sabato 14 settembre 2013

Silvio ai servizi sociali: che show!

Libero

Entro il 15 ottobre Berlusconi deve scegliere la pena alternativa al carcere


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Spolverando una seggiolina con un fazzoletto nello studio di Michele Santoro, ha annichilito Marco Travaglio e ha incollato il pubblico allo schermo con risultati da record. Ora, immaginatevi che cosa potrebbe scatenare Silvio Berlusconi con una scopa in mano mentre dà una pulitina al pavimento di un centro  anziani durante una mattinata di servizio sociale. Sarebbe uno spettacolo imperdibile, una fucina di gag, uno show talmente scoppiettante da far impallidire gli autori delle serie televisive più alla moda. Ecco perché il Cavaliere non può mancare l’occasione. Deve farsi affidare ai servizi sociali e trasformarli nel più grande reality show di tutti i tempi.

Intendiamoci, mica sarebbe una passeggiata. Non si tratta di far volontariato, ma di scontare una condanna, quindi non ci permettiamo di far dell’ironia sulla pelle altrui. Però, ragazzi, ve lo immaginate? Berlusconi che arriva la mattina in una casa di riposo, inguainato in una tuta da ginnastica. Si comincia con un bel giro delle camere. Gli basterebbero due giorni per imparare i nomi di tutti gli ospiti del ricovero. Dopo due settimane, tutte le anziane ma ancor graziose signore sfoggerebbero al collo una luminosa farfallina piena di brillantini: «Hai visto, Silvana?

A me l’ha regalata azzurra, vuol dire che gli piaccio. Passami l’adesivo per dentiere prima che mi veda». Il signore seduto al tavolino nell’angolo, quello che legge ogni mattina l’Unità e biascica maledizioni verso il centrodestra mentre trangugia il caffè, in capo a un mese diventerebbe il suo miglior amico. Il Cavaliere gli leggerebbe ogni giorno il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, ovviamente correggendo al momento tutti i pezzi. Già li vediamo Silvio e il suo nuovo sodale, impegnati in una passeggiatina nel giardino, a tempo di girello.

Il Cavaliere a distillare massime liberali, il vecchietto pronto a rispondere con Marx: «Non mi ricordo il capitolo, ma sono sicuro che Carlo diceva proprio così...»; «No, te lo ripeto, Giorgio, nel Capitale non si parla di conflitto d’interessi». Poi, la domenica, tutti sul pulmino e via allo stadio, a vedere il Milan. Pranzo al sacco e cappellino in omaggio per tutti. Per non parlare del campionato di calcio regionale per over settanta: Silvio comprerebbe i migliori attaccanti dagli altri ospizi, e chi fatica a deambulare, in porta: non si trascura nessuno.

Al primo anno, già uno scudetto e la qualificazione in coppa. La coppa del nonno, ovviamente. Roba che frati, preti e buoni samaritani della Lombardia tutta si stanno già scannando per farsi assegnare Berlusconi, millantando le bellezze delle proprie strutture assistenziali. Che, tra l’altro, diventerebbero frequentate come non mai. Intere orde di parenti degli ospiti, che prima si facevano vedere giusto in prossimità del Natale, non mancherebbero un fine settimana:  «Dai ragazzi che si va a trovare il Cav... ehm, nonna Maria!».

Le nipotine nel fior dei vent’anni riscoprirebbero in un momento l’affetto per la pelle vizza delle nonnine e si presenterebbero in massa, carrozzate da competizione. «Sai, metti che quello mi nota e mi fa fare un provino... Del resto la politica è sempre stata la mia passione. Mettiamo un altro po’ di rossetto...». Il successo è assicurato, che lo assegnino a una casa di riposo, a una comunità o a un ostello. Sessione di barzellette al mattino, piccolo comizio dopo pranzo, concertino al pianoforte per l’ora del the. Altro che servizi sociali: sarebbe praticamente un varietà, e dei più divertenti.

