mercoledì 16 ottobre 2013

Funerali di Priebke, blitz nella notte Il feretro trasportato a Pratica di Mare

Corriere della sera

Scontri in piazza ad Albano , calci e pugni alla bara: intervengono i blindati, il prefetto annulla le esequie


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ROMA - Scontri tra estremisti di destra e manifestanti, botte e lanci di bottiglie, mentre la polizia lancia lacrimogeni. Intervengono anche i blindati. Dopo la sospensione dei funerali di Priebke la tensione fuori dell’istituto Pio X della confraternita dei padri Lefebvriani di Albano Laziale è diventata altissima. Sul posto sono intervenute le forze di polizia in assetto antisommossa, che hanno riportato la calma. A fronteggiarsi sono stati una cinquantina di neonazisti e un centinaio di antifascisti. Il tutto mentre l’avvocato Paolo Giachini, difensore dell’ex capitano delle SS, afferma: «A questo punto tocca allo Stato».

LA SALMA NEL FURGONE - Nella notte, la salma di Priebke ha lasciato la chiesa di San Pio X ad Albano Laziale (Roma) a bordo di un furgone blu, che è entrato da un accesso secondario per poi uscire dopo aver caricato la bara con la salma. Il furgone blu è arrivato poi all’aeroporto militare di Pratica di Mare, che si trova a circa 30 chilometri da Roma.


FERMI - Tensione altissima, dunque. Con due fermati da parte delle forze dell’ordine a seguito degli scontri. Si tratta di un militante di estrema destra e di un manifestante di sinistra le cui posizioni sono ora al vaglio degli inquirenti.Il tutto mentre continua l’attesa per capire come evolverà la situazione, ormai in fase di stallo dopo lo stop alle esequie. La salma di fatto rimane bloccata all’interno dell’istituto dei padri lefebvriani. «Siamo molto preoccupati. Tutto questo deve finire il più rapidamente possibile», spiega il sindaco di Albano Nicola Marini, dopo essere uscito dalla comunità lefebvriana «Siamo in contatto con le autorità per capire quali sono le loro soluzioni. Per noi bisogna trovarne una il prima possibile: altrimenti il rischio è che domattina qui si creino scontri, come già successo poco fa, tra la folla di cittadini e alcuni neonazisti». Intanto i cittadini hanno trovato il ‘colpevolè di questa situazione e urlano «Pecoraro pezzo di m....», riferendosi al prefetto. E la notte cala su Albano

I FUNERALI ANNULLATI - È caos, dunque, ad Albano. Nella ressa un prete è stato aggredito. Una donna è svenuta. E poi la protesta di più di 500 persone di Albano, alcuni con i parenti uccisi alla Fosse Ardeatine. I funerali di Erich Priebke alle otto di sera (doveva essere officiati alle 17,30) sono stati definitivamente sospesi dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro : situazione ingestibile. Nella cappella il prete si è levato i paramenti e le esequie non si sono svolte. E la salma dell’ex Ss per la prossima notte non si muoverà da Albano Laziale.

LA VERSIONE DEL LEGALE -Per il legale di Priebke in realtà i funerali di Erich Priebke, non si sono svolti perché «le autorità non hanno permesso di entrare a quanti volevano partecipare». «Tutto era pronto - ha aggiunto Paolo Giachini- eravamo in attesa di quanti volevano prendere parte» alle esequie. Tra questi il figlio di Priebke, Ingo, altri legali soci di Giachini e alcuni giovani simpatizzanti di estrema destra. «Erano lì per una cerimonia religiosa - ha detto ancora l’avvocato - e non avevano striscioni politici».

DUBBIO A PRIMA PORTA - L’ex Ss morto a Roma lo scorso venerdì 11 ottobre era stato portato ad Albano dove la confraternita aveva accettato di officiare le esequie. Intanto il forno crematorio del cimitero romano di Prima Porta martedì sera rimane operativo «oltre il normale orario di chiusura» dicono fonti vicine al Campidoglio. Resta però la possibilità di «non concedere il rientro della salma a Roma».

LA PROTESTA - Quando la salma di Priebke è giunta ad Albano martedì pomeriggio ad attenderla c’erano sia i contestatori, sia i simpatizzanti per l’ultimo saluto. «Priebke Boia» era scritto su uno striscione. «Lo portino alla discarica che è qui vicino» ha detto qualcuno. I gruppi di destra hanno fatto il saluto fascista e gridato «boia chi molla». La polizia in tenuta anti-sommossa, con 5 mezzi blindati, ha iniziato a presidiare il cancello della Confraternita dei padri Lefebvriani dalle prime ore del pomeriggio . Il sindaco Nicola Marini aveva provato a fermare il transito della salma con un’ordinanza ma il Prefetto ha rigettato l’ordinanza: può passare. Albano Laziale è città riconosciuta medaglia d’argento al valore della Resistenza.

LE ESEQUIE - «Ci sarà la messa in latino, a porte chiuse, solo per gli amici intimi e i parenti» aveva annunciato l’avvocato di Priebke, ma il sindaco della cittadina laziale si era subito opposto «Siamo allibiti» . La esequie, prima negate in forma pubblica dal vicariato di Roma, erano state accettate dai lefebvriani: «Una celebrazione religiosa per un cristiano non si nega a nessuno» Ma dove andrà poi la salma non è mai stato deciso: «Sono aperte tutte le strade.» aveva detto il legale di Priebke.


SORVEGLIANZA - Anche martedì, l’obitorio del Gemelli, dove è stata portata la salma del militare, era presidiato dalle forze dell’ordine. Ancora aperta la questione della sepoltura. Lunedì è arrivata la disponibilità del Comune di Fondachelli Fantina, un paese con poco più di mille abitanti in provincia di Messina, ad ospitare la salma. Con un fax al Campidoglio il sindaco, Marco Antonino Pettinato, ha lanciato la proposta. La decisione è stata però criticata da alcuni assessori. 

A TREVISO MESSA - Sabato prossimo una messa sarà celebrata a Treviso per Erich Priebke «Era un amico» ha detto Don Floriano Abrahamowicz, padre lefebvriano che terrà la messa. «Assolverlo? Era un momento di guerra...»

16 ottobre 2013






Priebke e il rastrellamento al Ghetto: la virtù della memoria

Corriere della sera

Può rivelarsi persino fortunata, la coincidenza tra l’anniversario del 16 ottobre 1943 e la morte dell’ufficiale nazista


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ROMA - Può rivelarsi persino fortunata, la coincidenza tra l’anniversario del 16 ottobre 1943 e la morte dell’ufficiale nazista Erich Priebke (non troppo ex, stando a quel che ha lasciato detto). Quantomeno un’occasione da non perdere. Perché rende ancor più ricca di significati la celebrazione del rastrellamento nel ghetto di Roma. Per la città e per l’intero Paese di cui Roma si sente capitale, soprattutto in simili frangenti.

Settant’anni fa gli occupanti tedeschi andarono a cercare gli ebrei casa per casa, deportandone più di mille nei campi di concentramento. E mentre ci si prepara a commemorare un evento che evoca morte e orrore, ma anche dignità e liberazione, la non prematura scomparsa del capitano delle Ss che sei mesi dopo quel 16 ottobre partecipò al massacro delle Fosse Ardeatine ha fatto riemergere fatti ed emozioni che attribuiscono ulteriore importanza alla memoria di una turpe operazione di sterminio.

La voce di un «nipote delle Fosse Ardeatine», ad esempio, ha dato corpo all’iniquità della sorte che ha accompagnato vittime e carnefici degli eccidi nazifascisti. L’uomo aveva seppellito suo padre, morto a 83 anni d’età, due giorni prima che se ne andasse Priebke, e suo padre era figlio di una delle persone uccise dal capitano e dagli altri soldati tedeschi nella macabra rappresaglia del ‘marzo 1944. «Priebke è sopravvissuto pure ai figli delle sue vittime, e questa è la vera, grande ingiustizia», ha testimoniato quel nipote, divenuto «portatore sano» di memoria.

E poi sono spuntati i pensieri più contorti, che nell’informazione globalizzata circolano a grande velocità, come niente fosse. Così un vecchio arnese della cosiddetta «strategia della tensione» come Mario Merlino, nato proprio in quel disgraziato ‘44, un neofascista che si mescolò agli anarchici al tempo della bomba di piazza Fontana, ha potuto scrivere che «il Capitano Erich Priebke ha raggiunto i camerati che lo hanno preceduto sul campo dell’Onore», con tanto di maiuscole. Come se, in tarda età, un tale personaggio che è stato pure insegnante nelle scuole medie superiori avesse voluto dare sfogo a sentimenti che probabilmente coltivava anche quando, all’inizio degli anni Settanta, ebbe un ruolo non irrilevante nella inquietante vicenda di attentati e depistaggi che ha segnato la storia della Repubblica.

