venerdì 15 febbraio 2013

Chiude l'aeroporto più rischioso del mondo

Corriere della sera

Quito, il Mariscal è incuneato tra i vulcani a 2.800 metri. La pista attraversa la città, 9 incidenti mortali in 30 anni

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È considerato uno degli aeroporti più pericolosi del mondo, sicuramente il più rischioso del Sudamerica: il decollo e l’atterraggio sulla pista del Mariscal Sucre International Airport di Quito, la capitale dell'Ecuador, è una sfida per ogni pilota e ha già tenuto col fiato sospeso più di un passeggero. Ora, dopo oltre cinquant’anni, lo scalo verrà definitivamente chiuso. Il suo successore, però, spaventa ancora di più.

L'aeroporto più pericoloso del mondo L'aeroporto più pericoloso del mondo L'aeroporto più pericoloso del mondo L'aeroporto più pericoloso del mondo L'aeroporto più pericoloso del mondo

FAMA - La discesa aerea è spettacolare e fa rabbrividire. Qui, il forte vento è famigerato. L'aeroporto Mariscal, incuneato tra i vulcani e a una altezza di 2.800 metri sul livello del mare, si trova proprio all'interno della città. Lunedì prossimo, lo scalo chiuderà definitivamente per far posto al Nuevo Aeropuerto Internacional de Quito, che aprirà a 15 chilometri dal centro abitato, vicino alla località di Tababela. Il nuovo terminal si estende su una superficie di 38.000 metri quadrati. L’aeroporto dispone di sei gate ed è stato costruito per gestire 290 voli al giorno. Circa cinque milioni di passeggeri all'anno dovrebbero passare di qui.

SICUREZZA - La chiusura del vecchio scalo è soprattutto una questione di sicurezza: negli ultimi 30 anni si sono registrati nove incidenti mortali. Aperto nel 1960, negli ultimi anni serviva una media di 220 voli al giorno. Dal 1984 ci sono stati quattro gravi incidenti con aerei che si sono schiantati su abitazioni uccidendo 135 persone. Ciò nonostante, anche la nuova struttura sta già scatenando polemiche: per colpa dei collegamenti stradali, ancora inesistenti, il viaggio dal centro della città può richiedere fino a 90 minuti. Il nuovo aeroporto si trova 400 metri più in basso e la sua pista è oltre 1000 metri più lunga. Secondo le autorità ciò dovrebbe garantire una maggiore sicurezza per i passeggeri. I piloti, tuttavia, non sono d’accordo: «Il microclima della valle in cui si trova l'aeroporto è molto complicato e vi è scarsa visibilità per l'80% dell'anno», ha raccontato al Guardian il pilota Stephano Rota. «Il nuovo aeroporto può diventare una sfida ancora più difficile per volare rispetto a quello vecchio.»

Elmar Burchia
15 febbraio 2013 | 16:35

Arriva l’asteroide che cosa si vedrà?

La Stampa

a cura di antonio lo campo
torino

Oggi l’asteroide 2012 DA14 sfiorerà la Terra, in un evento molto raro. A che distanza sarà dal nostro Pianeta?
 

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L’asteroide è stato scoperto da un astrofilo nel febbraio 2012 dall’Osservatorio di La Sagra, in Spagna, quando si trovava a una distanza di 2,5 milioni di chilometri dalla Terra. Transiterà nel punto più vicino al nostro Pianeta questa sera alle 20,26 (ora italiana), a una distanza di 28.500 chilometri. Quindi, al di sotto delle orbite equatoriali, dette geostazionarie, sulle quali orbitano i satelliti meteorologici o per telecomunicazioni. 

Cosa sono gli asteroidi?
Sono frammenti di roccia dalle dimensioni più svariate; orbitano tra Marte e Giove, probabilmente come risultato di un Pianeta che non si è mai formato. Ne sono stati catalogati circa 300 mila, compresi quelli che sfuggono da quell’orbita planetaria e diventano corpi celesti vagabondi (anche pericolosi) all’interno del sistema solare. Tra i più grandi c’è Cerere (975 metri per 909), scoperto dall’astronomo italiano Giuseppe Piazzi nel 1801. Si tratta di oggetti talmente grandi da essere considerati corpi celesti più piccoli: le loro dimensioni li rendono stabili tra le orbite di Marte e Giove, senza possibilità di sfuggire da questa traiettoria.

