lunedì 12 novembre 2012

Nuova rottura nel M5S: Grillo espelle un consigliere regionale in Piemonte

Corriere della sera

Il comico genovese ha diffidato Biolè via raccomandata sull'uso del simbolo. Smentita la candidatura di Beha a Roma

Fabrizio Biolè (Foto web)Fabrizio Biolè (Foto web)

Le file dei dissidenti all'interno del Movimento Cinque Stelle si ingrossano. E questa volta tocca al Piemonte. Beppe Grillo ha espulso il consigliere regionale Fabrizio Biolè. Il mezzo scelto per la rottura è una raccomandata, proveniente dai legali di Grillo, da cui emerge «la decisione del sig. Grillo di revocare l'autorizzazione all'utilizzo da parte sua del nome e del marchio del Movimento 5 Stelle di cui egli è esclusivo titolare, invitandola a volersi astenere, per il futuro, dal qualificare la sua azione politica come riferibile al Movimento stesso o, più in generale, come ispirata dalla persona del mio cliente».

LA LISTA NERA - Così dopo l'espulsione di Valentino Tavolazzi a Ferrara, Sandra Poppi a Modena e i problemi con Giovanni Favia e Federica Salsi a Bologna, Grillo fa piazza pulita degli attivisti che non considera fedeli. Nella lettera recapitata sabato scorso a Biolè non si parla esplicitamente di espulsione e formalmente le motivazioni ufficiali del provvedimento riguarderebbero la sua incandidabilità alle regionali per essere stato consigliere comunale a Gaiola (Cuneo) per due mandati. «La sua partecipazione alle consultazioni elettorali regionali nella lista del Movimento sono state viziate dalla ricorrenza di un elemento ostativo alla sua candidatura, rappresentato dall'aver già rivestito cariche elettive in due precedenti occasioni, in violazione alle regole condivise nell'ambito del Movimento» è la motivazione ufficiale.


La raccomandata di diffida pubblicata da Biolè su Facebook
La raccomandata di diffida pubblicata da Biolè su Facebook


LA POLEMICA SUL PUNTO G- Nelle scorse settimane Biolè si era schierato contro Beppe Grillo, nella vicenda seguita all'apparizione in tv della consigliera bolognese Federica Salsi. «Trovo degradante e irrispettoso - aveva dichiarato Biolè a Repubblica il 4 novembre, commentando l'uscita di Grillo sul punto G - l'aver traslato la critica dal piano di merito a quello di attacco machista». Sul profilo Facebook di Biolè, annerito a lutto dopo che l'avvocato di Grillo gli ha comunicato la notizia, alcuni sostenitori ricordano come i precedenti da consigliere comunale di Biolè fossero noti sia a Grillo sia ai seguaci del Movimento al momento della sua candidatura. E c'è chi scrive: «Grillo è peggio di un dittatore».

NELLA CAPITALE- Proprio nelle stesse ore Grillo smentisce la candidatura a sindaco di Roma di Oliviero Beha. Lo precisa, sul sito di Beppe Grillo, il M5S di Roma smentendo l'indiscrezione che era stata riportata sul blog del giornalista e poi rilanciata su siti internet. «Il M5S fa le sue scelte sui candidati in maniera trasparente e democratica. Non esistono nè candidature imposte dall'alto, nè autocandidature. I cittadini si autodeterminano votando i propri candidati tra gli attivisti del Movimento prima a livello territoriale, nei municipi nel caso di Roma, e poi on-line sul forum», scrivono sul blog, aggiungendo: «Il percorso per l'individuazione del candidato sindaco della Capitale si sta svolgendo con passione e determinazione e un dato possiamo affermare con certezza: non si chiamerà Oliviero Beha ma sarà un cittadino attivo del Movimento 5 Stelle di Roma».



M.Ser.12 novembre 2012 | 16:32

Mozilla Festival, quando la programmazione web è alla portata di tutti

Corriere della sera

Progetti «open source» e novità per la «volpe di fuoco».  Da Popcorn Maker fino all'ultima versione del browser

LONDRA - C’è il ricercatore italiano che studia a Londra, la giornalista specializzata in data journalism, il nerd più agguerrito e la mamma con il ragazzino che sogna di fare il programmatore. Il Mozilla Festival è tornato a Londra per un weekend di workshop e incontri al Ravensbourne College, proprio a fianco della 02 Arena. Obiettivo festeggiare gli otto anni del browser di casa, Firefox, terzo della rete e soprattutto piattaforma open source che ha fatto tremare Explorer.


