giovedì 7 marzo 2013

La batosta non ferma la casta: Il Pd assume la Turco rimasta senza poltrona

Libero

All'ex onorevole e ministro, che aveva scelto di non ricandidarsi, mancano due anni per godere del vitalizio. Insorgono i renziani: "Vada a lavorare"


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Se la notizia fosse uscita appena dieci giorni fa, Grillo e il Movimento 5 stelle si sarebbero messi in tasca un altro 2-3% dei voti degli italiani. Perchè in un'epoca infausta come quella odierna, l'era degli esodati con la disoccupazione sopra l'11% cosa ti fa il Pd? Assume come funzionaria di partito l'ex parlamentare di lungo corso ed ex ministra Livia Turco perchè, poverina, le mancano due anni alla pensione. E lei, che sedeva in Parlamento dal lontano 1987 prima di decidere di non presentarsi alle ultime elezioni, proprio non ce la faceva a restare due anni senza stipendio e senza pensione, dopo che quel malandrino di Mario Monti aveva reso percepibile il vitalizio solo al compimento del 60esimo anno d’età (la Turco, di primavere, ne ha 58).

Migliaia e migliaia di italiani ogni mese dall'inizio della crisi restano senza stipendio. Ma tutto questo, alla Turco non succederà. Voglia mai che un ex (due volte) ministro debba intaccare il saldo del suo conto corrente... La mossa non è passata indenne dalle critiche della basedemocratica: "Spero che possa partire un moto di orgoglio nel partito per impedire questa vergogna" scrive il consigliere provinciale e sindaco di Sant’Antonino di Susa Antonio Ferrentino in un post su Facebook. Il neosenatore Stefano Esposito, sempre sul social, rincara: «Mi sorprendo che Livia non ci arrivi da sola». E i renziani non si sono certo fatti pregare: 'La Turco fuori dal Parlamento pagata dal partito e' scandaloso e vergognoso. Nei confronti di chi non ha lo stipendio dovrebbe essere normale che quando uno smette di fare il politico se ne va a lavorare" ha detto a La Zanzara su Radio24 Roberto Reggi, ex coordinatore della campagna per le primarie di Matteo Renzi.

Cinque Stelle denunciano: «Falso attivista ospite da Barbara D'Urso per screditarci»

Corriere della sera

Matteo De Vita si sarebbe iscritto al forum dei grillini pochi giorni prima di partecipare a Pomeriggio Cinque

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Un falso attivista del M5S alla trasmissione di Canale 5 condotta da Barbara D'Urso, «Pomeriggio Cinque». A denunciarlo è, sul blog di Beppe Grillo, il giornalista e attivista del movimento Matteo Incerti, dopo che gli esponenti stessi del movimento hanno segnalato l'imbroglio attraverso Facebook e Twitter.


L'ospite si è presentato come attivista barese
     
Il profilo di De Vita sul Meetup della regione Puglia 
Il profilo di De Vita sul Meetup della regione Puglia


«COME IL GRANDE FRATELLO» - Secondo Incerti: «il signor Matteo De Vita si iscrive ad un Meet Up il 24 febbraio 2013». Poi Barbara D'Urso su Canale 5 lo invita a parlare a nome del MoVimento 5 Stelle come attivista in collegamento da Bari. Il ragazzo interviene in trasmissione, grida e strepita, contro la conduttrice che lo redarguisce invitandolo a lasciare spazio anche agli esponenti presenti in studio e spronandolo a dare risposte concrete. Nel suo profilo su Meetup, il forum usato dai Cinque Stelle, per comunicare, si legge: «Ragioniere e perito commerciale, esperto in marketing e sviluppo delle risorse umane. Appartenente al gruppo di san giovanni rotondo.

Esplicito, reale e concreto».Una sceneggiata, secondo i Cinque Stelle, buona solo per andare a gettare fango. E una farsa«degna del Grande Fratello (quello di Orwell)», sempre secondo gli attivisti sarebbe la chiusura finale della D'Urso: Venga pure in studio la prossima volta a parlare sempre che non venga espulso». Nel frattempo su YouTube è stato pubblicato il video della puntata e numerosi sono gli insulti rivolti alla conduttrice, come tantissime sono le offese comparse sotto il profilo di De Vita.

M.Ser.7 marzo 2013 | 17:08

M5S, il deputato grillino: «Ci mettono i microchip sotto pelle per controllarci»

Il Messaggero
di Mario Ajello


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ROMA - Avevamo deputati che pensavano che Ruby fosse nipote di Mubarak. Stiamo per avere deputati che pensano che sotto la pelle della gente ci siano microchip. Che ci controllano, ci guidano, ci spiano e spifferano alla Spectre quante volte ci mettiamo le dita nel naso e quanto spesso parliamo male di Beppe Grillo. A sostenere questa tesi, come per uno scherzo del destino dei cognomi, è Bernini. Non Gianlorenzo, il genio secentesco, ma Paolo, il neo-onorevole grillino, che di Bernini evidentemente non ha ereditato il genio.

LA TROUPE
Una troupe di Ballarò va a trovare il grillino nella sua abitazione, lui sta vedendo nel pc uno di quei filmacci apocalittico-complottardi stile Casaleggio sul pianeta di Gaia (che rottamerà la terra nel 2040 con tutti i suoi politicanti, secondo il guru del guru Beppe, riccioluto quanto lui), e racconta che non si tratta di fantascienza. «Ci spiano a tutti quanti mettendoci un microchip sotto la pelle», svela Bernini, che poi è lo stesso che s’è presentato al casting degli onorevoli 5 Stelle l’altro giorno così: «Sono vegano e karateta». Se a lui il microchip lo hanno infilato nella testa, evidentemente quella piccola cimice ha problemi di connessione. Perchè questo è il proseguo del discorso berniniano: «Non so se lo sapete, ma in America hanno già cominciato a mettere nei corpi umani questi microchip, per registrare tutto e per controllare la popolazione. Ma per fortuna che c’è la Rete. Che è capace di denunciare queste verità, che noi andremo a portare in parlamento».

E bravo il Bernini. E chissà se i neo-folgorati sulla via della cosmogonia grillesca - molti dei quali sono vip: da Battiato a Raffaella Carrà, da Lavia a Celentano, dai due Fo a Giovanni Allevi, dal calciatore Perrotta all’industriale Del Vecchio fino a don Gallo che vuole un Papa gay - firmeranno preso un appello per la liberazione globale dal microchip che alberga in noi tra il mignolo del piede destro e la tuba d’Eustachio dell’orecchio sinistro. Su Twitter si ironizza a volontà, anche con giochi di parole sulla sparata del Bernini. Per esempio così, come fa lo spiritoso Luca Bottura: «Quasi quasi mi faccio impiantare un microchip sotto palle». E un altro, che si firma #chipchop: «Con tutte le canne che me faccio, il microchip damò che s’è spento». Qualche filo di fumo vagamente oppiaceo sarà arrivato fino al vegano e karateta intervistato a Ballarò?

COMPLOTTO, NATURALMENTE
Naturalmente, dopo la gaffe del microchip, così come in seguito a quella sul fascismo di un altro deputato grillino, il Bernini ha smentito: «Sono stato equivocato». Peggio: «Le mie parole sono state manipolate, tramite un abile montaggio di post-produzione da parte dei miei intervistatori. Comunque, sono stato un ingenuo e mi scuso con gli attivisti del Movimento 5 Stelle». Il quale vive nella Rete ma ormai ogni giorno, gaffe dopo gaffe, proprio la Rete è quella che più sta sommergendo di sfottò gli onorevoli grillini che straparlano. E magari esistesse un microchip che ne frenasse la facondia.

Viene il dubbio, quasi quasi, che questi grillini più che microchip siano microcheap.


Giovedì 07 Marzo 2013 - 09:25
Ultimo aggiornamento: 10:36

Ho 17 anni, stanotte mi hanno rapinato e ho deciso: scapperò da questa città. Ha vinto la violenza»

Il Mattino


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Nell' andare avanti in questa città, nel vivere quotidiano, ti accorgi sempre più che le poesie di grandi poeti, le canzoni di grandi cantanti che elogiano questa città, non sono altro che una presa per i fondelli! Sono consapevole di non essere il primo, ma sicuramente non sarò l' ultimo, ad avere una rapina a 5 metri dal portone di casa propria è una cosa schifosa, tanto quando averla a 5km e così via dicendo.

