martedì 18 dicembre 2012

Instagram, cambiano le regole: dal 16 gennaio i diritti delle foto potranno essere ceduti a terzi

Corriere della sera

L'annuncio dopo l'acquisizione da parte di Facebook. Per difendersi? «L'unico modo è chiudere l'account»

Dal 16 gennaio Instagram potrebbe trasformarsi in un'agenzia fotografica. I dipendenti, non pagati, saranno i 100 milioni di utenti che utilizzano l'applicazione. La brutta notizia è arrivata lunedì, a poco più di otto mesi dall'acquisto da parte di Facebook, ed è contenuta nell'aggiornamento delle politiche relative alla privacy.

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PIATTI E ACCONCIATURE - Le nuove regole autorizzano il social network di Mark Zuckerberg a vendere «a un società a o un'altra entità pagante le informazioni relative all'utente e alle azioni che compie (gli spostamenti da un luogo all'altro ad esempio, ndr) e le sue fotografie» senza riconoscere al proprietario nessun compenso economico. E, soprattutto, senza avvisarlo. Non è difficile immaginare cosa potrebbe accadere: gli scatti di un determinato luogo pubblico, un ristorante o uno stabilimento balneare, potranno essere acquistati dal titolare e utilizzati all'interno di spot pubblicitari. Chi non pasteggia prima di aver immortalato la tavola imbandita, pratica fra le più gettonate su Instagram? Attenzione però quelle stesse foto potrebbe finire su libri di ricette o confezioni di prodotti alimentari. O, ancora, chi ha l'abitudine di esibire la propria chioma dopo l'intervento del parrucchiere deve mettere incontro di poter trovare l'immagine su bottigliette di shampoo e balsamo.

COME FARE - Il tutto, è bene chiarirlo ancora una volta, senza percepire un centesimo e con l'effetto sorpresa assicurato. «C'è un solo modo per scongiurare questo scenario: cancellare il proprio account prima del 16 gennaio (questa la pagina a cui fare riferimento)», come conferma a Corriere.it l'avvocato esperto di digitale Guido Scorza. Non prima, eventualmente, di aver salvato tutte le foto già impreziosite dei filtri dell'app. Wired.com suggerisce l'utilizzo di Instaport per compiere l'azione rapidamente. «Altra soluzione - fa notare sempre Scorza - potrebbe essere la cancellazione delle foto cui si tiene di più o che contengono informazioni personali, l'applicazione delle regole non è retroattiva e quanto pubblicato in precedenza e poi cancellato non può essere toccato». L'avvocato si dimostra poi scettico sulla possibilità che si possano vendere scatti che ritraggono persone. «Se qualcuno dovesse riconoscersi in una fotografia che non ha scattato si andrebbe incontro a una violazione il diritto d'immagine», spiega.

UNA MOSSA DA 700 MILIONI - Lo scivolone di Instagram arriva a pochi giorni dalla decisione di chiudere le porte all'anteprima degli scatti su Twitter, altra presa di posizione che ha indispettito non poco la carica dei 100 milioni di utenti. È sufficiente fare una «gitarella» su Twitter per rendersi conto che gli utenti non digeriranno facilmente anche le nuove regole. I "bye bye" si sprecano da una parte all'altra del globo e l'hasthag #Instagram è rimasto fra i più gettonati per tutta la mattina di martedì. Bisogna inoltre tener conto del fatto che stanno spuntando come funghi servizi alternativi: gli ultimi due in ordine di tempo sono Twitter stesso, che è corso ai ripari in tempo reale e ha aggiunto la possibilità di modificare le foto e applicare i filtri durante il caricamento sul microblog, e Flickr, aggiornato (per ora solo per iOs) per consentire agli utenti di intervenire a posteriori sugli scatti. A Menlo Park, in attesa di verificare la reazione a medio termine degli utenti, festeggiano intanto le previsioni degli analisti di Sterne Agee, secondo i quali Instagram porterà nelle casse di Facebook da 500 a 700 milioni di dollari di ricavi pubblicitari nei prossimi tre anni. Viene da chiedersi, a questo punto, a quale prezzo.

Martina Pennisi
18 dicembre 2012 | 14:56

Sacerdoti di Francia, nei secoli fedeli

La Stampa

vatican

In calo eppure consapevoli anzi orgogliosi di appartenere alla chiesa

Fabrizio Mastrofini
Roma


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Chi sono i preti di Francia? Lo raccontano due saggi. Cinquanta sacerdoti su 23 mila intervistati da Monique Hébrard, giornalista del quotidiano cattolico «La Croix», descrivono speranze e difficoltà. Storie e pensieri e numeri e risultati di una inchiesta importante. Perché parlarne? Perché il cambiamento è in corso in tutta Europa. Naturalmente in questa inchiesta  sacerdoti si presentano in positivo: orgogliosi di appartenere alla Chiesa e fieri di svolgere un lavoro accanto ai problemi delle persone. Il celibato? Non pesa. La solitudine? Sì, è certamente un problema, compensato però dai molteplici impegni pastorali. Come si definiscono loro stessi? Né tradizionalisti né papisti.

Le cinquanta storie raccolte vengono giudicate rappresentative della situazione dei sacerdoti francesi: gli intervistati appartengono a diverse fasce di età, lavorano nelle diocesi grandi come nei territori di campagna, hanno diverse estrazioni sociali di partenza. E parlano della nascita della loro vocazione, del lavoro che svolgono, del rapporto con i vescovi e con i laici. Come sintetizza l’autrice, «sono lontani dal sentirsi ‘l’ultimo dei mohicani’; i sacerdoti del ventunesimo secolo mi sono sembrati totalmente impegnati nella vita sociale per rispondere alle aspirazioni degli uomini del nostro tempo».

Il volume è interessante perché in controluce fa capire il mutamento avvenuto: il sacerdote è passato dall'on­nipresenza alla discrezione e dall'onnipotenza alla proposta, come nota il prof. Arnaud Join‑Lambert, docente di Teologia pastorale presso l'Università Cattolica di Lovanio, che ha affrontato il tema in un recente articolo sulla Rivista del Clero Italiano, passando in rassegna le trasformazioni avvenute in Europa. Le problematiche sono complesse. Nella sociologia francofona, nota il prof. Join-Lambert, i lavori sociologici di Céline Béraud sono imprescindibili.

«Ha voluto studiare lo statuto e la condizione socio‑professionale dei sacerdoti in Francia, contribuendo così alle ricerche sociologiche sulle professioni contrassegnate da una dimensione vocazionale. La crisi che coinvolge il clero è cosi inserita in una tendenza sociale più vasta, quella dei ‘mestieri ispirati’, che provoca un profondo mutamento della ‘voca­zione’. Tale mutamento può essere riassunto dalla formula metaforica: dall'uomo‑orchestra al direttore d'orchestra». E questo mestiere richiede competenze nuove, realmente professionali. «Céline Béraud mostra anche quanto i nuovi sacerdoti appartengano alla loro epoca, segnati come sono dalla rivendicazione della felicità e della gratificazione.

Concretamente ciò si traduce nella rivendicazione di un certo tempo per sé, di un alloggio che sia un reale spazio privato, di tempo libero e vacanze... e anche il diritto alla pensione». La conclusione cui arriva Monique Hebrard è simile: i sacerdoti incontrati sono felici della loro vita, pur avendo lucida coscien­za dei crescenti carichi che gravano su di loro. Resta la domanda più importante: cosa accadrà fra cinque o dieci anni?

Apocalypse not: miti e santuari per eludere la fine del mondo

Il Messaggero
di Riccardo De Palo


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Margherita Hack, razionalista dura e pura, sostiene che la profezia sulla fine del mondo sia soltanto «una bischerata». Nessun asteroide si scontrerà con la Terra, almeno nell’immediato, e l’unica certezza offerta dalla Nasa è che, fra non meno di tre miliardi di anni, il Sole si trasformerà in una gigante rossa, e il nostro pianeta diventerà inadatto a ospitare qualsiasi forma di vita.Molti, a partire da Elio e le Storie Tese, che hanno già sfornato una canzone sull’argomento, ci scherzano su. E sembrano di simile tono goliardico (ma neppure troppo) certi Apocalypse kit che si cominciano a vendere soprattutto in Russia e che contengono sempre almeno una bottiglia di vodka.

Tutto nasce dalla scoperta del più antico calendario Maya, opera di tale professore William Saturno (sic) dell’Università di Boston. Poiché l’inizio del ciclo del tempo risale al 3114 a.C, e ogni era corrisponde a poco meno di 5000 anni, il 2012 dovrebbe essere l’anno finale e il 21, venerdì prossimo, il giorno conclusivo. Poco importa che nel frattempo il professore abbia rivisto le previsioni, sostenendo che ci restano altri duemila anni di respiro. Apocalittici e integrati di ogni latitudine hanno già organizzato speciali preghiere anti-fine del mondo; c’è chi prenota tour nei luoghi sacri di Messico e Guatamala, con viaggio di sola andata; e chi cerca di mettersi al riparo dalla improbabile catastrofe.

Tra gli apocalittici non c’è accordo su cosa debba succedere. I più ottimisti parlano di chiusura di un ciclo, e dell’inizio di una nuova era. Altri, più ragionevoli, ricordano le possibilità prossime allo zero assoluto che la fine del mondo si verifichi davvero; e qualcuno ricorda la Guida galattica per astrostoppisti, libro cult di Douglas Adams, che immaginava la Terra destinata a essere demolita perché situata proprio sul tracciato di un’autostrada interstellare. Ma i più pessimisti cercano, con un occhio alle mappe e l’altro a testi sacri e leggende di ogni tipo, i possibili santuari che verranno risparmiati dalla fine del mondo. E si scopre che ce ne sono veramente tantissimi.