Che asteroide è 2012 DA14?
È classificato come asteroide «near-Earth», cioè tra quelli che gli astronomi hanno classificato con buone possibilità di transitare vicino alla Terra, e ha un diametro tra 45 e 50 metri; sulla base dei calcoli, l’enorme roccia spaziale non pone alcun rischio di impatto. L’asteroide 2012 DA 14 orbita intorno al Sole in 366 giorni circa, quindi un solo giorno in più rispetto alla rivoluzione del nostro pianeta, transita accanto alla Terra due volte all’anno e il suo passaggio ravvicinato alla Terra, dicono gli astronomi, porterà a una leggera perturbazione delle sua traiettoria (che va quindi controllata, considerando i frequenti passaggi in prossimità della Terra). 

L’asteroide è un pericolo per i satelliti geostazionari?
La traiettoria che lo farà passare questa sera vicino alla Terra è ben dentro l’anello geostazionario, dove sono posizionati molti satelliti. Ma non vi è pericolo alcuno: l’asteroide arriverà, come direzione, «da sotto» e non incrocerà l’anello geostazionario. 

Sarà possibile osservarlo a occhio nudo?
Con un buon binocolo o un piccolo telescopio sarà possibile vederlo come un punto luminoso. L’asteroide 2012 DA14 ha una massa di circa 120 mila tonnellate e durante il massimo avvicinamento brillerà con una «magnitudine 8». Sarà quindi circa sei volte meno luminoso delle stelle più deboli visibili a occhio nudo nel cielo buio. 

C’è rischio di impatto con la Terra? Anche solo minime possibilità?
Non vi è alcuna probabilità di impatto. Il rischio è stimato 1 sulla Scala Torino, l’equivalente della Scala Mercalli per i terremoti. Un rischio minimo, considerando che il pericolo è maggiore quanto più è alto il numero di questa scala, varata durante un congresso di astronomi a Torino del 1999. La traiettoria può essere calcolata da Terra con precisione assoluta. Pur non avendo dimensioni tali da provocare catastrofi, se 2012 DA14 avesse colpito il Pianeta avrebbe provocato una bella ferita al punto di impatto. Se la sua composizione fosse stata perlopiù in ferro, avrebbe potuto creare un cratere simile al Meteor Crater, in Arizona, di un chilometro e mezzo di diametro. Oppure i danni provocati nel 1908 nella steppa di Tunguska, nella Siberia Centrale, quando il nucleo di una cometa o un asteroide colpì quella regione radendo al suolo 60 milioni di alberi su 2.100 chilometri quadrati. 

Vi sono asteroidi pericolosi per il nostro Pianeta?
La rete di radar che controlla la traiettoria di tutti gli asteroidi di grandi dimensioni non prevede al momento alcun impatto. Ma l’evento di oggi servirà agli astronomi per effettuare studi sullo stesso asteroide e soprattutto sulla sua traiettoria, anche in vista dei passaggi di Apophis, l’asteroide (ben più grande: 270 metri) che avrà un primo incontro ravvicinato con la Terra nel 2029, e uno successivo, più ravvicinato, nel 2036.

Gli asteroidi sono stati esplorati da missioni spaziali?
Le prime fotografie ravvicinate di un asteroide risalgono al 1971, quando la sonda della Nasa Mariner 9 riprese le piccole lune di Marte, Phobos e Deimos, considerate asteroidi catturate dall’attrazione gravitazionale del pianeta rosso. Le prime fotografie ravvicinate di un asteroide vennero invece scattate dalla sonda euro-americana Galileo: a Gaspra nel 1991 e a Ida nel 1993. Nel 1996 la Nasa ha lanciato la prima missione dedicata allo studio di un asteroide: la sonda Near Shoemaker, che dopo aver effettuato nel 1997 il sorvolo dell’asteroide Mathilde, atterrò sull’asteroide Eros nel 2001. La sonda Dawn sarà la prima a entrare per due volte nell’orbita di un asteroide: dopo Vesta, si sta dirigendo verso Cerere, che raggiungerà nel febbraio 2015. L’interesse è tale che la Nasa e altre agenzie hanno in programma una missione di astronauti da far sbarcare sulla superficie di un asteroide di maggiori dimensioni.

