lunedì 15 aprile 2013

Cyber-terrorismo nello spazio L’ultima frontiera degli hacker

La Stampa

Anche in orbita la minaccia dei pirati: nel mirino le reti dei satelliti e le infrastrutture spaziali militari


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Cresce la minaccia del cyber-terrorismo e arriva addirittura in orbita. L’ultima frontiera degli hacker e dei loro attacchi informatici sembrano infatti essere le complesse infrastrutture spaziali, come le reti dei satelliti per le telecomunicazioni o per le sofisticate applicazioni civili e militari. Il punto su questa nuova emergenza sarà fatto nel corso della 17th International Space Conference, che si svolgerà a Roma presso l’Hotel Parco dei Principi dall’8 al 10 maggio sul tema: “The impact of Space Weather and Space Exploitation on modern society - Hazards’ forecasting, prevention, mitigation and insurance at international level”. Una sessione della conferenza sarà infatti dedicata ai pericoli del cyber-terrorismo, con interventi di esperti dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e di alcune aziende specializzate. Saranno affrontati gli aspetti politici, tecnologici e anche quelli assicurativi. 

L’International Space Conference è organizzata dalla Pagnanelli Risk Solutions Ltd e vedrà la presenza di oltre 300 esperti provenienti da tutto il mondo e dalle maggiori Agenzie spaziali internazionali (tra cui Nasa, Esa, Asi e Arianespace), insieme a rappresentanti del Parlamento e della Commissione Europea. Numerose anche le presenze delle maggiori industrie mondiali nel settore spaziale. Oltre al cyber-terrorismo, durante i tre giorni della conferenza si parlerà anche di tempeste solari, meteoriti, asteroidi e detriti spaziali: saranno valutati i rischi per la popolazione civile e per le grandi reti ed infrastrutture a terra dovuti agli “space storms” e alla crescente presenza di “space debris” in orbita terrestre, oltre ad illustrare quali sono le contromisure adottate da molti Paesi nel mondo, le procedure di protezione civile e le coperture assicurative. Il programma dell’International Space Conference prevede per mercoledì 8 maggio la cerimonia d’apertura, a cui seguiranno poi due sessioni.

La prima sarà dedicata ai “rischi di origine naturale”, come i pericoli dovuti all’esposizione alle tempeste spaziali di origine solare degli organismi viventi (passeggeri ed equipaggi di aeroplani e astronauti) e anche di complessi sistemi tecnologici in orbita (satelliti, stazioni spaziali, ecc.) e sulla Terra (sistemi di fornitura di energia elettrica, trasporti, banche, ecc.). Si parlerà, inoltre, degli effetti dell’eventuale impatto catastrofico sulla superficie terrestre di meteoriti e asteroidi. La seconda sessione della Conferenza sarà invece dedicata ai “rischi di origine umana”, tra cui, oltre al cyber-terrorismo, verranno considerati i pericoli relativi al gran numero di “detriti spaziali” (satelliti non funzionanti, frammenti di satelliti e di vettori, ecc.) presenti intorno alla Terra, con possibili danni per satelliti, capsule abitate e stazioni spaziali attualmente in orbita, oltre che per il loro eventuale rientro nell’atmosfera. 

Infine, per venerdì 10 maggio (a partire dalle ore 15), è fissata una tavola rotonda dal titolo “Oltre i confini della Terra. Vivere e viaggiare nel Sistema Solare”, aperta al pubblico italiano e soprattutto a giovani, studenti ed appassionati. Sono previsti interventi a carattere divulgativo sulle principali tematiche dell’International Space Conference (in particolare sugli effetti dell’attività solare sulla Terra) ed anche sulle future missioni umane nel cosmo, compresi i progetti per il “turismo spaziale”. In programma anche la proiezione di video e la possibilità per il pubblico di rivolgere domande e richieste di approfondimento. Ulteriori informazioni sul programma della Conferenza (e sulle modalità di iscrizione) sono disponibili su www.prsforspace.com. 

Fascista, deficiente, Nerone", quando Grillo insultava Prodi, ...ora invece sono "amici"

Libero

Beppe lo sputtanava un giorno sì e l'altro pure. Era il suo bersaglio preferito soprattutto durante l'esperienza a palazzo Chigi. Adesso "Mortadella" è candidato grillino al Quirinale. E le ingiurie dove sono finite?


"Chi ha indicato Emma Bonino e Romano Prodi, è proprio un c.", "Chi l'ha votato è democraticaticamente invitato a lasciare M5S". Questi sono i commenti degli attivisti del Movimento Cinque Stelle per la candidatura di "mortadella" al Qurinale. Sul blog di Beppe Grillo e nelle procedure online per la scelta del candidato al Colle del dopo-Napolitano, quello di Prodi è il nome che va per la maggiore. L'ex premier di fatto è stato arruolato dai grillini nel giro di poche settimane ed è spinto verso il Colle a suon di voti online. Ma le cose tra i Cinque Stelle e Prodi sono sempre andate così? A quanto pare no.

Cattura Isulti a Prodi - I pentastellati hanno la memoria corta e hanno già dimenticato gli insulti che Grillo confezionava per Prodi. L'odio di Beppe per l'ex leader de L'Ulivo ha radici lontane e va avanti da circa sette anni. Prodi, nel 2006 prima che approdasse a palazzo Chigi, disse: "La Tav si fa punto e basta". Grillo rispose: "Parole irridenti di persone che non rappresentano più nessuno e non se ne sono ancora accorte". Già lo amava. Poi nel 2007 il leader Cinque Stelle accusava Prodi di aver "preso per il culo gli elettori". Al centro dell'accusa c'era quella nomina a guaradasigilli di Clemente Mastella: "Se Prodi avesse detto che le riforme della Giustizia le attuava Mastella avrebbe perso le elezioni. Il cittadino, preso per il c..o, avrebbe optato per Castelli o, in preda a conati di vomito, si sarebbe astenuto", scriveva Grillo sul suo blog.

