martedì 5 febbraio 2013

Ecco quanto guadagnano i dirigenti della Regione, pubblicate on line tutte le retribuzioni

Il Mattino

Lo stipendio più alto al capo di gabinetto Danilo Del Gaizo che guadagna 128mila euro


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Sono on line le retribuzioni dei dirigenti della Regione Campania. Lo stipendio più alto va al capo di gabinetto Danilo Del Gaizo, braccio destro del governatore Stefano Caldoro, che guadagna 128mila euro.

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Seguono decine di dirigenti con uno stipendio tabellare da 43mila euro e una retribuzione di posizione che oscilla tra i 37mila e i 58mila euro, con punte di 94mila euro e oltre. Alle dirette dipendenze del presidente della Regione figurano invece il portavoce Gaetano Amatruda e l'addetto stampa Fiorella Anzano (80mila euro), il segretario di Nicola Cosentino Francesco Bigliardo (60mila euro), in servizio alla Regione ma impegnato come addetto stampa del Pdl Campania, il capo ufficio stampa Luciano Buglione e Maria Elena Valanzano.

Dalla Regione fanno sapere che, in merito allo staff di comunicazione, "gli stipendi sono notevolmente più bassi rispetto all'amministrazione Bassolino". Nell'elenco figurano, tra gli altri, l'ex radicale ed ex portavoce del Pdl Campania Ernesto Caccavale (stipendio tabellare 43mila euro, retribuzione di posizione 37mila), l'ex segretario regionale del Nuovo Psi Antonino Di Trapani (stessa retribuzione), il supermanager ed esperto di fondi europei Gennaro Ramazio (190mila euro) e il vicecapo di gabinetto Alberto Di Ferrante (94mila euro).

Dambruoso: «I magistrati , una volta entrati in politica devono cambiare per sempre mestiere»

Corriere della sera

Il candidato della Lista Monti: «Mi batterò per realizzare una legge che preveda un passaggio all'avvocatura di Stato»

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«I magistrati? Una volta entrati in politica non devono poter tornare più a giudicare». Non ha dubbi Stefano Dambruoso, magistrato in congedo e candidato in Lombardia per la Lista Monti alle prossime elezioni politiche che ha risposto alle domande del Corriere nell'ambito della videochat elettorale «Webcondicio». Dambruoso precisa così il suo pensiero: «Tutti i cittadini italiani hanno il cosiddetto diritto di elettorato passivo. La terzietà è il loro dovere deontologico e una volta entrato in politica il magistrato non deve più tornare in magistratura, perché ha perso la terzietà. Ma deve perdere anche il lavoro? Bisogna consentire ai magistrati di rimanere nella pubblica amministrazione senza tornare a esercitare la funzione di magistrato. Siccome io probabilmente sarò eletto, non tornerò indietro. Ma mi batterò per realizzare una legge che preveda un passaggio dei magistrati entrati in politica al consiglio di Stato o all'avvocatura di Stato».

GIUSTIZIA - Dambruoso poi si sofferma sul tema della giustizia che a suo avviso, ha perso, per fortuna, l'enfasi politica che lo aveva caratterizzato negli ultimi anni: «È la prima campagna elettorale in cui la giustizia ha un ruolo secondario. Questa assenza di personalizzazione mi rilassa ed è un bene. Io ero il magistrato più visibile d'Italia nel 2004, ma ho preferito non sfruttare la mia visibilità ed occuparmi di terrorismo internazionale. Deve passare un po' di tempo fra un'inchiesta scottante e il candidarsi in politica. La priorità per quanto riguarda la giustizia è quella dei tempi della giustizia stessa. Devono diminuire se no gli imprenditori non torneranno ad investire. Dobbiamo ripartire dalla Costituzione e restituire al giudice ordinario dei tempi credibili per l'esercizio della giustizia. Dobbiamo anche riconsiderare anche il numero degli avvocati (260 mila) che devono poter campare, e a questo proposito si dovrebbe ridurre il gratuito patrocinio introducendo l'avvocato di difesa d'ufficio che è cosa diversa».

RESPONSABILITÀ - Dambruoso poi dice la sua anche su un tema scottante come la responsabilità diretta dei magistrati: «Sulla responsabilità diretta dei magistrati bisogna rendersi conto che se da un lato può appagare qualche cittadino, finisce per ledere l'indipendenza dei magistrati. Forse però ci sono nella legge attuale, che è perfettibile, troppi "step", prima del coinvolgimento del magistrato. Già nella fase in cui lo Stato è chiamato in causa è possibile coinvolgere più direttamente il magistrato stesso».

MPS E ILVA - Sul rapporto tra economia e giustizia il candidato di «Scelta Civica» interviene anche su due casi d'attualità, Mps e Ilva. Sulla vicenda Mps e il problema delle competenze territoriali Dambruoso spiega che «l'apertura di un fascicolo a Trani ha portato il Csm ad intervenire subito. La competenza territoriale è un valore». Più in generale: «Bisogna portare avanti la lotta all'evasione e dobbiamo stare attenti a tutti i luoghi dove c'è un'ampia circolazione del denaro. Penso proprio al mondo bancario». Per quanto riguarda invece la vicenda Ilva per Dambruoso va detto che «la magistratura applica delle leggi in materia di ambiente. Qualcosa è saltato in materia di questo rapporto tra difesa della salute e soluzioni cercate del commissario governativo per salvaguardare i posti di lavoro. Questa è una soluzione che deve trovare il prossimo governo».

TERRORISMO - Non potevano mancare le domande dei lettori relativamente al caso Abu Omar di cui si è occupato lo stesso Dambruoso: «Sul caso Abu Omar, ho canalizzato l'indagine di cui sono stato il magistrato titolare per 8 mesi poi l'inchiesta è stata passata ad altri magistrati. Per le affermazioni da parte di alcuni giornalisti di un presunto ritardo nella presentazione dei fascicoli che riguardavano la Cia, quegli stessi giornalisti sono stati condannati in primo grado. Non ho mai creduto ai vari depistaggi, le informazioni ricavate sono dovute ad intercettazioni disposte da me».
 
LISTA MONTI - Sui motivi invece del suo ingresso in politica Dambruoso spiega: «Perché sono entrato nella lista Monti? Perché è una scelta civica in cui le persone possono dare competenza alla politica ognuno nel proprio settore. Dare un contributo di competenza che non derivi dal grillismo mi sembra un segnale importante. Il mio contributo sarà su giustizia e sicurezza. Sul problema di eventuali apparentamenti politici dopo il voto, Monti ha risposto più volte che lui mette a disposizione la sua competenza per ogni progetto politico che punti ad una riforma vera del Paese. Mi chiedo però che cosa farà Bersani? Se vincerà andrà da solo? Bersani ha già detto a Vendola che governerà con Monti?» E ad un lettore che gli chiedeva se era vero che in passato era stato il centrodestra a proporgli una candidatura Dambruoso spiega: «Mi avevano proposto di fare il candidato governatore della Puglia per il centrodestra, contro Vendola, ma volevo poter scegliere l'assessore alla Sanità. Ma su questo punto la mia candidatura si è arenata».

LOMBARDIA E VOTO DISGIUNTO - L'ex magistrato poi ha replicato alle sollecitazioni su un possibile voto disgiunto degli elettori montiani in Lombardia: «Io conosco Albertini e ne ho colto la capacità di amministratore soprattutto nella vicenda terrorismo a Milano, non penso che ci sarà in Lombardia un voto disgiunto a favore di Ambrosoli per la candidatura alla presidenza della regione, da parte di chi vota per la lista Monti».
POLEMICA INGROIA-BOCCASSINI - Infine Dambruoso non si nega neanche a dire la sua sullo scontro tra l'ex magistrato Ingroia e il pm milanese Boccassini: «Lo scontro Ingroia-Boccassini mi ha fatto un effetto sgradevole. Ai tempi di Falcone e Borsellino in Sicilia Ingroia non aveva la capacità professionale che la Boccassini aveva già raggiunto. Devo dire che mi sono sentito più vicino alla Boccassini».