Scherzi a parte, l’occasione è ghiotta anche sotto il profilo politico. Berlusconi sarebbe protagonista della più sfavillante campagna elettorale di sempre. Ogni giorno ci sarebbe materiale per i cronisti. Foto spettacolari, dichiarazioni ficcanti, nuove gag e fuochi d’artificio assortiti. Senza contare il lato commovente della faccenda, con Silvio intento a mostrare tutto l’affetto di cui dispone ai suoi assistiti. «L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio», direbbe alla sciura Pina, abbracciandola dopo una lite con la sua vicina di divano. «Vi siete perse la vostra soap opera preferita? Aspettate che chiamo Confalonieri e la faccio replicare subito».

Niente falchi, pitonesse, colombe, piccioni e, soprattutto, passere. Sarebbe un Silvio show scatenato, in onda ventiquattr’ore su ventiquattro, a beneficio dei cronisti, mentre gli avversari politici si mangiano le mani. Ovvio, ci sarebbero anche le malelingue. Immaginiamo i titoli del Fatto: «Scandaloso, Berlusconi serve un caffè troppo bollente al signor Mario»; «Vergogna! Berlusconi dimentica l’onomastico della signora Asdrubala»; «Raccapriccio! Berlusconi fa un’inizione con l’inganno a nonno Giovanni». Ma senz’altro il Cavaliere saprebbe come rispondere, a colpi di slogan: «E per questo inverno, cari amici del ricovero Villa Celeste, vi prometto meno tosse per tutti!

Chiuderemo la porta che fa corrente!».

Napoli. «Io, innocente in carcere per otto anni senza aver fatto nulla»

Il Mattino

di Leandro Del Gaudio

Incensurato a 22 anni condannato per omicidio: assomigliavo al vero assassino. Scagionato da un pentito


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Hai voglia di dire che non c’entri, quando c’è un testimone oculare che ti accusa. È la vicenda umana e giudiziaria di Giovanni De Luise (classe 1981), vittima di un clamoroso errore di persona che gli è costato otto anni e otto mesi di cella senza un motivo.

In pratica, De Luise ha bruciato gli anni più belli della sua vita nei carceri bunker, in alcuni casi anche in isolamento. Condannato a 22 anni di prigione come assassino, come killer di Massimo Marino l’11 dicembre del 2004, nel pieno della faida di Secondigliano, oggi è stato scarcerato grazie a un procedimento di revisione sostenuto dal suo legale Carlo Fabbozzo, su input della stessa Procura di Napoli. Poi il miracolo: un certo Gennaro Puzzella teme di essere stato scaricato dal suo clan, teme di essere ucciso, si pente, confessa. E racconta: «Sono io il killer di Massimo Marino, ma al mio posto è stato condannato De Luise un innocente, che sta in cella a scontare una condanna per un delitto che non ha commesso». Fine dell’incubo, De Luise è libero.

sabato 14 settembre 2013 - 08:55   Ultimo aggiornamento: 15:03

La Rai si rinnova: fuori le Miss, dentro il trans

Laura Rio - Sab, 14/09/2013 - 08:23

Gli ospiti di Ballando con le stelle: la Carlucci punterebbe su Lea Cerezo e sull'ex toy boy di Madonna

Fuori le ragazze di Miss Italia, in bikini e mute, considerate un repertorio antiquato. Dentro le modelle transessuali, i toy-boy e le attrici supersexy, giudicate più al passo con i tempi.


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Così pare che la pensino in Rai, se le indiscrezioni circolate ieri, troveranno conferma. Pare infatti che nel cast di Ballando con le stelle, la sfida di ballo tra vip capitanata da Milly Carlucci sul primo canale (in onda dal 5 ottobre), possano entrare tre nomi che di sicuro faranno discutere, del resto li si chiama apposta: per fare chiasso, e conseguenti ascolti, attorno allo show. Dunque tra gli allievi danzatori potrebbe figurare Lea Cerezo, nata Leandro Medeiros Cerezo, figlia del noto calciatore brasiliano Toninho Cerezo, ora allenatore in Giappone e diventata donna a trent'anni grazie a un'operazione chirurgica.

