mercoledì 10 luglio 2013

Un altro Apple I in arrivo a Torino

La Stampa

Bolaffi si aggiudica per 390 mila dollari un raro esemplare del computer che segnò la nascita della Mela. Tre anni fa un imprenditore torinese ne aveva acquistato uno per 156 mila euro

bruno ruffilli


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Altro che francobolli: oggi la casa torinese Bolaffi ha acquistato all’asta Christie’s uno dei rari esemplari ancora esistenti dell’Apple I per 390 mila dollari. Apple 1 fu l’invenzione di un ingegnere della Hewlett-Packard, Steve Wozniak, il quale lo progettò nel garage del suo amico Steve Jobs. Una volta visto il progetto finito, il futuro presidente di Apple rimase talmente colpito dalla macchina che convinse l’amico a fondare una piccola azienda per produrlo.

La società nacque il primo aprile 1976 e produsse meno di 200 esemplari di Apple I. Sono una quarantina gli esemplari rimasti oggi del computer che segnò l’inizio della storia di Apple. E curiosamente due sono a Torino: il primo se lo aggiudicò – sempre da Christie’s – l’imprenditore Marco Boglione per 156 mila euro nel novembre 2010. L’acquisto di questa pietra miliare della rivoluzione informatica è stato condotto da Bolaffi coinvolgendo un gruppo di privati che ha seguito la consulenza collezionistica dell’azienda per investire in un reperto fondamentale nella storia della comunicazione digitale. 

«L’Apple I – ha dichiarato Giulio Filippo Bolaffi, amministratore delegato del gruppo – rappresenta l’inizio di una storia affascinante, che ha portato la Apple a essere l’azienda che oggi tutti conosciamo. Questo computer è l’icona del “vintage tecnologico”, un collezionismo che oggi inizia a decollare e che prima o poi sarà popolare e visibile nelle case di molti appassionati, come negli anni Ottanta e Novanta furono i jukebox. Sicuramente c’è spazio per una interessante rivalutazione dell’oggetto, soprattutto dato il suo appeal a livello mondiale». 

«L’idea della “cordata di investitori” – spiega ancora Bolaffi – è nel cassetto da diversi anni. Un pezzo da novanta come l’Apple I, nell’ottica della diversificazione del portfolio di un singolo investitore rappresenterebbe una posizione molto rischiosa. Invece la possibilità di possederne una parte gli permette con minor rischio di partecipare attivamente all’acquisto di quell’oggetto e al contempo di poterne godere il possesso, sapendo che resta custodito e ben visibile nella nostra azienda». 

Borghezio-Kyenge, polemica a Bruxelles: «Lei è del Congo». «No sono italiana»

Il Mattino

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BRUXELLES - Nuova polemica tra il ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge e l'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio, espulso il mese scorso dal gruppo Efd per gli insulti razzisti a lei rivolti, durante l'audizione alla commissione Libertà civili del Parlamento. Dopo aver riconosciuto al ministro «chiarezza, lealtà e cortesia, anche nei confronti di chi l'ha attaccata», Borghezio, parlando dei clandestini ha detto che bisognerebbe espellerli, «come fa giustamente il suo Paese di origine (la Repubblica democratica del Congo, ndr), che è molto più severo».

La replica di Kyenge: sono italiana. «Io sono un ministro italiano - replica - e rispondo nella veste di ministro per l'Integrazione della Repubblica italiana. La domanda sui respingimenti la dovrebbe fare alla Repubblica democratica del Congo». Alla domanda se non abbia la doppia nazionalità, la Kyenge risponde secca: «Ho una sola nazionalità e un solo passaporto». Provocazione finale di Borghezio, che cade nel vuoto: l'Italia «proibisce la poligamia che lei esalta».

Al termine dell'audizione, ai giornalisti che le hanno chiesto se ci sia stato un chiarimento con l'europarlamentare, Kyenge ha detto: «Io non ho nessun problema con nessuno, lui è un deputato europeo, è dentro il Parlamento e come tale per me non rappresenta alcun problema. Io sono sopra le parti, devo salutare chiunque, devo parlare con chiunque, per me il problema non si pone». Ma si è scusato? «Forse non ho sentito, ma per me il problema non si pone».

mercoledì 10 luglio 2013 - 10:14   Ultimo aggiornamento: 11:55

Via Rasella, Baudo litiga con l'Anpi

Corriere della sera

I partigiani: «Distorti i fatti, sembrava si fosse trattato di un attentato». Il conduttore replica: «O hai il coraggio di dire "sono stato io" o verranno uccisi degli innocenti»

 Cattura«Via Rasella? Una volta che sai che la tua azione, per quanto eroica, contribuirà a far ammazzare 335 persone o hai il coraggio di dire "sono stato io" e ti immoli o verranno uccisi degli innocenti». Lo dice Pippo Baudo in polemica con l'Anpi, l'Associazione Nazionale Partigiani Italiani, dopo il servizio sulle Fosse Ardeatine proposto lunedì 8 luglio a «Il viaggio», su Rai Tre, che si è occupato di via Rasella. Nella puntata Baudo ha intervistato il maggiore dell'Esercito Francesco Sardone, direttore del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, che dipende dal «Commissariato generale per le onoranze ai caduti di guerra», un ufficio del ministero della Difesa. La ricostruzione fatta non è piaciuta all'associazione. «Purtroppo ancora una volta, parlando di via Rasella, si sono rappresentati i fatti come se si fosse trattato di un attentato terroristico, e non di una "legittima azione di guerra partigiana", come è stato riconosciuto più volte dalla Corte di Cassazione italiana e da numerosi tribunali» sottolinea in una nota l'Anpi.

LA DIFESA DI BAUDO - Baudo difende il suo operato: «Qui si gioca con le parole. Mi pare che non abbiamo mai detto "terrorismo" ma per esserne sicuro dovrei vedere il filmato. In ogni caso anche se avessimo fatto questo riferimento non sarebbe stato nel senso che si usa oggi». E poi, incalza il conduttore, «allora parliamo di attentato, lo era sì o no? I nazisti, che hanno tutta la mia disistima per quello che hanno compiuto nel mondo, facevano pattugliamento. I partigiani sapevano che la reazione dei tedeschi sarebbe stata uno a dieci? Purtroppo che questa rappresaglia nazista ci sarebbe stata era noto perchè c'erano manifesti su tutti i muri di Roma, come ha spiegato bene il maggiore Sardone» a sua volta criticato dai partigiani nella nota.

