domenica 12 gennaio 2014

Kyenge a Brescia, anche gli immigrati contro il ministro

Il Giorno

di Federica Pacella


L'accusa: "Si è limitata a leggere una relazione preconfezionata, senza dare nessuna risposta ai tanti quesiti, importanti"

Brescia, 12 gennaio 2014


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Il primo applauso lo ha ricevuto solo dopo aver varcato la soglia dell’auditorium San Barnaba. Fuori, nel suo brevissimo percorso dall’auto blu alla sede della Tavola Rotonda, è stato accompagnato dai cori di attivisti ed immigrati che hanno chiesto dignità per tutti. Chi pensava che la contestazione si sarebbe limitata a piazzale Arnaldo, presidiata dalle forze di polizia, dove erano confinati Forza Nuova, Lega, Club Forza Silvio e Fratelli d’Italia, si sbagliava. In piazzale Arnaldo si è detto di tutto e di più. Dalla “accoppiata dannosa Del Bono-Kyenge”, responsabile, secondo il consigliere regionale leghista Fabio Rolfi, di creare caos, all’accusa di razzismo al contrario di Viviana Beccalossi (FdI), a Forza Nuova che se l’è presa col governo Letta per non aver mandato piuttosto qualcuno a parlare di problemi economici. Presenti anche i Club Forza Silvio per contestare «non la persona, ma le politiche», come ha spiegato il coordinatore Matteo Pasotti. Qualche attimo di tensione c’è stata tra le forze di polizia e Forza Nuova, che voleva portare la manifestazione fino all’auditorium, e, attorno alle 12, tra gli immigrati e alcuni militanti anti-Kyenge, che, capitanati da Beccalossi e Rolfi, si sono avvicinati alla sede della tavola rotonda.

Quando Beccalossi ha srotolato la bandiera di Fratelli d’Italia, sono partiti spintoni e insulti. E’ intervenuta prontamente la Digos, che ha allontanato anche l’assessore regionale bresciana. Anche tra i manifestanti “pro-Kyenge”, che hanno condannato gli insulti al ministro, c’è stata però un po’ di delusione per le mancate risposte su problemi concreti, come la questione della sanatoria 2012. Il ministro si è impegnata a portare gli spunti arrivati dal territorio al governo centrale, e, dopo l’esposizione del lavoro fatto su integrazione e politiche giovanili, Kyenge ha spiegato di essere al lavoro per fare un moitoraggio sulle criticità. Ha poi letto il discorso fatto alle Nazioni Unite in rappresentanza dell’Italia, in cui si ribadiva il suo impegno sulla questione cittadinanza da estendere ai bambini nati sul territorio italiano. «Non ha chiesto scusa - spiega Driss Ennya del Coordinamento immigrati Cgil - per aver umiliato due volte una provincia, che l’aveva invitata in due occasioni, a settembre e ottobre. E si è limitata a leggere una relazione preconfezionata, senza dare nessuna risposta ai tanti quesiti, importanti».

Il nuovo 112 va a rilento: colpa del computer della polizia

Il Giorno

di Tino Fiammetta


Il software obsoleto è da rifare: ritardi anche di 40 minuti ad intervento

Milano, 12 gennaio 2014


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Un mese di rodaggio. Sei mesi di esperimenti pilota che hanno riguardato Varese, Lecco, Bergamo e Monza. Una rivoluzione sul servizio pubblico di emergenza che da dicembre ha interessato Milano e che ha registrato più di un problema. (Dalla primavera sarà anche a Brescia, Cremona e Mantova)

Il nuovo servizio di Numero unico europeo, per intenderci il nuovo 112, funziona male. Ed a farlo inceppare è il software, vecchio e non aggiornato, della polizia. Papale, papale. «Guai, però, a dare addosso al nuovo sistema - avverte il direttore generale Areu Alberto Zoli - per il nuovo 112 posso usare solo superlativi. Va benissimo se non ci fossero problemi tecnici che riguardano unicamente la polizia.» Ecco, la polizia. Colpa di un mancato upgrade del programma che costa tempo prezioso e allunga i tempi di intervento.

