sabato 6 ottobre 2012

Apple iPhone 5

Quotidiano.net

 Recensione di Andrea Bai , Davide Fasola , Paolo Corsini pubblicato il 05 Ottobre 2012 nel canale Apple


“Lo scorso 12 di settembre, Apple ha annunciato ufficialmente il nuovo iPhone 5, evoluzione di 4S e primo smartphone della Mela con form factor rinnovato, display da 4 pollici e rapporto prospettico 16:9”


Con il lancio di iPhone nel 2007 Apple ha saputo dare un forte scossone al mercato della telefonia cellulare. Lo smartphone della Mela è diventato rapidamente un enorme successo commerciale, vendendo milioni di dispositivi nel corso di questi cinque anni e stabilendo nuove dinamiche nel settore. Si tratta di un caso particolare ed emblematico, specie considerando che Apple prima di allora non ha mai avuto alcuna esperienza nel mondo della telefonia mobile, pur potendo vantare un illustre trascorso nel mondo dei dispostivi da tasca con la commercializzazione del palmare Apple Newton negli anni tra il 1993 ed il 1998.



Un successo (commerciale, lo ripetiamo) così dirompente che la concorrenza non ha potuto fare altro che adeguarsi: da allora touchscreen come se piovesse, sensori di posizionamento e accelerometri in tutte le salse, per offrire tutte quelle caratteristiche (e in diversi casi anche qualcuna in più) che iPhone ha dimostrato essere apprezzate dal pubblico. Ma il successo non è stato merito solamente del dispositivo, ma anche del sistema operativo che lo governa: appositamente per il nuovo smartphone Apple ha sviluppato un inedito sistema operativo, iOS e, solo successivamente al suo debutto, un colossale ecosistema di piccoli programmi presto ribattezzati "app", un nome breve e semplice da ricordare per rispecchiare l'immediatezza nell'uso delle nuove piccole applicazioni. Di fatto, piaccia o no, è ad iOS che si deve la diffusione delle app nel pubblico consumer: seppur già presenti, infatti, i programmi e le applicazioni per i dispositivi mobile precedenti ad iPhone (si pensi a BlackBerry, Symbian e Windows Mobile), ma di fatto relegate a nicchie di utenti, è con l'avvento di iPhone, iOS ed App Store che il grande pubblico conosce la possibilità di usare applicazioni anche sul proprio telefono cellulare evoluto.
Alla nuova sfida lanciata da Apple, i concorrenti rispondono principalmente con Android, il sistema operativo sviluppato da Google che trova ora posto sugli smartphone di una varietà di produttori: a partire dalla coreana Samsung (che primeggia, tra i molti), passando per HTC, Acer, Sony, Asus giusto per citarne alcuni. Il "robottino" di Mountain View ha infatti saputo porsi come unica vera alternativa (prima dell'avvento di Windows Phone) alla Mela. Tuttavia se Apple da un lato può offrire un prodotto sviluppato in maniera sinergica tra hardware e software, così non avviene per Android poiché ogni produttore di smartphone personalizza in maniera più o meno marcata il sistema operativo a seconda delle proprie esigenze dando luogo ad una fortissima frammentazione, tale per cui la cosiddetta "Android experience" può risultare molto differente da dispositivo a dispositivo.



Nel corso di questi anni si sono succedute sei generazioni di smartphone "iPhone", con buona pace del numerino 5 dell'ultimo nato. Dopo il modello "2G" o "edge" del debutto nel 2007 è arrivato sul mercato nel 2008 iPhone 3G che ha permesso ad Apple di estendere la propria presenza su altri mercati internazionali. Ad un anno di distanza la Mela propone iPhone 3GS, identico nell'aspetto al predecessore ma con qualche novità sotto la scocca e un ulteriore ampliamento dei territori di commercializzazione. Il passo avanti più importante, in termini di caratteristiche e design, è stato iPhone 4 nel 2010, seguito dalla rispettiva versione "S" nello scorso anno. Si tratta, pertanto, di cinque generazioni di cellulare, cui si aggiunge la sesta con iPhone 5. Nella nomenclatura della casa di Cupertino le versioni "S" rappresentano semplicemente un modello "di transizione" per il quale, di norma, vengono apportate solamente alcune modifiche ed ottimizzazioni hardware senza variare il look and feel del dispositivo.



Per il nuovo iPhone 5 Apple decide di modificare per la prima volta il form factor del telefono, adottando un display da 4 pollici di diagonale in formato 16:9, creando una significativa discontinuità con i precedenti modelli equipaggiati con display da 3,5 pollici in formato 3:2. Si tratta della novità più vistosa del nuovo smartphone, che va incontro ad un notevole aggiornamento hardware grazie all'introduzione del nuovo system-on-chip Apple A6, che secondo le dichiarazioni della Mela dovrebbe garantire un forte incremento prestazionale a confronto del diretto predecessore. Apple riesce, inoltre, a ridurre lo spessore del dispositivo e a contenerne il peso, che si fregia così dello slogan "l'iPhone più leggero di sempre". Ed anche il più lungo, ci piace aggiungere.

Al di là della variazione del form factor, le altre novità di iPhone 5 si trovano sotto il guscio e nelle funzionalità di iOS 6 (che è comunque disponibile anche per i telefoni precedenti fino ad iPhone 3GS): almeno sulla carta iPhone 5 sembra essere un'evoluzione dello status quo piuttosto che una vera innovazione. Saprà soddisfare le aspettative del pubblico?

Israele abbatte nel suo spazio aereo un velivolo senza pilota

Quotidiano.net

"Partito dalla Striscia di Gaza"

Forze dell’esercito di Tel Aviv hanno passato al vaglio l’area nel tentativo di localizzare e identificare i resti

Tel Aviv, 6 ottobre 2012


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Le forze aeree israeliane hanno abbattuto un velivolo senza pilota entrato questa mattina nello spazio aereo israeliano. L’aviazione israeliana ha intercettato e abbattuto il velivolo sconosciuto. L'aereo è stato colpito nel Neghev del nord. Lo ha reso noto un portavoce militare.

