mercoledì 19 dicembre 2012

Debutta nei cieli il “Neuron” il futuro caccia europeo senza pilota

La Stampa

Anche l’Italia, con Alenia Aermacchi fra i partner che l’hanno realizzato, insieme a Francia, Spagna, Svezia, Svizzera e Grecia. Svolgerà missioni completamente robotizzate

luigi grassia
inviato a istres (marsiglia)


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La base aerea di Istres, in Provenza, è la più discreta dell’apparato militare francese. Ci sono trenta Mirage 2000N, dove N sta per nucleare, armati di missili da crociera con testata atomica. E si sperimentano i prototipi. Oggi la base si è aperta per mostrare il primo volo pubblico (non proprio il primo assoluto, che è di qualche mese fa) del futuro caccia Neuron,un caccia con la particolarità di fare a meno del pilota.  Il vero nome del Neuron è nEUROn perché è realizzato da sei Paesi europei: Italia, Francia, Spagna, Svezia, Svizzera e Grecia.

Per l’Italia c’è la Alenia Aermacchi del gruppo Finmeccanica con 22 per cento del progetto e la realizzazione esclusiva di alcune componenti ad alta tecnologia, come la finestra ottica anteriore che fa da interfaccia per i sensori. Il Neuron sembra un Ufo. È piatto sul fondo e tondeggiante sul dorso, ha le ali ma manca completamente di coda. La sua aerodinamica è improbabile eppure decolla che è una meraviglia, un decollo più lieve di quello del caccia Rafale che lo precede e lo scorta come fa la chioccia col pulcino.

Le dimensioni dei due caccia affiancati in cielo non sono molto diverse. Certo il Neuron è un po’ più piccolo ma non si tratta del solito minuscolo drone telecomandato, è invece l’embrione di un cacciabombardiere che in futuro svolgerà missioni d’attacco completamente robotizzate, senza intervento da terra. Già adesso il Neuron decolla e atterra da solo e da solo svolge la missione assegnata. Da terra gli danno due soli comandi: RETURN per tornare alla base, o CRASH se qualcosa andasse male.

Ma perché fare un caccia senza pilota? Ci sono valide ragioni sia operative sia economiche.
Il Neuron non è ancora un vero caccia, è un dimostratore tecnologico. Ma pensate ai vantaggi operativi di un vero aereo da caccia senza pilota, quando ci sarà. Un caccia del genere potrà volare non solo senza il seggiolino eiettabile, ma senza qualunque altro apparato, piccolo o grande, semplice o sofisticato, che sia legato alla presenza umana a bordo. Da questo deriverà un grande risparmio di peso, di spazio, di complicazioni tecniche e di soldi. Verrà meno anche la necessità di addestrare i piloti militari per molti anni e a costi astronomici. E ancora: usando dei caccia completamente automatizzati, non si rischieranno più vite umane in azioni aeree. E non ci sarà più da temere che i piloti abbattuti cadano in mano nemica (un’eventualità che in certi contesti, preoccupa persino più della morte).

Poi ci sono le ragioni industriali. In Europa non ci sono piani per cacciabombardieri dopo quelli che volano oggi. Ne stanno studiando in America, Russia, Cina,ma non in Europa. I grandi caccia pilotati costano troppo. Prendere l’onda giusta, l’onda del futuro, con quelli senza pilota potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata. Ma al momento in Europa si studiano cinque o sei progetti diversi e concorrenti in vari Paesi.  Dice l’amministratore delegato di Alenia Aermacchi, Giuseppe Giordo: «Il 2013 e il 2014 possono essere gli anni per impostare un programma comune europeo di aerei senza pilota, un programma come è stato l’Eurofighter». In realtà un altro aereo nei programmi di Alenia c’è ma il suo destino non è sicuro: si tratta dell’F-35 che rischia altri tagli dopo il calo delle commesse italiane da 131 unità a 90. Spiega Giordo: «Dall’F-35 ci aspettiamo ritorni industriali nell’arco dei prossimi 20 anni. Mi auguro che il governo tenga conto delle conseguenze di un’eventuale ulteriore riduzione del numero delle macchine».



Fotogallery

Ecco il Neuron
caccia europeo
senza pilota


video

Il primo volo
di Neuron, caccia
senza pilota

Una pagina di giornale in memoria del gatto morto

La Stampa

Il gatto Eros è ricordato dal suo padrone in un' intera pagina del Corriere della Sera. Qualcuno si commuove, i più cinici pensano a una trovata pubblicitaria.

gianluca nicoletti


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   In Rete serpeggia un dilemma che in confronto la futura leadership in Italia è una bazzecola: “chi è il padrone del compianto gatto Eros?” Sicuramente se questi esiste è persona facoltosa, dal momento che ieri per commemorare la dipartita del suo amatissimo gatto Certosino ha acquistato un’ intera pagina del Corriere della Sera . In tale sontuoso necrologio campeggia il primo piano intenso del povero gattone passato a miglior vita e una strofa della canzone “Marinella” di Fabrizio de Andrè. “… e come tutte le cose più belle vivesti/solo un giorno come le rose…”

   L’oggetto del contendere nei social network è non tanto il lecito amore gattesco, che può anche portare a gesti nobili e folli come un costoso paginone su un quotidiano che ha sicuramente il suo bel prezzo, ma se non possa trattarsi piuttosto di una campagna virale, pensata  per pubblicizzare qualcosa di cui avremo presto notizia, ma solo  dopo che il ricordo di Eros ci avrà tutti fatto commuovere.

   In realtà l’accostamento classico "Eros-Thanatos" non ha molto convinto, nella sua declinazione felina, i più insensibili alla passione animalista. Per costoro è comunque sembrato un grosso schiaffo alla miseria spendere 40.000 euro per la memoria di un gatto morto, quello che una famiglia media impiega  per sopravvivere svariati mesi.

Come disintossicarsi dal divorzio

La Stampa

In California un centro di riabilitazione per eliminare le tossine accumulate a causa della separazione

paolo mastrololli
new york


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Ci sono i centri di riabilitazione dalla droga, dall’alcool, e adesso anche dal divorzio. Proprio così: ricostruzione fisica e psicologica, eliminazione delle tossine accumulate a causa della separazione. Il nuovo centro, infatti, si chiama “Divorce Detox”, e come era prevedibile è nato in California. L’idea è venuta ad Allison Pescosolido, che di mestiere fa il “life coach”, ossia quegli “allenatori” che insegnano ai loro clienti come vivere meglio.

Inutile dire che alcuni dei problemi più gravi incontrati sul lavoro riguardavano proprio i divorzi e le separazioni, incluse quelle che la stessa Allison aveva vissuto sulla propria pelle: sensi di colpa, paura di restare soli per il resto della vita, incertezza finanziaria, debolezza nei rapporti sociali e nell’affrontare le sfide quotidiane dell’esistenza. Così la Pescosolido ha deciso di lanciarsi nella sua nuova attività, aprendo a Santa Monica “Divorce Detox”.

