mercoledì 13 febbraio 2013

La donna scimmia» torna a casa

Corriere della sera

Sepolta in Messico, a 153 anni dalla morte, Julia Pastrana, nell'800 sfruttata come fenomeno da baraccone

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Sepolta dopo 150 anni la «donna più brutta del mondo» È la triste e sfortunata storia di Julia Pastrana, passata alla storia come la «donna più brutta del mondo», sfruttata ed esibita in varie mostre tra Europa e Stati Uniti nell'Ottocento perché vittima di una malattia rara. In questi giorni, la salma dell'indiana-messicana è tornata a casa, in Messico. Julia Pastrana è stata degnamente sepolta a Sinaloa de Leyva, dopo 153 anni dalla sua morte.

MALATTIA - Il suo corpo era coperto di peli, aveva capelli foltissimi neri e ricci, i denti pronunciati, la mascella sporgente e il mento barbuto. Pastrana, vissuta dal 1834 al 1860, era affetta da una rara malattia genetica, detta ipertricosi congenita generalizzata, una disfunzione legata a mutazioni genetiche, riferisce la Bbc. Soffriva inoltre di iperplasia gengivale. La malattia e il mondo crudele l’avevano costretta ad esibirsi alle fiere e fungere da «donna scimmia» o «donna orso». Veniva sfruttata come fenomeno da baraccone perché ritenuta un «meraviglioso ibrido»; «la donna con la barba» o «la donna più brutta del mondo».

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SCHERZO DELLA NATURA - Nei giorni scorsi i suoi resti sono stati consegnati dalla Norvegia alla sua terra d'origine anche grazie all’impegno, durato dieci lunghi anni, dell’artista di New York Laura Anderson Barbata. «Sentivo che Julia aveva il diritto di riacquistare la propria dignità – afferma Barbata al New York Times– Il mio sogno adesso si è realizzato. Riportare Julia in Messico». All’epoca, da viva e persino da morta, l'indigena barbuta riscosse un grandissimo successo tra il pubblico di curiosi in giro per il Vecchio Continente. Esteticamente era di piccola statura, misurava appena 1,34 centimetri, ed era coperta di folti peli neri su tutto il corpo, eccetto palmi di mani e piedi. Il suo viso era deformato, i suoi denti erano irregolari. La donna aveva 20 anni quando fu portata da un uomo d’affari americano dapprima negli Usa e poi in Europa. Lui era Theodore Lent, il suo impresario che poi se la sposò. Alle mostre e nei circhi doveva danzare e cantare; veniva introdotta come «la figlia di una indiana-messicana accoppiatasi con un babbuino».

«FREAK SHOW» - Nel 1859 rimase incinta, suo figlio però ereditò la sua stessa malattia e morì soltanto 35 ore dopo la nascita. Julia morì nel 1960 a Mosca per complicazioni legate al parto, a soli 26 anni. Ciò nonostante, Lent continuò i suoi tour dell’orrore, i cosiddetti «freak show» ottocenteschi, e iniziò ad esporre i cadaveri imbalsamati in tutto il mondo. Nel 1921, i corpi finirono in Norvegia, acquistati da un'altro uomo d'affari, tale Haakon Lund, che li portò in giro nei circhi fino al 1943. Solamente nel 1970 l'esposizione dei cadaveri in pubblico fu proibita dalle autorità della Norvegia, che confiscarono quelle che erano oramai delle mummie. Infine, nel 1996, i resti arrivarono all’università di Oslo che ora li ha restituiti al Messico. In realtà, per anni c’è stata una lunga battaglia tra i due Paesi per la restituzione. Martedì, nella città di Sinaloa de Leyvam, la sua terra natía, si è svolta una degna sepoltura con tanto di bara bianca, mazzi di rose e la presenza del governatore dello stato messicano del Sinaloa, Mario Lopez Valdez. Il funerale si è svolto secondo il rito cattolico.

Elmar Burchia
13 febbraio 2013 | 19:17

Iran, primo volo per il nuovo Stealth Ma è una «bufala» creata con Photoshop

Corriere della sera

Teheran presenta il nuovo aereo Qaher 313. La Rete svela subito il «trucco»: si tratta di un fotoritocco

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Un'aereo vola su una montagna innevata. È il nuovo Qaher 313, velivolo invisibile ai radar appena entrato nella flotta iraniana. Nero, aggressivo, col suo profilo squadrato sorvola orgoglioso il monte Damavand, un vulcano dormiente noto per essere la cima più alta dell'Iran e di tutto il Medio Oriente. La foto è suggestiva, fa un certo impatto, e c'è solo un problema: l'autore non è un fotografo ma Photoshop.

LA BUFALA È SERVITA - Guardando con attenzione lo scatto si avverte una certa discontinuità tra il velivolo e lo sfondo, le luci che si riflettono sulla fusoliera non sembrano venire dal sole, ma la certezza della bufala è arrivata grazie agli zelanti utenti della Rete. Dopo aver condotto approfondite ricerche si è scoperto che l'immagine del Qaher 313 è stata presa durante la presentazione del velivolo avvenuta due settimane fa a Teheran (il video) alla presenza del presidente Mahmud Ahmadinejad. L'aeroplano era ovviamente fermo nell'hangar, come un'auto in un garage. La montagna sullo sfondo invece è stata presa da uno scatto di agenzia, qualche piccolo ritocco ed ecco che la neve che la copre diventa di un bel bianco brillante col cielo più azzurro che mai.

