sabato 25 gennaio 2014

Zelo e CELAC

La Stampa

yoani sanchez



Cattura
Ieri mi ha chiamato un amico. Era nervoso. Nei dintorni di casa sua la polizia stava facendo una scrupolosa “pulizia”. Aveva ragione di essere così alterato, perché questo pensionato senza pensione vive grazie a un’antenna parabolica illegale con la quale somministra servizi televisivi a diverse famiglie. Per questo quando le forze dell’ordine diventano più severe, il mio amico deve tagliare i cavi, nascondere la parabola e rinunciare a incassare le quote per i giorni in cui sospende il servizio. Per lui si tratta di un vero disastro economico. Ogni volta che sente parlare della celebrazione di un vertice internazionale, di un incontro con ospiti stranieri o di qualche visita di governanti di un altro paese, comincia a temere per la sua attività. Sa che a ognuno di quegli eventi corrisponde una retata di polizia caratterizzata da zelo e intransigenza. 

Quando Benedetto XVI fece visita a Cuba, centinaia di mendicanti, prostitute e dissidenti furono “tolti di circolazione”. L’impresa telefonica Cubacel fece la sua parte sospendendo il servizio in tutto il paese a circa cinquecento abbonati. Adesso è in arrivo il secondo Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) che si celebrerà alla fine di gennaio all’Avana. Si vedono già camion pieni di vasi, con piante che verranno annaffiate per appena due settimane e che saranno disposte nelle strade principali. In alcune zone del centro si alzano impalcature con imbianchini che colorano pareti screpolate e annerite. Ritoccano anche la segnaletica stradale lungo il percorso che faranno gli ospiti e vengono sostituiti persino i vecchi cartelloni scalcinati. 

Hanno detto a quella parte di Avana clandestina e ufficialmente “impresentabile” di starsene quieta, molto quieta. I mendicanti se ne staranno rinchiusi fino a quando non sarà finito il Vertice, i prosseneti sanno che devono tenere sotto controllo ragazze e ragazzi, mentre membri della polizia politica perquisiscono le case degli oppositori. Pure il mercato illegale è bloccato. “Tranquilli, tranquilli”, ripetono i poliziotti in tono minaccioso, senza mai mettere per scritto i loro avvertimenti. Per questo il mio amico ha cominciato questa mattina a scollegare la sua attrezzatura, poi mi ha chiamato di nuovo per dire che nei giorni 28 e 29 gennaio non pensa di mettere piede in strada. “Sicuro! Non ho nessuna voglia di dormire in una cella!” mi ha detto, prima di riattaccare il telefono e di mettere al sicuro l’antenna. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Gmail ha dei problemi, la rivale Yahoo twitta sarcastica: «Is temporarily unavailable»

Il Messaggero

di Andrea Andrei

Problemi per Gmail. Il popolare servizio di posta elettronica di Google, a fasi alterne, stasera non permetteva ai propri utenti di effettuare il login , riportando questo messaggio: “Errore temporaneo. Siamo spiacenti, il tuo account Gmail non è attualmente disponibile”.


20140124_gmail_errore_2Pare che il problema si sia presentato in diversi Paesi, non solo in Italia. E la defaillance è stata immediatamente notata e sottolineata da uno dei suoi storici concorrenti, Yahoo!. Su Twitter, l'azienda guidata da Marissa Mayer ha scritto: «Gmail is temporarily unavailable» («Gmail è temporaneamente non dispobile»), allegando anche un'immagine del messaggio d'errore. Poco più tardi però il servizio ha ricominciato a funzionare normalmente e, per correttezza, Yahoo! ha scritto, sempre sul social network dei 140 caratteri: «Gmail was temporarily unavailable but now appears to be working again», cioè «Gmail era temporaneamente non disponibile ma ora sembra che funzioni di nuovo». Come a dire che anche lo sfottò va fatto con onestà. Forse a Mountain View qualcuno sta già meditando vendetta, aspettando il prossimo passo falso di Yahoo!...


