domenica 2 giugno 2013

Napoli, legato ad un palo: Setter ridotto in fin di vita

Il Mattino

di Alessandra Chello

Ha resistito per giorni immobilizzato: senza cibo nè acqua e alle intemperie.



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Quando lo hanno trovato, su uno stradone di Volla, inzuppato fradicio per la pioggia, legato a quel maledetto palo di ferro, ormai era stremato. Ridotto a poco più di un mucchio di ossa e pelo. Un dolcissimo Setter di un anno circa è stato salvato da morte certa. Per il veterinario che lo ha visitato, il cane deve aver resistito per giorni in quelle condizioni assurde. Senza cibo nè un riparo e con pochissimo spazio per muovere a malapena le zampe. E' un cucciolone di ottimo carattere: va d'accordo con tutti.

E proprio per questa sua estrema dolcezza deve essere stato abbandonato da chi invece voleva farne solo un cane da caccia. I volontari che lo hanno salvato cercano per lui una casa e tanto affetto. Il piccolo è di taglia media contenuta, sano e vaccinato. E' a Napoli ma per una buona adozione può viaggiare.

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setter




Per info: 3467835251

In Paradiso si entra per favoritismo. Se si entrasse per merito, tu resteresti fuori ed il tuo cane entrerebbe al posto tuo. (Mark Twain)

Napoli, mistero. «Sui muri di casa mia appaiono il diavolo e la Madonna», fedeli in fila a Chiaia

Il Mattino
di Marco Perillo

Il proprietario di un appartamento napoletano sostiene che compaiono figure ultraterrene: la gente accorre



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NAPOLI. Ci si può credere o no. Ognuno può vederci una cosa piuttosto che un’altra. Fatto sta, che da qualche giorno sta destando stupore, a Napoli, una particolare macchia di umidità comparsa sulla parete di un appartamento nel quartiere Chiaia. Su quella macchia, osservando attentamente, si notano due "figure". Una avrebbe la sembianza di un essere mostruoso; potrebbe sembrare un demonio minaccioso, intento ad attaccare e a urlare. L’altra figura sembrerebbe una Madonna in ginocchio intenta a pregare.

GUARDA IL PROFILO DELLA "MADONNA"

Siamo nella casa-studio di Peppe Esposito, docente liceale e noto artista partenopeo. Nel suo appartamento, Esposito vive con la moglie e i due figli gemelli, adolescenti. La storia è questa: di recente, come spesso capita, la famiglia ha avuto a che fare con un problema d’infiltrazioni alle pareti di tufo. Ed è sul soffitto di una stanza che, nelle ultime settimane, si è verificata la singolare macchia, larga più o meno un metro e alta altrettanto.

Sono stati gli occhi attenti dei figli di Peppe Esposito, dopo qualche settimana dalla formazione, a notare strane figure su quell’infiltrazione. In ordine di tempo è apparsa prima la "figura demoniaca": un essere mostruoso con la bocca spalancata, gli occhi spiritati e accenno di corna. Poi, dopo un paio di giorni, è comparsa quella che sembra una silhouette di Madonna: una sagoma femminile inginocchiata in atto di preghiera con le mani giunte e con un velo sul capo. Un velo dalla triplice piega, che secondo qualche credente ricorderebbe l’immagine della Vergine di Medjugorje. Solo suggestione? Un'illusione ottica come tante? Può darsi. Ma intanto, per chi ha fede, quell'immagine rappresenta l'eterna lotta tra il bene e il male. Soprattutto in un'epoca in cui sembra che questa disputa si sia fatta più intensa. 

Non a caso, uno dei suoi primi messaggi della Madonna ai veggenti di Medjugorje, datato 14 aprile 1982, è stato il seguente: “Dovete sapere che Satana esiste. Egli un giorno si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l'intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a Satana di mettere la Chiesa alla prova per un secolo ma ha aggiunto: 'Non la distruggerai'. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà distrutto. Già ora egli comincia a perdere il suo potere e perciò è diventato ancora più aggressivo: distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con il digiuno e la preghiera. Portate addosso oggetti benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l'uso dell'acqua benedetta”.




