mercoledì 22 maggio 2013

Google tradotto grazie a marito e moglie italiani

Corriere della sera

Marco e Isabelle Trombetti hanno fondato l'azienda Translated che localizza servizi, video e software della Big G

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MILANO - Oggi Marco e Isabelle potrebbero incarnare il sogno tech americano e lavorare a Mountain View, nella sede di Google. Hanno invece preferito rimanere in Italia, dove si sono sposati e hanno messo in piedi un'azienda che prevede di chiudere il 2013 con un 8-10 milioni di euro di fatturato. Il colosso californiano non però è uscito dalle loro vite e mercoledì scorso, in occasione della conferenza degli sviluppatori, li ha presentati al mondo come partner dedicato alla traduzione delle applicazioni per il sistema operativo Android. Il loro servizio Translated, realizzato dall'omonima azienda fondata nel 1999, verrà messo a disposizione degli sviluppatori di app all'interno del nuovo ambiente Android Studio, pensato per rendere vita sempre più facile a chi realizza le iconcine colorate.





Il rapporto con Google, racconta a Corriere.it Marco Trombetti, ceo di Translated, risale al 2006: «Ho incontrato un loro manager a una conferenza e gli ho spiegato come avrebbero potuto moltiplicare il potenziale del prodotto di traduzione che stavano realizzando. Abbiamo portato avanti il discorso e nel 2007 ci hanno comunicato di volerci acquistare». Una proposta difficile da rifiutare: «Superava molte volte il fatturato di allora, che ammontava a due milione e mezzo di euro». Ma Marco e la sua compagna Isabelle, co-fondatrice dell'azienda con cui sarebbe presto convolato a nozze, hanno preferito proseguire a Roma in maniera autonoma. «Le trattative sono durate sei mesi, non ci siamo messi d'accordo. Loro avevano un approccio differente dal nostro», spiega Trombetti.

La differente visione era relativa al cuore pulsante di Translated che si appoggia a una rete di 72mila traduttori professionisti per lavorare ai testi caricati dai clienti sulla piattaforma. L'algoritmo sviluppato da Trombetti, laureato in fisica con la passione per l'informatica, permette di selezionare il traduttore più rapido e più adatto alla richiesta del committente. Una volta realizzata, la traduzione viene inviata a un revisore e, nel caso in cui venga giudicata positivamente, consegnata al cliente. In caso contrario torna al traduttore che ha un'altra possibilità prima che il lavoro venga passato a qualcun altro. «Al traduttore va più del 50% di quello che viene pagato alla piattaforma per realizzare il lavoro», afferma il ceo 34enne. Siamo intorno ai 15 euro a pagina, ma il prezzo varia in base al valore del professionista e alla difficoltà della richiesta inoltrata. «Per i contesti in cui c'è più concorrenza, come quelli che coinvolgono il turco, riduciamo il nostro margine per assicurarci i traduttori migliori».

Per velocizzare il processo, Translated parte da tutto quello che è già stato tradotto in rete, lo organizza e lo mette a disposizione dei suoi collaboratori. Google era invece interessata esclusivamente alla realizzazione di un software che si occupasse di tutto, ma si è ben presto resa conto di non poter rinunciare al fattore umano ed è tornata a bussare alla porta di Marco e Isabelle. È nata così una collaborazione per la traduzione degli annunci pubblicitari sulle pagine di BigG; lo scorso marzo l'accordo è stato esteso ai sottotitoli dei video di Youtube. «L'entrata in gioco di Android», afferma con soddisfazione Trombetti, «è per noi molto importante, gli sviluppatori hanno molto contenuto da tradurre». Non si pensi però che sia l'idillio a stelle e strisce a mandare avanti la società romana: Google rappresenta meno del 10% del fatturato e fra i clienti di Translated ci sono nomi del calibro di Amazon, Ibm ed Enel. «Noi prossimi tre anni vogliamo ottenere ricavi fra i 30 e i 50 milioni e portare il contributo di Google al 20%», spiega il ceo. A lungo termine, l'intenzione è quella di trovare il modo per deframmentare un mercato composto da 30mila piccole società e aggregare la domanda. Si vola alto e, viste le premesse, non c'è alcuna ragione per non provarci.

Martina Pennisi
@martinapennisi22 maggio 2013 | 16:17

Rettifica, torna l'incubo del comma "ammazza-blog"

La Stampa
AnnaMasera

A quanto pare ancora non si riesce a riformare la vecchia legge sul reato di diffamazione del 1948 senza inserire elementi che insidiano la libertà d'informazione


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A quanto pare ancora non si riesce a riformare la vecchia legge sul reato di diffamazione del 1948 senza inserire elementi che insidiano la libertà d'informazione. Da quando Pino Pisicchio, il deputato del Gruppo Misto, ha presentato alla Camera dei Deputati il testo di una nuova proposta di riforma della legge sul reato di diffamazione (attualmente ancora regolata dalla vecchia legge sulla stampa dell'8 febbraio 1948 n. 47 del codice penale) per applicarlo anche alle "reti di comunicazione elettronica", è tornato l'incubo del bavaglio alla Rete attraverso il famigerato " comma ammazza-blog" o più genericamente, ammazza-Internet 


La proposta di riforma nelle intenzioni vorrebbe solo eliminare la pena detentiva con una sanzione pecuniaria (variabile tra 5 e 10 mila euro) e avvalersi di un Giurì dell'informazione come  "strumento per la tutela tempestiva" per snellire le pratiche e uscire dai laboriosi meccanismi giuridici. Ma la proposta amplia l'applicazione della rettifica (art.8 sulle risposte e rettifiche in ambito giornalistico), perchè modificherebbe (art. 1) la legge n. 47 del 1948 specificando che si applica anche ai siti Internet "aventi natura editoriale".

Come cita  Mauro Vecchio su Punto Informatico: "Per tutti i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro 48 ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia alla quale si riferiscono". Ve lo immaginate, cari blogger, di riuscire a rettificare i commenti dei vostri utenti con le suddette specifiche entro 48 ore dalla richiesta?  

E' la definizione " siti Internet aventi natura editoriale" a non convincere i giuristi esperti di Rete: "Già in passato tentativi similari si sono scontrati contro una definizione che poco definisce e molto complica la questione: quali sarebbero i siti Internet aventi natura editoriale?” chiede Giacomo Dotta su Webnews. Anche se non è un direttore responsabile di giornale, "chi gestisce un blog è responsabile dei commenti dei suoi lettori?" chiede  Sergio Calderale in Tropico del Libro. "Condannereste il gestore di un bar per diffamazioni pubblicamente compiute dai suoi avventori all’interno del locale?" scrive l'avvocato Carlo Blengino nel suo blog.  

