mercoledì 19 febbraio 2014

Ferrari il «marchio più forte del mondo» supera Google, Hermès e Coca Cola

Corriere della sera

La classifica di «The brand Finance Global 500» incorona il marchio italiano

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Il marchio del Cavallino rampante si aggiudica il titolo di più «powerful», ossia influente al mondo,secondo l’annuale classifica di Brand-finance. Il marchio della casa automobilistica modenese ha superato quello della Coca Cola (seconda) e addirittura il marchio di Google, finito al quinto posto. La classifica riguarda i 500 marchi più influenti al mondo ed era già stata capeggiata dalla Ferrari lo scorso anno.

IL CULTO - Secondo Brand-finance «il Cavallino rampante su sfondo giallo è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo anche dove non ci sono ancora le strade. Nel suo paese natale e tra i suoi molti ammiratori in tutto il mondo la Ferrari ispira molto più della lealtà al brand, più di un culto e una devozione quasi religiosa». Dietro Ferrari seguono Coca-Cola, Pwc, Mc Kinsey e Google. La casa di Maranello invece, in termine di valore, si piazza in 350esima posizione ( quattro miliardi di dollari).

I DATI - «È un riconoscimento che ci fa grande piacere», ha commentato il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, durante l’inaugurazione a Modena del nuovo museo Enzo Ferrari, annunciando per il pomeriggio un’importante cda dell’azienda di Maranello, i cui dati nel 2013 hanno battuto tutti i record.

18 febbraio 2014

2014, odissea nei pc. La nostra vita è a rischio hacker

Marco Lombardo - Mar, 18/02/2014 - 08:56

Dall'8 aprile non sarà più aggiornato XP, il sistema più usato nei computer pubblici. Che hanno dentro i nostri dati più privati

Avete presente il Millenium Bug? Alla mezzanotte del 31 dicembre 1999 i nostri computer sarebbero dovuti esplodere per un difetto di memoria, poiché non essendo - dicevano - esseri intelligenti, avrebbero potuto confondere il 2000 con il 1900.


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Riportando il mondo all'età (informatica) della pietra. Invero i nostri pc ci sorpresero e tecnici allertati in tutto il mondo festeggiarono la chiamata al lavoro in un giorno di festa raddoppiando le bollicine di Capodanno. Pericolo scampato, dunque, se non fosse che da quel giorno molto è successo: Microsoft, ad esempio, ha rilasciato nel corso degli anni tre nuovi sistemi operativi, Apple ha inventato il mercato dei tablet, Google ha allargato i confini, Samsung e affini hanno inondato il Pianeta di apparecchi mobili. Siamo tutti collegati, insomma, e per questo adesso - molte ere digitali dopo -, l'allarme ritorna. E forse è pure più concreto.

Tutto nasce dal fatto che Microsot, dieci anni dopo il lancio, ha deciso di mandare in pensione uno dei suoi sistemi operativi più di successo, ovvero quell'Xp che ancora oggi lavora su migliaia e migliaia di computer di tutte le lingue. È vero che dopo è arrivato Windows 7, è successo che poi Windows 8 ha cambiato completamente i parametri di quelli affezionati alla creatura di Bill Gates, però Xp è ancora lì, e soprattutto è ancora lì sui computer che contano: quelli su cui si lavora con i nostri dati sensibili.

E così in pratica ieri a Milano Microsoft ha spiegato che c'è da correre, anche perché la dead line è dannatamente vicina: l'8 aprile. Da quel giorno Xp, cose si dice in gergo tecnico, non sarà più «supportato» e in sintesi questo vuol dire che cesseranno gli aggiornamenti automatici. E che la sicurezza sarà ridotta al minimo: «Questo non significa - ha spiegato Carlo Purassanta, amministratore delegato di Micorsoft italia - che i computer con Xp smetteranno di funzionare. Ma che contro gli hacker saranno via via più deboli: se oggi vengono aggrediti 15 pc su 1000, presto potranno essere 100 o anche 200».

Così la domanda nasce spontanea: «Visto che Xp è montato sulla stragrande maggioranza dei computer della pubblica amministrazione, i nostri dati sensibili non sono in pericolo?». Risposta: «Appunto, siamo qui per lanciare un messaggio. Aiutateci a diffonderlo». Allarme, in pratica: siccome il mondo - anche quello di internet - è pieno di malintenzionati, il web è pieno di virus e malware pronti a attaccare per rubare chiavi d'accesso ai segreti di tutti. Un sistema protetto si difende («anche se un po' come il doping: l'antidoping è sempre di rincorsa»), uno non supportato a poco a poco diventa come la difesa del Sassuolo: da retrocessione.

E si porta in serie B anche le nostre vite. Perché (e qui sta il punto) i pc targati Xp sono ancora quelli della pubblica amministrazione, quelle delle piccole banche, quelli dei piccoli ospedali che, a differenza del San Martino di Genova, utilizzano macchine dell'età della pietra. «Non sapendo - ha spiegato Dario Patrone, direttore dei sistemi informativi dell'istituto - che nel solo primo anno, investendo in nuova tecnologia, abbiamo risparmiato 100mila euro».