IN SALVO SUI PIRENEI
Il luogo che più di ogni altro ha beneficiato della profezia è sicuramente Bugarach, ridente paesino di 198 anime, a cavallo dei Pirenei francesi. Qui l’Apocalisse ha sfornato un vero boom immobiliare. Grazie a varie leggende che parlano di un Sacro Graal ivi celato, oltre a misteriose porte per un mondo parallelo, questo villaggio ai piedi del monte Pech gode di un prestigio indiscusso, sin dai tempi di Victor Hugo e Jules Verne. Il pellegrinaggio potrebbe però rivelarsi inutile: per evitare fastidiosi ingorghi sui tornanti, le autorità francesi hanno deciso di chiudere i varchi, in prossimità della data fatidica.

FUGA A EFESO
Un altro luogo ritenuto «dall’eccezionale energia positiva» dai cultori del genere è Sirince, un villaggio di 600 abitanti al confine con la città greca di Efeso. Bene, qui si prevede l’arrivo di sessantamila persone, un record per la stagione invernale. Un imprenditore che ha cercato di cavalcare il mercato ha subito prodotto un «vino dell’Apocalisse». Se risultasse esaurito, si possono provare gli altri vini locali: Bogazkere, Okuzgozu, Emir, Narince. Ma per un «ultimo drink» a qualunque latitudine, e senza badare al prezzo, si può consultare il sondaggio di winenews.com; secondo la top 10 eno-apocalittica del sito, è risultato al primo posto il Barolo Monfortino 1964 di Giacomo Conterno, seguito dal Sassicaia 1985 della Tenuta San Guido e dal Brunello di Montalcino Riserva 1955 di Biondi Santi.

Restando in Italia, stupisce come il presunto luogo sicuro sia proprio Cisternino e tutta la Valle dell’Itria, a cavallo tra Brindisi e Taranto; come se i trulli disponessero di un misterioso karma cosmico. Proprio in questa località, nota anche per l’annuale sagra delle orecchiette, sorge infatti un ashram indiano molto rinomato, diretto da un santone ritenuto «immortale» dai suoi seguaci, denominato Babaji, che ha decretato la contro-profezia a uso e beneficio della Murgia. Fiutando l’affare, altri comuni italici si sono fregiati del titolo di santuario anti-Apocalisse, di beneaugurante parafulmine. Una presunta medium americana, Judy Zebra Knight, ha profetizzato la salvezza della cittadina di Spinello, in provincia di Forlì, in quanto luogo sacro a Ramtha, guerriero di Atlantide. Qualcuno ci ha creduto, e settanta seguaci della signora Zebra hanno preso casa in paese.

Il tributo a Internet e ai suoi pionieri è un museo

La Stampa
carlo lavalle


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The Big Internet Museum è il primo museo online interamente dedicato ad Internet e al Web. Ha da poco aperto al pubblico le sue porte digitali e può essere visitato gratuitamente a qualsiasi ora di qualunque giorno. E’ stato concepito da TBWA\Neboko, un’agenzia pubblicitaria tra le più rinomate in Olanda, in collaborazione con Mediamonks, società specializzata nella definizione del concept, design e produzione di lavori in digitale.

Il museo, i cui fondatori sono Dani Polak (direttore artistico) Joep Drummen (copywriter) e Joeri Bakker (account manager), documenta e ripercorre la storia della Rete, a cominciare dai primi tentativi di ARPAnet, insieme ai suoi pionieri, descrivendo le principali tappe ed invenzioni come la creazione dell’email, la nascita di Google, la comparsa del primo messaggio di spam e l’avvento di Wikipedia. 

Il sito contiene sette diverse sezioni, o ali, nelle quali si possono trovare informazioni sugli emoticon, su Napster, il primo sistema peer-to-peer di massa, su LimeWire, programma open source di file sharing, o sui modem 56K, le cui basi sono state poste dal canadese Brent Townshend nel 1996. A proposito delle periferiche, nel settore che si occupa di questo argomento si possono trovare notizie e link interessanti su smart tv e webcam, con un rinvio al sito di FogCam , la più antica ancora in funzione dal 1994 presso la San Francisco State University.

Navigando nel museo un internauta ha la possibilità di esplorare la sezione dei giochi - con una breve carrellata su MUD1, primo mondo virtuale a supportare più utenti, Second Life e Minecraft - e anche un’ala che ripropone gli Internet meme, fenomeni o tormentoni del web, come i classici Chuck Norris fact e RickRolling o i più recenti Double Rainbow e Nyan Cat.

Un’altra parte interessante è quella appositamente consacrata alle esposizioni temporanee. Attualmente, grazie al contributo di MediaMonks, la sala è occupata da una mostra sulla storia di Flash, il software di Adobe comunemente utilizzato per creare animazioni, video e pagine web interattive. La collezione permanente può essere arricchita dai visitatori stessi che sono invitati ad inviare e avanzare le loro idee e proposte. In questo caso, la decisione di includere quanto presentato dai vari utenti, secondo una logica di crowdsourcing, è demandata direttamente al pubblico, trasformato in questo modo in potenziale curatore. Tra i pezzi da inserire nella raccolta museale, sottomessi al voto online, ci sono Mosaic, Wordpress, eBay, LinkedIn, Tumblr, Megaupload e altri contenuti.

The Big Internet Museum, diventato realtà grazie alla MediaMonks, l’agenzia pluripremiata responsabile della sua realizzazione tecnica che sta sviluppando anche una versione mobile del museo, è stato pensato per cercare di educare e di ispirare chi viene a visitarlo e soprattutto per lasciare un repertorio di valore alle future generazioni.

Le sonde gemelle della Nasa si schiantano sulla luna

Il Messaggero
di Anna Guaita


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NEW YORK – A vederle da vicino non sembravano nulla di eccezionale, eppure le due sonde Ebb e Flow, lanciate dalla Nasa nel settembre 2011, hanno compiuto una missione importantissima, hannodisegnato una nuova meticolosa mappa gravitazionale della Luna che ci aiuterà a meglio capire il nostro satellite e il suo turbolento passato. E ieri sera, rimaste senza carburante, sono state pilotate verso un atterraggio “duro”: la Nasa ha dato ordine alle due sonde, grandi poco più di due lavatrici, di schiantarsi sul fianco di un monte nel Polo Nord lunare. Quegli ultimi minuti di volo sono serviti a concludere in bellezza una missione già definita “un grande successo”, sono serviti a valutare l’esatto dispendio di carburante compiuto dalle sonde, per meglio calcolare il fabbisogno di carburante per le future missioni, incluso – se davvero si ripeterà .- una nuova missione umana.

Ebb e Flow, Flusso e Riflusso, hanno ricevuto il noro nome dopo un sondaggio fra i bambini delle scuole americane. Il nome viene dall’alzarsi e abbassarsi del mare durante le alte e basse maree. I bambini hanno avuto e avranno un ruolo importante e lungo in questa missione. La missione è stata ideata dalla Nasa e condotta a termine dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, ma è stata gestita in stretto contatto con la società che prende il nome da Sally Ride, la prima donna nello spazio.

L’astronauta, scomparsa quest’anno, aveva fondato un istituto per avvicinare i bambini e i loro genitori alle scienze. E durante questa missione i bambini delle scuole americane hanno potuto infatti partecipare direttamente alla missione seguendo il lavoro delle due sonde, chiedendo alla Nasa di fotografare particolari aree del satellite o crateri che avrebbero poi studiato e analizzato in classe.
La fine delle due sonde non è stata vista a occhio nudo, perché è avvenuta nel lato in ombra della Luna, ma la sonda orbitante LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter) passerà sul luogo dell’impatto e rimanderà a terra le immagini.

L’LRO ha anche lui una missione importante: sta studiando la superficie lunare per stabilire quale sia il luogo più adatto per una missione umana. Le due sonde si sono schiantate sulla luna ieri sera, poco prima della mezzanotte italiana. Capita di rado che quando una sonda si spiaccica sulla superficie di un pianeta o sulla Luna, il disastro venga accolto con applausi e sorrisi di gioia. Ma ieri è successo propro così, perché con il loro “sacrificio” Ebb e Flow hanno dato un ultimo contributo alla missione lunga un anno: “La mappatura gravitazionale del satellite ci sta aiutando a capire molto meglio come la Luna si sia formata – ha spiegato il direttore del progetto David Lehman -. E gli ultimi minuti ci hanno fornito dati importantissimi per programmare futuri allunaggi”.

Il luogo dell’impatto era stato scelto con estrema attenzione per evitare di disturbare i 23 “luoghi storici” sul nostro satellite: luoghi cioé dove l’uomo o altre sonde siano allunate, da Luna 9, la sonda sovietica scesa sul satellite nel 1966, a tutta la serie americana degli Apollo: “La Nasa ha una precisa politica di evitare tutti i luoghi storici – ha aggiunto Lehman -, e per questo abbiamo scelto quell’area del Polo nord”. Il luogo dell’impatto diventerà un “luogo storico” anch’esso, e verrà dedicato alla memoria di Sally Ride.

La fine della missione Ebb e Flow è caduta proprio nel 40esimo anniversario dell’ultima missione Apollo sulla Luna. Le due sonde hanno rivelato particolari inattesi del nostro satellite, per esempio che la sua crosta è molto più sottile di quanto non si credesse, e che nei suoi primi anni di vita fu bersagliata da veri e propri sciami di meteoriti: “I nostri gemelli orbitanti ci mancheranno – ha riconosciuto Lehman -. Ma ci hanno lasciato talmente tante informazioni, che abbiamo da studiare per anni”.

 

Video : Le immagini ravvicinate dell'asteroide che ha sfiorato la Terra




Martedì 18 Dicembre 2012 - 10:42
Ultimo aggiornamento: 10:59

Paolo Villaggio difende Berlusconi: "Cosa c'entra la sua età con la politica?"

Chiara Sarra - Mar, 18/12/2012 - 13:55

Il ritorno in campo di Silvio Berlusconi ha sollevato mille polemiche, molte delle quali non riguardano i suoi trascorsi politici, ma le sue vicende umane.
 