Forze dell’esercito israeliano - ha aggiunto il portavoce militare - hanno passato al vaglio l’area nel tentativo di localizzare e identificare i resti dell’aereo. Il velivolo, ha aggiunto la radio militare, proveniva dal Mediterraneo e non trasportava esplosivo. Secondo fonti palestinesi, il velivolo è partito dalla Striscia di Gaza e ha sorvolato diversi insediamenti e basi nel sud d’Israele, oltre alla città di Beersheba.

Quelle vecchie regole che vietano i cani nei parchi Parte la rivolta degli animalisti

Luisa De Montis - Sab, 06/10/2012 - 16:33

Protesta contro i regolamenti comunali che, in barba alla legge nazionale, vietano gli animali nei luoghi pubblici. Brambilla: "Facciamoci sentire"

Parte la rivolta degli animalisti contro i sindaci anti-cani e i divieti d'accesso agli animali domestici ancora imposti da alcune amministrazioni comunali.


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Un grande numero di cittadini questa mattina ha sfilato lungo le vie della città e attraverso le zone "off limits" al fianco dei propri animali per dire no al divieto di condurre cani nei parchi pubblici e per rilanciare il tema dell'accesso libero delle persone con animali al seguito in tutte le città. Una moltitudine di persone di ogni età e ceto sociale ha violato la "zona rossa", guidati dall'ex ministro del Turismo che già quando era al governo aveva firmato con l’Anci un accordo per favorire l’accesso dei cittadini accompagnati da animali d’affezione a tutti i  luoghi pubblici e aperti al pubblico, compresi gli uffici e i mezzi di trasporto pubblico.

"Dovunque i cittadini subiscano ingiustificate limitazioni della loro libertà di muoversi, nel rispetto delle norme e delle regole della buona educazione, con il proprio animale domestico al seguito, deve essere messa in campo una tenace forma di protesta civile", spiega la Brambilla, "È ora di farsi sentire, di pretendere il rispetto della legge che non prevede zone off-limits per i cani se non in limitatissimi casi, di chiedere al proprio sindaco - se necessario - di adeguare i regolamenti comunali o di adottare le ordinanze-tipo predisposte a suo tempo dal ministero del Turismo  e dall'Anci. Milioni di italiani - continua l'on. Brambilla - convivono con gli animali domestici e hanno tutto il diritto di volerli accanto a sè in ogni momento della vita quotidiana. Un diritto che non può certo essere violato da un regolamento comunale e da un sindaco. Per questa ragione, i cittadini non intendono più sopportare simili soprusi che sono del tutto illegittimi. E come oggi, metteranno in atto forme di protesta civile, faranno sentire la propria voce dal nord al sud del paese, ovunque si cerchi di limitare la loro libertà. La  nostra é una protesta nazionale, politica e istituzioni prendano atto che i tempi sono cambiati".

Nei giorni scorsi il sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, ha strenuamente difeso l’art.65, comma 3, del regolamento comunale che esplicitamente vieta ai cani i “parchi e giardini pubblici”. La sanzione prevista per i trasgressori può variare dai 25 ai 500 euro. Disposizioni simili a quelle adottate dal Comune di Lodi, palesemente illegittime, sono state impugnate con successo innanzi a parecchi Tribunali amministrativi regionali. “Alla prima sanzione amministrativa ricorreremo contro il regolamento di Lodi e il Comune dovrà adeguarsi", avverte l'ex ministro

Youtube taglia i contenuti amatoriali La rabbia dei videomaker fai-da-te

La Stampa

Il sito di proprietà di Google ha stretto accordi con produttori professionisti togliendo spazio all’improvvisazione. E c’è chi decide di migrare altrove




La nuova strategia fa vacillare l’identità di You Tube, nato con lo slogan “Broadcast yourself” e che ha attirato frotte di appassionati, sedotti dall’idea che chiunque, da un giorno all’altro, potesse diventare una star

federico guerrini


Dai dilettanti ai grandi nomi. Il cambio di strategia di YouTube, che negli ultimi tempi ha stretto numerosi accordi con produttori professionali di contenuti ha provocato qualche scontento fra i video maker amatoriali, molti dei quali erano riusciti negli anni scorsi a trasformare quella che era nata come una passione, in una fonte di reddito. In ballo ci sono i quattrini degli investitori pubblicitari e la quota di incassi che il sito di proprietà di Google elargisce alle clip con più visualizzazioni.

Nel solo mercato americano la società eMarketer stima ad esempio che il valore degli annunci sui video digitali passerà dai 2,3 miliardi di dollari di quest’anno ai circa 7 miliardi del 2015. Ma c’è in gioco anche qualcosa di più. C’è l’identità di un sito nato con lo slogan “Broadcast yourself” e che ha attirato frotte di appassionati, sedotti dall’idea che chiunque, da un giorno all’altro, potesse diventare una star.

Per alcuni, pochi in realtà rispetto ai chi ci ha provato, il sogno si è avverato. Per altri, mettere in mostra le proprie conoscenze, magari attraverso un canale tematico, è diventato comunque un’apprezzabile fonte di introiti. Almeno finora, perché, come documenta la Reuters in una recente inchiesta (http://www.reuters.com/article/2012/10/04/us-youtube-culture-idUSBRE8931K420121004), l’arrivo sul sito delle star, quelle vere, come Madonna, Ashton Kutcher o il rapper Jay-Z, tutti divenuti curatori di qualche canale, ha cambiato le carte in tavole.

Portando una qualche forma di gerarchia interna in quello che assomigliava più a un magma indistinto. Altri nomi celebri – uno su tutti: Tom Hanks – si sono reinventati nelle vesti di produttori di progetto audiovisivi sul Tubo. Difficile competere con una tale potenza di fuoco, e di dollari. Risultato: una parte dell’utenza sta migrando altrove: su piattaforme come Vimeo o iTunes, oppure sta sperimentando la strada dello streaming di contenuti attraverso delle applicazioni ad hoc, per smartphone o tablet.

