sabato 5 gennaio 2013

Beppe Grillo ora passa col piattino: "Per favore datemi 1 milione di euro"

Libero

Il Movimento ha bisogno subito dei soldi. "Servono per pagare gli avvocati e miei tour in giro per l'Italia per la promozione elettorale". Anche l'antipolitica costa. E' finita l'era del web a costo zero?

Una richiesta di fondi per i Grillo. Un milione di euro non è poco. I soldi servono per le attività del movimento.


Cattura Aiutate Beppe Grillo. Vuole solo 1milione di euro. Mica poco. Gli servono i soldi per andare in giro per l'Italia e per pagare gli avvocati. Il tutto per la campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle per le politiche nazionali del 24 e 25 febbraio. Grillo non usa giri di parole chiede i soldi direttamente su facebook a tutti gli italiani: "Obiettivo: 1 milione di euro.

Mancano meno di due mesi alle elezioni politiche, per vincerle abbiamo bisogno del tuo aiuto, di fondi per pagare le spese legali (che al momento ammontano già a 120.000 euro per i due studi legali che ci assistono da luglio e senza i quali non avremmo avuto nessuna possibilità di partecipare alle elezioni, né di riuscire ad avviare la raccolta firme in così breve tempo), per la promozione del M5S nel periodo pre elettorale, per la mia tournée non-stop che partirà subito dopo la Befana fino alle elezioni per tutta Italia, per organizzare eventi nazionali e per fornire ogni supporto on line agli attivisti. Anche pochi euro saranno utili. L’obiettivo è raccogliere un milione di euro. Ogni spesa sarà documentata e l’eventuale residuo sarà destinato al conto corrente per i terremotati dell’Emilia.

Chi vorrà, inserendo i suoi dati, potrà essere visibile nella lista dei donatori. Grazie del tuo supporto". Insomma mettete mano al portafoglio altrimenti non si va da nessuna parte. Eppure la politica a costo zero era stato ed è anche ora uno dei cavalli di battaglia del movimento. Dopo le "parlamentarie" lo stesso Grillo aveva detto: "E' stata un'esperienza fantastica. Abbiamo dimostrato come si può fare politica con pochissimi soldi. Anzi con zero euro". Potere del web. Ma a quanto pare internet non basta più e con i sondaggi in calo Grillo ha bisogno di soldi. Tanti soldi. Bisogna vedere ora chi glieli darà. Un milione di euro non si trova con facilità. Costa pure l'antipolitica.

Un water nell'umido e pescispada nella carta Rifiuti, il Comune fotografa gli incivili

Corriere del Mezzogiorno

Il «reportage» dell'Asia, azienda di igiene urbana: in strada e nelle campane della differenziata si sversa di tutto


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NAPOLI — Periferia est, Ponticelli. La macchina fotografica immortala il lancio in corsa da un ciclomotore di due sacchetti della spazzatura. Conducente e passeggero, va da sé, sono entrambi senza casco. Gettano l’immondizia dove capita, come fosse la cosa più naturale del mondo, e vanno via. Indifferenti. La foto è una di quelle - decine - del dossier redatto da Asìa sugli sversamenti illeciti in città.

A guardarle viene alla mente Leonia, la città invisibile di Calvino che ogni mattina rifà se stessa e getta via quel che ha utilizzato nella giornata precedente, fino ad essere sommersa dalla sua stessa spazzatura. Oppure, il pensiero corre alle rivolte dei giorni bui della crisi rifiuti, quando popolane e masanielli inveivano contro la spazzatura, contro il Comune, contro chiunque tranne che contro la maleducazione e l’assenza di senso civico dei propri concittadini. Sottoproletari o buoni borghesi.

Giovani od anziani non fa differenza. Molte foto risalgono alla scorsa estate e sono state scattate in prima persona da Raffaele Del Giudice, il presidente di Asìa, storico esponente di Legambiente. Sono foto che certo non devono far dimenticare le inadeguatezze istituzionali, i ritardi (il porta a porta riguarda ancora una parte limitata di Napoli; la città ancora non ha neppure un impianto di compostaggio od un digestore anaerobico, controlli e sanzioni sono al momento sporadici ed inadeguati), ma che testimoniano quanto ancora debba crescere la sensibilità di molti napoletani in materia di gestione dei rifiuti. Scorrere le immagini significa dunque intraprendere un viaggio dell’assurdo.

POSILLIPO E FUORIGROTTA - Prima tappa: Posillipo. Nella campana per la raccolta della plastica e dell’alluminio spunta una testa di pescespada. Fuorigrotta, pochi metri prima di imboccare la galleria che conduce a piazza Sannazaro: qualcuno ha lasciato in strada una intera camera da letto. «Per portare via tutto quel materiale - ricorda Del Giudice - il nostro camioncino ha impiegato tre ore.

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CAVALLEGGERI, CENTRO DIREZIONALE - Bagnoli, la pista ciclabile: proprio davanti alla campana per il vetro ecco un cumulo di spazzatura. C’è di tutto, dal cartone unto della pizza agli scarti alimentari, fino ad una cassetta di legno per la frutta. A Cavalleggeri d’Aosta ecco una mamma che svuota l’auto davanti agli occhi della figlia. Medesima strada: un uomo corpulento deposita nell’erba scarti dell’edilizia. Non lontano, via Cassiodoro è un serpentone di materiali di ogni genere depositati all’esterno dei cassonetti Dalla parte opposta della città, al Centro Direzionale, identico scenario.

Durante gli appostamenti — racconta il presidente di Asìa - mi è arrivato perfino un sacchetto dell’immondizia in testa. Ho scoperto che un negozio di articoli di cancelleria sversava direttamente dall’alto. Ancora Ponticelli, via Wolf. Ecco un signore in ciabatte e borsa a tracolla che deposita la spazzatura sul ciglio della strada, in pieno giorno. E’ un malcostume che non conosce barriere geografiche. Se in periferia si manifesta con discariche a cielo aperto, in centro si caratterizza per l’abitudine di abbandonare buste e materiali all’esterno delle campane. «Comportamento quest’ultimo, avverte Del Giudice, «che di fatto vanifica il riciclo.

CATTIVE ABITUDINI - Le campane sono svuotate da mezzi con un solo dipendente a bordo, che le sollevano con un braccio meccanico. Quel che non si getta nei contenitori non è prelevato». Altra abitudine errata: molti negozianti, invece di sistemare i cartoni ripiegati nei punti previsti, li gettano nei cassonetti. «Doppio danno», sottolinea il presidente di Asìa. «Il cartone si sporca e non può essere riciclato. Il suo volume riempie il cassonetto e sottrae spazio all’indifferenziato».

ISOLE ECOLOGICHE - C’è poi il paradosso delle isole ecologiche. Sono 4: via Salgari (Ponticelli), via Gatto (Colli Aminei), via Ponte della Maddalena (Porto), viale della Resistenza (Scampia). «Alcuni di essi, per esempio quello al porto» sottolinea Del Giudice «sono quasi sempre deserti». Si sversa ovunque, insomma, tranne che dove si dovrebbe. La soluzione? Dice Del Giudice:«Estendere i quartieri serviti dal porta a porta, insistere con l’educazione ambientale, effettuare controlli ed irrogare sanzioni. Su questo ci stiamo attrezzando insieme al Comune».


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Fabrizio Geremicca
05 gennaio 2013

Fuori l'autistico dal mio bar!

La Stampa

Un testimone racconta la vergognosa storia di un ragazzo disabile scacciato da un locale di Laveno Mombello

gianluca nicoletti


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Il pomeriggio del 30 dicembre un professionista di Varese, assieme alla famiglia e altri clienti, si trovava in un bar di Laveno Mombello, sul lago Maggiore. L’ uomo è stato testimone di quello che lui stesso definisce “un osceno episodio di discriminazione” ai danni di un ragazzo disabile di circa 16 anni, che con molta probabilità era autistico, almeno da quanto questo signore ha potuto valutare con gli strumenti propri della propria professione, che ritengo adeguati a capire i tratti di questa patologia. Di lui non darò altre informazioni perché ha chiesto di restare anonimo, ma con sincero senso di disgusto ha raccontato nei minimi particolati la vicenda scrivendo alla redazione di Varese News, che ha denunciato l' episodio attraverso il suo sito web e che, molto cortesemente, mi ha inviato la lettera del testimone nella stesura originale. La vicenda è un esempio limite, ma riassume comunque egregiamente una situazione che sicuramente ogni genitore di persona neuro diversa conosce sin troppo bene. 