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"Ha il viso tirato, i capelli un po' incredibili, il difetto, forse, di non saper invecchiare. Ma con la politica che c'entra tutto questo? Voi giornalisti avete una morale proprio strana. Una morale cattolica e bigotta secondo cui non sta bene che un vecchio si fidanzi. Chi l'ha detto che un uomo avanti con l'età non possa farsi ricrescere i capelli? Tanti ottantenni vorrebbero una fidanzata bella e giovane".

A parlare non è un berlusconiano doc, ma un personaggio che ha sempre militato a sinistra, dal Pci a Democrazia Proletaria, e che oggi collabora con IlFattoQuotidiano: Paolo Villaggio. "Alle ultime elezioni, Bersani lo sa, ho votato Pd", dice in un'intervista a Italia Oggi. Eppure, ora gli tocca difendere il Cavaliere da chi lo accusa di gestire il partito come proprietà: "E perché uno così non deve far politica? Crede che altri siano diversi? 

Siano meglio? Guardi, a me piacciono Monti, Grillo e anche Matteo Renzi, perché è giovane. Come mi piacciono Penélope Cruz e il mare non inquinato degli anni Cinquanta. Ma la politica italiana degli ultimi cinquant'anni è basata sull'aggredire chiunque abbia fortuna. E Berlusconi ne ha avuta più di tutti. Francamente mi fido molto più di lui rispetto a tanti politici che non hanno saputo costruire proprio nulla".

L'attore ligure spara a zero su tutta la classe politica italiana: "Sono tutti attaccati come telline ai propri posti di potere. Negli ultimi trent'anni, l'Italia, dalla quarta potenza mondiale che era, è diventato il penultimo Paese d'Europa, primo al mondo per corruzione, per personaggi che, pur se beccati con le mani nel sacco, hanno la sfrontatezza d'indignarsi".

Magistrati in politica, mani sporche sulle elezioni

Alessandro Sallusti - Mar, 18/12/2012 - 14:45

Il magistrato simbolo della lotta al berlusconismo si mette in politica e si candida alle imminenti elezioni politiche contro Berlusconi. La richiesta di aspettativa al Csm dopo le inchieste sul Cav. Il pm corre con De Magistris. Poi frena: "Non ho deciso"

Che pena, che tristezza. Il magistrato simbolo della lotta al berlusconismo, una persona triste e arrogante al tempo stesso, si mette in politica e si candida alle imminenti elezioni politiche contro Berlusconi.


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Si chiama Ingroia, è il grande accusatore, insieme alla Boccassini, di Silvio Berlusconi, è il padrone di Travaglio, Santoro e di quella schiera di giornalisti e buffoni che hanno cercato di spacciare per giustizia una persecuzione giudiziaria. Come fanno i piccoli uomini, Ingroia non ha neppure il coraggio di dimettersi dalla magistratura. Si mette in aspettativa, pagata da noi, perché nell'urna non si sa mai. Male che gli vada, grazie a un Csm complice e alla mancata riforma della giustizia, potrà tornare a fare le sue farneticanti inchieste su mafia e Forza Italia.

Altro che magistratura Mani Pulite. Qui siamo alle Mani Sporche. Sporche di intrighi, di ingiustizie, di campagne giornalistiche basate su teoremi. E guarda caso la compagnia di giro è sempre la stessa. Con Ingroia c'è Di Pietro, quello che ha tolto il nome dal simbolo del partito ma avrebbe fatto meglio, come ha detto qualcuno, a toglierlo dai citofoni delle case comprate non si sa bene come. C'è quel De Magistris, sindaco di Napoli, che da magistrato fece cadere un governo, quello di Prodi, con una inchiesta farlocca e si sostituì ai suoi indagati facendosi eleggere parlamentare europeo. E c'è tutto il blocco comunista al gran completo, gente espulsa dalla storia che tenta di rientrare in Parlamento all'ombra di pm manettari.

Con la candidatura di Ingroia c'è la prova definitiva che ci hanno imbrogliato. Altro che inchieste su mafia e politica. Falcone e Borsellino si stanno rivoltando nella tomba nel vedere come la loro magistratura sia diventata uno strumento politico, per di più alleata con quel Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, che fu proprio l'uomo che per primo delegittimò all'epoca il loro lavoro con le tragiche conseguenze che conosciamo.

Non è un tormentone autoassolutorio di Berlusconi. La magistratura è un problema enorme di questo Paese. Più dello spread, più dell'insipienza della classe politica. Io, nel mio piccolo, ne so qualcosa.

Ecco gli spaghetti-smartphone (e tablet)

Corriere della sera

Dall'ultimo arrivato, lo STX della Stonex, alla «decana». NGM: modelli Android a basso costo. Ma che non sfondano

MILANO - Il decreto sul digitale è stato approvato dal governo in questi giorni e, in attesa che cambi lo scenario dell’innovazione e delle start-up nel nostro Paese, ci sono già ora aziende italiane dell’hi-tech che, senza fare troppo rumore, provano a riscuotere successo. Sono quelle che producono smartphone e tablet, modelli che si differenziano dai concorrenti grazie ad un buon rapporto qualità prezzo e un po’ di sano estro Made in Italy nel design.

L'Stx di StonexL'Stx di Stonex 

L’ultimo nato, svelato il 12 dicembre si chiama STX ed è realizzato dall’azienda Stonex che fino ad ora aveva prodotto strumenti elettronici di precisione per l’ingegneria civile. STX è un terminale 3G in grado di funzionare con due SIM telefoniche, utilizza il sistema operativo Android 4.0.4 e si distingue per il display da 4,5" a 16.7 milioni di colori, con il supporto per immagini e video in HD. Il case bianco è originale, ma ha un effetto “plastica lucida” che non ci ha convinto, lo spessore di poco superiore al centimetro invece lo rende pratico da trasportare. La fotocamera integrata ha un sensore da 5 Megapixel ed è dotata di autofocus e flash. STX ha una memoria di 4 GB e un alloggiamento per schede SD, supporta fino a 32 GB, ha un’interfaccia Wi-Fi, Bluetooth e un’antenna GPS. La dotazione è di tutto rispetto e, considerato il prezzo (199 euro), STX è un’ottima alternativa per chi ha un budget ridotto ma vuole un terminale in grado di fare tutto, o quasi, quello che i concorrenti con un prezzo quattro volte superiore riescono a fare. Solidità e autonomia della batteria possono rivelarsi i punti deboli, ma a nostro parere lo STX ha tutte le carte in regola per conquistare una piccola fetta di mercato.


Il Vanity SmartIl Vanity Smart

Chi invece sul mercato degli smartphone
Dual SIM è presente da parecchio ed è un successo tutto italiano, al punto da diventare sponsor del Bologna FC, è NGM. L’azienda toscana ha da poco concluso un accordo con 3 Italia per vendere in esclusiva due modelli (per chi cambia operatore), Vanity Smart e Orion, entrambi Dual SIM con sistema Android. Vanity Smart è un terminale 3G dedicato ad un pubblico femminile, ha un case bianco con elementi Swarovski incastonati, una fotocamera da 5 Megapixel e uno schermo touch capacitivo da 3,2” e 256mila colori, oltre alle interfacce Wi-Fi e Bluetooth. Con il piano H3G il telefono non prevede un esborso iniziale, ma un impegno con l’operatore per 30 mesi in cui è necessario ricaricare almeno 10 euro la mese. NGM Orion, invece, è uno terminale 3G con uno schermo touch da 3,5” e un design nero classico. La fotocamera da 3 Megapixel è sufficiente, ma non è tra le migliori in commercio, il dispositivo include un’antenna GPS e una memoria esterna Micro SD da 4GB. Il peso di 120 grammi e le dimensioni (115x61x12,9 mm) rendono l’Orion comodo da trasportare e pratico per le chiamate telefoniche, la gestione dei social network e la chat, un po’ meno per le mail. L’offerta 3 Italia permette d’acquistare Orion pagando 90 euro, con 180 euro di traffico incluso.


Il Glory di BrondiIl Glory di Brondi

Brondi invece con Glory (250 euro circa)
punta ai modelli di fascia alta, con uno smartphone UMTS, Dual SIM con display da 4.3" e una risoluzione di 480x800 pixel, una fotocamera da 8 Megapixel e Bluetooth. Manca l’interfaccia Wi-Fi, ma la dotazione è comunque di tutto rispetto, il design però è poco accattivante e anche il prezzo rispetto agli altri concorrenti italiani è più alto.

Non mancano i tablet di aziende nostrane, per esempio il TT102 TIM My TAB+ di Onda caratterizzato da un ottimo prezzo (249 euro). Il sistema operativo del My TAB+ è Android 2.3, il tablet vanta anche un display 7” TFT (600x1.024 pixel), una camera posteriore da 3.2 Megapixel e una memoria interna da 4 GB. Anche l’antenna GPS, la radio, il Wi-Fi e la SIM telefonica sono inclusi, il tutto in poco meno di 400 grammi di peso. Buona la potenza d’elaborazione del My TAB+, ma gli aspetti multimediali, per esempio la qualità audio e la sensibilità dello schermo, hanno grossi margini di miglioramento.


L'Olipad 3L'Olipad 3

Olivetti ha invece presentato da poco Olipad 3 (549 euro), la terza versione del tablet della storica casa d’Ivera. Olipad 3 è caratterizzato dallo schermo da 10,1” e dalla forma ergonomica e poco ingombrante (spessore 8,4 mm e 570 grammi di peso) con angoli arrotondati; anche questo modello, come i precedenti si rivolge ad un utente business. Il sistema operativo è Android 4.0 Icecream Sandwich ed il tablet è mosso dal potente processore Nvidia Tegra 3 T30S da 1,5 GHz. L’Olipad 3 è dotata di connettività 3G HSPA+ a 21 Mbps e Wi-Fi e integra una memoria su cui salvare i file da 16 GB. Su richiesta del cliente è possibile l’integrazione della tecnologia Nfc (Near field communication).