Ci sono casi di pattuglie arrivate con 40 minuti sul luogo dell’incidente, o Volanti che si presentano quando ormai il danno è fatto. Assolta invece l’Arma, il cui programma è rimasto, anche lui “nei secoli fedele”. Promosso anche quello dei vigili del fuoco, e, ovviamente anche quello del «vecchio» 118, cioè il sistema delle ambulanze. Anche se da qualche parte arrivano «rimproveri» imbarazzanti (vedi il caso di Colico). Rispetto al recente passato, il Numero unico 112 dovrebbe essere più rapido e più economico, non solo in termini di tempi. Al centralino milanese (60 civili nel call center provvisoriamente sistemato nell’ospedale di Niguarda ma prossimo al trasferimento nella sede del Reparto Mobile di via Cagni) arrivano ormai 7.500 chiamate quotidiane, metà delle quali sono «da buttar via», le altre vengono smistate ai «punti di soccorso di secondo livello» cioè carabinieri (40 per cento), polizia (20 per cento), ambulanze (30 per cento) e pompieri.

La risposta del nuovo 112 serve per localizzare e smistare, e soprattutto filtrare. Gli addetti giurano che la «processione» della chiamata (cioè il tempo in cui la telefonata viene raccolta e trasferita) non raggiunge i sessanta secondi. In più c’è la possibilità di localizzare la chiamata (novità che sarà resa ancor più rapida con una applicazione sugli smartphone che ogni cittadino può scaricarsi). I minuti successivi dovrebbero servire alle singole forze di polizia a pianificare e gestire l’intervento. cioè mandare sul posto una pattuglia, organizzare le «battute» per la ricerca dei fuggitivi e trovare i testimoni. Questa la teoria. In pratica solo per quello che riguarda la polizia il sistema si inceppa. «Perché non avendo un software adeguato loro lavorano in cartaceo, bisogna telefonare alla centrale e poi loro caricano l’annotazione sul pc, senza rapidi automatismi. E i tempi si allungano...»

Occhio alle foto su Facebook! Attirano i ladri

Il Giorno

di Marco Dozio


I consigli per evitare brutte sorprese e furti: evitare di mettere sui social network informazioni sui viaggi

Usmate Velate (Monza), 12 gennaio 2014


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Pubblichi le foto delle tue vacanze su Facebook? Occhio, perchè oltre all’invidia degli amici potresti scatenare l’attenzione dei ladri. Che potrebbero essere in osservazione dal computer, comodamente sdraiati sul divano, annotare gli spostamenti e calcolare le assenze da casa. Dunque approfittarne per entrare in azione. Un gioco da ragazzi. Oppure occhio anche alle foto «postate» che ritraggono l’interno delle abitazioni, inquadrando magari oggetti di valore o comunque appetibili per i topi díappartamento. Anche qui basta risalire all’indirizzo del malcapitato con pochi sforzi e tanti potenziali risultati. Quello confezionato dalla Polizia locale dei Colli Briantei, che opera a Usmate, Lesmo, Correzzana e Camparada, è molto più del classico vademecum anti-truffe distribuito agli anziani.

Contiene certamente i consigli «sempreverdi» sul falso tecnico del gas o sul presunto amico del figlio che reclama denaro. Però c’è anche dell’altro, per esempio una guida al prudente uso dei social network. Vetrina dell’ego in cui sbirciano parecchi malintenzionati che puntano a svaligiare case, come spiega il Comandante Costanza Cremascoli. «Molta gente pubblica foto o scrive frasi sulla bacheca di Facebook senza pensare che queste possono costituire preziose informazioni per i malviventi». A partire dalle immancabili immagini dei weekend fuori porta mostrate in presa diretta. «È un errore perchè in questo modo il ladro capisce che la persona in questione, magari con tutta la famiglia, è lontana da casa. E lo sarà il tempo sufficiente per consentirgli di tentare l’incursione.

Meglio evitare. Così come è meglio evitare l’annuncio delle proprie ferie specificando giorni di partenza e di arrivo». Poi c’è l’accorgimento sugli scatti d’ambiente, quelli che immortalano momenti domestici, apparentemente innocui, in salotto o in cameretta. Altra imprudenza. In quelle foto un ladro esperto riesce a percepire la grandezza dell’abitazione e la possibile presenza di bottini interessanti, dai televisori di ultima generazione all’argenteria, passando per i quadri d’autore o gli orologi. Il Comandante aggiunge che non sempre è sufficiente impostare le cosiddette «protezioni», quelle che limitano ai soli «amici» l’accesso alla bacheca personale. «I furfanti professionisti possono avvalersi di abili informatici o essere loro stessi in grado di aggirare certi ostacoli. Ogni foto o commento pubblicato può essere agevolmente carpito e finire nelle mani sbagliate».