La società di Mountain View cerca di frenare il fenomeno con delle chat in cui dei dipendenti di Google dialogano con in piccoli videomaker ascoltando le loro lamentele. E con altre iniziative come un concorso per amministratori di canali con meno di 300.000 iscritti, ai cui vincitori viene offerta la possibilità di partecipare a un “Creation Camp” in cui approfondire le tecniche di regia e ripresa con l’aiuto di alcuni professionisti. Chissà se basterà per placare gli scontenti.

D’altra parte, il cambio di strategia della Grande G è apparsa quasi come una mossa obbligata per controbattere alla concorrenze di altre grandi aziende che giocano un ruolo da protagonisti nel mercato dello streaming di contenuti video, come Netflix o Aol. E sembra avere senso considerato che fra appena tre anni, sempre secondo la società di analisi eMarketer, il 40 % della popolazione Usa sarà dotato di schermi interattivi, in cui i palinsesti saranno in parte occupati da contenuti dei media tradizionali e in parte proverranno da altri soggetti, come appunto YouTube. Che vuole assicurarsi di avere preparata all’appuntamento.

Ryanair, annuncio choc a bordo: «Benvenuti a Bari, città di mafia»

Il Messaggero

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BARI - «Benvenuti a bordo di questo volo Ryanair da Parigi Beauvais a Bari, la città della mafia e di san Nicola». È l'annuncio fatto da un'assistente di bordo - riporta l'edizione barese di Repubblica - prima che il velivolo decollasse dall'aeroporto francese.

La denuncia.
È una passeggera a raccontare l'episodio e ad annunciare di aver scritto una lettera di protesta alla compagnia aerea: «Mi sento terribilmente offesa da questo modo ridicolo con cui trattate i vostri passeggeri, paganti. Bari si trova in Puglia, che ha sostenuto Ryanair con soldi pubblici, affinchè un paio di anni fa stabilisse qui un hub».


Sabato 06 Ottobre 2012 - 15:40
Ultimo aggiornamento: 15:42

Vatileaks, 18 mesi di carcere a Gabriele Padre Lombardi: «Il Papa lo grazierà»

Il Messaggero

Pena ridotta: l'accusa aveva chiesto tre anni. Il maggiordomo del pontefice: «Ho agito per amore della Chiesa»


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ROMA - «La possibilità che il papa conceda la grazia a Paolo Gabriele è molto concreta e molto verosimile». Padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, lo dice a pochi minuti dalla condanna dell'ex maggiordomo a 18 mesi di carcere per il furto dei documenti di Benedetto XVI. Una sentenza ridotta dal tribunale vaticano (l'accusa aveva chiesto tre anni) viste le attenutati. Gabriele è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali. Il promotore di giustizia Nicola Picardi ne ha chiesto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, limitata agli uffici che hanno «uso di potere». Il corvo è stato processato per furto aggravato e per la diffusione di carte riservate dall'appartamento del Pontefice.

Concesse le attenuanti.
Le attenuanti concesse a Paolo Gabriele sono dovute all'assenza di precedenti penali, alle risultate del suo stato di servizio antecedente ai fatti in questione, alla sopraggiunta convinzione del suo comportamento erroneo e alla dichiarazione del suo pentimento. L'accusa, partendo dalla pena di 4 anni, ne aveva chiesto la diminuzione di un anno per le attenuanti generiche. Gabriele è rimasto impassibile alla lettura della sentenza. Non ha esternato nessun sentimento, ma poi quando ha lasciato l'aula del tribunale, Gabriele ha sorriso e salutato i presenti.
 
Spuntano i nomi di due complici Nel corso dell'udienza sono spuntati i nomi di due sacerdoti legati al presunto «corvo»: quelli di don Giovanni Luzi, padre spirituale di Gabriele, il «padre B» citato nelle carte dell'inchiesta a cui il maggiordomo aveva consegnato una seconda copia delle carte riservate sottratte nella segreteria particolare del Papa, e don Paolo Morocutti, suo primo padre spirituale. Il promotore di giustizia Nicola Picardi ha ricordato come don Giovanni Luzi «distrusse» le copie dei documenti consegnatigli da Gabriele, corrispondenti a quelli dati dal maggiordomo papale al giornalista Gianluigi Nuzzi. Don Luzi fu presentato al maggiordomo dal suo primo padre spirituale e punto di riferimento, don Paolo Morocutti. Entrambi i sacerdoti sono legati alla comunità «Madre del buon pastore» di Palestrina. Morocutti è anche assistente spirituale dell'Università Cattolica di Roma.
 

Gabriele.
«La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per esclusivo, direi viscerale, amore per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile. E se lo devo ripetere non mi sento un ladro». Queste le ultime parole dell'imputato prima che la corte si ritirasse per decidere la sentenza.
La moglie. «Voglio solo riabbracciare mio marito». Poche parole da Manuela Citti, la moglie di Paolo Gabriele. La moglie dell'ex maggiordomo fa sapere che desidera soltanto «stare accanto» al marito e non nasconde la «tensione» legata al momento.


Sabato 06 Ottobre 2012 - 12:02
Ultimo aggiornamento: 15:42

Cane sotto choc, coppia in procura I vicini di casa accusati di stalking

Corriere della sera

L'animale è sotto choc: lo tormentavano con bagnandolo e stuzzicandolo. L'avvocato: Fido ha cambiato il suo comportamento. L'etologo Mainardi: è possibile


Cattura
PADOVA - Le minacce, la paura per l’incolumità sua e della sua famiglia. Ma anche, e soprattutto, del suo cane. È così che una coppia padovana finisce denunciata in procura e indagata per stalking nei confronti di una loro vicina di casa 48enne, dei suoi due figli e del loro animale domestico. Che, nella denuncia depositata a palazzo di Giustizia, diventa suo malgrado il simbolo di una situazione di convivenza non più sostenibile. «Stalkizzato» anche lui, l’amico a quattro zampe. Finito sotto choc per i comportamenti dei vicini, che all’abitazione della padrona avrebbero più volte rovinato la siepe e picchiato sulla rete, spaventando così l’animale. Tanto impaurito da tutte queste «violenze» da essere indotto a cambiare il proprio comportamento. Stressato, ogni qualvolta vedeva passargli davanti i vicini di casa, intimorito dai loro passi. Insomma, perseguitato. Come fosse una essere umano, anzi di più.