Una vergogna per l’Italia, al pari dell’evasione dall’ospedale militare dell’altro ufficiale nazista protagonista del rastrellamento al ghetto e del massacro delle Fosse Ardeatine: il colonnello Herbert Kappler, tranquillamente fuggito dalla camera del Celio in cui era detenuto e in teoria sorvegliato, nel caldo Ferragosto del 1977. Uno scandalo, un «mistero di Stato» mai del tutto svelato nelle sue complicità istituzionali, che suonò come un oltraggio agli ebrei di Roma e non solo. Mai riparato, peraltro. Tutto questo, e altro ancora, ha disseppellito la morte di Priebke. E tutto questo non va dimenticato nel giorno in cui si ricorda il 16 ottobre 1943. Perché l’esercizio della Memoria si tramuti da vizio di pochi in virtù di molti. Il più possibile.

15 ottobre 2013





«Priebke sarebbe felice di essere odiato. Seppelliamolo in silenzio senza perdono»

Corriere della sera

Aharon Appelfeld, 81 anni, sopravvissuto alla Shoah: fuggito dal lager sentii molto parlare di Priebke

 CatturaDAL NOSTRO CORRISPONDENTE A GERUSALEMME - «Non so se vale la pena di fare tanto rumore, intorno alla morte d’un nazista come Priebke. Non so nemmeno quanto conti il luogo e il modo in cui viene sepolto. Alla fine, da qualche parte deve pur essere messo. Io non proclamo la vendetta su un morto e credo che la gente non dovrebbe chiedere vendetta. Lui non è energia: è solo cenere e tenebre».

Anche a Yad Vashem, il memoriale ebraico dell’Olocausto sulle colline di Gerusalemme, oggi si ricorderanno i settant’anni dei rastrellamenti nel Ghetto romano. Anche stavolta, Aharon Appelfeld non ci sarà: «Non vado mai a queste cerimonie». Resterà nella sua casa di Mevaseret Zion, il sobborgo dei falascià di Gerusalemme famoso per un castello lasciato dai Crociati, per il primo Mc Donald’s kosher del mondo e soprattutto perché, a 81 anni, ci sopravvive lui: lo scrittore della Shoah. Che era un bambino quando fu sterminata la sua famiglia. E tutto solo riuscì a scappare da un lager in Romania.

E venne adottato «da quel sottosuolo fatto di contrabbandieri e assassini in cui capii che ci sono criminali molto meno criminali dei criminali di guerra». E diventò cuoco dell’Armata Rossa. E arrivò sulle spiagge tra il Lazio e la Campania stando nascosto, rubando la frutta e l’acqua per campare, tenendosi stretto la vita che uno come Priebke gli avrebbe voluto rubare: «Sentivo parlare molto di lui...». Era un ragazzo che voleva solo dormire, Aharon, ma lo sguardo doveva stare spalancato: «Allora pensavo a nascondermi nei boschi. Per non essere preso. Le mie grandi esperienze di vita, le ho fatte tutte tra il 1939 e il 1945. Dai sette ai tredici anni. A quell’età, certi nomi ti s’incidono per sempre nella memoria...».

Le opere di Appelfeld sono maturate in Israele ma la testa, com’è per tutti i sopravvissuti, è rimasta in quei boschi. Ha letto sui giornali ebraici quel che succede a Roma: «Non si possono applicare i parametri della convivenza umana, quando si parla di quelli come Priebke. Non si può pensare ai fiori, a qualcosa da dire in memoriam. Lui era un assassino orribile, un essere umano di seconda classe: non può certo avere dei funerali di prima classe. Altrimenti è il nero che diventa bianco. La bugia che si fa verità. Le vittime che devono spiegarsi, mentre l’assassino diventa la vittima».

Detto questo, riposi senza pace: «C’è una responsabilità storica della Germania, è vero. E capisco la tentazione di dire: lo tengano loro. Ma in fondo gli è stato concesso di vivere a Roma, di morire a Roma. Sapeva che cosa sarebbe accaduto. Queste sono persone che hanno vissuto seminando odio, morire raccogliendo odio è quasi una soddisfazione postuma. Vanno sepolte e basta, come si fa con tutti i grandi criminali. Senza onoranze. Senza parole. I loro delitti sono storia, la loro morte è solo cronaca».

Il perdono lo lascia ai cristiani, se ne sono capaci: «No, no, no, no, no - scandisce cinque volte Appelfeld, che le parole le pesa una per una -. C’è un confine, una montagna altissima che non si può scalare nel cammino di chi ricorda. Il limite è il perdono. Non può essere donato a un assassino di massa. La peggiore umiliazione per lui è che gli altri ricordino, non cerchino vendette e insieme, però, non perdonino. In uno dei miei occhi non c’è il perdono, nell’altro adesso c’è l’accettazione della sua morte: lo brucino o lo mettano da qualche parte sottoterra. In un buco piccolo. Coprano tutto. E lo lascino lì». Dice lo scrittore che essere uomini, da vecchi, non è un dovere facile da adempiere. Ma per un vecchio nazista è impossibile: «Non è un essere umano come gli altri.

Questi criminali si sono spinti così avanti da non ritrovare più un significato al loro essere uomini.
Oggi si chiudono nella difesa ripetitiva dell’ordine eseguito, del non aver potuto far altro, anche se loro hanno voluto fare quello. Non sono uno storico, non ho studiato le responsabilità di tutti i criminali di guerra e non so quanti nazisti vivi ci siano ancora, in giro per il mondo: hanno novanta, cento anni, però non è che siamo andati a cercarli proprio tutti... È rimasto un buco nella memoria pubblica. Si parla tanto di Shoah, ma spesso non s’è fatto molto per onorarla. Molti criminali sono riusciti a sfuggire al processo. C’è gente come Priebke che ha potuto superare i cento anni praticamente indisturbata. Hanno già avuto la loro buona sorte, perché le loro vittime a quell’età non sono potute arrivare».

Il male banale, che Hannah Arendt vedeva nella gabbia di Eichmann, oggi sembra trasformarsi nel male più idiota: «Ho visto in tv che al funerale si sono presentati anche i neonazisti. Gente che s’identifica nell’assassino, nell’errore assoluto senza sapere nulla, aver visto mai nulla. A questi ragazzi non hanno spiegato a scuola che cos’è stata la Seconda guerra mondiale? Forse sono duri a capire. Forse hanno avuto gli insegnanti sbagliati. Forse c’è una mentalità molto difficile da cambiare». Questo male non ha paragoni, dice Appelfeld, ma epigoni sì. E pericolosi eredi: «Le parole del figlio di Priebke sono la cosa peggiore. Il suo messaggio è: date pure mio padre agli israeliani, loro sono cannibali, se lo mangeranno anche da morto. Le idee non se ne vanno con Priebke...». Il sospiro è profondo quanto il disgusto: «Questa gente non mi piace quando muore e nemmeno quando rinasce».

16 ottobre 2013





Funerali di Priebke, il sindaco Marino: «Non escludo contatti con la Germania»

Corriere della sera


Prefetto: «Soluzione in giornata». Ipotesi più accreditata è che la salma possa essere comunque portata all’estero


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ROMA - Martedì la rabbia popolare che è arrivata a prendere a calci e pugni il feretro del gerarca nazista Erick Priebke arrivato ad Albano Laziale per i funerali (poi sospesi ). Il giorno dopo, la diplomazia. «So che si sta riflettendo sulle decisioni da prendere e non escludo che ci siano contatti tra il nostro governo e quello tedesco attraverso l’ambasciatore di Germania in Italia» ha detto alla trasmissione tv Agorà il sindaco di Roma Ignazio Marino.

SOLUZIONE IN GIORNATA - E il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro , conferma: «Contiamo di risolvere al situazione in giornata: in queste ore ci sono contatti con la Germania».«Non è nelle mie competenze decidere la cremazione nè il luogo della sepoltura -ha spiegato il Prefetto Pecoraro- ma ora stiamo lavorando per risolvere la situazione considerando ciò che è più opportuno». L’ipotesi più accreditata, a questo punto, è che la salma possa essere comunque portata fuori dall’Italia in particolare in Germania. Il prefetto ha spiegato anche perché ha dato ordine di fermare i funerali ad Albano Laziale: «Siamo stati costretti a sospendere le esequie perchè c’era il rischio si potessero trasformare in un raduno di neonazisti».

IN AEROPORTO - «La salma di Erich Priebke si trova ora a Pratica di Mare dove il prefetto ha provveduto a farla trasportare nella notte» aggiunge Marino. E lì resterà in attesa che sia presa una decisione sulla sepoltura dell’ex capitano delle SS. Al momento non è ancora chiaro se rimarrà in Italia o verrà portato in Germania, nel cimitero della sua città natale. Tra le ipotesi anche la sepoltura nel cimitero militare tedesco di Cassino o Pomezia. In quest’ultimo caso, però, c’è già il no del sindaco, che ha sottolineato come, proprio a Pomezia, il cimitero sia dedicato solo ai caduti in guerra.

ROMA NON POTEVA ACCETTARE IL BOIA- «Roma non poteva accettare la sepoltura di un uomo che partecipò all’eccidio di 335 persone, uccisi sparando loro alla nuca, finendoli con raffiche di mitra e coprendo i colpi con l’esplodere di una mina. Roma non poteva accettare di accogliere con delle esequie, con una sepoltura, un boia così violento» spiega Marino. E commentando i momenti di tensione, con il lancio di bombe carta e l’intervento dei blindati davanti alla chiesa di San Pio X di Albano, il sindaco aggiunge: «Avevo detto sin dal primo momento no alle esequie solenni. Sono solidale con il sindaco di Albano che si è opposto. Esequie pubbliche o solenni in una Chiesa erano da evitare e mi sembra che la Chiesa stessa abbia sostenuto questa opinione».