Modella per Givenchy, nel 2010 è comparsa senza veli facendo grande scalpore su Vogue Francia, quando ancora non aveva portato a termine il cambio di sesso, ma aveva già un seno evidente. Se per lei si è in fase di trattativa, invece è già decisa la presenza nel cast di Jesus Luz, modello noto alle cronache per essere stato un fidanzato di Madonna, quando lei aveva cinquant'anni e lui ventuno, insomma un toy boy in piena regola. Inoltre, sarebbe stata anche contattata Nastassia Kinsky, la bellissima attrice figlia di Klaus e conosciuta per aver interpretato film come Il bacio della pantera di Paul Schrader e Così come sei di Alberto Lattuada.

Certo, professionisti chiamati per il loro talento, oltre che per l'avvenenza, con alle spalle una carriera e ovviamente liberi di scegliersi il genere sessuale a cui appartenere, ma pur sempre persone che hanno riempito le cronache di gossip. Dunque, la Tv pubblica, sotto la sobria e rigida guida della presidente Anna Maria Tarantola, da una parte ha deciso di non mandare più in onda Miss Italia (che migrerà su La7) in ottemperanza alla missione da «servizio pubblico», e dall'altra, per rivitalizzare uno show che negli ultimi tempi si stava affievolendo, punta su personaggi che fanno scalpore.

Chissà cosa ne penserà di queste scelte la stessa Tarantola e pure la presidente della camera Laura Boldrini che hanno bollato Miss Italia come «un modello retrivo di rappresentazione femminile e non un elemento di evoluzione». Dunque, il modello moderno per il genere femminile sarebbe quello di collezionare toy-boy? O più semplicemente un trans fa più rumore di una ragazzina che sfila in costume da bagno con un numerino attaccato alla spallina del reggiseno?

Giustizia usata per scopi politici". Se lo dice anche la Boccassini...

Andrea Indini - Sab, 14/09/2013 - 11:00

La Boccassini attacca a testa bassa i suoi colleghi: "Ci sono dei pubblici ministeri che hanno usato il loro lavoro per altro". E ancora: "Provo disagio quando la gente inneggia ai pm". Che dire del suo fervore antiberlusconiano?

Sempre sulla cresta dell'onda, sempre alla ribalta dei tiggì e giornali. A poche settimane dalla condanna monstre di Silvio Berlusconi per il Rubygate, il pm Ilda Boccassini va all'attacco dei suoi colleghi, i giudici.


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Una sparata senza precedenti contro le toghe politicizzate, contro quella branca della magistratura che ha usato le aule di tribunale per spiccare il volo in parlamento. A Ilda la Rossa, che la politica l'ha sempre fatta direttamente nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano, proprio non vanno giù i vari Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris e Antonio Ingroia che, negli ultimi anni, hanno amaramente tentato di accaparrarsi una poltrona. "Non è una patologia della magistratura - ha spiegato la pm di Milano - ma ci sono dei pubblici ministeri che hanno usato il loro lavoro per altro".

Dai processi alla mafia infiltrata nel Nord Italia alla valanga giustizialista ribattezzata Tangentopoli, fino a quei sette anni inflitti al Cavaliere per il teorema montato ad arte su Karima el Mahroug, la Boccassini ha conquistato prime pagine sui quotidiani e lunghi servizi nei telegiornali nazionali spettacolarizzando il Rubygate con telefonate piccanti, scene di burlesque e gossip di seconda mano e trasformando il tribunale nella succursale di una rivista patinata. Ilda la Rossa, un po' per il colore dei capelli, un po' per la sua tenacia nell'attaccare Berlusconi.

