mercoledì 10 ottobre 2012

Doping, Armstrong inchiodato: il caso “più sofisticato e riuscito della storia”

La Stampa

L’Usada, l’agenzia statunitense ha preparato un atto d’accusa di mille pagine con 26 testimoni

Us Postal, il team del ciclista Lance Armstrong, «aveva messo in piedi un programma di doping che è il più sofisticato, professionale e riuscito della storia dello sport». 


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È la pesantissima accusa dell’Usada, l’agenzia americana antidoping, che in un comunicato sottolinea come le prove raccolte siano «schiaccianti e supportate da più di 1.000 pagine, con testimonianze rilasciate sotto giuramento di ben 26 persone, tra cui 15 corridori che erano a conoscenza delle attività di doping all’interno della Us Postal». Questa volta dunque sembrano esserci davvero le prove per incastrare il texano, vincitore di sette Tour de France.

Nel comunicato, a proposito delle testimonianze, si dice che “i corridori che hanno partecipato alla cospirazione della Us Postal sono stati coraggiosi a fare la scelta di smettere di avallare questa frode. Hanno dimostrato di amare questo sport, e vogliono aiutare i giovani a sperare di non dover passare quello che hanno passato loro”. Hincapie e Barry si ritireranno, mentre Leipheimer, Vande Velde, Zabriskie e Danielson verranno sospesi. La Usada dice anche che “ci sono documenti riguardanti pagamenti, e-mail, analisi e risultati di laboratorio che provano il possesso, l’uso e la distribuzione di sostanze dopanti”. Il dossier è stato consegnato all’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) e all’agenzia anti-doping mondiale

(Wada).

L'aldilà esiste»: parola di neurochirurgo

Corriere della sera

Eben Alexander, affermato medico di Harvard, racconta in un libro di imminente uscita la sua esperienza di vita oltre la vita

Eben AlexanderEben Alexander

MILANO - Il professor Eben Alexander era sempre stato scettico a proposito di vita ultraterrena e dei racconti di esperienze extracorporee che gli venivano fatti dai suoi pazienti. Ma da quando nel 2008 rimase in coma sette giorni a causa di una rara forma di meningite la sua opinione è parecchio cambiata. La sua storia è finita sulla copertina di Newsweek, ma anche in un libro intitolato significativamente "Proof of Heaven" ("La prova del paradiso", che uscirà il 23 ottobre), e racconta di un'esperienza durante la quale il medico cinquantottenne ha visitato quello che lui stesso definisce un luogo «incommensurabilmente più in alto delle nuvole, popolato di esseri trasparenti e scintillanti».

TRA LA VITA E LA MORTE - Una mattina dell'autunno del 2008 Alexander si svegliò con un feroce mal di testa e di lì a poco venne ricoverato d'urgenza in uno degli ospedali dove aveva lavorato, il Lynchburg General Hospital in Virginia. Qui gli venne diagnosticata una meningite batterica da Escherichia Coli, una patologia tipica dei neonati, che in poche ore lo condusse al coma. Per sette giorni il neurochirurgo statunitense rimase tra la vita e la morte e le frequenti TAC cerebrali e le accurate visite neurologiche dimostrarono una totale inattività della sua neocorteccia (nell'uomo rappresenta circa il 90 per cento della superficie cerebrale e viene considerata la sede delle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria).

LA PROVA DEL PARADISO - Ma mentre Eben Alexander giaceva immobile e privo di conoscenza, sperimentava anche un vivido e incredibile viaggio destinato a cambiare la sua esistenza. Tutto ha avuto inizio «in un mondo di nuvole bianche e rosa stagliate contro un cielo blu scuro come la notte e stormi di esseri luminosi che lasciavano dietro di sé una scia altrettanto lucente». Secondo Alexander catalogarli come uccelli o addirittura angeli non renderebbe giustizia a questi esseri che definisce forme di vita superiore. In questa dimensione, arricchita da un canto glorioso, l'udito e la vista sono diventate un tutt'uno. Come ha raccontato a Newsweek il medico americano: «potevo ascoltare la bellezza di questi esseri straordinari e contemporaneamente vedere la gioia e la perfezione di ciò che stavano cantando».

MILIONI DI FARFALLE - Per buona parte del suo viaggio Alexander è stato accompagnato da una misteriosa ragazza bionda dagli occhi blu, che l'uomo racconta di avere incontrato per la prima volta camminando su un tappeto costituito da milioni di farfalle dai colori sgargianti. Nella memoria del neurochirurgo la giovane aveva uno sguardo che esprimeva amore assoluto, ben al di sopra di quello sperimentabile nella vita reale, e parlava con lui senza usare le parole, inviando messaggi «che gli entravano dentro come un dolce vento». Eben Alexander ne ricorda tre in particolare. Il primo era «tu sei amato e accudito», poi «non c'è niente di cui avere paura» e infine «non c'è niente che tu possa sbagliare». Ma l'accompagnatrice del medico aggiungeva anche: «Ti faremo vedere molte cose qui. Ma alla fine tornerai indietro».

UN UTERO COSMICO - Proseguendo il cammino l'autore di Proof of Heaven è infine giunto in un vuoto immenso, completamente buio, infinitamente esteso e confortevole, illuminato solo da una sfera brillante, «una sorta di interprete tra me e l'enorme presenza che mi circondava. È stato come nascere in un mondo più grande e come se l'universo stesso fosse un gigantesco utero cosmico. La sfera mi guidava attraverso questo spazio sterminato». Non si tratta certamente del primo caso di quello che gli anglosassoni chiamano Near Death Experience (esperienze ai confini della morte), ma di certo turba il fatto che a raccontarla sia un affermato docente di neurochirurgia, da sempre dichiaratosi scettico al proposito. «Mi rendo conto di quanto il mio racconto suoni straordinario, e francamente incredibile - ha dichiarato Eben Alexander -; se qualcuno, persino un medico, avesse raccontato questa storia al vecchio me stesso, sarei stato sicuro che fosse preda di illusioni. Ma quanto mi è capitato è reale quanto e più dei fatti più importanti della mia vita, come il mio matrimonio o la nascita dei miei due figli».

Emanuela Di Pasqua
10 ottobre 2012 | 15:35

Celentano, i blogger accusano: il promo di Rock Economy copiato dal web

Il Messaggero

di Valentina Parasecolo


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ROMA - Per giorni è stato trasmesso dalle reti televisive per pubblicizzare lo spettacolo di Adriano Celentano all'Arena di Verona. Ora il promo di Rock Economy è al centro di un caso di presunto plagio. A rivelarlo sono stati alcuni blogger e fan di Yoann Lemoine, in arte Woodkid, l'artista francese autore del video che sarebbe stato copiato.






GUARDA IL PROMO

Immagini in bianco e nero dal gusto epico in cui modelli, cavalli e bandiere riempiono inquadrature dai rimandi classici. Questo il lavoro di Woodkid, giovane cantautore e regista che nel video della sua canzone “Iron” ha voluto anche la top model Agyness Deyn. L'opera, del 2011, è stata molto apprezzata dal pubblico tanto da vantare in rete milioni di visualizzazioni. E di certo non è sfuggita a Celentano. In conferenza stampa Claudia Mori ha infatti dichiarato che sia per il promo, sia la scenografia dello spettacolo si sono ispirati al lavoro di Lemoine. Eppure il management della star francese non solo non ne sapeva niente fino a pochi giorni fa, ma non sembra neanche aver apprezzato.

