mercoledì 20 novembre 2013

Bloccata la linea Telecom, l’Italia naviga lenta

Corriere della sera

Colpite l’Adsl e la rete mobile, soprattutto nel centro-nord del Paese
 
MILANO - Il centro nord è rimasto bloccato ma non si parla in questo caso né maltempo né di traffico nelle autostrade. Il blocco infatti ha riguardato la navigazione in Rete tramite Telecom Italia e in particolare la linea ADSL e la rete mobile.

Molti lettori di Corriere.it ci hanno segnalato difficoltà nell’accesso, grandi rallentamenti o addirittura l’impossibilità di navigare.

CAMBIARE DNS - Il problema in particolare ha riguardato l’accesso ai siti stranieri ma c’è una soluzione: cambiare i DNS (vedi sotto come fare) usando quelli di Google (8.8.8.8 e 8.8.4.4). Per molti sembra funzionare per la navigazione nazionale ma rimane comunque il blocco per l’estero. Al momento poi chiedere aiuto alla compagnia è inutile: il suo numero di assistenza, il 187, risulta infatti irraggiungibile. Per avere dei chiarimenti abbiamo raggiunto al telefono un responsabile di Telecom che al momento non ha commentato quanto successo.

VENETO E LAZIO – Il malfunzionamento è partito alle 15 di oggi e a livello geografico le zone più colpite sono il Veneto, l’Emilia e il Lazio.

Aggiornamento delle 16.15
Al nord sembra che la situazione si stia riprendendo, invece lettori da Roma ci fanno notare che lì la linea ADSL va e viene mentre quella mobile risulta regolare.

Aggiornamento delle 16.30
Pian piano tutto sta tornando alla normalità anche se blocchi si stanno verificando a macchie di leopardo nelle zone coinvolte. Per chi non riesce ancora a connettersi il consiglio è di cambiare i DNS con quelli di Google e riavviare il modem dopo ogni blocco.
Aggiornamento delle 17

Abbiamo raggiunto al telefono Telecom Italia che assicura che i disagi sono stati superati. Il motivo del blocco sarebbe stato un disallineamento su alcuni apparati di Rete che gestiscono gli indirizzi IP internazionali. La compagnia telefonica afferma che il blocco è durato circa mezz’ora e tutto ora gli risulta funzionante.

Per impostare i DNS in Windows basta cliccare sull’icona della connessione accanto all’orologio, scegliere Apri centro connessioni di rete e condivisione e poi Proprietà. Qui scegliere la voce Protocollo Internet versione 4 (TCP/IPv4), mettere il segno di spunta su Utilizza i seguenti indirizzi server DNS e digitare nei campi Server DNS preferito e Server DNS alternativo i due numeri. Con un Mac invece bisogna cliccare la Mela in alto a sinistra, andare in Preferenze del sistema, poi Network e infine Avanzate. Qui si trova la linguetta DNS in cui è possibile inserire i due numeri cliccando sul +.

20 novembre 2013

Immigrazione, la Kyenge rivela: "Per sei anni ho fatto la badante"

Sergio Rame - Mer, 20/11/2013 - 09:47

È arrivata dal Congo clandestinamente, per pagarsi gli studi ha lavorato come badante e come babysitter: "Ho anche seguito una persona non autosufficiente"

Il padre Kikoko è il capo tribù di un intero distretto del Katanga, nella Repubblica democratica del Congo. Lei, Cècile Kyenge, ha invece deciso di lasciare quella famiglia composta da trentotto fratelli e un lungo stuolo di mogli ed è entrata clandestinamente in Italia, per sua stessa ammissione.


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Nel Belpaese ha lavorato come badante accanto agli anziani e come babysitter. Un po' alla volta il ministro all'Integrazione ci tiene a sbandierare ai quattro venti il suo processo di integrazione.

Intervenendo alla presentazione del video-reportage Badami, la Kyenge ha raccontato di aver lavorato assistendo le persone anziane per pagarsi gli studi nel primo periodo di permanenza in Italia. "Anch’io per sei anni sono stata dietro a quel lavoro", ha detto, a sorpresa, il ministro rivelando di aver seguito per un anno una signora 90enne e per altri due anni una donna non autosufficiente. In questo periodo si sarebbe occupata anche di alcuni bambini. "In questo modo mi pagavo gli studi", ha spiegato la Kyenge che oggi è medico oculista.

Commentando il contenuto del video della regista Mariangela Forcina, che racconta le storie di tre badanti romene, il ministro all'Integrazione ha ammesso di essersi commossa perché ha rivissuto una parte della sua storia. "Per un anno, nei fine settimana, andavo da una signora di 90 anni - ha raccontato - le dicevo che avevo bisogno di lei per non sentirmi sola. Lei, a 90 anni, era completamente autonoma e cucinava anche per me. Non voleva aiuto ma aveva solo bisogno di parlare. E io mi portavo dietro i miei libri e studiavo".

Il ministro ha, poi, raccontato di aver seguito anche una persona non autosufficiente. "Se c’è un aiuto della tecnologia, si riesce a stabilire un contatto e a uscire dalla medicalizzazione", ha continuato ammettendo che si è trattato di un periodo difficile della sua vita. "Oggi bisogna cercare di rafforzare la formazione di queste persone, che spesso hanno bisogno di un grande sostegno psicologico - ha continuato il ministro - per pochi mesi ho assistito dei malati terminali in Oncologia, ho visto le persone che assistevano questi malati e che non si lamentavano mai, lo facevano con amore. Queste persone vanno sostenute".