Prodi fascista - Sempre nel 2007 Prodi viene etichettato come fascita dallo stesso Grillo che sulla proposta del premier di mettere mano alla riserva aurea per risolvere il problema del debito, afferma: "Prodi ha fatto un giro in bicicletta a Predappio. In raccoglimento sulla tomba del Duce ha trovato l’ispirazione. Se Mussolini chiedeva l’oro per la Patria, lui avrebbe chiesto l’oro alla Patria. Avrebbe usato le nostre riserve aurifere per diminuire il debito. Ne ha subito parlato a sua moglie che è rimasta un giorno in silenzio e poi è corsa dallo psichiatra. Nessuno, prima di Prodi, ci aveva pensato e, soprattutto, lo aveva detto".

Una banda di deficienti - Poi arriva la condanna sull'esperienza di Prodi a palazzo Chigi tra il 2006 e il 2008: "Prodi fa sempre l’indiano. Non applica il suo programma per la legge Maroni (legge 30), fa l’indulto, non cambia la legge elettorale, non tocca l’ex-Cirielli e la Pecorella. Il debito pubblico sale come un termometro impazzito. Ma lui non c’entra mai. Un presidente del Consiglio inesistente con una banda di deficienti che lascia l'Italia nel baratro".

Prodi Nerone -  Ma non finisce qui. Per Grillo il leader dell'Unione è "NeroneProdi". L'accusa nasce nel momento in cui il governo di centrosinistra si occupa dell'eliminazione delle ecoballe campane. Infine la scorsa estate alle porte della campagna elettorale sull'euro Grillo bastona Prodi e gli dice apertamente: "Prodi non ha capito. Se si tenesse un referendum per l’euro, io avrei già vinto. Il mio obiettivo è che siano gli italiani a decidere su temi fondamentali come l’euro e non delegare le decisioni e il loro futuro a un gruppo di banchieri e di politici". Insomma Grillo non lo ama. Ora però lo vede tra i candidati al Colle per i Cinque Stelle. Alla faccia della coerenza grillina. Si sa le stelle non brillano sempre.

 (I.S.)

Apple verso iRadio, musica in streaming

Corriere della sera

Il servizio musicale di Cupertino sarebbe in concorrenza sia con la «radio» di Pandora, sia con l'on-demand di Spotify

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MILANO - Una radio che programma il proprio palinsesto sui gusti dell'ascoltatore. Stando alle indiscrezioni riportate prima dal New York Post e poi da The Verge, Apple sarebbe in trattativa con le major della musica per ottenere i diritti d'autore per lo streaming online. Universal e Warner sono vicine a siglare l'accordo, mentre con Sony sembrano esserci ancora alcuni problemi. Il servizio, ribattezzato dai media Usa iRadio, dovrebbe essere attivato entro la fine dell'anno, anche se da Cupertino non sono arrivate conferme. Né smentite.

TRA PANDORA E SPOTIFY - Per quanto si sa, o meglio per quel che si specula sulle riviste specializzate, iRadio dovrebbe offrire sia lo streaming radio personalizzato come fa Pandora, sia lo streming on-demand sul modello di Spotify. L'avvento di Apple in questo mercato, in crescita come dimostrano i dati sul mercato della musica digitale , rischia di rivoluzionare gli equilibri e i rapporti di forza attuali. La base utenti registrati su iTunes, negozio digitale di contenuti sviluppatosi intorno all'offerta di canzoni, è il doppio di quella di Pandora (400 milioni contro 200) e la confidenza di Apple coi gusti musicali desumibili dalle vendite (a proposito, lo store ha festeggiato recentemente il download della 25miliardesima canzone) e dalle ricerche degli utenti le dà un patrimonio di dati di inestimabile valore.

VANTAGGI - I vantaggi per Apple sarebbero molteplici. Innanzitutto riuscirebbe a intercettare le esigenze dei propri utenti che si stanno sempre connettendo da dispositivo mobile: ha perso il 50 per cento degli introiti provenienti da mobile, sottratti in buona parte proprio da Pandora, che ha una app molto ben realizzata. Inoltre il nuovo servizio di radio offrirebbe un'ottima opportunità per rinvigorire l'advertising online sula piattaforma proprietaria iAds, dato che iRadio, o almeno una delle sue versioni, sarebbe sostenuto dalla pubblicità e gratuito per l'utente.

DIRITTI - A questi vantaggi non indifferenti Apple ha cercato, legittimamente, di assommare anche un prezzo di favore dalle major. Il NY Post rivela che la mela morsicata ha offerto alle case discografiche 6 centesimi ogni 100 streaming, circa la metà di quanto paga Pandora. Per avere un quadro più preciso i quanto valgono i 12 centesimi del servizio, le radio non solo online negli Usa pagano 22 cents per 100 trasmissioni, Spotify, per il suo servizio a pagamento, deve dare addirittura 35 centesimi ogni cento passaggi. Che si chiuda più o meno vicini ai 12 centesimi, i segnali e le opportunità perché iRadio inizi le trasmissioni ci sono tutti. Mancano solo gli ultimi dettagli per la giusta sintonizzazione.


Gabriele De Palma
@gabrieledepalma15 aprile 2013 | 13:32

Separati, perché lei fa solo shopping»

Corriere della sera

Lei comprava solo creme e profumi, lui il cibo dei figli

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Ci si può separare per troppo shopping? Sì. Almeno nel caso di una coppia romana. Il giudice ha dato ragione al marito, ha dichiarato i coniugi separati con addebito alla moglie, che non avrà il mantenimento. La ragione? In tre anni di monitoraggio, eseguito dal Tribunale della Capitale, la signora non aveva mai fatto una spesa per il mantenimento della famiglia o dei figli. Nemmeno una!

LE SPESE - C’era la profumeria, il cosmetico, l’abbigliamento: solo spese per la cura delle bellezza, nemmeno un acquisto per le merendine della prole. Singolare, in qualche modo eccezionale, in apparenza senza precedenti, almeno di giurisprudenza: una coppia è andata in crisi perché lui comprava da mangiare ai bambini, era costretto a riempire il frigo e a fare la spesa, mentre lei usava carte di credito e bancomat per soddisfare i gusti di donna, vestirsi alla moda, non farsi mancare l’ultimo vestito, il profumo alla moda o un’irrinunciabile crema di bellezza.