ACCERTAMENTI - Intanto proseguono gli accertamenti per verificare gli autori degli scontri avvenuti davanti alla chiesa dove avrebbero dovuto svolgersi i funerali di Erich Priebke, e dei momenti di tensione avvenuti dopo l’uscita della salma. Subito dopo l’uscita della bara, caricata su un furgone che si è allontanato da un’uscita secondaria della chiesa nella notte ci sono stati lanci di bombe carta e tensioni davanti al cancello principale d’ingresso della Fraternita di San Pio X ed è stato necessario l’intervento degli agenti.

ASSALTO AL FURGONE - La salma di Erich Priebke è stata trasportata dalla polizia a bordo di un furgone senza insegne, all’aeroporto di Pratica di Mare. Il furgone all’uscita dall’istituto religioso dei lefbreviani di Albano, è stato fatto oggetto di una fitta sassaiola e preso a calci riportando danni al parabrezza. Al passaggio, secondo quanto si apprende, sarebbe anche stata lanciata una bomba carta. Le forze dell’ordine hanno dovuto procedere con una carica di alleggerimento.

16 ottobre 2013

Vergogna a Bardonecchia “Arriva il ministro Kyenge? Dovremo disinfettare la sala”

La Stampa

niccolò zancan
bardonecchia

Il capogruppo di maggioranza Renato Brino scrive e poi cancella la sua frase: “Pronto alle dimissioni”



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Titolo della discussione: «La nostra amica neretta». Su Facebook stanno commentando l’imminente arrivo a Bardonecchia del ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge. L’appuntamento è in programma venerdì, nell’ambito di un’assemblea nazionale del movimento scout. Ed ecco il commento del capogruppo di maggioranza di centrodestra del comune interessato, Renato Brino: «Tutto bene, l’unica cosa è che spiace un po’ per chi dopo dovrà fare la disinfestazione del Palazzo delle Feste». 

La difesa
È dura sostenere di non essere razzisti, dopo una frase del genere: «Non lo sono, non lo sono, lo giuro e me ne pento - dice Brino - ho un cuginetto di colore, una figlioccia vietnamita, sono tutto tranne che razzista. Vi prego, non mettetemi alla gogna. Mai più pensavo che succedesse un pandemonio del genere. Il mio era un commento da bar. Un’emerita cazzata, perdonate il termine. Ho sbagliato, lo ripeto. Ho sbagliato tremendamente. Ma sa qual è la verità?».
 
Qual è?: «Purtroppo mi lascio scappare delle stupidaggini senza pensare alle conseguenze». 

«Sono di destra»
Ha 59 anni, impiegato e maestro di sci, sposato con due figli. Fa politica a Bardonecchia da due anni e mezzo, con delega ai lavori pubblici: «Sono sempre stato di destra. Da ragazzo ho frequentato il Fronte della Gioventù, ho votato Msi. Considero Almirante il mio politico di riferimento. Ma questo, cosa significa?». Lo dica lei: «Nulla. Zero di zero. Perché quello che ho scritto è sbagliato, punto e basta. Sono contrario ideologicamente alle idee del ministro Kyenge sui temi dell’immigrazione, credo sia lecito. Avrei avuto piacere di incontrarla per confrontarmi con lei. Ma quello che ho scritto, invece, è una stupidaggine. Una cosa che non penso, non volevo dirla». 

«Stupidità acuta»
Un caso di dissociazione schizofrenica? «Ma no, ho avuto un attimo di stupidità acuta, può succedere. Quando ho riletto, subito dopo, mi sono reso conto». Cosa le hanno detto i suoi figli? «Quello piccolo, 22 anni, mi ha scritto per rimproverarmi: “Papà, evita di farti questi numeri sui social network. Ti voglio bene”. Ha dimostrato più maturità di me...». Stare dentro una discussione con un titolo del genere, non era forse di per sé inopportuno oltreché sbagliato? «Non credo, almeno se il tono è scherzoso. Guardi che io mica mi offendo se mi chiamano bianchetto..».

Su Facebook
Il capogruppo di maggioranza Renato Brino ha cancellato la sua frase dopo dieci minuti. Ma era troppo tardi, aveva già fatto il giro del web. «Sono sconvolto dalla quantità di commenti che ho suscitato. Mi sono lasciato coinvolgere come un cretino. In questo senso ha ragione mio figlio. Bisogna sempre stare in guardia dal potere di Facebook. Ho sbagliato, indubbiamente, è il caso di ripeterlo. Però non ho mica ammazzato qualcuno. Abbiate pietà di me...». Adesso cosa farà? «Mi sono scusato personalmente con il sindaco. Mi scuso anche con tutta la maggioranza. Ma amo il mio paese, sono nato e cresciuto qui, mi piace vedere Bardonecchia in ordine. Per questo ho deciso di impegnarmi in politica». Non sarebbe il caso di fare un passo indietro? «Diciamo così. Sono pronto a dimettermi, se il sindaco vorrà».

Mafia, sciolto il comune di Sedriano È il primo caso in Lombardia

La Stampa

La decisione presa ieri sera dal Consiglio dei ministri su proposta del Alfano: «Forti condizionamenti della criminalità organizzata»

Il primo comune lombardo sciolto per mafia. 


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Il Consiglio dei ministri ha sciolto, ieri sera, il consiglio comunale di Sedriano (Milano) . «Al fine di consentire le operazioni di risanamento delle istituzioni locali, nelle quali sono state riscontrate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata - spiega il comunicato diffuso da palazzo Chigi -, il Consiglio ha deliberato, su proposta del ministro dell’Interno, lo scioglimento dei Consigli comunali di Sedriano (Milano) e di Cirò (Crotone)». 

«È la prima volta in Lombardia. Ma quell’ente non è il solo su cui le criminalità organizzate hanno allungato i propri tentacoli», si legge nella nota di Florindo Oliverio, segretario generale Fp Cgil Lombardia. Il sindaco di Sedriano «è stato arrestato lo scorso anno a seguito dell’inchiesta della magistratura che ha portato all’arresto, per voto di scambio, anche dell’assessore regionale Domenico Zambetti», ricorda Oliverio e aggiunge che «alle cosche è appaltata direttamente la gestione del territorio. Ancora una volta la Lombardia si rivela “terra di Calabria”. Ancora una volta i soldi pubblici sono usati per affari privati e per foraggiare la criminalità organizzata.

E per farlo si usano incarichi e consulenze, anche quando negli organici degli enti ci sono le risorse e le competenze necessarie per far funzionare nella legalità e nella trasparenza la macchina amministrativa». «Chiediamo alle istituzioni lombarde (a partire da Regione Lombardia) e alle loro associazioni (come l’Anci, l’Upi) di assumere l’impegno a combattere le infiltrazioni mafiose con atti concreti e visibili. Si potrebbe cominciare dall’azzeramento di tutti quegli incarichi e consulenze esterne che tanto costano anche economicamente alla collettività», conclude Oliverio. 

Nasce ALL-TV, primo canale sull'integrazione: al convegno inaugurale anche il ministro Kyenge

Il Giorno

La manifestazione, prevista per venerdì 18 al Centro Congressi Fondazione Cariplo, vedrà vari esponenti del mondo delle istituzioni, dell’impresa, della società civile, dei media e dello sport stranieri in Italia aprire un confronto sul tema dell'integrazione e sul ruolo dei media nella costruzione di una cittadinanza comune

Milano, 15 ottobre 2013



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ALL-TV, primo canale televisivo italiano che promuove la cittadinanza comune e il dialogo fra cittadini italiani e immigrati, è diventato una realtà. Nato a Milano e ideato dal camerunense Jean Claude Mbede (giornalista e rifugiato politico in Italia dal 2008), ALL-TV punta ad assumere il ruolo di laboratorio per giovani talenti della comunicazione stranieri e italiani e di ponte per l’inserimento sociale e professionale per i giornalisti in esilio in Italia e in Europa.
 
In occasione dell’inaugurazione ufficiale, venerdì 18 ottobre si terrà il convegno "Media e Immigrazione, dalla Carta di Roma all'Etica Professionale: Linguaggi per Costruire la Cittadinanza Comune", che vedrà vari esponenti del mondo delle istituzioni, dell’impresa, della società civile, dei media e dello sport stranieri in Italia aprire un confronto sul tema dell'integrazione.

Fulcro dell'incontro, che si svolgerà al Centro Congressi Fondazione Cariplo di via Romagnosi, 8, saranno il ruolo dei media nella costruzione di una cittadinanza comune, le opportunità di lavoro generate dal processo di integrazione, il concetto di diversity per una società senza discriminazioni. Oltre a informare e a sensibilizzare la cittadinanza, la manifestazione ha l'ambizione di sottolineare l’importanza stessa della diversità e di rafforzare i legami di donvivenza.