Un caso (quasi) unico, visto che secondo la ricerca Idc commissionata da Microsoft dall'8 aprile il 66,1% dei computer della PA saranno a rischio e con loro tutte le cose che ci appartengono: file sanitari, notizie personali, numeri di carte di credito. Privacy e denaro insomma. Che fare, dunque? Purassanta invita all'upgrade a Windows 8, «perché chi pensa di fermarsi alla versione 7 è come se pretendesse di andare nello spazio su mezzi a quattro ruote». Ma il vero problema sono il tempo che manca e la velocità di reazione, parola spesso sconosciuta dallo Stato e da chi fa per lui. E così in pratica, se non si affronta subito il problema, non resta che una cosa: sperare che i nostri computer siano esseri più intelligenti di noi.

Aziende sempre più vulnerabili: così frodi e attacchi informatici mettono in ginocchio le imprese

Sergio Rame - Mar, 18/02/2014 - 10:56

Secondo il Global Fraud Report di Kroll,  nel corso del 2013 oltre il 70% delle società è stata vittima di una frode. Numeri in crescita, considerando che nel 2012 la percentuale era del 61%


Le frodi continuano a insinuarsi nel mercato internazionale. E così, con il diffondersi della crisi economica, crescono anche gli illeciti ai danni delle aziende che sono sempre più vulnerabili ed esposte.


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Dal Global Fraud Report di Kroll, realizzato in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit, emerge un quadro a dir poco allarmante. Nel corso del 2013 oltre il 70% delle società coinvolte nell’indagine è stato vittima di almeno un tipo di frode. Numeri in crescita, considerando che nel 2012 la percentuale era del 61%. "Il dato più allarmante non è semplicemente quello che mostra un incremento generale delle frodi, ma l’impreparazione delle aziende che tendono a trascurare il problema. Persino una volta colpite da episodi fraudolenti non sono in grado di attivare una rete di tutela e prevenzione – spiega Marianna Vintiadis, country manager di Kroll in Italia – sicuramente la crisi ha influito sulle capacità di spesa di molte imprese che non investono in compliance per correre ai ripari una volta subito il danno, mettendo a rischio il recupero di ciò che è stato sottratto".

Nel Vecchio Continente sono il 73% le società che nel 2013 sono state colpite da frodi contro il 63% del 2012. Nello specifico il 28% delle aziende intervistate per la settima edizione del Global Fraud Report ha subito furti di beni materiali o scorte, il 25 furti di informazioni o attacchi informatici. Il 21% è stata vittima del conflitto di interesse del management, mentre il 17% è stato colpito da frode finanziaria interna. Infine, un altro 17% è stata vittima di frode nei processi di vendita, fornitura o approvvigionamento. Nel 2012 due soltanto erano le frodi degne di rilevanza: il furto di beni materiali o scorte e gli attacchi informatici. Anche in Europa le aziende si continuano a dimostrare impreparate. Le società che hanno sperimentato un incremento dell’esposizione alle frodi sono il 77% contro il 56% dello scorso anno. "In Italia i dati sono in linea con quelli europei – spiega la Vintiadis - snche nel nostro Paese è sempre più frequente che le frodi vengano perpetrate da personale interno all’azienda che nella maggior parte dei casi ricopre un ruolo di un certo livello".

Furti di informazioni

Come emerge dalla settima edizione del Global Fraud Report le nuovi frodi sono quelle legate al settore delle informazioni. Nel 2013 più di una società su cinque ha, infatti, subito furti di informazioni. In base all’indagine commissionata da Kroll, il livello di incidenza delle frodi è cresciuto sotto ogni punto di vista e le minacce sono più diversificate: le imprese colpite l’anno scorso sono state esposte in media a 2,3 diverse tipologie di frode ciascuna, contro l’1,9 del 2012.

I raggiri arrivano dall’interno

I dati rilevano che la minaccia principale rimane quella interna all’azienda. Dall’esame delle società vittime di frode è emerso, infatti, che nel 32 per cento dei casi il responsabile principale dei raggiri era un manager di primo o secondo livello. Nel 42 per cento dei casi un neoassunto e nel 23 un agente o intermediario.

Aziende più vulnerabili

Il dato più allarmante è che l’81 per cento del campione ritiene che l’esposizione dell’azienda sia complessivamente aumentata negli ultimi 12 mesi, contro il 61 per cento del precedente rilevamento. Come a dire che le speranze di miglioramento nell’immediato sono scarse. E il motivo è per lo più individuato nella complessità delle infrastrutture dei sistemi informativi, al turnover dell’apparato dirigenziale e all’ingresso in nuovi mercati a rischio. Oltre che nella crisi, ovviamente, che non consente di investire nella compliance e rende i budget sempre più limitati. Le aziende sono, così, sempre più impreparate, tanto che a fronte dell’alto livello di rischio, il numero di società impegnate attivamente è sorprendentemente esiguo. Solo il 43 per cento intende investire nei prossimi 12 mesi in una due diligence più accurata a carico di partner e fornitori.

