questi tempi di austerità. Eppure assolutamente in linea con la più classica politica regionale. Una filosofia di gestione amministrativa storicamente spendacciona, ma diventata ormai bulimica sotto il governatorato di Raffaele Lombardo, il presidente dimissionario. In quattro anni e mezzo, la Regione da lui cavalcata al galoppo ha distribuito 900 incarichi esterni per un totale di otto milioni e mezzo di euro. Ciò significa che, in media ogni due giorni, sabato, domenica e festivi compresi, gli uffici regionali hanno affidato consulenze e prebende.

Nemmeno l'approssimarsi del voto amministrativo per la scelta di un nuovo presidente della Regione ha frenato don Raffaele.L'ultima trovata ha qualcosa di strepitoso: ha nominato il nuovo direttore generale del parco dei Monti Sicani, il farmacista Gioacchino Marsala, suo fedelissimo, otto giorni prima dell'istituzione ufficiale dello stesso ente. Nonostante sia stato inabissato dalla sua maggioranza, Lombardo sta comunque cercando di mantenersi in quota. Ha incaricato l'Irfis FinSicilia di verificare la possibilità, per la Regione, di entrare nel capitale sociale di Aerolinee siciliane, la nuova società che nascerà sulla ceneri di Windjet.

Ovviamente, che questa operazione in grande stile avvenga a pochi giorni dal 28 ottobre, quando si tornerà alle urne, è solo una curiosa coincidenza. L'andazzo siciliano non è comunque passato inosservato dalle parti dei pm, tant'è che sull'onda dello scandalo Fiorito, anche la Procura di Palermo ha deciso di aprire un fascicolo d'inchiesta sulle modalità (allegre) di gestione dei soldi pubblici nel parlamentino regionale. Dove tutto è esagerato: i consiglieri si fanno chiamare «onorevoli» e arrivano a guadagnare qualcosa come 15mila euro al mese tra stipendio base e indennità complementari.

L'Assemblea regionale siciliana, peraltro, ha un budget assolutamente da brividi: 170 milioni di euro all'anno. E distribuisce ai gruppi consiliari 12 milioni e mezzo di euro, la somma più alta dell'intero Paese. In Sicilia tutto dev'essere al top: anche le divise dei 160 commessi del Consiglio costati appena 360mila euro, roba da haute couture, da passerella alla moda al Royal Ascot, nella contea del Berkshire, sede della corsa di cavalli più famosa ed elegante al mondo.

L'Europa andrà su Marte, con o senza Nasa

Corriere della sera

Un rover targato Ue sul Pianeta rosso e una missione per il recupero dei rottami spaziali

Il rover della missione Exomars (da Esa)Il rover della missione Exomars (da Esa)

NAPOLI – A scavare il suolo marziano l’Europa ci andrà da sola dopo ritiro della Nasa dalla collaborazione con il progetto ExoMars dell’Esa. Nel frattempo la Nasa ha dato il via a una missione che nel 2016 partirà con lo stesso obiettivo. Però il risultato sarà inevitabilmente diverso, perché la posta in gioco è cercare possibili tracce di vita nel sottosuolo. E mentre la sonda americana scenderà in profondità (5 metri) solo nel luogo dello sbarco e da lì non potrà muoversi, la spedizione europea prevede un rover che si sposterà in aree diverse aumentando il valore scientifico dell’esplorazione e anche le possibilità dei risultati proprio perché indagherà zone con caratteristiche differenti.

CON O SENZA NASA - La missione marziana, fortemente sostenuta da Jean-Jacques Dordain e Enrico Saggese, rispettivamente a capo delle agenzie spaziali europea e italiana, dovrà trovare definizione nella prossima riunione dei ministri della Ricerca europei in programma il mese prossimo. «Ma la porta con la Nasa è sempre aperta», ha ricordato Dordain al congresso mondiale di astronautica della Iaf (International Astronautical Federation), che a Napoli riunisce 4 mila scienziati e tecnologi impegnati nei vari campi su tutte le frontiere spaziali. E sulla necessità di una maggiore collaborazione internazionale ha insistito anche Saggese, ma la Nasa nei fatti non mostra disponibilità.

CHIUSURA USA - L’apertura americana è solo a parole e lo ha dimostrato nei suoi discorsi anche a Napoli Charles Bolden, amministratore dell’ente spaziale statunitense. Tra l’altro nella mostra collegata al mega-congresso ogni anno organizzato in Paese diverso, la Nasa ha preferito non presentare le attività dell’ente, al contrario di altre nazioni: dalla Cina al Giappone, all’Europa. Ma la posizione di Bolden rispecchia la volontà della Casa Bianca che, nonostante le ripetute affermazioni di cooperazione internazionale, di fatto lo ha impedito o le ha bloccate se erano avviate come nel campo dell’aeronautica.

ROTTAMI SPAZIALI - Uno degli argomenti emerso con interesse e sostenuto in particolare dall’Esa è il problema dei vecchi veicoli spaziali che stazionano sempre più numerosi in orbita diventando o fonte di rottami per esplosioni occasionali o di rischio per i satelliti attivi. «Stiamo studiando le tecnologie per avviare una prima missione entro cinque-sette anni», precisa Franco Ongaro, direttore del centro Estec dell’Esa in Olanda dove appunto si esplorano innovazioni per future missioni e per aiutare lo sviluppo industriale.

«Dovremo decidere in base ai lavori preparatori se effettuare un volo che verifichi soltanto i mezzi adeguati che studieremo oppure se si andrà direttamente a una prima missione di recupero». Il lavoro che dovrà svolgere il nuovo veicolo sarà quello di rimorchiare letteralmente un satellite fuori controllo sopra l’oceano Pacifico dove farlo precipitare nell’atmosfera per la sua disintegrazione senza pericoli. «Quando un satellite supera la tonnellata, c’è sempre la probabilità che qualche frammento arrivi al suolo e dunque il Pacifico e il luogo più sicuro. Ma per arrivare alla missione dobbiamo mettere a punto tecnologie riguardanti i sensori, la capacità robotica di afferrare veicoli fuori controllo, e una sofisticata potenza di elaborazione del rimorchiatore che compie l’operazione in buona parte completamente da solo».

NECESSITÀ - Anche il via a questa missione dovrà essere dato dai ministri della Ricerca europei nella riunione di novembre. Questa prospettiva sta diventando una necessità anche perché alcuni Paesi, tra cui la Francia, hanno votato leggi con obbligano a liberare l’orbita in cui il proprio satellite lavora 25 anni dopo la fine delle operazioni.


Giovanni Caprara
2 ottobre 2012 | 16:54

Cambogia, giornalista condannato a 20 anni per “insurrezione”

Corriere della sera
di Riccardo Noury


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Vent’anni per un inesistente reato di “insurrezione”, un verdetto ispirato direttamente dal primo ministro.
È successo ieri in Cambogia, in quello che rappresenta un duro colpo alla libertà d’espressione nel paese asiatico. Il cosiddetto “insorto” è Mam Sonando, 71 anni, giornalista, direttore di Radio Beehive, una delle poche voci indipendenti e libere del paese. Mam fa anche parte dell’Associazione dei democratici, un’organizzazione non governativa che promuove i diritti umani e la democrazia (nella foto membri dell’associazione manifestano in suo favore a luglio 2012).

Secondo quanto dichiarato il 26 giugno dal suggeritore della sentenza, il premier Hun Sen, Mam Sonando e l’Associazione dei democratici avrebbero complottato per la secessione dalla Cambogia di un piccolo villaggio della provincia di Kratie, Pro Ma. Tre settimane dopo le dichiarazioni di Hun Sen, Mam Sonando è stato arrestato.

La comunità di Pro Ma da anni è impegnata in una dura lotta per tenere i suoi terreni al riparo dallo sfruttamento dell’industria della gomma. Nel maggio di quest’anno il governo cambogiano ha ordinato lo sgombero dell’area, eseguito con estrema violenza, a tal punto che è stata uccisa una ragazza di 15 anni.
Insieme a quella di Mam Sonando, il tribunale di Phnom Penh (la capitale della Cambogia) ha emesso altre condanne: da 15 a 30 anni per crimini contro lo stato nei confronti di tre attivisti di Pro Ma e a cinque anni per tre abitanti del villaggio. Altri sette contadini, che avevano accettato di fare i nomi di altre persone in cambio di una pena più lieve, sono stati condannati con sospensione della pena.