Ciò che più fa male non è il fatto di essersi fatti rubare un telefono o un orologio, è l'atto! Una cosa vergognosa quanto schifosa! E' schifoso che un genitore non può dormire tranquillo perché il proprio figlio deve essere attento a non prendere una coltellata. E' schifoso che un ragazzo non può passare una serata con i propri amici senza fottersi dalla paura. E' schifoso che nello scendere giù casa incontri questa gente che vive le loro insignificanti vite come una cosa normale.

Allora mi chiedo quali sono i modi per evitare o quanto meno sfuggire a questo schifo? Molto semplice, sono solo 2 le soluzioni, o sei uno di loro o fuggi! Non si può scegliere altro. Alcuni sceglierebbero un'ulteriore opzione, quella di combatterli, ma purtroppo questo non spetta a noi, spetta alla polizia o chi di dovere sorvegliare le nostre strade...

Non chiamatemi fifone, non venite a farmi la predica sul senso di dovere verso la propria città o quant'altro, ma io scelgo la via che può sembrare la più facile quella del fuggire, perché questa città non mi ha dato nulla! E credo non me lo darà mai, quindi non vedo perché dovrei difendere una persona che un domani si troverà sopra ad un motorino con un compagno dietro che punta un coltello a 2 ragazzi.

Alle ore 00:01 a Napoli si consuma una tragica morte, quella della mia stima nei confronti della mia città. Non so se ciò può fare la differenza ma mi chiamo Fabio ed ho da poco compiuto 17 anni, mi rendo conto della mia tenera età, ma vi prego di aiutarmi a denunciare quanto accaduto.

Saluti
Fabio

Arte o pornografia? Nel dubbio Fb censura

Corriere della sera

Nuovo caso di nudo artistico bloccato dai software del social netowrk: «L'étud de nu» di Guillot online con i seni coperti
MILANO - Cos’è pornografia, cos’è arte? La domanda pare retorica, ai più. Non per Facebook. Ancora una volta il colosso di Zuckerberg non riesce a distinguere tra i due concetti. Un nudo femminile della celebre fotografa francese Laure Albin Guillot (1879-1962), pubblicato sul profilo del museo parigino Jeu de Paume per illustrare la mostra dedicata all'artista, è stato censurato e il profilo è stato temporaneamente bloccato.

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NUDO DI DONNA - Certo va detto: per il museo parigino che ospita la mostra della pioniera dell'uso moderno della fotografia, Laure Albin Guillot, si tratta di un’enorme pubblicità. Ma a che prezzo? La pagina Facebook del Jeu de Paume è stata bloccata venerdì per 24 ore a causa del nudo femminile degli anni ‘40 postato sul profilo. I responsabili del museo, specializzato in fotografia contemporanea e video artistici, si sono affrettati a denunciare la vicenda parlando di «censura» da parte del colosso di Menlo Park: «Non distinguere tra un’opera d’arte e un’immagine pornografica è discutibile e soprattutto pericoloso».

PARTI INTIME - Laure Albin Guillot, che nel corso della sua vita si è dedicata a vari generi come il ritratto, il nudo, il paesaggio, la natura morta e il reportage, è stata anche una delle prime fotografe a lavorare in forma professionale per la stampa, l'edizione di libri, le illustrazioni e la pubblicità. Ciò nonostante, «L'étude du nu», questa l’opera finita nel mirino, infrange gli standard della comunità del social network. La foto in bianco e nero mostra una donna distesa e solo in parte nuda; le parti intime sono infatti coperte da un panno bianco.


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«DIFFICILE DISTINGUERE»
- Nelle ultime ore il museo ha pubblicato la controversa foto su Facebook con una barra nera a coprire il seno e l’avviso che l'immagine è stata bloccata a causa di una violazione delle linee guida del social network (immagini di nudo non sono infatti ammesse su Facebook). Dopo i «numerosi messaggi di sostegno», la direttrice del museo, Marta Gili, ha annunciato che rifiuterà «ogni forma di censura». «La società non ha il diritto di fare una cosa simile con un’opera d’arte». Un portavoce di Facebook in Francia ha ammesso in una dichiarazione scritta che «a volte risulta difficile» riuscire a «distinguere tra arte e pornografia».

GOMITI E DIPINTI - Eppure non è la prima volta (e non sarà nemmeno l’ultima), che Facebook o meglio, i software automatici impiegati dal colosso californiano, censura alcuni dei profili a causa di fotografie ritenute lesive delle linee guida. L’estate scorsa, il social network rimosse l'immagine in cibachrome di Ema (nudo su una scala) del pittore tedesco Gerhard Richter dalla pagina del centro Pompidou di Parigi. Anche in quel caso, il motivo fu la nudità del soggetto. A seguito delle proteste, gli amministratori del sito si scusarono: avevano confuso il dipinto per una foto. Altro caso recente: a fine novembre scambiò un gomito - non proprio innocente, perché l'immagine venne creata apposta - per un seno femminile scoperto. Insomma, il social di Zuckerberg & Co. non va sul sottile, ma è fiero delle sue rigide politiche sulla pornografia. Con pene che vanno dalla semplice cancellazione, alla sospensione a tempo fino alla cancellazione del profilo per i recidivi.


VideoFoto

Elmar Burchia
7 marzo 2013 | 14:05

La Corea del Nord diventerà un’unica grande prigione?

Corriere della sera
di Riccardo Noury


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Amnesty International ha diffuso questa mattina una serie di nuove immagini satellitari che mostrano come il governo della Corea del Nord stia annullando la differenza tra un campo di prigionia politica e la popolazione circostante, inglobando parte di quest’ultima nel perimetro del primo. Di fronte alle notizie sulla possibile costruzione di un nuovo Kwanliso (campo di prigionia politica), adiacente al campo n. 14 di Kaechon, nella provincia di Pyongan Sud, il programma Scienza per i diritti umani di Amnesty International Usa aveva chiesto a DigitalGlobe di fornire immagini satellitari e un’analisi di queste ultime.

Le immagini parlano chiaro e mostrano come la popolazione residente in un perimetro di 20 chilometri intorno alla valle di Ch’oma-bong sia stata inglobata nel sistema di sicurezza e controllo del campo, che ospita oltre 100.000 detenuti. Questi nuovi 20 chilometri presentano una serie di punti d’accesso controllati ed altre strutture che paiono torrette di guardia. Parte della popolazione della valle, insomma, vive in una dimensione ambigua e pericolosa, tra la libertà e la prigionia, sotto sorveglianza permanente.

Quali saranno le prossime intenzioni del regime guidato da Kim Jong Un? La situazione dei diritti umani in Corea del Nord è gravissima. Centinaia di migliaia di persone, bambini compresi, sono detenute nei campi di prigionia politica e in altri centri di detenzione, sottoposte a violazioni dei diritti umani come l’obbligo di svolgere lavori pesanti, il diniego del cibo per punizione, la tortura e altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti. Molte di esse non hanno commesso alcun reato, essendo unicamente legate a persone ritenute infedeli al regime e dunque sottoposte a una sorta di punizione collettiva.

Nel 2011, Amnesty International aveva diffuso un’analisi di immagini satellitari che mostrava l’espansione del famigerato campo di prigionia politica di Yodok, nel quale si ritiene siano detenute 50.000 persone, bambini e donne compresi. Secondo ex detenuti, a Yodok i prigionieri sono costretti a lavorare in condizioni equiparabili alla schiavitù e sono spesso sottoposti a torture e maltrattamenti. Nonostante queste prove schiaccianti, il governo della Corea del Nord continua a negare l’esistenza del campo.

Alla fine di febbraio, si è diffusa la notizia di un ampliamento, di oltre il 70 per cento, di un altro campo di prigionia politica, il n. 25. Amnesty International ha ribadito agli stati membri dell’Onu la necessità di adottare una risoluzione, alla 22ma sessione del Consiglio Onu dei diritti umani, che istituisca una commissione indipendente d’inchiesta sulla drammatica condizione dei diritti umani in Corea del Nord. Amnesty International ha anche chiesto che osservatori sui diritti umani abbiano illimitato accesso sia nella valle di Ch’oma-bong che nel campo n. 14 e che le autorità nordcoreane riconoscano ufficialmente l’esistenza di questo genere di strutture.

Pianeta Sole per metà degli italiani

La Stampa
piero bianucci

Fumano ancora le macerie della Città della Scienza di Napoli e un’indagine certifica che un italiano su due crede che il sole sia un pianeta.