Parlando a margine dell’evento, la Kyenge ha infine spiegato che al centro di tutto dev'esserci sempre il rispetto della persona: "La cittadinanza si rafforza con la quotidianità, con gesti piccoli. Che non vengono mai valorizzati, ma dietro quei lavori ci sono dei volti, delle storie. Sono persone che non chiedono mai niente in cambio, semplicemente perchP sono al servizio dell’altro. Devono essere valorizzate di più e bisogna capirle di più. Ma soprattutto cercare di porre questa diversità come un momento importante per rafforzare questa cittadinanza".

Bando per servizio civile, giudice dà ragione a 4 immigrati esclusi: hanno diritto a partecipare

Il Messaggero

Il ministro Kyenge: «Bene la decisione del Tribunale di Milano»


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MILANO - Non è bastata la sentenza di un giudice che già quasi due anni fa aveva sanzionato il comportamento «discriminatorio» da parte dello Stato, ma ce n'è voluta un'altra sulla stessa linea. E questo perchè quando, poco più di un mese fa, è stato pubblicato un nuovo bando per cercare volontari disponibili al servizio civile è stata inserita ancora una volta quella clausola che impediva agli stranieri residenti in Italia di partecipare. Così oggi è toccato nuovamente alla magistratura intervenire con un'ordinanza per imporre agli uffici competenti della Presidenza del Consiglio di riaprire il bando per l'accesso anche degli immigrati regolari.
«Bene la decisione del Tribunale di Milano.

Accolgo la loro richiesta, nell'ambito delle mie funzioni e nel rispetto delle leggi»: così il ministro Cecile Kyenge ha commentato la richiesta del Tribunale di Milano di aprire ai ragazzi stranieri il servizio civile. Parlando a margine della presentazione del film-reportage 'Badamì al Nuovo Cinema L'Aquila, il ministro ha precisato che il Bando di quest'anno «è stato aperto nel rispetto delle leggi» ma ora «vedremo gli sviluppi di questa decisione del giudice di Milano». E comunque «è un bel passo per me, vuol dire che si riconosce l'importanza di un certo percorso. Al di là della riforma del servizio civile, un tribunale si è pronunciato e questo verrà sicuramente guardato con attenzione dal mio ministero».

Secondo il giudice Fabrizio Scarzella della sezione Lavoro del Tribunale di Milano, infatti, sulla base dell'articolo 2 della Costituzione deve essere permesso «allo straniero residente in Italia di concorrere al progresso materiale e spirituale della società e all'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale attraverso la sua partecipazione al servizio civile nazionale». A presentare il ricorso, accolto dal magistrato, sono state le associazioni 'Studi Giuridici sull'Immigrazione' e 'Avvocati per Niente Onlus'. E con loro soprattutto quattro giovani stranieri, tra cui un cingalese e una marocchina: residenti in Italia da oltre 10 anni e assistiti dai legali Alberto Guariso e Livio Neri, chiedevano semplicemente di poter presentare la domanda di servizio civile.

Tuttavia, il «bando per la selezione di 8146 volontari da avviare al servizio nell'anno 2013 nei progetti di servizio civile in Italia e all'estero», pubblicato il 4 ottobre scorso, era aperto solo ai cittadini italiani. A nulla era servito il fatto che, nel gennaio del 2012, la sezione Lavoro del Tribunale di Milano, in relazione a un precedente bando, avesse stabilito, accogliendo il ricorso di uno studente pakistano, che gli immigrati che hanno il permesso di soggiorno fanno parte «in maniera stabile e regolare» della «comunità» e che quindi anche a loro deve essere riconosciuto il diritto di svolgere il servizio civile. Servizio civile che è anche - scrisse il giudice - un dovere di «solidarietà politica, economica e sociale» nei confronti della «Patria», in cui vivono.

Una sentenza, quella del gennaio 2012, richiamata nella sua ordinanza dal giudice Scarzella, il quale spiega inoltre come «il termine 'cittadinò», in relazione alle norme sul servizio civile, «va inteso riferito al soggetto che appartiene stabilmente e regolarmente alla comunità italiana con conseguente illegittimità, per discriminatorietà, dell'art. 3 del bando impugnato» che negava l'accesso agli stranieri. Il servizio civile, infatti, si legge nell'ordinanza, «tende a proporsi come forma spontanea di adempimento del dovere costituzionale di difesa della Patria».

Da qui l'ordine del giudice «all'Ufficio nazionale per il servizio civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri di cessare il comportamento discriminatorio, di modificare il bando nella parte in cui prevede il requisito della cittadinanza consentendo l'accesso anche agli stranieri soggiornanti regolarmente in Italia e di fissare un termine non inferiore a 10 giorni dalla comunicazione della presente ordinanza per la presentazione delle ulteriori domande di ammissione». L'ordinanza, ha spiegato l'avvocato Guariso, «è immediatamente esecutiva e il ministero non potrà cercare di sottrarsi nuovamente, come ha fatto lo scorso anno, alla sua esecuzione».