Germania, spedisce una cartolina durante la Guerra Fredda: il destinatario la riceve 44 anni dopo

La Stampa


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Spedisce una cartolina nel 1968 dalla Germania dell'Est indirizzandola in Germania occidentale ma il destinatario la riceve 44 anni dopo. Günter Zettl era uno studente di 18 anni che spedì una cartolina per partecipare ad un quiz musicale, ma alla stazione radiofonica a cui era destinata è arrivata dopo 44 anni a causa delle rigide limitazioni dovute alla Guerra Fredda. La Stasi intercettò la lettera e la sequestrò impedendo che arrivasse al mittente. Dopo tanti anni un'ex agente cercando tra i documenti ha trovato la cartolina e l'ha finalmente spedita alla stazione radiofonica, che ancora esiste anche se con altro nome. Il programma è stato chiuso da 40 anni, ma la radio ha dato comunque spazio alla cartolina realizzando il sogno del giovane amante della musica, ormai uomo.


Domenica 12 Gennaio 2014 - 15:59

Le donò il sangue, un anno dopo due cani muoiono quasi insieme

La Stampa


La cagnolina malata aveva ripreso vigore e sembrava fuori pericolo, ma pochi giorni fa si è spenta e il suo salvatore si è spento qualche ora dopo


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Non ha avuto un lieto fine la vicenda del cane che con una trasfusione aveva salvato la vita a una cagnolina malata di tumore. Un anno dopo quell’intervento entrambi sono morti e a poche ore di distanza uno dall’altro. La vicenda, che era arrivata perfino sui giornali inglesi, aveva visto Sissy, una meticcia di 18 anni di proprietà di un abitante di Pagazzano, ammalarsi alla fine del 2012. Il veterinario Flavio Colombo Giardinelli aveva però deciso di provare la strada della trasfusione. Con molta fatica, grazie al passaparola, era stata trovata Sally, un pitbull compatibile e all’inizio del 2013 la trasfusione di sangue era stata effettuata. 

La cagnolina malata aveva ripreso vigore e sembrava fuori pericolo. E i proprietari dei due cani avevano lanciato l’idea di creare una sorta di Avis per cani. Ma qualche giorno fa Sissy ha ricominciato a stare male ed è morta. Poche ore dopo, quasi a conferma del legame che si era creato tra di loro anche Saly è morta.

(Fonte: Agi)

Le App più usate di Android a Cuba

La Stampa

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Si vede da ogni parte un robot verde con le antenne. Nelle pubblicità dei riparatori di telefoni mobili, su certe simpatiche camicette e persino esposto sul parabrezza di alcune auto. Non è solo l’icona di Android a trovarsi in primo piano in molti luoghi all’interno di Cuba. Lo stesso sistema operativo Google è cresciuto in popolarità nel corso dell’ultimo anno. La creatura basata su Linux si trova in buona parte dei telefoni intelligenti che entrano nel paese, per via legale o illegale. 

Se diamo un’occhiata al contenuto di questi Smartphones, noteremo la prevalenza di applicazioni che si svolgono offline. Gli utilizzatori cubani preferiscono quelle che funzionano senza accesso a Internet, per limitare al massimo il disagio di vivere nell’“Isola dei non connessi». Sono molto richieste le mappe dell’intero paese, enciclopedie con immagini incluse, traduttori in diverse lingue, giochi di ruolo e ogni tipo di strumento utile per affrontare il quotidiano. Dopo aver intervistato diversi utilizzatori e alcuni negozi di telefoni mobili, possiamo stilare un elenco che comprende le dieci applicazioni più popolari di Android a Cuba. 

WikiDroyd: Una versione della nota enciclopedia interattiva Wikipedia, che comprende non solo il testo delle schede ma anche le immagini. Funziona senza connessione a Internet, anche se il database deve essere scaricato telefonicamente. Basterà chiedere al tecnico per ottenere la versione più aggiornata in spagnolo, pari quasi a due gigabytes di peso. 

EtecsaDroyd: Copia pirata della guida telefonica dell’impresa ETECSA. Comprende il nome completo, numero di carta d’identità e persino l’indirizzo privato di ogni abbonato. Anche se queste informazioni dovrebbero essere potette e non di dominio pubblico, ogni anno trapelano e finiscono nei computer e nei telefoni di migliaia di persone. Un ulteriore esempio di quelle cose proibite che tanti cubani fanno. 