Tanti i relatori dal mondo della cultura, del giornalismo e dell’associazionismo. Parteciperanno all’evento personalità come il Ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge, e sportivi di rilievo nazionale come Liliam Thuram (da confermare), il Console generale degli Stati Uniti d'America Kyle R. Scott, il Presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, l’imprenditore Khawatmi Radwan, fondatore di Hirux Spa e Presidente del "Movimento Nuovi Italiani", oltre al direttore de Il Giorno Giancarlo Mazzuca e Peter Gomes, de Il Fatto Quotidiano.it.

Per avere maggiori informazioni: www.all-tv.tv

Il nazista dove lo metto?

La Stampa

massimo gramellini


Persone banali avrebbero celebrato i funerali di Priebke di soppiatto, nella cappella dell’ospedale in cui era stata composta la salma della SS centenaria. Avrebbero cremato il cadavere, disperse le ceneri in mare, come gli americani fecero con quelle di Bin Laden, e resa pubblica la notizia a cose fatte. Ma in Italia le persone banali si trovano esiliate in tinello davanti a un bicchiere di analgesico. Le stanze delle decisioni pullulano di creature originali che disprezzano la noiosa legge di causa ed effetto, in base alla quale il modo migliore per disinnescare un barilotto di dinamite non consiste nel bombardarlo.

Ecco allora l’avvocato del defunto annunciare urbe et orbi (soprattutto orbi) l’orario e il luogo delle esequie, con sufficiente anticipo per permettere a nazifascisti e partigiani di non mancare all’appuntamento. E appena il sindaco di Albano Laziale, l’unico a essere visitato in tutta la giornata da un attacco di intelligenza, cerca di impedire l’incendiario consesso, viene subito zittito dall’illustre signor prefetto. Si proceda dunque all’arrivo scortato della salma nella chiesa dei padri fascio-lefebvriani riabilitati da Ratzinger, con il contorno inesorabile di risse, minacce, svenimenti, monetine e con il finale surreale di un funerale sospeso per invasione di campo e di una bara che continua a girare per l’Italia in cerca di oblio.

Prima ancora che la decenza, a suggerire di far sparire i resti di Priebke in silenzio era il buonsenso. Ma il buonsenso prevede che qualcuno si prenda la responsabilità di usarlo. 

Calci e sputi alla salma. È Piazzale Loreto che non muore mai

Giordano Bruno Guerri - Mer, 16/10/2013 - 07:41

L'oltraggio ai cadaveri è antico come l'uomo: è la vendetta vile sul simulacro del nemico. Che uccide soltanto la pietà

L'oltraggio ai cadaveri è antico come l'uomo. Si ha cognizione di popoli ancora semipreistorici che, nelle difficoltose trasferte verso territori più favorevoli, portavano come ultima e disperata risorsa di cibo dei prigionieri vivi, che mutilavano cercando di lasciarli in vita per mangiarli pezzo dopo pezzo, e infine divorare i cadaveri.

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Ma almeno era una questione di sopravvivenza. Con l'avanzare della civiltà, si cercarono - trovandole - tecniche sempre più raffinate per torturare i vivi e sfregiare i morti. L'esempio più tremendo è la tecnica, praticata anche da etruschi e romani, di legare strettamente un vivo a un cadavere, magari un suo familiare, amico, complice: faccia a faccia, bocca contro bocca. Il morto, lentissimamente, finiva per uccidere il vivo con la sua stessa putrefazione, i suoi stessi vermi di decomposizione.

In epoca medievale era diffusa la pratica di esporre i cadaveri in pubblico, dopo la solita morte lentissima. Chiusi in gabbie appese in luoghi molto frequentati, i condannati venivano fatti a pezzi, giorno dopo giorno, e lasciati esposti finché ne rimaneva soltanto lo scheletro. Con sadismo speciale si toglievano all'infelice lunghe strisce di pelle, perché la carne andasse in purulenza mentre era ancora vivo.

La ferocia contro il defunto non toccava soltanto a criminali, eretici, nemici. Papa Formoso, morto nell'896, non era piaciuto al suo successore Stefano VI: Formoso era passato alla cosiddetta miglior vita da nove mesi quando i suoi avversari estrassero il cadavere dalla tomba e, alla presenza del successore, lo processarono in un concilio solenne. La difesa di Formoso, com'era prevedibile, non fu granché. Al cadavere, abbigliato da papa, furono amputate le tre dita usate per benedire, poi venne portato a spasso per Roma a dorso di un asino, con la testa rivolta verso la coda, e infine scaraventato nel Tevere. Il potente decaduto attira da sempre l'ira di chi gli è stato sottoposto, magari con entusiasmo.

A metà del XIV secolo toccò a Cola Di Rienzo, l'unico capo non religioso che i romani si fossero dati fino a allora. Cola, prima di diventare un paranoico, aveva indicato la strada della giustizia sociale, dell'esercito popolare, dell'unità, della laicità e dell'indipendenza nazionale: un po' troppo da farsi in così poco tempo, con così poco cervello, con un tale popolo e con tanto anticipo. I romani, dopo averlo adorato, lo linciarono, straziarono il corpo e lo appesero per i piedi vicino alla chiesa di San Marcello. Il cadavere senza testa venne lasciato due giorni a fare da bersaglio alle sassaiole dei ragazzi: «Pareva uno smisurato bufalo o vacca al macello», scrisse un cronista.

É fin troppo facile fare paralleli fra Cola e Mussolini; entrambi furono catturati travestiti, trucidati e appesi per i piedi da quel popolo che li aveva tanto amati; entrambi erano oratori esaltanti, avevano il culto della romanità e idee rivoluzionarie che si rivelarono velleitarie. E poi Mussolini perse, disastrosamente, una guerra atroce. Quel che capitò al suo cadavere - a quelli dei suoi gerarchi, e persino a quello della sua amante innocente, Claretta Petacci - è noto. E suggerisco di leggere il bel saggio di Sergio Luzzatto

Il corpo del duce (Einaudi) per capire le inaccettabili motivazioni di uno scempio. Uno scempio molto peggiore di quello che è toccato, molto più recentemente, a Gheddafi. Il principio è lo stesso, una vendetta barbara e vile contro il simulacro senza vita del nemico.
Sarebbe stato lo stesso, probabilmente, contro il cadavere di Priebke, se una folla di inferociti fosse riuscita a metterci sopra le mani. E avrebbero punito, con quel gesto, non il nazista, non il nazismo, ma - è mancata anche alla Chiesa - la pietà umana: che dell'uomo è una componente essenziale, tale da distinguerlo da quasi tutti gli altri animali.

Ballarò, Crozza furioso per il mancato stipendio se la prende con Brunetta

Libero Pennucci - Mar, 15/10/2013 - 23:29

Il comico attacca l'ex ministro e difende il suo monumentale stipendio svanito (per ora) nel nulla

Non gli è proprio andata giù. E' un Crozza avvelenato quello che fa capolino dalla copertina di Ballarò.

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I 25 milioni di euro, 480 mila a puntata, che non rimpolperanno le tasche del comico genovese non sono peanuts. Non lo sono per lui, ma non lo sono neppure per le tasse della televisione pubblica. A far scoppiare il bubbone svelando la prebenda faraonica sono stati l'articolo del Giornale in cui si denunciava il compenso choc e le parole di Renato Brunetta, da tempo impegnato in una crociata per la trasparenza (e i tagli agli sprechi) di viale Mazzini.

Un emolumento monstre che doveva rimanere nascosto tra le righe di uno dei tanti contratti milionari distribuiti da mamma Rai e chiusi in qualche cassetto. Una volta uscita allo scoperto la cifra il tavolo della trattativa è saltato. Così, puntuale come lo stipendio che avrebbe dovuto ricevere, è arrivata la replica di Crozza. Mascherato da Brunetta il comico ha inscenato un siparietto al vetriolo, ironizzando sulla puntigliosità dell'economista veneziano: "Quanto costa Ballarò? Quanto guadagna Floris? Che fine fanno i piatti che cucinano alla prova del cuoco? Quanto guadagna Brunetta?".

Innervosito per i mancati 25 milioni e indispettito per le critiche ricevute, Crozza, dismessi i panni di Brunetta, passa direttamente alla "nobile" difesa del suo cachet. "Giusto controllare i costi dei programmi Rai - attacca il comico -, ma controllerei anche i ricavi. Non è che se un salumiere spende dei soldi per comprare un maiale, poi si affeziona al maiale e se lo tiene. Il maiale è un investimento. Ci fa i salami e li vende e ci guadagna. Io potevo essere il maiale di Raiuno. Nel dubbio di non essere un investimento per lo stato mi sono fatto da parte. Siamo sicuri che Brunetta sia un investimento per lo Stato?". La battaglia delle buste paga è solo all'inizio.

Priebke, le esequie in corso ad Albano Calci e pugni al carro funebre

Corriere della sera


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ROMA - Calci e pugni al carro funebre. Venti neofascisti bloccati dalle forze dell’ordine perché indossano caschi e hanno il volto coperto da cappucci e sciarpe. La salma di Priebke è giunta ad Albano per i funerali. Momenti di tensione tra le decine di persone che stanno protestando in piazza , una donna è svenuta. «Priebke Boia» è scritto su uno striscione. «Lo portino alla discarica che è qui vicino». I gruppi di destra fanno il saluto fascista e gridano «boia chi molla». La polizia in tenuta anti-sommossa, con 5 mezzi blindati, presidia il cancello della Confraternita dei padri Lefebvriani, l’istituto Pio X di Albano, dove il rito funebre in forma privata è iniziato alle 17,30. Tra le persone in strada anche estremisti di destra: «Siamo qui per il funerale, fa parte del nostro mondo, entreremo con una delegazione di 5 o 6 persone». Il sindaco Nicola Marini aveva provato a fermare il transito della salma con un’ordinanza ma il Prefetto ha rigettato l’ordinanza: può passare. Albano laziale è città riconosciuta medaglia d’argento al valore della Resistenza.

