domenica 29 dicembre 2013

Letta sponsor dei rom. Palazzo Chigi sborsa 4000 euro per promuovere le musiche degli zingari

Libero

Il premier ha finanziato la realizzazione di un Cd che raccolga tutte le melodie delle comunità Rom e Sinti per promuovere "la loro integrazione"


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La spesa è davvero ridotta all’osso: 4.831,20 euro per 1.000 copie, poco più del costo del supporto informatico. Così il presidente del Consiglio Enrico Letta lancia da palazzo Chigi il primo vero e genuino Cd-Rom. E chissà se lo ha brevettato. La presidenza del Consiglio ha infatti deciso di raccogliere in un cd musicale il meglio della produzione «etnosinfonica» delle popolazioni Rom, Sinti e Camminanti, «con partiture orchestrali originali», da utilizzare «per eventi e manifestazioni a favore delle inclusioni sociali delle comunità Rom e Sinti. Più cd Rom di un cd con le musiche rom non si potrebbe immaginare. La scelta delle musiche e la realizzazione del cd è stata affidata (appunto per 4.831,20 euro) alla Federarterom di Santino Spinelli, che sulla copertina delle 1000 copie del «cd-rom» dovrà stampare anche il logo dell’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio.

Giustizia civile lumaca: ritardi pari a 680mila anni

Luca Fazzo - Dom, 29/12/2013 - 12:52

Lo Stato rimborsa 500 euro per ogni anno perso e ha accumulato dal 2001 un debito di 340 milioni. Ecco le storie di malagiustizia raccontate dalle vittime al sito web del "Giornale".

Sembrava che non aspettassero altro: la possibilità di raccontare il lato oscuro della giustizia italiana. La giustizia che impiega dieci anni per una sentenza, la sentenza che arriva quando è troppo tardi per servire a qualcosa.


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Che rispondessero in tanti era probabile. L'alluvione di decine di mail che stanno piovendo in queste ore all'indirizzo malagiustizia@ilgiornale.it sta andando al di là di ogni previsione. Ma soprattutto vanno al di là dell'immaginazione le storie di giustizia vissuta che affiorano dalle mail. Sono le storie di italiani che si sono rivolti allo Stato per avere giustizia, o che nel meccanismo dei tribunali sono rimasti invischiati. E che per un'infinità di anni hanno atteso, o stanno ancora attendendo, la risposta dello Stato.
Trecentoquaranta milioni di euro: a tanto ammonta il debito accumulato dallo Stato verso le vittime della giustizia-lumaca. In base alla legge Pinto del 2001, chi vede i propri processi superare i tempi ragionevoli di durata può chiedere allo Stato di essere indennizzato per ogni anno di ritardo. L'anno scorso il governo Monti ha fissato l'entità dei rimborsi (da 500 a 1500 euro all'anno) e la durata «ragionevole» dei processi: tre anni per il primo grado, due per il secondo, uno per la Cassazione. Tempi che, soprattutto nel settore civile, ben di rado vengono rispettati. Basti pensare che il monte complessivo dei risarcimenti accumulati finora corrisponde (calcolando un indennizzo di 500 euro annui) a un ritardo totale di seicentottantamila anni.

Sono soldi che le vittime vedranno chissà quando, visto che nel bilancio del ministero della giustizia non ci sono i fondi che per saldare una minima parte del debito. E intanto altre cause si trascinano per anni e per decenni. Le mail dei lettori che stanno arrivando in queste ore ne costituiscono uno spaccato fin troppo eloquente. C'è chi ha visto il proprio padre morire prima che una sentenza arrivasse a dargli ragione. Chi ha dovuto chiudere la propria azienda prima che venisse riconosciuto quanto le spettava.

Ma anche quando il ritardo non si è trasformato in dramma, quello che traspare dalle mail è il senso di sfiducia profonda nelle istituzioni provocato da ritardi di questa entità. Spesso alla amarezza per i tempi lunghi dei processi, si accompagnano - nelle mail che stanno arrivando in redazione - proteste accorate anche per il merito delle decisioni assunte dai magistrati. Ma sono soprattutto i tempi a venire considerati indegni di un paese civile: come dice il protagonista di una delle storie che pubblichiamo in questa pagina, «lasciamo stare la sentenza, per me completamente assurda ed ingiusta, ma comunque sentenza c'è stata: fissare l'appello dopo altri 6 anni mi sembra assurdo».

I lettori possono continuare a contribuire a questa «inchiesta corale» inviando il racconto del loro caso a malagiustizia@ilgiornale.it. Verranno pubblicate sul sito. E alla fine verranno raccolte e consegnate al ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri.

Moro, morto il proprietario della Renault 4 rossa

Corriere della sera

Filippo Bartoli dovette dimostrare con il sequestro non c’entrava nulla. L’auto fu rubata dalle Br. Dissequestrata, la tenne anche se inservibile. Lo scorso anno la donò al Viminale

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E’ stato, sia pure involontariamente, il proprietario di un pezzo di immaginario nazionale. Uno di quelli impressi più nitidamente nella nostra memoria. Anni di piombo, l’istantanea è in bianco e nero: è quella della Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani a Roma dentro la quale , il 9 maggio 1978, venne ritrovato il cadavere crivellato di Aldo Moro. La vettura apparteneva, appunto, a Filippo Bartoli, morto il giorno di Natale a Serravalle di Chienti, in provincia di Macerata. Aveva 77 anni e neanche 12 mesi fa regalò quell’auto al ministero dell’Interno. Che dovrebbe esporla, chissà quando, in un museo dedicato all’identità nazionale e alle vittime del terrorismo.

LE ALTRE AUTO DI VIA FANI - In quel museo dovrebbero esserci anche le altre auto coinvolte, il 16 marzo del ‘78, nell’eccidio di via Fani. Una mattinata grigia, choccante, raccontata al Tg1 in una memorabile telecronaca di Paolo Frajese (guarda il video).
E appunto, quelle vetture: la Fiat 130 con a bordo Moro, l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci e il responsabile della sicurezza, il maresciallo Oreste Leonardo. Poi l’Alfetta crivellata di colpi nella quale perirono il vice brigadiere Francesco Zizzi e gli agenti di polizia Giulio Rivera e Raffaele Iozzino. E la 128 usata dalle Brigate Rosse per bloccare la scorta.

Filippo Bartoli e la Renault 4 (Foto Picchio/Resto del Carlino)Filippo Bartoli e la Renault 4 (Foto Picchio/Resto del Carlino)

I SOSPETTI SULL’IMPRENDITORE - Per Bartoli fu complicato, almeno sulle prime, dimostrare che con quella storia non c’entrava nulla. «Fu un incubo», disse poi. L’auto fu rubata nella Capitale nei giorni del sequestro e lui - che ne aveva denunciato il furto - dopo il ritrovamento venne interrogato più volte. Sulla carrozzeria c’erano tracce di bitume. Ma bitume e sabbia erano proprio i materiali trattati dall’azienda di Bartoli e tracce di sabbia furono rinvenute sul corpo dello statista ucciso. Inizialmente si pensò ad un depistaggio da parte dei brigatisti, ma lo stesso Bartoli, che in quegli anni viveva a Roma, spiegò che probabilmente si trattava dei resti di qualche carico trasportato con la Renault.

