martedì 16 ottobre 2012

Taiwan contro le mappe di Apple: rivelano una base militare segreta

Corriere della sera

Il ministero della Difesa di Taipei ha chiesto di diminuire la risoluzione delle immagini

La mappa contestata con la base segreta in violettoLa mappa contestata con la base segreta in violetto

Dopo aver ricevuto le critiche di tutti gli appassionati di Apple, ecco che le mappe della nuova applicazione iOS 6 tornano al centro dell’attenzione, per nuove lamentele. Questa volta però da parte del governo di Taiwan, furioso per alcune immagini satellitari diffuse da giornale Liberty Times che rivelano una base militare segreta. Il gigante di Cupertino si trova così accusato, dopo essere stato preso di mira per la scarsa qualità delle sue mappe (luoghi coperti da nubi e strade e ponti distorti) e per dati mancanti o inesatti, di aver svelato a tutti i nuovi possessori di iPhone5 la posizione della base militare super top-secret nella contea settentrionale di Hsinchu.

RICHIESTA - Il ministero della Difesa ha reagito dopo che il Liberty Times ha pubblicato una delle foto incriminate. Legalmente però non può fare niente: la legge non prevede provvedimenti quando si tratta di immagini prese da satelliti commerciali. Il portavoce del ministro, David Lo, ha spiegato che il governo chiederà formalmente a Apple di «abbassare la risoluzione delle immagini per offuscare la presenza di basi militari, cosa già fatta in passato con Google». Apple però non ha ancora ricevuto una richiesta ufficiale e non si sa ancora come risponderà.

LA BASE - La base di Hsinchu ospita un radar a lungo raggio acquistato dagli Stati Uniti nel 2003 che dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno. Il radar ad alta frequenza, costato 1,23 miliardi di dollari, è in grado di rilevare in pochi minuti i missili lanciati anche dalla provincia dello Xinjiang, la zona più a ovest della Cina. Taiwan stima che Pechino abbia attualmente più di 1.600 missili puntati verso l’isola, un numero in costante aumento nonostante il miglioramento delle relazioni tra i due governi iniziato nel 2008 con la presidenza a Taipei di Ma Ying-jeou.


Carolina Saporiti
16 ottobre 2012 | 15:11

Il cane disabile più bravo del mondo: arriva l'autunno e spazza le foglie

Il Messaggero

ROMA - Si chiama Tori e sul web la presentano come “il cagnolino handicappato più bravo del mondo”. A guardare le immagini, forse il popolare sito BuzzFeed che l'ha lanciato un po' di ragione ce l'ha: paralizzata alle zampe posteriori, Tori per muoversi usa uno speciale seggiolino e sembra davvero cavarsela bene. Su YouTube le sue avventure hanno già raccolto decine di migliaia di clic: eccola aiutare la sua padrona raccogliere le foglie, in pieno tema autunnale. Alzi la mano a chi non ha strappato un sorriso...




Lunedì 15 Ottobre 2012 - 18:12
Ultimo aggiornamento: 18:25

Il rastrellamento del 16 ottobre 1943 Monti alla commemorazione nel Ghetto

Corriere della sera

Furono oltre mille i romani deportati 69 anni fa, tra loro 350 bambini. Il Comune intitolerà un ponte a Settimia Spizzichino, l'unica donna tra i sopravvissuti al lager


Il rastrellamento nel ghetto di RomaIl rastrellamento nel ghetto di Roma

ROMA - Mario Monti al Ghetto, per la commemorazione della Deportazione del '43. E il nuovo ponte dell'Ostiense intitolato a Settimia Spizzichino. Sessantanove anni dopo, nella capitale si ricorda il 16 ottobre del 1943, quando oltre mille romani - e fra questi 350 bambini - vennero strappati alle loro case: cerimonie ufficiali e una fiaccolata organizzata per martedì sera da Comunità di Sant'Egidio e Comunità Ebraica in memoria del sacrificio degli ebrei romani rastrellati a Roma dai nazisti. Partecipa il presidente del consiglio che poi di fronte al Portico d'Ottavia, dove si conclude la fiaccolata che muoverà da Santa Maria in Trastevere alle 18.30, prenderà la parola dopo Riccardo Pacifici, Riccardo Di Segni, Marco Impagliazzo e Renzo Gattegna. Non ci sarà quest'anno Shlomo Venezia e sono passati 12 anni dalla morte di Settimia Spizzichino, l'unica donna sopravvissuta al rastrellamento dei nazisti al Ghetto di Roma: una delle pagine più vergognose nella storia della città.


Il video del rastrellamento

Ed è questo il giorno giusto per apprendere che l'intitolazione del nuovo ponte a Settimia Spizzichino è ormai decisa. Il ponte all'Ostiense sarà intitolato all'unica donna del piccolo drappello di sopravvissuti (erano 16) alla Deportazione del Ghetto nel '43, scomparsa nel luglio del Duemila. La proposta avanzata poco tempo fa dopo l'asportazione, nel XX municipio, della targa dedicata a Settimia - un gesto odioso stigmatizzato allora da un coro unanime di condanna - era stata avanzata dalla nipote di Settimia, Carla Di Veroli, assessore nell'XI Municipio e dal presidente di quella circoscrizione, Andrea Catarci. Rilanciata poi nell'aula capitolina da consiglieri comunali come Paolo Masini ha ora il definitivo assenso del sindaco Gianni Alemanno e dell'assessore alla cultura Dino Gasperini.

La foto del rastrellamento nel ghetto di VarsaviaLa foto del rastrellamento nel ghetto di Varsavia

«Il nuovo ponte sarà dedicato a Settimia Spizzichino come promesso - spiega il sindaco Alemanno facendo riferimento alle dichiarazioni rese in occasione dell'oltraggio alla targa -. L'iter sarà piuttosto rapido e mi auguro che a metà del prossimo mese possiamo fare l'inaugurazione nel nome di Settimia Spizzichino». La conferma dell'iter predisposto viene dall'assessore Gasperini che è anche presidente della commissione toponomastica, l'organismo capitolino attraverso il quale deve passare l'iniziativa dell'intitolazione.

«Ci riuniremo ai primi di novembre - spiega a sua volta Gasperini -. La proposta è all'ordine del giorno della commissione. Credo che non ci sarà alcun problema a procedere nell'intitolazione. Dopodiché nella settimana successiva la decisione sarà portata da me in giunta. E finalmente a metà novembre potremo inaugurare il ponte di Settimia Spizzichino».


Paolo Brogi
16 ottobre 2012 | 12:41

La Svizzera schiera l'esercito contro gli straccioni dell'euro (cioè noi, Spagna e Francia)

Libero

L'operazione "Stabilo Due" per difendere i territori elvetici dalla possibile invasione dei cittadini dopo la morte dell'euro. "Abbiamo paura della guerriglia"

L'allarme del ministro della Difesa ellenico: "Le conseguenze della crisi finanziaria possono portare a violenti scontri anche qui in Svizzera". E così l'esercito dell'emmenthal pensa a come difendere la popolazione...



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L'operazione si chiama "Stabilo Due". La firma in calce è quella della Svizzera, che ha lanciato una serie di esercitazioni militari per rispondere all'instabilità sociale e civile in Europa che potrebbe scatenarsi con l'acuirsi della crisi (o la fine) della moneta unica. L'operazione è stata annunciata in settembre e l'obiettivo è quello di testare la rapidità con la quale l'esercito possa rispondere in caso di diramazione delle proteste e dei flussi migratori. La Svizzera, per inciso, non è membro dell'Unione Europea e, ovviamente, della zona euro, e si prepara nel migliore dei modi possibile per respingere l'attacco degli "straccioni" della moneta unica.