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Stella è la risposta giusta, tanto per non lasciare dubbi. E più di un italiano su due (55%) pensa che l’elettrone sia più grande dell’atomo (mentre la sua massa è un duemillesimo delle particelle che costituiscono i nuclei atomici). Inoltre 6 italiani su 10 ignorano la funzione degli antibiotici. Da anni un gruppo di sociologi interroga un campione significativo della popolazione su questi tre punti elementari.

Apprendiamo così che nel 2012 il livello di competenza scientifica degli italiani è ulteriormente sceso rispetto al 2011 e che non sempre la laurea o gli studi freschi migliorano la situazione: solo il 45% dei laureati e il 30% dei giovani tra i 15 e i 25 anni ha risposto in modo corretto a tutte e tre le domande. Eppure l’esposizione alle informazioni su scienza e tecnologia nell’ultimo anno è aumentata. Cresce il numero di coloro che cercano di aggiornarsi con Internet, programmi tv, riviste scientifiche, ed è incoraggiante il fatto che la divulgazione ritenuta più affidabile sia rappresentata da conferenze tenute direttamente dagli scienziati.

I dati sono tratti dall’Annuario Scienza e Società 2013 curato dai sociologi Federico Neresini e Andrea Lorenzet dell’Università di Padova; completa il quadro Come cambia la comunicazione della scienza di Sergio Scamuzzi e Andrea De Bortoli (entrambi appena pubblicati da il Mulino). Sfogliando queste pagine si capisce meglio come possa accadere che un (ex) ministro della Ricerca pensi a un tunnel per neutrini e che sia Celentano a valutare le cure con cellule staminali. Si capisce anche perché la nostra industria arranca nella competizione internazionale. Ci raccontiamo sempre che siamo creativi, ma nella classifica dei paesi più capaci di innovare occupiamo il diciottesimo posto. Appena un soffio sopra il Portogallo e dopo Slovenia, Cipro ed Estonia: purtroppo la creatività importante non è quella degli chef che reinventano le orecchiette alle cime di rapa.

Dopo aver consultato l’Annuario Scienza e Società 2013, l’incendio doloso che a Napoli ha distrutto la Città della Scienza diventa un segnale ancora più funesto. Non è andata in fumo soltanto una struttura che aveva ridato dignità a un territorio socialmente degradato. Lì in 12 anni milioni di ragazzi hanno trovato laboratori per appassionarsi alla biologia e alla fisica, un planetario per distinguere stelle e pianeti, esperimenti che facevano vivere in prima persona il metodo scientifico.

Inventando la Città della Scienza, il fisico Vittorio Silvestrini era andato aldilà di una intelligente operazione didattica. Aveva voluto dirci che l’Italia ha bisogno di razionalità e di leggi basate sulla conoscenza. I numeri devono essere interpretati politicamente, non c’è dubbio, ma senza numeri e dati certi condivisi - come accade nella scienza - non è possibile fare buona politica neppure se si fosse eticamente ineccepibili. Da questo punto di vista, la fragile (inesistente?) preparazione scientifica che traspare dalle prime mosse dei neoeletti non aiuta la speranza.

Morto Bignasca leghista ticinese che odiava gli italiani

Libero

Deceduto a Lugano per un malore. La sua battaglia più nota quella per limitare il numero dei frontalieri, gli italiani che si recano ogni giorno in Svizzera a lavorare


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Il leader della Lega dei ticinesi Giuliano Bignasca e' morto a causa di un malore. Aveva 68 anni. La notizia data dai media ticinesi e confermata poco dopo dal consigliere di Stato leghista Norman Gobbi. Il decesso, secondo le prime informazioni disponibili, e' avvenuto dopo le 8 di stamane. Il "Nano", come si lasciava chiamare, si trovava nel suo appartamento.

"Padre padrone" del movimento da lui creato, la Lega dei Ticinesi, Bignasca e' stato consigliere nazionale dal 1995 al 1999, oltre che municipale di Lugano, eletto nel 2000 e poi riconfermato. Nel 1990 diede vita al "Mattino della domenica", un settimanale battagliero, dissacrante nei riguardi dell'autorita' e molto letto dai Ticinesi. Negli anni si era distinto anche er gli accesi toni anti italiani. Tra le sue proposte quella di limitare per legge legge il numero dei lavoratori frontalieri (gli italiani, per lo piu' lombardi che si recano ogni giorno in Svizzera).

Quei comunisti italiani che rimpiangono Chavez

Orlando Sacchelli - Mer, 06/03/2013 - 12:08

Bertinotti scrive un messaggio all'ambasciatore venezuelano in Italia per ricordare "l'amico che abbiamo avuto la fortuna di conoscere"


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La scomparsa del dittatore Hugo Chavez è salutata con profonda commozione da Fausto Bertinotti.

"Rappresenta davvero una perdita molto grave per il suo amato paese, il Venezuela, per l’intero continente sudamericano, e per la causa del socialismo del XXI secolo nel mondo". L'ex presidente della Camera lo scrive in un messaggio all’ambasciatore venezuelano in Italia Juliàn Isaìas Rodrìguez Dìaz, nel quale esprime il proprio cordoglio per la scomparsa del presidente venezuelano.

"Noi, personalmente, perdiamo il compagno, perdiamo l’amico che abbiamo avuto la fortuna di conoscere direttamente. In questo momento, così drammatico, vogliamo essere vicini, nella memoria del presidente Chavez, al popolo venezuelano e alla sua Repubblica bolivariana. Porgiamo a lei, ambasciatore, le nostre più sentite condoglianze e la nostra profonda solidarietà".

E sul sito del partito dei Comunisti italiani (alleato con Ingroia alle ultime elezioni) appare una foto con la scritta che riecheggia i saluti a Che Guevara: "Hasta siempre comandante Chavez". I comunisti nostrani rimpiangono l'uomo che ha portato il suo Paese all'ultimo posto nella classifica mondiale sul diritto di proprietà individuale (secondo i dati del Cato Institute), collettivizzato le terre, requisito case e imprese e messo in fuga moltissimi imprenditori stranieri. Che ha imbavagliato la stampa e chiuso d'autorità tre televisioni e più di trenta radio. Possibile che sia questo un modello alto a cui guardare? Il socialismo del XXI secolo può prescindere dalla democrazia (vera) e dalla libertà?

La maxi diga che esiste solo sulle carte

Corriere della sera
di Antonio Crispino

Ma i miliardi di soldi spesi sono tutti veri

Dovrebbe esistere. Nei sogni dei calabresi da più di 60 anni. Sulle cartine geografiche dell'Automobil Club è riportata dagli anni '80 in poi. Ma non c'è. Niente. Nemmeno una goccia d'acqua.


Cattura E' la diga del Mèlito, nel catanzarese, la più grande del Mezzogiorno, una delle più estese d' Europa. Avrebbe dovuto dar vita al lago Azzurro. I numeri sulla carta parlano da soli: 15 milioni di metri cubi di materiale, 108 metri di altezza massima per uno sviluppo a corona di 1,5 km e la capacità di ingabbiare 108 milioni di metri cubi d'acqua. Tutto attorno era stato previsto un piano di sviluppo turistico ma anche il potenziamento della rete di irrigazione agricola in 50 comuni, due province (Vibo Valentia e Catanzaro).

La Cassa del Mezzogiorno finanzia l'opera nel 1983 con 503 miliardi di vecchie lire. Ad accorgersi per primi della diga fantasma, fu negli anni '80 una coppia di turisti tedeschi che intendeva fare canoa sul lago. Dopo ore a girare a vuoto, qualcuno gli dovette spiegare che il lago che vedevano sulla mappa esisteva solo sulla carta. E da allora non è cambiato quasi niente. Mentre le cartine geografiche già stampano ovunque il lago Azzurro, l'opera resta ferma per una serie di contenziosi con le ditte appaltatrici. All'improvviso, infatti, Italstrade e poi Astaldi si rendono conto che l'opera si trova in una zona altamente sismica, una delle spalle della diga rischia di crollare sotto il peso dell'acqua. Nel frattempo vengono spesi 25 milioni di euro per espropriare tutto un paese e 112 ettari di terreno. 200 nuclei familiari vengono allontanati dalla frazione Canne del comune di Fossato Serralta. Secondo i progetti dovrebbe essere inabissata.

