mercoledì 20 marzo 2013

Laura Boldrini, la comunista con una chiesa di sua proprietà

Libero
di Franco Bechis



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Laura Boldrini non è solo presidente della Camera dei deputati. Dal 15 giugno 2010 è anche comproprietaria di una chiesetta nelle Marche, nel paesino di Mergo, provincia di Ancona. Quel giorno ne è diventata comproprietaria insieme al fratello Ugo, acquistandola per un prezzo top secret dalle due azioniste precedenti, Margherita Marina e Laura Cenci firmando l’atto davanti al notaio Federica Carbone di Jesi.

Al registro del catasto si spiega solo che «l’atto ha ad oggetto il trasferimento della quota di due sesti della chiesa privata aperta al pubblico denominata Chiesa di Santa Marciana, in passato denominata chiesa di Santa Maria santissima delle Grazie, e già al servizio del fabbricato sito in Mergo, via Castellaro, denominato palazzo Borgiani».

Mergo è il paese dei Boldrini, che per lunghi anni hanno vissuto a Jesi, e non è strano che l’acquisto sia stato compiuto lì. Il fratello del presidente della Camera, Ugo, è anche consigliere comunale lì. La curiosità è stata però quell’acquisto: la chiesa è piccolina (quattro file di banchi), fu costruita alla fine del Settecento e inizialmente dedicata a San Placido. (...)

Una vicenda incredibile, quella che racconta il vicedirettore di Libero, Franco Bechis, sul quotidiano in edicola mercoledì 20 marzo. La comunista eletta presidente della Camera, Laura Boldrini, ha una chiesa di proprietà. La vendoliana infatti nel 2010 ha comprato col fratello Ugo l'edificio consacrato che si trova nelle campagne marchigiane e dove si trova il corpo di Santa Marciana. Nella zona la famiglia possiede diversi terreni. Resta il mistero sull'uso del luogo di culto.


guarda il video su Libero Tv

Costi della politica, Grasso e Boldrini si tagliano l'indennità del 30% «Lavoreremo dal lunedì al venerdì»

Il Messaggero

Avviato studio sui costi, l'obiettivo è risparmiare fino al 50% delle attuali spese. Sacrifici anche per i dipendenti


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ROMA - I presidenti di Camera e Senato si tagliano l'indennità del 30%. La decisione è stata annunciata alla prima riunione delle Conferenze dei presidenti dei gruppi, appena eletti, e che da subito indica la priorità assoluta di ridurre i costi della politica, con l'obiettivo di uin risparmio graduale fino al 50% delle attuali spese.

La Conferenza dei capigruppo della Camera, nella sua prima riunione della legislatura, ha deciso inoltre di avviare uno studio per giungere ad una riduzione dei costi di Montecitorio, e una revisione del Regolamento.

I presidenti di Senato e Camera, Piero Grasso e Laura Boldrini, hanno messo subito sul tavolo il taglio ai costi dei due rami del Parlamento. Tutti i gruppi hanno dato il loro consenso. Grasso e Boldrini hanno voluto dare subito un segnale tagliandosi del 30% l'indennità - che tuttavia è solo una parte, poco più di un terzo, del trattamento economico complessivo che spetta a deputati e senatori - e annunciando che analoga sforbiciata sarà proposta «per i titolari delle altre cariche interne in tema di indennità di ufficio e di altre attribuzioni attualmente previste, alcune delle quali potrebbero essere del tutto soppresse, quali ad esempio i fondi per spese di rappresentanza».

Grasso e Boldrini hanno poi annunciato che le riduzioni riguarderanno «il trattamento economico complessivo dei parlamentari, con l'obiettivo di realizzare un risparmio tra il trenta e il cinquanta per cento della relativa spesa». In particolare sarà proposta la trasformazione di tutti i rimborsi forfettari in rimborsi a piè di lista. Inoltre verranno pubblicati sui siti internet di Camera e Senato i dati di tutte le consulenze.

Infine i dipendenti. Ad essi, ha detto Boldrini, «sarà chiesto di usare la stessa sensibilità e disponibilità, dando concreti segnali di contenimento dei costi: un tema che sarà presto oggetto di dialogo con i sindacati».

Grasso ha poi annunciato a Ballarò, in collegamento con la presidente della Camera, la volontà di «raddoppiare la produttività» del Parlamento, lavorando dal lunedì al venerdì. Boldrini ha aggiunto che i presidenti delle Camere hanno deciso di rinunciare agli appartamenti che spetterebbero loro, e di lasciarli invece «alle finalità istituzionali».

«Vorremmo proporre la giustificazione delle spese perché abbiamo scoperto che molte spese sono rimborsate in maniera forfettaria: in questo modo ci sarebbe un risparmio pari al 30-50%», è poi una delle proposte che il presidente del Senato e della Camera sottoporranno al voto dei loro Uffici di presidenza per tagliare i costi della politica, ha annunciato ancora lo stesso Grasso.

«Una più alta produttività, le ore di lavoro devono passare da 48 a 96, lavorando dal lunedì al venerdì, e si potrebbe fare anche di più». L'innalzamento dell'orario di lavoro per senatori e deputati è un'altra delle iniziative annunciate da Grasso e Boldrini. «Proponiamo anche tutta una serie di tagli all'Ufficio di presidenza quando sarà costituito, e pensiamo che la cosa sarà valutata favorevolmente», ha aggiunto il presidente del Senato.

Sequestro dei beni ai politici". Il video della grottesca supercazzola...

Libero


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Il grande capo Beppe Grillo, si sa, dall'informatica si è fatto prendere. Uniamo ai chip un po' di Casta e soprattutto le banche. Shakeriamo il tutto per bene e quello che ne viene fuori è questo video. Tra il grottesco e il demenziale. Il comico giura di avere tra le mani un software misterioso. Ma la sua spiegazione sembra più che altro la celeberrima "supercazzola" di Amici Miei. Semplicemente non si capisce nulla. Così Francesco Lanza, "professionista dell'informatica che si è occupato (anche) di sicurezza", sul suo blog ha pubblicato il video, lo ha ascoltato e si è posto alcune domande che dimostrano come Beppe, in favore di telecamera, semplicemente delirasse.

Lanza si chiede: "Cos'è SVG4 o SWG4? Cosa vuol dire algoritmo di out e crowd sourcing? Cos'è uno zip war airganon?". E ancora: "Cosa vuol dire che lo zip war airganon ci garantirà sia l'anonimato che la presenza dell'ufficiale giudiziario nel posto giusto al momento giusto?". Il meglio, però, deve ancora venire. Quando il video termina, Grillo mostra lo schermo. Ma l'immagine sfuma e non si vede nulla. Così Lanza ha fotografato lo schermo e ingrandito l'immagine. Il risultato? A parte un desktop android non si vede nulla. La supercazzola è servita...


Video :La tragicomica supercazzola di Beppe Grillo

I "grillini" anticasta? Eccoli mentre s'abboffano alla buvette del Senato

Libero


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Una volta li chiamavano anticasta. Ora stanno seduti alla buvette del Senato e mangiano senza sosta, ingordi e voraci. I nuovi onorevoli grillini (pardon, "cittadini") sconfessano la loro stessa natura e si "apparecchiano" per gustare a pieno la legislatura. Camerieri in guanti bianchi e piatti prelibati. Il tutto servito in preziosa porcellana. Ora anche loro sono Casta (guardate la foto pubblicata da Chi). Sono quella Casta che odiano, disprezzano e combattono ma che già dopo pochi giorni di legislatura li sta risucchiando. Come per magia.