Contro l'immigrazione - La notizia dell'operazione "Stabilo Due" è stata rilanciata dal quotidiano svizzero-tedesco Der Sonntag, che ha scritto che le esercitazioni si sono tenute a settembre nei pressi delle zone di rischio individuate su una cartina dallo staff dell'esercito elvetico. I movimenti dell'esercito dell'emmenthal si sono concentrati laddove si potrebbero tenere scontri tra frazioni rivali e dove la Svizzera pensa che possano infiltrarsi i rifugiati provenienti da Italia, Spagna, Grecia, Francia e Portogallo. Il ministero della Difesa, da par suo, non esclude nemmeno il dispiegamento di truppe militari nei prossimi anni per sedare eventuali proteste che potrebbero svolgersi nel piccolo Paese, che è circondato dagli stati della moneta unica alle prese con recessione e crisi del debito. Un portavoce del ministero della Difesa svizzero ha spiegato all'emittente Cnbc: "Non è da escludere che le conseguenze della crisi finanziaria in Svizzera possano portare a proteste e scontri violenti anche qui".

McDonald's lascia la Galleria Hamburger gratis per tutti

Il Giorno

Per ringraziare i 40 milioni di clienti che in vent'anni di attività hanno frequentato lo storico ristorante, arriva pasto democratico: hamburger, patatine e bibita gratis. L'appuntamento per tutti è martedì 16 dalle 13 alle 15


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Milano, 15 ottobre 2012 - McDonald’s lascia il salotto buono di Milano. Elo fa con un saluto veramente speciale: un pranzo democratico. Lo storico ristorante di Galleria Vittorio Emanuele abbasserà definitivamente le serrande martedì 16 ottobre, dopo venti anni di attività.

Per ringraziare i 40 milioni di clienti che in questi anni hanno frequentato lo storico ristorante, McDonald’s offrirà il pasto democratico: hamburger, patatine e bibita gratis. L'appuntamento per tutti dalle 13 alle 15, in Galleria. 

Ecco perché Scampia diventò fortino dei clan»

Corriere del Mezzogiorno

L'architetto Memoli (già commissione edilizia) e Vittorio Passeggio raccontano le Vele


NAPOLI — «Si dice spesso che la causa del degrado sociale di Scampia è dovuta al fatto che le Vele furono occupate abusivamente. Lo ha scritto in un suo libro anche Antonio Bassolino, che la storia delle Vele invece dovrebbe conoscerla bene. Se andiamo a vedere però come stanno le cose, l'unica Vela che è stata occupata, la Vela Gialla, è l'unica che non ha subito i processi di degrado sociale e di trasformazione della struttura. Tutte le altre furono assegnate in base alle graduatorie dell'epoca. A cominciare proprio dalla Vela Verde e dalla famosa Vela Celeste. La gente delle Vele e della 167 viene da tutta la città, non c'erano gruppi omogenei o clan».


CatturaSOLUZIONI ABITATIVE - Vittorio Passeggio, tra i fondatori del Comitato Storico Vele, è stato protagonista di una battaglia che ha coinvolto tutti gli abitanti delle Vele ed ha permesso a 1114 nuclei familiari di abbandonare i "lager" per insediarsi nei nuovi alloggi, realizzati negli ultimi dieci anni a poca distanza dai lotti L e M di Scampia. Gran parte degli abitanti delle Vele si è già trasferita nelle nuove palazzine, alte non più di cinque piani. Nelle nuove abitazioni mancano solo gli ultimi assegnatari delle quattro Vele ancora esistenti, circa 110 nuclei familiari.

«I lavori per il completamento di questi ultimi alloggi periodicamente si fermano, avrebbero dovuto terminare già da tempo», prosegue Passeggio, «i censimenti effettuati dall'ex assessore Narducci e dal comandante Sementa, hanno fatto emergere la presenza di circa 300 nuclei di nuovi occupanti. Quindi 1/3 delle Vele ancora esistenti sono di nuovo occupate e prevedo dei problemi per la soluzione abitativa dei nuovi occupanti».
 
DEGRATO EDILIZIO E SOCIALE - Da venticinque anni a supporto del comitato Vele, l'architetto Antonio Memoli, ha portato in tutte le sedi istituzionali di cui è stato componente, come la commissione edilizia presieduta da Umberto Siola, la rivendicazione alla «distruzione del ghetto, le cui disfunzione urbanistiche, architettoniche, edilizie e gestionali sono da considerarsi all'origine del degrado sociale di Scampia». «Non è un caso che poi in Italia non si sono più realizzate opere di questo tipo — dice Memoli C'è anche un aspetto di insalubrità che non è mai venuto fuori nel discorso delle Vele.

I tompagni, i muri collocati tra i setti di cemento armato hanno uno spessore di appena 15 centimetri, riempiti con del polistirolo che dovrebbe assorbire l'umidità. Quando fa freddo si formano delle condense sulle pareti interne, funghi e spore. Gli abitanti delle Vele, i bambini, gli anziani, hanno respirato queste spore per anni. Le malattie respiratorie non erano quindi un fatto casuale, erano anche un problema derivato dal risparmio sull'edilizia. La Cassa del Mezzogiorno avrebbe dovuto sorvegliare sugli interventi, l'efficienza non è stata salvaguardata».

NESSUN SERVIZIO PER ANNI - Per dare una idea delle condizioni reali di vita all'interno delle Vele, Vittorio Passeggio usa poche immagini: «Nelle Vele più grandi è risaputo che non entrava il sole, il reticolo di scale e ballatoi non consentiva nemmeno a quel poco di luce di filtrare, ed era pericoloso per i bambini, che si potevano arrampicare e cadere. L'economia del vicolo, nelle intenzioni del progetto, non è mai esistita, anche per questi motivi. La manutenzione, dal 1991 affidata alla Romeo, non c'è mai stata. Gli ascensori non hanno mai funzionato, se non per brevi periodi, con la conseguenza che anziani e ammalati che abitavano negli ultimi piani, per settimane, mesi, non potevano scendere di casa.

Per anni non abbiamo visto nessun servizio, né scuole né asili. Non c'era ancora la metropolitana, e anche per fare la spesa bisognava andare lontano. La sera la gente si chiudeva nelle case, perché uno dei problemi principali di Scampia era legato alla separazione dei lotti, con i grandi stradoni che separano gli edifici, come isole, l'uno dall'altro, senza spazi per aggregazione sociale. E' un quartiere che è stato pensato per non avere comunicazione tra vari lotti abitativi, enormi dormitori, dove ognuno si doveva fare i fatti suoi, nel suo piccolo ambito. Invece noi come comitato abbiamo sempre cercato di coinvolgere la popolazione delle Vele».
 
L’AFFARE DROGA - In un ambiente del genere, realizzato in un'area dove prima c'era solo la campagna, come spiegarsi allora la nascita del un fenomeno camorristico? Per l'architetto Memoli, «Secondigliano aveva un tessuto manifatturiero ed artigianale, che negli anni è andato perduto, per cui non c'è da stupirsi che a Scampia sia subentrato il mercato della droga, come in altre aree della città, perché architettonicamente si prestava a diventare un fortino per questi personaggi, che se non contrastati, riescono a dominare facilmente lo spazio all'interno di questi falansteri, dove i cittadini vivono fuori dal controllo dello Stato».
 
OCCUPAZIONE INDEBITA DEI CLAN - Proprio in questi giorni il Comune di Napoli sta notificando le ordinanze sindacali di sfratto ai nuovi occupanti abusivi. Per Domenico Lopresto, segretario dell'Unione Inquilini, ed ex occupante storico della Vela Gialla, «il Comune ha deciso di interessarsi adesso di questo problema, minacciando gli sgomberi. Bisognerebbe però andare a vedere i casi di grave disagio sociale oltre che abitativo».

L'Unione Inquilini, attraverso Lopresto si è fatta promotrice di una proposta per la soluzione abitativa dei nuovi occupanti delle Vele, «senza buttare la gente per strada, perché se andiamo a vedere, a Secondigliano ci sono interi rioni popolari occupati militarmente dai clan, spesso cacciando via i legittimi assegnatari. Queste abitazioni sono occupate da non aventi diritto, tra cui molte persone con il 416bis. Noi abbiamo proposto al sindaco ed all'assessore di cominciare ad andare in questi rioni a censire gli assegnatari abusivi, che non avrebbero né diritto, né bisogno di vivere negli alloggi popolari, ed assegnare le loro abitazioni a chi ne ha veramente bisogno».