Nello specifico dei soggetti autistici è ancora una volta la testimonianza di quanta ignoranza ancora circoli a tutti i livelli nei confronti di una patologia che nel nostro paese rappresenta numericamente la prima causa di handicap. Circolano in Italia più soggetti autistici di ciechi, sordi e down messi assieme, queste persone hanno diritto ad essere “riconosciute” anche loro come aventi diritto a una convivenza dignitosa con le altre persone. Il ragazzo protagonista di questa storia, da come racconta chi l'ha resa pubblica, si era appena seduto a un tavolo, silenzioso e infreddolito, assieme al suo accompagnatore, non dava fastidio a nessuno e aspettava di poter consumare. Una persona che serviva ai tavoli, come si è accorta della sua presenza si è rivolto in maniera molto sprezzante all’ accompagnatore del ragazzo, sempre in assoluto silenzio, dicendo: “Oggi questo qui no!” invitando entrambi a lasciare il locale. Così prosegue il racconto del testimone allibito da quella scena…
 
“A nulla sono valse le spiegazioni - fin troppo civili ed urbane - dell'accompagnatore che persino giustificava la loro presenza spiegando che il ragazzo, colto da un colpo di freddo, necessitava di una bevanda calda. La scenata è proseguita per diversi minuti durante i quali - di fronte ad una clientela esterrefatta - il proprietario, da un canto, sosteneva urlando che dovevano andarsene perché, a suo dire, essendosi seduti ad un tavolo da sei posti, non consentivano ad eventuali clienti di accomodarsi e quindi "gli impedivano di guadagnare per poi pagare le tasse" (!!)  

e dall'altra l'accompagnatore che contestava quanto veniva chiesto loro. Quando quest'ultimo si proponeva addirittura di pagare per gli eventuali e virtuali altri 4 clienti si sentiva chiedere dal proprietario 50 euro! Il vergognoso comportamento iniziava poi a creare subbuglio nella clientela presente ai tavoli, tanto è che una coppia - accomodatasi da pochi istanti - si alzava per andarsene cedendo il loro tavolo ai due sfortunati, e offrendosi di pagare loro la consumazione.  

Il proprietario, colto da una crisi isterica, pur di far uscire il disabile, nel frattempo aveva portato la bevanda al tavolo ma, pochi istanti dopo, pur avendo preso i soldi dall'accompagnatore per la consumazione, l'aveva riportata via sparecchiando il tavolo. L'attesa della restituzione dei pochi soldi, giustamente richiesti dall'accompagnatore, generava quindi maggiore tensione, con conseguente abbandono del locale da parte di altri clienti, indignati da quanto accadeva. Fra questi anche il sottoscritto con la propria famiglia, seppur dopo aver invitato le due vittime di questo osceno atto di discriminazione ad accomodarsi al nostro tavolo. 

Io stesso esprimevo - in maniera forte e decisa -al momento di pagare le mie consumazioni l'assoluto dissenso e disprezzo per il vergognoso ed incivile comportamento sostenuto non solo dal proprietario ma anche - in seconda battuta - dal resto del personale, nella fattispecie la ragazza al banco del bar e soprattutto l'anziana signora presente (a occhio e croce madre del titolare) che arrivava addirittura a spintonarmi per buttarmi fuori dal locale tra le urla generali di altri clienti presenti ed indignati dai disdicevoli fatti. 
 
Purtroppo nel frattempo il giovane ed il suo accompagnatore, su richiesta del povero ragazzo, se ne erano andati e quindi non potevo chiedere loro se avessero voluto partecipare a questa mia segnalazione. Il pomeriggio si concludeva così con uno sfortunato giovane, al quale la vita ha già presentato il conto, che non ha potuto scaldarsi in una fredda giornata di dicembre, un orologio rotto (ma a queste cose c'è rimedio!) grazie alle energiche spinte della vecchia signora, ma soprattutto con tanta rabbia e costernazione per aver assistito alla sconfitta, per l'ennesima volta, dei principi di civiltà e rispetto che dovrebbero sempre esistere nei confronti del nostro prossimo soprattutto quando gravemente malato.
 
(lettera firmata)
 

Dopo la lettera di denuncia sul disabile allontanato da un esercizio pubblico, il sindaco di Laveno Mombello Graziella Giacon è intervenuta  sulla vicenda informando la polizia locale, che ha aperto un’indagine.



 



Multato il bar che cacciò il ragazzo autistico
la stampa


Mille euro per aver allontanato un disabile. E' intervenuto il sindaco di  Laveno Mombello

gianluca nicoletti


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Il titolare del bar di Laveno Mombello che aveva scacciato un disabile sarà sanzionato. Più di mille euro per aver allontanato dal suo locale un ragazzo autistico e il suo accompagnatore, con maniere brutali e del tutto ingiustificabili.  Molti degli avventori, di quel pomeriggio del 30 dicembre, avevano subito protestato e uno di loro aveva scritto una denuncia dettagliata dell’ accaduto al quotidiano locale Varese News, che ha ampiamente diffuso la notizia.  Nel web è esplosa l’ indignazione al punto da far nascere l’ iniziativa di una petizione on line indirizzata al sindaco di Laveno Mombello. Il primo cittadino Graziella Giacon aveva in realtà subito reagito con decisione,  già al primo diffondersi della bruta storia che avrebbe potuto gettare discredito su tutta l’ accoglienza di Laveno.

Da come riportato sempre da Varese News il primo gesto “concreto” sarà una una sanzione amministrativa, per “mancato servizio”, secondo i regolamenti generali sugli esercizi pubblici. Sanzione che dovrebbe aggirarsi sui mille euro. Il comandante dei Vigili sta verificando se possano essere ipotizzati altri reati legati alla discriminazione di persone disagiate. “Speravo si fosse trattato di un errore o di un’esagerazione – ha dichiarato il sindaco- ma dopo aver ascoltato le testimonianze delle cinque persone presenti e che hanno risposto al nostro appello per andare a fondo sulla vicenda, dopo aver letto i verbali, ho dovuto ricredermi. Sono dispiaciutissima e amareggiata, come donna e come amministratore locale per l’accaduto.”

Il sindaco incontrerà il forma privata l’ educatore e il ragazzo vittima del sopruso e segnalerà la condotta dell’ esercente alla Prefettura e alla Camera di commercio, riservandosi di far valere nelle sedi opportune il notevole danno d’ immagine che il responsabile del brutto episodio ha procurato alla città che lei amministra. Se una lezione potrà mai venire da questa brutta storia è quella che nessuno mai, di quanti soffrano di un qualsiasi disagio e di quelli che di loro quotidianamente si occupano, deve rassegnarsi a subire la bieca ignoranza del prossimo. Soprattutto quando è costretto a doversi umiliato per il solo fatto di “occupare spazio vitale”, che parrebbe destinato unicamente a persone perfettamente abili. Il mondo appartiene a tutti alla stessa maniera.

E’ in casi come questo che la rete diventa uno strumento formidabile, l’ unico mezzo immediato per chiedere e ottenere il riconoscimento a vivere in piena dignità la propria condizione di disabile, lo sanno le famiglie che, con determinatezza e giusto puntiglio, usano ogni giorno questo mezzo di condivisione del proprio disagio, ma anche degli strumenti per renderlo meno letale per il proprio equilibrio fisico e psichico.  Detto questo, continuerò a evitare di citare qui il nome del locale dove è avvenuto il brutto episodio, anche se molti con insistenza questo mi hanno chiesto. Non credo all’utilità delle gogne on line, quanto piuttosto alla serena e decisa mobilitazione di chi condivida nella propria carne il problema di doversi conquistare, giorno dopo giorno, il diritto a vivere come gli altri normalmente vivono. 

E Scampia si oppose a «Gomorra» «No alle riprese di Sky, basta speculare»

Corriere del Mezzogiorno

Pisani (presidente Municipalità) nega l'ok alla fiction tv. «Si enfatizza il marcio. Ma qui c'è tanta gente perbene»


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NAPOLI - Scampia dice no alla fiction di Sky. O meglio è il presidente della Municipalità, Angelo Pisani, ad opporsi alla realizzazione delle riprese di una serie tv che dovrebbe intitolarsi «Gomorra-Scampia», sulla falsariga del film di Matteo Garrone. Pisani, contattato dal Corriere del Mezzogiorno, conferma: «Ho negato qualsiasi autorizzazione allo sfruttamento di immagini e luoghi in danno del territorio. È ora di dire basta allo sfruttamento strumentale di Napoli e in particolare di questo quartiere. Enfatizzare sempre e soltanto le cose negative, che naturalmente ci sono, è innegabile, non risolve nulla anzi peggiora i problemi e conferma il marchio d'infamia che suo malgrado Scampia si tira addosso. E questo nonostante ci siano tante realtà positive di cui non si parla mai. Su 120mila abitanti almeno 199mila siano persone oneste e perbene». Il presidente sostiene di aver negato l'occupazione di suolo «ad una società per conto di Sky», che avrebbe acquisito i diritti del libro di Saviano.

L'«ESPLOSIONE» DEL BAR - A dir poco singolare il modo in cui la Municipalità è venuto a conoscenza della volontà di impiantare il set a Scampia. «Alcuni giorni fa - dichiara Pisani - è venuto il titolare di un bar, di cui ho tutti gli estremi, chiedendo l'autorizzazione per compiere lavori di ristrutturazione. Sapete qual era il motivo? La produzione voleva far saltare il bar in aria per riprendere l'esplosione, salvo naturalmente ristorare il titolare per la ricostruzione del locale»

Alessandro Chetta
05 gennaio 2013

La cauzione, la libertà, le colpe Ecco tutte le bugie sui marò

Fausto Biloslavo - Sab, 05/01/2013 - 08:02

Il caso internazionale che umilia l'Italia aggravato dalla diffusione incontrollata di menzogne e consueti luoghi comuni anti militaristi

 

Sui marò trattenuti in India circolano fin dall'inizio una serie di leggende metropolitane, o bufale da bar sport, soprattutto in rete. Oltre a convinzioni più serie, ma che risultano infondate.


