sabato 17 novembre 2012

Brasile, "manuale d'estrazione" ma (ri)salvano Cesare Battisti

Libero

Un documento di 770 pagine del governo brasiliano detta le regole per le estradizioni. Ma le nuove norme non sono, guarda caso, retroattive


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Il terrorista dei Pac condannato all'ergastolo nonostante le nuove norme brasiliane potrà restare al sole del sudamerica
 
Mai più un caso Battisti. Ma intanto Cesare Battisti resta in Brasile. Il governo di Brasilia fa finta di riparare ad un errore del passato. Lasciando però tutto com'è. Il governo brasiliano ha pubblicato un ''Manuale di estradizione'' per sgombrare il campo da ogni futuro equivoco sull'argomento. In 770 pagine il ministero della giustizia dà alla segreteria nazionale di giustizia il ruolo di autorità centrale sulle decisioni di estradizione, espulsione e deportazioni di stranieri. Insomma un vadenecum per sapersi muovere fra leggi, trattai internazionali e beghe legali su gli "ospiti" fla le mura di casa propria.

Battisti in Brasile è stato in pratica protetto come un rifugiato politico evitando così di scontare la sua pena in Italia. Polemiche, richieste di setradizione tutte inascoltate dal governo brsiliano. Ma ora sembra che la cosa si possa sistemare. E invece, guarda caso, le nuove misure non hanno però valore retroattivo. E quindi Battisti resterà in Brasile senza problemi continuando a lavorare e a scrivere i suoi romanzi. Il terrorista dei Pac, condannato all'ergastolo per 14 omicidi, resterà al sole del sudamerica evitando di pagare ciò che deve. Intanto però il Brasile si dota di una guida pronta all'uso per un Battisti 2. E l'Italia resta a guardare.

Due Grilli e una capanna la moglie di Beppe beccata a Malindi imbarazzatissima

Libero

Parvin Tadjk compra casa vicino a Berlusconi e Briatore

 


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In Kenya a Malindi ecco lady Grillo. Parvin Tadjk viene sorpresa in spiaggia dalle telecamere di Piazza Pulita, il programma di Corrado Formigli in onda su La7. Il video è stato trasmesso ieri sera. La giornalista avvicina la moglie di Beppe Grillo che sta parlando con la moglie di Gino Paoli. "Ho saputo che ha comprato casa qua", dice la giornalista.

La Tadjik è visibilmente imbarazzata e la cronista la rassicura: "Non ce'è nulla di male..". E Lady Grillo ribatte, senza convinzione: "Ma assolutamente, veniamo qua da sempre, la mia famiglia d'origine intendo". E ancora, a sottolineare che Beppe non c'entra nulla: "Mio marito non viene mai. Sono io l'amante del Kenya. Lui non ci mette una lira...". Ma di che casa si tratta? "Sono capanne, è in fase di ultimazione l'acquisto.. è una capanna". A Malindi, per la cronaca, le "capanne" sono ville e un bilocale costa 300mila euro.  E non c'è nulla di male. 


Guardate il video su Libero Tv

Benedetto Croce, l'eredità ritrovata del filosofo a 60 anni dalla scomparsa

Il Mattino
di Francesco Paolo Casavola



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Dal 1943-44, da Napoli semidistrutta dalla guerra perduta, ma più che mai viva nelle energie e nella volontà di vita dei napoletani, si apre il nuovo ciclo della storia d'Italia, quella che stiamo vivendo nei giorni di oggi e che abbiamo il dovere di non interrompere. Tra quei napoletani occupa e svolge un ruolo centrale Benedetto Croce. La sua esperienza del passato, dal Risorgimento al fascismo, gli dà più saggezza ed autorità di ogni altro. Dinanzi alla monarchia, ai partiti, alle autorità alleate, alle popolazioni, è Croce a rappresentare l'Italia che va verso un futuro ignoto, quello di una democrazia bene ordinata, di una società libera e liberale.

Il Presidente Giorgio Napolitano ha avuto in sorte di tornare da Napoli a riproporre il cammino che continua quello auspicato e aperto da Croce in quegli anni dolorosi, ma ricchi di speranza.
Ricordare Croce è oggi ricordare una vita personale e insieme specchio di un popolo. Facciamo, insieme al Presidente Napolitano, che tutto il nostro paese se ne giovi per la migliore fortuna di tutti, di noi che abbiamo vissuto quegli anni lontani, dei nostri figli e nipoti, che hanno diritto di non vedere dispersa quella eredità, di valori e di moniti.