Oggetti di preghiera cominciano, pian piano, ad apparire in casa Esposito. Il proprietario di casa, sbalordito, ammette: "Nemmeno col Photoshop sarei riuscito a creare un'immagine simile. Davvero sono senza parole". Intanto, un piccolo stuolo di fedeli - perlopiù amici e parenti di Esposito -, attratti da quello che considerano un “prodigio”, chiedono di visitare la casa. Per ammirare un'immagine che, da come hanno notato, è apparsa proprio durante il mese di maggio, notoriamente dedicato a Maria. Anche questo è un caso?

Non sarebbe l'unico, visto che un fenomeno quasi simile si è verificato, pochi giorni fa, sempre a Napoli, nella chiesa delle clarisse.
 
sabato 1 giugno 2013 - 09:09   Ultimo aggiornamento: domenica 2 giugno 2013 10:10

I libri di Marotta senza casa né pace Sfrattati da Casoria i 350mila volumi

Il Mattino

di Carmela Maietta

L’immenso patrimonio dell’Istituto per gli studi si ritrova ancora una volta in cerca di una casa

NAPOLI - L’ultimo atto di intimazione di sfratto per morosità è di qualche settimana fa: poco importa se a sloggiare dovranno essere personaggi come Giordano Bruno e Benedetto Croce, consegnati all’eternità dai loro libri che dovranno, appunto, essere fatti sparire dal complesso edilizio denominato ImAC, a Casoria, dell’immobiliare Niglio S.P.A. che rivendica la somma di 99.035,58 euro relativa ai canoni di locazione per il periodo marzo 2012-maggio 2013.


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A questo sfratto (80mila volumi) ne vanno aggiunti diversi altri per affitto di locali dalle parti di Monte di Dio per un totale di 463mila euro. E così l’immenso patrimonio librario dell’Istituto per gli studi filosofici, che supera le 350mila unità, si ritrova ancora una volta in cerca di una casa o, almeno, di un deposito. Un patrimonio per cui sono arrivate offerte di degna ospitalità da varie parti e perfino dal Giappone.

Un patrimonio che si è stati costretti a smembrare e a collocare a pezzi in vari siti i cui proprietari, di volta in volta, chiedono la liberazione. Ma quello dei libri che finora a Napoli non hanno trovato un’adeguata sistemazione, la cui finalità è quella di una straordinaria biblioteca a disposizione di giovani e di studiosi di tutto il mondo, è solo una parte del dramma economico in cui versa l’Istituto, uno dei più importanti a livello internazionale che si occupa di scienze filosofiche ed umane. I debiti per la sua attività e il suo funzionamento ammontano a 13 milioni di euro. Una situazione tale che fa dire al fondatore dell’Istituto, Gerardo Marotta, «noi stiamo morendo».

E stamattina, nel chiostro delle statue di San Domenico Maggiore, una manifestazione a sostegno: «Fahrenheit 2013/Irrefrenabile passione» con installazioni, reading, musica e performance a cura dell’associazione Eleonora Pimentel Lopez de Leon. Letture con Annamaria Achermann, Lucia Stefanelli Cervelli, Wanda Marasco, Arnolfo Petri; il coro Agape Fraterna diretto da Rosa Monaco; le artiste Roberta Basile, Silia Pellegrino e Giovanna Piromallo; performance musicale del maestro Ibrahim Drabo; reading diretto da Rita Felerico; installazioni di Teresa Mangiacapra, con Gerardo Marotta interventi di Esther Basile, Arturo Martorelli e Milena Cuccurullo.