«BAUDO LEGITTIMA PRESUNTE LEGGI D GUERRA» -«Dobbiamo correggere il maggiore Sardone - scrive l'ufficio stampa Anpi - che ha raccontato che dopo l'8 settembre del '43 i Gruppi Armati Proletari cominciarono a compiere attentati contro i tedeschi, evidentemente confondendo i G.A.P., Gruppi di Azione Patriottica responsabili dell'azione di via Rasella, con i Gruppi Armati Proletari, gruppo terroristico degli anni di piombo». L'Anpi sostiene anche che «parlando della rappresaglia, le domande di Baudo sembrano legittimare le presunte leggi di guerra, solo in parte spiegate dal maggiore dell'Esercito, continuando a diffondere l'idea sbagliata che si potessero uccidere 10 persone per ogni militare morto. Baudo afferma: ”Dobbiamo dire la verità, sui fatti ancora si discute… gli autori non si sono mai presentati, anzi, sono stati insigniti di medaglia d’oro ed alcuni hanno fatto i deputati”».

L'ANPI: «NESSUN PREAVVISO DI RAPPRESAGLIA» -L'Anpi rigetta la ricostruzione fatta a «Il viaggio»: «In realtà l'eccidio fu compiuto dai tedeschi in gran segreto e in tempi rapidissimi (21 ore dopo l'azione), in combutta con la polizia fascista, che consegnò alle SS di Kappler una parte delle vittime. Non fu rivolto alcun appello a consegnarsi agli autori dell'azione di via Rasella nè vi fu alcun preavviso della rappresaglia. Proprio per celare il posto dell'eccidio, i tedeschi fecero esplodere delle bombe all'ingresso delle cave Ardeatine. Ricordiamo - prosegue l'associazione dei partigiani - quindi a Baudo, nel '70 anniversario della Resistenza, e a tutti i cittadini italiani che lo hanno ascoltato, che la verità è un'altra ed è stata definitivamente stabilita dai tribunali».

«L'ESEMPIO DI SALVO D'ACQUISTO»- Il conduttore scuote la testa. «Purtroppo questa è una spina dolorosa che si trascina nel tempo» replica Baudo ma «una volta che sai - continua - che la tua azione, per quanto eroica, contribuirà a far ammazzare 335 persone o hai il coraggio di dire "sono stato io" e ti immoli o verranno uccisi degli innocenti. L'esempio più calzante è quello del vice brigadiere dei carabinieri Salvo d'Acquisto che si è immolato» facendosi ammazzare dai nazisti per salvare la vita a 22 persone. «C'è il tribunale della storia e il tribunale della morale, che è un'altra cosa. Nessuno si è immolato per salvare queste vittime. Io sono per i partigiani - chiarisce Baudo - e quello che hanno fatto in Italia è eroico ma in questo caso un atto di eroismo in più ci stava».

10 luglio 2013 | 21:16

Internet diventa il braccio armato della burocrazia

Vittorio Feltri - Mer, 10/07/2013 - 08:18

 

Un lettore scrive a Feltri sul pagamento on line del bollo auto. La replica: anche usando il pc una giungla di cavilli


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Carissimo Vittorio Feltri, la seguo praticamente da sempre. Le segnalo però di non essere in accordo con quanto da lei scritto in due diversi articoli su due diversi argomenti:

1) lei ha polemizzato sulle difficoltà avute nel pagamento del bollo auto in ritardo quindi con mora. Non nego che le peripezie da lei raccontate siano sgradevoli e non degne di un paese civile ma le segnalo che a fronte di analoga situazione in cui mi sono ritrovato per mancato pagamento bollo auto da parte di mia suocera (quindi in ritardo pure lei...) sono andato sul sito Aci, cliccando sulla regione Lombardia e citando anno di riferimento e numero di targa, in 30 secondi è uscito l'importo, ho indicato e-mail e carta di credito e in mezz'ora ho ricevuto copia del pagamento e fattura!

La mia esperienza è quindi stata sorprendentemente positiva...

2) l'articolo polemico nei confronti di Saccomanni contiene tante verità sui tecnici in generale e sull'attuale ministro dell'Economia ma su un passaggio mi pare che il suo ragionamento scricchioli un po'... I tecnici non sono stati eletti e quindi non sono stati scelti e votati dagli italiani...

Onestamente anche i parlamentari grazie alle ultime leggi elettorali sono scelti dagli apparati di partiti (quanto i tecnici in fondo...) e non dagli italiani.
Le preferenze non esistono da una vita...
Con la stima di sempre


Vailate (Cr)


Caro Antonelli, rispondo volentieri alla sua lettera, anche perché interpreta il pensiero di altri lettori che gentilmente mi hanno segnalato la possibilità di pagare il bollo (ex tassa di circolazione) attraverso internet. Mezzo, questo, molto diffuso, ma non ancora alla portata di tutti.

È il motivo per cui ho sollevato la questione: la necessità di semplificare le operazioni burocratiche e di rendere la vita più facile ai cittadini non dovrebbe sfuggire a chi fissa le regole, cioè la pubblica amministrazione. Nell'articolo al quale lei si riferisce nella sua prima osservazione, avevo ricordato che ormai i tributi si pagano in banca, tutti, dall'Irpef all'Irap, tranne il bollo dell'auto.

Che senso ha questa esclusione? Che senso ha obbligare la gente - compresa quella che ha in odio il computer o non lo sa usare - provvista di conto corrente a improvvisarsi telematica? Poniamo pure che da domani mattina 60 milioni di italiani siano in grado di smanettare sulla tastiera del personal o del tablet, come farebbero a saldare l'importo del maledetto bollo se tre quarti di essi non sono titolari di carta di credito? Il che significa che la maggioranza dei proprietari di automobile, in ogni caso, per onorare il proprio «debito» con la Regione non ha alternative al tabaccaio autorizzato a riscuotere.