La Chiesa che respinse Oscar Wilde apre alla comunità gay di Londra

La Stampa

La parrocchia di Mayfair diventerà un punto di riferimento per i cattolici omosessuali della città

LONDRA

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La parrocchia dell’Immacolata Concezione nel quartiere londinese di Mayfair, che quasi 116 anni fa si rifiutò di dare asilo ad un ’provato’ Oscar Wilde dopo due anni di detenzione, sarà la prossima casa della comunità cattolica gay di Londra.
La decisione è stata presa dall’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols, capo della chiesa cattolica di Inghilterra e Galles, che così di fatto concede una nuova sede alle Soho Masses, le funzioni religiose dichiaratamente aperte ai fedeli gay che, prima dello stop da parte degli stessi vertici della chiesa cattolica, si svolgevano presso la parrocchia di Nostra Signora dell’Assunzione nel quartiere di Soho. Questa apertura da parte dell’arcivescovo Nichols non cambia tuttavia, e per sua stessa ammissione, la visione della chiesa riguardo a «questioni di moralità sessuale», ma permette di rispondere a una pressante esigenza della comunità gay cattolica di Londra. 

Stare davanti al microonde in funzione

La Stampa

Come da titolo è dannoso stare davanti al microonde mentre è in funzione? Oppure non c'è nessun rischio poichè le onde non possono fuoriuscire? 





Dr. Salvo Catania
Specializzato in: Chirurgia generale Oncologia medica. Perfezionato in: Senologia. Esercita a: MILANO (MI) LECCO (LC) NIZZA MONFERRATO (AT) PATERNO' (CT)


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C'è molta ignoranza e molti pregiudizi su questo tema perchè il fenomeno non è studiato con studi longitudinali sull'uomo ed esistono soltanto delle ipotesi sui potenziali rischi che derivano però da studi su campioni così limitati ( alcuni su campioni di 8 volontari !) che la conclusione che se ne può trarre è solo di ipotesi da confermare con studi più ampi.

1) La prima ipotesi è che la cottura con le microonde possa distruggere alcune sostanze nutritive , ma questo accade anche con ogni forma di cottura in relazione a quanta acqua viene utilizzata, quanto dura la cottura , quale la temperatura di cottura. In alcuni casi si è osservato, come per la vitamina B12, che le microonde la convertono nella forma inattiva in circa il 50 % della sua quantità presente nei cibi. Ma accade il contrario se ad esempio consideriamo gli spinaci che mantengono i loro folati totalmente se cotti con le microonde , ma inaspettatamente ne perdono il 77% di folati con la cottura tradizionale. E così pure le altre verdure al vapore conservano più nutrienti alle micronde rispetto alla cottura tradizionale. Ci vorrebbe un bel volume per descrivere vantaggi e svantaggi dei due sitemi di cottura. Troppo complicato.

2) EMISSIONE DI RADIAZIONI : sono ingiustificate le preoccupazioni per i modelli di ultima generazione perchè provvisti di una schermatura metallica anche per l'apertura anteriore di vetro.
Negli Stati Uniti sono stati misurate le emissioni di radiazioni che non superano quella dei cellulari. Ora già questo , se teniamo conto del fatto che i cellulari li teniamo accessi in continuazione e i forni a microonde per pochi minuti, ci conforta che al momento attuale non ci siano ragioni documentate per preoccuparsi.

Conclusioni :
In assenza di studi significativi il mio consiglio personale è quello di continuare a cuocere con i metodi tradizionali e riservare l'uso del micronde per le situazioni in cui occorre una cottura rapida e veloce. Ma al momento attuale non ci sono ragioni per demonizzare lo strumento come molti siti vogliono far credere sulla rete.

Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica

www.senosalvo.com

Turismo, l'idea di Rollandin "Cambiamo nome a Courmayeur"

La Stampa

La proposta del presidente della Regione: "Aggiungere ufficialmente Mont-Blanc".

cristian pellissier


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"Courmayeur Mont-Blanc". Potrebbe diventare questo in futuro il nome ufficiale del comune di Courmayeur. L'idea arriva dal presidente della Regione, Augusto Rollandin, che lo ha comunicato pochi minuti fa su Twitter. Ecco il cinguettio: "Proposta al Comune di Courmayeur di integrazione della denominazione ufficiale con il toponimo Mont-Blanc, per enfasi su meraviglia del mondo". A livello commerciale e di marketing turistico Courmayeur punta già sulla montagna regina d'Europa, e "Mont-Blanc" appare già nel logo turistico, ma al momento la denominazione non è ancora ufficiale. Tra qualche tempo, quindi, i cittadini di Courmayeur potranno vantarsi, a tutti gli effetti, di essere i cittadini del Bianco.

A loro insaputa scoprono coleottero di una specie unica al mondo

Corriere della sera

Due ricercatori del Museo di Scienze Naturali di Bergamo. L'entomologo Platia lo ha «certificato» diverso dalle 9.300 specie conosciute


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Adesso vallo a ripescare, l'Athous Pantinivallei. Dimensioni: meno di un centimetro, in pratica un chicco di riso. Colore: marrone-rossiccio, che si mimetizza bene col terreno. Poi la forma piatta e allungata, per infilarsi meglio tra le rocce dell'Orrido. Non è stato comunque solo per fortuna che nel 1994 Marco Valle e Paolo Pantini, del Museo di Scienze naturali di Bergamo, lo hanno trovato sul greto del torrente Enna, in Val Taleggio. Certo, non immaginavano che con un coleottero avrebbero fatto una scoperta mondiale. Invece, vent'anni dopo, salta fuori che quel minuscolo insetto è di una specie mai vista prima e che esiste solo tra le curve della Val Taleggio.

È tutto documentato sul bollettino della Società entomologica aragonese, che per prima ha dato l'annuncio. Storia strana, quella dell'Athous Pantinivallei, dove Athous sta per il genere di coleottero e Pantinivallei è il nome scelto in onore dei due ricercatori bergamaschi. «Da sempre - racconta Marco Valle, al Museo di Scienze naturali dal 1981 - facciamo raccolta di materiale sul territorio della provincia e quel giorno di aprile ci siamo diretti, appunto, in Val Taleggio. Abbiamo trovato l'insetto vicino al torrente e abbiamo visto che si trattava di un elateride». Breve inciso: gli elateridi sono una famiglia di coleotteri caratterizzati da un insolito meccanismo a scatto. Quando il nemico si avvicina, producono una specie di «clic» che li fa scattare in aria.

«Ma non abbiamo capito - prosegue Valle - che faceva parte di una specie sconosciuta. Per comprenderlo bisogna essere esperti. Ad ogni modo, abbiamo inserito l'animale in un contenitore per conservarlo». E lì è rimasto fino a un anno fa, quando al museo bussa l'entomologo romagnolo Giuseppe Platia. «Ci ha chiesto se avevamo esemplari di elateridi da sottoporgli - spiega ancora Valle - e, dopo averli analizzati uno a uno, si è reso conto dell'unicità del coleottero trovato in Val Taleggio».

Ciò che rende l'Athous Pantinivallei diverso dalle 9.300 specie conosciute al mondo è, in particolare, la conformazione delle antenne e degli organi genitali, che poi è praticamente tutto quello che si sa sul suo conto. «Proprio perché si tratta di un esemplare unico al mondo - fa notare Valle - non conosciamo le sue abitudini. Sappiamo che lo abbiamo trovato sul greto di un corso d'acqua, ma potrebbe essersi trattato di un caso. Il suo ambiente abituale potrebbe essere un altro. Per esempio, c'è una grande quantità di specie che è cavernicola».