L’illusione ottica di Galileo Dopo 400 anni svelato il mistero

Corriere della sera

A parità di dimensioni, un oggetto appare più grande quando è bianco su sfondo nero

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Dopo 400 anni è stato svelato il meccanismo di una delle più famose illusioni ottiche, quella che prende il nome da Galileo Galilei. Cioè il motivo per il quale un oggetto, a parità di dimensioni, sembra più grande quando è bianco su un fondo nero. Galileo è stato il primo a notarla e il segreto di quel fenomeno è stato annunciato in occasione dei 450 dalla sua nascita, avvenuta il 15 febbraio 1564.

LUCE E BUIO - Un gruppo di ricerca dell’Istituto di optometria della State University di New York ha riscontrato che l’illusione ottica è dovuta a come gli occhi vedono la luce e il buio. Quando Galileo puntò il suo cannocchiale verso il cielo si accorse che le dimensioni relative dei pianeti cambiavano guardandoli attraverso la lente: Venere per esempio sembra circa otto volte più grande di Giove, mentre in realtà quest’ultimo è quattro volte più grande di Venere. Galileo si rese subito conto che doveva trattarsi di un’illusione ottica, ma non riuscì mai a trovare una spiegazione del fenomeno.

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CELLULE NERVOSE - Esaminando le risposte delle cellule nervose nel sistema visivo del cervello agli stimoli chiari e scuri, è stato infatti scoperto che, mentre gli stimoli scuri provocano una risposta neurale che riporta con precisione le dimensioni dell’oggetto osservato, gli stimoli luminosi «confondono» e producono risposte esagerate, che fanno sembrare l’oggetto più grande. Il l fenomeno è quindi dovuto alle caratteristiche dei circuiti neurali che si occupano di processare l’informazione visiva, che determinano una rappresentazione distorta della reale grandezza di un oggetto in funzione della sua luminosità. Più un oggetto è chiaro e luminoso, più ci sembrerà grande visto a occhio nudo. Perciò Venere, essendo più vicino alla Terra, appare più luminoso di Giove e sembra quindi più grande.

18 febbraio 2014

Carnevale: dal trucco a costumi, un decalogo per la sicurezza

Corriere della sera

Il ministero della Salute spiega i rischi che corrono bimbi durante feste e invita i genitori a scelte corrette e sicure

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Carnevale si avvicina e per i più piccoli è una festa molto amata. Possono però nascondersi insidie dietro maschere, costumi, trucchi ed è per questi che il ministero della Salute ha pubblicato un decalogo,con una serie di approfondimenti sui rischi che si corrono, invitando i genitori a stare attenti a una serie di dettagli che, se trascurati, possono davvero creare problemi.

SCHIUME - Non spruzzare schiume e stelle filanti spray negli occhi: si rischiano gravi danni alla cornea. Non sono da spruzzare neppure sui vestiti perché potrebbero comunque raggiungere la pelle e il viso. Gli spray non vanno usati nelle vicinanze delle fiamme, neppure di candeline: molti di questi articoli sono infiammabili, ma spesso l’etichetta non lo riporta.

COSTUMI - Per quanto riguarda i costumi, spiegano gli esperti del ministero, il pericolo maggiore è l’infiammabilità. «Quando acquisti un costume leggi bene l’etichetta e fai attenzione che sia classificato come giocattolo (marchio CE) - si legge nel decalogo - Solo così avrai la garanzia di non infiammabilità». Sempre per i vestiti i genitori devono stare attenti alla presenza di lacci e parti piccole e staccabili, brillantini compresi, che potrebbero causare strangolamento e ai cattivi odori, che potrebbero essere indice della presenza di formammide, una sostanza tossica.

I TRUCCHI - Altro «fronte caldo» è quello del trucco, che non va messo su occhi e bocca, i punti più delicati del bambino, e che andrebbe testato prima su un lembo di pelle per verificare eventuali allergie o sensibilità. «Trucca il tuo bambino con cosmetici sicuri e non scaduti - consiglia il Ministero -. Preferisci prodotti ipoallergenici, adatti all’età. Controlla sempre l’etichetta (data di scadenza o «PAO», periodo di tempo in cui il prodotto può essere utilizzato una volta aperto); i trucchi a basso prezzo e non acquistati nei canali di vendita autorizzati danno minori garanzie di sicurezza».