Gmail ha dei problemi e Yahoo la sfotte su Twitter



Venerdì 24 Gennaio 2014 - 21:00
Ultimo aggiornamento: 22:59

Vent’anni prima

La Stampa


Cattura
Entrate con me nella macchina del tempo: oggi è il 25 gennaio 1994, tra ventiquattro ore Berlusconi annuncerà da tutti i televisori la sua discesa in campo e la storia d’Italia cambierà per sempre. Il videomessaggio è già stato registrato, ma forse si può fare ancora qualcosa. Dov’è Tom Cruise di Mission Impossible? Ci guardiamo intorno smarriti, il giornale serrato tra le mani, ma nessuno sembra rendersi conto di ciò che lo aspetta. Bossi lancia un ultimatum a Segni. Occhetto incontra i cristiano sociali. Pannella insulta i giornalisti.

Ordinaria amministrazione, mentre questa è la vigilia di un giorno straordinario, per la miseria. «Ehi, qualcuno ci sente? Attenzione, sta per arrivarvi addosso Berlusc…». La sirena d’allarme viene inghiottita dal chiacchiericcio quotidiano. La figlia di Al Bano e Romina è sparita. Un ragazzo di Torino ha scritto al presidente Scalfaro perché impedisca alla fidanzata di abortire e l’Italia, tanto per cambiare, si è spaccata in due. Scorriamo i necrologi: l’anziana beneamata, l’esimio anestesista, il magistrato partigiano. Loro non sapranno mai. L’ultimo, in particolare, si è risparmiato un’inutile crudeltà. 

Il solo ad annusare il pericolo è l’apache democristiano Mino Martinazzoli, che dichiara su «La Stampa» ad Augusto Minzolini: «Berlusconi vuole fare politica trattandoci come delle cameriere». Martinazzoli, la preveggenza del genio. Anche se, col senno di poi, parlando di cameriere era stato fin troppo ottimista. Risaliamo sconsolati sulla macchina del tempo, mentre uno scout fiorentino di diciotto anni ci chiede un passaggio per Palazzo Chigi. 

Il gigante e la signora: Mary Barra, nuovo numero 1 di GM, svela il Canyon

Il Messaggero

di Nicola Desiderio

Il marchio di GM completa il rinnovamento della gamma pick-up con il modello di ingresso. Motori 4 cilindri e V6 in attesa di un diesel e un sistema che consente di prestarla con tranquillità ai figli e anche di sorvegliarli.


20140123_barra-gmc-canyon
DETROIT - GMC Canyon, marchio e immagine che più americani non si può per il nuovo pick-up del marchio che General Motors vende solo in patria e che è totalmente dedicato ai cosiddetti truck, ovvero ai camioncini e ai Suv con spiccata vocazione offroad e anche a Van modello A Team.

Medio, si fa per dire. Il GMC Canyon, presentato con orgoglio all'Auto Show di Detroit dalla nuova numero uno della GM Mary Barra, è quello che negli USA si definisce un pick-up medio, ma si parla di un mezzo con una lunghezza che va da 5,39 a 5,70 metri e alto più di 2 metri con un passo da 3,56 metri, come una Panda. Dunque giusto giusto per attaccare la parte bassa della gamma del Ford F-150 anche se per lo scontro frontale con tutta la serie F la GMC ha il Sierra con l’HD e il 1500 e come concorrenti vere ci sono i giapponesi come il Nissan Frontier e il Toyota Tacoma. Con il nuovo Canyon anzi si completa il processo di rinnovamento dell’offerta di tre pick-up del marchio americano cominciato circa un anno fa.

Funzionalità e tecnologia. Lo stile è e squadrato, senza compromessi con un frontale forte dominato da calandra e fari a Led. Tre le configurazioni disponibili: Extended Cab con abitacolo da 3 posti e cassone lungo e Crew Cab con cassone corto o lungo. Il telaio è scatolato e, per alleggerire la vettura, parti delle sospensioni e il cofano sono in alluminio. La capacità di carico massima è di oltre 650 kg mentre quella di traino supera i 3.000 kg che sono i nuovi riferimenti della categoria. Numerose anche le varianti di allestimento e ripartizione per il carico e l’accesso alla parte posteriore del veicolo. Al vertice anche la dotazione per la sicurezza, il comfort e la connettività. Il sistema IntelliLink conta su uno schermo a sfioramento da 8 pollici con sensore di prossimità, connessione 4G con spot Wi-Fi, riconoscimento vocale attraverso Siri con dispositivi Apple collegati, il navigatore e un app store per integrarne le funzioni.