Mentre il sistema delle concessioni dei terreni finisce sotto osservazione da parte delle Nazioni Unite (dal 2003 oltre 400.000 cambogiani sono stati sgomberati dalle loro terre), il 2012 è davvero un anno nero per la libertà d’espressione in Cambogia: manifestanti pacifici, difensori dei diritti umani, giornalisti che hanno idee critiche nei confronti del governo o che prendono parte alle lotte per difendere le loro terre e le loro case, sono sotto il mirino delle autorità e dei tribunali da loro controllati. Ad aprile, è stato ucciso un attivista per il diritto all’ambiente.

Così gli 007 di Tel Aviv danno la caccia ai pirati del web

Corriere della sera

Le carte di credito rubate sono vendute a 5 dollari. Ecco come difendersi


L’orologio digitale su uno dei quattro maxischermi a muro segna due cifre: 60 e 57. La prima indica i secondi, l’altra gli attacchi informatici in arrivo. Di fatto, quasi uno al secondo. Benvenuti a Herzliya, alla periferia di Tel Aviv, nel centro antifrodi di Rsa, divisione sicurezza del gruppo americano Emc: gli 007 di Internet. Qui 130 esperti informatici (qualcuno ex hacker) lavorano 24 ore su 24 per sconfiggere virus e attacchi informatici.


I DATI E IL METODI - I clienti sono in maggioranza banche e assicurazioni, agenti di cambio e grandi aziende di tutto il mondo, ma a beneficiare dei servizi e sistemi di Rsa sono, alla fine, tutti i cittadini. Nell’ultimo anno, grazie a sofisticati software di controllo, da questo centro israeliano sono stati protetti 500 milioni di utenti, salvando transazioni online per oltre 3 miliardi di dollari (circa 2,3 miliardi di euro). Abbiamo visto qui, in presa diretta, come i pirati del web catturano l’identità digitale di ignari utenti, violando i codici di accesso e le password usate durante le operazioni online. «L’attacco inizia con l’invio, da parte dei pirati informatici, di un virus trojan oppure di un BotNet», spiega Daniel Cohen, direttore del centro israeliano.

«Sono i malware, i software virali, che si insediano in computer, tablet e smartphone». Una volta in memoria, questi programmi possono essere attivati dai ladri d’identità in modalità remota. Così, quando l’utente si collega a Internet per compiere operazioni di home banking, per esempio, ma anche per fare acquisti e prenotazioni online, nei pochi secondi di attesa della connessione, il virus si risveglia ed entra in azione. In modo automatico, avvisa il computer del cybercriminale che la transazione è iniziata. A questo punto un server pirata (relay) si inserisce in parallelo, in attesa che sulla tastiera vengano digitate password e chiavi di accesso personali. E in tempo reale l’identità digitale viene catturata.

LA VENDITA AL MERCATO - Il furto dura solo pochi decimi di secondo, è impossibile accorgersene. Poi le informazioni vengono archiviate in una delle banche dati dei pirati informatici, e rese disponibili sul mercato delle web-truffe al migliore offerente. «La vendita è semplice», continua Cohen, «come acquistare un’app o una canzone su iTunes. Si scorre l’elenco e si clicca su quelle che interessano». I pagamenti tra cybercriminali, per sfuggire ai controlli, avvengono sulle banche offshore dei paradisi fiscali, con tanto di listino prezzi. Un’identità digitale si compera illegalmente per 3-4 dollari, una carta di credito vale 5 dollari che salgono a dieci se è completa del codice di controllo Cvv, le cifre di sicurezza richieste in molte operazioni online.

LA DIFESA - Ma allora, come è possibile difendersi? Per prima cosa, bisogna aggiornare sempre gli antivirus e i firewall del Pc. «Sembra banale ricordarlo», dice Massimo Vulpiani, responsabile italiano di Rsa, «ma sono questi due semplici strumenti a tenere lontani trojan e BotNet, gli agenti che una volta in memoria spianano la strada ai pirati informatici». Essenziale, poi, è prestare la massima attenzione nel rilascio dei dati personali e nella compilazione delle schede anagrafiche: non cedete informazioni private con troppa facilità. Ricordate che il web archivia per lungo tempo (teoricamente infinito) le informazioni digitali. «E con i social network interconnessi tra di loro», dice Vulpiani, «queste informazioni vengono duplicate e girano in Rete a nostra insaputa». Gli hacker sono molto abili nello spulciare il web e catturarle.

Umberto Torelli
1 ottobre 2012 (modifica il 2 ottobre 2012)

Dal governo greco soldi per un circuito di F1

Corriere della sera

Nonostante la crisi, Atene sblocca 30 milioni di euro

Lo studio per il nuovo circuito grecoLo studio per il nuovo circuito greco

MILANO- C'è la troika a fare le pulci ai conti pubblici, ci sono i tedeschi sul piede di guerra quando si parla di nuovi aiuti, ci sono misure d'austerità senza precedenti, ma ad Atene riescono «sbloccare» 29 milioni di euro per realizzare un modernissimo autodromo. Che in futuro potrebbe anche essere utilizzata dalla Formula 1. Chissà quando, visto che ci vorrebbe davvero del coraggio per promuovere oggi un Gp in un paese stremato dai tagli.

ADATTO A TUTTE LE GARE-Dal ministero dello Sviluppo Economico locale è arrivato il via libera all'impiego dei fondi che saranno utilizzati per «costruire un circuito all'avanguardia dove si potranno disputare gare di campionati mondiali di motociclismo, di F1 e di altre serie» recita uno scarno comunicato riportato dalla stampa. L'impianto nascerà a Xalandritsa, vicino al porto di Patrasso: il costo totale dell'operazione -per la maggior parte a carico di privati- è di 96 milioni di euro.

D.S.2 ottobre 2012 | 12:44

Sallusti vuota il sacco: "Farina è uno stronzo, Feltri mi ha licenziato"

Libero

L'ex direttore del Giornale scatenato: "Renato mi ha perseguitato, Vittorio mi impose di farlo scrivere. E nel 2008 fu lui a farmi cacciare. Mentana? Il migliore per falsità"


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Vittorio Feltri "mi ha cacciato", Renato Farina "è uno stronzo, " a prescindere da quello che ha scritto". Bastano poche righe, ad Alessandro Sallusti, per demolire i due colleghi ed ex compagni di avventura a Libero, e fare un po' di chiarezza sul caso che ha portato l'ormai ex direttore de il Giornale alla condanna a 14 mesi di carcere per diffamazione.

Intervistato da Vanity Fair in uscita mercoledì 3 ottobre, Sallusti parte lancia in resta. Si parte con il giorno della sentenza, Il vicedirettore Nicola Porro che entra nel suo ufficio con un ferale "Abbiamo un problema", Daniela Santanchè da Roma che grida e sbraita. "Ero preoccupato per lei e per l’aeroporto", scherza amaro. E Feltri? "Per eccesso di affetto, era disposto a pagare con i suoi soldi il giudice che mi ha querelato, o a sostenere le spese di un mio esilio a Parigi". Forse perché aveva qualcosa da farsi perdonare, sembra suggerire Sallusti, che poco dopo aggiunge:

"Nel 2008, quando ero direttore di Libero e lui direttore editoriale, gli editori Angelucci gli chiesero la mia testa e Vittorio gliela diede". Prima mazzata. Su Renato Farina parte piano: "Difendo le mie scelte: un direttore che svela chi si cela dietro uno pseudonimo, anche se lo fa per salvarsi, non avrà più la fiducia e la stima della redazione". Poi però accelera: "Farina è uno stronzo a prescindere da quello che ha scritto". Perché? "E' una vita che sono perseguitato dal doppiogiochismo di Renato.