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Queste sono le «perle» degli ultimi 10 mesi sul caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

I COSTI
La garanzia degli 800mila euro di cauzione per la «licenza» natalizia a favore dello stato del Kerala sono l'ultimo obiettivo di chi storce il naso per i costi. Come se i soldi si fossero stati effettivamente spesi per 14 giorni di permesso dei due marò in Italia. Ieri, quando i marò sono rientrati in India, la corte ha subito sbloccato la garanzia di 6 milioni di rupie depositata dallo stato italiano.

ASSASSINI
Non manca chi sostiene fin dal principio che i marò sono assassini responsabili della morte di due poveri pescatori indiani. Nessun processo è mai entrato nel vivo delle presunte «prove» raccolte dagli indiani, che rimangono, per ora, un mero atto d'accusa e non una condanna. Tutto è bloccato dall'attesa della sentenza della Corte suprema indiana sul destino dei marò. Girone e Latorre, giovedì in procura a Roma, hanno ribadito di aver sparato in aria ed in acqua seguendo tutte le procedure. Non solo: il fatto che i pirati avessero già attaccato nella zona dove è avvenuto l'incidente sembra passare in secondo piano. Pure il fatto che la marina del vicino Sri Lanka abbia ammazzato nel corso degli anni centinaia di pescatori indiani è stato sottovalutato.

NON LIBERATELI Chi vuole far processare i marò dagli indiani e talvolta anche i sostenitori dei fucilieri di marina, scambiano il loro rientro in patria come una «liberazione». In realtà, se gli indiani cedessero sulla giurisdizione facendo tornare a casa i marò, in Italia sarebbero sottoposti a un processo. Solo l'archiviazione, altamente improbabile, dell'inchiesta per omicidio volontario della procura di Roma eviterebbe il giudizio.

SONO DEI MERCENARI
Qualcuno sembra convinto che i marò, pagati dagli armatori delle navi, siano praticamente dei mercenari. O in subordine una specie di contractor, come purtroppo pensava pure la baronessa Ashton, rappresentante della politica estera europea, all'inizio della vicenda. Qualcuno si chiede se l'Enrica Lexie, la nave che proteggevano, trasportasse armi. Girone e Latorre facevano parte delle squadre del reggimento San Marco imbarcate sui mercantili per respingere i pirati grazie a una legge approvata dal parlamento.

IL BLITZ Un'operazione clandestina dei corpi speciali per riportare i marò in Italia è un tema molto dibattuto in rete. Come ha ammesso riservatamente con il Giornale un esponente del governo, anche se ci fosse un piano del genere la prima regola ferrea è non parlarne, soprattutto in pubblico. Poi ci si dimentica che l'India è una potenza nucleare dall'altra parte del mondo e ha delle forze armate e servizi segreti sempre mobilitati, vista la rivalità col Pakistan.

GLI TAGLIANO LA PAGA Come un fiume carsico la notizia dei tagli allo stipendio di Latorre e Girone riaffiorano periodicamente. Fino a oggi la Marina e le famiglie dei marò hanno sempre smentito.

L'IMPEGNO DEL GOVERNO
Il governo Monti sostiene di dare il massimo per i fucilieri del reggimento San Marco, ma viene accusato da molti di non fare nulla. In realtà l'esecutivo ha fatto tutto il possibile nei limiti della linea morbida, giudiziaria e diplomatica, scelta fin dall'inizio. Una linea, per ora, assolutamente fallimentare che ha ottenuto solo i «contentini» della libertà vigilata su cauzione e la licenza natalizia.

RITIRARSI DALLE MISSIONI
Il governo è convinto che ritirarsi dalle missioni internazionali sarebbe un passo azzardato e non servirebbe a nulla per il caso dei marò. Abbandonare la missione anti pirateria al largo della Somalia sarebbe un segnale forte che l'India ha passato il segno rivolto anche ai poco attivi alleati europei. Ritirarci dal Libano dovrebbe far suonare il campanello d'allarme all'Onu, che non si è sbracciato per i marò. Minacciare di andarcene ancora prima dall'Afghanistan potrebbe servire a muovere gli americani. Agli indiani non occorre neppure ricordare la spina nel fianco dei talebani.


www.faustobiloslavo.eu

La Regione Lazio distrugge i documenti

La Stampa

La spesa autorizzata dalla Polverini è stata effettuata il 24 dicembre

flavia amabile
roma


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Poi dicono che alla regione Lazio non si lavora. Il 24 dicembre, mentre in tanti erano alle prese con gli ultimi acquisti e i preparativi per il cenone, negli uffici della regione c’era un solerte impiegato alle prese con la stesura di una determinazione, vale a dire il documento ufficiale necessario per acquistare 70 macchine distruggi documenti. Spesa totale della fornitura: 14.144 euro da pagare ad una ditta di Fiumicino, la All Office srl, vuol dire 202 euro circa per ogni macchina. La determinazione non fornisce dettagli sul tipo di apparecchi ma con quella cifra si acquista in genere uno strumento di media qualità in grado di eliminare una decina di fogli per volta ma anche oggetti di metallo come clip e carte di credito. 

L’anonimo estensore del documento ha concluso il suo lavoro e ad un certo punto sarà finalmente andato verso il meritato cenone mentre la determinazione veniva firmata dall’autorità competente, Luca Fegatelli, direttore del Dipartimenti Istituzionale e Territorio. L’ufficio che ha autorizzato la spesa è la Direzione generale «Attività della presidenza», e alla presidenza c’è Renata Polverini. 
Troppo facile, di fronte ad un acquisto del genere, immaginare complotti, retroscena e misteri di carte e prove da far sparire prima delle elezioni che porteranno nuovi vertici in Regione. Il Pd viene a sapere della fornitura e non si lascia sfuggire l’occasione. «Che cosa dovranno far sparire per sempre dalle segrete stanze di via Cristoforo Colombo?», chiede Riccardo Agostini della direzione nazionale. «Tutti gli uomini della presidente a sminuzzare e far scomparire le tracce», rincara la dose Esterino Montino, capogruppo del Pd alla Regione.

Lei però nega ogni coinvolgimento. «In regione scarseggiano anche i toner e non so che se ne facciano. Comunque semmai è una determina e non una delibera di Giunta» scrive su Twitter. È la stessa linea sostenuta da Stefano Cetica, assessore al Bilancio che annuncia querela contro Agostini del Pd. In serata, la precisazione del Dipartimento direttamente coinvolto: «Il rifornimento riguarda complessivamente materiale vario di cancelleria necessario alle attività di tutti gli uffici dell’ente regione». 

Agente massacrato a Roma «Un atto di ferocia premeditato»

Il Messaggero
di Luca Lippera

Le accuse del pm ai quattro teppisti della rissa a Marino


ROMA - Accanimento, ferocia, previsione dell’evento, lucidità nell’azione. La posizione dei quattro uomini che hanno massacrato un ispettore di polizia a Marino nella notte di Capodanno continua ad aggravarsi.Negli ordini di arresto emessi dalla Procura di Velletri, oltre all’accusa di «tentato omicidio», ci sono parole, circostanze e considerazioni che in un’ottica processuale potrebbero costare carissime (anni e anni di carcere) agli autori del feroce pestaggio: l’assalto al poliziotto, fa capire il pubblico ministero che coordina l’inchiesta, non è stato l’impeto di un momento, uno scatto d’ira, il semplice prodotto di una sbornia da cenone, ma un atto cercato e voluto anche se tutto si è consumato in pochi minuti.

I quattro, stando alla ricostruzione, avevano iniziato a litigare all’interno del ristorante «Dar Capellone». C’erano anche le mogli e i figli. Il litigio, insulti, sputi, spintoni, si è trasferito all’esterno del locale di Marino. Erano circa le due del mattino. In quel momento è passato in auto l’ispettore Antonio De Vincentis, 51 anni, che rientrava a casa con la moglie. Il poliziotto ha accostato l’auto, ha abbassato il finestrino e ha detto ai quattro di farla finita. Uno degli energumeni gli ha risposto con due sberle e poi ha ripreso la rissa con gli altri allontanandosi di qualche metro.

«VI ARRESTO TUTTI» De Vincentis, a quel punto, è ripartito con la macchina e ha parcheggiato poco più avanti. La moglie, stando alle testimonianze, è scesa è si è diretta verso la porta del ristorante dicendo che avrebbe chiamato il 113. All’esterno, in pochi secondi, si è consumato il dramma. L’ispettore, che abita proprio a Marino, è tornato sui suoi passi a piedi e si è rivolto agli scalmanati. «Adesso vi fermate: vi faccio arrestare tutti». I quattro, a quel punto, hanno rivelato il loro volto. Si sono detti qualcosa, sono andati incontro a De Vincentis e lo hanno colpito furiosamente. Dopo averlo ridotto a terra hanno infierito con calci e pugni al volto e alla testa.