L'ultima cena - Sono finiti i tempi della "pizza in compagnia". L'ultima cena col "popolo", i deputati e i senatori a Cinque Stelle l'hanno consumata il 25 di febbraio, poco dopo i risultati elettorali. Quella sera tutti andarono a cenare al Bar del Fico a Roma per festeggiare l'arrivo in parlamento. Come sempre, su Facebook, i rigorosi grillini pubblicarono il conto: 1800 euro. E si lamentarono pure per la presenza scomoda di alcuni giornalisti che avrebbero mangiato gratis imbucandosi tra i commensali. Vino della casa, tagliatelle al ragù, amari e qualche dolce tipico. Si vantarono di aver speso a testa solo 10 euro. Da quel momento, della loro mestizia a tavola non si ha più notizia.

La "panza" piena - Ora, in giacca e cravatta, mangiano tutti i giorni alla buvette. Quella stessa buvette che tanto hanno contestato sul blog di Beppe Grillo. Il conto meno salato fa gola pure a loro (i recenti ritocchi all'insù non cambiano la realtà dei fatti: per il pranzo, la Casta, sgancia di meno). Pagare poco mangiare tanto. Intanto, forse complice la "panza" piena, in parlamento restano fermi. Dopo quattro giorni di lavori parlamentari i disegni di legge presentati dal Movimento Cinque Stelle in Senato sono fermi a quota zero. Sui 210 presentati 98 sono stati presentati dal centrosinistra, 68 dal centrodestra, 32 dalla Svp, 9 dai centristi di Monti, 3 di iniziativa popolare. I grillini erano troppo impegnati a mangiare?

Compravendita dei senatori E' giallo sulla cassetta che Di Pietro registrò nel 2007

Libero

Il leader dell'Idv sostiene che De Gregorio aveva subito un tentativo di corruzione prima della fiducia (poi ottenuta) a Prodi. Ma non fece denuncia


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Qualche giorno prima della fiducia ottenuta per soli cinque voti dal governo Prodi al Senato il 28 febbraio 2007, il senatore Idv Giuseppe Caforio incontrò il collega di partito Sergio De Gregorio che gli raccontò un tentativo di corruzione. Caforio registrò la conversazione su una cassetta che provvide poi a portare al leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. L'ex Pm con quel nastro in mano avrebbe potuto cambiare le sorti della storia politica italiana, ma ahinoi, se l'è persa. O meglio, come racconta Repubblica, Di Pietro sostiene di averla consegnata insieme a una denuncia ai magistrati, ma non risulta da nessuna parte.

Il nastro sparito - "Non c'è traccia negli archivi della procura di Roma di quel nastro che Caforio gli affidò il 2 marzo del 2007 con la registrazione del tentativo di corruzione subìto da Sergio De Gregorio. Non si trova la denuncia che Di Pietro sostiene di aver presentato dopo aver ricevuto la cassetta. L'unico esposto a suo nome è datato 20 novembre 2012, cioè cinque anni e mezzo e due governi dopo. E neanche in quello scritto accenna al nastro di Caforio", scrivono Giuliano Foschini e Fabio Tonacci. Solo il 7 marzo scorso Di Pietro parla del nastro con i pm romani e napoletani che indagano sulla compravendita. Ma il verbale della sua ricostruzione è piena di "non ricordo": "Non ricordo a chi della mia segreteria diedi quella cassetta. Non escludo di averla data all'ufficio di polizia giudiziaria del ministero". "Avevo rimosso la vicenda", si giustifica. Ma adesso è giallo sulla cassetta che non si trova.

I grillini: al cantiere Tav faremo un’ispezione

La Stampa

Esposito (Pd) contrattacca: impossibile, non è un carcere
massimo numa maurizio tropeano


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Al di là del botta e risposta tra Ltf, il senatore Cinque Stelle Marco Scibona e il collega del Pd. Stefano Esposito sulle modalità e sui compiti dei parlamentari che il 23 marzo si recheranno al cantiere Tav il dato politico di ieri è la partecipazione di una parlamentare del Pd, Laura Puppato, la sfidante di Bersani alle primarie del centrosinistra alla marcia contro il supertreno organizzata dagli amministratori locali e dai comitati spontanei».

L’onorevole, ritenuta una delle parlamentari del Pd più vicina alle posizioni del Movimento 5 Stelle ha raccolto l’invito del presidente della Comunità Montana, Sandro Plano. Spiega: «Ha dato l’adesione e se non ci saranno inconvenienti parteciperà alla marcia e con lei ci saranno tanti altri amministratori». Al centro la visita al cantiere da parte dei parlamentari 5 stelle, Sel (e Pd) in programma sabato. Secondo Scibona si tratterebbe «di un’ispezione parlamentare e non di una visita. Scopo, verificare il corretto svolgimento e conformità delle diverse procedure e non certo vessare i lavoratori e gli operatori di sicurezza dell’area».

«Le carte? Sono chiare».
Ma il senatore Pd Stefano Esposito e il legal team di Ltf, spiegano che i Cinque Stelle avrebbero preso una cantonata. Esposito: «I grillini non hanno diritto ad alcuna ispezione nel cantiere Tav. Le normative vigenti consentono ai parlamentari l’ispezione presso carceri, camere di sicurezza, Cie e presso strutture militari e installazioni che ospitano le forze armate, con un preavviso di 24 ore. Ma il cantiere Tav non vi rientra ».

«Arroganza da casta»
Poi: «Forse i grillini hanno confuso il sito strategico di interesse nazionale con un sito militare. Laddove volessero fare un’ispezione in base alla legge 206/98, potrebbero ispezionare solo le zone del cantiere dove stazionano pattuglie delle forze armate. Scibona e i suoi colleghi per visitare il cantiere dovranno fare richiesta a Ltf e attenersi alle indicazioni, mantenendo un atteggiamento non riconducibile a quell’arroganza da “casta” da loro tanto contestata».

«Stivali e caschetti»
E il direttore generale di Ltf, Marco Rettighieri: «Lieti della visita. Il nostro obbligo è tutelare la sicurezza e l’incolumità dei visitatori in un contesto che richiede per legge una lunga serie di regole da rispettare. Dunque, una normale visita e non di un’ispezione parlamentare, prevista solo dopo una disposizione di una commissione parlamentare, trattandosi di un cantiere e non di un carcere, in base alla legge 354 del 26 luglio 1975 art. 67». Infine: «Non più di 20 persone per volta. I visitatori saranno accompagnati, indossando stivali, giubbotti e caschi».

Manifestazione Si Tav
Lunedì al Royal di Torino convegno Si Tav organizzato dal pdl Mino Giachino, con Unione Industriali, Confartigianto e Confcommercio: «Tav significa lavoro e occupazione. E va difesa».




