giovedì 27 giugno 2013

Consolato Usa, visto negato a Paolo Limonta «Forse per le mie idee politiche»

Corriere della sera

Il braccio destro di Pisapia ha raccontato l'episodio su Facebook


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Il Consolato americano di Milano avrebbe rifiutato il visto elettronico a Paolo Limonta, il responsabile dell'Ufficio per la città di Palazzo Marino. Lo scrive sulla sua pagina Facebook lo stesso Limonta, da tempo stretto collaboratore del sindaco Giuliano Pisapia. «Mio figlio e i miei nipoti stanno organizzando un viaggio negli Usa e vogliono che io vada con loro. Ma il 3 giugno mi viene comunicato che l'autorizzazione del viaggio senza visto non è stata approvata e devo presentarmi il 27 giugno al Consolato».

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IL VISTO NEGATO - Limonta continua spiegando che «oggi mi presento e una simpatica funzionaria mi comunica che la mia richiesta di visto non è stata accettata e, incredibilmente, chiede a me di spiegarle le ragioni di questo rifiuto. Le ho suggerito di verificare se, per caso, alla base della non concessione del visto, ci potesse eventualmente essere il fatto che ho difeso e difendo i diritti di molti popoli oppressi come i kurdi, i palestinesi, gli iracheni e continuerò a farlo». Ma Limonta aggiunge che la causa del diniego potrebbe essere dovuta al fatto che «la mia crescita umana e politica sia stata indelebilmente segnata dai golpe avvenuti in Sud America e che la mia critica alla politica statunitense in quell'area sia stata costante nel nome di tutte le centinaia di migliaia di donne e uomini innocenti imprigionati, torturati o uccisi».

Redazione Milano online27 giugno 2013 | 15:31

Dagospia, un sito pericoloso": entri a tuo rischio e pericolo

Libero

Il portale segnalato "10 volte per attività sospetta negli ultimi 90 giorni". Dago ko


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Il noto sito d'informazione Dagospia.com è accessibile, ma soltanto "a vostro rischio e pericolo". Google lo segnala come "sito malevolo" avvertendo che l'eventuale apertura del sito potrebbe "danneggiare il tuo computer". Nella pagina di diagnostica di Google si legge: "Parte del sito è stata segnalata per attività sospetta 10 volte nel corso degli ultimi 90 giorni". Attacco hacker? Ritorsione? Semplice problema tecnico?

Chi lo sa, di certo Dagospia non è un sito accondiscendente con i cosiddetti 'poteri forti': i palazzi del potere, dalla finanza all'economia, dalla politica allo spettacolo, temono gli scoop e i retroscena di Roberto D'Agostino (ideatore e titolare del sito) più di ogni altera cosa. Ad ogni modo, sempre nella pagina di diagnostica di google, emerge come "Dal test di 1993 pagine del sito eseguito negli ultimi 90 giorni, è emerso che da 15 pagine è stato scaricato e installato software dannoso senza l'autorizzazione dell'utente". Qualunque siano le ragioni, almeno per un giorno i cosiddetti "poteri forti" tireranno un sospiro di sollievo.

F35, pieno di guai ma difficile da eliminare

La Stampa

L’aereo è vulnerabile ai fulmini e l’elettronica dà problemi. Il Pentagono: jet più vecchi lo abbatterebbero.

luigi grassia
torino


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L’F35 è tante cose: un cacciabombardiere americano co-prodotto da altri otto Paesi fra cui l’Italia, un progetto tecnologico senza il quale l’Europa resterebbe tagliata fuori dagli sviluppi dell’aeronautica militare, ma anche un giocattolo costosissimo e forse con difetti tecnici. Per provare a mettere ordine (senza pretesa di sciogliere i nodi) bisogna partire da un minimo di storia.

Il «Lightining» (cioè «lampo») F35 è figlio imprevisto di un altri caccia, l’F22 «Raptor». Quest’aereo, l’F22, è invisibile al radar (o almeno furtivo, secondo la traduzione letterale di «stealth»). Avrebbe dovuto essere prodotto in 750 esemplari, ma poi il costo unitario elevato e forse anche problemi tecnici (peraltro mai ammessi ufficialmente) ne hanno ridotto gli ordinativi ad appena 183. Gli americani hanno deciso di riservare l’F22 al ruolo di caccia puro (intercettazione e combattimento aereo) e di affiancargli un aereo più semplice ed economico per le mansioni di cacciabombardiere, cioè l’attacco al suolo o in mare e l’appoggio tattico alle truppe a terra.