Il grande padre è lì. Ma la novità più intrigante è il Teen Driver, qualcosa di simile a quello al MyKey di Ford, ma operato senza la chiave con lo scopo di dare al proprio giovane figlio la vettura senza preoccupazioni. Il genitore infatti può fissare il volume massimo della radio e impedirne l’accensione se non sono allacciate le cinture di sicurezza, la velocità massima del veicolo e, volendo, può anche un avere un rapporto completo su come si comporta il suo bambino al volante: se ha il piede pesante, se frena bruscamente e altri dati ancora, tutti custoditi da una parola chiave che trasforma l’IntelliLink in una vera e propria scatola nera. Più di un grande fratello, un grande padre. In ogni caso, molte delle funzioni del sistema operativo saranno controllabili anche tramite smartphone attraverso un servizio di connessione che sarà offerta gratuitamente per 5 anni. La dotazione di sicurezza comprende la retrocamera integrata nello specchietto interno, 6 airbag, il sistema di allerta contro i tamponamenti frontali e il superamento della linea di carreggiata.

Due motori in attesa del diesel. I motori sono due, entrambi a benzina in alluminio con iniezione diretta, distribuzione a doppio variatore di fase, albero motore forgiato, e pistoni raffreddati con getti d’olio. Il 4 cilindri 2,5 litri può contare anche sulla lubrificazione con pompa a due livelli di portata e sul controalbero per ridurre le vibrazioni per una potenza di 146 kW pari a 198 cv e 253 Nm di coppia disponibile al 90% tra 2.000 e 6.200 giri/min. Il V6 di 3,6 litri ha invece 224 kW (304 cv) a ben 6.950 giri/min e 366 Nm. Il cambio è automatico a 6 rapporti con leva sul piantone tranne sulla versione 2.5 Extended Cab con trazione 2WD che lo ha manuale. Le varianti a trazione integrale possono contare invece su un sistema con controllo elettronico che consente l’innesto automatico o manuale anche con le ridotte. In opzione, da solo o nel pacchetto All Terrain, c’è anche il differenziale posteriore a bloccaggio automatico. C’è anche l’assistenza della frenata sia per partire in salita sia per affrontare le discese più ripide. Altra novità che aiuta i consumi, insieme alla griglia della calandra a chiusura automatica, è lo sterzo elettromeccanico.

Americana col cuore italiano. Il nuovo GMC Canyon sarà prodotto, come per la precedente generazione, nello stabilimento di Wentzville, nello stato del Mossouri e farà la propria apparizione nei concessionari prima della fine dell’anno. Nel 2015 avrà nel cofano anche un diesel 4 cilindri di 2,8 litri sul cui sviluppo metterà sicuramente mano il centro GM Powertrain di Torino dove lavorano 560 persone dirette da Pierpaolo Antonioli.


FOTOGALLERY 

Cadillac Escalade, il gigante buono: il suv di lusso più grande del mondo

Iraq, a Falluja frustate a chi non prega

Corriere della sera

di Monica Ricci Sargentini


phpQ82029PM-500x290
A Falluja i miliziani qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) (nella foto) hanno costituito corti islamiche che “hanno cominciato ad applicare pene selvagge come la fustigazione per chi non prega correttamente“. Lo ha denunciato ieri il ministro della Difesa di Baghdad, Sadun al Dulaimi. Dulaimi ha anche accusato l’Isis di avere “rapito e portato in una località desertica 11 donne con l’accusa di non avere osservato l’Hijab», le regole dell’abbigliamento islamico. Di loro non si hanno più notizie.

Ma non è questo il solo problema causato dall’avanzata delle forze qaediste in Iraq. Sono almeno 140mila i civili iracheni che hanno lasciato le loro case nella provincia di Al Anbar per fuggire dai combattimenti scoppiati dall’inizio dell’anno quando i miliziani dell’Isis hanno lanciato un’offensiva nella provincia occidentale irachena, confinante con la Siria, impadronendosi tra l’altro di Falluja, oltre che del capoluogo, Ramadi. Le forze governative hanno ripreso poi il controllo di quest’ultima città e di altre aree.