Iran, il primo volo dello Stealth è un fotoritocco Iran, il primo volo dello Stealth è un fotoritocco Iran, il primo volo dello Stealth è un fotoritocco Iran, il primo volo dello Stealth è un fotoritocco Iran, il primo volo dello Stealth è un fotoritocco

È TROPPO PICCOLO - Il «fotopasticcio» comparso sul sito d'informazione locale Khouz News nasconde però un secondo bluff: secondo diversi esperti il velivolo presentato dal regime è troppo piccolo per poter volare. «Avete mai visto un pilota con le ginocchia sopra i bordi laterali della cabina e il casco ben al di sopra del poggiatesta del seggiolino eiettabile?», si chiede David Cenciotti sul suo blog The Aviationist, uno dei punti di riferimento nel mondo dell'aeronautica. Chiaramente la risposta del regime non si è fatta attendere. Durante lo show televisivo Dirooz, Emrooz, Farda il ministro della Difesa, Ahmad Vahidi, ha accusato i suoi detrattori di propaganda nemica, ma a nulla è valsa la sua opinione: Teheran infatti non è nuova a rampanti esperimenti di fotoritocco.

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IL DRONE GIAPPONESE - Il precedente più clamoroso risale al 7 novembre scorso quando l'agenzia di stampa iraniana aveva pubblicato le prime foto del drone Koker 1, un velivolo senza pilota altamente strategico, il primo capace di decollare e atterrare in verticale. Anche in questo caso però il vero autore della foto era Photoshop. Lo scatto in realtà ritraeva un prototipo realizzato dall'Università giapponese di Chiba, che nulla ha a che fare con il paese mediorientale: gli autori del falso avevano semplicemente cancellato le turbine eoliche che spuntano sopra il palazzo dell'università lasciando tutto il resto intatto.

APOCALISSE TELEVISIVA - La inesauribile vena creativa dei grafici ha raggiunto il parossismo del cattivo gusto nell'ottobre del 2012, quando il sito iraniano PressTV aveva presentato un fotogramma del film apocalittico americano The Day After Tomorrow come un'immagine reale dei disastri compiuti dall'uragano Sandy. Tra fiumi d'acqua che invadevano Manhattan e taxi sommersi sulla Quinta strada, era stato facile per la Rete svelare il falso, tanto che in molti danno un consiglio accorato al regime: è tempo di aggiornare il software alla nuova versione, altrimenti è troppo facile scoprirvi.


Alessio Lana
@alessiolana13 febbraio 2013 | 15:35

Sanremo, il contestatore di Crozza "Ho pagato 168 euro per le canzoni"

La Stampa

Bolognese, frequenta l'Ariston da anni: "La politica stia lontana"

giulio gavino


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«Perché l'ho fatto? Perché il Festival è un momento di spettacolo e la politica con il Festival non c'entra, non deve entrarci. Non perdo un Festival da 17 anni, neppure uno, e queste cose non le ho mai sopportate». Arriva da Bologna e a Sanremo, ristoratori e albergatori lo conoscono bene. Perché l'uomo che ha interrotto a pieni polmoni l'esibizione di Crozza è un appassionato del Festival. «Quando ho visto che ha iniziato con Berlusconi non ho retto.

Sapevo benissimo che avrebbe fatto il verso poi agli altri politici, ci mancherebbe, c'è la par condicio, ma io ho pagato 168 euro per il biglietto in platea e sono venuto qui anche quest'anno per godermi lo spettacolo. Le canzoni e gli ospiti e il clima unico del Festival di Sanremo. La politica la tengano lontano dal Festival, se la facciano a  o a Quinta Colonna. Qui no, ne ho e ne abbiamo già abbastanza. Non credo di essere il solo a pensarla così». Fuori dall'Ariston si è fumato una sigaretta, ha fatto qualche passo e quando Crozza è sparito dal maxischermo è rientrato in teatro a godersi lo show. Ma all'ingresso le maschere e anche qualche addetto alle forze dell'ordine si sono dati di gomito.

Sanremo, Crozza contestato: vai a casa

Il Mattino

Grida e offese al comico di Ballarò sul palco nei panni di Berlusconi. Poi interviene Fazio. Allontanati gli autori della contestazione: sarebbero gli stessi che attaccarono Celentano l'anno scorso



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SANREMO - Le polemiche erano attese ma lo show di Crozza ha provocato molto di più: dalla platea dell'Ariston sono partiti fischi e offese contro il comico arrivato sul palco nei panni di Berlusconi. «Vattene, fascista», hanno urlato dal pubblico. Qualcuno parla di una protesta organizzata, scattata dopo le prime battute del comico sul Cavaliere. Crozza è entrato gettando qua e là banconote: «Prendete questi soldi tanto non sono i miei, sono i vostri: quelli avanzati dalla ricostruzione dell'Aquila». E ancora: «Adesso che cosa volete che faccia? Totò o tagliare i fondi alla scuola pubblica? Per me è la stessa cosa, sono dieci anni che faccio entrambe le cose».

Lo show.
«Sono formidabile o no? Dico qualcosa che vi dà uno choc? Dico che non bisogna pagare il canone? Gubitosi - rivolto al dg Rai seduto in platea- tieni!», ha proseguito Crozza tirando in aria mazzette di finti euro. «Ma quanto mi amate? Io invece questo Paese lo odio, altrimenti perchè avrei proposto il condono? Scherzavo», dice l'attore mentre dalla sala partono un paio di «vai a casa». Poi «formidable» diventa «condannable», «imputable», «culona intrombable».