Sul cantiere non troviamo né custodi né operai ma solo un grande sperpero di denaro: dagli automezzi abbandonati sino alle case degli operai in completo stato di degrado.Facciamo un giro all'interno. Invece delle ruspe e delle gru in azione ci sono le mucche a pascolare. Tutto abusivo. Macchinari da milioni di euro ormai fuori uso sono parcheggiati sul cantiere. Entriamo nelle case dove alloggiavano gli operai, ormai devastate. Ci sono ancora i mobili e qualche suppellettile di quando questa era considerata una sorta di terra promessa e brulicava di lavoratori. Ad occuparsi di tutta la gestione della diga sul Melito è il Consorzio di bonifica che si trova in un lussuoso palazzo al centro di Catanzaro.

I giornali locali sono pieni di annunci di fine lavori da parte del presidente Grazioso Manno ma, dopo la rescissione del contratto con Astaldi, nemmeno l'affidamento a una terza ditta, la Safab , va a buon fine. Arrivano informative di infiltrazioni della ndrangheta nell'appalto e viene rescisso anch'esso. Trecento operai perdono il posto di lavoro. In 40 anni si riescono a realizzare solo opere minori (il 10% dell'opera). Paradossalmente, proprio mentre si licenziano gli operai e i cantieri sono chiusi, il Consorzio decide di assumere nove persone.

«Sono frutto di clientelismi e trasversalismi politici» ci dice Giuseppe Valentino della CGIL. Il sindacato denuncia, e la Procura mette sotto inchiesta il presidente Manno per abuso di ufficio. Ma non resteranno l'unico caso di assunzioni a dir poco strane. Lo stesso Manno "eredita" la poltrona di presidente dal padre Francesco. «Nulla di strano - ci dice il direttore dell'area amministrativa Silvestro Giacoppo -. Se gli agricoltori intendono confermare a chi ha ben operato, in continuità, un altro componente che fa parte della stessa famiglia, non me ne preoccuperei».

Del resto lui, come il direttore dell'ufficio tecnico e tanti altri, sono stati assunti per chiamata diretta del presidente Manno, di cosa bisognerebbe preoccuparsi? Tra amici e parenti, il rappresentante della Cgil ci segnala anche l'assunzione della figlia dell'attuale direttore del consorzio Flavio Talarico, Emanuela. «Mia figlia non è mai stata assunta al Consorzio, è disoccupata di lungo corso» si difende Talarico. Eppure, andando a chiedere tra i vecchi dipendenti licenziati per far posto ai nuovi assunti, si scopre che Emanuela non è mai stata assunta dal Consorzio direttamente, ma da un ente, il Sidical, nel 2005 e 2006, che si trova nell'Urbi (Unione regionale delle Bonifiche) la cui sede è proprio nel Consorzio di Bonifica.

«La ricordiamo tutti - dice un'ex dipendente -. La mattina arrivavano insieme e andavano via insieme». Oggi l'opera è bloccata. Il Ministero dei Lavori Pubblici per paura di altri sprechi e contenziosi con le ditte, l'ultima costata ben 35 milioni di euro a favore di Astaldi, prima ha commissariato l'opera e poi ha bloccato il resto dei soldi facendo finire tutta l'opera faraonica in un tunnel senza sbocchi. «Quando si è iniziato a parlare della diga mia mamma aveva 7 anni. Ora è morta, all'età di 88 anni, e la diga non si è ancora vista» chiosa uno dei residenti che pur avendo intascato i soldi dell'esproprio, visti i continui intoppi del progetto, invece di andare via è ritornato abusivamente nella propria casa senza che nessuno gli dicesse niente. Ormai da vent'anni.

Video

Antonio Crispino6 marzo 2013 (modifica il 7 marzo 2013)

Una cometa sfiorerà Marte e (forse) lo colpirà E un'altra è visibile anche da noi

Corriere della sera

Probabilità di caduta: 1 su 600. Pan-Starrs già si vede nell'emisfero sud e dal 10 marzo anche in Italia

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Il 19 ottobre 2014 potremmo assistere a uno straordinario quanto violento scontro cosmico vicino a casa nostra, vicino alla Terra, su Marte. Una cometa da poco scoperta, il 3 gennaio scorso, dall’astronomo scozzese-australiano Robert H. McNaught dal Siding Spring Observatory in Australia, transiterà vicino al Pianeta rosso a una distanza che secondo le valutazioni degli scopritori dovrebbe essere di 101 mila chilometri. Però gli esperti del Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa ritengono che potrebbe volare più vicino, a 50 mila chilometri dalla superficie. Leonid Elenin, astronomo russo del Keldish Institute of Applied Mathematics riduce ulteriormente la distanza ad appena 41.300 chilometri.

COLLISIONE - Conclusione: la probabilità che cada è oggi stimata dal Jpl in una su 600; quindi per niente trascurabile. L’incertezza sta nel fatto che le osservazioni dell’orbita della cometa battezzata «C/2013 A1» (Siding Spring) sono ancora ridotte per il poco tempo trascorso dalla sua individuazione. Più i giorni passano meglio sarà precisato il tragitto e si capirà quale sarà la prospettiva fra venti mesi. La quale potrebbe appunto essere un impatto se la distanza sarà così ridotta da trasformare il nucleo in una preda dell’attrazione gravitazionale marziana. Se ciò accadesse, considerando che il diametro del nucleo è valutato per il momento tra 8 e 50 chilometri, provocherebbe secondo gli specialisti del Jpl di Pasadena un cratere di due chilometri di diametro liberando un’energia di vari megaton, cioè svariate centinaia di volte superiore a quella della bomba di Hiroshima.

ALLARME - Lo scopritore della cometa, che solleva un comprensibile allarme nella curiosità e nella scienza, è un noto cacciatore di comete avendone finora scovate ben 75. Che l’evento possa accadere non si presenta come una straordinaria eccezionalità. Si ricorderà che nel luglio 1994 la cometa Shoemaker-Levy arrivando nelle vicinanze di Giove si frammentò grazie alle potenti forze gravitazionali del gigante del Sistema solare e i vari pezzi si inabissarono nell’atmosfera gioviana. E le fotografie riprese dal telescopio spaziale Hubble rimangono come una storica testimonianza.

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DA NOI - In attesa di vedere che cosa succederà con la nuova cometa, in questi giorni sta arrivando nei pressi del Sole la cometa C/2011L4/Pan-Starrs che a partire dal 10 marzo dovrebbe essere visibile a occhio nudo al tramonto. Lunedì è passata vicino alla Terra e sarà il primo dei due spettacoli cometari che l’annata astronomica ci riserva. Alla fine dell’anno lo spettacolo potrebbe essere ancora più esaltante con una seconda cometa (Ison) che, secondo le previsioni, potrebbe diventare la cometa del secolo perché la sua luminosità potrebbe addirittura gareggiare con quella della Luna



Giovanni Caprara
6 marzo 2013 (modifica il 7 marzo 2013)

Record del mondo per l'auto alimentata a caffè

Corriere della sera

La Bean Machine è un pick-up Ford F100 modificato che ha raggiunto i 105,39 km all'ora

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Inebriante e aromatico, il caffè è un alleato potente quando si vuole iniziare la giornata con slancio. Grazie all'idea di un ingegnere e dei suoi collaboratori, ora lo è anche quando si tratta di far partire l'automobile. Un team britannico ha infatti progettato una macchina alimentata a chicchi di caffè che ha segnato il record mondiale di velocità nella categoria dei veicoli alimentati a risorse organiche. E che ora vuole entrare nuovamente nel Guinness dei primati, stavolta per la distanza più lunga mai coperta da una automobile a caffè.

GASSIFICAZIONE - Si chiama Bean Machine, ed è un Ford F100, un pick-up modificato che al Woodford Airfield di Manchester, in Inghilterra, ha raggiunto il record di 65,5 miglia orarie, pari a 105,39 chilometri all'ora. La macchina a caffè funziona grazie a un processo di gassificazione che permette di trasformare i chicchi in monossido di carbonio, idrogeno e altri composti gassosi, elementi che intervengono poi nel processo di combustione.