Ciò le sembra normale e intelligente in un Paese che ha costretto perfino i quiescenti ad aprire un conto in banca allo scopo di ricevere l'assegno previdenziale? Mi dica, infine, perché io debba rivolgermi all'Aci, di cui non sono socio, per versare ogni anno il balzello richiestomi solo perché ho una macchina? Non capisco per quale ragione un contribuente venga maltrattato non solo dal fisco, ma anche da chi è incaricato di incassare il suo obolo. Non pretendo la luna nel pozzo. Mi auguro però che venga uniformato il sistema deputato all'esazione degli innumerevoli balzelli inflitti a noi, poveri sudditi.

E veniamo al secondo punto della sua missiva. Lei dice che i parlamentari, data la legge elettorale vigente (il Porcellum), non sono scelti dal popolo bensì dai partiti, poiché non è più possibile esprimere le preferenze, contrariamente a quanto accadeva in passato. Pertanto il mio ragionamento sull'inopportunità di ripiegare sui tecnici per formare il governo scricchiolerebbe. Non è così. Perdoni l'insistenza. Intanto, mi dica in quali Paesi europei si vota con le preferenze? In nessuno. Le liste sono compilate dai partiti, questo è vero. Ma da chi dovrebbero essere stilate?

E chi le stilava vent'anni fa, quando le citate preferenze non erano state abolite dal referendum promosso da Mariotto Segni? Dai partiti, i quali presentavano una rosa di candidati graditi alle segreterie. Candidati che poi si sbranavano per piazzarsi ai primi posti nell'elenco (i più in vista); inoltre, pur di ottenere i suffragi sufficienti a conquistarsi il seggio, non esitavano a ricorrere al «voto di scambio» ovvero: tu dai il voto a me, io ti agevolo per essere assunto dalle Ferrovie.

Ciò specificato, rimane il fatto che deputati e senatori per diventare tali hanno bisogno del nostro consenso, mentre i tecnici sono selezionati dal capo dello Stato con la collaborazione del premier incaricato. C'è una bella differenza. Spero che lei l'abbia colta.

Vittorio Feltri

Il video proibito di Roosevelt in sedia a rotelle

La Stampa

Spunta dagli archivi dell’Us Army un video del 1944 nel quale si vede Franklin Delano Roosevelt trasportato su una sedia a rotelle. Riprenderlo era proibito e le foto con lui sulla sedia a rotelle furono diffuse solo dopo la morte. Ecco il filmato



Ha manipolato i prezzi degli ebook” Il giudice dichiara Apple colpevole

La Stampa

“Il colosso di Cupertino ha violato le regole dell’antitrust creando un cartello con gli editori”


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Apple ha violato le norme antitrust. Lo ha deciso il giudice federale chiamato a deliberare sul presunto cartello di Apple con gli editori per aumentare i prezzi dei libri digitali. Lo riporta la stampa americana.

Il Dipartimento di Giustizia americano ha accusato Apple della creazione di un “cartello” per i prezzi degli ebook nelle settimane precedenti all’introduzione dell’iPad. Gli editori - secondo le autorità americane - hanno visto nell’ingresso di Apple sul mercato degli ebook un’opportunità per far salire i prezzi dei libri digitali a un livello più alto rispetto a quello fissato da Amazon.

Apple ha negato le accuse: «Non ha fatto nulla di male. Non ha cospirato con nessun editore per far salire i prezzi», ha detto Orin Snyder, legale di Apple durante il processo. «Apple - ha messo in evidenza Snyder - non può essere ritenuta colpevole per una decisione che gli editori hanno assunto in seguito alle condizioni del mercato».

(Ansa)

Tour, la denuncia di Pineau “Insulti e urina contro Cavendish”

La Stampa

Il corridore francese: «Uno scandalo» I tifosi non hanno perdonato all’inglese la caduta di Veelers


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Mark Cavendish sarebbe stato insultato, fischiato e cosparso di urina durante la crono in corso al Tour, secondo quanto dice il compagno della Omega Pharma, il francese Jerome Pineau. Il velocista britannico era stato coinvolto in una polemica per aver urtato l’olandese Tom Veelers ieri, proprio nello sprint finale sul traguardo di Saint-Malo. Veelers era poi caduto a terra. La giuria non ha giudicato responsabile Cavendish per questa caduta, tuttavia molte accuse contro di lui circolano ancora sui social network. 

È su twitter che è intervenuto Pineau: «È vergognoso - ha scritto - che il mio amico Mark Cavendish, come lui stesso mi ha detto, sia stato fischiato e cosparso di urina lungo tutto il percorso. È scandaloso!». 

Australia, per votare servono le lenti d’ingrandimento

La Stampa

La scheda è lunga un metro, sono 57 i partiti che si candidano alle elezioni dello stato di Victoria


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La Commissione elettorale australiana ha dovuto ordinare circa 40 mila lenti di ingrandimento per aiutare gli elettori dello stato di Victoria impegnati nelle prossime elezioni del Senato federale: la scheda elettorale, infatti, è lunga un metro, con almeno 57 fra partiti e candidati indipendenti. Si ritiene sia la scheda elettorale più lunga della storia australiana e le dimensioni dei caratteri hanno dovuto essere ristrette per includere tutti i nomi.

Secondo un portavoce della Commissione, i fogli ingranditori di plastica aggiungeranno l’equivalente di circa 14 mila euro al costo delle elezioni, che già si aggira su oltre 70 milioni di euro. «Avere tanti candidati sulle schede aggraverà il lavoro di conteggio, dovremo assumere più persone», ha detto.
Tra i partiti che competono per sei dei 12 seggi che rappresentano il Victoria nel Senato (alle elezioni si rinnova solo metà del Senato, Ndr), vi è il partito di Wikileaks, il partito per l’eutanasia volontaria, il partito dei pirati e il partito per metter fine alla proibizione della marijuana. Un numero di partiti doppio delle ultime elezioni del 2010.

Secondo la legge, le elezioni federali devono tenersi entro il 30 novembre, ma il premier laburista Kevin Rudd, da poco succeduto a Julia Gillard dopo una votazione del gruppo parlamentare laburista, non ha ancora annunciato una data.