Martedì 19 Novembre 2013 - 19:04

Cristian D'Alessandro, basta prigione «Sarà libero su cauzione»

Corriere del Mezzogiorno

L'attivista napoletano era stato arrestato dalle autorità russe. La decisione del tribunale di San Pietroburgo


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NAPOLI - Sarà libero su cauzione Cristian D'Alessandro. Una buona notizia per l'attivista napoletano di Greenpeace. A confermarlo sono stati gli stessi associati russi di Greenpeace su Twitter. Scongiurato il paventato pericolo di proroga del regime carcerario. A decidere per la cauzione è stato il tribunale di San Pietroburgo. Una notizia inattesa dopo che per altri attivisti, ieri, era stata convalidata la carcerazione preventiva (altri 3 mesi).

RILASCIATI - Con Cristian saranno rilasciati anche la brasiliana Ana Paula Alminhana Maciel, il neozelandese David John Haussmann, l’argentino Miguel Hernan Perez Orsi, l’italo-argentina Camila Speziale (la più giovane del gruppo), dal canadese Paul Ruzycki e dal polacco Tomasz Dziemianczuk. Ieri era stata decisa la cauzione anche di Ekaterina Zaspa, il medico a bordo dell’Arctic Sunrise, del fotografo freelance Denis Sinyakov e di Andrey Allakhverdov.

In totale sono 10 gli attivisti liberati dal carcere. Mentre rimarrà in cella per almeno altri tre mesi l'australiano Colin Russel. Il processo ad ogni modo continua

Ph: Greenpeace ItaliaPh: Greenpeace ItaliaPh: Greenpeace Italia 
Di seguito la sequenza dell'arresto degli attivisti in Russia

LE CONDIZIONI - Anche per D'Alessandro le condizioni per la liberazione sono uguali a quelle degli altri attivisti: il pagamento di una cauzione di due milioni di rubli (45mila euro) da versare entro il 27 novembre. La somma, in caso di urgenza, da quanto si è appreso, potrebbe essere anticipata dalla rappresentanza diplomatica italiana. Anche se poi a «saldare il conto» sarà Greenpeace International.

IL COMUNE DI NAPOLI: RACCOLTI 140 EURO - E il Comune di Napoli, tramite il consigliere comunale dei Verdi Carmine Attanasio, fa sapere che sono stati raccolti i primi 140 euro utili per pubblicare l'ordine del giorno del Consiglio comunale sul quotidiano russo Pravda.

IL FATTO - Cristian e i suoi 29 compagni erano stati fermati dalle autorità russe dopo la protesta contro la petroliera artica Gazprom.

Di lì a poco l'accusa di pirateria, poi sembra tramutata in vandalismo (sebbene la cosa non sia mai stata ufficializzata). La guardia costiera russa, a quanto riferito da Greenpeace, ha abbordato l'Arctic Sunrise, alla fine di settembre, minacciando gli attivisti con le armi in pugno. Da quelle ore drammatiche è stato un susseguirsi di mobilitazioni e proteste per chiedere alle autorità di liberare gli ambientalisti. Ultima ma non meno importante la mobilitazione di alcuni artisti italiani che si sono lasciati ispirare da quanto accaduto.


IL RITORNO - E potrebbero persino tornare a casa. I legali di Greenpeace, guidati da Alexander Mukhortov, ha infatti spiegato che la legge in Russia permette di rilasciare il paese una volta pagata la cauzione. L'unico obbligo è ritornare se convocati dagli investigatori e per il processo. Quindi potrebbe tornare presto a Napoli dalla sua famiglia anche Cristian.

IL PADRE - «Sono troppo euforico, datemi il tempo di riprendermi». Così Aristide D' Alessandro, padre di Cristian poco dopo la notizia. «Sto avvertendo parenti ed amici», ha aggiunto il padre dell' esponente di «Greenpeace». «Al 99% - ha detto ancora Aristide D' Alessandro - andrò in Russia per andare a prendere mio figlio».

19 novembre 2013






marco1462819 Novembre 2013 | 15.39
Perchè è stato liberato? Chi ha pagato? Lo stato con le tasse di tutti? Mentre a noi cittadini onesti che lavoriamo anzichè protestare contro i mulini a vento viene tagliato tutto


NEWGREEN20 Novembre 2013 | 11.41
Sarebbe stato giusto tenerlo in galera, avete ragione. Dovete arrabbiarvi quando gli ambientalisti protestano, quando consentite che vengano messi sotto il vostro territorio rifiuti di ogni specie. La terra é vostra e, se voi potreste averne dei guadagni , perché gli ambientalisti si impicciano? Si facciano i fatti loro e alle future generazioni ci penseranno altri. Tutta colpa degli ambientalisti, se nelle auto abbiamo dovuto mettere costose marmitte o costosi filtri sulle ciminiere delle fabbriche. Colpa dei fanatici ambientalisti se non ci consentono più di scaricare i liquami nei fiumi ne nel mare o mettere i rifiuti sottoterra o pescare a strascico lungo le coste. Solo divieti e divieti! Con questi cambianti climatici hanno rotto e portano anche sfiga , ultimamente hanno portato jella alle Filippine e alla Sardegna, ma da un pò di tempo portano sfiga in tutte le parti del mondo. Ma voi cittadini campani, che protestate contro gli ambientalisti avete ragione. Avete fatto bene ad ignorare le loro stupide raccomandazioni e avete consentito che la vostra meravigliosa terra venisse distrutta. Bravi!