Lui aveva il dovere di avvisare il suo direttore, cioè io, che collaborava con i servizi segreti – giustamente – per salvare le vite degli ostaggi in Iraq. Mi ha mentito prima e dopo". In realtà, anche sul caso del commento di Dreyfus, c'è qualcosa da dire: "Mi rammarico solo che non sia stata una mia scelta convinta. Avevo dei dubbi, Vittorio Feltri mi mandò un messaggio al telefonino: Renato è un grande giornalista, se non sei d’accordo puoi sempre licenziarti". Altra mazzata a Vittorio: Farina l'ha imposto lui.

I nemici al Giornale e nel Pdl - A proposito di licenziamenti, Sallusti ricorda come pochi mesi fa, due per l'esattezza, avesse già preparato la propria lettera di dimissioni dal Giornale. Feltri o Berlusconi, però, non c'entravano. "Mi raccontano di una riunione con i vertici del Pdl che chiedono al Presidente la mia testa in modo perentorio. L’amministratore delegato mi avvisa, in una piacevole colazione a base di pesce, il cibo che più detesto, anche Confalonieri mi fa capire che può essere finita. I colleghi ben informati mi dicono che Mario Sechi, direttore del Tempo, sponsorizzato, sostiene lui, da Cicchitto e altri, va in giro a dire che entro una settimana prenderà il mio posto".

Quindi chiamata a Berlusconi e dimissioni: "Ho firmato la lettera, restituito la carta di credito aziendale. Su certe cose non si scherza... Non ho paura del carcere, figuriamoci della disoccupazione. Ne ho scampate di peggio". Alla fine l'allarme è rientrato, resta una lunga schiera di nemici: Ezio Mauro, Marco Travaglio, Enrico Mentana ("Li ho ringraziati perché mi hanno difeso, da veri nemici mi hanno dato l'onore delle armi. Ma hanno creato nei miei confronti un clima di odio e di denigrazione. Specialmente Mentana, il suo fingere di essere super partes è uno dei grandi bluff del giornalismo italiano"), e poi Gianfranco Fini, Mario Monti, Nicholas Sarkozy. E nel Pdl? "Praticamente tutti, togliendo Berlusconi, Verdini, Crosetto e pochi altri".


Il governo non si muove, Sallusti andrà in carcere

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Indagato il magistrato che querelò Sallusti: fascicolo fermo

Indagato il magistrato che querelò Sallusti: fascicolo fermo

Diaz, la Cassazione: «La condotta della polizia ha screditato l'Italia in tutto il mondo»

Corriere della sera

Depositate le motivazioni della sentenza che ha decapitato gli ex vertici della polizia per le violenze durante il G8 di Genova

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Sono parole dure quelle che si leggono nella motivazione della sentenza che il 5 luglio scorso ha confermato le condanne per gli ex vertici della polizia coinvolti nell'assalto alla scuola Diaz, dove alloggiavano i no-global e dichiarato prescritti i reati di lesioni gravi nei confronti di alcuni agenti imputati durante il G8 di Genova nel 2001. La condotta violenta della polizia nell'irruzione alla scuola Diaz ha «gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero». A sottolinearlo sono i giudici della quinta sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con cui. La sentenza (n. 38085) è stata depositata ed è lunga 186 pagine. Le violenze della polizia e gli immotivati arresti di massa dei no-global inerti e innocenti, hanno «gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero».

LA MACELLERIA MESSICANA - Ma non solo. La Cassazione ha sottolineato che l'irruzione alla scuola Diaz di Genova fu «un puro esercizio di violenza» da parte della polizia, «di una gravità inusitata». E ancora:. «L'assoluta gravità - si legge nella sentenza numero 38085 - sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all'evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni, così da potersi dire che s'era trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all'umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime». «Tutta l'operazione si è caratterizzata per il sistematico e ingiustificato uso della forza da parte di tutti gli operatori che hanno fatto irruzione nella scuola Diaz e la mancata indicazione, per via gerarchica (da Canterini a Fournier e da questi ai capi squadra, fino agli operatori), di ordini cui attenersi»

RISCATTO DI IMMAGINE - Secondo la Cassazione poi gli arresti sono stati condotti dalla polizia per riscattare la propria immagine «L'immagine della polizia doveva essere riscattata, essendo apparsa inerte di fronte ai gravissimi fatti di devastazione e saccheggio che avevano riguardato la città di Genova, e il riscatto sarebbe dovuto avvenire mediante l'effettuazione di arresti, ovviamente dove sussistenti i presupposti di legge». Questo, secondo la ricostruzione della Cassazione, il motivo per cui si decise l'irruzione alla scuola Diaz, avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001.




  • Diaz, il capo della Mobile condannato e interdetto (05/07/2012)
  • Diaz, la Cassazione conferma le condanne per i poliziotti (05/07/2012)
  • «Inqualificabili violenze alla Diaz Ma non ci sono prove contro De Gennaro» (28/05/2012)
  • «G8 di Genova, i vertici della polizia dovevano impedire le violenze alla Diaz» (31/07/2010)
  • G8 di Genova, condanne più dureper i poliziotti della scuola Diaz (18/05/2010)


  • Redazione Online 2 ottobre 2012 | 14:53

    Muore figlio di Varenne

    Nino Materi - Mar, 02/10/2012 - 08:46

    Il padrone del cavallo: "Travolto da un’auto". Ma la tesi non convince

    I figli (veri o presunti) del grande Varenne sono come i figli (veri o presunti) del grande Maradona: spuntano un po' ovunque, quando meno te l'aspetti.



    Di sicuro l'ultimo (ultimo?) discendente di Varenne, il più grande trottatore di tutti i tempi, ha fatto una brutta fine. La foto che pubblichiamo fa male agli occhi e all'anima: un cavallo steso sull'asfalto, con un rivolo di sangue che gli esce dalla bocca semiaperta. È accaduto domenica scorsa lungo una strada di Palermo, ancora non si sa se in seguito ad un incidente stradale o nel corso di una corsa clandestina. L'allarme è stato lanciato dallo stesso proprietario dell'animale, indicato dall'uomo come «figlio di Varenne», il mitico Capitano; a confermare o meno il prestigioso pedigree sarà il microchip che l'equino deceduto aveva sotto la pelle. Erano le 7.30, quando è squillato il telefono del comando della polizia municipale: dopo pochi minuti i vigili urbani hanno raggiunto via Basile, trovando It's a dream (questo il nome del cavallo) ormai senza vita.

    La versione data dal proprietario del quadrupede lascia perplessi: «Stavo passeggiando col cavallo, quando un'auto ci ha travolti. It's a dream è finito contro un palo ed è morto sul colpo». Indagini sono state avviate per accertare la veridicità del racconto del proprietario, che intanto è stato tragicomicamente multato per avere violato «la normativa relativa alla conduzione di calessi in centri abitati». Secondo quanto accertato dagli investigatori, un cavallo dal nome It's a dream avrebbe gareggiato fino allo scorso luglio in gare professionistiche all'ippodromo della Favorita di Palermo, ma negli ultimi mesi non aveva più partecipato a gare ufficiali.

    Una morte misteriosa che fa tornare d'attualità il triste fenomeno delle corse clandestine di cavalli, «rilanciate» forse anche dalla crisi economica che da gennaio scorso ha portato alla chiusura di gran parte degli ippodromi italiani. Uno «scandalo» contro il quale Vittorio Feltri, sulle colonne del Giornale, ha scritto parole durissime: «(...) lo Stato ha spremuto il limone e ora lo ha gettato nella spazzatura (...)». E poi: «(...) Sono stato un biennio presidente degli ippodromi milanesi e ne ho viste abbastanza per capire. I nostri addetti agli allevamenti, alle scuderie e alle gare, e perfino gli spettatori delle medesime, non amano gli atleti quadrupedi: li usano, li sfruttano e li scartano. Li eliminano quando sono spompati, poco competitivi. In altri Paesi li usano e li sfruttano allo stesso modo, ma li rispettano anche dopo, a carriera conclusa. Li mantengono per gratitudine. Ecco. La gratitudine è ciò che manca a noi. E di conseguenza manca la cura che bisogna riservare a chi ci ha servito con generosità. Già, perché i cavalli sono generosi (...)».