La Rete ovunque: è «Internet of everything»

Corriere della sera

Flavio Bonomi di Cisco: «50 miliardi di oggetti nel 2020. Business nel 2013 da 600 miliardi di dollari»

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MILANO - È in atto una trasformazione di cui non siamo del tutto consapevoli: gli oggetti connessi alla rete sono sempre di più, molti più delle persone. Cinque volte di più per la precisione: circa 10 miliardi. E, secondo le stime di un ricerca realizzata da Cisco, diventeranno 50 miliardi entro il 2020. La proliferazione è così rapida e trasversale che il fenomeno fino a un paio di anni fa veniva chiamato Internet of things (Internet delle cose, degli oggetti) mentre oggi è stato ribattezzato Internet of Everything (Internet di tutto). Di tutto perché in Rete, oltre ai sensori nelle catene di produzione e nelle flotte aziendali, troveranno spazio oggetti anche di uso comune, come i sensori delle auto, i contatori elettrici e persino gli spazzolini da denti (recente idea di Philips).

ECONOMICS - Il giro di affari che assicurerà già entro fine 2013 è assai sostanzioso: 613 miliardi di dollari su scala mondiale. La somma si ottiene a partire dai molti addendi che appartengono a tutti i settori industriali, dall'automotive alla domotica alla logistica e che beneficiano dei vantaggi dell'Internet delle cose. Secondo questo Internet of Everything Value Index nei prossimi dieci anni le aziende potranno aumentare i profitti di un 21 per cento aggregato, il che si traduce in 14mila miliardi di dollari. Senza fare le pulci al totale, l'ordine di grandezza è di magnitudo notevole.

CHI TRAINA - Una cornucopia da cui i Paesi attingono in proporzioni diverse, con gli Stati Uniti, molto più avanti degli altri, che si accaparrano 250 dei 600 miliardi di dollari generati dall'IoE. Poi Cina, Germania, Giappone e Australia. «Negli Usa il mercato è cresciuto moltissimo e grosse aziende (oltre a Cisco, Intel, Qualcomm, General Electrics per citare le più famose) stanno prendendo posizione per promuoverlo», racconta a Corriere.it Flavio Bonomi, vice president e responsabile dello svilluppo IoE di Cisco: «Il treno è partito, non si tratta più di previsioni e scommesse, i numeri sono chiari».

1ITALIA - L'Italia, ma ormai purtroppo non è più una novità, è in ritardo. L'infrastruttura non è (più) all'altezza dei Paesi più sviluppati ma l'amministratore delegato di Cisco Italia, Agostino Santoni, si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Stanno nascendo in Italia start-up di giovani che vedono l'IoE come un'opportunità occupazionale, siamo pronti a rendere possibile questa scommessa sul futuro». Occorre però che a muoversi siano anche le istituzioni, «portando avanti quelle cose buone inserite nell'Agenda Digitale e confermate anche dal governo Letta». Anche perché in Italia, pur in uno scenario non troppo confortante, ci sono eccellenze a livello mondiale, come l'indotto legato all'automotive di altissima qualità sviluppatosi intorno a Torino e a Modena, che potrebbero fungere da volano per trainare la crescita del settore.

PRIVACY - I 10 miliardi di cose collegate a Internet se da un lato ci agevoleranno la vita e faranno decollare l'economia, dall'altro rappresentano un potenziale problema per la privacy degli utenti. Sì, perché molti di quegli oggetti comunicano dati che ci riguardano, che parlano di noi, che danno informazioni sul nostro conto che sarebbe meglio tenere riservate. Un banale esempio è rappresentato dai dati dei contatori elettrici, che possono indicare se c'è qualcuno in casa. L'affaire Prism ha rinnovato l'allarme sulla riservatezza dei nostri dati. Bonomi definisce meglio la questione chiarendo che sul lato della regolamentazione le aziende hanno poco da fare, accettando le decisioni del legislatore, mentre la responsabilità aumenta sul fronte della sicurezza dei dati.

«Per noi è un problema tecnologico: come garantire la sicurezza del dato? Diventa quasi una questione di sicurezza fisica. Le scelte normative le fa la politica, ci sono tecnologie in grado di soddisfare tutte le esigenze e gestire la complessità di una rete affollata di macchine. Volendo, seppur con un certo costo, si può anche anonimizzare il dato a livello di infrastruttura». Sul contraltare dell'anonimato sta la qualità del servizio. L'equilibrio non è semplice da trovare ma non sempra un problema di rete o di protocolli informatici. Per vaccinarsi da Prism è necessaria la volontà del legislatore, la tecnologia si adatterà senza problemi.

10 luglio 2013 | 15:46

Troppi gol , vittoria sospetta per 79-0 Sospese quattro squadre nigeriane

Corriere della sera

Partite truccate in Nigeria che si sono concluse con risultati «inverosimili». «Scandalo di proporzioni enormi»

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MILANO - Un gol ogni 40 secondi per un totale di 146 gol: forse nemmeno Pelé ai tempi d’oro sarebbe riuscito in questo traguardo. I record di Edson Arantes do Nascimento impallidiscono infatti se paragonati ai traguardi segnati da due squadre nigeriane, tanto da far gridare a un evidente scandalo: i primati storici del giocatore brasiliano (cinque reti in un solo incontro in almeno sei occasioni, quattro gol in una singola partita per trenta volte e novantadue triplette) cosa sono infatti vicino a un gol segnato ogni 40 secondi e a due partite conclusesi con due clamorosi quanto inverosimili 67 a 0 e 79 a 0?

NIGERIA ESAGERATA - E’ avvenuto in Nigeria, sfidando le leggi della fisica e del buonsenso, e portando la Federcalcio nigeriana a definire i bizzarri punteggi di 67-0 e 79-0 che hanno coinvolto i club nigeriani di leghe inferiori, a caccia di gol per salire di categoria, «scandalosi», e a sospendere le quattro squadre amatoriali coinvolte negli improbabili punteggi in attesa dell'avvio d'un'indagine sportiva. La media di gol è in effetti di quelle da far insospettire anche i più fiduciosi e i due risultati farebbero pensare a due partite giocate tra una squadra di giocatori professionisti e un gruppo di anziane signore .