Marco Letizia
5 febbraio 2013 | 13:26

La composizione fotografica è perfetta e fa impazzire il Web

Corriere della sera

«Inverno a Cracovia», lo scatto di Martin Ryczek, è la perfetta simmetria tra uomo e natura



Quando i fotografi dipingono in bianco e nero: il polacco Marcin Ryczek non poteva immaginare che la sua foto di un fiume a Cracovia (clicca sulla foto per ingrandirla) diventasse in pochi giorni virale, scambiata migliaia di volte sui social network. Eppure, la «perfetta simmetria tra uomo e natura», che mostra un uomo sulla sponda della Vistola innevata dar da mangiare a delle anatre nere e dei cigni bianchi in una giornata nevosa, ha collezionato dozzine di recensioni entusiastiche.

LO SCATTO - «La foto "Inverno a Cracovia" è stata pensata e studiata», ha spiegato il fotografo. Che aggiunge: «In testa avevo una certa idea, ma stavo aspettando il momento giusto per realizzarla». L’idea gli è infatti venuta durante una delle sue abituali passeggiate lungo la Vistola. Dunque non si tratta solamente di fortuna: è anche il frutto di tanta pazienza. La stupenda immagine ha richiamato paragoni importanti, come i lavori del celebre fotografo americano Ray K. Metzker, noto per le perfette giustapposizioni luce/ombra e per l’uso bipolare del bianco e nero.

Elmar Burchia
5 febbraio 2013 | 10:10

1941: l’Mi5 cerca la talpa di Agatha Christie

La Stampa

La scrittrice aveva dato a un personaggio il nome di un centro segretissimo
claudio gallo

CORRISPONDENTE DA LONDRA


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Nel 1941 la vita dell’ignara Agatha Christie divenne per qualche mese un racconto di Borges, fatto di specchi e allusioni inquietanti, mentre la trama del suo ultimo giallo si rovesciava, ben più temibile, nell’esperienza quotidiana. 
I servizi segreti britannici erano infatti convinti che nel suo N or M, tradotto in Italia solo nel 1961 con il titolo La quinta colonna, ci fosse un riferimento alle attività del segretissimo centro di decifrazione di Bletchey Park, Buckinghamshire, che era riuscito a trascrivere il codice cifrato tedesco Enigma, con enorme vantaggio per gli inglesi.
Il giallo racconta le avventure di una coppia di detective,

Tommy and Tuppence, che danno la caccia a due agenti nazisti, infiltrati in Inghilterra per preparare un’invasione, noti appunto col nome in codice N e M. L’Mi5, il controspionaggio britannico, rabbrividì quando lesse il nome di un personaggio secondario, il maggiore Bletchey, guarda caso, un «noioso ufficiale» che aveva servito in India e si vantava di conoscere molti segreti della guerra in corso. I primo sospetti caddero su Dilly Knox uno dei più dotati decifratori a Bletchey Park che era amico della Christie.

Fu subito scagionato ed escluse che la scrittrice potesse sapere qualcosa del centro segreto ma accettò di sentirla. Davanti a un vassoio di tè e pasticcini, nella sua casa nel Buckinghamshire le chiese perché avesse proprio scelto quel nome. «Bletchey? - rispose la scrittrice - Mio caro, ero proprio lì, bloccata in treno sulla linea Oxford-Londra, allora mi sono vendicata chiamando così uno dei miei personaggi meno gradevoli».  L’aneddoto è contenuto in The Codebreakers of Station X di Michael Smith, un libro uscito ieri.

Colosseo, lettera d'amore segreta nascosta per 60 anni

La Stampa
di Laura Larcan

ROMA - Pene d’amor perdute al Colosseo. Da scenario di fasti gladiatori, morte e sangue nell’epopea imperiale, l’Anfiteatro Flavio svela ora un’anima romantica. Con un pizzico di mistero. A scrivere un capitolo inedito nella storia del monumento è l’inaspettata scoperta di una lettera d’amore risalente ai primi anni Cinquanta. Un foglio di carta a quadretti che ha restituito un messaggio d’amore, appassionato e disperato, scritto da Domenico per la sua Franca.


CatturaNASCONDIGLIO SEGRETO
La particolarità sta tutta nel nascondiglio segreto scelto dagli amanti. Il cartiglio, di otto centimetri per dieci, era infilato tra due blocchi di travertino, sotto la volta dell’ambulacro al primo livello del monumento, a cinque metri d’altezza. A scoprirlo è stata la restauratrice Sonia Paola Lanzellotti durante i lavori di pulitura avviati l’estate scorsa dalla Soprintendenza archeologica sui pilastri del corridoio del primo ordine, proprio a ridosso dell’ingresso per il pubblico. «La lettera era stata piegata fino a una dimensione di due centimetri di lato - racconta Lanzellotti - Era stata stuccata accanto ad una staffa per proteggerla.

La pulitura con l'impianto di nebulizzazione sulle strutture in travertino ha indebolito lo stucco e rivelato l'oggetto di carta». La sorpresa è stata enorme. Un reperto non archeologico, ma d’una moderna umanità. Subito il foglio è stato fatto asciugare, aperto con cura e spedito al laboratorio per il restauro eseguito da Lorena Tireni. Ci son volute poche settimane per ridare corpo alla cellulosa, stirarla, ricucire i quattro frammenti avendo cura di giustapporre le parti del messaggio.

DOMENICO E FRANCA La trascrizione è un tuffo al cuore: «Tu ricordi della venuta a Roma il desiderio che non mi ha abbandonato/ che Franca mi ami quanto io amo lei. Domenico e Franca per tutta la vita/ ti amo ti amo ti amo più di me stesso». Ora il restyling è ultimato e la lettera è diventata patrimonio storico del Colosseo. «Domenico potrebbe essere un restauratore in servizio all’epoca nel monumento – riflette la direttrice Rossella Rea – qualcuno che ha potuto occultare la lettera in un luogo inaccessibile. È molto bella la scelta di Domenico di lasciare la testimonianza del suo grande amore: lo ha nascosto in un luogo segreto arricchendo il Colosseo di un pezzo di storia».

Negli anni '50 il Colosseo non aveva certo l'aspetto affollato di oggi. Non c'erano le cancellate al piano terra, che saranno installate solo ai primi anni '80. «L'accesso dalla piazza era libero - racconta la Rea - C'erano i guardascavi, ma era comunque semi deserto, manteneva un'aura di suggestione romantica quasi ottocentesca. Per questo era meta ambita delle giovani coppie, come testimoniano molte fotografie del primo '900». La lettera ora è appesa nello studio di Rossella Rea, ma l’obiettivo è di esporla presto al pubblico. «Ha bisogno di una teca speciale - avverte la Rea - La nostra idea è di presentarla all’interno di quello che è il progetto di museo diffuso del Colosseo». Chissà se Domenico e Franca sono ancora vivi.


Martedì 05 Febbraio 2013 - 11:13
Ultimo aggiornamento: 11:23

I genitori morirono su auto guidata da Grillo La figlia chiede di vederlo

Lucio Di Marzo - Mar, 05/02/2013 - 12:34

A 30 anni dall'incidente in cui morirono i genitori, Cristina chiede un incontro al comico. "Sono cresciuta, sono mamma, sono pronta per sapere e per parlare"

Sono passati più di trent'anni da quando, in un incidente d'auto morivano Renzo e Rossana Gilberti, insieme al figlio Francesco.


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Era il 7 dicembre 1981. Oggi, a distanza di molto tempo, la figlia Cristina ha deciso di tornare sull'argomento, in un'intervista rilasciata a Vanity Fair.

Il motivo? Alla guida dell'auto su cui sono morti i Gilberti - ricorda il magazine - c'era Beppe Grillo. Il comico genovese fu in seguito condannato per omicidio colposo. E per questo, negli anni lo ha ricordato spesso, secondo le regole del Movimento 5 Stelle non potrà candidarsi a guida del suo non-partito.
"Dopo questa intervista non intendo tornare sull'argomento", dice Cristina, che il giorno dell'incidente aveva deciso di restare a guardare la tv da un'amica, mentre la famiglia raggiungeva in auto un rifugio nei pressi di Limone Piemonte. Nel frattempo però chiede "solo di incontrare il signor Grillo".

"Molte volte mi sono chiesta che cosa proverei ad averlo davanti a me, di persona, per chiedergli di quel giorno", spiega. E quando gli si chiede perché farsi viva ora, alla vigilia delle elezioni, non esita a rispondere, "Il signor Grillo è una presenza pubblica come mai prima, e come mai prima è forte la mia esigenza di confrontarmi con lui". Visto soprattutto che "con i media che parlano continuamente di lui e del perché non si candida, e ogni tanto fanno anche vaghi riferimenti alla morte dei miei cari - dimenticare è impossibile".