VETTURA DISSEQUESTRATA - Quando, molto tempo dopo, la Renault venne dissequestrata gli fu restituita. L’imprenditore la tenne, anche se era inservibile, sezionata in tutti i modi da Scientifica e artificieri. «Non volli disfarmene», spiegò poi anche se in effetti di quello storico rottame si«dimenticò» lasciandolo coperto da un telone, tra altri ferrivecchi e carrozzerie arrugginite, in un’area di sua proprietà,a Roma, in via Casette Mistici. Raccontò che persino la Renault lo contattò per chiedergli di venderla. Ma lui rifiutò testardamente. Era un pezzo della nostra storia.

«RISCOPERTA» DA 2 CRONISTI- Se l’auto è stata «riscoperta», riaffiorando concretamente nella memoria, lo si deve a un giornalista e a un fotografo del Resto del Carlino, Giorgio Guidelli e Guido Picchio. Che seguirono le «tracce» amministrative e giudiziarie lasciate dalla Renault: i verbali dei processi, i passaggi di proprietà al Pra e all’Aci. Poi su quella vicenda, solo apparentemente minima, il cronista scrisse un libro.

IL MUSEO - Quanto al museo, persino il bierre pentito Valerio Morucci (lo raccontò proprio a Guidelli) si dice favorevole . E quella Renault 4 dovrebbe essere il ricordo palpabile «dei nostri errori».


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29 dicembre 2013

Choc a Nocera Alano ridotto uno scheletro agonizzante in strada

Il Mattino


Un Alano purissimo. O meglio quel che resta di lui. E' stato trovato in una zona di periferia di Nocera Superiore. Agonizzante. Riverso sul ciglio di una strada. Ormai senza più un briciolo di forze per tenersi in piedi, ridotto un scheletro. Due passanti hanno notato quel mucchio di ossa inermi e lo hanno soccorso. Per la veterinaria che lo ha visitato è giovanissimo, neanche due anni. E dai primi test ematici non risultano gravi patologie. Sembra infatti che l'abbandono, la fame, la sete e il freddo siano i soli atroci responsabili del suo stato pietoso.

Anche perché, chi conosce bene questa razza, sa che a dispetto della stazza si tratta di cani molto delicati per i quali occorre una dose maggiore di cura e amore. Ora è al sicuro. Affidato ai volontari del team dell'Associazione zoofila nocerina. Quanto a noi che sempre più spesso ci troviamo a dover raccontare storie di maltrattamento e di violenza nei confronti degli animali, viene sempre da chiederci il perché di tanta inutile crudeltà. Un cane, ma anche un gatto o qualsiasi altro animale da compagnia scegliessimo di avere accanto è una vita della quale decidiamo di occuparci. Nella buona e nella cattiva sorte. Fino all'ultimo giorno della loro esistenza.



sabato 21 dicembre 2013 - 19:38   Ultimo aggiornamento: giovedì 26 dicembre 2013 23:38

Niente copyright per Sherlock Holmes

La Stampa

I romanzi pubblicati prima del 1923 da oggi sono di «pubblico dominio»


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Il diritto d’autore su Sherlock Holmes è finito e i romanzi di Arthur Conan Doyle pubblicati prima del 1° gennaio 1923 sono di «pubblico dominio». Lo dice la Corte distrettuale del Nord Illinois, secondo la quale chiunque ne può usufruire senza pagare licenze alla fondazione che gestisce l’eredità del romanziere. A far ricorso ai giudici è stato Leslie S. Klinger, specialista di Sherlock Holmes che ha promosso la causa contro gli eredi di Doyle: pretendevano i diritti d’autore per la raccolta In the Company of Sherlock Holmes, curata da Klinger con Laurie R. King.

Il non-medico grida al complotto E gioca sulla pelle dei suoi malati

Corriere della sera

Il «metodo Stamina» di Vannoni respintodagli scienziati

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Sulla pelle di chi sta morendo. Secondo le cartelle cliniche, fornite in sintesi dagli Spedali Civili di Brescia, non c’è alcuna prova di miglioramento nei 36 pazienti in cura con il cosiddetto «metodo Stamina». I parenti dei malati sostengono invece che sono stati riportati dati falsi e accusano i mezzi di informazione di gravi scorrettezze.

Intanto si è scoperto che Davide Vannoni non è nemmeno un medico, è solo un laureato in Lettere e Filosofia, ex imprenditore del settore marketing e call center (le sue prime attività di rilievo risalgono alla fine degli anni Novanta quando gli furono affidate consulenze dalla Regione Piemonte, firmate dal dirigente Angelo Soria, fratello di Giuliano, i due dello scandalo «Premio Grinzane Cavour»), di certo una figura carismatica, un grande imbonitore. Che ora però rischia il rinvio a giudizio per esercizio abusivo della professione medica.

Il «metodo Stamina» è finito nel mirino della magistratura e Vannoni grida al complotto: «Siamo vittime della lobby dei farmaci, della burocrazia e della politica. Tutto sulla pelle di chi sta morendo». Esattamente come si diceva ai tempi della cura anticancro del «metodo Di Bella» o, anni prima, per il «siero Bonifacio», un intruglio a base di feci e urine delle capre.
 
Ma chi gioca sulla pelle di chi sta morendo è proprio lui, Davide Vannoni. Lui e il suo entourage. Sconfessato dalla comunità scientifica internazionale (la rivista Nature ha svelato come la documentazione, presentata per la richiesta di brevetto per il metodo, si avvalesse di documenti «scippati» ad altri ricercatori), ma «tollerato» dalle solite indeterminatezze della politica e della giustizia, ha sempre fatto leva sulla comprensibile disperazione degli ammalati e dei loro parenti. E su alcuni media compiacenti: Giulio Golia, delle «Iene», ha confezionato una ventina di servizi uno più temerario dell’altro, un manuale della tv del dolore, senza mai farsi venire un dubbio.
C’è solo da sperare che scienza e cure compassionevoli si spartiscano ora i loro ambiti. La medicina occidentale avrà i suoi limiti, ma si può dare un calcio al controllo scientifico, approfittando della disperazione delle famiglie dei malati?