Che sia proprio lei a tirare le orecchie a quei magistrati che hanno usato le cause, che gli venivano affidate, per farsi strada nella politica. Non fa nomi. Li lascia aleggiare nell'aria. In occasione della presentazione del libro L'onere della toga di Lionello Mancini, ha duettato col direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli sul "ruolo eccessivo" di "supplenza" che, troppo spesso, le procure hanno assunto. "Se avessi avuto l’impressione di una patologia - ha garantito - avrei avuto la forza di tirami indietro".

Il pm del processo Ruby ha riconosciuto che negli ultimi vent’anni c’è stato uno "scontro tra mass media, magistratura e politica". Uno stato di "conflittualità talmente alta" che, a suo giudizio, ha impedito lo svolgimento di una "riflessione" anche all’interno della categoria professionale. È mancata, è il ragionamento della Boccassina, una autocritica che la categoria avrebbe dovuto fare (e non ha fatto) dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ricordando gli anni di Tangentopoli e la sua esperienza nel team di Mani pulite, la Boccassini ha rivelato di aver "provato una cosa terribile" quando le capitò di assistere alla gente che inneggiava ai pm, scandendone i nomi.  

"La vivo come una situazione di disagio - ha spiegato - non è quello (l’approvazione della gente, ndr.) che mi deve spingere ad andare avanti, ma fare bene il mio mestiere". "Anche se i nostri nomi posso essere usciti dieci volte in più sui giornali rispetto ai pm la cui storia è raccontata nel libro, io e Giuseppe Pignatone siamo persone normali", ha concluso la Boccassini rivolgendosi al procuratore di Roma, intervenuto anch’egli alla presentazione. "Siamo persone normali che, nella normalità, cercano di "affrontare l’invasione mediatica". In realtà, le campagne contro Berlusconi raccontano tutta un'altra Boccassini.

Scoperta la tomba di Wu Zetian la donna che ha guidato la Cina

La Stampa

Uccisa durante un colpo di Stato nel VII secolo poté regnare soltanto grazie a una serie di omicidi e una vita intera di macchinazioni

ilaria maria sala
hong kong


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Scoperta nello Shanxi (Cina centrale) la tomba di Shangguan Wan’er, vissuta dal 664 al 710, la donna primo-ministro sotto Wu Zetian, l’unica imperatrice che la Cina abbia mai avuto, e che regnò nel VII secolo. Wu Zetain, il cui nome significa “Io Sono il Paradiso”, poté regnare solo grazie a una serie di omicidi e una vita intera di macchinazioni, e rappresenta il caso rarissimo non solo di una donna a capo della Cina, ma anche di una donna che fu guidata da un’ardente fede nel Buddhismo. Si pensa che sia proprio grazie a lei e alla sua volontà di vedere diffuse le sutra buddhiste che Wu Zetian favorì l’invenzione della stampa – per quanto, dopo la sua morte, l’elite mandarinale e confuciana della nazione decise di far dimenticare tanto l’imperatrice, che la sua consigliera-Primo Ministro, che la sua religione e la sua invenzione per diffondere la parola scritta. Ci vollero quasi altri due secoli prima che la stampa si diffondesse in Cina, questa volta però non più come veicolo di una religione considerata “straniera” dai confuciani.

Ma il rifiuto scandalizzato dei confuciani a una donna impudente come Wu Zetian portò a una sorta di damnatio memoriae che, secondo gli archeologi cinesi che hanno rinvenuto la tomba di Shangguan Wan’er, sarebbe alla base del grave stato di danneggiamenti in cui si trova il sepolcro. Gli archeologi pensano infatti che la tomba del ministro sia stata danneggiata nell’antichità, in modo sistematico e volutamente profanatore. Shangguan Wan’er godeva della fiducia dell’imperatrice al punto che questa le fece sposare il suo stesso figlio, per quanto le cronache degli storici sostengono che questa avesse anche dei legami sentimentali con l’amante dell’imperatrice stessa, e con suo nipote. 