Scampia, le foto del degrado nelle vele (29/09/2012)


Em. Di Ma.
15 ottobre 2012

Svelato per errore il prezzo dell'iPad mini»

Corriere della sera

Per un blogger Apple Uk avrebbe svelato per sbaglio il costo (249 sterline) del nuovo gioiellino prima della presentazione

Lo screenshot dell'Apple Store Uk (kristian.tapaninaho.com)
Lo screenshot dell'Apple Store Uk (kristian.tapaninaho.com)


Ci risiamo. Alla Apple Uk si sono lasciati sfuggire un dettaglio fondamentale sull'iPad mini ancora prima della presentazione, prevista per il 23 ottobre. E il dettaglio non è da poco. Si tratta infatti del prezzo: 249 sterline (296 euro, circa).

SCAMBIO DI CIFRE O SVARIONE? - Ad accorgersi dell'errore è il bloogger Kristian Tapaninaho che ha mandato lo screenshot della pagina dello store di Apple Uk al Guardian. Sul suo blog Kristian ha spiegato: «quando ho letto la cifra mi sono accorto che c'era qualcosa che non andava». Già, perché se l'immagine del tablet sulla pagina poteva corrispondere sia alla versione "normale" che a quella "mini" (lo schermo dovrebbe essere da 7,85 pollici), il prezzo non corrisponde certo a quello dell'ultimo modello in commercio da 9,7 pollici che viene venduto a partire da 329 sterline.

Ovviamente l'errore è stato immediatamente corretto e sul sito di Apple Uk è ricomparsa la cifra esatta, ossia 329. Ma secondo il blogger, la cifra 249 sterline deve per forza corrispondere al prezzo dell'iPad mini, che secondo indiscrezioni sarà venduto negli altri paesi europei proprio a 249 euro. «Impossibile che sia una coincidenza», sostiene il blogger. «L'Apple Uk deve aver involontariamente rivelato informazioni di listino sull'ultimo gioiellino di Cupertino», è l'ipotesi di Kristian. In realtà l'errore potrebbe essere molto meno grave e i tecnici che hanno inserito la cifra online potrebbero aver invertito 329 con 249. Ma il dubbio rimane.


Marta Serafini
@martaserafini16 ottobre 2012 | 11:51

Il caso Gli «ex» rifanno i loro conti

Laura Verlicchi - Ven, 12/10/2012 - 07:12


Ex mariti -ma anche non poche ex mogli - dovranno aggiungere al trauma della separazione o del divorzio anche quello delle maggiori tasse sull'assegno versato al coniuge? È un dubbio che preoccupa molti contribuenti, considerato che nel 2010 il «monte assegni» dichiarato dagli italiani sfiorava i 750 milioni di euro: a scatenarlo un paragrafo della legge di stabilità, così come è stata comunicata dal consiglio dei ministri. Dove si introduce, per i redditi superiori ai 15mila euro, una franchigia di 250 euro per «alcune deduzioni e detrazioni Irpef». La parola chiave qui è deduzioni: che, ricordiamo, significa le spese che possono essere sottratte al reddito imponibile, su cui poi si paga l'Irpef in base all'aliquota corrispondente al proprio scaglione.

Attualmente, sono interamente deducibili gli assegni periodici di mantenimento- i cosiddetti «alimenti» - corrisposti al coniuge separato o divorziato, purchè stabiliti da un provvedimento dell'autorità giudiziaria.È escluso invece l'assegno di mantenimento dei figli. Fin qui, è tutto abbastanza semplice: tanto si versa, tanto si detrae. Ma dall'anno prossimo, il popolo degli ex dovrà con ogni probabilità munirsi di calcolatrice per verificare come cambierà lo sconto fiscale e quanto si dovrà pagare in più. Al momento, in realtà, non si sa ancora quali spese deducibili saranno colpite dalla scure del fisco, e in particolare se vi rientreranno anche gli assegni alimentari: ma in attesa di maggiori delucidazioni, proviamo a fare qualche esempio.Immaginiamo un signore con un reddito lordo complessivo di 40mila euro, che versa alla sua ex moglie alimenti per 12mila euro: potrà dedurre solo 11.750 euro.

Essendo nella fascia di reddito tra 28mila e 55mila euro, è soggetto all'aliquota del 38%: quindi avrà maggiori tasse per 95 euro, ossia il 38% di 250 euro, rispetto al 2012. Un suo amico che invece ha 70mila euro di reddito lordo compelssivo e versa all'ex moglie 20mila euro di alimenti, potrà dedurne nella dichiarazione soltanto 19.750. Essendo però soggetto all'aliquota del 41% - che riguarda lo scaglione tra 55mila e 75mila euro - la sua tassa aggiuntiva sarà di 102,50 euro, ossia il 41% di 250 euro. Ma ancor più delle cifre, conta il cambiamento di sistema.

«Stiamo passando da un sistema che si basa molto su detrazioni e deduzioni - spiega Massimiliano Sironi, presidente della commissione Diritto Tributario nazionale dell'Ordine dottori commercialisti ed esperti contabili di Milano - per garantire la progressività del tributo, a un sistema che punta sulle aliquote per ottenere lo stesso scopo. Certo, per il fisco è più semplice verificare gli scaglioni, anzichè addentrarsi nel variegato panorama di deduzioni e detrazioni, con relativi limiti. Ma ancora non si capisce come opereranno le franchigie di cui parla la legge».

Incidente stradale, c'è diritto al risarcimento per le cure solo se le lesioni sono gravi e si documentano le spese

La Stampa


Una donna vittima di un incidente stradale, riporta «lesioni personali di devastante entità» ed è costretta a «numerosi e ripetuti ricoveri», perciò avrebbe diritto al risarcimento di spese mediche e viaggi di cura. Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere le liquida un risarcimento di 8.821 euro, che però lei ritiene insufficiente, date le spese mediche sostenute, ma la Cassazione (sentenza 17160/12) rigetta il suo ricorso: «in tema di risarcimento del danno il giudice, dinanzi a lesioni personali di devastante entità, che abbiano costretto il leso ed i suoi familiari a numerosi e ripetuti ricoveri, purché questi ultimi siano documentati, può liquidare il pregiudizio consistito nelle erogazioni per viaggi di cura e spese mediche anche in assenza della prova dei relativi esborsi». Le lesioni personali subìte dalla donna non erano di grave entità e non era stata prodotta alcuna prova documentale sugli esborsi anticipati, per cui non ha diritto al rimborso.

Camera, stanziati oltre 5 milioni per il parcheggio degli onorevoli

Il Messaggero
di Laura Bogliolo

La cifra messa a bilancio verrà spesa in tre anni. A Montecitorio malumore per la situazione di piazza del Parlamento: i mezzi non funzionano


Cattura
ROMA - Oltre cinque milioni e mezzo di euro per migliorare la mobilità. Di Roma? Macchè: i soldi non serviranno a potenziare mezzi pubblici, creare parcheggi di scambio per romani, pendolari, turisti, o aumentare la presenza dei vigili in strada, ma saranno utilizzati solo per aumentare i parcheggi dei deputati e migliorare la vita degli onorevoli. «Perché - dicono a palazzo Montecitorio - i deputati devono pur essere messi in condizione di andare a lavoro» ed è davvero impensabile ritrovarsi in piazza del Parlamento senza avere un parcheggio riservato e gratis, oppure, addirittura, essere costretti a salire su un vagone della metro stracolmo e sperare che questa volta non ci sia un guasto. «Dopotutto – scoprono gli onorevoli – i mezzi pubblici a Roma non funzionano».
 
E allora non resta che inserire nel bilancio della Camera una voce tutta dedicata al miglioramento della mobilità dei deputati e degli impiegati parlamentari. L'alternativa è parcheggiare in modo selvaggio e prendere una multa, anzi, tante multe, anche se spesso i vigili della piazza, dicono, chiudono un occhio e prima di prendere penna e blocchetto chiamano l'onorevole o il suo portaborse per avvertirlo: «C’è da spostare una macchina». L'onorevole vita da deputato, purtroppo, sembra non contemplare l'alternativa dei mezzi pubblici e per evitare di continuare a prendere multe per i parcheggi selvaggi in piazza del Parlamento, ecco che la soluzione: il 3 ottobre scorso la Camera dei Deputati ha approvato il proprio bilancio stabilendo nel capitolo dedicato a Servizi di trasporto e mobilità lo stanziamento di 5.656.000 euro.
 