I TRE ULTRA’ Giovedì i responsabili sono stati arrestati dalla Squadra Mobile dopo tre giorni di indagini insieme agli uomini del commisariato Viminale. Giovanni Santolosuosso, 47 anni, artigiano alla Romanina (ha un’officina), è conosciuto come un ultrà della Lazio. È lui l’uomo fuggito con fuoristrada «Hammer» dopo il pestaggio. Gli altri fermati sono Andrea Anzellotti, 39, del Tuscolano, ritenuto ultrà biancazzurro, Andrea Ascenzi, 38, di Spinaceto, precedenti per droga, frequentatore della curva romanista, e il molisano Roberto Morelli, 28, di famiglia zingara. Antonio De Vincentis resta in gravi condizioni al reparto Rianimazione del San Camillo. L’ispettore ieri è stato sottoposto a un primo intervento per la ricostruzione della mandibola. Ma ci sono fratture agli zigomi, al naso, a un’orbita oculare. Il poliziottto per la prima volta ha scambiato qualche parola - quel poco che ha potuto - con la moglie. Ma i timori restano: secondo i medici, «l’edema cerebrale non è ancora riassorbito».



FOTOGALLERY


Roma, poliziotto picchiato: chiuso il ristorante


Roma, poliziotto pestato mentre cerca di sedare una rissa (foto Luciano Sciurba)
Uno dei tre aggressori è stato arrestato

Roma, poliziotto massacrato: i volti degli aggressori


Andrea D'AscenziRoberto Morelli (foto Stanisci - Toiati)Roberto MorelliGiovanni Santuosso


Sabato 05 Gennaio 2013 - 10:12
Ultimo aggiornamento: 11:07

Veleni e ripescaggi in extremis Rivolta Pd per le primarie truffa

Massimo Malpica - Sab, 05/01/2013 - 08:16

Alla faccia della trasparenza: nel partito si moltiplicano le proteste per le decisioni imposte dall'alto. E in Sel scoppia la grana Ulivieri, prima escluso e poi riammesso

Mentre Bersani è al lavoro per «selezionare» i candidati blindati del listino del segretario, il Pd è costretto a fare i conti con il pasticcio delle primarie.


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La chiamata alle urne del Partito democratico per scegliere i candidati al Parlamento ha aperto una serie di contenziosi da Nord a Sud. E nel mirino di chi è rimasto fuori finiscono in toto le «primarie-truffa»: sotto accusa le regole, le quote di genere, i conteggi, la stessa scelta dei candidati per le «parlamentarie». I casi sono tanti, troppi. Ci sono i tre consiglieri regionali pugliesi Amati, Pentassuglia e Mennea che alla vigilia del voto, tagliati fuori dai giochi, si sono autosospesi dal partito chiedendo ufficialmente a Bersani il motivo dell'esclusione dalle «primarie Porcellum».

C'è la spaccatura nel Pd di Sanremo, con coda di dichiarazioni al veleno, dopo che una doppia candidatura ha danneggiato i due esponenti del partito nella città dei fiori, Faraldi e Gorlero, premiando Donatella Albano di Bordighera, unica a conquistare un posto sicuro per la Camera. C'è il caso clamoroso di Bologna, dove Sandra Zampa, portavoce dell'ex premier Romano Prodi, arrivata sesta, avrebbe dovuto essere esclusa a favore del presidente dell'associazione vittime della strage di Bologna, Paolo Bolognesi, ottavo, per via delle regole sull'alternanza di genere decise dal partito a Roma.

Ma invece di applicarle, le regole, si è fatta un'eccezione, discriminando al contrario e premiando la Zampa, sponsorizzatissima da Flavia Prodi. Per Bolognesi l'ultimo salvagente è un incerto posto nel listino di Bersani. Aria di brogli a Napoli, dove un esposto spedito al segretario nazionale denuncerebbe gravi ombre sul voto del 29 dicembre. Soprattutto l'esuberante affluenza, quasi tre volte più alta rispetto alla media nazionale. Con un'anomalia difficile da spiegare: alle 18 il segretario provinciale del Pd aveva comunicato che i votanti erano 30mila. Tre ore dopo, quel dato è raddoppiato.

Altra figuraccia (riparata in extremis) a Livorno, stavolta alle primarie di Sel per il Senato. Vince Alessia Petraglia, secondo arriva l'ex mister Renzo Ulivieri, e per entrambi sembra spalancarsi il portone di Palazzo Madama. Ma poi un diktat romano stravolge tutto, infilando in cima alla lista Pape Diaw e Ida Dominjanni, pescati dal partito di Vendola senza passare per le primarie.
Ci vuole una settimana di tensioni prima che Vendola faccia indietro tutta: Diaw finisce capolista in Veneto, la Petraglia e Ulivieri tornano in testa.

Ora l'attenzione è tutta sul centinaio di caselle del listino di Bersani. Al netto dei fedelissimi del segretario e dei nomi della «società civile», una quindicina di posti, forse più, dovrebbero andare ai renziani, dopo il coinvolgimento in campagna elettorale del sindaco di Firenze, la cui pattuglia dopo le primarie ammonta già a 34 unità. Rischiano e tanto i montiani. Salvi Paolo Gentiloni e Giorgio Tonini, potrebbero restare fuori Stefano Ceccanti, Marco Follini, Enrico Morando e Alessandro Maran. E rischia pure l'unica omosessuale dichiarata del Parlamento, Paola Concia. Il Pd pugliese non l'ha voluta alle primarie, e il suo posto nel listino è ancora in forse.

La bici scomparsa 50 anni fa e «mangiata» dall'albero

Corriere della sera

La storia incredibile del piccolo Don e l'opera d'arte creata dalla natura

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Dove hai lasciato la bici? Me l’ha mangiata l’albero. Oltre cinquant’anni fa un ragazzino dello stato di Washington lasciò la sua bicicletta vicino a un albero. Andò a fare un giro con gli amici e al suo ritorno non la trovò più. Ora, trascorso quasi mezzo secolo, quella bici è ricomparsa: è stata inghiottita dall’albero - letteralmente.

SORPRESA NEL BOSCO - È un’opera d’arte come solo madre natura è in grado di creare. Le immagini di una bici oramai arrugginita, cresciuta dentro un albero, hanno fatto il giro di internet. È quasi intatta; la ruota anteriore gira ancora. Il blog Discover Washington State aveva raccontato la storia già un anno fa, ora è stata ripresa dalle tv Usa e quel luogo, d'improvviso, è diventato un'attrazione locale. «Helen Puz, 99 anni di Vashion Island, è rimasta di sasso quando ha visto la foto sul giornale locale», aveva scritto Discover Washington State. Il motivo: si trattava proprio della bici che il figlio di otto anni Don aveva perso nel lontano 1954.

La bici mangiata dall'albero La bici mangiata dall'albero La bici mangiata dall'albero La bici mangiata dall'albero La bici mangiata dall'albero

BICI DA BIMBA - «In quell’anno,» aveva spiegato la donna, «era morto mio marito e i vicini e l’intera comunità ci sostennero con diversi regali; ricevemmo anche una bici da una bimba, perfetta per mio figlio.» Meno contento di dover girare sull’isola, tra Seattle e Tacoma, con una bici da ragazza era evidentemente il figlio Don, che un giorno tornò a casa spiegando alla madre di aver perso quella bicicletta. Nel frattempo «l'albero che mangia la bici» è stato anche spunto d’ispirazione per un film documentario in Giappone.


Elmar Burchia
4 gennaio 2013 | 15:04

Dipendente vessata, e spinta a tentare il suicidio. Datore di lavoro obbligato a risarcire anche se manca il mobbing

La Stampa


Davvero difficile la vita per una donna impiegata in una farmacia: a renderle il lavoro ancora più duro i comportamenti degli altri lavoratori e del proprietario. Legittima la richiesta di risarcimento presentata dalla lavoratrice, sia per i danni esistenziali che per il pensionamento anticipato. Ribaltata la prospettiva tracciata in Appello: anche se non emerge un intento persecutorio, vanno analizzati i singoli episodi per valutare la responsabilità del datore di lavoro, e il relativo risarcimento. Episodi sgradevoli, e ripetuti nel tempo: vittima è una donna, dipendente di una farmacia. Sotto accusa il titolare, che non può essere salvato dalla semplice mancanza di un fil rouge che leghi le diverse vessazioni e che consenta di contestare l’ipotesi del mobbing (Cassazione, sentenza 18927/12).

Effetti devastanti. Assolutamente drammatica la storia vissuta da una donna, dipendente di una farmacia, rimasta vittima di vessazioni da parte del proprietario e dei colleghi. Devastanti gli effetti: depressione e tentato suicidio. E a quella pessima – praticamente invivibile – situazione lavorativa la donna addebita non solo il danno esistenziale, ma anche l’effetto del pensionamento anticipato. Per la giustizia, però, si tratta di pretese non legittime: per i giudici d’Appello - che seguono la falsariga del primo grado - manca una «strategia persecutoria». Quindi viene meno l’ipotesi del mobbing, e la possibilità di ottenere un riconoscimento dei danni e un conseguente risarcimento.

Oltre il mobbing... A ribaltare tale prospettiva provvedono i giudici di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dalla donna - centrato sulla veridicità della vicenda - e ponendo in secondo piano il totem del mobbing. Principio di riferimento, secondo i giudici, è il dovere del datore di lavoro di tutelare il dipendente, soprattutto per ciò che concerne il fronte psico-fisico: lacune, in tal senso, sono sanzionabili anche a livello risarcitorio. Esemplare l’ipotesi del mobbing, che però non può portare ad azzerare la possibilità di contestare anche singoli episodi vessatori.