I parlamentari M5S al cantiere Tav Ltf: “Siamo pronti ad accoglierli”
La Stampa

Sabato 23 la visita a Chiomonte: “Un’occasione per mostrare lo stato di avanzamento dei lavori”. E i No Tav organizzano la marcia in Valle, dal centro di Susa a Bussoleno


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Sarà organizzata a turni la visita dei parlamentari del Movimento 5 Stelle al cantiere di Chiomonte (Torino), dove si sta scavando il `tunnel geognostico´ per la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. Marco Rettighieri, direttore generale della Ltf (società responsabile della sezione transfrontaliera della nuova linea), «in assenza di richieste ufficiali», ha contattato Marco Scibona, «per preparare l’organizzazione tecnica della giornata», sabato prossimo. 

La visita a turni è dettata - spiega la Ltf - «da ragioni di sicurezza in cantiere e per non ostacolare il lavoro degli operai». «Siamo pronti ad accogliere i rappresentanti delle nostre istituzioni - dice Rettighieri - sarà un’occasione per spiegare ed illustrare lo stato di avanzamento dei lavori (finora sono stati scavati 50 metri, ndr) ed informare sul cronoprogramma previsto dall’Ue. Con i dirigenti e i tecnici di Ltf - prosegue Rettighieri - saremo a disposizione per rispondere alle domande su tutto quello che riguarda i lavori della Torino Lione. Come anticipato telefonicamente al Senatore Scibona, Ltf opera nella massima trasparenza e nel pieno rispetto della legge».

Nello stesso giorno il movimento No Tav ha organizzato una marcia, che partirà alle 14 dal centro di Susa e scenderà a Busseleno, otto chilometri a valle.

I "trombati" trovano un posto: lavorano per Camera e Senato E la Boldrini "salva" Natale

Libero

La presidente della Camera fa la "carità" a uno dei delusi del parito: così torna a galla. Ma sono molto i nomi dei non eletti ripescati dalla Casta


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La presidente della Camera, Laura Boldrini non si scorda degli amici. Così, dovendo scegliere il suo portavoce istituzionale, ha pescato uno dei trombati di Sel, Roberto Natale. Lui si era candidato per il Senato alle scorse elezioni, ma è rimasto fuori. Nemmeno lui immaginava il flop incredibile dei vendoliani che hanno raggiunto solo il 3 per cento. La vicenda di Natale l'ha fotografa bene un tweet di Pierluigi Battista, giornalista del Corriere: "La Boldrini ha capito il dramma di Roberto Natale che, trombato, non poteva stare lontano dal Parlamento. E perciò lo ha assunto". 

Chi è Natale?
- Laureato in Filosofia, giornalista RAI dagli anni ottanta, ha iniziato a lavorare presso la redazione RAI del Lazio. Ha svolto l'attività sindacale come segretario dell'Usigrai dal 1996 al 2006. Dal 2007 è stato per sei anni presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (il sindacato nazionale dei giornalisti). A seguito del suo ingresso in politica con il partito di Nichi Vendola, nel gennaio 2013 ha lasciato l'incarico. Natale ora si trova fuori dai giochi. Fuori da tutto. E allora cosa fare? Meglio prendersi un bel posticino da portavoce. Se gli italiani con il loro voto lo hanno tenuto fuori dal parlamento, ora la Boldrini, Natale, lo fa rientrare dalla finestra. A pagarlo saremo sempre noi. Trobato o no, Natale ha vinto.

L'esercito dei rottamati - Il caso-Natale, però, non è isolato. Sulle assunzioni facili tra Camera e Senato ha parole di fuoco anche Roberta Lombardi, capogruppo del M5S a Montecitorio. Secondo la Lombardi alcuni esponenti di partito avrebbero ruoli e posti a tempo indeterminato tra le mura del Palazzo senza aver sostenuto alcun concorso per lavorarci. E fa i nomi: "Gli ex parlamentari Giorgio Stracquadanio, Rino Piscitello e Roberto Rao, ma anche nomi di deputati in carica come Sestino Giacomoni o addirittura un sottosegretario all’Economia ancora in carica come Gianfranco Polillo". Infine la Lombardi aggiunge: "Se i partiti, ancora una volta graniticamente coalizzati, impediranno al Movimento di avere almeno un questore continueranno ad esistere cittadini di serie A, che potranno lavorare per il Parlamento, a prescindere dalle loro effettive competenze, e cittadini di serie B che, pur avendone tutti i titoli, non potranno essere impiegati dai gruppi parlamentari". 

Messora sbotta e se la prende con Libero: "Siete delle spalamerde col manganello"

Libero


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"Il M5S apre ad un governo". Questo è il titolo di un articolo di Europa, il quotidiano di casa del Pd sulle dichiarazioni di Claudio Messora, il responsabile della comunicazione per i senatori del Movimento Cinque Stelle. "Messora, potremmo votare un esterno", è il titolo che appare anche sul sito web di TgLa7. Il nostro sito ieri come tanti altri titolava: "M5S, Messora, un governo di grandi responsabilità? Forse". Sul titolo che fa la testata ufficiale di via del Nazareno, e su quello del Tg di Mentana, Messora non ha avuto nulla da dire. Ma su Libero invece si lascia andare a commenti a dir poco scorretti e offensivi. Con un post di fuoco sul suo blog Byoblu.com, Messora attacca senza giri di parole Libero. Tutte le testate parlano di un'apertura per un voto di fiducia da parte dei Cinque Stelle ad un governo senza Pier Luigi Bersani, ma per Messora Libero è "un manganello che virgoletta il nulla e costruisce verità manipolate". Insomma Messora ha tanta rabbia e la sfoga su chi racconta le notizie. Anche quelle che parlano di un M5S dipsonibile ad appoggiare un governo con una grande personalità al timone.

Esercito di spalamerde - Per Messora i giornalisti di Libero fanno parte dell'"esercito degli spalamerda". Parole da vero gentilman. Lui profugo de L'Italia dei Valori e Di Pietrista convinto, le parole le usa come fossero schiaffi. E nel suo sfogo contro i giornalisti non esita a chiederne la testa: "Da domani, non parlerò più con nessuno. Non prendetevela con me. Se tra di voi c'è qualche bravo giornalista, che vada piuttosto all'ordine dei giornalisti e chieda di radiare questi buffoni, perché screditano tutta la categoria". Ecco come Messora intende la libertà di stampa. Se scrivi qualcosa contro il movimento (dire che il M5S apre ad un'ipotesi di governo senza Bersani per lui è un insulto), Messora chiede subito di farti fuori. Vuole "epurare" i giornalisti che non si sdraiano sul tappetino dei grillini. Infine, il suo delirio di onnipotenza è talmente irrefrenabile che parla pure di cronisti che addolorati lo chiamano per scusarsi dei loro articoli: "Tanto che poi ti chiamano e quasi si scusano. Ti dicono che sono in tanti, a pensarla come te. Ma poi un amico ti manda un link, e sul loro giornalino trovi lanci sensazionali". Noi non chiameremo mai Messora per scusarci. Lo sappia.