Impossibile per l’Istituto fare fronte alle spese di funzionamento e di attività che si aggirano sui 5 milioni di euro annui, dopo che il suo fondatore ha praticamente saccheggiato il patrimonio di famiglia. E dopo che, qualche anno fa, si è mobilitato mezzo Parlamento e dopo che la Camera dei deputati ha riconosciuto «il ruolo fondamentale degli Studi Filosofici» impegnando il governo «a valutare un quadro di interventi e di risorse».

Ma la questione più paradossale riguarda il bando direttoriale numero 1105 del Miur del 9 ottobre 2002 che prevedeva dei finanziamenti da uno specifico fondo; un bando per il quale l’Istituto aveva presentato un progetto per 12 milioni di euro. Ma dalla commissione il progetto viene giudicato meno importante di quello di una ditta di salumi. Il Tar del Lazio dà ragione all’Istituto, stessa sentenza anche dal Consiglio di stato dopo il ricorso del Miur; ma dal ministero dell’Istruzione, puntualizza Gerardo Marotta, neanche l’ombra di un euro. E la domanda: quanto tempo occorrerà ancora perché venga visto il «ricorso di ottemperanza al giudicato» e, quindi, riconosciuto il finanziamento?

Che nel frattempo, per interessi e danni materiali e morali, ammonta a 37 milioni di euro. E intanto non si riesce più a fronteggiare le spese per l’affitto dei locali in attesa del restauro della struttura di piazza Santa Maria degli Angeli, acquistata dalla Regione Campania e che nelle intenzioni dovrebbe, appunto, ospitare l’eccezionale biblioteca dell’Istituto. Saranno tempi lunghi: un’apposita commissione si riunirà martedì prossimo per valutare i risvolti tecnici. E intanto l’assessore regionale Marcello Tagliatatela lancia l’ipotesi di utilizzare come deposito una struttura a Bagnoli dove era prima la Nato.

sabato 1 giugno 2013 - 08:08   Ultimo aggiornamento: domenica 2 giugno 2013 13:01

L'isola di Skorpios va ai russi Ma Atene si ribella

Corriere della sera

La nipote di Onassis vende l'isola di Jackie: «Non mi piace». Ma il governo greco si è opposto alla cessione

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MOSCA - È un paradiso nel mar Ionio, vicino all'isola di Cefalonia e quasi di fronte alla costa pugliese. Ma la piccola Skorpios è anche un simbolo per tutti i greci e allo stesso tempo il monumento funebre di Aristotele Onassis, il grande armatore tutt'ora amatissimo nel paese, che qui sposò Jacqueline Kennedy nel 1968 e qui è sepolto assieme ai suoi due figli.

Per questo il governo di Atene ha deciso di aprire una indagine sulla vendita dell'isola al magnate russo Dmitrij Rybolovlev che l'ha regalata alla figlia. Skorpios ai russi? «Mai e poi mai» hanno tuonato i deputati che hanno presentato interrogazioni in Parlamento. Così il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, ha deciso di indagare, per verificare se la cosa sia legale e se sia «nell'interesse pubblico dello Stato greco».

Nel frattempo il passaggio di proprietà è già avvenuto tra società che fanno capo alla nipote di Onassis Athina e alla figlia di Rybolovlev Ekaterina per una cifra superiore ai 100 milioni di euro. Forse, proprio per evitare problemi legali, si è trattato di un leasing di 90 anni, una specie di affitto a lungo termine.Il problema, infatti, sarebbe il testamento del vecchio armatore il quale stabilì che l'isola doveva rimanere nelle mani della sua famiglia fino a quando gli eredi avessero avuto la possibilità di spendere almeno centomila dollari l'anno per la manutenzione (in realtà oggi ci vogliono un milione e mezzo di dollari ogni anno). Altrimenti il tutto sarebbe dovuto andare allo Stato greco (come residenza del presidente) o alla compagnia di bandiera per creare colonie per i figli dei dipendenti. Di vendite a terzi nel testamento non si parla.