Alla pagina 70, l'obiettivo D.4 spiega come «favorire la mobilità». E si legge: «L’attività è diretta a favorire adeguati tempi di percorrenza dei vari tragitti verso la Camera per gli utenti delle sedi». Tra le misure da adottare c'è l'«incremento della disponibilità di parcheggi a disposizione degli utenti parlamentari migliorandone l’efficienza di utilizzo mediante una razionalizzazione degli spazi nelle aree interne a disposizione della Camera».
 
Ma quali sono gli spazi riservati a deputati e impiegati della Camera? C'è il parcheggio di via della Missione, dove però c'è spazio solo per una quarantina di auto. Altri possono parcheggiare l'auto nel parcheggio interrato di Villa Borghese: esiste infatti una convenzione che consente di lasciare auto e motorino. Convenzione che, ovviamente, viene pagata dalla Camera con i soldi pubblici. Non solo: deputati e «utenti parlamentari» (così vengono definiti nel documento) hanno a disposizione bus navetta che da villa Borghese li accompagnano alla Camera.
 
Ma non è abbastanza: a Montecitorio c'è malumore da tempo per la difficoltà di trovare parcheggio, soprattutto da quando uno spazio su piazza del Parlamento è stato sottratto alla Camera dal I Municipio. Spazio, in realtà molto piccolo, oggi transennato. Non resta quindi che «razionalizzare le aree di parcheggio finalizzate all’incremento del numero dei posti per motociclo a disposizione dei deputati» si legge nel bilancio che definisce le risorse finanziarie da impiegare: 1.883.000 nel 2012, 1.868.000 per il 2013, fino ad arrivare a 1.905.000 euro. In tre anni quindi 5.656.000 euro.
 
Non è ancora stato stabilito come impiegare la cifra stanziata. Acquistare box? Ampliare parcheggi già esistenti? Questo non è stato ancora deciso. Nel documento si chiarisce che si dovranno proseguire «i contatti con il Comune di Roma per un aggiornamento delle intese relative alle problematiche della mobilità nel centro storico degli utenti delle sedi parlamentari». Quali accordi? Anche questo non è chiaro. È chiaro invece il «risultato atteso» descritto nel bilancio, ossia il «miglioramento della mobilità». Dei deputati ovviamente, non dei cittadini.


Martedì 16 Ottobre 2012 - 08:52
Ultimo aggiornamento: 09:07

Garanti Ue contro Google: le nuove regole violano la privacy degli utenti

Corriere della sera

La preoccupazione delle autorità in una lettera inviata a Google in cui si chiedono garanzie a tutela della privacy

Cattura
Le Autorità Garanti della Privacy Ue raccomandano a Google di adottare rapidamente una serie di garanzie a tutela della privacy degli utenti. Mountain View dovrebbe, in particolare, inserire informative privacy all'interno dei singoli prodotti, anche mediante dispositivi informatici. Non solo: dovrebbe fornire informazioni accurate riguardo ai dati più a rischio, come quelli sulla localizzazione e quelli sui pagamenti on line, oltre ad adattare le informative alle tecnologie mobili.

LA LETTERA - Sono questi i contenuti della lettera inviata a Google e sottoscritta dai presidenti di tutte le autorità per la protezione dei dati personali dell'Ue. Una lettera che conferma le forti preoccupazioni espresse nei mesi scorsi sui possibili rischi per la privacy degli utenti europei derivanti dall'attività di combinazione dei dati. «Le nuove regole sulla privacy decise da Google - si legge nella lettera - non sono adeguate a tutelare gli utenti europei» perché consentono alla società di incrociare in via generalizzata i dati degli utenti che utilizzano qualsiasi servizio (da Gmail a YouTube a Google Maps solo per citarne alcuni).

LA RACCOMANDAZIONE - A tale scopo, i Garanti raccomandano alla società di adottare meccanismi semplificati di «opt out» (opposizione al trattamento dei loro dati), sia che l'utente sia iscritto o meno ad un servizio, e di ottenere il consenso espresso degli utenti all'incrocio dei dati. Il messaggio inviato a Mountain View è stato sottoscritto anche dall'Autorità Garante italiana, che ha incontrato nei giorni scorsi i rappresentanti di Google e sta seguendo con grande attenzione gli sviluppi della questione.

«Google tratta i dati di milioni di utenti sparsi nel mondo i quali non sempre sono consapevoli dell'uso che viene fatto delle loro informazioni personali. Per questo è indispensabile che operi in modo corretto e nel rispetto dei diritti fondamentali, così come riconosciuti dall'Unione europea - ha detto il presidente dell'Autorità italiana, Antonello Soro - L'azione coordinata delle Autorità europee svolta nei confronti di Google rappresenta in questo senso un messaggio importante ai grandi colossi della rete affinché accettino la sfida di una nuova policy più responsabile e attenta alla dignità delle persone».


  • Susan, vero motore di Google (11/10/2012)
  • Google e il "trucchetto" irlandese: 9 miliardi di profitti e 8 milioni di euro di tasse (08/10/2012)
  • Google dichiara guerra ai pirati: e "abbassa" i siti che violano il copyright di film e musica (14/08/2012)
  • Google coccola i dipendenti, anche da morti (10/08/2012)
  • La Ue chiede a Google di ritardare l'entrata in vigore della nuova policy sulla privacy (28/02/2012)


  • Redazione Online16 ottobre 2012 | 11:38

    Alla Minetti il vitalizio non arriverà mai

    La Stampa
    marco castelnuovo


    Cattura
    Gira la voce, in Rete, che il 21 ottobre Nicole Minetti raggiungerà i giorni necessari per percepire il vitalizio. 

    Il 21 ottobre la legislatura lombarda supera la metà del suo mandato. La legge lombarda in corso e valida per i consiglieri regionali permette ancora per questa legislatura che un consigliere possa riscattare gli anni che mancano al termine del mandato per poi godere di un vitalizio a partire dai 60 anni. Se tutto fosse andato regolarmente per la Minetti (e pure per gli altri consiglieri) la misura sarebbe scattata domenica: 1300 euro come minimo. Al mese, beninteso.

    Ma poi, è intervenuto il governo con il decreto legge del 10 ottobre scorso in cui è scritto chiaramente che i vitalizi sono aboliti. Non è necessario alcuna ratifica, né recepimento da parte delle regioni, quindi la misura è in vigore. Spetta alle regioni però stabilire con legge l’abolizione dei vitalizi. Nel testo del decreto, all’articolo 2 comma h, si legge che «fino all’adeguamento da parte delle Regioni a quanto ivi previsto, ferma restando, in ogni caso, l’abolizione dei vitalizi già disposta dalle Regioni, le stesse, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fatti salvi i relativi trattamenti già in erogazione a tale data, possono prevedere o corrispondere trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se, a quella data, i beneficiari:

    a) hanno compiuto sessantasei anni di età;
    b) hanno ricoperto tali cariche, anche non continuativamente, per un periodo non inferiore a dieci anni.»

    Pare dunque chiaro che Minetti (e come lei Fiorito) non percepirà alcun vitalizio.

    P.S. C’è in realtà un modo per cui le disposizioni del governo saltino. Nel caso in cui il Parlamento non converta in legge entro sessanta giorni il decreto di Monti. O perlomeno non lo reiteri.
    Vedremo se ne hanno il coraggio

    Prima della rivoluzione o durante la rivoluzione?

    La Stampa

    Catturajjjj
    yoani sanchez

    Prima della Rivoluzione o durante la Rivoluzione?


    Cattura
    Il cartello è piccolo e sporge, quasi timidamente, dalla ringhiera del balcone a diversi metri dal suolo. Un semplice “Si vende” che non richiamerebbe l’attenzione se nell’appartamento accanto non si leggesse la stessa frase dipinta sopra una finestra. Più avanti, i vicini del sesto piano sono stati più creativi e per motivare i possibili compratori hanno posizionato un pezzo di acrilico dove annunciano persino i metri quadrati che offrono.