Wu Zetian venne uccisa nel 710 durante un colpo di Stato a palazzo, e con lei fu uccisa anche Shangguan Wan’er. La loro storia, del tutto fuori dall’ordinario in un Paese che in era imperiale non aveva mai riconosciuto alle donne il diritto alla corona, ha ispirato innumerevoli romanzi, film e pièce teatrali. 


Un errore nel computer alle Hawaii si vola gratis

La Stampa

Sorpresa per i viaggiatori di United Airlines: il biglietto prenotato online è a zero dollari. La compagnia aerea fa sapere: «I ticket restano validi»


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Bella sorpresa per i viaggiatori di United Airlines, una delle maggiori compagnie aeree statunitensi, che ieri nel prenotare e fare biglietti online hanno scoperto, arrivati al pagamento, che il loro volo era praticamente gratis. Zero dollari, la tariffa applicata - per un errore del sistema informatico - e solo pochi dollari di tasse e commissioni. Un volo per Los Angeles con scali e interconnessioni, mediamente intorno agli 800 dollari, è costato così poco meno di 10 dollari. Così come una tratta per le Hawaii.

Nonostante l’inattesa «offerta» sia stata causata da un errore del computer - riporta la BBc online - la compagnia aerea ha fatto sapere, con un tweet, che «onorera’» i biglietti emessi. Ma ha, appena accortasi dell’errore, sospeso «temporaneamente» il suo sito web per riparare il meccanismo che ha consentito l’emissione dei biglietti scontatissimi. «Abbiamo esaminato l’errore che si è verificato ieri e sulla base di queste specifiche circostanze, onoreremo i biglietti», ha scritto la compagnia aerea nel tweet.

Bob Stokas di Oak Lawn, (Chicago), uno dei «fortunati» viaggiatori, ha raccontato alla NBC di aver acquistato un biglietto di ritorno a Los Angeles, aspettandosi di pagare fino a 800 dollari. «Quando sono andato a verificare la tariffa, compresi i voli di collegamento, ho scoperto che da e per Los Angeles mi sarebbe costato 10 dollari a persona: è stato uno shock e una sorpresa», ha detto.

Un blitz in stile Hollywood per catturare l’hacker ragazzino

La Stampa

Argentina, a diciotto anni rubava oltre 50 mila dollari al mese: isolato un intero quartiere per l’operazione

paolo manzo


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Un super hacker, agguerrito ed espertissimo a capo di una vera e propria banda di pirati informatici senza scrupoli. Peccato avesse meno di 18 anni. La sua storia ha scioccato l’Argentina. Per arrestare il giovane, la cui identità è stata tenuta anonima dalle autorità, la polizia ha impiegato un anno intero fino all’arresto, avvenuto in modo quasi cinematografico.

E’ stata infatti tagliata la corrente elettrica in tutto San Cristóbal, un quartiere di Buenos Aires dove il giovane viveva insieme ai suoi genitori, per impedire che potesse furtivamente far sparire dati importanti per la sua condanna. Il piano criminale creato dal giovane, dotato di doti informatiche certo non comuni, permetteva a lui e alla sua banda di hackerare siti di gioco online e di e-commerce, attraverso dei virus creati ad hoc. Il danaro che il raggiro fruttava, circa 50 mila dollari al mese, veniva subito convogliato su un conto bancario nella città di Rosario. A casa del giovane la polizia ha sequestrato un vero e proprio arsenale informatico, con numerosi computer potentissimi, server, 14 dischi esterni, tutto materiale necessario per la frode. Frode scoperta dopo una denuncia di una delle società vittime della gang informatica. 

«La casa del ragazzo era piena zeppa di computer- spiega uno dei poliziotti della squadra specializzata in crimini informatici che ha investigato per un anno-riteniamo che fossero lui e il fratello i cervelli della banda il cui business era così lucrativo che persino i genitori hanno fatto finta di non accorgersi di niente». 

