mercoledì 2 gennaio 2013

App Store», Amazon può usare il nome Un giudice dà torto ad Apple

Corriere della sera

La corte di Oakland sconfessa la linea di Cupertino

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L'ennesimo conflitto in punta di diritto sul copyright e la violazione della proprietà intellettuale. Stavolta la dirime la corte di Oakland, Stati Uniti, che dà ragione ad Amazon.com e sconfessa il ricorso di Apple, che aveva impugnato la dicitura "App store" sui dispositivi e device con il sistema operativo Android utilizzato dal colosso dell'e-commerce per le sue transazioni.

LA SENTENZA - La giudice Phillis Hamilton del distretto di Oakland ha stabilito che «Amazon ha espressamente comunicato che i suoi App Store per Android possiedono le caratteristiche e le qualità che il pubblico sia aspetta dai prodotti Apple». Cupertino aveva fatto causa per pubblicità ingannevole e concorrenza sleale. Dall'azienda fondata da Steve Jobs per ora nessun commento.


Redazione Online2 gennaio 2013 | 20:51

Sequestro Calevo, una cimice piazzata sul furgone dei rapitori :«Gli stacco un dito»

Corriere della sera

Filmati mentre comprano la pizza per il sequestrato: «Metà gliela diamo a lui e metà ce la mangiamo noi»
LERICI - Una pizza perché il ragazzo «c'aveva fame», la fatica di organizzare i turni di guardia e «impegnarsi la sera», i momenti di nervosismo che fanno dire cose tipo «mo' gli stacco un dito» e il metadone da sciogliere nell'acqua «che così lo fa dormire».


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Il decreto di fermo e le informative dei carabinieri e della polizia raccontano di un nonno e di un nipote che un po' organizzano, un po' improvvisano. Il vecchio (Pier Luigi Destri) è la mente dell'operazione, il figlio di sua figlia (Davide Bandoni) è il braccio operativo. Hanno un sequestrato in casa e vogliono un riscatto da otto milioni di euro, queste sono le uniche certezze. Il resto è quel che succede giorno per giorno, da domenica 16 dicembre, quando Andrea Calevo finisce nelle loro mani, a due giorni fa, quando con un blitz viene liberato.

Gli inquirenti, mai come in questo caso tutti sulla stessa lunghezza d'onda, sono partiti nell'inchiesta da un furgone bianco. La sera del sequestro la telecamera di sorveglianza di un magazzino distributore di abbigliamento riprende l'Audi A1 di Andrea Calevo mentre «alle 21.25 - dice il decreto di fermo - procede assieme a un furgoncino bianco Peugeot Ranch e si avvicina alla zona dove l'Audi A1 del Calevo è stata fatta finire nel fiume Magra (...) è l'orario immediatamente successivo alla commissione del sequestro di persona(...). Pochi minuti alle ore 21.30 ripassa in senso orario soltanto il furgone». Ergo: il furgone seguiva qualcuno che era andato a far sparire nel fiume l'auto del rapito. Poche ore dopo i tecnici piazzavano le cimici sul Peugeot.

Il giorno 21 alla famiglia Calevo arriva la lettera scritta da Andrea con la richiesta del riscatto che viene intercettata dagli investigatori: «La missiva - dice il provvedimento di fermo - porta su una parte dattiloscritta un'impronta sicuramente di Destri Pier Luigi (...) proprietario di un furgone dello stesso tipo e colore di quello che compare nel filmato» che, tra l'altro, «un testimone aveva visto in corrispondenza del luogo dov'è stata abbandonata l'auto del Calevo solo tre giorni prima del sequestro». Lo stesso testimone in quell'occasione aveva notato anche Pier Luigi Destri: praticamente un sopralluogo prima di entrare in azione, ipotizza chi segue le indagini.

La mente del sequestro commette un errore dopo l'altro. Per esempio i suoi due telefoni cellulari: «Hanno agganciato proprio la cella della zona da cui è partita la telefonata di rivendicazione del sequestro». Era stato più furbo, invece, la sera del rapimento: li aveva lasciati a casa e gli inquirenti parlano di un voluto «buco di utilizzo (dalle 17.50 alle 21.11) pur rimanendo accesi». Il «buco» si misura con «i numerosi tentativi» di chiamata (tutti senza risposta) della fidanzata di Destri, una giovanissima ragazza albanese. Nel fermo si parla di «molte conversazioni fra Destri e Bandoni dalle quali risulta in modo inequivoco - per i numerosissimi riferimenti fatti, anche facendo il suo cognome, e parlando della sua condizione di prigionia (...) - come Calevo Andrea si trovi nella loro disponibilità».

Una delle conversazioni chiave dell'inchiesta dalla quale i magistrati sono arrivati poi a un filmato che incastra nonno e nipote, riguarda una pizza per il sequestrato. Davide: «Vuole la pizza, glielo portiamo un pezzo di pizza?» Destri: «Stasera no, cos'ha detto?... che c'aveva fame? La frutta c'aveva...». Ancora Davide: «Lo mangiamo anche noi un pezzo di pizza? All'Ipercoop, un pizzone così con 5 euro (...) noi la tagliamo e gliela portiamo un pezzettino». Vanno all'ipermercato, il gps installato sul furgone segue i loro passi, le telecamere li filmano mentre escono, Davide ha il cartone della pizza fra le mani: «Senti com'è buonissima, metà gliela diamo a lui e metà ce la mangiamo noi».
Il sequestrato nelle intercettazioni è quasi sempre «lui», che adora la pizza.

«La strategia di Bandoni - dicono le carte - è cercare di accontentare le abitudini alimentari di Calevo per farlo stare più calmo possibile». Per la stessa ragione Bandoni, tossicodipendente, decide di sciogliere nell'acqua il metadone che dovrebbe prendere lui per la terapia contro la dipendenza. «Se rompe i c... gliela diamo davvero capito? Ne sto prendendo tanta così, guarda nonno... poca eh...».

Risparmiava sulle dosi per se stesso per darle a «lui» e farlo stare buono. «Bisognerebbe darcela» si convince Pier Luigi Destri. E il nipote: «Voglio provare a buttarla nel bottiglione intera... hai visto con quel pochino come ha dormito quel giorno?». Davide è spregiudicato e spesso si innervosisce per nulla. Come quando i familiari di Andrea chiedono la prova in vita dell'ostaggio: «Gli stacco un dito» si arrabbia Davide che in un'altra intercettazione dice al nonno: «Posso un po' gonfiarlo, c'ho voglia di pistarlo» (picchiarlo, ndr ). «Adesso no» risponde il vecchio.

Difficile gestire un sequestrato, ancora di più nei giorni di festa. Davide, musicista in un complesso, parla con suo nonno dell'ultimo dell'anno e del fatto che dovrà andare a suonare. C'è da organizzare i turni della guardia al rapito. Davide: «Allora, all'1.30 io vengo lì fino alle 3 così...». Il nonno: «No, il più è di impegnarsi di sera (...) poi se una sera non puoi...». Ancora l'argomento Capodanno. Destri incalza il nipote sui tempi: «Soltanto per sapere... andare a mangiare...un po' io». E Davide pensa al rapito: «Gli portiamo gli avanzi del cenone». Risposta: «Anche troppo».



Lerici, libero Andrea Calevo (31/12/2012)

Andrea Calevo liberato (31/12/2012)

Lerici: sequestrato l'imprenditore Andrea Calevo (17/12/2012)

Giusi Fasano
2 gennaio 2013 | 9:45

Che errore, lei non vale tanto»

Corriere della sera

Lo sfogo di Alessandro: «Anca non mi ha neppure cercato». Il padre del giovane: «Ci ha chiesto 5 euro e un accendino, non potevo immaginare»


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«No, non lo rifarei. Adesso ho capito che per lei non vale la pena morire». Muove le mani e le braccia e parla con un filo di voce dentro al suo telefono cellulare Alessandro Marin, il trentenne di Piancamuno che lunedì a Costa Volpino, in provincia di Bergamo, si è dato fuoco sotto il balcone di casa della sua ex fidanzata. Lei, rumena di 24 anni, non vuole più saperne di tornare con lui, che invece dice di essere «ancora innamorato» nonostante la loro storia sia finita ormai da tempo. 

Si erano conosciuti circa due anni fa, quando Marin, meccanico specializzato di Milano, aveva lasciato la metropoli per raggiungere i suoi genitori saliti a vivere a Piancamuno. Marin da allora non ha più trovato un posto di lavoro, ma un anno e mezzo fa si era innamorato, ricambiato, di Anca Plesa: a lei aveva regalato peluche e giocattoli, per lei aveva lasciato un messaggio d'amore sul muro del ponte che lei, affacciandosi alla finestra, vede tutti i giorni. Da un paio di mesi la loro storia si era incrinata: si erano rivisti, ma lei più volte aveva cercato di fargli capire di lasciarla in pace. L'ultimo furibondo litigio risale a domenica: il giovane si era fatto riconsegnare tutti i regali e allontanandosi aveva minacciato di volersi suicidare, ma lunedì mattina «stava bene» ricorda il padre «ha pranzato con noi e poi è uscito di casa chiedendoci 5 euro e un accendino. Proprio non potevamo sapere quel che stava per combinare».