marco1462820 Novembre 2013 | 11.20
Vohliamo la cartella esattoriale di equitalia!! Esattamente come fa l'inps ogni volta che cerca un solo euro da un pensionato al minimo. Purtroppo due pesi e due misure, o si è della gauche sinistra o si sconta tutto!!


polline2220 Novembre 2013 | 11.19
ma una volta detto che "paga greenpeace" vi mettete l'anima in pace che nessuno vi viene a togliere i soldi di tasca'! La notizia, secondo me, vuole parlare di una pena ESAGERATA che rischia questo attivista stupido quanto volete ma non meritevole di una pena cosi' severa (17 anni). Parla anche del padre che finalmente potra' abbracciare il figlio che s'e' buttato in questa fesseria (ripeto senza essere un feroce assassino). E poi dicono italiani brava gente.. che pidocchiosi.

Lettore_303340820 Novembre 2013 | 10.31
se mantenessero le rogge pulite e se coltivassero le campagne anzichè contare sul poco faticoso lavoro della speculazione turistica,certe sciagure non si verificherebbero


Lettore_303340820 Novembre 2013 | 10.27
la Cina e l'India sono da anni ricoperti da una enorme nube di gas carboniosi,il petrolio serve al riscaldamento delle case ed allo sviluppo dell'economia,questi nobili pensatori hanno scelto l'obbiettivo (e lo Stato)sbagliato

Lettore_303340820 Novembre 2013 | 10.25
giusto che l'ambasciata paghi per liberare un cittadino italian,giusto che lo stesso restituisca fino all'ultima centesimo allo Stato quello che deve essere un prestito.Chi vuole manifestare le proprie idee con gesti clamorosi e illegali (come entrare in una proprietà privata) lo deve fare a suo rischio e pericolo. I soldi delle tasse e dello Stato servono per ben altro


polline2220 Novembre 2013 | 9.49
purtroppo lo stato NON esiste. Ci illudiamo che ci sia qualcuno che amministri il nostro territorio e la nostra assistenza.. ma non è vero! Semplicemente non c'e'! C'e' la monarchia, alcuni ricchi che comandano, come in russia anche in italia. Un esempio non contestabile: Le dichiarazioni di schiavone. E' un pentito "affidabile" che ha permesso di recuperare miliardi e ha fatto arrestare centinaia di persone con PROVE! Perche' s'e' pentito? Ecomafia. Hanno seminato in campania le peggio schifezze (per quel che ne sappiamo noi ... poi vai a vedere nelle altre regioni) e questo con il benestare dei politici che sono nella busta paga della mafia, della polizia e finanza... tutti sapevano! Dichiarazioni sue CHIARISSIME. E noi ce ne freghiamo, la notizia è gia' scomparsa. Tra poco vedremo l'effetto di queste dichiarazioni (di 20 anni fa e solo ora tolte dal segreto di stato). Tra poco lo potrete vedere sui vostri familiari e sulle generazioni a seguire. Vedrete vedrete quant'e' bello crepare tra atroci sofferenze.

ROBERTO ZANCHI20 Novembre 2013 | 9.29
seguendo il tuo ragionamento, Falcone e B orsellino sono degli idioti perchè si sono messi a combattere la mafia ben sapendo i rischi che correvano. Spero che tu non abbia figli da educare....

giandrea7720 Novembre 2013 | 9.19
Perche` per questo signore si sono indignati tutti e la nostra classe politica si e` data da fare mentre per i Maro`, tutto cade nel dimenticatoio? Senza contare che loro erano al lavoro, questo signore e` andato a disturbare il lavoro di altri!

Lettore_926306120 Novembre 2013 | 9.08
MANIF_POUR_TOUS Buffone figlio di papà ad un giovane che sta cercando di salvare il pianeta e quindi anche Lei? Ma non si sa che tra riscaldamento globale deforestazioni, buco ozono, cementificazioni rifiuti tossi sotterrati ecc, stiamo distruggendo il pianeta? Anche la tragedia della Sardegna è colpa del riscaldamento globale e quindi dell'inquinamento. E oltre le perdite di vite umane ha idea di quanti milioni di euro ci vorrano per ricostruire tutto? E pagheremo noi (quindi anche Lei) con le nostre tasse! Vi scandalizzate per qualche migliaio di euro pagato da Greenpeace, ma non battete ciglio nel pagare tasse per rimandiare danni ambientali ... quindi si informi e ragioni prima di scrivere sciocchezze saluti

Lettore_372079020 Novembre 2013 | 8.46
Capitava a me ero già in Siberia, nel silenzio più totale.

Lettore_577954619 Novembre 2013 | 0.05
Quando torna a Napoli potrà iniziare a protestare per la spazzatura, almeno non corre il rischio di arresto e se lo ritiene necessario può anche appiccare degli incendi (magari evitando di darsi fuoco).

Stefano8719 Novembre 2013 | 23.18
Io credo che visto il profilo dell'individuo potrebbe andare da Santoro, da Fazio, da Floris o da Formigli, più che da Vespa o dalla D'urso... No?


Stefano8719 Novembre 2013 | 23.11
Non stava lottando per il futuro di nessuno, stava lottando perchè delle lobby ben organizzate e disinformatrici gli hanno messo in testa idee assurde e piene di ideologia ed ipocrisia.