L'altro indizio è il periodo dell'anno, aprile, e in teoria, quindi, si va verso il periodo giusto per la «caccia». Perché il problema, ora, è catturarne un altro di Athous Pantinivallei, e sarebbe preferibile una femmina, visto che quello del '94 era un maschio: «Quando Platia ci ha annunciato la scoperta, abbiamo organizzato un paio di escursioni, ma non abbiamo avuto fortuna. Di sicuro, comunque, continueremo a tentare». E se si fosse estinto? «Lo ritengo improbabile - risponde il ricercatore di Città Alta -. Le condizioni dell'Orrido non sono cambiate granché rispetto a vent'anni fa, quasi sicuramente ne esistono altri».

Maddalena Berbenni
14 febbraio 2013 | 18:14

Hitler e le donne

Erica Orsini Manila Alfano - Ven, 15/02/2013 - 07:37

Hitler e le donne, il nazismo e le donne. Quando si pensa a questo binomio viene in mente Eva Braun. Ma la storia, a distanza di anni, ci restituisce tante altre vicende spesso dimenticate


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Hitler e le donne, il nazismo e le donne. Quando si pensa a questo binomio viene in mente soprattutto Eva Braun, la celebre amante del Führer. Oppure alle tante donne vittime dei campi di sterminio.
Ma c'erano anche tante donne che combatterono, da una parte e dall'altra. E nei campi di concentramento tra le 55.000 guardie, 3.700 erano di sesso femminile. Ma la storia, anche a distanza di tanti anni, ci restituisce anche tante altre vicende spesso dimenticate, ma che lette a distanza di anni rivelano aspetti inediti di quell'epoca, inquietanti e affascinanti allo stesso tempo.
 
Eccone due.


Io, sopravvissuta a Mengele Voleva cambiarmi gli occhi"

Manila Alfano - Ven, 15/02/2013 - 07:37

Gli esperimenti dovevano farla diventare bionda con gli occhi azzurri. La sua gemella è morta


L'ossessione era per i colori. Occhi azzurri e capelli biondi per tutti secondo i codici dalla razza ariana. Rita Prigmore non rientrava in quei canoni e oggi è una sopravvissuta scampata alle sperimentazioni naziste del 1943. A settant'anni racconta la sua storia di cavia e ha consegnato la sua testimonianza al museo dell'Olocausto ideato da Steven Spielberg, oggi gira il mondo con i volontari di Sant'Egidio. Spiega e si commuove Rita, figlia di sinti, di gipsy, nel ricordare la follia nazista. «Nel mondo di Hitler tutti avrebbero dovuto essere biondi con gli occhi azzurri. Mi hanno strappato dalle braccia di mia madre appena nata. Volevano cambiarmi il colore degli occhi». Non ci sono riusciti, i suoi occhi sono rimasti verdi.

Ma Rita non era sola, con lei c'era Rolanda, la sorella gemella, identica a lei. «Lei è morta dopo sei settimane. Non aveva ancora compiuto due mesi». Uccisa dagli stessi assurdi esperimenti di eugenetica nella clinica dell'università di Wuerzburg, in Baviera, dove il dottor Werner Heyde, membro chiave del programma eutanasia nazista, operava in stretto contatto con il suo maestro Joseph Mengele. La famiglia di Rita rientrava nel programma, il padre musicista e la madre ballerina, erano già stati inseriti nel programma per essere sterilizzati dagli «igenisti razziali». Gli zingari secondo Hitler non avevano diritto ad avere figli. Eppure, proprio quando l'intervento è già stato fissato, la mamma di Rita rimane incinta. Il destino gli da due gemelle.

Quando gli «igenisti razziali» lo scoprono arrestano la famiglia. A Theresia, la mamma di Rita viene permesso di continuare la gravidanza a condizione che i bambini vengano inviati, appena nati, alla clinica dell'università di Wuerzburg. Lì il professore Heyde, allievo di Mengele è specializzato in esperimenti su gemelli. Theresia non ha scelta. Le bambine vengono prese. Solo una resiste. Nell'aprile '44 la Croce Rossa manda una lettera alla famiglia con le istruzioni per andare a riprendere Rita. Poi, per anni l'oblìo. «Per 36 anni mia mamma mi ha raccontato il meno possibile. Ero una bambina debole, stavo male, avevo dolori alla testa lancinanti, e per questo ero stata esonerata dall'obbligo di andare a scuola».

