giovedì 2 gennaio 2014

Quel manipolo di "rossi" che soffoca Wikipedia

Luca Gallesi - Gio, 02/01/2014 - 08:57

Chi propone voci storiche contrarie alla vulgata di sinistra è sbattuto fuori senza troppe cerimonie: alla faccia della conclamata neutralità

Catalogare il mondo e metterlo a disposizione dell'umanità, ecco il sogno che Diderot e gli Illuministi volevano realizzare con l'Encyclopédie, un progetto che avrebbe messo in seria discussione il sapere e le autorità tradizionali.


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Quasi tre secoli dopo, sono le Enciclopedie a capitolare di fronte ad una nuova sfida, altrettanto ambiziosa e ancora più rivoluzionaria, che affida la catalogazione e la diffusione della conoscenza non più a una ristretta élite di dotti intellettuali, ma a una vasta massa di volonterosi dilettanti. Stiamo ovviamente parlando di Wikipedia, l'enciclopedia virtuale in cui si è imbattuto chiunque abbia un minimo di familiarità con Internet. Più simile alla Biblioteca di Babele immaginata da Borges che alla Enciclopedia Treccani elaborata da Gentile, Wikipedia è una delle poche realtà efficienti e gratuite che da oltre un decennio sono un saldo punto di riferimento nel caotico mare magnum della Rete, che ha inghiottito corazzate che sembravano inaffondabili come Second Life o Myspace e progetti simili come l'enciclopedia multimediale della Microsoft Encarta o quella lanciata da Google chiamata Knol e totalmente dimenticata.

Concepita nel 2001 da Jimmy Wales, un utopista smanettone appassionato di Ayn Rand, e da uno scettico dottorando in filosofia all'Università dell'Ohio, Larry Sanger, Wikipedia prende il nome da un termine hawaiano, wiki, che significa veloce; sin dall'inizio si offre come piattaforma di contenuti prodotti e curati da chiunque ne avesse accettato le regole fondamentali, conosciute come i Cinque Pilastri: niente ricerche originali, punto di vista neutrale, verificabilità delle fonti, e due
comandamenti che riecheggiano quelli di Steve Jobs: be bold, ovvero «sii audace», e «ignora tutte le regole». In questo caso, la differenza sta nel fine, che non è, come per Apple, il profitto mascherato da raffinatezza, ma la catalogazione e la diffusione di tutto lo scibile umano senza scopo di lucro.

Il successo è immediato, e supera ogni rosea previsione: aperta a tutti e con la neutralità dell'informazione come requisito fondante, Wikipedia si diffonde a macchia d'olio, diventando la prima enciclopedia al mondo per mole di informazioni e lettori, mentre progetti di ben altre ambizioni e solidità innalzano bandiera bianca, come l'Encyclopedia Britannica, che nel 2012 ha rinunciato alla versione cartacea, o la nostra Treccani, che ha addirittura abdicato al suo ruolo guida, rimandando i suoi lettori online ad alcune voci di Wikipedia.

Oggi, la libera enciclopedia del web è pubblicata in 285 lingue, comprese quelle morte come il latino, o artificiali come l'esperanto e il klingoniano, noto solo agli aficionados di Star Trek. La sola versione in lingua inglese, se stampata, oggi occuperebbe 2000 volumi come quelli di un'enciclopedia classica, con un indice superiore ai quattro milioni di voci, quasi tutte attendibili, grazie al lavoro costante dei collaboratori e degli amministratori, volontari eletti dalla comunità e preposti al controllo delle singole voci.

Alla storia di questo progetto è dedicato un brillante saggio: Wikipedia, di Emanuele Mastrangelo ed Enrico Petrucci, edito da Bietti (pagg. 394, euro 16). Oltre a descrivere accuratamente la storia di Wikipedia, il libro getta qualche ombra sugli amministratori della versione in italiano, che, invece di essere gelosi custodi della neutralità del sapere, sono zelanti vestali del politicamente corretto.
Come ha provato sulla propria pelle uno degli autori, chi non si conforma alla vulgata resistenziale, anche se è un ricercatore laborioso e affidabile, viene inesorabilmente espulso dalla comunità dei collaboratori italiani.

Un piccolo ma agguerrito manipolo di amministratori fa catenaccio contro le forze oscure della reazione in agguato, vigilando contro la pubblicazione di versioni che possano anche lontanamente mettere in dubbio l'egemonia culturale della sinistra, vedi le voci sull'Attentato di via Rasella (derubricato a Fatti di via Rasella), per non parlare della Guerra civile in Italia 1943-45, realtà inconcepibile per chi conosce soltanto la gloriosa ribellione del popolo italiano contro la sanguinaria tirannide.

I gendarmi della memoria agiscono come la psicopolizia descritta da Orwell in 1984, impegnata a riscrivere la storia; ma i nostalgici degli Anni Settanta, che, per fortuna, sopravvivono quasi solo su Internet, non sono gli unici colpevoli, dato che sarebbe facile impegnarsi a contrastarli con successo, come dimostrano i due autori. Purtroppo, anche in Rete, come sui grandi giornali e nelle televisioni nazionali, la cultura, se non è allineata, non interessa quasi a nessuno: è talmente noiosa….

Napolitano chiede sacrifici ma vive in una reggia

Gian Maria De Francesco - Gio, 02/01/2014 - 08:25

Solo il Quirinale ci costa 228 milioni di euro. Alla Regina Elisabetta bastano 37 milioni

Roma - Compiere i «necessari sacrifici». È questo il senso, neanche troppo nascosto, del messaggio alla nazione inviato dal presidente Repubblica, Giorgio Napolitano, nella notte di San Silvestro.


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Sebbene, nel replicare alla lettera di un imprenditore marchigiano, il capo dello Stato abbia voluto rimarcare che non sono solo i piccoli a soffrire in questa Italia, le cifre sembrano raccontare una storia diversa. Basta dare un'occhiata al bilancio di previsione del 2013 della Presidenza della Repubblica. Lo Stato - attraverso il ministero dell'Economia - destina 228 milioni di euro per il funzionamento del complesso macchinario del Quirinale.

A questi si aggiungono 500mila euro del ministero dell'Ambiente per la tutela del patrimonio della meravigliosa tenuta di Castelporziano. Sempre a parte sono considerati i 239.182 euro devoluti dal Tesoro come «assegno del Presidente», lo stipendio di Re Giorgio. Che, va detto, è fermo dal 2010 giacché Napolitano ha rinunciato agli adeguamenti Istat della retribuzione che resterà invariata - a leggere l'ultima legge di Bilancio - anche nel prossimo biennio. Sono meno di 20mila euro lordi al mese e meno dell'emolumento del primo presidente della Cassazione (304mila euro), ma sono sempre una bella cifra.

E gli altri 228 milioni? I 799 dipendenti, i 102 collaboratori e gli 819 addetti delle forze di pubblica sicurezza distaccati presso il Quirinale costano (oneri previdenziali inclusi) 121,5 milioni di euro. Altri 90,4 milioni se ne vanno per le pensioni dei dipendenti. Per l'approvvigionamento di beni alimentari si spendono poco meno di 424mila euro, mentre altri 180mila euro se ne vanno in servizi accessori e collaborazioni esterne. La manutenzione degli immobili costa 3,2 milioni, quella degli arredi 610mila euro.

Il nostro caro presidente paga una bolletta elettrica di 1,8 milioni di euro, quella del gas vale 762mila euro e quella dell'acqua 573mila euro. Per agenzie, pubblicazioni e banche dati si spendono 561mila euro all'anno. I viaggi di Stato costano 280mila euro, doni e regali vari 167mila euro. E il parco auto del presidente? Per la sua gestione si spendono 660mila euro. Le iniziative a carattere solidaristico valgono 953mila euro tra i quali 200mila euro di contributo all'accademia delle Scienze per le attività nella tenuta di Castelporziano.