Lettore_286500919 Novembre 2013 | 23.05
Perche dice che odio gli ambientalisti? L'Odio non mi appartiene, lo vada a cercare in quelle persone della sinistra ossessionate da Berlusconi! Semmai detesto chi si approfitta della credulita' popolare e predica sventure a fini personali. Ma Lei si rende conto che con una serie di trasmissioni allestite alla maniera di Sevizio Pubblico o Ballaro’, volendo, si riuscirebbe a dimostrare che la colpa di tutte le precipitazioni anomale accadute in Italia negli ultimi anni e' degli immigrati, in quanto essendosi moltiplicati di molto il buon Dio sta provvedendo a ricreare da noi il loro ambiente naturale?

Se Google ci costringe ad usare G+

Corriere della sera

di Martina Pennisi


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Gli ultimi numeri li ha snocciolati con soddisfazione Google a fine ottobre: il suo social network Google+ ha visto una crescita del numero di utenti del 58% negli ultimi mesi andando a toccare quota 300 milioni di attivi al mese a fronte dei 190 milioni di maggio. Facebook osserva a distanza dal suo miliardo e più di iscritti attivi. Twitter, con i suoi 230 milioni, è già stato scavalcato.

Ci si chiede però se le cifre siano davvero figlie di una migrazione spontanea nella community lanciata da Mountain View nel giugno del 2011 o se dipendano (anche) dall’aggressiva strategia di Google per arrivare a mordere le caviglie a Mark Zuckerberg. Il quesito non è nuovo, ma in queste settimane si è fatto attuale in seguito all’imposizione dell’accesso tramite Google+ per commentare i video su Youtube. Il portale di user-generated-content fa parte del portafoglio prodotti di Google dal 2006 ma ha in questi anni agito autonomamente. Adesso le cose stanno cambiando. Per commentare bisogna per forza di cose accedere con il profilo personale G+.

La mossa ha un doppio significato: pressione in direzione del social network interno e allontanamento dall’anonimato che ha caratterizzato il Web 2.0 dagli albori. Il login non viene più richiesto per accedere a funzioni avanzate o di personalizzazione, ma per compiere i gesti alla base dell’utilizzo e del successo della piattaforma. Motivo per cui gli utenti si stanno rivoltando contro la decisione. La petizione  contro la novità è stata sottoscritta da quasi 200mila persone (197.589 mentre stiamo scrivendo). Secondo l’utente che l’ha pubblicata su Change.org, John Doe, Google sta anche bloccando gli account di chi la fa circolare.

Quella di Youtube non è l’unica forzatura. L’accesso tramite Google+ è richiesto anche quando si tenta di recensire un locale trovato dopo aver interrogato Google Search o aggiungere una foto alle recensioni dei luoghi trovati su Maps. In tempi non sospetti il Wall Street Journal ha fatto notare che se ci si iscrive a G+ da uno smartphone Android per godere dell’archiviazione automatica delle foto nella cartella privata del social network si rischia di vedere le proprie recensioni (anonime) pubblicate su Google Play improvvisamente firmate dal profilo nuovo di zecca. Anzi: si rischiava, perché all’epoca – era il gennaio scorso – l’autenticazione non era richiesta. Adesso anche il negozio di applicazioni non permette di recensire alcunché senza essersi prima fatti riconoscere.

Lo ripetiamo, gli effetti sono due: si spinge commercialmente su un prodotto dell’ecosistema, mossa sacrosanta all’interno dei propri confini, ma ci si allontana progressivamente dall’anonimato a cui eravamo abituati. Non è una certificazione a tutti gli effetti, perché per creare l’identità Google+ non viene richiesto alcun documento, ma sicuramente di un nuovo modo di concepire la partecipazione dell’utenza. E di volgerla a proprio vantaggio (pubblicitario).

Acquisti online per Natale, attenti alle truffe

Quotidiano.net

di Alessandro Bordin

“Sulla scia di un comunicato McAfee, ecco alcune indicazioni per evitare spiacevoli sorprese in occasione degli acquisti di Natale effettuati online”

Shopping online, sempre più diffuso


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Pur in ritardo rispetto a molti altri paesi, anche europei, l'Italia fa registrare una costante crescita per quanto riguarda il numero di acquisti effettuati online, con incrementi di circa il 20% di anno in anno. Pur rimanendo bassa in assoluto la percentuale di connazionali che sceglie il web come negozio, saranno molti gli italiani che sceglieranno di fare qualche regalo natalizio attraverso questo canale, consapevoli della presenza di numerosissime offerte e della consegna a domicilio.

Se da una parte è indubbio il vantaggio in termini di scelta e risparmio, almeno per la quasi totalità dei prodotti offerti online, dall'altra non può che costituire un'occasione ghiotta per i malintenzionati alla ricerca di dati personali, numeri di carte di credito e altre informazioni che dovrebbero rimanere al sicuro. In base ad alcuni dati messi a disposizione da McAfee, lo shopping natalizio toccherà volumi di vendita a livello globale mai visti prima, nell'ordine dei 600 miliardi di dollari USA. L'incremento a livello mondiale è del 15% rispetto all'anno precedente, mentre stupisce come il 16% di questo incremento venga da acquisti eseguiti da dispositivi mobile. Nemmeno più da PC insomma, ma da smartphone o tablet direttamente.