Questo figlio (inizialmente non pianificato) dell’F22 è l’F35. L’F35 ha tradito molte promesse. Costa meno dell’F22 ma molto più del previsto, addirittura l’80% in più; in particolare i 90 F35 italiani costerebbero 155,5 milioni al pezzo. I problemi sono anche tecnici. L’F35 fruendo della tecnologia già sviluppata per l’F22 avrebbe dovuto crescere in fretta e invece ha avuto un sacco di problemi. Innanzitutto, ed è una beffa per un aereo che si chiama «Lightning», l’F35 è risultato vulnerabile ai fulmini. Poi nel marzo scorso un rapporto del Pentagono ha denunciato che sull’F35 il display nel casco di volo non fornisce un orizzonte artificiale analogo a quello reale, a volte l’immagine è troppo scura o scompare, e il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento.

La quasi tragica considerazione finale del Pentagono è che in un futuro duello aereo l’F35 verrebbe abbattuto dai vecchi caccia americani F15, F16 e F18 (evoluzioni di modelli che volano da 30 o 40 anni), dal pan-europeo Typhoon e dal Sukhoi 30 russo e dal J-10 cinese. La Lockheed assicura che questi problemi saranno risolti. Comunque l’F35 è (di base) un monomotore più lento e meno potente di molti potenziali oppositori vecchi e nuovi, per la maggior parte bimotori; può superare l’handicap con la tecnologia superiore, ma non se questa tradisce le aspettative.

Ammettiamo per ipotesi che i problemi siano insolubili: che deve fare l’Italia, uscire dal programma? È una scelta possibile ma gravida di conseguenze. I 90 futuri F35 andranno a sostituire ben 253 vecchi aerei fra Tornado e Amx (cacciabombardieri dell’Aeronautica) e Harrier (caccia a decollo verticale delle portaerei italiane). Se non compriamo gli F35 restiamo con le forze aeree monche? Molti rispondono: sì, e ce ne faremo una ragione. Ma sul piano tecnico si potrebbe anche trovare un’alternativa. Il Typhoon pan-europeo è stato adattato dai britannici al ruolo di cacciabombardiere.

Non sarebbe un ripiego: in un recente test di combattimento simulato in Alaska, il Typhoon ha sconfitto l’F22. Ma in ogni caso il Typhoon non può sostituire l’Harrier a decollo verticale. E Pietro Batacchi, analista militare e direttore di Rid - Rivista italiana difesa, ammonisce: «Su 30 anni il programma F35 si ripaga da sé. L’Italia ha ottenuto compensazioni industriali, la fabbrica di Cameri costruirà gli F35 non solo italiani e sarà il polo della manutenzione di tutti gli F35 europei e di quelli americani in Europa. Ci sono contratti per l’Alenia e per molte altre imprese italiane. Ma i nostri acquisti di F35 sono già scesi da 131 a 90 e se li tagliamo ancora tutto questo sarà a rischio».

Strage di Ustica, risarcimenti alle famiglie: l'Avvocatura dello Stato valuta il ricorso

Corriere della sera

In discussione la sentenza della Cassazione che darebbe 1,2 milioni di euro ciascuno alle famiglie di tre vittime

L'Avvocatura dello Stato - secondo quanto apprende l'agenzia Ansa - starebbe valutando un «ricorso per revocazione» alla Corte di Cassazione per cancellare la sentenza della stessa Cassazione con la quale è stato dato il via libera definitivo al risarcimento, per 1,2 milioni di euro ciascuno, ai familiari di tre vittime della strage di Ustica. Alla base del ricorso il fatto che - secondo l'Avvocatura - la sentenza si fonderebbe su circostanze oggettive errate. La revocazione della sentenza, se dichiarata, comporterebbe un nuovo giudizio davanti alla Suprema Corte. La notizia trapela nel giorno del 33esimo anniversario della strage, dopo che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, aveva ricordato le vittime e lanciato un monito perché si accertino le «responsabilità, anche estere».

