domenica 24 novembre 2013

I giudici assolvono i killer di Quattrocchi

Libero

A nove anni dall'omicidio del contractor italiano in Iraq, le toghe negano le finalità terroristiche


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Non è bastato che rivendicassero il sequestro a nome delle "Brigate dei muhajeddin" e delle "falangi verdi". Non sono bastati i video in cui minacciavano l'Italia. Nè i riferimenti all'attentato di Nassiriya. Dopo nove anni (nove anni!) di processo, i sequestratori e killer di Fabrizio Quattrocchi sono stati assolti dall'accusa di finalità terroristiche. E l'uccisione del contractor italiano, giustiziato in Iraq nel 2004 con un colpo alla nuca dopo aver detto "così muore un italiano" fu per i giudici della prima Corte d'assise un episodio di violenza comune.

Per i due rapitori identificati (prima detenuti ad Abu Grahib, quindi indagati e processati a piede libero (sono nel loro Pese), il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 25 anni di reclusione per finalità terroristiche. Ma i giudici della prima Corte d'assise hanno espresso il dubbio che "quella pur grave azione delittuosa potesse avere una efficacia così destabilizzante da poter disarticolare la stessa struttura essenziale dello Stato democratico" e riferimenti ad Al Qaeda e a Nassiriya furono "semplici vanterie dirette ad accrescere il timore delle vittime". Il pubblico ministero ha presentato ricorso. Per rendere giustizia a un italiano morto da eroe.

Per capire com’è un italiano ne devi vedere almeno due

La Stampa

giacomo poretti

Com’è difficile essere autentici, veri. E non solo per noi attori


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Una volta quando si raccontavano le barzellette di questo tipo: «C’è un tedesco, un francese, un inglese e un italiano...», comprendevi immediatamente le caratteristiche dei personaggi legati alla loro nazionalità, soprattutto quella dell’italiano che immancabilmente era il più furbo. Ma adesso? Si possono raccontare le stesse barzellette? L’italiano è rimasto furbo come nelle barzellette?

Gli Italiani, si sa, hanno più di un difetto, tanti quanti ne sono le province (107 o 110 boh?!), che cerchiamo di eliminare ogni 3 mesi senza riuscirci. Storicamente, con l’unità d’Italia si è cercato di amalgamare il carattere, di distribuire la furbizia là dove mancava, di conformarla, di rendere la furbizia nazionale riconoscibile nella diversità, ma non c’è stato niente da fare: un italiano si smarcherà sempre da un altro italiano, perché lui è meglio dell’altro, perché lui si sente più furbo di un altro italiano. Ecco dove sta, forse, un altro tratto comune nazionale: la litigiosità quotidiana, o meglio, l’amore per la polemica, per la contrapposizione, il sentirsi invariabilmente superiore all’altro.

Forse per capire com’è un italiano ne devi guardare due. Questo accade perché noi italiani non riusciamo a fare una sintesi convincente delle cose, e ad avere un convincimento univoco come avviene in quasi in tutte le parti del mondo: noi a giugno paghiamo l’Imu, a dicembre la aboliamo; a Roma quando sali sull’autobus può capitarti di comprare due biglietti differenti: o quello dell’Atac o quello della malavita. Per comprendere l’anima del Pd dovresti avere almeno due segretari, Renzi e Letta; stessa cosa vale per la destra: chi è che la rappresenta, Alfano o Berlusconi? E chi è l’allenatore del Milan, Allegri o Berlusconi? Chi è che comanda nel Movimento 5 Stelle, Grillo o Casaleggio? La capitale d’Italia è Roma ma quella morale è Milano; di Papa ne abbiamo uno, ma anche uno emerito.