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OPEN SOURCE - A Londra però l’intento era anche un altro. Ossia diffondere l’idea che tutti siano in grado di costruire e programmare il web. Così in seminari e incontri distribuiti su nove piani, sviluppatori e non si sono dati appuntamento per avvicinare la letteratura e il giornalismo ai codici. O, ancora, per spiegare cosa significhi il webmaking su mobile o far entrare i bambini nel mondo della programmazione, con una sezione apposita molto colorata e divertente dal titolo Coding for Teens. Il sogno della Mozilla Foundation è dunque una rete aperta nella quale ciascuno – dalla casalinga al ragazzino – non solo riesce a navigare senza passare da programmi a pagamento ma è anche in grado lasciare un contributo. Se infatti oggi usiamo la rete, domani tutti dovremmo saperla creare. Morale, spiega Mark Surman, Executive Director di Mozilla: «Abbiamo pensato questo appuntamento come una calamita per la rete» .

DAL «GUARDIAN» AL «NEW YORK TIMES» - La via individuata sono gli «Open Badges», indispensabili per chiunque voglia compiere il passo. E tra questi rientra Popcorn Maker, applicazione utile per il remix e la condivisione dei video collegata alle mappe e ai social media, adatta per i giovani, gli educatori, i giornalisti e blogger. «Popcorn Maker rende lo strumento del video pop, alla portata di tutti. Si tratta di un mezzo utile per raccontare storie in rete», ha spiegato Brett Gaylor direttore di Mozilla Popcorn. Strumenti multimediali, dunque, che interessano tutti. Ma soprattutto i giornalisti.

Non a caso infatti dal Ravensbourne College è passato anche Alastair Dant, responsabile New Media del Guardian, da sempre considerato tra i pionieri del "giornalismo partecipativo" al motto di «È solo grazie al feedback degli utenti che si migliora l’informazione. Ecco perché tutti devono avere gli strumenti per poter dare il loro contributo». Poi, un programma pensato espressamente per le news, il Knight-Mozilla OpenNews per individuare programmi e applicazioni adatti a diffondere le notizie in rete, con nuovi fellows per il 2012/2013, tra cui Brian Abelson del New York Times e Noah Veltman della Bbc. Segno dei tempi che cambiano è stato l’appoggio all’iniziativa di Joi Ito, direttore del Media Lib del Mit. Segno che nei paesi anglossassoni tutto ciò che permette lo sviluppo di una start up viene preso davvero sul serio.

LA CRESCITA - Altra novità – oltre naturalmente alla nuova versione 17.0 - è Mozilla Firefox for Desktop che migliora la navigazione in rete e la ricerca, permettendo la sincronizzazione del desktop su computer e mobile. Poi il debutto con le app di Android. Insomma parecchio bolle in pentola per la compagnia e per la Mozilla Foundation si preannuncia parecchio lavoro. Oggi infatti gli utenti del browser sono cresciuti toccando quota 450 milioni (in Indonesia e Germania Firefox è il primo browser) dando filo da torcere a Microsoft. Alla faccia di chi crede che sul web il futuro sia tutto a pagamento.
 

Marta Serafini
@martaserafini12 novembre 2012 | 15:57

Brevetti, scoppia la pace tra Apple e Htc

Corriere della sera

L'accordo contempla la condivisione di tecnologia: in vigore per 10 anni. Cook si concentra ora sulle altre cause in corso

È scoppiata la pace, improvvisamente, tra Apple e Htc. Dopo due anni di dispute in tribunale sui brevetti riguardanti gli smartphone, la serie di cause e contro-cause intentate reciprocamente si è interrotta con un accordo storico. I due colossi firmano un armistizio che contempla la condivisione di tutti i brevetti tecnologici, attuali e futuri, e che sarà in vigore per dieci anni. È la prima volta che una causa che vede l'azienda di Cupertino contro un concorrente finisce a tarallucci e vino ma è ancora presto per poter considerare conclusa la «guerra termonucleare contro Android», come la definì Steve Jobs quando la dichiarò nel 2010. Chiuso pacificamente un fronte, il combattimento resta acceso presso molte corti in giro per il mondo con Samsung e Motorola a difendersi e contrattaccare Apple.


L'orologio progettato da HilfikerL'orologio progettato da Hilfiker

OROLOGI E SOLDI - Una giornata particolare sul fronte della proprietà intellettuale per Apple quella in cui è stato siglato l'accordo, dato che l'azienda ha definitivamente risolto anche un altro caso: quello con le Ferrovie Svizzere (SBB) per l'uso senza autorizzazione (come icona su iPhone e iPad) dell'orologio disegnato da Hans Hilfiker nel 1944 per le stazioni dei quattro cantoni. Se per usufruire legittimamente del design di Hilfiker la mela morsicata ha speso 17 milioni di euro, non sono invece stati rivelati i termini economici dell'accordo con Htc e non è dato sapere se un fiume di denaro lo ha suggellato.