    Ma per i venditori il compito non è facile. L’edificio è brutto, grigio, costruito negli anni Ottanta con il sistema delle “microbrigate”. Molte persone che leggono i loro annunci nei siti web - come Revolico.com e Cubisima.com - quando giungono sul posto non bussano neppure alla porta, perché si rendono conto che si tratta di uno di quei palazzoni prefabbricati di pessimo gusto architettonico costruiti durante gli anni del sussidio sovietico. 

    La varietà e la quantità di case in vendita in questo momento sembra superare le reali possibilità delle tasche cubane. Molti appartamenti sono entrati improvvisamente in un mercato immobiliare per anni considerato illegale. Il problema è che, nonostante le necessità abitative, manca la cosa principale: il denaro per acquistarle. Risulta allucinante vedere proprietà che si vendono per cifre attorno al mezzo milione di pesos convertibili, in un paese dove il salario medio non supera i 20 CUC al mese.

    Per questo motivo il maggior movimento di compravendite riguarda le abitazioni più economiche, quelle meno grandi, ubicate in posizioni peggiori e più degradate. Mentre nel settore delle abitazioni più lussuose tutto procede più lentamente, al livello di una stanza in un condominio popolare o di un appartamentino senza finestre, il giro di affari è abbastanza frenetico e riguarda soprattutto persone che vivono nelle zone interne del paese che cercano di sfruttare l’opportunità di farsi un’abitazione, anche se di pochi metri quadrati, all’Avana. 

    È interessante vedere la valutazione sintetica e pragmatica che viene fatta per ogni immobile in vendita. Gli annunci diventano sofisticati, accompagnati da foto e descrizioni positive sulla “buona erogazione d’acqua” che possiede la casa, illustrando la sua ottima localizzazione in un quartiere tranquillo e la possibilità di ampliarla e di costruire sul tetto. Una definizione non viene mai dimenticata, quando l’appartamento lo merita, ed è quella di “costruzione capitalista”, se è stato edificato prima del 1959.

    Un chiaro e implacabile spartiacque separa le abitazioni costruite prima della Rivoluzione da quelle edificate durante la Rivoluzione. Se l’edificio in cui si trova l’appartamento risale agli anni Quaranta o Cinquanta, il suo prezzo va alle stelle, mentre gli appartamenti dei microbrigatisti, che eressero le loro torri prefabbricate durante gli anni della sovietizzazione, nelle operazioni di vendita vengono relegate a un livello inferiore. Il mercato immobiliare fa affiorare - con tutta la sua durezza - una scala di valori molto distante dalla retorica ufficiale, capace di restituire a ogni cosa un nuovo valore, un’obiettiva misura per determinare la sua qualità. 

    Traduzione di Gordiano Lupi
    www.infol.it/lupi

    L'addio al soldato Guidetti, morto nel '45 e tornato a casa dopo settant'anni

    La Stampa

    I parenti: "Lo Stato si era dimenticato di lui, a nostro carico anche le spese per il trasporto delle spoglie"

    VINCENZO AMATO



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    "Te lo dovevamo Giuseppe. Lo Stato ti aveva dimenticato, ma noi no. Riposa in pace, qui, nel tuo paese dove per troppo tempo di hanno atteso». Bastano poche parole a don Renato Sacco, parroco di Cesara e interpreta il sentimento delle tante persone intervenute sabato pomeriggio ai funerali di Giuseppe Guidetti, il soldato morto in Germania nel 1945 e le cui spoglie sono tornate solo adesso in Italia. Il soldato del Genio Giuseppe Guidetti è tornato a casa.

    Tanta commozione e tanta gente a Cesara a dargli l’ultimo saluto. Era partito da Cesara nel 1942 per andare a fare la guerra in Grecia. Lo Stato lo aveva dimenticato ed ha dimenticato anche di pagare il conto delle spese per il trasporto in Italia dei suoi resti: 1.021, 06 euro. Li hanno pagati i fratelli e la sorella. La famiglia ha voluto che il funerale partisse da quella casa di via monsignor Garga da dove Giuseppe era partito.

    «Non potevamo fare diversamente - dice il fratello Eugenio che ha accanto la moglie Ester e la sorella Emma - per noi è come se l’orologio del tempo fosse tornato indietro di settanta anni». Come allora nella casa e sulla strada c’è una piccola folla venuti a salutare Giuseppe che lascia per partire. Ci sono i familiari e i nipoti del soldato morto e la commozione è forte.

    La piccola cassa di legno chiaro avvolta nel tricolore, fiori bianchi e un rosario sopra, è portata in braccio, quasi come un abbraccio affettuoso, da un altro Giuseppe, nipote del defunto. «Mi hanno chiamato  come mio zio - dice Giuseppe Nicolazzi- mi raccontano che quando partì passò lui da casa nostra a salutare». Fu sua mamma ad andare a casa a portare la notizia che il cognato era morto. Il corteo sfila per le strade del paese; c’è il gonfalone del Comune con l’assessore Pietro Piazza con la fascia tricolore.

    Si passa davanti al Municipio e fa effetto vedere la bandiera al balcone con sotto la bandiera della pace. L’arcobaleno a Cesara sventola da tante case. C'è anche  la bandiera della sezione Combattenti. C’è qualche alpino con il cappello che precede la piccola cassa con i resti di Giuseppe e la piccola folla dietro. «Abbiamo atteso per troppi anni - dice Eugenio - ma non abbiamo mai perso la speranza di trovare un giorno mio fratello. Non ho parole per esprimere la mia gratitudine a Roberto Zamboni e la ricerca che ha fatto in Germania per ritrovare i caduti e al giornale La Stampa che pubblicò i nomi dei caduti e il luogo in cui si trovavano». In chiesa è il coro di Brolo che accompagna la celebrazione. Don Renato Sacco, il sacerdote pacifista legge una preghiera contro la guerra scritta da Paolo VI.

    «Ci troviamo in imbarazzo a celebrare un funerale tanto atteso, nel ricordo di una mamma morta senza sapere dove era la tomba di suo figlio, senza sapere dove piangere - dice don Renato durante l’omelia - perché tutti hanno il diritto di nascere, ma tutti hanno il diritto di morire dove vuole il Signore e non la cattiveria degli uomini». E' la giornata del ricordo. Come se Giuseppe fosse ancora presente. «E’ per certi aspetti uno strano funerale quello di oggi - osserva, prendendo la parola a fine messa in chiesa, l’assessore Pietro Piazza - non è un fatto privato, ma qui c’è tutta la comunità di Cesara.

    Risveglia ricordi del tempo della guerra anche per chi non li ha vissuti». I ricordi affiorano nei racconti dei familiari. «Giuseppe dalla Grecia ci scriveva e ci mandava la frutta secca, fichi ed uvetta - dicono Eugenio ed Emma - chi la conosceva allora la frutta secca. Poi la guerra finita, nostro fratello nel campo di concentramento e la morte. I suoi due amici, uno di Brolo e l’altro di Crusinallo, che lo avevano visto morire, ci portarono la sua ultima lettera e il suo orologio



    FOTOGALLERY

    Il ritorno a casa del soldato Guidetti dopo 70 anni

    A Palazzo Marino l’incontro tra il boss e il consigliere Giudice

    La Stampa

    Le cene elettorali milanesi con i malavitosi
    paolo colonnello
    milano


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    «Ormai Berlusconi è andato fuori di testa e ha perso tutto, ha perso Napoli, Milano, Torino e Bologna. De Magistris ha sbancato! Ma papà, si comprano i voti, che non li hanno potuti spendere questa volta? I voti si comprano!... Con Scopelliti in Calabria hai visto come ha fatto? Sono andati là, li hanno pagati e hanno comprato i voti, se non paghi i voti non vinci! Lui, Berlusconi è più con la mafia siciliana che con la ’ndrangheta, hai capito? E non ha capito che con la ’ndrangheta adesso si vince e non più con la mafia. La mafia... ma Berlusconi sta dietro la mafia. Intanto Scopelliti sono andati, hanno pagato la famiglia di Gioiosa, sono andati e gli hanno dato i voti e ha vinto...».