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Scusate se l’ho presa larga, ma la vicenda del Ministro Cancellieri mi ha interrogato, come tutti voi, al di là delle partigianerie politiche o delle posizioni di Renzi, che è diventato il nemico giurato del premier Letta. Se Letta vuole la permanenza del ministro, Renzi ne vuole la decadenza, se Letta mangia la pasta al pesto, Renzi dice che il basilico è il simbolo delle multinazionali, se Letta indossa abiti di lana misto cachemire, Renzi dice che la giacca la mettono gli anziani con la gotta, meglio il giubbotto di pelle, se Letta va al cinema, Renzi dice che bisogna abolire le sale e guardare solo i film sull’iPad, se Letta si soffia il naso con il fazzoletto, Renzi dice che fa più figo usare la manica della felpa.

Mi sono chiesto: ma come si fa a sapere se uno dice la verità, come si fa a essere sicuri che uno è autentico? Il ministro Cancellieri, quando il giudice le ha chiesto cosa aveva fatto quando il fratello di Ligresti l’ha chiamata, ha detto: «Sì ho risposto». Forse il giudice doveva essere meno timido e chiederle cosa aveva risposto, probabilmente avremmo risolto i problemi di fiducia verso la signora Cancellieri. Invece è andata come in un film dove il grandissimo, insuperabile, Walter Matthau si reca in un negozio di armi e quando il commesso gli chiede «Posso domandarle a cosa le servono queste armi?», con un sorriso educato risponde «Certo», si gira e se ne va. Così, siccome di lavoro faccio l’attore e la materia prima dell’attore è la finzione, la bugia a fin di bene, mi sono chiesto quanto i politici siano simili a noi attori nell’esercizio delle loro funzioni.

L’autenticità è una cosa complicata, sia da esercitare che da pretendere. Si rischia di scambiare la parte per il tutto, si rischiano equivoci, si rischia di essere imbrogliati. Facciamo un esempio: anche se non vorrete ammetterlo, sono abbastanza sicuro che qualcuno di voi starà pensando che è strano non vederci o leggerci tutti e tre (Aldo Giovanni e Giacomo), perché nella vostra immaginazione siamo indivisibili. Una volta, per dirvi, ero con delle persone e ho presentato loro mia moglie.

Dopo poco mi è capitato di sentire: «Quella è la moglie di AldoGiovannieGiacomo». Al supermercato, o al casello in autostrada, sento dire dalla cassiera e dal casellante: «E gli altri due dove sono?». Una volta, in ospedale, dopo avermi fatto il prelievo di sangue, l’infermiera mi ha consegnato un barattolo che dovevo riempire di pipì. Vado in bagno, ritorno con il barattolo e lì, nella situazione di maggior imbarazzo che un uomo possa vivere, l’infermiera si è sciolta in un sorriso e mi ha chiesto: «E gli altri due dove sono?». «Non lo so - le ho detto - normalmente la pipì me la fanno fare da solo».

Insomma qual è quello autentico? Il Giacomo che fa AldoGiovannieGiacomo o quello che fa solo Giacomo e scrive su La Stampa? E come si fa a sapere se il Barolo che sto comprando è autentico, mi posso fidare dell’etichetta Docg? Che relazione esiste tra l’autenticità e il mestiere dell’attore? L’attore è un grande mentitore, o un generoso che autenticamente dona se stesso? E quanto c’è di autobiografico, o di finzione, in colui che recita? Insomma, è più autentico un cialtrone che fa se stesso o un attore che recita la parte di un cialtrone? Si può vivere anche senza dare risposta a queste elucubrazioni, però sono arrivato in fondo all’articolo con una serie di quesiti irrisolti: non ho capito se il ministro Cancellieri se l’è cavata perché è stata autentica, se Letta ha creduto che il ministro sia stato autentico, o se Renzi abbia pensato che c’era un’autentica possibilità di mettere in difficoltà Letta? «C’è un tedesco, un francese, un inglese e… Due italiani». Come al solito siamo furbi, noi italiani!