Fischi e offese. Dalla platea sono partiti fischi e anche qualche offesa tanto che Fabio Fazio è stato costretto a intervenire per riportare la calma. Un Crozza visibilmente amareggiato ha quindi ripreso il suo show. Solo applausi quando il comico è passato alle imitazioni del leader Pd Pier Luigi Bersani e di quello di Rivoluzione civile Antonio Ingroia, di Monti-robot e di Luca Cordero di Montezemolo.

Un gruppo organizzato.
Più di un dubbio sugli autori della contestazione a Crozza. Pare siano gli stessi che attaccarono in diretta Celentano l'anno scorso. Il 'fuori fuori' urlato durante lo show del comico «era riferito a due persone del pubblico che all'entrata di Maurizio hanno subito cominciato a urlare», ha precisato Massimo Martelli, uno degli autori di Fabio Fazio. Martelli ha aggiunto che i due «sono stati accompagnati nel foyer dell'Ariston dagli inservienti della vigilanza»

VIDEO

Via con Verdi. Il festival era partito all'insegna di Verdi e con Luciana Littizzetto a bordo di una carrozza a forma di una zucca come Cenerentola Sanremo 2013. Ma prima che risuonassero le note di 'Va pensiero', l'aria più celebre del Nabucco, Fazio Fazio, seduto sotto un cono di luce ha voluto chiarire il concetto di popolare: «Sono contento di essere a Sanremo». Il festival - ha spiegato il conduttore - è un evento popolare, ma «popolare non vuol dire facile né volgare né di bassa qualità». Subito una battuta di Luciana: «I soldi della restituzione dell'Imu li vorrei prima delle elezioni...», ha detto la conduttrice.

Il caso. Intanto nasce un piccolo caso: a quanto pare l'annunciato bacio gay non c'è stato. Il video di Federico e Stefano, infatti, è stato opportunamente tagliato (continua a leggere).

Mengoni e omaggio a Dalla. Il primo a esibirsi è il cantante laziale Marco Mengoni. Con l'arrivo di Marco Alemanno il festival di Sanremo ha ricordato Lucio Dalla. Alemanno, presentato come «il compagno degli ultimi nove anni nella carriera e nella vita privata di Lucio Dalla», è arrivato all'Ariston per annunciare quale delle due canzoni di Marco Mengoni passa il turno, ovvero 'L'essenziale', scritta dallo stesso Mengoni con Roberto Casalino. Eliminata 'Bellissimo', scritta da Gianna Nannini.

Raphael Gualazzi.
Sul palco è la volta di Raphael Gualazzi. L'emozione lo ha bloccato e ha impiegato una canzone e la prima strofa della seconda a carburare. È uno dei talenti più limpidi della nuova generazione e «Sai (Ci basta un sogno)» è un brano destinato a rimanere nel tempo. Un giudizio condiviso dal televoto e dalla sala stampa. Doverosa però una citazione per Fabrizio Bosso, solista ospite del primo brano («Senza ritegno»). Ora scenderanno in pista, nell'ordine, Daniele Silvestri, Simona Molinari e Peter Cincotti, Marta Sui Tubi, Maria Nazionale e Chiara.

Silvestri.
Il linguaggio dei segni fa il suo esordio sul palco del Teatro Ariston di Sanremo con Daniele Silvestri, che si fa affiancare sul palco dall'insegnante di linguaggio per sordomuti più famoso d'Italia, Renato Vicini, nell'esecuzione del brano dedicato al diritto di sciopero 'A bocca chiusa', poi scelto tra i due presentati: un intenso mix tra una canzone popolare («fatece largo» è l'inizio) e una ballata rock.

Simona Molinari e Peter Cincotti. Tocca a Simona Molinari e Peter Cincotti che continuano la gara a Sanremo con 'La felicità', uno swinghettino funk gradevole ma niente di più. È un peccato che sia stata eliminata 'Dr Jekyll e Mr Hyde', l'inedito di Lelio Luttazzi che ha un altro spessore.

Marta su tubi e Maria Nazionale. Sono la presenza indie del festival, la scelta più alternativa di un cast che punta all'attualità. Il brano che resta in gara è Vorrei. Maria Nazionale, un'altra delle presenze sorprendenti di questo festival, va avanti con 'È colpa mia', un bel brano in napoletano scritto da Peppe Servillo e Fausto Mesolella.

Chiara.
Alla fine l'absolute beginner ha dato una lezione a tutti. È stata proprio Chiara, la vincitrice di X Factor ad aver affrontato con più sicurezza la sua esibizione, senza cedere di un millimetro all'emozione che ha condizionato le performance dei suoi colleghi più esperti. Resta in gara 'Il futuro che sarà', con il testo di Francesco Bianconi.

Bar Refaeli.
Intanto a Sanremo è arrivata anche Bar, una delle top model più richieste del momento che si appresta a fare il suo debutto all'Ariston domani, nel corso della seconda puntata del Festival. Questa sera la modella, ex fidanzata di Leonardo DiCaprio, resterà in albergo per seguire la kermesse alla tv. Nella grande suite in cui alloggerà è stato allestito, dalla sua agente Elena Guastoni, un vero e proprio show-room. La top israeliana, eletta lo scorso anno da Max come donna più sexy del mondo, sul palco vestirà Roberto Cavalli: per lei si parla di un abito rosso, di uno turchese, blu e di uno smoking avorio. Gli abiti da giorno, invece, sono firmati da Missoni e Salvatore Ferragamo.

