martedì 11 dicembre 2012

Il Panama proclamato patrimonio immateriale dell'umanità

Luisa De Montis - Mar, 11/12/2012 - 16:35

Il famigerato cappello di paglia intrecciata che viene dall'Ecuador fa parte del Patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco

Il Panama entra all'Unesco. Non parliamo del Paese, ma del famigerato cappello di paglia intrecciata che viene dall'Ecuador.


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Da adesso fa parte del Patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco. A deciderlo è stata l'agenzia delle Nazioni Unite, secondo cui il notissimo cappello bianco a larghe falde, esclusivamente di paglia "toquilla" ecuadoriana, va assolutamente tutelato.

Secondo l’Unesco, "preziosa trama di paglia, frutto di un processo complesso, rappresenta una tradizione artigianale trasmessa da generazione a generazione, in seno alle comunità tradizionali". Il processo di tessitura, nei cappelli di grande qualità può richiedere fino a otto mesi. Il governo ecuadoriano, particolarmente soddisfatto, ritiene che l’Unesco rende così giustizia al Panama, "riaffermando simbolicamente che il cappello di paglia "toquilla" è indiscutibilmente ecuadoriano". Si tratta del secondo riconoscimento di questo tipo concesso dall’Unesco al patrimonio ecuadoriano: il primo, nel 2008, riguarda le tradizioni orali e le manifestazioni culturali del popolo Z para.

Per gli studiosi di Cabala il 12 dicembre è una data sacra

Francesca Riggio - Mar, 11/12/2012 - 15:37

Secondo gli amanti dell'esoterismo domani si aprirà un portale di energia in grado di purificare l'anima. E segno della nascita di una "nuova era"

 

Gli appassionati di numeri, Cabala e profezie aspettano domani come fossero bambini che attendono il Natale.


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Si, perché la data 12-12-12, sembra avere una simbologia mica da ridere. Pare infatti che il mercoledì che ci apprestiamo a vivere sia indicato come "il giorno dell'interconnesione"; una giornata importante secondo gli studiosi di esoterismo, perché permetterebbe l'apertura di un "portale di energia" in grado di purificare addirittura l'anima. Segno della nascita di una "nuova era".

Una data "speciale" quella di domani, anche perché il numero 12 ritorna insistentemente e i richiami simbolici sono numerosi. Dodici sono i mesi dell'anno, le costole del corpo umano, i patriarchi di Israele così come le tribù. Dodici furono gli apostoli nel Cristianesimo e gli dei nel Paganesimo.

Domani si festeggerà come si deve, sono tantissime le iniziative promosse, per tutti i gusti. Marika, studiosa di angelogia, ha aperto un sito web per lanciare un "rituale meditativo", mentre a Roma a far da padrona è l'arte, con l'inaugurazione della mostra "La Cabala del 12".

Secondo gli amanti dei numeri non è un caso nemmeno che la cifra 1 e 2 rovesciati ci riportino al "temutissimo" 21 dicembre, giorno in cui, secondo l'antichissima profezia dei Maya, ci sarà la fine del mondo. Il 12 dicembre vivremo un giorno sacro e chi lo vorrà potrà purificarsi: peccato, però, che la catarsi serva a ben poco, visto che dopo appena nove giorni sarà il 21 dicembre. Ovviamente per chi ci crede.

Paura della profezia Maya? Lasciate i vostri beni alla Chiesa»

La Stampa

vatican

E’ la proposta (ironica) di un vescovo cileno. L'Osservatore Romano: «La fine del mondo non ci sarà. Per ora»

mauro pianta
roma



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La fine del mondo è a un passo come assicura la famigerata profezia Maya? Oltre che per la vostra anima temete per la fine del vostro patrimonio? Niente paura: ci pensa la chiesa cilena. Come riferisce l’agenzia vaticana Fides, infatti,  il vescovo della diocesi di Punta Arenas, in Cile, monsignor Bernardo Bastres Florence, ha proposto a tutti i “preoccupati” di consegnare i propri beni alla Chiesa cattolica. Un bel testamento anti- Maya, insomma.

Dice il vescovo: «In molti credono che il mondo finirà il 21 dicembre? Bene, noi, come Chiesa, non abbiamo alcun problema se la gente ci vuole intestare i propri beni e lasciare le proprietà. Vi assicuro - ha proseguito il salesiano - che dopo il 21 dicembre noi pregheremo in eterno per loro, perché sono sicuro che dopo quella data saremo ancora vivi. Se costoro vogliano andare via, lontano da qui, faranno solo un enorme bene regalando le loro proprietà alla Chiesa». Quel che si dice il pragmatismo salesiano.  

Il vescovo ha poi concluso: «Questa storia della fine del mondo non ha alcuna serietà. Io non mi faccio problemi, ho già in programma impegni sino alla fine del prossimo anno, e se moriamo, sarà la volontà di Dio». L''Osservatore romano' ha invece affidato alla penna del gesuita José Funes, direttore dell'osservatorio astronomico vaticano, un commento di prima pagina sulla profezia, intitolato 'La fine che non verrà (almeno per ora)'.

Il sacerdote argentino sottolinea che "non vale la pena discutere il fondamento scientifico di queste affermazioni (ovviamente false)" e, pur riconoscendo che lo studio dell'astronomia maya è "affascinante", ricorda tra l'altro che essa "veniva sviluppata in funzione della politica e della religione, con l`ossessione per i cicli temporali". Ora, in base alla moderna teoria scientifica della 'inflazione', "l`universo in un futuro molto distante — parliamo di miliardi di miliardi di anni — finirà per 'strapparsi'. Fin qui - sottolinea padre Funes - ciò che la cosmologia può dire, con un certo fondamento scientifico, sul futuro dell`universo", ma "è bene ribadire che la nostra comprensione, anche se abbastanza avanzata, non è completa".

Altro è il discorso della fede: "Nella visione cristiana, l`universo e la storia hanno un senso", sottolinea l'astronomo del Papa, che, citando il libro dell'Apocalisse, prosegue: "L`Apocalisse è un testo profetico, non un`informazione scientifica sul futuro del cosmo e dell`uomo. E' una profezia perché ci mostra l`intimo fondamento e l`orientamento della storia". In questa luce, "la storia umana (e cosmica) ha un senso che gli è stato donato dal Dio-con-noi. Anche se non siamo perseguitati, abbiamo sempre bisogno di incoraggiamento. La Parola di Dio ci ricorda che andiamo verso un futuro fondamentalmente buono, malgrado le crisi di ogni genere in cui viviamo immersi. Perché - scrive padre Funes - ci assicura che in Cristo c`è un futuro per l`umanità e per l`universo".

Grillo:«Fuori chi mi crede antidemocratico» I dissidenti: «Sei come Mussolini»

Corriere della sera

Il comico genovese all'attacco sulle polemiche interne al M5S. «Siamo in guerra», scrive in vista delle elezioni
 
Finite le Parlamentarie, dopo l'esposto di Gianroberto Casaleggio contro Mazzacurati, l'escluso dalle primarie del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo, va all'attacco dei dissidenti. E lo fa senza mezze misure, senza troppi complimenti. 


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SENZA MEZZE PAROLE - «A chi dice che non c'è stata democrazia perchè i voti sono stati pochi io faccio una domanda: quanti voti ha preso ognuno dei mille parlamentari oggi in Parlamento? Chi ha deciso di quella gente lì? Ve lo dico io: 5 segretari di partito. Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia», è l'affondo del comico genovese. Giovanni Favia, il consigliere emiliano che per primo accusò Grillo di non essere democratico.

Federica Salsi, la consigliera comunale bolognese che partecipò a Ballarò nonostante il diktat contro gli inviti in televisione. Tutti avvisati: «Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente. Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Finché la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici quelli veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più». E se Grillo non fosse stato abbastanza chiaro, le ultime parole suonano come una minaccia: «Se c'è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle».