Alle 13,30 dell'ultimo giorno dell'anno Marin è arrivato ancora una volta sotto il balcone della sua ex fidanzata: l'ha chiamata, le ha urlato la sua disperazione e si è cosparso di diluente. Ha buttato la lattina e i giocattoli della sua ex nel fiume Oglio e poi, in un lampo, si è dato fuoco. Dalla cucina di un ristorante è partita la telefonata al 118: il ragazzo è stato ricoverato nel reparto di chirurgia plastica del nuovo ospedale di Bergamo. «Quel che più mi fa soffrire - racconta ancora al telefono - è che dopo quel che mi è successo non si sia fatta né sentire né sia venuta a trovarmi. Ora accetto che lei si sia allontanata, ma questo suo silenzio no, non comprendo come, dopo quello che abbiamo passato insieme, non abbia voluto guardarmi negli occhi». Dopo aver visto bruciare l'ex fidanzato, Anca Plesa, insieme alla propria madre, è stata sentita dai carabinieri, ai quali le due donne si erano già rivolte dopo le prime minacce di suicidio da parte del trentenne di Piancamuno. Non avevano mai formalizzato una denuncia per stalking.

Giuseppe Arrighetti2 gennaio 2013 | 11:09

Il negozio griffato di Zorzi a due passi da piazza Fontana

Corriere della sera

Dopo il fallimento l'ex latitante risulta proprietario. Il neofascista è stato coinvolto nelle stragi e poi assolto


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MILANO - Da piazza Fontana alla Galleria Vittorio Emanuele sono pochi passi. Eppure tra la strage neofascista del 1969 nella Banca Nazionale dell'Agricoltura e un negozio alla moda di borse e accessori che sta in via Ugo Foscolo 3 in forza di una concessione del Comune di Milano, non si immaginerebbe alcun nesso. E invece ora gli interrogatori di un amministratore, rimasto invischiato in una causa civile al tribunale di Milano e in una inchiesta per bancarotta in Procura, svelano che questo negozio monomarca «Oxus», tuttora attivo nel «salotto» del centro città, nell'estate 2010 è passato di mano insieme all'avviamento del marchio e a tutta la merce in magazzino, ma depurato dei debiti lasciati a zavorrare la società venditrice già in insolvenza per perdite apparenti di 15 milioni di euro: 3 mesi prima

del fallimento di questo «Grup.P. Gruppo Pelle Italiana spa», teoricamente appartenente alla società di diritto cipriota «Meadcraft Holdings Limited», il 30 giugno 2010 il negozio in Galleria è stato infatti sfilato e venduto per un prezzo stracciato (quasi quattro volte inferiore ai soldi offerti poco prima da una grande casa di moda) a una società amministrata da uno svedese «di cui azionista - scrive il tribunale civile - era la stessa persona azionista del gruppo fallito e menzionata dall'amministratore al pm negli interrogatori, e cioè Hagen Roi, in italiano Delfo Zorzi».

Ovvero il neofascista riparato da molti anni in Giappone (dove ha avuto la cittadinanza) quand'era latitante per i processi per la strage di piazza Fontana, dai quali è stato assolto in Cassazione dopo una condanna in primo grado all'ergastolo, e per la strage di piazza della Loggia a Brescia nel 1974, dai quali è stato assolto anche in primo e secondo grado. È nel 2005 che voci nel settore della moda, ma soprattutto un articolo dell' Espresso , cominciano a ipotizzare legami tra il marchio «Oxus» e la seconda vita di Zorzi in Giappone, quella da imprenditore della pelletteria. Poi alla fine del 2010 è la Guardia di Finanza di Venezia, in un'operazione antievasione partita da una verifica fiscale alla società veneta «Svalduz srl», a comunicare di aver «scoperto, nel server di posta elettronica, un raffinato sistema di comunicazione criptata, fatta di acronimi, sigle e codici identificativi, attraverso il quale Delfo Zorzi, dal Giappone, disponeva dettagliatamente alle varie società tutte le operazioni da svolgere.

2Eppure il fruttuoso negozio in Galleria Vittorio Emanuele sembra, nonostante tutto, essere rimasto nel portafoglio dell'ex latitante, e con modalità ora finite nel mirino della magistratura. Il tribunale civile, infatti, ha autorizzato il sequestro almeno di 700.000 euro sui beni dell'ultimo amministratore subentrato nel febbraio 2010 a un'amica di gioventù di Zorzi d'improvviso destituita dalla proprietà. In Procura il pm Laura Pedio indaga in un fascicolo per l'ipotesi di bancarotta. E «B&A srl» e «Euroteam», due società che dal 2003 e dal 2007 pianificavano le campagne pubblicitarie da centinaia di migliaia di euro l'anno commissionate dal «Grup.P. Italia», hanno ottenuto sequestri conservativi.

Il nodo è la lettura dei fatti del 30 giugno 2010, quando il «Grup.P.», tenendosi i debiti, decide di cedere per teorici 700.000 euro (che nemmeno si sa se davvero pagati e finiti dove) il ramo d'azienda rappresentato dall'avviamento del marchio «Oxus» e del negozio (più merce in magazzino) in Galleria Vittorio Emanuele, per il quale una casa di moda sette giorni prima aveva offerto 1,8 milioni sentendosi rispondere che ne valeva almeno 2 e mezzo, a una società in provincia di Venezia (appunto la «Svalduz srl») rappresentata dallo svedese Etrik Patrik Vistebrandt, nipote di Zorzi.

«In questo modo - ha scritto il giudice Enrico Consolandi - è stato sottratto al fallimento un bene di rilevante valore, e non è chiarissimo dove siano finiti i denari costituenti il prezzo. Il contratto è di una povertà sconsolante, senza alcuna descrizione o valutazione del magazzino che già da solo poteva valere quella somma». E per il giudice è lampante che, «tenuto conto della prossimità al fallimento» e «della coscienza dello stato di insolvenza in cui versava la società a dire delle dichiarazioni al pm dello stesso amministratore, si tratta di una operazione assolutamente avventata», che ha depauperato i creditori del gruppo venditore di lì a poco fallito in ottobre.

Luigi Ferrarella
2 gennaio 2013 | 11:18

L’India attende il ritorno dei marò: “Qui la prima settimana di gennaio”

La Stampa

L’agenzia Pti: «C’è l’accordo con il governo italiano».I due militari avevano ricevuto due settimane di licenza per trascorrere le feste in famiglia

NEW DELHI

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«L’Italia ha assicurato l’India che i due militari accusati di omicidio in Kerala, ritorneranno nella prima settimana di gennaio». È quanto riporta l’agenzia di stampa Pti citando un «alto funzionario del governo indiano». «Vi posso assicurare che torneranno. C’è un impegno scritto della Repubblica italiana e sarà onorata» ha detto la fonte alla Pti che ricorda «notizie di stampa» secondo le quali «i due militari potrebbero non tornare perché si candidano alle elezioni». I due marò, in libertà vigilata a Kochi, sono stati rimpatriati lo scorso 22 dicembre dopo aver ottenuto uno speciale permesso natalizio dai giudici. In base a quanto appreso Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ritorneranno il 4 gennaio alla scadenza delle due settimane della licenza concessa dall’Alta Corte del Kerala. Sempre secondo «fonti governative italiane» citate dalla Pti la vicenda dei marò «è altamente delicata e coinvolge i sentimenti della nazione» e «si spera in una rapida soluzione» con il pronunciamento della Corte Suprema «che dovrebbe avvenire a gennaio». 

Serpico, controlli su conti e spese così il server del fisco trova chi evade

Il Messaggero
di Umberto Mancini


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ROMA - Lo hanno chiamato in molti modi: arma letale, grande fratello, bazooka. Ma Serpico, che sta per Servizio per i contribuenti e che si richiama al super poliziotto interpretato da Al Pacino, è ilnome più appropriato. Il maxicervellone dell’Agenzia delle entrate da un milione di miliardi di byte è da oggi il vero incubo degli evasori. I conti correnti non avranno più segreti per lui. Serpico potrà leggere il nostro saldo in banca in pochi istanti, confrontare spese ed entrate, investimenti e depositi. Sapere praticamente tutto. Con una potenza di fuoco mai così elevata.

E nessun margine di errore. Di fatto da mesi sta già catalogando l'Italia di chi non paga le tasse. Per scoprire chi muove milioni di euro magari senza dichiarare un centesimo. A farlo, in automatico, è una immensa batteria di computer che ronza 24 ore su 24. Con l'obiettivo di utilizzare le 24.200 informazioni che transitano dai server ogni secondo per stanare gli italiani che ogni anno sottraggono all'erario non meno di 120-130 miliardi. Ma come funziona l'acchiappa-evasori? Siamo andati a vedere di persona. Batte sulla Cristoforo Colombo, alla periferia di Roma, il cuore al silicio di Serpico, i suoi muscoli sono in una blindatissima sede della Sogei. Un semplice clic e parte la sfida.

SOFTWARE SOFISTICATISSIMO
Sullo schermo azzurrino, con il logo dell’Agenzia delle entrate, due caselle da riempire: codice fiscale o partita Iva. Basta digitare uno dei due valori e la caccia informatica è avviata. Un altro clic e la ricerca si affina. Prima appaiono le ultime dichiarazioni dei redditi; poi si va avanti, magari per capire come sia possibile che un contribuente dichiari solo 2 mila euro l'anno ma che, contemporaneamente, possegga due camion o magari una barca. Un’altra pressione sul tasto del computer e le banche dati collegate (dal Catasto al Demanio, dalla Motorizzazione all’Inps, quindi all'Inail fino alle Dogane) riversano le informazioni richieste.