LE ESEQUIE - Sono stati annunciati dal legale di Priebke i funerali dell’ex Ss ad Albano Laziale: «Ci sarà la messa in latino, a porte chiuse, solo per gli amici intimi e i parenti». Ma il sindaco della cittadina laziale non ne ha voluto sapere: «Ci opporremo, siamo allibiti» . E per vietare il passaggio della salma il primo cittadino ha emesso un’ordinanza, poi annullata dal prefetto. Ad accettare di officiare le esequie dell’ex capitano delle Ss Erich Priebke, morto a Roma lo scorso venerdì 11 ottobre , è stato l’istituto Pio X di Albano, località dei Castelli Romani, appartenente alla confraternita dei padri Lefebvriani. La esequie erano state negate invece, in forma pubblica, dal vicariato di Roma. «Per noi non c’è nessun risvolto» fanno sapere i lefebvriani. «E’ una celebrazione religiosa per un cristiano che non si nega a nessuno. Funerali, benedizione della salma tutto in forma privata. Basta». E dopo i funerali non si sa dove andrà la salma: «Sulla sepoltura non abbiamo deciso nulla. Sono aperte tutte le strade.» ha detto il legale di Priebke.


RICHIAMO ALLA CALMA - «Per noi è un momento di raccoglimento che non ha nulla a che fare con la sede politica - ha detto il legale di Priebke - sede che non escludiamo, nel senso che ognuno la pensa come vuole: quindi se c’è chi vuole parlare male o bene del signor Priebke in senso politico è liberissimo in questo paese di farlo però pregheremmo sia gli uni che gli altri di astenersi in questo momento».



Albano: calci al carro funebre con la salma di Priebke (15/10/2013)


Il funerale di Priebke ad Albano: scontri e tensione (15/10/2013)


IL SINDACO: «CI OPPONIAMO» - E anche il sindaco di Albano invita alla calma: «Rispettiamo questa decisione, anche se non cambia il nostro dissenso» ha detto Nicola Marini.«La mia ordinanza andava incontro a quello che era il comune sentire cittadino, ho firmato attorno alle ore 16, successivamente il prefetto ha ritenuto di dover officiale il rito». Al Comune di Albano Laziale «non è arrivata nessuna comunicazione dagli organi competenti né alcuna richiesta» per svolgere i funerali di Erich Priebke nella cittadina dei Castelli Romani aveva chiarito il sindaco, che riguardo a un’eventuale tumulazione, «ci opporremo, faremo di tutto per impedirlo» ha detto. «Albano è una città molto sensibile per tradizione storica in virtù della medaglia d’argento al valore della Resistenza - aveva aggiunto- Non potremmo permetterlo per rispetto dei caduti, di chi ha combattuto, e delle famiglie che hanno perso parenti nell’eccidio delle Fosse Ardeatine».


CHIESA O ABITAZIONE - E da Roma il sindaco Marino risponde a chi gli chiede se Priebke sarà cremato nella capitale: «Non mi risulta. Bisogna chiedere al prefetto». Nei giorni scorsi il questore di Roma, Fulvio Della Rocca, aveva vietato manifestazioni in forma pubblica e solenne per la morte di Priebke in tutta Roma e provincia, notificando all’avvocato Giachini il decreto con il quale - per motivi di ordine e sicurezza - sono vietate le funzioni relative alle esequie e al trasporto della salma in maniera pubblica. Nei giorni scorsi il legale dell’ex Ss - estradato nel 1995 da Bariloche e mai pentito - aveva parlato di un luogo privato, «di una chiesa fuori roma». In mattinata si era sparsa la voce che le esequie potessero tenersi presso la Chiesa Evangelica Luterana di via Toscana a Roma, ma la diacona ha negato con decisione: «Il rito qui? Assolutamente no».

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SORVEGLIANZA - Anche martedì, l’obitorio del Gemelli, dove è stata portata la salma del militare, era presidiato dalle forze dell’ordine. Ancora aperta la questione della sepoltura. Lunedì è arrivata la disponibilità del Comune di Fondachelli Fantina, un paese con poco più di mille abitanti in provincia di Messina, ad ospitare la salma. Con un fax al Campidoglio il sindaco, Marco Antonino Pettinato, ha lanciato la proposta. La decisione è stata però criticata da alcuni assessori.

IL NO DI HENNIGSDORF - Quanto all’ipotesi di trasferire la salma di Priebke all’estero, dopo il «no» dell’Argentina, è giunto anche quello tedesco del paese natale di Priebke, Hennigsdorf. Intanto, il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna, sottolinea la preoccupazione per il testamento lasciato da Priebke, annunciando l’opposizione alla sua diffusione. Priebke era stato condannato all’ergastolo dopo un processo in cui era stato imputato di «concorso in violenza con omicidio continuato in danno di cittadini italiani» per la strage delle Fosse Ardeatine avvenuta il 24 marzo del 1944. Quando è deceduto, stava scontando la pena agli arresti domiciliari in un’abitazione a Roma.

A TREVISO MESSA - Sabato prossimo una messa sarà celebrata a Trevisto per Erich Priebke «Era un amico» ha detto Don Floriano Abrahamowicz, padre lefebvriano che terrà la messa. «Assolverlo? Era un momenti guerra...»

15 ottobre 2013

Funerali Priebke, tensione ad Albano Il prefetto sospende il rito funebre Calci, sputi e pugni all’auto con la salma

La Stampa


Le esequie dell’ex ufficiale delle SS celebrate in forma privata nella sede della Fraternità San Pio X. Arrivano anche i neonazisti. Tensione e proteste tra i cittadini. Il sindaco: “Sconcertati e allibiti” Segui gli aggiornamenti in diretta



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Alla fine si è scelto di celebrare il rito funebre di Erich Priebke, l’ex capitano delle SS, nella cappella della sede centrale della Fraternità San Pio X. La confraternita dei lefebvriani si è resa disponibile a celebrare le esequie negate invece, in forma pubblica, dal Vicariato di Roma. Ma è scontro istituzionale tra il sindaco di Albano Nicola Martini che ha disposto un’ordinanza per impedire il passaggio del feretro tra le strade cittadine e il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro che nel pomeriggio ha revocato la stessa ordinanza. Intanto i cittadini insorgono. E ad Albano è in arrivo anche un treno di neonazisti che vogliono dare l’ultimo saluto all’ex capitano delle SS.


