giovedì 5 dicembre 2013

E' morto Nelson Mandela

La Stampa

Fu il primo presidente a essere eletto in Sud Africa dopo la fine dell’apartheid



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Nelson Mandela è morto a 95 anni. Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, ha annunciato stasera in un commosso discorso televisivo alla nazione la scomparsa del suo predecessore, eroe della lotta all’apartheid nel Paese.

«Adesso riposa, adesso è in pace. La nostra nazione ha perso un grande figlio. I nostri pensieri - ha detto - sono con la sua famiglia, con i colleghi e amici e con il popolo sudafricano».
Zuma ha ordinato il lutto nazionale.

 


Il simbolo della battaglia contro l’apartheid

 

Come sarebbe il Parlamento senza il Porcellum

Libero


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Dopo la sentenza della Consulta ci si chiede come sarebbe stato il Parlamento senza l alegge elettorale che è stata bocciata dai giudici. La geografia politica sarebbe stata molto diversa. Il Fatto Quotidiano ha ridisegnato i banchi del Parlamento ed ecco cosa è venuto fuori: il Pd avrebbe quasi dimezzato i seggi e sarebbe costretto alle larghe intese per i prossimi venti anni. Il Movimento Cinque Stelle, avrebbe avuto una rappresentazione maggiore.

I numeri -  Il Pd, eliminando il premio di maggioranza alla Camera e quelli regionali al Senato sarebbe ancora il primo partito con 177 seggi a Montecitorio (contro gli attuali 297) e 94 in Senato (contro gli attuali 110). Grillo però avrebbe portato a casa 170 deputati (contro gli attuali 109)  e 85 senatori (attualmente ne ha 54). La legge Porcellum ha sempre garantito una "rendita di posizione" al partito vincitore di turno. Il Pdl ha ottenuto alla Camera solo 98 seggi. Senza il premio di maggioranza del Porcellum ne avrebbe avuti 135. 

Al Senato dove invece il premio si calcola su base regionale sarebbe stato penalizzato: solo 77 seggi contro gli attualii 98.  Svantaggi dal Procellum anche per Scelta Civica e la Lega Nord. Al Senato i Padani hanno 17 seggi ma senza il Porcellum ne avrebbero avuti 13. Alla Camera però i 18 deputati sarebbero diventati 29. Per Quanto riguarda Scelta Civica i 19 senatori sarebbero diventati 29 mentre alla Camera contro gli attuali 39 deputati, ne avrebbe avuti 57.

Due milioni di password rubate da un solo virus

Corriere della sera

Colpite utenze di Facebook, Twitter, Gmail con Pony Botnet Controller, malware capace di controllare il pc infetto

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MILANO - Due milioni di password rubate da Facebook e Twitter non sono tante sul miliardo di utenti che li utilizzano ma il fatto che un solo programma sia riuscito a farlo rende la faccenda ben più interessante. Partito il 21 ottobre, l’attacco è valso un bottino di un milione e mezzo di credenziali per l’accesso ai siti, 320 mila account email, 41 mila accessi all’FTP e tremila accessi al remote desktop, il controllo a distanza di un computer da parte di un altro terminale. Oltre ai due social network risultano colpiti anche Gmail, Yahoo e LinkedIn, in pratica la nostra vita in Rete.

VIRUS GLOBALE - La portata è stata globale con ben 92 Paesi colpiti tra cui l’Italia ma va detto però che ad essere assaltati sono stati sopratutto gli account coperti da password deboli e scontate come «123456», «123456789», «1234», e, incredibilmente, la parola «password». A livello geografico la nazione più colpita sono stati i Paesi Bassi seguiti da Thailandia, Germania, Singapore e Indonesia. L’Italia fortunatamente non compare tra i primi dieci che vedono la presenza anche di Stati Uniti, Siria, Iran e Libano anche se la localizzazione è difficoltosa. Probabilmente i computer di questi Paesi sono serviti solo da ponte per la diffusione del virus con un sistema di rimpalli continui che fa perdere le tracce dei computer infetti.

SOLO UN PONY - Il virus, chiamato Pony Botnet Controller, è arrivato all’attenzione dell’azienda per la sicurezza informatica Trustwave SpiderLabs dopo che un leak ha rivelato il suo codice sorgente, il suo DNA per così dire, così da permettere all’azienda di smascherarlo. Il suo funzionamento è rapido, preciso e sottile. In pratica ogni botnet è una rete di computer infetti che vengono controllati da un solo criminale all’insaputa degli utenti: più il botnet è efficace, maggiore sarà la sua portata e soprattutto la sua capacità di celarsi agli occhi indiscreti di antivirus e cyberpoliziotti. Pony in particolare consente di controllare 24 ore su 24 tutte le attività di ogni singolo computer infettato, registrarne le azioni e fare statistiche sul suo utilizzo così da carpirne i dati più interessanti. Incapparci è semplicissimo: basta andare su siti poco sicuri, cliccare link malsani e magari dargli una mano scegliendo password banali.

BUSTE PAGA RUBATE- A prescindere dai privati cittadini, la vittima più illustre di questo attacco è stata la Automatic Data Processing (ADP), azienda statunitense che fornisce software gestionali per la contabilità alle imprese. Al momento le sono state sottratte oltre ottomila credenziali di accesso che vengono usate dalle risorse umane per gestire i pagamenti dei propri dipendenti. Come afferma John Miller di Trustwave, i responsabili dell’attacco potrebbero essere stati in grado di modificare gli stipendi dei dipendenti, tagliarli o aumentarli a loro discrezione.

CAMBIARE PASSWORD - Per correre ai ripari Facebook, LinkedIn e Twitter hanno chiesto agli utenti colpiti di resettare le password mentre Miller consiglia di aggiornare il proprio antivirus e di scaricare le ultime versioni del browser, di tutti i programmi Adobe installati e di Java. E magari, aggiungiamo noi, scegliere una password degna di questo nome.

05 dicembre 2013

Yotaphone, dalla Russia con due schermi

Corriere della sera

Da un lato un touchscreen Lcd, dall’altro un display a inchiostro elettronico. In arrivo nel 2014

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MILANO - Viene dalla Russia ma al posto dell’amore lo YotaPhone porta due schermi. Curioso cellulare da lungo annunciato e appena lanciato a Mosca, di fronte ha un LCD a colori, dietro un display in inchiostro elettronico. Il primo è un touch screen da 4,3 pollici con risoluzione 720 x 1280 pixel, l’altro ha le stesse dimensioni, risoluzione di 360x640 pixel, è in bianco e nero come tutti i display in e-ink e presenta una parte touch nella fascia inferiore.



DOPPIO DISPLAY - Insomma, di fronte è un cellulare e dietro un eReader ma non serve solo a leggere libri elettronici. La sua funzione è di mostrare un’informazione senza dover ogni volta avviare il display a colori, un’idea geniale che risparmia tempo e batteria. Si può vedere una mappa o un biglietto aereo, controllare l’email, i feed di Facebook o Twitter o l’andamento della borsa senza consumare energia. Gli EPD, Electronic Paper Display, infatti attingono energia solo quando cambiano l’immagine quindi il monitor rimane acceso anche se la batteria è del tutto scarica. «Non è necessario tenere il telefono in mano e non si deve sbloccarlo ogni cinque minuti», afferma l’amministratore delegato della società, Vladislav Martynov, che chiosa sornione: «Chi ha bisogno di un assistente personale che deve essere attivato?».


FINO A 68 ORE - La svolta insomma è tutta a favore dell’autonomia visto che, come afferma la casa madre, la batteria da 1800 mAh è in grado di raggiungere le 68 ore di uso limitandosi al solo display in bianco e nero. Grazie all’app Put2Back poi i due display comunicano tra loro permettendo per esempio di cercare un indirizzo su Google Maps usando lo schermo a colori e visualizzare la mappa sul retro o al contrario leggere un ebook in bianco e nero e cercare una parola che non si conosce su quello a colori. Il tutto con un solo tocco.