Lino Garbellini
17 dicembre 2012 (modifica il 18 dicembre 2012)

Il pirata condannato a 10 anni per il furto di foto delle star, Johansson: «Sono stata umiliata»

Corriere della sera

Nove capi di imputazione per l'uomo che ha violato 50 profili di posta trafugando e rendendo pubblici scatti intimi di vip

2L'uomo che aveva violato gli account on line dell'attrice Scarlett Johansson, pubblicando su internet le sue foto nuda, è stato condannato a 10 anni di carcere e a 76 mila dollari di pena pecuniaria. La sentenza è stata pronunciata da un giudice di Los Angeles per nove capi di imputazione a carico dell'hacker delle star, Christopher Chaney, che si è dichiarato colpevole. Tra le accuse, intercettazione e accesso non autorizzato ai computer.

Le foto «osé» di Scarlett Le foto «osé» di Scarlett Rubate dal suo cellulare e diffuse in rete

AGUILERA E OLSTEAD - Oltre alla Johansson, sono state prese di mira anche Mila Kunis e Christina Aguilera, insieme a numerose altre donne non famose. Il giudice S. James Otero, che ha pronunciato la sentenza, ha ascoltato un video messaggio di Scarlett in lacrime. «Sono stata veramente umiliata e imbarazzata», ha detto l'attrice, «trovo le azioni di Christopher Chaney perverse e riprovevoli». L'attrice e cantante Renee Olstead ha detto alla corte di aver tentato di uccidersi quando sono trapelate le sue foto nuda. Prima di quel momento, ha detto, non aveva mai pensato al suicidio. «Spero che una situazione del genere non accada mai a nessun altro», ha aggiunto piangendo «si può perdere tutto a causa delle azioni di uno sconosciuto».

RECIDIVO - Chaney, 35 anni, di Jacksonville, in Florida, si è scusato in tribunale. L'uomo ha avuto accesso a più di 50 profili di posta elettronica tra novembre 2010 e ottobre 2011. Il pirata informatico è stato arrestato nell'ottobre 2011 in seguito a un'indagine durata quasi un anno. Inoltre l'uomo ha continuato a perseguitare le sue vittime anche dopo che l'Fbi aveva sequestrato il suo computer, motivo per cui il giudice ha deciso una pena più severa.

Redazione Online 18 dicembre 2012 | 11:56

Brunello nelle fogne, arrestato ex dipendente

Corriere della sera

L'uomo, romano di 39 anni, avrebbe agito per vendetta, «mosso da vecchi rancori». Ora è accusato del reato di sabotaggio


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FIRENZE - È stato arrestato un ex dipendente dell'azienda vinicola «Case Basse» di Montalcino: secondo le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Siena, sarebbe stato lui a versare nelle fogne circa 600 ettolitri di vino destinato a diventare Brunello. L'atto di vandalismo sarebbe stato dettato dalla scelta di un altro dipendente nell'assegnazione di un alloggio di pertinenza dell'azienda. Il reato contestato è quello di sabotaggio.

Ulteriori particolari in una conferenza stampa degli inquirenti in mattinata. Avrebbe agito per vendetta l'ex dipendente dell'azienda vinicola Case Basse di Montalcino, arrestato con l'accusa di aver fatto finire nelle fogne 600 ettolitri di Brunello prodotto dalla stessa impresa per cui aveva lavorato. È quanto si spiega in una nota dei carabinieri del comando provinciale di Siena il cui nucleo investigativo, insieme ai colleghi di Montalcino, ha effettuato ieri sera l'arresto, in esecuzione di misura cautelare disposta dal gip senese Bruno Bellini, per il reato di sabotaggio. L'arrestato, un romano di 39 anni, A.D., già conosciuto alle forze dell'ordine per reati contro il patrimonio, spiegano sempre i militari, sarebbe stato «mosso da vecchi rancori» nei confronti del suo ex titolare: tra i motivi, «quello dell'aver preferito un altro dipendente nell'assegnazione di un alloggio di pertinenza dell'azienda».

La scoperta dell'atto vandalico risale al 3 dicembre scorso: chi ha agito, dopo essere entrato nella cantina di Case Basse, aveva aperto i rubinetti delle botti facendo defluire nelle fogne 600 ettolitri di Brunello, distruggendo l'intera produzione di vino dal 2007 al 2012. Le indagini, coordinate dal pm Aldo Natalini, inizialmente si erano indirizzate su varie ipotesi investigative «per poi convergere su quella che ha portato all'arresto dell'odierno indagato nei cui confronti venivano raccolti molteplici e concreti elementi di responsabilità in ordine al contestato reato di sabotaggio». Maggiori particolari saranno resi noto in una conferenza stampa in programma alle 11 al comando provinciale dei carabinieri a Siena.

18 dicembre 2012

A Londra il metrò si pagherà con il telefonino

Corriere della sera

La metropoli è la prima al mondo a utilizzare nell'ambito dei trasporti pubblici la tecnologia Nfc

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MILANO - Gli autobus rossi a due piani che contraddistinguono le strade di Londra hanno compiuto un passo verso il futuro. È partito da loro il progetto di pagamento contactless basato su tecnologia near field communication (Nfc) che progressivamente sarà esteso a tutta la vasta rete di trasporto pubblico sotto il Big Ben. È la prima città a predisporre un simile piano, che comporta la dotazione a tutti i mezzi di lettori Nfc e di un software per gestire il tutto. Il servizio, il cui debutto era stato originariamente annunciato in corrispondenza delle Olimpiadi dell'estate scorsa, è stato rimandato fino a oggi per alcuni problemi riscontrati con l'armonizzazione ai servizi di pagamento delle banche che sostengono il progetto.

NFC - Si parte formalmente con delle carte – di credito, debito o acquisto – abilitate ad eseguire le transazioni quando in prossimità (pochissimi centimetri) dei lettori, ma la società che gestisce la rete metropolitana, la Transport for London (TfL) , ha scelto di usare lo standard industriale Emv per il pagamento contactless e quindi anche gli smartphone dotati di chip Nfc saranno capaci di pagare la corsa. Già previsto un upgrade per le Oyster card, le carte che abitualmente i londinesi utilizzano per usufruire dei mezzi pubblici, a cui verrà inserito un chip per la trasmissione dati via Nfc. Mike Cowen, vice president di Master card e coinvolto nel progetto fin dalle fasi iniziali che risalgono al

2006, ha sottolineato in un'intervista rilasciata a ComputerWorld la differenza tra il modello Oyster e quello basato su Nfc: «Il vantaggio di adottare lo standard industriale è che è uno standard e quindi è aperto e non chiuso come la tecnologia proprietaria usata da Oyster». Il che permetterà a chiunque voglia di sviluppare applicazioni e servizi senza dover pagare licenze. «Londra è la prima città a realizzare un progetto che interessa tutta la rete di trasporti metropolitani – prosegue Cowen – Se funziona, il modello sarà replicato in molte altri parti del mondo».


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SCONTO SULLA CORSA - In questa prima fase sarà possibile pagare solo la singola tratta, il cui prezzo è stato abbassato dalla Tfl a 1,35 sterline (da 2,30) per incentivare l'adozione del nuovo servizio. Nei prossimi mesi verrà messo a punto il più complicato software per gestire gli abbonamenti e si capirà meglio l'affidabilità del sistema. Affinché il pagamento «al volo» diventi abitudine per i londinesi, sarà necessario che si diffondano non solo i lettori sui mezzi pubblici, ma anche smartphone (tutti i modelli di punta, eccezion fatta per l'iPhone sono dotati di chip Nfc) e carte di nuova generazione, che al momento in tutto il Regno Unito sono solo 30mila. Ci vorrà quindi un po' di tempo. Le altri città intanto stanno a guardare.





Gabriele De Palma
17 dicembre 2012 (modifica il 18 dicembre 2012)

Risolto un “giallo” dell’antico Egitto Ramses III sgozzato dalla concubina

La Stampa


Un’équipe di scienziati studiando con tecniche moderne alcune mummie ha scoperto che il faraone fu ucciso da Tij, una delle mogli, per mettere sul trono il figlio Pentawer, che poi venne costretto al suicidio


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Al Museo Egizio di Torino è custodito un papiro che descrive uno dei crimini più atroci accaduti nell’Antico Egitto: a metà del XII secolo a.C. nel gineceo del Faraone, la concubina Tij pianificava l’uccisione del suo coniuge, il sovrano divino Ramses III. L’obiettivo era mettere sul trono suo figlio Pentawer. Qualcosa andò però storto: la congiura fu scoperta e tutte le persone coinvolte vennero condotte in tribunale e punite. Oggi uno studio rivela se la morte di Ramses III è da ricondurre alla congiura.

Il team di ricerca, guidato dall’egittologo Zahi Hawass, da Carsten Pusch, esperto di genetica dell’Università di Tubinga e da Albert Zink, paleopatologo dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC), ha sottoposto la mummia del faraone a TAC, ad analisi genetico-molecolari e a indagini radiologiche. Le immagini della tomografia computerizzata, esaminate a Bolzano e al Cairo, hanno rivelato che al faraone fu tagliata la gola quando era ancora in vita. «Solo grazie alla TAC si è potuta vedere la ferita alla gola, nascosta da una benda sul collo», riferisce Zahi Hawass, che, al momento degli studi, era Segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie e ha quindi ottenuto l’accesso alla mummia in numerose occasioni. «Eravamo già a conoscenza del fatto che Ramses morì nel 1156 a.C., all’età di circa 65 anni. Rimanevano da indentificare le cause della morte» continua Hawass.