Ustica: sentenza definitiva dalla Cassazione, i familiari saranno risarciti (28/01/2013)

RISARCIMENTI - La sentenza su Ustica - nella quale si afferma che la causa della strage fu un missile - è stata emessa dalla terza sezione civile della Cassazione che nei fatti, per la prima volta, convalida la condanna al risarcimento inflitta dalla Corte di Appello di Palermo, nel giugno 2010, in favore dei parenti di tre vittime che, per primi, hanno intrapreso la causa civile. La stessa azione civile è stata poi seguita da altri ottanta familiari costituitisi in un altro procedimento, sospeso in appello e aggiornato al 2014, per il quale i ministeri dovrebbero pagare altri 110 milioni di euro.

Ustica, Daria Bonfietti: "Bene, ma la verità è ancora incompleta" (28/01/2013)

NAPOLITANO - «La costante dedizione con cui l'Associazione da lei presieduta coltiva la memoria di quella tragica notte e delle innocenti vittime del disastro richiama il dovere di tutte le istituzioni di sostenere le indagini tuttora in corso per accertare responsabilità, nazionali ed internazionali, rimaste coperte da inquietanti opacità e ombre», aveva scritto Napolitano, nel messaggio inviato al presidente dell'Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, Daria Bonfietti.

IMPEGNO - «Sono certo - aveva detto ancora il Capo dello Stato - che la celebrazione dell'anniversario attraverso l'installazione artistica collocata nello spazio antistante il "Museo della Memoria" concorrerà anche quest'anno ad accrescere la partecipazione collettiva al ricordo delle vittime e a mantenere vivo, anche sulla base della recente sentenza della Corte di Cassazione, l'impegno delle istituzioni e di tutti i cittadini perché si onorino i principi di verità e di giustizia. Con questo spirito, esprimo a lei e a tutti i famigliari l'affettuosa vicinanza mia e dell'intero Paese».

Redazione Online27 giugno 2013 | 17:15

Texas, eseguita la 500esima condanna a morte

Il Mattino

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In Texas è stata eseguita la 500esima condanna a morte, da quando negli Stati Uniti è stata reintrodotta la pena di morte nel 1976. Ad essere giustiziata è stata una donna di 52 anni, condannata a morte per omicidio, nel 1997. Kimberly McCarthy, riferisce il quotidiano «Houston Chronicle», è morta nel carcere di Huntsville, con un'iniezione letale.

L'ultima esecuzione di una donna nel Paese risale al 2010. Secondo il Centro di Informazioni sulla Pena di Morte di Washington, in Virginia le esecuzioni sono state 110, mentre in Oklahoma sono state 105, comunque inferiori rispetto al Texas. In totale, dal 1976, negli Stati Uniti le esecuzioni capitali sono state 1.338.

 
giovedì 27 giugno 2013 - 14:33   Ultimo aggiornamento: 14:34

Fiumicino, occhio al “car valet parking”: auto non custodite e infrazioni al Codice

Il Messaggero

di Giorgio Ursicino

La rivista Quattroruote ha effettato un'inchiesta su servizio "car valet" sempre più diffuso: lasciare l'auto a un addetto quando si parte in aereo. Sorprese quasi tutte negative, con rischi per i proprietari


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ROMA - «Quando l’auto prende il volo», titola il servizio sul numero della rivista Quattroruote in questi giorni in edicola. Gli specialisti del magazine avevano ricevuto lamentele e hanno effettuato un’inchiesta sul funzionamentodel servizio “car valet” sempre più diffuso negli aeroporti italiani.

Auto parcheggiate dove capita.
I riflettori sono stati puntati sul più grande e importante, il Leonardo da Vinci di Fiumicino a Roma, e, secondo i giornalisti del mensile specializzato, i risultati sono stati piuttosto deludenti. Molto deludenti. I prezzi, a volte, sono anche invitanti (inferiori a quelli del multipiano a tempo), ma il livello del servizio garantito è quasi sempre inadeguato: vetture parcheggiate lungo le strade, nessuna vigilanza, utilizzo dell’auto per fini propri e violazioni importanti del codice della strada, con tutte le possibili conseguenze del caso. Tutto documentato, con foto dei veicoli durante le simulazioni, orari e nomi delle aziende interessate (sono chiaramente più di una, ma pare nessuna esente da pecche). Il problema riscontrato più frequentemente è il parcheggio in “area non recintata”, come invece prevedono le clausole nei documenti firmati al momento della consegna delle chiavi, e, soprattutto, “non custodita”.