Perché nella denuncia si legge che la 48enne, residente a Padova in via Acuto, si sente ingiuriata e minacciata. Lei come i due figli avuti da un matrimonio finito con una separazione, e come il cane. «Minacciato» e «provocato» dai continui richiami della coppia di vicini, che in più di un’occasione dal 2009 lo avrebbero «annaffiato» con acqua fredda e stuzzicato. Trasformando il suo istinto canino. Ora l’inchiesta è solo all’inizio ed è possibile che, se da un lato penalmente il reato di stalking non possa vedere un cane come parte offesa, dall’altro la coppia denunciata rischi anche l’accusa di maltrattamento di animali. «Se un cane si sente minacciato, chiaramente cambia il suo comportamento - spiega il professor Danilo Mainardi, etologo di fama internazionale - manifesta paura, è choccato. È anche vero che, tormentando il cane, ne soffra anche la padrone. C’è poi che ormai il cane è giudicato un membro aggiunto di una famiglia allargata, e quindi una persona che lo considera alla stregua di un figlio può soffrire dei maltrattamenti fatti al proprio animale, in questo caso mediatore della situazione».

Nicola Munaro
06 ottobre 2012

La lettera spedita a Hollande: «Sono la mamma di Franceschi, chiedo giustizia»

Corriere della sera

La lettera spedita a Hollande: «Sono la mamma di Franceschi, chiedo giustizia»
Una missiva indirizzata al titolare dell'Eliseo per fare lucesul carpentiere arrestato in Costa Azzurra e poi morto in cella


Un momento della protesta del 22 gennaio 2011, davanti al consolato di Francia a Firenze contro l'inerzia delle autorità transalpine nel trasmettere in Italia atti dell'inchiesta aperta sulla morte di Daniele Franceschi, il viareggino morto nel carcere di Grasse (Ansa)Un momento della protesta del 22 gennaio 2011, davanti al consolato di Francia a Firenze contro l'inerzia delle autorità transalpine nel trasmettere in Italia atti dell'inchiesta aperta sulla morte di Daniele Franceschi, il viareggino morto nel carcere di Grasse (Ansa)

VIAREGGIO - «Signor Presidente della Repubblica Francese. Io sono la madre di Daniele Franceschi, l’italiano morto a 36 anni nel carcere di Grasse il 25 agosto del 2010. A voi che avete ereditato il motto “Liberté, Egalité, Fraternité chiedo giustizia…».

Cira, la mamma coraggio di Viareggio che da più di due anni combatte una battaglia durissima (è stata anche arrestata in Francia e picchiata dai gendarmi durante una manifestazione) per scoprire la verità sulla fine del figlio, ha scritto una lettera a François Hollande e ha annunciato che per la terza volta manifesterà davanti all’Eliseo perché sia fatta la verità sulla fine su «quel ragazzo sfortunato ma buono», un carpentiere marittimo arrestato sulla Costa Azzurra per una carta di credito fasulla e morto in una cella in circostanze misteriose. Sul caso, dopo polemiche roventi e interventi della Farnesina ma anche dell’allora presidente Sarkozy (mamma Cira scrisse a Carla Bruni che le rispose), la magistratura francese ha aperto un’inchiesta e indagato cinque persone: il vicedirettore del carcere, un secondino, il medico e due infermiere del reparto ospedaliero della prigione.

Nella lettera a Hollande la mamma di Daniele, assistita dall’avvocato Aldo Lasagna, chiede che le siano restituiti gli organi di suo figlio per tentare una seconda autopsia in Italia. «Ho riavuto il corpo di Daniele – scrive la donna – privato degli organi, perché potevano essere la prova della responsabilità che la vostra giustizia non si è saputa assumere. Dunque mi appello a voi signor Presidente perché questo crimine domanda ad alta voce giustizia».

Ma c’è un’altra vicenda che tormenta la madre coraggio della Versilia: la donna, 63 anni, è sotto sfratto e dopo la morte del figlio non ha più i requisiti per ottenere un alloggio popolare. Rischia dunque di finire sulla strada. Il commissario straordinario del comune di Viareggio, Domenico Mannino ha promesso un suo interessamento. «Una beffa per una donna colpita così duramente nei suoi affetti – spiega l’avvocato Lasagna – perché oltre a perdere il figlio adesso rischia di non avere più anche quell’alloggio popolare indispensabile per la sua sussistenza». Sul caso giudiziario Franceschi c’è stata anche un’interrogazione parlamentare firmata dai deputati dell’Idv Fabio Evangelisti e Leoluca Orlando.


Marco Gasperetti
6 ottobre 2012 | 12:37

Nessuno ridarà Londra a Fabrizio. Lo sport paralimpico e i metodi olimpici

Corriere della sera

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di Claudio Arrigoni


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Una Paralimpiade persa, settimane con l’amarezza nella testa e lo sconforto nel cuore, il sorriso che torna qualche attimo quando Alex Zanardi, dopo la prima medaglia d’oro paralimpica vinta con la sua handbike sul circuito di Brands Hatch, dice: “Il pensiero va al mio amico Fabrizio, che dovrebbe essere qui con noi e non capisco perché non ci sia”. L’amico è Fabrizio Macchi, il ciclista paralimpico prosciolto dal Tribunale Nazionale Antidoping dall’accusa di aver avuto frequentazioni con Michele Ferrari, medico inibito per doping dal 2002 dalla Federciclismo, e che per quell’accusa era stato escluso dalla lista degli Azzurri in partenza per Londra 2012.