Per questo motivo è da censurare l’ottica dei giudici d’Appello, che, non riscontrando un «intento persecutorio», hanno considerato nulle le richieste di risarcimento avanzate dalla donna. Piuttosto, sarebbe stato molto più sensato valutare i singoli episodi e ‘pesarne’ gli effetti «vessatori e mortificanti» per la lavoratrice. E questo, difatti, è il compito che i giudici di Cassazione, accogliendo il ricorso, affidano alla Corte d’Appello per poter dare, in maniera definitiva, una risposta alla richiesta di risarcimento dei danni avanzata dalla lavoratrice.

Mumbai, le vecchie 1100 dopo cinquant’anni finiscono in pensione

La Stampa

Erano un vero e proprio simbolo di Bombay: una legge che mette fuorilegge le auto troppo vecchie le condanna ora all’estinzione

alessandro ursic
mumbai


Cattura
Era un pezzo d’Italia del dopoguerra trapiantato in India; un vero e proprio simbolo di Bombay, specie nella versione giallo-nera dei taxi cittadini. Ma nell’infernale traffico della capitale economica indiana, la storica Premier Padmini - prodotta in patria dal 1963 su licenza Fiat - è ora in via di estinzione. Ne rimangono solo 9mila, in progressivo declino: colpa di una norma del governo locale che dal 2008 ha messo fuorilegge i modelli con oltre 25 anni di onorato servizio, per far posto a vetture meno inquinanti.

Le ultime “Pad” indiane - ispirate alle vecchie Millecento, e fino al 1973 prodotte in joint venture con la casa di Torino - uscirono dalla catena di montaggio della Premier Automobiles nel 2000. Ma il declino era iniziato già dagli anni Novanta, quando la liberalizzazione del mercato automobilistico nazionale iniziò a popolare le strade di nuovi modelli. Altri tempi rispetto al periodo d’oro delle Padmini negli anni Sessanta e Settanta, quando erano ambite dalla classe media in un Paese che appena iniziava a motorizzarsi, tra mille inefficienze. L’India socialista di allora le considerava un bene di lusso, ponendo alla produzione un tetto di soli 18mila esemplari: date le troppe richieste, ciò obbligava fino a otto anni di attesa per la consegna.

Affidabile, dal bagagliaio capiente e dotata di quattro porte, la Padmini - nominata in onore di un’antica principessa indiana - è rimasta per decenni la vettura preferita di molti tassisti dell’odierna Mumbai, così come a Calcutta si impose la rivale Hindustan Ambassador. Il pensionamento forzato in corso dal 2008 ha reso inoltre ancora più economica qualsiasi riparazione, data l’abbondanza di ricambi sul mercato dell’usato.

Qualche cliente le apprezza ancora oggi per la loro pratica eleganza retrò; ma serve chiudere un occhio di fronte ai mille difetti ingigantiti dall’età, come le maniglie che spesso restano in mano o i buchi nella carrozzeria.  Nella nuova India, i gusti si sono ovviamente adeguati: ora vanno le Tata, le Hyundai e le Maruti Suzuki, e spesso i pochi tassisti al volante di una Padmini vengono snobbati. Gli appassionati nostalgici comunque non mancano, e lo testimoniano i periodici raduni e i modelli modificati per riportarli allo splendore originale, un po’ come per le nostre Vespa d’epoca. Sono parte delle storia indiana recente; ancora qualche anno, e si potranno ammirare solo nei garage privati o nei musei.

E' aperta la caccia ai "voti del cielo"

La Stampa

vatican

Si accende il dibattito sull'orientamento dei cattolici in vista delle elezioni politiche in Italia

Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano


Cattura
Se da una parte la presidente del Pd, Rosy Bindi sostiene che il Partito democratico sia la forza politica che allo stato attuale raccoglie di più il consenso dei cattolici, dall'altra il premier Mario Monti ha incassato un'inusuale dichiarazione di sostegno da parte dell'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede. Senza dimenticare l'orientamento conservatore di molti cattolici italiani che si richiamano al Popolo della Libertà. Dal referendum sul divorzio del 1974  le indicazioni dei vescovi sono seguite da una percentuale minoritaria degli italiani, scesa ulteriormente con il voto del 1981 sulla 194, quando a chiedere l'abrogazione della legge sull'aborto alla fine fu soltanto il 33 per cento.

"In realtà oggi c'è molta varietà e la situazione è ancora fluida - dichiara a "Vatican Insider" il sociologo della religione, Franco Garelli- . Il dato più interessante è che una parte della gerarchia ecclesiastica abbia deciso di voltare pagina rispetto all'epoca in cui, seppur indirettamente, appoggiava l'area di centrodestra. A fronte di un atteggiamento di favore verso Monti, però si distinguono settori cattolici intenzionati a tenersi le mani libere e a non firmare deleghe in bianco a nessuno".

L'elettorato cattolico, insomma, non è orientato verso un unico schieramento, anche se la "novità Monti" ha senza dubbio scosso la galassia bianca. "Pur non richiamandosi espressamente ai valori cattolici, Monti rappresenta un'area moderata di operosità costruttiva che intercetta i cattolici da tempo in attesa di un progetto di modernizzazione del Paese- precisa Garelli-. Mentre l'Udc di Casini e gli altri partitini del centro non riescono a interpretare in modo innovativo le istanze cattoliche, il premier attrae il consenso della fascia socialmente più dinamica dei credenti". Ad analizzare i flussi elettorali cattolici con studi specifici è il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente del comitato organizzatore delle Settimane Sociali.

"Dal referendum del 2005 sulla procreazione assistita non si registra più empiricamente un'influenza della gerarchia ecclesiastica sul voto dei cattolici-spiaga a "Vatican Insider" il professor Diotallevi-. Ciò non significa che non esista una correlazione tra religione e comportamento elettorale. L'elettorato costituito da coloro che vanno a messa tutte le domeniche è molto importante ed è mobile. Se allo stato attuale esso si orienta prevalentemente verso il centrodestra non è per ragioni di principio ma perché negli ultimi dieci anni il Pd non gli ha mostrato interesse, lo ha snobbato. E anche i cattolici non praticanti sono in gran parte di centrodestra". Inoltre, precisa Diotallevi, "è molto più alto di quello che si pensi il numero dei cattolici praticanti e non praticanti che al Nord votano per la Lega".

Comunque, dagli inizi degli anni Novanta "la maggioranza dei cattolici ha scelto il bipolarismo" e questo si riflette nella scarsa presa di un partito cattolico di centro come l'Udc. 
All'inizio degli anni Novanta, caduto il Muro di Berlino, Papa Wojtyla decise di revocare l'unità politica dei cattolici che fino ad allora aveva tenuto in piedi la Dc, partito che stava pagando il prezzo dell'inchiesta giudiziaria nota come "Tangentopoli", e che  qualche anno prima l'allora presidente della Cei, Ugo Poletti, aveva ammesso di votare egli stesso con qualche "riluttanza" (ma per un lapsus disse ai microfoni della radio "ripugnanza")".

Al Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, nel 2006, Benedetto XVI ha poi pubblicamente affermato che la Chiesa non è un partito e quindi non da' indicazioni di voto, solo si sente in dovere di confermare la non negoziabilita' di valori come la vita umana e la famiglia, anche se sulla scorta di una nota firmata dallo stesso Ratzinger quando era prefetto della CDF, è ancora in vigore l'esclusione dalla comunione per i politici che favoriscono l'aborto e l'eutanasia.

In ogni caso la capacità di attrazione del premier sull'elettorato cattolico sembra trarre origine anche dalla formazione e dalla sua storia professionale. Monti, infatti, alle superiori è stato allievo dei gesuiti al liceo Leone XIII di Milano e il sito "Lettera 43" lo definisce "il perfetto allievo delle scuole della Compagnia di Gesù: rigoroso inflessibile, in particolare con se stesso, riservato e austero". La fede non deve essere ostentata o agitata come un grimaldello, ma intimamente vissuta con un rigore quasi giansenista. Del resto Mario Monti non ha avuto difficoltà a definirsi pubblicamente cattolico in occasione di un incontro organizzato dalla diocesi di Roma per la presentazione dell’Enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate, nel novembre 2009.

Da presidente della Bocconi fu chiamato, in qualità di “saggio”, dalle Conferenze episcopali europee (Comece) per la redazione del documento Europa dei valori diramato in occasione del 50° anniversario dalla firma del Trattato di Roma. E in occasione dell’appuntamento romano alla Basilica di San Giovanni in Laterano Monti affermò: «Non vi è antitesi tra economia ed etica, anzi, esse si basano su principi comuni, su uno stesso sistema di valori». Anzi per il senatore a vita l’Enciclica di Benedetto XVI appariva «quasi un documento guida tecnico della società».