Si possono fare facili ironie sul richiamo allo spirito di sacrificio. Per questo ci atterremo alle considerazioni del segretario generale del Quirinale, Donato Marra che, nelle note al bilancio, sottolineava come la dotazione effettiva del «palazzo» sia di «soli» 123 milioni (è quanto resta dopo le spese per il personale e quelle per la gestione degli immobili che ammontano a 30 milioni; ndr). Volete sapere quanto elargisce il premier Cameron a Elisabetta II? Circa 37 milioni di euro. E la regina deve farseli bastare per mandare avanti Buckingham Palace e tutta la famiglia.

Ancora casi di malagiustizia: le vicende dei nostri lettori

Enrico Lagattolla - Gio, 02/01/2014 - 08:48

Nelle mail giunte in redazione l'angoscia di chi ha dovuto attendere anche dieci o vent'anni prima di una sentenza.

Forte con i deboli. E lenta, lentissima. è lo spaccato della giustizia italiana nei racconti del lettori del Giornale, decine e decine di storie che ogni giorno arrivano all'indirizzomalagiustizia@ilgiornale.it.


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Un racconto esasperato, di chi si trova ostaggio di una macchina ingolfata e incapace di rispondere in tempi ragionevoli alla richiesta di un risarcimento o di un'indennità, o a chi più semplicemente ritiene che un proprio diritto sia stato violato. I dati sono quelli resi noti in occasione dell'inaugurazione dell'ultimo anno giudiziario, nel gennaio dello scorso anno: una causa civile dura in media sette anni, 1.514 giorni fino all'appello e altri 34,1 mesi in Cassazione; un processo penale 1.646 giorni più 7 mesi in Cassazione. Ma appunto, si tratta di una media. A qualcuno, infatti, va molto peggio. C''è poi chi - come la signora Paloscia - si domanda come si possa essere licenziati in tronco senza essere tutelati da un tribunale del lavoro. E chi, per una banale lite tra vicini, si trova a passare due anni alle prese con gli avvocati, finendo per spendere 25mila euro.

Incinta e licenziata, ma la giustizia non tutela i più deboli

La mia vita rovinata dalla (in)giustizia di Milano. A distanza di 15 giorni dal mio matrimonio, rientro al lavoro e ho l'amara sorpresa di un licenziamento senza giusta causa (perché mi ero sposata). Ho portato l'azienda in tribunale vincendo la causa, ma l'azienda va in appello e vengo condannata per uso illegittimo di strumenti di lavoro (chiamate con il cellulare di lavoro di sabato al cliente). Ero incinta e ho perso il bambino. Provata dal dispiacere e senza più soldi (liquidazione mai ricevuta) né lavoro non ho potuto far valere le mie ragioni.Ma che giustizia è quella che non tutela i più deboli, e si asserve ai potenti? È la giustizia italiana a cui non credo più.
Rosaria Paloscia

Venticinque anni di battaglia nei tribunali per un risarcimento

Nel 1981 fui dichiarato invalido civile al 40% e iscritto nelle liste delle categorie protette. Dopo 6 lunghi anni, ottobre 1987, la SAGE spa (attuale Equitalia), mi assunse, alle sue dipendenze con la condizione di presentare il certificato di permanenza dello stato invalidante, per il quale, io stesso, chiesi di essere sottoposto a visita medica collegiale con il risultato che, effettivamente, fu confermata la patologia e di conseguenza la permanenza fu acclarata ma, nello stesso documento, del gennaio 1988, non venne riconosciuto lo stato di invalido civile, da cui l’immediata cancellazione dalle liste delle categorie protette e conseguente perdita di efficacia del provvedimento di avviamento al lavoro da parte dello stesso ufficio. Contro questo provvedimento avviai azione giudiziaria nel mese di ottobre del 1989. Il Pretore del lavoro concluse nel 1996 con l’accoglimento di tutte le mie domande condannando il ministero al ripristino dalla mia situazione con conseguente risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede.

L’Avvocatura dello Stato appellò tale sentenza e il Tribunale di Bari accolse l’appello in forza di una sopravvenuta norma di legge (1994) che spostava la legittimazione passiva da un ente ad un altro senza tener conto del momento di instaurazione della controversia. Feci ricorso in Corte Suprema di Cassazione e il Pubblico Ministero concluse per la cassazione della sentenza del Tribunale di Bari rinviando ad altro Collegio della stessa Corte di Appello di Bari. A questo punto il Giudice del Rinvio (quarto grado di giudizio) entrò nel merito della controversia, riconobbe il mio buon diritto e accolse le mie domande condannando il ministero anche alle spese di quattro gradi di giudizio. Convinto che questa situazione potesse avere termine mi vidi notificare nuovo ricorso in Corte Suprema di Cassazione contro la sentenza del Giudice del Rinvio, contro il quale, giocoforza, sono stato costretto a resistere con controricorso. Il 3 maggio 2006 venne pubblicata sentenza definitiva che respingeva in toto il ricorso erariale confermando le sentenze precedenti a mio favore. Da quel giorno sono in attesa di vedere compiuta giustizia con il risarcimento di un danno economico ed esistenziale con la speranza che almeno mio figlio ne potrà avere possibili benefici, poiché, personalmente, non vedo soluzioni diverse.
Lucio Milella

Se la vedova aspetta ancora l'indennità militare del marito

Mio padre, Ferdinando Cims, avviò nel 1976, unitamente ad altri suoi colleghi aventi diritto, richiesta di rimborso della cosiddetta "indennità di aeronavigazione", quota dello stipendio che spettava ai piloti dell'Aeronautica militare ad alcuni regolarmente corrisposta, a molti altri no. Il rimborso è stato corrisposto solo ad alcuni piloti, pur godendo tutti delle identiche prerogative. L'importo trattenuto illegalmente dallo stato è di circa 140 milioni di lire al 1976. Mio padre è deceduto nel 1993, mia madre è subentrata nel ricorso come avente diritto per la quota che le spettava integrata nella pensione di vedova. Ad oggi non abbiamo ricevuto uno straccio di comunicazione. Concludo ricordando che mio padre, che aveva partecipato alla II° guerra mondiale come pilota del IV° Stormo Caccia, fu prigioniero per due anni nei campi di concentramento tedeschi rifiutando qualsiasi collaborazione con il nazismo.
Francesco Cims

La prossima udienza? Fissata nel 2016

Segnalo il mio caso: un ricorso al giudice ordinario in materia di lavoro, inoltrato nel febbraio 2003: la prossima udienza è stata fissata dal giudice d'appello al marzo 2016. Ho 59 anni e spero di riuscire ad avere un riscontro definitivo alle mie rimostranze, dato che il giudice ordinario mi aveva dato ragione, ma la controparte ha resistito e ricorso in appello. Sono mortificata per la lunga ed estenuante attesa.
Anna Maria Rinolfi

La lite per la siepe? Costa 25mila euro

Ho perso una causa civile irrilevante durata due anni per una innocente siepe di confine.La  mia siepe è a 80 centimetri dal confine da oltre 10 anni. I vicini mi hanno citato in causa per la distanza sul confine. Per mantenere questa bellissima siepe e non abbatterla, ho fatto costruire un muro frangivento sul confine progettato da un Architetto e approvato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Mondovì potandola sino all’altezza del muro. Però il giudice di pace incompetente,senza mandare in loco un perito Botanico CTU mi ha condannato. Sono ricorso in Appello, la controparte per paura di perdere si è fermatoa Però la causa mi è costata in tutto 25.000 euro, mi sono indebitato con la banca e sono rovinato.