Da grande Rita si trasferisce negli Stati Uniti, si sposa, nascono dei figli, oggi ha dei nipotini. La svolta, a 36 anni. «Ero al volante, mi sono sentita male. Ho fatto in tempo a fermarmi e mi sono risvegliata all'ospedale con un medico che mi mostrava la lastra: dietro all'occhio le ossa erano segnate da una strana cicatrice». A quel punto ho saputo da mia mamma la verità. La sorellina che ho sempre desiderato in realtà l'avevo avuta ma era morta in modo così atroce. Un giorno mia madre in ospedale aveva trovato me con la testa fasciata e Rolanda abbandonata senza vita nel bagno, uccisa dagli esperimenti che avrebbero dovuto cambiarci il colore degli occhi per gli standard della razza ariana. Mia madre mi prese in braccio e fuggì. Una settimana dopo io ero di nuovo in ospedale e lei era stata sterilizzata».


Assaggiavo i pasti di Hitler e vi dico che era vegetariano"

Erica Orsini - Ven, 15/02/2013 - 07:37

"Ogni volta avevo il terrore  di rimanere avvelenata". Carne e pesce erano banditi lui venerava gli animali


Mangiava verso l'una Hitler, solo verdura e frutta, in base ad uno stretto regime vegetariano. Delicatezze introvabili in tempi di guerra. Asparagi e piselli tenerissimi, peperoni dolci accompagnati da riso e insalate. A descrivere nel dettaglio i pasti del dittatore nazista è Margot Woelk, l'unica assaggiatrice ufficiale del Kaiser rimasta in vita. A novantacinque anni, questa signora ancora capace di sfoggiare un trucco marcato e un caschetto di capelli color argento, ha consegnato per la prima volta ai giornali britannici le memorie dei due anni della sua vita trascorsi a seguito del Führer, della sua amante Eva Braun e dei suoi più stretti collaboratori.

Margot faceva parte di una vera e propria «squadra», il cui unico compito consisteva nell'assaggiare il cibo destinato alla tavola hitleriana in modo da sventare eventuali tentativi di avvelenamento. Dopo l'evacuazione di Berlino, la signora fu portata dalle SS nel quartier generale hitleriano sul fronte occidentale, nell'attuale villaggio polacco di Parcz. A quel tempo suo marito era al fronte e Margot avrebbe dovuto vivere con la sua suocera, invece si ritrovò a far da scudo ad Hitler. Un incarico che ricorda come fosse ieri e che sembra suscitare ancora sentimenti contrastanti. Il terrore di morire, la sorpresa per quella dieta da cui ogni genere di carne animale era bandita, forse l'inconfessabile attesa di un pasto decente.

«Eravamo tutti spaventati- ha raccontato al Times - se quel cibo fosse stato avvelenato non sarei qui oggi. Eravamo costretti a mangiarlo, non ci era stata data una scelta». I pasti venivano assaggiati tra le 11 e le 12, poi venivano serviti soltanto dopo un'ora in modo da essere certi che nessun veleno vi fosse stato aggiunto. Margot doveva essere disponibile ogni giorno, ma veniva chiamata soltanto quando arrivava il treno personale di Hitler. Così, mentre milioni di ebrei venivano massacrati nei campi di concentramento di mezza Europa, Hitler si nutriva d'insalata per risparmiare la sofferenza ad ogni genere animale. La signora Woelk non ricorda infatti di aver mai toccato alcun tipo di carne o di pesce.

Il trattamento di favore riservato alle bestie rispetto agli esseri umani emerge più di una volta come parte integrante della lucida schizofrenia nazista. Basti pensare che nel 1933, quando il partito nazista salì al potere, in Germania vennero promulgate diverse leggi per la protezione degli animali, alcune delle quali rimangono vigenti ancora oggi come viene raccontato dalla rivista Psichology Today. «Chi maltrattava un cucciolo poteva venir condannato a due anni di prigione - si legge in un articolo del 2011 - e sempre i nazisti misero al bando la produzione di foie gras e proibirono il taglio senza anestesia delle orecchie e della coda dei cani.