Nessun tipo di custodia. Le verifiche sono state numerose. In un caso una Smart è stata lasciata per ore sulle strisce blu non ancora operative di via dell’Aeroporto di Fiumicino (una strada con due corsie per senso di marcia) che dista circa un chilometro e mezzo dall’aerostazione. La piccola citycar è stata spostata più volte e spesso parcheggiata anche in modo poco ortodosso (vicino ad uno stop). Dopo il tramonto una persona diversa da quella che aveva consegnato l’auto ha utilizzato le doppie chiavi per aprire la portiera e prelevare alcune cose all’interno, ma nessuno si è accorto dell’accaduto. Nel corso di un altro test, con un operatore diverso, la vettura è stata regolarmente lasciata in un posteggio recintato ma, durante il percorso di avvicinamento, il driver ha avuto un comportamento poco professionale: ha percorso ben 13 chilometri con la vettura affidata e si è addirittura fermato in un market per fare la spesa.

Pesanti infrazioni al codice della strada.
In ulteriori verifiche con altre aziende di valet parking non si è ripetuta la scena del parcheggio dove capita, ma lo stile di guida dell’addetto è stato quantomeno da cartellino rosso poiché sono state effettuate manovre da raffica di punti o, addirittura, ritiro della patente. In una circostanza chi era alla guida ha superato i 110 Km/h in un tratto dove il limite era di 70. In un’altra è stato effettuato un sorpasso in presenza di linea continua (anche in questo caso c’è la foto della scena del crimine). Insomma un servizio sicuramente utile, che evita fastidiosi percorsi di avvicinamento e il disagio di trasportare i bagagli, ma da mettere decisamente a punto.


Mercoledì 26 Giugno 2013 - 19:44    Ultimo aggiornamento: Giovedì 27 Giugno - 12:01

Bufera per gli «auricolari della vergogna» «Qantas usa quelli fatti da detenuti cinesi»

Corriere della sera

L'inchiesta di un giornale australiano rivela: prigionieri pagati un euro al mese e sottoposti a torture

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La compagnia australiana di bandiera Qantas ha lanciato un'indagine sulle dichiarazioni riportate dall'Australian Financial Review, secondo cui gli auricolari usa e getta che distribuisce in volo sono fabbricati da prigionieri cinesi sottoposti ad abusi.

UN EURO AL MESE E SCOSSE ELETTRICHE - Il quotidiano ha intervistato ex detenuti di un carcere cinese, secondo i quali i prigionieri devono lavorare in turni lunghissimi, vengono pagati solo l'equivalente di un euro al mese, se non raggiungono i target di produzione sono sottoposti regolarmente a percosse e scosse elettriche da pistole Taser e rinchiusi in isolamento.

LA TESTIMONIANZA - «Mi svegliavo ogni mattina chiedendomi se sarei riuscito a sopravvivere un altro giorno», ha detto Danny Cancian, un ex detenuto neozelandese, che ha scontato quattro anni per omicidio preterintenzionale dopo una rissa in un ristorante. «Sì, facevamo gli auricolari per la Qantas, con il simbolo del canguro - ha raccontato Cancian - ma anche per British Airways e Emirates e molte altri»

ACQUISTI SOSPESI - Gli auricolari verrebbero prodotti per conto della compagnia vietnamita Airphonics, usata come fornitrice principale dalla Qantas. Un portavoce della Qantas ha detto che la compagnia è «molto preoccupata per queste asserzioni» e ha sospeso l'acquisto degli auricolari fino alla conclusione delle indagini. Ha aggiunto che i contratti stipulati richiedono che la catena di produzione e fornitura risponda agli standard imposti dalla Qantas, compreso il trattamento etico dei lavoratori.

Redazione Online27 giugno 2013 | 11:05

F35, sì alla mozione della maggioranza «No a ulteriori acquisti senza l'ok delle Camere»

Corriere della sera

In Aula il ministro della Difesa, Mauro: «Per amare la pace, armare la pace». Protesta dei 5 Stelle: «Democratici ipocriti»
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L'Aula della Camera ha approvato la mozione di maggioranza sugli F35. I sì sono stati 381, 149 i no. Bocciata invece la mozione di Sel e M5S: i sì sono stati 136 e 378 i no. Il documento approvato impegna il governo a dare impulso a concrete iniziative, anche in sede Ue, per la crescita della dimensione della Difesa comune europea in una logica di «condivisa razionalizzazione delle spese ». L'altro impegno è quello di non procedere a nessuna fase di «ulteriore» acquisizione sul programma sugli aerei F35 senza che il Parlamento si sia espresso in merito.