I clienti possono scegliere tra due tipi di seminari: il primo dura sei ore e costa 2.500 dollari; il secondo invece richiede un impegno di dieci ore, al prezzo di 3.500 dollari. Jesse McKinley, un reporter del New York Times in fase di divorzio, si è iscritto al programma e lo ha raccontato. Il seminario comincia con una sessione di valutazione, per capire cosa affligge di più il cliente. Quindi si inizia a lavorare su tre fronti: il cuore, la mente, e il corpo. La prima parte richiede di aprirsi sulla propria esperienza, raccontarla, capire e ammettere gli errori, ma anche accettare i propri limiti e andare oltre, riflettendo su come migliorarsi.

La seconda fa un lavoro specifico sugli effetti psicologici del divorzio, e quindi comprende anche la redazione di una lista delle cose che stressano di più il cliente: il risultato è che molti di questi incubi sono fittizi, e quindi superabili. La terza parte obbliga a prendersi più cura di sé, e quindi mangiare sano, dormire a sufficienza, stare all’aria aperta, svolgere una serie di attività che aiutano anche il fisico a riprendersi. I clienti vengono invitati poi ad immaginare la loro vita dopo la separazione, i nuovi hobby che intendono abbracciare, e alla fine scrivono una lettera a se stessi: il testo viene conservato dai responsabili del programma, che qualche tempo dopo lo spediscono a casa del “paziente”, per fargli leggere nelle sue stesse parole quanto è migliorato. I giudizi su “Divorce Detox” variano. Alcuni terapisti lo considerano una trovata di marketing, mentre altri sostengono che ripete solo tecniche già utilizzate in tutti gli studi medici specializzati nella cura dei disturbi mentali. Jesse McKinley, il reporter del New York Times, ha scritto che era arrivato a Santa Monica pieno di scetticismo, ma ne è ripartito sollevato. Anche dal divorzio, insomma, si può guarire.

Torna il re dei pirati. E mostra la sua «flotta»

Corriere della sera

Mega sarà online dal 20 gennaio. E Kim Dotcom twitta le foto degli hard disk pronti diffondere illegalmente film e musica
 
MILANO - Il re dei pirati torna a navigare nel mare della Rete. Kim Dotcom, il patron dell'ormai defunto sito di file sharing Mega Upload, è tornato alla carica mostrando su Twitter una foto della sua nuova attrezzatura. L'immagine ritrae un rack, letteralmente scaffale, colmo di hard disk pronti a diffondere in Rete film, musica e programmi.

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UNO DI MOLTI - Accusato di aver inflitto danni per 500 milioni di dollari alle industrie creative attraverso la pirateria, Kim Schmitz, questo il suo vero nome, undici mesi fa era stato arrestato in Nuova Zelanda e tutti i suoi file erano stati cancellati. Adesso però è pronto per tornare in pista armato fino ai denti. Con il suo solito stile tracotante, da uomo abituato a vivere nel lusso più sfrenato, Kim in un tweet ha affermato che ogni rack può contenere 720 Terabyte di dati e di volerne acquistare uno al giorno. Tradotto significa che ogni scaffale può ospitare circa ottocento milioni di film e miliardi di canzoni, una cifra impressionante se moltiplicata per 365.

SI PARTE A GENNAIO - Per far partire la nuova impresa dal nome Mega, Kim sta chiedendo aiuti economici e pratici ai naviganti. A differenza di Mega Upload infatti, Mega si appoggerà ai server messi a disposizione degli utenti, cercando di creare una rete diffusa a prova di chiusure forzate. L'attesa ora è per il 20 gennaio quando il re dei pirati presenterà ufficialmente la sua nuova creazione.

Alessio Lana19 dicembre 2012 | 14:40

Investimento sbagliato? Da risarcire anche il lucro cessante

La Stampa


La banca dovrà risarcire anche il lucro cessante al ricco proprietario incapace che, affidandosi alla Sim, ha investito male i suoi soldi.
 

Cattura Il proprietario di un ingente patrimonio è affetto da ansia, depressione e megalomania e investe i suoi soldi, perdendo tutto. È la banca che ha fatto sottoscrivere il contratto a dover restituire tutto, più un risarcimento del danno. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza 16674/12. Il caso. Il proprietario di un ingente patrimonio era stato vittima, almeno secondo quanto stabilito dal Tribunale di Milano, di circonvenzione di incapace da parte del responsabile della Sim della banca, visto che era affetto da una sintomatologia pschiatricamente apprezzabile di ansia, insonnia, depressione e megalomania.

Investimento sbagliato… In pratica, secondo i giudici di primo grado, i contratti d’intermediazione finanziaria sottoscritti – a seguito dei quali il proprietario aveva perso l’intero patrimonio immobiliare - erano viziati a norma dell’art. 428 c.c.. La banca, quindi, veniva condannata al risarcimento dei danni, quantificati in oltre 15 miliardi di lire, avendo agito in violazione degli artt. 6 e 8 l. n. 1/1991. Dopo il rigetto dell’appello, il danneggiato ricorre per cassazione. …il danneggiato deve essere risarcito. La S.C. ritiene fondati i motivi di ricorso del danneggiato, affermando che il risarcimento del danno era stato richiesto in generale.

Nel caso di specie, infatti, l’oggetto della domanda risarcitoria fu precisato nel corso del giudizio di primo grado, entro il termine assegnato dal giudice. Più nello specifico - si legge in sentenza - «accanto alle perdite subite per le operazioni eseguite dalla banca, si allegavano danni per i ricavi di borsa che la parte avrebbe potuto conseguire nella sua ordinaria attività d’investimento impegnando le somme perdute, e quelli derivati alle sue normali attività imprenditoriali». In conclusione, la Corte di Cassazione rinvia la causa alla Corte d’appello di Milano, che dovrà valutare l’ ulteriore risarcimento del lucro cessante.

King, il cavallo cieco, che si dona alle persone con disabilità

Corriere della sera
di Simone Fanti

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Si chiama King ed è la dimostrazione di come talvolta gli animali sappiano dare più degli uomini. Di come sappiano donarsi agli altri con entusiasmo senza chiedere nulla in cambio se non un po’ di cibo e tanto affetto. King è una cavallo arabo di 10 anni circa che nel maneggio/onlus Raggio di sole alle porte di Forlì si dedica quotidianamente a portare un po’ di leggerezza e divertimento nella vita di alcuni ragazzi con disabiltà. Non parliamo di ippoterapia perché la disabilità è una condizione non una malattia, ma di serenità e cultura dell’integrazione. Ma semplice divertimento come può essere una passeggiata in sella.

La storia di King, che in questi giorni è diventata una favola scritta e illustrata da Sabina Antonelli in collaborazione con Maria Luisa Morici e Aurora Roscini e il soggetto di una mostra di quadri che organizzerà Giuseppe Bertolino insieme ad altri artisti , ne fa un caso particolare. Il cavallo infatti è arrivato al maneggio di Forlì cinque anni fa dopo essere stato prelevato da una situazione di forte disagio. «A primavera del 2007, lui e altri sette cavalli sono stati colpiti durante una notte da una sostanza ustionante che ha provocato gravi lesioni agli occhi e al corpo» racconta la responsabile del maneggio, Erika Ricci, «non riesco ad immaginare quanto possa aver sofferto. Ma da quel giorno il cavallo ha perso parte della vista». Avrebbe dovuto essere abbattuto, ma i responsabili decidono di tentare con tre operazioni di salvargli gli occhi. Nulla da fare, King non vede.