CARATTERISTICHE INTERESSANTI - A livello tecnologico la sfida del doppio schermo è stata tutta giocata tutta sul calore. I display a inchiostro elettronico infatti tendono a deteriorarsi velocemente al caldo e la temperatura generata dalla CPU del telefono e dallo schermo a colori poteva far deragliare l’idea. A quanto pare però è stata superata di slancio. Nonostante sia sconosciuta, la Yota Devices non è una parvenu: nata come la branca di una società che forniva componenti elettroniche all’esercito russo, ha conquistato il sei per cento del mercato mondiale di modem e router per LTE e si è avvalsa degli ingegneri scappati o licenziati dalla Nokia. Il risultato di tante forze si vede. Lo YotaPhone è un device dal design gradevole con una scocca di 133.6x67x9.99mm, più o meno quanto un Galaxy S4. All’interno troviamo componenti interessanti: CPU dual core da 1,7 GHz, 2GB di Ram, memoria interna su scheda eMMC fino a 32GB, fotocamera frontale da 2 Mpixel e posteriore da 13 Mpixel con flash. Non proprio da primo della classe ma comunque superiore alla fascia media.

ARRIVA NEL 2014 - Il peso raggiunge i 146 grammi e a muovere il tutto ci pensa Android 4.2 JellyBean. Buono il prezzo. In Russia costa 19,990 rubli, circa 440 euro, ma in Europa arriverà a 499 euro a partire da Germania, Francia, Austria e Spagna. Lo sbarco in Italia invece è previsto per l’inizio del 2014 e chissà che per la prima volta il nostro cellulare parlerà russo.

05 dicembre 2013

Alessio Lana

La Consulta: il Porcellum è incostituzionale

Corriere della sera

Per i giudici sono incostituzionali il premio di maggioranza senza soglia e le liste bloccate

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Il «Porcellum» è incostituzionale. Lo ha stabilito al termine di una lunga camera di consiglio la Corte Costituzionale, dichiarando illegittimi sia il premio di maggioranza senza soglia sia le liste bloccate, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza. Le motivazioni del pronunciamento «saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici», rendono noto i giudici. «Resta fermo che il Parlamento - scrivono ancora - può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali».

Calderoli: «Ecco il retroscena della porcata» 
Calderoli: «Ecco il retroscena della porcata»

COMITATO RISTRETTO - La bocciatura del Porcellum da parte della Consulta arriva nel giorno in cui, a sorpresa, la commissione Affari costituzionali del Senato istituisce un «comitato ristretto» per l’esame della legge elettorale. Il comitato sarà costituito da un rappresentante di ciascun partito, più i due relatori del testo Doris Lo Moro e Donato Bruno, con diritto di voto, ma potranno assistere ai lavori tutti i membri della commissione. I senatori avranno tempo fino alla fine di gennaio per presentare una proposta alla commissione.



05 dicembre 2013 (modifica il 05 dicembre 2013)



Nuova legge o proporzionale. La strettoia delle preferenze
Corriere della sera

Ma la decisione non ha effetto sugli attuali parlamentari La decorrenza La decorrenza dei «reali effetti giuridici» dipende dalla pubblicazione delle motivazioni della Consulta

ROMA - E ora può succedere di tutto. Il Parlamento «può sempre approvare nuove leggi elettorali», come sottolinea la Corte, ma di sicuro Camera e Senato dovranno puntare su un sistema che non preveda i due macigni introdotti dal «Porcellum» nel 2005: il premio di maggioranza senza soglia di accesso e le liste bloccate che non danno la possibilità di esprimere la preferenza. Il percorso è segnato dai giudici delle leggi. Eppure la nebbia è ancora fitta perché le opzioni offerte dalla Consulta al legislatore sono molteplici: sistema tedesco «all’italiana» (50% maggioritario con collegio uninominale, 50% proporzionale con preferenza), doppio turno alla francese, proporzionale puro, sistema spagnolo. Se poi il Parlamento non dovesse intervenire, al momento della sua pubblicazione la sentenza della Corte produrrebbe una legge elettorale residuale zoppicante: senza premio di maggioranza, infatti, il «Porcellum» dovrebbe produrre per sottrazione un sistema proporzionale puro ma rimane il problema della preferenza che non può essere il semplice risultato di un’operazione aritmetica.

E se il Parlamento non legifera? Se per ipotesi si votasse oggi, si andrebbe alle urne con il «Porcellum» perché, come spiega il comunicato della Consulta, «gli effetti giuridici» della decisione avranno effetto solo nelle «prossime settimane», comunque dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Bene, ma cosa succederebbe se poi la Corte producesse gli effetti giuridici annunciati in assenza di un intervento legislativo risolutivo? Qui nascerebbero problemi seri perché una «toppa» ce la potrebbe mettere solo il governo con decreto legge, o lo stesso Parlamento con leggina, capace di inserire nell’ordinamento il voto di preferenza. In alternativa, si potrebbe pure andare a votare con una legge imperfetta (proporzionale con liste bloccate) ma poi ci sarebbe l’avvocato Aldo Bozzi, o chi per lui, pronto a risollevare la questione davanti alla Consulta. Questo schema, tuttavia, non convince il professor Andrea Morrone (che con passione seguì il comitato referendario bocciato alcuni mesi fa dalla Corte): «Una semplice operazione di sottrazione, con la cancellazione delle norme relative al premio di maggioranza, non può portare a un sistema proporzionale. Per ottenere questo risultato la Corte dovrà proporre qualcosa in positivo». Stessa considerazione la fa Peppino Calderisi, ex parlamentare del Pdl ora consulente del ministro Quagliariello: «I conti non tornano. Non basta levare il premio per tornare al proporzionale».

Può rinascere il Mattarellum?
Su questo punto la Corte si è divisa. Una parte dei giudici avrebbe sposato la tesi della «reviviscenza» proposta in udienza pubblica dai ricorrenti e illustrata dall’avvocato Giuseppe Bozzi, quella secondo la quale la cancellazione completa del «Porcellum» avrebbe dovuto resuscitare d’incanto la vecchia legge detta del Mattarellum: 75% maggioritario con i collegi uninominali, 25% proporzionale con listini bloccati. Ma così non è andata perché una maggioranza seppur risicata del plenum (8 giudici) ha battuto una minoranza (7 giudici) che avrebbe voluto spingere l’opera di demolizione ben oltre il premio senza soglia e le liste bloccate.

I parlamentari senza preferenza
I parlamentari eletti a febbraio del 2013, senza un voto di preferenza, sarebbero tutti «politicamente delegittimati» se non si prendesse alla lettera il comunicato della Corte. Il quarto capoverso della nota firmata dal presidente Gaetano Silvestri argomenta: «Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali». Per la Corte, questa sottolineata legittimazione delle assemblee parlamentari, che per altro hanno rieletto la scorsa estate il capo dello Stato, vale ora ma deve valere anche dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, «dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici». Come dire, il «Porcellum» è una legge imperfetta ma la volontà popolare va rispettata. Per cui si intende che le nuove regole (premio di maggioranza con soglia di accesso, e voto di preferenza) debbano valere per il futuro.

I deputati non convalidati Ben 629 deputati (tutti tranne quello eletto in Val D’Aosta con il maggioritario) sono stati proclamati dalle corti d’Appello ma non convalidati dalla giunta delle Elezioni di Montecitorio. La Corte, comunque, ha già detto la sua su questo aspetto della sentenza che «è destinata a non avere effetti sugli attuali parlamentari» La sentenza, «sarà cogente solo dopo la pubblicazione delle motivazioni e vengono fatti salvi gli effetti di legge per il passato»

05 dicembre 2013



L’estremo rimedio
Corriere della sera

Ora le anime belle dei partiti metteranno alla berlina la Consulta. Ne denunceranno l’ingerenza, l’invadenza, la supplenza. No, è la loro assenza che va piuttosto denunciata. È il vuoto politico che ha tenuto a galla per tre legislature una legge elettorale che costituisce di per sé un insulto alla democrazia. Perché non siamo più elettori, quando non possiamo decidere gli eletti. E perché i rappresentanti non rappresentano nessuno, quando per entrare in Parlamento usano il vecchio quiz di Mike Bongiorno ( Lascia o raddoppia?), grazie a un premio di maggioranza che premia in realtà una minoranza.