DICHIARAZIONI - «I club, i loro giocatori e funzionari, gli ufficiali di gara e chiunque abbia rivestito un ruolo in questa storia spregevole sarà trattato con severità»: così ha parlato Mohammed Sanasi, direttore delle competizioni della Nigerian Football Federation, assolutamente sconvolto dallo scandalo nigeriano che si annuncia con ogni probabilità come il più grande nella storia del pallone. «Uno scandalo di proporzioni enormi e inaccettabili»: così è stato definito dal presidente del Nigerian Football Federation (NFF), Mike Umeh. La squadra dei Plateau United Feeders ha segnato in particolare ben 72 delle 79 reti totali nel solo secondo tempo della partita contro l'Akurba, mentre i Police Machine hanno segnato 61 volte dopo il primo tempo contro il Babayaro FC.

UN PROBLEMA DIFFUSO – Al di là dei gol eclatanti della Nigeria le partite truccate sono sempre più una realtà, anche nel Vecchio Continente, tanto da inquinare non poco la credibilità di uno degli sport più belli e seguiti del mondo. Recentemente l’Ufficio di Polizia Europea, divulgando i propri dati, ha parlato di ben 380 incontri truccati da 425 persone, tra dirigenti, arbitri, giocatori e criminali di 15 Paesi diversi.

10 luglio 2013 | 13:22

Recensioni online false e negative Anche i migliori clienti le scrivono

La Stampa

Una ricerca del Mit svela che a bocciare prodotti o servizi senza prima averli sperimenti sono anche utenti “fidelizzati”

carlo lavalle


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Anche gli utenti più fidelizzati di un’azienda hanno la tendenza a scrivere false recensioni negative online sui prodotti proposti, indipendentemente dal fatto che li abbiano realmente acquistati. 

Lo ha scoperto una ricerca pubblicata dal Massachusetts Institute of Technology. I due artefici dell’indagine, Duncan Simester, docente presso la MIT Sloan School of Management, ed Eric Anderson della Northwestern University, portano alla luce un fenomeno molto diverso dal cybershilling, in cui individui o aziende vengono pagati per inserire post di approvazione o di critica per influenzare il comportamento dei consumatori. 

Nel caso in questione, si tratta invece di clienti affezionati che hanno introdotto recensioni fasulle sul sito web di un importante marchio di abbigliamento. I ricercatori mostrano come una minima ma significativa percentuale del 5%, rispetto alle centinaia di migliaia di altri giudizi presenti, è scritta da persone per le quali non esiste alcuna evidenza dell’acquisto del prodotto. Inoltre, il contenuto di queste valutazioni è assai più negativo del rimanente 95%, postato da utenti di cui invece si può provare che abbiano acquistato i beni esaminati.

I risultati di questo studio, applicabile, assicurano gli autori, anche ad un sito come quello di Amazon, portano a concludere che il fenomeno delle false recensioni non è limitato ad azioni di manipolazione aziendale ma ha un carattere molto più diffuso di quanto immaginato finora. Secondo Duncan Simester i commenti ingannevoli possono avere importanti e duraturi effetti condizionando la domanda relativa ad un articolo lungo l’arco di un anno. “Possiamo dimostrare – dichiara il professore del MIT - che le valutazioni negative sono in grado di orientare le decisioni di acquisto e ridurre le vendite”. 

Rimangono meno chiari i motivi che spingono una parte di clientela ad agire nella maniera osservata attribuendo bassi punteggi a prodotti mai comprati. Due sono le possibili spiegazioni. La prima è che i consumatori assumerebbero le vesti di brand manager per dare all’azienda di loro gradimento un feedback sui vari articoli, specialmente su quelli di recente introduzione che tradiscono le loro aspettative. La seconda porta a pensare che i clienti così operando cercano di migliorare il loro status online facendo intendere di essere dei grandi esperti in materia.

Per fronteggiare questo atteggiamento dell’utenza le imprese potrebbero scegliere di adottare misure adeguate come impedire la segnalazione del numero di recensioni scritte da ogni utente, oppure rendere più difficile associare la recensione al singolo autore. Simester e Anderson per risolvere il problema alla radice suggeriscono di prendere a riferimento il modello di Expedia che consente di recensire un prodotto soltanto a chi ne è effettivamente in possesso. 

Colpito da arresto cardiaco, congelato per 24 ore

Corriere della sera

Un ventisettenne è stato salvato grazie al sistema del kit di raffreddamento a placche


BOLOGNA - Un ventisettenne, colpito da arresto cardiaco mentre sosteneva un esame postuniversitario, è stato salvato grazie a un'innovativa tecnica con cui i medici dell'ospedale Maggiore di Bologna lo hanno «congelato». È stato impiegato - riferisce il Resto del Carlino - un kit di raffreddamento a placche che consente un raffreddamento corporeo 15 volte più veloce delle vecchie tecniche. L'ipotermia fa affluire meno sangue al cervello del paziente, rallentando così l'attività e, in sostanza, facendolo consumare di meno. In questo modo si riducono i possibili danni cerebrali.

IL RAGAZZO - Il giovane ora sta bene e non ha riportato danni neurologici. Il ragazzo è stato colpito dall'arresto cardiaco la scorsa settimana in un comune del Bolognese: durante un esame professionale si è sentito male ed è scattato l'allarme al 118. È intervenuta anche l'automedica e l'uomo è stato defibrillato, stabilizzato e intubato. Poi è stata avviata la procedura di ipotermia per abbassare la temperatura a 35 gradi: è stato usato un kit adesivo speciale, 7-8 placche rettangolari contenenti un gel speciale che permette di ridurre velocemente la temperatura corporea.

CONGELATO PER 24 ORE - Una volta all'ospedale, il ragazzo è stato accolto all'unità di Emodinamica e sottoposto a coronarografia, che ha escluso danni alle coronarie (quindi non si è trattato di infarto), poi ricoverato in Rianimazione, dove è rimasto pesantemente sedato e congelato per 24 ore, poi lentamente la temperatura è stata fatta nuovamente salire. In seguito è stato trasferito in Cardiologia, dove sono stati disposti esami per approfondire la natura dell'arresto cardiaco e stabilire la terapia. Si sospetta una miocardite, un'infiammazione acuta del cuore. «Ricordo che stavo sostenendo l'esame, poi più nulla», ha detto quando si è svegliato.