Un anno e mezzo fa, però, qualcosa cambia. King incontra Elisa, una ragazza, oggi maggiorenne, con gravi problemi in famiglia. I due sembra che capiscano le reciproche difficoltà e tra loro nasce una profonda amicizia che un giorno porta Elisa a provare a cavalcarlo. Il cavallo si fa condurre da lei con fiducia. Un amico per lei e una risorsa per tanti ragazzi. «King ha un dono», spiega Ricci, «ha la capacità di restituire la fiducia in se stessi a molti giovani che, per le difficoltà della vita, l’hanno persa. Si lascia condurre dai ragazzi che così si sentono importanti, sentono la responsabilità e il regalo prezioso che il cavallo fa loro, la fiducia piena e incondizionata». King aiuta, con la fiducia che accorda, anche ragazzi con disabilità mentali e disagi sociali importanti.

Oggi King è diventato anche un maestro per tante scolaresche. «All’inizio quando venivano i gruppi delle scuole a farci visita tenevamo King nel suo box», continua Ricci, «i ragazzi non amavano quel cavallo cieco. Poi in accordo con le maestre, abbiamo deciso di farlo uscire insieme agli altri e i bambini conoscendolo meglio si sono affezionati, lo cavalcano e capiscono che le differenze sono spesso ricchezze». Un messaggio natalizio che il mondo animale ancora una volta ci regala… buone feste King

Il dinosauro più antico viveva in Africa

Corriere della sera

Il Nyasasauro aveva le dimensioni di un cane labrador e una coda molto lunga: visse 243 milioni di anni fa

Aveva le dimensioni di un cane labrador e una coda molto lunga il primo dinosauro che, secondo i ricercatori dell’Università di Washington, ha popolato la Terra circa 243 milioni di anni fa. Quindi 10 milioni di anni prima dei dinosauri primitivi noti: il piccolo e veloce Eoraptor e l’Herrerasauro. Lo studio, pubblicato su Biology Letters, sposta dunque in avanti, all’inizio del Triassico medio, la comparsa di questi rettili che dominarono la Terra fino a 65 milioni di anni fa.


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LO STUDIO – Analizzando i fossili raccolti in Tanzania nel 1930, un osso della zampa anteriore e sei vertebre, i ricercatori ritengono che l’animale, battezzato Nyasasaurus parringtoni, fosse lungo 2-3 metri (grazie alla lunga coda), alto uno a livello dell’anca e pesasse tra i 20 e i 60 chili. Non è chiaro invece se fosse erbivoro o carnivoro.

«Il fatto che le ossa fossilizzate siano state rinvenute in Tanzania non sta a indicare che l’animale abbia origine africane, perché all’epoca i continenti erano uniti nel supercontinente chiamato Pangea. E la Tanzania era parte della Pangea meridionale, che comprendeva Africa, Sudamerica, Antartide e Australia», sottolinea Sterling Nesbitt, autore della ricerca. «In ogni caso, i nuovi risultati collocano fermamente la prima evoluzione dei dinosauri nei continenti meridionali», aggiunge Paul Barrett, del Museo di storia naturale di Londra.

REPERTI - Se N. parringtoni non è il primo dei dinosauri, allora è il parente più stretto mai trovato finora, secondo i ricercatori. Stando almeno ad alcune caratteristiche dei reperti analizzati. Per esempio, la struttura microscopica dei tessuti ossei indica una rapida crescita, tipica della maggior parte dei dinosauri. Inoltre, la testa dell’omero è tipicamente allargata, per ancorare i muscoli della zampa. E una cresta ossea (la cresta allungata deltopettorale) corre lungo l’osso: caratteristica che lo accomuna agli altri dinosauri. Finora, i dinosauri più antichi noti erano quelli scoperti in Argentina, risalenti a circa 228 milioni di anni fa. Un esempio è l’Eoraptor, cui Nyasasaurus potrebbe assomigliare.

«Che sia il dinosauro più antico o un quasi-dinosauro, il fossile di Nyasasaurus dimostra che i dinosauri, o i loro parenti molto stretti, hanno condiviso a lungo gli stessi ambienti terrestri con un altro gruppo di rettili, chiamati silesauridi, prima di dominare la Terra» ribadisce Nesbitt. Durante la loro prima evoluzione non erano dunque il gruppo dominante nel pianeta. Erano solo parte di una forte diversificazione degli arcosauri, tra gli animali terrestri più numerosi durante il Triassico, da 250 a 200 milioni di anni fa, la cui evoluzione è stata decisiva per la successiva storia dei vertebrati terrestri. E solo prima della fine del Triassico, i dinosauri diventarono i dominatori, in seguito a un’estinzione di massa dei loro concorrenti.

LA SCOPERTA - Il nome Nyasasaurus è una fusione di Nyasa, (l'ex lago Malawi), nei cui pressi sono state rinvenute le ossa, con il termine saurus, lucertola. Parringtoni invece è in onore del paleontologo Rex Parrington, dell'Università di Cambridge, che nel 1930 raccolse i fossili del primo esemplare, scoperto durante una spedizione paleontologica nella valle Ruhuhu nel sud della Tanzania. I fossili sono conservati nel Museo di storia naturale di Londra. Le ossa di un altro esemplare di Nyasasaurus si trovano invece nel Museo del Sudafrica, a Città del Capo. «Questo lavoro», sottolinea Barrett, «mette in luce il ruolo significativo dei musei che ospitano i reperti. Molte delle scoperte più importanti in paleontologia sono realizzate, infatti, oltre che sul campo, in laboratorio o nei magazzini museali».

Simona Regina
18 dicembre 2012 (modifica il 19 dicembre 2012)

Cara famiglia, l’Italia non ti riconosce più

La Stampa

Le separazioni in aumento, i divorzi in calo, i matrimoni (40% civili) in picchiata. Solo il 37% dei nuclei è una coppia con figli: dobbiamo ripensare il nostro Paese?

raffaello masci
roma


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Un matrimonio su tre non dura. Questo almeno dice il Rapporto Istat, numeri alla mano. E l’istituto del matrimonio, in generale, ha sempre meno successo. Infine, quei pochi che si sposano (meno della metà di quanti lo facevano negli Anni Settanta) lo fanno sempre di più in comune e sempre meno in chiesa. Su 1.000 matrimoni - dice l’Istat - 307 evolvono in separazione, e di queste 182 diventano divorzio dopo il tempo che la legge stabilisce debba trascorrere. Quindi si fanno più separazioni che non divorzi, e mentre le prime aumentano (+2,6% rispetto all’anno precedente), i secondi diminuiscono sia pur di poco (-0,5%). Un po’ si deve al fatto che divorziare costa più che separarsi e molto al fatto che non è necessario divorziare se non ci si vuole risposare.

