lunedì 15 ottobre 2012

Mendicante scacciato con la pistola a gommini E gli avventori del ristorante se la ridono

Corriere del Mezzogiorno

Dodicenne punta l'arma giocattolo (e spara) contro un immigrato. Tre ragazze sedute al tavolo si gustano la scena


NAPOLI - Gli avventori dei locali del centro città lo conoscono bene: un giovane di colore, noto a tutti come Willy, che per guadagnarsi qualche spicciolo ha modernizzato la classica «posteggia». Niente più mandolino, lui imbraccia un microfono (finto) e fa il rap in inglese (video) emulando 50Cent e Puff Daddy. Certo, le parole sono per lo più incomprensibili ma l'effetto è divertente. Il concetto di divertimento però è stato sovvertito, stravolto, sabato scorso in piazza Bovio, in pieno centro di Napoli, a pochi metri dalla Camera di Commercio. Un ragazzino, massimo 12 anni, si è avvicinato al «rapper» puntandogli contro una pistola con proiettili di gomma. Alla scena assistono tre ragazze sedute al tavolo di un ristorante: sghignazzano e deridono il mendicante contro il quale, nel frattempo, il dodicenne ha sparato già tre-quattro gommini. Maltrattato e umiliato, Willy è fuggito via.




AGGRESSIONE AGLI SVEDESI - E dire che ai tavoli del medesimo ristorante di piazza Bovio, tre settimane fa, i tifosi svedesi dell'Aik vennero assaliti da un gruppo di teppisti. Con il disgustoso episodio del «rapper» Willy minacciato e scacciato con un'arma giocattolo, la favola di Napoli città aperta e tollerante vacilla una volta di più.

Redazione online15 ottobre 2012

Il «pullmino» Volkswagen va in pensione Termina la produzione in Brasile

Corriere della sera

Dopo più di 60 anni di carriera, il minibus amato dai figli dei fiori si arrende alle nuove leggi sulla sicurezza




MILANO- Se potesse raccontare tutto quello che ha visto in più di 60 anni di carriera, chissà che razza di romanzo «beat» ne uscirebbe. Il «pullmino» Volkswagen, conosciuto in tutto il mondo con i nomignoli di «Kombi» e «Bulli», sta per andare in pensione.

QUELLE CAROVANE VERSO L'ASIA-Secondo quanto riporta la rivista americana Car &Driver la produzione terminerà a fine 2013 negli stabilimenti brasiliani di San Bernardo del Campo. Se in Europa il minibus più amato dai figli dei fiori è ormai un ricordo lontano (la produzione è finita nel 1979), nel paese sud americano è ancora in vendita. Ma gli anni passano, l'economia verde-oro galoppa e gli automobilisti diventano sempre più esigenti: nonostante le numerose migliorie tecniche introdotte nel tempo, per il «Bulli» si rivela difficile fare i conti con le nuove normative sulla sicurezza e con quelle anti-inquinamento.

Roba che non esisteva nemmeno quando carovane di ragazzi dai capelli lunghi partivano dal Vecchio Continente alla volta diretti in Asia in viaggi-avventura dalle date di ritorno incerte tanto quanto gli itinerari. Ancora oggi fra Bangkok e Kathmandu capita di rivederli quei pulmini colorati con targhe inglesi, tedesche o anche italiane, trasformati in bar e fast food. Un mezzo trasversale, il «pullmino» Volkswagen apprezzato dalla generazione «beatnik» come dai più tranquilli campeggiatori della Baviera. Non a caso a a Wolfsburg hanno pensato più volte a realizzarne una versione moderna: l'anno scorso a Ginevra è stato presentato un concept che ne riprendeva lo stile e l'essenza del mezzo originale. Per ora il progetto è rimasto sulla carta, ma chissà che un domani il Bulli non torni di nuovo, come è stato per Maggiolino, Mini e Fiat 500.


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D.S.15 ottobre 2012 | 12:58

Lombardia, i consiglieri si dimettono o no?

Clarissa Gigante - Lun, 15/10/2012 - 12:04

I consiglieri Pd, Idv e Sel della Regione Lombardia hanno annunciato le dimissioni, ma sono ancora al Pirellone. Il 21 ottobre si arrriva a metà legislatura e i consiglieri si saranno garantiti il vitalizio di 1300 euro al mese. Se non si dimettono prima quelli della Lega o se la giunta Formigoni non cade questa settimana

Cari consiglieri della Regione Lombardia, tenete duro.





La lettera di dimissioni l'avete firmata in pompa magna, con tanto di foto. Ma aspettate ancora un po' per consegnarla. Mancano solo sei giorni: poi vi sarete garantiti il vitalizio per aver raggiunto la metà della legislatura. Ancora qualche giorno e avrete diritto, non appena compiuti i 60 anni, a una pensione da 1300 euro al mese. Non dimenticate, però, di versare i poco più di 2mila euro al mese di contributi per i prossimi due anni e mezzo.