Una comodità, certo, ma tutto questo prevede un'amplificazione delle problematiche legate alla sicurezza dei dati e delle transazioni, anche perché l'utenza tiene la guardia molto più bassa in termini di sicurezza su smartphone e tablet. "Il rischio di furto di identità aumenta man mano che i consumatori condividono informazioni personali su più dispositivi, che sono non spesso sono protetti", ha dichiarato Michelle Dennedy, vice president e chief privacy officer di McAfee, "...comprendere la mentalità dei criminali e sapere come cercano di sfruttare le debolezze degli utenti è un modo in più per riuscire ad utilizzare i dispositivi digitali per ciò a cui sono destinati, migliorare la qualità delle nostre vite, non metterci in pericolo".

Un aiuto ai consumatori può venire da una maggiore informazione, motivo per cui McAfee ha stilato una lista di "12 truffe di Natale",  al fine di sensibilizzare maggiormente l'utenza sui possibili rischi e per difendersi dai malintenzionati, pronti a sfruttare chi si rivolge al web per offerte di viaggio, regali e via dicendo. Ne parliamo nelle pagine seguenti.

Le truffe legate allo shopping online 

 

1) App mobile sospette
In un mondo in cui per ogni cosa troviamo numerose app, appare ghiotta l'occasione per i malintenzionati di realizzare app ad hoc per lo shopping natalizio. Si segnalano casi in cui vengono usate foto di celebrità o marchi aziendali (ovviamente in modo illecito), al fine di dare autorevolezza all'applicazione. In realtà numerose di queste app possono essere dannose, progettate per rubare o inviare i dati personali degli utenti. I criminali possono reindirizzare le chiamate e i messaggi in arrivo, aggirando addirittura i sistemi di autenticazione a due fasi che prevedono l'invio di un codice ad un dispositivo mobile.

2) App truffa per vacanze
Offerte di viaggio veramente vantaggiose grazie ad app speciali? Attenzione: spesso nascondono FakeInstaller che inducono gli utenti Android a pensare che si tratti di programmi di installazione per un'applicazione legittima. Abituati ad installare app cliccando sempre su "avanti" e "installa", si offre un accesso illimitato agli smartphone, aprendo la via all'invio di messaggi SMS a numeri a pagamento senza il consenso dell'utente. Il costo di questa superficialità può essere davvero caro.

3) Mega offerte per gli oggetti più richiesti
Attenzione a link pubblicitari, a prescindere da dove vengono visualizzati ma soprattutto sui social network. PS4 o Xbox One a prezzi di gran lunga inferiori a quelli ufficiali, per fare un esempio, possono certo ingolosire molti, ma l'odore di truffa si sente già da lontano o così dovrebbe essere. In questo caso il rischio è legato al phishing (ovvero ingannare l'utente affinché fornisca i dati richiesti, usando molto spesso pagine del tutto simili alle ufficiali come quelle del pagamento con carta di credito, giusto per fare un esempio), oppure per scaricare malware sui dispositivi mettendo le basi a futuri attacchi.

4) Truffe legate ai viaggi
Esistono centinaia di falsi siti web con offerte di vacanze, nascendo spesso dal nulla per un periodo limitato ma tentando l'incauto navigatore (e sono molti) con offerte veramente convenienti. Poiché occorre sempre registrarsi e fornire dati per prenotare, anche in questo caso la finalità malevola è quella di rubare dati personali e numeri di carta di credito. Anche in viaggio, portando il proprio PC, si corrono rischi:  sono segnalati casi in cui la connessione Wi-Fi in hotel o hotspot pubblici invitano a installare un software prima di accedere al servizio, infettando poi il computer con malware di varia natura.

5) Auguri di buone vacanze, cartoline elettroniche
Un fenomeno nato molti anni fa ma ancora molto in voga è quello di inviare agli amici o ai parenti lontani una cartolina elettronica di auguri. In agguato in questo caso non sono i pericoli legati alla trafugazione diretta dei dati personali, quanto la volontà di infettare il PC attraverso le conferme da sottoscrivere alla ricezione. In molti casi al click "accetta" è legato lo scaricamento e installazione di malware (Trojan), che metterà nelle condizioni un malintenzionato di fare quello che vuole in un PC scarsamente o per nulla protetto. Se su PC ormai è veramente raro non avere un antivirus, lo stesso non possiamo dire di smartphone e tablet, specie (ma non esclusivamente) con Android.

6) Giochi online ingannevoli
Le app videoludiche sono quelle più diffuse a livello globale, e sono davvero milioni i giochi che uno smartphone o un tablet può mandare in esecuzione. Prima di lasciare campo libero ai bambini di scaricare qualsiasi cosa (ma anche i genitori stiano attenti!), è bene selezionare con cura le fonti da cui si scelgono i giochi. Molti siti offrono download di versioni complete di Grand Theft Auto V, per esempio: inutile dire che in molti casi  si tratta di malware. Attenzione anche ai social media.