    E generoso lo era certo anche il povero It's a dream, il cui «sogno» si è infranto ieri contro quel dannato palo, probabilmente per colpa di uomini crudeli. La banda maledetta delle corse clandestine? Fatto sta che dall'inizio dell'anno - secondo i dati raccolti dall'agenzia animalista Gea Press - il giro di scommesse organizzato dagli aguzzini dei cavalli da corsa è tornato a «galoppare» alla grande. Decine le operazioni di polizia finalizzate alla repressione del fenomeno delle corse clandestine di cavalli: Molise, Abruzzo, Marche, Campania, Puglia e Sicilia le regioni più coinvolte in questo sporco business; ma significativi blitz anno riguardato pure vaste aree del Centro e Nord Italia. Insomma, un malaffare endemico che muove milioni di euro sulla pelle di cavalli trattati come schiavi. Usati per far soldi e abbandonati agonizzanti sulle strade delle corse proibite. Via Ernesto Basile, il rettilineo lungo il quale ieri è morto It's a dream, faceva parte della vergognosa mappa del «sulky selvaggio». Un indizio che, forse, ha il valore di una prova.

    Il maggiordomo del Papa a processo: «Maltrattato dai gendarmi del Vaticano»

    Corriere della sera

    Paolo Gabriele accusa: detenzione dura in cella minuscola. Il Promotore di giustizia della Santa Sede apre inchiesta interna


    ROMA - L'ex maggiordomo del Papa Paolo Gabriele - interrogato martedì a Roma nella seconda udienza del processo Vatileaks - ha denunciato davanti ai giudici maltrattamenti da parte della Gendarmeria Vaticana. Il Vaticano ha comunicato che sulle accuse è stata aperta un'inchiesta interna.

    VENTI GIORNI CON LUCE ACCESA - L'ex il maggiordomo di Benedetto XVI ha dichiarato di aver subito pressioni psicologiche e di essere rimasto per svariati giorni («meno di venti» per il pm) in una cella in cui non poteva neppure allargare le braccia, con luce accesa 24 ore su 24. Da qui una serie di disturbi alla vista che l'uomo accuserebbe. Presente alla deposizione, seduto tra il pubblico, c'era il comandante della gendarmeria, Domenico Giani. In seguito alle dichiarazioni del difensore di Gabriele, Cristiana Arru, e su invito del presidente del collegio giudicante Giuseppe Dalla Torre, il Promotore di giustizia (pm) della Santa Sede, Nicola Picardi, ha aperto un fascicolo per «accertare se vi siano stati eventuali abusi nel corso della detenzione» del maggiordomo.

    «HO TRADITO IL PAPA» - Quanto al processo a suo carico, Gabriele ha affermato in udienza di aver agito senza complici. Si è quindi dichiarato «innocente» dell'accusa di furto aggravato dei documenti riservati della Santa Sede, ma ha detto di sentirsi «colpevole per aver tradito la fiducia che aveva riposto in me il Santo Padre, che io sento di amare come un figlio». Poi ha fatto i nomi di 7 persone che lo avrebbero «suggestionato»: il dottor Mauriello, Luca Catano («che sapeva cose relative al comandante della gendarmeria Domenico Giani»), e poi i cardinali Angelo Comastri, Paolo Sardi, monsignor Francesco Cavina e l'ex governante di Ratzinger Ingrid Stampa.




  • Corvo in Vaticano, via al processo (29/09/2012)
  • Dai centomila euro alla pepita d'oro I segreti di Gabriele (14/08/2012)
  • Vaticano, Gabriele rinviato a giudizio A casa sua un assegno intestato al Papa (13/08/2012)
  • Vaticano: l'ex maggiordomo del Papa agli arresti domiciliari (21/07/2012)
  • Il maggiordomo e i mesi da agente «doppio» (05/06/2012)


  • Redaizone Roma Online 2 ottobre 2012 | 15:37

    Elisa Claps, la famiglia chiede i danni «La Chiesa paghi 17 anni d'inferno»

    Il Mattino


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    POTENZA - «Per i 17 anni d'inferno patiti dalla famiglia prima del ritrovamento» del cadavere - il 17 marzo 2010, nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, a Potenza - la famiglia di Elisa Claps, la studentessa di 16 anni rapita e uccisa il 12 settembre 1993, ha deciso di chiedere i danni alla curia arcivescovile potentina. Lo ha annunciato l'avvocato Giuliana Scarpetta, che rappresenta la famiglia Claps, attraverso il settimanale «Oggi».

    Per l'omicidio di Elisa Claps, la Corte di Assise di Salerno ha condannato Danilo Restivo - detenuto in Gran Bretagna, dove è stato condannato all'ergastolo per aver assassinato una sarta - a 30 anni di reclusione: «È tempo che monsignor Agostino Superbo, già vicepresidente della Cei e vescovo di Potenza - ha detto Scarpetta - si assuma le sue responsabilità. Il diritto canonico parla chiaro: è lui il responsabile di quanto accade nelle chiese della Diocesi. Nelle sue dichiarazioni e in quelle del viceparroco ci sono troppe contraddizioni e inesattezze».


    Martedì 02 Ottobre 2012 - 16:20    Ultimo aggiornamento: 16:23

    Ragioni civiche – Elezioni a Cuba

    La Stampa

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    Il post odierno di Generación Y è una nuova puntata di Ragioni civiche, il programma realizzato da Yoani Sánchez e Reinaldo Escobar, che ricopre il ruolo di conduttore (vedi il video a fondo pagina). Il tema del dibattito sono le prossime elezioni a Cuba. In studio: Julio Aleaga (giornalista indipendente), Laritza Diversent (avvocato e blogger) e Cecilio Dimas (storico e blogger). 

    Il dibattito parte dal presupposto che nel 1959 a Cuba si interrompe la legittimità costituzionale, i presidenti vengono designati, non più eletti, per poi aprire le porte a un sistema totalitario basato sul partito unico, che dichiara la fine di ogni esperienza democratica. Laritza Diversent, preparata in materia, descrive tecnicamente come si svolgono le elezioni, quali sono i requisiti per la partecipazione attiva, ma sottolinea che si tratta di elezioni limitate dal fatto che sono occupate dal governo. Cecilio Dimas smentisce la propaganda ufficiale che presenta le elezioni precedenti alla rivoluzione come veri e propri show nelle mani di ricchi proprietari terrieri, incredibili esempi di corruzione e di malaffare. 

    “Non si può generalizzare con un solo aggettivo tutte le elezioni che ci sono state dal 1901 al 1959. Abbiamo avuto elezioni limpide ed elezioni che hanno violato le regole democratiche, ma di fatto ci sono stati almeno cinque presidenti eletti regolarmente prima della riforma costituzionale del 1940 e tre dopo la nuova legge: Batista, Grau San Martín e Prio Socarrás. I presidenti prima del 1959 erano eletti con voto diretto e segreto. Non accade più dalla proclamazione di Fidel Castro. Raúl è stato designato come un erede al trono…”, conclude Dimas.

    Julio Aleaga afferma che le elezioni cubane sono una frode, perché il potere del popolo sovrano è stato usurpato dal partito unico. Reinaldo Escobar pone una domanda secca: “Bisogna partecipare a queste elezioni? Meglio annullare la scheda, votare per il candidato più idoneo, candidarsi per proporre un’alternativa?”. Julio Aleaga dice: “Io ho provato ad autopropormi, ma non sono riuscito a superare lo sbarramento del partito, perché mi hanno accusato di essere un controrivoluzionario. Le nomine sono decise per alzata di mano ed è proibita ogni campagna elettorale”.


    Pedro Campo, un ex diplomatico, intervistato, propone la sua idea per democratizzare il sistema cubano, che passa per una maggior partecipazione popolare al processo elettorale e da una conoscenza approfondita delle leggi. Dimas accetta l’idea di una democratizzazione, ma afferma che per avere un sistema democratico serve un reale accesso al sistema informativo. “Non come adesso che la stampa serve solo per appoggiare il sistema di potere”, conclude. Julio Aleaga ritiene che i non conformi debbano inserirsi nel sistema politico, non in quello ideologico, perché sono due cose diverse. A suo parere è importante partecipare alla vita pubblica per cambiare le cose dall’interno, nei limiti del possibile. 