In passato Cristina ha provato a contattare il comico, senza risultato. "Mi ha richiamato un nipote di Grillo: mi ha spiegato che tutta la sua famiglia aveva sofferto per l'incidente, che non era il momento di ritornare sull’argomento. Ma per me il momento è questo: sono cresciuta, sono mamma, sono pronta per sapere e per parlare".

Condannato all'ergastolo per la strage del '44, muore un mese dopo la sentenza

La Stampa

Ernst Wadenpfuhl ritenuto responsabile dal Tribunale militare di Verona dell’eccidio nazista di Borgo Ticino

chiara fabrizi


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Ernst Wadenpfuhl, condannato all’ergastolo il 17 ottobre perché ritenuto colpevole dell’eccidio di Borgo Ticino, è morto pochi giorni dopo, il 23 novembre. Era il vice-comandante del reparto della Marina d’assalto Mek 80 che, il 13 agosto 1944, dopo aver messo a ferro e fuoco l’intero paese, ha fucilato in piazza 12 civili, per rappresaglia. La notizia del decesso è stata data dal suo avvocato Pietro Tacchi Venturi: solo 5 giorni fa, infatti, al Tribunale militare di Verona è giunta la certificazione del decesso. Avrebbe compiuto 98 anni il 18 gennaio Wadenpfuhl: viveva a Brema, in Germania, dove era falegname. Non è mai stato presente al processo né ha espresso al difensore l’intenzione di ricorrere in appello.

Nei giorni scorsi sono state rese note anche le motivazioni della sentenza, redatte dal collegio giudicante composto da Vincenzo Santoro, Elisabetta Tizzani e Pasquale Antonio Ronzano, che evidenziano il ruolo avuto da Wadenpfuhl nella perpetrazione del crimine, seppure in concorso con altri e in esecuzione agli ordini ricevuti. In sostanza, sono state ampiamente accolte le prove e i risultati delle indagini presentati dal pubblico ministero Bruno Bruni e dalle parti civili, essenziali per accertare non solo l’effettiva presenza di Wadenpfuhl a Borgo Ticino, ma anche le sue personali responsabilità nell’eccidio.

Andrea Speranzoni, avvocato di parte civile che ha rappresentato, insieme a Roberto Nasci, l’Anpi, il Comune di Borgo Ticino e i familiari delle vittime, dichiara: «Il processo sembrava impossibile celebrare ed è giunto al primo grado di giudizio grazie al grande lavoro investigativo svolto dalla Procura militare di Verona ed al pool specializzato di carabinieri coordinato dal colonnello Roberto D’Elia ed alla determinazione del Comune di Borgo Ticinoe dei familiari delle vittime».

Le motivazioni della sentenza chiariscono le responsabilità individuali dell’unico imputato, poi condannato all’ergastolo. Speranzoni: «Bisogna fare attenzione nel definirla una sentenza storica: certamente sarà un punto di partenza per la riflessione di storici e giuristi. Nel corso del processo sono emerse nuove prove a carico del comandante Waldemar Krumhaar e dei fascisti della X Mas ed è stato reso noto il patto del silenzio siglato dai soldati tedeschi, una volta in patria».

Lo slalom dell'asteroide gigante tra i satelliti per le previsioni meteo

Corriere della sera

Visibile il 15 febbraio, sarà il più vicino tra quelli di grandi dimensioni. Passerà a soli 27 mila chilometri da noi

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Venerdì 15 febbraio alle 20.26, ore italiane, un asteroide di 45 metri (circa due campi da tennis) battezzato «2012 DA 14» sfiorerà la Terra da appena 27 mila chilometri, forse anche meno: 24 mila

Per quanto se ne sappia mai un corpo celeste di queste dimensioni è transitato tanto vicino al nostro pianeta. Per altri minori era già accaduto e qualcuno, tra i più piccoli, ci era pure caduto addosso sbriciolandosi nell'impatto con l'atmosfera. Quello che il 30 giugno 1908 incendiò il cielo di Tunguska nella Siberia centrale distruggendo 60 milioni di alberi su un territorio di 2.150 chilometri quadrati aveva solo 30 metri di diametro. Con il «2012 DA 14» non si corre questo pericolo anche se qualcuno subito dopo la sua scoperta un anno fa, il 22 febbraio dall'Osservatorio astronomico di La Sagra nei pressi di Granada in Spagna, aveva ipotizzato un potenziale scontro. I rilevamenti della sua orbita cancellavano in fretta l'infausta probabilità lasciando però la prospettiva di un record da non dimenticare. Anche perché nel suo transito veloce sfreccerà più in basso rispetto l'anello, a 36 mila chilometri d'altezza, dove stazionano 432 satelliti attivi per le telecomunicazioni e la meteorologia sia civili che militari. Ma arrivando da sud non lo attraverserà escludendo quindi ogni pericolo.

Il nuovo arrivato vola su un'orbita quasi uguale a quella della Terra tanto che impiega soltanto un giorno in più (366 giorni) per compiere un giro intorno al Sole. Ma il suo piano orbitale è inclinato rispetto al nostro e quindi lo taglia due volte all'anno con qualche differenza. Il prossimo passaggio ravvicinato è previsto nel 2020. Ma il Jet Propulsion Laboratory della Nasa che segue e censisce questi corpi vaganti non è ancora in grado di precisare quanto vicino.

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Tuttavia anche per quella data diffonde tranquillità calcolando che la probabilità dell'impatto con la Terra sarà una su centomila, cioè minore di quella di essere colpiti da un fulmine nell'arco della nostra vita. Se ciò accadesse finirebbe probabilmente in Antartide. Questo non ci consola perché, data la sua massa di 130 mila tonnellate, nell'impatto svilupperebbe un'energia di 2,5 megaton, cioè 160 volte più elevata della bomba che distrusse Hiroshima.

L'asteroide «2012 DA 14» non sarà visibile ad occhio nudo. Comunque con un binocolo e un po' di fortuna si potrebbe anche inseguire. Il corposo oggetto è uno dei tanti che si avvicinano pericolosamente alla Terra. La Nasa nei mesi scorsi utilizzando le osservazioni del satellite Wise aveva stimato che i corpi (asteroidi e comete) potenzialmente a rischio per noi con un diametro di almeno cento metri sarebbero circa 4.700. Il guaio è che soltanto il 30 per cento è stato finora identificato. Infatti talvolta accade che la loro scoperta avvenga quando siano già abbastanza vicini.

Per fortuna anche i più minacciosi sulla carta talvolta perdono la loro cattiva immagine. Il 9 gennaio scorso era transitato a 15 milioni di chilometri l'asteroide Apophis di 300 metri di diametro per il quale si ipotizzava una possibilità di scontro con la Terra nel 2036, sia pure minima nelle statistiche. Nell'occasione, scrutandolo con attenzione, gli astronomi rivedevano i conti. «Ora possiamo escludere un impatto con il nostro pianeta anche nel 2036» ha sottolineato Don Yeomans, direttore del Near-Earth Object Program Office al Jet Propulsion Laboratory della Nasa.

Tuttavia il problema rimane e finora è stato sottovalutato. Per questo si cerca di recuperare e vari sono i progetti in corso per spedire sonde in grado di studiarli da vicino, consentendo di valutare meglio il rischio oppure per deviarne la traiettoria. Pellicole come Deep Impact e Armageddon hanno lasciato il segno. «Intanto - dice Detlef Koschny, responsabile all'agenzia spaziale europea Esa della Space Situational Awareness - stiamo sviluppando un sistema automatico con telescopi in grado di scoprirne l'esistenza almeno tre settimane prima dell'arrivo nelle nostre vicinanze». Sarebbe già un passo avanti.

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Apophis vicino alla Terra: nessun rischio di collisione (09/01/2013)

Giovanni Caprara
@giovannicaprara5 febbraio 2013 | 10:36

Nuovo paniere Istat, entra il metano per auto Addio a netbook e diario scolastico

Corriere della sera

Per calcolare l'inflazione verranno considerate anche le bevande energetiche e il merluzzo surgelato

L'Istat ha presentato il nuovo paniere dei beni su cui verrà calcolato il costo della vita nel 2013 e la stima sull'inflazione relativa a gennaio. Tra i 1429 prodotti elencati per calcolare l'inflazione entrano il metano per le automobili, i prodotti per single, le bevande energetiche, e viene ampliata la gamma di prodotti smartphone e tablet. Le posizioni considerate rappresentative salgono a 603 (erano 1383 prodotti e 597 nel 2012). Escono, invece, dal paniere i netbook, le agende cartacee, il diario scolastico e la mediazione civile, quest'ultima perché la Corte costituzionale, con sentenza del 24 ottobre 2012, ne ha cancellato l'obbligatorietà.