29 dicembre 2013



notizie correlate
 
Stamina: parlano i genitori dei bimbi malati (28/12/2013)

Mariuccia, la cagnetta in salvo grazie ad una scolaresca di Reggio

Corriere della sera

Gli alunni di una scuola media stavano andando al cinema, quando hanno udito i lamenti della cagnetta

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REGGIO CALABRIA – Questa è una storia scritta da 30 mani e … quattro zampe. Protagonisti sono gli alunni della scuola media 3^ F dell’istituto comprensivo «Vittorino Da Feltre» di Reggio Calabria e un cucciolo di cane meticcio di due mesi dal pelo marrone. La bestiola rinchiusa in un sacco di plastica era stata buttata tra i rifiuti. I bambini l’hanno salvata da morte sicura. Ed è stato un caso.

SOLE A CATENELLE - In questa storia dal sapore natalizio un ruolo importante, anche se indiretto, l’ha avuto il film “Sole a catenelle”, la commedia di Checco Zalone. Oltre ad essere campione d’incassi, il film dell’attore pugliese può annoverare tra i suoi meriti anche quello di aver contribuito a salvare la vita di Mariuccia, questo il nome dato alla cagnetta. I ragazzi della 3^ F si stavano dirigendo al cinema per assistere alla proiezione del film di Zalone, quando hanno udito dei lamenti. Attratti dai quei gemiti che si facevano sempre più flebili, hanno cercato di individuarne la provenienza. Tra i rifiuti, ai piedi di un cassonetto hanno notato una busta nera con dentro qualcosa che si muoveva. I ragazzi e l’insegnante di lettere, Katia Papale, non hanno perso tempo, si sono avvicinati al cumulo d’immondizia ed hanno fatto la scoperta.


MASCOTTE DELLA SCUOLA - Davide il minisindaco dell’istituto ha chiamato la mamma: «Corri, abbiamo bisogno del tuo aiuto». La signora Daniela Di Salvo ci ha messo un attimo. È stata proprio lei a tirar fuori quel fagottino marrone dal muso nero. Sudicia, tremante, con un respiro affannoso, Mariuccia ha iniziato a scodinzolare, mentre gli alunni si sono lasciati andare ad un pianto liberatorio. Anche tra i passanti accorsi, curiosi, c’è stato chi ha messo mano al fazzoletto. Ripulita, sfamata e curata dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato di Reggio Calabria, Mariuccia si gode oggi l’affetto della nuova famiglia. I ragazzi della 3^ F hanno però strappato una promessa ai nuovi padroni: Mariuccia sarà la mascotte della scuola e avrà diritto di frequentare l’istituto almeno una volta durante la settimana.

28 dicembre 2013

Manifesti, consulenze, assunzioni «extra» Le falle nel bilancio dei democratici

Corriere della sera

Il nuovo tesoriere Bonifazi pensa a una due diligence: poi verrà messo tutto sul web. Per il 2012-2013 era stato deciso il blocco dei dipendenti, ignorato alla vigilia delle elezioni

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ROMA - Quando nel novembre scorso Antonio Misiani, fedelissimo di Bersani, nominato tesoriere dall’allora segretario, aveva detto che Matteo Renzi «tanto avrebbe trovato le casse vuote», gli uomini del sindaco l’avevano presa come una battuta. Ora dovranno ricredersi. Ai renziani è stato lasciato in eredità ben di peggio. Se nel 2012 il bilancio del partito registrava 7 milioni di perdite nel 2013 il buco rischia di essere ancora maggiore. E questo è avvenuto quando i rimborsi elettorali erano già stati dimezzati e il disegno di legge per la loro graduale abolizione già incardinato alla Camera.

Tant’è vero che si sta pensando di rispondere a questa situazione d’emergenza con una «due diligence», come si fa per le aziende. Si affiderà, cioè, a un gruppo di professionisti il compito di verificare tutti i rapporti bancari, i contratti e quant’altro. Ci vorrà un mesetto di tempo. Dopodiché probabilmente verrà messo tutto in Rete: il passato, il presente e il futuro. In modo che le spese del Pd siano trasparenti e ogni elettore possa verificarle.

Immerso nel lavoro, il nuovo tesoriere del partito, Francesco Bonifazi, fedelissimo del segretario, non si fa strappare una parola nemmeno sotto tortura. Ma le mura del palazzo del Nazareno hanno occhi e orecchie. E le prime indiscrezioni cominciano a trapelare. Gli elementi che saltano all’occhio sono fondamentalmente tre. Il primo: i dipendenti del Pd e i dirigenti politici avevano stipulato un accordo interno per il blocco delle assunzioni nell’arco del 2012-2013. Patto che non è stato rispettato quando si è trattato di piazzare al Nazareno, come quadri, otto nuovi dipendenti, nel gennaio del 2013. Guarda caso un mese prima delle elezioni. Guarda caso tutti e otto poi eletti in Parlamento. A loro, evidentemente, bisognava fornire una rete di protezione, in caso di scioglimento anticipato della legislatura. Non finisce qui: altre assunzioni sono state fatte anche nell’agosto del 2012, sempre nell’era bersaniana.

Anche questi dipendenti presi come quadri, il che significa che hanno una tutela maggiore di altri in caso di ristrutturazione dell’organico. Per chiarire la situazione dal punto di vista degli oneri finanziari, il Pd ha circa 200 dipendenti, 150 lavorano al partito, gli altri sono distaccati e il costo medio di un dipendente è di 67 mila euro lordi. Ma ecco che arriva il secondo capitolo relativo alla gestione delle spese del Nazareno. Al 31 ottobre del 2012 sono stati spesi 958 mila euro di consulenze in un anno. E sempre in quello stesso arco di tempo giù una sfilza di cifre: 446 mila euro che vanno sotto la voce «viaggi nazionali», 333 mila per «servizi generali», 230 mila per rimborsi di alberghi, 236 mila per le agenzie di stampa, 635 mila per la manutenzione.

In quest’ultimo ambito rientra anche la manutenzione del sito web del partito, che ha un costo notevole: sono stati spesi 327 mila euro in un solo anno. Ma la voce che impressiona di più è un’altra. Riguarda la propaganda: sei milioni di euro. Una cifra da capogiro, tanto più se si pensa a quali sono stati poi quattro mesi dopo i risultati per il Partito democratico di questo sforzo economico a livello elettorale. Di questa somma la metà circa è andata in inserzioni e pubblicità sui media. Mentre ben più di un milione è stato il costo delle affissioni dei manifesti. Un ritmo di spese a dir poco sostenuto, che sembrava quasi dare per scontato il fatto che in realtà, alla fine della festa, i rimborsi elettorali, in un modo o nell’altro, non sarebbero stati mai veramente cancellati.

Un ritmo che non si è interrotto neanche l’anno dopo, nel 2013. Ancora è presto per avere un dato finale riguardo questa stagione che ha visto il Pd impegnato in una campagna elettorale che ha prodotto altri significativi esborsi di soldi. Ma le previsioni sono improntate al pessimismo.
Racconta qualche dipendente, ovviamente con la premessa di voler mantenere l’anonimato, che i renziani si aggirano per il palazzo del Nazareno con le mani ai capelli e che si lasciano sfuggire frasi del tipo: «Vuoi vedere che ce l’hanno fatto apposta a lasciarci queste voragini?». Processo alle intenzioni? La dietrologia in politica, si sa, ha sempre la meglio. Ma i numeri, invece, sono quelli che sono, immagazzinati in un computer o stampati nero su bianco su fogli che vengono letti e riletti quasi ogni giorno.