Domani arriva anche Carla Bruni. L'ex première dame farà una gag insieme a Luciana Littizzetto: entrambe torinesi, ma una l'opposto dell'altra. È questo il tema del siparietto che verrà proposta all'Ariston nella seconda serata. Lo spunto sarà in sostanza il seguente: se Carlà e Lucianina sono entrambe torinesi, avranno respirato la stessa aria e mangiato lo stesso cibo. Come è quindi possibile che siano venute fuori due donne così diverse? Nella seconda serata risuoneranno le note di Mimmo Modugno, interpretate da Beppe Fiorello che ha da poco smesso i panni di Mister Volare nella fiction di Rai1 in onda il 18 e 19 febbraio prossimi. La Bruni torna al festival per presentare il suo album in uscita ad aprile, Little French Songs.

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Crozza-Berlusconi contestato a Sanremo




Sanremo 2013, tutti volti dei protagonisti




 Sanremo 2013, tutte le foto della prima serata



Stefano e Federico a Sanremo, ma il bacio non arriva




mercoledì 13 febbraio 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: 11:11

Riccardi? Andrebbe bruciato vivo» Intercettazioni choc di 4 neonazisti

Il Mattino
di Marco Pasqua

A giudizio gli animatori del sito Stormfront: le trascrizioni in esclusiva per Il Messaggero



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ROMA - L'udienza presso il Gup è stata fissata per questa mattina, presso il tribunale di Roma. A lui toccherà esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal pm Luca Tescaroli, nei confronti dei quattro animatori del sito neonazista Stormfront: Daniele Scarpino, 24 anni, di Milano, Diego Masi, trentenne della provincia di Frosinone, Luca Ciampaglia, 23 anni, residente in provincia di Pescara, e Mirko Viola, 42enne vicino a Forza Nuova, residente in provincia di Como. Tutti sono finiti in carcere il 16 novembre scorso. Sono accusati di aver promosso e diretto un gruppo il cui fine era l'incitamento alla discriminazione e alla violenza etnica, religiosa e razziale.

Tra le parti offese (che si potranno costituire parte civile) ci sono la comunità ebraica di Roma, il giornalista Roberto Saviano, il ministro Andrea Riccardi (nelle intercettazioni dicono di lui «Dovrebbe essere proprio deportato. Io davvero lo brucerei vivo»), il deputato del Pd Emanuele Fiano, ma anche Gianfranco Fini e l'assessore del Municipio XI, Carla di Veroli). Agli atti del fascicolo processuale, tra le dichiarazioni fatte dagli imputati, spiccano una lettera di Scarpino al pm in cui afferma di rendersi conto che «quanto scrivevo su internet poteva essere offensivo» e di essersi fatto «prendere troppo la mano con il White Nationalism».

Masi, assistito dall'avvocato Giampiero Vellucci, in un interrogatorio ha detto: «mi sono reso conto di aver scritto sul sito Stormfront cose vietate dall'ordinamento. Sono consapevole che tali condotte costituiscono reato». Non fa mea culpa, invece, l'irriducibile Viola, che in una lettera al suo avvocato scrive: «Il mio reato? aver “infastidito” una nota lobby. Non ho mai minacciato, programmato stermini o altre nefandezze, ma credo di aver mandato su tutte le furie “lorsignori” e l'ho fatto con la massima gioia».


Neonazisti contro Riccardi: le intercettazioni via chat

Il mattino
di Marco Pasqua

Progetti politici, insulti e antisemitismo nelle conversazioni pubblicate in esclusiva dal Messaggero.it



ROMA - Erano convinti di poter beffare la polizia postale, servendosi dei sistemi di messaggistica istantanea o di speciali software “anonimizzatori”. Convinti così di poterla fare franca, per mesi si sono scambiati consigli su come far proseliti e come dar vita al folle progetto di un movimento neonazista organizzato a livello nazionale, pronto a compiere gesti dimostrativi contro stranieri ed esponenti delle comunità ebraiche. E, credendo di non essere letti, hanno anche dato libero sfogo al loro odio nei confronti di quei politici che si sono impegnati nel campo dell'integrazione degli extracomunitari. Come il ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, il cui nome figura in alcune intercettazioni telematiche nelle mani del pubblico ministero, Luigi Tescaroli.

Insulti. La colpa del ministro Riccardi, per i neonazi di Stormfront, è quella di «collaborare con il Giudaismo internazionale» e di «voler far sparire gli italiani per favorire il meticciamento». Di lui parlano Daniele Scarpino, uno degli arrestati (ideologo e moderatore del Forum), e Tommaso C., protetti dai nickname, rispettivamente Dani14 e Liquid87. «Dovrebbe essere proprio deportato. Io davvero lo brucerei vivo», sentenzia Liquid87. Concetti contenuti in una “chattata” avvenuta tramite Msn di Microsoft il 16 luglio del 2012, e in cui Scarpino si dice certo di non poter essere intercettato. «Usa skype, perché non ti possono intercettare», dice Tommaso a Scarpino. «Io non ho problemi a parlare a telefono, anche perché fino ad oggi non è mai successo niente». I due non sapevano che le loro utenze telefoniche erano già sotto la lente di ingrandimento degli agenti della postale del Lazio, diretti da Andrea Rossi.

Il progetto politico. Ad allarmare gli inquirenti – che procedono per associazione a delinquere – è la volontà di creare un vero e proprio movimento politico, anche se non in maniera “ufficiale”, fuori dal mondo virtuale. Romanus (David C.) è già pronto a incontrare alcuni utenti del forum residenti in Abruzzo, mentre Maurizio D. (utente Costantino), impiegato nel mondo finanziario, suggerisce in un messaggio privato inviato il 22 luglio 2012 e intercettato dalla polizia: «Dobbiamo creare un fondo di investimento per sostenere il sito». La cosa più importante, rileva Daniele Scarpino, è però quella di agire in modo da non dare nell'occhio. Se ne parla in una chattata avvenuta il 13 luglio, sempre nel sistema di messaggistica di Msn, tra Scarpino e Letizia, nickname “Luna92”. I due vogliono diffondere le idee del loro movimento creando volantini, adesivi e documentazione varia (inclusi video). La loro preoccupazione è di mantenere un basso profilo.