GLI ATTACCHI SULLE PARLAMENTARIE -Grillo difende anche a spada tratta le Parlamentarie, dopo le polemiche sul basso numero di votanti e dopo le accuse interne di scarsa trasparenza nella gestione nel sistema di voto. «Tre cose fondamentali abbiamo fatto con queste votazioni. Una è che abbiamo dato un voto libero e da questo voto libero è nata una cosa che voglio sottolineare: il voto alle donne. Se il voto fosse sempre stato libero, in Parlamento oggi avremmo molte più donne che uomini. La seconda cosa è il permettere di conoscere i candidati, che forse andranno in Parlamento, 3 mesi prima in modo che tu puoi andare lì, discutere, conoscerli, votarli o non votarli. Consigliarli o maledirli. E la terza cosa è che non abbiamo speso un euro. Tutto a costo zero. . ».

CON L'ELMETTO - Per il Movimento Cinque Stelle si tratta infatti di un momento molto delicato. Oltre alle polemiche interne, bisogna prepararsi e preparare i candidati per la campagna elettorale. E per le elezioni, vicinissime ormai. Ma non solo. Bisogna anche stilare il programma (e su questo punto Grillo ha già annunciato che il M5s userà LiquidFeedback, la piattaforma di democrazia liquida). Il tutto, senza vanificare il successo alle regionali siciliane che ha visto e con una legge elettorale che penalizza i partiti che non si alleano. Conclude così il suo post Beppe Grillo: «Siamo in una guerra. Siamo con l'elmetto, così come siamo partiti. Chi è dentro il MoVimento e non condivide questi significati e fa domande su domande e si pone problemi della democrazia del MoVimento va fuori! Va fuori dal MoVimento. Non lo obbliga nessuno. E andranno fuori».

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IL DISCORSO DEL BIVACCO - Ma i dissidenti e gli attivisti non ci stanno. E paragonano Grillo a Mussolini. Quelli che si dichiarano d'accordo con Grillo sono la maggioranza. Ma a decine stanno intervenendo per esprimere il loro dissenso. C'è addirittura chi accusa Grillo di plagio. Avrebbe copiato il «discorso del bivacco, quello con cui Benito Mussolini, il 16 novembre del 1922, si insediava al governo dopo la marcia su Roma. Altri, come jac, scrivono:

«Il Grillo è il nostro nuovo duce! Luce e gloria sulla sua figura di condottiero! Liberaci dai gioghi della schiavitù, per riportare il Paese a quel ruolo imperiale che merita! E chi non ci sta, cosa fai, lo mandi a fanculo a pantelleria?». In prima linea ci sono i Cinque Stelle dell'Emilia Romagna, più vicini ai dissidenti Favia e Salsi. Senza arrivare all'invettiva (anche se non manca chi scrive «Grillo fascista sei il primo della lista»), gli emiliani chiedono spiegazioni puntuali. Ad esempio sulla candidatura di Cancelleri, appena eletto consigliere regionale in Sicilia. «Lui non poteva candidarsi in Parlamento, in quanto eletto. Così - scrivono- s'è candidata la sorella, riferendosi alle accuse di parentopoli all'interno del Movimento.

«GRILLO COME BERLUSCONI» - «Ottimo, davvero democratico. Io rimarrò dentro ma con le mie titubanze sulla questione e solo perchè non vedo di meglio in circolazione. Spero che in futuro, con Liquid Feedback, le cose cambino e si voti giornalmente», scrive qualcun altro. Alessandro Rossi dice senza mezzi termini: «Grillo come Berlusconi». «Ma stiamo scherzando Beppe? A chi fa parte del movimento e pone delle questioni serie per aiutare a crescere tu rispondi con un »fuori dalle palle«? Mi spiace ma come detto da altri si buttano nella spazzatura due anni di crescita del movimento che avrebbe dovuto aspirare a diventare credibile.

In questo modo non c'è nessuna differenza tra te e il populismo di Berlusconi. Nessuna fiducia incondizionata per nessuno. Hai danneggiato il movimento con questo post hai danneggiato tutte quelle persone per bene che credevano in questo progetto. Non si può andare avanti a via di insulti...». In fondo ragiona Franco V., da Roma, la domanda delle domande da fare a Grillo è «a questo punto, cioè a due mesi dalle elezioni: chi è il candidato premier del Movimento Cinque Stelle?». Sull'intervento del comico genovese è intervenuto anche il Pier Luigi Bersani che ha commentato telegraficamente: «Fantastico».



Grillo: «Chi dice che sono antidemocratico vada fuori dalle palle» (11/12/2012)

Grillo: «Io antidemocratico? La porta è quella!» (11/12/2012)

Grillo e le Parlamentarie (07/12/2012)
 
Marta Serafin
@martaserafini11 dicembre 2012 | 17:06

Sterzo, addio vecchio piantone: Nissan lancia il collegamento elettrico

Il Messaggero
di Nicola Desiderio


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ROMA - Nissan ha pronto uno sterzo di nuova concezione che sarà installato a partire dal prossiomo anno su nuovi modelli Infiniti e che consente il controllo individuale delle ruote anterioriche dunque possono assumere l'angolo necessario ad imprimere alla vettura la traiettoria voluta nel modo più efficace fornendo inoltre maggior comfort e più sicurezza.

Due è meglio di uno.
Il nuovo sistema di Nissan conta prima di tutto su due cremagliere al posto della solita unica collegata al piantone che, a sua volta, è collegato al volante ricevendo i comandi del guidatore. L'altra novità è anche che il piantone non è direttamente collegato alle cremagliere, ma vi è l'interposizione di una frizione il cui bloccaggio è governato dall'elettronica. In questo modo il volante diventa una sorta di joystick che legge gli impulsi trasformandoli in angoli di sterzata scelti dalle centraline elettroniche di controllo, ma anche in informazioni restituite al guidatore attraverso lo stesso volante. Secondo Nissan, questo sistema consente una risposta migliore ai comandi perché, leggendo le intenzioni del guidatore direttamente al volante, è più veloce del collegamento meccanico, inoltre offre un comfort migliore perché compensa in modo automatico tutti i disturbi provenienti dal manto stradale come la rugosità, gli avvallamenti e l'inclinazione della superficie.

Risposte più chiare, comode e sicure.
Maggiore anche la sicurezza perché il controllo di stabilità può intervenire direttamente su ogni ruota per correggere la traiettoria oltre che sui freni e sul motore. Le correzioni inoltre sono possibili anche in rettilineo compensando le perdite di stabilità dovute - ad esempio - al vento laterale. Queste due ultime funzioni di stabilità, impossibili da fare per i normali ESC, potevano essere già applicate attraverso gli sterzi attivi con meccanismo a sovrapposizione del tipo montato su BMW e Audi, ma in questo caso l'angolo di indipendenza tra le due ruote non supera i 6 gradi mentre sullo sterzo Nissan non vi sono limiti di angolazione e può fare anche di più. Soprattutto se sarà collegato ad una telecamera che, come accade su molte vetture, legge le linee di demarcazione della carreggiata. Oggi ci sono sistemi che avvertono il guidatore in vario modo, altri che danno lievi correzioni sullo sterzo, nel caso del nuovo dispositivo studiato dalla casa giapponese l'auto è capace di fare tutto da sola, anche se il guidatore solleva le mani dal volante.

Tante centraline a fare da sentinella.
La sicurezza del sistema è affidata a una serie di centraline, le quali sono pronte a subentrare immediatamente se quelle principali hanno un'avaria bloccando contemporaneamente la frizione sul piantone in modo da avere un collegamento solidale e non più mediato. Questa innovazione sarà applicata nei prossimi 12 mesi a nuovi modelli Infiniti e susciterà sicuramente l'attenzione di altri costruttori. In attesa di capire di più sui principi e le modalità di funzionamento, sarà inoltre curioso vedere quali saranno le evoluzioni di questo sistema, soprattutto in rapporto all'elettrificazione dei veicoli e alle applicazioni per le 4 ruote sterzanti già applicate a modelli Infiniti in vendita come FX ed M.

Google nei guai per il video di un disabile vessato sul web, il pg: 6 mesi ai manager

Il Messaggero


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MILANO - «Non solo è stata violata la privacy del minore, ma sono anche state date lezioni di crudeltà ai 5.500 visitatori che hanno visto il video». Lo ha affermato il sostituto pg di Milano,Laura Bertolè Viale, nel chiedere la conferma delle condanne a 6 mesi per violazione della privacy per 3 manager di Google in relazione a un video che venne caricato sulla piattaforma video di Big G nel 2006 e che mostrava un minore disabile insultato e vessato dai compagni in una scuola di Torino.