21,23 - SCONTRI TRA ESTREMISTI DI DESTRA E MANIFESTANTI
Scontri tra militanti di estrema destra e manifestanti anti-Priebke ad Albano laziale, dove erano previsti i funerali di Priebke. Gli incidenti sono in corso davanti alla chiesa.
21.20 - BOLDRINI: “PER ROMA OFFESA DOPPIA”
Priebke? «Ha ucciso tante persone e non si è mai pentito: non credo possa trovare spazio in questa città sarebbe una offesa doppia, e poi il luogo porterebbe a un pellegrinaggio. E poi sarebbe una offesa per la comunità ebraica»: così Laura Boldrini a Otto e mezzo su La7.
21.10 - LEGALE DI PRIEBKE RIMETTE MANDATO AI FAMILIARI
«Ho rimesso ai familiari il mio mandato di legale e tutore di Priebke. Non ho autorizzato il rito perché mancavano i familiari e gli amici più stretti». Lo ha detto Paolo Giachini finora legale di Erich Priebke. 
20.45- SALMA RESTA AD ALBANO
La salma di Erich Priebke per la prossima notte non si muoverà da Albano Laziale. A quanto si è appreso, il cadavere dell’ex ufficiale nazista non sarà trasferito dalla cittadina in provincia di Roma scelta per le esequie. Sembra dunque sfumare, al momento, l’ipotesi di cremazione già stasera nel Cimitero di Prima Porta a Roma. 
20.22 - IL PRETE AVREBBE ABBANDONATO IL LUOGO DELLA CERIMONIA
Prende corpo l’ipotesi di un annullamento della cerimonia funebre per Priebke. A quanto si è appreso, il sacerdote celebrante si è tolto i paramenti ed ha lasciato il luogo della cerimonia. Non è ancora chiaro il motivo del suo gesto. 
20. 17 - POSSIBILE RINVIO DEI FUNERALI
20.10 - FORNO CREMATORIO APERTO
Il forno crematorio del cimitero romano di Prima Porta questa sera sarà tenuto operativo «oltre il normale orario di chiusura». È quanto si apprende da fonti vicine al Campidoglio, sulla possibilità di cremare il cadavere di Erich Priebke. Resterebbe comunque aperta la possibilità di «non concedere il rientro della salma a Roma».
19.45 - “FUNERALI NON ANCORA INIZIATI”
I funerali di Priebke non sono ancora cominciati perché, a quanto si è appreso, ci sarebbero stati diversi tentativi da parte di alcune persone di infiltrarsi alla cerimonia. Tra questi alcuni esponenti di Militia e anche di tedeschi che si spacciavano come suoi parenti. Il ritardo potrebbe anche essere dovuto all’attesa di alcuni familiari. 
19.40 - SOSPESA LA CERIMONIA FUNEBRE
Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, d’accordo con le forze dell’ordine, ha vietato l’ingresso nella Cappella dove era incorso il rito funebre per Priebke, ad un gruppo di appartenenti all’estrema destra. Il sacerdote ha così sospeso la cerimonia funebre. Al momento non è chiaro se i funerali riprenderanno.
19.15 - LA SALMA STA PER LASCIARE LA CASA DEI LEFBVRIANI
18.45- ANCORA TENSIONE DI FRONTE ALLA CAPPELLA
Al cancello della cappella, dove, all’ingresso della bara di Priebke, si era scatenato un parapiglia con tanto di calci e pugni al carro funebre, molti i manifestanti ma anche una folla di cronisti e telecamere, tutti in attesa dell’uscita della salma, che non è ancora noto dove si dirigerà. 
18.25 - LA PRECISAZIONE DEL PREFETTO
Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha disposto che i funerali si tengano ad Albano Laziale «per aderire alle richieste dei familiari» dell’ex capitano delle Ss. Lo si apprende da fonti della prefettura. Il prefetto ha decretato che le esequie religiose si svolgano in forma privata nella chiesa lefevriana che si è resa disponibile. 
18.15 - I MANIFESTANTI: «SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI»
«Siamo tutti antifascisti»: questo il coro che stanno scandendo un centinaio di manifestanti radunatisi fuori della chiesa lefebvriana, dove sono in corso i funerali di Erich Priebke. A presidiare la chiesa un cordone di forze dell’ordine in tenuta antisommossa
17.55 - GIALLO SULLA SEPOLTURA
«Sulla sepoltura non abbiamo deciso nulla. Sono aperte tutte le strade. Quello che faremo dovrà assicurare la dignità del signor Priebke, della persona, cosa che sembrerebbe che fino ad ora non sia stata assicurata dalle varie ipotesi e dai vari atteggiamenti che abbiamo visto in giro». Lo ha detto l’avvocato di Erich Priebke, Paolo Giachini, poco prima dell’uscita della salma dal Gemelli da dove è partito il corteo funebre. Sono ancora in corso i funerali ad Albano Laziale. 
17.45 - ARRIVATI I GRUPPI DI ESTREMA DESTRA
Tensione tra i manifestanti contro i funerali di Priebke e gruppi di estrema destra, che accusano i primi di aver preso a calci il carro funebre con la bara. I due gruppi si fronteggiano davanti alla chiesa di Albano dove si svolgono i funerali di Priebke e volano insulti. Gli agenti in tenuta anti-sommossa, li dividono. I gruppi di destra fanno il saluto fascista e gridano «boia chi molla». 
17.35 - IL CORTEO FUNEBRE IN CHIESA. LA FOLLA: “ASSASSINI”
Il corteo funebre, composto da cinque auto oltre a quella con la salma di Priebke, è riuscito ad oltrepassare il cancello ed entrare in chiesa a stento, assediato dai manifestanti che urlavano “assassini” e “boia´”L’auto è stata danneggiata da calci e pugni.
17.25 - CALCI E PUGNI NELL’AUTO CON LA SALMA
Il carro funebre con la salma di Priebke è arrivata ad Albano. È stato preso a calci e pugni dai manifestanti. 
17.15- IL SINDACO DI ALBANO: «FERITA SENSIBILITA’ DELLA CITTA’»
Invito tutti a rimanere calmi, anche se non cambia la nostra contrarietà all’evento». Lo ha affermato il sindaco di Albano Laziale Nicola Marini riferendosi ai funerali di Erich Priebke. «Siamo qui in piazza in modo civile, e democratico anche se - ha aggiungo - ribadisco che è stata ferita la sensibilità della città».
17.10 - TENTATA AGGRESSIONE AL PRETE LEFEBVRIANO
Al passaggio di un prete lefebvriano che stava entrando all’interno dei cancelli della chiesa di s Pio X, dove sono previsti i funerali di Priebke, la folla ha tentato di aggredire il religioso che è stato protetto dalle forze dell’ordine. Il prete è entrato con difficoltà tra le urla e gli strattoni della folla.
16.55 - SALE LA TENSIONE DAVANTI ALLA CHIESA
Le forze dell’ordine stanno tentando di contenere i manifestanti davanti alla Chiesa di San Pio X, dove sono previsti i funerali di Priebke, che tentano di raggiungere il cancello d’entrata della chiesa per impedire l’eventuale entrata della salma. I manifestanti, alcune decine, urlano «assassini» e «siamo tutti antifascisti» e cantano «Bella Ciao». 
16.35 - IN ARRIVO TRENO DI NEONAZISTI
È allarme al municipio di Albano Laziale, comune dove si terranno nel pomeriggio, dopo il clamoroso braccio di ferro tra sindaco e prefetto, le esequie private per Erich Priebke. Alle autorità comunali di sicurezza è arrivata notizia, apprende l’AGI, che è in arrivo un treno regionale a bordo del quale sono sengalati numerosi neonazisti, accorsi presumibilmente a «onorare» l’ex capitano delle SS durante il rito alla confraternita San Pio X. «Siamo molto preoccupati per l’ordine pubblico», riferiscono dal Comune
16.25 - CHIESA BLINDATA, MOMENTI DI TENSIONE
Momenti di tensione ad Albano tra forze dell’ordine e alcuni manifestanti anti-Priebke davanti alla chiesa di San Pio X ad Albano Laziale, dove dovrebbero svolgersi i funerali dell’ex ufficiale delle SS Erich Priebke, blindata da forze dell’ordine. Gli agenti li stavano invitando a spostarsi e c’è stato un momento di parapiglia. Qualche manifestante è caduto ma si è subito rialzato.
16.22- LO SCONTRO TRA SINDACO E PREFETTO
Il sindaco di Albano Nicola Martini ha firmato un’ordinanza che vieterà il passaggio di qualsiasi salma sul territorio comunale di Albano Laziale nella giornata di oggi: «Stiamo valutando come non far svolgere i funerali di Priebke qui nel nostro comune. È una ferita lacerante. Sicuramente non consentiremo la tumulazione, visto che è di nostra competenza». Il sindaco si dice «allibito che fino ad ora nessuna istituzione lo abbia avvisato». «Ho saputo la notizia dai giornalisti - racconta - e di questo sono moralmente e civilmente allibito. Sono molto preoccupato di quello che potrà essere l’ordine pubblico, la gente si sta già radunando». Ma intanto il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha revocato l’ordinanza emessa dal sindaco di Albano Laziale, Nicola Marini, che vietava il passaggio di qualsiasi salma sull’intero territorio comunale per la giornata di oggi. 
16.10 - LA PROTESTA DEI CITTADINI
E infatti, già intorno alle 16, un gruppo di cittadini di Albano Laziale espone uno striscione davanti ai cancelli della Chiesa di San Pio X dove sono previsti i funerali dell’ex ufficiale nazista, con su scritto «Priebke Boia».
«Lo portino alla discarica che è qui vicino’’, gridano.
 
UNA SALMA INGOMBRANTE
Erich Priebke continua a essere ingombrante anche da morto. Il questore della capitale, Fulvio Della Rocca, ha vietato manifestazioni in forma pubblica e solenne per la morte di Priebke in tutta Roma e provincia, notificando all’avvocato dell’ex ufficiale delle SS, Paolo Giachini, il decreto con il quale per motivi di ordine e sicurezza sono vietate le funzioni relative alle esequie e al trasporto della salma in maniera pubblica. Il Vicariato di Roma ha precisato che «nel rispetto della legge della Chiesa non è stata negata la preghiera per il defunto, ma è stata decisa una modalità diversa da quella abituale», una modalità che sia «riservata e discreta».

Una sepoltura potrebbe aver luogo a Fondachelli Fantina, comune del Messinese, il cui sindaco Marco Antonio Pettinato ha spiegato che «è un atto di carità umana e pietà cristiana. Cosa volevamo farne di questa defunto: buttarlo nel Tevere o in una discarica? Condanniamo in modo assoluto il suo passato criminale - aggiunge - su questo non si discute, ma si tratta di un gesto di pietà visto che tutti hanno rifiutato di seppellirlo. Anche il peggiore dei criminali ha diritto a una sepoltura; un diritto codificato anche dal nostro codice». 

E ANCHE IN GERMANIA NON LO VOGLIONO
A sua volta, la città natale di Priebke ha fatto sapere che non è disposta ad accoglierne la salma nel proprio cimitero. Una portavoce del Comune di Henningsdorf, una cittadina di 25mila abitanti sul fiume Havel, a nord di Berlino, ha spiegato che il regolamento comunale concede il diritto alla sepoltura nel locale cimitero solo ai residenti, oppure nel caso che vi risiedano familiari del defunto. Ma non risulta ve ne siano. L’inumazione è anche possibile in una tomba di famiglia, ma la portavoce ha spiegato che non risulta «la presenza di familiari sepolti a Henningsdorf». 