Luciano Cravero

Medio Oriente: notizie ed eventi promettenti nel 2013

La Stampa


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Nell’incalzante susseguirsi di tragici eventi che hanno coinvolto nel corso del 2013 l'area del Medio Oriente, dalla tragedia in corso in Siria ai continui tumulti in Egitto e Libia, si sono perse quelle storie di speranza e progresso che invece meritano di essere rilanciate all'alba dell'anno nuovo.  Quest’anno si è tenuto a Abu Dhabi si è tenuto il Global Vaccine Summit, un evento unico nel suo genere.

Per l'occasione, lo sceicco Mohamed bwas held in Abu Dharim tn Zayed Al Nahyan ha donato 120 milioni di dollari a sostegno della lotta contro la poliomelite, con l’intento di cancellarla in tutta la terra entro il 2018. I fondi sono stati destinati principalmente ad Afghanistan e Pakistan. In totale si sono raccolti 4 miliardi di dollari grazie alla generosità di 30 donatori che si sono impegnati a sostenere il progetto a lungo termine. 

Sul fronte della violenza domestica, il governo saudita ha ufficialmente bandito qualsiasi forma di violenza domestica e di abuso sulle donne. Per la prima volta nella storia del Paese, la violenza sulle donne diventa reato; alle vittime verrà offerta assistenza e protezione, mentre le forze dell’ordine saranno responsabili di incriminare i colpevoli. Sul cammino verso la parità di genere, ben 30 le donne scelte dal re saudita Abdullah per entrare a far parte del comitato consultivo. Entro il 2017 l’energia solare diventerà una delle maggiori risorse nell’area del Golfo. Gli investimenti nel settore ammontano a oltre 155 miliardi. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita guideranno la campagna di promozione di fonti rinnovabili e per la riduzione di emissioni dannose. 

Va ricordato che una delle strutture per convegni più avanzate dal punto di vista dell’energia pulita si trova proprio in Quatar, il National Convention Centre, realizzato dall’architetto giapponese Arata Isozaki principalmente in legno, viene alimentato da 3500 metri quadrati di pannelli solari disposti sul tetto. "Vogliamo cambiare la mentalità della gente", ha spiegato Ali al-Khalifa, riferendosi alla sala espositiva dove la presenza di decine di vetrate aiuta a ridurre il consumo di elettricità. Nel novembre 2012 il centro ha ospitato la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici, il primo summit tenutosi in uno dei Paesi tra i principali produttori di petrolio al mondo. 

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L'artista Ap Verheggen, in collaborazione con Cofely Refrigeration, ha escogitato un piano per creare una struttura a forma di foglia e alimentata da energia solare, che sfruttando i principi di condensazione può produrre ghiaccio nel deserto del Sahara. Dato che l'intera regione è affetta dalla continua carenza di acqua, questo è probabilmente uno dei progetti più importanti al momento, secondo forse solo alla centrale solare marocchina da 500 MW, parte dell' iniziativa Desertec, che nei prossimi anni sarà il motore trainante del settore.

In Iran, da quando ha prestato giuramento Hassan Rouhani  ha inviato un segnale dopo l'altro mostrando, dopo decenni di tensioni e conflitti, di essere interessato a scendere a compromessi con gli Stati Uniti per trovare un accordo reciprocamente accettabile che possa risolvere le differenze. Da ricordare la storica telefonata che ha rotto il ghiaccio tra i leader dei due Paesi dopo 34 anni. Spesso le buone azioni passano inosservate perdendosi in mezzo a tutte le prime pagine negative. Tra questi si è letto di agenti di polizia, come Murad Khan in Afghanistan, che hanno sacrificato la vita circondando con il corpo kamikaze in modo da salvare le persone circostanti, oppure di catene umane formate per proteggere le minoranze religiose durante le manifestazioni, come accaduto a Lahore

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Non a caso, pur senza riferirsi a un'area in particolare, il Gran Mufti dell'Arabia Saudita, la più alta autorità religiosa del Paese, ha condannato gli attentati suicida defininendoli crimini gravi. In conclusione, come sottolinea la stessa blogger Sham Jaff, anche di fronte a questi miglioramenti occorre però tenere sempre i piedi ben saldi a terra: "Nel 2013 non sono mancate le notizie promettenti, ma certi sviluppi definiti 'buoni' possono non essere tali se analizzati nel quadro generale. In Iran, per esempio, sotto Hassan Rouhani ci sono già state più esecuzioni del suo predecessore e se la politica estera appare più "tranquilla" ciò sembra riflettere la natura della politica interna, una differenza da tenere a mente". 


traduzioni di e. intra e s. gliedman

Niente patente né mezzi pubblici: impossibile raggiungere il luogo di lavoro? Bisogna provarlo

La Stampa


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Sono rimaste non dimostrate le ragioni dell’asserita impossibilità a svolgere la prestazione a seguito del mutamento della sede di lavoro, dal momento che non si rinviene alcuna allegazione che comprovi l’inesistenza di mezzi pubblici di prima mattina e la mancanza di patente di guida. Lo ha rilevato la Cassazione con la sentenza 6971/13. La dipendente di una cooperativa, incaricata della pulizia degli uffici della Regione Veneto a Venezia, viene trasferita presso la nuova sede di Mestre, ma lamenta che tale spostamento le rende impossibile garantire la presenza nell’orario previsto (dalle 5 alle 8), essendo sprovvista di patente e non potendo utilizzare i mezzi di trasporto, carenti al mattino presto.

A seguito di alcune assenze, la società intima alla lavoratrice il licenziamento disciplinare; la donna, allora, impugna tale provvedimento, sostenendo, tra l’altro, che le sue assenze non erano ingiustificate, stante l’impossibilità materiale di recarsi presso il luogo di lavoro. Le richieste dell’attrice, tuttavia, non vengono accolte dai giudici di merito e la soccombente decide pertanto di ricorrere per cassazione: il nodo centrale della questione riguarda proprio l’impossibilità di raggiungere la sede di lavoro. Gli Ermellini premettono che l’illecito disciplinare di assenza ingiustificata dal posto di lavoro si realizza già quando si accerta la mancanza di una comprovata giustificazione nel momento in cui il fatto viene contestato dal datore di lavoro. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, inoltre, la cooperativa aveva sufficientemente contestato la sussistenza dell’asserita impossibilità materiale del raggiungimento della sede di lavoro, peraltro provvisoria.

La donna, invece, si era assentata per oltre dieci giorni senza dimostrare le ragioni dell’impossibilità a svolgere la prestazione, dal momento che non si rinviene alcuna allegazione che comprovi l’inesistenza di mezzi pubblici di prima mattina e la mancanza di patente di guida: tale dimostrazione poteva avvenire documentalmente subito dopo l’annuncio del mutamento di sede, prima delle contestate assenze. Da ultimo, la Cassazione rileva che la Corte territoriale ha evidenziato l’immotivato rifiuto opposto dalla lavoratrice alle possibili diverse ubicazioni lavorative offerte dall’azienda, sia nel centro storico veneziano, sia in terraferma: in quest’ultimo caso, inoltre, l’impresa aveva offerto alla donna anche una riduzione dell’orario di lavoro, proponendo di iniziare l’attività un’ora dopo, pur a parità di retribuzione. Per questi motivi la Cassazione rigetta il ricorso.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Limatola, sacerdote stacca l'energa elettrica a due famiglie di immigrati: «Non pagavano»

Il Mattino

di Claudio Coluzzi



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LIMATOLA - Sacerdote stacca l'energia elettrica a due famiglie di marocchini che vivono in abitazioni della parrocchia. Interviene il vescovo per ricomporre il conflitto. Una storia con parti contrapposte. Da un lato un sacerdote che amministra «con disinvoltura» un consistente patrimonio immobiliare della parrocchia di San Biagio in Limatola, diocesi di Caserta, dall’altro gli inquilini. Inquilini, in questo caso due famiglie di immigrati marocchini, cui il sacerdote ha tagliato l’energia elettrica l’ultimo giorno dell’anno. Sono così rimasti senza luce e riscaldamento fino a ieri mattina quando è intervenuto in loro favore il vescovo reggente di Caserta, Angelo Spinillo.