    A modo loro, gli uomini delle cosche, alla fine sulla politica si erano fatti le idee chiare. E se si pensa che il dialogo appena riportato si svolge nel giugno del 2011, ben prima cioè delle cambio di governo di novembre, si capisce che qualcuno, tra un’estorsione e un traffico di coca, aveva già capito come sarebbe andata a finire. Ad anticipare i destini della nazione, sono il boss Eugenio Costantino e suo padre Antonio, considerati dagli inquirenti organici alle cosche calabresi di Platì. L’analisi non raffinatissima, che rende bene l’idea di come ormai si siano deteriorati i rapporti nella politica e fornisce uno spunto investigativo notevole (a proposito dell’attuale presidente della Calabria, Scopelliti) ai carabinieri impegnati nelle indagini che la settimana scorsa hanno portato in carcere l’ex assessore lombardo Domenico Zambetti e una ventina tra malavitosi e faccendieri. 

    Si tratta di quasi 2000 pagine, allegate agli atti dell’inchiesta, che rappresentano uno spaccato assai approfondito sul grado di penetrazione delle cosche in quello che si direbbe un ormai floridissimo mercato del voto di scambio. Scrivono gli investigatori: «Le indagini hanno dimostrato l’esistenza di un consolidato sistema che la ’ndrangheta, almeno in Lombardia, è riuscita ad attuare, riuscendo ad acquisire sempre maggiore credibilità all’interno degli ambienti politici. In altre parole, gli esponenti delle cosche hanno creato un’offerta di voti in un territorio dove la domanda è elevatissima». Lo scopo è chiarissimo: da una parte ottenere soldi in cambio di voti, dall’altra ottenere appalti. In questo caso, attraverso l’assessore alla Casa, i calabresi della ’ndrangheta, singolarmente uniti per la causa, puntavano ai lavori per l’Expo 2015 e agli appalti di facchinaggio per Malpensa.

    E ha voglia a sostenere l’assessore Zambetti che aveva scambiato i boss Costantino e D’Agostino per due imprenditori sostenitori del Pdl. Secondo i carabinieri, prima di chiedere loro l’aiuto elettorale, Domenico Zambetti aveva avuto ben modo di accorgersi con chi aveva a che fare, frequentando «qualificati esponenti della criminalità organizzata» almeno fin dal 2009, «quali Martino Paolo, Giuseppe D’Agostino e Perego Ivano, rispettivamente inseriti nelle cosche De Stefano, Morabito-Bruzzaniti-Palamara e Plati-Natile». Tutti personaggi ampiamente finiti nelle cronache degli ultimi anni sulla criminalità organizzata in Lombardia. 
    Eppure, Zambetti non se n’era accorto. E come lui, l’ex consigliere comunale Vincenzo Giudice che per concordare i voti da destinare alla figlia Sara, incontra i boss davanti a Palazzo Marino.

    Strano. Perché poi, a certi appuntamenti pre-elettorali, a certe cene per “gli amici”, i calabresi venivano chiamati a partecipare in massa, per fare numero sotto le bandiere de “l’Altra Calabria” che per gli investigatori altro non è che “una lobby”. Succede a Cinisello Balsamo nel 2009, sotto gli occhi dei carabinieri che filmano un «aperitivo» pre-elettorale al quale partecipano anche politici come l’attuale presidente della Provincia Guido Podestà, l’onorevole Giuseppe Galati e lo stesso Zambetti. Festicciola che «per ringraziamento» viene ripetuta, con gli stessi personaggi, al ristorante “Gente di Mare”, «cui parteciparono diversi esponenti della politica e della criminalità organizzata». Si lascia intravvedere «il vantaggio di diventare amico degli amici, di trovare un sostegno costante. Un sistema che la consorteria criminale riesce a sfruttare per favorire e al tempo stesso irretire uomini politici e amministratori che vedono nella criminalità organizzata una risorsa su cui investire». Una situazione, «che può esser tranquillamente definita come consolidata». 

    Dopo 50 anni, via il permesso per lasciare Cuba

    La Stampa


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    I cittadini avranno bisogno del solo passaporto per uscire dal Paese
    Dopo mezzo secolo di permessi per poter lasciare l’isola, da oggi i cubani non dovranno più chiederlo. Il Governo di Cuba ha annunciato l’eliminazione dei permessi di uscita e la richiesta delle lettere di invito. La nuova legge, che prevede l’entrata e l’uscita dal Paese solo con il passaporto, entrerà in vigore il 14 gennaio, 90 giorni dopo, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che avrà la data di oggi.

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    I cubani, per uscire dal Paese fino ad ora, avevano bisogno di richiedere un permesso speciale alle autorità, le quali potevano rilasciarlo a loro discrezione, senza necessità di giustificare il rifiuto. Oltre al permesso, i cittadini dovevano presentare una lettera d’invito e non potevano restare all’estero più di undici mesi. In caso di violazione degli undici mesi, il rischio era di non poter più rientrare a Cuba e di vedersi confiscati i propri beni. Questa riforma della legge per i viaggi all’estero era la più attesa a Cuba, dopo l’adozione di una serie di riforme economiche che nel 2011 hanno introdotto una dose d’economia di mercato nel sistema centralizzato comunista.

    Fini spreca 600 milioni di euro per farsi guardare in tv

    Libero

    La Camera (e Gianfranco) se ne fregano della crisi: buttano via 150 milioni all'anno per il monitoraggio dei programmi televisivi che parlano di Montecitorio


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    "Se vi piace guardare la televisione e bazzicare i siti Internet e siete appassionati di programmi politici, ci sarebbe un’occasione per trovare o cambiare lavoro. In ballo ci sono 600mila euro per quattro anni: 150mila euro all’anno, oltre 10mila al mese. Quasi lo stipendio di un deputato. Volete saperne di più? Andate sul sito della Gazzetta Ufficiale, sezione contratti pubblici.

    Andate alla data del 24 settembre ed entrate nel bando della Camera dei Deputati. Gianfranco Fini, il presidente di Montecitorio, potrebbe darvi una mano. Il bando è scritto nero su bianco", spiega Giuliano Zulin su Libero in edicola oggi. E cosa dice il bando (della Camera)? Parla di un "appalto quadriennale" per un lavoro che consiste "nel monitoraggio dei programmi televisivi trasmessi dalle emittenti nazionali e regionali, digitali e satellitari" per segnalare notizie riguardanti la Camera.

    Il bando è riservato ad aziende con un fatturato di almeno 500mila euro tra il 2009 e il 2011, e il compenso è pari a 660mila euro in quattro anni, ossia circa 150mila euro all'anno. Insomma, Fini è disposto a scialacquare 150mila euro l'anno di soldi rigorosamente pubblici per foraggiare un gruppo d'ascolto pronto a segnalare se parlano di lui nei vari Ballarò o Porta a Porta (o sul nostro sito, perché no). Come ricorda Giuliano Zulin, "viene un dubbio: quante persone lavorano nell'ufficio stampa della Camera dei Deputati? Non potevano pensarci loro a segnalare notizie interessanti che possono emergere da trasmissioni televisive, articoli di quotidiani o dibattiti su Internet?". Moriremo con questi dubbi. Intanto abbiamo una certezza: Gianfranco Fini sprechi altri soldi nostri.      

    Una vergogna di Stato: si fa la legge su misura per non pagare le imprese

    Libero

    La norma per le aziende fornitrici della Pa nel campo di sanità e giustizia. Regioni e ministeri non saldano? I creditori non possono chiedere i l pignoramento dei beni


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    "Un pugno nello stomaco di imprese e commercianti fornitori dello Stato. Hai lavorato per il tuo Paese? Ti sei fatto in quattro per fornire beni e servizi a un ministero o a una regione? Sono due, tre o magari quattro anni che aspetti di essere pagato perché i beni e i servizi li prendono subito, ma per il conto c’è sempre tempo? La tua pazienza è finita (anche perché magari stai per andare ko), e pensi di rivolgerti come qualsiasi cittadino alla giustizia per avere il dovuto? Bene, da oggi sei un nemico pubblico del governo di Mario Monti. Che invece di ringraziarti e chiedere scusa per la sua mancanza, ha deciso di sbarrarti la strada in ogni modo con la legge di stabilità 2013. È  l’ultima perla della manovra che nell’annuncio avrebbe dovuto dare un sollievo agli italiani, e invece li piglia a schiaffi a ripetizione.