Vissuta l’infanzia e la prima adolescenza in una casa in cui, com’egli avrebbe scritto nel Contributo alla critica di me stesso, «mancava qualsiasi risonanza di vita pubblica e politica», Benedetto Croce, anche quando, perduti i genitori e la sorella nel terremoto di Casamicciola del 1893, dipese solo dalla sua scelta di curare la propria crescita morale e mentale, guardava alla politica del paese «come spettacolo al quale non mai mi proposi di partecipare con l’azione, e pochissimo vi partecipavo col sentimento e col giudizio».

Un primo appassionamento politico gli venne con la questione sociale, lo studio del marxismo e della scienza economica, propiziatogli da Arturo Labriola, socialista. Non preparato dall’ambiente famigliare a fanatismo né a simpatie per il convenzionale liberalismo della politica italiana, gli «parve di respirare fede e speranza nella visione della palingenesi del genere umano, redento dal lavoro e nel lavoro».

Ma richiamato dalla critica al marxismo alla sua vera natura di uomo di studio e di pensiero, conosciuto Giovanni Gentile, ancora giovanissimo studente a Pisa, scoprì con questo un’affinità elettiva per il superamento dell’hegelismo, quale era predicato dallo zio Bertrando Spaventa. Ispirato anche da Gentile fondò «La Critica» nel 1902. Ai primi dodici anni del nuovo secolo Croce riconobbe la fase della sua compiuta maturazione, sempre tuttavia fedele al principio che la vita è continua educazione, che il sapere è unito all’imparare, che quando questa unità cessa «la vita si arresta e non si chiama più vita, ma morte».

Nel 1910 è nominato senatore da Sonnino. Nel periodo di neutralità che precedette il primo conflitto mondiale, non fu interventista, ma dichiarata la guerra non venne meno al dovere di essere tutt’uno con il popolo che combatte, e trepidò e sofferse e sperò «come ogni altro uomo di sano sentire». Nel dopoguerra avvertì che gli stati totalitari conducevano all’asservimento dell’arte, del pensiero, della religione, del costume alla politica «la quale, poi, in questa spasmodica sua prepotenza, ben lungi dal potenziarsi, perde la sua ragione di vita e la sua forza».

La formula ch’egli usò contro gli intellettuali a questo proposito, e che ebbe grande fortuna, fu trahison des clercs. Nel 1919 entrò come ministro dell’Istruzione nel governo Giolitti, che l’anno dopo si sciolse insieme alle Camere. Con l’avvento del fascismo si illuse, come molti, che in breve tempo la tempesta sarebbe stata assorbita. La sua opposizione fu aperta, ma non combattiva.

Egli scriverà di quel periodo: «La mia migliore opposizione, ossia quella a me più confacente e nella quale potevo dare maggiore rendimento, doveva consistere nella difesa e restaurazione delle necessarie premesse intellettuali e morali e nella continuazione resa più intensa della mia opera personale di pensatore e di scrittore». Gli fu devastata la casa, ostacolate le sue relazioni e la diffusione dei suoi libri.

Ma lo stesso Mussolini in una intervista con un giornalista straniero citò la Storia d’Italia di Croce come prova della libertà di stampa lasciata dal suo regime a tanto personaggio. E tuttavia, quando Giovanni Amendola gli scrisse il 15 febbraio 1925, sollecitandolo a promuovere un grande comitato di senatori dell’opposizione, rispose che non vivendo a Roma, e non avendo pratica sufficiente di uomini politici, non poteva dirigere una opposizione qual era prospettata.

Dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, caduto il fascismo, di colui che aveva pubblicato il 1° maggio 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti, si vide la notorietà di cui godeva fuori d’Italia, fino in America, non solo come uomo di studi, ma anche, nel modo ch’egli volle, di massimo e più autorevole uomo politico restato fedele ai principi della civiltà liberale. Il 17 aprile del 1944 gli giunge la notizia dell’assassinio a Firenze di Giovanni Gentile. Nei Taccuini di Lavoro è annotato quanto egli sia stato amico sincero, affettuoso, leale per il filosofo del fascismo, mentre la moglie Adelina scoppia in pianto. In quel pianto forse è nascosto anche il suo.