Istat: crollano i consumi delle famiglie, -6,8% (26/06/2012)
 

LA TELEFONIA - Per quanto riguarda la telefonia e l'informatica, la scelta di eliminare i computer portatili è legata alla riduzione della spesa delle famiglie per il prodotto specifico, a fronte di un aumento di quella dedicata alla telefonia e connettività mobile. Per questo viene ampliata anche la rilevazione delle opzioni e dei piani tariffari dei vari gestori.

LA CASA - Tra i prodotti alimentari spuntano il merluzzo surgelato e la pancetta confezionata. L'indice dei prezzi al consumo (Nic) calcolato dal paniere prevederà anche un aumento, rispetto al 2012, del peso relativo delle divisioni di spesa abitazione, acqua, servizi e combustibili, servizi ricettivi e ristorazione, mobili e servizi per la casa, ricreazione, spettacoli e cultura, comunicazioni e bevande alcoliche e tabacchi. I cali più rilevanti in termini assoluti riguardano invece la divisione servizi sanitari e spese per la salute, abbigliamento e calzature e trasporti.


Istat, gli italiani tirano la cinghia (05/07/2010)


IL CAMPIONE - Nel 2013 sono 82 i comuni capoluogo di provincia che concorrono alla stima dell'inflazione (84 nel 2012); la copertura dell'indagine, in termini di popolazione provinciale, è pari all'84,0% (86,3% nel 2012). Nei comuni capoluogo sono circa 41.300 le unità di rilevazione presso le quali vengono monitorati i prezzi (tra punti vendita, imprese e istituzioni) e 8.100 le abitazioni soggette alla rilevazione dei canoni di affitto.

Redazione Online5 febbraio 2013 | 11:13

Sui marò tutti zitti: la politica italiana ha tradito ancora.

Libero

Nessuno in campagna elettorale ha speso una parola per i nostri soldati in India. Nemmeno il Cavaliere...

di Maria Giovanna Maglie


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Lost in India, qualcuno si ricorda di loro? Più che l’onore poté lo spread, e se una volta in campagna elettorale almeno la faccia si salvava, e si fingeva un po’ tutti di occuparsi anche di politica estera, stavolta nemmeno di due italiani detenuti illegalmente in un Paese straniero per aver fatto il loro dovere in servizio  contro la pirateria in difesa di una petroliera italiana, c’è il tempo, la voglia, la capacità di parlare. (...)
Come ricorda Maria Giovanna Maglie su Libero di martedì 5 febbraio, ora, in Italia, stanno tutti zitti sui marò. Un silenzio bipartisan: la politica nostrana ha tradito ancora. Finora, infatti, nella campagna elettorale nessuno dei candidati ha speso una parola per i nostri soldati in India. Nemmeno il Cavaliere...

Vendola: "Io gay a Roma ho paura di uscire"

Luca Romano - Mar, 05/02/2013 - 09:36

Il leader di Sel accusa Alemanno: "Nei suoi anni ha sdoganato i piccoli gruppi dediti all'igiene del mondo.Presenterò una proposta di legge per i matrimoni gay"

"Non posso uscire di casa". La denuncia di Nichi Vendola è politica ma anche personale.


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E ha un obiettivo preciso: Gianni Alemanno, reo di aver sdoganato i gruppi dediti all'igiene del mondo.

Insomma, essere gay a Roma espone a rischi e pericoli. "Questo clima mi impone di limitare gli spazi della mia vita privata. Sono costretto a gestire ogni mossa con molta prudenza. Se a Roma di sera mi viene voglia di fare due passi da solo, rinuncio", denuncia il governatore della Puglia in una intervista al Fatto quotidiano.
Le cronache cittadine hanno spesso raccontato di aggressioni o di insulti nei confronti degli omosessuali. E questo è un timore che assilla anche Vendola. Che ha ricevuto di recente un insulto pubblicato su Facebook da un militante di Casapound.

"Negli Stati Uniti come in America Latina, in Inghilterra come in Francia e in Israele il dibattito è sull'allargamento dei diritti civili", mentre in Italia "la sinistra ha sempre chiesto pochissimo: per paura degli anatemi delle gerarchie religiose si è accontentata di qualche modesto acronimo, i Pacs, i Dico, e alla fine non si è fatto nulla", ha aggiunto Vendola.

Ecco l'esposto arrivato a luglio 2011 sul tavolo della Consob

Corriere della sera
Milena Gabanelli

L'esposto è una lezione universitaria di finanza illegale: descrive didatticamente i metodi usati per stornare profitti personali da operazioni in derivati ai danni della banca e si chiude con un incredibile elenco delle persone coinvolte nel «club del 5%» con a fianco i reati ad essi ascrivibili.


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Martedì scorso, in un’intervista al Messaggero, il presidente della Consob Vegas dichiara «a seguito di un’esposto anonimo ricevuto ad agosto 2011 che segnalava strane transazioni, ipotesi di riciclaggio, vendita anomala di titoli strutturati sono partiti gli accertamenti presso Mps».

Cosa hanno prodotto quegli accertamenti in concreto? Nulla, visto che la pentola viene scoperchiata il 25 ottobre 2012 «quando Profumo e Viola ci comunicano di aver rinvenuto il "mandate agreement" dal quale emerge il collegamento tra l’operazione Alexandria e l’acquisto di Btp».

Ma cosa c’era scritto in quella lettera anonima arrivata all’ufficio esposti della Consob il 28 luglio del 2011? Sorpresa: sono le stesse 4 pagine che erano arrivate alla mia attenzione a fine dicembre 2011, accompagnate da questa premessa:

«Gentile Milena Gabanelli sono un operatore dei mercati finanziari che da moltissimi anni lavora all’interno di Mps. Da mesi ho cercato di informare le autorità di vigilanza e di controllo di quanto sta accadendo dentro la banca, ma fino ad ora senza alcun risultato. L’acuirsi della crisi sui mercati finanziarti mette ogni giorno sempre più a repentaglio la continuità aziendale della banca stessa e la sicurezza di tutti i risparmiatori che in essa hanno investito. Segue la descrizione dettagliata delle operazioni, con cifre, nomi degli intermediari, dei broker, dei dipendenti a cui vengono retrocesse le commissioni. Elenco delle persone coinvolte nell’area finanza e altri uffici Mps.»

Con il collega Paolo Mondani, e i mezzi a disposizione di un giornalista (cioè fare domande) decidiamo di approfondire. A maggio 2012 portiamo in onda la puntata “Monte dei Fiaschi” nella quale viene ricostruita l’operazione Alexandria con annessi e connessi.

Nell'esposto si legge che «persone di fiducia di Goldman Sachs, JP Morgan, Nomura, CFSB, tutti residenti a Londra proponevano operazioni che richiedevano mediamente centinaia di milioni di euro di capitali da investire ed il Dottor Baldassarri, dopo riunioni formali con i collaboratori, decideva in piena autonomia in base non alle economicità delle stesse, ma soltanto in base ai favori ricevuti».

Nomi, cognomi e provenienza. Si dice che il massiccio acquisto di Btp per 3,5 miliardi con Nomura e le operazioni pronto contro termine hanno determinato «perdite non visibili a bilancio soltanto sul titolo acquistato da Nomura per più di 500 milioni di Euro». Ancora, si legge nell’esposto che «quindi si fecero due operazioni a prezzi fuori mercato».

L'esposto è una lezione universitaria di finanza illegale: descrive didatticamente i metodi usati per stornare profitti personali da operazioni in derivati ai danni della banca e si chiude con un incredibile elenco delle persone coinvolte nel "club del 5%" con a fianco i reati ad essi ascrivibili.
L’anonimo (che con ogni probabilità è il soggetto che in questi giorni sta collaborando con la Procura) si è preoccupato di fare un pezzo del lavoro per far capire alla Consob che la reale situazione finanziaria di Mps non era coerente con i bilanci e che quindi il mercato era in una piena bagarre informativa.