GUARDA LE IMMAGINI A CONFRONTO


Il promo di Rock Economy, che si trovava online nella versione integrale mandata in onda dal TG5, è stato ritirato ieri da Youtube a causa di una contestazione di copyright, ma è ancora reperibile in rete. Girata da un regista rinomato come Gaetano Morbioli (il suo portfolio è zeppo di lavori per pop-star italiane tra cui Tiziano Ferro, Laura Pausini, Alessandra Amoroso, Arisa e i Modà), l'opera è, a detta di molti, somigliante a quella di Woodkid per scelta di soggetti, composizioni, inquadrature (qui la scoperta ad opera del blog Il Bureau).


Plagio o ispirazione? Dal management dell'artista francese arriva secco il commento: «Il video di Rock Economy è troppo simile a Iron in tante parti; come dovremmo chiamarlo se non plagio? Sul web si sta parlando molto di questo fatto e tutti i giorni i fan italiani ci comunicano che quella di Celentano è una copia». Il Clan replica tuttavia che non sono arrivate lamentele formali da Woodkid o dal suo staff. Il giudizio, almeno per ora, spetta al pubblico dal confronto delle immagini.


Mercoledì 10 Ottobre 2012 - 13:30
Ultimo aggiornamento: 14:40

Germania, la circoncisione resta legale “Ma deve essere fatta secondo le regole”

La Stampa

Approvato oggi il disegno di legge. La comunità ebraica: “Soddisfatti”

alessandro alviani
berlino


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In Germania la circoncisione per motivi religiosi resterà legale. Lo prevede un disegno di legge approvato stamattina dal governo tedesco, al termine di un acceso dibattito andato avanti per settimane. In una sentenza risalente a maggio il tribunale di Colonia aveva giudicato punibile per legge la circoncisione realizzata per motivi religiosi, scatenando così le forti proteste della comunità ebraica e di quella musulmana. 

Il testo licenziato oggi dal governo Merkel prevede che la circoncisione non sarà punibile, a determinate condizioni: dovrà essere effettuata “secondo le regole dell’arte medica”; i genitori dovranno essere informati in anticipo sui pericoli e dare il loro consenso; il “benessere del bambino” non dovrà essere messo a rischio.

Il disegno di legge stabilisce poi che nei primi sei mesi di vita del bambino l’intervento potrà essere compiuto anche da persone che sono state appositamente formate a tale scopo, pur non essendo dei medici. Si tratta di un’apertura alle richieste della comunità ebraica: nella religione ebraica la circoncisione rituale viene realizzata otto giorni dopo la nascita da un medico oppure da uno specialista, il mohel, che non deve essere necessariamente un medico. 

In casi particolari sarà inoltre possibile l’anestesia. Ad agosto il rabbino capo degli ebrei aschenaziti di Israle, Yona Metzger, aveva ricordato a Berlino che l’anestesia è vietata: al massimo è consentita «una goccia di vino», perché «a volte una puntura è più dolorosa della stessa circoncisione». Il disegno di legge, licenziato in tempi record dal governo, dovrebbe essere approvato dal Bundestag entro fine anno. Positive le reazioni della comunità ebraica e di quella musulmana, anche se per Aiman Mazyek, presidente del Consiglio centrale dei musulmani, la definizione di “benessere del bambino” usata nel testo è troppo vaga.



Così la circoncisione ha attraversato millenni e culture lontane fra loro

Dall’Antico Egitto agli Usa di oggi
La Stampa


francesca paci
roma


Quando si parla di circoncisione maschile si pensa subito alla cultura ebraica e a quella musulmana, la pratica però ha origini antichissime e probabilmente indipendenti dai successivi precetti biblici, come provano alcune pitture egizie di Saqqura risalenti al 2300 a.C. (e molti altri reperti d’epoca faraonica). Le prime testimonianze comunque risalgono a tribù primitive e localizzano il taglio del prepuzio in alcune regioni del nord Africa e in Australia.

E’ possibile che all’epoca fossero diffuse infezioni all’apparato urinario e che la pratica, utilizzata a fini medici, fosse poi stata incorporata nelle tradizioni religiose per rendere popolare la prevenzione. Altri studiosi sostengono che si trattasse di un rito di passaggio all’età adulta, una sorta di iniziazione, ma di certo da un determinato periodo in poi la circoncisione diventa carattere distintivo delle popolazioni di fede ebraica e musulmana. 

Mentre pare che i semiti orientali, ossia gli Assiro-Babilonesi, non la praticassero, la circoncisione si trova invece sin da tempi antichissimi presso i semiti occidentali, ebrei, fenici, ammoniti, arabi, moabiti (ma scompare gradualmente presso tutti questi gruppi ad eccezione degli arabi). Per gli ebrei, in particolare, la circoncisione rappresenta l’alleanza tra Dio e il popolo d’Israele e in questo senso viene menzionata nella Genesi (17:10, 17:11, 17,12) dove Dio prescrive ad Abramo la circoncisione dei maschi l’ottavo giorno

dalla nascita. In seguito, dopo il ritorno degli ebrei dall’esilio babilonese, la circoncisione diventa oggetto di scherno, soprattutto nell’età ellenistica e romana. La cerimonia, chiamata “brit milà”, è dal punto di vista simbolico una sorta di battesimo che gli ebrei di qualsiasi Paese celebrano in sinagoga entro l’ottavo giorno dalla nascita del bimbo e nelle ore diurne.

Il cristianesimo se ne distanzia, nonostante Gesù fosse a sua volta circonciso. Secondo alcuni Vangeli apocrifi Gesù adulto avrebbe poi spiegato che se la circoncisione fosse stata voluta da Dio i bambini nascerebbero già circoncisi.  Per quanto riguarda i musulmani, il Corano non menziona la circoncisione ma se ne parla nella sunna, i detti del Profeta.

Una delle ragioni della sua diffusione potrebbe risalire alla proibizione islamica di lavarsi prima preghiera per cui l’idea di eliminare con il prepuzio un potenziale veicolo di sporcizia sarebbe auspicabile. Di fatto la legislazione religiosa la raccomanda - seppure non sia unanime nel ritenerla obbligatoria - ed è oggi universalmente praticata nel mondo musulmano (si effettua tra il settimo giorno e la pubertà). Negli ultimi anni la circoncisione si sta diffondendo in culture diverse da quella ebraica e musulmana , soprattutto negli Stati Uniti, con motivazioni igieniche.

L’agente: “Con quella stampella il mendicante cercava di colpirmi”

Corriere della sera

di Matteo Speroni


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Torno sul fatto dei mendicanti in via Moscova raccontato l’altro giorno in questo blog, perché si è aggiunta la versione della Polizia locale, tramite l’assessorato alla Sicurezza del Comune, che riporto per intero. “Lo scorso 6 ottobre una pattuglia della Polizia locale in abiti civili ma con auto di servizio di passaggio in via Moscova è stata richiamata da alcuni cittadini all’altezza del numero 52 perché due persone in evidente stato di ubriachezza di origine romena, stavano discutendo fra loro molto animatamente.

Entrambi avevano in mano delle stampelle e si stavano colpendo con violenza tanto che uno dei due era ferito tra occhio e orecchio e perdeva molto sangue. I due agenti della pattuglia hanno chiamato un’ambulanza che ha caricato il ferito per portarlo presso l’ospedale San Raffaele.