Spiega  Guido Scorza : "Non esiste nel nostro Ordinamento una disposizione che stabilisca cosa debba intendersi per sito Internet di natura editoriale e l'unica norma che lambisce l'argomento ovvero quella sull'editoria, stabilisce che per prodotto editoriale - categoria nella quale rientrano anche i siti Internet - si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.

A tutti i siti Internet (o quasi) può essere quindi attribuita natura editoriale con l'ovvia conseguenza che se, a forza di provarci e riprovarci, il Parlamento riuscisse ad approvare la famigerata disposizione ammazza-Internet, tutte le disposizioni contenute nella preistorica legge sulla stampa diverrebbero applicabili, il giorno dopo, a chiunque diffonda informazioni ed opinioni online. Le conseguenze sarebbero devastanti in termini democratici". Come dargli torto... 

Un Brunello da 4 milioni di euro

Corriere della sera


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A meno di due mesi dalla morte di Franco Biondi Santi, il patriarca del Brunello, arriva la notizia di una mega vendita.  Bottled Asset Fund (Baf), il fondo per l’investimento di vini italiani lanciato nel 2010 dal napoletano Sergio Esposito, ha acquistato una collezione storica di Brunello di Montalcino di Biondi Santi, Tenuta Il Greppo, per 5 milioni di dollari (4 milioni di euro). Un lotto di 7.000 bottiglie dal 1945 al 1975, comprese le annate storiche  del 1955 e del 1964.  ”E’ la più grande vendita di una  collezione verticale nella storia dei vini italiani “blue chip”, ovvero da investiment

Uno dei motivi che hanno favorito l’investimento è la pratica della famiglia Biondi-Santi di puntare alla longevità dei vini adottando, come a Bordeaux,  la ricolmatura:   le vecchie bottiglie vengono riportate in cantina dai clienti, stappate e riempite con il vino della stessa annata, alla presenza di un notaio.
“La collezione di Biondi-Santi è leggendaria  - dice Esposito, direttore del consiglio di investimento del Baf e il fondatore di Italian Wine Merchants, il negozio di Manhattan con centomila bottiglie, il punto di riferimento per tutti gli Stati Uniti sul vino italiano –  sono convinto di aver fatto un ottimo affare per i nostri investitori e per l’Italia stessa.

La qualità di queste bottiglie che vengono direttamente dalla cantina è incredibile e il loro valore sicuramente aumenterà nel corso degli anni, perché sono un tesoro naturale italiano. Il mercato per il vino italiano è in crescita a livello globale,  in particolare in Asia, analizza Baf.La stima della crescita dei profitti del Fondo è del 30 per cento. Entro l’anno verrà lanciato un altro Fondo con una operazione da 25 milioni di dollari.

Il Garante: stop alle webcam negli asili

La Stampa

«La tutela delle riservatezza viene prima delle esigenze dei genitori»


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No all’uso generalizzato di webcam negli asili nido. La tutela della personalità e della riservatezza dei minori deve prevalere rispetto alle esigenze di genitori e strutture scolastiche. Lo ha stabilito il Garante privacy che ha vietato l’uso delle webcam installate in un asilo nido privato di Ravenna.

Nel corso dell’istruttoria avviata a suo tempo dall’Autorità per conoscere le modalità di funzionamento e gli scopi delle webcam, la società che gestisce l’asilo aveva spiegato che il sistema era stato installato come deterrente contro i malintenzionati, ma soprattutto per fornire un servizio che consentisse via web, ai genitori impegnati al lavoro, di monitorare costantemente in presa diretta ciò che i loro figli facevano.

Nel suo provvedimento il Garante ha ricordato innanzitutto, anche in riferimento a quanto precisato dalla Commissione europea, che l’impiego di sistemi di videosorveglianza deve risultare effettivamente necessario e proporzionato agli scopi che si intendono perseguire, tanto più quando si tratta di dispositivi particolarmente invasivi come le webcam. L’installazione di webcam, per stessa ammissione dell’asilo nido, era finalizzata a venire incontro alla tranquillità dei genitori piuttosto che a salvaguardare la sicurezza dei minori.

Ma anche ammesso che l’obiettivo fosse quello di tutelare l’incolumità dei minori, tale finalità andrebbe comunque perseguita bilanciandola con altri interessi fondamentali del bambino, quali la sua riservatezza e il libero sviluppo della sua personalità. Non sono emersi, peraltro, rileva il Garante, neanche nelle argomentazioni addotte dall’asilo nido elementi che giustificassero il ricorso all’installazione a fini di sicurezza.

Milano a ferro e fuoco: killer, molotov, no global

Andrea Indini - Mer, 22/05/2013 - 14:27

Le periferie scoppiano: dopo la mattanza di Kabobo, due anziani pestati in casa per due ore. Il centro storico in mano ai ladri: dopo il colpo da Franck Muller con le molotov, uno scippo da 20mila euro. E i centri sociali incendiano le barricate per fermare la polizia


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Un tempo era la Milano da bere, adesso è un far west che gronda sangue. Un giorno un clandestino ghanese si sveglia all'alba e va in giro per il quartiere di Niguarda ad ammazzare la gente col piccone. Un altro una banda di malviventi prende d'assalto il quadrilatero della moda, in pieno giorno, ed espugna il negozio di Franck Muller con mazze da baseball e molotov.
Un altro ancora dissidenti e no global si oppongono allo sgombero di un centro sociale dando alle fiamme una barricata fatta di sedie, tavoli e mobili. Questa è la Milano oscar del Viminale per insicurezza e crimini commessi. Questa è la Milano dopo due anni di Giuliano Pisapia a Palazzo Marino.
Le immagini che arrivano da via Olgiati, dove gli antagonisti difendono con le fiamme e i lacrimogeni un palazzo occupato, sono le classiche scene da guerriglia urbana. In mezzo ai no global incappucciati di rosso ci sono anche i manifestanti No Tav che la scorsa estate hanno messo a ferro e fuoco la Val Susa per protestare contro la costruzione dell'alta velocità Torino-Lione. Nel frattempo in via Cusani, nel pieno centro storico del capoluogo lombardo, un imprenditore di 47 è stato scippato con la tecnica della "botta sullo specchietto": non appena ha messo fuori l’avambraccio per aggiustarlo, si è visto strappare un bracciale d'oro e un orologio Patek Philippe del valore di circa 20mila euro.
Poche ore prima, in via Padova, due anziani venivano presi in ostaggio da una banda di malviventi che a suon di botte e soprusi gli hanno rubato 10mila euro in contanti. Soldi che la coppia teneva nascosti in una cassetta di sicurezza di metallo, i risparmi con cui i due, probabilmente, tiravano a campare. Sono questi i frame di una tranquilla giornata di violenza milanese. In molti, ormai, stanno imparando a farci l'abitudine: i titoli di cronaca nera dipingono quella che un tempo era conosciuta come il tempio del made in Italy e del lusso come una metropoli insicura. Le periferie nelle mani di rapitori e folli assassini, il centro nelle mani di malviventi.
"Ci sono temi su cui la politica giustamente si divide - ha commentato il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni in una intervista a Repubblica - altri che ci impongono di dimostrare la volontà di trovare soluzioni. La sicurezza è uno di questi". Dopo la brutale mattanza di Mada Kabobo, che ha lasciato a terra tre cadaveri, è intervenuto il Viminale. Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha coordinato un tavolo per affrontare l'emergenza sicurezza a Milano e ha deciso di inviare 140 agenti permanenti a presidiare le vie del capoluogo lombardo. Eppure, nonostante l'escalation di violenza, Pisapia continua a rifiutarsi di chiamare l'esercito a difendere i milanesi:
"I cittadini devono essere liberi dalla paura"