Video Manuela Messina

VERSO UN NUOVO RECORD - La Bean Machine ha iniziato il 25 febbraio un tour a tappe attraverso il Regno Unito. Il team di Martin Bacon, l'uomo che ha progettato e guidato la macchina a caffè permettendole di segnare il record mondiale di velocità, ha intenzione di coprire con questo viaggio da 1.600 a 2 mila miglia (2.575-3.200 km), aggiudicandosi così il primato per la maggiore distanza mai coperta da questo tipo di veicoli. La coffee car si fermerà in 37 cooperative di generi alimentari. Da lì Bacon parlerà alla gente e agli studenti per spiegare il funzionamento dell'automobile e per promuovere l'attività del gruppo di commercio equo-solidale.

COMMERCIO EQUO - «Un bel modo», fanno sapere dall'azienda, «per parlare dei prodotti Fairtrade (Commercio equo, ndr) che possono fare la differenza per le vite dei produttori, delle loro famiglie e delle comunità locali». Martin Bacon ha detto al Daily Mail che la gassificazione non è nuova nella storia dei veicoli a motore. «Durante la seconda guerra mondiale, c'erano oltre 100 mila veicoli nel Regno Unito alimentati grazie a questo processo, inclusi bus, auto e veicoli commercialil».

BASSE EMISSIONI - L'auto a caffè sarebbe anche eco-friendly. Testati sul primo prototipo realizzato, i livelli di emissioni sarebbero risultati bassi come negli attuali eco-motori presenti sul mercato. Già nel 2010 Bacon aveva modificato una Volkswagen Scirocco del 1988 - acquistata su eBay per circa 400 sterline (465 euro) - per un programma di scienze della Bbc. L'auto, che fu ribattezzata Car-puccino, utilizzò 70 chili di caffè per percorrere i quasi 400 km che separano Londra da Manchester.

Manuela Messina
6 marzo 2013 (modifica il 7 marzo 2013)

Il firmamento dei sogni costosi

Corriere della sera


Grillo è dotato, oltre che di eccezionale bravura scenica, di straordinaria furbizia. Finita la campagna elettorale fa notizia stando zitto. La pubblicità se la fa fare (gratis) rifiutando di parlare alle televisioni e ai giornalisti italiani. Sia chiaro, non è che Grillo si neghi a tutti: ai giornali e alle televisioni del resto del mondo parla. A noi no, perché siamo corrotti, venduti, infidi. Se io fossi un giornalista ricambierei la scortesia: se lui non vuole parlare con me, nemmeno io voglio parlare con lui né di lui. Invece ho visto diecine e diecine di operatori delle varie tv accalcati e imploranti di fronte alla sua porta inesorabilmente chiusa. Così, dicevo, ottiene pubblicità gratis e non corre rischi. Attorno a un tavolo, parlando, è molto meno bravo di quanto non lo sia urlando, e dunque lì corre rischi. Alla fine lo dovrà fare; ma forse manderà in sua vece il suo guru.

Intanto, che fare? Io ho spesso criticato molte delle regole che abbiamo. Però riesco a capire che non possiamo vivere e convivere senza regole. Se Grillo non le rispetta o non le accetta, le regole che abbiamo debbono rifiutare lui. Per esempio, se il suo non è un partito, allora i suoi eletti non hanno il diritto di costituire un gruppo parlamentare né di usufruire dei benefici connessi (per esempio di utilizzare una sede che grava sul bilancio del Parlamento). E prima di precipitarsi a cercare di «comprarli» (così direbbe Grillo) qualcuno ci dovrebbe spiegare che razza di rappresentanti sono.

Chi rappresentano? Tra le richieste perentorie del Nostro c'è anche quella di abolire il divieto del mandato imperativo. Si avverta: questo divieto, istituito dalla rivoluzione francese, esiste a tutt'oggi in tutte le costituzioni democratiche. Perché? È perché altrimenti si ricade nella rappresentanza medievale, o comunque premoderna, per la quale il rappresentante è soltanto l'emissario, l'ambasciatore di un padrone. Il che, intendiamoci, a Grillo va benissimo, visto che tutti i suoi debbono obbedire soltanto a lui e funzionare soltanto come dei «signorsì». Ma questa richiesta è evidentemente inaccettabile per qualsiasi costituzionalista serio (preciso perché non tutti lo sono). Andiamo egualmente male per la proposta pericolosamente demagogica di sottoporre a referendum la nostra appartenenza all'euro. Tecnicamente non si può fare perché la creazione dell'euro discende da trattati internazionali, e per altre ragioni ancora. Che Grillo probabilmente non conosce.

Ci sono poi tutte le richieste-proposte economiche. Grillo propone un «reddito del cittadino» di mille euro al mese. Nel conteggio Istat i disoccupati in questione sarebbero circa 3 milioni: il che comporterebbe una spesa annua di 36 miliardi. Ma il conteggio dei disoccupati è notoriamente difficile: sono soltanto coloro che hanno perso il lavoro e che non ne trovano un altro? I 3 milioni di cui sopra includono i cassaintegrati. Ma poi ci sono quasi il 40 per cento di giovani disoccupati. L'altro versante del problema è che abbiamo un debito pubblico vicino al 130 per cento del Pil, del Prodotto interno lordo, e che, con lo spread che torna ad allargarsi, comporta un costo di interessi sui nostri buoni del tesoro che diventa davvero insostenibile. E tutti questi soldi Grillo dove li troverebbe? Io non lo so. Ma non lo sa nemmeno lui.


Giovanni Sartor
i7 marzo 2013 | 9:23

Da Benito a Beppe, tutte le bugie sul Debito

Il Giornale
Massimo Restelli



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Quello che vedete qui sopra è un grafico del rapporto debito/pil in Italia dal 1900 a oggi. Lo ha pubblicato Bloomberg per ricordarci, ove mai ce ne fosse bisogno, che a fine 2012 l’Italia ha raggiunto un nuovo record con un rapporto al 127%, il più alto dai tempi di Benito Mussolini. Anzi, a essere precisi dal biennio 1924-1925 quando – tra elezioni e successiva legiferazione dittatoriale – il Duce conquistò il potere assoluto nel Paese. A quei tempi il debito/pil viaggiava attorno al 160 per cento. Ma erano altri tempi…

Quello che però a Bloomberg interessa molto meno è il fatto che la curva del debito sia scesa a partire dal 1926 per riportarsi verso il 100% in un battibaleno. Che cosa successe? Il ministro delle Finanze, Conte Giuseppe Volpi di Misurata, su impulso del presidente del Consiglio Benito Mussolini, decise il consolidamento del debito pubblico: i titoli di Stato furono resi inconvertibili per 10 anni e furono sostituiti da obbligazioni trentennali al 5 per cento. Ecco svelato il trucco, che per i risparmiatori italiani si tradusse in una vera e propria «mazzata».

Ed ora eccovi alcune dichiarazioni rese dal personaggio politico del momento: il (non) leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo
:
«L’Italia non ha più chances se non quella di rinegoziare il suo debito. Nel giro di sei mesi i partiti non potranno più pagare le pensioni, né gli stipendi pubblici e se gli interessi sul debito ammontano a 100 miliardi di euro all’anno, siamo morti». «Se non cambiano le condizioni l’Italia deve lasciare l’euro e tornare alla lira. Ritrattare il debito pubblico con le banche è una delle prime urgenze».

Insomma, a leggere bene (e le parole non lasciano molto spazio alle interpretazioni) pare proprio che la ricetta di Beppe Grillo – tenuto conto che un referendum online sull’euro è un periodo ipotetico dell’irrealtà – non sia molto dissimile da quella del Conte Volpi di Misurata (e del suo dante causa).

Ci sono però, alcuni fattori di cui tener conto.

Nel 1926, per quanto il mondo non fosse ancora «globalizzato», l’Italia compiendo la scelta della ristrutturazione del debito si precluse per molti anni l’accesso al mercato internazionale del debito. In pratica, i titoli italiani non avevano più mercato perché il nostro Paese era ritenuto inaffidabile. Questo è il motivo per il quale nel 1982, in pieno dramma da debito, né Guido CarliBruno Visentini decisero di non ristrutturare pur avendo vagliato quell’ipotesi in quanto – come si vede dal grafico stesso – i governi di centrosinistra, quelli di solidarietà nazionale e infine quelli del pentapartito avevano fatto esplodere la massa del debito a causa di spese dissennate (baby pensioni in primis).