Nel frattempo il secondo aveva cominciato a colpire con la mano le auto parcheggiate e si era spostato nel centro della strada rischiando di essere investito dalle auto di passaggio.
L’agente di pattuglia ha cercato di calmarlo, si è avvicinato ma l’uomo ha tentato più volte di colpirlo con la stampella. A questo punto è stato necessario togliergliela di mano e, in attesa di una seconda ambulanza che nel frattempo era stata chiamata, portarlo presso gli uffici della Polizia locale. fatti gli accertamenti, l’uomo è risultato avere già un provvedimento di allontanamento dal territorio italiano in quanto considerato altamente pericoloso. L’uomo ha poi rifiutato ogni cura medica che gli è stata offerta”.
Un racconto che riguarda anche il “prima” e il “dopo”, a cui non ho potuto assistere, nel quale quindi non posso che riporre fiducia.
Il gesto che mi ha colpito, l’allontanamento con violenza delle stampelle da una persona senza una gamba, che io ho visto quando era a terra, in un atteggiamento non offensivo, resta una pessima immagine, un atto estremo che – confidando nella versione integrale – spero sia stato davvero necessario.
Colpisce, in ogni caso, la grande partecipazione (della quale ringrazio), con tantissimi commenti e condivisioni, suscitata da questa storia, che probabilmente ha toccato sentimenti profondi (anche rabbie) e ha stimolato riflessioni.

Caltagirone, il Comune deve far cassa: all'asta pure il vecchio carro funebre

Corriere del Mezzogiorno

L'automezzo ha trasportato centinaia di abitanti della città della ceramica nel loro ultimo viaggio



CATANIA - In tempi di crisi finisce all'asta pure...il carro funebre. Succede a Caltagirone, in provincia di Catania, dove per fare cassa il Comune ha deciso di vendere al miglior offerente l'automezzo che ha trasportato centinaia di concittadini nel loro ultimo viaggio verso il cimitero. «Chissà chi se lo compra», si vocifera in paese, magari tra i dovuti scongiuri. Dal Municipio non c'è ancora un'indicazione chiara sulla base d'asta da cui partirà il battitore, ma è certo che la singolare compravendita pubblica si svolgerà tra un mese ed è prevedibile pensare che l'aula non sarà certo affollata di potenziali compratori, come nel caso degli altri mezzi dismessi dal Comune.

AUTOMEZZI IN VENDITA - Il carro per il camposanto, infatti, fa parte di un nutrito gruppo di automezzi comunali di cui l'amministrazione comunale vuole disfarsi: sono in tutto 24, tra i quali un vecchio scuolabus, un trattore agricolo, tre moto Ape, quattro motociclette, sette ciclomotori Vespa 125, due ciclomotori Vespa 50, due scooter, due auto, e un'autobotte. Alcuni non funzionano più, altri rimangono posteggiati nell'autoparco comunale ad accumulare polvere. Così, la scure della spending review si è abbattuta pure su di loro:

«Le casse comunali – spiega l'assessore all'Autoparco Simone Monforte – avranno così un beneficio non solo e non tanto dal ricavato della vendita, ma anche dal fatto che su di essi non saranno pagati più né il bollo, né l'assicurazione, né la revisione, e non sarà più effettuata la manutenzione ordinaria. Un risparmio ancora non quantificabile con precisione, ma che ammonta sicuramente ad alcune decine di migliaia di euro». Anche il sindaco della Città della Ceramica, alle prese con le casse comunali sempre più vuote dopo spese urgenti e delibere, vede di buon occhio l'operazione economica: «La dismissione di questi veicoli – sottolinea il sindaco Nicola Bonanno – è una scelta di buon senso, che s'inquadra nell'avviata azione di revisione della spesa anche in relazione alle disposizioni della legge finanziaria sulla riduzione del parco macchine degli enti pubblici».


Fonte Italpress10 ottobre 2012

Napoli, ruba teschio in chiesa Tribunali: teme l'ira divina e lo restituisce

Il Mattino

di Paolo Barbuto



NAPOLI - Ruba un teschio da una chiesa abbandonata nel cuore di Napoli, ma quella «capa di morto» comincia, da subito, a fargli paura. Prima la coccola come si faceva al cimitero delle Fontanelle: la lucida, la accudisce. Poi non resiste più a tenerla in casa e la lascia davanti a una chiesa di San Giovanni a Teduccio: riportatelo dov’era. La storia si svolge nella chiesa di Santa Maria Vertecoeli, una di quelle raccontate dal nostro giornale durante l’inchiesta sulle chiese abbandonate. Oggi quella chiesa non è più chiusa, anche se resta cadente e scalcagnata. Se ne occupano i lavoratori della ex cooperativa restauro e monumenti che, per qualche tempo, hanno anche avuto la possibilità di mostrarla ai turisti.

Nella chiesa, nascosti in una rientranza della parete, c’erano anche due teschi. Un giorno uno degli addetti ha fatto un giro d’ispezione e s’è accorto che uno dei due teschi era sparito. Prima di lanciare l’allarme s’è deciso di attendere un resoconto da parte di tutti gli altri addetti: «Forse l’avrà spostato qualcuno», è stato il primo pensiero. Invece no, dopo qualche giorno, fatto il giro completo del personale, s’è scoperto che il teschio era davvero sparito.




Mentre gli uomini che custodiscono la chiesa si accingevano ad andare al commissariato a sporgere denuncia, s’è presentato all’uscio un sacerdote: abito nero e clergyman. «Questo vi appartiene», ha detto consegnando una scatola di scarpe che conteneva il teschio. Ha bisbigliato qualcosa su un pentimento durante la confessione ed è andato via. Nella scatola c’era il teschio ma, sorpresa, non era più sporco e maltenuto come quando stava nella sua rientranza sul muro. Era stato spolverato, lavato e lucidato a specchio, proprio come facevano le donne che «coccolavano» i morti al cimitero delle Fontanelle sperando di avere in cambio numeri da giocare al lotto regalati durante sogni premonitori.

La storia ufficiale, suffragata da foto, video e testimonianze, finisce qui. D’ora in poi si entra nel campo delle ipotesi, tutte formulate da chi custodisce la chiesa del centro storico: il pensiero che va per la maggiore è esattamente quello del fanatico del gioco del lotto che, disperato, ha cercato di adottare una «capa di morto» come accadeva in tempi antichi.

La seconda ipotesi è quella di un singolare tentativo di furto d’arte, cancellato quando il ladro ha scoperto che un teschio non ha nessun valore sul mercato delle antichità. La terza ipotesi è legata alle solite storie che riguardano segni iniziatici e messe nere: sul teschio, infatti, sono incise nell’area frontale tre iniziali: M T A. Ed inoltre le ossa portano segni chiarissimi di fratture. Questi particolari avrebbero convinto qualcuno a sostenere che si tratta di un oggetto «speciale» magari già legato a riti iniziatici o addirittura satanici, e per questo motivo recuperato e utilizzato.

L’unica certezza, per adesso, è che quel teschio è tornato al suo posto. Ce lo hanno rimesso gli uomini della cooperativa che adesso, a turno, vanno a controllarlo ogni mezz’ora: «Non si sa mai, facesse gola a qualcun altro. Come facciamo a spiegare che lo hanno portato via un’altra volta?».


Martedì 09 Ottobre 2012 - 09:45    Ultimo aggiornamento: Mercoledì 10 Ottobre - 12:06

L’ultima intervista al Cardinale Martini

La Stampa

L’incontro ripreso in un video un mese prima della sua morte

PAOLO COLONNELLO



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E’ un uomo sofferente, che porta sul corpo e in viso tutti i segni della malattia, eppure lucidissimo e disponibile a regalarci ancora un sorriso, un ricordo, un viatico. Il Cardinale Carlo Maria Martini, che compare in questo video straordinario e inedito, realizzato un mese prima della sua morte da due preti amici, don Giovanni Barbareschi e don Giuseppe Grampa, andati a trovarlo il 24 luglio scorso a Gallarate, riesce a stupirci ancora una volta, l’ultima.  Con un filo di voce e un’intensità rara, regala alcuni ricordi sul Concilio Vaticano II («Eravamo entusiasti, guardavamo al futuro, parlavamo con il mondo») e le sue ultime spiegazioni sulla “parola di Dio”. Una parola, dice, «che prende la parola dell’uomo e la investe di forza».