LA SENTENZA - Scrivono i giudici della prima sezione del Tribunale di Roma: «Nell’estratto conto della signora, dal 2006 al 2009, risultano in modo quasi giornaliero spese per articoli di profumeria o di abbigliamento, o verosimilmente legate alle esigenze di una donna e non risultano affatto esborsi (ad esempio supermercato) legati alle esigenze di mantenimento della famiglia e di due figli». La moglie, aggiungono i giudici, non ha contestato nessuna delle affermazioni giudiziali del marito. Gli estratti conti bancari del resto non mentono, ma in questo caso i magistrati sembrano sorpresi dall’atteggiamento della signora. Che non nega nulla, ancora prima delle risultanze bancarie. Una situazione che alla fine, concludono i giudici, ha obbligato il marito «a sobbarcarsi da solo di ogni spesa del menage della cura dei figli, cosa che ha portato a minare l’unione» della coppia.


Marco Galluzzo
15 aprile 2013 | 13:45

Cane ucciso da un'auto. La veglia degli amici che sfidano le auto

Il Mattino


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Il cane è stato travolto e ucciso da un'auto su una strada in Lituania il 12 aprile. Gli amici a 4 zampe lo hanno vegliato in mezzo alla strada, non curandosi delle auto che sfrecciavano a fianco a loro. Sono intervenuti gli animalisti lituani per separare i cagnolini dall'amico morto, trovandogli un alloggio.



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domenica 14 aprile 2013 - 22:10   Ultimo aggiornamento: 22:10

Alemanno contro Report per la puntata su Roma criminale: «Querelo Gabanelli»

Corriere della sera

Il sindaco annuncia su Twitter che si rivolgerà alla magistratura. Marroni (Pd): «Piuttosto si dimetta»


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ROMA - Il sindaco di Roma Gianni Alemanno annuncia querela per la puntata di «Report» andata in onda domenica sera su RaiTre. «Alla Gabanelli solo una risposta: querela per diffamazione e risarcimento danni - ha scritto Alemanno in un tweet postato poco dopo la trasmissione - per le menzogne contro Roma in onda su Report». Lapuntata di Report aveva come tema, tra l'altro, l'inchiesta della Procura sulle tangenti filobusche ha scosso la giunta di centrodestra della capitale, portando all'arresto dell'ex ad di Eur Spa Riccardo Mancini.

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LE RIVELAZIONI SU MANCINI - La puntata della trasmissione diretta da Milena Gabanelli intitolata «Romanzo Capitale» - che dovrebbe essere replicata lunedì sera su RaiSat Extra alle 21 - non parlava soltanto dello scandalo tangenti sui filobus, ma analizzava anche il sistema dei subappalti per la metro C («infiltrati dalle mafie»), gli interessi della nuova banda della Magliana «che entra negli affari che contano», il caso dei numerosi consulenti del Comune, i debiti milionari delle municipalizzate di Roma. E ricorda il peso in città del boss camorrista Michele Senese e delle nuove mafie «federate» (nell'estratto in rete su Corriere.it). Il clou sono le nuove rivelazioni su Mancini. Il giornalista Paolo Mondani ha intervistato un imprenditore che, coperto dall'anonimato, accusa: «Dal 2008 è Mancini che si mette al tavolo con le imprese e spartisce i subappalti della metro C. Per ognuno di questi, intascava una percentuale del 50%». Una rivelazione che confermerebbe il «peso» dell'allora Ad di Eur Spa già delineato dalle testimonianze nell'inchiesta della Procura di Roma «Mancini faceva il sindaco, sugli appalti decideva lui», dice il manager di un consorzio di cooperativedi costruzioni.

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MARRONI (PD): IL SINDACO SI DIMETTA - In difesa della conduttrice e del suo team scende in campo l'opposizione capitolina: «Più che annunciare querele via twitter il Sindaco Alemanno dovrebbe rassegnare le dimissioni e non ripresentarsi alle elezioni di maggio», attacca Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale. E aggiunge. «La puntata di Report ha messo ulteriormente in luce quel che noi denunciamo da anni: la deriva dell'Amministrazione Alemanno in scandali e politiche clientelari, da Parentopoli alla gestione opaca degli appalti». Sul tema interviene anche il candidato a sindaco di Roma per il centrosinistra Ignazio Marino: «Alemanno ignora Roma mentre soffoca per cemento e illegalità. Cambiamo tutto - scrive su Twitter -: trasparenza, stop superstipendi e consulenze ad amici».

LE CENE CON FINMECCANICA - «Oltre alle cinque domande che gli abbiamo posto da settimane sulla vicenda filobus, rimaste disattese, Alemanno dovrebbe rispondere ad altre due domande: quale era l'oggetto delle cene con i dirigenti di Finmeccanica?», chiede Marroni facendo riferimento ai convivi con i manager di dirigenti comunali e, in particolare, ad una cena alla quale - secondo il testimone Lorenzo Cola - sarebbe stato presente anche Gianni Alemanno: «Nella primavera del 2009 - dichiara Cola in un verbale secretato - ci fu una cena a casa mia con l'amministratore delegato della Breda Roberto Ceraudo, con Mancini e con Alemanno. Si discusse della tangente da 600 mila euro che doveva essere versata per chiudere l'affare». Circostanza smentita dal sindaco di Roma.


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Una Roma da Romanzo Criminale (12/04/2013)



GLI APPALTI DELLA METRO C - Marroni insiste ancora: «La seconda domanda al sindaco è: Mancini ha avuto un ruolo - oltre che nella vicenda filobus - anche nella gestione degli appalti Metro C e Acea?». Gli risponde non il primo cittadino di Roma, bensì l'ex vice ministro Francesco Giro (Pdl): «Marroni è persona avveduta e non può non aver compreso che la puntata di Report è stata costruita al solo scopo di diffamare un'intera amministrazione comunale alla vigilia, come la stessa giornalista Gabanelli ha ammesso, di un voto importante come quello di maggio (ndr. il voto per il rinnovo del consiglio comunale e la scelta del nuovo sindaco di Roma)». «Si è trattata di una puntata pasticciata, un miscuglio disordinato e caotico di notizie alcune già apparse sulla stampa e già in parte controdedotte davanti all'autorità giudiziaria... - prosegue Giro -. Credo vi siano tutti gli estremi per una querela di parte per diffamazione per chi si sia sentito ingiustamente aggredito e leso nella propria onorabilità».