18 febbraio 2014

Semafori T-red, nessun risarcimento perché «anche il giallo impone lo stop»

Corriere della sera

Rese note le motivazioni dell’assoluzione degli imputati nell’inchiesta sulle multe a raffica


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Il Tribunale di Milano lo scorso 3 febbraio, aveva assolto 6 imputati, tra cui il sindaco di Segrate (Milano) Adriano Alessandrini. Nel processo erano cadute le accuse di associazione per delinquere e abuso d’ufficio, ragione per la quale nessun risarcimento è stato riconosciuto dai giudici agli automobilisti multati, circa 150 in tutto e parti civili. Nelle motivazioni, depositate oggi, i giudici della quarta sezione penale (Tremolada-Turri-De Cristofaro) spiegano che quei semafori erano in realtà regolari e anche omologati dal «competente ufficio del Ministero dei Trasporti». Il collegio puntualizza che col giallo bisogna fermarsi e si può attraversare, «solo nel caso eccezionale in cui l’arresto possa costituire pericolo. Quando il semaforo è giallo, qualunque sia la durata di questo colore, il codice della strada impone di fermarsi».

18 febbraio 2014

Le donne musulmane scrivono a Pisapia: "Attento alla moschea"

Alberto Giannoni - Mar, 18/02/2014 - 08:58

Lettera al sindaco firmata da un gruppo di ragazze islamiche Forti obiezioni sulla gestione del progetto e sugli imam fai-da-te

Nuovi dubbi sulla moschea di Milano. Stavolta arrivano dall'interno del mondo islamico. E sono dubbi pesanti, perché è un gruppo di donne che li avanza, rivolgendoli direttamente al sindaco.


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La novità del giorno è una lettera indirizzata a Palazzo Marino e destinata a illuminare con una luce nuova la vicenda del luogo di culto islamico - quel minareto a Milano chiesto a gran voce da molti anche in vista di Expo (ma non solo). La missiva è stata svelata da «Lettera 22» e ripresa da «Yalla Italia», il portale degli immigrati di seconda generazione. Il contenuto è dirompente, soprattutto se si considera che la firma posta in calce alla lettera è di un gruppo di «ragazze musulmane che hanno a cuore il futuro della città».

E si sa che il tema del ruolo delle donne è decisivo nei rapporti con l'Islam, basti pensare all'ultimo caso, quella dello spogliatoio per le donne musulmane nella piscina di via Padova. La prima obiezione avanzata a Pisapia risiede «nella scelta della gestione della futura moschea». Il progetto in ballo in Comune è stato presentato dal Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche milanesi, e questo aspetto – scrivono le donne musulmane – ha fatto «emergere in noi qualche perplessità sulle conseguenze per la comunità islamica». L'idea del Caim è nota: la moschea dovrebbe sorgere al posto del Palasharp.

La tensostruttura di Lampugnano in questi anni è stato punto di ritrovo dei fedeli di viale Jenner, che l'hanno utilizzata nei venerdì di preghiera liberando così la strada in cui sorge il loro Istituto, diretto di Abdel Hamid Shaari. Nei progetti dei musulmani milanesi il vecchio impianto sarebbe rimpiazzato dalla «moschea». Il progetto non è stato ancora pubblico ma si sa che reperire i finanziamenti, per i centri islamici, non sarebbe un problema. Ma sulla provenienza dei fondi molti si interrogano. E secondo quanto riferisce «Lettera 22» (che scrive di aver visto la lettera, non ancora pubblica) la gestione Caim sarebbe uno dei nodi segnalati dalle donne musulmane a Pisapia.

La scelta del Palasharp parrebbe «logisticamente buona» e «rende contente» le donne firmatarie dell'appello. Ma la preoccupazione sarebbe la possibile «strumentalizzazione della nostra religione da parte non solo di laici e cristiani, ma anche soprattutto musulmani». Vorrebbero insomma una moschea «neutra che rispecchi tutti i musulmani senza fazioni o interessi politici», «un luogo di confronto sì, ma sull'etica, la morale e la religione, non sul partito di appartenenza». All'origine della frattura nel mondo musulmano milanese, che tornerebbe così a emergere clamorosamente, ci sarebbe dunque una diversa visione della religione e della politica (anche in Medioriente). E un allarme su possibili «imam fai da te deleteri».

La Francia riconosce l’esilio forzato dei bambini della Réunion

La Stampa

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Dal 1963 al 1982, oltre 1.600 minori vennero prelevati dall’isola dell’Oceano Indiano e trasferiti in Patria per ripopolare le zone rurali:
per la prima volta il caso arriva all’Assemblea Nazionale



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Lo scandalo della Réunion, dipartimento d’oltremare della République, arriva all’Assemblée nationale. Oggi il ramo più alto del parlamento francese ha votato una mozione per riconoscere formalmente il ruolo dello Stato nella vicenda dei “bambini rubati”. Dal 1963 al 1982, oltre 1.600 minori vennero prelevati a forza dall’isola dell’Oceano Indiano (in pieno boom demografico) e trasferiti in Francia al fine di ripopolare le zone rurali. Il caso, tenuto nascosto per anni, sconvolse l’opinione pubblica quando, nel 2002, Jean-Jacques Martial, ex bimbo deportato e ora 55enne, citò in giudizio lo Stato francese. Voleva un miliardo di euro per “ rapimento, sequestro di minori e deportazione”. All’età di sei anni era stato prelevato da casa della nonna nell’isola e scaraventato a Guéret, capoluogo del dipartimento della Creuse, nella Francia centrale.