Quel che è certo è che i due Ceo, Peter Chou e Tim Cook, si sono finalmente tolti un grosso peso dall'agenda e dal bilancio. Trentadue mesi di tribunale, decine di milioni di dollari in spese legali, il tutto inevitabilmente anche un po' a discapito del proprio core business. «Siamo contenti di aver risolto la disputa con Apple, così ora possiamo concentrarci sull'innovazione e non sulle battaglie legali», ha commentato Chou nel comunicato congiunto. E sotto il virgolettato del Ceo Htc, uno pressoché identico di Cook.

INUTILI BATTAGLIE IN CORSO - Chiusa una battaglia, ne restano però aperte altre nella guerra di Apple contro Android. Due i fronti principali, Samsung e Motorola. Con i sudcoreani le cose non vanno bene, l'animosità è acuita dal sorpasso in termini di vendite di smartphone da parte di Samsung che al momento è il migliore interprete del sistema operativo promosso da Google. Le cause legali hanno avuto inizio nel 2011 e hanno già condotto a diversi giudizi da parte delle corti statunitensi, europee e asiatiche. Alcuni prodotti Samsung sono stati ritirati dai singoli mercati (in Germania il caso più eclatante con il Galaxy S II che diventava illegale proprio durante la fiera dell'elettronica di consumo dell'Ifa, e i modelli sono spariti in poche ore dagli stand).

È utile ricordare che i giudizi non sono quasi mai stati condivisi tra i diversi tribunali, e a parità di argomentazioni quel giudizi differiscono non di poco se emessi a Taiwan, Berlino o Seattle. Il contenuto delle accuse reciproche è spesso pieno di cavilli e apparentemente pretestuoso, tanto che durante uno degli interminabili dibattimenti il giudice Lucy Koh – a cui venne presentata una chilometrica lista di testimoni da ascoltare – sbottò accusando ironicamente le parti di aver fumato crack.

CAUSE RIGETTATE - Pochi giorni prima della firma con il colosso di Taiwan, Apple si era vista respingere dal giudice Barbara Crabb del tribunale federale di Madison, in Wisconsin, una causa contro Motorola – l'altro obiettivo strategico, soprattutto dopo che Google l'ha acquisita. Apple accusava Motorola di aver utilizzato un metodo scorretto di concessione in licenza dei suoi brevetti e senza rispettare la regola che presiede allo scambio di diritti sulle invenzioni tra aziende tecnologiche e che vorrebbe che i brevetti fossero concessi in licenza in base ad accordi ragionevoli (in gergo 'Frand' o Fair, Reasonable and Non Discriminatory).

La corte ha stabilito di non aver autorità legale sulla questione e la dismissione del caso è avvenuta con la formula «with prejudice» che esclude la possibilità di riaprire il caso in quel tribunale. E non è la prima volta che accade: a giugno era stato il giudice Posner a rigettare con la stessa formula un altro contenzioso tra Apple e Motorola. I segni che la litigiosità sulla proprietà intellettuale non paga insomma iniziano a essere tanti. Se non è automatico un cessate il fuoco generalizzato, è indubbio che con Cook al timone i toni della rivalità sembrano stemperarsi un po'. Il che non può che fare bene a tutti.


Gabriele De Palma
12 novembre 2012 | 14:53

La Nasa torna sulla Luna e pensa a una stazione orbitante

Il Mattino
di Valentina Arcovio


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Con la rielezione di Barack Obama, gli Stati Uniti potrebbero lanciarsi alla conquista dello spazio con una nuova grande missione umana, a 40 anni di distanza dal programma Apollo. Secondo alcune indiscrezioni, che stanno facendo il giro del mondo sulla stampa internazionale, presto l'agenzia spaziale americana potrebbe annunciare la decisione di creare una nuova stazione spaziale fuori dall'orbita terrestre e più lontano della Luna. La destinazione è L2, uno dei quattro «punti lagrangiani», che si trova vicino al lato oscuro del nostro satellite e dove le forze gravitazionali di Sole, Terra e Luna possono garantire a un veicolo spaziale una certa stabilità. Fino ad oggi nessuno uomo è mai stato così lontano nello spazio. Ed è proprio in quel punto che la Nasa è convinta che si possa «parcheggiare» permanentemente il veicolo spaziale. In questo modo si avrebbe a disposizione un punto d'appoggio da cui, teoricamente, potrebbero poi partire le future missioni con destinazioni più lontane. Un obiettivo, quest'ultimo, che l’amministrazione Obama non ha mai nascosto di voler perseguire: in progettazione ci sarebbero una missione umana sugli asteroidi nel 2025 e poi su Marte nel decennio 2030.