Quindi la Consob aveva più di un elemento per capire che queste operazioni strutturate non andavano in bilancio e comunque non venivano correttamente rappresentate e che quindi l’informativa finanziaria al mercato fornita dalla Banca fosse artefatta. Avrebbe dovuto e potuto guardare dentro a queste operazioni, ricostruirne i flussi, e i rischi, e se i conti non tornavano utilizzare i poteri di cui dispone (chiedere alla magistratura di sequestrare le email, di acquisire i tabulati telefonici, di fare perquisizioni ecc), proprio perché il suo ruolo è quello di avvisare subito gli investitori quando è al corrente di anomalie nella situazione finanziaria di una società quotata.

Oggi Vegas afferma di «aver fatto tutto il possibile, salvo non coinvolgere le competenze tecniche sui derivati dell’ufficio analisi quantitative». Chi conosce la materia potrà valutare, leggendo l’esposto che alleghiamo, se ad agosto 2011 ha veramente fatto tutto il possibile, o girato la testa dall’altra parte.

Inoltre, dopo il 25 ottobre 2012, quando la “pentola si è scoperchiata”, cosa ha fatto la Consob? Dice di aver chiesto ad Mps di inserire in un comunicato stampa di fine novembre 2012 «possibili fatti patrimoniali per 500 milioni di euro». La stessa cifra relativa a perdite non visibili in bilancio riportata nell’esposto di luglio 2011, comunicata con quasi un anno e mezzo di ritardo!
Nel frattempo il titolo Mps volava in Borsa con un rialzo del 50% nei due mesi successivi, per poi crollare "inaspettatamente" nelle ultime due settimane.

È compito della Consob capire come stanno le cose per diffondere non “solo” la punta dell’iceberg, ma “tutta” l'informativa sulle società quotate in grado di influenzare il mercato. Vegas ha ritenuto di non farlo, nemmeno a pentola scoperchiata.


Guarda l'inchiesta "Il Monte dei Fiaschi" andata in onda a Report il 6 maggio 2012

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Milena Gabanelli
4 febbraio 2013 (modifica il 5 febbraio 2013)

Manhattan terra promessa degli ebrei in fuga da Parigi

La Stampa

Un esodo di docenti di Science Po, imprenditori, famiglie e studenti. “In Francia troppe polemiche religiose, i musulmani ci odiano”

maurizio molinari
corrispondente da new york


Cattura
Verso le 12 di ogni sabato sui marciapiedi dell’Upper West Side si sente parlare francese. Si tratta di gruppi di fedeli in uscita dalle sinagoghe sulla 75°, 78° e 84° Strada, frequentate da un numero di ebrei francesi che cresce ogni settimana. Sono famiglie con bambini, giovani, docenti o manager. Il consolato sulla Fifth Avenue non ha stime numeriche di questo fenomeno, le cui manifestazioni si moltiplicano. 
Nella «Manhattan Day School» i docenti si sono trovati ad accogliere i figli di una famiglia arrivata con un preavviso di pochi giorni. Mentre Alessia Lefebure, direttrice dell’«Alliance Program» fra Columbia University e «Sciences Po», parla di «un notevole numero di docenti ebrei parigini che chiedono di insegnare qui». 

Per comprendere cosa sta avvenendo bisogna entrare nel Jewish Center sulla 86a Strada, dove nel marzo 2012 gli ebrei newyorchesi si strinsero assieme ai correligionari francesi per commemorare le vittime della strage nella scuola «Ozar Hatorah» di Tolosa, dove il jihadista Mohammed Merah uccise un rabbino trentenne, i figli di 6 e 3 anni e un’altra bambina di 8 anni. A guidare quella cerimonia fu Zachary, 29 anni, di Strasburgo, manager nei trasporti.

«Se New York si riempie di ebrei francesi il motivo è da rintracciarsi nel 2002 - spiega - quando in coincidenza con la Seconda Intifada palestinese iniziò da noi una stagione di aggressioni fisiche da parte degli arabi che non è più cessata, hanno portato il conflitto del Medio Oriente nelle nostre strade». Oltre l’80% dei circa 600 mila ebrei francesi - la seconda comunità più numerosa fuori da Israele, dopo quella americana - viene da Marocco, Tunisia e Algeria.

Famiglie sefardite con alle spalle secoli di convivenza con i musulmani, obbligate a fuggire dal Maghreb a causa dei pogrom arabi degli Anni 50-60 ma che avevano poi ritrovato in Francia la coesistenza fra fedi monoteistiche. «I sintomi dell’intolleranza musulmana verso di noi c’erano anche prima del 2002 - aggiunge Daniel, impiegato di una banca francese a Manhattan - ma la Seconda Intifada li ha trasformati in atmosfera asfissiante». «L’uccisione di Ilan Halimi, 23 anni, nel febbraio 2006 fu il primo choc.

Poi ne sono seguiti altri» spiega David, padre di due figli, cresciuto a Las Lilas, alla periferia di Parigi: «Quando da ragazzo andavo a scuola il 20% dei residenti erano ebrei, ora non è rimasto quasi più nessuno». L’allontanamento dalla Francia segue un percorso che Noam Ohana, manager di BeaconLight Capital, ricostruisce così: «Ci si sposta dalla periferia di Parigi al centro, fino al XVI quartiere che ha quasi più ristoranti kosher di Manhattan, e poi il salto successivo è verso Israele o New York».

La tesi di Ohana, autore del libro «Da Science Po a Tzahal», è che «gli ebrei francesi se ne vanno per motivi che non si limitano all’intolleranza ma includono ragioni simili a quelle che spingono ad andarsene il ceto medio-alto, ovvero la ricerca di migliori opportunità rispetto ad una società che non consente più di pensare in grande». Come dire: è il modello francese ad essersi indebolito.
Ciò che accomuna Zachary, Daniel, David e Noam è aver frequentato le scuole pubbliche, essersi formati nella «laicità dello Stato» e aver realizzato negli ultimi 5-6 anni che «la nazione è cambiata perché dilagano le polemiche religiose».

Sui cellulari c’è chi ha memorizzato le immagini dei fischi alla Marsigliese nello «Stade de France» nell’agosto 2001, in occasione di Francia-Algeria, e li riascolta, sempre più incredulo per l’«intolleranza verso la nostra nazione». La sorella di David è stata aggredita a Nizza da alcuni arabi. «Episodi che avvengono in continuazione, in strada o sulla metro - aggiunge Aharon, designer in una start up - ti obbligano a camminare a testa bassa, a mettere il cappello per celare la kippà».

Il rimprovero alla polizia è di «classificare spesso le aggressioni non come antisemitismo ma rapine o violenze» celando le vere dimensioni del fenomeno. Le simpatie politiche sono a metà fra destra e sinistra. Ohana conosce dal di dentro i socialisti di Hollande ed assicura che «c’è la determinazione a garantire maggiore sicurezza agli ebrei» ma sulla possibilità di convincerli a tornare c’è chi è prudente: «Non possono controllare le aspirazioni di coloro, ebrei o meno, che vogliono andare altrove a perseguire i propri sogni». Aharon è più concreto:

«Trovare lavoro in una corporation in Francia per gli osservanti è impossibile mentre a New York non bisogna neanche spiegarlo, tutti sanno che a Kippur, nelle feste o il sabato non lavoriamo». Il risultato è che Parigi è una città da cui gli ebrei se ne vanno, senza clamore ma con continuità, portandosi dietro tradizioni e simboli. Come le maglie della «AS Menorah», che gioca sui campi di Harlem, contribuendo a modificare l’identità di una Francia dove i musulmani aumentano e gli ebrei diminuiscono. 

Un anno al pescatore che uccise lo squalo bianco

La Stampa

zampa
Sentenza storica in Sudafrica


Cattura
Sentenza storica in Sudafrica. Per la prima volta un tribunale ha condannato un pescatore che aveva pescato e ucciso un grande squalo bianco a un anno di prigione con la condizionale. La decisione dei giudici è stata accolta con grande soddisfazione dalle autorità e dagli ambientalisti.
«E’ la prima volta che viene pronunciata una sentenza da un tribunale sudafricano per un caso che riguarda il grande squalo bianco» ha sottolineato in un comunicato il ministero dell’Agricoltura e della Pesca, commentando la sentenza di venerdì contro il pescatore, di nome Leon Bekker. Bekker dovrà pagare anche una multa di 10.000 euro per aver ucciso nel 2011 un grande squalo bianco, una specie protetta che può arrivare a una lunghezza di tre metri e mezzo.