E si giunge così al terzo e ultimo capitolo di questa storia. Riguarda il rapporto tra il Partito democratico e l’Unità . Nel corso del tempo il Pd si è impegnato, come è normale che sia, ad acquistare un certo numero di copie e di abbonamenti del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Ogni volta veniva stipulato un contratto. Ma di contratti ce ne sono stati diversi in questi ultimi due anni. L’ultimo porta la data del 17 ottobre del 2013, quando Pier Luigi Bersani si era già dimesso e al suo posto era stato eletto segretario Guglielmo Epifani, all’Assemblea nazionale del Pd , alla Fiera di Roma.


29 dicembre 2013

Buon Compleanno Rai “Di tutto, di più”ma con sobrietà

La Stampa

Tanti programmi festeggeranno l’evento. Poi mostre e il Radiocorriere Tv va in rete


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1954, 3 gennaio, domenica: la Rai inaugura ufficialmente le trasmissioni. La prima annunciatrice, Fulvia Colombo, scandisce il proclama: «La Rai, Radiotelevisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive. Le maggiori trasmissioni dell’odierno programma sono...». E via con il palinsesto, dove si trovavano già quelli che sarebbero diventati generi. Ettore Bernabei arrivò a fine 1960, quando stava per concludersi l’infanzia della tv.

E così, dall’adolescenza all’annunciarsi dell’età matura (dal ’60 al ’74, anno in cui la Rai perse il monopolio) Bernabei fu mitico direttore generale. Per 14 anni mantenne la carica portando con sé fama di lavoratore instancabile, di uomo dai modi bruschi, dittatoriale, cinico e abile, autoritario e sintonizzato sui gusti del pubblico. Si dice che il suo motto fosse: «Prima di pensare a un programma, ricordatevi sempre che davanti al televisore siedono milioni di coglioni». Storia o leggenda?, gli chiesi una volta. «Realtà romanzata. Il servizio opinioni Rai aveva fatto uno studio sul pubblico tv dei primi ’60: il livello culturale era in media quello dei ragazzini di 12 anni che frequentavano l’avviamento. Da lì, quella frase, che forse non ho neppure pronunciato. Però sono convinto che fosse e sia così: lo spettatore che siede davanti alla tv ha 12 anni. Ma è in grado di trasformarsi in adulto. Solo che la tv si segue distrattamente, per questo è pericolosa».

Tv cattiva maestra, come dice Karl Popper. Ma non solo. In questi 60 anni ci sono state tante cose buone, di cui il volumone RicordeRai, curato da Barbara Scaramucci e Claudio Ferretti, dà compiutamente conto. E non è l’unico anniversario: nel 2014 si festeggeranno pure i 90 della radio, in ottobre. Scaramucci è direttore delle Teche Rai dalla loro fondazione, una quindicina di anni fa. Le Teche sorreggono i palinsesti con temi, personaggi, periodi, tesi interpretative. Costituiscono la base di numerosi programmi, storici ma non soltanto, vedi Techetecheté, un grande successo poiché, come dice Costanzo, «va molto l’estetica del frammento».

E proprio uno speciale di Techetechetè, curato da Elisabetta Barduagni, Michele Bovi c’è ma non si vede, rappresenterà l’austero festeggiamento ufficiale per il Compleanno. Sobrio per moda e per necessità, non è che ci siano tanti soldi da spendere. Dice Barbara Scaramucci: «Il direttore generale Gubitosi ha raccomandato che questo sia una sorta di “compleanno diffuso” lungo tutto il 2014, anche per fondere le ricorrenze tv e radio». Quindi tanti programmi festeggeranno la ricorrenza, a cominciare dal Festival di Sanremo, Tg2Dossier, uno Speciale Tg1 sulla storia dei telegiornali. 
E c’è la mostra, curata da Costanza Esclapon e dalla stessa Scaramucci.

Che anticipa: «Sarà aperta il 30 gennaio a Roma, al Vittoriano, alla presenza del presidente Napolitano; poi andrà alla Triennale di Milano; quindi tappa a Torino, non è ancora stata decisa la sede, si cerca di ospitarla in casa. Otto “testimonial” curano nove sezioni che riassumono la storia della Rai. Ognuno cura un documentario antologico, scegliendo poi dei focus da presentare ai visitatori. In mostra anche opere d’arte fatte per la Rai, accordi della vecchia Eiar, tante cose mai viste». E chi saranno i testimonial? «Sergio Zavoli: informazione; Piero Angela: scienza; Bruno Vespa: politica; Andrea Camilleri: cultura, educazione; Piero Badaloni: società; Emilio Ravel: intrattenimento; Arnaldo Plateroti: economia; Bruno Pizzul: sport; Marcello Sorgi: radio. Tutti hanno accettato di lavorare gratis al progetto».

E il buon vecchio Radiocorriere Tv? «Dal 7 gennaio sarà in rete l’intera raccolta 1925-1995, www.radiocorriere.teche.rai.it. Ci abbiamo impiegato due anni di lavoro, e voi della Stampa sapete bene che cosa vuol dire, essendo stati i primi a digitalizzare l’archivio. Sono 3450 numeri della rivista, scaricabili in pdf. Mi sembra un contributo importante per la storia d’Italia. Sul Radiocorriere scrivevano Gadda, Piovene, Carlo Bo, rileggere quegli anni aiuta aiuta a capire anche la politica. Sono queste le tipiche operazioni da servizio pubblico».

Cane muore travolto da un auto in Cina, il suo compagno lo veglia per ore

La Stampa

FULVIO CERUTTI (AGB)

Non lo ha mai abbandonato, anche quando la temperatura è scesa a -13°



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È rimasto lì, fermo accanto al suo compagno morto. Accovacciato così come avrà fatto tante volte per sopravvivere nella vita di cane di strada. Quando l’amicizia è qualcosa che diventa fondamentale nel sopravvivere alle difficoltà di ogni giorno. Ora è solo, ma non l’ha voluto abbandonare. È l’immagine che arriva dalla Cina dove un cane muore investito da un’auto. Il suo corpo rimane sull’asfalto. Accanto a lui il suo compagno di viaggio. 