    In due articoli (il 3, comma 14 e il 6, comma 3) arriva una legnata alle imprese creditrici dello Stato da lasciare sbarrati gli occhi. In uno si sospendono fino al 31 dicembre 2013, e quindi per altri 14 mesi, i diritti di tutti i fornitori delle Regioni per la sanità. Sono impignorabili tutti i crediti vantati dai fornitori per le Regioni che sono sottoposte a piano di rientro dai disavanzi sanitari (e quindi proprio le Regioni che hanno più ritardi nei pagamenti), con  la scusa che hanno bisogno di più di un altro anno di tempo per concludere «le operazioni di certificazione dei debiti sanitari pregressi». Sospese quindi tutte le azioni esecutive già in corso «intraprese dai creditori» delle aziende sanitarie", spiega il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, su Libero in edicola oggi.

    Già, il governo di Monti dopo averci massacrato di tasse, insulta e distrugge anche le imprese: lo Stato si ritaglia una legge su misura per non pagare le aziende (e per distruggere completamente il nostro tessuto imprenditoriale). E' l'ultima brutta sorpresa nascosta nelle pieghe della manovra: spunta lo schiaffo per le imprese fornitrici della Pubblica amministrazione nel campo della sanità e della giustizia. Regioni e ministeri tardano a saldare? I creditori non potranno chiedere il pignoramento dei loro beni. Uno scandalo.

    Quando deve incassare lo Stato diventa strozzino

    Laura Verlicchi - Mar, 16/10/2012 - 08:00

    Fisco ed enti locali esigono fino all'ultimo euro in tempi brevi, altrimenti scattano sanzioni e ganasce. Bastano soli due mesi per pagare il doppio

    Lento a pagare, veloce a esigere: così è lo Stato nei confronti dei cittadini.


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    Quando è l'ente pubblico a essere debitore, infatti, i tempi d'attesa sono infiniti: come minimo, le imprese creditrici devono aspettare 180 giorni prima di ricevere il dovuto - nonostante la pubblica amministrazione sia tenuta a pagare in 90 giorni- , ma in alcune regioni, soprattutto al Sud, i ritardi arrivano a superare i 600 giorni, se si tratta di ospedali e sanità.

    Ma quando è il cittadino a dover pagare- che sia una semplice multa, o le tasse arretrate- allora le cose cambiano: bisogna pagare tutto, entro limiti di tempo inderogabili, altrimenti arriva la «scure» di Equitalia. Basta un errore di calcolo nella dichiarazione dei redditi per trascinarsi dietro sanzioni accessorie, interessi di mora e - nei casi più gravi - misure di recupero forzoso, come le «ganasce fiscali», il pignoramento o l'ipoteca sulla casa.

    Una drammatica realtà che riguarda molti italiani, soprattutto artigiani e piccoli imprenditori, messi in ginocchio dalla crisi e da un Fisco sempre più pesante: e se non pagano la cartella esattoriale, non è per cattiva volontà, ma per mancanza di denaro. Tanto più che il Fisco, spesso, sbaglia: e chiede ai cittadini somme non dovute, vedi «cartelle pazze» e non solo. Non a caso, nei primi tre mesi di quest'anno, più della metà dei contenziosi esaminati dai giudici tributari si sono conclusi con una vittoria del contribuente: e non si tratta di casi eccezionali.

    Ma i ricorsi, tanto per cambiare, hanno tempi lunghissimi: circa 800 giorni per ottenere un giudizio dalla Commissione tributaria provinciale, altri 600 se si arriva alla Commissione regionale, totale quasi 1.500 giorni, senza parlare dei casi in cui si arriva alla Corte di Cassazione. Intanto, la legge non fa sconti: e gli interessi a favore dello Stato corrono. Certo, poi arriva il rimborso: ma anche qui, il Fisco è cattivo pagatore. Se un anno e mezzo è il tempo che aziende e famiglie devono attendere mediamente per ottenere i rimborsio, si segnalano casi in cui gli arretrati di Iva, Irap e Irpef sono stati incassati anche dopo 4 o 5 anni.

    Ma anche senza arrivare a questi casi drammatici, basta che i Equitalia subentri nella riscossione all'ente pubblico - che sia l'Agenzia delle Entrate, l'Inps o l'ente locale - per far scattare anche l'aggio del 9% ( ridotto all'8% dalla «spending review», ma solo a partire dal primo gennaio 2013). Così, arrivare a pagare più del doppio della somma dovuta, anche solo nel giro di un paio di mesi, è tutt'altro che difficile.
    Basta anche una semplice multa per violazione al codice della strada, valore 100 euro: ma se non si paga entro 60 giorni, sanzioni e interessi di mora, attualmente al 4,55% annuo, la fanno lievitare a 220 euro.

    A questo punto, il Comune iscrive la multa a ruolo: ovvero, passa la palla ad Equitalia. Che trattiene il 9% a copertura dei costi di riscossione: ma, nei primi 60 giorni, la metà è a carico del contribuente, il resto a carico del creditore, in questo caso il Comune. Poi ci sono le spese di notifica: altri 5,88 euro. Risultato finale: 220 euro di multa e interessi di mora, più 16 euro a favore di Equitalia- tra aggio e notifica a carico del cittadino-, totale 236 euro.

    Ma se passano altri 60 giorni, i 16 euro diventano 25, perchè al cittadino tocca pagare tutto l'aggio del 9%: e la multa, da 100, è arrivata a 245 euro. E siamo solo all'inizio: perchè se il contribuente non vuole- o non può - pagare il suo debito, lo Stato ha altre frecce al suo arco. Tutto secondo la legge, beninteso: come Equitalia tiene a spiegare dettagliatamente, con tanto di guide per i cittadini sul sito. Ma quale sanzione è applicata alla sanità pubblica per i 300 giorni di ritardo medio dei pagamenti alle imprese? Nessuna.

    Biblioteche europee a caccia di copyright. Grazie all’«italiano» Arrow

    Corriere della sera
    di Alessia Rastelli


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    Non solo gli ebook dei grandi autori (ed editori). Già prima che questi ultimi sbarcassero sul mercato italiano, «rivoluzione digitale» ha significato anche iniziare a trasformare in «bit» l’immenso patrimonio librario delle nostre biblioteche.

    Un modo per conservarlo, contro le insidie che il tempo gioca al supporto cartaceo. Ma anche un processo reso talvolta difficoltoso dalla questione dei diritti. A meno di non avere il consenso di chi li detiene, infatti, si possono riprodurre «per il pubblico» solo opere fuori copyright (settant’anni dopo la morte dell’autore e dell’ eventuale traduttore).
     
    Il problema nasce quando non si sa chi sia il possessore dei diritti oppure quest’ultimo sia introvabile. Vale a dire per le cosiddette «opere orfane». Questo tipo di testi, infatti, si può digitalizzare e diffondere ma biosogna prima stabilire che non ci sia davvero alcun traccia del detentore.
    Adesso una direttiva condivisa dal Parlamento e dal Consiglio europeo fornisce alcune linee guida sul tema, che dovranno essere recepite dagli Stati membri nel giro di due anni.
    Per stabilre se un’opera è orfana, recita la direttiva, serve una «ricerca diligente». Vale a dire una serie di accertamenti che possono variare da Paese a Paese ma che devono obbligatoriamente basarsi su almeno alcune  tipologie di fonti. Ovvero: depositi legali, cataloghi di libri e file di autori conservati nelle biblioteche o in altre istituzioni; associazioni di editori e autori dei rispettivi Stati; cataloghi e registri come Isbn (l’International standard book number).

    E, infine, su strumenti che integrano già diversi database. Tra di essi, un prodotto made in Italy: Arrow (freccia), un sistema informatico che – incrociando diversi archivi – è in grado di determinare se un’opera è protetta da copyright o di pubblico dominio, se è in commercio o meno, individuando, eventualmente, i riferimenti dei titolari dei diritti oppure dichiarando che il testo è orfano.