09 luglio 2013

La nuova legge sul web minaccia Wikipedia in Russia

La Stampa

Entrerà in vigore il primo agosto e per molti è censura
Mosca

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La controversa legge anti-pirateria in Russia potra’ bloccare la più grande enciclopedia online, Wikipedia. Lo ha detto il direttore esecutivo di Wikimedia Russia. La bozza in meno di tre settimane è passata in Parlamento ed entrerà in vigore il 1° agosto. 

Frutto di nuove restrizioni a seguito dell’ingresso di Mosca nel Wto ma anche, secondo i suoi critici, strumento per censurare il web in cirillico e non solo. La norma consentirà ai titolari di copyright di ottenere da un tribunale russo di bloccare l’accesso a contenuti di presunti pirati così come collegamenti ipertestuali a tali contenuti. Interi siti web possono essere inseriti nella blacklist in base alla legge, che nomina un unico tribunale, quello di Mosca, per occuparsi di tutte le denunce sui diritti d’autore a livello nazionale. 

Stanislav Kozlovsky , il direttore esecutivo di Wikimedia Russia, che gestisce la Wikipedia russa, ha detto al sito web di notizie Digit.ru che tutti gli articoli di Wikipedia sono collegamenti ipertestuali a fonti. E’ possibile che queste fonti non siano i legittimi titolari dei contenuti, e Wikimedia non ha risorse sufficienti per controllare milioni di collegamenti ipertestuali. 

(TMNews)





Russia, è entrata in vigore la “lista nera” di Internet
La Stampa

Ufficialmente serve a proteggere i minori, ma per i difensori dei diritti umani è un attacco alla libertà d’informazione
mosca

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E’ entrata in vigore ieri, 1 novembre, la nuova legge russa «Sull’informazione, le tecnologie informatiche e la difesa dell’informazione». Ufficialmente serve a proteggere i minori da informazioni dannose per la loro salute e psiche come pornografia, inviti al suicidio e droghe. Ma secondo Ong, difensori dei diritti umani e gli stessi web provider, è un attacco alla libertà di informazione, volto a esercitare controllo sulla popolazione e l’opposizione politica.

Approvata a luglio , la legge instaura un «Registro Singolo» di siti la cui diffusione è vietata, cioè una sorta di lista nera consultabile sul sito web Zapret-info.gov.ru. Ma non accessibile direttamente: l’utente può inserire un indirizzo e controllare se questo ricade nel bando. In concreto, perché scatti il blocco ai siti, occorre una previa denuncia di cittadini. In seguito RosKomNadzor (Agenzia per la Supervisione di IT, Comunicazioni e Mass Media), interviene ordinando ai provider di chiudere l’accesso al sito entro pochi giorni, via Url o via Isp.

Un espediente, secondo i critici, che permette di bloccare link web più rapidamente senza passare, come vorrebbe la legge, per i tribunali, e direttamente su scala nazionale. «Così la Russia segue la via di Cina e Bielorussia», ha commentato il quotidiano Kommersant.

Il 28 luglio scorso dopo la firma del documento da parte di Putin, importanti risorse web russe come il motore di ricerca Yandex, il portale Mail.ru, il social network V Kontakte e la versione cirillica di Wikipedia protestarono pubblicamente contro la legge, autocensurandosi per un giorno o postando messaggi sui rischi per il futuro del web russo. Il governo ha tuttavia respinto le accuse di un tentativo di censura. 

Nel primo giorno di attuazione della legge, il Registro ha ricevuto quasi 2mila richieste di bando, di cui 7 soddisfatte, ha fatto sapere Roskomnadzor. I primi 6 nomi inseriti nel registro dei siti vietati conterrebbero pornografia infantile. 

(Ansa) 

Condanna UE per normativa italiana sui disabili in azienda

La Stampa


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La Corte di giustizia europea, con la sentenza del 4 luglio 2013 relativa alla causa C-312/11, ha condannato l'Italia a mettersi in regola con le misure in materia di diritto al lavoro, pena l’avvio di una nuova procedura di infrazione che si potrebbe concludere con pesanti sanzioni. Il nostro Paese non rispetta le regole UE, in particolare per quanto riguarda il corretto inserimento professionale dei disabili nelle PMI con meno di 14 dipendenti. Secondo i giudici europei “l’attuazione dei provvedimenti legislativi italiani sarebbe affidata all’adozione di misure ulteriori da parte delle autorità locali o alla conclusione di apposite convenzioni tra queste e i datori di lavoro e pertanto non conferirebbe ai disabili diritti azionabili direttamente in giudizio”.

Le norme nazionali sono state giudicate parziali ed insufficienti. In Italia solo il 16% dei portatori di handicap fra i 15 e i 74 anni ha un lavoro, contro il 49,9% del totale della popolazione secondo i dati forniti dalla Federazione italiana superamento handicap. La normativa italiana, la legge n. 104/1992 (legge quadro handicap) e la Legge n. 68/1999 (norme sul diritto al lavoro dei disabili), confligge con quella europea che, con la direttiva 2000/78/Ce, prevede l’assunzione di disabili da parte delle imprese che occupano fino a 14 dipendenti; in Italia invece le stesse aziende sono esonerate dall’obbligo del collocamento obbligatorio, venendo meno all’art. 5 della direttiva sulla parità del lavoro dei disabili.


http://fiscopiu.it/news/condanna-ue-normativa-italiana-sui-disabili-azienda

Lo Stivale dei 1142 siti a «rischio-Seveso» Al Nord il 50 % degli impianti pericolosi

Corriere della sera

Aziende chimiche, siderurgia, raffinerie: ecco dove possibili incidenti possono trasformarsi in catastrofi. «Più controlli»

I siti pericolosi, regione per regione

Abruzzo
Basilicata
Bolzano Trentino
Calabria
Campania
Emilia Romagna
Friuli Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Molise
Piemonte
Puglia
Sardegna
Sicilia
Toscana
Trento
Umbria
Valle d'Aosta


Un fulmine che colpisce la raffineria dell'Eni a Taranto e che provoca la fuoriuscita di gasolio in mare. Un incendio che divampa in un'altra raffineria, stavolta dell'Api, a Falconara Marittima, dove solo un mese fa un operaio è morto dopo essere stato colpito da un getto ustionante. Incidenti avvenuti nelle ultime 48 ore in due dei 1142 siti italiani che l'Ispra (l'agenzia governativa per il controllo ambientale) considera a «rischio Seveso»: ovvero potenzialmente pericolosi.