I due marò si costituiranno oggi alla Procura militare di Roma

Il Messaggero


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ROMA - Oggi alle 15 si costituiranno presso la Procura generale militare di Roma i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di omicidio in relazione alla morte in India di due pescatori locali. Con la loro deposizione verrà quindi riempito di contenuti il fascicolo già aperto presso la Procura stessa. Una conferma, questa, del fatto che l'Italia ha realmente intenzione di sottoporre a giudizio i due militari, seguendo però le regole del diritto internazionale e non quelle invocate dal governo di New Delhi che vorrebbe processare i due marò in India.


Mercoledì 20 Marzo 2013 - 10:34
Ultimo aggiornamento: 10:36

Ci serve un viaggio nel tempo per (ri)scoprire il calendario

Antonino Zichichi - Mer, 20/03/2013 - 07:41

Celebrare, il 21 marzo, l'innovazione di Gregorio XIII, che ha cambiato il computo degli anni, aiuta a ricordare quanto il cattolicesimo abbia contribuito a far crescere la cultura europea 

È da queste colonne che è partita la battaglia culturale sul valore del Calendario che oggi hanno in mano i sette miliardi di passeggeri imbarcati su questa formidabile navicella spaziale che gira attorno al Sole (e ora il Governo Regionale siciliano proporrà all'ONU di istituire la «Giornata Mondiale del Calendario» il 21 di marzo di ogni anno).


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Una navicella - detta Terra - dotata di albe e tramonti, di splendide notti con Luna piena ogni poco meno di un mese e con quattro stagioni che durano ciascuna tre mesi: primavera, estate, autunno e inverno. Le notti stellate hanno anche un altro dettaglio: una di queste Stelle appare immobile. Ad essa si dà il nome di Stella Polare. Essa si trova lungo l'asse di rotazione della Terra.

Tutto questo non sarebbe possibile se la navicella spaziale non fosse dotata di tre Movimenti. Il primo Movimento è quello tipo trottola: la navicella gira attorno a se stessa ogni 24 ore. È così che nascono il giorno e la notte, con albe e tramonti. La navicella oltre a ruotare come una trottola è dotata di un secondo movimento: gira attorno al Sole impiegando un po' più di 365 giorni. Se l'asse di rotazione della trottola fosse perpendicolare al piano in cui si trova l'orbita, non potrebbero esistere le 4 stagioni. Questo angolo di inclinazione dell'asse della trottola è di 23 gradi e mezzo. Oltre a questi due Movimenti ce ne è un terzo.

È questo Terzo Movimento che fa cambiare la Stella Polare. Quella che vediamo noi è diversa da quella che vedevano gli Egizi. Del Terzo Movimento si parla poco. Eppure la nostra Cultura Cristiana ha portato questo Terzo Movimento al centro dell'attenzione mondiale quando Gesù è risorto. La data della Resurrezione fu infatti stabilita essere occorsa la prima Domenica dopo il plenilunio successivo alla data in cui avviene l'equinozio di primavera. In questa data di Resurrezione entrano i tre movimenti della Terra e anche quello della Luna attorno a noi. Se si sbaglia la data dell'Equinozio di Primavera si sbaglia la data della Resurrezione di Cristo.

Fu questo motivo che spinse la Cultura Cattolica a elaborare un Calendario di alta precisione. Gli altri Calendari avevano come obiettivo quello di non perdere il sincronismo con le stagioni la cui durata è di novanta giorni. Fu Aloysius Lilius nato nel 1510 a Cirò in Calabria a elaborare il Calendario di alta precisione che venne promulgato nel 1582 da Gregorio XIII e venne quindi chiamato Gregoriano. Questo Calendario ha le sue radici nella scoperta che Ipparco fece nel II secolo prima dell'Era Cristiana dopo avere meditato a lungo su ciò che aveva detto Archimede: datemi un punto fisso e vi solleverò il mondo. L'unico punto fisso noto era quello della Stella Polare. Se Archimede ha ragione - pensò Ipparco - la Stella Polare deve muoversi.

Studiando la posizione della Stella Polare degli Egizi e dei Babilonesi Ipparco scoprì che essa si era mossa. Fu così che Ipparco scoprì il terzo Movimento della Terra, che è molto lento: impiega 25.620 anni per ritornare alla posizione di partenza. Se potessimo vivere centomila anni scopriremmo che nel corso di 25.620 anni apparirebbero nel cielo ben quattro Stelle Polari. Troveremmo che nell'anno 7600 la Stella Polare sarebbe non più quella dei nostri giorni, ma la più brillante della costellazione Cefeo (Stella Alderamin). Nel 13.000 scopriremmo che è “Polare” la Stella Vega, la più brillante della costellazione Lira. Dovremmo aspettare l'anno 25.620 per rivedere ancora la nostra Stella Polare apparire immobile.

Riepilogando: il Calendario Perfetto nasce quindi partendo da Archimede e passando per Ipparco, Aloysius Lilius e Gregorio XIII. Siamo da anni impegnati in questa che è la più civile delle battaglie, essendo di natura esclusivamente culturale e che permetterà a milioni di persone di capire com'è nato questo formidabile strumento: il Calendario Gregoriano. Ogni anno il 21 Marzo la celebrazione del Calendario Perfetto è un atto di omaggio a coloro che hanno permesso l'esistenza di questo Calendario.

Tutti i Calendari di qualsiasi epoca e civiltà erano sempre stati elaborati pensando alla esistenza di proprietà ripetitive: come se alla stessa data di Calendario la Terra si dovesse trovare sempre nello stesso posto dello spazio cosmico. L'orbita della Terra non è mai nella stessa zona di spazio dov'era l'anno precedente, per via del fatto che siamo legati gravitazionalmente al Sole che ci trascina con sé. E il Sole è trascinato dalla Galassia che si muove nello spazio. Dopo un anno siamo a 20 miliardi di chilometri di distanza dalla zona di spazio cosmico in cui ci si trovava l'anno precedente. Eppure il nostro Calendario è in perfetta sintonia con l'Equinozio di Primavera.

Accade che, nel Terzo Millennio, il Calendario adottato da tutti i popoli sia proprio quello la cui straordinaria precisione è legata alla Resurrezione di Cristo. La Scienza può studiare il Tempo solo ed esclusivamente come variabile fisica fondamentale. Nel Tempo che dà vita a questo Terzo Millennio siamo però testimoni di tanti fatti sorprendenti. Ce n'è uno che mi sta a cuore. Un Papa detto Francesco è giunto dalla «quasi fine del mondo» e stimola la Cultura Cattolica affinché essa abbandoni il pessimismo e sia orgogliosa dei suoi valori e delle sue conquiste culturali.

Veterinari in divisa

La Stampa

maggiore mario renna - comando brigata alpina 'taurinense'


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  Nella base di Herat abita Diva, uno splendido pastore tedesco di 6 anni che lavora intensamente come Mine Detection Dog, alla caccia cioè di mine e trappole esplosive interrate, che in Afghanistan sono un pericolo ancora molto diffuso. Per mantenersi in allenamento, da bravi militari, i cani delle unità cinofile dell’Esercito e dell’Aeronautica seguono un programma ben preciso insieme ai loro conducenti, con lunghe sessioni di esercizi. E nelle fasi di addestramento all’interno delle basi non manca la foga, perché i cani fanno sempre sul serio, sia quando si simula uno sminamento che quando si esce per davvero in pattuglia con gli alpini. 