E sui decoder Bruxelles dà ragione alla barista inglese

Corriere della sera

Diritti tv, si muove l’Antitrust: a rischio le licenze nazionali

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BRUXELLES - L’obiettivo è il Mercato unico con una maggiore liberalizzazione dei diritti televisivi nei 28 Paesi dell’Ue, soprattutto per le partite di calcio, altri eventi sportivi, film e programmi musicali. La Commissione europea intende eliminare le restrizioni nazionali, generatrici di eccessivi costi e di esclusioni per centinaia di milioni di telespettatori europei. I servizi di quattro commissari, lo spagnolo Joaquín Almunia (Concorrenza), il francese Michel Barnier (Mercato interno), la olandese Neelie Kroes (Agenda digitale) e la cipriota Androulla Vassiliou (Cultura), stanno operando in questo senso, cercando di superare le resistenze di grandi operatori privati del settore. Il quotidiano Financial Times ha attribuito notevole peso, nello sviluppo di questa iniziativa, anche agli sviluppi di una indagine dell’Antitrust di Almunia sul rispetto della normativa Ue nelle limitazioni nazionali delle pay-tv sui diritti per partite di calcio e film. Le eventuali sanzioni possono arrivare al 10% del fatturato.

Il punto di partenza è stata la vittoria nel 2011 alla Corte europea di giustizia della britannica Karen Murphy, che aveva contestato una multa comminata perché nel suo pub faceva vedere partite di calcio utilizzando una scheda greca (molto meno costosa di quella locale della multinazionale Sky). La sentenza Murphy promette di rivelarsi per la liberalizzazione dei diritti televisivi in Europa simile a quanto provocato nei trasferimenti dei calciatori dal giudizio a favore del belga Jean Marc Bosman. Già è diventato possibile acquistare una card per ricevere programmi satellitari in qualsiasi Paese membro. Ulteriori miglioramenti per i consumatori sono in corso di valutazione.

Almunia ha fatto sapere al Corriere , tramite il suo portavoce Antoine Colombani, che dopo il verdetto degli euro-giudici nel 2011 «la Commissione ha condotto una investigazione di ricerca dei fatti per esaminare se gli accordi di licenza per i contenuti di premium pay-tv contenessero clausole di totale restrizione territoriale in grado di restringere la concorrenza, intralciare il completamento del Mercato unico e impedire ai consumatori l’accesso transnazionale ai contenuti sportivi e ai film».

Nessun commento è stato espresso da Almunia sul procedimento in corso. Anche perché l’obiettivo della attuale Commissione europea, che si avvicina al termine del suo mandato, è di tentare prioritariamente il «percorso veloce» degli accordi con le imprese del settore. A questo proposito è in fase avanzata il programma «Licenze per l’Europa», guidato da Barnier, Kroes e Vassiliou, che punta a sviluppare proprio il Mercato unico dell’industria audiovisiva. Tra i primi obiettivi c’è arrivare gradualmente alla «portabilità» dei programmi tv per i cittadini europei che si spostano nei 28 Paesi membri. In assenza di risultati adeguati, la Commissione chiederebbe l’introduzione di regole inderogabili.

Queste iniziative di Bruxelles potrebbero risolvere alle comunità italiane all’estero l’antico problema dell’impossibilità di vedere le partite di calcio della nazionale azzurra trasmesse dalla Rai, che vengono criptate oltreconfine per un problema di costi e di limitazioni dei diritti fuori dall’Italia. L’eurodeputato Enzo Rivellini del Ppe ha sollecitato l’intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per convincere i vertici della tv di Stato a trovare una soluzione in vista dei prossimi mondiali di calcio in Brasile.

24 novembre 2013

La rabbia dei napoletani contro i pirati dei rifiuti: «Sei un napoletano di m...»

Il Mattino


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Sono comparsi in un vicolo, dietro l’angolo di via Toledo e poi sono subito scomparsi. Un piccolo giallo sulla «mano» che li ha affissi: residenti arrabbiati o chi altri? Parliamo dei cartelli duramente offensivi contro i napoletani che sono stati collocati sulla facciata dell'ingresso laterale di un megastore di abbigliamento in via Toledo. «Caro napoletano di m... - recita il testo - l'azione di nascondere i tuoi rifiuti dietro le auto in sosta non ti salva dall'essere sporco e vigliacco. Riesci solo a lamentarti se in altre zone d' Italia ti definiscono napoletano di m...».