Le accuse. Secondo il pg, i tre responsabili di Google imputati dovevano «effettuare un controllo sui dati caricati in rete, un controllo preventivo che avevano la possibilità di fare e che non è stato fatto per ragioni di costo, un controllo che infatti avrebbe rallentato l'azione di Google sul mercato dei video che era in forte espansione». Nel febbraio 2010 il giudice Oscar Magi aveva condannato i tre manager stabilendo, in sostanza, che c'era stata una carenza di informazione da parte di Google in relazione al consenso sul trattamento dei dati. Il pg, invece, va oltre e spiega che gli imputati sarebbero responsabili «non per la mancata informazione, ma per una mancanza di controllo preventivo, che non è stato fatto a fini di lucro perchè il video era una fonte di guadagno».

Quel video, ha aggiunto il magistrato, non poteva essere diffuso perchè tra l'altro «conteneva dati sensibili relativi alla salute del minore». In primo grado un quarto imputato, accusato solo di diffamazione, era stato assolto e la diffamazione era caduta anche per gli altri imputati. Il sostituto pg ha chiesto il non doversi procedere nei confronti del quarto imputato, perchè sia l' associazione "ViviDown" che i familiari del minore hanno ritirato la querela in passato (la diffamazione è un reato procedibile a querela di parte). 

La difesa. Se c'era qualcuno che aveva «l' obbligo giuridico» di vigilare non era certo Google, ma era la professoressa di quell'istituto tecnico di Torino dove il minorenne disabile venne insultato e vessato dai suoi compagni di scuola che riprendevano le angherie. Lo ha spiegato l'avvocato Giuseppe Vaciago, uno dei legali dei tre manager di Mountain View, imputati per violazione della privacy nel processo milanese di secondo grado. Tra i difensori dei responsabili del motore di ricerca c'è anche l'avvocato e parlamentare Giulia Bongiorno, la quale, davanti ai giudici della Corte d'Appello, ha chiarito che i tre imputati sono stati condannati in primo grado (sei mesi, con sospensione della pena) in base a un obbligo informativo sul trattamento dei dati «che non è previsto nel nostro ordinamento». La sentenza è attesa per il 21 dicembre.


Martedì 11 Dicembre 2012 - 16:23
Ultimo aggiornamento: 16:28

Tassa-Apple, ogni anno 440$ alle famiglie Usa

Corriere della sera

In ansia per il Fiscal cliff, gli americani si «infliggono» una spesa annua sempre crescente sui prodotti di Cupertino

MILANO - A inghiottire le risorse degli americani non c’è solo il fiscal cliff, il baratro fiscale federale che potrebbe tradursi in nuove tasse. A livello famigliare infatti vanno aggiunte le spese spesso voluttuarie per computer, tablet e telefonini, che diventano particolarmente sostanziose per i fan della Mela morsicata. Al punto da configurarsi come un piccolo Apple cliff, un inconsapevole e dorato precipizio per le proprie risorse finanziarie.

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LA SPESA MEDIA - A fare i conti in tasca all’americano appassionato di Cupertino ci ha pensato Reuters, con l’aiuto di alcuni analisti. La spesa media della famiglia statunitense per prodotti Apple nel 2011 è stata di 444 dollari. Un gruzzolo considerevole, che è in netta crescita rispetto agli anni precedenti: nel 2007 era di soli 150 dollari, nel 2010 di 295. Ma potrebbe essere solo l’inizio di un’impennata se Cupertino introdurrà nuovi dispendiosi e ambiti apparecchi come la sua HDTV, una tv ad alta definizione e connessa a Internet. In tal caso, entro il 2015, la spesa famigliare targata Apple potrebbe toccare gli 888 dollari all’anno. Una sorta di tassa, insomma, anche se cercata e voluta, e il cui ammontare lievita anche in virtù dell’integrato ecosistema Apple, per cui con l’iPad e l’iPhone si scaricano contenuti da iTunes, e via dicendo.

TUTTI PAZZI PER L’IPAD - Del resto anche per questo Natale – rivela un sondaggio Ipsos - un terzo dei consumatori americani sta pensando di comprarsi un tablet, che nella maggior parte dei casi sembra essere un iPad o l’iPad mini. E un quarto degli intervistati è pronto a tagliare altre spese pur di potersi permettere questo genere di gadget.

LA RIVALE SAMSUNG - Apple comunque non è la sola a contendersi il mercato globale di smartphone, tablet e pc, anzi in termini di volumi di vendita è nettamente superata da Samsung, come emerge da un rapporto IDC presentato ieri. L’azienda sudcoreana infatti domina il mercato con una quota del 21 per cento e con 66,1 milioni di “smart device” venduti nel terzo trimestre del 2012; a seguire viene Apple, con il 15,1 per cento e 45,8 milioni di apparecchi. Tuttavia il prezzo medio di vendita di Apple per i suoi prodotti è di 310 dollari superiore a quello di Samsung. Di tutti gli apparecchi connessi che verranno venduti nel 2012, oltre il 60 per cento saranno smartphone, prevede IDC; il 17 per cento laptop; il 12 per cento pc desktop; e il 10 per cento tablet. Complessivamente il mondo sarà inondato quest’anno da 1,2 miliardi di device. Tuttavia, entro il 2016, i tablet risaliranno la classifica fino ad agguantare la seconda posizione.

Carola Frediani
11 dicembre 2012 | 14:24

Negli abissi del Garda trovato un relitto della Seconda Guerra Mondiale

La Stampa

Scoperti i resti del Dukw. Il mezzo, appartenente all’esercito degli Stati Uniti, si era inabissato il 30 aprile 1945 con a bordo 25 soldati americani tra i 18 ed i 23 anni

anna martellato


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Hanno aspettato più di 72 anni nei fondali del Lago di Garda. Un mistero a 276 metri di profondità, che custodisce una delle più “grandi sciagure moderna del lago di Garda” e che domenica pomeriggio è stato svelato dai Volontari del Garda: l’abissamento del Dukw e dei suoi 24 soldati americani, ragazzi dai 18 ai 25 anni per i quali la morte arrivò in fretta, nelle gelide acque del lago, quella notte del 30 aprile 1940. 

Erano in 25 a sfidare le acque gelide del lago di Garda per trasportare rifornimenti e munizioni all’esercito americano stanziato a Torbole (Trento). E lo fecero a bordo del Dukw, l’anatra, come familiarmente era chiamato: un autocarro anfibio di due tonnellate che quella notte non resistette al forte vento e si inabissò, trascinando i soldati americani con sé, nei profondi fondali del lago. Solo uno di loro si salvò, aggrappandosi a un pezzo del mezzo anfibio: era il caporale Thomas Hough, che riuscì miracolosamente ad avvicinarsi alla riva. Tra gli abitanti di Torbole, testimoni di quella tragedia, c’è ancora chi ricorda le urla strazianti dei soldati che stavano per annegare. 

Nessuno era mai riuscito a trovare il relitto. Fino a domenica pomeriggio, quando il sonar della squadra di Volontari del Garda ha restituito una fioca immagine. “La qualità era troppo scarsa per darci la sicurezza che fosse proprio il Dukw – racconta Mauro Fusato, responsabile dei Volontari, intervistato dal Gazzettino –. Allora abbiamo utilizzato la telecamera filoguidata e l’abbiamo visto: è intatto, anche se vuoto, e nel suo assetto normale”. I corpi dei soldati potrebbero essere ancora lì. Perché nel mezzo, conferma Fusato, ci sono “oggetti” lunghi circa un metro e settanta, con tutta probabilità gli scheletri dei soldati che annegarono. 

Era l’ennesima volta che qualcuno tentava di trovare il relitto: persino una spedizione statunitense della Texas University è giunta nel 2004 sulle sponde del lago per trovare il vecchio Dukw e recuperare i corpi dei soldati annegati. Ma niente. Intanto si pensa alle operazioni di recupero. Cosa complicata, anche per le condizioni del fondale pieno di reti e cardini che possono complicare le operazioni, senza contare il fattore profondità: 276 metri non sono pochi. In ogni caso, sarà di competenza statunitense, perché - relitto o meno - siamo comunque di fronte a una vera e propria “tomba sott’acqua”, come dice Fusato, con i corpi di 24 giovani soldati che attendono ancora una degna sepoltura, e famiglie, dall’altra parte dell’Oceano, che da più di settant’anni nel bene o nel male aspettano ancora loro notizie.