L’AVAMPOSTO
Inoltre,L2 è un punto molto comodo per posizionare dei telescopi spaziali, un avamposto abitato da astronauti permetterebbe anche di poter intervenire in tempo reale in casi di guasti o interventi di manutenzione ai costosi telescopi, come il futuro James Webb Space Telescope che sostituirà l’Hubble. L2 garantirebbe anche più importanti risultati scientifici. Sarebbe possibile analizzare meglio gli effetti della permanenza umana nello spazio aperto, lontani dalla protezione del campo magnetico terrestre, per studiare l’impatto in termini di salute degli astronauti di future missioni per Marte. Secondo la Nasa, sarebbe «la migliore opzione a breve termine per sperimentare l’accesso umano allo spazio profondo, sviluppare le esperienze di volo e mitigare i rischi».

Da L2 si potrebbero inoltre facilmente tele-operare robot e rover sulla superficie della Luna, proseguendo l’esplorazione automatica del nostro satellite naturale. Per arrivare fin là, gli astronauti utilizzeranno Orion, il nuovo potente veicolo spaziale che sostituirà gli Shuttle ormai pensionati e potrà essere usato per i viaggi su lunghe distanze. La navicella Orion raggiungerà l’orbita della Luna, sfrutterà il suo calcio gravitazionale e raggiungerà infine L2 a 65.000 km di distanza dal nostro satellite.

TEMPI E COSTI
Il progetto però è molto ambizioso e la sua realizzazione richiede un ingente disponibilità di risorse. All'inizio la missione L2 non dovrebbe comportare un aumento del budget della Nasa, che per l’anno fiscale 2013 è stato fissato a circa 18 miliardi di dollari. La maggior parte servirà allo sviluppo del vettore SLS, il sistema attraverso il quale verranno trasportati gli elementi costruttivi, e della navicella Orion, che inizierà la sua fase di test nel 2014 per poi realizzare il primo volo automatico nel 2017. Il primo volo con equipaggio è fissato per il 2021, e già per allora potrebbe essere fissato come obiettivo il punto L2. Quattro anni dopo, da lì gli astronauti potrebbero partire per atterrare su uno dei tanti asteroidi presenti nel nostro vicinato, prima del grande balzo verso il Pianeta Rosso.

Per raggiungere questi importanti, quanto costosi obiettivi, l'agenzia spaziale americana potrebbe essere molto interessata a collaborare con partner di tutto il mondo. Già in una nota diffusa lo scorso febbraio, la Nasa ha dichiarato di essere aperta a progetti che prevedono la partecipazione internazionale. Secondo gli esperti, i primi partner potrebbero essere gli stessi che hanno partecipato alla realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale.

Questo porterebbe l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) in cima alla lista. In che modo l'agenzia europea possa essere coinvolta forse lo si potrà intuire dopo il meeting ministeriale che si terrà nel nostro paese il 20 e il 21 novembre, in cui si riuniranno tutti i paesi membri dell'Esa per definire gli obiettivi dell'agenzia spaziale per i prossimi anni. Con o senza l'Europa la Nasa sarebbe proprio decisa a inseguire il proprio sogno spaziale, anche se nulla è stato ancora ufficializzato. Nello scorso settembre, in una conferenza, Lori Garver, deputy chief della Nasa ha dichiarato:

«Andremo sulla Luna, programmeremo la prima missione per inviare uomini su un asteroide e svilupperemo un piano per portare degli americani su Marte». Secondo John Logsdon, esperto di politica spaziale alla George Washington University, l’annuncio non sarebbe stato ancora ufficializzato in attesa dell’esito delle elezioni presidenziali di alcuni giorni fa. L'eventuale vittoria del repubblicano Mitt Romney avrebbe potuto portare a una revisione dei programmi spaziali. Ora con l'amministrazione Obama gli Stati Uniti sarebbero pronti a lanciare la loro sfida nello spazio.


Lunedì 12 Novembre 2012 - 12:51    Ultimo aggiornamento: 12:52

Apple, l'orologio costa caro: 21 milioni di dollari alle ferrovie svizzere

Il Messaggero


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ROMA - La linea grafica è chiara, vecchio stile, pulita e arrotondata come nel classico stile-Apple: la potete vedere nell'app Orologio del vostro nuovo iPad e iPhone e la prossima volta che la usate per controllare l'ora o puntare la sveglia pensate che vale 21 milioni di dollari.

Quasi 17 milioni di euro, tanto l'azienda della Mela di Cupertino ha versato alle Ferrovie svizzere per poter utilizzare la nuova interfaccia in bianco e nero che segna il tempo su iOS6, accordandosi direttamente con l'azienda di trasporti sotto la minaccia di essere trascinata in tribunale.