Festa del sacrificio, 3000 musulmani in preghiera alla Duchesca

Il Mattino


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Napoli. La comunità islamica di Napoli ha celebrato la tradizionale Festa del Sacrificio «in ricordo del sacrificio del Profeta Abramo ed in concomitanza con il pellegrinaggio Islamico». Tremila fedeli musulmani - secondo quanto riferiscono i promotori - si sono riuniti in preghiera, nella zona della Duchesca, vicino alla stazione centrale di Napoli. L'imam Amar Abdallah ha spiegato che «i musulmani di Napoli tendono le braccia alla cittadinanza con un gesto di pace, una pace che unisce e non divide».

 

Napoli, festa del sacrificio (Newfotosud - S. Siano)




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martedì 15 ottobre 2013 - 14:33   Ultimo aggiornamento: 16:31

Tutti gli sprechi della Sanità Un mostro da 110 miliardi

Quotidiano.net

di PIERFRANCESCO DE ROBERTIS



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ROMA, 16 ottobre 2013 - OGNI anno è la stessa storia: arriva la finanziaria, si prospettano immancabili tagli al comparto sanitario e le Regioni iniziano a piangere miseria. Anche quest’anno di fronte al ministro Lorenzin è stata la stessa cosa. Senza rammentarsi, Errani e gli altri governatori, che la quota del finanziamento statale alle Regioni per la sanità (che secondo la disgraziata riforma del Titolo V voluta a maggioranza dal centrosinistra a fine anni Novanta non è più in capo allo Stato) è salita di anno in anno fino all’iperbolica cifra di oltre 110 miliardi. Una cifra monstre (basti pensare che di pensioni, di tutte le pensioni, lo Stato spende più o meno il doppio, ma quelli sono soldi che in qualche modo «restituisce» al lavoratore), la cui lievitazione è in parte dovuta al tasso di inflazione monetario, in parte a quella che gli addetti ai lavori classificano come l’«inflazione sanitaria», superiore a quella

«classica», presente in tutti i paesi occidentali con un sistema sanitario pubblico «all’europea», ed identificabile con il maggior costo del progressivo invecchiamento della popolazione (curare un settantenne è dieci volte più caro che curare un ventenne), al naturale aumento del costo delle cure che sono sempre più specializzate, al sempre maggior numero di immigrati, che fanno tanti figli e versano bassi contributi. Per dire: ci sono studi seri secondo cui - incrociando dati Istat e del ministero della salute - di qui al 2030 la spesa sanitaria passerà dagli attuali 110 miliardi (circa) alla bellezza di 180 miliardi, con una incidenza sul Pil che schizzerà dall’attuale 6,76 per cento a oltre l’8 per cento. Un disastro.

IL PROBLEMA — il vero problema — è che le Regioni, titolari della protesta sanitaria, di fronte a tale dinamica chiara non hanno mai voluto affrontare la questione di una riorganizzazione della spesa e si sono limitate ogni volta a piangere miseria e a parlare di attentato alla salute dei cittadini. I motivi? Cento, ognuno diverso dall’altro. Dove si volevano proteggere le mille baronie universitarie senza sfoltire le cliniche (Lazio), dove l’ampio spazio concesso ai privati finiva per lasciare al pubblico solo i servizi più costosi (Lombardia), dove si sono creati buchi milionari nelle asl (Toscana), dove si moltiplicavano le assunzioni, dove semplicemente non si facevano i bilanci scritti
e si rubava (Calabria). In linea di massima perché tagliare la spesa pubblica sanitaria per i politici locali vuol dire togliere amplissime fette di potere, e si sa che niente come la sanità è fonte di potere:

posti negli ospedali per primari e infermieri, cure agli elettori che fanno felici loro e i loro parenti che al momento opportuno votano, possibilità di favori dai più piccoli ai più grandi (da una lista di attesa che si accorcia a un visita specialistica da trovare), alla costruzione di ospedali, alle forniture. Una grande macchina, che da una parte mangia i soldi e dall’altra concede ai politici locali una rendita di potere notevolissima. Perché tagliarla? Il problema è che lo Stato, forse l’unico che in questa fase di vacche magre avrebbe la forza di fare qualcosa, ha le armi spuntate dall’autonomia regionale.

PRENDIAMO il caso dei costi standard, la famosa siringa che in una Regione pagano uno e in un’altra cinque. Perché non si è mai arrivati all’individuazione di un costo uguale per tutti? Quando all’alba della riforma del federalismo fiscale si parlò di costi standard (in verità furono anche approvati dei decreti attuativi, poi tutto è finito in qualche cassetto) si disse che il complesso dei risparmi con i costi standard (non solo sulla sanità) sarebbe stato di oltre 4 miliardi. Solo quelli della sanità sarebbero stati di quasi due. Adesso di quella siringa nessuno si ricorda più. Ma tutti piangono miseria.


Provincia, il palazzo delle vanità. Milioni per un ente da tagliare

La stazione è ancora un cantiere, bella ma funziona a metà

Palasport, un cesto di sprechi. Senza casa la regina di Cantù

Quei fantasmi della mafia nel Palazzo degli Specchi

Un cavillo blocca le terme. E a Grosseto resta una cattedrale nel fango 

Quelle paratie mai terminate: milioni gettati nel lago di Como

Un tram chiamato incubo. Costa 182 milioni, mai partito

Quell'ospedale di cristallo. E costato milioni ma è ancora inagibile

Feste nel tunnel incompiuto. Uno spreco da 120 milioni

Grandi navi nella Laguna, un affare da 54 milioni

Scandalo treno da 223 milioni per l'Expo che arriverà in ritardo di anni

Quel monumento allo spreco: il mega hotel mai terminato

Firenze, spreco da 30 e lode: lo studente resta senza casa

Il ponte bello e impossibile. Pedoni e ciclisti restano fuori

Quel sottopasso dimenticato. Da 'vetrina' a buco nero

Il palcoscenico dei litigi e il Teatro Lirico va in rovina

Steve Jobs secondo la prima moglie: “Amante appassionato, padre terribile”

La Stampa

maurizio molinari
corrispondente da NEW YORK

Nel libro autobiografico “The Bite in the Apple”, Chrisann Brennan racconta il primo matrimonio del creatore di Apple


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Amante appassionato, padre controvoglia, carattere spietato e la convinzione di essere stato un pilota negli anni Quaranta: questo è Steve Jobs descritto da Chrisann Brennan, la sua prima moglie, nel libro autobiografico “The Bite in the Apple” i cui contenuti lei stessa ha anticipato in una serie di interviste sui media americani. Steve e Chrisann si conobbero nel 1972, quando frequentavano lo stesso liceo di Cupertino in California. Si lasciarono e rimisero assieme più volte durante l’adolescenza ed anche dopo essere diventati ventenni. 

Vissero in una casa assieme all’amico Daniel Kottke - poi assunto ad Apple - e si sposarono alla fine del 1977 quando Brennan rimase incinta della figlia Lisa. Ricordando questi anni Brennan descrive Steve Jobs come un giovane e poi un uomo che voleva costantemente primeggiare su tutto, tutti ed anche su di lei. Fino al punto che quando andarono a vivere con Kottke, Jobs decise che non avrebbe dormito nella stessa camera da letto con lei, per essere lui a prendere quella che “dominava la casa”.

In realtà, racconta Brennan con una evidente soddisfazione ancora palpabile, “alla fine lui si accorse che la mia camera da letto era più spaziosa e riservata, e così improvvisamente spostò tutte le sue cose da me”. Furono quegli gli anni di una passione travolgente. “Facevamo l’amore in maniera profonda, molto intensa” dice Brennan, svelando che anni più avanti, quando Jobs si era oramai risposato la chiamò in maniera inattesa “per ringraziarmi di quelle notti d’amore incontenibile”. Ma come padre fu terribile.

Quando Lisa nacque, Jobs aveva 23 anni ovvero la stessa età avuta dai genitori quando lui era venuto al mondo. Trattandosi di genitori che lo avrebbero poi abbandonato - dandolo in adozione - reagì in maniera emotiva. Non riconobbe la figlia, fino a spingersi nel 1979 a negare i risultati di un test di paternità ed a dichiarare nel 1983 a Time magazine che “il 28 per cento della popolazione maschile degli Stati Uniti potrebbe essere il padre di questa bambina”. In realtà accettò di versare a Brennan dei contributi per il mantenimento della figlia sebbene per una cifra davvero minima: 500 dollari al mese.

Il visionario dell’hi-tech, creatore perfezionista dei gioielli di Apple era dunque in privato un uomo appassionato e terribile. E dai comportamenti più diversi: dalla meditazione alla poesia, dalla passione per gli anni Quaranta fino alla convinzione di essere stato un pilota. “Quando eravamo in auto e accelerava, diceva sempre di sentire che da un momento all’altro l’auto sarebbe decollata” racconta l’ex moglie in un altro passaggio del volume pubblicato da St. Martin’s Press.