D’altronde al matrimonio si ricorre sempre meno, ogni anno l’Istat rileva una decrescita moderata ma costante. Nel 2011 - per esempio - sono stati 218 mila, e cioè 13 mila in meno del 2010 e meno della metà di quanti non fossero 40 anni fa. Di questi matrimoni, il 60% si celebra ancora in chiesa, anche se questa scelta è decrescente di anno in anno. Inoltre, se si osserva la geografia della Penisola, si scopre che i matrimoni civili sono la maggioranza già da tempo al Nord (51,7%) e fifty-fifty al Centro. La chiesa addobbata e la marcia nuziale resistono al Sud (76,3%), ma anche lì sono in ribasso.

Un fenomeno positivo - dice l’Istat - è la diffusione dell’affidamento condiviso dei figli in caso di separazione, che riguarda ormai l’89,8% dei casi e questo dovrebbe garantire maggiore serenità ai circa 88 mila bambini coinvolti in separazioni o divorzi. L’Istat fotografa, quindi, una famiglia sempre più articolata rispetto al modello tradizionale mamma-papà-figli in un unico nucleo. Su 100 famiglie - dice l’Istituto - 37 sono tradizionali e con figli, 20 sono coppie senza figli, 8 con un solo genitore, 28 costituite da una persona sola e 7 in altra condizione.

Quando si dice «difesa della famiglia» a quale ci si riferisce? 

Il sindaco:«Amo la donna del boss e non mi dimetto»

Il Mattino

di Pino Neri


BRUSCIANO - Elegante, nel taschino una pochette intonata all’abito portato senza cravatta, il sindaco Angelo Antonio Romano, 59 anni, sospeso dall’Udc, sfoga rabbia e preoccupazione nel suo ufficio videosorvegliato, al primo piano del municipio. 


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Arrestata. Malumori a stento tenuti a bada dopo che i carabinieri, all’alba di venerdì, hanno fatto ingresso nell’abitazione del primo cittadino per arrestare la sua convivente, la trentaseienne Lucia Esposito: bellezza mozzafiato ma accuse da brivido, camorra, usura ed estorsione. Reati che sarebbero stati consumati nel nord Italia dove la donna avrebbe agito per conto dell’ex amante, Francesco Vallefuoco, bruscianese residente a San Marino, ritenuto dalla Dda di Bologna il collettore degli interessi dei clan in terra di Romagna. Ora Lucia si trova nel carcere di Pozzuoli.
Intanto le forze dell’ordine hanno chiesto al prefetto di adottare provvedimenti cautelari nei confronti del Comune.

Sindaco, dopo la condanna in primo grado per tentata concussione e dopo un secondo processo, per un’assunzione illegale, cade quest’altra tegola... «Una brutta storia. Ma io sono innamorato di Lucia e non la abbandonerò. È una colpa essere innamorati? Sono questioni personali. Lei è stata usata, è stata plagiata».

Usata o no, la responsabilità penale è individuale. E la sua convivente è accusata di reati pesanti. Delitti di camorra. E lei è un sindaco. Le sembra una condizione compatibile? «Lucia è una brava persona, se non lo fosse stata non avrei scelto di vivere con lei. Sapevo che aveva avuto dei problemi. Sono state coinvolte tante altre persone. C’è anche una vigilessa coinvolta nell’inchiesta. Penso che Lucia abbia agito sempre in buona fede. Mi ha fatto capire di essere stata usata. Ecco, guardate qui: è la denuncia per stalking che ha sporto dai carabinieri contro Vallefuoco».

Come vive questa vicenda? È preoccupato? «Potevo essere preoccupato di un atto amministrativo illegale. Qui però i carabinieri sono venuti e non hanno riscontrato niente, dal 2008 a oggi. Anche in passato non c’è stato niente: siamo stati sciolti per camorra solo perché un amministratore ha dato uno schiaffo al segretario comunale».

Ma il Comune ha mai elargito finanziamenti, per i cortei dei Gigli, a quello chiamato «Uragano», cioè alla paranza della famiglia Vallefuoco? «Li do a titolo personale. Ma li do a tutti i gigli, in egual misura. E poi i componenti della famiglia Vallefuoco sono miei assistiti, tutte brave persone».

Non intende dimettersi? «Ho pensato di dimettermi ma sarebbe come ammettere colpe che invece non ho».

Sindaco, guai giudiziari a parte, appena un mese fa l’architetto dell’ufficio tecnico comunale si è ritrovato una bomba davanti al suo studio... «Ci sono molti appetiti attorno al piano regolatore. In campagna elettorale c’è chi ha speso 200mila euro per ritrovarsi a bocca asciutta».

Questo nuovo piano regolatore prevede la costruzione di quanti appartamenti? «Tra i 700 e gli 800».

Si ripresenterà alle prossime elezioni? «No, non ne voglio sapere più di politica. Qui se sei efficiente e hai consenso poi te la fanno pagare»


martedì 18 dicembre 2012 - 18:06   Ultimo aggiornamento: 20:08

Il fisco mi perseguita ma pago l'85% di tasse"

Gérard Depardieu - Mer, 19/12/2012 - 08:57

Lettera aperta dell’attore Gérard Depardieu a Jean-Marc Ayrault, il primo mi­nistro francese che l’ave­va definito "miserabile"

Pubblichiamo la lettera aperta inviata dall’attore Gérard Depardieu a Jean-Marc Ayrault- il primo mi­nistro francese che l’ave­va definito «miserabile» ­e apparsa sul Journal du Dimanche.


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Miserabile, lei ha detto «miserabile»? Com'è miserabile. Sono nato nel 1948, ho cominciato a lavorare quando avevo 14 anni come tipografo, come magazziniere e poi come artista drammatico. Ho sempre pagato le tasse e le imposte, di qualsiasi aliquota e di qualsiasi governo. In nessun momento non ho ottemperato ai miei doveri. I film storici che ho interpretato, sono la testimonianza del mio amore per la Francia e per la sua storia. Personaggi più illustri di me sono stati esiliati o hanno abbandonato il nostro Paese.

Sfortunatamente non ho più nulla da fare qui, ma continuerò ad amare i francesi e il pubblico con cui ho condiviso molte emozioni! Parto, perché considerate che il successo, la creazione, i talenti, in pratica la differenza, debbano essere sanzionati. Non chiedo approvazione, ma potreste almeno rispettarmi. Tutti coloro che hanno lasciato la Francia, non sono stati insultati come il sottoscritto. Non devo giustificare le ragioni della mia scelta, che sono tante e intime. Parto dopo aver pagato, nel 2012, l'85% di imposte sul reddito. Ma voglio conservare lo spirito di questa Francia, che era bella e che spero lo resterà. Vi restituisco il mio passaporto e la mia tessera della mutua, di cui non mi sono mai servito. Non abbiamo più la stessa patria, io sono un vero europeo, un cittadino del mondo, come mi ha sempre inculcato mio padre.

Trovo miserabile l'accanimento della giustizia nei confronti di mio figlio Guillaume, giudicato da giudici che l'hanno condannato, quando era ancora un ragazzo, a 3 anni di prigione per 2 grammi di eroina, quando molti altri venivano risparmiati per reati ben più gravi. Non condanno tutti quelli che hanno il colesterolo alto, la pressione alta, il diabete, quelli che bevono troppo alcol o che si addormentano sul loro motorino: sono uno di loro, come i vostri cari media amano sempre ripetere. Non ho mai ammazzato nessuno, non penso di avere dei demeriti, ho pagato 145 milioni di euro di imposte in 45 anni, ho dato lavoro ad 80 persone nelle aziende che sono state create per loro e gestite da loro.