La storia non risparmia il cuore degli uomini. Intanto i rinati partiti politici, le autorità alleate, le personalità più note della vita pubblica italiana sollecitano Croce nella risoluzione dei problemi costituzionali che incombono. Croce ed Enrico De Nicola, fallito il tentativo di abdicazione del re, escogitano l’espediente della luogotenenza. La transizione dal governo Badoglio ad un governo pienamente democratico quale fu quello Parri, il congresso dei partiti antifascisti di Bari, la preparazione della fine della monarchia con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e l’elezione

dell’Assemblea costituente, la proposta candidatura di Croce alla presidenza della Repubblica, il suo discorso all’Assemblea costituente dell’11 marzo 1947, che terminò con il veni creator Spiritus, mentes tuorum visita, accende lumen sensibus, infunde amorem cordibus soprattutto a questi, ai cuori: tutto è come assistere ad un film, che si vorrebbe rivedere lentamente, fotogramma per fotogramma, con un tempo di riflessione adeguato.

Malgrado l’imponente letteratura di Croce e su Croce, il discorso crociano non tende ad esaurirsi. Da qualche giorno appena è uscito il carteggio Croce–Vincenzo Arangio Ruiz, a cura di un giovane ricercatore napoletano, Massimo Minale, con una nota del suo maestro Luigi Labruna.
Ma una eredità, del tutto politica, del pensiero crociano è come richiamata dai problemi dei nostri tempi, di nuovo difficili. In una lettera-prefazione ad un discorso politico, indirizzata a Francesco De Angelis, dell’8 giugno 1946, Croce rivela di aver talora pensato «che liberalismo e cattolicesimo, dei quali ben conosco la diversità nel principio direttivo, potevano nel presente e per un non breve avvenire, cooperare, in virtù delle comuni origini nella civiltà romana ed occidentale, alla difesa

contro un comune pericolo, che prende nome di materialismo storico o etico che sia, e che minaccia entrambi, minaccia la spiritualità laica dell’uno e la spiritualità confessionale dell’altro, e mira ad abbattere prima quella e poi questa, o (che torna lo stesso) prima questa e poi quella». Ma bisogna anche intendere che il liberalismo non è il liberismo, che la borghesia è un ceto medio della modernità non in senso verticale, ma orizzontale, con il compito di superare le contrapposizioni e di scioglierle nella forza etica della sua centralità.


Sabato 17 Novembre 2012 - 13:39    Ultimo aggiornamento: 13:58

Ragioni Civiche – Legittimità

La Stampa
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Al termine del dibattito Antonio Rodiles è stato arrestato dalla Sicurezza di Stato…

Generación Y ospita (in fondo a questo testo) un dibattito sulla legittimità condotto da Reinaldo Escobar che vede tra i partecipanti Dagoberto Valdés (Convivencia), Miriam Celaya (blogger), Roberto Veiga (Espacio Laical) e Antonio Rodiles (Estado De Sats). Da notare che poche ore dopo la registrazione del programma, Antonio Rodiles è stato arrestato per resistenza alla forza pubblica, mentre chiedeva la liberazione di un dissidente ingiustamente detenuto. I contenuti della trasmissione alternativa sono di Reinaldo Esobar e da Yoani Sánchez. Consiglio la visione del programma per intero e sintetizzo i contenuti fondamentali che sono emersi dopo 40’ di dibattito. 

Dagoberto Valdés: “La legittimità risiede nel cittadino. Tutto ciò che è contro il cittadino è illegittimo. Il cittadino sovrano legittima lo Stato, tramite elezioni o referendum, in forma segreta e periodica. La legittimità non è di Stato, come crediamo a Cuba, ma lo Stato deve rispettare i cittadini che lo investono di un potere. Una misura per la legittimità è il grado di rispetto dei diritti umani, ma anche il livello di convivenza sociale che uno Stato è capace di creare. Lo Stato deve contribuire allo sviluppo umano”. Miriam Celaya: “La legittimità non è soltanto la legge. Noi siamo cresciuti in una società inamovibile, ci siamo abituati a una struttura normativa predisposta da chi ci governa e calata dall’alto. Non è facile, per chi è nato dopo il 1959, comprendere il concetto di legittimità”. 

Antonio Rodiles: “La parola magica è democrazia. Una società democratica è pienamente legittima. Proprio quel che non può dirsi Cuba. In questo momento troppi fattori interni ed esterni impediscono l’apertura di Cuba al mondo”.  Reinaldo Escobar introduce l’argomento della mancanza di legittimità del governo cubano, perché molti cittadini vedono compromesso il loro spazio di libertà.