Folle capodanno: «Sono 932 gli animali uccisi dai botti»

Il Mattino
di Melina Chiapparino


Dati raccolti da Verdi Ecologisti e Italia animalista cani, gatti e uccelli le vittime della notte di San Silvestro


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NAPOLI - L’altra faccia del Capodanno 2013 è il drammatico bilancio di animali morti e feriti a causa dei fuochi esplosi. In Campania il numero di cani, gatti e uccelli uccisi è di 932 vittime ma si tratta di una cifra che cresce di ora in ora col ritrovamento di carcasse che raccontano anche la violenza e la crudeltà delle sevizie a cui sono state sottoposte le povere bestiole nel corso dell’ultimo dell’anno. Secondo i dati raccolti dai Verdi Ecologisti e dall’associazione Italia Animalista in Movimento che si è occupata dei soccorsi in favore degli animali durante la notte dei festeggiamenti, si è trattato di una vera e propria strage.

Numerosi sono gli episodi di animali bruciati dai roghi, investiti da razzi e petardi o ancora morti di crepacuore per lo spavento ma ancora più raccapriccianti sono i casi di gatti e cani con i botti legati alla coda oppure sodomizzati con petardi e piccoli razzi così da trasformarsi in ordigni viventi. Scene da film dell’orrore che denunciano pratiche mostruose e sanguinarie come il tiro a segno sugli animali, utilizzati come bersaglio dei fuochi artificiali o addirittura di armi da fuoco. Il bilancio in Campania riflette un dramma nazionale che, secondo un'elaborazione dell'Aidaa (Associazione Italiana Difesa Animali Ambiente) su dati dei ministeri degli Interni e Salute, rendiconta ottomila animali uccisi direttamente o indirettamente dai botti di Capodanno, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2011.

Nello stesso periodo gli animali vaganti scappati proprio a causa dei fuochi hanno causato oltre 75 incidenti stradali con feriti. «In Campania ci sono state segnalate oltre 150 fughe di cani e gatti , animali tutti fuggiti per lo spavento», spiegano il commissario regionale dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli e Piero Cipollaro dell’Associazione Italia Animalista in Movimento che sottolineano anche l’importanza di «rimuovere tutti i fuochi e i dispositivi inesplosi da piazze e strade per evitare ulteriori incidenti ai danni dei randagi».

Mentre la conta delle povere bestiole vittime dei fuochi cresce, non vanno dimenticati i numerosi volontari che si sono prodigati per difendere e tranquillizzare gli animali durante la notte più rumorosa dell’anno. «Come ogni Capodanno abbiamo trascorso tutta la notte nel rifugio dove ci occupiamo di duecento cani ad Agnano - racconta Dea Buonocore - erano terrorizzati dai botti caduti poco distanti dal rifugio e dai boati, siamo stati con loro per rincuorarli con carezze e la nostra presenza».


venerdì 4 gennaio 2013 - 10:10   Ultimo aggiornamento: 10:10

Australia, 20 anni di carcere per i cittadini che combatteranno in Siria

Andrea Cortellari - Ven, 04/01/2013 - 09:34

Il governo mette le cose in chiaro. Non tollererà ingerenze in Siria da parte di cittadini australiani. Nel fine settimana ucciso uomo originario di Melbourne

 

Nel giorno in cui i soldati americani arrivano in Turchia, inviati per sovrintendere al posizionamento delle batterie di missili Patriot, richieste alla Nato da Ankara, come forma di difesa contro possibili sconfinamenti del conflitto siriano, l'Australia mette in chiaro che non sarà tenera con i suoi cittadini che decidano di unirsi alla causa dei ribelli.


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Molti stranieri - occidentali e non - sono andati nei mesi ad ingrossare le fila della ribellione. Contro Assad non combattono soltanto siriani in cerca di un rivolgimento della situazione politica, ma anche persone che simpatizzano con la causa. Pochi giorni fa in Siria è morto Abu al-Walid al-Australi. Come il nome lascia intendere, l'uomo non aveva certo radici damascene. Originario di Melbourne, è almeno il terzo australiano a morire in un conflitto in cui l'Australia non vuole al momento mettere il naso.

Molte persone, arrivate in Siria con l'intenzione - o la scusa - di offrire sostegno umanitario, sono finite arruolate al fianco dei ribelli. Lo spiega Joseph Wakim, fondatore del Consiglio arabo australiano, all'Australian Broadcasting Corporation. Non si parla di contractors, assoldati per la causa, ma piuttosto di persone genuinamente convinte della legittimità della lotta contro Bashar al-Assad.

A scanso di equivoci Bob Carr, ministro degli Esteri australiano, ha messo in chiaro cosa rischia chi decide di partecipare al conflitto in Siria: fino a vent'anni di carcere. Un avvertimento doveroso, se è vero che dal 2011 sono almeno un centinaio i cittadini australiani che hanno deciso di unirsi alla causa ribelle.  "Una persona - ha detto il ministro - non può entrare in uno Stato straniero con l’obiettivo di intraprendere attività ostili". Farlo sarà punito severamente. Così come sarà ritenuto responsabile anche chi farà proselitismo. "Chiunque in Australia recluti qualcuno da inviare all’estero per combattere rischia sette anni".

Derek, il camoscio salvato da un cacciatore è morto di paura per i botti

La Stampa

zampa

Ha superato il coma e un’operazione alla testa per un ascesso enorme, ma è morto di spavento nella notte di Capodanno

FABRIZIO ASSANDRI
torino


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Ha superato il coma, ma non i botti di Capodanno. Derek, dal nome del neurologo di Grey’s Anatomy, era un camoscio operato alla testa per un ascesso grosso quanto il suo cervello. S’era ripreso ed era pronto a tornare nei suoi boschi, ma il mattino del primo gennaio è stato trovato esanime nella sua gabbia dal professor Giuseppe Quaranta, della clinica per gli animali selvatici del campus di Veterinaria di Grugliasco. Non ha retto allo spavento. 

La morte accomuna Derek a migliaia di animali vittime dei botti della notte di San Silvestro, che ogni anno si ripetono nonostante le denunce delle associazioni animaliste, regolamenti e ordinanze adottati da diversi Comuni. La sua vicenda, però, è senz’altro singolare. «Derek conosceva la doppietta – spiega il professore – e quel rumore deve avergli ricordato gli spari». La mano del cacciatore, per lui, era stata paradossalmente una salvezza. A trovarlo, il 3 dicembre scorso, sui prati di Beaume, una frazione di Oulx (To), era stato proprio un cacciatore che, vedendolo agonizzante, aveva chiamato le guardie faunistiche della Provincia di Torino. La diagnosi era incerta. Dall’Università, la decisione di portarlo alla clinica veterinaria San Michele di Lodi, specializzata in neurologia, che ha offerto risonanza e operazione gratis. «Gli avevamo trovato un ascesso per un’infezione da trauma, in seguito a una caduta o a una lotta con un altro camoscio», spiega Quaranta. 

L’ascesso comprimeva il cervelletto e per lui restava solo una speranza, il bisturi. «Mai nessuno finora aveva operato al cervello un camoscio – aggiunge il professore – Da una ricerca sulle riviste di settore, come il Journal of Wild Animal, non abbiamo trovato nulla del genere». L’operazione aveva avuto successo e Derek si era svegliato dal coma ed era tornato ad alimentarsi da solo nell’arco di poche ore. Da allora, era diventato la mascotte della clinica dell’università, che è una sorta di Arca di Noè per animali selvatici, convenzionata con la Provincia di Torino per il progetto «Salviamoli insieme». L’anno scorso, semplici cittadini o forze dell’ordine hanno portato qui per essere curati quasi 2.400 animali selvatici, tra cui centinaia di piccioni ma anche animali rari come certe specie di rapaci.

Derek era tra i più seguiti sul profilo Facebook della clinica: ogni giorno venivano aggiornati gli status con le sue condizioni di salute e i suoi progressi. Per lui era già stata ipotizzata la data della liberazione in natura, a metà gennaio, dopo un periodo «in prova» nel recinto del campus.
«La sua morte, dovuta allo stress e al trauma dei botti, non è stata immediata – spiega Quaranta – Da quanto ho potuto rilevare, dev’essersi dimenato in modo sfrenato, fino a morire per sfinimento». Nella morte non era solo: in una gabbietta vicino a lui, il professore ha trovato anche una poiana che non ha resistito agli scoppi della mezzanotte. Impossibile dire quanti animali selvatici, in natura, siano morti per lo stesso motivo. Anche io ero appassionato di fuochi pirotecnici – confida il professore – fino a quando non ho fatto questo lavoro».