Athina, che è sposata e vive a San Paolo del Brasile, ha messo piede su Skorpios solo due volte, quando era bambina e per il decimo anniversario della morte della madre Christina, stroncata da un infarto nel 1988. Il posto non le piace e da anni pensava di venderlo. Il nonno invece se ne innamorò nel 1962. Lo pagò tre milioni e mezzo di dracme (circa 24 milioni di lire dell'epoca), vi fece piantare duecento specie di alberi diversi che ora ricoprono quella che era una superficie brulla con un manto lussureggiante. Fece arrivare milioni di tonnellate di sabbia per creare le spiagge e realizzò tre ville e un paio di porticcioli. L'acqua arriva dalla montagna di un'isola vicina.

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Onassis volle sposare qui la vedova del presidente John Fitzgerald Kennedy e quando morì nel 1975 fu sepolto qui. Due anni prima aveva portato a Skorpios anche la salma del figlio venticinquenne Alessandro, deceduto in un incidente aereo. Nel 1988 anche Christina venne portata nel piccolo cimitero. Un posto, dunque pieno di ricordi tragici. Che non sembrano turbare Rybolovlev, il quarantaseienne ex re dei fertilizzanti. Un paio di anni fa ha venduto tutte le sue aziende russe, incassando poco meno di quattro miliardi di euro (Forbes valuta il suo patrimonio 7 miliardi di euro).

E si è messo a spendere: la squadra del Monaco, numerosi giocatori (Radamel Falcao è costato 45 milioni di euro), ville in America e appartamenti. Uno a Manhattan per 88 milioni di dollari su Central Park. Un altro, dove vive buona parte dell'anno, a Montecarlo. È l'attico più caro mai ceduto, con un prezzo di 230 milioni di euro. Era del banchiere Edmond Safra che nel 1999 ci fu assassinato in un incendio che distrusse completamente l'alloggio. Due designer inglesi lo hanno acquistato dalla vedova Safra a poco prezzo e l'hanno ristrutturato spendendo 45 milioni e tenendo ben presente il gusto dei magnati russi e arabi: pare che Rybolovlev sia stato particolarmente colpito dalla sala da pranzo col soffitto di platino.

Fabrizio Dragose
i2 giugno 2013 | 13:31

Stipendio , la trappola della cifra tonda

Corriere della sera

Arrotondare ai multipli di 5 o 10 indebolisce la contrattazione
MILANO - State negoziando il vostro compenso, il prezzo di un oggetto o qualsiasi altra cosa? Non usate cifre tonde. Arrotondare vi farà perdere soldi. O addiritura vi farà perdere, punto. Lo ha dimostrato una ricerca condotta da due professori della Columbia Business School , che sarà pubblicata nel prossimo numero del Journal of Experimental Social Psychology .



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PERDERE IL SENSO COMUNE - Negoziare è un’arte, e in tempi di crisi economica un «trucco» vincente non può che essere il benvenuto. Ebbene, eccolo qua: quando chiedete una cifra, non usate multipli di cinque o dieci. A differenza di ciò che il senso comune ci porta a fare, arrotondare è una strategia perdente. Analizzando il mercato immobiliare, per esempio, gli autori dello studio si sono accorti che solo il 2% delle richieste consistevano in cifre specifiche e non arrotondate. Per avere più chances di spuntarla, invece, bisogna chiedere una cifra precisa e specifica, «rompere» il numero e motiplicarlo magari per tre o per quattro. «Ciò che abbiamo scoperto è che c’è una grande differenza tra ciò che la gente pensa sia una buona strategia e ciò che la scienza dimostra essere una buona strategia – ha dichiarato la professoressa Malia Mason, l’autrice principale – chi contratta dovrebbe tenere a mente che lo zero in questo caso non aggiunge davvero nulla al tavolo delle trattative».