L'ammiraglio Nelson soffriva di mal di mare

Corriere della sera

Lo svela una lettera presentata al Maritime Museum
 
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Chi avrebbe mai sospettato che il più grande ammiraglio della storia, vincitore delle celebri battaglie marittime di Abukir e Trafalgar nonché incubo perenne dell'imperatore Napoleone soffrisse il mal di mare? A raccontarci l'indiscrezione è la stessa penna di Lord Horatio Nelson che in una lettera inedita, presentata al National Maritime Museum di Greenwich a Londra e in questi giorni in mostra al Museo di Tunbridge Wells, confessa al Conte di Camden la sua sofferenza in mare.

LA CONFESSIONE - La missiva risale all'ottobre del 1804 ed è stata trovata per caso negli archivi della famiglia Camden. Nella lettera l'ammiraglio spiegava al suo interlocutore, al tempo Ministro della Guerra e delle Colonie, i motivi per cui Francis James, giovane nipote del Conte aveva deciso di abbandonare la carriera in marina. Il sedicenne che era da pochi mesi salito sulla mitica Hms Victory (la nave che appena un anno dopo avrebbe trasportato il corpo senza vita di Nelson in Inghilterra, dopo il trionfo di Trafalgar), non era riuscito a vincere il perenne mal di mare. Forse per rendere meno dura la notizia, Nelson confessa al Conte di Camden che anche lui soffre abitualmente lo stesso problema: «Io sto male ogni volta che il vento soffia forte e continuo - spiega l'ammiraglio - Solo il mio amore per questa professione mi tiene legato ancora al mare».

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RITROVAMENTO - Secondo la portavoce del Tunbridge Wells Museum il ritrovamento della lettera è qualcosa di unico: «La lettera è estremamente importante se la inquadriamo nel suo contesto storico - dichiara la portavoce del museo -. È stata inviata appena un anno prima della battaglia di Trafalgar, scontro navale che segna sia la più grande vittoria di Nelson sia la sua morte. Recapitata alla tenuta di Bayham Abbey, dove la famiglia Camden viveva, la missiva ci offre un affascinante ritratto del grande eroe navale». La lettera, spiegano i quotidiani britannici, potrebbe avere un valore non solo simbolico. Nel corso degli ultimi anni sono state battute all'asta diverse missive di Lord Nelson che hanno raggiunto cifre davvero notevoli. Ad esempio il mese scorso una lettera inviata dal grande ammiraglio alla sua amante Lady Emma Hamilton è stata battuta all'asta per 20.000 sterline.

Francesco Tortora
11 dicembre 2012 | 14:24

Sudan, il mistero dell'avvoltoio «spia»

Corriere della sera

Partito da Gerusalemme, era dotato di Gps. Le milizie sudanesi: «Invia informazioni al Mossad»

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Il mistero dell'avvoltoio-spia rende ancora più tesi i rapporti tra Sudan e Israele. Sta infatti incuriosendo gli appassionati d’intelligence la cattura da parte delle milizie sudanesi di un avvoltoio, dotato di Gps e sul cui corpo era presenta un'attrezzatura tecnologica, alimentata ad energia solare. Per i funzionari africani è l'ultima trovata del Mossad per spiare il proprio territorio. Da parte loro gli israeliani affermano che si tratta di un malinteso e dichiarano che il volatile è parte di una ricerca universitaria che intende studiare le rotte migratorie degli uccelli.

ACCUSE - Secondo quanto racconta il quotidiano israeliano Haaretz che riprende le notizie comparse sul sito del quotidiano egiziano El Balad, la cattura sarebbe avvenuta a Kereinek, una città nella regione occidentale del Darfur. Su una zampa dell'avvoltoio sarebbe stato trovato un cartellino sul quale comparivano la scritta «Israel Nature Service» e la sigla dell'Università ebraica di Gerusalemme. Immediatamente il governo di Khartum ha dichiarato che il volatile è un agente segreto del Mossad e l'innovativa strumentazione trovata sul suo corpo è in grado di trasmettere via satellite immagini e informazioni.

A contestare le accuse del governo sudanese è intervenuto l'ecologista Ohad Hazofe, membro dell’Autorità israeliana per la Natura e i Parchi: lo studioso ha ammesso che il volatile riesce a percorrere fino a 600 km al giorno, ma lo scopo della sua missione è prettamente scientifico: assieme ad altri 100 avvoltoi è stato dotato dallo scorso ottobre di Gps e la sua funzione è segnalare le rotte migratorie degli uccelli in Africa.

CONTRASTI - L'ecologista ha anche rilevato che la strumentazione non è capace di inviare immagini di sorveglianza: «Si tratta di strumenti che possono leggere solo distanza e altitudine - ha confessato ad Haaretz lo studioso - Per questo abbiamo saputo che era successo qualcosa all'uccello, perché all'improvviso ha smesso di volare e ha cominciato a spostarsi a terra». Già l'anno scorso ricorda il Daily Telegraph, le autorità dell'Arabia Saudita, dopo aver catturato un grifone, accusarono Israele di aver ammaestrato il volatile per spiare il proprio territorio.

Anche in quel caso gli israeliani affermarono che si trattava di un semplice studio di migrazione ma tale spiegazione fu respinta dal governo di Riyad. Quest'ultima vicenda è destinata ad alimentare nuovi contrasti tra i due paesi. Lo scorso ottobre il governo sudanese accusò Israele di aver bombardato una fabbrica di munizioni vicino Khartum. Israele non ha mai rilasciato commenti sul raid, nel quale morirono due persone, ma voci vicine all'intelligence israeliana affermano che nel deposito di munizioni erano presenti armi iraniani che dovevano essere consegnate a militanti di Hamas a Gaza.


Francesco Tortora
11 dicembre 2012 | 13:22

La doppia elica del Dna vista per la prima volta al microscopio

Corriere della sera

È la prima «fotografia» dei filamenti: aperta la strada a studi sull’interazione tra Dna e proteine, Rna e altre biomolecole

MILANO - La tecnica messa a punto dai ricercatori dell’Istituto Iitaliano di tecnologia (Iit) di Genova ha permesso di distendere i filamenti di Dna, senza danneggiarli, sopra una particolare superficie di silicio che ha fatto da supporto per "fotografare" la doppia elica così come non era mai stato possibile fare. E la rivista internazionale Nanoletters non si è lasciata sfuggire l’occasione di essere la prima pubblicazione a divulgare l’immagine e la ricerca sotto il titolo "Direct Imaging of DNA Fibers: The Visage of Double Helix".

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NEL CUORE DELLA CELLULA - I ricercatori italiani hanno così aperto la strada a uno studio diretto dell’interazione tra Dna e proteine, Rna e altre biomolecole. In altre parole, poter "fotografare" tutto ciò che avviene nel microcosmo del cuore di una cellula. Svelando segreti finora ipotizzati o verificati tramite altre vie. Spesso virtuali. Nel 1953, quando la doppia elica fu scoperta, c’erano i raggi X. Oggi si lavora con i fasci di elettroni, ma finora era complesso fissare l’immagine senza un metodo che avesse consentito lo srolotamento della doppia elica evitando che i filamenti di Dna venissero danneggiati.

È riuscito ai dipartimenti di Nanostrutture e di Nanochimica dell’Iit, in collaborazione con l’università della Magna Grecia. Il regista dell’operazione è stato Enzo Di Fabrizio. Lo studio diretto di singole molecole, o di piccoli quantitativi di molecole, è importante per comprendere a livello della nanoscala importanti meccanismi biologici. «La nostra ricerca muove dalla consapevolezza che per approfondire la conoscenza del funzionamento del Dna, è ormai necessario disporre di nuovi strumenti che ci permettano di svelarne in modo diretto la struttura e le funzioni, sia nella parte codificante che in quella non codificante», dice Di Fabrizio.