Sullo sfondo degli attriti un servizio delle «Iene» che il 26 novembre scorso ha raccontato come il parroco si faccia pagare per tutto, abbia 9 appartamenti e due locali commerciali in comodato d’uso gratuito per i quali percepirebbe invece dei fitti al «nero», viva in una villa di 11 stanze e abbia, tra le altre cose, una costosissima collezione di auto antiche. «Tutte fandonie - replica don Giuseppe Giuliano - quel servizio televisivo mi ha descritto come il prete peggiore del mondo mentre tutti sanno a Limatola di come sono realmente e quello che faccio per la comunità».

L’ultimo episodio è del 31 dicembre. Il sacerdote stacca l’energia elettrica a due abitazioni in cui vivono due famiglie con relativi bambini. Gli inquilini vanno a denunciare la cosa ai carabinieri e raccontano che il distacco sarebbe stata una sorta di ritorsione. Ossia ai capifamiglia don Giuseppe avrebbe chiesto di sottoscrivere una dichiarazione con cui ritiravano quanto detto alle «Iene» e ribadivano di non pagare nulla (fatta eccezione per le utenze domestiche). Ma anche su questo punto don Giuliano fornisce una versione opposta: «Non è vero, quelle famiglie non pagano le utenze da un anno. Una ha un arretrato di 600 euro e l’altra di 1300. Siccome l’energia elettrica e il gas gravano sul contatore della parrocchia io li ho staccati. Ma perchè se non si paga l’Enel questa non stacca i contatori?». Ma se anche fosse una parrocchia non è un’azienda che persegue solo profitto. Dove finirebbe altrimenti la carità cristiana?

«Loro lavorano, stanno bene e non mi hanno chiesto di soprassedere perchè sono in difficoltà. Ma se non pagano se ne devono andare». Fatto sta che, rimasti al freddo e senza luce, gli inquilini hanno promosso un volantinaggio all’esterno del Duomo di Caserta in occasione del Te Deum ed hanno chiesto di parlare con il vescovo Spinillo. Spinillo ha raccolto la loro richiesta di aiuto e si è dato da fare. «Certo mi hanno rappresentato questa situazione - conferma il vescovo - per cui ho telefonato al sacerdote e gli ho chiesto di riallacciare l’energia elettrica. Lui ha accolto di buon grado l’invito». Ma il contenzioso è tutt’altro che risolto. La denuncia presentata ieri si aggiunge a tante altre e delle indagini sono in corso.

Come sempre in questi casi il paese è diviso in due. C’è chi sostiene don Giuliano e chi ne chiede senza mezzi termini l’allontanamento in quanto il suo comportamento e il suo tenore di vita (viaggi, lusso, palestra, attività imprenditoriali) sarebbero tra l’altro l’esatto opposto di quanto raccomandato dal Papa Francesco al clero: «Voglio una chiesa povera, basta preti che girano in auto di lusso». Sul web e su facebook inoltre rimbalza da un paio di mesi quel filmato delle Iene che mostra come il parroco sarebbe più un imprenditore che un pastore. Ma su questo lui non ha dubbi: «Solo fandonie, molti di quelli che hanno dichiarato quelle cose le hanno già ritirate».

 
mercoledì 1 gennaio 2014 - 23:34   Ultimo aggiornamento: giovedì 2 gennaio 2014 08:23

Papa “marxista”, a rischio i dollari dei filantropi Usa

La Stampa
paolo mastrolilli

Ricchi cattolici allarmati dalla linea di Francesco. Problemi per il restauro della cattedrale di St Patrick

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Finché si trattava di Rush Limbaugh, l’eccentrico commentatore radiofonico conservatore americano, oppure del Tea Party, magari influenzato da un antico pregiudizio anticattolico, si poteva anche passarci sopra. Ora però, se è vero quello che il fondatore di Home Depot Ken Langone ha detto alla tv Cnbc, le posizioni di Papa Francesco sull’economia stanno creando un problema un po’ più serio da risolvere. Alcuni grandi finanziatori degli Stati Uniti stanno riconsiderando le donazioni alla Chiesa, e questo mette a rischio le sue attività in tutto il mondo.

Nell’esortazione Evangelii Gaudium, il pontefice aveva messo in guardia dagli eccessi del capitalismo. I conservatori americani avevano reagito male, e Limbaugh lo aveva accusato di usare un linguaggio marxista. Nella sua intervista ad Andrea Tornielli della «Stampa», Francesco aveva risposto che il marxismo è un’ideologia sbagliata, «ma io ho conosciuto diversi marxisti che erano brave persone, e quindi quell’aggettivo non mi offende». La disputa con Limbaugh e il Tea Party si era chiusa là, ma ora se ne starebbe aprendo un’altra più pericolosa.

Ken Langone è un cattolico molto devoto, ed è anche il fondatore della grande catena di negozi per la casa Home Depot. Ha sempre fatto donazioni consistenti alla Chiesa, e il cardinale di New York Timothy Dolan lo ha coinvolto nella raccolta di circa 180 milioni di dollari necessari per restaurare St. Patrick, la cattedrale sul Fifth Avenue costruita nel 1878. «Un potenziale donatore a sette cifre - ha detto Langone al canale economico Cnbc - mi ha detto che è riluttante a partecipare, perché è preoccupato dalle critiche del Papa verso il capitalismo. Le considera un elemento di esclusione». Il donatore era rimasto particolarmente colpito dalle parole secondo cui «la cultura della prosperità ha reso i ricchi incapaci di provare compassione per i poveri».

Langone ha detto di aver sollevato il problema proprio con Dolan: «Eminenza, questo è un ostacolo ulteriore di cui non abbiamo bisogno. Gli americani sono tra i più generosi filantropi del mondo, ma devono essere approcciati nella maniera giusta. Si ottiene di più col miele, che con l’aceto». Secondo il fondatore di Home Depot, Dolan lo ha tranquillizzato, spiegandogli che il donatore incerto ha frainteso le parole di Francesco: «Il Papa ama tanto i poveri, quanto i ricchi. Quando questo donatore capirà bene il suo messaggio, non avrà problemi a contribuire». Langone ha risposto che gliene parlerà, ma non ha voluto rivelare il nome della persone o gli effetti della sua ambasciata.

Il problema, se fosse più diffuso di una semplice defezione, potrebbe diventare complicato per il Vaticano, andando oltre le difficoltà per raccogliere i fondi necessari a restaurare St. Patrick. Stati Uniti e Germania, infatti, sono i Paesi che contribuiscono di più alle attività della Chiesa in tutto il mondo: se i rubinetti dei filantropi cattolici americani si chiudessero, rimpiazzarli sarebbe molto difficile, proprio per finanziare le attività mirate ad aiutare i poveri come Catholic Charities.