E’ questa l’ultima intervista in video di Martini di cui la Stampa è in grado di mostrare un estratto per gentile concessione della Parrocchia di San Giovanni in Laterano a Milano (piazza Bernini, zona Città Studi). Un documento impressionante e commovente, soprattutto per la forza spirituale di un uomo che ricordando «la diocesi che porto nel cuore», impartisce una benedizione a Milano, la città che tanto lo ha amato, ricambiata fino all’ultimo istante.

Il video integrale, aprirà domani un ciclo d’incontri destinato a durare fino alla prossima primavera nella parrocchia di San Giovanni in Laterano in occasione del cinquantenario del Concilio Vaticano. Una “Cattedra del Concilio”, il cui titolo piaceva molto al Cardinale Martini, forse perché, come racconta don Giuseppe Grampa, direttore de “Il Segno”, il mensile della diocesi milanese nonchè parroco di San Giovanni in Laterano, «evocava in lui il ricordo di una sua importante iniziativa: la cattedra dei non credenti. Nell’Aula Magna dell’Università Statale il Cardinale per diversi anni ha dato voce a uomini e donne “pensanti”, che si interrogano seriamente. In ognuno di noi, diceva il Cardinale, c’è un credente e un non credente che si interpellano, si confrontano, si misurano anche con le parole della fede». 

E anche questa “Cattedra del Concilio” sarà a aperta a tutti. Il primo incontro avverrà domani alle ore 21, con il professor Saverio Xeres, docente di storia della Chiesa nella facoltà teologica di Milano. La Cattedra proseguirà con cadenza mensile cui parteciperanno personaggi come: Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, Giuseppe Laras, già rabbino capo a Milano, Andrea Grillo, docente di liturgia a Padova, il pastore Paolo Ricca, teologo della Facoltà teologica valdese di Roma e padre Silvano Fausti, gesuita. Parteciperà anche il cardinale di Milano, Angelo Scola.



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L’ultima intervista al Cardinale Martini

Durnwalder, Rollandin, Tentorio Il mestiere dei «politici a vita»

Corriere della sera

Il presidente della Provincia di Bolzano fu eletto per la prima volta, come sindaco, nel 1969

Durnwalder ieri e oggiDurnwalder ieri e oggi

In politica da 38 anni? In Italia non è certo un record. La classifica stilata l’estate scorsa da Stefano Pedica, dell’Idv, sui parlamentari più longevi che vede al primo posto, a pari merito, Beppe Pisanu e Giorgio La Malfa, dal 1974 in Aula, non tiene conto delle realtà locali. Dove i «politici a vita» non mancano, anzi pare si conservino meglio. Tra i presidenti di Regione, spicca Luis Durnwalder, che guida la Provincia autonoma di Bolzano dal 1989 ma è in politica con cariche elettive dal 1969. Segue Augusto Rollandin, primo cittadino di Brusson nel 1975 e presidente della Valle D’Aosta negli anni Ottanta e nuovamente dal 2009. Tra i sindaci di capoluoghi, il record è di Franco Tentorio, eletto primo cittadino di Bergamo nel 2009, dopo un cursus honorum lungo quasi 40 anni: iniziò la carriera politica nel Msi a fianco di un giovane Mirko Tremaglia nel ‘69.

IL PRIMATISTA EUROPEO - Ma è niente al confronto della storia di Lorenzo Cappelli, 90 anni, primatista europeo per numero di mandati da sindaco. «Le mie prime Amministrative? Il 7 aprile 1946. Ero candidato sindaco a Sorbano, un comune che poi, negli anni ’60, venne assorbito in quello di Sarsina (in provincia di Forlì-Cesena, ndr). Un po’ di esperienza l’avevo già: avevo militato nell’antifascismo, facevo la fronda ed ero stato eletto assessore nelle giunte delle amministrazioni del Comitato di liberazione nazionale». L’emozione della prima elezione? «Enorme - ricorda Cappelli -. Venivo dal Ventennio, ero stato allevato dalla dittatura. Per me Parlamento, democrazia, maggioranza, opposizione erano parole sconosciute». Oltre sessant’anni dopo la politica è cambiata: «La sua credibilità è a livello zero: anziché essere al servizio della gente è al servizio di se stessa.

Nei primi tempi della Prima Repubblica, invece, era un cosa seria, si faceva per vocazione, non per mestiere». E cita Alcide De Gasperi: «Quando andò negli Stati Uniti gli prestarono il cappotto tanto l’aveva malandato. Ed è morto povero: noi della Dc facemmo una colletta per aiutare la famiglia a comprarsi una casa». Cappelli, tre anni fa, è stato costretto a lasciare (per i nuovi limiti di mandato) la carica di sindaco, ma non abbandona il suo impegno per la politica: «Abbiamo creato il “Movimento romagnolo"», annuncia. Alla presentazione, a Cesena il 5 ottobre, ha partecipato anche Pier Ferdinando Casini, che tanti anni fa aiutò il decano dei sindaci nella sua prima campagna elettorale per il Parlamento.

IL «RE» DI BOLZANO: «HO INIZIATO PER SCHERZO…”» - Luis Durnwalder con la politica ha iniziato quasi per gioco e forse non immaginava che avrebbe occupato tutta la sua vita. Presidente della Provincia autonoma di Bolzano dal 1989, era già sindaco di un piccolo comune - Falzes - vent’anni prima. La prima volta che si confrontò con le urne, il 56% degli attuali abitanti della Provincia di Bolzano ancora non era nato o era «solo» in fasce. «Avevo 27 anni, ho iniziato per scherzo - racconta -. Stavo giocando a carte quando il nostro leader locale disse che aveva bisogno di persone da candidare: io e i miei amici accettammo.

Così mi sono ritrovato sindaco senza volerlo». Un esordio non facile: «All’epoca non c’era nulla, anche il nostro ufficio aveva un unico vano e due segretari: quando lavorava uno, doveva uscire l’altro». Ora, concorda Durnwalder, è tutto diverso: «Prima il politico era un riferimento per la comunità, da guardare con rispetto e paura: era il centro di tutto. Adesso è il contrario: i politici hanno esagerato e vengono accusati di ogni nefandezza. La loro immagine è alla fine». Un declino così forte che il governatore più longevo d’Italia riesce a spiazzarti: «Se fossi un giovane oggi non entrerei in politica: vedo come li trattano». Politici vittime? «La verità sta nel mezzo: non bisogna beatificarli perché sono pagati per lavorare ma lasciargli la dignità perché non tutti rubano». Durnwalder ha una sua medicina: ritornare all’antico. «Forse con le preferenze a livello nazionale si potrebbe riconfermare chi lavora bene e bocciare chi ha fatto male».

Franco Tentorio agli inizi della carriera politicaFranco Tentorio agli inizi della carriera politica

IN POLITICA A BERGAMO DAL 1970 - Franco Tentorio, sindaco di Bergamo solo dal 2009 con il centrodestra, è in consiglio comunale dal 1970, prima con il Msi poi con An. «Il ricambio a livello nazionale mi sembra auspicabile, a livello locale, con i bassi compensi che ci sono, serve molta buona volontà -­ spiega ­-. Credo sia giusto tentare un mix tra l’entusiasmo dei giovani e l’esperienza dei meno giovani». E ricorda così la sua prima elezione: «Una volta noi missini eravamo molto discriminati ma uno a 25 anni se ne frega e impiega tutto il suo tempo e il suo cuore per combattere per le proprie idee».