Diva, poi, è abbastanza esuberante (anche se non è più una cucciola) e qualche giorno fa ha rischiato di pagare cara la sua vivacità: in una pausa del training, si è avventata per gioco su un ‘manicotto da addestramento’, una specie di asciugamano di spugna arrotolato, morsicandolo e ingurgitandone qualche filamento, iniziando a sentire dopo poche ore dei dolori lancinanti. Nella base c’è però un ufficiale veterinario che segue da vicino i cani anti-esplosivo in forza al contingente italiano, il tenente colonnello Danilo Prestia, il quale è intervenuto d’urgenza, ed è riuscito (non senza fatica) a far rimettere la paziente. Ma quando tutto sembrava essersi risolto, Diva ha iniziato ad accusare dolori addominali sempre più forti, smettendo di bere e di mangiare.

Per il veterinario militare, che porta il basco amaranto dei paracadutisti, la diagnosi era chiara: ‘sospetta occlusione intestinale’. Le condizioni del cane intanto peggioravano visibilmente, per cui veniva scartata la soluzione di trasportare Diva in elicottero all’ospedale militare veterinario di Kandahar, nella regione dove operano gli Americani: il rischio di una perforazione dell’intestino era troppo grande.

Per strapparla a una brutta fine, non rimaneva che tentare di appoggiarsi all’ospedale da campo spagnolo di Herat, dove Prestia riusciva a formare a tempo di record un’inconsueta équipe internazionale, formata da veterinari e medici ‘umani’. Nel giro di pochi minuti, radiografie e TAC confermavano la diagnosi, spedendo Diva – sempre più depressa – diritta in sala operatoria. Qui, il colonnello Prestia e il capitano Fausto Capulli (anche lui veterinario) liberavano l’intestino del cane da tre grossi brandelli di asciugamano, che nel frattempo si erano imbevuti di succhi gastrici e stavano iniziando pure a sfilacciarsi.

Dopo un’ora di intervento, la paziente usciva finalmente dall’ospedale da campo, con un bella cicatrice sulla pancia e la vita salva, grazie alla straordinaria équipe sanitaria inventata sul momento dal veterinario paracadutista. E in capo a pochi giorni di alimentazione endovenosa, accompagnata da una cura di antibiotici per la ferita, Diva si è ristabilita alla grande e dopo due settimane è tranquillamente tornata al suo duro lavoro di sminatrice (non prima di aver ringraziato i suoi salvatori con una foto con dedica, artefice lo zampino del dottor P.).

Perché più badanti che infermieri?

La Stampa

a cura di paolo russo
roma

Il Rapporto Sanità 2012 della Bocconi presentato ieri lo conferma: senza le badanti il nostro sistema sanitario crollerebbe. Sono diventate veramente così tante e indispensabili?


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I numeri del Rapporto dicono che per la prima volta il numero delle badanti (774 mila) ha superato quello dei dipendenti di Asl e ospedali (646 mila). In pratica oramai una famiglia italiana su dieci non può farne a meno. L’esercito delle badanti è in costante crescita. Del 42% dal 2001, informa il Censis. E sempre più spesso suppliscono alle carenze del nostro servizio sanitario nazionale, che stritolato dalla crisi ha la spesa più bassa d’Europa per assistere chi non è più autosufficiente, che in media può contare solo su 22 ore di assistenza domiciliare l’anno. L’alternativa sarebbero le residenze socio-assistenziali pubbliche (Rsa), ma sono così poche che ottenere un posto è come vincere alla lotteria. Le case di riposo private poi non sono certo per tutte le tasche.

Con le badanti invece si risparmia?
Sì, e non poco. La loro retribuzione media è di 800-900 euro mensili. In quasi l’80% dei casi pagati in nero. Ricoverare un anziano non più autosufficiente in una Rsa pubblica costa, secondo una recente indagine dello Spi-Cgil, quasi 1.800 euro al mese, per i fortunati che dopo mesi di liste d’attesa trovano un posto. Le rette delle case di riposo vanno poi da un minimo di 2 mila euro, fino a ben oltre i 4 mila mensili.

Ma di cosa si occupano in casa?
Di tutto un po’. Il nuovo pilastro del welfare «fai da te» ricopre in parte il ruolo della colf, visto che secondo il Censis l’83% si dedica alla pulizia di casa, il 42% fa la spesa per tutta la famiglia e oltre la metà prepara pranzo e cena; in parte fa da assistente sociale accudendo gli anziani in un caso su due. Sempre più numerose sono però le badanti che finiscono per ricoprire abusivamente il ruolo di infermiera, come indica quel terzo di loro che dichiara di fornire una vera e propria assistenza sanitaria a domicilio.

Hanno una formazione alle spalle per svolgere compiti di assistenza socio-sanitaria?
Circa la metà ha un diploma o una laurea, ma poche di queste lavoratrici invisibili possiede un diploma in scienze infermieristiche o consimili. Per questo ieri alla presentazione del Rapporto sanità della Bocconi il Presidente della Federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Valerio Fabio Alberti, ha proposto percorsi di formazione delle badanti promossi proprio dalle Aziende sanitarie pubbliche, fermo restando –ha aggiunto- «la necessità di integrare maggiormente l’assistenza sanitaria domiciliare e i servizi più squisitamente sociali, per evitare di scaricare sulle famiglie oneri che in periodo di recessione finiscono per mettere a repentaglio anche i posti di lavoro». Che infatti svaniscono per l’8% dei casi di chi assiste in proprio i familiari non autosufficienti, casomai perché i soldi per pagare la badante non ci sono.

Come vedono le badanti straniere noi datori di lavoro italiani?
«Poco puliti e finti buonisti, che fanno il regalo a Natale e pensano che sia la tredicesima». È quello che sintetizzano all’Api-colf, l’associazione dove ogni anno arrivano diecimila richieste di aiuto e di consulenza per maltrattamenti e violazioni di diritti.

E’ vero che esiste anche un racket delle badanti?
Purtroppo sì, perché il 40% di loro, informa un’indagine dell’Istituto per la ricerca sociale (Irs), è clandestina. La Caritas ambrosiana e i curatori della ricerca denunciano il proliferare di strane «agenzie» che le importano (il 56% dall’Europa dell’Est, il 30% dall’America latina) e poi le sfruttano «trattenendo qualche mese di stipendio».

Ma non era stata varata una sanatoria per mettere in regola le badanti?
Sì, con il decreto legislativo n. 109 del 2012 c’era tempo fino al 15 ottobre scorso per ravvedersi. Pagando un forfait di mille euro si poteva regolarizzare il lavoratore straniero che lavorava in nero, ma secondo alcune stime del ministero per la Cooperazione sociale i beneficiari sarebbero stati 150 mila su mezzo milione di irregolari. Probabilmente perché sanato il pregresso restano da sostenere oneri fiscali e contributivi comunque alti.

Cosa si rischia a non mettere in regola la badante?
Come per qualsiasi lavoratore irregolare, si incorre nel pagamento degli arretrati con gli interessi di mora, in una multa di cinquemila euro e, nei casi più gravi, si può arrivare alla reclusione da sei mesi a tre anni.