Sullo schermo del pc appaiono le auto intestate, le case, i terreni, aerei e barche, le polizze assicurative. La «fotografia» completa e dettagliata di quanto si possiede, di come si vive, di come e quanto si spende. Non basta. In una nuova videata appaiono le utenze (luce, gas, acqua), gli acquisti voluttuari più costosi e significativi. In pratica, tutte le operazioni per cui ci è stato richiesto il codice fiscale. Persino le iscrizioni in palestra, al circolo sportivo o alla scuola d'inglese saranno nel mirino. L'ultima schermata, quella risolutiva, completa il quadro in ogni minimo dettaglio. E fa luce sui soldi che abbiamo in banca, i movimenti dei conti correnti, tutte le operazioni sopra 1.000 euro. Dallo shopping con la carta di credito agli investimenti effettuati.

Con le banche e gli intermediari finanziari, complessivamente circa 12 mila operatori, obbligati a mandare una nota periodica per segnalare saldi e movimenti. Accedere a tutto ciò adesso è già possibile, ma su impulso dell'amministrazione. Tra poco basterà una mail, sempre dell'Agenzia delle entrate, per scovare chi bara. Saranno solo cinque i super funzionari a poter accedere ai dati, di fatto già immagazzinati automaticamente da Serpico. Nessun istituto di credito si potrà opporre. E anche le società di leasing o di noleggio, spesso utilizzate come schermo per il Fisco, saranno collegate a Serpico. L'identikit dell'evasore avrà subito un nome e un cognome. Basterà infatti fotografare i saldi del conto corrente, i movimenti, e confrontarli con il reddito dichiarato, con il tenore di vita. Il grado di precisione sarà estremo, gli interventi chirurgici come le sanzioni. E’ evidente che l'Agenzia guidata da Attilio Befera imposta gli algoritmi applicativi per concentrare la ricerca sulle categorie a rischio.

ALLERTA AUTOMATICI
Quelle, per essere chiari, con la spia rossa che segnala la disponibilità di beni sproporzionati rispetto al reddito percepito. Insomma, chi possiede una Ferrari e piange miseria non avrà vie di fuga. Così come chi si dichiara nullatenente ma manda i figli alla scuola di lusso o fa super vacanze all'estero.
Il lavoro sporco, l'incrocio di migliaia di dati, lo fanno i server collegati alle banche dati. E quando individuano il sospetto, mandano in automatico un alert informatico alla direzione dell'Agenzia delle entrate e alla sede provinciale del caso individuato. Da qui al recupero delle somme non pagate il passo è breve.

Difficile opporsi di fronte all'evidenza, alla caduta del segreto bancario, alle cifre scritte nero su bianco sul saldo messo a disposizione dall’istituto di credito. Nessuno andrà a ficcare il naso nei conti dei contribuenti corretti, perché le analisi di rischio sono impostate per selezionare solo i presunti evasori a basso tasso d'errore. Una platea che non avrà scampo. Con Serpico il lavoro dei 15 mila ispettori delle Entrate e della Finanza sarà più semplice, mirato ed efficace.


Mercoledì 02 Gennaio 2013 - 08:45
Ultimo aggiornamento: 10:22

Manager delle società partecipate Ecco tutti gli stipendi

Corriere del Mezzogiorno

Napoli, Hubler (Acn) guadagna più del sindaco


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NAPOLI — Un piccolo esercito di 44 persone tra presidenti, amministratori unici e consiglieri di amministrazione. Sono i manager delle società partecipate del Comune di Napoli che complessivamente incidono sulle casse di Palazzo San Giacomo per circa un milione e mezzo di euro l’anno. Il più ricco è Mario Hubler, amministratore unico dell’Acn, società di scopo che organizza la Coppa America, della quale il Comune detiene il 30 per cento. Hubler guadagna 125 mila euro lordi l’anno. Non pochi, visto il momento economico per la città e quanto già è costato l’evento a Comune, Regione e Provincia.

«FACCIO TUTTO IO» - «Stipendio imparagonabile a tutti gli altri se si considera che l’Acn non ha neppure un direttore generale, faccio tutto io», si giustifica Hubler, un passato da direttore generale alla Bagnolifutura ed ex capo delle segreteria politica alla regione di Antonio Bassolino. «Sfido pure — rimarca — a trovare qualcuno che faccia un lavoro simile, che è totalizzante, per soli dieci mesi; un libero professionista che interrompe la sua attività e si dedica solo a questo. Peraltro, se non fosse stato così, avrei proprio voluto vedere se Napoli sarebbe riuscita ad imporsi su Venezia». Sarà. Napoli, di certo, ha pagato (non poco) per avere le regate. Il Comune di Venezia, invece, no. Ma facciamo due conti: 125 mila euro spalmati in dieci mesi di lavoro, come racconta Hubler, fanno la bella cifra di 12.500 euro al mese.

Hubler precisa comunque che «dal 16 luglio scorso, da quando ho avuto l’incarico, non ho ancora percepito un euro». Ma li percepirà. Questione di tempo e di assetti interni all’Acn, oltre che di soldi eventualmente da incassare per le regate, poi Hubler avrà quanto gli spetta. A quel punto il Comune di Napoli sborserà il 30 per cento dei 125 mila euro. Il resto lo pagheranno la Regione Campania e la Provincia di Napoli (entrambe al 30 per cento nell’Acn) e l’Unione degli Industriali, che detiene il 10 per cento delle quote della società di scopo ma che in futuro dovrebbe essere rilevata dalla Camera di Commercio in un assetto che vedrebbe i quattro enti pubblici dividersi egualmente il pacchetto societario dell’Acn. Intanto, però, esplode la polemica per l’entità del compenso di Hubler. Anche perché, per esempio, il presidente dell’Asìa, Raffaele del Giudice, che è a capo di un’azienda che a Napoli è, per così dire, «al fronte», guadagna la metà di Hubler.

«IMPORTI ELEVATISSIMI» - A lanciare il sasso nello stagno è stata l’associazione «Napolipuntoeacapo», che a proposito dei compensi dei manager delle società partecipate del Comune messi in rete parla di «cifre incredibili». «Gli importi sono elevatissimi — si legge sul sito internet dell’associazione che fa capo all’imprenditore Sergio Fedele — soprattutto in considerazione dei dati di bilancio e dei risultati che non raggiungono queste società». «Napolipuntoeacapo» chiede quindi di dimezzare i compensi dei manager pubblici ritenendo questo «un dovere in un momento drammatico per lavoratori e imprese».

DA ANM A NAPOLIPARK - Mario Hubler è seguito nella classifica dei manager più pagati — pubblicata dal Comune sul sito istituzionale ai sensi della legge sulla trasparenza — da Renzo Brunetti, amministratore unico dell’Anm, società che certo non naviga dell’oro. Brunetti guadagna 120 mila euro l’anno. Poi c’è Alberto Ramaglia, altro amministratore unico, questa volta di Metronapoli, che percepisce 100 mila euro annui. Più staccato in classifica c’è Carlo Cecconi, amministratore di Napolipark. Via via tutti gli altri, tra i quali c’è anche chi svolge incarichi a titolo gratuito, come Giuseppe Cantillo e Maurizio Maddaloni allo Stoà; o chi prende solo un gettone di presenza da 230 euro a cda: è il caso di Carmine D’Orazio, Arcangelo Sessa e Giuseppe Boscaino al Caan. Certo, questi sono dati che il Comune di Napoli rende pubblici ora ma che sono relativi all’anno trascorso — nel caso di alcuni, ad alcuni mesi del 2012 — mentre qualcosa per ridurre i compensi Palazzo San Giacomo lo sta facendo. Per esempio, accorpando le società dei traporti (Anm, Metronapoli e Napolipark) ma anche la Elpis con la Napoli Servizi. Oppure mettendo in vendita Stoà e Gesac. Eppure, a leggere gli stipendi che paga, il cammino appare ancora lunghissimo.

Paolo Cuozzo
02 gennaio 2013

Su Twitter Silvio moltiplica in una notte i follower con arabi e sudamericani

Il Mattino
di Mario Ajello


ROMA Uno scrive: «Vorrei passare tutta la notte a leggere chi sono i follower di @berlusconi2013». Altri si divertono a scambiarsi messaggi così: «Hai visto quanti arabi lo seguono? Diventerà re del Qatar?». «No, vincono i sudamericani. Saranno amici di Pato?».
 

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LA MAGIA Lo chiamano il miracolo di Capodanno, ma forse è tutto vero o probabilmente no. Di fatto, sembra che 70.000 persone, in ogni parte del globo terracqueo, abbiano trascorso il veglione di Capodanno a diventare follower del nuovo account di Silvio Berlusconi su Twitter. Il contagio da menomalechesilvio c’è ha fatto in modo che i seimila seguaci dei cinguettii del Cavaliere siano diventanti di botto 70.993. Possibile? Sono veri? Sono falsi? Nel social network sono tutti convinti che siano stati comprati ma alcuni veri o semi-veri si sono fatti avanti, per giocare con il Cavaliere nuovo arrivato nel mondo cinguettante: è il caso per esempio di Baffonetivede. In gran parte - nel reparto dei forse falsi - sono utenti di origine sudamericana e quasi tutti senza volto. Soltanto l’uovo, simboletto di chi sul social network non mostra la propria faccia, li identifica anzi non li identifica.