Del resto, anche in conferenza stampa, è bastato mostrare il foglio con 27 firme (quelle dei consiglieri Pd, Idv, Sel e Gruppo Misto) per salvare le apparenze e dissociarsi dagli scandali che hanno travolto il Pirellone. "Siamo pronti alle dimissioni", ha detto Giuseppe Villani. "Siamo pronti", appunto. Che è ben diverso da "Ci dimettiamo". Ora basta temporeggiare, fare melina e aspettare sei giorni. Magari sperando che aspettino anche i 20 consiglieri leghisti che hanno promesso un gesto simile e che permetterebbero, insieme a voi, di far cadere il Consiglio regionale.

Tenete duro, continuate con le proteste e i sit-in per chiedere le dimissioni di Roberto Formigoni. Ma non alzate troppo la voce: non vorremmo che il governatore si dimetta prima del fatidico 21 ottobre portandovi via quel vitalizio a voi tanto caro.

Massimo D'Alema, il nuovo che avanza

Andrea Indini - Lun, 15/10/2012 - 10:22

Altro che cambiamento. L'Unità pubblica appello e raccolta firme a sostegno del lìder Maximo

Il nuovo avanza, il vecchio resiste. Mentre Walter Veltroni dà uno schiaffo alla vecchia guardia democratica annunciando il proprio buen retiro dalla politica, i vertici di via del Nazareno si arroccano sulle proprie posizioni e non danno segno di cedere di un millimetro.





Nessuno vuole farsi rottamare. Che sia Matteo Renzi o qualcun altro, i vari Rosy Bindi, Massimo D'Alema, Anna Finocchiaro hanno deciso di resistere all'assalto. I "dinosauri" del Pd non hanno alcuna intenzione a farsi mettere da parte.

Se da una parte la Bindi scende in campo a sostegno del leader Pier Luigi Bersani per tutelarsi dall'avanzata di Renzi, dall'altra spunta una folta lista di esponenti democratici a sostegno di D'Alema che non lascia ma prova a raddoppiare. Basta divisioni e personalismi. Parta dal Sud la sfida per il governo è il titolo di una pagina di "informazione a pagamento" pubblicata oggi sull'Unità e sottoscritta da una lunga lista di politici, imprenditori, esponenti dell’associazionismo e del mondo accademico, che sottolineano come D’Alema sia il "punto di riferimento in questa battaglia".

"Il nostro Paese, oggi più che mai ha la necessità di recuperare e riaffermare un legame profondo e diretto dei territori con la politica e con una classe dirigente eletta, capace di interpretare da un lato la forte spinta al nuovo e alle giovani generazioni che i cittadini reclamano, dall’altro lato il bisogno di esperienze e solidità istituzionale e politica che personalità come D’Alema apporterebbero alla sfida di governo che ci attende come centrosinistra",

affermano i firmatari dell’appello spiegando che l'Italia non ha bisogno "solo di giudici e giudicati, ma di responsabilità e idee che si confrontano e si alimentano delle esperienze degli uomini e delle donne che hanno un passato, per costruire nuove basi per gli uomini e le donne che hanno un futuro". Come annuncia a nei giorni scorsi Pubblico (leggi l'articolo), le prime cinquecento firme sono già state recapitate sul tavolo di Bersani.

Ovunque ti giri, insomma, il Pd continua a parlare di cambiamento. Eppure a guardare i volti e le idee messe in campo dai democratici appare subito chiaro che non ci sono grandi novità. L'establishment piddì lo sa e, proprio per questo, teme l'impatto che il sindaco di Firenze potrebbe avere sull'elettorato di centrosinistra - e non solo. Bersani, però, non ci sta a farsi rottamare. Non ancora. "Se si vogliono foglie verdi e nuove, non bisogna tagliare le radici...", ha sottolineato ieri il leader democrat ammonendo Renzi, che nei giorni scorsi aveva lanciato l'invito a tagliare "i rami secchi", che non può essere uno da solo a decidere quali sono i rami secchi da potare:

"Non ci piace questa favola del solito uomo solo al comando...". Il problema è che la decisione di Veltroni di fare un passo indietro (per dedicarsi alla letteratura?) rischia di rompere gli equilibri del partito. "Finalmente qualcuno ha mostrato maturità e si è reso conto della sensibilità che c’è in questo momento nel paese verso un rinnovamento forte, anche nel centrosinistra", ha commentato Debora Serracchiani, negli studi di Omnibus su La7, spiegando che "si può fare politica ed essere autorevoli anche senza avere un incarico istituzionale". D'altra parte, Renzi è ottimista: "Sono sicuro che Veltroni non sarà l’unico a fare questo passo...".

Da no global condannato per il G8 a soldato «Una cavolata a 20 anni va pagata per sempre?»