Naturalmente può darsi che abbia ragione Dolan: un dubbio non basta a creare un fenomeno, e una migliore comprensione delle posizioni di Francesco può risolvere la questione. E’ curioso poi che proprio su queste posizioni economiche e sociali la Casa Bianca spera di ricostruire il suo rapporto col Vaticano, dopo le difficoltà del passato legate alle differenze sull’aborto e i temi della vita.

Robot, schermi touch e università online, come Asimov si immaginava il 2014

Corriere della sera


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Dai forestali a San Marino Tv le marchette non finiscono mai

Paolo Bracalini - Gio, 02/01/2014 - 08:16

Ecco le "marchette" nascoste nel Milleproroghe. 130 milioni destinati a nuove assunzioni e soldi per un'orchestra che non c'è

«La politica cambi, condivida i sacrifici che tanti italiani stanno facendo a causa della crisi economica» ammoniva Napolitano l'ultimo dell'anno. Pochi giorni prima, però, la maggioranza del «suo» governo Letta ha fatto tutt'altro, approvando, insieme alle «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)», una sfilza di marchette e mance ad amici e clientes che ha dell'incredibile.


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L'elenco completo lo ha pubblicato il deputato renziano del Pd Dario Nardella sul suo sito, promettendo battaglie per cancellare «le prebende date senza logica a Tizio e Caio». La lista della spesa (pubblica) per le esigenze elettorali della politica fa spavento ma è ben ordinata, per importi crescenti, da 100mila euro in su. La logica, in tempi di spending review e crisi nera, sfugge davvero o è fin troppo chiara. Partiamo dai famigerati forestali, che solo in Calabria sono 10.500, due volte e mezza i ranger canadesi che controllano 400mila chilometri quadrati di foreste. Bastano, no? No, perché il comma 10 bis stanzia 1,5 milioni di euro, per ogni anno fino al 2016, per «Assunzione a tempo determinato di personale operaio da parte del Corpo forestale dello Stato». Premiatissimi anche altri dipendenti pubblici, con 15 milioni di euro destinati alla «Incentivazione del personale amministrativo appartenente agli uffici giudiziari che abbiano raggiunto gli obiettivi di performance». Siccome hanno lavorato, gli diamo in premio 7,5 milioni di euro l'anno, per due anni.

Il miglior modo per creare consenso elettorale sono i posti di lavoro, Prima repubblica docet (anche se improduttivi, pazienza). Perciò, dopo i forestali, ci sono i 100milioni di euro per assumere Lavoratori socialmente utili (Lsu) a Napoli e Palermo, poi 1 milione per Lsu nei Comuni con meno di 50mila abitanti, quindi 16,5 milioni per «Assunzioni 120 unità per impiego e monitoraggio sull'utilizzo dei fondi strutturali Ue». Cioè per capire come spendere i soldi spendiamo 16,5 milioni di euro. Così come si stanziano 8 milioni di euro per «monitoraggio dei costi standard» della pubblica amministrazione. Quando ci saranno, i costi standard, lo Stato risparmierà molto. Nell'attesa li monitoriamo, spendendo 8 milioni.

Poi c'è mezzo milione di euro per il «Fondo nazionale per le attività delle consigliere e dei consiglieri di parità». Attenzione anche ai 2 milioni euro all'Istituto Nazionale Ricerche Turistiche (Isnart) per promuovere il «Marchio Ospitalità Italiana», ai 200mila euro per uno «Studio di fattibilità per l'offerta trasportistica nello Stretto di Messina» e 300mila euro alla «Scuola cani di Campagnano» (cani per non vedenti). Sei milioni di euro servono per finanziare nel 2014 la tv di San Marino (messa tra le «esigenze indifferibili»), in base ad una vecchia convenzione con la Rai, da cui provengono poi i vertici di SanMarinotv. L'Isola di Budelli è stata comprata all'asta lo scorso ottobre dal banchiere neozelandese Michael Harte per poco meno di 3 milioni di euro.

Il Parlamento però ha fregato i nababbo, acquistando per 3 milioni di il «Diritto di prelazione all'acquisto isola di Budelli». Persino Legambiente ha criticato il riacquisto: «Budelli è privata dalla metà dell'800, la proprietà pubblica non è una necessità, quei soldi vadano ad alluvionati e area protetta».

E che dire poi del milione al Teatro San Carlo di Napoli? Nulla, se ci fosse l'orchestra, che invece non c'è, come denuncia il M5S: «L'orchestra del Mediterraneo presso il San Carlo di Napoli non esiste ancora, è solo un progetto, pertanto non è chiaro a chi verrà elargito questo milione di euro» nota il deputato M5S Luigi Gallo. Poi c'è il settore della memorialistica bellica, sempre ricco di elargizioni. L'anno scorso era il sessantanovesimo anniversario della Resistenza, il 2014 è il settantesimo, ed quindi ecco 3 milioni per le «Celebrazioni del settantesimo anniversario della Resistenza e della guerra di liberazione promosse dalla Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane». Ma c'è anche la Prima guerra mondiale, e qui partono 4,5 milioni di euro per «Recupero lettere, materiali, documenti storici Prima guerra mondiale».

Un grande lavoro di lobbing territoriale va riconosciuto ai parlamentari valdostani (14milioni di euro per «Soppressione maggiorazione Tares in Valle d'Aosta) e ai veronesi, tra cui spicca il sottosegretario al Tesoro Alberto Giorgetti (Nuovo centrodestra). Aveva promesso nuovi fondi per la Fiera di Verona, ed eccoli qui: 5 milioni di euro. Ma nella città di Romeo e Giulietta arrivano anche 300mila euro per l'Orchestra «I Virtuosi italiani», e su rotaia, a 300km/h, anche 29milioni per l'Alta velocità Milano-Verona. «Con questi favori e prebende il governo perde ogni credibilità» ammonisce il renziano Nardella. Che in Parlamento si sta occupando di una legge per gli stadi privati. Pratica che sta molto a cuore a Della Valle, patron (renziano) della Fiorentina...

Gli Usa spiano gli iPhone»: Apple nella bufera del datagate, ma da Cupertino smentiscono

Il Messaggero

Gli 007 Usa "spiano" gli iPhone. O almeno lo hanno fatto in passato, come emerge dalle nuove carte della "talpa" del Datagate, Edward Snowden, pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel.
 

CatturaIl documento che imbarazza, e non poco, la Apple, risale al 2008. Mostra l'esistenza di un programma della National Security Agency (Nsa) denominato "Dropout Jeep". Attraverso un sofisticatissimo software installato sugli smartphone della casa di Cupertino, la potente agenzia di intelligence sarebbe stata in grado di accedere a tutti i dati personali memorizzati sull'iPhone: dalla rubrica telefonica alla lista dei contatti. Ma sarebbe anche stata in grado di leggere i messaggi di testo, intercettare le e-mail, e addirittura ascoltare i messaggi registrati nella segreteria telefonica e attivare sia il microfono che la telecamera del telefono. Inoltre il software "spia" avrebbe permesso agli 007 federali di localizzare le persone che utilizzano l'iPhone con una precisione quasi infallibile, attraverso i segnali inviati ai ripetitori dalle varie app installate sul telefono.