Il ragionamento di Grillo è molto lineare: il debito costa 90-100 miliardi all’anno, le banche estere ne detengono una gran quantità, è ingiusto che per onorare gli interessi l’Italia debba compiere rinunce assai dolorose. Grillo, però, non tiene conto che su circa 1.700 miliardi di titoli di Stato in circolazione (gli altri 300 miliardi di debito pubblico sono sotto altre forme), più o meno un miliardo è qui in Italia. Per la precisione, guardando i dati di Bankitalia, 650 miliardi sono nei portafogli dei nostri connazionali e 350 miliardi sono in «pancia» alle nostre banche (che ormai sono diventate degli hedge fund che speculano sui Btp usando la liquidità a buon mercato della Bce, purtroppo questa per loro è diventata l’unica fonte di guadagno). Se ristrutturassimo, i primi a essere colpiti saremmo noi stessi…

Per concludere, osserviamo la parte più trascurata (e purtroppo dimenticata) del grafico di Bloomberg. Come si vede, dopo la Seconda Guerra Mondiale il debito/pil italiano, cresciuto durante il conflitto, decrebbe in maniera molto rapida portandosi dal 120% circa al 24 per cento. Tutto merito di Luigi Einaudi, uno dei pochi veri (e grandi) liberali italiani. Non volendo istituire un’imposta patrimoniale per sopperire fiscalmente allo sbilancio, decise di lasciare libera l’inflazione di fluttuare: il debito pubblico italiano si svalutò immediatamente e con una politica economica accorta già

all’inizio degli anni ’50 l’Italia era uno dei Paesi più virtuosi che ci fossero nell’occidente industrializzato. Lo choc inflazionistico si riassorbì molto presto e da lì partirono le basi del boom economico. Oggi questa ricetta sarebbe impossibile da applicare perché il principale compito della Bce è proprio quello di difendere l’Eurozona dall’inflazione. Quest’ultima, infatti, è il principale nemico della Germania che ricorda come un incubo i tempi della Repubblica di Weimar. E se non si può seguire l’esempio di Einaudi, è chiaro che la voce di Grillo (e quella del suo antesignano) risuoni molto più forte.

Wall & Street

Chi sono i Giusti

Corriere della sera

Perché è fondamentale lottare contro l'indifferenza
Di ANTONIO FERRARI

Al binario numero 21 della Stazione Centrale di Milano, da dove partivano i treni per Auschwitz-Birkenau, è stato inaugurato un memoriale, il 27 gennaio scorso. All'ingresso, scolpita sulla pietra color fumo, una sola e gigantesca parola in lettere maiuscole: «INDIFFERENZA».

È l'indifferenza, voltare la testa dall'altra parte, scrollare le spalle, rifugiarsi nel sottoscala del proprio egoismo e dei propri interessi, a cementare e favorire il sinistro rigurgito del razzismo, di tutti i razzismi che stanno ammorbando e avvelenando la nostra Europa. Il razzismo, l'indifferenza della gente, e alla fine le ben note conseguenze che ci ostiniamo a sottostimare. Se in Ungheria, il premio Nobel per la pace Elie Wiesel ha restituito la più grande onorificenza che gli aveva conferito la Repubblica, c'è - come ben sappiamo - una seria ragione. Se in Grecia, la destra più radicale e gli apostoli del qualunquismo cercano di sminuire la crescita del partito estremista «Alba dorata», che si

richiama anche nella simbologia al nazismo, c'è un cinico calcolo contingente e forse un piano premeditato. Se in Francia, in Italia ma anche in Germania e in altri Paesi del Nord, l'intolleranza e l'antisemitismo continuano a mietere consensi, in qualche caso alimentati dai morsi della crisi economica, ma sempre dai politici che strillano e sbraitano per compiacere gli istinti più bassi, è necessario sollevare la testa, essere vigili, intervenire, non tacere e diventare inflessibili. Prima che sia davvero troppo tardi. Ricordiamo sempre come fascismo e nazismo hanno conquistato il potere.

Video : Milano capitale d'Europa - Voci dal Vicino Oriente

IL PERICOLO DELL'OSTILITÀ - Nel caso dei Giusti, cioè di coloro che il Parlamento europeo ha deciso di celebrare ogni 6 marzo, si può parlare di un percorso virtuoso, doppiamente coraggioso, anzi decisamente audace: uomini e donne che hanno lottato contro l'indifferenza e contro quell'altro micidiale pericolo che si chiama ostilità. L'indifferenza è non ascoltare, oppure ascoltare con malcelato fastidio i moniti e le denunce di coloro che avvertono in anticipo l'arrivo della tempesta avvelenata. L'ostilità, spesso generata dall'invidia, è il tentativo, spesso vincente, di sminuire o ridicolizzare il gesto di chi, per rispettare i diritti umani, non esita ad andare controcorrente, pronto a pagare - se necessario - il prezzo più alto. Giusto è appunto chi si oppone alle convenienze, e spesso al perbenismo.

La piccola Neda che va in piazza a Teheran contro chi vuol annientare i suoi sogni, la sua libertà e la sua gioventù, e sacrifica la vita, è un esempio luminoso di ragazza Giusta. Giusto era il console fascista italiano Guelfo Zamboni, che a Salonicco nel 1943 riuscì a salvare gli ebrei italiani e anche numerosi ebrei greci, inventandosi false parentele e falsificando documenti, per evitarne la deportazione; è lo stesso console Zamboni che, tornato in patria, invece di ricevere i dovuti onori, fu accolto con fastidio. Il Ministero degli Affari esteri cercò persino, dopo la fine della guerra, di spedirlo in anticipata pensione. Giusta, per me, è la bulgara Ludmila Zivkova, figlia del dittatore comunista Todor Zivkov.

Donna ribelle e coraggiosa, protettrice degli intellettuali durante il regime, invisa ai sovietici nonostante fosse una personalità del partito comunista e membro del Politburo bulgaro, morì in strane e inquietanti circostanze, nel bagno di casa, a 39 anni. Giusto è Samir Kassir, lo scrittore e giornalista libanese che si batteva per l'indipendenza del suo Paese dalla morsa siriana e per i diritti del popolo palestinese, e che ha pagato con la vita: annientato da una bomba a Beirut. Giusto è il polacco Ian Karski, infiltrato nel Ghetto di Varsavia e poi esfiltrato perché potesse raccontare ai potenti della terra la ferocia nazista. Potenti che non ascoltarono o forse ascoltarono senza avere, da subito, la volontà di agire per fermare la macchina dello sterminio.

CHI SONO I GIUSTI - Uno dei pochissimi pensieri largamente condivisibili del presidente Mao è che una rivoluzione non è mai un pranzo di gala. Mutuando le parole di Mao, diremmo che diventare un Giusto non è mai facile. Però sappiamo bene che essere Giusto è la pulsione naturale, che ci appare straordinariamente generosa, di ogni essere umano degno di questo nome. Giusto è chi si confronta con il perbenismo, rinuncia alla carriera, vive circondato dal sospetto, viene spiato, accusato, vessato, punito. Saper ascoltare e rispondere alla propria coscienza, disobbedendo agli ordini infami, non porta mai onori ma comporta quasi sempre soltanto dolori. Non conosco un solo Giusto, tra quelli che sono stati scoperti, individuati e ora riconosciuti, che sia stato rispettato come tale in vita.

Il russo Vassili Grossman, lo svedese Raoul Wallenberg, il bulgaro Dimitar Peshev, il tunisino Khaled Abdel Wahab, sono solo alcuni esempi di queste storie che dimostrano, come appunto diceva ironicamente Grossman, l'«insensatezza del bene». Da contrapporre a quella che Hanna Arendt descrisse magistralmente, durante il processo in Israele contro Eichmann, come la «banalità del male». Ecco perché prevenire il razzismo, individuarlo tra le pieghe delle nostre democrazie, scovarlo sotto il tappeto dei nostri interessi personali, è più che un dovere. È fondamentale per cementare la nostra amata Europa, e farla diventare esempio di civile e matura convivenza.

4 marzo 2013 | 12:33

Prodotti Apple gratuiti. Ma è solo traffico di like

Corriere della sera
di Antonio Castaldo


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Sembrava un esperimento ormai archiviato. Sono invece riapparse, e si diffondono rapidamente grazie alla credulità della gente, le truffe dei prodotti Apple gratuiti. Anzi, forse per una questione di par condicio tra i due colossi delle comunicazioni digitali, cominciano a spuntare anche profili per la cessione gratuita di prodotti Samsung. Si tratta di pagine Facebook che, facendo sfoggio di immagini catturate in rete, offrono Iphone e Ipod (e smartphone Galaxy) ancora impacchettati. In cambio di cosa? Di una semplice condivisione e di un like, un clic di approvazione sotto l’immagine.