Sono comparsi in un vicolo, dietro l’angolo di via Toledo e poi sono subito scomparsi. Un piccolo giallo sulla «mano» che li ha affissi: residenti arrabbiati

 
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domenica 24 novembre 2013 - 11:19

Ma che infanzia difficile la privilegiata Boldrini

Valeria Braghieri - Sab, 23/11/2013 - 15:13

Per fortuna non siamo cresciute con lei

Ha vinto, signora Boldrini? Quando ieri, incuriositi dalla faida scaturitasi in casa sua ai tempi della sua infanzia, siamo corsi a leggere su La Stampa quale fosse l'oggetto del contendere tra lei, sua sorella e i suoi fratelli, quale fosse la vostra rosa ansia di sopravvivenza contro l'azzurra, aggressiva fetta della famiglia, siamo stati sollevati e sconcertati, nell'apprendere che si trattava di qualche stoviglia da rigovernare dopo cena.


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E abbiamo pensato che tanto precoce sforzo, tanta lungimiranza sociale fossero forse degni di miglior causa.
Con l'intervista rilasciata vorrebbe esortare le donne a ribellarsi fin da piccine all'odiosa, retrograda ghettizzazione di genere: le bambine aiutano in casa, i bambini possono farne a meno. E offre l'esempio del microcosmo della sua famiglia, la piccola ma gloriosa battaglia, come fulgido esempio. Racconta del vostro audace spirito eversivo che ha riportato in casa la parità dei sessi, potenzialmente sbilanciata da una mamma e un papà tradizionali che vi avrebbero confinate in una sgradita posizione di sudditanza. Invece lei e sua sorella, ribellandovi, «avete vinto» spiega soddisfatta.

Per fortuna non siamo cresciute in casa Boldrini. Per fortuna non avevamo fratelli. Per fortuna non abbiamo avuto il bisogno di iniziare a combattere a cinque anni per questioni di «genere». Noi avevamo tre cugini maschi (più grandi di noi) che riuscivano a terrorizzarci sbucando da dietro le tende all'improvviso, sfrecciando accanto alla nostra bicicletta su rombanti moto da cross, cacciandoci la testa sott'acqua in piscina, sfasciando le case delle bambole che noi avevamo pazientemente costruito.

Non ci faceva piacere, ci difendevamo con delazioni alla mamma o, quando ci riuscivamo, con scomposte sessioni di pugni. Come veniva. Ci siamo spesso lamentate di quanto riuscissero ad essere stronzi quei tre con le loro moto, i loro cavalli, le tende, i nomi che finivano con la «o» (FedericO, LorenzO, FilippO) e nessuna voglia di rimettere a posto ciò che avevano rotto. Ma certo non ci siamo mai sognate di farne una questione di genere, di domandarci perché loro fossero maschi e in cosa differissero da noi.

Forse perché la mamma ci ha subito messe a nostro agio con il fatto di essere femmine, senza istigarci a lottare per rincorrere o affermare chissà cosa, come se fossimo entrate nella vita con difetto. La verità è che siamo il risultato di tante cose e tanta gente, di tutti coloro che siamo capaci di «tenere»: una madre nella pancia, un padre nella testa, una nonna tra le braccia, il ricordo di un nonno tutto intorno come un'aura spessa, un mentore sulle spalle quando i ruoli si scambiano (perché a un certo punto si rovesciano sempre) e sulle spalle non ha più la forza di tenerci lui, un cugino irrequieto.