Emanuele Buzzi
9 ottobre 2012 (modifica il 10 ottobre 2012)

Tre elezioni, un paese Così Chávez ha vinto

La Stampa

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yoani sanchez


Com’è la voce di Henrique Capriles? Mi ha chiesto alcuni giorni fa un vicino. Non ho saputo dire se sia dolce o ferma, soave o energica, perché i mezzi di diffusione cubani evitano di trasmetterla. Al suo posto abbiamo avuto solo la possibilità di ascoltare l’agitato clamore di Hugo Chávez, gli attacchi verbali scagliati contro il suo giovane contendente durante la campagna presidenziale. Così questa mattina abbiamo visto il presidente, da 13 anni al potere, celebrare il suo nuovo trionfo elettorale. Va da sé che altri sei anni di presidenza per lui rappresentano anche una garanzia di sopravvivenza per il governo dell’Avana. 

Il governo di Raúl Castro si è giocato molto nel corso dei comizi elettorali di questo 7 ottobre. Avrebbe potuto perdere il sostegno imprescindibile del suo alleato più generoso. Il sussidio venezuelano ha permesso al generale Presidente di implementare, in maniera molto tiepida e lenta, cambiamenti che riguardano solo la sfera economica. Ma questo tipo di dipendenza, una volta che si stabilisce, finisce per diventare una situazione cronica.

La consegna di terre in usufrutto e un maggior numero di licenze per i lavoratori privati non sono riusciti a far muovere a Cuba i primi passi verso l’autonomia materiale e la sovranità finanziaria. La necessità di farsi mantenere dall’estero non è tanto una congiuntura, quanto parte fondamentale del castrismo, frutto diretto della sua incapacità a gestire con profitto l’economia nazionale. Non dimentichiamo la gran messe di aiuti inviati dal Cremlino… adesso sostituito da Miraflores. Piazza della Rivoluzione si è vista firmare ancora una volta un assegno in bianco, per altri sei anni. 

Il 54% dei venezuelani ha confermato Hugo Chávez come leader del paese, per questo motivo il raulismo tira un sospiro di sollievo. Ma la patria di Bolívar ha fatto registrare un voto molto polarizzato, che renderà più difficile sostenere pubblicamente il mantenimento di Cuba. Si avvicinano mesi complicati per il governo dell’Avana. Quella del Venezuela è stata la prima di un ciclo di tre elezioni che influenzeranno in maggiore o minor misura la nostra vita nazionale. Le presidenziali degli Stati Uniti vengono immediatamente dopo nella lista dei procedimenti elettorali che ci attendono. Mitt Romney ha annunciato mano dura con le autorità dell’Isola, ma anche Barack Obama potrebbe risultare deleterio per il sistema cubano se approfondisse la sua politica di avvicinamenti familiari, accademici e culturali. 

Il primo mandato di cinque anni di Raúl Castro si concluderà nel febbraio del 2013. Pochi scommettono che pensi di ritirarsi dall’incarico per lasciare il passo a una figura più giovane. Quelle elezioni, le terze che ci riguardano nei prossimi mesi, sono anche le ultime in ordine d’importanza e per aspettative generate. È già cominciato il procedimento per nominare i delegati al Potere Popolare e tutto finirà con l’obbediente Assemblea Nazionale, che approverà la candidatura per il Consiglio di Stato. Se nelle urne venezuelane è stato deciso un sussidio di migliaia di milioni e nelle schede nordamericane sono in gioco i rapporti della nostra Isola con il potente vicino del Nord, i comizi elettorali cubani sanno di giochi già fatti. Non serve neppure fare inchieste e sondaggi sulle intenzioni di voto. Non esiste alcuna possibile sorpresa. 

Il marito porta l'amante al pranzo di Natale, ma ne paga le conseguenze

La Stampa

Nonostante l'abituale conclusione di cause di separazione senza la dichiarazione di addebito a carico di uno dei coniugi, la Cassazione (sentenza 17195/12) ha confermato la "colpa" di un marito nell'aver provocato la fine del suo matrimonio per aver imposto la presenza dell'amante persino al pranzo di Natale con moglie e figli, minacciando di non partecipare ai festeggiamenti familiari.


Il caso

L'uomo ha cercato di sostenere davanti alla Suprema Corte, di avere solo una «frequentazione», un «adulterio apparente», non reale. Ma la Cassazione ha confermato quanto appurato dalla Corte di Appello di Cagliari sullo strano "menage" per il quale si pretendeva "impunità". L'uomo - sposato da tempo e padre di due figli, «frequentava assiduamente la casa di M., la accompagnava al posto di lavoro, con lei dovevano essere discussi i problemi interni familiari e la donna era presente in casa per le feste di Natale, altrimenti Luciano non vi partecipava».

Quando la moglie gli chiese di chiudere la relazione extraconiugale, il marito «apparentemente accondiscese», continuando «di nascosto a frequentare l'amica sotto la cui abitazione era spesso parcheggiata la sua macchina». L'uomo, davanti a familiari e conoscenti era ormai «accompagnatore e paladino» di M., un ruolo che «mal si conciliava con un generico rapporto di amicizia, per la cui salvezza non ha esitato a mettere in discussione la sopravvivenza stessa della famiglia». Il ricorso è stato respinto, il marito adultero è stato condannato al pagamento di duemila euro per onorari.

Sull'isola azzurra una piazzetta intitolata a Totò Imperatore di Capri

Il Mattino



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CAPRI - Sessantadue anni dopo aver girato quel film, 'l'Imperatore di Capri', in arte Totò, avrà la sua piazzetta sull'isola, nel largo di via Marina Piccola. Lo slargo intitolato al principe della risata - che sarà inaugurato sabato 20 ottobre alle 10,30 - va ad arricchire la toponomastica dell'isola, già ricca di numerosi nomi illustri. Saranno il sindaco di Capri Ciro Lembo, e l'assessore al Turismo Marino Lembo, a scoprire la targa in maiolica con i colori di Capri con su scritto «Piazza Principe Antonio de Curtis, in artè Totò».

La piazza, che prenderà il nome di piazza Antonio de Curtis, è uno dei luoghi più suggestivi e fotografati dell'isola essendo l'ultimo tratto della Provinciale che collega la piazzetta alla spiaggia ed allo scoglio delle Sirene, dove nel '49 il Principe della risata girò una delle più esilaranti scene del film Totò l'Imperatore di Capri, con il classico tuffo del celebre comico e degli altri personaggi che si buttavano nelle acque azzurre della baia di Marina Piccola vestiti di tutto punto, lanciando involontariamente una moda.

L'iniziativa portata avanti dal Comune, in particolare dall'assessore al Turismo Marino Lembo, è nata da un'idea dell'avvocato Mauro Gambini de Vera d'Aragona, habituè ed amante di Capri, e amico della famiglia De Curtis. Alla manifestazione, presenzierà la figlia del comico, Liliana, oltre che «gente dell'isola, isolani, isolisti» come recitava una delle battute più famose del film.

Soddisfazione è stata espressa dall'assessore al Turismo: «Abbiamo voluto portare avanti quest'idea di intitolare la piazzetta di Marina Piccola ad Antonio de Curtis anche per il forte legame tra Capri e Totò instauratosi anche grazie al film L'Imperatore di Capri che fu girato a Marina Piccola, nel quale si rappresentava quel mondo eccentrico veramente esistito nella Capri degli Anni '50 e che Totò, grazie alla sua straordinaria ironia fotografò in modo impeccabile. E proprio questo film ha contribuito ad accrescere il mito di Capri».

Martedì 09 Ottobre 2012 - 20:40

Costa Concordia, Schettino licenziato fa causa alla Costa Crociere

Lucio Di Marzo - Mer, 10/10/2012 - 09:53

Il capitano della Concordia, lasciato a casa dalla società, impugna il provvedimento: manca la giusta causa

Licenziato dalla compagnia per cui lavora, fa causa, ritenendo ingiusto l'essere stato lasciato a casa.