“Ho perso un’Olimpiade per una cosa di cui non avevo colpa: avrei potuto vincere due medaglie…”. I rimpianti non possono non esserci. La Procura antidoping aveva chiesto otto mesi di squalifica dopo la pubblicazione da parte di un settimanale di notizie provenienti dall’inchiesta della magistratura di Padova su quel medico. “Ci mise in contatto Pietro Ferrero, amico e sponsor, per una tesi della figlia su disabili e sport, nel 2007”. Si era alla vigila della Paralimpiade. L’esclusione, dovuta,  giunse pochi giorni prima della partenza. Ora la sentenza che lo scagiona:

“…all’epoca del fatto, circoscritto al 2007, così delimitata l’imputazione, l’atleta Fabrizio Macchi non era tesserato né poteva esserlo ed era, pertanto, necessariamente non assoggettato all’ordinamento sportivo del CONI, assolve il medesimo dall’addebito ascrittogli perché il fatto non costituisce illecito disciplinare”. Infatti, in quell’epoca Macchi era tesserato per il Comitato Paralimpico. Gli atleti paralimpici entrano nella Federciclismo nel 2009.

“Ho perso il lavoro, soprattutto ho dovuto dire a mio figlio che non saremmo andati insieme a Londra, spiegandogli che non avevo rubato nulla, come invece sentiva dire. Questo mi ha fatto male. Come il fatto che sia stato anche detto e scritto che mi dopavo, cosa che non c’era neanche nell’accusa”.
Lo sport paralimpico non è fuori dalla realtà. Lo abbiamo scritto spesso anche su InVisibili,pure in quei momenti.Ed è giusto che non vi siano differenze di trattamento. Londra 2012 ha mostrato quanto il livello sia alto e quanto sia spettacolare. E divertente.

Molto. Il professionismo esiste anche qui. Con le sue storture, anche. Il caso di Fabrizio Macchi, che non ha perso solo la più bella Paralimpiade di sempre per un’accusa rivelatasi infondata, deve aiutare a riflettere anche su questo. Si può e si deve cercare di evitare comportamenti e atteggiamenti negativi. Da parte di tutti: atleti, dirigenti, giornalisti. Tanni Grey-Thompson, fra le più grandi di sempre nell’atletica in carrozzina e oggi commentatrice per Bbc, è per esempio scettica sull’unione di Olimpiade e Paralimpiade: “Non voglio che i disvalori possano contaminare i valori paralimpici”, dice in sostanza. Già è successo. Ma si dovrebbe tendere al contrario. Si può e si deve, a volte, rimarcare le differenze.

Ti penso e ti copio Chopin: ecco il plagio di Celentano

Libero

Nella canzone "Ti penso e cambia il mondo", il Molleggiato scopiazza il musicista. Guarda su LiberoTv il video che lo smaschera: quello non è forse il "Preludio"?

Nazzareno Carusi rivela la vicenda del "Bemolleggiato", lo show man che con con Chopin ha un debito (e che, così, risparmia anche sui diritti Siae...)

di Nazzareno Carusi



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Il 7 marzo scorso, su Panorama.it ho raccontato che la canzone di Celentano Ti penso e cambia il mondo è quasi tutta di Chopin. E sul mio blog del TgCom24 (il 20 giugno) ho aggiunto che non è semplicemente che nel pezzo «c’è la mano di Chopin perché l’impianto armonico è quello del Preludio n.20» (come dice Wikipedia sulla base di un’Agi del 22 febbraio), ma che la canzone, salvo qualche screziatura d’armonia, sembra proprio il Preludio op. 28 n. 20 sul quale l’Adriano nazionale canta una melodia che sempre a Chopin è debitrice. Il do minore originale del Polacco lo sentivo, però, abbassato al si bemolle. Fu così che nominai «Bemolleggiato» il Molleggiato.

Non sono stato il primo a dirlo. Ne aveva scritto il nostro Enrico Paoli e c’erano tracce in rete, anche sui «Fegiz Files» del Corriere.it. Ma forse, legato al pianoforte e allergico alle prediche da pulpiti scassati, sono quello che prese più di petto la questione, quando il Bemolleggiato definì «Pinocchio matricolato» Giancarlo Leone della Rai in una lettera a Repubblica a proposito del perché il concerto all’Arena di Verona andrà su Mediaset. Chiariamo: non è peccato rielaborare composizioni altrui. Dall’Ave Maria di Gounod (Preludio di Bach) a Tristezza (Studio di Chopin), i casi sono tanti. L’importante è dirlo.

E invece i celentani stanno zitti. Un comunicato (ancora sul web) di uscita in radio del 13 gennaio annunciava il «brano scritto da Pacifico (le parole), Matteo Saggese e Stephen Lipson», specificando essere «la musica scritta a quattro mani». Lo stesso Saggese (il 21 febbraio) ha ringraziato Celentano di cantarlo, definendosi «autore della musica» senza citarlo, il povero Chopin, e ricevendo risposta dalla Coppia più bella del mondo «per la bellissima canzone che hai scritto per Adriano».  È tutto su ilmondodiadriano.it. Per non parlare della scheda Siae del pezzo, dove solo Saggese e Lipson hanno la qualifica di «compositore musica».

Insomma, la verità sembra essere che molti sanno che Chopin c’entra, pochi si rendono conto di quanto tanto c’entri e nessuno di quelli che dovrebbero fiata. Eppure girano dimostrazioni artigianali, forse incomplete ma eloquenti, tipo quella di maurogianmauro su youreporter.it. Possibile che Lui taccia sullo scopiazzamento? Cosa cambia rispetto al deposito del brano come rielaborazione e non come originale? Un po’ di dindi per gli autori e gli editori, intanto. Perché (se non sbaglio) una commissione Siae dovrebbe stabilire il grado di originalità, e quindi di proprietà, del lavoro dei «rielaboratori». Ma soprattutto cambia la limpidezza di chi va in scena come un santo senza probabilmente esserlo. Pur restando, e non c’è dubbio, un mito.

Quindi andate sulla Tv di Libero. Ho suonato il Preludio due volte di seguito e ho chiesto a Federica Balucani, che ringrazio della verve, di cantargli sopra una strofa, il ritornello, quello che in gergo mi pare si chiami special, e ancora il ritornello: praticamente tutta la parte musicale della canzone, nella tonalità originale del Preludio che è alta per la voce, lo so e si sente, ma l’intento è che Chopin sia esattamente quello e l’esempio, per questo, diventi lampantissimo. Il videoclip l’abbiamo realizzato divertendoci nel mio studio al Mikrokosmos di Ravenna e nel vicino Parco del Fagiolo, fregandocene (quanto a immagini) che il testo paia alludere, come dice sempre Wikipedia, a un dialogo con Dio. Perché francamente, va bene il filo diretto del Bemolleggiato col Superiore, ma che il Padreterno girasse da ste parti m’è sembrato veramente troppo.