Lunedì 12 Novembre 2012 - 13:57
Ultimo aggiornamento: 13:59

Domenica non faccio la spesa» La Chiesa chiede la firma ai fedeli

Corriere della sera

Modulo etico, lista dei negozi buoni. Lanciata da padre Sella, dilaga nelle parrocchie e arriva alle famiglie. E Confcommercio approva


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PADOVA — Il piano di battaglia, teoria e pratica della lotta allo shopping domenicale, è condensato in 28 pagine disponibili sul sito della Commissione «Nuovi stili di vita» della diocesi di Padova. Lo ha messo a punto padre Adriano Sella, missionario saveriano tornato dal Brasile per occuparsi di una cappella tra le fabbriche, nel mezzo della zona industriale di Padova, dopo che il vescovo Antonio Mattiazzo gli ha chiesto di sensibilizzare le parrocchie sul tema del lavoro obbligato nel giorno dedicato al Signore.

Chi meglio di lui, chiamato a dire messa ogni giorno nel cuore della «città del lavoro », in una chiesa dedicata a «San Giuseppe lavoratore»? A leggere quelle pagine, alla base di un boicottaggio che ha preso il via domenica sui sagrati padovani per continuare fino a Pasqua, s’intuisce che padre Sella è uomo di filosofia, ma anche (e soprattutto) uomo d’azione, tanto che ai «tavoli di riflessione» ed al «pressing istituzionale », affianca «5 azioni concrete», qui e subito, per convincere negozianti, Comuni e perché no, perfino il governo, ad abbassare le saracinesche il settimo giorno.

C’è la lista bianca con l’elenco dei negozi e dei supermercati che rimangono chiusi alla domenica, da esporre nelle bacheche delle Chiese e nei bollettini parrocchiali, e la campagna per incentivare i fedeli a fare acquisti lì, anziché altrove, organizzandosi in gruppo; c’è la raccolta firme che impegna nero su bianco a fare la spesa durante la settimana ed il team che anima la domenica provando a fare della parrocchia un luogo più divertente di un centro commerciale; e ci sono, infine, gli striscioni provocatori, da appendere all’esterno, con la scritta «la Chiesa è aperta anche alla domenica».

Il piano è piaciuto agli altri parroci, ma anche alle catechiste, ai responsabili dei patronati ed ai volontari delle Acli perché, per dirla con le parole di Rita, catechista al Buon Pastore dell’Arcella, «ci permette finalmente di dare una risposta a chi ci chiede: ma voi cristiani, a parte parlare, cosa fate contro i negozi aperti la domenica?». Padre Adriano viene invitato quasi ogni domenica in una parrocchia diversa (oggi sarà al Crocefisso), dove dopo aver detto messa spiega come si può lottare contro i colossi dello shopping. Illustra il piano e lascia ogni comunità libera di scegliere se e come aderire. Al Buon Pastore, ad esempio, inizieranno oggi con la raccolta degli impegni scritti:

«Per recuperare la domenica come giorno di festa - si legge nel volantino che verrà distribuito tra i fedeli - mi impegno a non andare a fare la spesa alla domenica, per non sostenere con i miei consumi l’apertura dei centri commerciali nei giorni festivi, boicottando quindi lo shopping domenicale ». Segue spazio per firmare. Domenica prossima, a Maserà, don Francesco Fabris alzerà una tenda per fare altrettanto: «Qualcosa dobbiamo pur inventarci, di fronte a queste mamme e questi papà che non vedono più i loro figli, non riescono più a stare insieme, non hanno più neppure il tempo per venire a pregare».

Il gruppo di animazione domenicale è pronto a Cazzago e a Due Carrare, ma il boicottaggio assume mille forme e le adesioni aumentano di giorno in giorno. Si fatica a stargli dietro. «La cosa più difficile sarà convincere il rettore di Sant’Antonio a chiudere il negozio di souvenir - ha detto padre Adriano a La Repubblica -ma se non diamo il buon esempio noi...». Il vescovo di Padova per ora ha preferito non intervenire. Le sue parole sulla «domenica delle tre erre: Relazioni, Riposo, Risorto », però, campeggiano nella prefazione al documento di padre Adriano, sul dorso dei volantini con l’impegno solenne, e insomma, ricordando le occasioni in cui monsignor Mattiazzo si è speso contro il lavoro festivo, tutti sono convinti che la campagna abbia la sua benedizione.

«Le ragioni che sono all’origine dell’iniziativa della diocesi di Padova sono religiose e dunque del tutto personali - commenta il presidente di Confcommercio, Massimo Zanon - ma siamo felici che anche la Chiesa si unisca alla nostra battaglia contro le liberalizzazioni che, l’abbiamo detto fin dall’inizio, spaccano ogni equilibrio familiare ed economico. Anche chi un tempo si batteva per le aperture senza limiti, soprattutto nella grande distribuzione, ora si sta ricredendo: è stato un errore, si deve cambiare».