Certo, sarebbe stato meglio, molto meglio, che a scrivere le nuove regole del gioco fossero state le assemblee legislative. Nell’inerzia delle Camere, al limite avrebbe potuto provvedervi con decreto lo stesso esecutivo, dato che ogni decreto va pur sempre convertito in legge. Una sentenza costituzionale non è la via maestra, non è mestiere della Consulta scrivere le leggi elettorali. Ma fra il nulla e la sentenza, meglio la sentenza. Alla fine della giostra, è infatti di questo che si tratta: un rimedio estremo rispetto a un danno estremo. Dunque un insuccesso per la democrazia dei partiti, un successo per lo Stato di diritto. Significa che dopotutto c’è ancora un giudice a Berlino, come sospirava il mugnaio di Potsdam.

Con quali conseguenze, sul piano del diritto? E con quali argomenti di diritto? Questi ultimi li conosceremo quando verrà depositata la sentenza, corredata dalle sue motivazioni. Per intanto c’è solo un comunicato, e anche alquanto scarno. Ma basta per tirare alcune conclusioni. Primo: non ritorna in vigore il Mattarellum , pace all’anima sua. La Consulta non ha cassato l’intera legge elettorale, manca pertanto il presupposto per riesumare la normativa preesistente. Secondo: via il premio, sia alla Camera che al Senato. Ne scaturisce dunque un proporzionale puro, con soglie minime per guadagnare seggi. Con meno del 2%, ogni partito otterrà il suo posto in Paradiso. Non è esattamente l’ideale per governare quest’Italia sgovernata, però i partiti hanno tutto il tempo per correggere, emendare, riformare.

E anzi dovranno farlo, giacché la Consulta ha annullato pure le liste bloccate, nella parte in cui impediscono al popolo votante d’esprimere una preferenza sul popolo votato. Come? Qui è impossibile pretendere ricette dai giudici costituzionali: la loro funzione s’esercita soltanto in negativo, come diceva Kelsen. Servirà quindi un’operazione di cosmesi, ma non è la prima volta che la Consulta mette il legislatore in mora. Un caso analogo si registrò al tempo del referendum sul maggioritario (sentenza n. 32 del 1993), e almeno in quella circostanza il legislatore fu solerte. Sancendo così il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica; e vedremo a breve se questa sentenza sarà il preludio della terza. Nel caso, dovremo innalzare un monumento a due signori, alla loro ostinazione. Aldo Bozzi, l’avvocato milanese di 79 anni che ha sollevato l’incostituzionalità del Porcellum . Roberto Giachetti, in sciopero della fame da 59 giorni per la sua riforma. Buon appetito a entrambi, ma a questo punto siamo tutti un po’ affamati.
michele.ainis@uniroma3.it

05 dicembre 2013





Le leggi elettorali in Italia

Corriere della sera



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La legge elettorale attualmente in vigore è la n. 270 del 21 dicembre 2005. Porta il nome del suo relatore, l’allora ministro delle riforme, il leghista Roberto Calderoli. Il nomignolo con cui tutti oggi vi si riferiscono (nessuno la chiama Legge Calderoli e men che meno con l’identificativo numerico) deriva da una frase pronunciata dallo stesso Calderoli quando, nello studio di Matrix, ebbe a definirla una «porcata». Per similitudine con il Mattarellum, la legge Mattarella in vigore fino a quel momento, è stata appunto ribattezzata «Porcellum». Prevede un sistema di voto fortemente proporzionale ma con premi di maggioranza finalizzati a garantire governabilità ma che possono anche portare ad un Parlamento molto lontano dalla fotografia del voto stesso, come accaduto nell’ultima tornata. Alla Camera la coalizione vincente acquisisce infatti almeno 340 seggi su 630, indipendentemente dal totale dei consensi raccolti. Nell’ultima tornata il centrosinistra si è garantito il 54% dei seggi pur avendo conquistato solo il 29,5% dei voti. Quasi un raddoppio.

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Deve il suo nome ad una sintesi del politologo Giovanni Sartori che si ispirò al nome del suo relatore. Èl’insieme di due leggi, la 276 e la 277, del 4 agosto 1993. È un sistema perlopiù maggioritario con recupero proporzionale per il 25% dei seggi. E’ frutto del referendum del 18 aprile di quell’anno che aveva spinto per il passaggio dal vecchio proporzionale puro ad un sistema, appunto, maggioritario che consentisse maggiore governabilità. Il territorio italiano era diviso in 475 collegi uninominali per la Camera e 232 per il Senato. In ciascun collegio risultava eletto il candidato (uno per ogni partito o coalizione) che avesse avuto il maggior numero di voti, anche uno solo in più degli avversari. Il 25% di quota proporzionale era eletto sulla base di liste bloccate. Il meccanismo dello scorporo avrebbe dovuto garantire le forze minori, escludendo dal conteggio i voti serviti al partito di maggioranza per fare eleggere il candidato della parte uninominale. Per aggirarlo sono però state spesso create «liste civetta» (la più emblematica fu la «Lista per l’abolizione dello scorporo», abbinata alla Casa delle Libertà) a cui attribuire gli eletti nell’uninominale per non intaccare il tesoretto di voti del

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La prima legge elettorale dell’Italia repubblicana è un proporzionale sostanzialmente puro rimasto in vigore fino al 1993. È la stessa, nata con un decreto legislativo luogotenenziale (il n. 74 del 10 marzo 1946) dopo il via libera della Consulta Nazionale. Era nata per l’elezione dell’Assemblea Costituente, chiamata a redigere la Costituzione. E fu poi utilizzata per tutte le successive tornate. Nel 1953 il governo De Gasperi tentò di introdurre un premio di maggioranza: l’assegnazione del 65% dei seggi alla forza politica che avesse ottenuto almeno il 50%+1 dei seggi. La norma, proposta in Aula dal ministro dell’Interno Mario Scelba, fu contestata duramente dalle opposizioni che la ribattezzarono «legge truffa», perché a loro dire avrebbe alterato fortemente il risultato elettorale. Non diede mai effetto perché nessuno riuscì a superare il 50% (la coalizione tra Dc, Psdi, Pli, Pri, Svp e Partito sardo d’azione arrivò al 49%). E l’anno successivo venne abrogata.

Sequenziato il Dna umano più antico: 400 mila anni fa

Corriere della sera

Sorpresa: i resti hanno mostrato più affinità con i Denisoviani che ai Neandertal

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È stato sequenziato il materiale genetico più antico legato all’evoluzione umana. Risale a 400 mila anni fa e presenta diverse sorprese. Il materiale è stato estratto dai resti di uno scheletro di Homo heidelbergensis, trovati nella grotta Sima de los Huesos, nella Sierra di Atapuerca nel nord della Spagna. I resti non hanno evidenziato affinità con i Neandertal, come i ricercatori avevano supposto, ma a un’altra specie umana, i Denisoviani rinvenuti in Siberia, specie affine sia ai Neandertal che agli uomini moderni, di cui sono stati trovati alcuni tratti genetici negli aborigeni in Papua-Nuova Guinea. La sequenza quasi completa di genoma mitocondriale è stata ricavata a partire da un osso con una tecnica innovativa.