Abbiamo dentro frasi, espressioni, scaltrezze e malinconie che sono di un sacco di gente: della gente che ci ha messi insieme così come siamo. Noi siamo un nodo fatto di tante corde, che al momento giusto però tiene. Se avessimo passato il tempo a snaturare il nostro prossimo dall'età di cinque anni, a badare al politicamente corretto, a cercare di far lavare i piatti a nostro cugino, oggi noi, noi donne, non saremmo quello che siamo. Che, come dice Vittorio Feltri: conquisteremo la parità con gli uomini quando ne avremo acquisito tutti i difetti. E siamo sulla buona strada...

Menta, cedro, cannella, ecco il vino primordiale

Corriere della sera


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Che gusto ha un vino di 3.700 anni fa? Sa di menta, cedro, miele, resina e cannella. Sono questi gli ingredienti che conteneva. Un cocktail oggi impensabile. Ma per i vignaioli antichi era una necessità. La scoperta che il vino del passato era sofisticato e non puro non è nuova, ma ora arriva una conferma importante. Nel nord di Israele, a Nahariya, sono state trovate quaranta anfore all’interno della cantina di un palazzo. Era la scorta di vino della famiglia, il vino migliore, da bere nei momenti importanti, durante i banchetti.

“Non è certo il vino che una persona vorrebbe bere per rilassarsi dopo una giornata di lavoro” spiega Andrew Koh della Brandeis University, uno degli archeologi che hanno presentato due giorni fa i risultati del ritrovamento e delle analisi chimiche sui resti nelle anfore. Assieme a lui c’erano Eric Cline della George Washington University e Assaf Yasur-Landau della Haifa University in Israele.
Mettere a fermentare assieme frutta diversa e uva era utile sia per rendere più dolce possibile il vino, sia perchè alcuni ingredienti avevano una funzione antibatterica. Così veniva preparato il vino della tradizione biblica e quello che venne fatto servire da Gesù alle nozze di Caana.

“Un paragone con un vino attuale? Il più vicino può essere il Moscato di Pantelleria – ipotizza il professor Attilio Scienza, docente di Viticoltura a Milano, l’Indiana Jones del vino, che gira il mondo per trovare le tracce genetiche delle piante antiche -. Il vino un tempo era solo dolce, anche i Romani aggiungevano la mirra. Il Moscato di Pantelleria è il vino che ancora oggi viene fatto con la stessa tecnica consigliata da Esiodo, viene aggiunta uva passa al vino base”.
Secondo lo storico della viticoltura Patrick McGovern, dell’università della Pennsylvania, la scoperta fatta nel Nord di Israele “getta una nuova luce sui percorsi del vino che da lì si diffuse in tutto il Mediterraneo”. I più antichi residui di vino sono stati trovati in Iraq, all’interno di una sola anfora, qualche anno fa, da una spedizione americana: risale a 6.000 anni fa. Anche in quel caso non era un liquido ricavato da sola uva.

Il vino puro, ricorda Scienza, è un sogno moderno, degli ultimi tre secoli. Prima lo si sofisticava anche con spezie e frutti usati come conservanti e aromatizzanti o come antisettici per evitare il proliferare dei batteri. Gli assiro-babilonesi aggiungevano miele e mosto cotto, serviva per bloccare la fermentazione in un epoca senza solforosa e con poca igiene.
“Era essenziale – dice il professore – dare gradevolezza al vino. A quell’epoca non era un alimento ma un liquido per i rituali, per l’estasi dionisiaca, una droga sociale, insomma”.
E quindi, nelle anfore israeliane simili a quelle antiche che sono state trovate anche in Georgia, si metteva un po’ di tutto. Le susine appena erano mature, poi arrivavano albicocche, pere, mele e alla fine l’uva, tutte assieme. Secondo Scienza “i Greci usavano invece solo uva, ma perché il clima secco non faceva crescere molte altre piante da frutto”. Il vino dell’antichità era sempre rosso, il bianco arriva dopo il grande freddo del 1300, quando vitigni allora rossi mutarono, come accadde con lo Chardonnay.