Giggino regala 300mila euro per far osservare gli alberi

Carmine Spadafora - Sab, 14/09/2013 - 08:27

Per De Magistris le 40mila piante di Napoli sono "malate". Il Comune ha mille giardinieri ma pensa a una gara d'appalto. A caldeggiarla è il vicesindaco Prc (e agronomo) Sodano

Napoli - Trecentomila euro per fare le «analisi del sangue» ai 40mila alberi di Napoli (esclusi i parchi sotto il vincolo delle soprintendenze).


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Li ha stanziati due giorni fa la Giunta di Luigi De Magistris, su proposta del suo vice, Tommaso Sodano (Rifondazione comunista). Ma, il provvedimento ha destato dubbi e polemiche negli stessi settori vicini alla maggioranza, che sostiene la Giunta «arancione». Dubbi sulla scelta di spendere 300mila euro per studiare lo stato di salute degli alberi, anziché rivolgersi alle risorse interne del Comune. Che non mancano. Vedi le figure di agronomi e geologi. Uno degli agronomi in servizio a Palazzo San Giacomo è proprio lui: Tommaso Sodano. Professionista prestato alla politica, ha pensato ai suoi colleghi proponendo una delibera per curare il patrimonio arboreo e dare lavoro a tanti tecnici.

La delibera dei 300mila euro è stata varata a 4 mesi dalla morte di Cristina Alongi, uccisa da un pino, crollato improvvisamente, mentre stava percorrendo in auto, via Aniello Falcone, al Vomero. Sulla vicenda c'è un'indagine della Procura, con il pm, Vanni Corona, che ha indagato quattro persone, tra cui un dirigente comunale. Solo allora Giggino e i suoi si sono accorti che a Napoli c'era una nuova emergenza: gli alberi. In pochi giorni è esplosa la psicosi: strade chiuse, alberi pericolanti e poi abbattuti. Tanti cittadini si sono chiesti allibiti: e i giardinieri - a Napoli sono mille, dipendenti del Comune - che cosa fanno durante l'orario di lavoro, anziché curare le piante e gli alberi della città? Per rendersi conto dello stato di salute dei giardini basta farsi un giretto: in periferia erbacce alte fino a due metri, cigli delle strade e marciapiedi pieni di sterpaglie.

Ironico sulla schedatura degli alberi, l'ex assessore al Patrimonio, Bernardino Tuccillo, tra i sostenitori della prima ora dell'avventura «arancione», poi «eliminato» da Giggino per fare posto in giunta a amici e compagni di scuola. «Non so se prima di predisporre gli atti di un'eventuale gara di appalto, l'amministrazione comunale abbia fatto ricorso all'istituto dell'interpello, per verificare se, tra le risorse interne vi fossero professionalità adeguate a fare fronte alle esigenze». Poi, l'ex assessore di De Magistris ha messo in guardia i suoi ex colleghi. «Sono certo che si sia fatto ricorso a procedure di gara trasparenti e rispettose della legge sugli appalti. C'è bisogno di assoluta limpidezza, soprattutto per l'attenzione che da tempo la Procura della Repubblica concentra sulle attività di Palazzo San Giacomo».

Chiaro il riferimento di Tuccillo alle indagini della Procura. Tra gli indagati, gli stessi fuoriclasse della legalità, De Magistris e Sodano. Giggino per la questione delle buche, Tommaso per una consulenza concessa a un'amica, Cristina Roscia, docente di Bergamo, un cadeau da 40mila euro sul quale i pm vogliono vederci chiaro.