Un amuleto per la vita nell’oltretomba
Analizzando le immagini della TAC, i ricercatori hanno inoltre scoperto un amuleto inserito nella ferita. Si tratta del cosiddetto occhio di Horus, un simbolo molto diffuso nell’Antico Egitto, usato per la protezione dagli incidenti e la rigenerazione del corpo. «Il taglio alla gola e l’amuleto provano chiaramente che il faraone è stato assassinato - spiega Albert Zink -. L’amuleto fu collocato nella ferita dopo la morte per favorire una guarigione totale nell’aldilà». Ma Ramses III fu davvero ucciso durante la congiura dell’harem, come suggerito dal Papiro Giuridico di Torino?

Identificato il figlio di Ramses III
Alcune prove a supporto di questa ipotesi sono state individuate in un’altra mummia. Grazie ad analisi del dna, gli esperti hanno provato che Ramses III era direttamente imparentato con una mummia conosciuta finora col nome di “Unknown Man E”. Si era già ipotizzato che questa mummia, appartenente a un uomo di 18-20 anni, potesse essere Pentawer, il figlio di Ramses che presumibilmente aveva fomentato la congiura insieme a sua madre, con l’intenzione di sottrarre il potere al padre.

L’équipe di ricerca è riuscita ora, analizzando le impronte genetiche, a scoprire una corrispondenza del 50 per cento tra il materiale genetico di Ramses III e quello della mummia non identificata. «La mummia è quindi, con tutta probabilità, uno dei figli di Ramses III. Per esserne certi al 100 per cento, bisognerebbe sequenziare il genoma della madre» spiega Carsten Pusch, esperto di genetica molecolare all’Università di Tubinga. Sfortunatamente, la mummia di Tij, concubina di Ramses III e madre di Pentawer, non è mai stata trovata.

Suicidio del figlio?
Albert Zink e il suo team hanno condotto dei test radiologici anche sulla mummia che potrebbe appartenere a Pentawer. «A colpire la nostra attenzione è stato il fatto che il corpo fosse piuttosto gonfio. Inoltre, c’era una strana piegatura della pelle sul collo. Potrebbe essere il risultato di un suicidio per impiccagione. Infine il corpo è rivestito solo con pelle di capra - elemento considerato impuro - e fu mummificato senza aver prima rimosso gli organi interni e il cervello» affermano gli scienziati. Il fatto che il corpo del figlio di Ramses sia stato sepolto in un modo non consono a un principe potrebbe suggerire che fu proprio lui uno dei promotori della rivolta dell’harem. A Pentawer potrebbe essere stata offerta la possibilità di suicidarsi per evitare una pena peggiore nell’aldilà, come confermato dal Papiro Giuridico di Torino.

Morta a 115 anni Dina Manfredini Italoamericana, era la più vecchia del mondo

Corriere della sera

Originaria di Sant'Andrea Pievepelago, in provincia di Modena, era nata nel 1897 sotto Umberto I

MILANO - Una vita vissuta a cavallo di tre secoli, ma anche di due continenti. E' morta all'età di 115 anni e 257 giorni Dina Manfredini: da due settimane era la donna più vecchia del mondo, primato che aveva strappato il 5 dicembre scorso all'americana Besse Cooper, scomparsa all'età di 116 anni e 100 giorni. Di primato Dina ne aveva anche un altro: era una delle ultime quattro persone nate in Italia sotto il regno di Umberto I e una delle ultime 17 persone ad essere nata nel XIX secolo.

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PERSONA STRAORDINARIA - Nata in Italia il 4 aprile 1897 nella frazione di Sant’Andrea Pelago di Pievepelago, in provincia di Modena, Dina aveva appena 23 anni quando lasciò il nostro Paese per trasferirsi con il marito Riccardo negli Stati Uniti, a Des Moines, nello Iowa. «Una delle persone più straordinarie che io conosca», diceva di lei il parroco della zona Tom DeCarlo, con cui la donna parlava ancora italiano. Aveva tre figli, sette nipoti, sette pronipoti e dodici bisnipoti. Dopo una vita dedicata alla famiglia e alla casa, della quale continuò ad occuparsi fino a 90 anni, viveva in una casa di riposo. Con la sua scomparsa il primato di persona più vecchia del mondo (vivente) passa ora al giapponese Jiroemon Kimura, 115 anni.

Federica Seneghini
18 dicembre 2012 | 1:34

New York, guidatori di risciò più rapaci dei gondolieri veneziani

Enrico Silvestri - Lun, 17/12/2012 - 17:45

I conducenti di pedicab chiedono anche 450 dollari per un giretto di un quarto d’ora e il consiglio comunale vota una delibera per introdurre il tassametro. Ma la categoria protesta così il sindaco Bloomberg traccheggia e non firma: "Ci voglio pensare sopra un altro poco"

«Ci voglio pensare sopra un altro poco» con questa giustificazione il sindaco di New York Michael Bloomberg ha rinviato l’approvazione della delibera che introduce il tassametro anche per i rischiò.


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Un provvedimento richiesto da più parti dopo che astuti pedalatori della Grande Mela avevano letteralmente spellato vivi alcuni ingenui turisti. Tariffe da giro in elicottero più che da «pedicab» come vengono chiamati negli Usa, tutte puntualmente finte sui giornali con grande scandalo e ancor maggior dibattito.

Per anni si era sempre favoleggiato che fosse Venezia la città più «rapace» al mondo, con gli scafisti e i gondolieri a guidare la classifica dei più feroci spennatori di visitatori. Puntualmente sui quotidiani locali erano apparse lettere indignate di clienti che dopo un romantica gita in laguna si era viste arrivare mazzate che avrebbero fatto strabuzzare gli occhi anche a un oligarca russo o a uno sceicco arabo. Invece silenziosamente, anche per le caratteristiche dei loro mezzi, anche i newyorchesi guidatori di risciò stanno risalendo la speciale «classifica» dell’avidità.

Giusto questa estate era finita «New York Post» la notizia di un paio di dure mazzate capitate fra capo e collo a un paio di famiglie in visita alla Grande Mela. Una famiglia texana si era vista presentare il modico conto di 442 dollari e 54 centesimi per un passaggio da Times Square alla 55th street, un giro di circa 12 minuti. Le vittime hanno poi spiegato al giornalista che il «tassista» si era dimenticato di spiegare che il giro costava in partenza cento dollari a persona, dettaglio stampato in modo quasi illeggibile sulla carta delle tariffe. E lo zelante conducente ha avuto anche la faccia tosta di chiedere la mancia, sempre secondo quanto raccontato dalla «vittime».

Non era andata meglio qualche tempo prima a una famiglia del Maryland a cui era stato presentato un conto era di 431 dollari. E aveva avuto anche doppia mancia, perché la famiglia non si era accorta che era gia’ inclusa nel prezzo e senza batter ciglio ha pagato la cifra richiesta, più 30 dollari. Comportamenti del tutto leciti, perché l’amministrazione comunale consente ai conducenti di risciò’ di chiedere qualsiasi cifra, in nome della libera impreditoria americana, a patto che il prezzo sia indicato sulla carrozzella. Cosa che avviene puntualmente anche se al turista è assai difficile trovare il tariffario, perché abilmente dissimulato o computato in caratteri pressoché illeggibili.

Per questo dunque il consiglio comunale ha votato un provvedimento che introduce anche per i «pedicab» un regolare tassametro a tempo, come qualsiasi taxi a motore. Sollevando però le proteste delle associazioni che raccolgono i circa 700 «pedalatori». Impossibile infatti stabilire una velocità standar per ogni risciò e soprattutto non tener conto che la fatica del conducente è direttamente proporzionale al numero di persone che salgono a bordo. Insomma il dibattito si è infuocato e il sindaco Michael Bloomberg che marted’ avrebbe dovuto firmare la delibera ha fatto una brusca frenata. «Ci devo ancora pensare su». Anche New York dunque ha le sue potenti corporazioni.

L'Md80 lascia la flotta Alitalia: l'ultimo volo con le Frecce Tricolori

Il Messaggero


ROMA - Addio Md80. Esce dalla flotta Alitalia il 'mad dog' (il cane matto, come era stato soprannominato), che ha fatto la storia dell'aviazione commerciale e un pezzo di storia della compagnia, soprattutto in quelli che sono stati i suoi anni d'oro prima della grande crisi. E Alitalia ha saluto oggi l'Md80 con un ultimo volo celebrativo sui cieli italiani.

CLICCA QUI PER IL VIDEO


Cattura L'ultimo volo. L'aeromobile, ribattezzato 'Siracusa', è decollato da Roma Fiumicino alle 10.30 per arrivare all'altezza dei cieli di Venezia dove è stato accompagnato dalle Frecce Tricolori della pattuglia acrobatica nazionale. «Il velivolo che salutiamo oggi - ha detto l'amministratore delegato di Alitalia Andrea Ragnetti durante il volo - ha rappresentato negli anni la storia della compagnia e dell'intero sistema del trasporto nazionale, facendo conoscere il marchio Alitalia in Italia, in Europa e nel Nordafrica».

L'ad Ragnetti.
«Oggi celebriamo un aereo - ha detto Ragnetti - che ha trasportato milioni e milioni di passeggeri e il cui servizio ha coinciso con la stagione più bella di Alitalia prima della crisi. Ma ora dobbiamo guardare avanti e prepararci a un futuro che sia all'altezza del suo passato. Abbiamo avviato un'operazione di rinnovamento della flotta in anni difficilissimi, investendo 3 miliardi di dollari e ora siamo in linea con i migliori standard al mondo. La flotta di Alitalia sarà una delle più giovani, con una media di 6,5 anni, e a basso impatto ambientale al mondo. Insomma - ha concluso l'ad - ci prepariamo al 2013 e al 2014 che saranno anni ancora difficili ma che affrontiamo con continui miglioramenti e progressi».