Redazione Roma Online 15 aprile 2013 | 11:00

Crimi sul treno Tav, foto su Twitter e scoppia la polemica

Il Messaggero


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ROMA - «Ma non era contro la Tav?» mormora il web. Impazza sul web la foto di Vito Crimi, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, mentre fa un pisolino sul treno categoria Premium Frecciarossa. La foto sta facendo il giro di Twitter: l'immagine, taggata con hashtag #porestelle, «è stata diffusa da @PacoHunter» scrive Ilgiornale.it e ha ricevuto decine di condivisioni. La rilancia anche Pino Scaccia, l'inviato del Tg1, con il commento «ed ecco il cittadino no tav che va in frecciarossa, classe premium».

I commenti sul webAnche i deputati del #M5S prendono il treno AV. E fanno bene. Ma allora perché dicono di essere contro la TAV?», «un No Tav in Frecciarossa. Nuova strategia, combatterla dall'interno» alcuni dei commenti su Twitter. «Ci sono solo 5 treni al giorno da Roma per Milano che non sono AV in orari assurdi. «Sta tornado a casa a Brescia di veberdì dopo esser stato a Roma per gli impegni politici che ha. Non può farsi un pisolino?» c'è chi ribatte sulla pagina Facebook di Pino Scaccia (pinoscacciafans).

Lavora senza protezioni in un ambiente inquinato e si ammala. Ma è un fumatore: da rivedere la condanna del datore

La Stampa

E’ necessario dimostrare che la malattia del lavoratore non abbia esclusiva origine in un diverso fattore astrattamente idoneo e che l’esposizione al fattore di rischio di matrice lavorativa sia stata condizione necessaria per l’insorgere o l’accelerazione della patologia. Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza 4489/13.


Il caso

CatturaIl presidente di una cooperativa è riconosciuto colpevole di omicidio colposo per non aver avvisato un proprio dipendente in ordine ai rischi da esposizione a polveri contaminate da silice cristallina e inalazione di idrocarburi policiclici aromatici, derivanti dalle mansioni di pulizia industriale nello stabilimento alle quali l’uomo era addetto; inoltre non avrebbe fornito al lavoratore idonei dispositivi di protezione, quali le maschere respiratorie. I giudici di merito riconoscono la colpa del datore. In particolare la Corte di Appello sostiene che il carcinoma del polmone con metastasi surrenali sofferto dalla vittima sia stato provocato dal lungo periodo lavorativo durante il quale l’uomo aveva operato senza misure antinfortunistiche in un ambiente fortemente inquinato: ciò vale anche per i periodi in cui il lavoratore era addetto alla "targhettatura" delle navi, in quanto la coibentazione delle stesse prevedeva l’uso di lana di vetro, le cui fibre, se inalate, aumentano il rischio di tumore al polmone.

In conclusione, i giudici di merito rilevano l’esistenza di una posizione di garanzia in capo all’imputato e la sua colpa specifica per non aver fornito al lavoratore le maschere respiratorie e non averlo informato ed addestrato adeguatamente. Il nesso eziologico sarebbe da ritenersi sussistente nonostante il tabagismo del lavoratore, considerato che tale nesso è interrotto solo dalla sopravvenienza di un fattore da solo sufficiente a produrre l’evento. L’imputato ricorre per cassazione, lamentando anzitutto che la Corte di merito non avrebbe verificato le mansioni concretamente svolte dalla vittima e avrebbe erroneamente escluso l’uso delle mascherine da parte del lavoratore; inoltre, in presenza di più possibili cause della patologia polmonare, a fronte delle quali – secondo le conclusioni del perito non era possibile individuare la percentuale di rischio intrinseca ad ognuna, i giudici di merito non avrebbero motivato la loro conclusione di segno diverso.

A giudizio degli Ermellini, il secondo motivo di ricorso è fondato: infatti, in caso di patologie multifattoriali, cioè riconducibili a più fattori causali, per poter affermare la causalità della condotta omissiva ascritta all’imputato è necessario dimostrare che la malattia sofferta dal lavoratore non abbia avuto un’esclusiva origine nel diverso fattore astrattamente idoneo e che l’esposizione al fattore di rischio di matrice lavorativa sia stata condizione necessaria per l’insorgere o l’accelerazione della patologia. Perché si possa affermare la relazione tra fattore di rischio e malattia con un elevato grado di credibilità razionale, bisogna operare un’approfondita analisi del quadro fattuale: da questo punto di vista, però, nella pronuncia impugnata emergono significative carenze. In particolare non c'è un’analisi che consenta di escludere che il forte tabagismo del lavoratore abbia avuto un’incidenza esclusiva anche solo nella riduzione dei tempi di latenza della malattia; pur asserendo che manca la prova circa l’incidenza specifica del tabagismo, la sentenza assegna infine a questo fattore un’incidenza del 50% rispetto al tumore e al conseguente evento morte, con un giudizio puramente congetturale. Per questi motivi la S.C. annulla con rinvio la sentenza impugnata.


Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Instagram, dimmi che filtro usi e ti dirò chi sei

Corriere della sera

di Carlo Davide Lodolini


Week end appena finito. Tra primavera e Salone del Mobile a Milano era un tripudio di smartphone e fotografie postate su Twitter e Facebook. Come se un’immagine desse prova della nostra esistenza. Come pubblicare in bacheca equivalga ad averlo vissuto veramente. E per non farci mancare l’illusione di essere diversi dagli altri mentre scattiamo grazie a un’applicazione (Instagram è una delle più diffuse al mondo), ecco un’infografica per capire quanto ne siamo dipendenti.