"Citare il compositore non è obbligatorio, ma così il Molleggiato ci guadagna pure"
IL VIDEO - Ti penso e cambia il mondo: il plagio del Molleggiato


Twitter: @NazzarenoCarusi
www.nazzarenocarusi.org

Mussolini penultimo atto: la guerra civile delle lapidi

Mario Cervi - Sab, 06/10/2012 - 09:17

L'Anpi oggi collocherà, vicino a quella dei repubblichini, nel luogo in cui il Duce fu ucciso, una scritta che inneggia alla Resistenza

«Falso come un'epigrafe» si diceva. E forse non è del tutto vero.



La lapide con le foto del Duce e di Claretta Petacci collocata all'entrata di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra


Ma un altro motto - «opinabile come un'epigrafe» - si addice perfettamente alla guerra o guerriglia delle lapidi che imperversa tra i cultori della Resistenza e i nostalgici del fascismo. Oggetto della contesa è il modo e il linguaggio con cui deve essere ricordata, a Giulino di Mezzegra nel comasco, la fine di Benito Mussolini. Là fucilato insieme a Claretta Petacci da un commando di giustizieri arrivati da Milano (l'identità dell'esecutore materiale è controversa benché la versione ufficiale del Pci lo abbia identificato nel «colonnello Valerio»).Quel fatto memorabile aveva trovato ricordo, nella segnaletica del luogo, con un cartello bilingue abbastanza enigmatico. In alto «fatto storico», sotto «site of historical event» e sotto ancora una data «28/4/1945». Troppo poco sia per accontentare chi rimpiange il Duce sia per accontentare chi contro il Duce si scaglia postumamente.

La primavera scorsa l'Unione nazionale combattenti della Repubblica sociale italiana era stata autorizzata a collocare accanto al cancello di Villa Belmonte - ossia nel luogo dove il dittatore e l'amante furono abbattuti - una lapide con le foto della coppia. Inde irae dell'Anpi che ha chiesto di poter anch'essa solennizzare, in tutt'altra chiave, l'evento grazie al quale Giulino di Mezzegra è diventato celebre. Oggi i partigiani affiggeranno una lapide così concepita: «Qui, alle 16,10 del 28 aprile 1945 fu eseguita la condanna a morte di Benito Mussolini, decretata dal Clnai. La Resistenza italiana pose così fine alla dittatura fascista».È inutile pretendere obbiettività storica dall'Anpi, che aureola delle connotazioni d'un mito nobile e glorioso ogni atto o detto resistenziale. Una valutazione più articolata trova ostacoli enormi. Lo si è visto anche in altri conflitti «lapidari».

Per la tragedia del ferroviere Pinelli, sèguito agghiacciante della strage di piazza Fontana, gli «studenti democratici milanesi» avevano dedicato una targa in onore di chi era stato «ucciso innocente nei locali della Questura». Per una scritta voluta nel 2006 dal Comune di Milano Pinelli era «morto tragicamente nei locali della Questura». La strage della Stazione di Bologna è commemorata da un cippo che elenca le «vittime del terrorismo fascista», e si è voluto che quella presa di posizione - avallata da una sentenza passata in giudicato - rimanesse dopo che sulle indagini e sul loro esito giudiziario erano state sollevati dubbi consistenti. I revisionisti sono stati sconfitti.A Giulino di Mezzegra la storia ha sostato, quel 28 aprile del 1945. Ma la lapide che lì troverà posto oggi è secondo me, mi spiace dirlo, una mistificazione.

Non sono tra coloro secondo cui l'uccisione di Mussolini - altro discorso per la Petacci - fu un crimine efferato. L'epilogo tumultuoso d'un potere assoluto e d'una guerra civile quasi mai avviene senza spargimento di sangue. Troppi gli odi accumulati, troppe le vendette agognate. Le vite, in quei tormenti, sono come le foglie d'autunno. Gli eccessi anche atroci non sono giustificabili ma sono comprensibili. Ciò che invece, benché comprensibile, non è giustificabile è l'ammantare di legalità un ammazzamento spicciativo, reso urgente non da una qualsiasi minaccia ma dal timore che il prigioniero finisse nelle mani degli angloamericani e da loro fosse poi giudicato magari alla maniera di Norimberga ma con sufficiente correttezza.Gli alleati vincitori, non la Resistenza, posero fine alla dittatura fascista, e nessuna declamazione stentorea può convincere del contrario.

Non ci fu nessun processo per Mussolini, nemmeno un processo farsa come quello che precedette la messa a morte di Ceausescu e di sua moglie. La deliberazione del Clnai - più a posteriori che a priori - non può trasformare in provvedimento legale l'immolazione del potente sconfitto - e della sua donna - per mano di fanatici. Quella schiuma della terra, a volte anche utile, che in momenti d'emergenza affiora dalle profondità della terra e sfoga le sue pulsioni violente o sanguinarie. Si affermi pure che Mussolini meritava la fine che ha fatto, è una tesi sostenibile con buoni argomenti.Ma per carità ci si astenga dall'appellarsi a forme regolari di giustizia.

Abu Hamza estradato negli Usa

La Stampa

L’ex imam della moschea di Finsbury Park a Londra ha lasciato nella notte una base militare britannica


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Il predicatore islamico fondamentalista Abu Hamza e altre quattro persone, accusati di terrorismo dalla giustizia americana, sono stati estradati dalla Gran Bretagna verso gli Stati Uniti, al termine di una battaglia giudiziaria di 10 anni. L’ex imam della moschea di Finsbury Park a Londra e gli altri hanno lasciato nella notte una base militare britannica. Lo ha reso noto il ministro dell’Interno Theresa May, dopo il rigetto del loro ultimo ricorso all’Alta Corte di Giustizia di Londra. Abu Hamza al Masri, 54 anni, nato in Egitto e cittadino britannico, ha combattuto in Bosnia e Afghanistan, dove ha perso le mani e un occhio (famoso è il suo uncino alla mano destra). All’inizio del Duemila è stato imam alla moschea londinese di Finsbury Park, dove predicava a favore della sharia contro l’occidente e i regimi mediorientali ed esaltava bin Laden.