Appena arrivato a Palazzo Marino il neo sindaco ha subito cacciato l'esercito che Letizia Moratti aveva fatto arrivare con l'operazione "Strade sicure". Adesso la città raccoglie i frutti di questa politica buonista. Non a caso a "recuperare" i due no glabal, che dopo aver incendiato la barricata costruita davanti allo Zam sono saliti sul tetto del centro sociale, si è scapicollato il loro avvocato Mirko Mazzali, consigliere comunale di Sel nonché presidente della commissione Sicurezza a Palazzo Marino. Scesi tra gli applausi e gli abbracci dei "compagni di lotta", i due se la sono presa con Pisapia: "Adesso ci deve spiegare che cosa è successo oggi con l’ennesimo sgombero dopo che in campagna elettorale aveva fatto ben altre promesse".

Cittadinanza “simbolica” a 200 bimbi Kyenge: “Il meticciato è una ricchezza”

La Stampa

Il ministro per l’Integrazione alla cerimonia al Castello Sforzesco: bisogna cambiare la visione generale per costruire un’Italia migliore

milano

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Le polemiche nate all’indomani delle sue dichiarazioni sulla necessità di una legge sulla cittadinanza in base al principio dello «ius soli» non hanno fatto cambiare idea al ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. 

Intervenuta a Milano alla cerimonia di consegna della cittadinanza simbolica ai milanesi figli di stranieri ma nati in Italia, organizzata dal Comune, il ministro ha sottolineato che l’Italia «senza nascondere la testa» è pronta ad affrontare il tema «senza rigidità, pregiudizi e lontano da schemi ideologici». «È la società che ce lo chiede - ha spiegato -. Per questo chiedo serietà e pazienza per parlarne in tutti i luoghi. Nel Paese si aspetta un ampio dibattito. Non si può non dare risposta ai 200 bambini che sono qui, ai 34 mila che sono a Milano, al milione che sono in Italia e che ancora aspettano».

Secondo il ministro Kyenge iniziative come quella organizzata a Milano sono «una buona pratica che bisogna sostenere con forza nel Paese» per fare capire «che siamo tutti cittadini». Un segnale che non deve dare solo il Comune di Milano perché un messaggio così «forte» serve a far passare una nuova idea di convivenza e di cittadinanza e a far capire che «le differenze sono una risorsa e non devono fare paura». Kyenge ha quindi spiegato che è necessario porre con urgenza «la fondamentale necessità di riconoscere la relazione con l’altro» per dare spessore alla cittadinanza che «è da declinare tra italiani e migranti, tra gli italiani stessi e deve essere basata sulla famiglia». «Il meticciato - ha affermato - è già realtà, è la fotografia del Paese.

Questo impone un cambiamento di visione generale, è la base per costruire un Paese moderno e un’Italia migliore» perché se la parola meticciato «fa paura» è necessario capire che «la ricchezza di un’identità viene proprio da questo». Alle parole di ieri a Torino in relazione ai «buu» negli stadi di calcio e in particolare nei confronti di Mario Balotelli, «non tutti i cori sono razzisti», il ministro Kyenge da Milano ha lanciato un messaggio più chiaro: «Qualunque tipo di violenza è da condannare, in qualunque veste si manifesti. La violenza è violenza». Pur rinunciando ad entrare nel merito dei cori contro l’attaccante del Milan che vorrebbe dar diventare testimonial per la campagna a favore della legge sullo «ius soli», il ministro all’Integrazione ha precisato: «La violenza non ha colore, etnia, appartenenza. Siamo tutti uguali davanti alla legge». 

Vaticano, segnalate attività finanziarie sospette

La Stampa

Nel Rapporto Annuale 2012 dell'Autorità vaticana di informazione finanziaria informativa su sei casi

Redazione
Roma


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Nel 2012 l'Autorità vaticana di informazione finanziaria (Aif), competente per la vigilanza anti-riciclaggio, ha raccolto, analizzato e trasmesso sei segnalazioni di attività sospette, contro una nel 2011. È quanto emerge dal Rapporto annuale. Due sono stati i rapporti al promotore di giustizia, contro nessuno nel 2011.

«I dati mostrano una tendenza verso l'aumento delle segnalazioni di attività sospette nel quarto trimestre del 2012 - si legge nel Rapporto annuale presentato oggi -, dovuta al consolidamento della riforma della Legge n. 127, e con essa, del rafforzamento del sistema di segnalazione e collaborazione a livello interno e internazionale».

Le segnalazioni del 2012 sono venute in cinque casi dai soggetti vigilati e in uno da altre autorità. Le richieste di informazioni aggiuntive ai soggetti segnalanti sono state tre nel 2012 contro le sette del 2011. «Considerate la natura, le ridotte dimensioni e le peculiarità del sistema economico-finanziario dello Stato della Città del Vaticano, i dati mostrano un effettivo sistema di segnalazione delle attività sospette da parte dei soggetti a ciò tenuti», riferisce ancora il Rapporto.

Per quanto riguarda le collaborazioni a livello interno, due sono state le richieste di informazioni ad autorità interne, contro una del 2011. Due invece i rapporti al promotore di giustizia, l'autorità inquirente del Vaticano in campo penale, contro nessuno l'anno precedente. Le collaborazioni a livello internazionale riguardano una richiesta di informazioni ad autorità estere, stesso numero del 2011. Tre sono state le richieste di informazioni ricevute da autorità estere, contro sette nell'anno precedente.