I partecipanti al dibattito sono tutti d’accordo nel dire che il governo cubano non è legittimo. Nessuno lo ha eletto. Nessuno ha contribuito a legittimarlo. La sfida è quella di costruire una società nuova, dotata di legalità, che riconosca a tutti il diritto di criticare e di discutere idee e provvedimenti. Tutti concordano con la necessità di abbattere la dittatura usando metodi democratici e non violenti. Il primo passo sarebbe quello di convincere il governo a ratificare la Dichiarazione dei Diritti Umani, ammettendo che tutti i cittadini devono poter godere di diritti economici, civili e politici.




Roberto Veiga: “Un governo legittimo deve essere emanazione della volontà generale, non di una oligarchia. Cambiamento significa discutere, dialogare, percorrere un cammino che comporti il riconoscimento dell’altro, qualunque sia il suo pensiero”. Tutti concordano sul fatto che l’opposizione a Cuba è pacifica, anche se molte persone sono state colpite duramente da questo governo. Molte famiglie hanno sofferto l’esilio dei loro figli, la prigionia, la persecuzione. Antonio Rodiles: “Una vera democrazia contemporanea si deve basare sul consenso. L’Assemblea Nazionale è un’istituzione non democratica, non rappresenta la società civile cubana. Io non riconosco come miei rappresentanti né Ricardo Alarcon né Raúl Castro”.

Dagoberto Valdés: “La corruzione imperante a Cuba è un segnale di mancanza di legittimità. Il Partito Comunista e la stessa Costituzione non garantiscono la legittimità, perché il partito unico si attribuisce un potere assoluto che non ha una base popolare. La Sicurezza di Stato è un’altra arma contro al legittimità, perché perseguita i cittadini che manifestano un pensiero non conforme”. 
Reinaldo Escobar introduce l’argomento della mancanza di legittimazione del governo cubano in sede internazionale.

Il governo USA non riconosce legittimità al governo cubano, non ha un’ambasciata ma solo una Sezione d’interessi. I partecipanti concordano sul fatto che il governo cubano ha normalizzato il suo comportamento internazionale dopo la guerra fredda. Cuba non sostiene più rivolte, guerriglie, azioni internazionaliste. Resta il fatto che all’interno del paese manca ancora il rispetto dei diritti umani nei confronti dei propri cittadini. Pare pressante la necessità di aprire spazi per il dialogo che favoriscano un cambiamento graduale e soprattutto sanciscano il diritto di ogni persona a pensare, dibattere, porre domande ed esprimere idee non conformi. Inoltre il governo cubano dovrà perseguire il benessere collettivo e concedere a ogni cittadino il diritto alla rappresentatività. 

Il dibattito giunge alla conclusione condivisa che il governo cubano è illegittimo perché non ci sono vere elezioni e non si bandiscono referendum. Diversi progetti alternativi - culturali e politici - non vengono riconosciuti e non trovano spazio né sulla stampa né in televisione. Sta nascendo qualcosa di nuovo nella società civile che può essere il motore propulsivo per cambiamento. Il governo deve riconoscere l’esistenza degli oppositori e deve ammettere le idee alternative. La soluzione per il cambiamento sta nel dialogo e nella non violenza. 

Al termine del dibattito Antonio Rodiles è stato arrestato dalla Sicurezza di Stato…

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Bologna, torna l’ombra dei palestinesi sulla strage

La Stampa

La procura: un mistero il viaggio a Roma di Abu Saleh nell’81
francesco grignetti
roma


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La notizia ha il crisma dell’ufficialità in quanto comunicata al Parlamento dal ministero dell’Interno: la procura di Bologna, nell’ambito dell’inchiesta sulla Strage di Bologna, sta indagando su un misterioso viaggio a Roma nel novembre 1981 del palestinese Abu Anzeh Saleh, uomo di riferimento in Italia dei guerriglieri marxisti del Fplp e del superterrorista Carlos.

Un viaggio inquietante, considerando che Saleh era agli arresti domiciliari a Bologna e che fu necessaria un’autorizzazione specifica della magistratura dell’Aquila (il palestinese era stato arrestato per l’indagine sui missili palestinesi sequestrati a Ortona). E siccome all’Aquila non erano tanto d’accordo, si mosse da Bologna il giudice Aldo Gentile, che scrisse ai colleghi abruzzesi spiegando che la deroga ai domiciliari era «necessaria» alle sue indagini sulla bomba alla stazione.