La crisi e i tagli alla sanità stanno veramente facendo dilagare il «welfare fai da te»?
Oltre alle «badanti-infermiere», il Rapporto Bocconi rivela che a causa dei tagli alla sanità oltre la metà degli italiani paga di tasca propria visite analisi, mentre i ticket sui farmaci lo scorso anno sono aumentati del 40% e la spesa sanitaria privata ha sfondato il muro dei 30 miliardi. Segnali di un sistema a rischio collasso. Con o senza badanti.

Sciopero di due giorni contro i tagli

Corriere della sera

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Qui le ragioni

di Redazione

Anche InVisibili è solidale con lo sciopero dei giornalisti del Corriere della Sera



Il logo dell'iniziativa della Uildm

 

L’assente ingiustificato di nome Scuola

di Simone Fanti

E’ partita il 18 marzo, e proseguirà fino a fine mese, l’iniziativa Assente ingiustificato, una campagna di sensibilizzazione per l’abbattimento delle barriere architettoniche e psicologiche che limitano l’accesso allo mondo della scuola a chi vive con una disabilità. Un’idea promossa da Cittadinanzattiva e dall’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm) e giunta alla nona edizione. Come spiegano gli autori del progetto «L’assente ingiustificato non è solo lo studente che non può entrare a scuola a causa delle barriere, ma anche il contesto-scuola che non partecipa come dovrebbe alla realizzazione di quei percorsi di autonomia personale, affettiva e cognitiva, che “aprono” a ogni individuo la possibilità di vedersi protagonista delle proprie scelte e che hanno proprio nella scuola un fondamentale punto di partenza».

Sono sufficienti pochi dati per comprendere quando ancora si debba fare su questo fronte. Basti pensare che il 9% delle famiglie di alunni con disabilità deve ricorrere alla magistratura per vedersi riconosciuto il diritto a un numero adeguato di ore di sostegno. In media ogni ragazzo può disporre tra le 10 e 13 ore settimanali se si parla di scuola primaria (al Sud la media è di 13,3, al Nord 10,3, al Centro 10,1) e tra le otto e le dieci ore nella scuola secondaria. Poche, ma i responsabili si giustificano con la scarsità dei fondi a disposizione. Benvenuti nell’Italia dei tagli alla scuola e al welfare. La fotografia che restituisce l’indagine condotta dall’Istat sulla popolazione degli allievi disabili in Italia delle scuole primarie e secondarie di primo grado per l’anno scolastico 2011/2012 ci racconta molto di più.

«Nell’anno scolastico 2011-2012» scrivono gli esperti nel rapporto «sono circa 145 mila gli alunni con disabilità. Nella scuola primaria sono circa 81 mila (pari al 2,9% del totale degli studenti italiani), in quella secondaria di primo grado poco più di 63 mila (il 3,5% del totale)». Se si prendono in considerazione gli ultimi dieci anni il numero degli alunni con disabilità è cresciuto dell’1% nelle scuole italiane, ma se si prende in considerazione solo la “fetta” degli alunni con disabilità l’incremento è di oltre il 30%, circa 20 mila alunni con disabilità in più. A conti fatti, quindi, le iniziative come quella portata avanti dalla Uildm stanno sortendo effetti positivi.

Uno di questi effetti sicuramente è quello di vedere integrate – da apprezzare almeno il tentativo -molteplici forme di disabilità. Non solo disabilità motorie o sensoriali, ma anche intellettive. Stando ai dati del rapporto: «le forme di disabilità presenti (nelle scuole n.d.r) sono molte ma il ritardo mentale è quella che raggiunge la percentuale più alta sia nella scuola primaria (36,3%del totale delle persone con disabilità), che nella scuola secondaria inferiore (42,9%). Vi sono poi i problemi legati all’apprendimento (24,9%), all’attenzione (23,3%) e ai disturbi affettivi e relazionali (18,2%)».

Prosegue anche l’inclusione delle persone non totalmente autonome: «uno studente con disabilità su cinque risulta non autonomo in almeno una delle attività indagate (autonomia nel mangiare, nello spostarsi e nell’andare in bagno), e un 7,8% non lo è in tutte e tre le attività» stabilisce il rapporto.
Dietro i numeri e le percentuali ovviamente ci sono le persone. Ragazzi con grandi difficoltà che lentamente si inseriscono nella società.

Anche grazie alla scuola, su cui, ormai da anni, lo Stato non investe. Anzi, quasi lo considerasse un inutile orpello, opera tagli che colpiscono indiscriminatamente tutti gli studenti. Specie chi necessita di maggior attenzione. Secondo i dati del Ministero dell’istruzione, università e ricerca «si contano poco più di 65 mila insegnanti di sostegno che svolgono attività di tipo didattico con l’80% degli alunni con disabilità». Quindi in media un insegnante ogni due studenti disabili. Oltre il 40% di questi docenti è precario e cambia di anno in anno (circa il 40% dei ragazzi ha un nuovo insegnante di sostegno) lasciando la persona con disabilità un po’ “spaesato” (leggi la storia di Francesco Gallone).

La situazione è ancora peggiore se si parla dell’assistente educativo culturale (Aec), la figura professionale specifica per gli alunni con problemi di autonomia pagata dagli enti locali: le ore settimanali a disposizione scendono in media a 9 per i problemi considerati gravi e a 3 per chi ha limitate problematiche di autonomia. Come se queste persone potessero andare in bagno ad intermittenza e non secondo i propri bisogni fisiologici.

Dall’assistenza alle barriere fisiche: una scuola su cinque presenta ancora barriere architettoniche per scale non a norma, una su quattro non dispone di servizi igienici adeguati, metà non ha percorsi interni o esterni totalmente privi di barriere. Se si sommano il numero ridotto di ore di sostegno disponibili e la presenza elevata di impedimenti all’accesso si comprende poi la scarsa partecipazione alle attività extrascolastiche: in media solo 3 ore a fronte di 20/25 ore trascorse in aula alla settimana.

Ergastolo da innocenti. Chiediamo giustizia. I nostri figli devono sapere chi sono i loro genitori»

Il Mattino

di Daniela De Crescenzo
Inviata a Spoleto



Cattura«Sono un uomo amareggiato, da trenta anni aspetto giustizia, ora non ho nulla da dire, non mi resta che aspettare ancora»: Luigi Schiavo è uno dei tre ex ragazzi accusati dell’uccisione di Nunzia Munizzi e Barbara Sellini. Ora la corte d’Appello di Roma si prepara a ricominciare da zero, dopo aver apprezzato la concretezza di nuove prove che scagionano i tre operai e amici napoletani condannati all’ergastolo con l’accusa di aver violentato, legato e dato alle fiamme le due piccole Barbara Sellini e Nunzia Munisi, 7 e 10 anni.
Schiavo è Una persona gentile, ma decisa, che non vuole commentare la svolta della sua vicenda giudiziaria.

«La mia vita è stata distrutta da quello che successe a Ponticelli. Ora i miei legali mi hanno detto di restare in silenzio fino alla fine della vicenda giudiziaria. Per me qualche anno in più o in meno non cambia proprio niente», dice. E Ciro Imperante, l’altro ex ragazzo accusato del delitto si muove sulla stessa linea: «Per rispetto della Giustizia e dei nostri avvocati che ci hanno chiesto di restare in silenzio – dice – non è il momento di fare commenti. Io sono una persona che ha sempre rispettato tutti, anche le pietre della strada. Perciò, anche se ho sempre gridato la mia innocenza e continuerò a farlo finché vivrò, non è questo il momento di parlarne».