L’incidente, avvenuto la notte del 22 dicembre nella città di Yinchuan, è stato filmato e le immagini, pochi secondi, si sono subito diffuse sul web. Qualcuno, forse chi ha voluto testimoniare quel momento pieno d’amore, ha posto sulla strada uno sgabello, per segnalare alle auto la presenza dei due animali. I testimoni hanno raccontato che il cane è rimasto lì per tutta la notte. Anche quando la temperatura del rigido inverno è scesa a - 13°. Il giorno seguente qualcuno ha preso il corpo dell’animale morto e lo ha sepolto in un parco lì vicino, sotto un albero. Lui, il cane sopravvissuto ha seguito l’ultimo saluto al compagno. Poi si è allontanato, per continuare la sua vita da randagio. 



twitter@fulviocerutti

A chi fa ancora paura la vera faccia di Robespierre?

La Stampa

massimiliano panarari

Due studiosi ricostruiscono il volto del capo giacobino e si apre una querelle nella politica francese. C’è chi sospetta che si voglia liquidare la Rivoluzione


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Niente da dire, l’immagine è tutto. Perfino se ci si chiama Maximilien François Marie Isidore de Robespierre (1758-1794), e si è l’incarnazione per antonomasia dei princìpi (e delle degenerazioni) dell’idea rivoluzionaria. Ma quando in Francia si tocca l’avvocato russoviano di Arras che voleva edificare il governo delle virtù in terra, si sa, fischia il vento e infuria la bufera. 

La polemica transalpina del momento riguarda infatti il «vero volto» di Robespierre. Non quello politico, bensì – letteralmente – la sua fisionomia, ricostruita in 3D da un infografico e specialista di ricostruzione facciale (Philippe Froesch, già applicatosi in passato al viso di re Enrico IV) e da un medico legale (Philippe Charlier dell’Université Versailles Saint-Quentin), i quali asseriscono, partendo da un calco fatto da Madame Tussaud, di aver utilizzato le tecniche dell’Fbi. A scanso di equivoci, la coppia ha pubblicato le immagini e le risultanze del proprio lavoro sul numero del 21 dicembre della blasonata rivista medica Lancet.

Si scopre così che l’Incorruttibile, morto (ghigliottinato) a 36 anni, aveva un volto butterato, scavato dal vaiolo, segnato da lesioni e da grandi borse sotto gli occhi. Un uomo assai affaticato, sul cui stato fisico influiva gravemente anche la lunga lista di malattie da cui era affetto, minuziosamente rivelata, con una diagnosi retrospettiva, da Charlier: oltre al vaiolo, soffriva verosimilmente di sarcoidosi diffusa (una malattia infiammatoria dalle cause sconosciute e caratterizzata dalla formazione di granulomi – e potrebbe essere a questo punto, avanzano l’ipotesi i due studiosi, il primo caso di cui si ha notizia nella storia), astenia, problemi di vista, itterizia, emispasmi facciali ed epistassi (le perdite di sangue dal naso).

Insomma, un quadro clinico pesantissimo: e questa è (o dovrebbe essere…) scienza. Ma non c’è investigazione medica, men che meno metodologia alla Csi, che tenga: nella Francia socialista e molto in crisi della Quinta Repubblica, i tratti somatici dell’intransigente leader del giacobinismo costituiscono una questione culturalmente sensibile e vanno a toccare dei nervi politicamente scoperti (basti pensare alle controversie furiose seguite alla tesi di François Furet sulle parziali similitudini tra Terrore robespierrista e regime di Stalin). Quasi un «affare di Stato» e, soprattutto, un affaire serissimo per la politique politicienne, con il coro di coloro che si dichiarano scandalizzati da questa «operazione indecente». 

Che va dalle (per certi versi comprensibili) rimostranze di qualche lontano parente, alle proteste degli esponenti della sinistra rossissima del Front de Gauche, come Jean-Luc Mélenchon (che denuncia la «manipolazione», essendo stato lui stesso apostrofato da Marine Le Pen come portatore di un «fisico ripugnante») e Alexis Corbière (già sostenitore dell’intitolazione di una strada di Parigi all’alfiere del «culto laico» dell’Essere supremo, che parla di una «calunnia» approntata da un gruppo di «ciarlatani»), sino agli storici Guillaume Mazeau ed Eric Hazan, i quali intravedono il ritorno del «fantasma di Robespierre» e il tentativo (magari inconscio) di liquidare l’intera eredità della Rivoluzione del 1789. 

Di sicuro, nonostante l’indignazione (categoria particolarmente transalpina) dell’ultragauche, la lotta politica per via fisiognomica – seppure in versione decisamente meno high-tech, e prevalentemente bidimensionale – non costituisce una novità, ma una tendenza di «lunga durata», come si sarebbe detto dalle parti delle Annales. Dalle caricature ottocentesche degli uomini pubblici di Honoré Daumier alle tavole di Georg Grosz sul periodico Simplicissimus, da Il Borghese di Leo Longanesi (a destra) alla banda di Cuore e alle imitazioni dei fratelli Guzzanti (a sinistra), il «lombrosismo» è strumento superlativo ed efficacissimo di satira, come pure di battaglia politica. Mentre, nel caso dell’ideologo del Club dei giacobini, ci si dovrà forse rassegnare a una revisione visiva della sua iconografia eroica. D’altronde, a quell’epoca, spin doctor e image-maker non erano stati ancora inventati, e Robespierre rappresentava in tutto e per tutto un uomo dei propri tempi, estremamente complicati dal punto di vista della salute privata come di quella pubblica… 

Sempre più isolati, corruzione alle stelle Tra i palestinesi è «mal di Arafat»

La Stampa

francesca paci

Un sondaggio dell’Istituto Palestinese per gli Studi Politici rivela che l’assenza di Arafat si fa sentire: il 59% è convinto infatti che dietro la morte del “padre della patria” ci sia la mano d’Israele, il 21% sospetta un complotto israelo-palestinese, ma tutti gli interpellati ammettono un vuoto mai più colmato


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Mentre continua la neverending story sulla fine di Arafat, che secondo gli esperti russi incaricati di dire l’ultima parola sul vagheggiato avvelenamento da polonio è morto invece per cause naturali, i palestinesi cominciano seriamente a rimpiangere il loro leader, controverso, amato-odiato, imbolsito, reo di un’infinita sequela di errori ma quantomeno leader. Sì perché i palestinesi non sono mai stati tanto isolati quanto oggi, veri e propri “danni collaterali” dal terremoto innescato dalle primavere arabe. 

Nelle stesse ore in cui arriva la notizia che l’Agenzia federale medico-biologica di Mosca esclude l’ipotesi dell’assassinio del fondatore dell’Olp aggiungendo di avere anche la conferma dei francesi, un sondaggio dell’Istituto Palestinese per gli Studi Politici rivela che l’assenza di Arafat si fa sentire come mai prima nel deserto politico in cui si è smarrito il suo popolo. Sebbene il 59% sia convinto infatti che dietro la morte del “padre della patria”, spentosi nel 2004 all’età di 75 anni, ci sia la mano d’Israele e il 21% sospetti un complotto israelo-palestinese, tutti gli interpellati ammettono un vuoto mai più colmato. Se si tornasse alle urne adesso il movimento islamico Hamas, votatissimo nel 2006 dalla stragrande maggioranza degli elettori disgustati dalla corruzione di Fatah (il partito di Arafat), prenderebbe appena il 29%, due punti percentuali in meno dello scorso settembre e 11 punti in meno dei rivali di Fatah.