«ULTERIORE» - La mozione della maggioranza (Pd, Pdl e Scelta civica) è dunque passata dopo la lunga riunione, in mattinata, tra i capigruppo cui ha preso parte anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini. Ma il originario della mozione dei democratici sottoponeva all'ok parlamentare l'acquisto dei caccia. Ma nel testo adottato dalla maggioranza è comparsa la parola «ulteriore». Cioè nella mozione approvata si chiede di «non procedere a nessuna fase di "ulteriore" acquisizione senza che il Parlamento si esprima nel merito». Ergo, l'acquisto degli F35 già deliberato non viene messo in discussione. Sui prossimi occorre un passaggio parlamentare. La mozione era firmata da Roberto Speranza, Renato Brunetta, Lorenza Dellai, Nello Formisano e Pino Pisicchio. Alla valutazione dell'assemblea era rimessa anche la mozione firmata da Sel e Movimento 5 Stelle, oltre che da 16 parlamentari del Pd, che chiedevano di non procedere all'acquisto degli F35.

F35: protesta M5S alla Camera (26/06/2013)

LE CIFRE - Ma di quanti aerei stiamo parlando? Secondo «Analisi Difesa», sito internet specializzato sulle tematiche militari che cita «fonti riservate» la cifra che l'Italia sta pagando ammonta a «quasi un miliardo di euro, ed entro il prossimo 31 dicembre dovrebbe impegnarsi a versare, per l'acquisto dei suoi primi tre» F-35 e «come acconto per i successivi 3 esemplari». Secondo Analisi Difesa, i costi sono così divisi: 396,4 milioni è a tutto giugno la cifra in corso di pagamento, mentre per i rimanenti 516 milioni è prevista lo sottoscrizione dei relativi impegni contrattuali entro il 31 dicembre. Ulteriori contratti per 60,3 milioni di euro saranno firmati sempre entro quest'anno come anticipi per altri 7 F-35A e per il primo F-35B a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) destinato alla Marina Militare. Dunque, dice ancora Analisi Difesa, «se si sommano gli impegni finanziari per i primi 14 aerei sottoscritti a tutto giugno e quelli attesi entro dicembre, si ottiene un totale di 973,2 milioni di euro, ai quali, per completare l'iter di acquisto, dovranno aggiungersene circa altrettanti».

I VOTANTI - Sulla mozione di maggioranza risulta che 11 parlamentari del Pd non hanno partecipato al voto. Gli altri hanno votato tutti a favore. Risultano 29 non partecipanti al voto sulla mozione Sel-M5S, nelle fila del Pd. In realtà cinque di coloro che risultano assenti hanno poi dichiarato al banco della presidenza la loro astensione. Gli astenuti nella votazione elettronica, fra i democratici, sono stati Amodio e Capone. Enrico Gasbarra ha votato a favore della mozione Sel-M5S e risulta assente nella votazione sulla mozione di maggioranza. Fra i democratici che non hanno partecipato al voto sulla mozione Sel-M5S ci sono fra gli altri Pippo Civati e Gero Grassi, Dario Ginefra e Luisa Bossa, ma anche Moretti, Pastorino e Beni.

IL MINISTRO MAURO - Il commento a caldo del ministro della Difesa, Mario Mauro, dopo l'approvazione della mozione è sintetico: «Per amare la pace, armare la pace: l'F35 risponde a questa esigenza». Critica invece la Lega. «Siamo contro le pagliacciate» avevano detto i deputati del Carroccio che hanno votato contro la mozione che in maniera «ipocrita evita di affrontare il futuro del progetto F35 concretamente. Voto contrario anche per la mozione di Sel perché l'approccio ideologico al tema non ci appartiene». Duro Gianluca Pini, vicepresidente della Lega Nord a Montecitorio: «Il dibattito di oggi è stato solo una perdita di tempo che ha avuto come unico risultato quello di dare un segnale confuso agli altri paesi componenti il consorzio. La solita italica figura insomma».