La scoperta e le analisi del gruppo israeliano e statunitense, indicano anche che già 3.700 anni fa si cercava di far riconoscere il proprio vino, producendolo con la stessa ricetta. Curtis Runnels, archeologo di Boston, dice che le analisi chimiche hanno chiarito che il contenuto di ogni anfora è molto simile a quello delle altre, “dimostrando coerenza e controllo produttivo che ci si aspetta da ogni cantina”.

Winamp addio: il riproduttore di file multimediali chiuderà il 21 dicembre

Il Messaggero


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Dopo oltre 15 anni uno dei riproduttori multimediali più famosi di sempre, Winamp, chiude i battenti. Ad annunciarlo è la stessa Nullsoft, l'azienda che gestisce il servizio, e che comunica: «Winamp.com e i servizi web associati non saranno più disponibili a partire dal prossimo 21 dicembre, dalla stessa data non sarà più possibile effettuare il download del media player».

È il segnale dell'inesorabile passare del tempo nel web, che si evolve talmente velocemente da far diventare obsoleto qualcosa che sembrava avveniristico solo poco tempo fa. Anzi, in realtà Winamp ha resistito fin troppo, visto che ormai da vari anni tutti i dispositivi e i sistemi operativi sono dotati dei propri riproduttori multimediali. Alla fine, però, ha dovuto cedere il passo. Molti accusano invece AOL, la società proprietaria di Winamp, di cattiva gestione. Ma forse sono solo i più nostalgici.

Sabato 23 Novembre 2013 - 18:14

Ultimo aggiornamento: 18:18

33 anni fa il terremoto in Irpinia: quei 90 secondi che sconvolsero la Campania

Il Mattino

AVELLINO - Una scossa di terremoto durata 90 secondi sconvolse l'Irpinia alle 19.34 del 23 novembre 1980. 2 mila 914 morti, 9 mila i feriti, 280 mila sfollati, 99 Comuni devastati, 18 rasi al suolo.


CatturaA 33 anni dal sisma, la Provincia di Avellino ricorda le vittime e traccia l'ennesimo bilancio sulle ferite non ancora rimarginate. I Comuni più colpiti furono quelli dell'Alta Irpinia, il «cratere» del terremoto che comprendeva Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, San Mango, Conza della Campania, Castelnuovo, Calabritto, Bisaccia, Lacedonia. Qui si contò il maggior numero di vittime, ma ad Avellino, nel centro storico, persero la vita 80 persone. 33 anni dopo la ricostruzione, avviata con la legge 219 del 1981 che comprendeva anche ingenti risorse per finanziare lo sviluppo industriale dei territori colpiti, può dirsi conclusa.

Luci ed ombre hanno invece caratterizzato la sfida della cosiddetta «industria in montagna», il piano di industrializzazione parcellizzato in nove aree industriali che, a pieno regime, avrebbe dovuto creare tra i 10 ed i 15 mila mila posti di lavoro. Negli anni sono state numerose le chiusure e i fallimenti, dovuti a produzioni finite presto fuori mercato ma anche ad imprenditori - come ha poi accertato la magistratura - che hanno lucrato sui finanziamenti. Restano però alcune eccellenze industriali, anche di respiro internazionale, nate negli anni successivi al terremoto, come quelle del comparto agro-alimentare, del software informatico e dell' aerospazio.

Nel tempo, il «terremoto dell'Irpinia» ha designato un fenomeno più vasto che ha compreso tre regioni (Campania, Basilicata e Puglia), 6 milioni di abitanti e 689 comuni. L'ultima indagine della Commissione insediata presso il Ministero delle Infrastrutture, del 2012, ha reso noto che per la ricostruzione abitativa in Campania sono stati erogati 14 mila e 500 miliardi di vecchie lire, a cui si aggiungono i 15 mila 500 miliardi destinati al piano di edilizia residenziale per Napoli. I fondi dell'articolo 32 della legge 219, destinati alle aree industriali di Campania e Basilicata, sono stati pari a 3,2 miliardi di euro.