LA LEGIONE STRANIERA
Un tale Foaad Al-Harbi guida la nutrita legione straniera degli arabi. Che hanno anche dei sottogruppi, come quello degli arabi-milanisti. Tutti pronti a seguire @berlusconi2013 nella nuova crociata pallonara e politica. Tra gli esotici e i meticci, ecco Oirad Isozzev e Joshua McJoyce, Giacinthom Rosen e Villas de la Selva. Si chiama Marco Camisani Calzolari, è un professore di Comunicazione aziendale.

Disse mesi fa che Grillo compra i follower e che l’80 per cento dei fan delle aziende italiane è finto. Basta pagare 20 dollari per ottenere 50mila follower su Twitter. Quanto ha pagato Silvio, se ha pagato? «Niente», assicura Antonio Palmieri, deputato del Pdl e responsabile Internet del partito. E aggiunge: «Quello non è l’account ufficiale del presidente, è solo un’iniziativa di volontari digitali». Di fatto, se i follower sono oltre 70.000, i following di Berlusconi sono 328 e quindi il Cavaliere segue Massimo Rossi, responsabile del Pdl per l’Albania e i Balcani, oltre ovviamente a Briatore, al nemico Tremonti e a Benedetto XVI.

GLI SFOTTO’
Il Papa, così uno ha chiamato il proprio account, scrive a @berlusconi2013: «Se te servivano follower latini, te li vendevo io. Ce n’ho un botto e me rompono pure li cojoni». Altri, mentre Berlusconi twitta augurando buon anno, dicendo che tornerà presto al governo, commentando e incitando, hanno lanciato un gioco on line e vince il primo premio «chi trova, tra quelli di @berlusconi2013, il più buffo follower farlocco sudamericano».
mercoledì 2 gennaio 2013 - 11:11

Che fine ha fatto il referendum sull'acqua in Italia?

Corriere della sera

A Napoli si sogna di dar vita e si sta realizzando quello che qualcuno già chiama un primo vero atto di democrazia economica partecipata

Napoli è la prima importante città italiana a ripubblicizzare la gestione dell’acqua: il 22 novembre scorso è stata presentata ufficialmente Abc Napoli, Acqua Bene Comune Napoli, Azienda Speciale che prenderà il posto di Arin, una Spa che gestisce il servizio idrico integrato di 136 comuni campani.

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Il 17 dicembre è stato invece costituito il Comitato di Sorveglianza con funzioni consultive, di controllo, di informazione, ma anche di ascolto, di concertazione e di dibattito propositivo, sul servizio pubblico idrico. È composto da cinque consiglieri comunali e da rappresentanti degli utenti del mondo ambientalista e dei dipendenti dell'Azienda stessa. Un percorso, quello della ripubblicizzazione dell’acqua, che la giunta De Magistris con il suo assessore ai Beni Comuni, Alberto Lucarelli, aveva intrapreso subito, all’indomani del referendum del 12/13 giugno 2011.
Un referendum in cui 27 milioni di Italiani avevano votato sì all’abrogazione di due norme che riguardavano l’acqua:

1) che i Comuni dovevano obbligatoriamente privatizzare almeno il 40% delle partecipazioni delle municipalizzate (Legge Ronchi, art. 23bis) e
2) che sull’acqua si potesse fare profitto (abrogazione del comma 1 art 154, D.Leg.vo 3 /4//2006 circa l’“adeguatezza della remunerazione del capitale investito”).

Ma dopo quel referendum nulla in Italia era cambiato. Nulla fino alla decisione napoletana. D’altra parte la ripubblicizzazione dell’acqua era stato uno dei temi forti del programma elettorale di De Magistris e il professore Alberto Lucarelli aveva partecipato all’estensione dei quesiti referendari. Il percorso si è rivelato difficile: per gli interessi economici incrociati, le dispute legali e le forti resistenze politiche trasversali, e non solo a Napoli. Non ultimo, da parte del governo Monti, il recente affidamento all’Authority dell’energia e del gas della gestione delle tariffe idriche: affidamento che i Comitati referendari sull’acqua vedono come un ulteriore tradimento della volontà popolare espressa nel referendum.

Il modello di gestione idrica partecipata rappresentato dalla Abc Napoli smentisce il concetto secondo cui il diritto positivo di beni essenziali (come acqua, trasporti pubblici ed energia) debba essere fondato sulla loro rilevanza economica e imprenditoriale da gestirsi tramite Società per Azioni, dunque con profitto sul capitale investito. E smentisce anche il concetto che tali privatizzazioni ce le imponesse l’Europa, tanto più che la ripubblicizzazione dell’acqua ha visto anche città come Parigi e Berlino in prima linea. Se Parigi però con l'esperienza di Eau de Paris si riprende l’acqua e risparmia sul bilancio 30 milioni di euro, le multinazionali francesi Veolia e Suez, che gestiscono l’acqua di mezzo mondo, continuano a dividersi le poltrone nei CdA di Società per azioni in giro per l’Italia.

Piero Riccardi, Ernesto Pagano
31 dicembre 2012 (modifica il 2 gennaio 2013)

Il programma che ripulisce la “fedina” digitale

Corriere della sera
di Antonio Castaldo



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Ripulire la “fedina” digitale è il primo, indispensabile passo, verso il successo lavorativo. Ne sono convinti i ricercatori dell’università di Syracuse, nello stato di New York, che hanno messo a disposizione degli studenti uno strumento per presentare profili social inappuntabili e professionali. Il servizio è rivolto ai neolaureati, che terminati gli studi si affacciano al mondo del lavoro.

Negli Usa la reputazione digitale dei candidati a qualsiasi incarico viene vagliata con attenzione dai cacciatori di teste, sia in campo privato che nella pubblica amministrazione.

I profili Facebook e Twitter, ma anche l’attività su tutti i principali siti di condivisione, viene passata al microscopio, al pari di un curriculum vitae. Pertanto i ricercatori del dipartimento di informatica hanno varato un sistema on line che permette di elaborare un pedigree digitale immacolato, a prova di Google. Il programma indirizza automaticamente il motore di ricerca a un profilo che l’utente aggiorna con le informazioni e le fotografie preferite. E di solito si opta per un’immagine di grande decoro e disciplina. In un attimo scompaiono le goliardate, le foto sconce e le feste ad alto contenuto alcolico, così diffuse nei college americani.

Al loro posto solo sobrie immagini di studio e sport. Del resto, anche sul Web, è la prima impressione quella che conta. Che il successo accademico sia scritto nella propria attività digitale lo dimostra anche uno studio dell’università Ben-Gurion di Be’er Sheva, in Israele. Il team coordinato dal ricercatore Michael Fire, che lavora proprio sulle dinamiche sociali della Rete, ha sviluppato un nuovo metodo per capire in anticipo se gli studenti coroneranno il proprio percorso accademico con successo o meno. Lo studio s’intitola «Come prevedere i risultati degli esami» ed è stato presentato recentemente ad una conferenza internazionale.

Analizzando le interazioni tra i 185 iscritti a un corso in Sicurezza dei Sistemi informatici, i ricercatori israeliani sono giunti alla conclusione che chi è connesso su Internet e sui social network con soggetti dall’alto rendimento scolastico ottiene a sua volta voti migliori. I ricercatori hanno analizzato 10.759 contatti digitali, anche semplici mail, o discussioni in gruppi di lavoro. Sono stati vagliati dati informatici apparentemente banali, come le tracce che i file lasciano nei computer durante la lavorazione. Per poi incrociarli con l’analisi dei comportamenti  offline, ovvero le riunioni, le discussioni, le relazioni redatte durante il corso. Il tutto con un controllo maniacale delle attività informatiche degli studenti-cavia.

Anche semplicemente sull’uso dei pc. E quasi sempre è stato riscontrato un miglior rendimento negli studenti maggiormente connessi tra di loro e sulla Rete. «Una spiegazione di quello che abbiamo scoperto — spiega Fire — è che i tuoi amici influenzano la qualità del tuo corso di studi. Se si sceglie la compagnia giusta, anche ad esempio sui social network, è più probabile ottenere risultati migliori». Naturalmente certi meccanismi sono stati metabolizzati autonomamente dai ragazzi. I ricercatori della Ben-Gurion hanno quindi dimostrato che le amicizie si consolidano anche sulla base di un differente approccio allo studio. Ragazzi studiosi frequentano colleghi altrettanto zelanti, e chi pensa di più al divertimento e meno ai doveri universitari si accompagna a persone del medesimo tipo. Attenti quindi alle cattive amicizie (soprattutto a quelle virtuali). Possono rovinarvi la carriera scolastica.