Allo stesso tempo anche le ricerche scientifiche sugli animali troppo invasive vennero limitate al minimo necessario». Un protezionismo capace di spingersi a livelli ossessivi soprattutto se rapportato allo sterminio di sei milione di ebrei. Mentre i loro padroni venivano trasportati ai campi di sterminio, sui cani degli ebrei si praticava l'eutanasia dolce, per ucciderli senza che soffrissero. Margot Woelk riuscì a salvarsi nel 1944, grazie all'aiuto di un ufficiale tedesco e scappò a Berlino nascosta a bordo del treno di Joseph Goebbels dopo che Hitler aveva già abbandonato il quartiere generale.

Cantiere del metrò, spuntano anfore con resti di neonati del IV secolo d.C.

Corriere del Mezzogiorno

Corso Umberto, ritrovate una serie di «urne» dove si tumulavano i piccoli morti prematuramente


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NAPOLI – Nuove scoperte archeologiche nei lavori per la nuova linea metropolitana a Napoli. In via Egiziaca, a pochi passi dal corso Umberto I, gli archeologi impegnati nello scavo hanno riportato alla luce antiche anfore contenenti resti di neonati.

ANFORE CON NEONATI - Si tratterebbe di inumazioni povere risalenti all’età tardo antica, tumulate fuori le mura della città. Le anfore - utilizzate per seppellire i bambini morti prematuramente - sono state ritrovate a circa quattro metri sotto il piano stradale contengono piccoli resti umani di neonati vissuti tra il IV –V sec. d.C.

EDIFICIO IMPERIALE - Lo scavo in via Egiziaca, oltre a restituire anfore e altri interessanti reperti, ha portato alla luce anche un’imponente struttura semicircolare in opus reticolatum d’età imperiale. Al momento sono in corso studi di settore per individuarne la destinazione d’uso.


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Antonio Cangiano
14 febbraio 2013

Wi-Fi nei locali, il Garante«Gli esercenti non sono responsabili di ciò che fanno i clienti»

Corriere della sera

La risposta al quesito della federazione dei pubblici esercenti apre la strada al wireless nei locali pubblici

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Della questione si dibatteva da tempo. Perché in Italia i gestori dei locali pubblici non lasciano il Wi-Fi aperto a tutti e nel resto del mondo invece ci si può connettere senza problemi? Il motivo era semplice: i proprietari di ristoranti, bar e pub avevano paura di finire nei guai, se ritenuti responsabili di eventuali illeciti commessi dagli avventori. Ora, in risposta a un quesito posto da Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi aderente a Confcommercio, il Garante Privacy ha confermato quanto già stabilito dal decreto Milleproroghe del 2010, ossia che «i gestori dei locali che vogliono offrire ai loro clienti la connessione Wi-Fi gratuita ed eventualmente mettere a disposizione anche Pc e terminali di vario genere, sono sollevati da qualsiasi responsabilità rispetto alla navigazione dei loro clienti e, nel caso volessero entrare in possesso di informazioni più dettagliate, devono richiedere al consumatore di firmare l’autorizzazione al trattamento dei dati personali».

VERSO LA SMART CITY - «A sollevare la questione - sottolinea la Fipe - era stata un'interpretazione controversa sollevata da provider che forniscono programmi di archiviazione. A loro dire, sui gestori di bar e ristoranti incombeva l'obbligo di registrazione dei dati da parte degli utenti, così come dovevano essere anche ritenuti corresponsabili dei siti visitati dai loro clienti in caso di connessione alla rete con l'accesso telematico fornito dal locale». Ma non solo. «La connessione wi-fi libera nei pubblici esercizi -commenta il presidente Fipe, Lino Stoppani- va verso la direzione delle smart city. Bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari diventano sempre più interattivi e sono così in grado di offrire ai clienti un servizio importante nell'era del digitale». Insomma, per chi vuole lasciare aperta la rete nel proprio bar o nel proprio ristorante arrivano rassicurazioni: «Il Garante, nella risposta fornita a Fipe, ha infatti ribadito che questo caso rientra fra quelli in cui non può essere effettuato il trattamento dei dati personali senza necessità del consenso del soggetto interessato, in base all'art. 24 del Codice», riferisce la Federazione.