Va da sé che nessuno regala nulla, men che meno l’Apple, una delle aziende con maggior capacità di creare profitti dell’intero globo terracqueo.
E allora perché inventarsi pagine Facebook tarocche? Secondo alcuni blog, l’intento è semplicememente quello di capitalizzare condivisioni, da poter poi rivendere ad aziende in caccia di influenza social. Per Attualissimo si tratterebbe di un tentativo di carpire dati personali degli utenti. Secondo FaceBlog l’obiettivo è anche incrementare l’engagement di queste pagine. Secondo AppleZein, infine, le pagine cariche di like (oltre ventimila in meno di 24 ore) vengono poi vendute a persone, aziende o società che le sfruttano per guadagnarci.

Data Retention”, ispezioni Gdf in tutta Italia

La Stampa

Operazione nei confronti di 11 società di telefonia e provider per verificare il trattamento dei dati personali

roma


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Si chiama «Data Retention» l’operazione eseguita dai Finanzieri del Nucleo Speciale Privacy di Roma per verificare il rispetto della normativa in materia di trattamento dei dati personali nei confronti di 11 società di telefonia e provider. 
L’operazione si è svolta nell’ottica di un bilanciamento tra le ragioni di giustizia e sicurezza (i dati di traffico telefonico devono essere conservati per 24 mesi e quelli di traffico telematico per 12 per fini investigativi), e la privacy dei cittadini che, usufruendo di servizi di telefonia e d’accesso a Internet e alla posta elettronica, anche in mobilità, hanno rilasciato i propri dati alle aziende che forniscono i relativi servizi. 

I controlli, si legge in una nota, hanno avuto in primo luogo lo scopo di sensibilizzare gli operatori del settore circa il rispetto delle disposizioni di legge e delle prescrizioni impartite dal Garante. In 9 casi sono state accertate e contestate violazioni amministrative al Codice Privacy relativamente alla conservazione dei dati di traffico oltre i termini previsti, alla mancata adozione delle misure minime di sicurezza, e alla mancata adozione di alcune delle ulteriori misure di protezione prescritte dal provvedimento del Garante, quali l’uso di tecnologie di riconoscimento biometrico per selezionare l’accesso ai dati e la cifratura dei dati. 

Due sono state le segnalazioni al ministero dello Sviluppo economico per l’eventuale contestazione della violazione relativa alla mancata conservazione dei dati di traffico o alla loro conservazione per un tempo inferiore a quello previsto. È stata infine predisposta una segnalazione all’Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di violazione delle misure minime di sicurezza.
Al di là dei profili sanzionatori, il Garante dovrà ora valutare, caso per caso, la congruità delle misure adottate nonché la liceità dei trattamenti con riferimento, in particolare, al profilo, emerso in taluni casi, del trasferimento all’estero dei dati.

(Agi)

Aumentano i matrimoni “virtuali”

La Stampa

Diffusi soprattutto tra i militari e gli immigrati

Rangoon


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Matrimonio civile, gay, religioso, forzato, combinato e riparatore. C’è anche la categoria matrimonio a distanza, in cui ormai rientra a pieno titolo il matrimonio virtuale. 
Nell’era Internet anche due persone ai capi opposti del globo possono utilizzare il programma video chat di Skype per unire i loro cuori, come hanno fatto Ms. Chowdury, una cittadina americana, da una moschea di Jackson Height, nel Queens, e il suo prescelto, Tanvir Ahmmed, nella sua camera da pranzo in Bangladesh alla presenza di un giudice.

La felice coppia - come riporta oggi in un lungo articolo il New York Times - non solo si è incontrata su Internet, ma sul web ha pronunciato anche il fatidico sì. Tecnicamente il matrimonio Chowdhury-Ahmmed si è svolto in Bangladesh, dove è stato registrato legalmente, e non nello stato di New York dove questa procedura non è consentita. Solo pochi stati americani autorizzano i matrimonio a distanza, generalmente a condizione che uno dei due contraenti sia un militare. Ma gli Stati uniti riconoscono i matrimoni stranieri fin tanto che sono celebrati all’estero e non violino alcuna legge locale.

George Andrews, manager di «Proxy Marriage Now» una compagnia che fornisce il supporto logistico e tecnologico per questi matrimoni, «worldwide» ha detto che gli affari della società, fondata sette anni fa, sono aumentati del 12-15% ogni anno: attualmente celebrano 400-500 matrimonio l’anno, soprattutto fra militari, nelle cui file sono aumentati del 40%. Ma al matrimonio a distanza fanno ricorso sempre più di frequente le comunità degli immigrati, anche per evitare dispendiose spese per i viaggi all’estero dei familiari.

(TMNews) 

Se c'era Renzi...Schettino risaliva a bordo» Tra gag e ironia il sito web che coccola Matteo

Corriere della sera

Battute, considerazioni, dialettismi e motti di spirito

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LIVORNO – Matteo Renzi è una bomba mediatica soprattutto di questi tempi. Ma neppure Enrico Battocchi, 35 anni, programmatore livornese e un’esperienza al «Nido del Cuculo», la banda dei doppiatori-cabarettisti inventata dall’attore Paolo Ruffini, avrebbe potuto immaginare tanto successo. In poche ore il suo web dedicato al sindaco di Firenze ed esponente del Pd è stato preso d’assalto da oltre 40 mila utenti unici e il trend è in continua crescita.

IL SITO - Il successo? L’aver creato il sito su un unico quesito: che cosa sarebbe accaduto se al posto di Bersani ci fosse stato Renzi? Domanda-tormentone del dopo elezioni, alla quale sul «sito-non sito», si risponde con il modo più divertente possibile. E così Battocchi, in collaborazione con la bolognese Federica Bellagamba, il genovese di origine iraniana Aramesh Fereidouni e il veneto Pierangelo Renieri hanno inserito la fatidica domanda è ha fatto rispondere i cibernauti. Ne è venuta fuori un’interessante pioggia di migliaia di battute, considerazioni, dialettismi e motti di spirito. Qualche esempio? Se c’era Renzi «La Torre di Pisa era dritta», «Il Papa avrebbe abdicato in suo favore», «I giaguari erano a tinta unita», «Gesù libero e Barabba terzino», «Schettino risaliva a bordo», «La maglia della Juventus era viola e non bianconera», «Gargamella poteva continuare a giocare felice con i Puffi».

LE BATTUTE - E ancora «Calderoli era bello e intelligente», «Frusciante non usciva dal gruppo», «A Silvio gli crescevano i capelli veri», e altre amenità. La genialità di Battocchi è stata quella di realizzare un «non sito» che si crea di volta in volta con le battute e frasi spesso senza senso, ma che contribuiscono come uno strano collage a descrivere con il sorriso dell’ironia l’intrigata situazione politica. Un passa parola un po’ schizoide dei tempi post moderni.

Marco Gasperetti
6 marzo 2013 | 12:53

Doppio show mozzafiato Tutti pronti per le comete

La Stampa

Appuntamento il 10 marzo e poi a novembre con Pan-Starrs e Ison
mario di martino

INAF - OSSERVATORIO DI TORINO


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Il 2013 è speciale: verrà ricordato per l’esplosione di un corpo cosmico nei cieli della città russa di Celjabinsk, lo scorso 15 febbraio, ma anche per l’apparizione di due comete che saranno visibili ad occhio nudo. Una tra pochi giorni (la «cometa di Pasqua») e una verso la fine dell’anno (la «cometa di Natale») che, secondo le previsioni, dovrebbe essere molto brillante e, forse, scintillante anche di giorno.

Sono trascorsi più di 15 anni dall’apparizione nell’emisfero boreale di due comete che si manifestarono in tutto il loro splendore: nel 1996 Hyakutake e nel 1997 l’eccezionale Hale-Bopp e da allora nessun altro «astro chiomato» ha solcato i cieli settentrionali. Ecco perché ora cresce l’attesa. La prima a manifestarsi sarà C/2011 L4 Pan-Starrs, scoperta il 6 giugno 2011 dal telescopio «Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System», situato presso l’osservatorio di Haleakala, Hawaii. Lo strumento è il primo di un sistema di 4 telescopi a grande campo (1,80 metri), il cui scopo è la scoperta di asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra. Se le comete vengono battezzate con il nome dello scopritore, in questo caso, dato il coinvolgimento di un gran numero di astronomi ed esperti di computer, è stato deciso di assegnarle il nome del telescopio con cui è stata fatta la scoperta.