Ve lo do io Giorgio Gaber»

Il Messaggero
di Marco Molendini


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ROMA Così parlò l’altro Gaber, la metà del Signor G., il riservato, schivo fino all’eclissi Sandro Luporini, scrittore, paroliere, cestista, pittore. Per una vita il doppio di Giorgio, da Suono di corda spezzata (la prima canzone scritta assieme) a Io non mi sento italiano. Luporini, il refrattario, ha finalmente ceduto, incalzato dal nipote Roberto e da Dalia, la figlia di Giorgio, ha rotto la consegna del riserbo in un libro di memorie, intitolato G, vi racconto Gaber (edito dalla Fondazione intitolata all'inventore del teatro canzone e da Mondadori). Un racconto minuzioso dove sfilano discussioni, idee, dubbi, storie che hanno dato origine ai loro lavori, animate da un’inevitabile dolorosa nostalgia (si parla quasi sempre in prima persona plurale), dalla pervicacia del dubbio («abbiamo vissuto tutta la vita in questa assoluta certezza»), dal velo dell’ironia, schivando i rischi retorici delle celebrazioni, cedendo più che altro alle esigenze conoscitive.

Gaber non c'è più da dieci anni esatti e Luporini, che di anni ne ha 82, ha provato a non esserci. La sua assenza ora è diventata imperfetta, perché oltre alle parole del libro ci sono quelle che l’accompagnano. Parole asciutte, perfino reticenti. Così se uno gli chiede, semplicemente, cosa ti manca di Giorgio?  La risposta è inevitabilmente minimalista: «A me non viene da parlare tanto. Mi manca Gaber». Stop. Poi può anche concedere qualcosa di più sull’amico: «Tra noi c’è stato un affetto, diciamo, irripetibile. Difficilmente si arriva a una comprensione così profonda che dura tanto».

E aggiunge, aprendo un altro spiraglio: «Giorgio non cercava mai di avere il sopravvento, soprattutto cercava di ascoltare. Era una sua caratteristica. D’altronde anche mia. Le nostre conversazioni erano fatte di questo, di grande ascolto. Poi a lui devo la forte curiosità su tutto». E Gaber artista? «Era per tutti un ottimo musicista e un ottimo cantante, però io lo definirei più un grandissimo attore. Pur non avendo fatto nessuna scuola, sapeva comunicare con lo sguardo, con il tono, con i movimenti. La cosa che più lo caratterizzava era l’ironia fortissima. Ma bastava che facesse una piccola pausa, gettasse uno sguardo, e riusciva subito a trasformare il clima, passando a qualcosa di più intimo o addirittura di più drammatico. Era come se, ad un certo punto, dicesse al pubblico: fine della ricreazione, parliamo di cose serie».

Sul libro e sulla decisione di farlo dopo dieci anni ammette di essere stato incalzato, praticamente messo con le spalle al muro: «Credo che il merito (o la colpa) sia di Dalia perché non ha fatto altro che convincermi a scrivere. Allora ho parlato con mio nipote, Roberto Luporini, e all’inizio gli ho detto che doveva farlo lui. Poi piano piano mi ha tirato un po’ dentro, abbiamo lavorato insieme». Un racconto i cui capitoli sono i titoli degli spettacoli firmati Gaber-Luporini, ritratto spietato, anche cattivo di una generazione e di una società, da Polli di allevamento a Qualcuno era comunista a La mia generazione ha perso a Io non mi sento italiano: «Rispetto a molti altri libri su Gaber questo ha qualche difetto e qualche vantaggio. Forse quelli che hanno scritto libri prima di noi, erano addirittura più preparati. Però io e Roberto avevamo il vantaggio di aver vissuto con Gaber, e quindi di poter tirare fuori qualcosa che negli altri libri non c’è: qualche aneddoto anche divertente della vita con lui, per esempio».

Già gli aneddoti, ricordi affettuosi di Giorgio, che certo non era tipo da mare e sceglie Viareggio come luogo d’elezione, va in spiaggia con le Clarks ai piedi, in pieno giugno arriva al ristorante riva mare con il cappotto perché, dice, «ci sono gli spifferi» e, mangiando una zuppa di pesce, domanda «è spezzatino?». C’è la genesi di frasi diventate ormai degli slogan come «La libertà è partrecipazione» che in realtà voleva essere «libertà è spazio di incidenza» ma «anche senza essere musicisti si capisce bene che una roba così non si poteva proprio cantare». Trecento pagine che sono un lavoro di recupero, superando ritrosie e il pericolo di autocelebrarsi: «E’ stato da una parte piuttosto faticoso, siamo dovuti andare a rileggere molte cose che ci eravamo dimenticati. Dall’altra però anche molto divertente», concede. Ma qui finisce la confessione dell’altro signor G.


Mercoledì 02 Gennaio 2013 - 09:14
Ultimo aggiornamento: 09:38

La Corte di Giustizia Europea ordina: le assicurazioni auto non hanno sesso

Il Messaggero
di Nicola Desiderio

Secondo la sentenza non dovranno più esserci polizze differenziate negli stati dell'Unione fra uomini e donne. Con la nuova normativa le signore pagheranno di più rispetto a prima


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ROMA - Tariffe assicurative differenziate per sesso? Dal 21 dicembre non si può più. È la conseguenza di una sentenza della Corte di Giustizia europea risalente al I marzo 2011 con il quale si stabilisce che differenziare il prezzo delle polizzeassicurative di qualsiasi tipo in base al sesso va contro la Carta dei Diritti della Ue. La sentenza dava però alle compagnie un regime transitorio di 21 mesi per adeguare alle tariffe, periodo che è finito proprio il 21 dicembre scorso e oltre il quale non sono ammesse ulteriori deroghe.

C’è chi scende e c’è chi sale.
Del resto tempo per adeguarsi ce n’è stato e le nuove linee guida per la formulazione dei premi sono state pubblicate esattamente un anno fa dalla Commissione Europea. Di sicuro, le compagnie dovranno cambiare i parametri per i loro calcoli andando oltre quello statistico legato al genere. È noto infatti che l’incidentalità maschile è superiore a quella femminile e per questo le donne pagano meno. Quest’ultime – verosimilmente – vedranno salire i prezzi delle polizze da loro stipulate mentre dovrebbero scendere contestualmente quelle per gli uomini. Almeno in linea di principio perché entrano in ballo altri fattori come la tipologia e la composizione del portafoglio clienti, i rischi dovuti al passaggio di regime e il livello di competizione. Ad esempio, nel Regno Unito i prezzi stanno scendendo, per l’Italia ovviamente non si prevede altrettanto, anzi.

Sempre di più cucita su misura.
La Commissione Europea ha comunque previsto alcuni casi per i quali ovviamente i fattori di competizione hanno generalmente effetti positivi per la riduzione delle tariffe ai clienti. Tra questi, le tavole comparative delle tariffe, presenti in molti paesi e anche in Italia dove vengono pubblicate e aggiornate dall’Isvap, organo di vigilanza governativo che dal I gennaio 2013 sarà sostituito dall’IVASS la cui conduzione è affidata al Direttore Generale della Banca D’Italia. L’auspicio ovviamente è che il complesso delle novità in campo possa creare le condizioni per frenare la continua ascesa dei premi assicurativi. La tendenza destinata comunque ad affermarsi è la crescente personalizzazione dei premi assicurativi. Un primo strumento per la RC Auto è già quello della scatola nera che si aggiunge alle classi di merito.

Littizzetto, la signora della Coop fa Capodanno a Courmayeur

Libero


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Quando si dice la coerenza. Lei che fa la testimonial della spesa alla Coop, lei che non perde occasione per spararare a zero e demonizzare i "vizi" dei ricchi, ha scelto di trascorrere le vacanze di Capodanno in uno dei posti vip per eccellenza. Stiamo parlando di Luciana Littizzetto che è stata paparazzata, in compagnia dei due figli, sulle nevi di Courmayeur. Chissà se avrà incontrato Alessandro Sallusti e Daniela Santanché, che anche loro hanno scelto la nota località scistica per passare qualche giorno di ferie lontano dalla città.

In questo 2013: motivi per restare

La Stampa

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yoani sanchez


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Qualcuno deve salire sulla scaletta dell’aereo, sta per dire addio, aprire il fazzoletto e muoverlo da un lato all’altro. Qualcuno deve ricevere lettere, cartoline dai colori brillanti, chiamate telefoniche da molto lontano. Qualcuno deve prendersi cura della casa che un tempo è stata piena di bambini e parenti, innaffiare le piante che altri hanno lasciato e alimentare il vecchio cane che è sempre stato fedele. Qualcuno deve conservare i ricordi familiari, l’armadio di mogano della nonna, il largo specchio provvisto di abbondante mercurio agli angoli. Qualcuno deve conservare quelle battute che non fanno più ridere, i negativi delle fotografie che non sono mai state stampate. Qualcuno deve restare per il solo fatto di restare.

Questo 2013, nel quale molti confidano per il potenziamento della Riforma Migratoria, può diventare un anno che ci farà dire molte volte “addio”. Anche se rispetto la decisione di ognuno sul fatto di stabilirsi in un luogo o in un altro, non finisce di rattristarmi il salasso costante di persone talentuose e creative di cui soffre il mio paese. Fa spavento sapere quanti cubani non vogliono più vivere qui, né crescere figli in questa Isola, né realizzare progetti professionali nel territorio nazionale. Una tendenza che negli ultimi mesi mi ha fatto salutare colleghi e amici che sono andati in esilio, vicini che hanno venduto case per pagarsi un volo in direzione di un luogo qualsiasi; conoscenti che una settimana dopo averli visti mi sono resa conto che abitavano a Singapore o in Argentina. Persone stanche di attendere, di rimandare i loro sogni. 