Luke, l'uomo che ha perso i primi Google Glass

Corriere della sera

Lo sviluppatore di app della Silicon Valley ha smarrito gli occhiali in aeroporto. E ora teme per la propria privacy

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MILANO - «Ok Google Glass, adesso hai un nuovo proprietario, mostrami cos’hai registrato!». Potrebbe essere questa la frase che il fortunato che ha ritrovato i primi Glass andati persi intende sussurrare al dispositivo. Poche settimane dopo la consegna degli occhiali a realtà aumentata di Mountain View, la Explorer Edition, un primo utente ha segnalato di aver perso il prezioso gadget da 1500 dollari.

PRIVACY - «Stando a Glass Support ho il dubbio onore di essere la prima persona a perdere i Glass di Google», scrive il designer Luke Wroblewski su Twitter. Al portale VentureBeat racconta di averli probabilmente smarriti «domenica scorsa, in aeroporto». Verosimilmente il dispositivo dei desideri sarebbe caduto dalla borsa mentre passava attraverso i controlli di sicurezza. Ad affliggere lo sbadato proprietario non è tanto il danno economico, ma quello legato alla sua privacy. Se colui che ritrova i Glass non è una persona particolarmente onesta, e riesce ad attivare gli occhialini, può prendere visione dei segreti, delle abitudini e del lavoro di Wroblewski. Il giovane avrebbe collegato i suoi Glass con numerosi account e inoltre avrebbe utilizzato gli occhialini per sviluppare delle applicazioni. Sebbene sia possibile cancellare da remoto tutti i dati dell’utente, Wroblewski vuole aspettare ancora un po’. Lui spera infatti di vederseli restituire. Ma pochi sul Web ci credono.

MANI SBAGLIATE - Le condizioni di vendita del «device» di Google sono severe e molto chiare: agli acquirenti della Explorer Edition è infatti vietato «rivendere, prestare, trasferire o dare a un’altra persona» i Glass. In questo caso non solo si perderà il diritto ad ogni forma di rimborso o assistenza in garanzia, ma gli occhiali verranno disattivati a distanza. Luke Wroblewski non può essere certo che quanto immagazzinato al loro interno sia già caduto in mani sbagliate. Ciò nonostante, pare che quando i Glass arriveranno in commercio, nel 2014, le rigide disposizioni verranno allentate. Si potranno perlomeno acquistare come regalo per qualcun altro.



Google, ecco le prime app per i Glass (08/05/2013)

Ecco la "nuova" realtà (20/02/2013)

Elmar Burchia
@elmarburchia22 maggio 2013 | 12:42

Gli autistici, nuovi maghi del software

La Stampa

Il colosso tedesco Sap ne assumerà centinaia: “Vogliamo persone che pensano in modo differente”

alessandro alviani
berlino


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Spesso hanno delle straordinarie capacità in alcuni campi specifici, dalla musica alla matematica, possono memorizzare lunghe serie di dati, svolgere per ore dei compiti ripetitivi senza commettere errori o scovare incongruenze là dove altri non si accorgerebbero di nulla. Eppure di frequente gli autistici sono tagliati fuori da un mercato del lavoro che non tiene sufficientemente conto delle loro esigenze: in Germania quelli che riescono a trovare un posto regolare dovrebbero essere all’incirca il 5%. 

Ora, per la prima volta, una grossa azienda tedesca tenta una nuova strada: Sap, la più grande società di software in Europa, vuole assumere centinaia di persone affette da autismo, impiegandole come programmatori, collaudatori di software e specialisti nel controllo della qualità dei dati. Entro il 2020 l’1% dei 65.000 impiegati del gruppo dovrebbero essere soggetti con disturbi autistici, ha comunicato la società. Un dato scelto non a caso: secondo alcune stime gli autistici rappresentano proprio l’1% della popolazione complessiva.

«Cerchiamo persone che pensano in modo differente», ha spiegato il capo del personale, Luisa Delgado: «Sap può affrontare le sfide del ventunesimo secolo soltanto se impieghiamo dipendenti che pensano diversamente e promuovono in tal modo le innovazioni». La società spera che le qualità che contraddistinguono non di rado gli autistici – dall’estrema precisione all’attenzione per i dettagli - possano contribuire a rafforzare la capacità d’innovazione del gruppo. Una speranza basata su esperienze concrete: insieme a Specialisterne, un’azienda danese che vuole facilitare l’assunzione di autistici nel settore informatico ed è controllata da una fondazione che punta a creare un milione di

posti di lavoro per persone autistiche, Sap ha già elaborato due progetti sperimentali, in India e in Irlanda. In India ad esempio, dove nel 2011 sono state assunte sei persone autistiche per testare i software del gruppo, la produttività e la coesione del team è migliorata. Per questo ora il gigante tedesco dell’informatica vuole allargare il progetto ad otto Paesi (quelli in cui ha un proprio «lab» - l’Italia è pertanto esclusa). Si parte quest’anno con Germania, Stati Uniti e Canada. «C’è un grande interesse, in giornata abbiamo ricevuto svariate telefonate di genitori di ragazzi autistici», riferisce il portavoce di Sap Hilmar Schepp. 

Di fatto la società tenterà in scala più grande quello che già sperimenta Auticon, una piccola società tedesca di IT. Fondata da Dirk Müller-Remus, padre di un bambino autistico con eccezionali capacità nel settore musicale, Auticon è stata la prima azienda in Germania a impiegare soggetti autistici come consulenti nel settore dell’IT. Partita nel 2011 da Berlino, oggi conta sette impiegati nella capitale tedesca, quattro a Düsseldorf e presto altri cinque a Monaco, tutti impegnati nel testare software e analizzare siti alla ricerca di errori. «Finora abbiamo fatto esperienze ottime e anche il feedback dei nostri clienti è assolutamente positivo», spiega il portavoce Tilman Höffken. 

Le persone autistiche potrebbero lavorare non solo nell’IT, ma anche in biblioteche e archivi, nota il professore Matthias Dalferth, membro del comitato scientifico dell’Associazione tedesca per la promozione delle persone con l’autismo. Tuttavia, aggiunge, c’è bisogno di specifiche condizioni: una precisa organizzazione della giornata, ad esempio, o direttive chiare ed esplicite. Alla Auticon, ad esempio, non ci sono telefoni nell’area di lavoro, per evitare che la suoneria possa innervosire gli autistici, e sulle pareti bianche non ci sono manifesti o quadri troppo colorati.