 37 anni fa, la nube tossica a Desio e Seveso 37 anni fa, la nube tossica a Desio e Seveso 37 anni fa, la nube tossica a Desio e Seveso 37 anni fa, la nube tossica a Desio e Seveso 37 anni fa, la nube tossica a Desio e Seveso

All'incirca ce ne stanno uno ogni 9 comuni dello Stivale - (oltre il 50 % nel Nord, guarda l'elenco regione per regione) - e sono quegli stabilimenti industriali dove, a causa della produzione o della lavorazione di sostanze tossiche, infiammabili, esplosive e più in generale dannose per l'ambiente, è possibile che un guasto apparentemente secondario possa scatenare una catastrofe. Come accadde il 10 lugli0 1976 (esattamente 37 anni fa) quando una nube tossica composta da diossina, fuoriuscita dalla fabbrica Icmesa di Meda, in Lombardia, investì Desio, Seveso e altre località della Brianza.

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SEVESO, LA NUBE TOSSICA - Un disastro ecologico micidiale, l'evacuazione di migliaia di persone, case e coltivazioni «off limits» per un decennio, il tempo della durata della bonifica. E ricadute sulla salute indecifrabili. Proprio per ridurre i rischi, ed evitare conseguenze devastanti a seguito di possibili esplosioni, incendi e rilasci di sostanze pericolose, l'Unione Europea si è dotata di norme severissime. Sono quelle inserite nella «direttiva Seveso» - chiamata proprio così - che mescola sicurezza degli impianti, tutela di città e popolazioni e indicazioni di protezione civile. Ed ecco perché si è resa indispensabile la mappatura dei siti pericolosi, un lavoro colossale che in Italia è stato condotto dal team dell'Ispra diretto dall'ingegner Alberto Ricchiuti.

INCIDENTI MORTALI - Dei 1142 stabilimenti a rischio di incidente rilevante, il 25% circa è concentrato in Lombardia. Regione che, assieme ad Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, comprende oltre il 50% degli stabilimenti pericolosi. Una consistente presenza è anche in Sicilia, Lazio e Campania (ciascuna con poco più del 6%), Toscana (circa 5%), Puglia e Sardegna (circa 4%). Mentre la regione con il minor numero di stabilimenti da «bollino rosso» è la Valle d’Aosta con 6. Si tratta di impianti chimici, depositi di gas, oli minerali, fitofarmaci, sostanze tossiche, raffinerie, centrali termoelettriche, acciaierie, impianti di trattamento, stoccaggi sotterranei di gas naturale, impianti per la produzione di esplosivi e per la distillazione. Nomi celeberrimi, multinazionali, aziende private e di Stato. Aziende dove in passato si sono già verificati incidenti gravi. La già citata raffineria di Falconara (due «morti bianche» anche nel 1999 in un rogo in cui perirono due operai), la Simmel di Colleferro (una vittima in un'esplosione nel 2007). L'Ilva di Taranto, rebus aperto per tutta la città.

OGNI 9 COMUNI - Se nella quasi totalità (con l’eccezione di Macerata) delle province italiane è collocato almeno uno di questi 1142 impianti classificati con la dicitura RIR (rischio d'incidente rilevante), è sempre il nord a fare da capofila. Primeggia Milano (69 stabilimenti), poi Brescia (45), Ravenna (37), Novara e Varese (28), Venezia (26), Torino (24). Al centro è Roma in testa con 26 stabilimenti, seguita a ruota dalla provincia di Frosinone (21) mentre al Sud svetta Napoli con 33 stabilimenti. I Comuni a rischio Seveso sono 756 (il 9% del totale): in 40 sono presenti 4 o più stabilimenti. Gli stabilimenti più a rischio sono i petrolchimici (il 25% del totale), concentrati in particolare al nord, seguiti a ruota dai depositi di gas liquefatti (sopratutto GPL, il 24%), presenti in particolare in Campania e Sicilia. Impianti vicino casa, nelle vicinanze di paesi, città, snodi stradali, immersi nelle campagne, accanto a fiumi e laghi, nelle vicinanze di falde acquifere.

«PIU' CONTROLLI» - La certosina mappatura condotta dall'Aspra lascia aperto un dubbio, fortificato dalla scarsissima attenzione che in Italia vige attorno al tema della sicurezza del lavoro. A ricordarlo basta il dato delle 3 morti bianche giornaliere certificato dall'Inail. «Si deve fare di più in alcuni ambiti - è l'esortazione che arriva dall'ingegner Ricchiuti, il curatore del rapporto -. Mi riferisco ai controlli, allo snellimento di alcune procedure di valutazione fatte dai gestori, alla sperimentazione dei piani d’emergenza esterni. Temi su cui occorre un impegno forte della pubblica amministrazione». Anche se non mancano esempi di municipi virtuosi (su tutti Ferrara e Venezia, osservano dall'Ispra, che inviano a casa della famiglie opuscoli informativi sulla direttiva-Seveso) nella Penisola il panorama riguardante la prevenszone dei pericoli resta sovente sconfortante.

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BONELLI: «NON SOLO NEGLIGENZA» - L'elenco dei siti a rischio rimane in genere «appeso negli albi pretori dei comuni di cui i cittadini nemmeno conoscono l'esistenza» osserva preoccupatissimo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. «Sono le Regioni ad avere la responsabilità di coordinare i piani d'emergenza previsti dalla direttiva Ue. Piani che nella maggioranza dei casi - segnala l'ambientalista - come in Puglia, non esistono. Perché? Non siamo solo davanti a ignavia o negligenza. Il problema è serissimo: in molti casi esiste una vera e propria sudditanza psicologica della politica nei confronti della grande industria. Che usa la leva del ricatto occupazionale per condizionare scelte strategiche sui temi dell'ambiente. Una soluzione per l'immediato? Commissariare le Regioni indietro con l'applicazione della direttiva Seveso. Ma bisogna fare in fretta. Il rischio è dietro l'angolo, appena fuori di casa».