Marco Bonet
12 novembre 2012

Ecco come ti fabbrico il falso papiro sulla “moglie” di Gesù»

La Stampa

vatican

Secondo lo studioso inglese Andrew Bernhard la scoperta del frammento del IV secolo in lingua copta sarebbe una grossolana contraffazione

Giorgio Bernardelli
MILANO



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Ricordate il «Vangelo della moglie di Gesù»? Un paio di mesi fa la professoressa Karen King, della Harvard Divinity School, presentò con grande clamore mediatico la scoperta di un piccolo frammento di papiro del IV secolo in lingua copta nel quale a Gesù venivano attribuite le parole «mia moglie». La sua tesi - scritta in un articolo che verrà pubblicato in gennaio nella rivista teologica della prestigiosa università americana - era che si tratterebbe di un nuovo Vangelo apocrifo che testimonierebbe come il celibato di Gesù fosse un tema discusso nelle comunità cristiane dei primi secoli.

Fin da subito - come raccontato da VaticanInsider  - c'era stato anche chi aveva messo in dubbio l'autenticità del frammento, notando una serie di stranezze. Ora però Andrew Bernhard, uno studioso dei Vangeli antichi formatosi a Oxford, si spinge molto più in là spiegando come secondo lui «questo falso» sarebbe stato fabbricato. Bernhard sostiene infatti che si tratti di una combinazione molto grossolana di alcune frasi prese dal Vangelo di Tommaso, il Vangelo (apocrifo) copto ritrovato nel 1945 tra i papiri di Nag Hammadi, in Egitto. E aggiunge di aver addirittura individuato una serie di coincidenze tipografiche sospette con la traduzione interlineare copto-inglese di quel testo, curata da Michael Grondin e consultabile da chiunque on line .

In uno scritto intitolato «Note sulla contraffazione del “Vangelo della moglie di Gesù”», Andrew Bernhard spiega che le parole contenute nel nuovo frammento sono tutte presenti nel Vangelo di Tommaso. A parte un'unica eccezione: l'espressione copta che significa appunto «mia moglie», attribuita a Gesù. Non solo: nel frammento scoperto da Karen King le parole compaiono spesso anche nello stesso ordine. E ogni linea di testo del «Vangelo della moglie di Gesù» è composta da parole copte che si trovano nella stessa pagina nella traduzione copto-inglese citata del Vangelo di

Tommaso: comporle insieme - sostiene Bernhard - non comporta nemmeno molta fatica. In pratica - continua lo studioso di Oxford - una volta inserita l'espressione «mia moglie» - basta prendere alcune frasi dell'altro testo, cambiare qualche maschile in femminile o qualche negazione in affermazione e si ottiene il nuovo Vangelo rivoluzionario. E a riprova di questa tesi cita il fatto che nel frammento comparirebbe addirittura un errore tipografico che si trova pari pari nel volume curato da Michael Grondin.

Quanto infine all'espressione copta «mia moglie», si tratta comunque di una parola copta di sei lettere facilmente combinabili. Che - osserva sempre Bernhard - per una singolare coincidenza si trova molto vicino al centro del frammento. Quasi a voler essere proprio sicuri che non passi inosservata.

Quando Travaglio & C. mandarono a quel paese il guru a cinque stelle

Paolo Bracalini - Lun, 12/11/2012 - 08:01

Casaleggio per realizzare il sito del Fatto chiese 700mila euro. Poi predisse: "Fare un giornale è da sciocchi". Ecco tutti gli strani intrecci dello stratega del comico

Guru uno e trino. Anzi, quattrino: consulente di Grillo, già consulente dell'Idv, consulente di Chiarelettere (azionista del Fatto) e tentato consulente del Fattoquotidiano.it.


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Casaleggio (nel tondo) fu respinto con perdite da Padellaro e Travaglio quando si propose di progettare e gestire il sito internet del nascituro giornale (si era nel 2009). Motivo? La richiesta economica, troppo alta, sui 700mila euro. Pare che Casaleggio non prese bene il no, e tirò fuori dai riccioli una previsione apocalittica: «La carta è morta, siete degli sciocchi se pensate di fare un giornale tradizionale, dovete andare solo on line» previde il guru, sbagliando alla grande (il Fatto è un successo editoriale).

Pare che in redazione ogni tanto si rievochi la profezia, sghignazzando. Un conto è Grillo, un conto è Casaleggio e le sue arie da messia del byte. Però, con la sua società di web marketing, è lo stesso parte integrante di quella galassia. È la Casaleggio associati a gestire il sito internet dell'editore Chiarelettere, che è azionista del Fatto, e anche editrice dei libri di Travaglio e di Grillo-Casaleggio (l'ultimo è Siamo in guerra).