Insulta il capo dandogli dell’«ignorante»: solo la prescrizione lo salva

La Stampa

La Corte territoriale ha ritenuto l’imputato colpevole; intervenuta la prescrizione, i giudici di legittimità rigettano il ricorso per quanto attiene agli interessi civili. Così ha deciso la Cassazione con la sentenza 7901/13.


Il caso

CatturaIl dipendente di una società è riconosciuto colpevole del reato di ingiuria per aver definito «ignorante» il proprio datore di lavoro. Ricorre lamentando il fatto che i giudici di merito non avrebbero valutato correttamente le deposizioni dell’offeso e dei testi; l’espressione usata intendeva semplicemente stigmatizzare il comportamento del datore, il quale ignorava che la moglie dell’imputato, in congedo per gravidanza, aveva diritto di ritirare i propri effetti personali. A giudizio del ricorrente, gli atteggiamenti assunti dalla parte offesa nei confronti della coppia potrebbero fondare le esimenti della provocazione o della reciprocità. Rilevato che il reato è estinto per prescrizione, la Cassazione, pur riconoscendo il contesto di forte contrapposizione tra il datore di lavoro e i due dipendenti, ritiene che le censure siano volte, in sostanza, a proporre una ricostruzione della vicenda alternativa a quella operata in sede di merito e congruamente motivata. Per questo motivo, gli Ermellini annullano senza rinvio la sentenza limitatamente alle statuizioni penali, rigettando il ricorso agli effetti civili.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

L’amministratore non paga Da marzo siamo al freddo”

La Stampa

Bollette mai versate, denunciato dagli inquilini l’ex capogruppo Pd
massimiliano peggio


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Denunciato per appropriazione indebita aggravata. Manuele Angotzi, da pochi giorni ex capo gruppo del Pd nel consiglio Comunale di Nichelino, amministratore di una sessantina di condomini, è accusato dagli inquilini di uno stabile di aver «distratto» 41 mila euro nell’arco di tre anni, omettendo di pagare le bollette del gas alla società Siram, fornitrice di metano per riscaldamento. La denuncia-querela è stata depositata ieri mattina in procura dall’avvocato Nicola Gallicchio, a nome degli otto inquilini del palazzo di via Assietta 107, a Nichelino. Stando alle accuse, Angotzi avrebbe regolarmente incassato e rendicontato i pagamenti dei condomini, ma non avrebbe poi pagato le fatture. 

Tutti al freddo
La scoperta dei mancati pagamenti avviene il 14 marzo scorso, quando nella bacheca condominiale compare un avviso della Siram, fornitrice del servizio da circa tre anni. Nell’avviso si fa riferimento alle fatture emesse e non pagate «nonostante i diversi solleciti». Con l’avviso scatta anche il «taglio» parziale del servizio di riscaldamento. «L’avviso - dicono i condomini - è sparito il giorno dopo, ma nessuno di noi l’ha tolto». Così convocano con urgenza un’assemblea straordinaria per discutere del problema. Tutti vorrebbero ottenere chiarimenti dall’amministratore ma rimangono delusi: «da lui non nessuna risposta». 

A partire dal 17 aprile gli inquilini si affidano ad un nuovo amministratore, Massimo D’Ambrosio, che si mette subito a ricostruire la contabilità. «In questi anni - dicono gli inquilini al professionista - abbiamo sempre pagato regolarmente le spese di riscaldamento, ricevendo puntualmente i rendiconti firmati da Angotzi». Con l’incarico, D’Ambrosio prende possesso anche del conto condominiale, trovando in cassa un saldo di circa 100 euro. Inoltre, per cercare riscontri alle contestazioni, si rivolge agli uffici della Siram. La società conferma, nessun errore di fatturazione. «Il condominio - gli rispondono - ha un debito di circa 41 mila euro» .

Altre anomalie
Il nuovo amministratore, tenuto per legge a comunicare l’avvicendamento all’Agenzia delle Entrate, scopre altre presunte anomalie. Angotzi non si sarebbe mai «registrato» all’ufficio di Moncalieri, tant’è che lo stabile di via Assietta 107 risultava ancora affidato al precedente amministratore, cessato dall’incarico nel 2008. Dimenticanza? Non si sa. Successivamente sarebbero emerse anche una «serie di cartelle» esattoriali Equitalia (destinate al condominio) mai pagate, compresa una dichiarazione dei redditi ritenuta irregolare. 

Bufera politica
I «cattivi» rapporti tra Angotzi e il condominio di via Assietta sono emersi già nelle settimane scorse, gettando il Pd nell’imbarazzo, per il ruolo di primo piano ricoperto dall’amministratore in consiglio Comunale. Si è scatenato un passaparola di «veleni», via via accresciuto da sospetti di presunti ammanchi anche in altri stabili, per un ammontare ben superiore ai 41 mila euro contestati. Giorni fa il sindaco Giuseppe Catizone aveva incontrato una delegazione di condomini infuriati, cercando di stemperare gli animi. Poi la situazione è precipitata. Il Pd la settimana scorsa si è riunito per affrontare la questione. A questo punto Angotzi si è dimesso dall’incarico prima del deposito della querela, anticipando eventuali ripercussioni giudiziarie. 

La difesa
Manuele Angotzi, studio professionale a Nichelino in via San francesco D’Assisi, si è affidato ad un legale, l’avvocato Luca Calabrò. «Non comprendiamo questo modo di agire - dice il difensore -: nei giorni scorsi abbiamo comunicato alla controparte la nostra completa disponibilità a chiarire la vicenda e come risposta ci siamo ritrovati una querela per appropriazione indebita. A nostro avviso, inoltre, le contestazioni non rispondono al vero. Su sessanta condomini amministrata, quello di via Assietta è l’unico ad aver sollevato problemi». E aggiunge: «Angotzi non si è mai sottratto: il suo ufficio è sempre aperto». 

Il soldato Merkel nella Germania "rossa", ecco chi era la Cancelliera tedesca

Libero

Una foto del 1973 ritrae "Frau Merkel" in divisa che passeggia con le sue "colleghe" e i capi dell'esercito della Ddr. I retroscena sulla giovane Angela ora fanno tremare Berlino


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Angela Merkel ha un passato tutto da scoprire. Eccola questa volta da ragazza passeggiare in uniforme militare della Ddr, la Germania Est. La cancelliera in una foto in bianco e nero, scattata nel 1972, all'età di 17 anni appare in uniforme da volontaria civile della Ddr, con tanto di bustina in stile militare in testa. ''Questa donna in uniforme e' oggi la nostra cancelliera'', titola il tabloid Bild, che pubblica la foto scattata da una compagna di scuola dell'attuale cancelliera, Sonja Felssberg. Che la Merkel fosse vicina alla Germania "rossa" e che avesse simpatie comuniste non è storia nuova.