Google,l'antitrust Usa chiude l'indagine per abuso di posizione dominante

Corriere della sera

Concessioni sui brevetti dell'azienda, ancora impegnata con un contenzioso in sede Ue, dove rischia una salatissima multa

La Federal Trade Commission, l'autorità antitrust statunitense, ha deciso di non procedere contro Google per manipolazione dei risultati di ricerca, per mancanza di elementi sufficienti. Nei fatti è stata comunque raggiunta un'intesa che mette fine all'indagine avviata due anni fa sulla ricerca online. Operativamente l'accordo prevede modifiche volontarie da parte di Google. In base all'intesa i concorrenti del colosso Internet avranno maggiore accesso a brevetti ritenuti essenziali per il funzionamento degli smartphone, tablet e altri dispositivi tecnologici. Gli inserzionisti pubblicitari inoltre potranno contare su una maggiore flessibilità nell'usare motori di ricerca rivali. Google ha deciso di rimuovere le restrizioni nell'uso di AdWords, la piattaforma online per la promozione pubblicitaria, consentendo agli inserzionisti di estrapolare i dati per valutare le rispettive campagne

L'INDAGINE UE - Resta ancora aperto invece il contenzioso in sede Ue. La Commissione europea ha aperto l'indagine contro Google nel novembre 2010 a seguito delle denunce presentate da altre società, tra le quali Microsoft, per abuso di posizione dominante. La Commissione europea sta attualmente verificando se Google, che ha detto più volte di voler collaborare, stia o meno favorendo i propri servizi penalizzando i concorrenti nell'ambito dei risultato che fornisce il motore di ricerca. Se riterrà che le proposte di Google garantiscono la concorrenza, potrebbe chiudere il dossier. In caso contrario verrebbe inflitta una multa fino al 10% del fatturato globale annuo, pari a 47 miliardi di dollari.

Redazione Online3 gennaio 2013 | 20:56

La rivoluzione etiope dell’energia alternativa

Corriere della sera

Nel 2013 una ong italiana farà funzionare diverse scuole e ospedali con i pannelli solari
Nel Ssud dell’Etiopia l’energia prodotta da un pannello solare non è alternativa, ma l’unica disponibile. Il 90% delle famiglie che popolano le zone rurali ha accesso limitato o nullo alla corrente elettrica. Per questo l’ong italiana Coopi ha programmato per il 2013 l’installazione di pannelli solari nei villaggi etiopi al confine con la Somalia e il Kenya.


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PROGETTO - «Si tratta di un progetto piccolo, sperimentale», spiega Uberto Pedeferri, responsabile della fondazione per l’Africa sub-sahariana. «In tutto vale un milione e centomila euro, una goccia nel mare per un’area così vasta». Ma pur sempre una goccia utile. Perché andrà ad agire sull’agricoltura, sulle microimprese, sulle strutture ospedaliere, sulle aree di aggregazione sociale. E, soprattutto, formerà personale in loco per un utilizzo più efficiente dell’energia disponibile.

SITUAZIONE - Al momento i contadini e i pastori del sud dell’Etiopia usano la legna: se ne servono per riscaldarsi, cucinare, far andare le loro stufe rudimentali. Un’abitudine che in meno di un secolo ha portato alla distruzione del 40% dei boschi del Paese (quando a inizio Novecento il tasso di deforestazione era fermo al 3%). Mostrare loro una fonte di energia diversa, quindi, significa innescare circoli virtuosi che si potranno riprodurre nel tempo. Il progetto in Etiopia di Coopi è finanziato al 25% dalla stessa fondazione, al 75% dal programma Energy facility dell’Unione europea, dedicato all’esportazione di energia rinnovabile nei Paesi africani. L’ong ha partecipato al bando nel 2011 e ha vinto il sostegno di Bruxelles.

PROGRAMMA - «Il progetto è triennale: negli scorsi mesi abbiamo monitorato l’area e scelto le attività che cercheremo di aiutare con i pannelli, nel 2013 passeremo all’installazione vera e propria», annuncia Pedeferri. Dopo un periodo di concertazione con gli abitanti del luogo, Coopi ha deciso di installare gli impianti in quattro scuole, quattro ospedali, quattro centri veterinari. Numeri piccoli, ma importanti, perché rifornendo queste strutture di energia solare si riuscirà a migliorare la qualità della vita di oltre 70 mila persone.

Un pannello installato su una scuola permette di tenere lezioni anche la sera: sono quelli i corsi più frequentati da chi di giorno lavora nei campi. Al momento i docenti insegnano a lume di candela o con luci al kerosene, molto costose oltre che inquinanti. Per gli ospedali l’energia solare è fondamentale: si traduce nella possibilità di accendere il frigorifero e conservare i farmaci. Una vera svolta. Per non parlare dei centri veterinari, che grazie all’energia potranno finalmente curare il bestiame dei pastori. Un particolare non da poco, dato che la salute delle mandrie è la variabile da cui dipendono i loro guadagni.

AGRICOLTURA - Il progetto di Coopi andrà anche a incidere molto sull’agricoltura: la fondazione ha selezionato tre cooperative agricole locali che riceveranno i pannelli. Grazie all’energia solare potranno azionare pompe che preleveranno l’acqua dai fiumi per irrigare i campi senza aspettare la stagione delle piogge. «Sembrerà banale, ma queste aree rurali sono molto arretrate: per questo è importante iniziare a introdurre piccole innovazioni», ribadisce Pedeferri. L’obiettivo finale è far sì che i contadini sfruttino sempre di più il potenziale dei loro possedimenti. Coopi ha già esperienza in Etiopia: nell’ambito di altri progetti finanziati dall’Unione europea ha già cominciato a installare pannelli solari collegati ai pozzi. «L’esperienza dimostra che un intervento anche così puntuale genera moltissimi effetti positivi».

EFFETTI POSITIVI - Ecco perché la fondazione ha deciso di rifornire di energia anche 25 microimprese slegate dal mondo dell’agricoltura. Spesso si tratta di attività ambulanti: c’è chi ripara i fori sulle ruote delle auto, chi ricarica i cellulari, chi allestisce delle sale a mo’ di centri di aggregazione in cui guardare la tivù. Ecco, dotare di energia solare tutte queste piccole attività abbassa i costi a carico dei titolari e anche dei clienti, dando alle diverse forme di business la possibilità di crescere.

Esempio lampante sono i caricatori di telefoni lungo le strade: il loro servizio è molto richiesto, ma anche molto caro perché usano batterie in serie che si consumano in fretta. Al momento i clienti che hanno la possibilità di pagare una ricarica sono davvero pochi. Per questi imprenditori, poter avere la corrente significa poter ricaricare i cellulari a un prezzo più basso. E magari anche aprire un negozio al posto di girare per strada con un carrettino pieno di batterie. Lo stesso dicasi per le sale di aggregazione sparse nei villaggi: ora la tivù si guarda con il generatore, avere la corrente permetterà ai gestori di organizzare più attività, anche diverse e più complesse.

STUFE A BASSO IMPATTO - Un’ulteriore fase del progetto di Coopi riguarda l’utilizzo della legna, adesso inefficiente e altamente problematico per il Paese, visti i livelli di disboscamento. La fondazione italiana distribuirà in diversi villaggi un totale di 6 mila stufe a basso consumo. Si tratta di macchine che generano lo stesso calore di quelle attuali bruciando una quantità di legna di gran lunga inferiore. Coopi si servirà della collaborazione di alcune cooperative locali per insegnare ai contadini come produrre queste stufe.

E generare, possibilmente, un nuovo mercato. «L’idea è formare la popolazione locale in modo che queste stufe a basso consumo si diffondano sempre di più, trasformandosi anche in un’opportunità di business per i produttori», spiega Pedeferri. Il progetto di Coopi è basato su interventi molto spesso sperimentali. Ma ad alto potenziale. Fondamentali sono la formazione delle popolazioni locali e l’adozione di innovazioni semplici e facili da diffondere. «Se la presenza di pannelli solari si dimostrerà efficiente, come crediamo», conclude Pedeferri, «cercheremo di proporre nuovi progetti ai nostri finanziatori istituzionali, magari su più larga scala».

Alessandra Dal Monte
2 gennaio 2013 (modifica il 4 gennaio 2013)

Si finge il fidanzato e fanno sesso: in California non è stupro se lei è nubile

Corriere della sera

Un uomo entra in casa di una donna di notte e la inganna: per una legge del 1872 è innocente
 
Una corte d'Appello californiana ha assolto un uomo, condannato per stupro in primo grado, sulla base di una legge del 1872 che non protegge le donne nubili dall'inganno.

L'INGANNO - Julio Morales, che era stato condannato a tre anni, una notte, era entrato nella camera da letto della donna, si era infilato nel letto e aveva finto di essere il suo fidanzato, uscito da poco. La Corte giovedì ha ribaltato la condanna del primo grado, chiedendo, però, che il processo venga ripetuto. La vittima aveva raccontato di essersi addormentata con il fidanzato nella stanza, e di essersi accorta di aver fatto sesso con un'altra persona soltanto al mattino.

LA DONNA NUBILE - Il giudice, Thomas L. Willhite Jr., ha spiegato: «Quest'uomo ha commesso uno stupro? Per anomalie storiche nella legge e per la definizione di legge dello stupro, la risposta è "no", anche se, se la donna fosse stata sposata e l'uomo avesse impersonato il marito, la risposta sarebbe "sì"». La decisione, oltre alla revisione del processo - non era chiaro se la condanna avesse riguardato in particolare il sesso con una persona addormentata oppure l'inganno - chiede anche che i legislatori esaminino questa legge, nata in Inghilterra, che riteneva il sesso consenziente anche se le vittime erano state tratte in inganno sull'identità del partner.