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La storia non avrebbe molto di interessante, non fosse che al centro della vicenda si trova Francesco Schettino, ex comandante della Costa Concordia, l'uomo al timone della nave da crociera la notte dell'urto contro gli scogli dell'Isola del Giglio.

Sembrerebbe una brutta battuta, non fosse che non c'è nulla d'inventato. Schettino, lasciato a casa dalla Costa Crociere, ha qualcosa da obiettare. Ritiene di essersi comportato in modo corretto - scrive l'edizione genovese della Repubblica -. Per questo motivo ha impugnato il provvedimento davanti al giudice del lavoro. A sentire l'ex comandante manca una giusta causa per il licenziamento. E allora ecco la richiesta: reintegro e stipendi arretrati.

Gli uffici genovesi della Costa - sempre secondo l'articolo della Repubblica - sottolineano che la società "ha concluso il procedimento disciplinare iniziato nei confronti di Schettino". Dal canto suo il legale del comandante non aggiunge dettagli a una conferma: il provvedimento è stato impugnato.

Nel disastro del Giglio morirono 32 persone. Ma Schettino non si è mai dichiarato colpevole, ripetendo a più riprese di avere fatto il possibile per evitare una tragedia peggiore. E alla vicenda manca ancora una conclusione definitiva, dal punto di vista legale. Ma tra i motivi del suo licenziamento ci sarebbero anche le manovre compiute la notte del naufragio della Concordia.

La pagina Facebook che svergogna i maniaci

La Stampa



Appare un profilo che mette in piazza tutte le cyber molestie dei maschi italiani. Oltre 25.000 adesioni, ma semina panico e  rischia di essere oscurato per violazione alla privacy

Gianluca Nicoletti


Gli italiani sono tra i più impavidi frequentatori di Social Network? Se è così tra di noi c’è pure il più consistente numero di maschi molestatori, quelli che scambiano Facebook per una prateria di caccia libera, sulle tracce di donne in presunta ricerca di avventure facili. Per questa ragione è nato un profilo dedicato allo svergognamento pubblico di questi maldestri e molesti importunatori. La cyber avance fa parte del grande giuoco della socializzazione digitale, ma è chiaro che occorre metodo e buona educazione anche nell’ esser seduttivi. 

Il profilo in questione “io odio i maniaci di m…” è apparso da aprile, ma in rete se ne discute da pochissime ore,  conta più di 25.000 like. E’ chiaramente a rischio  chiusura per il suo essere veramente al limite del reato, per quanto riguarda la privacy degli web-disadattati che ora si vedono pubblicamente esposte le loro maldestre avances.

L’iniziativa è stata  corroborata dal contributo entusiastico e spontaneo di tante internaute, che non chiedevano di meglio che avere una pubblica gogna per scoraggiare i tanti pesantissimi molestatori che, sotto pseudonimi o addirittura identità manifeste, si erano sentiti in diritto di approcciarle pesantemente. Spesso presupponendo fosse lecito farsi avanti in maniera volgare ed esplicita, per il solo fatto che fossero incappati in profili di donne, magari disponibili all’amicizia in rete. 

Tra le più divertenti iniziative troviamo una capillare classificazione dell’involuzione antropologica del maschio rapace quando, al posto della clava, si trova in mano un mouse: Una vendicatrice mascherata scrive addirittura un decalogo dei tipi da cui diffidare a memoria delle colleghe: il Gentiluomo. "Quando hai 18 anni mi dai il tuo numero?" Lui ci tiene alle convenzioni sociali. BLOCCO COMUNQUE, lo Sgrammaticato. "EI bela c poxiamo cnscere??!". VADE RETRO, SATANA. Blocco e invio di un corso di italiano per stranieri via posta. Il Machiavellico. Ti riempie di subdoli complimenti, poi... "Sei bella, intelligente, blablabla. Ci incontriamo in un vicolo buio di notte?". NO.

Blocco. Il Poeta Decadentista. "I tuoi occhi sono nera pece ardente per il mio cuore dannato d'amore... scopiamo?" MA BRUCIACI CON QUESTA PECE. Blocco.” Naturalmente stanno esplodendo i pentimenti a posteriori dei tanti che, vedendo ripubblicate le loro chattate hot, chiedono disperatamente di cancellarle per non avere problemi in famiglia, ottenendo in cambio però un ulteriore svergognamento. Dopo che il profilo è diventato oggetto di dibattito in rete è apparso un messaggio degli amministratori: “Dato che questa pagina rischia di essere cancellata per via delle numerose segnalazioni da parte dei maniaci che sono finiti sui nostri screen, abbiamo pensato di creare una pagina di riserva. Diventate fans!”

La guerra continua, le armi messe in campo sono quelle di distruzione di massa, facilmente è prevedibile che, ora che se ne parla anche fuori da Facebook, il profilo verrà oscurato. Il metodo con cui avviene la denuncia è sicuramente censurabile, ma resta il fatto che molti maschietti, che hanno frainteso il vero senso dell’ era digitale, probabilmente dopo aver letto la notizia abbandoneranno le attività moleste in  Internet, una dimensione della relazione per cui forse  non sono ancora pronti. Forse per consolarsi   torneranno a sedersi al bar del paesello, riprenderanno  a fare commenti ad alta voce sulle ragazze di passaggio. 

Quando l’amico su Skype ti porta a casa un virus

La Stampa

Sul Voip sta circolando un messaggio in grado di contagiare i pc Windows e trasformarli in “zombi”


claudio leonardi


“Lol, is this your profile new pic?”, vale a dire, “lol, è la nuova immagine del tuo profilo?”: questa innocente frasetta inviata sulla chat di Skype è la via maestra per installare sul vostro pc Windows un cosiddetto trojan, un virus in grado di prendere letteralmente il controllo della macchina. Basta un clic sul messaggio, e il contagio avviene.

Minacce di virus ne circolano molte, ma quelle veicolate da social network o da Skype sono più subdole, perché colgono l’utente con la guardia abbassata. Prima di tutto, si è meno abituati a considerare questi strumenti come potenziali minacce, e in secondo luogo, i messaggi pericolosi arrivano da volti e nomi familiari, da cui mai ci si aspetterebbero polpette avvelenate.

Il virus che sta preoccupando utenti e responsabili di Skype, infatti, una volta installatosi, può escludere dal controllo il proprietario del pc e inviare il suo messaggio infetto alla lista dei contatti. Secondo gli specialisti di Sophos, azienda specializzata in sicurezza informatica, si tratterebbe di una variante del già famigerato Dorkbot, diffusosi tramite Facebook e Twitter. I computer coinvolti vengono arruolati nelle cosiddette botnet, eserciti di pc definiti “zombi” che consentono agli hacker malintenzionati di eseguire attacchi informatici Ddos o altro tipo di sabotaggi informatici.

In una dichiarazione ufficiale, riportata dalla Bbc, i responsabili di Skype hanno garantito di “Occuparsi seriamente dei propri utenti, soprattutto in materia di sicurezza. Siamo consapevoli di queste attività dannose e lavoriamo per limitarne l’impatto”. Nel frattempo, “si consiglia di installare l’ultima versione del software e l’uso di applicazioni per la protezione del pc aggiornate”. In generale, è sempre meglio diffidare da link strani e messaggi anomali, sia pure provenienti da persone fidate.  L’arma più efficace rispetto a questo tipo di minacce resta l’uso consapevole degli strumenti e una corretta informazione. E quella, sul web, non dovrebbe mancare.