    L’opinione prevalente dei presenti in studio è che le elezioni, così come sono strutturate a Cuba, non servono a niente, perché manca un sistema democratico, esiste un monopolio informativo governativo, partecipare o meno alle elezioni non cambia niente. Tutti sono d’accordo nel dire che è un’assurdità vietare la campagna elettorale, perché così facendo i cittadini non conoscono le idee e i programmi dei candidati. “In definitiva esiste un solo partito. Solo la struttura pluripartitica porta la democrazia, i diversi programmi con i candidati. Adesso le linee programmatiche sono decise dal partito comunista. Per questo è inutile votare”, dice Laritza Diversent.

    Emerge che i nomi dei candidati sono selezionati da una commissione che comprende membri del Comitato Centrale, scelti dalle circoscrizioni, tra le persone di cultura, gli sportivi che hanno dato lustro al paese e tra uomini importanti per imprese compiute. Sono importanti i CDR nella nomina dei candidati di base. Reinaldo afferma che sono elezioni senza sorprese. “Speriamo solo che siano le ultime di questo tipo, perché vogliamo una Cuba democratica, un progetto pluripartitico. Più di mezzo secolo passato con un simile sistema elettorale ha sfiancato il popolo cubano, privandolo di ogni possibilità decisionale. La società ha bisogno di rigenerarsi e di rinnovarsi. Nel 1959 sembrava impossibile instaurare il comunismo a Cuba, oggi pare impossibile tornare alla democrazia. Speriamo che ancora una volta possa accadere l’impossibile”, conclude Reinaldo Escobar.


    Gordiano Lupi
    www.infol.it/lupi

    Scampia, il quartier generale dei «girati» controllato dalle vedette minorenni

    Corriere della sera

    Un video, acquisito prima degli arresti, documenta come tra le sentinelle ci fossero molti «under 18»


    NAPOLI - Operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Napoli contro il gruppo camorristico dei «Vanella-Grassi». Due decreti di fermo emessi, qualche giorno fa, dalla Dda e dalla Procura per i Minori di Napoli hanno portato all'arresto di 14 persone, tra cui due minorenni. Gli investigatori ritengono gli arrestati parte del «braccio armato» dei cosiddetti «girati». Ai fermati sono contestati il porto e la detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo mafioso.


    LE GIOVANI RECLUTE DEI GIRATI - L'operazione dei militari, che si è conclusa alcuni giorni fa, ora ha il supporto di un impressionante video ripreso dai carabinieri di Napoli. Si vedono giovani vedette della camorra che, armate di pistola, presidiano il quartier generale dei Vanella-Grassi. Un controllo reso necessario visto che la nuova faida esplosa tra gli «scissionisti» e i «girati» ha già portato ad otto morti dall'inizio dell'anno.

    Vedette armate Vedette armate

    Tra le vedette, anche ragazzini che, pantaloncini corti e scarpe da jogging, che si piazzano sul «fortino» che difende la casa del capo dei «girati», Antonio Mennetta, arrestato in mutande e canottiera dopo la morte di Gennaro Marino, alias Manuzza (gli mancavano entrambe le mani), il vecchio boss ucciso platealmente il 23 agosto davanti a un lido di Terracina, sul litorale laziale, per rispondere all'omicidio di Gennaro Ricci, affiliato dei «girati».

    CHI SONO - I «girati» sono per lo più giovanissimid esiderosi di strappare agli "scissionisti" - ormai padroni del quartiere di Scampia e dello spaccio della droga, dopo la guerra con i Di Lauro - «piazze» importanti come già avvenuto con la Vela Celeste. Un tentativo che si sta facendo largo a colpi di pistola e di agguati.



    Redazione online 02 ottobre 2012

    Se lo spietato dittatore coreano resta «sarzanese ad honorem»

    Ferruccio Repetti - Mar, 02/10/2012 - 09:07

    Il consiglio comunale di Sarzana conferma la cittadinanza a Kim Il Sung, defunto despota comunista della Corea del Nord

    Va be’ che,come diceva il buon Giovanni Giolitti, «un sigaro e una croce di cavaliere non si negano a nessuno».


    Kim Il Sung

    Ma Sarzana, la rossa - rimasta, nella stra­grande maggioranza, comunista dura, pura e incrol­labile anche dopo il crollo del Muro di Berlino e dell’ideologia ridotta alla berlina - , Sarzana, dunque, è an­data ancora più in là. Arrivando al punto di conferire e poi di confer­mare, la settimana scorsa, la citta­dinanza onoraria all’ex dittatore coreano Kim Il Sung. Come dire: l’uomo politico-un po’ azzardato definirlo statista - che, al vertice del partito comunista e della Co­rea del Nord fra la metà degli anni ’40 e il 1994, data della morte, si è guadagnatol’8˚postonellaclassi­ficadeidespotipiùsanguinaridel-la Storia. Un 8˚ posto meritatissi­mo, dal punto di vista dell’elimina­zione fisica, con strategia scientifi­ca, di almeno 1 milione e 600mila persone colpevoli di non pensarla come lui.

    Tutte persone finite nel­le putride galere coreane e infine uccise o lasciate morire di stenti, per aver chiesto di non essere sfruttate, umiliate, affamate dal potere assoluto del «Grande Lea­der » che vantava pure capacità so­prannaturali. Si tratta di quello stesso Kim Il Sung che, nel frattem­po, viveva, lui, i familiari e la stret­ta cerchia di dignitari ruffiani e ge­nuflessi, nel lusso più sfrenato, e pretendeva di rivaleggiare con le grandi potenze, tenendo i confra­telli della Corea del Sud e il resto del mondo sotto la minaccia di una guerra. È a questo bel personaggio che, la sera del 12 novembre 1981, una ventina di consiglieri comunali di Sarzana, di vari gruppi politici, Pci,Psi,Dc e indipendenti,decise­ro di attribuire la cittadinanza onoraria, «in segno di fratellanza e amicizia tra la nostra città e il po­polo coreano».

    Carta canta, nel senso del verbale della seduta in cui si leggono i nomi del sindaco Francesco Baudone e degli altri membri dell’assemblea favorevo­li (fra cui gli allora giovani e ram­panti Renzo Guccinelli e Lorenzo Forcieri, destinati a brillanti car­riere, i quali - ne siamo certi - non mancheranno ora di prendere le distanze da quel macroscopico peccato di gioventù, imposto dal­la fed­e cieca e assoluta nel centrali­smo democratico).

    Passano gli an­ni, 31 per la precisione, ma per Sar­zana- la-rossa è come se fossimo ancora ai tempi del «Piccolo Pa­dre »Stalin o del«Grande Timonie­re » Mao. Si dà il caso che un consi­gli­ere del Pdl nel parlamentino lo­cale, Andrea Camaiora, che già aveva sollevato la questione nel 2006,ora torni alla carica:«Cancel­liamo questa brutta pagina di sto­ria cittadina, togliamo la cittadi­nanza a Kim Il Sung ». La proposta è spalleggiata dal collega Carlo Rampi e pure dal leghista Sparta­co Bagnone.

    Apriti cielo! Il presi­dente del co­nsiglio comunale Pao­lo Mione si oppone con una moti­vazione degna delle migliori acro­bazie dialettiche: «È una pagina di­menticata, caduta nell’oblìo». In­somma, non se ne parla proprio. Si va alla conta, che con i voti del Pd e del dipietrista Massimo For­cieri (astenuti Sel e Udc) confer­ma la gratificazione al dittatore, al «Grande Leader», al taumaturgo, al guaritore, al divino Kim Il Sung, e chi più ne ha più ne metta. Va a finire che dobbiamo dar ragione a chi dice: il comunismo è morto, ma i comunisti sopravvivono. E continuano- da veri comunisti- a non capire niente della Storia.