Redazione Online4 gennaio 2013 | 10:43

Google- Ftc: accordo su brevetti e pubblicità in Usa

La Stampa

Gli algoritmi utilizzati per la ricerca sul web non violano le leggi
new york


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Google ha trovato un accordo su due patteggiamenti con la Federal Trade Commission, l’organismo americano che vigila contro comportamenti anti-concorrenziali ponendo fine a indigini in corso da circa due anni. Le trattative per un’intesa con le autorità europee sono invece ancora in corso. In pratica, i concorrenti del colosso Internet avranno maggiore accesso a brevetti ritenuti essenziali per il funzionamento di smartphone, tablet e altri dispositivi tecnologici impedendo al gruppo californiano di fare ricorso a ingiunzioni in tribunale. 

Gli inserzionisti pubblicitari inoltre potranno contare su una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle loro compagne. Google ha deciso di rimuovere le restrizioni nell’uso di AdWords, la piattaforma online per la promozione pubblicitaria, consentendo agli inserzionisti di estrapolare i dati necessari per valutare le rispettive iniziative promozionali, che possono così essere messe a confronto con quelle lanciate su piattaforme avversarie. 

Secondo la Ftc, il colosso Internet non ha violato le leggi americane ricorrendo a pratiche per la ricerca sul web che, secondo i gruppi rivali, mettevano in evidenza i prodotti e servizi della stessa Google a scapito di quelli dei concorrenti. La richiesta avanzata da colossi tecnologici come Microsoft per la modifica degli algoritmi di Google non è stata quindi accolta. 

(TMNews)

Afferra il dito del dottore mentre sta nascendo, la foto fa il giro del mondo

Il Messaggero





ROMA - “Questa sono io durante il parto cesareo e quella è la manina di mia figlia che afferra il dito del dottore. Davvero incredibile”. Una madre, le meraviglie del parto e una foto scattata da un padre al momento giusto: con questi semplici ingredienti un post su Facebook è diventato virale e ha fatto il giro del mondo, tanto che anche l'autorevole Cnn gli ha dedicato un servizio.

Tutto vero. E' stato proprio il medico incredulo ad attirare l'attenzione del padre in quei momenti concitati: «Hey, mi ha preso il dito» ha esclamato - e il resto è già una foto da sfondo del desktop, partita da una pagina dell'Arizona e condivisa decine di migliaia di volte. Nonostante la donna sia una fotografa professionista, nemmeno lei si aspettava un epilogo simile per un'immagine tanto intima: «L'avevamo pubblicata solo per condividere la nostra gioia con parenti e amici. E invece...». La bambina ora ha due mesi e si chiama Nevaeh, cioè Heaven (Paradiso) scritto al rovescio.


Giovedì 03 Gennaio 2013 - 15:34
Ultimo aggiornamento: 16:41

Bankitalia al Vaticano: «Ci vogliono più regole»

Il Messaggero
di Michele Di Branco

Pressing per il varo di norme antiriciclaggio dietro lo stop ai bancomat di Deutsche Bank


Cattura
ROMA - Non c’è nessun sospetto da parte di Bankitalia su possibili attività in odore di riciclaggio. Ma c’è di sicuro la constatazione che in Vaticano, nonostante il terremoto che alcuni mesi fa ha colpito lo Ior, mancano ancora una legislazione bancaria e finanziaria adeguate in un sistema di vigilanza a prova di frodi. Elementi di trasparenza che gli uomini guidati dal governatore Ignazio Visco considerano indispensabili. E’ questa la ragione per la quale Via Nazionale ha bloccato, dall’1 gennaio, il servizio attraverso il quale Deutsche Bank Italia, da oltre 15 anni, garantiva una parte del flusso dei pagamenti elettronici Oltretevere (carte di credito, bancomat e Pos).

Uno stop che fatalmente limita parte delle transazioni al solo uso del contante, agli assegni e ai bancomat dello Ior. Per spiegare l’accaduto, senza però togliere durezza all’intervento di moral suasion, gli uffici della Banca d’Italia ieri hanno ricostruito la vicenda affermando che da un’ispezione effettuata nel 2010 era emerso che Deutsche Bank Italia, che è un soggetto di diritto italiano e quindi vigilato da Via Nazionale, operava con i suoi Pos in Vaticano senza la necessaria autorizzazione. Solo nel 2012 la banca, adeguandosi ai nuovi standard, ha presentato la necessaria istanza, che però è stata respinta il 6 dicembre scorso. Per quale ragione? La Santa Sede, ieri, ha minimizzato parlando di «problema tecnico» e scaricando di fatto la responsabilità sulla filiale italiana della banca tedesca.

Il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha anche aggiunto che «i rapporti tra certi uffici della Città del Vaticano e uno dei loro fornitori di servizio per l'utilizzo delle carte di credito e di pagamento elettronico erano in via di scadenza». Aggiungendo che sono in corso contatti con diversi fornitori di servizi e che l'interruzione del servizio sarà quindi «di breve durata, anche se fino a un termine ancora da definire». Una spiegazione che però non affronta il cuore del problema ed anzi lo evita in quanto il no di Bankitalia alla Deutsche Bank, secondo le carte ufficiali, dipende «dall’assenza dei presupposti giuridici, ossia la mancanza, presso lo Stato della Città del Vaticano, di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale, ulteriori rispetto a quelli in materia antiriciclaggio».

Insomma, non basterà alla Santa Sede cambiare la banca fornitrice per poter riattivare i servizi di pagamento elettronico con l’Italia. Occorre invece garantire azioni concrete in materia di lotta al riciclaggio. Perché è vero, come ha ricordato ancora ieri il portavoce del Vaticano, che sotto il mandato di Papa Benedetto XVI sono stati fatti «passi in avanti per rendere più trasparenti le finanze», come hanno riconosciuto l’estate scorsa anche gli esperti europei di Moneyval. Ma è anche vero che il Consiglio europeo, in quella sede, ha indicato diverse manchevolezze che devono essere risolte avvertendo che «ci sono alcune importanti questioni che devono essere affrontate per poter provare pienamente l’effettività del sistema». Un monito di fronte al quale, a quanto pare, il Vaticano sta reagendo con ritardo. La Santa Sede ha ancora sei mesi per fare quanto richiesto. E cioè, come sottolinea anche Bankitalia, per rafforzare la base legislativa della vigilanza. E per chiarire ruolo, responsabilità, poteri e indipendenza dell'Autorità di informazione finanziaria del Vaticano.


Venerdì 04 Gennaio 2013 - 10:21
Ultimo aggiornamento: 10:25



Obbligo di contanti, caos e proteste dei turisti alla Cappella Sistina

La Stampa
di Gennaro Barbieri



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ROMA Impossibilità di effettuare i pagamenti tramite il bancomat, disagi organizzativi per le visite già prenotate presso la Cappella Sistina e la consueta calca che accompagna i primi giorni di gennaio. Quella di ieri è stata una giornata particolarmente caotica per i turisti che hanno affollato gli edifici dei Musei Vaticani. Sin dalle prime ore del mattino sulle bacheche delle biglietterie campeggiavano cartelli su cui si leggeva: «A causa di problemi tecnici il pagamento con le carte di credito è temporaneamente sospeso». La comunicazione è conseguenza della decisione annunciata dalla Direzione servizi economici di Bankitalia e ribadita dalla Ragioneria di Stato. Uno stop che sarebbe legato alla necessità di adeguare le procedure elettroniche alla normativa antiriciclaggio.

Sono stati soprattutto i visitatori stranieri ad accogliere con stupore questa novità, dato che in molti Stati ormai anche le somme più irrisorie vengono pagate con la carta. «È incredibile che in uno dei musei più importanti del mondo oggi vengano accettati soltanto i contanti – esclama sbalordita Sarah, ventiquattrenne statunitense di Seattle – Nel mio Paese anche in negozi piccolissimi è accettato da anni il pagamento elettronico». Ancora non è stato stabilito quando terminerà il provvedimento e quindi nei prossimi giorni i turisti dovranno riempirsi il portafogli di contante soprattutto perché, oltre al biglietto di ingresso, i Musei Vaticani offrono gadget di ogni genere, cataloghi e volumi che attirano tantissimi acquirenti.

LA SORPRESA
 
Anche un altro disagio ha guastato la giornata di molti appassionati d’arte. Durante il pomeriggio del 2 gennaio, tutti coloro che avevano prenotato – anche con larghissimo anticipo – la visita all’interno della Cappella Sistina hanno ricevuto una mail in cui si comunicava che «il 3 gennaio la Cappella resterà chiusa dalle 11 alle 13.30, per poi riaprire fino alle 15 e chiudere definitivamente alle 15.30». Una decisione – cui non è stata accompagnata alcuna spiegazione – che ha prodotto un enorme affollamento e che ha impedito alla maggior parte delle persone di godersi gli affreschi di Michelangelo con la dovuta attenzione.

La ressa che si è creata ha convinto molte famiglie, con bambini al seguito, a rinunciare alla visita e a chiedere il rimborso presso le biglietterie. «La situazione era insostenibile – racconta Maurizio, arrivato in mattinata da Torino – Io e mia moglie abbiamo preferito evitare ai nostri due figli piccoli un carnaio di questo genere. E pensare che avevamo prenotato un mese fa». I Musei Vaticani rappresentano un’esperienza indimenticabile, ma per molti quelli di ieri rimarrà soltanto una giornata da accantonare il prima possibile.


Venerdì 04 Gennaio 2013 - 10:22