Laila, la mamma dei tossicodipendenti di Kabul

La Stampa

Ha aperto una casa di accoglienza e un ristorante per aiutare chi è uscito dal tunnel della droga a ricostruirsi una vita




Laila Haidari, 34 anni, nella foto del suo profilo Facebook


fotogallery
Kabul, tra gli ex tossicomani del Mother Camp

lidia catalano (agb)
torino

La Donna Coraggio che viene da Kabul si chiama Laila Haidari. Dietro un paio di lenti rettangolari che le donano un’aria severa da professoressa mostra uno sguardo fiero. Lo sguardo di chi sa di aver sconfinato in un terreno scivoloso, ma con la consapevolezza di essere nel giusto.

Laila, nata e vissuta in Iran, è arrivata nella capitale afghana neppure un anno fa per partecipare a un festival cinematografico, decisa a lasciarsi alle spalle il suo passato di sposa e madre bambina (a 13 anni aveva già un figlio) per seguire una carriera da regista di documentari. Le è bastato capitare per caso vicino al ponte Pul-i-Sokhta, che passa sopra il fiume di Kabul, per capire che la sua vita avrebbe bruscamente deviato direzione. 

Seminascosti sulle sponde del corso d’acqua, decine di tossicodipendenti trascorrono le giornate tra una dose e l’altra, ammalati, denutriti, per finire quasi sempre stroncati da un’overdose o da una notte troppo fredda. “Non potevo abbassare lo sguardo e tirare dritto, dovevo fare qualcosa”, spiega la donna all’Afp. Nel giro di un mese dà vita all’associazione umanitaria “Life is beautiful” e apre la casa di accoglienza “Mother Camp” alla periferia Ovest di Kabul, dove trovano rifugio fino a venti tossicodipendenti a notte.

In un paese che da solo produce il 90% dell’oppio esistente al mondo, la dipendenza da stupefacenti – che trova humus fertile nella povertà dilagante – è una piaga di dimensioni drammatiche. L’ultimo report delle Nazioni Unite parla di oltre un milione e mezzo di consumatori abituali. Nella terra dei burqa e dell’integralismo islamico, dilaniata da decenni di conflitti, lo sviluppo della medicina è sempre stato osteggiato, così oggi le possibilità di ottenere delle cure efficaci sono prossime allo zero. 

Grazie alla sua perseveranza, in pochi mesi Laila è riuscita ad aiutare circa 300 ragazzi.A decine ogni giorno bussano alla sua porta. “Ho deciso di chiudere con la droga per il bene dei miei figli. Non voglio che subiscano le conseguenze del mio passato autodistruttivo”, dice Jan, la testa coperta da un foulard giallo e arancione. Ma per Laila non è abbastanza. Non si accontenta di trascinare queste persone fuori dal tunnel, vuole aiutarle a ricostruirsi una vita.

Con 26 mila dollari racimolati grazie a prestiti di amici e conoscenti ha aperto il ristorante “Taj Begum”. “I ragazzi che lavorano con me sono tutti ex tossicodipendenti – precisa -. Qui hanno la possibilità di imparare un mestiere, rendersi utili e distrarsi dalla tentazione più forte”. Nel locale, che propone specialità afghane, iraniane e turche, hanno trovato impiego 17 ragazzi, compreso il musicista folk Abdul Ali, tossicodipendente da oppiacei per oltre dieci anni. “Suono mentre i miei colleghi sono impegnati tra la cucina e il servizio ai tavoli. Così mentre lavorano ascoltano buona musica e si divertono”.

“Quello che faccio non è facile – ammette Laila – soprattutto perché essere una donna qui è più complicato che altrove. C’è chi mi ha accusata di prostituirmi con i ragazzi della comunità e mesi fa sono stata vittima di un tentato omicidio. Ma la cosa che mi spaventa di più – sorride – è il timore di non riuscire a restituire tutti i soldi che mi hanno prestato per il ristorante”. Poi si fa seria. “Ho 34 anni e anche chi è più grande di me ha iniziato a chiamarmi “mamma”. Per loro rappresento un rifugio sicuro e l’alternativa a un destino segnato. Certo, è una grossa responsabilità. Ma che cosa c’è di più bello al mondo?”

Trent'anni fa l'attentato alla Sinagoga quaranta feriti e un bimbo morto

Il Messaggero

Il 9 ottobre dell'82 un commando palestinese prima lanciò delle granate poi sparò tra la folla uccidendo Stefano Tachè: aveva solo 2 anni


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ROMA - C'è chi quando ne parla ha «ancora la pelle d'oca» e chi proprio non riesce a trattenere la commozione, e rievoca quel 9 ottobre del 1982 con occhi lucidi. Sono trascorsi trent'anni dall'attentato compiuto da un commando palestinese contro la Sinagoga Maggiore di Roma:l'attacco, avvenuto durante una celebrazione religiosa, uccise un bambino di due anni, Stefano Tachè, e ferì quaranta persone.

L'attentato avvenne di sabato mattina, alla fine dello Sheminì Atzeret che chiude la festa di Sukkot. Le famiglie uscivano dal Tempio con i bambini che avevano appena ricevuto la benedizione collegata alla particolare festività. Una decina di attentatori prima lanciarono delle granate tra la folla, poi si misero a mitragliare. La vita della comunità ebraica romana, e italiana, ne rimase indelebilmente segnata. Tra i fedeli che, oggi come allora, escono dal tempio, qualcuno ancora non riesce a parlare di quella terribile mattinata. Le ferite del corpo si sono rimarginate, quelle dello spirito no.
 
Tutti, comunque, ricordano come se fosse ieri. «Quel giorno sono arrivato in sinagoga un pò più tardi del solito», racconta Marco Di Porto, cantore del coro dal 1948. «L'attacco era appena avvenuto, c'erano feriti da raccogliere e trasportare di corsa all'ospedale. Insieme ad altri, ho prestato i primi soccorsi; poi, su richiesta del presidente della comunità, ho iniziato a fare il giro degli ospedali per verificare quanti fossero stati colpiti. In un ospedale ho trovato uno dei nostri bambini: aveva il volto tutto butterato da schegge di bomba. Nell'anticamera della sala operatoria del Fatebenefratelli, invece, c'era il padre di Stefano Tachè, Yossi. Tutta la sua famiglia era stata colpita.
 
Il più grave era il figlio minore, preso alla fronte da un colpo di mitraglietta. Mentre ero lì, un'infermiera uscì dalla sala operatoria scuotendo la testa: il piccolo Stefano non ce l'aveva fatta. Yossi diede un pugno fortissimo a una vetrata, mandandola in frantumi». «Il mio ricordo più terribile - dice invece Lello Anav, che da allora vive con una scheggia di ordigno a due centimetri dal cuore - sono i corpi dei feriti per terra: preso dall'ansia di ritrovare mia moglie e mia madre, li scavalcavo, non mi sono fermato per aiutarli». La moglie Alba l'ha riabbracciata in via Catalana, dove affaccia una delle tre uscite del tempio: «Io ero tutto insanguinato, lei era stata ferita alle gambe».
 
Il ricordo. Ritornando con la mente a quella mattinata, molti si dicono «miracolati». Qualcuno racconta di un amico che si è salvato grazie a un libro di preghiere tenuto in mano all'altezza del petto: la copertina di quel volume provvidenziale conserva ancora «incastonato» un frammento di bomba. In tanti, invece, sottolineano con amarezza: «Quel giorno non c'era nemmeno un poliziotto nei pressi della sinagoga». Pochi giorni prima dell'attentato, le autorità avevano infatti tolto il presidio della polizia: e questa è un'altra di quelle ferite che ancora non si sono rimarginate.