    Un sms «indifesa» delle bambine 2 euro chiamando il numero 45501

    Corriere della sera


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    Quasi 5000 bambini nel 2011 in Italia hanno subito violenza. Significa che in questo Paese ogni giorno più di 13 ragazzini sono maltrattati, abusati, trasformati in strumenti pornografici, offesi. I dati che la polizia ha anticipato a Terre des Hommes, però, dicono anche qualcosa in più: delle vittime quotidiane, tante, sette, otto sono bambine.

    4.946 violenze contro i minori nel 2011, denunciano le cifre, un aumento del 15 per cento rispetto al 2010. Di queste, sottolinea l’Ong, il 61 per cento sono femmine. In alcune tipologie di reato – la corruzione di minorenne, la violenza sessuale aggravata – la quota arriva anche all’80 per cento. C’è “un filo rosa tra questi terribili dati – dice Federica Giannotta, responsabile Diritti dei Bambini di Terre des Hommes – che “conferma l’urgenza di assicurare maggiore protezione alle bambine e alle ragazze”. L’Ong rilancia allora la campagna “indifesa”: da oggi fino al 21 ottobre si possono donare 2 euro con un sms al numero 45501.


    Samsung denuncia iPhone5: viola 8 brevetti

    Corriere della sera

    La casa sudcoreana chiede di inserire l'ultimo smartphone nella disputa in corso. Chiamata a decidere la corte di san Josè

    Non si ferma la guerra dei brevetti tra i due colossi delle tecnologie, la sudcoreana Samsung e l'americana Apple. Samsung ha presentato al tribunale di San Jose, in California, la richiesta di inserire l'iPhone5, l'ultimo nato nella dinastia dei telefoni Apple, nella disputa sui brevetti in corso con la casa di Cupertino. Samsung sostiene infatti che il nuovo smartphone messo in commercio violi otto suoi brevetti.

    BREVETTI INFRANTI - Le due società sono ai ferri corti nella lotta per la supremazia sul mercato globale degli smartphone, battaglia che ha portato all'apertura di procedimenti legali in tutto il mondo. In un comunicato emesso oggi, Samsung afferma: «abbiamo sempre preferito competere sul mercato con i nostri prodotti innovativi piuttosto che tramite i tribunali. Tuttavia, Apple continua ad adottare duri provvedimenti legali che limiteranno la competitività». Nella nota si legge ancora che la compagnia sudcoreana non ha avuto «altra scelta se non adottare le misure necessarie a proteggere le nostre innovazioni e i nostri diritti di proprietà intellettuale». Samsung avrebbe ottenuto un iPhone 5 il 21 settembre (giorno del debutto), per dare il via alle indagini sul prodotto riscontrando l'infrazione di due brevetti wireless UMTS e sei relativi a funzioni, già usati come arma contro altri iPhone.

    I TABLET - E nelle ultime ore è anche arrivata la notizia che un giudice californiano ha eliminato l'interdizione alla vendita di alcuni modelli di tablet prodotti dalla Samsung, inizialmente accordata su richiesta della rivale Apple. In particolare, il giudice Lucy Koh del tribunale di San Josè in California ha autorizzato la vendita del tablet Samsung Galaxy Tab 10.1, di cui Apple aveva chiesto e ottenuto un'interdizione provvisoria al commercio alla fine di giugno, sempre accusando la casa asiatica di violazione di brevetti.

    IL RISARCIMENTO MILIARDARIO - Lo scorso mese di agosto poi un tribunale della California aveva riconosciuto Samsung colpevole di aver copiato alcuni prodotti della società di Cupertino, infliggendo a Samsung una sanzione da un miliardo di dollari. Una decisione che non ha soddisfatto Apple, che infatti ha deciso di portaresul banco degli imputati anche il Galaxy S III. Ora, tuttavia, il giudice ha ritenuto che il Galaxy Tab 10.1 non violi i brevetti di design che inizialmente ne avevano disposto il blocco delle vendite.



    Redazione online2 ottobre 2012 | 11:00

    Cuba, le foto sfuggite alla censura

    Corriere della sera

    Le immagini del presunto killer di Lignano che Stefano Cavicchi è riuscito a nascondere alla polizia

    Sono le immagini sfuggite alla censura cubana. Nelle quali spicca il volto di Reiver Rico, che, secondo, l'accusa, avrebbe ucciso, insieme alla sorella, che ha confessato, una coppia di anziani a Lignano Sabbiadoro, prima di fuggire nell'isola caraibica.

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    LA VICENDA - Sulle sue tracce si era messo il fotoreporter Stefano Cavicchi, insieme ad altri 3 colleghi. Raggiunta l'abitazione cubana di Rico, intervistatolo e scattate diverse immagini, Cavicchi è stato fermato dalla polizia cubana che ha sequestrato il materiale contestando ai quattro reporter italiani l'ingresso a Cuba con un visto turistico mentre invece stavano svolgendo la professione giornalistica. Cavicchi è stato costretto a lasciare l'isola, ma, di nascosto, è riuscito a salvare questi pochi, preziosi scatti che il Corriere è in grado di presentarvi in esclusiva.

    Redazione Online1 ottobre 2012 | 21:14

    Wall Street: Google sorpassa Microsoft

    Raffaello Binelli - Lun, 01/10/2012 - 18:47

    Con 248,75 miliardi di dollari di capitalizzazione supera Microsoft (247,6 miliardi) ed è la quarta società degli Usa. Fra le tecnologiche è la seconda al mondo

    Nuovo record per Google.




    L'azienda di Mountain View supera Microsoft come capitalizzazione in borsa e diventa la seconda società tecnologica più grande al mondo, toccando quota 760,66 dollari per azione, con una capitalizzazione di mercato di 249,5 miliardi di dollari. Nel frattempo Microsoft, che resta il maggior produttore mondiale di software, calava dello 0,6% a 29,57 dollari per azione, scendendo a un valore di 247,8 miliardi di dollari. Il sorpasso arriva al termine di una crescita continua. In generale Google è ora la quarta società americana per capitalizzazione, dietro Apple, Exxon Mobil (426,56 miliardi di dollari) e Wal-Mart (249,25 miliardi).

    Fondata nel 1997 da due studenti dell’università di Stanford, Larry Page e Sergey Brin, Google oggi è non solo il motore di ricerca per antonomasia ma anche una potenza in campo pubblicitario, nonché il produttore di Android, il più diffuso software per cellulari al mondo.Al primo posto fra le aziende tecnologiche resta saldamente Apple, con una capitalizzazione di mercatopari a 632,7 miliardi di dollari. La società fondata da Steve Jobs aveva sorpassato Microsoft nel 2010, sull’ondadelle vendite di iPhone e iPad.

    Russia, al bando il film contro l'Islam. A rischio anche Youtube

    Andrea Cortellari - Lun, 01/10/2012 - 16:09

    Vietata la distribuzione delle immagini, promotrici di "intolleranza religiosa". Se YouTube non le eliminerà rischia l'oscuramento


    A pochi giorni dall'arresto di Nakoula Basseley Nakoula, il produttore di Innocence of Muslims, film accusato di irridere la religione musulmana, mostrando un'immagine falsata e irriverente del profeta Maometto, un tribunale russo mette al bando le immagini.


    I giudici moscoviti hanno pensato di bandire il film girato negli Stati Uniti, ritenuto responsabile di una serie di proteste diffusesi a macchia d'olio in diversi Paesi, concentrati soprattutto nell'area mediorientale, e forse della rivolta che ha portato all'uccisione dell'ambasciatore statunitense in Libia, Chris Stevens, anche se l'intelligence americana è ormai orientata verso la spiegazione del gesto come atto terroristico, non direttamente connesso al film anti-Maometto.

    Il giudice distrettuale di Tverskoi ha motivato la sua decisione di accogliere la richiesta dell'ufficio del Procuratore generale sotolineando il carattere "estremista" delle immagini (guarda il trailer del film), che avrebbero "promosso la crescita dell'intolleranza religiosa in Russia".