ALLA PARI CON IL RESTO DEL MONDO - Il Garante, dunque conferma quanto disposto nel 2010, quando venne abrogato l'obbligo, introdotto decreto Pisanu, per i gestori di locali pubblici e privati che forniscono accesso a internet, di richiedere e fotocopiare i documenti degli utenti e di conservarli in un archivio cartaceo. «Pertanto, in primo luogo, gli esercenti che ancora dispongono di strumenti per il monitoraggio e l'archiviazione dei dati - spiega - possono eliminarli, senza il rischio di alcuna responsabilità, rendendo così realmente libero il servizio di wi-fi offerto». Insomma, a quanto pare, l'Italia può mettersi alla pari con il resto del mondo, dove il wireless nei locali pubblici è una realtà già da tempo. Ma in tanti, ancora troppi, temono che in ogni caso sia il gestore dell'esercizio a finire nei guai nel caso in cui il cliente connesso commetta qualche illecito.


Marta Serafini
mserafini@corriere.it14 febbraio 2013 (modifica il 15 febbraio 2013)

Perché una legge (insensata) libera Jucker 10 anni dopo

Corriere della sera
di Isabella Bossi Fedrigotti


È tutto regolare, la legge è stata osservata (e sfruttata) al millimetro. Rito abbreviato, risarcimento milionario, condono, buona condotta, patteggiamento in appello consentito per qualche mese soltanto e poi di nuovo abolito, equivalenza tra attenuanti e aggravanti hanno portato la pena inflitta originariamente da 30 anni ad appena poco più di 10, di modo che Ruggero Jucker oggi è libero, con l’unico obbligo di firmare periodicamente il registro di polizia. Evitato anche quello, stabilito dalla sentenza, di un ricovero di tre anni in una casa di cura.

Ma davvero è giusto che un uomo reo di aver intenzionalmente assassinato in modo barbarissimo e crudele la sua giovane fidanzata, finendola con 22 coltellate nel bagno di casa trasformato in una macelleria — senza che sia mai stato possibile individuarne un qualche motivo — torni in libertà dopo dieci anni soltanto?

La legge è davvero così rigidamente ferrea, simile, quasi, a un meccanismo robotizzato, da non lasciare spazio a rinvii e ripensamenti di alcun tipo che, in questo caso specifico, sarebbero sembrati particolarmente opportuni, visto che l’omicida aveva dato segni di squilibrio e in carcere si era sottoposto a cure psichiatriche? Guarito del tutto? Risanato per sempre? — ci si chiede per forza.
La rete — verace vox populi — è già in tumulto, e si grida al caso O.J. Simpson, la star di colore prima del football e poi anche del cinema americano che, anni fa, grazie ai suoi superpagati grandi avvocati, è stato, abbastanza incredibilmente assolto, nonostante l’impressionante numero di indizi, dall’accusa di aver ammazzato la bianca e bionda moglie fedifraga.

Evidentemente, si afferma, anche da noi funziona una regola non tanto dissimile, in ragione della quale il sapersi muovere e i buoni mezzi possono fare la differenza tra imputato e imputato, tra ricco e povero, tra colto e ignorante. Certo, si tratta di rigurgiti, quasi sempre anonimi, della rete: fanatici a volte, populisti spesso, qualunquisti ancora più spesso, ma, non raramente, anche semplici voci del buon senso, difficili da non condividere.

Quel che resta è la generale, a volte rabbiosa incomprensione di una giustizia che segue percorsi misteriosi ai più, che in occasioni come queste appare incredibilmente perdonista e in altre, invece, sorprendentemente punitiva. Inevitabile che faccia dire, non così a torto, all’uomo della strada — la rete in questo caso —: ma se lasciano uscire uno Jucker dopo dieci anni, come fanno a darne sette a un Corona, che sarà pure un assoluto screanzato ma non un assassino?