Non sono qui per lamentarmi, né per vantarmi, ma rifiuto il termine «miserabile». Chi siete voi per giudicarmi così, glielo chiedo signor Ayrault, primo ministro del signor Hollande, vi chiedo, chi siete voi? Malgrado i miei eccessi, il mio appetito, il mio amore per la vita, sono un essere libero, signore, e non voglio essere maleducato.

Bersani fa peggio di Grillo con le purghe staliniste Pd

Fabrizio Rondolino - Mer, 19/12/2012 - 08:24

Il segretario s'inventa il trucco delle primarie dei parlamentari per far fuori renziani, malpancisti e "diversamente pensanti". Salvate le solite vecchie glorie non rottamabili

Pier Luigi Bersani e Beppe Grillo dovrebbero erigere un monumento non in marmo, ma in oro zecchino a Roberto Calderoli. Con il Porcellum, infatti, l'epurazione di dissidenti, malpancisti e spiriti liberi è un gioco da ragazzi.


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Basta un gesto della mano, un tratto di penna, un sopracciglio aggrottato e sei fuori. È il Capo a decidere per tutti. E come Grillo ha espulso chiunque abbia sollevato anche una minima obiezione, allo stesso modo Bersani si appresta a fare piazza pulita di renziani, indipendenti e, come si diceva nell'Urss di Breznev, «diversamente pensanti». Per rendere più accattivante l'imbroglio delle liste bloccate, e per nascondere l'epurazione dei dissidenti dietro il fuoco d'artificio della democrazia a comando, il segretario del Pd s'è inventato le primarie per i candidati. «Buffonarie», ha subito commentato Beppe Grillo, che di prese in giro se ne intende.

Meglio chiamarle primarie porcelle, in onore al sistema elettorale che Bersani ha difeso con tenacia dietro le quinte, e che ha deciso di riprodurre anche nella consultazione con gli iscritti e i militanti convocata alla vigilia di Capodanno: il 10% delle liste - che corrisponde a 120 deputati, più di un terzo del futuro gruppo parlamentare - è infatti bloccato, scelto direttamente dal segretario fra i suoi seguaci più stretti. Lo schema messo a punto al Nazareno per imbrogliare la base del Pd e garantire l'oligarchia prevede, infatti, tre fasce di candidati: in prima fascia ci sono i nominati dal segretario, che entreranno direttamente in Parlamento senza passare né per le primarie, né tantomeno per gli elettori.

Sono tutti bersaniani, amici di Bersani o vecchie glorie non rottamabili. Fuori dal «listino» dei prescelti sono finiti praticamente tutti i renziani presenti in Parlamento, da Stefano Ceccanti a Roberto Giachetti, e con loro ambientalisti come Roberto Della Seta o Ermete Realacci (forse perché sui temi ambientali la «sensibilità» che Bersani attribuisce a Vendola è considerata più che sufficiente), fino a Paola Concia, attivista per i diritti degli omosessuali colpevole di aver messo in difficoltà l'inaffondabile Rosy Bindi. In seconda fascia ci sono i capibastone locali, i consiglieri comunali, provinciali e regionali, i funzionari e i signori delle tessere: passeranno per la forca caudina delle primarie senza problemi, perché a Capodanno voteranno soltanto loro e i loro amici.
E monopolizzeranno il risultato, occupando tutti i posti rimanenti.

«Visto il precedente delle primarie per il sindaco, chissà chi arriverà da Napoli», commenta amaro Salvatore Piccolo, ormai rassegnato all'addio a Montecitorio. Di certo non vinceranno le primarie gli esclusi dalla prima fascia, privi di radicamento territoriale o, per meglio dire, di pacchi di tessere da distribuire. Andrea Sarubbi, per esempio, ha deciso di gettare la spugna perché a Roma la faranno da padrone i consiglieri regionali e i loro protetti, come il franceschiniano Garofalo che pare aver già chiuso l'accordo con Bruno Astorre, vicepresidente del Consiglio regionale. Infine, in terza fascia, tutti gli altri: quelli normali, quelli senza apparato alle spalle, quelli che non ce la faranno mai.

La ciliegina sulla torta è il trucco escogitato per salvare anche i «derogati», i deputati cioè che, superato il tetto delle tre legislature, hanno chiesto e ottenuto una deroga per candidarsi ancora. Formalmente, si è deciso che i derogati - dieci in tutto, fra i quali spiccano Anna Finocchiaro e una nutrita pattuglia di democristiani guidati da Rosy Bindi e Beppe Fioroni - si sottoporranno alle primarie. Ma se saranno scelti come capilista dal segretario, anche questa formalità verrà loro risparmiata. Il rinnovamento promesso da Bersani, proprio come quello predicato da Grillo, ha il volto bonario della democrazia e il cuore duro dell'epurazione. Guai ai vinti, guai a chi finisce in minoranza: la gioiosa macchina da guerra non fa prigionieri.

di Fabrizio Rondolino

La Bindy nel '94: "De Mita rispetti il limite di tre legislature". Ora non molla la poltrona

Libero

Ormai Rosy è una contraddizione vivente. Prima diceva a De Mita di fare un passo indietro e ora lei non vuole scendere dal carro

Incoerente e con la faccia di sempre pretende di essere ricandidata. Da giovane ribelle a dinosauro della politica


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Il nome di Rosy Bindi è fra  le deroghe a 10 parlamentari, che il Pd ha preparato per ricandidarli alle prossime elezioni politiche nonostante abbiano alle spalle più di tre mandati. La Bindi è stata alla Camera per ben cinque legislature. Mica poco. Ma a quanto pare la deputata del Pd rivendica un posto al sole anche a febbraio 2013. Rosy ha la memoria corta. Non ricorda nemmeno quanto fosse giovane nel 1994. In quel periodo andava gridando ai quattro venti in piena tangentopoli una sorta di anatema contro i "vecchi" della politica.  

"Il limite delle tre legislature deve valere per tutti, anche per De Mita. Ci vuole una regola certa per selezionare le candidature. È quello che stanno chiedendo tutti i coordinatori regionali e che io sto applicando nel Veneto". Era il 1994 quando predicava così. Ora 18 anni dopo ha perso la memoria e vuole restare in parlamento. E sempre una Bindi giovincella diceva:  "Il limite delle legislature  vale anche per Carlo Fracanzani che di legislature ne ha sette. Lo ringrazio per il contributo che ha dato al partito. Adesso, però, gli chiedo un atto di generosità. La gente ci chiede un forte rinnovamento e mi dice: per carità, non candidate sempre le stesse facce". Ecco ora noi ti chiediamo di non candidare la tua.