L'IMMAGINE - L’intero esperimento richiede una procedura molto complessa: racchiudere i filamenti di Dna in una goccia di soluzione; appoggiare la goccia sul dispositivo che, grazie a micro-colonne, la sosterrà nella sua forma lasciando intatto il filamento al suo interno; fare evaporare lentamente la soluzione e attivare il microscopio elettronico. In particolare, durante l’evaporazione si stendono i filamenti di Dna disponendoli sulle micro-colonne; al termine dell’evaporazione il Dna risulta quindi sospeso nel vuoto e pronto per essere irradiato dai fasci elettronici del microscopio. Il risultato è stato ottenuto per filamenti costituiti da sei molecole avvolte attorno a una settima che funge da nucleo. Nel prossimo futuro, lo sviluppo di rivelatori più sensibili di 10-100 volte gli attuali, consentirà di vedere singole e doppie eliche di Dna e di studiare direttamente sia i fenomeni epigenetici (il guscio che avvolge e con cui interagisce la doppia elica) sia le informazioni contenute nei filamenti che in apparenza non codificano nulla, sono "silenti". Ma che forse hanno un ruolo importante.

Mario Pappagallo
11 dicembre 2012 | 13:46

Assolse Vendola, la giudice "amica" ora finisce indagata

Gian Marco Chiocci - Mar, 11/12/2012 - 07:57

Inchiesta sul gip De Felice, per i pm vicina al governatore: tutta colpa di un fallimento

Per venire a capo del procedimento che vede indagato a Lecce il giudice barese amico della sorella di Nichi Vendola che ha assolto Nichi Vendola per la vicenda del primario «raccomandato», occorre partire da un sarto sfortunato.


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E da un fallimento confezionato su misura. Il poveretto sarebbe stato ridotto sul lastrico da una «manovra» che lo avrebbe costretto a rinunciare alla sua attività e che rischia di portargli via anche la casa, ipotecata per pagare un debito che, giura lui, tale non era. Un fallimento datato 1989 per il quale, oggi sono indagati, sulla base della sua denuncia e di alcune sue registrazioni azionate di nascosto in tribunale, magistrati, avvocati, ufficiali giudiziari di Bari.

Nei guai c'è, per l'appunto, anche Susanna De Felice, il gip che ha ridato il sorriso al governatore pugliese assolvendolo dall'accusa di abuso d'ufficio per la riapertura dei termini di un concorso all'ospedale di Bari. La De Felice era finita nel mirino dei pm titolari del fascicolo sul leader di Sel, Bretone e Digeronimo, che avevano sollevato l'inopportunità per il giudice di occuparsi del procedimento in quanto «amica» della sorella del Narratore del Salento. Avrebbe dovuto astenersi, sostengono i due magistrati d'accusa, aggiungendo che l'annunciato ritiro di Vendola in caso di condanna avrebbe per di più «costituito una indebita pressione su un giudice che avrebbe potuto determinare l'uscita dalla scena politica del fratello della sua amica».

Il gip De Felice si ritrova indagata insieme a un bel po' di colleghi per le modalità con le quali si è arrivati al fallimento di Giuseppe Marinelli. Ai carabinieri l'uomo ha raccontato di essere stato dichiarato fallito dal giudice delegato Aldo Napoleone «senza verificare la sussistenza delle istanze» provenienti da due ditte, la Suarpi e la Giole. All'origine del fallimento ci sarebbe un debito, contestato all'ex artigiano, di circa 90 milioni di lire di merce nei confronti della Suarpi per tessuti poi rivelatisi scadenti e inutilizzabili.

Malgrado gli accordi raggiunti tra debitore e creditore, con tanto di rateizzazione e ritiro dell'istanza di fallimento, la procedura concorsuale sarebbe comunque andata avanti, costringendo il sarto a ipotecare la casa di famiglia per rientrare in possesso degli assegni e delle cambiali dati in garanzia. Fotocopie di questi titoli, a suo dire, sarebbero stati comunque messi all'incasso dalla ditta. Stritolato dai debiti e con l'opposizione al fallimento rigettata dallo stesso giudice delegato che l'aveva decretata, Marinelli si sarebbe deciso a rivolgersi alla giustizia. L'indagine, come altre in passato, ha avuto però vita breve.

Il pm ha chiesto e ottenuto dal gip De Felice l'archiviazione nella quale, ravvisa ancora Marinelli, il giudice ha espresso giudizi pesantissimi sul sarto e sulla sua famiglia, ipotizzando «comportamenti delittuosi» del denunciante, rifiutando la perizia grafologica, e basando le sue motivazioni sulle dichiarazioni dei due curatori, uno dei quali, già indagato per alcuni fallimenti pilotati. Con la gip di Vendola, nei guai anche il giudice delegato, gli avvocati delle aziende che hanno trattato il fascicolo, gli ufficiali giudiziari. Stavolta qualcuno, forse, ha sbagliato le misure.

(ha collaborato Simone Di Meo)

Kafka e i topi, terrore a prima vista

La Stampa

La lettera a Max Brod in cui lo scrittore confessava la sua fobia
mario baudino


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Era terrorizzato dai topi, e lo rivelò all’amico Max Brod scrivendogli nel dicembre 1917 dalla fattoria della sorella Ottla, in Boemia. La lettera, in cui Franz Kafka rivela tutto se stesso in poche righe, era già nota agli specialisti, ma sembrava impossibile risalire all’originale, rimasto nascosto per 95 anni.  Qualche mese fa tre collezionisti privati hanno però deciso di metterla in vendita, provocando una virtuosa colletta tra donatori: che ha consentito al Deutsches Literaturarchiv Marbach, il grande archivio tedesco con sede a Marbach am Neckar, di conquistarla per 96 mila euro all’asta tenuta venerdì scorso a Sulzburg.

Niente male per quattro pagine, ma probabilmente li valgono tutti. Perché dentro c’è gran parte del mondo del grande scrittore. E soprattutto quel terrore dei topi, che connette esplicitamente a una paura generalizzata di tutto ciò che è piccolo: «È purissimo terrore quello che sento, ed esplorarne le origini è un lavoro da psicanalisti». Propone anzi un esempio, piuttosto bizzarro: «L’idea di un animale che sia esattamente eguale a un porco è in se stessa comica, ma se fosse piccolo come un topo e venisse fuori grugnendo da un buco del pavimento, sarebbe orribile».

L’ossessione per lo sporco, i parassiti, i vermi è una costante nella vita dello scrittore. Ma, all’occorrenza, Kafka riesce a scherzarci su. Per esempio, sempre in questa lettera, parla della gatta: educata in vario modo (botte comprese) all’idea «che la defecazione è qualcosa di impopolare e che di conseguenza bisogna scegliere con attenzione il posto adatto», ha trovato la soluzione. «Sceglie per esempio un luogo che sia buio, che abbia una relazione con me e sia di suo gradimento. Se guardiamo alla faccenda dal punto di vista umano, questo luogo risulta essere l’interno della mia ciabatta».

La lettera fa quasi certamente parte di quelle che Max Brod portò con sé in Palestina quando emigrò nel ’39. Da allora il possesso di quel tesoro, che contiene anche manoscritti originali delle opere più note, è conteso tra Israele, la Germania e gli eredi alla lontana di Brod. Anche questa lettera sembra destinata a riaprire un caso. Il quotidiano Haaretz, riportando la notizia, ricorda che tutto il materiale di Brod, secondo una recente sentenza di un tribunale israeliano, spetta appunto a Israele.

Dai Vatileaks ai Teresinaleaks tutta la verità su santa Teresa di Lisieux

Il Messaggero
di Franca Giansoldati


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CITTA’ DEL VATICANO - Dopo i Vatileaks, spuntano i Tereleaks. A distanza di più di un secolo, la verità e il peso intellettuale di una delle più grande sante della Chiesa, Teresina di Lisieux, affiora grazie alla ricostruzione storica dei manoscritti, stavolta autentici, di Therese Martin dichiarata santa da Pio XI nel 1925, a soli 28 anni dalla morte avvenuta nel 1897. Furono le manipolazioni sui testi originali, le aggiunte posticce, e la soppressione di interi passaggi teologici a creare di lei una immagine stereotipata e a trarre in inganno persino i pontefici.

Le manipolazioni furono effettuate (a fin di bene) dalle sue sorelle preoccupate di fare di Therese un emblema di «perfetta realizzazione dell’insegnamento spirituale del direttore spirituale», il gesuita padre Almire Pichon che, tra l’altro, non fu mai direttore spirituale e confessore di Therese. La famiglia Martin si sentiva la vera interprete del pensiero della religiosa e probabilmente per senso materno e di protezione fu cancellato tutto ciò che avrebbe potuto suscitare dibattiti in seno alla Chiesa.