Ma qualcuno deve restare per chiudere la porta, spegnere la luce e accenderla di nuovo. Molti devono restare perché questo paese deve rinascere con idee fresche, con gente giovane e proposte per il futuro. Almeno l’illusione deve restare, la capacità di rigenerarsi deve rimanere qui; l’entusiasmo deve restare aggrappato a questa terra. In questo 2013, tra i molti che decideranno di restare deve esserci soprattutto la speranza. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Botti e insulti per il 2013 di Grillo ai politici: "Andatevene facce di merda!"

Libero

Con toni rabbiosi e feroci Beppe attacca tutti, da Monti a Berlusconi, dalla Bindi alla Finocchiaro. "Sono come Hitler nel bunker, sono delle zecche"


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Beppe Grillo ormai è un fiume in piena. Dopo il discorso di fine anno lanciato sul suo blog, apre il 2013 con un attacco feroce contro la classe politica italiana. Non risparmia nessuno e definisce i politici di casa nostra "facce di merda". Sul suo blog appare questo suo "originale" saluto al nuovo anno. Il post dal titolo "In nome di Dio andatevene", è un proiettile mediatico pieno di rabbia esplosiva.

"Se ne devono andare tutti, dove non ha importanza. In un'isola delle Barbados, nell'appartamento monegasco del cognato, in un ospizio, nella tipografia romana del suocero, in Vaticano a pregare per lo Ior, in Europa al posto di Van Rompuy, a insegnare alla Bocconi a studenti inconsapevoli, in un tribunale a esercitare la loro professione, in uno dei loro studi legali a incassare milioni di euro. Se ne devono andare. Non li regge più nessuno. Loro non capiscono. Si credono intoccabili perché garanti di interessi economici delle lobby del cemento, delle cooperative, dei concessionari, della Bce, delle banche internazionali, di Stati esteri. Vivono in un mondo a parte, fatto di studi televisivi, di giornalisti proni, di incontri istituzionali a discettare del nulla al quadrato con la rituale foto di gruppo, circondati da commessi, servi, maggiordomi, amanti. Onorevoli disonorati".

Facce di merda - Dopo lo sfogo che indica le possibili destinazioni dei nostri politici arriva il delirio classico made in Grillo. Un bell'insulto su tutti: "Facce di bronzo, facce di merda, facce da impuniti, facce da dimenticare se si vuole riacquistare un minimo di serenità. Facce di responsabili dello sfacelo economico e sociale che si fanno il lifting, i sorrisi tirati ormai in un ghigno, l'incedere da uomini di potere che si credono statisti in scatola. Si ripresentano ancora, riverginati, innocenti, candidi come se non fossero colpevoli del più piccolo errore. Loro che hanno disfatto l'economia, l'informazione, la giustizia, la scuola, il tessuto produttivo, lo stesso Stato. Mantenuti nelle loro posizioni privilegiate per decenni, pagate dalle tasse degli italiani a suon di vitalizi mai rinnegati, di leggi ad personam, ad partitum, per gli amici, per i concessionari, per le mafie".

Politici come insetti -  Infine i politici vengono paragonati a fastidiosi insetti che infettano la società: "Parassiti, pidocchi, mignatte, zecche. Virus che si spacciano per miracolosi medicinali mentre infettano il corpo della Nazione, certi della copertura vigliacca dei media e confidando nella memoria breve degli italiani. Se ne devono andare. In Parlamento non li vuole neppure l'italiano più mite, il più tollerante, il più distaccato dalla politica. L'Italia è in overdose dei Bindi, Finocchiaro, Cicchitto, Berlusconi, Monti, Bersani, Fini, Alfano, Casini, Maroni e delle centinaia di compari si ostinano a imporre la loro presenza.

Sono come Hitler -  Per Grillo ormai sono leader che non hanno più aderenza con la realtà: "Non capiscono che sono come Ceaucescu al balcone, Mussolini nel camion verso la Svizzera vestito da soldato tedesco, Hitler nel bunker di Berlino mentre da ordini a divisioni che non esistono più. E' questione di tempo, ma la loro avventura politica è terminata. La campanella del 2013 è suonata, la ricreazione a spese di generazioni di italiani è finita". Il 2013 di Grillo si apre come sempre con pacatezza e rispetto.

Il megapiranha aveva il morso più terribile della storia

Corriere della sera

Sviluppava in rapporto alle sue dimensioni una forza superiore anche a quella del tirannosauro

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Chi finiva a tiro delle sue fauci, non aveva la possibilità di raccontarlo. In rapporto alle sue dimensioni, il Megapiranha paranensis aveva il morso più potente mai apparso sulla Terra. Sviluppava infatti una potenza superiore a quella di cui disponevano i re dei morsi mortali: il Tirannosauro e lo squalo-mangiabalene Dunkleosteus terrelli, un mostro di 4 tonnellate che nuotava nei mari primordiali. Per fortuna sono estinti tutti e tre da molto tempo.

POTENZA - La potenza del morso del megapiranha è stata scoperta da Stephanie Crofts, dell'Università di Washington, co-autrice di uno studio apparso a fine dicembre su Scientific Reports di Nature. Il megapiranha viveva 10 milioni di anni fa e il suo morso era in grado di spaccare conchiglie dallo spesso guscio e le ossa dei pesci. Il confronto è stato fatto con il morso più forte dei piranha attuali, che appartiene al piranha nero (Serrasalmus rhombeus): un pesce di circa 1,1 kg che sviluppa un morso con una forza di 320 newton, pari a oltre 32 kg, corrispondente a oltre 30 volte il suo peso, tre volte di più del morso dell'alligatore.

IL PIÙ FORTE - Considerando che il megapiranha pesava circa 10 chili, secondo le estrapolazioni dei fossili ritrovati, probabilmente sviluppava un morso stimabile tra 1.240 e 4.750 newton, ossia tra 127 e 2.150 kg, e forse anche di più. Una forza spaventosa in rapporto alle dimensioni del pesce preistorico. Gli scienziati hanno stimato che il Tirannosaurus rex era in grado di sviluppare nel suo morso una forza di 13.400 newton (oltre 6 mila kg), pari però a un po' meno di trenta volte il suo peso.

Paolo Virtuani
1 gennaio 2013 | 22:05

Il 2 gennaio di 53 anni fa moriva Coppi Castellania ricorda il Campionissimo

La Stampa

Non tramonta il mito di Fausto. Stamane una Santa Messa nel cimitero del paese natale, poi una mostra a Novi Ligure per celebrarne le imprese al Tour de France

giorgio viberti
torino


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Sono passati ormai 53 anni dalla sua prematura scomparsa, a causa di una forma di malaria non diagnosticata,ma nessuno nel mondo del ciclismo l’ha dimenticato. Il 2 gennaio del 1960 moriva a soli 40 anni Fausto Coppi e Castellania, il piccolo paese del Tortonese (Alessandria) dove era nato il Campionissimo, anche quest’anno lo ricorderà.

L’appuntamento è per le ore 10 di stamane, nella chiesa accanto al piccolo cimitero nel quale riposano tra gli altri anche Fausto e il fratello Serse, lui pure morto prematuramente per una caduta in corsa a Torino nel 1951. Nella cappella vicino alla tomba della famiglia Coppi verrà celebrata una Santa Messa, quindi sarà possibile visitare la casa natale del Campionissimo, dove tutto è rimasto come allora. In programma c’è anche la consegna del premio Welcome Castellania, riservato ai giornalisti sportivi: quest’anno è stato assegnato a Claudio Gregori della Gazzetta dello Sport e a Mimma Caligaris, responsabile delle pagine sportive del Piccolo.

Poi, nel pomeriggio, al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, a pochi chilometri di distanza, verrà inaugurata la mostra dedicata ai cento anni del Tour de France, nella quale Fausto Coppi sarà ancora protagonista per le tante epiche pagine che seppe scrivere alla Grande Boucle. Ampio spazio avranno inoltre altri corridori italiani distintisi al Tour, come Ottavio Bottecchia, Gino Bartali, Fiorenzo Magni, Gastone Nencini, Imerio Massignan, Felice Gimondi, Gianni Motta, Claudio Chiappucci, Gianni Bugno e Marco Pantani.

Fra gli altri cimeli, il Museo dei Campionissimi ospiterà per la prima volta la bicicletta usata al Tour de France del 1995 da Fabio Casartelli (che proprio in quell’edizione della Grande Boucle perse tragicamente la vita in seguito a una caduta nella discesa dal Portet d’Aspet, nei Pirenei), concessa in prestito dall’omonima Fondazione, e la maglia gialla vinta da Pantani nel 1998 (quando il Pirata fece l’accoppiata con il Giro d’Italia), prestata dallo Spazio Pantani di Cesenatico. 