Nel 2003 il governo britannico lo ha cacciato dalla moschea e nel 2004 la magistratura lo ha arrestato per istigazione all’omicidio e all’odio razziale. Per queste accuse è stato poi condannato a sette anni di carcere in Gran Bretagna. Nel frattempo la magistratura statunitense ha chiesto la sua estradizione per processarlo per terrorismo: l’accusa in America è di aver sostenuto attività di Al Qaida in Yemen, Afghanistan e Usa. La battaglia legale dell’ex imam per non essere estradato si è conclusa ieri con il rigetto del suo ultimo ricorso da parte dell’Alta Corte di Giustizia di Londra. In precedenza anche la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva dato il suo ok all’estradizione. Insieme ad Abu Hamza sono stati estradati Khaled Al-Fawwaz, Babar Ahmad, Adel Abdul Bary e Syed Tahla Ahsan. I cinque, detenuti in un carcere vicino a Birmingham, subito dopo la sentenza dell’Alta Corte sono stati portati alla base militare di Mildenhall e caricati su due aerei per gli Usa.

Ritrovato corto di Edoardo De Filippo per sostenere il «Piano Marshall»

Il Mattino


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La Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia ha recentemente individuato nel proprio archivio un filmato di propaganda, considerato perduto, intitolato «Monologo», interpretato da Eduardo De Filippo e prodotto tra il 1948 e il 1950 per sostenere l'operato del "Piano Marshall". Non si hanno notizie di una sua presentazione al pubblico ed è probabile che sia stato scritto dallo stesso Eduardo De Filippo attingendo all'invenzione scenica già utilizzata nella commedia "Questi fantasmi!" (1945-1946). Il cortometraggio è stato restaurato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con la Fondazione De Filippo.


Venerdì 05 Ottobre 2012 - 21:47

Il plagio di Bob, le buone idee che è facile copiare

Corriere della sera

di Giacomo Valtolina



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Chiunque bazzichi per Milano con occhio attento non può essersi lasciato sfuggire Bob. Sagoma di un volto barbuto rosso, su sfondo bianco, con un cappello da baseball blu. Negli ultimi mesi Bob ha invaso la città sottoforma di adesivo, incuriosendo i più. Ma chi è Bob, “who is Bob?”, come recita lo slogan. Bob è “l’alterego inconcludente e maledettamente felice dei suoi errori”, come lo descrivono i suoi creatori. Un’idea di marketing, in parole povere, figlia di un gruppo di ventenni milanesi, Liuzzo’s factory, che cerca di promuovere artisti musicali indipendenti. Il proprietario “spirituale” del logo e’ Giuseppe Liuzzo, 25 anni. La crew e’ composta da ragazzi tra i 20 e i 29 anni: Jambo, Salvatore, Francesco, Armando… Ma ogni idea che funziona, grande o piccola che sia, stuzzica il palato di chi a inventare preferisce la scorciatoia: copiare. Ma andiamo con ordine. Bob, si diceva…
Abbiamo creato questo personaggio privo di tratti somatici (se non barba e cappelino) come icona per comunicare e seguire al meglio la nostra filosofia, per difenderci da questa società italico/milanese che la maggior parte delle volte tende solo ad apparire. Noi poco più che ventenni, emigrati troppo in fretta in una Milano modaiola, tanto in fretta che non abbiamo mai avuto il tempo di imparare il bon-ton da vernissage e il linguaggio adatto alle fashion night. Siamo dei sognatori, come tutti i giovani italiani. Fino a meno di un anno fa eravamo anche tutti “schiavi”, ovvero lavoratori sfruttati in uffici di ogni tipo a riempire le tasche ai capi, scontenti e pieni di rancore per una vita non adatta a noi… fatta di cartellini timbrati, di strordinari non pagati e di leccamenti di natiche continui con la speranza di far carriera.
Così nasce Bob, in una calda notte d’estate. L’alterego inconcludente consiglia: “Licenziati e prova a realizzare i tuoi progetti”. I pochi soldi che la crew guadagna li rinveste nella loro missione: dare visibilità ai loro “eroi locali”, local heroes, e cioè artisti emergenti che aiutano a promuoversi con videoclip e microdocumentari. ”Quello che facciamo è un kaos: vorremmo fare tante cose che abbiamo tenuto represse troppo a lungo, ma il tempo è sempre nostro nemico”. Poi ci sono i nemici materiali, quelli che copiano. Una società di due classe 1969. Ex giovani che plagiano i giovani, insomma. Facile che allora pure le formiche s’incazzino.
Un amico blogger napoletano ci ha messo a conoscenza del fatto che in alcuni showroom a Milano girassero magliette con l’immagine di Bob (foto sotto). Dopo aver effettivamente verificato, abbiamo mandato delle diffide alla società che le commercializza (Magazzini del sale) tramite un avvocato, chiedendo l’immediato ritiro dei capi e portandoli a conoscenza del fatto che avessero plagiato un marchio registrato. La loro risposta è stata molto superficiale: abbiamo distribuito le maglie solo ai nostri agenti e quindi in forma privata. Nessun acenno al fatto che avessero deliberatamente copiato un marchio registrato provando ad arricchirsi con un’idea altrui, magari facendo passare noi per copioni o venduti. E’ una vergogna.

Foxconn, migliaia in sciopero nello stabilimento dell'iPhone

Corriere della sera

La direzione chiede di lavorare anche durante le feste: incrociano le braccia almeno 3.00o dipendenti

Entrano in sciopero i lavoratori che producono l'iPhone5. Secondo un'organizzazione che difende i diritti sociali dei cinesi migliaia di dipendenti di una fabbrica del gruppo Foxconn in Cina, che produce componenti per conto di Apple, hanno incrociato le braccia da venerdì.