Il testo artefatto doveva soprattutto esaltare la parte devozionale tralasciando tutto il resto. Eppure Teresina nonostante l’età fu in grado di anticipare concetti complessi come, per esempio, quello del «corpo mistico». Un concetto che 56 anni dopo la sua morte fu posto al centro di una enciclica papale la Mistici Corporis, di Pio XII. Il teologo Gianni Gennari, profondo conoscitore della santa francese, dopo un lavoro durato anni, ha svelato tutti i retroscena di questa incredibile storia in una monumentale biografia intitolata “Teresina di Lisieux, il fascino della santità” e pubblicato dalla Lindau.

Il libro verrà presentato il 19 dicembre al Centro Russia Ecumenica dal cardinale Francesco Coccopalmerio. Dalle pagine del volume vengono segnalati i 7 mila cambiamenti al testo originale, ripristinando l’elaborazione dottrinale e rivoluzionaria del concetto dell’amore di Dio di Teresina di Lisieux. Scrive Gennari: una dimostrazione esemplare di tutta questa vicenda è un documento che testimonia la convinzione della famiglia Martin che Therese fosse solo la «piccola figliola di famiglia e non una grande santa». A ristabilire definitivamente quale è la giusta collocazione della santa sono stati Papa Wojtyla che l’ha proclamata Dottore della Chiesa e Benedetto XVI che durante una udienza l’ha definita «maestra nella scienza dell’amore» e per tutti «i teologi». Mancava solo la verità sugli scritti.


Lunedì 10 Dicembre 2012 - 18:30
Ultimo aggiornamento: 19:53

Profezia Maya, tra i trulli di Cisternino «ci si salva dalla fine del mondo»: boom di prenotazioni in Valle d'Itria

Il Messaggero


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BRINDISI - “Cisternino diventerà un'isola” avrebbe detto il maestro indiano Babaji parlando degli scenari successivi alla fine del mondo. La previsione non è scritta, ma si è tramandata oralmente. Ed è proprio per questo che il piccolo comune del Brindisino circondato dai trulli sta per essere preso d'assalto in vista del 21 dicembre 2012, il giorno in cui, secondo la profezia dei Maya, qualcosa di irripetibile giungerà a scuotere l'umanità. Perché, secondo interpretazioni teorizzate dai devoti di Babaji, è solo lì che ci si salverà: a Cisternino e dintorni.

Intanto è boom di prenotazioni in Valle d'Itria, lembo di terra al confine tra le province di Brindisi e Taranto che, a quanto pare, sarà risparmiato dal cataclisma che potrebbe abbattersi sul pianeta terra o, secondo interpretazioni più miti, dal cambiamento epocale che attende l'umanità. Tra il serio e il faceto, Donato Baccaro, il sindaco della cittadina, conferma che gli hotel hanno già registrato il tutto esaurito. C'è anche chi sta preparando le valigie e si appresta a trascorrere i cosiddetti “tre giorni di fuoco” a casa di amici proprio a ridosso del cosiddetto “ashram”, il santuario, secondo come importanza solo a quello che ha sede in India, in cui si riuniscono i devoti della particolare dottrina orientale. «Dal 19 al 26 dicembre - spiega la vicepresidente del gruppo, Carmen Sisto - avranno luogo ogni giorno diverse iniziative e appuntamenti per discutere della fine del mondo. Il clou è previsto per le 12.12 del 21 dicembre, proprio nell'ashram», il tempio in cui ci si riunisce in preghiera ormai dal 1979, da quando il gruppo di fedeli di Babaji si è stabilito in Puglia, conscio, dicono, che in Valle d'Itria il disastro sarebbe stato scongiurato.

Quanto alle diverse teorie su quel che potrebbe accadere il 21 dicembre, si parla di allineamento di pianeti, inversione dei poli terrestri, sommovimenti e tempeste solari. Ad aggiungere elementi sul possibile cataclisma, anche l'arrivo dell'asteroide Toutatis, che passerà a 6,9 milioni di chilometri dalla terra, il che vuol dire, secondo le misure astronomiche, che «sfiorerà» il nostro pianeta. A qualcosa di simile alla teoria di Babaji credono anche il cineasta statunitense Gregory Snegoff e la moglie psicoterapeuta Fiorella Capuano che hanno fondato nella vicina Ceglie Messapica il primo “Giardino di pace del nuovo tempo” d'Europa, un luogo «di sperimentazione e di studio tra le olive, le ciliegie, le noci»: loro pensano che la fine del mondo sarà fatta invece di sconvolgimenti sociali, di un cambio di rotta dell'umanità intera, una sorta di mutazione di frequenza che sancirà la morte del materialismo esasperato.

Il sindaco di Cisternino, Donato Baccaro, scherza sulla questione della profezia Maya: «Mi fa piacere che si parli di noi in tutto il mondo come luogo di salvezza, in chiave positiva», afferma. Confessa, il primo cittadino, che è anche presidente del Gal Valle d'Itria, che non s'aspettava un ritorno d'immagine di tali proporzioni. «Ci stiamo pensando su, non vogliamo farci cogliere impreparati. Per il momento abbiamo soltanto organizzato il tradizionale mercatino di Natale, ma qualcosa faremo anche il 21 dicembre».

Si prevede la folla delle grandi occasioni, insomma, anche all'interno del tempio sacro dei seguaci di Babaji che non potrà però contenere più di 200 persone. Chi non riuscirà a entrare potrà comunque attendere fuori il momento fatidico. Tra i trulli e gli ulivi secolari.


Lunedì 10 Dicembre 2012 - 19:15
Ultimo aggiornamento: 19:16

Sampdoria-Udinese, un solo tifoso bianconero nel settore ospiti

Il Messaggero


GENOVA - Un solo tifoso dell'Udinese occupa il settore ospiti dello stadio Ferraris di Genova duranteil posticipo di Serie A Samp-Udinese.La società blucerchiata ha voluto regalargli la maglia di capitan Gastaldello.


Il tifoso bianconero al Ferraris di Genova

Ragioni Civiche – Riforme

La Stampa

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Il nuovo post di Yoani Sánchez è una puntata di Ragioni civiche, condotta da Reinaldo Escobar, una tavola rotonda sul tema delle riforme alla quale partecipano la stessa Yoani, Manuel Costa Morúa e Fernando Dámaso. Sintetizzo i concetti espressi, che vedono i partecipanti convergere su identiche conclusioni.

Le riforme di Raúl Castro sono più linguistiche che sostanziali e rappresentano una vera e propria transizione verso un capitalismo di Stato, un mercato privato che si afferma sempre di più, nonostante il regime affermi di voler attualizzare il sistema socialista. Il problema di fondo è che non ci sono riforme strutturali. Si possono comprare case, automobili, telefonini, ma non si tiene conto del bisogno vitale di rinnovare un sistema inadeguato. La maggior parte delle riforme riguardano i servizi e l’usufrutto della terra ai contadini, sono misure limitate che riguardano diritti elementari in una società normale.

“Prima c’era il delirio economico” commenta Yoani “il volontarismo dettato da Fidel Castro e dalla sua debordante personalità. Le riforme attuali prendono atto di una realtà di fatto, confermano legalmente situazioni modificate dalla prassi quotidiana. Raúl cerca solo di restare al potere il più a lungo possibile, grazie a presunte riforme, ma non vuole certo cambiare Cuba”. I partecipanti al dibattito analizzano il ruolo dei militari, sempre più inseriti nei posti chiave del potere, per dire che una società non si guida come un accampamento. Inoltre la sola vera riforma strutturale è stata la dollarizzazione dell’economia, voluta da Fidel Castro. Adesso ci sono differenze sociali evidenti, i nuovi ricchi hanno accesso alla moneta convertibile, grazie a parenti all’estero o perché si sono inseriti in attività private redditizie. Rivestono posizioni privilegiate gli ideologicamente fedeli, agenti della Sicurezza di Stato, membri del partito, poliziotti e militari.