Ed era sempre Casaleggio a realizzare il sito-blog Voglioscendere di Travaglio, Gomez e Corrias, ore reindirizzato su Cadoinpiedi, sito collegato a Chiarelettere e curato ovviamente dalla Casaleggio associati. Sul blog di Grillo, opera sempre del «guru», per anni è andata avanti la rubrica Passaparola, una rassegna stampa video firmata da Travaglio. Poi, con la nascita del Fatto, il rapporto si è interrotto (anche qui pare con poca soddisfazione del guru). Ma a Casaleggio sono rimasti i diritti delle pillole già pubblicate, che infatti sono diventate oggetto di diversi dvd (Democrazia 2009, Passaparola vari volumi, 9,80 euro) commercializzati dalla «Casaleggio associati editori di rete».

Per qualche anno Casaleggio ha quindi gestito contemporaneamente i contenuti web di Travaglio, Grillo e anche Di Pietro. Fino al 2010 è stato lui a confezionare il sito dell'Idv, per una cifra vicina ai 700mila euro l'anno (così almeno si desume dai bilanci dell'Idv). Poi alla festa nazionale di Vasto Di Pietro annunciò il cambio di tattica. «Separazione consensuale» fu la versione ufficiale, che però celava la reale ragione: M5S a quel punto era già un competitor elettorale per Di Pietro, assurdo lasciargli il sito web. Fine della storia, che però non smette mai di intrecciarsi (vedi il recente post su «Di Pietro presidente della Repubblica»).

Ma chi di Rete ferisce, di Rete rischia di perire, vittima dello stesso complottismo. Diversi blogger sostengono che lo staff di Casaleggio intervenga nei commenti ai pezzi sul Fattoquotiano.it, con diversi profili che sostengono la causa del M5S. Siccome poi il sito usa la piattaforma Disqus, è possibile che un commento sgradito (contro Grillo) venga cancellato se parecchi utenti lo vogliono. In sostanza, secondo i complottisti anti Grillo, gli influencer di Casaleggio plasmerebbero le discussioni sul sito del giornale di Travaglio.

Siamo sicuramente al delirio paranoico. Ma c'è anche chi vede l'ombra degli americani dietro Casaleggio. L'appiglio sarebbe che la piattaforma usata dal M5S per creare le sezioni virtuali del movimento, cioè i Meetup, è di proprietà di una società Usa, la Meetup Inc di New York, con dentro alcuni colossi finanziari.  «Casaleggio ha mai partecipato a riunioni con gli americani?» chiede un blogger complottista. Inutile prendersela, la Rete non si governa. Come insegna Casaleggio.

Fedeli alla linea (telefonica)

La Stampa

Si presenta oggi l’archivio digitalizzato della Telecom. Dalle cornette in bachelite agli smartphone, la storia di una passione italiana

gianluca nicoletti
torino


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è giusto che del telefono si conservi la memoria, i giovanissimi potrebbero presto dimenticarselo: cosa più ha a che fare lo smartphone con l’apparecchio nero di bachelite, a cui nel 1948 era abbonato un italiano su cento? L’austero telefono a disco combinatore si usava solo in casi di strettissima necessità. Il suo aspetto, un po’ funereo, doveva incutere rispetto. Nella topografia domestica era relegato, molto spesso a parete, in un «non luogo» come corridoio o ingresso, ma comunque sempre in un ambiente di passaggio. Si telefonava in piedi e non c’era nulla di riservato che non potesse essere ascoltato in famiglia, anzi una delle rare occasioni per telefonare erano i saluti o auguri collettivi a un lontano parente.

Nonostante questo, un sospetto di promiscuità, legata al mascheramento dell’interlocutore dietro la sola voce, evidentemente trapelava sin dalle origini. Alla fine degli Anni 20 la Società telefonica interregionale del Piemonte e Lombardia si sentì obbligata di disciplinare le possibili avances alla telefonista, verso cui andava evitata ogni parola «complimentosa». Già s’intuiva che la comunicazione telefonica abbassava le barriere fisiche e sociali. Da parte nostra, noi italiani, mostrammo una spiccata attitudine alla socializzazione incorporea sin dagli anni del boom, quelli in cui il telefono iniziò a essere un fluidificante sociale.

Nel 1951 fu raggiunto l’obiettivo di collegare tutti i comuni italiani alla rete telefonica, già dieci anni dopo eravamo nei posti più alti nelle percentuali europee delle utenze telefoniche. Il nostro 6,6% ci classificava appena dopo la Gran Bretagna con 8,6 e l’Olanda con l’8,5, ma sopra Francia (5 %) e Germania Ovest (5,9%). Fu una salita vertiginosa; tra il 1954 e il 1963 gli abbonati al telefono passarono da 1,5 milioni a circa 4 milioni, nel decennio 1971-1979 l’Italia era arrivata al quarto posto mondiale per i tassi di incremento di diffusione telefonica.