WiFiHacker: Strumento per hackear reti WiFi e quindi poter accedere al web senza costi. Può sembrare abbastanza inutile in un paese dotato di poche connessioni Internet senza fili… ma non si sa mai. 

Revolico: Una versione non autorizzata del famoso sito di annunci Revolico.com. Dotata di aspetto semplice, questa app permette di scaricare gli annunci di compravendita in diverse categorie. Il suo uso si è esteso rapidamente vista la crescita del mercato illegale o alternativo, a detrimento dei mercati statali molto cari e poco riforniti. 

Go SMS Pro: Magnifica applicazione di messaggeria, per amministrare SMS e MMS. Molto migliore rispetto all’applicazione originaria di Android pensata a questo scopo. Sfondo chiaro, molti temi per cambiare l’aspetto grafico, correttore ortografico e persino una simpatica configurazione di pop-up che avvisano quando arrivano nuovi messaggi. 

Gestore di dati ASTRO: Permette di amministrare gli archivi contenuti nel telefono mobile o nel tablet. Questa applicazione faciliterà il compito a coloro che amano indagare tra cartelle e directory. Bastano pochi clic per cancellare, copiare, rinominare e trovare determinati dati. 

Photo Studio: Ritagliare una foto, applicarle un buon filtro di colori o semplicemente ritoccarla, non era mai stato così facile. Basta selezionare un’immagine in alta definizione e ridurla alla grandezza che consenta di inviarla per MMS (Multimedia Messaging System), a Cuba consentiti fino a un massimo di 300 kilobytes per invio. 

OfficeSuite Pro: Per chi porta appresso l’ufficio ovunque vada questo è un magnifico strumento per scrivere, annotare e appuntare le idee che possono venire nei luoghi più impensati. Permette anche di creare e leggere archivi di Excel, Power Point e Adobe Reader.

Linterna: Nei cinema bui dove mancano le maschere o in quelle scale senza lampadine, una cosa semplice come una lanterna ci salverà da uno scivolone. Funzionalità come questa fanno capire che un telefono possa anche comportarsi in maniera molto semplice ma imprescindibile. 

OsmAnd: Appartiene a una serie di applicazioni molto apprezzate per offrire mappe offline. Qui si trovano anche OruxMaps, City Maps 2Go, MapDroyd, Soviet Military Pro. Anche se il servizio di GPS satellitare non è disponibile, la localizzazione geografica funziona abbastanza bene grazie alla “triangolazione delle antenne” di telefonia mobile. Comprende mappe stradali molto dettagliate delle principali città cubane, ma nelle zone rurali la descrizione dei percorsi non è così precisa. In un paese con strade e vie mal segnalate… questo strumento è quasi miracoloso. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Wikipedia, è scandalo mazzetta Licenziata Sarah Stierch, l'editor n. 1: soldi in cambio di "pubblicità"

Il Messaggero

di Laura Bogliolo

La Wikimedia Foundation ha confermato la notizia al Messaggero


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Licenziata perché si faceva pagare per aggiornare l'enciclopedia online Wikipedia. Sarah Stierch non fa più parte della Wikimedia Foundation. Sarah Stierch ha lavorato per lo Smithsonian Institute come esperta dell'enciclopedia online e dei suoi funzionamenti, ha incoraggiato la promozione dei diritti delle donne nei progetti di Wikipedia, incrementando le pagine su temi relativi alle donne. Fino al 9 gennaio è stata Wikimedia's program evaluation community coordinator. Come confermato al Messaggero da Jay Walsh della Wikimedia Foundation Sarah non fa più parte dello staff. Quali voci Sarah avrebbe modificato in cambio di soldi? «Non condividiamo altre informazioni sul fatto» ha risposto Walsh. Frank Schulenburg, Senior Director of Programs di Wikimedia Foundation, ha annunciato il 9 gennaio con un comunicato che la Stierch non fa più parte del progetto. "La Wikimedia Foundation ha recentemente appreso che Sarah ha modificato Wikipedia per conto di clienti paganti - ha detto Schulenburg - non più tardi di qualche settimana fa. Lo ha fatto sebbene sia chiaro a tutti che essere pagati per una modifica è una pratica malvista da molti nella comunità di editing e dalla Fondazione Wikimedia".