PRECISIONE É COMPETENZA - L’idea d’indagare sull’efficacia delle cifre tonde nelle contrattazioni è venuta a Mason l’anno scorso, prendendo un taxi a Praga. L’autista le chiese in quell’occasione 1000 corone: la colpì come quella cifra pareva «buttata lì» in modo arbitrario. L’episodio ha portato la professoressa di contrattazioni manageriali a riflettere su come una cifra convogli un preciso messaggio riguardo la nostra corretta preparazione su un argomento. I risultati dello studio effettuato coi colleghi hanno dato ragione a questa intuizione iniziale: nel contesto di un’intervista di lavoro, la precisione nei numeri dà l’idea che il candidato abbia approfondito le ricerche e capisca alla perfezione il valore delle sue prestazioni sul mercato. Di conseguenza, chi è dall’altra parte del tavolo pensa di aver meno margine per negoziare. Al contrario, una cifra tonda mostra un senso molto più generico di comprensione dei prezzi di mercato.

IL NUMERO «ANCORA» – La prima cifra che si «spara» in una contrattazione ha sempre un ruolo fondamentale. Nel linguaggio del business, si chiama anchor, ancora. Usare la tecnica di numeri specifici e non arrotodati è fondamentale in questo primo passaggio. «Pensiamo spesso che una "ancora" alta sia il metodo giusto – continua Mason – ma si rischia si sconvolgere la gente quando si è troppo estremi. Abbiamo riscontrato che essere meno estremi ma più precisi porta alla fine a risultati migliori». In un esperimento, i ricercatori hanno dimostrato che i candidati che chiedevano 63.500 dollari facilmente ricevevano una controfferta da 62mila, mentre una richiesta iniziale di 65mila portava a una controfferta di 60mila. Stesso principio vale per chi intende comprare una macchina usata: negli esperimenti gli acquirenti che proponevano una cifra tonda (per esempio 5mila dollari) finivano mediamente per pagare 2.963 dollari in più rispetto alla loro prima offerta. Chi invece lanciava la trattativa con un numero più preciso (5,015 dollari), alla fine pagava mediamente solo 2.256 dollari in più.

Carola Traverso Saibante
2 giugno 2013 | 11:59

Mantovani: «Un errore il gonfalone verde prestato ai pugni chiusi e in un mare di rosso»

Corriere della sera

Il vicepresidente della Regione (pdl) critica il clima ai funerali di Franca Rame. E spuntano volantini contro l'attrice


Quei pugni chiusi e quel mare di rosso. Mario Mantovani, vicepresidente del Pdl di Regione Lombardia, non ha gradito affatto le immagini del funerale laico di Franca Rame, celebrato sabato mattina davanti al teatro Strehler. Men che mai ha apprezzato che proprio a fianco del palco di largo Greppi svettasse il gonfalone verde della Regione. Il giorno dopo Mantovani (che proprio sabato ha risolto una delle sue incompatibilità, rinunciando formalmente al seggio in Senato) dice di non voler accendere troppe polemiche e di non voler puntare il dito contro nessuno. E però - ammette - il simbolo istituzionale della Lombardia lui non l'avrebbe «prestato» alla piazza rossa. «Quell'immagine, quei fazzoletti rossi e quei comizi non corrispondono alla volontà popolare espressa dai lombardi pochi mesi fa, ecco», sibila Mantovani.

VOLANTINI - Il quale non è peraltro l'unico a protestare contro le celebrazioni riservate a Franca Rame. Fratelli d'Italia, il movimento fondato da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, con un comunicato stampa ha voluto rendere noto che nella notte tra venerdì e sabato alcuni militanti hanno affisso sulla facciata del teatro Strehler volantini di protesta per il fatto che l'attrice «aveva espresso solidarietà agli assassini di Primavalle». I manifesti, attaccati proprio dove sabato migliaia di persone avevano dato l'addio alla Rame, da quanto è stato riferito dalle forze dell'ordine, sono stati strappati da alcuni passanti e quindi cestinati.


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Andrea Senesi
2 giugno 2013 | 11:38