Il libro "rosso" - Qualche settimana fa un libro "La prima vita di Angela M.", scritta dai giornalisti della Bild, Ralf Georg Reuth e Guenther Lachmann ha fatto luce su la Merkel inedita. La giovane Merkel a quanto pare ha avuto un ruolo di funzionaria della gioventù comunista. Il retroscena comunista  era stato già rivelato dal leader della Linke, Oskar Lafontaine, ma Angela aveva messo tutto a tacere. "Angela Merkel era più vicina al sistema della Ddr di quanto fosse noto finora, possiamo provarlo" racconta Reuth in un'intervista rilasciata a Welt. La Merkel non aveva un ruolo marginale nello scacchiere rosso della Germania Est.

Lavorava all'Accademia delle Scienze della Ddr, ed era una funzionaria del partito presso l'Istituto in cui faceva "la segretaria per l'agitazione e la propaganda della Fdj (la gioventù comunista, ndr) a partire dal 1981, cosa che continua a contestare fino ad oggi. Oltre a ciò, faceva parte della direzione sindacale dell'azienda". Ralf Georg Reuth inoltre aggiunge pepe alla storia raccontando che a favorire la carriera politica della Merkel furono Wolfgang Schnur e Lothar de Maiziere, "entrambi collaboratori non ufficiali della Stasi". Ora c'è anche la foto della Cancelliera soldatessa. L'animo da combattente e la fissazione per rigore e ordine ha provato ad esportarla in Europa. E nelle nostre tasche.

 (I.S)

Il centesimo di euro con la Mole all'asta: la moneta sbagliata vale 2.500 euro

Il Mattino


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TORINO - Al posto di Castel del Monte, vicino a Andria, raffigurano la Mole Antonelliana: sono le monetine da un centesimo coniate per perrore e che andranno all'asta per un valore di 2.500 euro.

L'errore risale al 2002, quando le monete furono subito ritirate, ma in circolazione ce ne sarebbero almeno un centinaio. Sei di queste andranno all'asta da Bolaffi, prezzo base 2500 euro: «ossia quanto le abbiamo pagate noi, ma speriamo almeno di raddoppiare l’aggiudicazione», dicono da Torino. In realtà quattro monetine sono già state vendute a clienti affezionati, uno rimarrà alla casa d'aste e soltanto un'altro sarà messo in vendita.

Il centesimo sbagliato era destinato alla vendita già da mesi, ma le operazioni sono state ritardate da una causa della Zecca contro la Bolaffi: «I primi ritrovamenti avvennero a fine 2001 nelle province di Brescia e Bergamo – spiega Filippo Bolaffi, amministratore delegato Bolaffi –. Le monetine provenivano dai minikit distribuiti dalle banche e dagli uffici postali, noi riuscimmo ad acquisirne sei esemplari. La Guardia di Finanza ci sequestrò i pezzi per accertamenti, poi i giudici ci hanno dato ragione: essendo lecitamente usciti dalla Zecca, possono essere posseduti da soggetti privati e trattati come qualunque oggetto da collezione».

In giro per l'Europa potrebbero trovarsi ancora un centinaio di monetine, ma il loro valore potrebbe essere inferiore se non più fior di conio. Può ritenersi fortunato chi, invece, è in possesso del kit originario o può dimostrare che il suo centesimo non è stato falsificato.

 
mercoledì 22 maggio 2013 - 10:10

Tangenti Sesto, prescrizione per Penati «Non la voglio, ricorrerò in Cassazione»

Il Messaggero

L'ex presidente della Provincia di Milano


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MONZA - I giudici del Tribunale di Monza hanno dichiarato la prescrizione per il reato di concussione contestato a Filippo Penati, imputato per il cosiddetto "Sistema Sesto". L'ex presidente della Provincia di Milano, accusato per presunte tangenti legate alle aree ex Falk e Marelli, non sarà quindi processato. Assente in aula nella seconda udienza del processo con il rito immediato, Penati era imputato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti insieme al suo ex segretario di presidenza Antonino Princiotta, accusato di corruzione per atti contrari ai dovere d'ufficio.

Al momento di pronunciare la conferma dell'avvenuta prescrizione dei reati, il giudice ha sospeso l'udienza in attesa che l'avvocato difensore dell'ex Presidente della Provincia di Milano Matteo Calori, lo contattasse per avere conferma circa le sue intenzioni di presentarsi in aula e pronunciarsi circa la volontà di opporsi alla sentenza di prescrizione, eventualmente ricorrendo anche in Cassazione. «Penati non c'è ed io non posso al momento assumere la responsabilità di una sua decisione a riguardo». Il processo continua per i reati di corruzione finanziamento illecito ai partiti relativi alla Milano-Serravalle e a Milano-Metropoli.

Penati: farò ricorso, non voglio la prescrizione. «Come annunciato, già nei prossimi giorni, farò ricorso in Cassazione per annullare la sentenza di prescrizione voluta dai pm per i fatti di 13 anni fa» ha annunciato Penati.


Mercoledì 22 Maggio 2013 - 11:27
Ultimo aggiornamento: 12:28

Beve latte dal seno dell'ospite, conduttore tv nella bufera

Il Messaggero


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ROMA – Scandalo in prima serata alla tv danese. Peter de Leeuw, calvo e rubizzo conduttore danese, ha bevuto latte materno direttamente dal seno di una partecipante al suo programma in diretta tv. La trasmissione ospitava un gruppo di donne appartenenti ad un'associazione che ha lo scopo di mettere in contatto mamme che hanno poco latte con mamme che ne hanno molto, sorta di balie contemporanee di antica memoria.

Le signore erano placidamente sedute in studio con i loro tiralatte quando de Leeuw ha chiesto a una di loro che sapore avesse e se fosse dolce. Una delle ospiti gli ha offerto un biberon già pieno ma il conduttore le ha proposto: «Posso assaggiarlo direttamente dal seno?». Apparentemente senza alcun imbarazzo la donna ha risposto: «Sì ma non mi mordere». E tra le risate generali, la donna ha staccato entrambi i tiralatte e ha concesso al conduttore di attaccarsi prima ad un seno e poi all'altro.