Ma una prima risposta ai dubbi di Tuccillo è arrivata dalla Direzione qualità spazio urbano. «Agronomi? Botanici? Geologi? Certo, ne abbiamo all'interno dell'amministrazione». E allora, perché spendere 300mila euro, per andarne a cercare altri? Pausa. «Il Comune non è dotato di strumenti in dotazione invece alla società che vincerà l'appalto», è la risposta dalla Direzione Qualità spazio urbano. Sodano spiega che «la schedatura non era mai stata fatta prima d'ora e va fatta dopo quanto accaduto in via Falcone. Vogliamo conoscere lo stato di salute dei nostri alberi. Entro un anno la schedatura dovrà essere completata».

carminespadafora@gmail.com

Le carezze di papà Kinski sul mio corpo di bambina"

Pola Kinski - Sab, 14/09/2013 - 08:53

Pola, primogenita dell'attore folle e maniaco, descrive l'incubo incestuoso di cui fu ostaggio fino alla morte del genitore. "Mi riduceva costantemente al suo volere"


Quattordici anni. Tanto sono durati gli abusi sessuali e psicologici di Klaus Kinski sulla figlia maggiore Pola secondo il memoir che l'attrice di teatro e tv, primogenita dell'attore, regista e sceneggiatore fulminato oltre vent'anni fa da un attacco di cuore, ha pubblicato lo scorso inverno in Germania. 

L'amore di papà (Newton Compton, pagg. 318, euro 9,90), già caso editoriale, arriva dopodomani in libreria. Pola ha solo 5 anni quando il padre la stringe a sé per la prima volta con intenzioni incestuose e da allora comincia un incubo di cui la donna, oggi 60enne, si libera in parte soltanto alla morte del genitore, nel '91. Come si comprende dall'estratto che presentiamo per gentile concessione dell'editore, Kinski acquisisce su di lei un dominio totale, controlla la sua vita come un dittatore: i vestiti che indossa, ciò che compra, mangia, beve, legge, chi le può piacere e chi no. 

E la immerge in un lusso folle e perpetuo che maschera l'inferno. Accanto a lei a tratti soltanto la piccola Nastassja, figlia della seconda moglie di Kinski, che oggi plaude alla denuncia della sorella. Mentre la madre di Pola dopo il divorzio da Klaus si rifà una famiglia e abbandona la piccola al suo destino, rifiutandole ogni affetto.


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Dov'è il babbo? Dov'è mio padre? Forse ha avuto un incidente ed è in ospedale, oppure è morto. Assassinato! Che cosa potrei fare? Prosciugare il suo conto e vivere in questa casa con i miei amici? Per prima cosa farei rimettere una campana nella torre, a una chiesa serve una campana! In realtà, spero che non sia morto. Lo aspetterò qui, non importa quando arriverà. Mi stringo le ginocchia perché sto ancora congelando.

«Mia adorata bambolina, perdonami! Perché non sei a letto? Qui fa fin troppo freddo per te», sento ronzare una voce. Devo essermi addormentata sulle scale. Non sono mai stata così contenta di veder comparire mio padre, gli circondo le gambe con le mie braccia e non vorrei lasciarlo andare mai più. Lui ridacchia imbarazzato, mi tira su e mi bacia con le sue labbra umide. Nel giro di un istante non sono più così felice della sua presenza e mi volto di lato. Ma lui non si fa distrarre. Mi stringe a sé e saliamo insieme su per la scala, gradino dopo gradino, fino alla torre e alla sua camera da letto. Lui fruga nella giacca e fa apparire un piccolo pacchetto rosa. «Per te, angelo mio!», mormora.

Tiro il nastro, si scioglie facilmente, e apro il coperchio del piccolo cubo rivestito di seta. All'interno, su un cuscino di satin bianco, c'è un orologio da polso. «È un Cartier! Loro fanno gli orologi più costosi del mondo!», si vanta mio padre. Il gioiello è senza dubbio splendido, ma io odio gli orologi.

Naturalmente lo ringrazio e non gli lascio intuire che non so cosa farmene. Poi mio padre passa alla parte penosa della vicenda, mi prende la scatola dalle mani, muove la sua lingua nel mio orecchio e comincia a spogliarmi. Nel frattempo, io rifletto se conosco qualcuno a Monaco a cui vendere l'orologio.