    Coordinato dal 2007 dall’Associazione italiana editori (Aie), Arrow è stato messo a punto con la partecipazione – tra gli altri – del consorzio universitario Cineca di Bologna. «È una dimostrazione che noi italiani sappiamo anche produrre innovazione e sviluppo» commenta soddisfatto il responsabile di Arrow, Piero Attanasio.

    Tra gli altri principi della Direttiva volti a tutelare il copyright, l’obbligo di una remunerazione per i detentori dei diritti che dovessero palesarsi in un secondo momento. A questo scopo, il testo dell’Ue prevede anche un sistema di licenza in base a cui le biblioteche pagano una piccola somma su tutti i libri digitalizzati: una sorta di assicurazione che serva proprio a risarcire gli eventuali (redivivi) possessori di copyright.
    Nel testo si legge infine che «il diritto d’autore è il fondamento creativo dell’industria culturale, dal momento che stimola l’innovazione, la creazione, l’investimento e la prooduzione». E, ancora, «un importante strumento per assicurare che il settore creativo sia ricompensato per il suo lavoro». Al contempo, prosegue il testo, «la digitalizzazione di massa e la disseminazione di opere è un mezzo per proteggere l’eredità culturale dell’Europa».

    Pensate anche voi che questi due principi possano convivere? Regole stringenti per individuare i detentori del diritto d’autore sono necessarie per tutelare la creatività o possono limitare la diffusione del sapere?

    Le gomme come i frigoriferi dal 1° novembre, l'etichetta

    Corriere della sera

    Serve per scegliere gli pneumatici in base all'efficienza -economica e ambientale- e alla sicurezza



    MILANO - Tra le prestazioni e l’asfalto (che è quasi come dire: tra il sogno e la realtà) c’è di mezzo la gomma. Più te ne prendi cura - tenendo costantemente sotto controllo la pressione, l’usura del battistrada, l’integrità della «spalla», l’idoneità stagionale - , più soddisfazioni avrai alla guida. E più sicura sarà la marcia.

    PER AFFRONTARE L'INVERNO Esempio: una gomma sgonfia fa consumare di più, dura di meno e complica la tenuta di strada. Altro esempio: una gomma estiva tenuta sulle ruote anche d’inverno, con l’asfalto gelido, spesso umido, se non addirittura bagnato o innevato, tiene molto meno, allunga lo spazio di frenata e non fa presa sul fondo viscido. I produttori dicono che l’anno scorso hanno venduto circa 8 milioni di pneumatici invernali, pari al 25 per cento del mercato del ricambio: qualcosa sta cambiando (in meglio) se si pensa che cinque anni fa non si arrivava neppure a un milione.

    COME CON IL FRIGORIFERO Quella che avverrà il prossimo 1° novembre sarà una svolta decisiva sul piano della consapevolezza: da quel momento, per legge, gli pneumatici prodotti dopo il 1° luglio 2012 dovranno essere accompagnati da un’etichetta, che permetterà al consumatore di valutarne oggettivamente l’efficienza economica e ambientale, e la sicurezza, cioè la resistenza al rotolamento, il rumore esterno e l’aderenza su bagnato. Grosso modo come succede da tempo con gli elettrodomestici: oggi è normale scegliere il frigorifero o la lavatrice anche in base alla «classe» riportata sull’etichetta. La regola vale solo per le gomme delle auto sono esentate dall’etichettatura le coperture moto, ricostruite, off road professionali, per impiego temporaneo, racing e altre categorie specifiche.

    QUESTIONE DI CLASSE Sull’etichetta vengono riportate sette «classi di merito», dalla lettera A (la migliore) alla G (la peggiore), per misurare la resistenza al rotolamento e l’aderenza su bagnato. Per quanto riguarda la resistenza al rotolamento, la differenza tra un prodotto di classe A e uno di classe G equivale a una differenza nel consumo di carburante che può arrivare al 7,5%. Quanto all’aderenza sul bagnato, la distanza tra il primo e l’ultimo della classe si misura nel 30 per cento di spazio di frenata (esempio: su un’auto che viaggia a 80 km/h, le gomme di classe A accorciano la frenata di 18 metri rispetto a quelle di classe G). I valori del rumore da rotolamento sono espressi in decibel: l’etichetta prevede tre classi, contrassegnate da tre barre: tre barre piene, per l’appunto, raffigurano il risultato peggiore (che supera il futuro valore limite europeo obbligatorio); due barre piene identificano segnano il prodotto intermedio (con un numero di decibel fino a 3db in meno del valore limite futuro); una barra – miglior risultato – significa che la rumorosità è inferiore di oltre 3db rispetto al valore limite futuro (una diminuzione di 3db equivale a dimezzare l’intensità del rumore).

    OCCHIO AI FALSI L’etichetta è un passo avanti, ma non basta. Prima di acquistare è bene controllare l’etichetta, per verificare che non sia falsa (devono sempre essere riportate le informazioni su tutti e tre i parametri previsti). Poi bisogna anche controllare che sullo scontrino fiscale e/o sulla fattura (o su un altro specifico documento rilasciato dal gommista) siano riportate le informazioni relative all’etichettatura. Ricordate però che l’etichetta è obbligatoria con le gomme prodotte dopo il 1° luglio di quest'anno: per quelle uscite dalla fabbrica prima di tale data non è possibile pretendere il rilascio delle informazioni. In ogni caso, per saperne di più si può consultare il sito www.pneumaticisottocontrollo.it.


    r.i.15 ottobre 2012 | 18:31

    Contadino indiano batte il suo record Diventa di nuovo padre a 96 anni

    Corriere della sera

    Ramajit Raghav aveva già avuto un figlio due anni fa (scippando il primato a un connazionale) ma desiderava tanto un altro erede. La moglie ha 52 anni

    Ramajit Raghav e il suo primo figlio Vikramjeet Ramajit Raghav e il suo primo figlio Vikramjeet

    Ramajit Raghav, un arzillo contadino dello Stato indiano di Haryana, ha annunciato di avere battuto il primato che lui stesso deteneva diventando il padre più anziano del mondo a 96 anni. Lo scrive il quotidiano The Times of India. L’uomo, che abita nel villaggio di Kharlhoda, aveva attirato l’attenzione delle cronache alla fine del 2010 quando aveva rivelato di aver avuto il suo primo figlio maschio in novembre dalla moglie, Shakuntala Devi. L’impresa aveva sottratto il record a un altro indiano, Nanu Ram Jogi, che nel 2007 a 90 anni ha avuto in Rajasthan il suo 21° figlio.

    IL NUOVO BEBÈ - La signora Devi, che ha 52 anni, ha partorito lo scorso 5 ottobre in un ospedale di Sonipat (a 40 chilometri da New Delhi) un secondo maschietto, Ranjeet. I medici hanno detto che il piccolo è «sano e robusto» e che ora vive nella casa dei genitori con il fratellino Vikramjeet di due anni.

    «ADESSO MI FERMO» - Sebbene euforico per la nascita di Ranjeet, il «padre dei record» ha deciso di non procreare più. Per questo sua moglie dovrà sottoporsi a un intervento di tubectomia (la chiusura delle tube). Il giornale non spiega se la signora sia entusiasta dell’idea però cita una sua frase preoccupata: «Mio marito si guadagna da vivere lavorando nei campi e in più ha una pensione di anzianità di 500 rupie (poco più di 7 euro, ndr): non basterà per far crescere i nostri figli ma spero che riusciremo a dargli una buona educazione che gli permetta di fare qualcosa di buono nella vita».

    I «SEGRETI» DI RAMAJIT - Il contadino racconta che per gran parte della sua vita è stato scapolo e ha praticato la castità. Poi dieci anni fa ha incontrato la moglie e tutto è cambiato. Quelle che sono rimaste uguali invece sono le regole che segue tutti i giorni. «Mi sveglio alle 5 del mattino e vado a dormire prima delle otto di sera - spiega al Times of India - Poi nel pomeriggio, dopo aver lavorato la terra, faccio un sonnellino di un’ora o due». Infine qualche rivelazione sulla sua dieta: circa due litri di latte di mucca al giorno, verdura fresca (specialmente quella verde) e focaccine. Ramajit, oltre a essere vegetariano, è anche astemio.

    Angela Geraci
    16 ottobre 2012 | 7:12