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LA RISSA E I SUICIDI - Il mese scorso una delle fabbriche del gigante taiwanese dell'elettronica era stata fermata dopo una mega-rissa in cui erano rimasti coinvolti 2.000 dipendenti. E negli ultimi anni nelle sue fabbriche cinesi, si è registrata un'impressionante serie di suicidi.

STRAORDINARI E STANDARD - Adesso è scattato lo sciopero. A fermarsi i dipendenti dell'impianto di Zhengzhou, nel centro della Cina, per protestare contro la richiesta da parte della direzione di lavorare anche in occasione di una festività nazionale: in Cina è la «Settimana d'oro», un periodo di sette giorni di celebrazioni. Nel frattempo Foxconn ha anche innalzato i livelli di controllo sulla qualità dei prodotti. Secondo l'organizzazione China Labour Watch (Clw), con sede a New York, hanno aderito allo sciopero tra i 3.000 e i 4.000 dipendenti.

PARALIZZATA LA PRODUZIONE - Clw ha diramato un comunicato che indica che lo sciopero avrebbe avuto successo: «Secondo i lavoratori numerose linee di produzione dell'iPhone sono rimaste paralizzate per l'intera giornata (di venerdì) in diversi edifici della fabbrica».



Redazione Online6 ottobre 2012 | 7:51

Digiuno in classe per i morosi Effetto Adro nei Comuni

Corriere della sera

Da Vigevano a Landriano: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano». E a Napoli mensa sospesa per tutti

È successo sulle sponde pavesi del Ticino, dove governa la Lega e il sindaco Andrea Sala non fa sconti ai 129 bambini di Vigevano esclusi dalla mensa scolastica: «Solo così si recuperano i denari delle rette», stabilisce ricordando i suoi propositi non del tutto miti: «Spezzeremo le gambe ai genitori che non pagano, li stiamo già stanando, ci sono stranieri che devono essere educati e ci sono italiani ricchi che fanno i furbi...». Ed era successo cento chilometri più in là, nel cuore della Franciacorta, con il suo collega di partito Danilo Oscar Lancini che ad Adro aveva negato il pranzo ai figli di chi non versava il dovuto: «Ha funzionato, pur di non far brutta figura ora chi può paga».

Esattamente come aveva fatto qualche tempo prima un'altra giunta padana, quella vicentina di Montecchio Maggiore, che aveva scelto per la scuola elementare la soluzione differenziata: pasto per chi paga, panino per chi non paga. Domanda: politica leghista, dunque? Risposta: non solo. Perché ai tempi dei grandi tagli provvedimenti analoghi spuntano silenziosi e imbarazzanti anche fra le decisioni di alcune amministrazioni del centrosinistra, cosicché dall'alto del Carroccio il sindaco Lancini può suonare la tromba del trionfo:

«Abbiamo fatto scuola». È il caso di un paese della vallata del Lambro, Landriano, dove l'assessore ai Servizi sociali e alle politiche giovanili di una lista civica appoggiata dal Pd, Morena Taffarello, parla di «pena» della sospensione dei buoni pasto: «Siamo stati rigidi nei confronti di coloro che non sono disposti a sanare i debiti». Che è un po' l'orientamento della brianzola Cavenago dove rischiano il pasto 120 bambini mentre il primo cittadino Sem Galbiati, orecchino casual e due mandati, vede grigio: «Quando 120 su 600 sono inadempienti noi possiamo poco». Da Vigevano il consiglio è uno solo: «Usando il pugno di ferro le famiglie pagano».

Esperimento, quello del pressing, provato anche a Padova dal sindaco democratico Flavio Zanonato che ha forzato la mano delle famiglie indebitate da oltre cinque anni. «A luglio abbiamo spedito 1.200 lettere minacciando l'intervento di Equitalia - spiega l'assessore alla Pubblica istruzione, Claudio Piron -. Alla fine molti hanno pagato. Ma sia chiaro: Padova non ha mai negato il pranzo a nessuno». Che poi è quel che succede a Rho, in provincia di Milano, dove la giunta del centrosinistra è alle prese con 600 casi di insolvenza e così ha dichiarato guerra ai morosi, «ma senza toccare i bambini» come tiene a precisare Alessia Bosani, assessore alla Scuola e istruzione:

«Faremo una campagna di sensibilizzazione perché tutti paghino il servizio, poi passeremo al recupero coattivo del credito». Insomma, il problema è generale e si sta allargando a macchia d'olio. Per tutti l'obiettivo è quello: recuperare i crediti. C'è chi usa il fioretto e chi la clava, chi bussa alla porta e chi toglie il piatto. Mentre Napoli ha risolto a modo suo: servizio di refezione sospeso dappertutto. E come fanno? Alla scuola Baracca dei quartieri spagnoli ci pensano le mamme: un po' loro, un po' la rosticceria della zona e qualcosa di caldo non manca mai. Sala sorride: «Bisogna stanare e pignorare».

Andrea Pasqualetto
6 ottobre 2012 | 8:10

Dopo 30 ore Yoani Sànchez torna in libertà

La Stampa

La blogger racconta su Twitter la prigionia




La blogger cubana Yoani Sànchez


Arriva con un tweet la notizia della liberazione della blogger cubana Yoani Sànchez.
La dissidente era stata arrestata giovedì insieme al marito, il giornalista Reinaldo Escobar, a Bayamo, 750 km a sudest dell’Avana, dove voleva assistere al processo contro un giovane politico spagnolo accusato di omicidio colposo per la morte di un dissidente.

La Sànchez racconta la storia dell’arresto su Twitter: «Volevo assistere al processo di Carromero» e «raccontare» il processo di Bayamo sul web, ha sottolineato, riferendosi al procedimento giudiziario su Angel Carromero, giovane militante del Partito Popolare spagnolo (PP), accusato dalle autorità cubane per l’incidente automobilistico nel quale, lo scorso luglio, hanno perso la vita Oswaldo Payà e un altro dissidente dell’Avana.

«Durante la detenzione mi sono rifiutata di mangiare o prendere liquidi», ha aggiunto la Sànchez, precisando di aver «preso il primo bicchiere d’acqua solo dopo essere rientrata a casa».