Secondo Dailydot la prima accusa è stata fatta da un utente anonimo su Wikimedia Commons. L'utente era stato bannato da tempo da Wikipedia. Le affermazioni dell'utente sono state comunque confermate dal comunicato di Wikipedia, sesto sito più visitato al mondo. Secondo le accuse sul blog di Tomasz Kozlowski (che avrebbe ricevuto le informazioni da un anonimo) Sarah avrebbe preso 44 dollari all'ora per l'editing su Wikipedia e 300 per curare una pagina personale. Il blog mette online anche lo screenshot di un presunto annuncio di lavoro di Sarah. Con i suoi 60 milioni di visitatori è una piattaforma appetibile per molte aziende e personaggi che vorrebbero entrare a far parte dell'enciclopedia online. Per questo accettare soldi per effettuare modifiche viene visto come un gesto grave.

La Wikimedia Foundation ha comunque riconosciuto la bravura di Sarah elogiando il suo lavoro, "impegnandosi ad aumentare il dialogo tra istituzioni culturali e i nostri progetti. Ha lavorato sodo per aumentare la presenza e la voce delle donne e di minoranze nei nostri progetti. Il suo lavoro nella valutazione dei programmi è stata importante e necessaria. Ognuno fa gli errori, e vorrei credere che il movimento Wikimedia è un luogo di perdono. Quindi vi chiedo di rispettare la privacy di Sarah a quello che è sicuramente un momento difficile per lei, di unirvi a me augurandole ogni successo in futuro".

Il problema dell’imparzialità dell’enciclopedia online è molto sentito, molte aziende provano pagando a essere inserite su Wikipedia. A ottobre Sue Gardner, executive editor of the Wikimedia Foundation, ha bannato 250 account di persone che in realtà si facevano pagare per inserire voci all'interno dell'eniclopedia online. A novembre la Wikimedia Foundation ha inviato una lettera di diffida del Wiki-PR, un'agenzia di relazioni pubbliche accusata di gestire per clienti alcuni voci dell'enciclopedia online. Wiki-PR è stata accusata di violazione dei termini di utilizzo del sito web, facendo apparire "come se alcuni articoli fossero stati scritti da fonti imparziali, quando in realtà gli articoli erano stati scritti da wiki-PR a pagamento”. La società si è difesa affermando che il loro contributo veniva dato per elaborare voci con informazione corrette. E ora lo scandalo scoppia "in casa" e colpisce uno dei nomi più noti della Wikimedia Foundation.

twitter: @l4ur4bogliolo

Gavettone contro gli schiamazzi? Non è così che ci si fa giustizia

La Stampa


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A farne le spese, nel caso affrontato dalla Corte di Cassazione (sentenza 39869/13), è un 75enne che, esasperato dagli schiamazzi e dalla musica ad alto volume proveniente dalla discoteca situata sotto il suo appartamento, aveva «sversato» dall’alto della propria finestra «acqua lurida sui clienti del locale notturno», rivolgendo minacce ed insulti al gestore del locale. Nel ricorso, l’imputato ha rilevato di essere impotente davanti alla situazione, anche perché ha più volte e vanamente «sollecitato l’intervento dei vigili urbani e delle forze dell’ordine per denunciare l’irregolare andamento del locale pubblico». Niente da fare però, perché la Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso, ha rilevato che l’imputato «disponeva di strumenti giuridici per far valere le proprie ragioni, in luogo di farsi giustizia da solo, dinanzi a comportamenti suscettibili di assumere anche rilevanza penale».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Google sta uccidendo Wikipedia?

Corriere della sera

di Marta Serafini


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L’enciclopedia online più consultata al mondo non gode di ottima salute. O, almeno, le sue prospettive future non sono così rosee. Secondo gli analisti della Silicon Valley, infatti, per la prima volta dal 2008, il suo numero di pagine  è in declino. O, meglio, le previsioni per il 2014 di Wikimedia, la fondazione che sta dietro a Wikipedia, conoscono il segno meno. Tom Simonite, in un articolo uscito in ottobre sulla MIT Technology Review’s, ha anticipato questa analisi e ha aggiunto il carico da novanta. «Se oggi Wikipedia è al sesto posto nella classifica dei siti più visitati al mondo è facile che a breve esca dalla top ten», scrive l’editorialista esperto di algoritmi.

La causa di tutto ciò è molto semplice. Quando abbiamo bisogno di informazioni veloci, non andiamo più a spulciare quelle pagine piene di dati, link, rimandi e numeri che ci hanno permesso in tutti questi anni di studiare, scrivere, imparare e lavorare. O, almeno, lo facciamo molto meno di prima perché non ci vogliamo più prendere il disturbo di leggere. Oggi chiediamo a Siri (la funzione vocale di Apple) o ci rivolgiamo alle applicazioni. Si preme  un tasto per sapere.