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Il significato della scoperta è che l’origine dei Neandertal e degli uomini moderni ha seguito un’evoluzione più complessa di quanto finora ritenuto. Il risultato si deve al gruppo coordinato da Svante Paabo dell’Istituto Max Planck di antropologia evolutiva, che ha messo a punto un nuovo metodo per estrarre il Dna antico dai fossili. «La scoperta è inaspettata», sottolinea il primo autore dell’articolo pubblicato su Nature, Matthias Meyer, «perché i resti hanno elementi fisici simili ai Neandertal, con cui pensavamo ci fosse un antenato comune». Il risultato invece non ha sorpreso l’antropologo Giorgio Manzi, dell’Università La Sapienza di Roma: «L’uomo di Denisova è a mio avviso una variante tarda di Homo heidelbergensis e trovo dunque appropriata questa affinità genetica».

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LA GROTTA - Situata 30 metri sottoterra, satura di umidità e con una temperatura quasi costante di 10,6 gradi, la grotta spagnola costituisce il più grande giacimento di fossili umani del Pleistocene (500-120 mila anni fa). Oltre a ossa di animali, sono stati rinvenuti i resti di almeno 28 scheletri di ominidi. Le ricerche dell’équipe tedesca-spagnola sono iniziate nel 2010, su un femore umano rinvenuto accanto a quelli di un 0rso delle caverne di 300 mila anni fa. Grazie a soli 2 grammi di polvere proveniente dall’osso umano, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire la sequenza mitocondriale, che si trasmette esclusivamente per linea materna. Ne è risultata la vicinanza genetica con i Denisoviani più che ai Neandertal. L’Uomo di Sima si è probabilmente separato circa 700 mila anni fa da un antenato comune con i Denisoviani. I ricercatori immaginavano anche che l’Uomo di Sima potesse essere una forma molto arcaica di Neandertal, invece dai risultati risulta che in quel periodo la derivazione dei Neandertal da H. heidelbergensis ancora non vi era stata.


05 dicembre 2013

I silenzi di Boldrini e Vendola sulle conigliette del sindaco Sel

Stefano Zurlo - Gio, 05/12/2013 - 07:44

Stefàno a Taranto si presenta in conferenza stampa con due ragazze sexy infiocchettate come oggetti. Il presidente della Camera e il suo leader ora non gridano allo scandalo

C'è chi sullo sfondo coriandoloso della sala colloca un presepe. Oppure un più laico e luminoso albero. O qualcosa del genere, una cometa di passaggio come tutte le comete.


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A Taranto, no: Ippazio Stefàno, il sindaco di Sel, l'amico di Nichi Vendola, il sinistro che guida una delle realtà più sinistrate d'Italia, ha pensato bene di ingentilire la conferenza di presentazione delle attività natalizie piazzando due piacenti ragazze ben infiocchettate di rosso nei pressi del tavolo. Sì, avete capito bene: dalle parti di Vendola e del suo partito che poi sono le stesse, per intenderci, della presidente della Camera Laura Boldrini, la donna è sacra.

E la sua condizione è oggetto di omelie perenni. Più puntuali di quelle che si fanno alla domenica in chiesa. La Boldrini, per capirci, è arrivata a benedire la scomparsa dai palinsesti Rai di Miss Italia. Naturalmente con parole concettose: «Solo il 2% delle donne in televisione esprime un parere. Per il resto è muto, spesso svestito, non ha modo di esprimere un'opinione».

Di qui la bocciatura senza appello dello storico concorso che fa parte del costume nazionale: «Spero che le ragazze italiane per farsi apprezzare possano avere altre occasioni che non quella di sfilare con un numero. Le ragazze italiane hanno altri talenti». Vendola? La sua narrazione, come ama dire il presidente della Regione Puglia, è un po' più tortuosa ma gira e rigira, passando per l'immancabile berlusconismo, si arriva allo steso approdo del presidente Boldrini:

«La necessità di uno sguardo femminile è necessario. Occorre cancellare Berlusconi, ma soprattutto è determinante eliminare il berlusconismo che ha impregnato il pensiero culturale dell'Italia. Il cuore del berlusconismo che abbiamo conosciuto negli ultimi due decenni è stato il sessismo, l'esibizionismo sfrenato del dominio maschile: nelle parole, nell'economia, nella vita pubblica e in quella privata».

Appunto. Vallo a dire al primo cittadino di quella città bellissima e sventurata che è Taranto, con il dramma dell'Ilva in primo piano. L'anno scorso aveva già fatto epoca la foto di Stefàno in giro per la sua città martoriata con la pistola nella fondina, stile sceriffo del West. E Vendola si era sgolato e risgolato a spiegargli che no, lui deve camminare per Taranto come San Francesco, protetto solo dall'affetto e dalla solidarietà dei suoi amici, dei suoi compagni, di chi gli vuole bene. E lui alla fine si era arreso: «Rinuncio alla pistola».

Adesso l'etica puritana boldriniano-vendoliana subisce un nuovo colpo e scivola sulla conferenza stampa del sindaco Stefàno. Niente iconografia natalizia, sarà la spending review, niente addobbi e nemmeno renne o slitte. Sorpresa: a Taranto preferiscono due ragazze sobriamente, anzi molto sobriamente vestite, la Boldrini le definirebbe mezze svestite. Con tanto di fiocco rosso, come fossero scatole di cioccolatini, un gentile omaggio per gli abitanti affamati della città o per chi si soffermi sulle foto. Siamo, sia pure vagamente, dalle parti del berlusconiano Drive in o più banalmente nei pressi della fenomenologia della coniglietta, un'icona femminile che evidentemente è inaffondabile. E torna a galla a dispetto delle tirate moralistiche di Vendola, Boldrini e compagnia.

Certo, ciascuno è responsabile di quello che fa, ma la politica non funziona come il codice penale e se il biglietto da visita di un'amministrazione è questo, allora vuol dire che certe demonizzazioni servono solo per raccattare qualche voto nell'urna e sono solo la proiezione di una robusta dose di cinismo. Del resto in un'intercettazione diventata ormai famosa è proprio Vendola, il Vendola duro e puro, a ridere allegramente dei morti di tumore dell'Ilva. Contraddizioni, piccole e grandi, dell'ipocrisia rossa.

Viveva a Belluno, cacciato l’ex leader del Ku Klux Klan

Corriere della sera

Il politico ex leader del Ku Klux Klan si trasferisce sulle Dolomiti, ma la questura scopre che è stato messo al bando. Lui ricorre al Tar


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BELLUNO — La questura di Belluno ha cacciato l’ex candidato alle primarie del Partito Repubblicano americano David Duke, perché considerato «pericoloso». Il politico statunitense, con un passato da leader del movimento xenofobo Ku Klux Klan, si era trasferito sulle Dolomiti per motivi di studio (è uno scrittore di successo e pare stesse svolgendo alcune ricerche) ma, dopo un anno e mezzo trascorso sulle montagne venete, la polizia ha scoperto che su di lui pende un provvedimento di inammissibilità nell’area Schengen emesso dalle autorità svizzere il 7 settembre del 2009: per dieci anni è persona non desiderata in Europa. Stando a quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, nei confronti di Duke è stata accertata «la perdurante pericolosità sociale» perché «in base a fonti ufficiali attendibili, è stato indicato come soggetto intenzionato a costituire in Europa un’organizzazione con l’obiettivo dello sterminio della razza nera ed ebrea».

Questi i motivi che hanno spinto la questura di Belluno a rigettare la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno che era stata presentata dall’ex deputato alla Camera dei Rappresentanti della Louisiana (dal 1989 al 1993) che viveva sulle Dolomiti - pressoché in incognito - almeno dal febbraio del 2011. David Duke oggi è un carismatico 53enne, ma quando aveva poco più di vent’anni fondò la sede in Louisiana dei Cavalieri del Ku Klux Klan per poi venire nominato «gran Wizard» (capo supremo), avviando una profonda riforma dell’organizzazione che portò a promuovere la non violenza e la legalità, e ad accettare, per la prima volta nella storia del Klan, anche le donne. In seguito prese le distanze dal Kkk per dedicarsi alla politica: negli anni Novanta, con i Repubblicani, partecipò alle Primarie per la corsa alla presidenza e al senato, mentre lo scorso anno ha annunciato la sua candidatura alle presidenziali americane.