Complessivamente, l'impegno economico per la ricostruzione e lo sviluppo delle zone terremotate, ad oggi è stato pari a 29 miliardi, 9,3 dei quali utilizzati per la ricostruzione abitativa. Il dato disaggregato fa emergere che soltanto un terzo degli stanziamenti statali è stato utilizzato per le case e che alla provincia di Avellino, quella più duramente colpita, sono stati destinati 4,4 miliardi.
Meno della metà. Per concludere definitivamente la ricostruzione post sisma del 1980 - secondo stime della Regione Campania - occorrerebbero quasi 4 miliardi, a fronte dei 286 milioni che i Comuni terremotati hanno a disposizione ma non hanno ancora speso. Dal 2008, non sono stati disposti dal Parlamento ulteriori stanziamenti statali che nei 10 anni precedenti erano stati complessivamente pari a 359 milioni.

 
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sabato 23 novembre 2013 - 17:02   Ultimo aggiornamento: 17:04

Ecco la nuova razza di cane che non invecchia mai: si chiama cava-poo-chon. "Vive 20 anni"

Il Mattino


Cattura
LONDRA - Si chiama cava-poo-chon ed è una nuova razza di cane che non invecchia mai. Anche quando è completamente cresciuto, il cagnolino appare sempre come un cucciolo, come se per lui il tempo si fosse arrestato. La razza canina viene allevato in Arizona, negli Stati Uniti da Linda e Steve Rogers e somigli molto ad un barboncino in miniatura. Il cava-poo-chon è stato generato dall'incrocio di tre razze, anche grazie all'aiuto di un genetista veterinario.

Il prezzo non è accessibile a tutti: viene venduto tra i 2.000 e i 3.500 dollari.

 
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sabato 23 novembre 2013 - 15:23   Ultimo aggiornamento: 15:25

Pistole invisibili, corsa per proibire l'arma che sfugge ai metal detector

Il Mattino

New York. In poco più di due settimane, una legge federale che vieta negli Usa le pistole invisibilì ai metal-detector arriverà a scadenza. Diversi senatori democratici lanciano l'allarme, sostenendo che oltre a rinnovarla è urgente anche adeguarla alle nuove minacce rappresentate dalle nuove stampanti 3D.


Cattura«La scadenza della legge, assieme ai progressi delle stampanti 3D, trasforma ciò che una volta era una ipotetica minaccia in una terrificante realtà» e «noi stiamo attivamente esaminando tutte le opzioni per adottare» norme che «elimino il problema», ha affermato il senatore Chuck Schumer. Grazie alle nuove tecnologie, è divenuto relativamente semplice costruire con stampanti 3D pistole interamente in plastica e quindi non rilevabili dai metal-detector.

«Viviamo in un mondo pericoloso. Consentire a terroristi, criminali e malati di mente di passare attraverso i metal detector con pistole di plastica che possono usare in aeroporti eventi sportivi e scuole è davvero una pessima cosa», ha notato Schumer. La legge attuale, che scade il 9 dicembre, vieta «la realizzazione, vendita e importazione di pistole non rilevabili dai metal detector o da apparecchiature a raggi X». Si tratta di una legge varata per la prima volta nel 1988 e da allora rinnovata due volte. Questa volta però, scrive Nbc News, a causa della radicalizzazione della scena politica Usa e del poco tempo rimasto, il rinnovo pare seriamente in dubbio.

 
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sabato 23 novembre 2013 - 15:31   Ultimo aggiornamento: 16:12

Stop alle scie chimiche» Il popolo del complotto scende in piazza

Corriere della sera

«Chi sta spruzzando, che cosa, e perché nei nostri cieli?»


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BOLOGNA - Complottisti di tutta Italia unitevi. Il popolo delle «scie chimiche» scende in piazza: l'appuntamento è fissato per il 21 dicembre a Modena con tanto di immancabile flash mob e corteo per le vie del centro cittadino. Sarà una sorta di Woodstock tricolore per chi crede che proprio in questo momento Jfk, Elvis e Osama Bin Laden si stiano godendo la loro meritata pensione in uno fazzoletto di terra all'interno dell'area 51. Le scie chimiche, in effetti, sono l'alfa e l'omega di chi, per fede e professione, confonde bufale e verità. Sarebbero, dicono loro, una specie di aereosol clandestino lanciato nell'atmosfera dai velivoli della «Spectra» globale per modificare il clima.