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La cromosfera del sole? E' blu

Corriere della sera

Una parte dello strato dell'atmosfera del Sole, immortalata per la Nasa da un fotografo rivela un colore inatteso

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MILANO – Cosa succederebbe se avessimo un sole blu? (What if we had a blue sun?). Un sole tutto blu, di un blu meraviglioso e chiaramente artificiale, che crea un suggestivo contrasto con l’immagine del sole infuocata e rossa che ognuno di noi ha nella mente: sono le istantanee che un fotografo designer ha realizzato per la Nasa e che regalano un’immagine particolareggiata della cromosfera del sole. Rigorosamente in blu.

LA CROMOSFERA - La cromosfera è un sottile strato dell'atmosfera del sole, tra la fotosfera e la corona (lo strato più esterno dell’atmosfera solare). Questo strato va dai 400 ai 2.000 chilometri dalla superficie solare e sostanzialmente risulta trasparente. Ma in realtà non può essere visibile senza l’ausilio di particolari strumenti a causa della fortissima luminosità che non le rende percepibile ai nostri occhi. Solo durante le eclissi solari totali il colore normale del suo profilo, che tende al rosso a causa dell’idrogeno surriscaldato che brucia, può essere individuato a occhio nudo. Ora un fotografo ha realizzato alcuni scatti per la Nasa che offrono una rappresentazione dettagliata della cromosfera solare, regalando una descrizione minuziosa e realistica della palla infuocata.

IL SOLE BLU - Ma ciò che rende lo scatto ancor più unico e suggestivo è il colore blu del sole, che rivela una superficie irregolare, con alcune macchie decisamente più scure in corrispondenza delle zone solari maggiormente attive. L’autore di queste istantanee sorprendenti si chiama Alan Friedman, vive a Buffalo, a New York, ed è un designer di biglietti d’auguri appassionato di fotografia astronomica che di notte asseconda la sua vera vocazione e realizza scatti “celesti”. Pare che la maggior parte della sua attività venga esercitata dal cortile di casa, da dove gira filmati che poi controlla fotogramma per fotogramma, individuando le immagini più pulite, che poi seleziona e combina, neutralizzando in questo modo l'effetto distorcente dell'atmosfera.

Un telescopio, un particolare filtro e una webcam: questo è il kit professionale di Friedman che spiega la realizzazione delle proprie opere. Il fotografo ha creato l’immagine avvalendosi di una specifica lunghezza d’onda di luce ultravioletta nota con il nome di CaK che viene prodotta dal calcio ionizzato nell’atmosfera solare e che spiega anche la tinta della fotografia. Friedman ha realizzato nel corso della sua esperienza professionale altri scatti particolari, che nella sua pagina Tumblr mischia con sapienza, combinandoli anche con alcune foto personali, come quella di sua madre, postata poeticamente dopo quella del sole blu.



Video: nelle immagini Nasa spettacolare eruzione solare (02/05/2013)

Tre anni del nostro Sole in tre minuti (23/04/2013)

In un video della Nasa il (pessimo) stato di salute del pianeta (22/04/2013)
 
Emanuela Di Pasqua
21 maggio 2013 | 20:16

Strage di Sant’Anna di Stazzema, in archivio per sempre

La Stampa

La procura di Stoccarda respinge il ricorso contro l’archiviazione dell’inchiesta: «Indizi insufficienti». Lo sdegno dei familiari delle vittime

alessandro alviani
berlino


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La procura generale di Stoccarda ha respinto il ricorso contro l’archiviazione dell’inchiesta per la strage di Sant’Anna di Stazzema che era stato presentato dall’avvocatessa di Enrico Pieri, il sopravvissuto al massacro nazista che il 12 agosto 1944 costò la vita a 560 civili. Dall’analisi del ricorso, di alcune sentenze italiane e tedesche e di una perizia scritta dallo storico Carlo Gentile - si legge in un comunicato della procura generale - è emerso che non può essere contestata la decisione della procura di Stoccarda, che il primo ottobre aveva archiviato il procedimento in quanto non aveva rilevato un indizio di reato sufficiente per muovere un’accusa. Non è possibile dimostrare con certezza che gli accusati ancora in vita abbiano commesso un crimine o si siano macchiati di concorso in crimine, per cui, nel caso in cui venisse mossa l’accusa, è molto probabile che un tribunale li assolverebbe, argomenta la procura generale.

È certamente possibile che il massacro sia stato programmato, tuttavia non si è potuto accertare con la sicurezza giuridicamente necessaria che si sia trattato di un’azione di sterminio pianificata sin dall’inizio, continua la procura generale, che fa pertanto sua la motivazione già usata a ottobre dalla procura di Stoccarda per sospendere il procedimento. Non si può escludere, prosegue il comunicato, che l’operazione avesse inizialmente come scopo quello di combattere i partigiani e di rastrellare uomini da spedire ai lavori forzati e che la fucilazione della popolazione civile sia stata ordinata soltanto nel momento in cui divenne chiaro che non era più possibile raggiungere l’obiettivo iniziale. Pertanto bisogna provare singolarmente che ognuno degli accusati ancora in vita abbia commesso un omicidio o abbia aiutato altri a commetterli. Nonostante ampie indagini non è stato però possibile fornire questa prova, prosegue la procura, che aggiunge che non si è potuto chiarire in modo certo cosa abbiano fatto il 12 agosto 1944 i cinque accusati ancora in vita.

Lo scorso 9 ottobre Enrico Pieri, presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, aveva presentato un ricorso contro l’archiviazione delle indagini, che era stato poi integrato dalla sua avvocatessa, Gabriele Heinecke, a fine gennaio. Nelle scorse settimane lo storico Carlo Gentile aveva depositato una perizia nella quale rimproverava alla procura di Stoccarda di aver commesso errori e omissioni durante le sue indagini. Non è comunque ancora detta l’ultima parola: Enrico Pieri e Gabriele Heinecke possono ricorrere presso la Corte di Appello di Karlsruhe contro l’attuale decisione della procura generale. Il tempo, però, passa inesorabile: a ottobre, al momento dell’archiviazione delle indagini, gli accusati ancora in vita erano otto; ora, si legge nella nota della procura generale, sono cinque. 

Videoreportage - Gli ex bambini non dimenticano

alessandro alviani e niccolò zancan

Il World Nutella Day non sarà più cancellato La Ferrero : «Felici di avere fan del genere»

Corriere della sera

L'azienda di Alba alla blogger che ha inventato la Giornata Mondiale: «Era una procedura di routine a difesa dei marchi»

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Si è risolta in modo positivo - per i fan della Nutella - la vicenda che vedeva protagonista una blogger da una parte e l'azienda Ferrero dall'altra. L'americana Sara Rosso giovedì scorso aveva lanciato l'allarme: l'azienda di Alba le aveva intimato, attraverso dei legali, di rimuovere ogni contenuto relativo alla Nutella dal suo sito, dedicato proprio alla Giornata mondiale della Nutella. Un sito interamente dedicato alla crema di nocciole, con diverse ricette a tema provenienti da tutto il mondo.