Maltrattato e abbandonato tra i rifiuti: cucciolo di cane diventa cieco

Il Mattino

di Alessandra Chello

L'hanno buttato via come un giocattolo rotto. Solo e ammalato tra immondizia e topi



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Da lontano, su quello stradone di periferia, confuso tra cumuli di rifiuti e rottami, sembrava solo un mucchio di stracci sporchi. Ma per fortuna chi si è accorto di lui ha voluto sincerarsi che quel fagotto gettato lì, su una strada provinciale tra Volla e Casoria nel napoletano, non fosse poi qualcosa di più. Ed ha avuto ragione: sudicio, assetato, magro da far paura, ma soprattutto con gli occhi sanguinanti letteralmente fuori dalle orbite, un cucciolo di circa tre mesi strisciava agonizzante tra spazzatura e degrado. Chissà da quanti giorni era lì. Terrorizzato. Solo. Disperato. Condannato ad una lenta agonia da una mano assassina che non ha avuto un briciolo di pietà.

E lo ha scaricato come fosse un giocattolo rotto. Vincenzino, così è stato ribattezzato dalle volontarie Valentina e Mariana che l'hanno salvato da una morte orrenda, ora è al sicuro. Purtroppo, non vedrà più: il piccolo infatti è diventato cieco. Il veterinario che lo ha in cura pensa che, molto probabilmente, a ridurlo così sia stato un incidente. Il cucciolo deve essere stato travolto in pieno da un'auto. E nell'impatto violento il nervo ottico è stato compromesso per sempre. «Ma Vincenzino - racconta Valentina - è forte come un piccolo guerriero: ha già superato l'intervento ed è, malgrado le sofferenze subite, un cane dolcissimo e tenero. Quando si sarà rimesso per lui cerchiamo un'adozione speciale, qualcuno che sappia amarlo come merita. Chi volesse candidarsi, può scrivere al mio indirizzo email vale.fre@hotmail.it: il piccolo aspetta di poter rinascere». Se gli animali potessero parlare racconterebbero la crudeltà degli uomini per mettere in guardia i propri simili? Chissà.

 
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vincenzino cucciolo senza occhi















domenica 14 aprile 2013 - 18:06   Ultimo aggiornamento: 20:08

Precari del narcotraffico nelle galere del Sudamerica

La Stampa

Giovani, disoccupati, corrieri per pochi soldi: l’identikit dei nostri carcerati all’estero

enrico caporale


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L’arresto più clamoroso risale a un anno fa. Una ragazza e due ragazzi. Età: 24, 27 e 29 anni. Gli agenti della Dirandro (Direzione antidroga della polizia del Perù) li intercettarono con 89 ovuli di cocaina. Facevano parte dei «Los bambinos», banda specializzata nel traffico di droga verso l’Europa. Il loro viaggio è terminato nella prigione di Callao, a due passi dall’aeroporto di Lima.

Secondo fonti dell’ambasciata, gli italiani detenuti in Perù sono oggi una sessantina, di questi 16 in semilibertà. Per tutti la stessa accusa: traffico internazionale di stupefacenti. «Negli ultimi anni gli arresti sono aumentati», spiega al telefono il consigliere Ivo Polacco. Colpa della crisi? «Certamente ha influito». Molti dei fermati, infatti, denunciano difficoltà economiche. Ma Tommaso Ziller, assistente sociale presso l’Ambasciata, mette in guardia: «In alcuni casi la crisi è solo un giustificativo. Spesso a spingere queste persone nel giro della droga sono ingenuità, faciloneria, tossicodipendenza e voglia di guadagno facile».

Sarà, intanto, secondo fonti riservate, risulta che il numero di nostri connazionali detenuti all’estero per possesso di sostanze stupefacenti è passato da 718 nel 2010 a 883 nel 2012. Ciò significa che un terzo degli italiani in carcere nel mondo ci è finito per droga. «La cosa triste è che si rovinano la vita per pochi soldi», spiega ancora Ivo Polacco. Il tariffario per un corriere prevede circa 2000 euro a tratta, che possono arrivare a 10.000. Ovviamente dipende dal carico. Ma le probabilità di farla franca sono pochissime. Spesso, in Sud America, gli europei vengono usati come esche: una soffiata alla polizia segnala l’arrivo in aeroporto, così i narcos, quelli veri, possono superare i controlli con carichi più consistenti.

Anche se per i grandi quantitativi le organizzazioni criminali non usano aerei, ma preferiscono navi o sottomarini: meno rischiosi e più redditizi. Mario (lo chiameremo così), detenuto nel penitenziario di Palmira, Colombia, racconta di essere stato incastrato dal tassista a cui aveva lasciato in custodia le valigie: «Ero in coda per il check-in quando un poliziotto mi prese da parte. Il tutto rientrava nella prassi, mi sentivo tranquillo, poi l’agente conficcò uno spillone nella valigia e introdusse un cotton fioc nel buco. «Se esce blu sei fottuto», mi disse. E ovviamente uscì blu. All’udienza ho ammesso la colpevolezza per ottenere lo sconto di pena, ma, giuro, di quella cocaina non sapevo nulla».

Di solito la condanna si aggira intorno ai sei anni, ma può anche essere più alta. In Colombia, se si viene beccati con più di sette chilogrammi di polvere bianca, si rischiano 20 anni, in Venezuela 25. Solitamente si scontano i primi due o tre anni in cella, poi, in caso di buona condotta, scatta la semilibertà. Gli unici ad offrire assistenza ai detenuti, oltre ai famigliari, sono le istituzioni religiose e le ambasciate (In Italia c’è anche «Prigionieri del Silenzio», Onlus fondata nel 2008 da Katia Anedda). Inutile dire che le carceri, in Sud America, sono un suk di violenza e sofferenza.

Paola (anche in questo caso il nome è di fantasia) racconta il dramma di suo fratello, un ragazzo di quasi trent’anni, nel penitenziario di Los Teques, in Venezuela: «Continuamente ci chiedeva soldi. Diceva di aiutarlo, altrimenti i “pran”, i mafiosi del carcere, gli avrebbero tagliato la testa. Così ho lasciato il lavoro e, insieme alla mamma, abbiamo preso un volo per Caracas. Siamo arrivate lì il 17 agosto 2012. Quando lo abbiamo incontrato è stato uno choc. Riusciva a malapena a scendere le scale, era magrissimo, con una costola rotta. Nei suoi occhi il terrore». Ma se in carcere le condizioni di sopravvivenza sono minime e le tangenti (in Perù le chiamano «coima») sono all’ordine del giorno, fuori, spesso, è anche peggio.