“Prendevano anche bimbi di sei mesi – ha raccontato Ericka Bareigts, uno dei deputati che ha portato il caso in Parlamento –. Li sceglievano tra le famiglie povere e analfabete. Promettevano case, scuole e un futuro di successi. Ma era tutta una menzogna. I piccoli non potevano tornare a casa neanche per le vacanze e finivano a fare i servi per qualche famiglia borghese”. La maggior parte veniva sfruttata nei campi o nelle fattorie, alcuni persero la vita, altri finirono internati in ospedali psichiatrici. Per denunciare la sua storia, Jean-Jacques Martial scrisse anche un libro, “Une Enfance volée”, e ora che il caso è arrivato all’Assemblea nazionale per lui è già un successo. Seppure non preveda nessun risarcimento, la mozione discussa oggi ha un forte significato morale. La bozza, infatti, denuncia la “migrazione forzata” dei bambini e descrive il loro destino come “irreparabile” .

L’operazione venne orchestrata dall’ex ministro gollista Michel Debré che, quando scoprì del boom demografico nella Réunion, ne approfittò per ripopolare le campagne francesi. “Ma Debré - dice ancora Ericka Bareigts - non considerò il fattore umano e trattò il problema solo come una questione di numeri”. Il suo ufficio venne chiuso nel 1983 , due anni dopo l’elezione a presidente del socialista François Mitterrand.

Twitter @EnricoCaporale

Banca delle feci umane: è boom di donatori negli Stati Uniti

Il Mattino

A pochi mesi dall'apertura è un successo la prima "banca delle feci", nata negli Stati Uniti. Raccoglie campioni donati da volontari chiamati a partecipare ad un progetto: quello di donare i propri escrementi a chi sa trattarli e renderli adatti alla cosiddetta batterioterapia.



20140218_bancafeci11111Obiettivo,la cura dell'infezione da clostridium difficile. Lo afferma il New York Times, secondo cui questo tipo di attività potrebbe avere un boom dopo alcune ricerche che hanno confermato che la batterioterapia fecale (cioè il trapianto di flora batterica da un individuo sano ad uno malato) funziona più dei farmaci. La banca, nata all'interno del Mit di Boston dall'idea di due ex allievi, si basa su donazioni volontarie, e i campioni vengono poi trasformati in veri e propri farmaci in sacche sterili che vengono inviati a vari ospedali nel paese. Il clostridium difficile è un batterio che vive normalmente nell'intestino, ma che in particolari condizioni diventa dominante sugli altri componenti della flora batterica, secernendo delle tossine che possono portare anche alla morte.

Nei soli Usa sono 1400 le vittime ogni anno di questo batterio, che recentemente è diventato estremamente resistente agli antibiotici ma che invece può essere sconfitto ripristinando i batteri buonì. «Le persone muoiono, ed è incredibile perchè sappiamo esattamente cosa serve a salvarle - spiega Mark Smith, 27 anni, ideatore di OpenBiome -. Le persone fanno la batterioterapia da sole, senza i requisiti di sterilità o le metodologie adeguate. Serve una soluzione intermedia finchè non arriveranno dei prodotti commerciali».

L'ultimo studio che conferma l'efficacia della batterioterapia per l'infezione è stato pubblicato nel 2013 sul New england journal of medicine. Altre ricerche, sulla base delle scoperte sull'importanza della flora batterica per la salute, potrebbero però espandere l'uso di questa terapia anche ad altre patologie, compresa l'obesità.

 
martedì 18 febbraio 2014 - 15:16   Ultimo aggiornamento: 17:38

Office sbarca sugli iPad, il pacchetto di Microsoft disponibile su iOS grazie a un abbonamento

Il Mattino


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ROMA - Office arriva sull'iPad. Il noto pacchetto di Microsoft si offre alla concorrenza, ovviamente a pagamento. Lo sbarco di Office, il popolare pacchetto di programmi Microsoft per testi, fogli di calcolo e presentazioni, sull'iPad è vicino. A giugno scorso una versione 'mobile' di Office è arrivata per l'iPhone, ma ancora manca quella per il tablet di Apple che al momento ha solo 'app' surrogate dei popolari software della casa di Redmond. Secondo ZDNet il pacchetto per iPad arriverà nella prima metà del 2014 e richiederà una forma di abbonamento ad Office 365.

 
martedì 18 febbraio 2014 - 17:42   Ultimo aggiornamento: 17:53

La telecamera cattura un fantasma: paura in uno dei più antichi pub d'Inghilterra

Il Mattino


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LONDRA - Filmato da brividi quello registrato nella notte di San Valentino nel quarto pub più antico della Gran Bretagna: lo Ye Olde Man and Scythe di Bolton. Il locale, infatti, potrebbe essere infestato da fantasmi. Il video mostra uno sfarfallio, una figura nello sfondo simile a uno spettro. Il gestore del pub Tony Dooley ha raccontato che l'indomani sul pavimento giaceva un vetro rotto. "Ad essere onesti ero un po' preoccupato - spiega al Manchester Evening News - Sono un po' scettico quando si parla di fantasmi, ma comincio a crederci quando si vedono cose del genere".