Quando fu individuata, la cometa era poco luminosa (magnitudine 19), ma le analisi degli astronomi dell’Università delle Hawaii mostrarono che l’oggetto aveva tutte le caratteristiche per diventare visibile ad occhio nudo con il suo avvicinarsi al Sole. Al momento della scoperta Pan-Starrs si trovava a 1,2 miliardi di km dalla Terra e i dati astrometrici permisero di calcolare i parametri orbitali preliminari, da cui risultò che la cometa sarebbe passata al perielio (la minima distanza dal Sole) tra l’inizio di febbraio e la metà di aprile 2013. Con l’aumentare delle osservazioni, poi, l’orbita fu definita in modo più preciso: risultò chiaro che proviene dalla Nube di Oort, l’inviluppo di corpi ghiacciati che avvolge il Sistema Solare interno e che si suppone si estenda fino a 100 mila unità astronomiche dal Sole. Il periodo di rivoluzione della cometa, infatti, è di circa 110 mila anni, mentre l’inclinazione del piano orbitale è di 84°, valori tipici delle comete provenienti dalla periferia del nostro sistema planetario.

Il passaggio al perielio, a 45 milioni di km, è ora previsto per il 10 marzo. Purtroppo non è facile fare anticipazioni precise sul valore della massima luminosità che potrà raggiungere Pan-Starrs, in quanto si tratta di una cometa che per la prima volta visita le regioni interne del Sistema Solare e quindi non si conoscono a sufficienza i dati relativi ai ghiacci e alle polveri del nucleo: sono questi a dare origine alla coda di gas ionizzato. Secondo le previsioni, dovrebbe raggiungere e forse superare la magnitudine 2. Ma il condizionale è d’obbligo: diverse comete, infatti, non si sono comportate come previsto. Elenin, per esempio, sarebbe dovuta diventare visibile avvicinandosi al Sole, ma una ventina di giorni prima del passaggio al perielio si disgregò. Holmes, invece, in poche ore aumentò la propria luminosità di ben 15 magnitudini. Lo spiega David Levy, scopritore della famosa Shoemaker-Levy 9, i cui 20 frammenti impattarono su Giove nel 1994: «Questi corpi sono come i gatti. Hanno la coda e un comportamento imprevedibile e indipendente. Fanno sempre ciò che vogliono».

Pan-Starrs, comunque, sarà visibile per tutto marzo nell’emisfero boreale dopo il tramonto, anche se bassa sull’orizzonte. Si muoverà verso Nord, transitando nelle costellazioni dei Pesci, di Pegaso e di Andromeda. Poi, in aprile, riprenderà il viaggio nelle profondità dello spazio. Diminuirà quindi di luminosità, ma risulterà circumpolare nell’emisfero boreale (e quindi sarà visibile per tutta la notte). Utilizzando un buon binocolo, lo spettacolo sarà straordinario, quando passerà vicino alla galassia di Andromeda: sarà un’occasione per foto mozzafiato. Se invece Pan-Starrs dovesse deludere, basterà attendere pochi mesi: a novembre toccherà a Ison, che promette di essere eccezionale. Passando a «soli» 1,8 milioni di km dal Sole, sarà più luminosa della Luna.

Dal "compagno" Napolitano parole al miele per Chavez E allora dia l'incarico a Grillo

Libero

Le sentite condoglianze del Capo dello Stato per la morte del caudillo venezuelano. Uno che verso i partiti e l'opposizione non la pensava tanto diversa dal capo assoluto dei 5 stelle


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Passi il "doloroso e difficile frangente"; passino i "sentimenti di sincero cordoglio alla famiglia"; ma nel messaggio inviato al Presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela Nicolas Maduro, il "ricordo dell'impegno per il progresso sociale del suo popolo", il presidente Giorgio Napolitano poteva anche risparmiarselo. Hugo Chavez, scomparso ieri a Caracas dopo una lunga malattia, ha di fatto isolato il suo paese e il suo popolo per tutti gli anni del suo "regno" con un solo obiettivo: ledere gli interessi degli Stati Uniti". E per farlo non ha esitato, tra le altre cose, a intessere un rapporto speciale forte col presidente iraniano Ahmadinejad, uno che tutte le rotelle a posto non le ha e che da anni rappresenta una minaccia per la pace del pianeta.

Il modello di occupazione del potere da parte di Chavez era assimilabile a quello attuato in nordafrica dai vari "capi di stato" abbattuti dalle cosiddette "primavere arabe" per le quali Napolitano ha avuto parole di elogio.  E poi vien da chiedersi perchè, apprezzando uno come Chavez, Napolitano a casa nostra non straveda per Beppe Grillo. In vista del "progresso sociale" del nostro paese, è al capo indiscusso del Movimento 5 stelle che il l'inquilino del Quirinale dovrebbe conferire l'incarico di formare il prossimo governo. E buona notte a partiti e opposizioni. Venezuela-style.

Chavez, l'ultimo caudillo marxista lascia il Venezuela con i conti in rosso

Libero
di Maurizio Stefanini



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«Dopo aver combattuto per due anni, con l’amore del popolo, con le benedizioni dei popoli e con la lealtà dei compagni, è morto». Così alle 23 italiane di ieri il vicepresidente venezuelano Nicolás Maduro ha annunciato la scomparsa di Hugo Chávez, a 59 anni di età. «Noi assumiamo la tua missione, comandante Chávez. Le tue bandiere saranno levate. Grazie da parte di questo popolo, presidente. In nome della famiglia di Chávez e del popolo, accompagneremo il comandante presidente fino alla sua ultima dimora. Cari compatrioti, molta forza e molto coraggio. Dobbiamo superare questo dolore tanto forte».

Che la situazione fosse agli sgoccioli si era capito in mattinata, quando, dopo aver a lungo minimizzato e negato la gravità del male, il ministro della Comunicazione e Informazione Ernesto Villegas aveva ammesso che c’era «un peggioramento della funzione respiratoria collegata con lo stato di immuno-depressione del presidente. Attualmente presenta una nuova e severa infezione».


Alcune voci hanno parlato di un trasferimento d’urgenza a Cuba, altre che fosse in realtà già morto e che si cercasse solo il modo di dirlo. Poi il governo venezuelano ha iniziato a proclamare che Chávez era stato probabilmente «avvelenato come Arafat», chiedendo un’indagine internazionale e arrivando a espellere due funzionari dell’ambasciata statunitense. E a quel punto si è aspettato solo che la notizia venisse data.


Chiaramente, a questo punto risulta che aveva pienamente ragione l’opposizione nell’accusare di irresponsabilità il regime per il modo in cui stava occultando la verità, forzando addirittura la Costituzione pur di non andare a nuove elezioni. Era evidente che solo una sparata del genere avrebbe potuto permettere di passare dalla difensiva all’offensiva, e di galvanizzare i militanti chiamandoli alla difesa della Rivoluzione. Solo un modo di guadagnare tempo, o c’è il rischio che l’accusa venga utilizzata per blindare il potere con un golpe bianco ai danni degli stessi oppositori?

Nei giorni scorsi Maduro aveva comunque già preparato la notizia, spiegando che Chávez si era ammalato per aver trascurato la propria salute dedicandosi tutto al bene del popolo. In effetti, era evidente che la sua quarta campagna elettorale avrebbe costituito uno sforzo tale da mettere a repentaglio la sua incerta guarigione. Lui ha voluto correre lo stesso, ha vinto, ma non ha potuto neanche prendere possesso. Il volto gonfio dei comizi sembrava confermare l’idea che si fosse riempito di medicinali apposta per stare in piedi, anche a costo di darsi il colpo finale.

Forse così ha però costruito una leggenda che potrebbe sopravvivere agli evidenti limiti del personaggio. Fondatore del socialismo del XXI secolo, presidente per 14 anni, inventore di uno stile politico che ha legato il modello caudillista alle nostalgie del marxismo, all’antipolitica, alla Teologia della liberazione e al pensiero no global, lascia un Paese in grave crisi economica (mentre il suo patrimonio si aggirerebbe sui due miliardi) in un’America Latina che invece è in pieno boom. Chissà se sarà forse ricordato come l’Evita Perón del nostro secolo...


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