Google porta sul Web i Rotoli del Mar Morto

Corriere della sera

Il progetto era stato annunciato due anni fa da Mountain View: chiunque ora può consultare gli antichi manoscritti
 
MILANO - Erano emersi dal deserto sessantacinque anni fa dopo essere stati sepolti per secoli e ora arrivano perfino in Rete. A due anni dal primo, sorprendente, annuncio Google ha finalmente reso disponibili online le scansioni dei Rotoli del Mar Morto, un'insieme di manoscritti tracciati più di duemila anni fa.


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SCOPERTI PER CASO - La loro storia ha dell'avventuroso e non avrebbe sfigurato in un film di Indiana Jones. La scoperta infatti è avvenuta per caso nel 1947 da parte di Muhammed Edh-Dhib, un pastore beduino che cercava una capra scappata nelle grotte nei pressi del Uadi di Qumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, vicino Gerico. Per anni la notizia del ritrovamento circolò negli ambienti colti ma solo nel 1951 gli archeologi americani dell'ASOR, American Schools of Oriental Research, iniziarono a indagare la zona scoprendo ben undici grotte in cui erano sepolti i rotoli. Il loro stato di conservazione era perfetto: racchiusi in vasi di terracotta, avevano resistito al passare dei secoli grazie all'estrema siccità del luogo che li aveva tenuti lontani dal loro peggior nemico, l'umidità.

 I Rotoli del Mar Morto vanno online I Rotoli del Mar Morto vanno online I Rotoli del Mar Morto vanno online I Rotoli del Mar Morto vanno online I Rotoli del Mar Morto vanno online

I TESTI SACRI - Le loro origini sono ancora avvolte nel mistero ma l'importanza di questi 972 documenti è legata soprattutto al fattore biblico. Oltre a diverse lettere scritte da ribelli ebrei inseguiti dalle legioni romane e ad altri testi in greco, aramaico ed ebraico, nel gruppo si trovano testi della Bibbia ebraica databili al II secolo avanti Cristo, a tutt'oggi i più antichi testi sacri del mondo. Vista la loro importanza storica, religiosa e culturale, nel tempo i testi sono passati da molte mani finendo principalmente al Museo Israel di Gerusalemme, e più precisamente nello Shrine of the Book, uno spazio espositivo suggestivo che si pone come una tappa fondamentale per tutti gli studiosi e gli amanti dei libri.

È proprio in questo contesto che è intervenuta Google. Forte di una tecnologia per la scansione delle immagini inventata dalla NASA, il gigante del web ha stretto accordi con il museo per scansionare gli oltre cinquemila frammenti e renderli disponibili online sul sito Deadseascrolls.org.il. Oltre alle immagini in alta risoluzione, il punto di forza del sito è nella semplicità di navigazione all'interno del database, la specialità del gigante delle ricerche online. I rotoli infatti possono essere cercati per lingua, contenuto e perfino in base al sito del ritrovamento.

Il re del web 2.0 e delle conversazioni online ha previsto anche degli spazi sotto ogni foto in cui studiosi e appassionati possono commentare le immagini, magari dando vita a nuove amicizie. Perché, come scrive Amos Oz, «mentre gli uomini vanno e vengono, nascono e muoiono, i libri invece godono di eternità».

Alessio Lana18 dicembre 2012 | 17:38

Nra, la lobby delle armi sfida Obama

La Stampa

È l’organizzazione americana più forte: fondi illimitati, sponsor olimpici, giudici e politici amici

maurizio molinari
corrispondente da new york


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Nel discorso di Newtown il presidente Barack Obama ha promesso di «cambiare» l’approccio dell’America alle armi da fuoco e la senatrice democratica Dianne Feinstein preannuncia una proposta di legge per reintrodurre la messa al bando di 900 tipi di armi d’assalto e dei caricatori con oltre 10 proiettili ma sulla loro strada c’è l’opposizione della National Rifle Association (Nra), meglio nota come la più influente lobby di Washington. La forza della Nra sta nel sommare tre poteri: proiettili, dollari e giudici.

I proiettili sono quelli che usano i 4,3 milioni di iscritti e quel 52 per cento dei nuclei famigliari che possiedono almeno una delle oltre 300 milioni armi in circolazione in America. Si tratta di un network di gruppi e associazioni presente in tutti i 50 Stati che ha i pilastri negli Enti sportivi - a cominciare dal Comitato olimpico - in oltre mille istruttori a cui affida l’addestramento dei nuovi iscritti e in organizzazioni del peso dei sindacati dell’auto Uaw, che in un recente contratto hanno fatto dichiarare festivo il primo giorno della stagione di caccia.

Fondata nel 1871 da veterani della Guerra Civile, con il vanto di aver avuto otto presidenti nei ranghi, averi per oltre 240 milioni di dollari e donazioni elettorali per dozzine di milioni ad ogni voto locale o nazionale, la lobby dei «pro-gun» condiziona Capitol Hill a colpi di numeri: nella Camera dominata dai repubblicani è in maggioranza e nel Senato su 100 sono in 31, incluso Harry Reid, capo dei democratica.  Tradizione vuole che a misurare la forza di una lobby a Washington sia la capacità di sconfiggere gli avversari e a saggiare l’efficacia della Nra in merito fu il presidente Bill Clinton che nel 1994 vide i democratici soccombere al punto da perdere Tim Foley, primo presidente della Camera a non essere rieletto in un secolo, perché si era opposto al bando delle armi d’assalto. 

«La Nra non perdona, ti punisce al primo sbaglio - commentò Clinton -, hanno sconfitto 19 dei loro 24 avversari». Da allora la Nra non ha fatto che rafforzarsi, grazie all’inazione del Congresso sulle armi, a sondaggi che testimoniano una crescente opposizione alla limitazione del diritto al porto d’armi - sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione - e anche alla Corte Suprema nel 2008 gli garantì una storica vittoria. Con 5 voti contro 4 la sentenza «Distretto di Columbia contro Heller» sancì il diritto personale e collettivo di possedere armi da fuoco, rifiutando di porvi limiti.  Nulla da sorprendersi dunque se i vertici della Nra si sentono onnipotenti. Quando nel 2011 Obama invitò alla Casa Bianca Wayne LaPierre, ceo di Nra, per discutere sul controllo delle armi la risposta fu:
«Perché mai dovrei sedermi con gente come il ministro della Giustizia Eric Holder e il Segretario di Stato Hillary Clinton che hanno passato la vita a tentare di distruggere il Secondo Emendamento?».

Quel diniego non ha fatto che aumentare il prestigio di LaPierre e di Chris Cox, capo lobbista dal 2002. È tale sensazione di essere più potenti dello stesso governo federale che spiega la reazione della Nra alla strage di Newtown: un silenzio totale, incluso l’oscuramento della pagina Facebook - con 1,7 milioni di «likes» - la sospensione di un popolare evento su Twitter e la scelta di tutti i senatori e deputati pro-gun di declinare gli inviti in tv.  La Nra tace perché aspetta le mosse di Obama: quando lui scoprirà le carte sull’offensiva che ha in mente, la replica sarà in contropiede puntando a prevalere un’ennesima volta. A sfidare il mito dell’invincibilità della lobby dei pistoleri è il sindaco di New York Michael Bloomberg: «È un bluff, lo dimostra il fatto che si sono mobilitati per non far rieleggere Obama ed hanno fallito». 