Sfruttando il suo appeal sui bianchi - e non solo quelli statunitensi - ha intrapreso con successo la carriera di scrittore. È autore di diversi libri, uno dei quali è diventato un best-seller mondiale: Jewish Supremacism («Il suprematismo ebraico ») per il quale è bollato come negazionista. I problemi per Duke sono iniziati nel 2009, quando venne invitato nella Repubblica Ceca da un gruppo neo-nazista proprio per promuovere il suo libro. Giunto a Praga, fu arrestato con l’accusa di «negare o approvare il genocidio nazista e altri crimini nazisti» e per «la promozione di movimenti che vogliono sopprimere i diritti umani». La polizia lo rilasciò il giorno successivo, a condizione che lasciasse il Paese entro la mezzanotte. Nei mesi successivi la procura di Praga fece cadere tutte le accuse, ma quell’inchiesta diede il via alla messa al bando del politico statunitense, che in patria può contare sull’appoggio di migliaia di attivisti del movimento Tea Party. Le autorità elvetiche hanno infatti emesso il provvedimento di inammissibilità nell’area Schengen valido fino al 7 settembre del 2019.

Quanto basta per obbligare l’Italia a impedirgli di risiedere nel proprio territorio nazionale. Al massimo può ammirare le Dolomiti da semplice turista. Ma allora, come ha potuto trasferirsi a Belluno un uomo sospettato di voler costituire in Europa una sorta di nuovo Ku Klux Klan? Semplice: per un banale errore burocratico. Al suo arrivo, il politico ha dichiarato di chiamarsi Ernest (il suo secondo nome) mentre nella segnalazione svizzera compare come Ernest David Duke. E questo «disguido» è bastato a fargli ottenere sia il visto di ingresso in Italia che il suo primo permesso di soggiorno. Un anno dopo, il 19 gennaio 2012, ha chiesto il rinnovo del titolo ed è solo a quel punto che sono emersi i primi sospetti. La questura di Belluno ha così avviato accertamenti su quel cittadino americano, arrivando a scoprire il suo turbolento passato.

Dopo quasi un anno, il 5 novembre 2012, l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno è stata respinta, e l’uomo che sogna la Casa Bianca ha dovuto lasciare immediatamente l’Italia. La vicenda sarebbe probabilmente rimasta segreta, se lui non avesse deciso di dare battaglia trascinando il ministero dell’Interno davanti al Tar del Veneto. Difeso dall’avvocato Filippo Augusto, ha chiesto ai giudici di annullare il decreto del questore di Belluno. «Non è un uomo pericoloso», assicura il legale. «Non è mai stato accusato di voler fare proselitismo xenofobo in Italia ». Martedì il tribunale ha depositato la sentenza, secondo la quale la polizia ha agito correttamente: ricorso respinto e il politico americano dovrà pure pagare duemila euro di spese legali. «Non è finita - assicura l’avvocato Augusto - faremo ricorso al Consiglio di Stato».

05 dicembre 2013

Vivere senza casa é possibile” Usa, a scuola di senzatetto

La Stampa

paolo mastrolilli
new york

Un ex programmatore finito sotto i ponti insegna agli homeless come resistere e tentare di risalire



Cattura
C’è un homeless a Seattle che insegna a fare l’homeless, nella speranza di incassare abbastanza soldi dai suoi corsi per smettere di vivere in mezzo alla strada. Si chiama Mike Momany, e la sua trovata sta generando ogni genere di polemiche e condanne. Mike ha 44 anni e di mestiere faceva il programmatore di computer a contratto. Qualcosa è andata storta, ha perso il lavoro, e lui è finito letteralmente sotto i ponti. «Ho cominciato a praticare una forma di minimalismo», come spiega lui stesso, per vedere se era possibile sopravvivere a Seattle senza soldi, mentre la città diventava sempre più costosa. In altre parole, aveva iniziato al dura vita dell’homeless.

Questa esperienza, però, lo ha ispirato: «Ho capito che la condizione di senza casa non è niente da temere, anche se non è nemmeno una situazione a cui aspirare». Ha visto che era possibile cavarsela, e ora vuole insegnare come agli aspiranti homeless, o ai semplici curiosi. Quindi ha deciso di lanciare un corso speciale di “Applied Homelessness”, ossia lezioni pratiche di vita senza tetto. Le classi durano tre giorni e costano l’ambiziosa cifra di duemila dollari. I primi cinque tour verranno offerti al prezzo promozionale di 750 dollari, più 400 di spese, ma dopo si salirà alla cifra piena.

Al momento il corso è aperto solo agli uomini, perché uno degli ostelli dove si passa la notte non ospita le donne, però Mike sta cercando alternative bisex. Tutti possono partecipare, ma prima devono sostenere un colloquio, per dimostrare che hanno la stoffa giusta per resistere. La sicurezza è garantita da apparecchi GPS, che consentiranno di monitarare gli spostamenti degli allievi in tempo reale via computer, e non esiste il rischio della vergogna sociale: «Il primo passo sarà mimetizzarvi, al punto che nessuno potrà riconoscervi. Così eviterete la vergogna di essere scoperti da amici e conoscenti, e avrete anche la credibilità necessaria per essere accettati dai veri homeless».

Il primo giorno si andrà al Public Market, Pioneer Square e al Compass Center, per incontrare i senza casa. La notte si passerà in un rifugio per i poveri all’International District, cenando con frutta e vegetali raccolti per strada in maniera imprecisata. Il secondo giorno si uscirà dall’ostello alle 7 del mattino per vagare nella città, e chi avrà abbastanza faccia tosta verrà addestrato a chiedere le elemosina e dormire su una panchina. Pranzo gratis al Recovery Cafe, una mensa frequentata dagli homeless e finanziata dalla Gates Foundation.

Pomeriggio alla Seattle Public Library e cena da Fare Start, un programma che insegna ai disoccupati a cucinare e servire nei ristoranti. La seconda notte sarà al Moore Hotel, un vero albergo nella zona downtown della città, per potersi poi alzare alle tre del mattino e vagare nelle aree dove i veri homeless dormono all’addiaccio. Secondo Momany un’esperienza indimenticabile, che insegnerà agli studenti come vivere senza casa, e li sensibilizzerà al problema crescente dei poveri che non hanno un tetto.

La sua iniziativa però è stata duramente criticata dai professionisti del settore, le strutture di assistenza, che lo accusano di sfruttare la disgrazia degli altri per fare soldi. I suoi corsi infatti vengono bocciati come giri turistici nella miseria, organizzati a scopo di lucro per soddisfare la curiosità malata di persone abbienti. Mike risponde che donerà un quarto dei profitti ai centri di assistenza che lo ospitano, e soprattutto smetterà lui di passarci la notte. 

Sky pronta a lanciare il servizio Restart Un tasto per far ripartire film già iniziati

La Stampa

luca dondoni
milano

Le novità della tv di Murdoch. In arrivo anche il “Mosaico Bambini”, sul canale 600 e nuove funzionalità su Sky Go e Sky Link per collegare il decoder al wifi.


Cattura
Tra le tante rivoluzioni nel modo di fruire la televisione messe in campo da Sky negli ultimi due anni ce n’è un’altra che nei prossimi giorni potrebbe portare altri abbonati sotto l’ombrello della tv di Murdoch. Fra poche settimane Sky introdurrà il servizio “Restart”, ovvero la possibilità di poter far ripartire dall’inizio un programma/film già in onda in televisione. Agli abbonati non è richiesto alcun intervento: My Sky HD si aggiornerà automaticamente, rendendo disponibile la funzione. 