In tempi di crisi lo shopping diventa “sostenibile”

La Stampa

I consigli delle personal shopper: acquisti “ragionati” pensando alla stagione che verrà e una lista per non dimenticare quello che già c’è nel nostro guardaroba

elisa barberis (agb)


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E’ un’arte quella di acquistare durante i saldi. Ci vogliono rapidità, idee chiare su quello che si vuole comprare e velocità di decisione per non lasciarsi scappare occasioni che rischiano di non ripetersi. Le regole del gioco sono ferree e la strategia non si improvvisa. Soprattutto in tempi di difficili, quando il portafoglio piange e i ribassi di fine stagione sono per molti la via obbligata per chi durante l’anno deve tagliare su tutto il superfluo. E sulla scia dei consumi natalizi in brusca frenata, anche le svendite invernali, avvisa già il Codacons, faranno con tutta probabilità registrare una contrazione delle vendite, a dimostrazione che le famiglie, schiacciate da tasse, Imu, rate e bollette, non hanno più soldi da spendere. «La crisi ha innescato una consapevolezza nuova», spiega Giuseppina Sansone, consulente d’immagine e personal shopper. «La soluzione? È lo shopping “sostenibile”: ovvero imparare a individuare capi e accessori destinati a durare più di qualche stagione e magari a diventare dei grandi “classici”». 

USA QUELLO CHE HAI GIÀ. Non c’è bisogno di rifare completamente il guardaroba per la nuova stagione, meglio comprare ciò che serve quando serve. La fretta e l’«euforia da saldo» sono cattive consigliere e inducono a fare acquisti inutili, «come dei capi che rimarranno sempre nell’armadio perché poco nel nostro stile, che ci attraggono per il prezzo vantaggioso anche se infondo sappiamo che rimarranno nell’armadio», sottolinea Valentina Tassone, che dispensa consigli di moda su Only Shopping Blog. Il segreto è riuscire a mischiare nuovi elementi con i capi che ci sono già nell’armadio. 

NON DIMENTICARE LE BASI. Le mode vanno e vengono e quello che oggi è di tendenza potrebbe non esserlo più già domani. Per non sbagliarsi, la soluzione è puntare su indumenti “basic”, abbinabili con tutto, e imparare a “giocare” con i colori e le fantasie. Trench, maxi pullover, un parka avvolgente con la doppia imbottitura, un blazer nero da portare sui jeans o su un vestito e decolleté evergreen, ecco cosa non deve mai mancare. Il tutto, “movimentato” dagli accessori giusti. 

PENSA A LUNGO TERMINE. Prima di lanciarsi in acquisti sfrenati, è utile fare una lista di abiti destinati a durare un po’ di più di qualche stagione. Tra quello sfizio stravagante che ci si vuole proprio togliere e l’altro l’ideale è puntare tutto sulla qualità: ogni cacciatrice d’affari che si rispetti tiene d’occhio gli sconti delle grandi firme, ma anche le boutique online e gli outlet fuori città. E anche se sono saldi invernali, si può già iniziare a pensare all’estate. I “must have” del 2013? Mocassini comodi per la primavera e qualche capo giallo – il nuovo rosa si vocifera tra le modaiole – e verde smeraldo per vivacizzare i propri outfit. 

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MAI ARRIVARE IMPREPARATI. Attenzione al cartellino: per evitare truffe bisogna sempre verificare il prezzo pieno e quello ribassato, consiglia il decalogo stilato ogni anno da Federconsumatori e Adusbef. Un errore da principiante, poi, fermarsi davanti alla prima vetrina o a quelle tappezzate da manifesti che reclamizzano sconti eccessivi. Più difficile dribblare le finte promozioni sul web: «È tutta una questione di fiducia e di saper scegliere i siti giusti», racconta Maurizia Pennaroli, che fornisce alle clienti indecise consulenza sotto la Mole: «Conoscere i brand, taglie e misure è fondamentale se non puoi provare ciò che stai comprando». 

PICCOLI AIUTANTI HI-TECH. Per tenere sotto controllo le finanze, calcolare velocemente gli sconti, conoscere le aperture domenicali e comparare i prezzi tra negozi, arriva in aiuto la tecnologia. Da iBilancio a MrMoney, Trova prezzi e Shopstyle, sono innumerevoli le app per smartphone e tablet per destreggiarsi abilmente tra gli acquisti. E se i consigli delle amiche non bastano e non ci si può permettere di essere accompagnati da un esperto, c’è sempre Glamour Personal Shopper: foto, consigli e una vasta gamma di look da cui attingere idee. 

Bersani candida indagati e condannati. Dopo le parlamentarie passano tutti, record di voti per gli "impresentabili"

Libero

"L'Italia giusta", dice Bersani. Ma il voto delle parlamentarie sancisce il trionfo di chi è rinviato a giudizio, condannato o sotto inchiesta. Ecco tutti i nomi, alla faccia del cambiamento

Ecco i nomi da evitare. Pier fa finta di niente e li lascia stravincere. Ora li mette in lista. Parlamentarie di plastica. Dov'è il cambiamento?


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Alla fine come era facile prevedere ce l'hanno fatta. In barba a Pierluigi Bersani e alla sua finta voglia di rinnovamento. Parlamentarie di plastica come definirle se non così. Già qualche giorno fa avevamo lanciato l'allarme su i candidati alle primarie democratiche per il parlamento che erano prescritti, condannati, rinviati a giudizio e sotto inchiesta. Ma a quanto pare l'avviso non è servito. Il 29 e il 30 dicembre si è votato in tutta italia per decidere che del Pd deve giocarsi la partita per Roma ed essere inserito nelle liste. Ebbene alla faccia delle liste pultite Bersani porterà con sè tutti quelli che hanno ombra pesanti sulla loro moralità e sul senso di legalità. Ce l'hanno fatta tutti, nessuno escluso. Erano uscenti e ora si preparano ad un altro giro di giostra.

Ecco tutti i nomi - Cominciamo dalla Sicilia. Qui i nomi a rischio erano due: Francantonio Genovese e Vladimiro Crisafulli. Il primo, indagato per abuso d'ufficio e al centro di una polemica per una rete familiare piazzata negli enti di formazione regionale, si è piazzato primo a Messina con 19360 preferenze. Crisafulli ad Enna, sotto inchiesta per abuso d'ufficio, è arrivato anche lui in pole position con 6348 voti. Se andiamo verso ovest la musica è la stessa. A Trapani grande prestazione per Antonio Papania.Ha patteggiato una pena per abuso d'ufficio e si è preso il primo posto con 6165 voti.

Un pò più su in Basilicata, Antonio Luongo, riviato a giudizio per corruzione passa senza problemi a Potenza il girone di qualificazione. Al centro le cose non vanno proprio bene. All'Aquila Giovanni Lolli si piazza secondo con 2598 preferenze. E' stato rinviato a giudizio per favoreggiamento, poi prescritto. Infine Bersani si porta uffcialmente in lista anche Andrea Rigoni, condannato in primo grado per abuso edilizio, prescritto. Con 5160 voti Rigoni arriva primo a Massa Carrara. Questi sono solo i dati sugli uscenti dal parlamento. E sono quelli più gravi. Almeno a loro non si doveva dare una seconda chance. Invece Bersani si porta in lista Piero Grasso per zittire tutti e in tutta Italia, da nord a sud, arrivano primi soggetti da "evitare". Caro Bersani questa non è "l'Italia giusta". Cambia slogan. E' meglio.

Un 2013 con il naso all’insù Sarà l’anno delle comete

La Stampa

La prima visibile a marzo. Per novembre atteso il passaggio di una formazione luminosa come la Luna. Previsti anche appuntamenti con asteroidi e stelle cadenti

ROMA


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Con il passaggio di due comete, di cui una che si annuncia brillante come la luna piena e visibile in pieno giorno, il 2013 sarà l’anno delle comete. Ma sono previsti anche appuntamenti con asteroidi, eclissi di Luna e le immancabili stelle cadenti.
La prima cometa, che si chiama Panstarrs, sarà visibile in primavera, «quando nel mese di marzo passerà a circa 50 milioni di chilometri dalla Terra» spiega l’astrofisico Gianluca Masi, curatore scientifico del Planetario di Roma e responsabile del Virtual Telescope. Ma lo spettacolo che si annuncia memorabile sarà quello della cometa Ison che, rileva Masi, potrebbe essere la più bella degli ultimi 100 anni, se sopravviverà al passaggio ravvicinato al Sole. Questa cometa, secondo le previsioni, sarà visibile dal novembre 2013 al gennaio 2014 e, rileva Masi, Ison potrebbe eguagliare la luminosità della Luna, diventando visibile in pieno giorno.

Daranno spettacolo nel cielo stellato anche due asteroidi che passeranno vicini alla Terra ma a una distanza di tutta sicurezza: Apophis, il 9 gennaio, e l’asteroide 2012 DA14, il 15 febbraio. Nel 2013 sono previste anche con due eclissi parziali di Luna, la prima il 25 aprile e l’altra il 19 ottobre che sarà una eclissi di “penombra”. «La Terra - spiega Masi - proietta nello spazio la sua ombra e una penombra, dovuta all’atmosfera terrestre, la Luna passerà in questa penombra e si notera’ appena un calo di luce del nostro satellite». Da non mancare anche gli appuntamenti con le stelle cadenti: le Perseidi l’11 e il 12 agosto e le Geminidi, il 13 e il 14 dicembre.

Monti usa il sito del Governo per fare campagna elettorale

Libero

La furbata del Prof: sullo spazio istituzionale celebra i prodigi del suo esecutivo e lancia tutti i punti del suo programma. Ma scorda i disastri...