9 luglio 2013 (modifica il 10 luglio 2013)

Svizzera. Quando l'opposizione la fanno i cittadini

Corriere della sera

Un modello di democrazia partecipativa unico al mondo


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Ventisei cantoni, 2.400 comuni, quattro lingue ufficiali (tedesco, francese, italiano, romancio e alcune minoranze linguistiche), religioni diverse e un tempo, gli antenati degli Svizzeri di oggi, si sono fatti pure la guerra. Sembra l’Europa in piccolo, ma è la Svizzera.

La Federazione attuale si basa su una coesione molto forte della popolazione e uno dei pilastri della solidarietà politica dei cittadini svizzeri è quello della democrazia diretta: la popolazione può dire la propria - nel vero senso della parola e non solo per esprimere un parere – dal livello amministrativo comunale fino alle decisioni cantonali e federali. Possono proporre e decidere anche modifiche della costituzione e delle leggi.

I cittadini svizzeri vanno alle urne in media ogni tre mesi per decidere su questioni che possono andare dal tipo di pavimentazione di una città e dei suoi costi, alla necessità di ammodernare delle infrastrutture di trasporto, ai diritti civili delle coppie omosessuali, al prefissare un limite alle retribuzione dei manager.

Insomma i cittadini esercitano un ruolo attivo nell’amministrazione e nella politica e questo aspetto modella la struttura federale in una maniera unica al mondo: non esiste una contrapposizione governo (consiglio federale) e opposizione. I rappresentanti politici dei maggiori partiti, nominati dal parlamento, governano in modo collegiale e lavorano per cercare un consenso della popolazione.
E l’opposizione? Siamo noi – si sente dire spesso dai cittadini svizzeri. Possiamo intervenire su tutto e senza il nostro consenso non succede nulla.

Lo scorso 9 giugno si è votato in Svizzera su due temi: regolamentazione più restrittiva del diritto d’asilo politico e nomina diretta dei membri del governo. I cittadini hanno approvato il primo tema, il sentimento popolare è stato: maglie troppo larghe nel sistema in cui si insinuano richiedenti non adeguati. E hanno respinto il secondo tema: poca chiarezza sul tetto di spesa in campagna elettorale e pericolo di vittoria dei candidati e dei partiti più ricchi. Meglio che sia il parlamento a nominare l’esecutivo.

I processi decisionali in Svizzera, a causa di questo meccanismo, sono spesso più lenti – dice il cancelliere dello stato del Canton Ticino Giampiero Gianella – ma alla fine, presa una decisione, la stabilità è garantita.

Molti studi su questo sistema di democrazia – prosegue il cancelliere Gianella – hanno messo in evidenza uno stretto rapporto tra partecipazione alle consultazioni e buoni risultati economici del territorio. Dato che i cittadini, esprimendosi anche su temi economici e finanziari, alla fine esercitano un controllo della spesa pubblica.

Tuttavia – conclude il cancelliere del Canton Ticino – i territori non sono in competizione e non esistono recriminazioni se un Cantone produce un Pil superiore rispetto a un altro. Un sistema di perequazione garantisce la redistribuzione della ricchezza. E l’organizzazione così com’è non è messa in discussione, perché quello che conta è la forza della Federazione nel suo complesso.
Ancora una volta viene da pensare all’Europa. A come potrebbe essere.

10 luglio 2013 | 7:42

Sclerosi multipla, arriva lo spray alla cannabis

Corriere della sera

Il farmaco va prescritto da un neurologo di un centro per la sclerosi ed è rimborsato in classe H ospedaliera

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MILANO - Anche in Italia è disponibile da pochi giorni un farmaco a base di cannabis. Combatte la spasticità (da moderata a grave) causata dalla sclerosi multipla. Il farmaco, in formato spray, si spruzza in bocca e viene assorbito dalla mucosa: efficace anche per chi ha difficoltà a deglutire. La sclerosi multipla colpisce nel mondo circa un milione di persone: il sistema immunitario distrugge la guaina che protegge le cellule dei nervi nel cervello e nel midollo spinale. I cannabinoidi sono usati per le loro virtù terapeutiche da migliaia di anni, anche se solo di recente sono stati studiati scientificamente contro spasmi dolorosi, spasticità, nausea, rigidità muscolare, disfunzioni della vescica, disturbi del sonno. Il prodotto disponibile anche in Italia è in vendita da tempo in 21 Paesi del mondo e in sei europei. Polemiche e timori ne avevano finora ostacolato l’approvazione da noi.

REGISTRO - Ora c’è, va prescritto da un neurologo di un centro per la sclerosi ed è rimborsato in classe H (ospedaliera). In un Registro nazionale saranno iscritti i pazienti in cura. La cannabis contiene più di 60 principi attivi differenti, detti cannabinoidi. Tra questi il più attivo è il tetraidrocannabinolo (Thc). Il Sativex, così si chiama lo spray, lo contiene insieme al Cbd (cannabidiolo). Non ha effetti collaterali, né crea dipendenza. In altri termini non ha nulla a che vedere con la nota "erba", o marijuana, derivata dalle infiorescenze femminili essiccate. E questa è la cannabis non terapeutica.

CANNABIS - L'anno scorso, l'Olanda è stato il primo paese al mondo a rendere la cannabis disponibile come farmaco prescrivibile per le persone colpite da cancro, Hiv e sclerosi multipla. Negli Stati Uniti la cannabis è anche usata per affrontare il problema della perdita di peso che colpisce i pazienti affetti da Aids e la nausea e il vomito lamentati da chi soffre di cancro. Di recente in Italia, in un ospedale della Puglia (quello di Casarano) cannabis terapeutica (appositamente coltivata) è somministrata gratuitamente a cinque pazienti con sclerosi multipla. Una sperimentazione coraggiosa, ma efficace. Ora a disposizione avranno lo spray.

SPASTICITÀ - «Nel nostro Paese - dice Giancarlo Comi, neurologo del San Raffaele di Milano, uno dei massimi esperti internazionali di sclerosi multipla - la maggior parte dei pazienti, nel decorso della propria malattia, deve confrontarsi con il problema della spasticità che non solo limita la loro possibilità di camminare, ma spesso comporta anche disturbi del sonno, li affligge con crampi e spasmi dolorosi rendendo difficile lo svolgimento delle normali attività quotidiane. La disponibilità del nuovo farmaco offre ora una prospettiva più rosea a questi malati».

9 luglio 2013 | 15:04