Secondo diverse testimonianze l’Isis ha imposto severe regole morali, come il bando della musica e del fumo e l’Hijab per le donne anche nella città siriana di Raqqa. La fuga dei civili dalle aree investite dalle violenze è il movimento di profughi interni “più grande dalle violenze settarie negli anni 2006-2008″, ha sottolineato Peter Kessler, portavoce dell’Unhcr. I nuovi rifugiati si aggiungono al milione e 300.000 di sfollati già esistenti nel paese. Secondo notizie che arrivano dalla provincia di Al Anbar, molti civili sono impossibilitati a lasciare le aree dove è in corso il conflitto e dove c’è carenza di cibo e carburante. La maggior parte di coloro che sono fuggiti sono sistemati intorno alla città di Falluja, presso case di parenti o in scuole, moschee e ospedali, dove le risorse cominciano a scarseggiare.

La "memoria" a pagamento.


Cattura

Lunedì prossimo, in occasione del Giorno della Memoria (per ricordare le vittime della Shoah), il Consiglio regionale della Toscana si riunirà in seduta solenne e così faranno anche molti Consigli Provinciali e comunali. Tuttavia, se i Consiglieri prenderanno il gettone di presenza significherà che lo hanno fatto per dovere e, quindi, la loro presenza non avrà alcun significato. “Piangere” a pagamento è moralmente sbagliato e, a mio parere, offensivo per chi si vuole commemorare.

G.Ceruso – Segretario provinciale Lega Nord - Livorno

Stamina, l’ospedale che mise Vannoni alla porta «Non sapeva nulla di cellule staminali»

Corriere della sera

Il Cardiocentro di Lugano: «Ma come ha fatto l’Italia a dare credito alla sua fondazione?». E ora Maroni annuncia ispezioni a Brescia

laboratorio
LUGANO — «Era dicembre 2011. Davide Vannoni aveva chiesto un appuntamento e vennero in tre. Lui, il presidente di un’associazione di pazienti e un terzo che sembrava un direttore commerciale. Non rammento i nomi degli altri, ma Vannoni lo ricordo bene». Lucia Turchetto è la responsabile della Cell Factory del Cardiocentro di Lugano. La «mecca» svizzera per la cura del cuore che però si occupa anche di staminali, di medicina rigenerativa. Siamo a 60 minuti dalla sede del Corriere della Sera di via Solferino 28 a Milano, appena dopo il confine italiano, nella parte alta della più importante città della Svizzera italiana. Tra il monte San Salvatore e il lago. Al Cardiocentro Ticino, una Fondazione pubblico-privata nata nel 1999 all’interno dell’ospedale pubblico cantonale (Eoc), chiamato anche Civico, una delegazione di «Stamina Foundation» si rivolse mentre già aveva rapporti con gli Spedali Civici di Brescia. Con sorte diversa: il Civico bocciò ciò che i Civici accolsero.

Forse il perché dipende anche da quella pietra arrivata dalla Grecia, dal tempio di Ippocrate a Kos, e incastonata nel pavimento del corridoio che unisce il Civico al Cardiocentro. Nessuna porta o divisione. Solo la pietra sottovetro e la scritta tratta dal giuramento di Ippocrate: «...di prestare la mia opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza». E dov’è la scienza in ciò che propone Vannoni? «Si presentò con un Ipad, fece vedere immagini, il video di un paziente che si alzava dalla sedia a rotelle... raccontò di differenziazione delle staminali mesenchimali in neuroni in sole due ore... e voleva affittare la “Camera bianca” (la cleanroom, l’asettico laboratorio dove si “lavorano” le cellule, anche staminali, ndr). Voleva affittare senza spiegare nulla di ciò che faceva. Impossibile, tutto quello che si fa in questa unità operativa deve essere noto e lavorato da noi e controllato dalle autorità».

turchetto-kbNF-U
Laura TurchettoLucia Turchetto è una super esperta nel campo delle cellule staminali. Laureata a Milano, con importanti passaggi a Parigi e nei laboratori del milanese San Raffaele. Come si è presentato Vannoni? «Come ricercatore a Brescia, senza specificare se medico o biologo. Ricordo che andai a vedere su Pubmed (la banca dati delle pubblicazioni scientifiche, ndr): nessuna traccia di lui, del metodo, nessuna pubblicazione. Nulla di nulla. Allora gli feci alcune domande da addetti ai lavori e non rispose, probabilmente perché non sapeva cosa rispondere».