I 5 STELLE - I deputati del M5S presenti in aula hanno alzato foto-manifesto che ritraevano scene di guerra per protestare «visivamente» contro la mozione della maggioranza sugli aerei F35. Così il presidente di turno, Luigi Di Maio, anche lui di M5S, li richiama immediatamente all'ordine. Mentre parlava Maria Edera Spadoni, deputata M5S, i parlamentari del suo gruppo hanno mostrato foto di Paesi in guerra. Macerie, morti e vittime dei bombardamenti ritratti nei cartelli formato A3 che i deputati M5S stringevano tra le mani. Il deputato a 5 Stelle, Alessandro Di Battista, ha dichiarato che «la mozione del Pd sugli F-35 è una vera e propria supercazzola». «Siete il partito dell'ipocrisia, dell'ipocrisia, dell'ipocrisia - ha ripetuto Di Battista rivolto al Pd - Dicendo di essere contro gli F35 avete preso voti! È uno scempio».

Poi invita i dissidenti dem «a tirare fuori il coraggio» perchè «chi nasconde la testa sotto la sabbia è un pavido e colluso con il governo dell'inciucio perenne». Di Battista conclude il suo discorso mentre i deputati stellati si alzano in piedi ad applaudirli, richiamati all'ordine da Di Maio. Tra chi non ha votato la mazione della maggioranza anche Pippo Civati che rimane critico sulla scelta del suo partito: «Difatti il dibattito è stato rinviato. Speravo che la posizione del Pd fosse quella della campagna elettorale. Vuol dire che non siamo ancora maturi. Vedremo quando si tratterà di discutere sui prossimi acquisti di F35».

Redazione Online 26 giugno 2013 | 21:07

I tg “dimenticano” le crisi umanitarie

La Stampa

Dalle guerre in Africa alla malnutrizione, i servizi sono ulteriormente diminuiti. L’allarme di Medici senza frontiere: «Solo il 4% finisce nei notiziari»



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«Le crisi umanitarie stanno inesorabilmente scomparendo dai telegiornali italiani, nonostante il desiderio del pubblico di essere più informato». È questo l’allarme lanciato dall’Ong Medici Senza Frontiere nel nono rapporto sulle “Crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2012”, nel quale si evidenzia come, lo scorso anno, «i telegiornali abbiano dedicato solo il 4% dei servizi a contesti di crisi, conflitti, emergenze umanitarie e sanitarie».

Il rapporto, presentato oggi alla sede della Stampa Estera a Roma e realizzato con il supporto dell’Osservatorio di Pavia, prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari (prima serata) della tv generalista (3 della TV pubblica e 4 della TV privata) ed evidenzia alcuni dati chiave: in un anno i tg della sera hanno dedicato solo 7 servizi all’Aids, 3 alla crisi nella Repubblica Democratica del Congo, 4 al Niger piegato dalla malnutrizione, 2 alla popolazione ancora martoriata di Haiti. E non è andata meglio con Iraq (12 notizie), Sudan e Sud Sudan (17 notizie).

A fronte dell’invisibilità delle crisi umanitarie - si legge nel documento - nei tg dominati dalla crisi e dalla politica la sezione “curiosità e costume” ha occupato il 6% dei servizi e la fine del mondo profetizzata dai Maya «ha maritato invece 30 notizie». Numeri che, secondo Msf, non trovano riscontro nel gradimento degli spettatori: secondo una ricerca commissionata dall’Ong parallelamente alla stesura del rapporto «il 63% degli italiani desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie» mentre il 78% del campione considera eccessiva la quantità di notizie sul gossip.


«La situazione è in netto peggioramento. La voce delle vittime delle crisi umanitarie non raggiunge gli italiani, perché i media ne parlano sempre meno. Il 2012 è stato l’anno peggiore» è stato il commento di Loris De Filippi, presidente di Msf Italia che, attraverso una lettera aperta, ai chiesto ai responsabili dei media e dei principali Gruppi Editoriali del paese, di portare le `crisi dimenticate´ finalmente all’attenzione pubblica. 

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Dal Congo all’hiv. Crisi dimenticate nei tg italiani


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Crisi dimenticate. Il tg di Medici Senza Frontiere

Parla...Proprio perché il nemico ti ascolta!