La disillusione dei palestinesi è palpabile. Hamas ha bruciato rapidamente la vittoria del 2006 prima cacciando violentemente da Gaza gli avversari di Fatah nel 2007 e poi trincerandosi dietro l’embargo per giustificare il malgoverno, l’inefficienza, la pressione della polizia religiosa a cui da 5 anni sottopone quasi due milioni di palestinesi. Come se non bastasse si è alienato tutte le amicizie straniere: ha rotto con l’asse Iran-Siria-Hezbollah quando ha deciso di gettarsi tra le braccia dei Fratelli Musulmani in Egitto, ha scatenato l’ira vendicativa di Egitto e Arabia Saudita dopo la cacciata di Morsi, ha perso appeal al punto da mettere in fuga la Turchia e il Qatar.

Così, nel momento in cui l’unica cosa che converrebbe ad Hamas è la riconciliazione nazionale, il presidente Abu Mazen (Fatah) fa orecchie da mercante (non avendo dimenticato l’umiliazione dello scorso anno, quando Hamas sbandierava a sue spese la propria vittoria su Israele dopo l’operazione nella Striscia di Gaza). Peccato, perchè senza la riunificazione anche i colloqui di pace israelo-palestinesi tanto sponsorizzati dall’amministrazione Obama hanno poco respiro, giacché un interlocutore palestinese dimezzato non è di fatto un interlocutore affidabile.

Rimane Arafat, il vecchio leader, i cui resti erano stati esumati nel novembre 2012. Il popolo non ha altro a cui aggrapparsi, prova ne sia che nel negozio di souvenir Prince Talal di viale al Muktar, a Gaza CIty, l’unico gadget che si venda è quello con la sua faccia. Le tazze e le spillette con la foto di Morsi, Erdogan, dell’emiro del Qatar o di Hezbollah giacciono invendute e impolverate ai piani alti degli scaffali o in magazzino. Ma anche l’Autorità nazionale palestinese, in cerca di un santo a cui votarsi, rilancia (per convenienza?) la teoria del complotto. “RIngraziamo gli esperti russi, ma vogliamo continuare a indagare sulla morte di Arafat” afferma l’ambasciatore palestinese a Mosca Faed Mustafa. Tenere alta l’attenzione su Arafat è comunque tenere alta l’icona di un popolo che al momento ne è privo. 

Telefonini, più “app” e fuga dagli sms (-15%)

La Stampa

luigi grassia

I dati dell’Autorità:giù gli accessi alla rete fissa. Il Wimax fa il pari con la fibra



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Si rimescolano le carte nella telefonia. L’Osservatorio trimestrale dell’Autorità per le Comunicazioni (Agcom), aggiornato al mese di settembre, rileva che non solo sono in ritirata è in ritirata gli accessi totali alla rete fissa di telecomunicazioni (-570mila su base annua) ma si contraggono anche alcune voci relativamente nuove della telefonia, come gli sms, a vantaggio di altre ancora più nuove, come le «app» di messaggeria mobile. 

Così la massa dei messaggini brevi si riduce del 15% (su base annua) mentre aumenta a 37 milioni (+25%) il numero delle Sim abilitate al broadband su rete mobile nel primo semestre 2013, e il traffico dati gestito da queste Sim aumenta del 34,6%. Invece le Sim che svolgono solo traffico vocale si riducono addirittura di 7,5 milioni su base annua

Le linee Mvno (la sigla che identifica i cosiddetti operatori virtuali) hanno superato i 5,2 milioni. La quota di Poste Italiane resta abbondantemente oltre il 50%, seppure in riduzione rispetto al settembre 2012, a vantaggio di Fastweb e di altri operatori minori. Importante anche segnalare il numero delle operazioni definite dai tecnici Mno, cioè di trasferimento del contratto da un operatore all’altro conservando il numero di telefono originario (insomma la cosiddetta portabilità del numero): dall’avvio del servizio a fine settembre le linee complessivamente «portate» hanno raggiunto i 63 milioni, a conferma della vivacità del mercato.

Da notare che i servizi Wimax (trasmissione dati senza fili) ormai si equivalgono a quelli in fibra.
[lui. gra.]

C'è reato anche se ad essere vessata è la convivente

La Stampa

I maltrattamenti in famiglia si configurano anche se ad essere sottoposta a vessazioni morali e fisiche è la convivente. E’ quanto emerge dalla sentenza 28414/13 della Cassazione.


CatturaMaltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), questo il reato per cui un uomo è stato condannato per aver minacciato, offeso e percosso, cagionandole lesioni, la propria compagna, con cui conviveva (seppur a volte vivessero separatamente). La convivenza more uxorio non deve essere necessariamente stabile. A confermare la condanna è la Corte di appello, la quale afferma, richiamando un orientamento della giurisprudenza di legittimità, che la convivenza more uxorio non deve essere necessariamente stabile, ma «deve solo esprimere la volontà della coppia di vivere nella prospettiva di creare un legame di solidarietà e di reciproca assistenza». La donna era sottoposta a continue vessazioni morali e fisiche. L’ulteriore, e ultima conferma, arriva dalla Corte di Cassazione che, dichiarando inammissibile il ricorso, conferma che la conclusione a cui è pervenuta la Corte di secondo grado ha fondamento, tanto da far ritenere la sussistenza di una precisa determinazione dell’imputato di sottoporre la propria convivente «a continue vessazioni morali e fisiche di notevole gravità tanto da far emergere in termini incontrovertibili l’abitualità della condotta prevaricatrice e aggressiva».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Napoli. De Magistris e il 2014: «Più vigili in strada e meno rifiuti. Sono pronto a ricandidarmi»

Il Mattino

di Luigi Roano


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«Precari? Qui l’unico precario sono io: non sono più magistrato, non sono più parlamentare europeo e come sindaco scado tra due anni, il contratto dovrei farlo a me stesso». Scherza, ma non troppo, certamente è di ottimo umore Luigi de Magistris, il sindaco «precario» che però subito chiarisce cosa vede nel suo futuro: «Farò il sindaco per i prossimi sette anni e mezzo perché ho intenzione di ricandidarmi». Insomma, chi vorrà sfilargli la fascia tricolore dovrà sudarsela voto su voto. Cosa c’entrano allora i precari? Beh, stanno sfilando in queste ore a Palazzo San Giacomo i vincitori del concorsone del 2006, 235 fortunati e bravi che dal primo gennaio avranno un lavoro e uno stipendio sicuro, mica una cosa da ridere in periodo di crisi e di predissesto dell’ente. C’è chi porta i pasticcini, chi si commuove, chi stenta a crederci. Giggino, come lo chiamano i suoi concittadini, guarda avanti, anzi si lancia a cuore aperto nel bilancio di fine anno e poi traccia la sfida del 2014: rendere la macchina comunale non contraria a chi governa per «accelerare la rivoluzione già iniziata»
.
Allora sindaco, a proposito di precari, nella sua giunta manca ancora un assessore, la Tommasielli non è stata sostituita, perché? Problemi di reclutamento?
«La questione vera è riflettere bene, a Napoli non si sa mai. Vorrei scegliere entro fine anno, al massimo le prossime due settimane, posso dire che sarà una donna e fuori dai partiti. Ci sarà un complessivo rimpasto di deleghe che compatterà ancor di più una giunta forte. Si potrà lavorare meglio».