Ecco il testo della loro conversazione, avvenuta alle tre di notte.

Luna92: Io sarei per non mettere cose che identificano troppo
Dani: Logo o non logo
Luna92: Nel senso, se vedono gli stessi volantini a Catania, Milano, Firenze o Padova cominciano a capire che dietro c'è qualcosa e si rischia. Deve sembrare una cosa totalmente disorganizzata e poco preoccupante.
Dani: Quindi volantini con significato simile ma diversi. Divisi per città?
Luna92: Sì, senza un riferimento preciso. In modo che se li vedono quelli sopra di noi, pensano che non ci sia niente di grosso dietro. Ma che nello stesso tempo faccia avvicinare gente.
Dani: Tipo alcuni con logo, altri senza.

Scarpino indica in un altro documento quali siano le strategia da adottare per costituire il movimento politico. «Rendere l'organizzazione il più anonima possibile – scrive – con una sede privata fornita dai sostenitori, accessibile solo su invito, senza tesseramenti, per evitare schedature dei dati personali. L'organizzazione va strutturata con una gerarchia temporanea e per obiettivi. Le iniziative vanno propagandate attraverso persone definite informatori, ai quali viene garantito l'anonimato e che si prendano il compito di informare sui fatti e sugli eventi riguardanti la propria zona».

Propaganda. Tutti i volantini, viene spiegato dall'ideologo Scarpino, devono essere distribuiti in maniera gratuita. Il concetto viene espresso in un messaggio privato, inviato sul forum, da Scarpino all'utente “Neodimio” (anche questo intercettato dagli agenti). «Distribuite le produzioni (il riferimento è a materiale di propaganda, ndr), gratis nei vostri giri. Magari aspettate dei giorni che le personalizzo con dei loghi Stormfront. Poi possiamo partire con la diffusione massiva. L'importante è che sia gratis, perché dietro al Nazionalismo bianco come lo intendo io c'è anche la filosofia del volontariato totale che consiste nel dare gratis a chi vuole il materiale White Nationalist. Poi se stamparlo comporta delle spese, ci si smezza», scriveva.

Shoah. Uno dei negazionisti e antisemiti più convinti del Forum, come rilevano gli inquirenti, è Viola. Classe 1969, originario di Cantù (Co), è vicino al movimento di Forza Nuova e, scrivono i pubblici ministeri, si distingue per “le attività legate essenzialmente al consumo di sostanze stupefacenti”. “Da alcune conversazioni (intercettate per via telematica e telefonica, ndr) emerge in maniera inequivocabile il suo già palesato antisemitismo”, si legge negli atti della Procura. In una conversazione telefonica-choc, del 25 luglio, Mirko si vanta con un amico di potergli presentare a breve «un nuovo antisemita». Non solo. Viola sostiene di aver visitato un sito internet israeliano e di aver «inventato e pubblicato il nome di quattro parenti israeliani inesistenti». In una seconda conversazione telefonica dice anche di poter «creare un falso parente ebreo ucciso nei lager tedeschi nella seconda guerra mondiale e di registrarlo su un sito israeliano». Questo, per Viola (che ha anche organizzato una conferenza sul negazionismo, presentando il documentario “Wissen Macht Frei” - la conoscenza rende liberi) dimostrerebbe che «la Shoah è una mera invenzione».

CasaPound. Nelle intercettazioni telefoniche spunta anche il movimento dei “Fascisti del Terzo Millennio”. In una conversazione del 25 luglio, Viola parla con Fabio M., 24enne di Como. I due vogliono organizzare una riunione, coinvolgendo CasaPound. Un progetto che, però, viene rinviato, perché «Iannone (leader di CasaPound, ndr) non vuole esporsi per il momento. Ne riparliamo a settembre». In una chattata, avvenuta il 24 aprile 2012, tra Scarpino e l'utente del forum “Liquid87”, si inizia a stilare un elenco di persone «che possano essere d'azione». In particolare, fanno riferimento all'utente di Stormfront “Chaosnietsche”, «forse di Napoli»: «Lui è uno che le cose le fa», dicono, osservando che frequenta i circoli di CasaPound. Scarpino gli chiede se conosca Zippo, «verosimilmente Alberto Palladino», l'esponente di CasaPound finito in carcere per aver aggredito alcuni militanti del Pd nel Municipio IV, a Roma.

mercoledì 13 febbraio 2013 - 12:12   Ultimo aggiornamento: 13:01

Polo Nord: nel 2020 il ghiaccio sarà sparito

Corriere della sera

La perdita di volume dei ghiacci artici è superiore del 60% al previsto secondo i rilevamenti del satellite CryoSat

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La situazione dei ghiacci in Artico è ben peggiore di quanto finora fosse stato valutato. Lo dicono con chiarezza i dati raccolti ed elaborati dal satelliteCryoSat dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Per la prima volta, infatti, si è misurata oltre a una riduzione nell’estensione della superficie ghiacciata anche una perdita di volume superiore alle stime precedenti. Dal 2008 l’Artico ha perduto 4.300 chilometri cubi di ghiaccio nel periodo autunnale e 1.500 chilometri cubi durante l’inverno. «Grave è il fatto che questa perdita riguardi il ghiaccio antico ed è più alta del 60% rispetto alle stime in precedenza desunte con il programma Piomas», nota Tommaso Parrinello, mission manager del programma in Esa. Questo vuol dire che la causa sia l’aumento della temperatura e le aree più coinvolte sono la Groenlandia, l’arcipelago canadese e il nord-est delle Svalbard.