Finora con My Sky HD è stato possibile mettere in pausa, tornare indietro durante la diretta o registrare i propri programmi preferiti, ma non esisteva ancora un comando capace di trasformare un programma in onda sulla tv lineare in on demand. L’arrivo di questa implementazione (basterà schiacciare il tasto blu del telecomando) sembra davvero rivoluzionario. “La scelta di Sky di introdurre “Restart” – dicono da Sky - nasce non solo per educare il pubblico, ma anche sulla scia del grande successo riscontrato da Sky On Demand presso gli abbonati che stanno trovando in questa modalità grande soddisfazione alle loro esigenze, cioè avere una visione altamente personalizzata e senza limiti”. Inizialmente “Restart” sarà disponibile per i contenuti del pacchetto Sky Cinema (canali 306, 307 e 310) e i titoli saranno svariati inclusi quelli ai primi posti della classifica dei film più scaricati e visti on demand: “Madagascar”, “Hotel Transilvania” e “The Avengers”. 

Ma le novità non finiscono qui: a partire dal 16 dicembre, sul canale 600, sarà disponibile il nuovo “Mosaico Bambini”, una schermata interattiva che permetterà di vedere con un solo colpo d’occhio i programmi in onda su tutti i canali per bambini e ragazzi così da permettere ai genitori di scegliere il film o il programma più adatto in pochi secondi. Infine da pochi giorni è disponibile il dispositivo “Sky Link” (uno scatolino poco più grande di un pacchetto di sigarette) che connette My Sky in modalità wireless ed evita così ulteriori grovigli di cavi. Tra le tante richieste che ricevevamo dai nostri utenti – dicono i responsabili della tv satellitare – da anni c’era quella che riguardava la cavetteria obbligatoria per il My Sky. Per qualcuno la presa non era esattamente là dove doveva essere, i mobili che impedivano il collegamento ecc. Con “Sky Link” il problema è risolto”.

Porcellum fuori legge: il Parlamento è abusivo

Anna Maria Greco - Gio, 05/12/2013 - 08:09

La Consulta boccia l’attuale legge elettorale: incostituzionali liste bloccate e premi di maggioranza. Incertezza sulle conseguenze fino alle motivazioni




Il Porcellum è illegittimo, di­ce la Corte costituzionale. Bocciato il premio di mag­gioranza, bocciate le liste bloc­cate. Si ritorna al proporzionale con soglia di sbar­ramento. Ma non rivive il Mat­tarellum, come voleva un drap­pello di giudici costituzionali, perché la Consul­ta ­indica la neces­sità delle prefe­renze, non previ­st­e nel vecchio si­stema. Accoglie in to­to il ricorso con­tr­o la legge eletto­rale del 2005, l’Al­ta Corte. Ma nel­la lunga camera di consiglio è bat­taglia. Perché do­po il voto unani­me sull’ammissi­bilità del ricorso e poi sull’elimi­nazione del pre­mio di maggio­ranza, sulla terza questione ci si spacca 7 a 8.

Sembra che i giudici più vici­ni alla sinistra, dal presidente Gaetano Silvestri a Sabino Cas­sese e Giuliano Amato ( di nomi­na presidenziale), allo stesso Sergio Mattarella (scelto dal parlamento e padre del siste­ma precedente), volessero che l’Alta Corte affermasse che abo­lite le liste bloccate ci fosse la «reviviscenza» del vecchio si­stema. Ma la manovra non sa­rebbe riuscita perché si sareb­bero opposti lo stesso relatore Giuseppe Tesauro, il vicepresi­dente Sergio Mattarella, i giudi­ci Paolo Maria Napolitano, Giu­seppe Frigo e altri scelti da Cas­sazione e Consiglio di Stato.

La sentenza è una batosta pe­sante che colpisce il parlamen­to inefficiente, i partiti divisi e la Casta dei politici che non han­no finora trovato un accordo sulla riforma. La Consulta dà, in sostanza, tre settimane alle Camere per correre ai ripari: il tempo necessario di solito per il deposito delle motivazioni del­la sentenza, perché solo da quel momento ne decorreran­no «gli effetti giuridici».
Video : La Consulta boccia il Porcellum: ecco il comunicato
E agli occhi di tutti apparirebbe l’ille­gittimità dei mille eletti con un sistema incostituzionale.
Una lunga discussione in ca­mera di consiglio, iniziata in mattinata e proseguita, dopo una breve pausa, nel pomerig­gio fino a poco prima delle 18, porta la Consulta a una decisio­ne dai pesanti ef­fetti politici sul­la composizione delle Camere, sull’entità della maggioranza e sullo stesso governo. Un verdetto che per alcuni ac­corcia le prospettive di questa legislatura e avvicina un voto anticipato, per altri potrebbe congelare il quadro in attesa della riforma.

Crea comunque instabilità e incertezza. La Consulta dichiara l’illegit­timità costituzionale delle nor­me sul premio di maggioranza, per Camera e Senato, attribuito alla lista o alla coalizione che ab­biano ottenuto il maggior nu­mero di voti e non abbiano avu­to almeno 340 seggi a Monteci­torio e il 55 per cento dei seggi assegnati a ogni regione, a Pa­lazzo Madama. Contrarie alla Carta anche le norme sulle liste «bloccate»,perché non consen­ton­o all’elettore di dare una pre­ferenza.

Nel comunicato stampa la Corte precisa che «nelle prossi­me settimane» si conosceran­no le motivazioni del verdetto, che avrà solo allora i suoi effetti. E sottolinea, per non dare l’im­pressione di un’usurpazione di poteri, un’ovvietà: «Resta fer­mo che il parlamento può sem­pre approvare nuove leggi elet­torali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei princi­pi costituzionali ». Scelte che, in teoria, potranno essere diverse dall’orientamento della Corte. Sarà la politica a dettarle. Esulta l’avvo­cato Aldo Bozzi, legale dei cittadi­ni­che hanno pro­mosso il ricorso trasmesso dalla Cassazione: «Quattro anni di battaglie andate a buon fine - dice –.

Siamo tornati a essere cittadini e non dei sudditi. E adesso non si crea nessun vuo­to giuridico ». Per Bozzi, si potreb­be­tornare al Mat­tarellum e anda­re a votare «in estate». Ma non è d’accordo l’altro avvocato dei ri­correnti, Felice Carlo Besostri: «Se la politica non interverrà con una nuova legge elettorale ­ spiega-, farà sì che alle prossi­me elezioni si andrà a votare con una legge proporzionale con soglie di accesso e la possi­bilità di dare una preferenza».

Ma decadranno i 148 deputa­ti Pd «abusivi», come li defini­sce Forza Italia, che non hanno avuto ancora la convalida? Per Besostri, questa prospettiva è «puro terrorismo». Quanto alla cancellazione delle liste blocca­te, sulla scheda ora «sarà possi­bile scrivere i nomi dei candida­ti ».

Mosca, a piede libero ma non può lasciare la Russia l'attivista napoletano

Il Mattino


Cattura
Mosca. I 30 attivisti di Greenpeace accusati di teppismo per il blitz contro una piattaforma petrolifera artica e liberati su cauzione, tra i quali Cristian D'Alessandro, napoletano, sono liberi di andare dove vogliono: lo afferma una fonte investigativa citata da Interfax. Resta il dettaglio della mancanza del visto e quindi, le cose non sono così facili, come si afferma: per il ritorno a casa, per una liberazione vera, occorre un intervento governativo che ancora non c'è stato. Si ipotizza la possibilità di un'amnistia straordinaria, ma si tratta di nulla di più che un'ipotesi.

«Il codice di procedura penale non prevede alcuna restrizione di spostamento per le persone accusate e rilasciate su cauzione», ha detto la fonte di Interfax. «Possono andare anche su un altro pianeta. La cosa principale è che si presentino quando sono citati per l'attività investigativa, altrimenti la cauzione diventerà proprietà dello Stato», ha aggiunto. In realtà il momento di una vera liberazione per Cristian non è ancora arrivato.