I nuovi aerei.
Da gennaio 2009 Alitalia ha avviato un piano di rinnovamento della flotta che ha visto, fino ad oggi, l'ingresso di 55 nuovi aerei, fra regional, velivoli (Embraer 190 e 175), velivoli di medio raggio (Airbus A319 e A £20), e di lungo raggio (A330). Di questi 55 nuovi ingressi, 21 sono avvenuti dall'inizio del 2012. Nel 2013 altri nuovi aerei entreranno a far parte della flotta Alitalia. Nel quadriennio 2009-2012 gli aerei dismessi sono stati 67 di cui 41 dall'inizio del 2012. Il vecchio Md80 era, invece, entrato in flotta nel 1983. Con i suoi 92 esemplari, Alitalia è stata il terzo operatore al mondo e il primo n Europa per numero di questi aerei in flotta. L'Md80 Alitalia ha trasportato in Italia e in Europa quasi 40 milioni di passeggeri, con la massima affidabilità e sicurezza.


Lunedì 17 Dicembre 2012 - 19:28
Ultimo aggiornamento: 19:47

Un nuovo muro per l'Europa

La Stampa


Il governo greco blinda 10 chilometri di confine con la Turchia. La Commissione Ue non lo voleva, poi se n'è lavata le mani, e ora? Si rischia un nuovo passo indietro per le relazioni con Ankara.


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C’è un nuovo muro in Europa. E’ lungo 10 chilometri e mezzo e si trova al confine fra la Grecia e la Turchia. Ha un’altezza di quattro metri ed è tessuto di filo spinato tagliente. Per Atene è una “recinzione”, ha speso 3 milioni di euro per costruirla ed l’ha pensata per frenare il flusso di immigrati clandestini che, secondo il governo, supera le centomila unità ogni anno. Una parte della frontiera segnata dal fiume Evros assomiglia pertanto a quella fra gli Stati Uniti e il Messico. La barriera metallica protegge il tratto non segnati dal corso d’acqua, il più perforato dai clandestini. Ed è forse l’unico progetto ellenico che non ha subito ritardi per la crisi economica e politica del Paese.

A inizio 2011, quando un sottosegretario fece balenare per la prima volta l’idea di sigillare il fianco orientale della Grecia, la reazione della Commissione Ue fu severa. Atene «ha bisogno di riforme strutturali a lungo termine, e di misure per gestire meglio i confini», era stato detto. Poi qualcosa è cambiato. In aprile la responsabile del dossier, Cecilia Malmström, si è limitata a sottolineare «che non ci sono finanziamenti comunitari per il progetto» che considera «un affare interno». Il che, implicitamente, pare un nulla osta all’operazione, che ha numerosi sostenitori in Europa. I tedeschi, ad esempio, stanchi di veder entrare nuovi stranieri nel proprio paese.

Come reagirà ora la Commissione? 
Ad Ankara non saranno contenti e il dossier inquinerà le già roventi relazioni fra Europa e Turchia, per non parlare di quelle mai risolte fra la Sublime Porta e Atene. La Malmström ha sostenuto che «la situazione sul fronte dell’immigrazione in Grecia è molto difficile» e «resterà a lungo nell’agenda dell’Unione Europea». Atene replicava che il passaggio «chiave» verrà con la «finalizzazione dell'accordo di riammissione con la Turchia» che in cambio chiede la liberalizzazione dei visti per i suoi cittadini per l’area di Schengen».

Situazione spinosa. La Grecia difficilmente potrà rispedire a casa i sans papier che arrivano dalla Turchia (anche siriani, afghani e via dicendo) se i turchi saranno obbligati a chiedere il visto per l’Europa. «Accettiamo che abbiano delle aspettative simili - ha spiegato la signora Malmström -, ma in quale fase avverrà non è chiaro. Naturalmente c’è un legame fra le due cose e speriamo che il dialogo parta presto». Un pio auspicio, il suo. Il negoziato è teso. E il muro di Orestiada - città di frontiera che la mitologia vuole fondata da Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra - non potrà che peggiorare le cose.

Ps. Ieri, nel presentare il semestre di presidenza Ue, l’Irlanda ha detto apertamente di voler rimettere in moto il dossier dell’adesione turca. Erano anni che non se ne parlava in modo così netto. 

Il Papa grazia l'ex maggiordomo: a Natale Paolo Gabriele a casa con i figli

Il Messaggero
di Franca Giansoldati


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CITTA’ DEL VATICANO - La grazia del Papa a Paolo Gabriele arriverà entro Natale, in modo da permettergli di trascorrere il 25dicembre nel suo appartamento (del Vaticano) in cui abitano la moglie e i tre figli al di là del portone di Sant’Anna. La decisione è stata comunicata da Papa Ratzinger ai tre cardinali detective, Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore de Giorgi ai quali era stato affidato il compito di svolgere una inchiesta di tipo amministrativo, parallela a quella della magistratura vaticana per lo scandalo dei Vatileaks.

I cardinali sono stati ricevuti stamattina dal pontefice nel suo studio. Resta tuttavia l’incognita sul futuro dell’ex maggiordomo traditore, ritenuto responsabile per la fuga dei documenti riservati. Cosa farà? Paoletto molto probabilmente, fanno sapere in curia, lavorerà fuori dalle Mura Leonine e il Vaticano si sta già muovendo per cercargli un lavoro in grado di poter mantenere la famiglia e i ragazzi che sono ancora piccoli. Quanto all’appartamento dovrà essere prossimamente liberato, sebbene sembra si stia cercando una soluzione alternativa.

Paolo Gabriele attualmente è ancora in cella dopo essere stato giudicato colpevole per il reato di furto aggravato. Nel suo appartamento, durante le perquisizioni, i gendarmi hanno rinvenuto centinaia di documenti riservati, alcuni persino a firma autografa del pontefice. Quanto al tecnico informatico della Segreteria di Stato, Claudio Sciarpelletti, rinviato a giudizio e condannato per il reato di favoreggiamento, la sua vicenda si è chiusa con una sentenza di condanna a quattro mesi, ridotta a due con pena sospesa.

Con la rinuncia della difesa a ricorrere in appello i procedimenti giudiziari vaticani si possono dire archiviati. Teoricamente resterebbe aperto il filone di indagine riguardanti reati più gravi – come l’attentato contro la sicurezza dello Stato – come pure il procedimento aperto per verificare se si siano verificati i maltrattamenti in cella denunciati da Paolo Gabriele. Ma l’impressione è che Oltretevere si stia cercando di voltare pagina e dimenticare una brutta vicenda durata quasi un anno e destinata a segnare profondamente la vita della Santa Sede. Benedetto XVI viene descritto da alcuni ancora molto addolorato per quanto avvenuto, benchè la decisione della grazia faccia prevalere

l’aspetto caritatevole di un padre verso il figlio che ha sbagliato e che ha inoltrato una sincera richiesta di perdono. Nelle scorse settimane Paolo Gabriele ha ricevuto in cella la visita di un prelato della Segreteria di Stato. Sembra che il colloquio sia servito ad ottenere rassicurazioni sull’impegno alla riservatezza. Il timore che Gabriele possa rivelare dettagli o informazioni sensibili sulla vita del Papa è ben presente. Ma il Papa è deciso a perdonarlo seguendo l'esempio evangelico.


Lunedì 17 Dicembre 2012 - 20:52
Ultimo aggiornamento: 20:55

Grazia per il condannato a morte obeso «Ma i suoi 218 chili non c’entrano»

Corriere della sera

Ronald Post doveva essere giustiziato fra meno di un mese. Aveva chiesto clemenza per la sua obesità. Alla fine l’ha ottenuta. Ma per un altro motivo

Ronald Post, il detenuto obeso graziato
 
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Quando Ronald Post aveva cercato di dimagrire, nel braccio della morte, le cyclette si erano spezzate sotto la sua mole imponente. Adesso, a meno di 30 giorni dall’esecuzione della pena capitale, la sua paura più grande era quella di andare incontro a un’interminabile agonia. Sempre a causa della sua stazza: iniezioni letali e lettini non sono pensati per chi come lui pesa 218 chili e il tentativo di ucciderlo rischiava di trasformarsi in un processo lungo e difficile, con il rischio concreto di gravi sofferenze fisiche e psicologiche. Per questo ha chiesto la grazia. Ma l’ha ottenuta per un altro motivo: all’epoca della sua condanna, 30 anni fa, non ebbe un’equa difesa. Ronald, 53 anni, non sarà dunque ucciso il prossimo 16 gennaio ma resterà in carcere in Ohio, all’ergastolo.

UNA MORTE ATROCE- Nella richiesta di grazia, rinnovata anche nelle ultime ore, il detenuto obeso aveva allegato una dichiarazione di David Lubarsky, anestesista e professore dell’università di Miami, secondo cui «la sua singolare condizione fisica e medica» avrebbe messo la squadra responsabile dell’esecuzione di fronte a «gravi difficoltà». C’era il sostanziale rischio che «l’intero torso di Post non entrasse nel lettino» e che questo comunque potesse crollare sotto il suo enorme peso, aveva argomentato Lubarsky. Secondo l’anestesista di Miami, Post ha «una incredibile quantità di grasso che circonda i muscoli e il sistema vascolare»: in passato i medici che lo hanno avuto in cura in prigione hanno fatto fatica a trovargli le vene.

DIFESA LEGALE INADEGUATA - Il Parole Board dell’Ohio (la commissione che si esprime su questi casi) ha raccomandato la grazia in base al fatto che 30 anni fa Post non ebbe una assistenza legale degna di questo nome. L’uomo è stato condannato a morte per aver ucciso nel 1983 Helen Vantz, receptionist di un albergo, durante una rapina. «A prescindere dalla natura orribile del delitto, un condannato ha diritto a una difesa efficace e il Parole Board ha concluso che non è stato questo il suo caso. Io concordo», ha dichiarato il governatore dello Stato John Kasich concedendo la clemenza.