Ottenuta la libertà condizionale, infatti, gli stranieri possono uscire di prigione, senza però poter tornare nel loro Paese. E qui inizia un nuovo incubo. Debiti, tossicodipendenza, violenza. «Queste persone, che non sono trafficanti di professione, spesso sono costrette a lasciare illegalmente il Paese - spiega ancora il dottor Ziller -. In Perù la voglia di evadere è sempre accompagnata da motivi economici. Lo Stato esige infatti il risarcimento del danno morale, che si aggira intorno ai 2000-2500 dollari, e, paradossalmente, la multa per eccesso di permanenza sul suolo peruviano (un dollaro al giorno)». Ma gli stranieri in semilibertà non possono lavorare, se non in nero, e, quindi, non resta altro che la fuga o la criminalità.

Twitter@EnricoCaporale

Il Venezuela e la speranza

La Stampa

yoani sanchez



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L’aereo era appena atterrato a Panama, fuori dal finestrino un sole inclemente percuoteva il selciato. Mi aggiravo per le sale dell’aeroporto, cercando un bagno e un posto dove attendere la partenza del prossimo volo. Alcuni giovani in sala d’attesa mi indicarono con gesti e cominciarono a gridare il mio nome. Erano venezuelani. Si trovavano lì, proprio come me, in attesa della loro destinazione. Cominciammo a conversare in mezzo alla folla, tra valige che andavano e venivano, mentre gli altoparlanti annunciavano partenze e arrivi.

Mi dissero che leggevano il mio blog e che comprendevano bene la situazione che stavamo vivendo sull’Isola. Chiesi ai miei interlocutori se volevano farsi una foto con me. I loro volti assunsero un’espressione allarmata e mi supplicarono: “Per favore, non la pubblichi su Facebook né su Twitter, perché ci causerebbe problemi nel nostro paese”. Rimasi allibita. I venezuelani mi ricordavano molto da vicino i cubani: erano timorosi, parlavano sottovoce, nascondevano tutto ciò che poteva comprometterli davanti al potere. 

Quell’incontro mi fece riflettere su temi scottanti come il controllo ideologico, la vigilanza e l’eccessiva intromissione dello Stato in ogni dettaglio della vita quotidiana. Tuttavia, malgrado le similitudini tra quei giovani e i miei compatrioti, mi resi conto che a loro restavano alcuni spazi di libertà per noi irrimediabilmente compromessi. Tra gli spiragli ancora aperti, prima di tutto ci sono le elezioni. Oggi, domenica 14 aprile, i venezuelani si recano alle urne per decidere con il voto - nonostante tutti i giochetti di potere - il futuro immediato della loro nazione.

A noi cubani questo diritto è stato tolto da tempo. Il Partito Comunista del nostro paese, in maniera abile, ha eliminato ogni possibilità di scelta tra le varie opzioni politiche. Consapevole che non avrebbe potuto gareggiare senza inganni, Fidel Castro ha preferito correre in pista da solo e ha nominato come unico sostituto una persona che, oltretutto, porta il suo stesso cognome. Se paragoniamo le due situazioni, possiamo dire che ai venezuelani resta ancora la speranza, mentre per i cubani rimane solo il rimpianto delle occasioni perdute. 

Per questo motivo, visto che conosco la prigione dove vivo, raccomando ai venezuelani di non chiudere la sola via d’uscita sulla quale possono contare. Spero che quei giovani che ho incontrato nell’aeroporto di Panama adesso stiano esercitando il loro diritto al voto. Il mio augurio è che dopo questa giornata non debbano più temere rappresaglie per essersi scattati una foto con qualcuno, aver espresso un’idea o firmato una critica. Desidero che ottengano tutto quello che a noi è stato negato. 


Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Il Bosone di Higgs e quelle scoperte che cambiano la vita

Corriere della sera

Le ricadute della ricerca spiegate dal capo del Cern
È stato assegnato sabato a Villa Erba (Cernobbio) il Premio europeo per la Fisica Edison-Volta indetto dalla Società europea di fisica, il centro Volta e Edison per la scoperta al Cern di Ginevra del bosone di Higgs. I riconoscimenti sono andati a tre personaggi chiave del risultato: il direttore generale Cern Rolf-Dieter Heuer, il direttore per gli acceleratori Stephen Myers e Sergio Bertolucci, direttore scientifico del Cern. Nell'articolo scritto per il «Corriere» Heuer spiega il valore che la scienza riveste per l'avanzamento della conoscenza e per le applicazioni possibili dalla medicina all'informatica: il web è stato inventato al Cern.


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Un giorno del 1850 William Gladstone, Cancelliere dello Scacchiere della Regina Vittoria, in visita al laboratorio di Michael Faraday, l'immenso pioniere dell'elettricità e del magnetismo, non poté resistere, come spesso capita ai ministri delle Finanze di ogni tempo, a porre la fatidica domanda: «Interessante, ma qual è il suo uso pratico?». Faraday gli rispose con esemplare onestà e preveggenza: «Al momento non saprei, sir, ma è assai probabile che in futuro ci metterete una tassa sopra!». Sarebbe impensabile oggi negare l'impatto decisivo che le grandi rivoluzioni scientifiche occorse tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento hanno prodotto sulla nostra attuale qualità della vita, eppure, forse proprio perché siamo circondati dalle straordinarie applicazioni tecnologiche di queste rivoluzioni, la tendenza a considerare la ricerca di base come un lusso si riaffaccia ciclicamente nelle convinzioni (e di conseguenza nelle azioni) dei policy makers.