 
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mercoledì 4 dicembre 2013 - 11:25   Ultimo aggiornamento: 12:21




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il furbone
sbaglio o aveva detto " lo rifarei!" e allora che resti in russia, lo rifaccia e buttino la chiave.
Commento inviato il 04-12-2013 alle 19:56 da alvara



perche' non adottare le leggi russe?..
avremmo meno vetrine scassate e meno assalti e incendi dei mezzi dei carabinieri.non vi pare?.i compagni russi non scherzano.
Commento inviato il 04-12-2013 alle 13:18 da italiano

Contributi pubblici alle radio di partito: se 90milioni vi sembran pochi…

Corriere della sera

Questo il totale dei contributi erogati in nove anni. Ora che lo Stato ha cominciato a stringere la cinghia c’è già chi pensa di “interrompere il progetto editoriale” e mandare a casa il personale


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L’anno scorso su Reportime avevamo documentato l’emorragia di denaro pubblico iniziata quando con una norma fatta su misura venne consentito a una qualunque radio locale di trasformarsi da un giorno all’altro in “organo di partito rappresentato in Parlamento”: bastava inventare un movimento politico e trovare almeno due parlamentari bendisposti che dichiarassero di rappresentare il fantomatico movimento in una delle due Camere. E molti parlamentari di ogni schieramento non si sono fatti pregare, anche perché alcune delle radio coinvolte erano già nell’area di questo o quel partito.

L’operazione è riuscita a cinque emittenti locali: Ecoradio, Radio Città Futura, Radio Onda Verde, Veneto Uno e Radio Galileo, che si sono aggiunte a Radio Radicale nel rastrellamento di contributi pubblici. La legge prevedeva il rimborso fino al 70% delle spese messe a bilancio, quindi più spendevi e più incassavi. Non è un caso che i contributi annui siano lievitati dai quattro milioni e mezzo di euro del 2003 agli oltre dodici milioni del 2008, poi sono progressivamente calati. Nel 2012 però la spending review ha cancellato il “diritto soggettivo”: ora i soldi vengono messi a riparto anno per anno e in prospettiva dovrebbero esaurirsi, tuttavia lo Stato non ha ancora chiuso del tutto i rubinetti.

A fronte di questa incertezza normativa sul futuro dei finanziamenti alle “radio di partito” l’editore di Ecoradio ha recentemente annunciato che non intende più richiedere il contributo pubblico “interrompendo il progetto editoriale”. Una buona notizia per i contribuenti, molto meno per i dipendenti per cui si prospetta la perdita del posto di lavoro: niente contributo e quindi tutti a casa.

Il segretario dell’associazione stampa romana Paolo Butturini ha reagito duramente. Il sindacato accusa l’azienda di rifiutare il confronto e chiede di tutelare l’occupazione: “Le risorse ci sono” – afferma Butturini – “Ecoradio deve ancora incassare centinaia di migliaia di euro in contributi assegnati ma non ancora erogati”. L’editore Marco Lamonica ha replicato con un comunicato stampa, ribadendo “l’impossibilità di conversione commerciale del progetto editoriale” e “la conseguente cessazione dei rapporti di lavoro”, proponendo esclusivamente “un’uscita su base volontaria dei lavoratori a fronte di un incentivo”.

Uno scenario di crisi nera, che pone legittimi interrogativi visto che Ecoradio è l’emittente locale (trasmette in sole tre province) che in questi anni ha beneficiato maggiormente dei contributi. In Italia operano un migliaio di radio locali che tanti soldi non li hanno mai visti e che pure occupano stabilmente centinaia di giornalisti, tecnici e impiegati. A queste imprese sono stati pure tolti i rimborsi sulle spese di gestione (energia, telecomunicazioni, agenzie di stampa).

Bisognerebbe chiedersi perché da un lato si taglia e dall’altro si continuano a spendere milioni di euro solo per poche ”radio di partito”, che sono tali solo sulla carta in virtù di norme ora abrogate. Un tema che dovrebbe interessare al Parlamento, infatti la Rea (Radiotelevisioni Associate) ha scritto ai capigruppo di Camera e Senato per chiedere di eliminare i privilegi a questi organi di partito fantasma creati solo in virtù del contributo. Qualcuno interverrà per fermare l’emorragia? Sperare è lecito, dubitare è doveroso.

Dal canto nostro possiamo solo mettere in fila le aride cifre: dal 2003 al 2011 in totale sono stati assegnati a sei emittenti radiofoniche ben 88.887.128,00 euro, e altri soldi continueranno ad arrivare perché lo Stato deve ancora versare i contributi già previsti per l’anno passato e per quello in corso.

Ecco la classifica provvisoria:

EMITTENTE
PROPRIETÀ
MOVIMENTO POLITICO
CONTRIBUTI INCASSATI IN € (2003/2011)

Radio nazionali
Radio Radicale
Centro di Produzione SPA
Partito Radicale/Lista Marco Pannella
37.175.401,00

Radio locali
Ecoradio
Ecomedia SPA
organo ufficiale prima del “Movimento politico Italia e Libertà” e poi del “Movimento ComunicAmbiente”
26.140.808,00

Radio Città Futura
Radio Città Futura SCPA
organo ufficiale del “Movimento Politico Roma Idee”
15.907.443,00

Veneto Uno
Tr.ad Sas di Ghizzo Roberto
organo ufficiale del “Movimento politico Liga fronte veneto nord-est Europa”
4.967.258,00

Radio Galileo
Radio Galileo soc. coop.
organo ufficiale del “Movimento Politico CittAperta”
3.426.712,00

Radio Onda Verde
Radio Onda Verde srl
organo ufficiale del “Movimento Politico A Viva Voce”
1.269.476,00*

* i dati si fermano al 2010 perché nel 2011 Radio Onda Verde non ha ricevuto contributi.

Fonti:
http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_index.html

Note:
Pur comparendo assieme nella lista pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio Radio Radicale e le radio locali fanno riferimento a leggi diverse: Radio Radicale usufruisce di una normativa che inserisce l’emittente nelle “imprese radiofoniche private che hanno svolto attività di informazione di interesse generale” (Art. 1 L. 230/1990) di cui Radio Radicale risulta peraltro l’unica beneficiaria. Le radio locali citate sono invece considerate “imprese radiofoniche che risultino essere organi di partiti politici presenti in almeno un ramo del Parlamento” (art. 4 della L. 250/1990). Dal 2007 non è più possibile diventare “organo di partito” con la firma di soli due parlamentari ma le emittenti che avevano già ottenuto questo riconoscimento entro il 31/12/2005 continuano a essere finanziate in via “transitoria” .

05 dicembre 2013

Lucio Dalla, l'ex compagno Alemanno: «I suoi familiari mi hanno tolto tutto»

Il Mattino


Cattura
ROMA - Parole dure quelle di Marco Alemanno, ex compagno di Lucio Dalla, pubblicate sul settimanale Oggi. «Niente mi avrebbe ridato Lucio, né i quadri, né le statue, né i soldi. Oggi non c’è dubbio che, comunque, sono molto più ricco io di loro: ho avuto e avrò sempre dentro di me Lucio, i nostri ricordi, la nostra vita. A loro resta solo il denaro». Questa l'accusa del ragazzo, compagno di vita del cantautore per ben 8 anni: fu proprio lui ad essere presente nel momento della morte di Dalla.