FERRERO: «CONTATTI POSITIVI» - Amici di Facebook e follower su Twitter erano insorti minacciando boicottaggi e tradimenti con altre creme surrogate. Martedì, risolti alcuni problemi con il fuso orario - Sara Rosso, che vive in Italia, si trova attualmente negli Stati Uniti - la Ferrero ha comunicato l'inversione di marcia: «Un positivo contatto diretto tra Ferrero e Sara Rosso, owner di una fan page non ufficiale di Nutella chiamata World Nutella Day, ha chiuso il caso. Ferrero desidera esprimere a Sara Rosso la sincera gratitudine per la sua passione per Nutella, gratitudine che estende a tutti i fan del World Nutella Day».


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«FORTUNATI AD AVERE FAN COSÌ» - Il sito, quindi, rimane attivo. L'episodio si era verificato a causa di «una procedura di routine a difesa dei marchi, attivata in seguito ad alcuni usi impropri del marchio Nutella all’interno della fan page», spiega ancora l'azienda. Ma una volta trovata la soluzione, «ha immediatamente interrotto ogni precedente azione. Ferrero si considera fortunata ad avere fan di Nutella così devoti e leali come Sara Rosso».

LA GIORNATA E IL CUCCHIAIO - La Giornata mondiale della Nutella, celebrata ogni 5 febbraio fin dal 2007, prevede la partecipazione di chiunque lo desideri con, appunto, ricette, video, foto (a patto che si usi un cucchiaio gigante per mangiare la Nutella). Rosso ha confermato di essere stata contattata dopo aver risposto formalmente al decreto ingiuntivo: «Abbiamo avuto una discussione produttiva affinché il sito del Nutella Day esista per i suoi fan, che è esattamente il motivo della Giornata mondiale della Nutella».

Maria Strada
MERYSTREET21 maggio 2013 | 22:04

Usavano un server ucraino per piratare Sky, chiusi 16 siti web

Quotidiano.net

Stop a un gruppo di siti che faceva riferimento a un servizio noto come Futubox. Grazie all’uso di un server universitario ucraino piratavano sul web le trasmissioni in alta definizione di Sky e vendevano anche un decoder taroccato



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Salerno, 20 maggio 2013 - Distribuiva in modo pirata sul web le trasmissioni in alta definizione di Sky e vendeva anche un decoder taroccato collegabile direttamente alla tv. Tutto grazie all’uso di un server universitario ucraino. E’ stato chiuso dalla guardia di finanza di Agropoli, nel salernitano, al termine di una indagine coordinata dalla procura di Vallo della Lucania, un gruppo di siti che faceva riferimento a un servizio noto come Futubox.  

L’ordine di inibizione all’accesso è stato notificato agli internet provider. L’accesso era consentito previa sottoscrizione di un abbonamento, al prezzo di 8 euro al mese, sia da computer che attraverso cellulari e tablet. Il segnale veniva gestito e suddiviso attraverso server media per la gestione dei flussi live (live-streaming) e server media per la gestione dei flussi on-demand.

Recentemente, Futubox aveva ulteriormente allargato l’offerta di servizi, proponendo la vendita, al prezzo di 135 euro, di un dispositivo hardware collegabile direttamente al televisore di casa, che avrebbe permesso la fruizione dei palinsesti in live-streaming o on-demand selezionabili direttamente attraverso un telecomando. Le indagini, svolte in ambito telematico anche setacciando i social network, hanno fatto emergere l’articolata organizzazione degli amministratori del portale, di nazionalità ucrain, che, grazie alle elevate competenze tecniche, hanno registrato 16 nomi di dominio in forma anonima utilizzando il servizio denominato DomainByProxy offerto da una società statunitense ed hanno veicolato i flussi dati che consentivano la visione dei programmi in “streaming” in alta definizione attraverso server localizzati in Ucraina, Germania, Russia e Romania.

Le attività investigative svolte hanno permesso di accertare che i server utilizzati in Ucraina appartengono ad un ente universitario di ricerca del paese dell’Est europeo, che riserva agli studenti universitari l’opportunità di fruire a basso costo della propria piattaforma tecnologica per consentire lo sviluppo di imprese digitali. Tuttavia, anche se nello statuto dell’ente pubblico ucraino viene espressamente proibito l’utilizzo delle tecnologie offerte per finalità illecite, tra cui la diffusione di servizi che violano la disciplina sul diritto d’autore, gli amministratori del portale hanno potuto sfruttare i server e la banda dati della sua rete come potente base per trasmettere in ambito internazionale i canali televisivi piratati.

Tra i principali mercati di sbocco, l’Italia rappresentava per numero di collegamenti il secondo Paese al mondo, con oltre il 24 per cento dei visitatori, che potevano accedere ad un bouquet di canali in continua evoluzione (anche seguendo i suggerimenti degli utenti), recentemente arricchito con la trasmissione delle gare di Formula 1 offerte in esclusiva ai clienti dell’emittente satellitare.
Complessivamente, al termine di questa fase d’indagine, le fiamme gialle di Agropoli (SA) hanno provveduto ad inibire l’accesso dall’Italia a 16 siti web attraverso i quali veniva direttamente offerto, ovvero promosso, il servizio pirata Futubox.

Contestualmente, sono state eseguite perquisizioni in provincia di Bari e Taranto nei confronti di altri due pirati informatici italiani che spedivano in Ucraina le Smart Card necessarie per accedere ai servizi Sky e promuovevano sulla Rete la vendita degli abbonamenti al servizio pirata attraverso altri due siti web in lingua italiana, parimenti oggetto di sequestro penale.

Uno dei due indagati - giovane laureato in informatica - stava sviluppando in proprio un software, chiamato Telebox, con il quale - anche utilizzando le trasmissioni di Futubox - avrebbe rilanciato ed ulteriormente personalizzato il servizio pirata dall’Italia. Le investigazioni - tuttora in corso in 6 Paesi - verranno ora focalizzate sull’identificazione degli utenti italiani del portale e sulla ricostruzione dei flussi finanziari derivanti dalla sottoscrizione degli abbonamenti da parte dei clienti nazionali, al fine di quantificare i profitti conseguiti nel territorio dello Stato dai pirati informatici coinvolti nell’illecito.