Richard Cooey, giustiziato nel 2008

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GLI «OVERSIZE» E LA FORCA - Post non è il primo prigioniero dell’Ohio che ha cercato di far valere il fatto di essere obeso per fermare la mano del boia: nel 2008 una corte di appello ha respinto un simile ricorso di Richard Cooey, che pesava 100 chili di meno. Cooey fu messo a morte nell’ottobre di quell’anno, senza i problemi temuti dai suoi legali. Un anno prima tuttavia, l’esecuzione di Christopher Newton, anche lui di stazza sopra il quintale, si era protratta per 90 minuti: il boia non riusciva a trovargli la vena. Andò meglio a Mitchell Rupe, condannato a morte per impiccagione nello Stato di Washington, nel 1994. Il giudice gli concesse la grazia perché temeva che, con i suoi 200 chili di peso, la sua esecuzione si trasformasse in una decapitazione. Rupe morì 12 anni dopo, malato, nella sua cella.


Angela Geraci 
18 dicembre 2012 | 4:06

L’Archivio Pascoli sbarca sul Web 60 mila documenti disponibili online

La Stampa

Per i cento anni dalla morte del poeta il ministero dei beni culturali inaugura un portale sulle carte private custodite a Castelvecchio

roma


Cattura
Tutto l’archivio privato di Giovanni Pascoli (1855-1912) sarà consultabile via web grazie alla nascita di un grande portale. In occasione del centenario della morte del poeta, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha ritenuto che il miglior modo di commemorarlo fosse quello di dedicare al suo archivio un intervento importante e duraturo. Pascoli infatti ha lasciato, insieme alla sua opera, un vero e proprio tesoro di memoria, conservato in quel suggestivo sacrario costituito dalla casa di Castelvecchio (Lucca), che la sorella Maria riuscì, grazie alle sue attente cure, a mantenere intatto. Alla sua morte, Maria destinò l’intero patrimonio al Comune di Barga, che ne ha affidato la gestione alla Fondazione Pascoli.

L’intervento sull’archivio, sostenuto da un preciso progetto culturale, prevede la descrizione informatizzata degli oltre 60.000 documenti, delle fotografie e dei giornali, la loro riproduzione digitale e la creazione di un avanzato sistema di interrogazione e restituzione che renderà l’archivio consultabile via web. Al fine poi di valorizzare l’intero patrimonio pascoliano, il progetto si completa con la costruzione di un portale internet dedicato che accoglie anche la catalogazione della biblioteca e dei beni presenti nella casa-museo di Pascoli, a ribadire la forte connessione tra l’archivio, la biblioteca e la casa. Mercoledì 19 dicembre si terrà a Firenze, in Palazzo Strozzi, il convegno dal titolo «L’Archivio Pascoli nell’età digitale: un cantiere aperto», promosso dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana, che presenterà al pubblico i primi risultati del lavoro di digitalizzazione delle carte del cantore del «Fanciullino» e offrirà agli studiosi l’occasione di riflettere sul rapporto tra costruzione biografica e memoria documentaria, particolarmente problematico e carico di suggestioni nel caso del poeta di Castelvecchio.

Il progetto di digitalizzazione dell’archivio Pascoli e di creazione del portale pascoliano, sviluppato e diretto dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana, è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sui fondi della quota dell’otto per mille dell’Irpef a diretta gestione statale e da un ulteriore contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La realizzazione del sistema informatico per la schedatura e digitalizzazione dei documenti e l’architettura del portale è a cura della Scuola Normale Superiore di Pisa. La catalogazione informatizzata della biblioteca Pascoli di Castelvecchio è stata curata dalla Fondazione Giovanni Pascoli con i contributi della Regione Toscana e della Fondazione Banca del Monte di Lucca. La catalogazione dei beni conservati in casa Pascoli è stata curata dalla Soprintendenza per i Beni architettonici, paesaggistici, storici e artistici di Lucca. 

Pannella lascia la clinica, poi torna e punzecchia Bersani: «Ponzietto Pilato»

Il Messaggero


ROMA - Marco Pannella continua lo sciopero totale della fame e della sete nella sua battaglia per l'amnistia e il diritto di voto dei detenuti. Pannella, 82 anni, ricoverato sabato scorso, oggi «nonostante il parere tassativamente contrario dei medici curanti», lunedì alle 17 ha deciso di lasciare la clinica romana dove era in cura, ma poi in serata ha deciso di rientrare.  «L'onorevole Marco Pannella - si legge nel bollettino medico - giunto lunedì al settimo giorno di digiuno totale, è stato sottoposto a nuovi controlli medici e laboratoristici.

I sanitari - prosegue il bollettino - hanno illustrato nuovamente al paziente i rischi elevatissimi ed imminenti di complicanze gravi, ma l'onorevole Pannella non ha accettato di sottoporsi alle terapie proposte. Anzi, nonostante il parere tassativamente contrario dei medici curanti, alle ore 17 l'onorevole Pannella ha deciso di lasciare la clinica. Tale decisione, che aumenta considerevolmente i rischi e riduce ulteriormente i margini per un intervento medico utile, espone anche il collegio medico a problematiche giuridiche e deontologiche assolutamente rilevanti».


Cattura
Il leader radicale, che sabato aveva accettato il ricovero nella clinica romana Nostra Signora della Mercede, corre gravi rischi ma nonostante l'allarme ripetuto dei sanitari, continua ad andare avanti nella sua iniziativa nonviolenta (lo ha ripetuto anche ieri sera: «continuo assolutamente lo sciopero totalè), nell'attesa - come ha riferito Rita Bernardini - che dalle istituzioni giunga questa volta qualche elemento concreto. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, è andata oggi nella clinica dove è ricoverato Pannella. Severino - secondo quanto si è appreso - ha incontrato l'esponente radicale Rita Bernardini e il medico che ha in cura Panella, i quali l'hanno informata sulle sue condizioni di salute, che hanno sconsigliato la visita. Il ministro Severino ha quindi lasciato alla Bernardini una sua lettera personale per Pannella.

Sostegno alla battaglia dell'anziano leader radicale è arrivato da politici di tutti gli schieramenti. Con l'invito anche alle istituzioni e al governo in particolare, di dare risposte alle richieste di Pannella. Ignazio Marino del Pd, forte della sue esperienza di medico, ha pregato Pannella di reidratarsi altrimenti rischia di andare in dialisi. Cresce intanto la mobilitazione sul web. Di minuto in minuto si moltiplicano sui social network i messaggi di sostegno e stima al leader radicale e alla sua lotta nonviolenta per la legalità. Sono migliaia i tweet inviati con l'hashtag #IostoconMarco, che ieri in poche ore ha scalato la classifica degli argomenti più dibattutti (i twitter trends) e anche stamattina si conferma tra gli argomenti di massima tendenza.

Tra le numerosissime personalità del giornalismo, della politica e della cultura che hanno twittato a sostegno di Marco Pannella, anche Roberto Saviano, che stamattina scrive: «Rispetto lo sciopero della fame e della sete di Pannella per la legalità nelle carceri #iostoconmarco». Non si è fatta attendere la risposta del leader radicale, che allo scrittore risponde così su twitter: «A Robè, grazie ma io sto per il trittico indissolubile Amnistia, Diritto, Legalità per tutti e non per i carcerati.I carcerati lottano, soffrono, vivono loro per tutti gli altri, voialtri, noialtri e per tutto questo abbiamo pochissime ore. Bye bye».

«Ciao grazie, Ponzietto Pilato, con le carceri di Cesare contro le catacombe di Pietro e della sua Chiesa». Breve e dura risposta di Marco Pannella alle parole di sostegno venute oggi da Pierluigi Bersani che ha detto: «Ancora una volta Marco Pannella mette a repentaglio la propria vita per richiamare l'attenzione sulle disastrose condizioni del sistema penitenziario italiano. Noi non possiamo tuttavia che chiedergli di riprendere a bere e a mangiare».


Lunedì 17 Dicembre 2012 - 14:13
Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Dicembre - 09:06

Scontri durante il corteo, sette studenti nei guai

Enrico Silvestri - Mar, 18/12/2012 - 09:00

Sette denunciati per gli scontri del 14 novembre scorso: sequestrati caschi e mazze da baseball usati per "protestare" in piazza

Un mesetto passato a visionare ore e ore di filmati per comparare i teppisti mascherati con i ragazzi che poco prima sfilavano a volto scoperto.


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E alla fine sono saltati fuori i nomi di sette studenti, quattro maggiorenti e tre minorenni, che ieri hanno ricevuto la visita della Digos. Gli investigatori hanno perquisito le diverse abitazioni, trovando abiti e caschi uguali a quelli delle foto, portato i ragazzi in questura per la fotosegnalazione e quindi formalizzato una denuncia. La risposta degli antagonisti non si fa attendere: «Non erano solo loro, c'era tutta la piazza» e poi le minacce: «Presto nuove iniziative».

Gli incidenti a cui fa riferimento l'operazione, risalgono al 14 novembre durante il corteo per lo «European general strike» contro le politiche economiche imposte all'Italia dall'Europa. Per questo i manifestanti avevano imboccato corso Magenta per raggiungere Palazzo delle Stelline, dove hanno sede gli uffici Ue.

I ragazzi trovarono un cordone di poliziotti e volarono bengala, bombe carta, sassi e mazzate. Subito dopo partirono le indagini non facili perché le prime linee si erano mosse con caschi in testa e passamontagna calati sul volto. La polizia scientifica tuttavia aveva ripreso i manifestanti non solo durante gli scontri, ma anche prima e dopo, quando erano a volto scoperto. In questo modo sono stati individuati sette militanti del collettivo Lambretta e al Coordinamento autonomo studenti e collettivi, entrambi area «Corsari».