 Il satellite Cryosat Il satellite Cryosat Il satellite Cryosat Il satellite Cryosat Il satellite Cryosat

DECLINO - Prima di CryoSat, il satellite IceSat della Nasa aveva effettuato una ricognizione analoga dal 2003 al 2008 osservando il declino in atto. A confermare il danno e soprattutto a valutarne l’annullamento in termini di volume ha provveduto poi il satellite europeo, dotato di un radar in grado di scandagliare sia la superficie sia la base dello strato ghiacciato misurandone di conseguenza lo spessore e arrivando quindi al volume. Che la situazione in Artico fosse seriamente critica lo dicevano le indagini compiute in particolare negli ultimi decenni le quali stabilivano che il riscaldamento climatico al polo Nord era notevolmente superiore a quello del resto del pianeta. «Anzi», precisa Parrinello, «le cifre dicono che negli ultimi 50 anni la temperatura qui è salita di 2,4 gradi centigradi, cioè 1,8 gradi in più rispetto alle latitudini medie».

AMPLIFICAZIONE - Infatti il fenomeno è stato anche battezzato dai ricercatori con il nome Arctic amplification. Inoltre si è visto che ogni anno si perde il 13 per cento dei ghiacci durante la stagione estiva e il 4% in quella invernale. Le precipitazioni non riescono a riequilibrare la situazione perché, appunto, l’aumento della temperatura scioglie i ghiacci più antichi che hanno uno spessore massimo di 5-6 metri. Il loro assottigliamento era stato simulato con il programma Piomas (Pan-Antarctic Ice-Ocean Modelling and Assimilation system), ma ora i rilievi di CryoSat hanno mostrato come il modello fosse troppo conservativo e la condizione reale molto peggiore.

CRYOSAT - L’operazione era iniziata nel 2010 da parte dell’Esa con il lancio del satellite ed estesa a livello internazionale sotto la guida dell’University College di Londra. Vi hanno partecipato numerose importanti centri: dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa alla Wood Hole Oceanographic Institution americana oltre a numerose università e istituti sia statunitensi che europei come il Wegener Institute for Polar and Marine Research. Per raggiungere la necessaria garanzia sui dati, i rilevamenti dal satellite sono stati accompagnati e confrontati con misure dirette al suolo. Il risultato ottenuto aiuta anche a spiegare come si sia arrivati nel settembre scorso a conquistare il triste record della minore estensione dei ghiacci artici limitata a 3,61 milioni di chilometri quadrati.

30 ANNI PRIMA - Da trent’anni i satelliti rilevano la situazione dimostrando pure come negli ultimi sei ci sia stata la maggiore perdita sino a giungere al livello minimo dell’anno scorso. «Il lavoro compiuto», conclude Parrinello, «ci aiuterà a perfezionare il modello Piomas rendendolo più adeguato all’evoluzione vera del fenomeno, ma soprattutto ci aiuterà a stimare meglio ciò che può accadere nel futuro». Le considerazioni degli esperti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) prevedevano uno scioglimento totale dei ghiacci artici nel 2050. Le indagini ora effettuate da CryoSat indicano prospettive ancora peggiori con un anticipo della sparizione addirittura al 2020.



Il satellite Cryosat (13/02/2013)

Polo Nord: mai così poco ghiaccio (28/08/2012)

Giovanni Caprara
13 febbraio 2013 | 12:34

L'uomo che guida il treno del ghiaccio

Corriere della sera

Da Tirano a Milano, andata e ritorno. «È come viaggiare in un dipinto»


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TIRANO (Sondrio) - Passione? «Sì che ci si appassiona, eccome». Stare lassù in cabina, da soli, con il paesaggio che scorre un po' come un film, può anche essere «un poco alienante», ma Diego Rinaldi, 40 anni, al suo mestiere di macchinista vuole bene e si capisce subito che non lo cambierebbe mai. C'è, magari, come stamane, da svegliarsi presto perché il treno va acceso alle 5, in modo da essere pronti alla partenza: ma c'è anche la soddisfazione di arrivare puntuali a destinazione nonostante i (ripetuti) guai al pantografo «respinto» da ghiaccio e neve. E, nei momenti quieti, c'è persino il gusto di viaggiare «come dentro un dipinto» lungo il lago, da Colico a Lecco.

Questo è il 2561 Tirano-Milano, secondo regionale della giornata (alle 7.10) per Sondrio, Colico, Lecco e Monza prima di entrare in Centrale: il locomotore Bombardier 464 più otto vagoni: 352 tonnellate e 232 metri di lunghezza. Parte puntuale, con il giorno appena spuntato e il solito carico di viaggiatori: su questa linea sono 50 mila al giorno. Come si diventa macchinista? «Genio ferrovieri di Torino, adesso non c'è più, parliamo di vent'anni fa». Ferma di leva prolungata e quattro anni per un corso di specializzazione molto alta: «Allora la meccanica era più importante».