Le donne che assumono decisioni più importanti fanno poco sesso

Il Mattino


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ROMA - Le donne abituate a prendere in famiglia le decisioni più importanti, sono anche quelle che fanno poco sesso. E più decisioni prendono, meno rapporti intimi hanno col proprio partner. Anche 100 volte di meno delle altre colleghe che si lasciano «dominare» dal maschio. Questo perché queste donne vogliono avere il controllo di tutto. Si parte dall’avere un ruolo in famiglia (dalla gestione della casa, agli acquisti, alla cura della salute) o sul lavoro, fino a controllare perfino il sesso.

È quanto sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica «Journal of Sex» e realizzata dalla prestigiosa John Hopkins University di Baltimora (negli Usa). Secondo una delle ricercatrici che ha partecipato allo studio, Michelle Hindin, questa equazione «più decisioni uguale meno sesso» non è affatto un dato accidentale: «Potrebbe anche essere una dimostrazione del fatto che donne così decisioniste e assertive vogliono avere il controllo di tutto, sesso compreso». La coautrice dello studio, Carie Muntifering, ha sottolineato quanto è importante capire il gioco dei ruoli all’interno del rapporto a due, proprio per aiutare la donna a raggiungere una vita sessuale appagante e sicura.

Dal 41 bis a casa sua Quel boss scarcerato per decorrenza dei termini

Luca Romano - Mar, 18/12/2012 - 16:35

Savino Parisi, a capo dell'omonimo clan, era sottoposto a carcere duro nell'ambito del processo Domino, nel quale è imputato

È passato in poche ore dal regime carcerario duro del 41 bis a Novara a sorvegliato speciale a casa sua a Bari nel quartiere Japigia.


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Savino Parisi, detto "Savinuccio", considerato uno degli esponenti storici della criminalità organizzata di Bari, ha usufruito della scadenza dei termini di custodia dopo che erano passati più di due anni dall'inizio del processo.
Nessuno questa mattina in Procura della Repubblica ha voluto commentare il provvedimento preso ieri dalla Prima sezione penale del Tribunale di Bari, dove è in corso il processo denominato "Domino" in cui Parisi è imputato eccellente.
Il Procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, non ha accolto la richiesta di incontro con i giornalisti e il suo vice, il Procuratore aggiunto Pasquale Drago, ha preferito rinviare gli stessi al capo dell’ufficio.

Sulla base della decisione di ieri è inevitabile che altri imputati detenuti nel medesimo processo possano ottenere la scarcerazione. Parisi fu arrestato il 1 dicembre del 2009 con altre 82 persone, ma 38 di queste sono state già assolte e 18 condannate a varie pene con rito abbreviato. Per i restanti 47 imputati del processo, i reati contestati a vario titolo vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al tentato omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d’asta e riciclaggio.

Parisi era stato arrestato il primo dicembre 2009 e, dall’aprile 2011 era stato trasferito dal penitenziario di Tolmezzo, in provincia di Udine, a quello di massima sicurezza di Novara, per essere sottoposto al regime del carcere duro. Prima di quell’arresto era tornato in libertà il 2 marzo del 2009 dopo 22 mesi di reclusione scontati perché, nonostante l’obbligo di soggiorno a Bari, fu sorpreso dai carabinieri mentre assisteva, con personaggi legati alla Sacra corona unita, ad una corsa clandestina di cavalli nell’ippodromo in disuso di Monteroni di Lecce.

Prima ancora era stato scarcerato il 29 aprile 2007, dopo aver trascorso circa 13 anni di detenzione in carcere, scontando una condanna definitiva per associazione finalizzata al traffico di droga.

Se le aziende italiane preferiscono il New Jersey

La Stampa

Campanello d'allarme: almeno quattro piccole e medie imprese del Nord iniziano il trasferimento in uno Stato Usa che offre facilitazioni fiscali
maurizio molinari - corrispondente da new york

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Almeno quattro piccole e medie aziende italiane stanno pianificando il trasferimento in New Jersey. La notizia filtra da una ambienti finanziari di Manhattan che hanno registrato la novità con un misto di sorpresa e interesse. Fino a questo momento le imprese italiane che hanno investito in impianti di produzione in America sono state soprattutto quelle maggiori - da Finmeccanica a Barilla - mentre adesso si tratta di piccoli e medi imprenditori, tutti dell’Italia del Nord, che hanno deciso non solo di produrre ma di trasferire per intero i propri impianti in uno degli Stati Usa che offre importanti facilitazioni fiscali a chi vi investe.

"La situazione fiscale in New Jersey è considerata più vantaggiosa rispetto all’Italia" spiega uno degli operatori finanziari al corrente di quanto sta avvenendo. Poiché si tratta di un processo ancora in corso le imprese in questione preferiscono mantenere l’anonimato ma ad operazione terminata sarà possibile una valutazione più approfondita di una nuova fase dell’emigrazione italiana in America. Di certo quanto sta avvenendo è un campanello d'allarme per l'Italia: se finora il problema maggiore è stata la carenza di fiducia degli investitori Usa nel nostro Paese, ora si apre una fase nella quale sono gli imprenditori italiani a investire in America.

Matrimoni, sorpasso storico al Nord Il rito civile supera quello religioso

La Stampa

Rapporto Istat 2011: l’auto resta la passione degli italiani. Diminuiscono gli iscritti all’università, su le nascite



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Per il quarto anno consecutivo in Italia cala il numero dei matrimoni: nel 2011 ne sono stati celebrati 208.702, quasi 9mila in meno dell’anno precedente. Di conseguenza il tasso di nuzialità passa da 3,6 a 3,4 per mille. Al Sud il tasso di nuzialità, pur se in calo (da 4,4 a 4,1 per mille), supera la media del paese. È quanto emerge dall’Annuario statistico italiano 2012 presentato oggi dall’Istat. Il matrimonio religioso resta la scelta più diffusa (60,2%), ma sono sempre di più le coppie che decidono si sposarsi davanti all’ufficiale di stato civile (da 79mila nel 2010 a circa 83mila nel 2011). È soprattutto al Sud che prevale un modello di tipo ’tradizionale’, dove la percentuale dei matrimoni celebrati con il rito religioso è del 76,3%, contro il 48,8% del Nord e il 50,1% del Centro.

L’automobile resta la passione degli italiani
Tra i mezzi di trasporto privato il più utilizzato è ancora l’automobile. Nel 2012 sette occupati su 10 (69,3%) la usano come conducenti negli spostamenti per recarsi al lavoro e poco più di un terzo degli studenti (34,7%) come passeggeri per andare a scuola. Nel 2012 poco meno di un quarto della popolazione di 14 anni e oltre usa i mezzi pubblici urbani, il 16,3% quelli extra-urbani mentre il 28,5% ha preso almeno una volta il treno. Rispetto alla qualità del servizio erogato, in particolare per quel che riguarda la frequenza delle corse, la puntualità e il posto a sedere, gli utenti dei pullman extra-urbani sono più soddisfatti di coloro che utilizzano autobus e treno. Rimangono sostanzialmente stabili rispetto al 2011 le quote di utenti soddisfatti per la puntualità dei treni (50,1%) e la possibilità d trovare posto a sedere (64,6%).