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Ci ha provato, Mario Monti, a tenere distinti i ruoli: quello di premier tecnico e di candidato premier eminentemente politico. Lo ha promesso dal primo giorno in cui ha annunciato la sua "salita" in campo, ma i buoni propositi sono morti con l'inizio della campagna elettorale. Basta fare un salto sul sito del governo italiano e cliccare su "Un anno di governo". Un sito istituzionale, diremmo super partes anche perché quel governo lo ha sostenuto una maggioranza trasversale, dal Pd al Pdl.

Eppure a leggere e rileggere il bilancio degli ultimi 12 mesi di Palazzo Chigi e gli obiettivi da raggiungere nel 2013 pare di avere di fronte un dispaccio della futura "Lista Monti", con tanti punti in comune con l'ormai celebre "Agenda Monti". Di fatto, uno spottone elettorale del professore travestito da messaggio istituzionale.

Vanti europei - Si parte con lo spread e il rischio corso nel 2011 di non avere i soldi per pagare gli stipendi pubblici. "Oggi la situazione è diversa, il clima che si respira intorno all'Italia è diverso", scrive Palazzo Chigi vantando la "mediazione vincente" in Europa sull'intervento della Bce in estate. D'altronde, parola del professore, il governo è stato un "protagonista autorevole, responsabile e attivo nel disegnare e orientare il percorso dell’integrazione europea". Alla faccia della modestia.

L'Italia del Bengodi - Il meglio però il comunicato lo dà quando si parla di economia, di Fisco, di cose da fare (sottintenso: "Fatecele fare, cari italiani, e toccherete il cielo con un dito"). Non una parola sull'aumento progressivo del debito pubblico, perché lo staff del professore preferisce decantare i successi della spending review ("una parola che oramai è entrata di diritto nel vocabolario comune", gongolano a Palazzo Chigi) e sulla riduzione degli enti pubblici e il taglio dei costi della politica non manca un accenno velenoso ai partiti:

"Il decreto di ottobre sulla finanza e funzionamento degli enti territoriali - si legge - è stato alleggerito nella parte in cui era stato previsto un sistema di controlli preventivi di legittimità della Corte dei conti. Si è preferito invece un ritorno al controllo successivo della gestione, che insiste sulla logica del recinto chiuso dopo che i buoi sono scappati". Seguono capitoli su liberalizzazioni, riforma del lavoro, giovani, scuola e università. Successi, trionfi: a leggere il testo pare si parli della Germania di Angela Merkel e non dell'Italia in cui la pressione fiscale reale è al 50%, il Pil è in calo costante, l'Iva è aumentata e aumenterà, così come la disoccupazione giovanile e non. Tutti dati negativi, misteriosamente spariti dal bilancio di un anno di Monti. D'altronde, in campagna elettorale meglio nascondere i problemi.

Pensioni, l'Inps: «615 "defunti" ritiravano l'assegno, truffa da 12,6 milioni»

Il Messaggero


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ROMA - Operazione pensione riscosse da defunti: sono 615 le persone denunciate dall'Inps nel 2012 per aver riscosso indebitamente la pensione di persone non in vita.Per 14 sono anche scattate le manette. A fare il bilancio è l'istituto di previdenza che ha così individuando 12,6 milioni riscossi in modo truffaldino, già in parte recuperati.

«L'Inps, per contrastare il fenomeno della riscossione indebita di rate di pensione a seguito dell'omissione delle comunicazioni di decesso del pensionato - spiega l'ente di previdenza - ha da tempo avviato operazioni di accertamento dell'esistenza in vita sull'intero territorio nazionale». L'attività investigativa diretta alla scoperta e alla repressione di queste frodi «è generalmente attivata dalle strutture dell'Inps, che forniscono alle autorità competenti gli elementi necessari all'apertura delle indagini: nel corso del 2012, l'attività di contrasto da parte delle forze dell'ordine ha determinato ben 615 denunce, 14 arresti e l'accertamento di oltre 12,6 milioni di euro di prestazioni riscosse indebitamente». L'attività di contrasto alle frodi nei confronti dell'Inps ha comunque portato nel 2012 alla denuncia di circa 9 mila persone, delle quali oltre 40 sono state arrestate.

L'operazione di individuazione dei cittadini che hanno percepito pensioni di familiari defunti prevede che ai soggetti individuati l'Istituto invii una comunicazione con allegato un bollettino MAV precompilato con l'importo da restituire. «A tutt'oggi - spiega ancora l'Inps - la percentuale di coloro che hanno rimborsato il debito in un'unica soluzione o che hanno richiesto una rateizzazione, è pari a circa il 27%. Nello specifico, su circa 24 mila lettere inviate sono stati pagati 4.344 MAV e sono stati inseriti in procedura 571 piani di rateizzazione con un recupero totale pari a circa 6,8 milioni di euro».

Oggi il meccanismo di trasmissione dei decessi è - secondo l'Inps - «in sicurezza, grazie anche al rafforzamento della pressione esercitata sui Comuni da parte dell'Istituto, anche se possono permanere casi in cui il difetto di comunicazione da parte dei Comuni, avvenuto in passato prima del consolidarsi della trasmissione telematica, possa determinare ancora indebite riscossioni di prestazioni pensionistiche». In effetti, dal 2009, anno in cui si è consolidato il sistema di trasmissione telematica dei decessi, il tempo medio di trasmissione della certificazione da parte dei Comuni è diminuito di oltre 20 giorni, passando dai 37,5 del 2009 ai 10,1 giorni del 2012.


Martedì 01 Gennaio 2013 - 15:25
Ultimo aggiornamento: 15:33

Pesava 78 chili e adorava le bistecche Ecco la donna perfetta nel 1912

Corriere della sera

Un articolo descriveva la figura femminile ideale: era Elsie Sheel, 24enne che amava le automobili e l'orticultura

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MILANO - La donna perfetta nell’America del 1912 veniva considerata la signorina Elsie Rebecca Sheel, da Brooklyn, di statura piuttosto alta, sovrappeso (per i canoni odierni), amante dell’orticoltura e appassionata di automobili. Le sue misure venivano ritenute simili a quelle della Venere di Milo e la sua corporatura, invero piuttosto robusta, una garanzia di salute mentale e fisica. Era stata eletta tra altre quattrocento fanciulle della Cornell University da un medico (tale dottoressa Esther Parker), che aveva giudicato con occhio sapiente e la giusta formazione professionale le ragazze candidate, ritenendo che i criteri di perfezione fossero ben impersonati dalle misure di Elsie.

LA STAMPA DELL’EPOCA - Il Sunday Morning Star la proclamava all’alba dell’ormai lontanissimo 1913 la donna perfetta, eleggendo i suoi canoni estetici un esempio di avvenenza e charme per tutte le donne dell’epoca. Ora la foto di questa ventiquattrenne di inizio secolo fa il giro della rete e ci ricorda ancora una volta quanto siano ondivaghi e cangianti i criteri di bellezza dell’umanità. Dalla Venere di Boticelli ad Ava Gardner, da Brigitte Bardot alle giunoniche modelle anni Ottanta, dalle androgine e anoressiche top model del terzo millennio all’esplosiva Marylin Monroe, per poi tornar nuovamente all’eleganza minimal e alla bellezza eterea di Audrey Hepurn o alla chioma e al sorriso esuberanti di Julia Roberts, passando per le maggiorate anni Sessanta e finendo con l’emaciata Kate Moss. La bellezza femminile ha seguito le mode e la cultura, adeguandosi non solo al cambiamento dei gusti, ma soprattutto delle condizioni di vita.

VIVA L’OPULENZA - Una delle prime caratteristiche che salta agli occhi di quella che il New York Times di quei giorni descriveva come «una donna perfetta, senza difetti» è l’abbondanza delle forme, a conferma che un tempo l’opulenza femminile veniva vista come sinonimo di avvenenza e di benessere, sovvertendo i moderni criteri che vogliono la donna sempre più magra. Secondo l’indice di massa corporea calcolato dalla blogger Kate Harding la "ragazza perfetta" sarebbe capitata oggi nella categoria "sovrappeso" e condannata probabilmente a una dieta ferrea.

Ma un tempo le forme generose erano apprezzate, sintomo di salute e persino di ricchezza. Elsie stessa teneva al proprio fisico e dichiarava di mangiare soprattutto molte bistecche. Era piuttosto alta per l’epoca, misurando circa 1,69 centimetri. La circonferenza del seno era sugli 86 cm, quella della vita 76 e quella dei fianchi 100. Una moderna Venere di Milo la definivano i giornali, mentre la ragazza si dichiarava felice e spiegava la propria gioia anche nell’aver saputo sottrarsi alla dipendenza dalla danza e dal teatro.

BELLA FUORI E DENTRO - Ma se è vero che la bellezza non è solo un fatto esteriore vale anche la pena di ricordare che la ragazza di Brooklyn aveva una certa personalità: convinta sostenitrice del voto alle donne e facente parte di un’avanguardia culturale, non prendeva mai caffè o tè, adorava le auto, studiava orticoltura e portò a termine i propri studi con molta soddisfazione. «Un corpo sano in una mente sana»: così la definiva la dottoressa Parker che l’aveva scelta tra centinaia di giovani come icona di perfezione. E forse il segreto di bellezza di questa ragazzona americana di inizio secolo era anche una buona dose di serenità e il fatto di essere in pace con se stessa. Un insegnamento senza tempo.

Emanuela Di Pasqua
1 gennaio 2013 | 15:57