Al quartier generale dell'azienda fondata da Steve Jobs non ci stanno, e i contenuti della nuova fuga di notizie vengono seccamente smentiti. O almeno si nega ogni coinvolgimento: «La Apple non ha mai lavorato con la Nsa per creare un accesso segreto ai software di propri prodotti, compreso l'iPhone», si legge in una nota, in cui si sottolinea anche come l'azienda sia «all'oscuro di programmi che abbiano avuto come obiettivo i propri prodotti». Si cerca poi di tranquillizzare gli utenti sulla assoluta sicurezza degli ultimi modelli dell'iPhone e dell'ultima versione del software utilizzato da Apple, l'iOs 7. I nuovi documenti diffusi da Snowden, infatti, risalgono a più di cinque anni fa, quando il modello in voga era l'iPhone 3, che utilizzava un sistema operativo oramai superato. Ma a questo punto - sottolineano in molti - i dubbi sull'affidabilità anche della nuova generazione di iPhone sono legittimi, anche se gli esperti sottolineano come gli attuali congegni per la sicurezza del proprio smartphone e per la protezione della privacy siano quasi invulnerabili.

Non solo i dispositivi della Apple, comunque, sarebbero stati messi sotto controllo dalla Nsa. Dalle carte della "talpa" del Datagate emerge infatti come l'agenzia di intelligence negli scorsi anni abbia preso di mira i prodotti di altre case hitech, come quelli di Cisco System. Non solo telefoni, ma anche laptop e tablet, che verrebbero "craccati" anche grazie all'azione della Tao (Tailored Acces Operation), l'unità speciale della Nsa il cui motto è «Ottenere l'impossibile». Un gruppo di "supergeni" del web in grado di accedere a qualunque tipo di informazione viaggi nel cyberspazio, chiamati in causa per delle operazioni mirate, lì dove falliscono tutti gli altri strumenti della potente agenzia di spionaggio.


Mercoledì 01 Gennaio 2014 - 18:48
Ultimo aggiornamento: 18:52



Apple, presto si potrà rintracciare l'iPhone smarrito anche da spento

Il Messaggero


CatturaSe trovare il proprio iPhone smarrito o rubato è possibile con il software "Trova il mio iPhone", Apple sta progettando un nuovo sistema che potrebbe essere rivoluzionario. Con il nome “Apparatus and method for determining a wireless devices location after shutdown” (Apparati e metodi per determinare la posizione di un dispositivo dopo lo spegnimento), l'azienda di Cupertino ha brevettato un sistema che consente di mostrare la posizione GPS del dispositivo anche quando è spento. Il dispositivo invierà la propria posizione da spento ai server dell’azienda solo se l’utente abiliterà e configurerà la relativa funzione: sarà richiesto infatti di inserire un codice in fase di spegnimento del telefono. Se il codice inserito sarà corretto, il dispositivo si spegnerà senza problemi, ma se dovesse essere quello errato, la funzione si abiliterà automaticamente ed invierà i dati ai server.


Venerdì 15 Novembre 2013 - 10:42

Impastato "usato" per lo spot degli occhiali. L'ira della famiglia e del web

Libero

Un attore fa sue le parole di Peppino sulla bellezza prima di inforcare gli occhiali. Il fratello: "Ritirate lo spot o reagiremo"


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Cresce l’indignazione per lo spot della Glassing, azienda che commercializza occhiali e che ha deciso di utilizzare l’esortazione alla bellezza di Giuseppe Impastato. "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà", recita un attore prima di inforcare un paio di occhiali. "Non c'è rispetto per la memoria", si lamenta stamane Emanuela su Twitter. "Giù le mani da Impastato", sbotta Salvo. "Non potrebbe ritirare subito lo spot e magari chiedere scusa?", è l’invito di Beppe Giulietti. "Non vi fate schifo?", taglia corto Paolo. "Boicotta la Glassing", è la proposta di Riccardo. Gli risponde amaro Tiziano: "Se anche vuoi boicottare la Glassing, ormai non importa perchè si è già fatta pubblicità".

Il problema è proprio questo per la famiglia del militante massacrato e fatto saltare in aria. "Non è possibile rubare la parole di Peppino - afferma il fratello Giovanni - a fini commerciali. Non esistono giustificazioni". "Bisognerebbe educare la gente alla bellezza - era l’invito di Impastato - perchè in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore". "Parole violate, come possiamo - chiede la famiglia - accettare questa sorta di tradimento? Non lo faremo. La Glassing ritiro lo spot o reagiremo".

Il boss non può leggere «Il nome della rosa» Negato a Emmanuello il romanzo di Eco

Corriere della sera

La biblioteca del carcere non presta il volume al boss: «Libro ritenuto pericoloso, vietata anche la lettura de “Il Manifesto”»

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Libri e giornali off limits per il boss. Nello specifico: la lettura del celebre romanzo di Umberto Eco, «Il nome della rosa», è vietata per il boss di Cosa nostra Davide Emmanuello, di Gela. A diffondere la notizia è stato un detenuto, Pasquale De Feo, in un sito «Le Urla del Silenzio», un blog dove i condannati all’ergastolo affidano le loro storie.

«LIBRO PERICOLOSO» - In una lettera, inviata al direttore del «Manifesto», Norma Rangeri, De Feo denuncia come ad Emmanuello, «ristretto - scrive - nel regime di tortura del 41 bis ad Ascoli Piceno qualche mese addietro rifiutarono di fargli leggere il libro della biblioteca del carcere, «Il nome della rosa» perché ritenuto pericoloso dall’area educativa». De Feo, evidenzia anche che al boss di Gela, è vietato leggere il «Manifesto».

01 gennaio 2014

Gli esplode il pene durante il rapporto sessuale: camionista denuncia il medico»

Il Mattino

A raccontare l'incredibile vicenda è il quotidiano «Il Resto del Carlino».



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Brutta avventura per un camionista calabrese di 60 anni. Secondo quanto riporta il quotidiano "Il Resto del Carlino", l'uomo - che risiede nel Reggiano - è stato operato con una iniezione di acido ialuronico per migliorare le dimensioni del pene. Dopo l'intervento, però, - come riporta il quotidiano con dovizia di particolari - l'organo è esploso durante un rapporto sessuale. L'uomo - scrive Il Resto del Carlino - ha successivamente deciso di querelare il medico che ha eseguito l'operazione. La notizia può far pensare ad una bufala del web, eppure, si apprende dal quotidiano che «in relazione al caso del 60enne la Procura le ha contestato il reato di lesioni colpose gravi, dato che dall’intimo scoppio del poveretto era derivata "un’infezione con estrusione del gel da flogosi dell’asta peninea" guaribile in 40 giorni».

mercoledì 1 gennaio 2014 - 13:19   Ultimo aggiornamento: 16:33

CANpodanno: in 101 alla festa dedicata ai cani, lontani da botti

La Stampa

REUTERS

Nel vicentino la prima edizione di un’iniziativa in formato dog-friendly


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Hanno rinunciato alle feste danzanti, suntuosi cenoni e soprattutto spettacoli pirotecnici le 101 persone che hanno deciso di trascorrere con il loro cane il veglione di San Silvestro all’Oasi Rossi di Santorso, nel vicentino, dove si è svolta la prima edizione di CANpodanno.

Si può dire che è stata la `la carica dei 101´, però di umani che hanno dato vita al primo veglione di S. Silvestro dedicato ai cani. Sono stati 38 i `migliori amici dell’uomo´ che hanno avuto la massima attenzione dai loro `padroncini´ che li hanno prima fatti giocare nel parco dell’Oasi e poi deliziati gastronomicamente con biscotti per cani preparati nel corso di cucina ad hoc a cui hanno aderito gli ospiti. Poi i 4 zampe sono sfilati sul `green carpet´ (mutuato dal red carpet delle grandi occasioni) con tanto di servizio fotografico. La serata, già sold out da una settimana, si è conclusa con i CANpodanno Awards che hanno premiato il cane più anziano, quello più giovane, il più grande, il più piccolo, il primo iscritto, l’ultimo, e quello che arriva da più lontano. Ed ha vinto una meticcia di Reggio Emilia: l’iniziativa infatti ha attirato adesioni anche da fuori provincia, come da Venezia e Trento.