Sono passati 32 anni da quella strage, eppure le indagini della magistratura bolognese vanno avanti. E siccome ci sono dei condannati a pena definitiva (i neofascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro), come si sa, ogni passo in avanti lungo la cosiddetta «pista palestinese», a seconda dei punti di vista scatena rabbia o speranza. C’è un deputato del Fli, Enzo Raisi, che da tempo si batte per la «pista palestinese»; le ultime rivelazioni sono legate a una sua interrogazione. Chiedeva, Raisi, se fosse vero che ad Abu Anzeh Saleh era stato concesso di lasciare i domiciliari e andare a Roma, perché si fosse mobilitato il giudice Gentile, che cosa ne sapesse il ministero dell’Interno. 

Ed ecco che il sottosegretario all’Interno, Carlo De Stefano, uno che di certe materie se ne intende essendo stato per anni il responsabile dell’Antiterrorismo, risponde che in effetti è tutto vero. Dagli archivi della corte di appello dell’Aquila, miracolosamente intatti nonostante il terremoto, è riemersa una istanza di Abu Anzeh Saleh del 22 settembre 1981 «per essere autorizzato a lasciare Bologna per poter svolgere il proprio lavoro».

La richiesta è bocciata una prima volta a ottobre. Saleh ci riprova nei mesi seguenti ogni volta cambiando la motivazione. Una volta in ragione «dell’attività di intermediazione commerciale tra imprese italiane ed operatori arabi». Un’altra volta perché ha necessità di conferire con il suo avvocato difensore. Alla fine, l’autorizzazione arriva e Saleh può andare a Roma, dove rimane una decina di giorni, tra novembre e dicembre 1981. 

Ebbene, ora la procura di Bologna indaga su quel soggiorno capitolino di Saleh. L’interrogativo è ovvio: perché tanta insistenza nel lasciare i domiciliari? Chi doveva incontrare nella Capitale? Perché il giudice Gentile lo voleva a Roma? «Mi sembra abbastanza incredibile che gli sia stato concesso un permesso del genere - sostiene Raisi - per un incontro con l’avvocato. La spiegazione ufficiale non regge». 

La risposta del sottosegretario De Stefano, molto dettagliata (ed è la prima volta che finalmente le questure e gli archivi dei tribunali trovano documenti che troppo spesso dichiarano «smarriti»), al riguardo si chiude con una esplicita postilla. «Sono in corso attività investigative della questura di Bologna delegate dall’autorità giudiziaria nell’ambito del procedimento penale n. 13225/11 concernenti, tra l’altro, la posizione del cittadino Abu Anzeh Saleh e coperte da segreto istruttorio. Non risultano disponibili, pertanto, ulteriori elementi, in quanto anche i dati richiesti con lo specifico quesito posto dagli onorevoli interpellanti, sono coperti da segreto istruttorio». La vicenda non è chiusa.

Poliziotti indagati dai pm, ma i violenti già in libertà

Andrea Indini - Sab, 17/11/2012 - 09:42

Il gip di Roma scarcera gli otto violenti arrestati mercoledì scorso. Intanto continua la caccia al poliziotto in piazza e nelle procure: i pm indagano gli agenti pestati. Anche la Severino avvia un'indagine interna: "Qui non si insabbia nulla"

Oltre ai danni, pure la beffa. Non solo le forze dell'ordine sono state pestate in piazza da violenti e teppisti che mercoledì scorso hanno ingaggiato la guerriglia urbana in numerose città del Paese.

Scarcerati gli otto teppisti arrestati durante i disordini di Roma. Una mamma: "Orgogliosa di mio figlio in piazza"




Non solo gli agenti sono stati indagati dai pm di Roma dopo aver visionato il video di Repubblica.it che mostra due lacrimogeni piovere giù dal tetto del ministero della Giustizia. Adesso la beffa definitiva: ieri sera sono stati scarcerati tutti e otto i manifestanti arrestati mercoledì scorso durante i disordini avvenuti nella Capitale.

"Sono orgogliosa di mio figlio". Durante la conferenza stampa dei militanti del centro sociale "Bl.itz" di Belluno, Olga Rosa Balzan, madre di Riccardo Masoch, il giovane trattenuto per tre giorni nel carcere di Regina Coeli, ha difeso le ragioni del figlio e degli altri no global che hanno preso parte ai violenti scontri di Roma. Adesso l'opinione pubblica sta tutta dalla loro parte. Si sono già schierati. Ed è già partita pure la caccia al poliziotto "violento", all'agente che dopo essere stato attaccato ha risposto duramente.