LA STORIA DEL PUB Il pub ha origini che risalgono al 1251 e si dice sia infestato da 25 fantasmi, tra cui James Stanley, il settimo conte di Derby che fu decapitato durante la guerra civile nel 1651, una donna che si è suicidata nella cantina, un bambino di otto anni e anche un cane fantasma.


martedì 18 febbraio 2014 - 17:25   Ultimo aggiornamento: 18:51

Nola, ecco Fuffa la cagnetta che cammina grazie alla sedia a rotelle

Il Mattino

di Nello Fontanella


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NOLA – Investiti e abbandonati; maltrattati e vessati: ecco le storie di Fuffa, Birillo e Rex, tre splendidi esemplari di cani strappati a morte sicura grazie all’amore e alle cure di Carmela Martucci dell’associazione onlus “Cuore d’Oro”. Storie da “libro cuore”. Fuffa, un incrocio di volpino di taglia media di 4 anni d’età, cammina grazie all’ausilio di una sedie a rotelle dopo essere stata investita all’età di 1 anno da un pirata della strada e abbandonata sul ciglio della provinciale San Paolo Bel Sito con il bacino rotto. Oggi Fuffa è in via di guarigione grazie alle intense e costanti cure con terapia in acqua e massaggi e cammina grazie all’ausilio della carrozzina tagliata su misura per lei. “Potrebbe essere già adottata – dice Carmela Martucci – ma la daremo solo a guarigione completata. La trovammo dopo un giorno e una notte, era agonizzante sul ciglio della strada ma è stata idealmente adottata da tutti i bambini che ogni giorno vengono a fare visita ai nostri cuccioli”.

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martedì 18 febbraio 2014 - 12:04   Ultimo aggiornamento: 12:44

I nomi più bizzarri dei comuni italiani

Libero


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Paese che vai, cartello che trovi e risate che ti fai. Sono parecchi in Italia i comuni e le città con nomi davvero originali. Tra questi Paperino (frazione di Prato), Femminacorta in provincia di Pistoia o Purgatorio in provincia di Trapani. I nomi più simpatici sono però quelli che ricordano il sesso. Da Gnocca a Belsedere, quando incontri un cartello stradale di quel tipo non può passare inosservato. E questi cartelli che non possono passare inosservati, in Italia, sono forse più di quelli che vi sareste potuti aspettare (per non parlare dei bizzarri nomi di strade e piazze...)


Alcuni nomi - In provincia di Perugia troviamo Bastardo, e il fatto più paradossale è che sopra il cartello che stabilisce l'entrata nella frazione umbra, ecco la dicitura che riporta: "Polizia Municipale. Controllo elettronico della velocità". Altra simpatica località è Altolà frazione del comune di San Cesario in provincia di Modena che, più che darti un benvenuto, sembra mettere sul "chi va là" chi guida in macchina. Ci spostiamo in Veneto dove troviamo Gnocca, in provincia di Rovigo, un luogo dove molti vorrebbero andare. Ma se non vi basta, semopre nei pressi di Gnocca troviamo trovare anche “Po di Gnocca”, che abbraccia un piccolo fiume. Si arriva poi ai più classici Sesso e Scopa, rispettivamente in provincia di Reggio Emilia e in provincia di Vercelli in Piemonte. E ancora, Figaccia in provincia di Olbia in Sardegna. A provincia di Lucca invece si può scegliere, e troviamo sia Vagli sopra, che Vagli sotto. Sempre in Lombardia, vicino Sondrio troviamo Trepalle. Infine Sega in provincia di venezia, Orino, in provincia di Varese e Bellano, in provincia di Lecco. 

Ora è rottura con New Delhi

Corriere della sera
Danilo Taino

Caso marò, unità dopo gli errori

Il conflitto diplomatico con l’India sulla vicenda dei marò è da ieri ufficialmente aperto. Il richiamo, per consultazioni, dell’ambasciatore a New Delhi Daniele Mancini, deciso dal ministro degli Esteri Emma Bonino, e la convocazione, per comunicazioni, dell’ambasciatore indiano a Roma, Basant Gupta, da parte del segretario generale della Farnesina Michele Valensise hanno formalizzato ciò che era probabilmente inevitabile, e forse fattibile, da tempo. Non si tratta di niente di drammatico: la diplomazia ha a disposizione numerosi strumenti e modi di agire ed è nelle cose che, quando è il caso, si intensifichi l’intensità della pressione. Il richiamo dell’ambasciatore non è però pratica usuale e segnala la rilevanza assunta dalla crisi con l’India.