Le riforme sono lente e poco efficaci. Si fanno esperimenti per mesi, si aprono laboratori per appurare ciò che è evidente: il privato funziona meglio del pubblico. Resta il grande timore della proprietà privata, non si fanno riforme strutturali, ma si legalizzano piccole cose, di fatto già praticate dalla popolazione. Telefonini, lavoro privato, usufrutto della terra, compravendita di case e auto. L’opinione dei blogger che dibattono è che i cittadini devono ampliare la portata delle riforme, appropriarsene, migliorarle. Per esempio, i cellulari liberi sono diventati un formidabile strumento per diffondere notizie. Adesso la riforma migratoria aprirà le porte a nuove richieste che non potranno restare deluse. Si giunge al punto cruciale: le riforme economiche poteranno una riforma politica?

A parere dei partecipanti le riforme condurranno alla implosione del sistema, al suo dissolvimento, perché si svilupperà una classe media, mentre il modo di pensare dei cubani sta già cambiando.
Esiste già un settore privato forte composto da artigiani e commercianti che chiede una realtà nuova e desidera imporre un altro modello sociale. Non abbiamo una stampa libera, anche se sul Granma compaiono lettere di cittadini che dibattono su argomenti un tempo proibiti. Yoani afferma:

“Il sistema cubano è arrivato a un punto tale che non può riformarsi. Il modello è destinato a cambiare, mentre le riforme di Raúl servono a guadagnare tempo, ma alla fine distruggeranno un modello inadeguato, non al passo con i tempi. Saranno momenti duri, difficili da affrontare, ma il sistema finirà. La preoccupazione di tutti deve essere quella di costruire un percorso nuovo, fatto di libertà e di partecipazione”.


http://www.desdecuba.com/generaciony/?p=7023
Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

I giudici pensano alle vacanze e i marò marciscono in India

Fausto Biloslavo - Mar, 11/12/2012 - 08:27

Entro lunedì è atteso il verdetto su Girone e Latorre, ma la Corte suprema non ha fissato l'udienza. E quel giorno chiuderà per ferie

Dopo dieci mesi, i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre saranno costretti a passare il Natale in India? Il governo sembra convinto di no, ma la Corte suprema indiana, che deve decidere il destino dei fucilieri di marina fino a ieri non aveva ancora fissato alcuna udienza per la sentenza finale.


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La linea del Piave del Natale a Kochi si avvicina e se i giudici non daranno ragione all'Italia, oppure se ne andranno bellamente in vacanza per le ferie che iniziano il 17 dicembre, per il ministro degli Esteri e della Difesa sarà una Caporetto. Ieri il responsabile della Farnesina, Giulio Terzi, ha festeggiato il ruolo chiave dell'Italia a livello comunitario in occasione del Nobel alla Ue, ma per i nostri marò l'Europa non si è stracciata le vesti. Nel frattempo in vista del Natale in Italia si moltiplicano le iniziative a favore di Girone e Latorre, da premi, collette e manifestazioni di solidarietà. Nessuno sa con certezza se questa sarà o meno la settimana decisiva per la sorte dei marò trattenuti in India dal 20 febbraio con l'accusa, non ancora provata, di aver ucciso due pescatori mentre erano in servizio antipirateria.

Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ha annunciato che ci si aspetta «fermamente novità prima del 17 dicembre». Ovvero l'inizio delle ennesime vacanze per la Corte suprema. Terzi, da parte sua, ha ribadito che il «diritto è dalla parte dell'Italia» e che ci daranno ragione sulla giurisdizione e l'immunità. Tradotto significa che i due marò verranno processati in Italia e non India. L'ex comandante della Marina, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che da pochi giorni è stato nominato capo di stato maggiore della Difesa aveva assicurato che per Natale Girone e Latorre sarebbero stati a casa. Da Kochi avrebbero già chiesto di preparare per loro nuovi passaporti.

L'intera vicenda è avvolta da una tale cappa di piombo che i marò, oltre che trattenuti dagli indiani, sembrano «prigionieri» degli italiani. «Abbiamo chiesto di intervistare Latorre e Girone mesi fa, per mostrarli nella loro quotidianità - spiega il giornalista Toni Capuozzo, che è stato a Kochi- . Ci hanno risposto di no per non irritare gli indiani. A questo punto mi viene da pensare che dieci mesi dopo il silenzio serva a coprire un bilancio non proprio lusinghiero di questa storia. Se poi torneranno a casa prima di Natale sarò il primo a prenderne atto». Domenica prossima il settimanale Terra!, che va in onda su Retequattro in seconda serata, dedicherà il programma ai marò con il titolo «Natale in India?». Purtroppo non è un cinepanettone, ma la triste realtà.

Nella stessa puntata si racconterà la storia dei 500 alpini che sicuramente saranno a casa a Natale, dopo il ritiro da Bakwa, il fronte più duro in questi ultimi anni in Afghanistan. Si diceva delle manifestazioni di solidarietà. A Frosinone la decima edizione del premio Bonifacio VII, che fu ritirato per primo da Giovanni Paolo II, è stata assegnata ai marò. Molti hanno raccolto collette per le loro famiglie e per i regali di Natale ai figli. Don Marcello, cappellano del reggimento San Marco, con l'appoggio di monsignor Enzo Pelvi, ha raccolto una donazione che i due devolveranno in beneficenza. In particolare, una parte della somma andrà a un'associazione che si occupa di bambini con il diabete. Tommy, figlio di Latorre, dipende purtroppo dall'insulina.

Un'altra parte dei soldi andrà alle famiglie di due commilitoni del San Marco deceduti. Pure l'Associazione nazionale paracadutisti per Natale ha pensato ai marò e altri gruppi di sostenitori organizzano messe per il loro ritorno a casa. Giorgio Maria Ranelli, uno dei fan in rete, lancia una nuova mobilitazione. «Boicottiamo l'India alla Borsa internazionale del turismo 2013 a Milano - si legge su internet -. Nonostante tutte le iniziative prese, i nostri marò languono ancora nel Kerala. A questo punto disperiamo di un rilascio a breve termine per Natale».

www.faustobiloslavo.eu

Manichini bionici per incastrare i ladri

Corriere della sera

Pupille, telecamera e riconoscimento facciale. Il boom mondiale di una tecnologia italiana

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Da vuoto bellimbusto ad agente della sicurezza: il manichino si trasforma e identifica i ladri nei negozi di moda. Ma non solo: identifica anche i clienti. Si chiama EyeSee, è una tecnologia italiana che si sta diffondendo nei grandi store in tutto il mondo. Dall’esterno, sembra un regolare fantoccio da vetrina, con un’affusolata silhouette di polistirene, il suo volto inespressivo e la sua posa improbabile.

Dentro è tutta un’altra cosa: una fotocamera nascosta dietro gli occhi registra, grazie a un software di riconoscimento facciale, età, genere e razza dei passanti e invia i dati a un software analogo a quelli usati dalla polizia o all’aeroporto per identificare i criminali. La tecnologia che rende il manichino bionico è stata lanciata nel 2010 dopo esser stata sviluppata dall’italiana Almax Spa insieme a Kee Square, spinoff del Politecnico di Milano. Ogni manichino «truccato» costa 4 mila euro. Il manichino bionico è già in vendita in tre Paesi europei e negli Stati Uniti.

NON SOLO LADRI - Case di moda e negozi di lusso lo amano già. Non solo permette loro di beccare eventuali ladri, ma anche di raccogliere preziosi dati sulla clientela, un bottino proficuo sui cui di solito si mette le mani più facilmente attraverso il commercio online. Con la crisi che attacca anche il mercato dei beni più di lusso, i venditori cercano di personalizzare la propria offerta ricorrendo all’aiuto della tecnologia. A differenza di una comune telecamera che pende da un angolo del soffitto, il manichino, guardando il cliente negli occhi, riesce a carpire più informazioni.

«Qualsiasi software che può aiutare a creare profili delle persone mantenendo le loro identità anonime è fantastico», ha dichiarato Uché Okonkwo, direttore esecutivo di Luxe Corp a Bloomberg. Alcuni commercianti hanno raccontato come, grazie alle informazioni così ottenute, hanno reimpostato il loro business, incrementando le vendite: da chi ha riaggiustato la vetrina a misura d’uomo (invece che di donna), a chi ha introdotto una linea per bambini al negozio che ha assunto un usciere cinese dopo essersi accorto che un terzo della sua clientela pomeridiana è cinese.