Così mentre il pm di Roma mette sotto indagine la polizia per far luce se ci sono stati degli abusi nell'intervento per sedare le rivolte di piazza, il gip Wilma Passamonti ha scarcerato gli otto teppisti arrestati mercoledì scorso. Secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Romeo, nel convalidare l’arresto di sei di loro (Massimo D’Angelo, Lorenzo Bartoli, Natasha Grdich, Riccardo Masoch, Mattia Tommasi e Cristopher Chiesa) il gip di Roma ha disposto per questi l’obbligo di firma, mentre per altri due (Adriano Pasqua e Stefano Minore) la richiesta di convalida della misura restrittiva non è stata accolta. Per tutti gli indagati il pm Luca Tescaroli aveva sollecitato la misura degli arresti domiciliari.

Adesso, però, l'attenzione dell'opinione pubblica è tutta concentrata sui due lacrimogeni ripresi dal video pubblicato da Repubblica.it. "Abbiamo fatto tante cose qui dentro, ma questi lacrimogeni rischiano di oscurarcele tutte", ha spiegato il minsitro della Giustizia Paola Severino invitando a non lasciare "un solo margine di ombra". "Tutto deve essere accertato, nel più scrupoloso dei modi possibili. Dovete, dobbiamo tutti, cercare, trovare, garantire, la verità agli italiani - ha detto la Guardasigilli - voglio la verità. Siamo di fronte a un fatto decisamente inquietante". Anche il  ministero vuole fare chiarezza. Proprio per questo è già stata avviata un'indagine interna alle forze di polizia. La Severino intende capire cosa è accaduto nei minimi dettagli. E vuole che sia fatto nel più breve tempo possibile. Al momento non esclude alcuna ipotesi. "Un fatto è certo, qui non si insabbia nulla", ha concluso il ministro.

L'sms più molesto dell'email La sentenza che salva un ufficiale

Corriere della sera

La Cassazione: i messaggi sul computer si possono evitare, sul telefonino invece non succede così

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Le sentenze della Corte di Cassazione legate, diciamo, agli stili di vita, sono da decenni oggetto di dibattito e impagabile spunto per i mass media. Ce ne sono di indimenticate e criticate; come quella, del 1999, su uno stupro che non era tanto uno stupro se la stupranda aveva i jeans che sono difficili da togliere (l'alto magistrato autore della motivazione doveva essere un fan di Smorza 'e llights di Renzo Arbore, quella di 'Sti blue jeans nun se ponno sfilà , è quasi certo). Ma stavolta la Cassazione ha ragione. O forse no, forse non sul caso specifico, ma sul principio sì (è quasi certo).

Il caso è quello di un cinquantunenne che si è visto annullare una condanna per molestie. Perché molestava la donna con cui aveva avuto una relazione via e-mail. Perché, secondo la Cassazione, sentenza n. 44855 depositata venerdì, i messaggi via email sono «privi del carattere di invasività» proprio di telefonate e sms. Si può decidere di cestinarli senza leggerli; mentre il cellulare può squillare millemila volte anche se si rifiuta la chiamata, e i messaggini non si riescono a evitare, né sui cellulari anziani né sugli smartphone. Insomma, più che stalking diventa spamming. Anche perché la posta elettronica fa felici i logorroici, che si esprimono senza confini.

Detto questo: non conosciamo il contenuto delle email (lunghissime, è quasi certo) che un ufficiale di Marina, tale Giannino B., inviava a una povera disgraziata che non voleva più vederlo. La Corte d'Appello di Milano, nel febbraio 2012, lo aveva condannato per tentata violenza privata, molestie, accesso abusivo a un sistema informatico; il che tra l'altro fa molto caso Petraeus-Paula Broadwell-eccetera, in dimensioni ridotte, ma vabbe'.

Immaginiamo che la disgraziata (per senso di colpa, masochismo, preoccupazione o buona educazione; non si sa) le abbia lette tutte o in parte; invece di cancellarle come facciamo noi non-stalkati con le email di finte orfane russe e vedove nigeriane, con i comunicati pubblicitari delle profumerie (o di altro; fare la tessera sconto vuol dire attirarsi continui spam), con certe discussioni totali-globali di gruppo al lavoro o di quartiere o per la scuola dei figli (certi genitori logorroici andrebbero denunciati per spam e la Cassazione cambierebbe idea, è quasi certo). O, meglio ancora, di inserire con due clic il mittente tra gli indesiderati (in questo caso le missive finiscono nella casella «junk e-mail»; che in caso si svuota senza vedere).