Si tratta di G. L., e B. L., di 29 e 25 anni, con altre denunce sulle spalle per reati da ordine pubblico, D. R. G., e M. L., 19 anni, entrambi noti, ma senza carichi pendenti. Poi tre giovani leve: M. S., e G. F., di 16 anni e M. D., 17 anni. «Gli scontri sono stati dall'intera piazza» hanno replicato ieri pomeriggio gli autonomi attribuendo la responsabilità «a miglia di studenti» e non solo ai sette indagati. La colpa poi è tutta della polizia: «Noi volevamo solo passare, sono loro che ci hanno fermato». Poi le minacce: «Vogliono intimidirci e creare una distinzione tra buoni e cattivi ma non ci fermeremo qui, non ci lasciamo intimidire». Per questo hanno annunciato nuove e imminenti iniziative.

Pannella al 7° giorno di digiuno I medici: "Ha poche ore di vita"

Libero

Sta protestando per ottenere l'amnistia, il diritto di voto dei detenuti e la possibilità dei Radicali di entrare in Parlamento


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Le condizioni di salute di Marco Pannella sono decisamente preoccupanti. Da sette giorni in sciopero della fame e della sete nella sua battaglia per l'amnistia, il diritto di voto dei detenuti e la possibilità dei Radicali di entrare in Parlamento, i medici che lo hanno in cura sostengono che se non interrompe il digiuno totale ha davanti a sé solo poche ore di vita. Ricoverato d'urgenza in ospedale, il radicale ottantaduenne, però non è assolutamente intenzionato a mollare. "Io continuo assolutamente nello sciopero totale di fame e della sete, vedremo se arriveranno nomi vitali come nel 1976, perchè quelli urgono.

Servono personalità che dicano 'sono pronto ad essere candidato'", ha detto ieri sera a Radio Radicale. "L'obiettivo è sempre quello - spiega Pannella - ottenere che lo Stato italiano interrompa la flagranza tecnicamente criminale in termini di diritto internazionale e della "ex" Costituzione italiana. Mentre continuano ad arrivare conferme dalla giurisdizione europea, abbiamo fornito lo strumento perchè questo possa accadere formalmente in dieci giorni. Come episodio enorme, storico, dopo 30 anni di tradimento ed illegalità".

L'appello dei radicali - In attesa che arrivi un segnale che faccia desistere Pannella dalla sua pericolosa protesta la politica, scende in campo per manifestare solidarietà al leader radicale con l'invito anche alle istituzioni e al governo in particolare, di dare risposte alle richieste di Pannella. "Marco ci ha sempre insegnato che non bisogna preoccuparsi ma occuparsi delle questioni - ha detto Rita Bernardini dei Radicali eletta nelle fila del Pd. Lui pone delle questioni che sono i problemi della vita democratica del nostro paese, gli stessi che pose anni fa, nel '76.

L’ho visto stamattina, a lui non si può chiedere di smettere, gli si devono dare gli elementi per smettere. Ci tiene troppo a questo paese. Nel '76 si mossero personaggi di livello altissimo, oggi sembra che questo paese sia completamente addormentato rispetto ai problemi della democrazia". Stamattina il Guardasigilli, Paola Severino. è andata in ospedale per incontrare Pannella. A riceverla Rita Bernardini e un medico che ha in cura   il leader dei Radicali che le hanno riferito che Pannella non era in condizione di ricevere visite. Severino ha consegnato una lettera personale  a Pannella prima di lasciare la struttura.

Cresce la mobilitazione sul web - Si moltiplicano sui social network i messaggi di sostegno e stima al leader radicale e alla sua lotta nonviolenta per la legalità. Sono migliaia i tweet inviati con l’hashtag "IostoconMarc"o, che ieri in poche ore ha scalato i twitter trends e anche stamattina si conferma - sottolineano i Radicali - tra gli argomenti di massima tendenza, con un potenziale di 3.602.099 visualizzazioni, contando su un potenziale di 1.288.439 utenti. Tra le numerosissime personalità del giornalismo, della politica e della cultura che hanno twittato a sostegno di Marco Pannella, anche Roberto Saviano, che stamattina scrive: "Rispetto lo sciopero della fame e della sete di Pannella per la legalità nelle carceri #iostoconmarco".

Pronta la risposta del leader radicale, che allo scrittore risponde così su twitter: "A Robè, grazie ma io sto per il trittico indissolubile Amnistia, Diritto, Legalità per TUTTI e non per i carcerati. I carcerati lottano, soffrono, vivono loro per tutti gli altri, voialtri, noialtri e per tutto questo abbiamo POCHISSIME ORE. Bye bye". Solidarietà a Pannela su twitter è stata espressa tra gli altri da Giancarlo Galan ("#iostoconMarco per le sue battaglie sui #diritticivili"), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, Sandro Gozi del Pd ("siamo con te con le tue battaglie e con la tua generosità per cercare di salvare questo paese di brava gente"), Roberto Rao dell’Udc

("Abbiamo il dovere morale e politico di tirare fuori le carceri dall’illegalità in cui versano"), Roberto Della Seta del Pd ("onore a sua battaglia di legalità e di speranza, politica non resti muta"), Caterina Pes del Pd ("non mollare. Senza le tue battaglie di civiltà l'Italia sarebbe un paese peggiore", Roberto Giachetti del Pd ("da sempre ci indica, mettendosi in gioco, cosa è la nobiltà della politica. ora bevi xò"). Tra i giornalisti Mattia Feltri (L'unica cosa nobile in mezzo al delirio"), Filippo Facci ("iostoconMarco e basta"), Andrea Vianello
 
("Se un ostinato battagliero 'rompicoglionì viscerale vulcanico logorroico indomabile 82enne rischia la vita per le sue idee #iostoconMarco", Gad Lerner ("Pannella si offre come confratello dei detenuti reclusi nelle carceri della nostra vergogna,una generosità da ascoltare"), Corrado Formigli ("Un’altra battaglia sacrosanta di Pannella per le condizioni di vita nelle carceri. Però ora Marco fermati e bevi un sorso", Claudia Fusani: "ogni volta dico: ecco cos'è la passione. Dedicato a chi fa politica, uomini e donne"), Gaia Tortora ("#iostoconMarco. e non solo io..."). Solidarietà anche dal Popolo Viola che sul suo profilo twitter commenta: "Non condividiamo nulla con MarcoPannella ma merita rispetto e solidarietà #iostoconMarco". Centinaia anche i messaggi inviati a Marco Pannella tramite Facebook, che hanno registrato oltre 20mila visualizzazioni.

Quando la disabilità esce dall’ombra

Corriere della sera
di Redazione

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Era una scommessa difficile, una sfida un po’ incosciente. Ci siamo guardati in faccia, così diversi, ma uniti dalla passione per le parole e per le idee. Giornalisti, insomma. Pieni di curiosità e con tante storie nel taccuino, a volte mai raccontate, a volte senza il riscontro dei lettori. Perché volevamo che foste voi a tirare fuori il meglio, uscendo dall’anonimato di una condizione molto più normale e diffusa di quanto ancora appaia nel nostro Paese. E’ così che è nato questo blog, lo abbiamo chiamato “InVisibili”, con due lettere maiuscole, perché volevamo fare diventare “Visibili” le persone e le situazioni, i problemi e le speranze, i progetti e gli ostacoli, le opportunità e i disagi. Senza retorica, senza pietismo, con forza e dignità giornalistica. Ma anche, se possibile, con un po’ di leggerezza. Un mondo a colori, pieno di voci e di suoni. Ora tocca a voi alzare la mano e porre le vostre domande. Un’occasione speciale, che potrete vivere in diretta assieme a noi.


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Questa sera infatti, a partire dalle 19, non perdete la diretta streaming che sarà trasmessa nella home page di corriere.it . Una conversazione d’eccezione fra il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il vicedirettore Barbara Stefanelli, e il grande Jovanotti, che parleranno de “L’Italia che saremo”, partendo proprio dalle esperienze dei blog del quotidiano on line, e fra questi anche il nostro, gli “InVisibili”. Ci saremo anche noi, naturalmente. Ma per una volta vorremmo che le domande venissero da voi, da tutti coloro, e sono tanti, che ci hanno accompagnato in questo anno tumultuoso e affascinante di dialogo a tutto campo, giorno dopo giorno.

Abbiamo parlato in modo diretto e a volte duro di argomenti che non trovano facilmente spazio nei media, se non quando si verifica qualche episodio particolarmente grave. Abbiamo forse liberato qualche tabù, a partire dalla sessualità, dall’affettività spesso negata. Abbiamo analizzato anche le parole, e il linguaggio, che spesso sono la prima sottile forma di discriminazione e di esclusione sociale. E abbiamo seguito con attenzione le battaglie per i diritti, per l’inclusione scolastica, sottoposta a tagli e difficoltà connesse alla crisi finanziaria; per l’inserimento lavorativo, messo in discussione e visto con diffidenza; ci siamo occupati con grande curiosità di turismo per tutti, di

accessibilità delle città e dei luoghi di vacanza; abbiamo condiviso la battaglia per un uso corretto degli spazi destinati alla sosta e alla mobilità delle persone disabili; ci siamo spinti ad esplorare le disabilità più nascoste e meno evidenti, e non solo la realtà più conosciuta delle persone in sedia a rotelle; ci siamo appassionati per lo sport paralimpico nell’anno strepitoso dei Giochi di Londra. 157 articoli in meno di un anno, con oltre 5800 commenti. Non sappiamo se sia tanto o poco. Per noi è stata una grande soddisfazione, e vogliamo continuare, migliorando e aggiustando il tiro del nostro lavoro proprio grazie all’interazione continua e liberamente critica con voi lettori, davvero numerosi e attenti.

Ecco perché adesso vi chiediamo non solo di commentare questo post, ma di farlo cogliendo l’occasione per fare una vostra domanda a Jovanotti e al direttore del Corriere. Saranno le vostre domande, infatti, ad animare la loro conversazione e a inserire il tema della disabilità, forse per la prima volta, nel contesto più grande dell’Italia che sta cambiando, che sta nascendo sotto i nostri occhi.

Grazie dai vostri bloggers: Claudio Arrigoni, Franco Bomprezzi, Simone Fanti e dalla redazione di “InVisibili”.