L’obiettivo dei promotori è quello di far diventare CANpodanno una `filosofia´, un format dog-friendly da esportare in tutte le città e così sono trascritte le `linee guida´ sul sito dell’associazione. «Per questa prima edizione abbiamo preferito limitare il numero di cani - spiega Marta Dalle Carbonare, fondatrice di CityMugs -. È stata una precauzione necessaria per capire gli spazi vitali di ciascun cane, ma visto come è andata, e viste le richieste a cui abbiamo dovuto dire di no, probabilmente per l’anno prossimo apriremo ad un numero maggiore di cani e di persone». «L’aspetto che mi ha colpito di più - aggiunge Anna Casasola, cofondatrice di CityMugs - è stata la facilità di socializzazione e convivenza dei cani che, di conseguenza, ha anche offerto un’occasione in più di dialogo e interazione tra noi umani». Visto il successo, che ha portato tra l’altro a devolvere complessivamente 3.500 euro anche all’Enpa, l’ iniziativa verrà replicata a fine 2014 e a carnevale. Il nome? CANevale, naturalmente.

Il veterinario: “Attenzione a panettoni e avanzi, cibi tossici per cani e gatti”

La Stampa

Tanti i rischi: dalla cioccolata alle cipolle, dall’uva alle caramelle senza zucchero


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Cenone e feste di capodanno piene di insidie per i cani e i gatti di casa, da tenere lontani soprattutto da panettone, spumante e avanzi. Alimenti della tradizione e decorazioni possono infatti mettere a rischio la salute degli animali domestici che magari cercano di condividere con i padroni i festeggiamenti con qualche bocconcino supplementare.

Strappi alla regola vivamente sconsigliati dei veterinari, con il divieto assoluto per alcuni cibi presenti sulle tavole di questi giorni, tossici per gli animali, dalla cioccolata alle cipolle, dall’uva alle caramelle senza zucchero. «Chi ha un cane o un gatto ormai sa che la cioccolata è pericolosa per la presenza di teobromina, una sostanza tossica per gli animali perché la metabolizzano molto lentamente», spiega all’Adnkronos Salute Marco Melosi, presidente dell’Anmvi, l’Associazione nazionale veterinari italiani. 

Per un cucciolo anche solo mezza tavoletta di cioccolato fondente può provocare danni gravissimi. «Altro alimento tossico conosciuto è la cipolla, presente in molte preparazioni, che può provocare nel cane un’anemia emolitica», aggiunge Melosi. «Ci sono però altri cibi, meno noti per i loro effetti negativi - sottolinea l’esperto - che però, se assunti in quantità importanti, possono essere pericolosi. Le caramelle e le gomme senza zucchero, ad esempio, che contengono xilitolo, sostanza che può causare un’ipoglicemia perché dà un’improvviso rilascio di insulina. Un problema soprattutto per i cuccioli, che sono più curiosi e cercano di tutto». Vietatissimo l’alcol, «anche quello contenuto nei dolciumi», assicura Melosi.

No anche a «uva e uvetta, soprattutto per i cani. Se mangiati in quantità sono alimenti in grado di creare danni a livello renale o provocare vomito e diarrea». Tossico per gli animali anche l’avocado, frutto esotico frequentemente utilizzato in questo periodo. «Sia la polpa che le foglie contengono una tossina pericolosa per cani e gatti», precisa Melosi. «I nostri animali - spiega il veterinario - oggi sono alimentati in maniera molto regolare e bilanciata, con crocchette e scatolette. Un cambio improvviso della dieta, in questi casi, è deleterio, come sono deleteri i fritti, gli umidi e tutti gli avanzi di cucina». I cuccioli, inoltre, vanno tenuti lontani dalle decorazioni, anche quelle naturali «le stelle di Natale in particolare, ma anche gli abeti naturali e il vischio: sono tossici se ingeriti o masticati», avverte.

Facebook a gonfie vele sul mobile

La Stampa

federico guerrini

Il rapporto «The Annual», riservato agli inserzionisti ma pubblicato in Rete dal blog TechCrunch, svela dati interessanti sulla presenza del social network in alcuni Paesi dell’area Emea, Italia compresa


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È un opuscolo patinato, più simile a una rivista di quelle che si trovano nelle sale d’aspetto ovattate di qualche professionisti di alto bordo, piuttosto che al rigore neutro di una comunicazione agli investitori. Ciò nonostante, il rapporto The Annual, inviato da Facebook nei giorni scorsi ai suoi principali partner commerciali dell’area Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) e fatto filtrare dal blog specializzato TechCrunch , contiene diverse informazioni interessanti per conoscere qualcosa di più sul posizionamento strategico del network a livello internazionale e di piattaforma. 

La principale indicazione che emerge è la crescente importanza del mobile per la piattaforma di Zuckerberg. In tutti i Paesi esaminati: Francia, Germania, Regno Unito, Turchia, Israele, Italia, Svezia e Spagna, la percentuale di utenti che si collegano giornalmente o mensilmente al sito tramite cellulare è assai significativa. In Francia, ad esempio, su 26 milioni di utenti mensili (che corrispondono al 63% di tutti gli utenti Internet francesi), ben 17 milioni arrivano anche tramite mobile. Percentuali simili in Spagna e Regno Unito. 

Oltremanica, grazie anche alla presenza capillare del wi-fi e ad abbonamenti dati assai più economici ed onnicomprensivi di quelli attivi in altre aree geografiche (l’offerta “all you can eat”, a fronte di un canone mensile, in Gran Bretagna non vuol dire avere a disposizione 2Gb come da noi, ma davvero dati illimitati) è particolarmente spiccato il peso delle connessioni in mobilità: un possessore di smartphone su due accede a Facebook in questo modo. Un grado di penetrazione del network inferiore solo a quello della Svezia, paese in cui il 53% dei navigatori mobile possiede un account Facebook. 

Gli italiani si confermano uno dei popoli più “social, in Europa e non solo”, ben il 71% dei navigatori italiani è dotato di profilo Facebook: in tutto 23 milioni di persone che si collegano ogni mese. Interessante, sempre per quanto riguarda il Bel Paese, anche la frequenza di utilizzo: il 74% degli utenti mensili si connette giornalmente al network, segno di un bisogno di restare in contatto con i propri “amici” online che ha pochi eguali nel mondo. Per quanto riguarda l’area Emea, i dati di The Annual mostrano che solo Germania (76%) e Svezia (78%) ci battono in quest’ambito. I tedeschi, forse per la loro spiccata attenzione per la privacy , forse per la concorrenza interna del social network StudiVZ, sembrano però amare Facebook molto meno di altri europei, visto che meno della metà degli internauti (il 43%) complessivi è iscritto al sito, e soltanto il 27% dei possessori di smartphone vi si collega in mobilità.

Sul piano finanziario queste statistiche sembrano dare ragione in pieno a Mark Zuckerberg che, subito dopo la quotazione in Borsa dell’azienda, annunciò il lancio delle inserzioni pubblicitarie anche su mobile. Un modo per rassicurare gli investitori e far aumentare esponenzialmente gli introiti. Oggi, stando ai dati del terzo quadrimestre 2013, divulgati a ottobre, dagli annunci su piattaforma mobile arriva il 49% degli introiti pubblicitari del network. E c’è ancora ampio margine di crescita. L’unica nota stonata per Zuckerberg e soci deriva dalla crescente disaffezione che i navigatori più giovani sembrano sentire verso il prodotto. Al “vecchio” Facebook gli adolescenti europei, secondo la ricerca Global Social Media Impact Study , sembrano preferire piattaforme più agili come Twitter, Instagram, WhatsApp e Snapchat. 