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Ci si iscrive meno, non solo all’università ma pure alle superiori
Per il terzo anno consecutivo, a scendere sono soprattutto gli iscritti alle secondarie di secondo grado (-24.145 unità). Se il tasso di scolarità si attesta ormai da qualche anno intorno al 100% per elementari e medie, subisce un’ulteriore flessione, dal 92,3% del 2009-2010 al 90%, quello riferito alle superiori. I giovani che ripetono l’anno in questo segmento di istruzione rappresentano il 7% degli iscritti e la selezione è più forte nel passaggio dal primo al secondo anno: la percentuale di respinti sale al 19,1%. In generale l’aumento della scolarizzazione ha prodotto, nel corso degli anni, un costante innalzamento del livello di istruzione della popolazione: la quota di persone con qualifica o diploma di scuola superiore raggiunge il 34,5% (33,9% nel 2009-2010), mentre sale all’11,2% la quota dei laureati.

Anche l’università sembra aver perso appeal. Le matricole nell’anno accademico 2010-2011 sono circa 288.000, circa 6.400 in meno rispetto all’anno precedente (-2,2%). Si conferma, quindi, il trend negativo delle immatricolazioni iniziato nel 2004-2005, che ha riportato il numero di nuove iscrizioni a un livello inferiore a quello rilevato alla fine degli anni Novanta. La partecipazione agli studi universitari risulta particolarmente alta in Molise, Abruzzo, Basilicata: in queste regioni più di un residente di 19-25 anni su due è iscritto a un corso accademico.

Le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi - le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa 67 su 100, i diplomati quasi 56 - ma anche a portare a termine il percorso accademico. Nel 2011 il 48,8% dei diplomati del 2007 lavora, il 16,2% è in cerca di un’occupazione e il 31,5% è impegnato esclusivamente negli studi universitari. A quattro anni dalla laurea, invece, lavora il 69,4% dei laureati in corsi a ciclo unico, il 69,3% di quelli laureati nei corsi triennali e l’82,1% dei laureati in corsi specialistici biennali.

Nascite in aumento
Aumentano, seppur di poco, le nascite in Italia. Per il 2011, la stima del numero medio di figli per ogni donna è pari a 1,42 mentre l’indicatore dell’anno precedente segnava 1,41. Resta invariata la distribuzione territoriale, con 1,48 figli per donna al Nord, 1,38 al Centro Italia e 1,35 al Sud. A livello internazionale e prendendo in considerazione i dati relativi al 2010, rispetto ai 27 Paesi dell’Unione Europea, l’Italia si situa al decimo posto per bassa fecondità. Sempre nel capitolo dedicato alla popolazione, l’Annuario indica un aumento della vita media per gli uomini e un dato stabile per le donne, anche se i dati definitivi si riferiscono al 2009.

In Italia, i maschi hanno una speranza di vita alla nascita di 79,0 anni contro i 78,8 dell’anno precedente, mentre per le femmine si stabilizza a 84,1 anni. Ma le stime per il 2011 parlano di 79,4 anni per gli uomini e 84,5 anni per le donne. Nell’Unione Europea, l’Italia ha un ottimo secondo posto per i maschi, superata soltanto dalla Svezia, e si classifica al terzo per le femmine, con Francia e Spagna unici Paesi a vantare una vita media ancora più lunga. 

Impone alla moglie il saluto nazista e le usa violenza, condannato

La Stampa


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Costringe la moglie in uno stato di prostrazione al punto che lei arrivava a rannicchiarsi a terra in un angolo della casa per paura di essere percossa e posseduta contro il suo volere. Per questa ragione, la Cassazione (sentenza 35805/12) ha convalidato una decisione della Corte d'appello di Milano - che aveva ritenuto responsabile il marito di maltrattamenti nei confronti della moglie e di violenza sessuale per averla costretta a subire rapporti non voluti. Quasi ogni giorno l'uomo, arrivato a casa, «imponeva il saluto nazista e pretendeva che la donna si mettesse a terra e durante i rapporti contro il volere di lei si vantava di essere un "maratoneta" perché era capace di stare tanto tempo sopra di lei».

L'imputato è stato condannato anche a risarcire la donna con una provvisionale di 80 mila euro.
La moglie aveva sporto denuncia dopo un episodio di aggressione da parte dell'uomo, che l'aveva indotta a denunciare tutti i maltrattamenti subiti durante la vita matrimoniale: «era il marito che prendeva ogni decisione sia nel campo lavorativo che in quello personale, facendo le scelte che riguardavano la loro vita di coppia, quanto alle frequentazioni sociali, ai luoghi di vacanze, spesso ispirate a logiche affaristiche, cui lui era molto attento».

In quanto al reato di maltrattamenti, «non occorrono necessariamente manifestazioni di violenza fisica, potendosi esse concretare anche in condotte vessatorie, prevaricatrici, mortificanti dell'umana dignità che valutate isolatamente, assumono una rilevante offensività con riguardo alla libertà morale della vittima per il loro carattere abituale e la loro ripetitività nel tempo tale da determinare l'instaurarsi di un sistema dì vita penoso mortificante teso all'annientamento psicologico della vittima». C'è violenza sessuale perché il marito «pure se titolare in astratto di un diritto/dovere di prestazione sessuale nei confronti del coniuge, non può di certo costringere la moglie a subire passivamente ogni desiderio e pulsione fisica dello stesso».

Pechino censura i ritratti di Mao di Andy Warhol

La Stampa

I dipinti non faranno parte della mostra itinerante dell’artista americano in programma in Cina


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I famosi ritratti di Mao realizzati da Andy Warhol non faranno parte della mostra itinerante dell’artista americano in programma in Cina il prossimo anno per il divieto delle autorità di Pechino. Lo riferisce il South China Morning Post. 
La mostra comprende oltre 300 tra dipinti, fotografie e filmati di Warhol aventi come protagonisti personaggi famosi come Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, compresi 10 dipinti raffiguranti il grande timoniere cinese, Mao Zedong, che però Pechino ha deciso di escludere.

I fan cinesi, per vedere i 10 dipinti, potranno però recarsi alla tappa di Hong Kong della mostra, dal titolo «Andy Warhol: 15 Minutes Eternal» che si è aperta ieri.«Hanno detto che Mao non funziona - ha detto Eric Shiner, direttore del museo su Andy Warhol di Pittsburgh - ma questo è molto deludente perché il suo immaginario è così comune e tradizionale nell’arte contemporanea cinese». Un funzionario di Shanghai che ha chiesto di rimanere anonimo ha confermato che le opere su Mao sono state respinte dal ministero della Cultura cinese che tuttavia ha rifiutato di commentare l’accaduto.
La mostra, aperta a Singapore, sarà fino al 31 marzo presso l’Hong Kong Museum of Art e si sposterà in seguito a Shanghai, Pechino e Tokyo come parte di un tour di 26 mesi in Asia per celebrare il 25simo anniversario della morte di Warhol. Oltre 175.000 persone hanno visitato la mostra a Singapore, più dei 120.000 visitatori annui al Museo di Pittsburgh.