    Il ricorso in appello sulla sentenza potrà essere presentato entro un mese. Dal primo novembre, se la decisione non venisse contestata (e Google non eliminasse le immagini del film) sarebbe a rischio anche YouTube. Le "liste nere" di siti web "dannosi per la salute e lo sviluppo dei bambini", che entreranno in vigore proprio a novembre, impongono l'oscuramento dei siti che propongono materiale considerato non adatto.

    L'oro sepolto di Gheddafi "Fondi fantasma per Sarkò" Il segreto che uccise il Raìs

    Quotidiano.net

    Gheddafi sarebbe stato venduto agli 007 francesi dal presidente siriano Assad. Un nuovo giallo: è morto il ragazzo che si fece fotografare con la pistola del tiranno.
    di Giovanni Serafini


    Parigi, 12 settembre 2012

    ESISTE un tesoro di Gheddafi sepolto nel deserto? Sono stati i servizi segreti francesi a uccidere il Raìs? È stato uno dei loro uomini infiltratosi nelle Brigate Rivoluzionarie a sparargli un colpo di pistola? E perché tanta fretta di eliminarlo, visto che era ormai definitivamente in trappola? Le notizie che cominciano ad affiorare sulle circostanze della morte del Colonnello, ancora da verificare ma abbastanza credibili, aprono davanti ai nostri occhi uno scenario alla Kennedy: un dossier nero, in cui si mescolano segreti di Stato e complotti internazionali, trattative sotterranee e tradimenti ai vertici del potere.

    Riassumiamo: Gheddafi sarebbe stato venduto agli 007 francesi dal presidente siriano Assad, vittima di un vero e proprio ‘patto del diavolo’: da una parte la Francia aveva interesse all’eliminazioni fisica del dittatore per evitare che rivelasse, come aveva minacciato, particolari scabrosi su presunti finanziamenti (50 milioni di dollari) elargiti dalla Libia a Sarkozy per la campagna presidenziale del 2007. Dall’altra, Assad voleva che Parigi la smettesse di additarlo come massacratore del suo popolo e allentasse la pressione internazionale sul regime di Damasco.

    A QUESTO scenario si arriva mettendo insieme vari elementi. Il primo è costituito da recenti dichiarazioni di Mahmoud Jibril, ex premier del governo transitorio libico: intervistato dalla tv egiziana ha detto che la morte di Gheddafi è stata decisa per soddisfare «la richiesta di alcune parti internazionali»: queste ultime volevano scongiurare il rischio che il colonnello rivelasse «questioni compromettenti». Gheddafi dunque sarebbe stato tolto di mezzo per proteggere qualcuno. Chi? «Non lo so: il Raìs era a conoscenza di molti segreti», ha risposto Jibril. Più esplicite alcune fonti di Bengasi fra cui Rami El Obeidi, ex responsabile del Consiglio transitorio: «Gheddafi — ha detto — è stato ‘consegnato’ ai servizi segreti francesi dal presidente siriano Bashar Assad, che ha rivelato loro il numero del telefono satellitare del Raìs».

    Ricordiamo i fatti: il dittatore di Tripoli venne individuato proprio grazie ai segnali emessi del suo satellitare Iridium. Il 20 ottobre 2011 aerei militari francesi attaccarono il suo convoglio mentre cercava di scappare da Sirte. Catturato vivo, pestato a sangue e ferito, Gheddafi venne ucciso con un colpo di pistola: la Francia, primo paese a lanciare raid aerei contro la Libia, voleva farla finita con il Raìs, e in fretta.

    Altro elemento: Chabane Ben Omrane, l’uomo che si vantò di aver ucciso Gheddafi e che si fece fotografare con in pugno la pistola d’oro del dittatore, è scomparso a sua volta, in circostanze poco chiare: gravemente ferito in Libia nel luglio scorso, è stato trasferito all’American Hospital di Parigi, dov’è morto pochi giorni fa. Intanto, altro scenario da giallo, si sta dando la caccia alle immense quantità d’oro che Gheddafi avrebbe nascosto nel deserto libico: una fortuna incalcolabile sepolta chissà dove. A rivelarne l’esistenza, sotto interrogatorio, il capo dei servizi segreti del Raìs, Abdullah Senussi, Solo uno dei figli di Gheddafi e alcuni ex dirigenti conoscevano le coordinate. Ma sono tutti morti.
    di Giovanni Serafini

    Il nuovo catalogo Ikea? In Arabia è senza donne

    Corriere della sera

    Le modelle sono state rimosse digitalmente dalle foto per motivi religiosi. Critiche e arrivano le scuse dell'azienda

    A sinistra il bagno Ikea nella versione ufficiale, a destra la foto 'epurata'A sinistra il bagno Ikea nella versione ufficiale, a destra la foto 'epurata'

    Il catalogo Ikea, con oltre 400 milioni di lettori, è la pubblicazione più diffusa sul pianeta. Tuttavia, non dappertutto può essere identico. Nella versione saudita, il colosso svedese ha rimosso digitalmente dalle foto le donne e le bambine. La ragione? Motivi religiosi. Per il rivenditore di mobili low cost non è il primo caso di censura.
    LE MODELLE SPARITE - Negli anni la catena dell'arredamento più grande al mondo si è espansa anche nelle regioni islamiche: in Kuwait, Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti. E qui la sensibilità religiosa verso i clienti ha massima priorità: nel nuovo catalogo distribuito in Arabia Saudita sono state eliminate digitalmente dalle immagini tutte le mannequin. Il quotidiano free press di Stoccolma Metro mette a confronto le foto Ikea - altrimenti identiche in tutti i cataloghi 2013 - con quelle ritratte nell’edizione saudita. E infatti salta subito all’occhio: non c’è traccia di modelle femminili, solo uomini o bambini. Nella monarchia assoluta della penisola araba sono in vigore severe leggi che vietano di ritrarre donne con la pelle scoperta.

    CODICE E SCUSE - «Non si possono depennare le donne dalla società» ha detto il ministro svedese del Commercio Ewa Björling. Che sottolinea: «È un altro triste esempio di come sia ancora lunga la strada verso la parità tra uomini e donne in Arabia Saudita». La risposta ufficiale dell’azienda svedese arriva attraverso la portavoce, Ylva Magnusson: «La nostra società ha un codice etico molto chiaro e la parità tra uomo e donna è elemento fondante». In un comunicato esprime rammarico sottolineando di «aver dovuto reagire prima» e che «l'esclusione delle donne dalla versione saudita del catalogo è in conflitto con i valori del gruppo Ikea». Per il catalogo saudita è responsabile la holding Inter Ikea.

    GAY E PUSSY RIOT - In realtà, non è la prima volta che Ikea si rende protagonista di campagne particolarmente provocatorie: recentemente è stata costretta a censurare dal sito russo un'immagine che ritraeva quattro ragazzi con un passamontagna seduti su mobili Ikea, un'immagine troppo simile alle ragazze delle Pussy Riot. In Italia, invece, scoppiarono grandi polemiche su una pubblicità a favore delle coppie gay. ll catalogo Ikea viene pubblicato dal 1951. La nuova edizione ha una tiratura di 208 milioni di copie e viene distribuita in 43 Paesi.

    Elmar Burchia
    1 ottobre 2012 | 15:23

    La figlia viene uccisa dall'ex. Equitalia vuole i soldi per la sentenza

    Libero

    Assurda richiesta dell'Agenzia delle Entrate ai coniugi Del Pero: devono pagare il deposito della sentenza di condanna dell'assassino


    Cattura
    I genitori di Monia ora faranno ricorso al Tar, ma anche alla Corte di Giuistizia Europea: "Siamo vittime come quelle di mafia e del terrorismo"

    Monia è stata uccisa a 19 anni dall'ex fidanzato nel 1989:  dopo averla strangolata, l'ha spogliata per renderla irriconoscibile, l'ha messa in sacchi della spazzatura e poi l'ha buttata sotto un ponte. Per tre lunghissimi giorni anche l'assassino si è unito agli amici e parenti nella ricerca di Monia, poi dopo un interrogatorio incalzante ha confessato. A distanza di tanti anni il dolore della signora Giliola e il marito Adriano Del Pero, che mai ha trovato conforto per la morte assurda della figlia,  diventa rabbia.