domenica 29 dicembre 2013 - 08:52   Ultimo aggiornamento: 09:48




DAI LA TUA OPINIONE


Vigili? magari sono imboscati : escano per le strade.
La vigilanza urbana più che crescere nei numeri,deve essere ben diretta ed adempiere ai propri fini istituzionali !
Giggino a casa !
Sarebbe grave se a Napoli non ci fosse un uomo migliore di lui. Dobbiamo trovarcelo in Spagna un primo cittadino?
Commento inviato il 29-12-2013 alle 10:41 da lupo dei neri


DOPO GLI ERRORI INIZIALI ORA STA AMMINISTRANDO BENE
Dopo gli errori iniziali sopratutto su Via Caracciolo(chiusa totalmente e inutilmente anche in pieno inverno),sui dispositivi traffico vedi Riviera di Chiaia ecc.ecc.dobbiamo dare atto al Sindaco che attualmente sta amministrando molto bene e merita il consenso dei cittadini
Commento inviato il 29-12-2013 alle 10:35 da JACKSON2004@libero.it


Vi ricordate l'intervista dell'anno scorso?
No? Allora vi rinfresco io la memoria. Puntuale come tutti gli anni, anche l'anno scorso il buon Roano, si è premurato di intervistare de Magistris per raccogliere direttamente dall'oracolo come sarebbe stato il 2013. Ebbene, de Magistris fece tre promesse in quell'occasione. Addirittura la versione online de Il Mattino pubblicò l'intervista integrale più tre approfondimenti separati; uno su ogni promessa.

Le tre promesse erano:

1) Parco dell'amore;
2) Moschea;
3) Forum selle culture.
Ne avete sentito più qualcosa? Certo, il forum delle culture nel frattempo è fallito miseramente.
Questo è de Magistris, signori.
Commento inviato il 29-12-2013 alle 10:28 da bugmenot


Ma le strade di Napoli non dovevano essere rifatte ?
Caro Sindaco, sono ancora a sollecitare un tuo preciso intervento per le buche cittadine che imperversano ancora il nostro incedere quotidiano ! Ad esempio,qui al parco san Paolo, malgrado le numerose sollecitazioni, non si interviene ancora per tapparle ! E' mai possibile che per una buca si debba attendere quasi un anno ? Dove sono gli addetti ? In più, perchè non si spazza mai sotto i marciapiedi, alle fermate ANM- E' una vergogna ! sono stanco di sollecitare ! Ho scritto pure al Presidente Asia ! Sulla via Cinthia, di fronte al Bingo del Parco, alla fermata ANM direzione soccavo, c'è tanta di quella spazzatura che c'è da inorridire..!!! cosa ci vuole per far arrivare la spazzatrice automatica o qualche netturbino armato di buona volontà e di scopa? All'uscita della tangenziale di Fuorigrotta, da mesi sollecito la ripavimentazione della strada, ho scritto pure alla Tangenziale, ma invano ! quando altro tempo bisogna attendere ? quante altre gomme bisogna rifonderci? In più, la Linea//7, quando apriranno i cantieri qui al parco ! sono trascorsi 3 anni dalla presentazione del progetto finanziato, ma ancora non si vede niente ! Ed intanto, qui al parco siamo completamente isolati ! Auguri, sindaco.
Commento inviato il 29-12-2013 alle 10:27 da salvalauritano-



Non l'ho votato , ma...
Sarà che siamo in clima natalizio, e i giudizi sulle persone risentono inevitabilmente di questo , ma voglio essere una volta tanto indulgente con il sindaco.Napoli è una delle realtà urbane più complicate d'occidente , se non si parte da questo presupposto , parliamo d'altro. All'inizio , come molti ( anche se ho votato l'altro candidato), c'era molta speranza in un cambiamento, ma come molti sindaci , passata la fase di luna di miele , non ha preso di petto i nodi strutturali che attanagliano da decenni questa città. E non solo per colpa sua...
Commento inviato il 29-12-2013 alle 10:27 da fron naples

De Magistris dalla Terra Santa ai treni di Pietrarsa: «Un luogo da rilanciare»

Il Mattino


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Napoli. Visita a Portici al museo ferroviario di Pietrarsa per il sindaco di Napoli Luigi de Magistris che si è a lungo intrattenuto «in un posto straordinario» come ha dichiarato al termine della visita svolta con Oreste Orvitti referente della Fondazione FS Italiane per il museo di Pietrarsa. Il primo cittadino napoletano ha apprezzato molto i padiglioni che raccolgono, su un'area di circa 36,000 mq, la storia delle Ferrovie italiane in uno dei luoghi simbolo della loro storia, dalle prime locomotive con la riproduzione fedele del la Bayard del treno inaugurale del 1839 agli ultra veloci treni moderni.

De Magistris si è detto convinto che anche sul fronte del rilancio turistico Pietrarsa - praticamente al confine tra Napoli e Portici - possa e debba rappresentare un importante attrattore che sarà di certo favorito anche dalle recenti nuove apertura al pubblico, soprattutto nei weekend e nelle giornate festive. «Invito tutti a visitare questo splendido museo - ha detto de Magistris - dove proprio poche settimane fa ho siglato un importante protocollo d'intesa con il sindaco di Portici per il rilancio turistico dell'area».

 
sabato 28 dicembre 2013 - 17:52   Ultimo aggiornamento: 17:53



DAI LA TUA OPINIONE


precisazioni articolo
Cara redazione questo commento per precisare che il museo ferroviaro di Pietrarsa è sito nel comune di Napoli nel quartiere San Giovanni e non in Portici. Sperando che il nostro caro Sindaco, che io ho votato, ci sia arrivato attraverso via marina e corso San Giovanni per vedere lo stato di degrado in cui vertono queste strade e la "totale" assenza di vigili urbani con soste selvagge in quarta fila..
Caro Sindaco a Napoli nn esiste solo via scarlatti e via toledo esistono anche corso san giovanni, corso secondigliano e altre arterie importanti e commerciali di periferia. Caro sindaco se come leggo intendi ricandidarti nn sarà semplice riconquistare i ns voti di giovani laureati di periferia come me... la scusa del patto di stabilita' regge fino ad un certo punto... i vigili ci sono???