C’è però un’abitudine che non abbiamo cambiato: continuiamo  ad andare su Google. Se, ad esempio, abbiamo bisogno di sapere chi era Leonardo Da Vinci, in un quarto di secondo (meno di un battito di ciglia)  sulla parte destra dello schermo ci appare una scheda con data e luogo di nascita, morte, breve biografia e un autoritratto dello scienziato e inventore. A fornirci queste informazioni è il nuovo sistema di ricerca semantica, Knowledge Graph, da poco arrivato in Italia e su cui i tecnici di Mountain View lavorano giorno e notte.

Certo, gli utenti che hanno bisogno di dati più specifici, vengono comunque incoraggiati da Google ad approfondire su Wikipedia con rimandi e link (e lo stesso discorso vale per Siri e le app). Ma questo enorme cambiamento sta sottraendo contatti a quello che per anni è stato considerata una fonte fondamentale di sapere. E che ora rischia di soffrire a causa della nostra pigrizia.

Twitter @martaserafini



Google, cambia la ricerca con Knowledge Graph. E il motore ragiona come il cervello umano

Corriere della sera
 
Biografie, discografie e dati. Anche in Italia Mountain View migliora i risultati. Con un occhio anche all'e-commerce

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Qual è la distanza della luna dalla terra, in che anno è nato Roberto Benigni e qual è il palazzo storico più importante di Parma. Ormai è un’abitudine. Di fronte a un dubbio, una curiosità o una semplice necessità, andiamo su un motore di ricerca e inseriamo le parole chiave. A volte la risposta non è immediata. Bisogna spulciare i link e l’operazione può richiedere qualche minuto. Ora, però, Google tenta il salto di qualità. L’ambizione è rispondere alle domande degli utenti, adattandosi al cervello e al suo modo di ragionare.

Da oggi pomeriggio sulla versione italiana del motore di ricerca di Mountain View, entra in funzione (gradualmente) Knowledge Graph, progetto lanciato tre anni fa da Big G, che unisce ricerca semantica ad analisi statistiche e algoritmi. «Una rivoluzione», annuncia Google. E basta provare, per rendersi conto che si tratta di un cambiamento importante. Fatto, come spesso accade, di luci e ombre: «Siamo partiti con sette lingue oltre all’inglese (italiano, francese, spagnolo, tedesco, russo, giapponese e portoghese)», spiega Aaron Brown, senior product manager di Google. «Centinaia di noi stanno lavorando per incrementare il numero di dati.

E abbiamo creato il nuovo sistema basandoci su database open source come Wikipedia». Il risultato promette di migliorare non poco l’accesso alle informazioni in rete. Qualche esempio? Se si chiede a Google qual è la distanza della Luna dalla Terra, non si ottiene solo il dato. Si scopre quali sono gli altri pianeti del sistema solare, i loro nomi e con un clic si visualizzano le immagini. Una manna per studenti e scienziati. A patto che le informazioni siano verificate e non ci siano errori clamorosi. Se la fonte infatti è Wikipedia può capitare che non tutto sia corretto.

Spazio poi alle curiosità personali. Scrivendo Matt Groening, salta fuori che la mamma del creatore dei «Simpson» si chiama Marge. Mentre il nome di sua sorella è Lisa. Proprio come i personaggi della famiglia più famosa d’America. Se si digita, invece, Eros Ramazzotti (o il nome di un altro cantante) fanno la loro comparsa altri fattori: «Oltre alla biografia, in un riquadro a destra dello schermo compaiono la discografia, le date dei prossimi concerti e le informazioni per acquistare i biglietti», sottolinea Brown. Google alla caccia di nuovi accordi dunque per vincere la battaglia dell’e-commerce? «Per il momento non ci sono novità», è la risposta prudente. Ma è chiaro che per Big G la rivoluzione nella ricerca significherà anche nuove frontiere commerciali. Sempre di più il motore di ricerca tende a «leggerci nel pensiero», anticipando esigenze, richieste e desideri: «Il progetto Knowledge va in questa direzione», fanno sapere da Big G. Ma è evidente che oltre alla condivisione del sapere, in gioco c’è molto di più.

Marta Serafini
@martaserafini3 dicembre 2012 (modifica il 6 dicembre 2012)