Vestito casual, in jeans, capelli lunghi. «Più corti delle immagini che ho visto in questi giorni», rammenta Dante Moccetti, direttore aggiunto del Cardiocentro, anche lui presente a quell’incontro prenatalizio di due anni fa. Affittare per produrre le infusioni del suo metodo? «Sì — conferma Moccetti —. Impossibile, noi siamo un’unità operativa sottoposta ai periodici di Swissmedic (l’agenzia del farmaco svizzera, come l’Aifa italiana, ndr) e che lavora su trial approvati». Aggiunge la Turchetto: «Perché la medicina rigenerativa, da normativa europea (ma anche statunitensi), deve seguire rigidi protocolli». Sia di sperimentazione, sia di produzione (in laboratori Gmp, che operano in base alle linee guida della Good manufacturing practices). Niente a che vedere con gli «standard» dei laboratori finora adottati dalla produzione Stamina.

15164848-004-k
«Ma come ha fatto l’Italia a dare credito a questo metodo?», si chiede Moccetti. «E come funziona che da voi a decidere in questo campo siano i giudici del lavoro?», aggiunge Luciano Gilardoni, responsabile delle comunicazioni esterne del Centro ticinese, anche lui presente all’incontro del dicembre 2011. Il direttore amministrativo, Fabio Rezzonico, e il direttore medico e «fondatore» del Cardiocentro, il cardiologo Tiziano Moccetti, sono in questi giorni negli Stati Uniti. Una telefonata è obbligata: «Io non ho incontrato Vannoni — spiega Tiziano Moccetti —, l’ho fatto incontrare dai miei esperti. Poi ho chiesto informazioni a specialisti internazionali che godono della mia stima. La bocciatura è stata conseguente».

In sintesi: opacità del protocollo di ricerca, inconsistenza scientifica, assenza di pubblicazioni e «dubbia reputazione dei ricercatori coinvolti». L’impressione personale, negativa, di Dante Moccetti e Laura Turchetto non hanno influito però. «Perché in realtà non ha proposto nulla», dicono all’unisono. E alle email di richiesta di spiegazioni sul metodo ha sempre risposto che non poteva darne. Il Cardiocentro ha la Cell Factory dal 2008, la prima in Svizzera, e partecipa a due trial clinici importanti: uno europeo sull’uso delle staminali nel post infarto (finanziamento Ue) e un altro sull’uso delle stesse cellule in chi soffre di ischemia cronica (dieci italiani nella sperimentazione appena avviata a cui partecipa Varese).

Ma soprattutto la Fondazione Cardiocentro sta sviluppando un centro di medicina rigenerativa a Taverne (nell’ex fabbrica Zambon ristrutturata in sede di ricerche avanzate sulle terapie cellulari, dal cuore al cervello). Tremila degenti all’anno per il cuore, una sala operatoria cardiovascolare ibrida, Risonanza magnetica e Tac-Pet di ultima generazione a disposizione anche dell’ospedale pubblico. Un «gioiello» clinico e di ricerca. Vannoni sperava di trovarvi un «passaporto» di qualità. E di ottenere lo stesso «successo» avuto con i responsabili di Brescia. Così non è stato, perché non poteva essere. La Turchetto ripete: «Continuo a non capire che cosa sia accaduto in Italia? Non c’è bisogno né di decreti ministeriali né di comitati scientifici.

Le leggi esistono, sono chiare in tutt’Europa. Stamina doveva seguire le norme esistenti». E se lo chiede anche il governatore della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ieri ha ordinato un’azione ispettiva a Brescia sulla vicenda Stamina: «Non c’è mai stato un provvedimento della Regione che abbia dato attuazione all’accordo fra l’ospedale di Brescia e la Fondazione Stamina», ha detto. Un’altra domanda si pongono i medici del Cardiocentro: i loro colleghi bresciani sanno quello che hanno iniettato ai pazienti?. L’inchiesta dice di no. Il contrario di quanto il giuramento di Ippocrate comanda: né scienza, né coscienza.