7) Notifiche di spedizione fasulle
Attenzione ad eventuali notifiche di spedizione fasulle che possono sembrare provenienti da un servizio di spedizioni reale (quindi con i nomi dei più diffusi corrieri). Molto sospette di solito sono quelle che avvisano sull'aggiornamento di un ordine effettuato o di possibili cambiamenti, invitando a immettere ancora i dati. Ovviamente queste mail "sparano nel mucchio" e ci arrivano anche se non abbiamo ordinato nulla, ma nella quantità qualcuno che ci casca c'è sempre. I pericoli sono i soliti: installazione di malware o furto diretto dei dati, il tutto su computer o dispositivo mobile dell’utente inconsapevole e in buona fede.

8) Gift card false
Le gift card possono rivelarsi un regalo per le feste apprezzato e semplice, che non ci fa scervellare troppo. Sono però segnalate su vari social network alcune "offerte" molto vantaggiose che invogliano ad acquistarle online su siti specializzati, anche a metà prezzo del valore riportato. La fregatura è assicurata: ci si potrà quindi trovare con una gift card di Amazon o App Store non solo falsa, ma anche con i nostri dati in mano a chissà chi.

9) SMiShing in vacanza
Ci troviamo in vacanza, magari all'estero, ed ecco arrivare un SMS da parte di una banca o società di carte di credito: ci viene chiesta la conferma delle nostre informazioni per motivi di sicurezza. Questa truffa è particolarmente insidiosa, specie se ci arriva un SMS da quella che in teoria dovrebbe essere veramente la nostra banca e non un'altra, oppure dal nostro circuito di carta di credito (e qui la cerchia si restringe di molto). Alcuni addirittura includono nel messaggio SMS le prime cifre del numero della carta di credito per ingannare l'utente infondendogli un falso senso di sicurezza. Attenzione quindi anche in questi casi.

10) Organizzazioni benefiche false
Veramente ignobile risulta lo sfruttamento di tragedie o problematiche legate ai meno fortunati, finalizzata a spillare quattrini dalle tasche di gente in buona fede. Alcuni criminali informatici sfruttano a loro vantaggio questa generosità e realizzano falsi siti di beneficenza, con lo scopo di scappare col malloppo dopo pochi giorni.

11) Siti di incontri
Un fenomeno in ascesa è sicuramente la sottrazione di dati personali attraverso siti di incontri, sebbene questo esuli un po' dal concetto di shopping online. Resta il fatto che sotto le feste, vuoi per malinconia, vuoi per una maggiore disponibilità di tempo, le attività in questi siti aumentano e di molto. In certi casi risulta difficile sapere esattamente chi è la persona con cui si interagisce dietro un monitor, motivo per cui molti messaggi inviati da un "amico/a" online possono includere attacchi di phishing.

12) Rivenditori online fasulli
Un classico mai tramontato: siti di e-commerce messi in piedi al solo scopo di truffare la gente, che chiudono dopo pochi giorni lasciando ben poche tracce. Inutile dire che in questi siti si possono trovare offerte stracciatissime su prodotti molto richiesti, in cui un utente casuale o che non ha particolare dimestichezza col web può imbattersi con pericoloso entusiasmo.

Tiriamo le somme

Come abbiamo visto, sono molte le insidie che possono nascondersi nel web ma ciò non deve passare come una demonizzazione tout-court del panorama di e-commerce. Sebbene molti lettori di Hardware Upgrade posseggano sicuramente le nozioni per non cadere in trappola vista la passione per la tecnologia e il web stesso, lo stesso non si può dire considerando l'utenza media. Negli shop online si possono fare davvero grandi affari, basta saper scegliere e osservare alcune precauzioni che andremo a ribadire ora. Prima di tutto è consigliabile fare acquisti su siti noti, o in ogni caso informarsi tramite una ricerca online qualora si optasse per un sito non di primo piano. I siti di truffe durano di solito poche settimane e sicuramente troverete notizie a riguardo di persone truffate.

Per siti mai sentiti e raggiunti tramite motore di ricerca, ma che sembrano a prima vista al 100% affidabili, fate una ricerca sulla soddisfazione dei clienti che già hanno concluso delle transazioni, in modo da avere un quadro più chiaro. App: attenzione a quello che scaricate, e non scaricate a casaccio come può accadere per i giochi sui tablet dei bambini. Controllate sempre a cosa date l'autorizzazione in fase di installazione (Android), mentre per il mondo iOS si va generalmente più sul sicuro, sebbene esistano eccezioni anche in questo caso. Controllate anche se l'app è popolare, oltre ai commenti di chi già la possiede.

Se un'offerta vi sembra troppo bella per essere vera (un iPhone 5s a 200,00 Euro senza contratto? Wow!), probabilmente è una truffa. Una ricerca online sugli aggregatori di shop online può servire a farvi un'idea del reale prezzo di mercato dell'oggetto desiderato.

Nel caso di mail o annunci online, vale la vecchia regola di controllare per bene l'ortografia: la maggior parte delle truffe nasce nell'idioma inglese (vista la diffusione a livello globale), mentre l'italiano è tutto sommato poco diffuso e vengono tradotte nella maggior parte dei casi veramente male. Una fortuna per noi, poiché la truffa risulta più evidente. Ecco un esempio, prelevato dalla cartella spam poco fa:
Dal 16° novembre 2013 non potrai utilizzare la tua prepagata PostePay se non hai attivo il nuovo sistema di sicurezza web. Il nuovo sistema di Sicurezza Web PostePay e una soluzione innovativa che garantisce maggiore sicurezza e affidabilita per le operazioni dispositive con PostePay effettuate online sui siti de Poste Italiane.
Se la forma è tutto sommato corretta (sono migliorati nel tempo), dall'altro mancano le accentate e questo basta a far nascere ben più di un campanello di allarme. Controllate sempre il nome del dominio sugli avvisi di notifica di spedizione: bisogna prestare grande attenzione soprattutto quando si ricevono senza aver mandato un pacchetto o essere in attesa di riceverne. Esistono le sorprese, certo, ma di solito un pacco ve lo consegnano a mano o vi avvisano.