Ma ogni tecnologia ha un periodo di crescita temporalmente limitato, che la porta inevitabilmente a una saturazione, condannando dapprima allo stallo e poi al declino una società che non ricerchi costantemente i cambiamenti di paradigma e l'innovazione. Per dirla in maniera semplice: se siete capaci a fabbricare candele, farete candele sempre più sofisticate, ma non sarete mai in grado di concepire una lampadina elettrica. Tra la candela e la lampadina c'è un cambiamento di paradigma, nel caso specifico la teoria dell'elettromagnetismo.

Questa costante volontà di ampliare la comprensione delle leggi della Natura è la ragion d'essere del Cern di Ginevra, il più grande laboratorio mondiale di Fisica fondamentale e una delle più alte intuizioni di un'Europa che voleva riemergere dal disastro della Seconda Guerra attraverso un cammino comune di conoscenza. Nato nel 1954, ospita una comunità di più di 14.000 fisici, ingegneri e tecnici, che costituiscono uno straordinario ecosistema in cui ricerca di base, tecnologia e formazione concorrono in maniera inscindibile alla realizzazione di questo scopo primario.

Il 2012 è stato un anno eccezionale: il 4 luglio, gli esperimenti Atlas e Cms hanno annunciato la scoperta di una particella le cui caratteristiche erano compatibili con il bosone di Higgs, che per più di quaranta anni è stato una sorta di Sacro Graal per la fisica delle interazioni fondamentali. Quello che rende questa particella così speciale è il fatto che essa è la prova regina dell'esistenza del meccanismo che dà origine alla massa di tutte le particelle elementari, un meccanismo che si è messo all'opera un centesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang e che ha reso possibile la formazione dell'Universo e in ultima istanza di noi che lo osserviamo.

Tornando alla domanda di Gladstone: ci cambierà la vita il bosone di Higgs? Sì e no. Anche se non possiamo al momento pensare a nessuna sua applicazione pratica, la storia ci ha insegnato che le grandi scoperte hanno sempre generato, dopo qualche tempo e in maniera del tutto imprevedibile, fenomenali cambiamenti nella nostra società. Nel 1929, ad esempio, un geniale fisico inglese, P. A. M. Dirac, dedusse l'esistenza dell'antimateria, che poi venne osservata sperimentalmente pochi anni dopo. Nessuno allora avrebbe potuto pensare a un suo uso pratico e ancora oggi la maggioranza delle persone pensano che l'antimateria sia solo un'invenzione della fantascienza, utilizzabile in romanzi come «Angeli e Demoni». Eppure è proprio dell'antimateria che ci serviamo per la diagnosi dei tumori con la Pet, la tomografia a emissione di positroni. I positroni, che sono l'antimateria degli elettroni, sono passati nel giro di 50 anni da essere un concetto astratto a una risorsa di uso comune! Tra l'altro, il primo prototipo di questa tecnologia è stato realizzato trent'anni fa proprio al Cern.

E anche senza aspettare tempi lunghi, l'imprescindibile sinergia tra scienza e tecnologia, così necessaria alla ricerca di base, è un motore costante dell'innovazione e produce risultati immediatamente vantaggiosi per la società. L'esempio più clamoroso di ciò è l'invenzione al Cern nel 1989 del Web, che oggi genera il 15% dell'economia mondiale e che ha cambiato in maniera sostanziale il nostro modo di vivere. Non meno importanti sono gli sviluppi che il laboratorio ha dato alla superconduttività, ai rivelatori a stato solido per imaging, all'uso degli acceleratori di particelle per la terapia dei tumori. Forse non tutti sanno che a Pavia è in funzione il Centro nazionale di adroterapia oncologica - un acceleratore di protoni e ioni carbonio anch'esso originato da un progetto del Cern - che, assieme ad Heidelberg e nel prossimo futuro a Vienna, costituisce il più avanzato centro di radioterapia in Europa.

L'elenco delle storie di successo potrebbe continuare a lungo, ma quello che ci preme di più è ribadire che, specialmente nei momenti di crisi economica, è necessario avere il coraggio e la lucidità di investire in educazione, ricerca innovazione. Solo questo è lo strumento più efficace per superare in fretta e stabilmente la crisi e, nel lungo termine, è la maniera migliore per sperare in un futuro sostenibile: le scoperte della scienza hanno da sempre scandito e indirizzato la storia dei popoli e non vi è alcun ragionevole motivo per cui questa stretta dipendenza possa oggi essere messa in discussione.


ROLF-DIETER HEUER
Direttore generale del Cern 15 aprile 2013 | 7:44

La Cia aiutò il papà di Topolino a costruire Disney World

Corriere della sera

L'acquisto di terreni in Florida a prezzi stracciati, l'elusione delle tasse: così gli «007» di Langley favorirono Walt Disney

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A metà degli anni '60 Walt Disney riuscì a costruire a prezzi stracciati, eludendo molte tasse e senza rispettare alcune norme in difesa dell'ambiente, il grande parco di Disney World in Florida grazie all'aiuto della Cia. È quanto sostiene nel libro «Finding Florida» di T.D. Aldman, secondo quanto riferisce il Daily Beast. L'uomo di Langley dietro il papà di Topolino e Paperino, era William «Wild Bill» Donovan. Fu lui, tra l'altro, ad impedire a quanti vendettero la loro terra alla Disney di non scoprire mai a chi la stavano cedendo.

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LE «DRITTE» - L'aiuto degli «007» di Langley consentì alla società di pagare solo 200 dollari ad acro per le 40 miglia quadrate (ogni miglio quadrato ha 640 acri) pari a 10.360 ettari, dove sorse il parco. Un altro veterano della guerra in Indocina e della campagna contro castro a Cuba, Paul Helliwell, fornì agli uomini della Disney dritte su come evitare di pagare parte delle tasse sull'operazione e su come ignorare alcune regole paesaggistiche

Redazione Online15 aprile 2013 | 7:43

La Barbie col chihuahua indigna il Messico

Corriere della sera

La bambola «folcloristica» riciclerebbe luoghi comuni. Contestata dalla fondazione di cultura messicana

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È vestita di rosa, in stile decisamente festoso, ha un piccolo chihuahua sotto braccio, è adornata da nastrini luminosi e non piace ai messicani. La Barbie che viene dal Messico, lanciata recentemente all’interno della collezione Dolls of the World, ha scatenato molti pareri critici, secondo i quali più che celebrare una cultura ne esalterebbe gli stereotipi negativi. E in generale la collezione, oggi rilanciata ma creata ben 30 anni fa, incontra qualche perplessità.