Il Palazzo di giustizia ci costa oltre 26 milioni di euro l'anno

Redazione - Mer, 16/10/2013 - 07:15


La giustizia costa cara ai milanesi. Colpa di un palazzo di giustizia che è esso stesso un monumento allo spreco: spreco di spazi, di entrate, di spifferi, di tutto. E che per essere mantenuto in vita inghiotte milioni e milioni di euro. In questi anni tentativi di mettere un argine alle spese si sono scontrati con la irrimediabile vetustà del palazzo progettato negli anni Trenta da Marcello Piacentini - roba da classe energetica Z - e che invano la giunta Moratti aveva cercato di rottamare immaginando una Cittadella della giustizia a Porto di Mare. I dati sui costi del palazzaccio sono contenuti negli atti della Commissione manutenzione della Corte d'appelloa. Raccontano che lo scorso anno, dopo che il 2011 aveva visto un vistoso calo dei costi, le spese sono tornate a schizzare all'insù. Si erano fermate a 21 e nel 2012 sono tornate sopra quota 26 milioni. A incidere soprattutto riscaldamento, pulizia e vigilanza.



Il tribunale ci costa 26 milioni l'anno

Luca Fazzo - Mer, 16/10/2013 - 07:13


La giustizia costa cara ai milanesi. Colpa di un palazzo di giustizia che è esso stesso un monumento allo spreco: spreco di spazi, di entrate, di spifferi, di tutto. E che per essere mantenuto in vita inghiotte milioni e milioni di euro. In questi anni tentativi di mettere un argine alle spese si sono scontrati con la irrimediabile vetustà del palazzo progettato negli anni Trenta da Marcello Piacentini - roba da classe energetica Z - e che invano la giunta Moratti aveva cercato di rottamare. I soldi e le intese per trasferire tutto a Porto di Mare, in una nuova «Cittadella» con carcere incorporato, non si sono trovati. Così la giustizia milanese continuerà ad avere come indirizzo da qui all'eternità - o quasi - quello di corso di Porta Vittoria. E continuerà ad inghiottire quattrini.

I dati sui costi del palazzaccio sono contenuti negli atti della Commissione manutenzione della Corte d'appello, che fa da general manager della struttura. Raccontano che lo scorso anno, dopo che il 2011 aveva visto un vistoso calo dei costi, le spese sono tornate a schizzare all'insù. Erano 28 milioni di euro nel 2010, l'anno successivo si erano fermate a 21, nel 2012 sono tornate sopra quota 26 milioni. Ma non è questa la notizia peggiore. Per legge, le spese di funzionamento delle strutture giudiziarie sono sostenute dai Comuni, che poi girano il conto al ministero della Giustizia per venire rimborsati. Negli ultimi anni, Milano ha ricevuto da Roma circa l'80 per cento di quanto scucito per il sistema giustizia. Ma quest'anno il budget nazionale è stato sforbiciato furiosamente: a fronte dei 250 milioni dell'anno scorso, il governo ne ha finora stanziati solo 70. Se non verranno trovati nuovi fondi, i Comuni rischiando di vedersi restituire solo una minima parte.

Tra le voci di spesa più poderose risaltano i servizi di riscaldamento, di pulizia e di vigilanza, rese gravose dalla irrazionalità della struttura. Si tratta di spese che si è cercato di limitare in ogni modo: con l'allacciamento alla rete di teleriscaldamento della centrale A2a di via Forlanini, o con la istituzione di pattuglie miste armate e disarmate per i controlli agli ingressi, ma il totale resta comunque imponente. Ad appesantire il bilancio 2012 sono arrivate anche alcune bollette arretrate. L'unica consolazione per le casse di Palazzo Marino sono i tre milioni e mezzo di affitti «figurativi» che riguardano strutture edilizie di proprietà comunale concesse al tribunale (come gli uffici del giudice di pace in via Guastalla o gli archivi di via Gregorovius) che di fatto non vengono pagate.

Dall'anno prossimo, sul conto totale peserà anche l'entrata in servizio del nuovo «palazzetto» di via San Barnaba, alle spalle di corso di Porta Vittoria, prevista per il prossimo febbraio. Anche qui si dovranno pagare luce e gas. Ma la struttura è energeticamente assai più moderna, e inoltre dovrebbe autofinanziarsi con i risparmi che verranno dall'abbandono della palazzina di piazza Umanitaria che attualmente ospita gli uffici delle squadre di polizia giudiziaria. Gli investigatori si sposteranno in parte in via Pace e in parte negli uffici al pian terreno del palazzo principale, nel settore lasciato libero dagli ufficiali giudiziari.

La polemica Brunetta-Fazio, la Rai e gli stipendi Denunce giuste e moralismi sbagliati

Corriere della sera

Decide il mercato, soldi ben spesi se il programma ha un buon ritorno pubblicitario. Calmierare i compensi è opportuno

Cattura
Fino all’altro ieri, Fabio Fazio era l’uomo più corteggiato d’Italia: case editrici, case discografiche, case cinematografiche, politici, chiunque avesse qualcosa da promuovere sul mercato avrebbe fatto carte false per entrare in quel salotto. Adesso è diventato la vittima sacrificale. Per di più, non uno dei suoi famosi invitati è intervenuto in sua difesa.

L’on. prof. Renato Brunetta, invitato a «Che tempo che fa», si è divertito a sfregiare il galateo di quella trasmissione. Come ha scritto il Foglio , «Là, dove tutti mozartianamente si danno la mano, si danno di gomito, si baciano/abbracciano/complimentano, cenacolo e ritrovo e tavernetta casalinga dei mejo italiani, in tre inauditi minuti Renato Brunetta ha messo i piedi sul tavolo, il dito nell’occhio, le mani nel piatto. Insopportabile. Implacabile. Imperdibile». L’on. prof. Brunetta, membro della Commissione di vigilanza Rai, ha pubblicamente rivelato i guadagni del conduttore e ha messo in discussione le modalità del rinnovo del suo contratto.

Senza fare il tifo né per l’uno né per l’altro, proviamo a ragionare su quanto è successo. Sui milioni che Fazio guadagna si è subito aperto il fuoco amico e nemico: Grillo, il solito Codacons, parte del «popolo del Web». I soldi sono tanti, ma, senza infingimenti e moralismi, la cosa più importante è che quei soldi siano un buon investimento. Se Fazio, con i suoi programmi, riesce ad avere un ritorno pubblicitario proficuo significa che quei soldi sono ben spesi. A Mediaset, a Sky, a La 7 fanno così.

Si dirà, ma la Rai è servizio pubblico. Veramente, come abbiamo scritto più volte, la Rai ha perso da tempo la sua identità ed è diventata una tv fra le tante. L’accesso al bene pubblico radiotelevisivo è ormai alla portata di tutti, la pluralità delle istanze politiche, sociali e culturali è assicurata dalla varietà e molteplicità dei canali, dei media, delle fonti. Ma c’è ancora una canone da pagare e bisogna tenerne conto.

La Rai, in estrema sintesi, ha una doppia natura giuridica: è pubblica in quanto è partecipata dal ministero dell’Economia e delle finanze (99,56%) e il suo contratto di servizio è stipulato con il ministero dello Sviluppo economico; è privata in quanto è una spa. Nella sua storia, la Rai ha sempre giocato su questa duplice identità. Alla fine, però, chi è il vero editore di Viale Mazzini? Sono i partiti politici attraverso quel fenomeno triste e umiliante che si chiama lottizzazione (un condominio consociativo a cui partecipano tutti i partiti, con quote maggiori o minori; e lo chiamano pluralismo).

Teoricamente quindi se la Rai, come spesso viene dipinta, è un luogo dove si assumono, in mezzo a tanti bravi professionisti, anche parenti, amici, amici degli amici, fidanzate, fidanzati, amanti, incapaci la colpa dovrebbe ricadere sul vero editore. In questa prospettiva, anche la Commissione di vigilanza andrebbe intesa come un istituto che umilia le responsabilità dei dirigenti di Viale Mazzini e che serve solo a sancire il controllo dei partiti sulla Rai: una vera vergogna. È ridicolo poi che la presidenza sia in mano ai grillini: invece di abolirla la cavalcano.

Se c’è da calmierare i compensi, la battaglia è più che giusta. Se c’è da promuovere una campagna di «pulizia etnica» per restituire verginità a Viale Mazzini bisognerebbe cominciare a denunciare tutte quelle persone che occupano indegnamente un posto, dirigenti compresi, tutti quei conduttori che sono stati messi lì grazie a una raccomandazione e fanno flop, tutti i «fornitori» che profittano di un intervento dall’alto. Ho più volte criticato «Che tempo che fa» ma dovessi stabilire un ordine nell’epurazione non mi sentirei certo di considerare la trasmissione una priorità.

C’è poi la questione della trasparenza, prevista dal contratto di servizio tra ministero e Rai. Certo, ma in questo modo la Rai dovrebbe vivere solo di canone. Nel momento in cui si mette sul mercato, e la Rai è sul mercato, invocare la trasparenza sui contratti delle cosiddette star o dei conduttori di primo piano significa solo fare un favore alla concorrenza. E ogni intervento per sbandierare i compensi può apparire strumentale. Per affrontare questi temi sarebbe meglio tralasciare ogni ipocrisia, ogni risentimento, ogni spirito di vendetta e affrontarli nelle sedi opportune. I rancori fanno spettacolo, ma difficilmente risolvono i problemi.



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16 ottobre 2013