 
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mercoledì 4 dicembre 2013 - 19:07   Ultimo aggiornamento: 19:09

Italiani per Costituzione”: parlano le seconde generazioni (anche in dialetto)

Corriere della sera

di Valentina Ravizza



Cattura
C’è Omar Hadjar che vive a Palermo e ormai ha dimenticato l’arabo, e c’è Andrea Xu, romano, che avrebbe bisogno di un traduttore per comunicare con la sua famiglia di origine cinese. C’è Tasnim Mohamed che porta il velo e ama Milano perché c’è sempre qualcuno in giro, e c’è Gueye Fatou che è cresciuta a Trento e vuole fare il giudice, ma a casa preferisce parlare «come se fossimo in Africa». La cronaca li definisce “seconde generazioni”, ma loro si sentono “Italiani per Costituzione”, come il titolo del documentario girato da Simona Filippini e Matteo Antonelli, presentato oggi, giovedì 5 dicembre, al Macro di Roma (per informazioni su future proiezioni controllate la pagina Facebook di CAMERA 21). «L’idea mi è venuta tre anni fa» spiega la regista: «Alla fine di uno spettacolo del coro scolastico dell’istituto dove studiavano i miei figli, tutti i ragazzi si sono alzati per l’inno d’Italia. Tra loro c’erano diversi figli di immigrati, anche loro con la mano sul cuore a cantare i versi di Mameli».

Da lì è partita una riflessione su cittadinanza e ius soli e un viaggio che ha portato Filippini e Antonelli da Roma a Trento e Milano, e poi giù fino a Napoli e Palermo, dove hanno incontrato una ventina di ragazzi tra i sette e i 27 anni.

«Erano figli di amici, studenti di liceo contattati attraverso un professore che si interessa di immigrazione, ragazzi trovati semplicemente facendo girare la voce del progetto a cui stavamo lavorando. È stato tutto molto spontaneo, non c’è stato un casting, non abbiamo detto di no a nessuno».
E che cosa avete chiesto?
«Siamo partiti chiedendo loro di scegliere un articolo della Costituzione e di commentarlo: un ragazzo di origine eritrea ha voluto addirittura leggercelo in dialetto siciliano! Ci hanno parlato della scuola, delle loro città e della cultura dei loro genitori. In effetti non mi aspettavo che semplicemente parlando della vita di tutti i giorni emergesse così nettamente un messaggio di integrazione. Ne esce una valorizzazione delle differenze: le loro e le nostre, perché sentendo tutti i loro accenti ci si rende conto di quante diversità ci siano anche tra noi italiani. È quanto queste ci arricchiscano».
Il documentario è stato presentato all’interno di Fotografia – Festival Internazionale di Roma, che quest’anno è dedicato alla “vacatio”, «che in questo caso indica la mancanza di leggi serie sull’immigrazione e di una riflessione profonda su come sta cambiando la società».  Grandi assenti dal quadro di “Italiani per costituzione” sono però anche i genitori:
«Le mamme e i papà di questi ragazzi stanno qui in punta di piedi e continuano a sentirsi ospiti. Loro invece sono sicuri di sé, si sentono italiani».
Ma con un dovere in più: fare da ponte tra famiglia naturale e società adottiva.

Bordellum

La Stampa

massimo gramellini


Per la Corte Costituzionale la legge elettorale detta Porcellum è illegittima. Dunque tutti i parlamentari nominati dai partiti con quella norma e da noi svogliatamente votati negli ultimi otto anni sono illegittimi. E così i loro atti. Illegittima la prima incoronazione di Napolitano. Pure la seconda. Illegittimi i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta. Illegittimi i senatori a vita scelti dal Capo dello Stato, per cui di oltre mille parlamentari l’unico in regola sarebbe l’ex presidente Ciampi. Illegittime le riforme del lavoro e delle pensioni, le tasse sulla casa e in genere le spremiture decretate da governi illegittimi e convertite in legge da parlamenti illegittimi. Illegittimo il voto su Mubarak zio di Ruby, ma anche quello sulla decadenza di Papi.

Illegittimi gli stipendi, i rimborsi, i portaborse, i panini della buvette. Illegittime le interviste dei presunti onorevoli e dei millantati senatori. Doppiamente illegittime le lauree prepagate, le solerti raccomandazioni, le appetitose lottizzazioni. Tutto ciò che è stato detto, fatto e cospirato in Parlamento negli ultimi tremila giorni è illegittimo. E poiché non vi è regolamento, codice o postilla su cui gli illegittimi in questi anni non abbiano messo becco, l’intero Paese può a buon diritto definirsi illegittimo.

Sembrerebbe l’accrocco definitivo. Se non fosse che anche la Corte Costituzionale è stata nominata in larga parte da un parlamento e da un presidente illegittimi. Ne consegue che la sua sentenza di illegittimità è da considerarsi illegittima. La patria è salva. Il Bordellum continua.

La Nsa spia ogni giorno 5 miliardi di chiamate» Le nuove rivelazioni della «talpa» Snowden

Corriere della sera

Secondo il Washington Post i dati raccolti permettono di localizzare centinaia di milioni di telefonini e smartphone

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Cinque miliardi di telefonate fatte dai cellulari nel mondo intercettate ogni giorno dalla National Security Agency statunitense. Dati attraverso i quali gli 007 americani sono in grado di seguire i movimenti delle persone e di risalire all’intera rete delle loro relazioni. Il «Datagate» si arricchisce di un nuovo capitolo secondo quanto racconta il Washington Post che cita ancora una volta alcuni documenti segreti forniti dalla «talpa» Edward Snowden.

TRIANGOLAZIONE DI DATI - Grazie a un potente programma chiamato «co-travellers» i circa 5 miliardi di dati telefonici ricevuti dalla Nsa in 24 ore vengono analizzati. Grazie alla oro triangolazione attraverso le celle (le grandi antenne che fanno rimbalzare i segnali) la Nsa riesce a sapere dove ogni singolo cellulare - e se è noto il titolare anche ogni singola persona - si trovi in un dato momento ,in ogni angolo del mondo e con chi si sia incontrato . Con lo stesso sistema può sapere se una persona ritenuta pericolosa si trova negli Usa o sia vicina, in altre parti del mondo, a possibili obiettivi di un attacco terroristico.

ENORME DATABASE - L’enorme mole di dati raccolti grazie a questo programma di intelligence va quindi ad alimentare un vastissimo database. Una banca dati in cui vengono immagazzinate informazioni che permettono di localizzare - scrive ancora il Post - centinaia di milioni di telefonini e smartphone. E il flusso dei dati raccolti è così massiccio e veloce - rivela il testo di un briefing della Nsa del maggio 2012 - da mettere a durissima prova «la capacità della stessa agenzia di incamerarli, processarli ed immagazzinarli». Non a caso, negli ultimi mesi la Nsa avrebbe adottato un nuovo sistema per analizzare tutte le informazioni in entrata, molto più veloce e in grado di rendere il centro dati molto più capiente. «Continuiamo a raccogliere in giro per il mondo un enorme volume di dati che indicano la posizione dei telefoni cellulari che vengono intercettati», conferma sotto anonimato un funzionario dell’amministrazione Usa, spiegando come l’azione di «spionaggio» avviene monitorando i sistemi che connettono le varie reti di telefonia mobile a livello globale.

AMERICANI ALL’ESTERO - In particolare - come emerge dalle carte fornite da Snowden - i dati vengono raccolti dalle decine di milioni di americani che ogni anno col loro telefono portatile viaggiano all’estero. In pratica - scrive il Post - il governo americano è in grado di «tracciare» e localizzare persone che si trovano lontano e in posti e spazi normalmente protetti sul fronte della privacy: sale o stanze in cui si svolgono meeting di lavoro riservati, centri per le visite mediche personali, camere d’albergo, case private. «Gli analisti della Nsa possono scovare telefoni cellulari ovunque nel mondo - afferma il Washington Post - ricostruire i loro movimenti e scoprire relazioni segrete tra persone che si mettono in contatto coi loro cellulari».

LOTTA AL TERRORISMO - Il tutto chiaramente viene spiegato dall’agenzia di spionaggio più potente d’America con le esigenze dettate dalla lotta al terrorismo. E come tutti i programmi della Nsa - spiega l’agenzia federale - anche quello sul controllo dei cellulari viene portato avanti nel pieno rispetto della legge. Ma sono tante le associazioni per la difesa della privacy che ancora una volta insorgono.

05 dicembre 2013