Si parla di assumerne altri??? Be' nn si vedono altrimenti le auto nn sarebbero parcheggiate in 5 fila!!! Ne ho visti alcuni molto giovani che passeggiavano fumando come turisti nelle vie dello shopping... ecco Napoli e' una citta' difficile ma si inizia da gesti semplici che nn costano nulla .... VIGILI IN STRADA a far rispettare le regole!! Presenza e presidio quotidiano del territorio!!!! Spero che con il nuovo anno arrivino azioni concrete da parte dell'Amministrazione... nn vorrei andare via anche io dalla mia citta'. Caro sindaco riconquista gli elettori che ti hanno eletto!!!
Commento inviato il 29-12-2013 alle 10:30 da romano1982


chi ha pagato il viaggio del sindacuccio in..
terra santa? i soliti ignoti? accuon'c e strad. e vattenn.
Commento inviato il 28-12-2013 alle 18:27 da italiano


Presenzialista ad oltranza...
.....se avesse riscosso un euro perr ogni manifestazione a cui il nostro sindaco narcisi ha partecipato Napoli sarebbe ricca come Montecarlo....
Ma lavorare no eh?
Commento inviato il 28-12-2013 alle 18:22 da Giggino Mr bean



Le buche da chiuder, la strada da asfaltare
Se è andato a Pietrarsa sarà sicuramente passato per via vespucci, Sant'erasmo, San Giovanni, allora avrà visto lo stato delle strade e sicuramente avrà detto alla sua segreteria di prendere nota che lunedì mattina, come arriva in ufficio, si chiama il responsabile dei lavori pubblici e gli chiede spiegazione del perché quelle strade non sono state ancora rifatte, di trovare subito i soldi anche per il parco della Marinella che doveva essere realizzato con fondi europei da oltre 3 anni. Poi chiederà sempre alla segretaria di farsi chiamare al telefono il capo dei vigili urbani al quale chiederà per quale ragione non solo quelli che passano nella corsia preferenziale non sono multati ma seguendo gli autobus su prendono pure la precedenza sul traffico ordinario. Poi vedrà i barboni all'angolo tra via vespucci e via gabelle e si farà chiamare al telefono il dirigente responsabile dell'assistenza e gli chiederà perché non è ancora intervenuto. Aspettate un attimo, ma questa non è la realtà, e' un film, si intitola Comune efficiente, non si proietta in nessun cinema, e' solo un sogno irrealizzabile probabilmente il Sindaco pur avendo visto avrà detto tra se è se....questa e Napoli! non ci posso fare niente.
Commento inviato il 28-12-2013 alle 18:21 da pasferro

Viva grazie ai test sugli animali». Studentessa malata insultata sul web

Il Messaggero


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Oltre 30 auguri di morte e più di 500 offese. Le ha ricevute su Facebook Caterina Simonsen, una ragazza di 25 anni studentessa di Veterinaria all’Università di Bologna, gravemente malata e costretta per 20 ore al giorno a restare attaccata a un respiratore. Il motivo? Aver difeso sul social network la sperimentazione animale. La ragazza appare nella foto con il respiratore sulla bocca e un foglio in mano: «Io, Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro». Il post, rilanciato dalla pagina “A favore della sperimentazione animale”, ha totalizzato 2.690 condivisioni e 13.893 “Mi piace”. Ma ha suscitato anche una pioggia di insulti.

LE MINACCE «Se crepavi anche a 9 anni non fregava nulla a nessuno, causare sofferenza ad esseri innocenti non lo trovo giusto», è il messaggio di Valentina. Concorda Mauro: «Per me potevi pure morire a 9 anni, non si fanno esperimenti sugli animali, razza di bestie schifose». Insulti anche da Perry: «Magari fosse morta a 9 anni, un essere vivente di m... in meno e più animali su questo pianeta». Materiale che Caterina ha consegnato alla polizia postale, con i nomi degli autori dei post. «Non capisco il perché di tanta cattiveria» replica la giovane. Seduta sul letto, circondata da decine di farmaci che deve assumere e dai macchinari che le permettono di respirare, la ragazza spiega in due video come trascorre la sua giornata: affetta da 4 malattie rare per sopravvivere passa dalle 16 alle 22 ore al giorno attaccata a un respiratore.

L’APPELLO Questo è il suo appello: «Invito Brambilla, Lav e Partito animalista europeo a combattere contro l'utilizzo degli animali dove non è fondamentale per l'esistenza umana: la caccia, i macelli, gli allevamenti di pellicce. Anziché fare tanto rumore mediatico, e ostacolare il lavoro dei ricercatori potreste raccogliere fondi e investire soldi per cercare un metodo alternativo valido» agli esperimenti sugli animali.


Sabato 28 Dicembre 2013 - 11:48
Ultimo aggiornamento: 21:39

Polemica sui funerali di d'Artagnan, il ladro di monetine. Il feretro passa davanti alla Fontana di Trevi

Il Messaggero


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Polemica sui funerali questa mattina nella centrale chiesa di Santa Maria in Via di Roberto Cercelletta, alias d'Artagnan, noto per i furti delle monetine nella Fontana di Trevi. Al termine delle esequie, la bara è stata fatta passare davanti alla vicina Fontana di Trevi, dove era stato più volte sorpreso mentre «pescava» dalla vasca del monumento le monetine lanciate dai turisti, come vuole l'usanza romana, e per questo per lui erano più volte scattate le manette. «Un atto indegno» per l'associazione abitanti centro storico.

L'uomo, 61enne, era stato trovato privo di vita il 18 dicembre scorso nella sua casa in via dell'Archeologia, in zona Tor Bella Monaca, alla periferia di Roma, dove probabilmente era morto da qualche giorno per cause naturali. Proprio a causa dei continui furti messi a segno da D'Artagnan si arrivò ad una delibera ad hoc del Campidoglio che dispose che le monetine lanciate nella celebre Fontana diventino automaticamente di proprietà del Campidoglio che poi le dona alla Caritas diocesana. Grazie a questa delibera è diventato possibile arrestare coloro che si appropriano delle monetine.

«Atto indegno» Concordiamo nel rispetto che deve essere dovuto a tutti, ma non è possibile invertire i simboli della legalità e della trasparenza». Così Viviana Di Capua, dell'Associazione abitanti centro storico, commenta il passaggio del feretro di Roberto Cercelletta, alias d'Artagnan, davanti a Fontana di Trevi. «Concordo e riporto l'indignazione di esercenti e commercianti della zona - ha aggiunto - Sembra che l'ultima volontà di quest'uomo fosse quella di passare davanti a quella Fontana da cui delapidava denaro pubblico destinato alla Caritas, ai poveri. Per questo commercianti e residenti sono allibiti ed esterrefatti».


Sabato 28 Dicembre 2013 - 13:29
Ultimo aggiornamento: 20:00