PRIVACY - Max Catanese, amministratore delegato di Almax, sostiene che non ci sono attacchi alla privacy dato che le immagini non vengono immagazzinate ma solo analizzate. Se alcune aziende – come Benetton e Burberry – già si distanziano dall’uso di tale tecnologia nei loro punti vendita, è perché la tecnologia suscita non pochi dubbi e polemiche proprio sulla privacy. La legislazione europea e americana permettono l’uso di telecamere a scopi di sicurezza, ma i clienti devono sapere che potrebbero essere filmati.

E comunque filmarli solo a scopo commerciale può significare raccogliere dati senza il consenso. Almax sta compiendo test su una tecnologia per dare orecchie, oltre che occhi, ai propri manichini: presto potrebbero così registrare i commenti dei clienti sul loro look – e naturalmente quindi ogni altra conversazione personale tra di loro. Inoltre, l’azienda pensa di aggiungere schermi su cui proiettare, al passaggio del cliente, immagini di prodotti che potrebbero interessare loro, una sorta di trasposizione dei cookies dal sito web alla vita reale.

Carola Traverso Saibante
10 dicembre 2012 (modifica il 11 dicembre 2012)

Arriva la fine del mondo? La salvezza è sui Pirenei

Quotidiano.net

Secondo una leggenda il paesino francese sarà l’unico posto che si salverà dalla fine del mondo. Il sindaco: "Non ci credo. Non accadrà nulla"


(Lapresse)
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Roma, 11 dicembre 2012 - «Basta, lasciateci in pace. Finitela di guardarci come bestie allo zoo». È agitatissimo, ce l’ha con i giornalisti e i marziani, con i Maya e con «tutti questi esaltati che credono alla fine del mondo»: Jean-Pierre Delord, 72 anni, pensionato, ex allevatore di capre e di bovini, è il sindaco di Bugarach, borgo di 200 anime ai confini con i Pirenei, nel sud-ovest della Francia, protetto da una montagna alta 1230 metri in cui si anniderebbero extraterrestri d’ogni genere, divenuto celebre perché sarà l’unico posto - dice la leggenda - che si salverà dalla fine del mondo.

Signor sindaco, ma lei non è contento di salvare la pelle? «Ma per favore, non diciamo stupidaggini. Contento un cavolo, non ne possiamo più di questo ‘ramdan’ (deformazione di ramadan, ndr), questa invasione di sciamannati che vanno a caccia del soprannaturale. Ripeto il messaggio: non venite qui, non ci sarà niente da vedere».

Non crede alla profezia? «Figuriamoci! È la centottantatreesima volta che viene annunciata la fine del mondo. Siamo sfuggiti a tutte le altre, sfuggiremo bene anche a questa».

Ha predisposto misure speciali di sicurezza? «Per forza. Stanno arrivando curiosi a frotte, mistici e allucinati di ogni genere, appassionati di occultismo e truffatori che sperano di pescare nel torbido. Mi viene proprio da ridere: ci sono turisti che girano col naso all’aria e si entusiasmano per qualsiasi fesseria, basta un’insegna un po’ diversa, un’imposta azzurra anziché verde, e loro scattano foto su foto. Per evitare ogni rischio ho chiesto l’assistenza di tre squadroni di gendarmeria e un’equipe di speleologi. S’immagina che cosa succederebbe se migliaia di persone si mettessero a scalare il Picco di Bugarach in pieno inverno, con la neve e il freddo?».

Deve assistere a scene piuttosto strane in questi giorni. «Può ben dirlo. C’è chi va a farsi battezzare nel vicino laghetto della Vène, in cui si dice che i Catari abbiano nascosto un tesoro. Chi se ne va a spasso per i boschi nudo come Adamo. Un tipo mi ha chiesto di trovargli un locale in cui stoccare 500mila testamenti scritti da persone che non potranno venire il 21 dicembre e vogliono essere certe che le loro ultime volontà saranno trasmesse ai posteri. Un architetto di Tolosa ha chiesto il permesso di costruirsi una casa... sottoterra, tipo bunker. Un sito si è messo a commercializzare presunte ‘pietre eterne’ raccolte sul Picco: i prezzi vanno da 150 euro per 90 grammi a oltre 3mila per una pietra da un chilo. Un furbacchione infine ha lanciato via internet la seguente proposta: ‘Offro posto letto nella mia roulotte il 21 dicembre a signorina molto motivata, purché misure fisiche adeguate, allegare foto s’il vous plait’... Mi creda, non vedo l’ora di arrivare al 22 dicembre!».

Giovanni Serafini

Dopo due anni torna “Isla Presidencial” il cartone che ha fatto infuriare Chavez

La Stampa

Al via la seconda stagione della serie animata. Satira graffiante e gag esilaranti: nel mirino i presidenti latinoamericani. Gli autori: «I grandi network avevano paura di finanziarci»

filippo femia (agb)


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Riecco i naufraghi più famosi dell’America Latina. Dopo due anni di “pausa” torna Isla Presidencial, la serie animata che descrive l’immaginario approdo di Chavez e di altri presidenti latinoamericani su un’isola deserta. Creato dalla penna graffiante di due giovani “nerd” venezuelani, Juan Andrés Ravell e Oswaldo Graziani, è stato un successo virale su YouTube. Oltre 20 milioni di visualizzazioni nella prima stagione e tante smorfie di alcuni dei protagonisti, infuriati per le loro caricature: il presidente venezuelano su tutti. La pungente satira politica e uno humor mai volgare gli ingredienti principali del successo. Il passaparola virtuale ha fatto il resto. Ma non era più sufficiente.

I creatori di Isla Presidencial hanno infatti dovuto fare i conti con la mancanza di fondi: «Abbiamo prodotto la prima stagione, ma da soli non ce la facevamo più», racconta Juan Andrés Ravell. A tenere a galla l’isola è stata la celebre attrice colombiana Sofia Vergara: la sua casa di produzione ha scommesso sui nuovi episodi. Superando ogni timore. «I grandi network avevano paura, forse per l’autocensura che c’è in Venezuela e in tutta l’America Latina quando si parla di satira politica - spiega ancora Ravell -. Ma se crei un prodotto di qualità, che fa ridere e intrattiene, possono fare poco contro di te».

Dalla scorsa stagione sono cambiate tante cose. Il mandato di alcuni presidenti è terminato e ne sono stati eletti di nuovi. Gli sceneggiatori si sono adeguati e hanno fatto fuori i vecchi personaggi. Letteralmente. Uribe, Lula, Garcia e Calderon muoiono nel primo episodio dopo aver mangiato un pesce velenoso: sull’isola arrivano così i nuovi naufraghi. La brasiliana Dilma Rousseff è dipinta come una copia pedante del suo predecessore: «Faccio quello che farebbe Lula, ma al femminile», il suo slogan. Il messicano Peña Nieto è un latin lover che cerca di corrompere gli sceneggiatori per ottenere una storia d’amore con l’argentina Cristina Kirchner.

Lo spagnolo Mariano Rajoy abbandona invece l’austerity per tuffarsi nella vida loca fino a tarda notte: «Tanto nessuno ha un lavoro». I personaggi cardine sono rimasti. Chavez vede a ogni angolo “complotti imperialisti” orditi dai gringos, Evo Morales resta il suo obbediente compagno e la Kirchner mostra il suo ego smisurato e snobba tutti. Sull’isola i presidenti devono arrangiarsi e convivere senza cibo, ma soprattutto senza potere, come recitano i titoli di testa. Come sempre la fonte d’ispirazione sono i casi di corruzione, gli atteggiamenti populisti e gli episodi stravaganti che caratterizzano la vita politica latinoamericana.

Nell’episodio di debutto i naufraghi devono eleggere un rappresentante per salvare l’isola dalla minaccia di un vulcano. La scheda decisiva è quella di Morales, l’unico che non vota per se stesso, ma incorona l’amico-padrone Chavez. Uno dei momenti più esilaranti è il balletto del presidente boliviano per placare la forza della natura: sulle note del tormentone Gangnam balla “Pachamama style” (madre terra in lingua quechua). Le premesse per un nuovo successo ci sono tutte.



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Isla Presidencial la satira animata contro Chavez & C


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