A distanza di trenta anni da quel maledetto 3 luglio dell’83 quando furono ritrovati i cadaveri delle bambine e loro finirono in una vicenda giudiziaria che li ha stritolati, accusati di un delitto terribile del quale si sono sempre dichiarati innocenti, Luigi Schiavo, Ciro Imperante e Giuseppe La Rocca vivono a Spoleto. Luigi non è sposato, ma ha una compagna e con Ciro lavora in una falegnameria. Il lavoro glielo ha trovato il direttore del carcere di Spoleto, dove sono rimasti a lungo. Ciro (che è impegnato come idraulico) è sposato e ha un bambino, Giuseppe due bimbe. Tutti e tre da tempo sono volontari della Croce Verde: Schiavo e Imperante ogni sabato assistono gli anziani, La Rocca si dedica ai disabili. Alla guida di un pulmino li aiutano a muoversi nella città e a raggiungere il centro della Croce Verde.

Hanno la patente e sono addetti al trasporto. Feliciano Degli Eposti è il fondatore dell’associazione e racconta: «Tutti e tre sono arrivati da noi nel novembre del 2009 su indicazione dei servizi sociali per completare il percorso di recupero. Dal giugno del 2010, però, continuano a fare volontariato per una loro personale e libera scelta. Sono persone tranquille si sono inserite bene nell’associazione e nella città. Noi ogni fine mese ci incontriamo a cena e poi teniamo una riunione. Spesso, quando non sono trattenuti da motivi di lavoro, partecipano anche loro».

E anche al commissariato di polizia dove Luigi, Ciro e Giuseppe sono tenuti a firmare periodicamente, li descrivono come cittadini esemplari sempre pronti a collaborare con la giustizia. In prigione il loro comportamento è sempre stato ottimo e infatti dopo essere rimasti in carcere nella cittadina umbra per quasi venti anni, sono tornati in libertà per buona condotta. Del resto anche a Napoli e San Giorgio, dove sono nati e vissuti fino all’83, gli amici che li hanno conosciuti quando erano solo tre giovani spensierati li ricordano come bravi ragazzi.

Tre ragazzi che anche nelle avversità sono rimasti sempre uniti e hanno continuato a difendersi a vicenda. «Sono sempre stati come fratelli», dice Anna, la sorella di Ciro Imperante. E pure le tre famiglie hanno continuato a sostenersi in un inferno lungo trenta anni. «Quando arrestarono Ciro racconta Anna – a casa mia arrivavano telefonate di insulti in continuazione, io allora avevo tredici anni e non potevo nemmeno uscire. Adesso abbiamo avuto una grazia». E l’altro fratello, Giovanni, spiega: «Abbiamo combattuto senza mai arrenderci. Adesso pensiamo solo al processo. Non vogliamo clamore».

Oggi Ciro, Giuseppe e Luigi sono persone diverse da quelle finite in manette nel settembre del 1983. Allora Giuseppe La Rocca e Ciro Imperante avevano 18 anni, Luigi Schiavo, ne aveva 21, dei ragazzini.Trenta anni dopo sono uomini quasi anziani che con fatica sono riusciti a ricostruirsi una vita e che spesso tornano a San Giorgio, per incontrare la famiglia. A Spoleto quasi nessuno sa che cosa hanno passato e loro preferiscono non ricordare anche se nel libro «L’uomo nero ha gli occhi azzurri», nel quale viene ricostruita la loro storia, Ciro Imperante ha spiegato: «A noi non resta che credere ancora nella giustizia e nel trionfo della verità. Perché vogliamo che i nostri figli sappiano chi sono davvero i loro padri».

mercoledì 20 marzo 2013 - 09:09   Ultimo aggiornamento: 09:09

Appello contro il pensionamento di Google Reader

La Stampa

Dal primo luglio il colosso statunitense cancellerà il servizio, ma gli utenti non si rassegnano
nadia ferrigo


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Gli utenti non si sono rassegnati a Google Reader che va in pensione. Dal primo luglio il colosso statunitense cancellerà il servizio che consente di ricevere notizie e commenti da giornali e blog di tutto il mondo. Una rassegna stampa personalizzata da consultare in tutta tranquillità, con una grafica semplice e immediata che ricorda una casella di posta elettronica. Sulla piattaforma internazionale di petizioni Change.org è nato un appello che chiede a Google di non chiudere il suo Reader. E qui un’altra sorpresa. Se si spulcia tra i firmatari della petizione lanciata da New York, che sono già più di 128.000, spicca il gran numero di utenti che scrivono da Cina, Bielorussia, Iran e Kazakistan. 

Paesi lontani, ma con una caratteristica in comune: la censura. Il 12% delle firme, quasi 14.000, provengono da paesi che Reporters Sans Frontières denuncia aver attivato sistemi di censura governativi. Oltre il 2% vengono invece da chi vive in uno dei venti paesi definiti dall’associazione internazionale “nemici di internet”, un titolo guadagnato “non solo per la loro capacità di censurare notizie e informazioni on-line, ma anche per la loro repressione quasi sistematica degli utenti di Internet”.

Qualche esempio? In Tajikistan e in Azerbaijan i cittadini possono navigare solo secondo le restrizioni imposte dal governo, mentre in Libia, Siria e Corea del Nord l’accesso privato alla rete è ufficialmente bandito. Chiunque venga scoperto a navigare rischia di finire dietro le sbarre. 
«Per me Google Reader è importante tanto quanto mangiare. Dal momento che Great Fire Wall blocca ogni informazione tra la Cina e il resto del mondo, Google Reader è il modo migliore per accedere a informazioni non censurate» scrive uno dei firmatari della petizione in Cina.

Un altro appello arriva dal Kazakistan: «Non posso leggere quotidiani live senza Google Reader, perché nel mio paese è proibito». Stesso discorso per l’Iran «È tutto ciò che ho nel mondo del web. Attraverso Reader posso accedere a tante informazioni su internet. Il nostro governo ha proibito tantissimi siti e Reader è la nostra ultima speranza...». «Ragazzi, Google Reader è la mia unica Internet» scrivono dalla Bielorussia.

Come spiega in una nota Change.org, Google Reader riesce ad aggirare la censura perché le notizie sono “ripescate” direttamente dai server di Google, al di fuori dal controllo dei governi più repressivi. Esistono anche servizi alternativi, ma il passaggio potrebbe essere difficile per chi vive in paesi dove internet è censurato. Molti aggregatori non funzionano allo stesso modo e potrebbero essere bloccati più facilmente anche perché privi della “protezione” garantita dalla popolarità di altri servizi Google.

Ora agli utenti sparsi in tutto il mondo non resta che appellarsi proprio alle “10 verità”, scritte a pochi anni dalla fondazione del colosso statunitense. «La nostra società è stata fondata in California –recita la parte titolata “Il bisogno di informazioni oltrepassa ogni confine” - ma la nostra mission è facilitare l’accesso alle informazioni per le persone di tutto il mondo e di tutte le lingue». Chissà se ora Google deciderà di mantenere le sue promesse.