Corriere del Mezzogiorno

Antonino Valguarnera è partito volontario per la Bosnia. Fu premiato anche da Ciampi. Attende la sentenza definitiva


Antonino Valguernera (ph. Panorama)Antonino Valguernera (ph. Panorama)

PALERMO - Antonino Valguarnera aveva vent'anni quando partecipò al G8 di Genova. Il conto da pagare allo Stato per quelle giornate di follia è stato salato, salatissimo. Valguarnera è tra i cinque manifestanti giudicati dal tribunale colpevoli di devastazione e saccheggi, con pene che vanno dai 6 ai 15 anni. Per lui e altri quattro va però ricelebrato il processo d'appello: bisogna valutare le attenuanti generiche. Panorama ha raccolto la sua storia. Storia sui generis perchè in questi anni Antonino, trentunenne palermitano, ha preso una decisione apparentemente sorprendente per un antagonista duro e puro: è partito da volontario nell'esercito italiano, direzione Bosnia. «Ho cercato - ha detto Antonino al giornalista Antonio Rossitto - di fare tante cose forse tentando inconsciamente un riscatto. So che i magistrati prima o poi mi condanneranno. Ma condanneranno un'altra persona». Cioè, una persona molto diversa dal no global del 2001. Ricorda quegli anni: «Mai avuto tessere di partito, ma mi sentivo vicino a Rifondazione. Il tema della globalizzazione mi affascinava, poi ci ho scritto la tesi di laurea».

Valguarnera soldatoValguarnera soldato

SPADA DI DAMOCLE - Dopo essere stato fermato e aver vissuto l'inferno e le umiliazioni nella caserma di Bolzaneto è tornato a casa il mese successivo, ad agosto. Decise di partire militare. «Volevo imparare qualcosa, la disciplina e il rigore. All'esercito ho dato l'anima, tanto da essere scelto per una missione in Bosnia. Sono anche stato persino premiato dall'allora presidente Ciampi». Antonino conclude così: «Questa storia ha già condizionato la parte più importante della mia vita, vorrei che finisse prima di trasformarsi in ossessione. Una cazzata a vent'anni si deve pagare tutta la vita?».

Redazione online12 ottobre 2012

Amiche per oltre un secolo, muoiono la stessa notte a poche ore di distanza

Il Messaggero
di Giampiero Maset


Cattura
TREVISO - Si erano conosciute da bambine e se ne sono andate insieme. Molte cose le legavano. Le nobildonne Alberta Fabris e Teresa Graziani, le più anziane della città,avendo superato il traguardo dei 107 anni di vita, rispettivamente lo scorso maggio e giugno, si sono spente la notte scorsa alla casa di riposo Fenzi, dove erano ospiti: se ne sono andate a distanza di poche ore l'una dall'altra.

Oltre che l'età, le accomunava il fatto che avevano frequentato insieme le scuole elementari fin dalla prima classe, un secolo fa. Alberta Fabris, che non si è mai sposata, apparteneva ad una nobile famiglia cadorina. Antichi decreti ducali dei dogi Molin e Contarini avevano concesso a suoi avi il titolo di "cavalieri" compensandoli per i servigi resi alla Repubblica. La famiglia era arrivata nel 1613 a Conegliano e nel 1685 era stata aggregata al consiglio nobile della città. I Fabris diedero anche il primo deputato di Conegliano al Regno d’Italia. Si trattava del nonno di Alberta: Pietro Fabris, ricordato con una lapide nella sala consiliare del municipio. Suo padre, che si chiamava a sua volta Pietro, è stato il primo primario dell'ospedale di Conegliano.

Quanto ad Alberta, nata nel 1905, era un autentico personaggio che coniugava il tratto nobile con una spontanea cordialità. Tutti ne ricordano l’eclettica personalità. È sempre stata un'ottima conversatrice, raccontando aneddoti unici deliziando i suoi ospiti. È stata la prima donna a conseguire la patente di guida in provincia di Treviso. Negli anni 30 è stata campionessa di tennis e di sci e un'appassionata amazzone e scalatrice. Ha appeso gli sci quando aveva "solo" 87 anni. Invece Teresa Graziani, vissuta per anni nello splendido palazzo cinquecentesco di tre piani di famiglia in via XX Settembre, era era rimasta orfana della madre all'età di 12 anni e a sua volta non si era mai sposata.

Apparteneva a un ramo della nobile famiglia Graziani che era originaria di Ceneda, appartenendo da più secoli a quella corporazione nobile. Aveva tre fratelli e una sorella. Il padre Ottaviano Graziani aveva curato per molti anni, in qualità di economo, i beni delle parrocchie del Triveneto, quando questi erano gestiti direttamente dallo Stato prima dei Patti Lateranensi del 1929, dopo di che sono passati alle curie vescovili. Tra le sue proprietà donate alla parrocchia del Duomo ci sono la chiesetta dell'Annunziata e la celebre pala del Duomo. Con le due ultracentenarie scompaiono due volti in cui si identificava la storia della città nella quale i rispettivi antenati avevano dato un contributo ancor oggi ricordato. I funerali di Alberta Fabris si terranno domani, alle 15.30, nella cappella di Casa Fenzi. Lo stesso giorno l’addio a Teresa Graziani.


Lunedì 15 Ottobre 2012 - 12:00
Ultimo aggiornamento: 12:47