QUESTIONE DIPLOMATICA - Cosa hanno a che fare l’ambasciata messicana e la Barbie? Molto e ne sa qualcosa Mattel, storico brand produttore della bambolina più amata, criticata, imitata al mondo: la Barbie. L’oggetto del contendere è la difesa della cultura messicana che, secondo Felix Sanchez, presidente e co-fondatore della National Hispanic Foundation, l’edizione messicana della linea Dolls of the World non interpreterebbe correttamente, contribuendo ad alimentare luoghi comuni negativi e a ridicolizzarne le caratteristiche. In sostanza la storica e (originariamente) bionda bambola ha una linea, nata già nel 1980, dedicata proprio alle differenti culture dei vari Paesi. Si tratta di esemplari della bambolina molto internazionali, addobbate con vestiti tipici, dotate di passaporto e spesso accompagnate da un tenero animaletto amico. Ora Mattel ripropone questa linea, definita come la più longeva e di maggior successo tra tutte, ma le critiche si fanno sentire.

CELEBRARE LE TRADIZIONI - L’intento è educativo, spiegano dalla Mattel: «Speriamo che le bimbe si ispirino a questa Barbie internazionale, animalista e viaggiatrice, che propone un modello di donna emancipata e internazionale, con il passaporto sempre alla mano, disinvolta e al tempo stesso ancorata alle proprie tradizioni». Nel 2012 alla collezione si sono aggiunte varie nazioni: Argentina, Australia, Cile, Cina, Olanda, India, Messico e Irlanda. Ma mentre i clichè degli altri Paesi per il momento non hanno suscitato critiche mirate, il Messico si è sentito poco rappresentato e forse addirittura deriso: la Barbie messicana infatti è vestita in lungo, piena di pizzi, nastrini e rouches.

E soprattutto è accompagnata da un chihuahua, scelta che ha lasciato perplessa la nazione nordamericana. Per il momento Mattel ha cinguettato le proprie difese, scrollandosi di dosso le accuse di eccesso di luoghi comuni e soprattutto chiarendo il buon intento di questa collezione. Ma lo stesso marchio ammette che difendersi a colpi di 140 caratteri non è cosa facile. Si alza anche il coro dei blogger messicani più noti, per nulla divertiti dalla proposta, definita un po’ banale e scontata, e per Mattel rischia di aprirsi un caso (seppur blando) di crisis management.

NEGLI ALTRI PAESI – L’accusa di stereotipia per altro riguarda in realtà un po’ tutte le Barbie della linea: c’è quella argentina, prevedibilmente vestita da tanghera, quella olandese, con zoccoletti tipici e coniglietto sotto braccio, quella hawaiana, con classico gonnellino a frange e tartaruga al seguito, quella cilena, perfetta cowgirl con tenero cagnolino, quella indiana, vestita con sari e accompagnata da una scimmietta abbarbicata, quella cinese, in seta rossa e abbracciata a un tenero panda, quella irlandese, chioma rossa, tipiche scarpette heavy shoes e cucciolo di setter (irlandese chiaramente) e infine quella francese, che al posto dell’animaletto amico ha una baguette. Sorge spontanea la domanda: «Ma quella italiana esiste?». Certamente: reca in mano un cesto di fiori e sfoggia un abbigliamento che ricorda uno stile alla Sofia Loren dei tempi. Anche per lei, come per la francese, nessun animale, ma un indubbio e apprezzato tocco di eleganza con quel foulard al collo molto chic. E a proposito di stereotipi, soprattutto di questi tempi, ci poteva andare decisamente peggio.

Emanuela Di Pasqua
14 aprile 2013 | 14:31

Da Bettie Page a Marilyn, va all'asta la più grande collezione di cimeli di Hollywood

Il Messaggero

NEW YORK - La Movie Star News Collection, la più grande e completa collezione fotografica di Hollywood dell'epoca pre-digitale, è stata venduta all'asta presso le Arader Galleries in Madison Avenue, a New York New
 

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È la prima volta in 75 anni che l'archivio, contenente tre milioni di fotografie e centinaia di migliaia di negativi che raccontano la storia di Hollywood attraverso le sue stelle più famose (più di 5.000 attori e attrici diversi ) e i loro film (11.500 titoli), viene aperto al pubblico. La collezione ebbe inizio nel 1939, quando il fotografo Irving Klaw si accordò con gli studios cinematografici per raccogliere una documentazione fotografica della lavorazione dei film, all'epoca molto richiesta dai fan di Hollywood.

Oltre ad aver accumulato la Movie Star News Collection, Klaw è stato tra gli scopritori della pin up Bettie Page e all'asta era in vendita anche la sua Collezione Bettie, con oltre 5.000 negativi, fotografie, abbigliamento e oggetti di scena. Ai fan di tutto il mondo è stata data l'occasione di acquistare una fotografia di leggende tra cui Marilyn Monroe, James Dean, Rodolfo Valentino, Judy Garland, Steve McQueen, Elizabeth Taylor, Cary Grant, Audrey Hepburn, Paul Newman e Charlie Chaplin, o di pellicole come «King Kong», «Quarto potere» , «Via col vento, Frankenstein», «Il Padrino» e «Il Mago di Oz». I pezzi riguardanti la sola Marilyn Monroe erano più di 600, tra immagini uniche nel loro genere e negativi da cui creare stampe future.


FOTOGALLERY


Da Bettie Page a Marilyn. La più grande asta di Hollywood: 5000 tra fotografie e cimeli delle star
Bettie Page negativi originali (Movie Star News Collection Archives)Elizabeth Taylor (Movie Star News CollectionGuernsey’s)Il cast de Il Mago di Oz sul libro di Frank BaumsJames Dean fotografato da Bert Six (Movie Star News CollectionGuernsey’s)