DownLoadZoneForum, la Finanza sequestra il "supermercato" italiano della pirateria

Corriere della sera

Il portale aveva circa 1 milione di iscritti, migliaia di link a film, giochi e musica protetti da diritto d'autore

Cattura
Dopo cinque anni online, è finita anche l'avventura di DownloadZoneForum, uno dei più conosciuti punti di riferimento per il download illegale in Italia. La Guardia di Finanza di Paderno Dugnano (Mi) ha messo i sigilli al cliccatissimo portale che, dietro richiesta di registrazione, metteva a disposizione degli utenti link che rimandavano a film, mp3 e videogames, spesso coperti da copyright. Collegandosi al sito, infatti, dalla scorsa settimana appare un avviso delle fiamme gialle, che hanno posto sotto sequestro il portale, eseguendo un provvedimento della Procura di Monza. I dettagli dell'operazione sono stati ricostruiti da un comunicato diffuso in giornata dal nucleo della Gdf di Paderno Dugnano. Dove si specifica che le indagini sono state svolte autonomamente, senza la presentazione di un esposto da parte di terzi. I due amministratori del sito sono stati denunciati, ma al momento non sono stati eseguiti provvedimenti restrittivi nei loro confronti.

DIVINA COMMEDIA - Le indagini, partite durante la scorsa estate, sono culminate con il sequestro di tutto il materiale e dei server che ospitavano il portale, sebbene avessero sede in Olanda. L’operazione –denominata «Divina Commedia» in quanto la home del portale riportava i versi danteschi «Lasciate ogni speranza voi che entrate» - ha portato al sequestro di 55 mila file, per un sito che nel 2012 aveva avuto un volume di traffico pari a 20 milioni di visitatori e 130 milioni di pagine viste, con una stima di 1 milione circa di iscritti. Le indagini, però, sono ancora in corso, volte soprattutto a quantificare i proventi illeciti dell0attività sottratti alla tassazione, e all'individuazione di eventuali altri gestori, passibili anch'essi di sanzioni di carattere penale. La Federazione contro la pirateria (Fpm), la Federazione per la tutela degli audiovisivi (Fapav) e l’Associazione dei produttori di videogiochi italiani (Aesvi) hanno lavorato alle indagini assieme alla Gdf, fornendo supporto tecnico.

EPITAFFIO - DownloadZoneForum o Dzone, come veniva chiamato in gergo, è stato chiuso per violazione dell'art. 171 della legge 633/1941, che punisce chi «diffonde al pubblico per via telematica, anche mediante programmi di condivisione di file fra utenti, un’opera cinematografica o assimilata protetta dal diritto d’autore, o parte di essa, mediante reti e connessioni di qualsiasi genere». Le pene previste sono la reclusione da uno a quattro anni e la multa da 2500 a 15 mila euro circa. Più volte, in passato, i gestori avevano annunciato eventuali blocchi e disservizi dal blog «di servizio», ma questa volta la chiusura sembra definitiva. «Downloadzone è stato chiuso dalle autorità. Inutile chiedere cose inutili, i fatti sono questi. Ringraziamo tutti gli user, silver, upper e gold per affetto che ci avete dimostrato in tutti questi anni». Questo l'epitaffio apparso sul blog nella giornata di giovedì, mentre sulla pagina Facebook del portale gli utenti venivano invitati a rimuovere il loro «mi piace», per evitare cattive sorprese.

COMMUNITY - Uniti dal comune interesse di condividere file di ogni tipo, gli utenti avevano finito per creare una vera community, spostatasi per adesso su un'altra piattaforma, tuttavia priva del patrimonio di link di Dzone. Il portale, infatti, non ospitava direttamente film e musica, ma solo i collegamenti ai siti di storage in cui si poteva trovare effettivamente il materiale. Evidentemente, però, l'attività di intermediazione è bastata alle autorità per chiudere il portale. «Speranze che riapra?», ma anche «ringrazio tutti voi per il servizio che avete fornito per tutti questi anni, senza mai chiedere nulla a noi», oppure «grazie e buona fortuna a tutti voi. Addio download zone, grazie di tutto, spero che non vi capiti nulla!». Queste alcune delle reazioni degli utenti alla chiusura del popolare forum di scambio file. Ma non è la prima volta che provvedimenti di questo genere mettono un freno alla diffusione tra gli utenti di materiale coperto da diritto d’autore. E sebbene molti studi abbiano dimostrato come l’equazione tra copia scaricata illegalmente e copia non acquistata non sia valida, proseguono ormai da anni i sequestri di server e le inibizioni di portali simili a DownloadZoneForum.

MEGAUPLOAD & C. - Solo un anno fa, a gennaio 2012, era la volta di Megaupload, che però funzionava diversamente da Dzone, accogliendo direttamente sui suoi server materiale considerato illegale. A febbraio 2010, invece, il Tribunale di Bergamo oscurò definitivamente The Pirate Bay agli utenti italiani, ordinando ai provider di inibire l’accesso alla baia, e confermando la precedente sentenza della Cassazione. A fine novembre, invece, fu oscurato il portale Avaxhome.ws, in seguito ad una denuncia presentata da Mondadori. Ultimo in ordine di tempo, il sequestro disposto nei confronti di dieci piattaforme con sede all’estero, ma cliccatissime proprio in Italia, che trasmettevano partite di calcio anche internazionali in diretta, tuttavia senza disporre dei diritti.


Nicola Di Turi @nicoladituri
4 febbraio 2013 | 18:28




Gli attacchi informatici diventano uno strumento di concorrenza sleale
Corriere della sera
Come cambia la natura degli attacchi DDoS. A rischio soprattutto e-commerce e settore finanziario

Cattura
Degli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service) si è parlato molto l'anno scorso. Istituzioni, aziende, governi e multinazionali si sono trovati spesso con i siti bloccati. Quasi sempre i responsabili erano ritenuti gli hacktivist di Anonymous, mossi da motivazioni "politiche". Ora però emerge uno scenario nuovo. E cioè che a usare questa forma di attacco siano le aziende stesse, allo scopo di boicottare i concorrenti.
TALPE INTERNE - «Si tratta di una novità, una nuova forma di concorrenza sleale, portata avanti soprattutto nel settore dell'e-commerce e in quello finanziario», spiega Darren Anstee, Solutions Architect Team Lead Arbor Networks. Da quanto emerge infatti nell'ottava edizione dell'Arbor Networks Worldwide Infrastructure Security Report, se il 33% degli attacchi sono realizzati per motivi economici e il 27% per motivi ideologici, il restante 40% non ha una motivazione chiara. Ciò che preoccupa tuttavia è lo spionaggio industriale, esfiltrazione di dati e attività di talpe interne. «Nell'ultimo anno abbiamo assistito a un salto di qualità notevole», continua Anstee. Si tratta di attacchi multi-vettore, più veloci, più complessi e più dannosi di quelli cui eravamo abituati negli anni passati. Spiega ancora Anstee « sono più difficili da mitigare, cosa che generalmente richiede soluzioni stratificate nei vari layer del data center e del cloud - motivo per il quale essi rappresentano un approccio attraente per gli hacker decisi a causare il massimo dei danni possibili». Un esempio sono le operazioni condotte contro le istituzioni finanziarie statunitensi.
LE MOTIVAZIONI - I data center sono sempre più colpiti. Secondo gli analisti, quasi il 50% degli interpellati ha sperimentato attacchi DDoS diretti contro i propri data center nel periodo interessato dallo studio; il 94% di essi registra attacchi DDoS con regolarità. Quasi il 90% degli operatori di data center che hanno sofferto di attacchi DDoS ha riportato un impatto al business sotto forma di spese operative causate dagli attacchi stessi. Aumentando il numero di aziende che spostano i propri servizi sul cloud occorre essere consapevoli dei rischi che si condividono con altri e delle possibilità di subire danni collaterali. Poiché i risultati dello studio di quest'anno indicano come i siti di e-commerce e online gaming siano i bersagli più comuni, trovarsi nel medesimo data center di uno di essi comporta un certo rischio.
LE FORZE DELL'ORDINE - Quello che manca sono gli strumenti per difendersi. Circa il 19% degli interpellati afferma di non disporre all'interno della propria organizzazione di un gruppo che abbia la responsabilità formale di garantire la sicurezza DNS. E non solo. Le forze dell'ordine non vengono ancora coinvolte. Unica buona notizia è che i programmi di preparazione stanno migliorando. Infatti ora il 49% delle aziende effettua ora simulazioni di attacchi DDoS e relativa difesa all'interno delle rispettive reti, mentre nell'indagine precedente il dato era al 42%. Circa il 15% svolge simulazioni su base annuale e il 26% mensilmente o trimestralmente.
Marta Serafini
@martaserafini
4 febbraio 2013 | 17:50

Il Corriere non fa campagna per la Lega Nord

Corriere della sera

Diffida al partito di via Bellerio per l'utilizzo illecito del logo della testata in alcuni manifesti

Cattura
Ma il Corriere della Sera partecipa alla campagna elettorale della Lega Nord? Se lo sono chiesti in molti nelle ultime ore e in molti lo hanno chiesto direttamente a noi via social network. La risposta, tanto per sgombrare subito il campo da possibili equivoci, è no. Il nostro giornale non fiancheggia alcun partito e non ha mai concesso ad alcuno l'utilizzo del proprio logo in funzione elettorale.