La Stampa

Il riferimento di Grillo alla cartellonistica fascista è la negazione della cultura digitale
gianluca nicoletti


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  Il post apparso nel blog di Beppe Grillo: “Taci il giornalista ti ascolta”, si presta a già sin troppe facili obiezioni, per infierire ulteriormente.  E’ però utile riflettere sul riferimento iconografico, assai più di quanto si possa rivendicare l’ovvio diritto al libero esercizio della professione del giornalista.  
  La cartellonistica che invita a tacere non è certo  metafora della libertà di pensiero; soprattutto è un  diktat del tutto antitetico a chi  ambisse a essere investito di un ruolo ideale, come portavoce di un ipotetico “popolo della rete”. 

   Nessuno slogan, coniato da una dittatura in  disfacimento, potrebbe essere adottato da un profeta del web, tanto meno essere ispiratore dell’ innovazione, rispetto alle muffe ideologiche dell’ antico mondo delle oligarchie di potere, dei corrotti, dei morti viventi ecc. Nella cosmologia pentastellare, ancora una volta, sembra difficile trovare un’articolazione del pensare che sia coerente con le basi minime di una “cultura digitale”. 

  E’ veramente lampante quanto, non abbia nulla a che fare con l’ idea della condivisione dei saperi, il riferimento alla funerea intimazione a vivere in perenne sospetto, nell’angoscia di doversi guardare alle spalle, soprattutto controllare ogni parola, piuttosto che esprimere il proprio pensiero.  Il manifesto citato fa parte della produzione propagandistica che il Minculpop commissionò all' illustratore Gino Boccasile, era la rivisitazione di un' iconografia già usata per la Grande Guerra, in quella rilettura rappresenta l’ultimo ridotto di un mondo in fase di sgretolamento, l’Italia Fascista  doveva  allucinare il mortifero concetto che parlare significasse fornire armi al nemico. 

  Il bieco soldato inglese che origlia, il serpente annidato nell’ ombra, le mura che hanno orecchie, sono suggestioni ancorate a un universo simbolico di una pesantezza inaudita. Chi ancora è ossessionato da tali incubi ne è anche la sola vittima. Ogni schiavo del manicheo suddividere l’ umanità in nemici e amici, resterà incapace di dare valore alle infinite articolazioni del pensare altrui. 
 
Chi ambisca a sperimentare il potenziale di Internet, fosse anche per riprogettare la società futura, dovrebbe piuttosto avere la sfrontatezza impavida di farsi gloria dell’ impopolarità nei media mainstream, come pure essere capace di farsi ninja, per gestire il dissenso con strumenti dialettici. 
  E’ impensabile usare strumenti web 2.0, ma comunicare con il terrorismo grafomane del cartellista da bacheca condominiale. Solo un’impalpabile leggerezza d’intelletto assicura la libertà, ancor di più al tempo dell'umanità connessa. 

Imposta di registro, agevolazione “prima casa”: la dichiarazione è essenziale

La Stampa


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Strettamente correlata al beneficio dell’imposta di registro ridotta per l’acquisto della “prima casa” è l’esigenza di controllo da parte dell’Amministrazione finanziaria sull’effettiva sussistenza dei requisiti. Questa, sostanzialmente, è la principale ragione per la quale la dichiarazione del contribuente, nell’atto pubblico di acquisto, diviene la condizione per godere della minore aliquota. La Corte di Cassazione, nella sentenza 15966 del 25 giugno 2013, ha ribadito che chi voglia godere dell’agevolazione deve dichiarare la propria intenzione di stabilirsi nel Comune dove è ubicato l’immobile, di non possedere diritti reali su altri immobili siti nel medesimo Comune e, infine, di non avere già fruito dei benefici richiesti.

Nel fatto di causa il contribuente non aveva adempiuto a tali formalità e, pertanto, doveva ritenersi escluso dalla richiesta di rimborso dell’imposta versata, a suo avviso, in eccesso. A rafforzare tale principio ci pensano i giudici di legittimità nella sentenza 15959, anch’essa depositata nella giornata di ieri. In questo caso al contribuente era stata addirittura contestata la mendace dichiarazione in ordine al possesso del requisito anche se, in atto, egli aveva omesso di dichiarare l’eventuale esistenza della condizione oggettiva per la fruizione dell’agevolazione.

http://fiscopiu.it/news/agevolazione-prima-casa-la-dichiarazione-atto-essenziale