Educate gli eventuali figli a non scaricare ogni cosa dagli store, perché il rischio è attualmente troppo elevato, specie con Android che è anche il sistema operativo mobile più diffuso. Ricordate inoltre che banche e società di carte di credito non chiedono preaticamente mai informazioni personali tramite SMS o email. Nel dubbio, una cara e vecchia telefonata può essere risolutiva e far dormire sonni più tranquilli. Nel caso delle donazioni, informarsi bene sull’ente a cui si desidera versare del denaro.
Resta sottointeso l'utilizzo di software aggiornato, antivirus compreso, mentre a monte di tutto va ricordato che il buonsenso e l'informazione possono mettere al riparo dalla quasi totalità delle brutte sorprese.

Un esponente No Tav nella segreteria del Pd

Nico Di Giuseppe - Mer, 20/11/2013 - 10:05

Il neo segretario del Pd di Torino ha nominato Pacifico Banchieri, braccio destro di Sandro Plano, capo della frangia contestatrice dell'alta velocità

Che ci fa un esponente No Tav nel Partito Democratico? La domanda serpeggia tra i militanti democratici torinesi e non solo.


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Perché la scelta del neo segretario Pd del capoluogo piemontese, Fabrizio Morri, ha destato non poche perplessità. Infatti, tra i dieci membri della nuova segreteria, c'è Pacifico Banchieri, assessore a Caselette, in bassa Valsusa, e braccio destro di Sandro Plano, capo della frangia contestatrice dell'alta velocità. La cosa che offusca ancor di più il quadro è il fatto che Banchieri pare abbia come padrino politico un senatore renziano, tale Stefano Lepri. Sarà contento il senatore del Pd Stefano Esposito, autore di un libro dal titolo "Sì, Tav" e finito nel mirino dei violenti No Tav che sono arrivati anche a minacciarlo.

Didi, il re che governa il Ghana da un supermercato tedesco

La Stampa

matteo alviti
berlino

Il tabloid Bild racconta la storia del sovrano africano, arrivato in Germania da studente, oggi impiegato in una catena di negozi a Bielefeld, e in grado di gestire i suoi sudditi grazie a Skype e voli low-cost


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Ve lo ricordate «Il principe cerca moglie», la divertente commedia anni ’80 con Eddie Murphy nel ruolo del primogenito del re di Zamunda, in “fuga” nella vita vera del Queens di New York? Fantasia? Chiedete a Didi de Graft, che durante il giorno è responsabile del reparto frutta e verdura di una piccola catena di supermercati tedesca, ma nei libri di storia risulta essere re di 3500 sudditi ghanesi.

La vicenda, curiosa, la racconta il tabloid Bild, con tanto di foto. De Graft in Germania ci è arrivato da studente nel 1989. Per mantenersi agli studi si è dovuto trovare un lavoretto, iniziando così nella catena Jibi di Bielefeld, in Nordreno-Vestfalia. Quel che poteva essere un progetto limitato nel tempo si è trasformato in un piano per la vita quando il 47enne ha conosciuto l’attuale moglie, Lisa, che dodici anni fa gli ha dato il figlio Marvin, l’erede al trono.
Didi de Graft è un lavoratore. Con tenacia e costanza nel tempo ha fatto carriera in quella catena da cento negozi, arrivando a gestire l’intero settore frutta e verdura di Jibi. Tutto sembrava procedere per il meglio. 

Finché un giorno non è arrivata la telefonata che non ti aspetti. Quella dello zio re. Era il 2009 e il vecchio sovrano di Suma Ahrenko, città ghanese della regione di Brong-Ahafo, a 78 anni non aveva più la giusta energia per vigilare sul piccolo regno. Ora sarebbe toccato a Didi de Graft: «Sono troppo vecchio, devi continuare tu», gli avrebbe detto secondo quanto riporta Bild. Didi ci pensa. E accetta.
Da allora è diventato re di Suma Ahrenko, re Nana Adutwum Barimah. Un sovrano a distanza. Sì perché dopo tanta fatica, una vita e una famiglia costruite in Germania, Didi non ha intenzione di mollare tutto e tornare a vivere in Ghana. Didi de Graft amministra il suo piccolo regno grazie alla tecnologia, «grazie a internet e al telefono».

Da Bielefeld re Nana Adutwum Barimah gestisce l’amministrazione, la giustizia, sposa, condanna, media nei piccoli conflitti locali. Trova aiuti per l’ospedale e la scuola. Cerca di fare il bene dei suoi sudditi, come ogni monarca che si rispetti. E così, come per gli amori sbocciati per caso e cresciuti a distanza grazie a skype e ai low-cost, oggi anche le monarchie si adeguano ai tempi. Il trono era ieri: nel regno 2.0 è internet lo scettro più fedele.