Martedì 09 Ottobre 2012 - 17:34
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 10 Ottobre - 10:50

Regione Lombardia, arrestato assessore di Formigoni per voto di scambio

Corriere della sera

È il Pdl Domenico Zambetti, avrebbe pagato 200.000 euro alla ’ndrangheta per 4.000 voti


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Voto di scambio con la ’ndrangheta per un importante assessore pdl della Regione Lombardia presieduta da Roberto Formigoni. Il responsabile dell’assessorato alla Casa, Domenico Zambetti, 60 anni, è stato arrestato questa mattina a Milano dai carabinieri con l’accusa di aver comprato un pacchetto di 4.000 preferenze, decisivo per la sua elezione con 11.217 voti nelle regionali 2010, pagando 200.000 euro a due colletti bianchi della ’ndrangheta, uno esponente della cosca calabrese «Morabito-Bruzzaniti» di Africo (Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni già condannato anni fa per traffico di droga nell’inchiesta sull’Ortomercato) e uno referente invece del clan «Mancuso» di Palmi, il gestore di negozi Costantino Eugenio: un tandem che a sua volta, oltre che all’hinterland milanese della famiglia «Barbaro-Papalia» di Platì, per investire sulla candidatura di Zambetti avrebbe attinto in parte a un bacino di preferenze nella disponibilità di Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, l’ex sondaggista di Berlusconi condannato nel dicembre 2011 in primo grado a 7 anni per la bancarotta Hdc.

REGIONE FALCIDIATA - L’arresto segna il caso di maggior infiltrazione della ‘ndrangheta nella politica sinora svelato al Nord Italia dalle indagini. Zambetti, in Regione in passato responsabile dell’Ambiente e poi dell’Artigianato, è il quinto assessore delle varie giunte di Formigoni a essere arrestato, dopo Guido Bombarda (Formazione professionale), Piergianni Prosperini (Turismo), Franco Nicoli Cristiani (Ambiente, Commercio) e Massimo Ponzoni (Protezione civile, Ambiente). E in questo momento è anche il tredicesimo consigliere regionale dell’attuale assemblea (su 80) a finire sotto inchiesta.

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SOLDI AI BOSS "IN DIRETTA" - Un’intercettazione ambientale, disposta dal pm Giuseppe D'Amico nell’automobile dei due ’ndranghetisti subito dopo l’incontro il 15 marzo 2011 tra uno di essi e Zambetti nell'Associazione culturale milanese dell’assessore «Centro e Libertà», secondo l’accusa documenta il pagamento appena avvenuto, da parte del politico ai boss, di una delle ultime rate (30.000 euro) della somma concordata al momento dell'accordo sui voti nel 2010.

ASSUNZIONI E APPALTI - L'assessore regionale alla Casa avrebbe anche fatto assumere la figlia di uno dei due ’ndranghetisti a termine all’Aler, l’ente case popolari, e promesso di attivarsi per far avere lavori a cooperative e ditte degli ’ndranghetisti: il gip milanese Alessandro Santangelo, estensore a Torino della sentenza-pilota Eternit sui morti per amianto, gli contesta i tre reati di «scambio elettorale politico-mafioso», «concorso esterno in associazione mafiosa» (ipotesi addebitata al pure destinatario di un ordine di arresto Ambrogio Crespi) e «corruzione» con l’aggravante di aver agevolato la ’ndrangheta.

MINACCE E RICATTI - L’inchiesta dei carabinieri ha monitorato anche tutta un serie di telefonate e lettere intimidatorie, foto e registrazioni con le quali gli ’ndranghetisti, in alcune fasi altalenanti del rapporto con il politico, contavano di richiamarlo all’ordine («ce l’abbiamo in pugno»), pena quello che nelle intercettazioni definiscono «il rimpasto degli accordi».

Luigi Ferrarella
10 ottobre 2012 | 9:26

Le ombre dell'ndrangheta sui voti di Sara Giudice, l'anti Minetti

Corriere della sera

Indagato sue padre, accusato di aver fatto accordi con le cosche per ottenere circa 300/400 voti per la figlia



Sara GiudiceSara Giudice

MILANO - Gli stessi ’ndranghetisti che avevano investito su Zambetti in Regione nel 2010 avrebbero poi appoggiato circa 300/400 voti alle elezioni 2011 per il Comune di Milano sulla giovane Sara Giudice. Una decisione presa dopo incontri con suo padre Vincenzo, ex consigliere comunale ed ex presidente della società Metro Engeenering dal gennaio 2012. L’investimento fu efficace, visto che la giovane alla prima esperienza elettorale, alla ribalta in quel periodo per la polemica contro Nicole Minetti, concluse con 1.000 preferenze dietro il candidato sindaco della sua lista «Nuovo Polo per Milano», Manfredo Palmeri, e non entrò in Consiglio comunale solo per il particolare meccanismo elettorale.

  Video : Sara e le quattromila firme contro la Minetti

Due, però, le differenze tra il caso di Zambetti e quello di Giudice, che infatti non è stato arrestato ma è indagato per una ipotesi di corruzione semplice. La prima è che le indagini hanno accertato che l’ambasciatore ’ndranghetista si presentò a Giudice con un nome falso, accreditandosi quale avvocato che recava il sostegno elettorale offerto da una cordata di professionisti e imprenditori calabresi. La seconda è che Giudice non avrebbe comprato i voti, non avrebbe dato denaro, ma soltanto promesso una generica disponibilità a far entrare le imprese dei calabresi negli appalti della metrotranvia di Cosenza che verrà realizzata appunto da «Metro Engineering».

Luigi Ferrarella10 ottobre 2012 | 9:31

L'album calciatori in arrivo a dicembre «Non è scontato che lo faccia la Panini»

Corriere della sera

La Lega di A e l'Assocalciatori: «Si valuteranno le offerte dei vari licenziatari, interesse anche dall'americana Topps»

MILANO - Attorno alla metà di dicembre, come da tradizione, sarà in commercio il tradizionale album di figurine. È l'obiettivo della Lega di serie A e dell'Assocalciatori, che nel pomeriggio hanno siglato una convenzione promo-pubblicitaria per lo sfruttamento nei prossimi cinque anni dell'immagine dei giocatori. «Non è scontato» però che a produrre l'album sia Panini, come accade ormai da decenni, ha spiegato il vicepresidente dell'Aic Umberto Calcagno: «Si valuteranno le offerte dei vari licenziatari, alcuni hanno già manifestato interesse».



«Puntiamo a rispettare i tempi tradizionali dell'album, attorno alla metà di dicembre. In queste settimane - ha rivelato il presidente della Lega di serie A Maurizio Beretta - abbiamo ricevuto una serie di missive dalla società internazionale Topps», che negli Stati Uniti produce gli album di football e baseball e in Inghilterra della Premier League. «Le nuove forme di utilizzo delle immagini dei giocatori sono tutte da esplorare - ha sottolineato Calcagno -. Si parla soprattutto dell'album di figurine, più tangibile nell'immaginario collettivo, ma ci sono anche i videogiochi e le applicazioni per internet, e le card».
 
Secondo l'accordo «l'Aic ha conferito i diritti di immagine dei giocatori alla Lega di serie A, che era già titolare di quelli sui marchi, i colori e le maglie delle squadre - ha spiegato Beretta - La Lega ha il mandato di trattare con i licenziatari e i ricavi saranno divisi al 50% con l'Aic. L'obiettivo è massimizzare i risultati, è un buon accordo ed esprime forte collaborazione». «È - ha osservato il presidente dell'Aic Damiano Tommasi -, un investimento reciproco che speriamo possa essere utile anche per i futuri rapporti sindacali, dall'accordo collettivo in scadenza a giugno al fondo di solidarietà». «Il contratto collettivo - ha osservato Beretta - sta funzionando bene, i contenziosi si sono ridotti quasi a zero».

(Ansa)
10 ottobre 2012 | 2:17