2
LA VICENDA - A destare stupore in molti cittadini sono stati alcuni manifesti della Lega Nord comparsi nel fine settimana sui tabelloni elettorali di diverse città. Manifesti in cui è riportata una sola parte del titolo di un nostro articolo uscito il 9 gennaio nella sezione «approfondimenti», sotto alla riproduzione della testata di prima pagina. Il titolo utilizzato per i manifesti - «Il sogno della Lega vale 16 Miliardi» - non è quello originale del Corriere della Sera, ma una brutta copia realizzata dai grafici che hanno impostato il cartellone, che hanno cambiato la font e si sono poi lasciati scappare pure un errore ortografico, ovvero quel «Miliardi» scritto con la M maiuscola. Il titolo completo del nostro articolo era invece su due righe ed era ben diverso: «Il sogno della Lega vale 16 miliardi. Ma si scontra con il muro dell'Irpef». E aveva come sommario: «Per gli esperti non si può trattenere il 75% delle entrate fiscali, possibile solo per l'Imu» (GUARDA il confronto).

3
LA DIFFIDA - Insomma, una decontestualizzazione e un'operazione di taglia-e-cuci che cambiano sostanzialmente il senso di quanto da noi pubblicato. Con in più l'utilizzo non autorizzato del logo. Di qui la presa di distanze del giornale, a cui si aggiunge ora la diffida formale (GUARDA) fatta pervenire alla sede nazionale del Carroccio, con l'invito perentorio a non utilizzare più il logo del Corriere della Sera e a rimuovere entro 24 ore tutti i manifesti ove sia stato riportato illecitamente e senza alcuna autorizzazione. In caso contrario, scrive la Direzione Affari legali di Rcs MediaGroup, «procederemo senza ulteriore avviso ad adire le vie legali per la tutela dei nostri diritti».


Al. S. 4 febbraio 2013 | 16:43

Tassa sui cancelli", la Provincia costretta a rimborsare i cittadini

La Stampa

Già persi ricorsi in tribunale per più di 30 mila euro

samuel moretti


Cattura
Guaio dopo guaio, la Cosap che due anni fa ha salvato i conti della giunta Simonetti sta cadendo a pezzi. Ora alla Provincia, in mano da tre mesi a un commissario, tocca persino mettere mano al bancomat e prelevare dal fondo di riserva con una variazione al bilancio per rimediare a cinque sentenze sfavorevoli emesse dal tribunale di Biella. Che ha giudicato fondate le ragioni dei ricorsi presentati da aziende e privati contro la «tassa sui cancelli» da 1,2 milioni di euro introdotta due anni e mezzo fa dall’amministrazione.

Gli errori trovati dai giudici nel regolamento di applicazione del Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche costeranno in un solo colpo 33 mila 564 euro. Creando un precedente assai pericoloso per via Sella e i suoi conti: contro la Cosap molti cittadini hanno già richiesto il parere del tribunale. E sulla tassa pendono due ricorsi pesanti, uno al Tar e l’altro al presidente della Repubblica, che potrebbero spazzare via tre anni di bollette e 3,6 milioni di euro di incassi.

Per correre ai ripari, la Provincia ha rimesso al lavoro la stessa task-force che nel 2010 censì gli 11 mila accessi carrai del territorio. Con il compito di riesaminare una ad una tutte le pratiche aperte (circa 9 mila) prima di rimettere mano anche al regolamento del Canone. Un modo per evitare di trascinare i ricorsi al secondo grado con il pericolo di perderli e intanto sbloccare l’incasso delle bollette (almeno quelle legittime) del 2011.

Nella vendita la superficie è diversa dalla proprietà

La Stampa

Cattura
Il titolare del diritto di superficie che venda l’immobile in piena proprietà non adempie al preliminare. Questa è la decisione confermata dalla Cassazione con la sentenza 20735/12. Una società ottiene la dichiarazione di legittimità del recesso di un contratto preliminare di vendita immobiliare, assumendo il diritto di trattenere la somma ricevuta dall’acquirente, cui viene ordinato il rilascio dell’appartamento. Quest’ultima propone appello. Secondo la Suprema Corte la decisione della Corte territoriale non presenta lacune sul punto decisivo della controversia, ossia la risoluzione del preliminare per inadempimento della ricorrente.

Essa è stata dichiarata sulla base del fatto che la venditrice non era proprietaria dell’immobile, ma solo titolare di diritto di superficie per 99 anni; ciononostante, aveva promesso in vendita l’appartamento in piena proprietà all’acquirente. Ugualmente infondato è il secondo motivo di ricorso, inerente la condanna dell’acquirente al risarcimento per occupazione senza titolo dell’appartamento in questione. Chi ottiene la disponibilità di un immobile anticipando l’esecuzione del contratto definitivo, sostiene la ricorrente,  ha la qualità di detentore qualificato.

La Cassazione accoglie invece il ricorso incidentale, stabilendo che – come stabilito dalle Sezioni Unite con la sentenza 5456/09 – la censura della ricorrente debba essere esaminata dopo quella contenuta nel ricorso incidentale. La tardività della costituzione con appello incidentale proposto sul punto dalla società, pertanto, consente alla S.C. di decidere nel merito dichiarandolo inammissibile

Fonte: www.dirittoegiustizia.it</a»

Un viaggio negli abissi della Rete

Corriere della sera

Una nuova mappa interattiva mostra i cavi sottomarini che trasportano i dati di Internet tra i continenti e i diversi Paesi
MILANO - Un mare di cavi: una mappa interattiva sul Web svela come i continenti siano sempre più collegati tra loro tramite cavi sottomarini, dove scorre il maggior flusso di dati e quali sono i Paesi più connessi fra loro. Un viaggio negli abissi di Internet.



Cattura
È un groviglio di linee quello che attraversa l'Oceano Pacifico, mentre nell'Atlantico le linee si snodano in maniera ordinata, una accanto all’altra. Nel Mediterraneo, invece, si nota una fitta matassa. La nuovissima mappa Submarine Cable Map, realizzata dalla società di consulenza e ricerca TeleGeography - che da oltre un ventennio analizza il mercato delle telecomunicazioni - evidenzia i continenti e i vari stati collegati tra loro attraverso i cavi sottomarini.

La società ha pubblicato sulla sua pagina web anche una versione "zoomabile" della cartina (che oltretutto è possibile acquistare per poi attaccare sulla parete in ufficio o in camera da letto). Va detto che, insieme a quelli terrestri, i cavi negli oceani contribuiscono al normale funzionamento della struttura di internet. La rottura di un cavo subacqueo porterebbe seri problemi tra le comunicazioni dei Paesi interessati, come già accaduto diverse volte negli anni passati.

CONNESSIONI - Cosa mostra la mappa? In qualche modo ricorda le antiche cartine disegnate a mano. Si vedono 244 cavi sottomarini, posati tra il 1992 e il 2012 o che andranno in funzione entro il 2014. I cavi esistenti sono colorati, quelli in programma sono invece di colore grigio. In base alla mappa verranno posati 12 cavi negli oceani nell'arco dei prossimi due anni: dalla Grecia alla Libia, per esempio, tra le isole Fiji e Tonga, o attraverso l'Atlantico meridionale. Una rete sommersa lunga decine di migliaia di chilometri e sulla quale viaggia la gran parte dei dati.