DALLA RETE ALLA REALTA' - Sta di fatto che per la prima volta la teoria del complotto esce dalla rete e arriva nella realtà. Grazie alla mobilitazione organizzata dalle sigle Riprendiamoci il Pianeta – Resistenza Umana, Bene Comune, Movimento Valori e Rinnovamento e la Draco edizioni specializzata in libri sull'esoterismo, lo yoga e la chiaroveggenza.

LE «SCIE CHIMICHE» - Inutile dire che le scie chimiche sono solo il gas di scarico degli aerei che forma scie di condensazione che non hanno sempre lo stesso aspetto e la stessa durata. Conviene, invece, leggere la chiamata alle armi dei mobilitatori. Un volantino che vale più di un'antologia. «Da diversi anni l'Italia è interessata da sempre più pesanti irrorazioni chimiche eseguite da aerei cisterna privi di riconoscimento che rilasciano nell'aria scie composte da metalli pesanti, alluminio, bario e polimeri sintetici», è l'incipit. Poi l'astuta domanda: «Chi sta spruzzando, che cosa, e perché nei nostri cieli?

La Nato e gli Usa devono dirci che cosa stanno facendo a nostra insaputa sulle nostre teste giocando con la nostra salute – aggiunge il manifesto -. Ogni persona di buon senso può osservare il fenomeno delle scie chimiche che vela sempre di più il nostro cielo che una volta era azzurro». Ovviamente stampa e politica, secondo i teorici delle scie chimiche, sono complici di questa incredibile macchinazione. Per fortuna che c'è chi non crede alla propaganda da quelli che loro considerano pennivendoli del regime. «Informiamoci, documentiamoci, uniamoci e lottiamo per fermare questi aerei della morte».

23 novembre 2013
Marco Madonia

Ecco il ritratto del "Greenpirla", l'eroe verde che rischia la Siberia

Libero

Il commento di Facci sulla vicenda di Cristian D'Alessandro, l'attivista di Greenpeace arrestato in Russia


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È così, il mondo si divide tra eroi e pirla. E tu, Cristian D’Alessandro, 31 anni da Napoli, sei un eroe: in nome della sacrosanta questione ambientale - detto senza la minima ironia - hai assaltato una piattaforma petrolifera della Gazprom, sul Baltico russo, e ti sei fatto arrestare assieme agli amici di Greenpeace. Due mesi di galera e poi, ai cronisti che ti attendevano all’uscita dal carcere, la tua frase eroica davanti alle telecamere: «Lo rifarei».

Bravo, tu puoi, perché sei un eroe, gli altri invece non possono, perché sono dei pirla. Tra questi: l’intera Farnesina coi suoi 64 giorni di pressione ininterrotta sulla Russia, il ministro Emma Bonino con le sue telefonate all’omologo Sergej Lavrov, poi l’ambasciatore a Mosca, il console a San Pietroburgo, la legazione diplomatica che ha anticipato i 45mila euro della tua cauzione, il tuo avvocato, persino tua madre con le sue lettere al capo della diplomazia italiana, infine - quanti pirla, eh? - gli altri dieci scarcerati di Greenpeace che si sono ben guardati da sparare tronfiaggini come le tue, anche perché il processo deve ancora incominciare e il rischio è di beccarsi sette anni di galera: galera russa, perché quella è la Russia, amico eroe, non è la Ue, non è l’Italia, non è Napoli, forse non hai capito. Il Pianeta rischia di morire e ha bisogno di verdi eroi, tu rischi la Siberia e hai bisogno di grigi pirla. Fagli almeno una telefonata.

di Filippo Facci
@FilippoFacci