25 gennaio 2014

Il businessman cinese con la figlia gay: “Dieci milioni di euro a chi la sposa”

La Stampa

ilaria maria sala

Cecil Chao Sze-tsung non accetta l’idea che sua figlia viva felicemente con una compagna e raddoppia, rispetto allo scorso anno, il premio in palio per chi riuscisse a portarla all’altare. Lei replica: “Papà, ti prego, l’ultima volta ho ricevuto 20 mila proposte di aspiranti mariti...”



gay_papa-kaCG
“Dieci milioni di euro in dote a chi riuscirà a portare all’altare mia figlia”, ha dichiarato Cecil Chao Sze-tsung, raddoppiando così il “premio” in palio per chi riuscisse a fidanzarsi con la figlia, Gigi Chao, di 33 anni: il milionario di Hong Kong infatti non vuole rassegnarsi alla realtà, e accettare che la sua bella e attraente figlia sia omosessuale, e conviva felicemente da nove anni con un’altra donna, Sean Eav.

L’annuncio-shock è stato fatto a un quotidiano malese, il Nanyang Siang Pau, nel corso di un’intervista sugli affari dell’eccentrico milionario che si è sempre vantato di essere un irrefrenabile play-boy, e la risposta della figlia Gigi è avvenuta, oggi, tramite le pagine di un altro giornale, il South China Morning Post di Hong Kong: due anni fa, Gigi aveva cercato di prendere con filosofia la bizzarra “dimostrazione di affetto” del genitore. Oggi, però, nelle dichiarazioni della donna si nota una crescente insofferenza per la testardaggine paterna, e per la sua insistenza a mettere all’asta la mano della figlia, del tutto disinteressata a questa dote: “due anni fa sono stata importunata da più di 20,000 aspiranti mariti.

Ora che mio padre ha voluto raddoppiare la posta in gioco, non so immaginare cosa succederà. Ma prima di tutto, sono inquieta dal linguaggio utilizzato: dobbiamo guardarci intorno, nella nostra regione ci sono donne che vengono uccise per litigi che riguardano la loro dote, in particolare in India – mi preoccupa che mio padre usi con leggerezza parole così. In secondo luogo, nessuna quantità di denaro che mio padre voglia offrire a improvvisi spasimanti riuscirà mai a farmeli trovare attraenti, dato che ho già trovato la compagna della mia vita”, ha detto. Aggiungendo poi: “Terzo punto: ti voglio bene anch’io, papà”.

Da due anni, dunque, Cecil Chao sembra aver ottenuto il contrario di quanto dice di desiderare: dopo una vita passata mantenendo una certa discrezione sulle sue preferenze sessuali, rese pubbliche in modo così clamoroso dal padre, Gigi Chao è divenuta ora una delle figure di maggior spicco della comunità LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgeder) di Hong Kong, tramutandosi in una delle più riconoscibili attiviste per i diritti alla propria identità sessuale in seno a una società ancora piuttosto conservatrice a questo riguardo. Ma è ovvio che il padre continua a mantenere la sua fiducia nel “potere del denaro”, apparentemente incurante della genuinità dei sentimenti di chi vuole avvicinare sua figlia.

La storia del gattino con la malformazione alle zampe

Il Mattino


20140124_fatt
e formavano una 'w', impedendogli sia di camminare che di restare inpiedi. La vicenda di questo micio però è a lieto fine. Il felino è stato affidato alle cure di una struttura che si occupa di animali abbandonati, la Tree House Humane Society di Chicago. Le immagini delle difficoltà di Stockings, che in inglese significa 'calze', hanno fatto il giro del web e in molti si sono prodigati per lui. Così grazie a diversi interventi chirurgici è guarito e può correre come tutti i gattini.

               Video      Stockings, il gattino nato con una malformazione alle zampe: la sua storia fa il giro del web

venerdì 24 gennaio 2014 - 17:13   Ultimo aggiornamento: 17:14