Oggi è l'elettronica a farla da padrona. Tanti cambiamenti in questi anni? «Nuovi sistemi, nuove macchine e il fatto che prima eravamo in due. È stato un passaggio graduale: adesso, da punto di vista della sicurezza, posso dire che è anche meglio». Un mestiere di famiglia: «Sì, mio papà Cesare era manovratore». E ora si gode la pensione a Tirano, dove anche il macchinista Diego è tornato. Prima aveva fatto base a Lecco per diversi anni, al lavoro per la divisione Cargo di Trenitalia: alla guida dei merci che possono arrivare anche a 1.200 tonnellate verso Ancona, Bologna, Venezia. «Un lavoro più tecnico, senza passeggeri, con orari meno rigidi, spesso di notte». Adesso che è uno dei 1.106 macchinisti di Trenord, il tragitto è sempre quello, 156 chilometri, tutti i giorni: non è noioso? «Conoscere bene il percorso è un vantaggio».

Ecco i tanti passaggi a livello della Valtellina (e spesso le persone che passano sotto le sbarre senza aspettare); ecco, tra Sondrio e Morbegno, il punto dove attraversano i cervi. A volte è inevitabile investirne uno e perciò fermarsi: il danno più grave può essere un guasto alla condotta dell'aria che serve a frenare. Tocca al macchinista trovare il rimedio, e in fretta, perché qui il binario è unico. Lungo il lago, dopo Colico, il tratto più tortuoso della linea costruita fra il 1885 e il 1894: secondo Wikipedia ci sono 89 curve, 18 viadotti e 19 gallerie.

Ma è molto più avanti, a Carnate, sotto la nevicata ancora intensa, che arriva il momento critico, quando sparisce da pannello di controllo il «3.400» che indica la tensione di linea. Un'occhiata fuori conferma: il pantografo non si alza, niente elettricità. Telefonate all'help desk. «Arriviamo a Monza per inerzia, siamo in discesa»: ecco perché è utile conoscere a memoria il percorso. «In stazione è diverso», si può spegnere e ripartire. Succede ancora un paio di volte, «colpa del ghiaccio e della neve», ma alle 9.38 le arcate della Centrale sono puntualmente in vista.


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Laura Guardini
13 febbraio 2013 | 11:55

Fini e il comizio in via D'Amelio I fratelli Borsellino: inopportuno

Corriere della sera

Granata (Fli):abbiamo il via libera della famiglia. Rita e Salvatore: mai dato il nostro consenso

PALERMO - Rischia di diventare un boomerang per Gianfranco Fini l’idea di tenere domenica 17 un comizio a Palermo, in via D’Amelio, luogo-simbolo in cui decise di staccarsi da Berlusconi e fondare Fli. I fratelli Rita e Salvatore Borsellino sono infatti contrari ed emettono comunicati per farlo sapere, mentre il gran regista dell’operazione, il delfino del presidente della Camera, Fabio Granata, sostiene di avere avuto il consenso della moglie e dei figli del giudice Paolo Borsellino.

LO SCHIAFFO A BERLUSCONI - Per il momento, comizio confermato con famiglia divisa. Ma si macchia di sospetti e diffidenze un’iniziativa annunciata come uno schiaffo al Cavaliere, visto che, evoca Granata, «tutto cominciò in via D’Amelio». Riferimento esplicito alle dichiarazioni positive espresse tre anni fa da Fini, proprio sotto casa Borsellino, nel giorno dell’anniversario della strage, a favore del pentito Gaspare Spatuzza. Per dire che, pur con le sue accuse più o meno dirette a Marcello Dell’Utri e allo stesso Berlusconi, Spatuzza andava ascoltato, protetto e riconosciuto come collaboratore affidabile.

AGENDE ROSSE ESTRANEE - La pensa su questo punto allo stesso modo Salvatore Borsellino, ma sorpreso dallo sbandierato «preteso tacito assenso della famiglia», tiene a precisare di considerare l’iniziativa «inopportuna» e bacchetta: «Mi preme fare presente che nessuna adesione è stata data dal "Movimento delle Agende rosse" che è, per statuto, assolutamente trasversale e che si è sempre astenuto dal partecipare ad iniziative ed eventi legati a competizioni di tipo elettorale».

IL PRECEDENTE DA EVITARE – Durissima la reazione di Rita Borsellino, eurodeputato e leader di un Centro studi costituito da alcune settimane a Palermo: «Mi preme smentire che ci sia un assenso in qualsiasi forma da parte della famiglia: non spetta a noi darlo o negarlo. Mi chiedo soprattutto se sia opportuno che un partito faccia un’iniziativa pubblica in via d’Amelio proprio nel pieno della campagna elettorale, fatto che creerebbe un precedente».

LA FAMIGLIA AVVERTITA – Stupito dalle due reazioni, Fabio Granata, candidato per Fli in Sicilia, pur contestato all’interno della sua area da molti deputati fuoriusciti, rilancia assicurando di avere parlato dell’evento annunciato con Manfredi, il figlio di Borsellino «che ha riferito alla madre, la signora Agnese». Dettagli sui quali Granata vorrebbe non insistere, dice: «Ma senza quell’assenso richiesto espressamente non mi sarei mai permesso di dare il via libera all’iniziativa». E ancora: «Per me quella è la famiglia, altrimenti non mi sarei permesso di citarla. L’iniziativa sobria e senza bandiere di partito, con un solo grande tricolore è rivolta simbolicamente al luogo».

LA DESTRA LEGALITARIA - Ma restano i malumori, a cominciare da Rita Borsellino che Granata critica: «Da rappresentante politica ma anche da sorella di Paolo, dovrebbe essere felice dell’esistenza in Italia di una destra che ha in quel luogo un suo riferimento sacro. È una destra legalitaria che dovrebbe ricordarle qualcosa di familiare...». Una polemica spinosa che, fra le proteste di una parte della famiglia e nel silenzio dell’altra parte, rende inquieto lo stesso Fini perché lo schiaffo al Cavaliere potrebbe diventare, appunto, un boomerang.