Casaleggio attacca Scalfari: scrive panzane su di me

Il Mattino


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ROMA - Roberto Casaleggio dal blog di Beppe Grillo replica ad Eugenio Scalfari per un articolo sull'Espresso nel quale il giornalista disegna un profilo del cofondatore del M5S non proprio edificante. «Scalfari nell'articolo 'E Casaleggio distrugge l'Universo' colleziona una serie di panzane degne dell'avanspettacolo. Mi descrive come un autistico che passa il tempo a giocare ai videogiochi a pranzo su un modernissimo telefonino - scrive - Non rivela la fonte, da vero giornalista di inchiesta. Devo precisare che non amo i videogiochi, non ho un modernissimo telefonino, ma un ormai antiquato apparecchio iPhone 3G di qualche anno fa e rispetto i miei interlocutori».

martedì 19 marzo 2013 - 16:04   Ultimo aggiornamento: 16:04

L'ex senatore contesta la multa, il sindaco: «L'hanno data anche a me e ho pagato»

Il Mattino


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BELLUNO - Una multa contestata da un ospite illustre di Cortina, l'ex senatore Ds e imprenditore Franco Debenedetti: l'80enne industriale piemontese si è rivolto al sindaco di Cortina in una lettera aperta lamentando una multa presa in città il 1. gennaio scorso, ma il primo cittadino Andrea Franceschi gli ha subito replicato: «I vigili hanno sanzionato anche me, è la legge».

Il sindaco infatti ammette che i solerti agenti della polizia locale ampezzana non hanno avuto riguardo neppure per lui e racconta che «una delle contravvenzioni che la polizia locale gli ha appioppato è stata regolarmente e silenziosamente pagata». Debenedetti deve averla pensata diversamente se ha preso carta e penna per lamentare quella «busta verzolina» contenente una contravvenzione per 58,70 euro presa a Capodanno a Cortina per una sosta in doppia fila.

Il vigile, sostiene l'ex senatore Ds, avrebbe potuto avvisarlo «con un tocco sul vetro» e poi, in fondo, «via Roma è a senso unico e nella fila di auto ce n'erano di assai più ingombranti della mia». Un contesto repressivo, per Debenedetti, in cui «il pubblico potere» tratta i contribuenti «come sudditi» e pensa soltanto a fare cassa. Senza speranza di accoglimento la replica del sindaco Franceschi: «Penso che la legge sia uno strumento a servizio della società, che le regole valgono non in quanto tali ma per il bene che riescono a garantire alla gente». E aggiunge: «Certo è un peccato che si affronti il tema del rapporto Stato/cittadini soltanto nel momento in cui si prende una multa».

martedì 19 marzo 2013 - 14:02   Ultimo aggiornamento: 19:07

Manifesto contro il voto di scambio tra i grillini firma solo 1 eletto su 5

Il Mattino

di Adolfo Pappalardo


Primato negativo in Campania, solo il 16% dei parlamentari ha sottoscritto l'appello di Libera. Nel casertano nessuna adesione, firmano solo Capacchione e Picierno


E i moralizzatori grillini? Non dovrebbero aver firmato tutti l’appello anticorruzione lanciato da don Luigi Ciotti? Ma poi la voteranno la legge se proposta dal centrosinistra? Si vedrà.


Cattura
Ma qualche spiraglio si apre se ieri il senatore grillino salernitano Andrea Cioffi sul suo profilo fb, riferendosi al voto di sabato per votare il presidente di palazzo Madama tra Grasso e Schifani, spiega: «Ci hanno chiesto di scegliere (scusate il paragone lo uso solo per semplificare) tra Gesù e Barabba (con qualcuno che faceva la parte di Ponzio Pilato). È stato un momento difficile e forse ricapiterà...».

Per ora un passo indietro e torniamo all’appello-manifesto lanciato da Libera e dal gruppo Abele in cui si chiede al Parlamento di legiferare, entro i primi cento giorni, nuove norme contro la corruzione e il voto di scambio politico-mafioso. Norme più stringenti, è chiaro. E viene chiesto, inoltre, ai firmatari di rendere pubbliche, subito prima che scatti l’obbligo come impone il loro mandato, le loro dichiarazioni dei redditi. Per ora ci sono le firme di 70 senatori e 201 deputati.

Uno schieramento eterogeneo in cui t’aspetti i grillini a fare i primi della classe vista la loro storica battaglia sulla trasparenza. Macché. Perché a parte 4 deputati pdl (tra cui la campana Nunzia De Girolamo), la pattuglia più corposa (in termini percentuali) è quella di Sel (33 su 43), seguita da Pd (178 su 410) e poi grillini (appena 33 su 165). Numeri e percentuali visibili su riparteilfuturo.it dove ci sono firme e redditi dei 271 parlamentari che hanno assunto l'impegno da attuarsi antro i primi 100 giorni della legislatura.

Però, però, l'analisi dei dati riserva qualche sorpresa: Vito Crimi, capogruppo grillino al senato, assistente giudiziario presso la Corte di appello di Brescia, è tra i firmatari. Ma è anche un duro e puro dell'ortodossia grillino. E come farà ad approvare la legge se proposta dal Pd? Non solo. Altri parlamentari M5S hanno aderito alla piattaforma solo parzialmente. Cioè, hanno messo in rete la dichiarazione dei redditi (autocertificazione, nella maggior parte dei casi) e lo stato patrimoniale ma non hanno chiesto l'approvazione della legge anticorruzione. Particolarissima la situazione in Campania che t’aspetti sia in prima linea in questa battaglia. Macché.

Solo il 16,1 degli eletti in regione ha firmato. Una media bassissima se in Sardegna sono arrivati al 46,2, in Sicilia e Lazio al 33,3. Anche la Calabria ha fatto meglio con il 19,2. Peggio in Italia solo l’Abruzzo. Eppure la Campania, basta guardare le inchieste giudiziarie degli ultimi mesi, di problemi di corruzione o voti di scambio ne avrebbe un po'. Epperò dal Pdl nessun firmatario tranne la De Girolamo mentre anche i grillini latitano. Nel collegio di Campania 1 ha firmato solo uno su 5 eletti (Luigi Gallo) e 3 su 4 in Campania 2: Angelo Tofalo e Girolamo Pisano da Salerno, Carlo Sibilia da Avellino. E al Senato? Un solo aderente su 5: Sergio Puglia.

Nessun casertano, pure essendo stata eletta Vilma Moronese da Santa Maria Capua Vetere.In terra di Gomorra, quindi, a firmare solo la senatrice Rosaria Capacchione e la deputata Pina Picierno. Da Avellino la giovane democrat Valentina Paris e per Sel ci sono Gennaro Migliore e Michele Ragosta. Stessa cosa per l'hinterland napoletano: non hanno aderito né Luigi Di Maio da Pomigliano d'Arco, né Salvatore Micillo da Giugliano, pure sostenuto dai ragazzi di Libera e impegnato sul fronte antirifiuti. Ma si sa, è la politica bellezza!

martedì 19 marzo 2013 - 12:12   Ultimo aggiornamento: 13:01