Ciò nonostante, l’informazione forse più curiosa si trova in fondo: qui, attraverso due diagrammi, è possibile rilevare la velocità delle connessioni tra i vari Paesi e i continenti, e quanto vengono utilizzate. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno connessioni veloci verso la Colombia e il Venezuela, un po’ meno verso la Francia e il Regno Unito e quasi nulle verso il Sudafrica e l’India. La maggior parte dei dati vengono trasportati attraverso l'Atlantico settentrionale così come tra il Nord e il Sud America.

Elmar Burchia
4 febbraio 2013 | 12:45

Picchia la moglie che non ha fatto il pieno, il giudice lo condanna a otto mesi di carcere

Corriere della sera

Protagonista un sessantenne di Sant'Egidio del Monte Albino


Cattura
SALERNO - Prima l'aveva schiaffeggiata violentemente, poi non contento aveva cominciato a tirarle con ferocia i capelli. Ma evidentemente non era ancora contento: quindi ha iniziato a prenderla per il collo e a sbatterle la testa contro il muro. Tutto questo perchè la donna aveva dimenticato di fare il pieno all'auto. Per questa scena di follia, un sessantenne di Castel San Giorgio, paesino in provincia di Salerno, l'uomo - nel maggio dello scorso anno - fu fermato dai carabinieri e denunciato all'autorità giudiziaria. Adesso, per quella aggressione, è stato condannato a otto mesi di reclusione dopo aver patteggiato la pena.

LA STORIA - Il sessantenne stava attendendo in strada la moglie. E dopo essersi accordo che l'auto non aveva benzina, nonostante avesse esplicitamente chiesto alla donna di fare il pieno, l'aggressore ha cominciato a picchiare la consorte. Solo l'intervento prima di alcuni passanti e poi dei carabinieri ha consentito di liberare la signora dalle grinfie dell'uomo. La donna fu ricoverata in ospedale, con prognosi di sette giorni, dopo aver subito gravi traumi alle braccia e al viso.

04 febbraio 2013

Sigaretta elettronica, italiani dubbiosi «Si può fumare in treno? E a scuola?»

Corriere della sera

Una ventina di telefonate al giorno, molte sulle regole in pubblico: ma non esistono ancora, serve il buon senso

MILANO - È monopolizzato dalle richieste di informazioni sulla sigaretta elettronica il numero verde dell’Istituto Superiore di Sanità dedicato al fumo (800.554088). «Ne riceviamo una ventina al giorno, per la maggior parte i cittadini pongono domande sulla normativa che non esiste», dice Roberta Pacifici, coordinatrice dell’Osservatorio fumo, alcol e droga del maggiore centro di ricerca in sanità italiano (Ossfad). Il quesito più frequente concerne i luoghi sottoposti a divieto. «È il problema principale - dice Pacifici -. Non ci sono norme ma soltanto indicazioni di buon senso. I nostri operatori rispondono che la legge sul fumo ha un valore anche educazionale sebbene non contenga parti specifiche sulla sigaretta senza fumo».


Cattura
IN PUBBLICO - Il rischio è proprio questo. Che la diffusione dei nuovi dispositivi determini un ritorno indietro cioè al ripristino in pubblico di gestualità e ritualità assimilabili a quelle dei consumatori di tabacco. D’altra parte però bisogna ammettere che le e cig (come vengono chiamate sebbene di elettronico non abbiano niente) sottraggono i non fumatori all’assorbimento delle sostanze cancerogene contenute nel fumo. «Il vapore emesso da questi prodotti però se molto concentrato può dare fastidio nei luoghi chiusi», sottolineano all’Osservatorio. A Trenitalia e NTV, la compagnia di Italo, hanno preso contromisure dissuasive. I passeggeri che accendono l’elettronica vengono invitati gentilmente dai controllori a rinunciare. Finora non vengono segnale discussioni, ma è chiaro che se il cliente insistesse nulla gli vieterebbe di non raccogliere l’invito.

SCUOLE - Dilagante il fenomeno nelle scuole. Nell’intervallo ragazzi minorenni fumano e cig durante la ricreazione, in cortile. È il pericolo segnalato in vari documenti, ultimo in ordine di tempo il parere dell’Istituto Superiore di Sanità consegnato al ministro della Salute Renato Balduzzi lo scorso 28 dicembre. La disponibilità di un modo alternativo di fumare potrebbe favorire, anziché dissuefare, il vizio e costituire anzi il primo adescamento. Non ci sono dati sul numero di utenti, qualcosa di più si saprà a fine maggio in occasione della Giornata mondiale contro il fumo. L’Iss sta raccogliendo numeri. Dopo il parere dell’Istituto il ministero della Salute potrebbe intervenire con un provvedimento limitativo. Un altro quesito molto frequente raccolto dall’Ossmed è se la e cig sia dannosa.

«Dipende da scopo e motivazioni per cui il dispositivo viene utilizzato - risponde Pacifici -. Un esempio. Per chi consuma almeno un pacchetto al giorno può essere un aiuto fumare vapore per cercare di diminuire la quantità di sigarette, ma sempre nell’ambito di un programma di dissuefazione più generale, concordato da medici specialisti in tabagismo. È di sicuro un prodotto meno tossico, anche se con nicotina, perché non contiene le sostanze cancerogene del tabacco». Caso limite, quello di una mamma che ha acquistato una e cig al cioccolato per il figlio 16enne, obeso, sperando che lo aiuti a mangiare di meno.

PRO E CONTRO - I Centri pubblici non hanno ancora adottato una linea univoca. Rosastella Principi, direttore del servizio antifumo del San Camillo-Forlanini è sfavorevole: «A chi ha iniziato da poco la sconsiglio immediatamente. Non è un sostituto della vera sigaretta». Poco propenso anche Fabio Beatrice, vicepresidente della Sitab, la società italiana di tossicologia, primario del San Giovanni Bosco di Torino: «È dimostrato che i vapori dell’e cig creano fastidi a livello dell’alveolo polmonare». Domenico Mangiacina, direttore della rivista Tabaccologia fa una distinzione: «È indicata per la riduzione del danno, ma non è dimostrato che serva per smettere di fumare. Per un grande fumatore evitare 10 sigarette al giorno è già un successo. Noi non la incentiviamo, è l’ultima spiaggia». Gli "svapatori", come vengono chiamati, alimentano un mercato da circa 200 milioni che a fine anno dovrebbe raddoppiare. Il numero degli utenti dovrebbe raggiungere il milione, dagli attuali 400mila.

Margherita De Bac
4 febbraio 2013 | 11:46

Usa, svelato il segreto della testa rotante dei gufi

La Stampa
zampa

I ricercatori hanno usato per la prima volta Tac e angiografia per studiare i vasi sanguigni dei rapaci


Cattura
Gli scienziati sono riusciti a capire come mai alcuni uccelli notturni, come i gufi, possono ruotare la propria testa in ogni direzione anche di oltre 270 gradi senza avere mai problemi di circolazione sanguigna. Lo studio della John Hopkins University è stato pubblicato su “Science”. Gli studiosi hanno utilizzato per la prima volta Tac e angiografia per analizzare l’anatomia di dozzine di esemplari di uccelli notturni: negli umani, l’improvvisa rotazione della testa può provocare un allungamento dannoso dei vasi sanguigni e perfino dei coaguli che, una volta rotti, possono innescare embolie mortali e ictus.

Per carpire il segreto dei gufi, i ricercatori hanno iniettato del colorante nelle arterie di questi rapaci: i vasi sanguigni alla base della testa, appena al di sotto dell’osso della mascella, hanno mostrato di riuscire a dilatarsi sempre di più man mano che il colorante entrava e di creare anche come delle piccole ’pozze’ in cui il liquido fluiva come entrando in una specie di riserva. Questa dinamica contrasta fortemente con le caratteristiche anatomiche umane in cui le arterie tendono a diventare sempre più piccole man mano che si diramano. Secondo gli scienziati sono queste riserve contrattili di sangue che permettono ai gufi di soddisfare il fabbisogno di sangue del cervello e dei grandi occhi mentre ruotano la teste. La rete di supporto vascolare, con le sue numerose interconnessioni, aiuta a ridurre al minimo l’interruzione del flusso sanguigno.