Felice Cavallaro
12 febbraio 2013 | 21:55

Mira, la giunta Cinque Stelle toglie le deleghe all’assessora incinta

Corriere della sera

L'avvocato Roberta Agnoletto invia una mail a dipendenti e consiglieri: motivazioni assurde, l'incarico era part time. Il Comune: era poco presente

 

Cattura
MIRA (Venezia) – La giunta Cinque Stelle di Mira toglie le deleghe all’assessora incinta. A comunicare la notizia a dipendenti comunali e consiglieri è stata la diretta interessata, l’avvocato Roberta Agnoletto che in una mail accorata e sofferta spiega quanto dolore le stia causando la decisione comunicatale a fine gennaio dalla presidente del consiglio comunale Serena Giuliato «della volontà di questa Amministrazione di procedere ad una mia sostituzione a causa della gravidanza e, quindi, dell’imminente parto e degli impegni materni conseguenti. Sostituzione che dovrebbe operare dalla fine di marzo 2013».
«Non la si sostituisce perché è incinta – spiega la Giuliato

La motivazione è che è necessario rivedere le deleghe alla luce del carico di lavoro maggiore degli ultimi tempi e la Agnoletto è effettivamente poco presente». Insomma non lavora molto e nel rimpasto non c’è posto per lei. Se non è molto presente è perché dall’inizio la Agnoletto ha accettato l’incarico part time per le deleghe allo Sport e all’Ambiente, dunque le motivazioni al benservito sono «assurde e infondate», scrive l’assessora nella mail, colpita nel vivo dalla ferma decisione della maggior parte degli amministratori di volerla sostituire. Solo l’assessora Orietta Vanin si è schierata al suo fianco. Ora la Agnoletto è a riposo per evitare stress ma resta al lavoro comunicando via mail con gli uffici. Perché di una sola cosa è certa: non si dimetterà.

Monica Zicchiero
13 febbraio 2013

Star inglesi registrano un nuovo "Please please me"

Corriere della sera

Come fecero i Beatles 50 anni fa


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L'originale venne registrato in 9 ore e 45 minuti negli studi della Emi di Abbey Road, ad un costo di 400 sterline: esattamente cinquant'anni dopo, un gruppo di star britanniche ha emulato The Beatles reincidendo - in circa 12 ore  - tutte le 13 canzoni di "Please please me", il primo album dei Fab Four.

Come riporta il quotidiano britannico "The Times", il cast comprende artisti come Stereophonics, Joss Stone, Beverley Knight e Graham Coxon, e i costi delle registrazioni saranno immensamente maggiori: il progetto - che ha ricevuto la benedizione dei due Beatles sopravvissuti, Paul McCartney e Ringo Starr, non altrimenti coinvolti - prevede la trasmissione dei brani sul sito della Bbc e un documentario televisivo che andrà in onda venerdì prossimo.


Coniugi separati e sempre in conflitto: giusto optare comunque per l’affido condiviso dei figli

La Stampa


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Moglie e marito separati, e, soprattutto, in costante conflitto. A risentirne possono esserne i figli, è evidente. Ma proprio per questo motivo, paradossalmente, è più logico ricorrere alla procedura dell’affido condiviso, anche per maggiormente responsabilizzare entrambi i genitori e provare così a recuperare equilibri oramai perduti (Cassazione, sentenza 21591/12). Proprio la gestione dei rapporti con i figli rappresenta il vero pomo della discordia per una coppia di coniugi oramai separati.

Non a caso, la questione viene affrontata, una volta ufficializzata la «separazione consensuale omologata», sia dai giudici del Tribunale che da quelli della Corte d’Appello: questi ultimi, però, modificano lo status quo, optando per l’«affidamento condiviso» e confermando «sia la collocazione dei figli presso la madre che la disciplina delle frequentazioni con il padre». Tutto ciò, per giunta, nonostante i rapporti tesi tra gli oramai ex coniugi e la «avversione» e il «rifiuto» dei figli verso la figura paterna.

Ma, secondo i giudici di secondo grado, l’affidamento condiviso è la strada migliore per garantire gli interessi dei minori. A tenere viva la battaglia giudiziaria è, infine, la donna, che, proponendo ricorso in Cassazione, contesta i cardini delle valutazioni che hanno portato all’affido condiviso. Secondo la donna, in particolare, non si è tenuto in debito conto «la conflittualità tra i genitori» e «l’avversione e il rifiuto dei figli verso il padre» e «verso i nonni paterni».

Ma tali obiezioni vengono respinte in toto dai giudici di terzo grado, i quali non solo sottolineano il valore dell’«affido condiviso» – confermato, ovviamente – come strumento per salvaguardare il benessere dei figli, ma, allo stesso tempo, richiamano i due ex coniugi all’assunzione di maggiori responsabilità, a diventare finalmente grandi, metaforicamente parlando.

Non a caso, i giudici indicano l’affidamento condiviso come «idoneo a riequilibrare la condivisione del ruolo genitoriale in favore dell’interesse dei figli minori» e funzionale ad «assicurare, per quanto possibile, il pieno esplicarsi del ruolo genitoriale di entrambi i coniugi», anche tenendo presente il «rapporto difficile del padre con i figli».

Anche quest’ultimo aspetto, comunque, è stato valutato con attenzione: esso non può giustificare, concludono i giudici, l’«opzione verso un regime di affido esclusivo» a favore della figura materna. Soprattutto per una ragione: esso è addebitabile, almeno in parte, al «difetto di cooperazione fra i coniugi» e alla «scelta di non avvalersi di interventi esterni quali quelli forniti dai ‘Servizi sociali’».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it