Certo, ormai, pare una storia d'altri tempi. Ora, volendo, i Giannetti B. possono darsi allo stalking balcanizzato. Perché una ragazza moderna, di ogni età (o un ragazzo), è quasi certamente attiva/o su due o più social network: Facebook, poi Twitter, poi Linkedin per il lavoro, poi altro. Magari cambia numero di telefono (ormai si cambia solo in caso di grave rischio), ma se ha un molestatore motivato e aggiornato può essere tampinata in mille modi, con mille profili fantasma, e altro. Neanche la nostra Cassazione, nella sua infinita saggezza e creatività, riuscirà a tenersi al passo, è quasi certo.


Maria Laura Rodotà
17 novembre 2012 | 8:48

Il superfluo (e non) in tempo di crisi L’ossessione dei coupon

Corriere della sera
di Nino Luca


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«Blin». Trentasei minuti dopo la mezzanotte. Un suono leggero e un lieve riflesso di luce emesso dall’iPad sul comodino fende silenzio e buio della camera da letto. La mail è il segnale di via alle proposte per il couponista insonne. Il primo sussulto sotto le coperte lo provoca  LetsBonus.

Il sonno appena conquistato s’indirizza verso viaggi: relax tra le montagne di Livigno a 129 euro oppure fuga di tre giorni nel parco nazionale dello Stelvio a 99 euro? Bisogna decidere in 24 ore, dopodiché la proposta svanisce. Quattro giorni a Roccaraso a 199 euro oppure tre notti sulle Dolomiti a 195 euro? Escluso subito il sole d’Africa (volo per Zanzibar, 7 notti a 899 euro) affascina il delitto a tavola inscenato a Pisa per la cena dell’Immacolata: 85 euro a persona con finto morto compreso nel prezzo.

Ecco i protagonisti italiani del social-shopping, uno dopo l’altro, con le loro proposte via email nel cuore della notte. Dal Capodanno a Marilleva allo sbiancamento dei denti al concerto di Massimo Ranieri a Firenze con notte al Grand Hotel Mediterraneo: compreso «Perdere l’amore» solo 65 euro, a persona. A parte certe stranezze, tipo 72 profilattici a 13,50 (una scorta per la vita o da distribuire agli amici) questi coupon sono una bella mano per comprare il superfluo in tempo di crisi. Una manna per una coppia con tre bambine piccole, come la mia.

Ore 2.48 Ancora «blin». Tocca a Groupon, leader del mercato italiano con più di 7 milioni di utenti. «Vuoi dipingere 50 metri di pareti di casa con 149 euro?». Ma solo di bianco. L’offerta s’intrufola nel sonno. «Ari-blin». Sono le 3 e 15 e Groupon ci riprova. Stesse proposte ma in un ordine diverso. «Blin»: le 3.40. Al suo milione di clienti Poinx è lieta di offrire il sogno di ogni sonnambulo: un «coupon valido per un set formaggio Foppapedretti». Con i miei 26,50 euro posso aiutare Poinx a raggiungere gli oltre 8 milioni di euro di fatturato. Praticamente il doppio dell’anno prima, quando ancora dormivo beato.

Ore 4.58 Finalmente una lunga pausa, dopodiché: «blin». Stavolta a bussare è Prezzofelice. In piena fase rem offre un tablet, una borsa in ecopelle e, a soli 39,80, ben 200 capsule per il caffè. Alle 5.01: «blin». Ecco Groupalia, che a febbraio indicò in 100 milioni di euro l’obiettivo del fatturato del 2012 (lo scorso anno era di 40). Con «l’ultimo giorno dai Fratelli La Bufala, menu per due persone a 13 euro» prova a rifilare due pizze, birra e dolce ai suoi 3,5 milioni di clienti nel Belpaese. Quest’«ultimo giorno» lo avevamo già acquistato ad agosto, quanti «ultimi giorni» esistono?

I social-shopping sono sempre aggiornatissimi, infatti ecco il «kit 50 sfumature ispirato al best seller dell’anno. Lasciati trasportare dal desiderio e scopri il fascino di un gioco diverso dal solito». Con 19,90, sconto del 61%, portate a casa due  dark balls, pinze, mascherina, frustino e manette. Girarsi dall’altra parte per trovare pace fino alle 7.26 è istintivo. «Blin». Ora è Offerum a bisbigliare che in corso Sempione a Milano si effettua un «trattamento filler viso di acido ialuronico» con tanto di chirurgo estetico «per avere labbra carnose e un viso perfetto»: 79 euro. Ore 7.36, «blin» ecco Jumpin con il quotidiano percorso benessere.