Mentre mio padre sfoga le sue fantasie su di me, io cado in un pozzo e mi lascio precipitare nell'abisso senza fondo. Intorno a me si fa buio e non sento più nulla. Mi difendo soltanto se lui diventa troppo violento, allora lo illudo: «La prossima volta, davvero!». So bene che sto mentendo. Il giorno successivo lo trascorriamo a Roma nel solito turbinio da una boutique all'altra. Nella gioielleria Bulgari lui parlotta con un uomo che gli striscia continuamente intorno.

Subito dopo, sul sedile posteriore della Rolls-Royce compare un pacchetto rosso. Il sole si fa rossiccio, su in alto si vede già una pallida falce lunare. Il viaggio di ritorno attraverso la città è meraviglioso. Piazze con fontane, caffè su strada, gente vestita leggera che ride e si bacia. E io sono rinchiusa in questa macchina e in questa casa! L'auto svolta all'entrata. Il cancello di ferro scatta, la gabbia è di nuovo chiusa.

Mio padre si fa il bagno, rimane a lungo davanti allo specchio e si prova diversi pantaloni, camicie e giacche. Getta i capi scartati sul pavimento, se ne occuperà il personale. Il mucchio cresce a vista d'occhio. Lui sembra assente. Probabilmente stasera mi lascerà di nuovo da sola. Non lo sopporto più, devo uscire di qui! Come posso fargli capire che vorrei stare un po' in compagnia? Sono giovane, voglio vivere, voglio uscire in città, ridere con quei ragazzi e quelle ragazze, ballare, divertirmi. E invece vengo reclusa in una chiesa da un vecchio. Devo aspettarlo finché non torna a casa a sfogare su di me la sua libidine. Mio padre sussurra: «Ciao, angelo mio, devo uscire di nuovo per un po'!». Preme le sue labbra umide sulle mie, si mette in testa un panama e sparisce.

Quando sento il motore ululare, piombo sul primo gabinetto che trovo e vomito. Ma non basta. Mi infilo un dito in gola, poi due, poi tutta la mano, finché nel gabinetto non si vede altro che del liquido giallo e mi vengono le vertigini. Barcollo davanti allo specchio. Nel riflesso vedo un'estranea: sguardo vuoto, occhi acquosi, il viso gonfio. Mi allontano, mi accascio sul letto e piango, singhiozzo, grido. Tanto è uguale, qui non mi sente nessuno. A Monaco sono sempre di troppo, indesiderata, fastidiosa. Mio padre invece mi vuole, mi desidera, lotta per avermi, mi dimostra quanto ha bisogno di me, quanto è bello che io ci sia. E mi riduce costantemente al suo volere. (...)

Di sicuro è già tardi, ma non voglio andare a letto. In città non si percepisce neanche un segno di vita. Nemmeno il frinire dei grilli. A volte si sente il verso di un gufo. È bianco e piccolo quanto una pera, ma oggi non c'è neanche lui. Poi un tuono lacera il silenzio. Le mura tremano, il pavimento vibra. Che cos'è? Un terremoto? La terra che sprofonda? Ti prego babbo, torna! Mi stendo sulla pietra e mi copro il viso con le braccia. Un intruso! Uno spirito! Non riesco nemmeno a piangere, ho solo paura. Mio padre mi trova così, non l'ho sentito arrivare.

Mi chiede sbigottito che cosa sia successo, io balbetto frasi incoerenti. Mi porta in casa, mi fa sedere sul tavolo di marmo, mi accarezza la testa e mi bacia sulla fronte. Cerca di tranquillizzarmi e mi porta un bicchiere d'acqua. Lo bevo avidamente. Sto battendo i denti e il mio corpo è scosso da un tremito. Non ho il controllo di me stessa. Mio padre mi abbraccia dolcemente, continua ad accarezzarmi i capelli, vuole farmi vedere che con lui sono al sicuro. «Tutto bene! Va tutto bene!». Le sue mani mi accarezzano sulle spalle, sul seno, e mentre lo fanno lui mi stende sul piano del tavolo e mi toglie le mutandine, le fa scivolare così in basso che non posso più muovere le gambe.