    L'Agenzia delle Entrate pretende oltre 2000 euro per il deposito della sentenza che aveva condannato l'assassino della loro Monia. Attraverso il Giornale di Brescia i coniugi del Pero denunciano l'assurdità della cosa annunciando il ricorso al Tar e alla Giuistizia Europea per per aver diritto a benefici simili a quelli che spettano alle vittime di mafia e terrorismo.

    Strage di Sant'Anna, la procura di Stoccarda archivia il caso

    Lucio Di Marzo - Lun, 01/10/2012 - 14:09

    Per la Procura di Stoccarda l'eccidio non è documentato da prove sufficienti. Nel 2005 il tribunale di La Spezia aveva emesso nove condanne

    La procura tedesca mette una pietra sopra alla strage di Sant'Anna di Stazzema.





    L'eccidio nazista nel quale rimasero uccise 560 persone - tutte civili - il 12 agosto 1944, per Stoccarda non è documentato da prove sufficienti a determinare responsabilità per i 17 accusati che ancora sono in vita. A motivare la sentenza della Procura tedesca l'idea che la semplice appartenenza a un'unità delle Waffen-SS non sia sufficente a determinare la colpa di un singolo.

    Tra le persone su cui gravava l'accusa Gerhard Sommer, ora novantunenne, condannato nel 2005 all'ergastolo insieme ad altri otto imputati. La sentenza fu emessa dal tribunale militare di La Spezia. Per Sommer le autorità tedesche avevano già negato l'estradizione. I soldati ritenuti responsabili per la strage appartenevano alla 16ema divisione corazzata Reichsfuehrer SS.

    Il ministro socialdemocratico della Giustizia del Baden-Wuerttemberg, Rainer Stickelberger, ha commentato la sentenza sottolineando di capire il dolore che la decisione porterà alle famiglie delle vittime. Dal 2002 l’Ufficio criminale regionale indagava sull'accusa d'omicidio nei confronti dei militari tedeschi.

    Il compromesso sudista che allontana le due Italie

    Corriere del Mezzogiorno
    Marco Demarco


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    A sentire Caldoro, la Campania sarebbe la più virtuosa delle regioni: taglia gli eccessi, riduce le spese, dimezza i contributi ai gruppi consiliari, ripiana il deficit sanitario. Mentre a sentire de Magistris Napoli avrebbe di che consolarsi: il lungomare liberato, la rivoluzione arancione, le piste ciclabili. E ora c’è perfino l’ “evoluzione patrimoniale”, come la chiama Romeo, che consiste nell’avere diecimila proprietari  di case in più grazie alle dismissioni comunali.

    Si dà il caso, però, che dall’ultimo rapporto Svimez emergano realtà assai diverse da queste. La Campania, sostengono i ricercatori della Svimez, è il buco nero del Mezzogiorno e Napoli è il buco nero della Campania. Saremo virtuosi, come dice Caldoro, ma qui continuiamo ad avere i dipendenti pubblici più pagati d’Italia e il reddito regionale pro capite più basso in assoluto. Nonché le partecipate regionali più indebitate d’Italia: meno 107 milioni nell’ultimo anno censito. A Napoli, poi,  abbiamo il lungomare liberato, come ripete orgoglioso de Magistris, ma una donna laureata non lavora neanche con le cannonate e quelle che lavorano non hanno le scuole a tempo pieno per i loro figli.

    A Milano non si sono strappati i capelli per aver perso la Coppa Davis e quest’anno, per la prima volta, non ospiteranno neanche l’ultima tappa del giro d’Italia, ma la refezione nelle scuole funziona e le corse di tram e autobus aumentano invece di diminuire. Al Sud come al Nord,  chi governa mette sempre l’accento sulle tendenze positive, sulle novità, sulle eccellenze. Bassolino magnificava l’arte in piazza.

    E il suo assessore Cascetta si vantava della metropolitana più bella del mondo. Mentre Formigoni è fiero dei primati lombardi, specialmente nella Sanità, che ricorda però tralasciando i suoi guai con la giustizia. Ma al Nord la locomotiva comunque continua ad andare, mentre al Sud non toglie mai il freno. E, sono sempre previsioni Svimez,  ci vorranno ancora 400 anni per allineare le due Italie.

    È dunque evidente che, specialmente al Sud,  serve un nuovo punto di vista. Un punto di vista consapevolmente critico, perché il relativismo ottimistico dei leader istituzionali  è pericoloso almeno quanto il catastrofismo cosmico della Svimez. Entrambi rischiano infatti di essere funzionali  al compromesso sudista, che consiste nel vantarsi per accreditarsi e nel piangere miseria per accumulare risorse; risorse che poi si perdono in mille rivoli.

    Forse, ma è fin troppo ovvio dirlo, sarebbe più vantaggioso vantarsi di meno e investire meglio.  A partire dai fondi europei, nel cui utilizzo la Campania continua ad essere l’ultima regione in Europa. Perchè? Dov’è l’imbuto? È una questione di uomini o di idee? Ecco, la Svimez si è mai occupata seriamente di questi temi? Non credo. E infatti è dovuto arrivare il ministro Barca per avere un po’ di dati certi sul fenomeno.

    La velina ammette: "Il cane è stato soppresso". Bufera e gossip in rete

    La Stampa

    Giulia Calcaterra bersaglio delle associazioni ambientaliste: "Non può restare a Striscia la notizia"

    erica asselle


    veline
    Continuano ad imperversare su blog e siti che si occupano di tv, le polemiche riguardanti la velina novarese Giulia Calcaterra e il suo cane Rottweiler compaso legato con una corda in una foto che ha scatenato le ire degli animalisti che hanno trovato ulteriore  ragione di scandalo nel fatto che la soubrette novarese sia testimonial di un catalogo di pellicce.

    Ora pare che, come la definiscono alcuni siti, la "finta" velina bionda (per via, forse, di un certo colore castano dei suoi capelli sulla passerella di Miss Italia), abbia ammesso di aver fatto sopprimere il cane dopo alcuni episodi di aggressività. Tra coloro che vorrebbero la velina destituita dal trono di "Striscia" ci sono  il Partito Animalista Europeo e dell’Associazione italiana per la difesa di animali e ambiente (Aidaa), che giudicano l'immagina della ventunenne di Cerano incompatibile con lo "stile" ecologista del programma Mediaset.
    A gettare benzina sul fuoco del gossip, poi, sono state le immagini "senza veli" di Giulia Calcaterra che hanno fatto il giro della rete.

    Falso cieco totale guidava l'auto in 30 anni ha truffato 200 mila euro

    Corriere della sera

    La Gdf inchioda anziano truffatore con numerosi video: il finto disabile si muoveva senza alcuna difficoltà

    Falso cieco incastrato dalla Guardia di finanza
    Mario Proto


    ROMA - Lo hanno sorpreso e inchiodato con una serie di video: il cieco totale ci vedeva benissimo, tanto da guidare l'auto. E' l'ultimo falso invalido smascherato dalla Guardia di Finanza: lo hanno individuato e denunciato a Rieti gli uomini del comando provinciale delle Fiamme Gialle. L'uomo, che da più di 30 anni percepiva una pensione di invalidità per «cecità assoluta», frequentava i bar della zona e si spostava alla guida della propria auto senza difficoltà.

    200 MILA EURO DI DANNO - I finanzieri hanno effettuato numerose riprese e appostamenti prima di fermare l'anziano truffatore che aveva denunciato una grave patologia certificata dalla Commissione medica competente. Residente in un Comune della provincia reatina, dichiarato cieco assoluto dal 1979, avrebbe percepito indebitamente oltre 200 mila euro: un danno allo Stato che dovrà risarcire. Stando alle cartelle cliniche l'uomo non avrebbe potuto svolgere nemmeno le più elementari attività quotidiane. In corso ulteriori accertamenti volti a stabilire se il truffatore abbia avuto complici tra i medici specialistici che gli hanno certificato la disabilità.


    Redazione Roma Online 1 ottobre 2012 | 12:01