È rilevante e ha diversi significati e conseguenze. Innanzitutto, indica che il Paese ha in corso una disputa che richiede alle forze politiche e istituzionali di muoversi con un obiettivo comune: dare una soluzione al caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre; ma anche preservare la correttezza italiana nei rapporti internazionali e salvaguardare le relazioni future con l’India. Dibattiti sugli errori di gestione nei due anni di crisi ed eventuali commissioni parlamentari sarebbe bene affrontarle alla fine della vicenda. E gesti affrettati, clamorosi ma fatui possono essere seriamente controproducenti. Ritirare ad esempio i militari italiani impegnati nelle missioni internazionali o rovesciare il problema sui rapporti commerciali europei con Delhi - come si è spesso sentito dire - significherebbe scaricare sui partner della Nato o della Ue una situazione della quale, a causa di un lungo rosario di errori, siamo responsabili in gran parte noi. Un modo per indebolire, anziché rafforzare, la solidarietà internazionale.

In secondo luogo, ciò che sulla vicenda è stato seminato nelle ultime settimane e negli ultimi mesi dal governo uscente va conservatoe portato avanti dal governo entrante. Cambiamenti quando la vicenda è vicina a momenti decisivi, anche quello del ministro degli Esteri, andrebbero evitati o comunque analizzati con grande attenzione, alla luce del lavoro che ormai occupa più di ogni altro la Farnesina: alla task force diplomatica, al rappresentante Staffan de Mistura, all’ambasciatore Mancini, che stanno costruendo la faticosa solidarietà internazionale, serve continuità. Negli obiettivi internazionali, un cambiamento di governo non dovrebbe significare un cambiamento di politica.

Il nuovo livello raggiunto dalla crisi con l’India pone però soprattutto la questione della strategia. Richiamare per consultazioni l’ambasciatore, e magari trattenerlo in Italia per qualche mese e forse fino a dopo le elezioni indiane di maggio, aumenta la pressione su Delhi, ma non è del tutto chiaro con quale scopo. Roma ha parzialmente riattivato, con una nota a verbale, la controversia giuridica sulla giurisdizione del caso dei due fucilieri di Marina, cioè su chi ha il compito di processarli. E i passi compiuti ieri rafforzano la controversia, finalizzata ad arrivare a un giudizio internazionale. Indipendentemente dal fatto che tra una settimana in India si decida di usare la legge antiterrorismo: se in discussione ci sono la giurisdizione e dei tempi inopinatamente lunghi della giustizia indiana, allora l’uso o meno della legge antiterrorismo diventa indifferente per le scelte italiane. Cedere su questi punti significherebbe accettare ancora la legittimità del processo in India. Con o senza un ambasciatore sul posto.

19 febbraio 2014

Basta mail di lavoro fuori orario

La Stampa

tonia mastrobuoni

Da Deutsche Telekom a Bayer, le aziende tedesche vietano di disturbare i dipendenti nel tempo libero


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L’apripista è stata Deutsche Telekom, in particolare il capo del personale Thomas Sattelberger, che ammette di essere stato tra quelli «che mandavano mail a orari assurdi». Pentito della reperibilità ad ogni ora del giorno e della notte, quattro anni fa ha ottenuto che nessun dipendente del colosso delle telecomunicazioni fosse più costretto a leggere la posta elettronica dopo aver abbandonato la scrivania. Anche perché i vertici si erano spaventati per i rapporti che provenivano dal concorrente francese, France Télécom, colpito da una vera e propria ondata di suicidi. Provocata, come testimoniano alcune lettere d’addio, da un clima di stress e di tensioni insostenibili sul posto di lavoro.

In seguito, molte altre aziende tedesche hanno seguito l’esempio di Deutsche Telekom. L’ultima, nell’ordine, è Bmw, che ha deciso che gli impiegati possano stabilire con i propri capi le ore di reperibilità extra ufficio e, soprattutto, che quei preziosi minuti sottratti al tempo libero debbano essere considerati straordinari, da recuperare nel corso della settimana lavorativa. Un deterrente forte per un capo tentato di disturbare un collega alle due di notte o di domenica. Una regola che è stata negoziata dal capo del Consiglio dei dipendenti, Manfred Schoch con il top management, che in questo modo vuole evitare stress da super lavoro, soprattutto rendere più attraente l’azienda per personale specializzato. Per Schoch si è trattato di ottenere «un diritto all’irreperibilità» per i dipendenti dell’azienda.

In Germania, come ricorda oggi un articolo del settimanale Spiegel, sono ormai numerose le grandi aziende che hanno messo un freno al lavoro extra. Dalla fine del 2011, Volkswagen spegne i server mezz’ora dopo la fine dei turni e li riaccende trenta minuti prima dell’inizio - anche se la regola vale solo per i dipendenti con un cellulare di servizio e un certo tipo di contratto, dunque per una esigua minoranza, circa 3.500 sui 570.000 impiegati al livello mondiale.