Molto era cambiato in quei decenni, nel 1962 un opuscolo della Sit Siemens, tra le industrie produttrici degli apparecchi all’interno del Gruppo Stet, diceva: «La moda del telefono è il colore». L’omologazione mortificatrice del total black scompare e comincia la transumanza telefonica dal cucinino, al bagno, alla stanza da letto. Il telefono iniziava a rivelare la sua anima malandrina e gli adolescenti si blindavano in camera per interminabili trasmissioni di palpiti amorosi.

I genitori pazientavano, per poi lanciare ad alta voce il fatidico: «Metti giù!». Cambia la destinazione d’uso e quindi la forma. Nel 1965 è lanciato il Grillo, disegnato da Marco Zanuso e Richard Sapper. Una rivoluzione, si apriva a conchiglia e poteva discretamente «ronzare» invece del classico trillo. Era l’anello di congiunzione tra il telefono fisso e il cellulare, un classico telefono da comodino, su cui era possibile favoleggiare sussurrate conversazioni nel cuore della notte senza svegliare la famiglia addormentata.

Arriviamo al 31 ottobre 1970, un’altra fondamentale rivoluzione che contribuisce a rinsaldare la passione degli italiani con il telefono: è estesa a tutto il Paese la teleselezione integrale. Chiunque può telefonare da casa propria, all’istante, verso qualunque altro posto d’Italia senza dover passare per un centralinista, unico fino ad allora autorizzato ad aprire le porte di una conversazione interurbana. Non era cosa da poco, l’Italia era allora il sesto Paese del mondo a usufruire di un tale servizio. La percezione immediata fu d’indicibile euforia, soprattutto iniziavano a cadere i limiti emotivi a considerare una personale estensione un apparecchio collegato a una rete.

A settembre del 1985 entra in funzione a Roma e Milano la nuova rete Rtms. Il telefono comincia, con grande invidia, ad apparire sul cruscotto di alcune auto di privilegiati. Bisogna aspettare il 1990 perché sia attivata la rete Etacs a 900 MHz. Scatta l’amore fulminante, in poco tempo la Telecom diventerà il primo operatore cellulare europeo per numero di abbonati. Un paio d’anni dopo inizia a diffondersi la copertura Gsm…

Il resto è storia dei nostri giorni, in cui l’Agcom ha segnalato che nel 2012 abbiamo raggiunto il record europeo per la maggiore concentrazione di telefoni cellulari. Apparecchi sempre più evanescenti segneranno la fine di ogni oggetto fisico che ricordi l’antico telefono, ma solo perché questo possa evolversi in un nostro indissolubile organo interno, quello del settimo senso che ancora ci manca per essere perennemente collegati alle vite degli altri.

Mafia, nuovo arresto per stragi '93-'94

Corriere della sera

Pescatore 57enne di Palermo, fornì il tritolo per gli attentati di Roma, Firenze e Milano, recuperandolo da ordigni bellici in mare


Nuovo arresto per le stragi di mafia del 1993-1994 a Firenze, Roma e Milano: su disposizione del gip del tribunale di Firenze, Anna Favi, è stato arrestato ieri in provincia di Palermo un 57enne, pescatore di Santa Flavia, piccolo centro sul mare del palermitano, ritenuto colui che fornì ingenti quantitativi di tritolo utilizzati tra l'altro per gli attentati di via Fauro a Roma, di via dei Georgofili a Firenze e di via Palestro a Milano.

TRITOLO PER FALCONE - L'uomo, Cosimo D'Amato, cugino di primo grado del boss palermitano Cosimo Lo Nigro condannato per le stragi mafiose del '92, avrebbe fornito l'esplosivo anche per la strage di Capaci del 23 maggio del 1992. Ad accusare il pescatore è stato il neo collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ex uomo di fiducia dei boss di Brancaccio.

L'ESPLOSIVO - L'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip Anna Favi e eseguita da personale del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Firenze. D'Amato è ritenuto responsabile di aver fornito, in modo continuativo, ingenti quantitativi di tritolo ricavati dal recupero in mare di residuati bellici, successivamente utilizzati dal commando mafioso per il compimento delle stragi a Roma in via Fauro il 14 maggio del 1993; Firenze, in via dei Georgofili il 27 maggio; Milano, in via Palestro il 27 luglio '93; Roma - San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro il 28 luglio 1993) e Roma, allo Stadio Olimpico il 23 gennaio 1994 .

STRAGE - D'Amato è accusato di strage, devastazione e di detenzione di ingenti quantitativi di esplosivo, per aver concorso agli attentati, tra l'altro, con i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Filippo e Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro. Secondo l'accusa, l'esplosivo recuperato da D'Amato venne consegnato al commando predisposto dal boss Francesco Tagliavia. Tagliavia è stato l'ultimo boss ad essere stato condannato in primo grado a Firenze, nel 2011, per le stragi. Gli investigatori risalirono a Tagliavia grazie alle testimonianze di Spatuzza.

 



Redazione online12 novembre 2012 | 9:29