Ore 8 Salto in piedi frastornato. Gli imbonitori notturni continuano con le loro proposte anche alla luce del sole. Nel giro di mezz’ora con tre clic mi aggiudico:

1) A pochi passi dal Duomo una visita con osteopata a soli 9 euro.
2) Quaranta minuti per tre persone dentro la grotta del sale per tenere lontana l’influenza: 25 euro.
3) Quattro biglietti per il cinema anche 3D a 27,50.
I dati della carta di credito si autocompongono sulla pagina web. Clic, clic, clic. Fatto: 61,50 euro di acquisti non programmati in tempo di crisi in dieci secondi netti. Alle 10.06: «blin». Qualora mi fosse sfuggito qualcosa, ecco la mail di  Promomappa: «Per non perdere le migliori proposte del giorno».

Ore 14 Respiro dal couponing sfrenato fino alle 14 quanto scatta la fase delle tre regole: verificare, verificare, verificare. Prima di acquistare bisogna controllare se, oltre alla foto patinata della grigliata più succulenta al mondo, esista anche la saracinesca del ristorante brasiliano. Così faccio un controllo telefonico e sembra tutto ok: «Prego, prego, siete in cinque? — mi risponde il gestore —. Compri due coupon per 4 persone, alla bambina offriamo noi» Risultato? Dopo aver sganciato 29 euro a coppia sono trascorsi 15 giorni di squilli a vuoto. Oggi finalmente qualcuno alza la cornetta, ma la risposta è farneticante:  «Mi spiace, manca la porta del negozio. Chiami domani». Un ristorante senza porta?

Ore 16 Inizia l’immancabile fase del rimborso. Il customer care  di Groupalia risponde via mail. «Per avere diritto occorre attendere la scadenza della proposta». Cioè tre mesi? Insisto e strappo la promessa:  «Provvederemo quanto prima al riaccredito dell’intero importo versato sulla carta utilizzata per l’acquisto». Un bel passo avanti, fino a un mese fa rimborsavano con altri coupon. Un giro infinito di mail per un fatturato totale del social-shopping italiano di circa 250 milioni di euro all’anno. Numeri vorticosi: 15 player hanno dato accesso web a oltre 50.000 partner-imprenditori-ristoratori-parrucchieri che per pubblicizzare la loro attività e per fidelizzare i loro clienti incassano solo il 50% del prezzo pagato dai circa 7 milioni di compratori. Non è un caso unico dunque quel ristoratore che ci alletta al telefono: 

«Venga pure senza coupon. Paella e sangria allo stesso prezzo dell’offerta: 29 euro per due persone. E le regalo anche il dolce. Prenota?» .
Con questo sistema incasserebbe subito (e non dopo 60 giorni) la cifra intera (e non solamente il 50%).

Ore 19.30
Squilla il cellulare. Mi richiama la signorina dell’offerta «ceretta a 6 euro per gambe da accarezzare». Dalla voce non sembra neanche lontana parente della modella sdraiata sul lettino che campeggia sul web. Le passo mia moglie che ascolta dubbiosa:  «Scusi ma prima non potevo rispondere, io applico lo sconto del 90%. Però deve comprare tre depilazioni. Però deve utilizzarle in un mese. Però solo al mattino. Però prenotando con una settimana d’anticipo… »

Non è un’offerta, è il gioco dell’oca. Ma su alcune spese come farne a meno? Il parrucchiere costa un occhio della testa allora meglio girare come una trottola per tutta la città ogni mese e cambiare look ad ogni taglio. Si diventa irriconoscibili ma si risparmia: 6 euro con lo shampoo. Una pizzata con ricco mix di antipasti, calice di vino o bevanda e dolce per 2 persone a 12,99: per le famiglie è un po’ come tornare ai tempi della lira. Non a caso questa offerta di  Groupon  è andata a ruba: 1.995 coupon venduti a Milano (quasi 4.000 persone coinvolte).

Ore 23.58
Eppure per non essere più un «social shopper» basterebbe un clic in fondo a ciascuna email ricevuta. Sul pulsante: cancellami. È quasi mezzanotte, il trip sta per ripartire. Servirebbe un analista per depurare la mente… quando spunta l’ultima offerta del giorno: «Due sedute di consulenza psicologica individuale, a 39 euro invece di 140» . Ecco come liberarsi dalla dipendenza dei coupon con lo sconto del 72%. «Blin».