Il terremoto? Gli animali lo avvertono per primi

Il Mattino


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Non è una leggenda metropolitana. Gli animali sono in grado di avvertire l'arrivo di un sisma prima che si manifesti. Questa sorta di potere era già noto nell'antichità. Ma gli studi e le testimonianze scientifiche in materia sono tante. Pensate che il giorno del terremoto all'Aquila, una ricercatrice inglese stava conducendo uno studio sui rospi, in Abruzzo. Ad un certo punto è rimasta di sasso: i rospi erano improvvisamente spariti. Tutti. Poi dopo poco è accaduta la catastrofe, quella che tutti conosciamo. Il comportamento dei rospi aquilani nei giorni del terremoto è stato descritto su un articolo pubblicato dal Journal of Zoology a firma della ricercatrice Rachel Grant della Open University di Milton Keynes.

Non è l'unico caso nè l'unico esempio. Dopo il sisma che colpì l’Emilia - come racconta l'etologo Marchesini - molte persone ebbero forti riscontri di comportamenti anomali messi in atto dalla maggior parte dei cani e dei gatti. Certo, non tutti reagiscono allo stesso modo. Ma si passava da espressioni di inquietudine come l’ansimare, il girovagare per casa, l’abbaiare ripetuto e il rifiuto del cane ad andare nei luoghi ove solitamente riposava. Chi dormiva col cane o col gatto descrive che il proprio pet si rifiutava di entrare in camera e rimaneva immobile vicino alle porte.

Altra stranezza notata da molte persone residenti nei luoghi ove il terremoto aveva fatto salire fango, sabbia, acqua o ha causato sprofondamenti del terreno, è che i cani non la smettevano più di annusare l’aria, come se avvertissero un odore inconsueto. Durante la scossa molte persone hanno riferito che i cani guardavano ripetutamente verso l’alto ansimando. Anche i gatti sono sensitivi: angoscia, un atteggiamento nervoso in modo innaturale, voglia di scappare e uscire dalle abitazioni alla ricerca di una via di fuga. E principalmente, in presenza di cuccioli, la necessità primordiale di metterli in salvo, sono i comportamenti più frequenti. La spiegazione? Una teoria è quella per cui i cani percepiscono le vibrazioni della terra prima degli esseri umani. Altre suggeriscono che riescono a rilevare cambiamenti nell’elettricità dell’aria o i gas rilasciati dalle profondità della terra.
Insomma, occhio ai nostri pet dentro casa: non sempre i loro comportamenti sono scontati.

lunedì 30 dicembre 2014 - 00:56   Ultimo aggiornamento: 21:31

L'hamburger fa male alla salute", lo dice proprio McDonald's ai suoi dipendenti

Il Mattino


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NEW YORK - "Meglio non mangiare cibo da fast food". Incredibile ma vero, a pronunciare queste parole è stato McDonald's. La catena statunitense aveva consigliato i suoi dipendenti di "non mangiare fast food perchè fa male alla salute": la notizia è stata pubblicata su McResource line, un sito web a cui possono accedere soltanto gli impiegati di McDonald's. Hamburger e i fritti non sono salutari: "Il fast food è veloce poco costoso e un'alternativa veloce alla cucina casalinga ma l'eccesso di calorie, i grassi saturi, lo zucchero e il sale contenuti in questi prodotti possono portare all'obesità".Ovviamente ora il sito è stato chiuso momentaneamente dai 'piani alti' di McDonald's. Ma purtroppo per loro la frittata è stata già fatta.

sabato 28 dicembre 2013 - 11:16   Ultimo aggiornamento: 12:58

Allarme rifiuti, è caos a Roma, cumuli ovunque. Maiali rovistano tra i sacchetti

Il Mattino

di Veronica Cursi


Cattura
Cartoni, montagne di cartoni, buste di plastica, materassi lerci e ammuffiti ammassati davanti ai portoni. In mezzo ai parcheggi. Scatole vuote, regali appena scartati e gettati in mezzo alla strada perché i cassonetti sono troppo pieni. E l’Ama non passa. Da Torpignattara al Laurentino, dall’Appio alla Borghesiana, per Natale i romani hanno trovato un bel regalo sotto l'albero: una città completamente invasa dai rifiuti. Proprio nei giorni in cui l’Ama aveva dichiarato un potenziamento del servizio con 2.500 dipendenti al lavoro durante le feste e 42 itinerari straordinari per la raccolta di carta e cartone, sulle strade di mezzi e spazzini se ne sono visti ben pochi. E al posto dei camion per la raccolta dei rifuti, a Boccea, nei giorni scorsi sono persino arrivati i maiali. Una situazione che potrebbe ripetersi ancora, soprattutto alla luce della recente bocciatura del decreto Salva Roma, che prevedeva anche una norma che mirava a tagliare sprechi e inefficienze del servizio. Basta fare un giro per la città per vedere il degrado: in molte zone il nuovo sistema di raccolta differenziata non è mai partito, in altri funziona male e diversi quartieri si sono trasformati in discariche a cielo aperto.

TORPIGNATTARA
Su via Eratostene, a Torpignattara, da 10 giorni i cassonetti strabordano di immondizia, i rifiuti si accumulano, l'aria è irrespirabile e i residenti esasperati. «C’è un materasso buttato per strada che sta facendo la muffa - denuncia Rosalia Grande, medico e residente nella via - E la cosa assurda è che l’Ama passa ma non svuota i cassonetti. Di fronte alle nostre segnalazioni alcuni operatori ci hanno detto che non possono far niente perché il personale di zona è stato ridotto di 20 operatori per la necessità di altri municipi dove effettuano la differenziata».

BOCCEA
I rifiuti abbandonati per strada a Boccea sono un piatto troppo ghiotto. E su via Domenico Montagnana invece dei camion nei giorni scorsi sono arrivati i maiali. Le foto sono pubblicate sul sito "Roma fa schifo". I maiali forse scappati da qualche casolare lì attorno, si sono messi a rovistare in mezzo ai rifiuti con tanto di cuccioli al seguito. Ieri l’Ama ha provveduto a svuotare i cassonetti.

LAURENTINA
Da tre settimane il consorzio di via Pio Emanuelli 55, sulla Laurentina, è stato dotato di nuovi cassonetti per la raccolta differenziata. «Ma da allora - denuncia Paola Borghesi - non abbiamo più visto nessuno. Ci hanno detto che l'Ama si sta dotando di macchine adatte ai nuovi cassonetti. E nel frattempo noi che facciamo, viviamo in mezzo a i rifiuti?».

BORGHESIANA
In viale di Prato Fiorito, nel consorzio Borghesiana G3, da due settimane i cassonetti non vengono svuotati: «La situazione - denuncia Fausto Losso, residente - sta diventando non solo preoccupante ma anche intollerabile dal punto di vista igienico. La differenziata che doveva cominciare dai primi di dicembre non è mai partita regolarmente. L'immondizia si sta accumulando e dopo le feste i rifiuti sono triplicati».

APPIO
Su via Appio Claudio quattro cassonetti stracolmi e centinaia di buste buttate in mezzo alla strada, con i passanti costretti a fare lo slalom tra scatole e buste di plastica.

FONTANA CANDIDA
Una montagna di immondizia a pochi metri da una chiesa e da un nido: al comprensorio Fontana Candida - denunciano i residenti - non è mai partita la differenziata, i cassonetti sono ancora lì e in compenso i camion dell’Ama hanno smesso di venire.