E in realtà tra i manager Vw la regola ancora non vale. Ma qualcuno, in segreto, si augura che venga estesa anche a loro. Anche i giganti della chimica e dell’energia si sono mossi in direzione di un freno al super lavoro, in testa le regine del settore, Bayer e E.On, che hanno disposto ufficialmente che nel tempo libero nessuno debba ricevere mail. Ma la strategia più aggressiva viene da Daimler, che ha decretato dall’anno scorso che tutta la posta elettronica che arrivi dopo che qualcuno ha attivato la risposta automatica in cui informa della sua assenza temporanea dalla scrivania, venga cancellata. Un po’ eccessivo, forse.

Dopo questi illustri precedenti, la regola del fine settimana libero da incombenze lavorative ha contagiato negli anni scorsi anche la politica e in particolare una ministra da sempre molto sensibile alla conciliabilità tra lavoro e famiglia. L’attuale responsabile della Difesa, Ursula von der Leyen, si era espressa a favore di una normativa che addirittura vietasse messaggi di lavoro nel tempo libero. L’allora ministra del Lavoro non si era mai spinta sino a scrivere quella legge, ma aveva imposto la regola nel suo ministero. Qualche mese fa il capo del sindacato Ig Metall, Detlef Wetzel, è tornato all’attacco sull’argomento chiedendo una normativa che regoli l’uso di sms e mail aziendali nel tempo libero.

Certo, se nel fine settimana arriva comunque una mail dai piani alti, è difficile non alzarsi dalla poltrona per rispondere, ma i tedeschi sembrano consapevoli che l’esempio lo debbano dare anzitutto i capi. L’amministratore delegato di Henkel, Kasper Rorsted, un’altra azienda dove vige già il divieto di disturbare i dipendenti nel tempo libero, ha dichiarato il sabato come giorno «mail-free» e ha vietato i colleghi del consiglio di amministrazione di contattarlo a Natale e Capodanno.

Affitti, contanti solo sotto la soglia dei 1000 euro

La Stampa

La Nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze (prot. n. 10492 del 5 febbraio 2014) fornisce delucidazioni sull’obbligo di provvedere al pagamento dei canoni di locazione per unità abitative con modalità che escludano l’uso del contante


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. L’art. 1 comma 50 Legge 27 dicembre 2013, n. 147 recita: “i pagamenti riguardanti canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l'importo, in forme e modalità che escludano l'uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l'ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore”.

Ai fini dell’irrogazione delle sanzioni comminate ex D.Lgs. n. 231/07, con finalità di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento al terrorismo, rileva unicamente il limite stabilito dall’art. 49 per cui è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera quando il valore sia complessivamente pari o superiore a euro mille. Il trasferimento rientra quindi nel campo minato delle situazioni critiche unicamente quando le movimentazioni di contante siano eccedenti la soglia fissata dalla legge e non intermediate da soggetti autorizzati. 

La ratio sottesa è da rinvenirsi nella necessità di arginare fenomeni di impiego, occultamento o immissione nel sistema economico di risorse di provenienza illecita, controbilanciando con strumenti ad hoc il rischio insito nella rapidità di circolazione del contante - e di altri titoli di pagamento al portatore - e nella non riconducibilità del contante stesso alla titolarità di un soggetto determinato. Fermo il limite di carattere generale di cui all’art. 49 D.Lgs. n. 231/07, la finalità di conservare traccia delle transazioni in contante, eventualmente intercorse tra locatore e conduttore, può ritenersi soddisfatta fornendo una prova documentale inequivoca e idonea ad attestare la devoluzione di una determinata somma di denaro contante al pagamento del canone di locazione, anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali, necessaria all'ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali previste a vantaggio dei contraenti.

Fonte: http://fiscopiu.it/news/affitti-contanti-solo-sotto-la-soglia-dei-1000-euro

Hemingway supera l’embargo Cuba dona documenti agli Usa

La Stampa

Carte personali inviate a Boston e messe a disposizione degli studiosi dello scrittore

L’Avana,


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La cultura travalica l’embargo Usa a Cuba: le autorità dell’Avana hanno digitalizzato 2.000 carte e documenti appartenuti a Ernest Hemingway e le hanno inviate al Kennedy Museum, a Boston, dove resteranno a disposizione di chi voglia approfondire gli studi sulla vita dell’autore de “Il Vecchio e il mare”. Si tratta, ha spiegato la rivista Cuba Contemporanea, di lettere, passaporti, ricevute dei bar frequentati dallo scrittore e di telegrammi, tra i quali quello in cui nel 1954 gli fu annunciata l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura.

I documenti originali sono custoditi nel museo della Finca Vigia, la casa al’Avana in cui Hemingway abitava nell’isola. Nel 2008 c’era stata una prima donazione di circa 3.000 documenti digitalizzati da parte del museo cubano. «Siamo lieti», ha spiegato Tom Putnam, direttore del Kennedy Museum, «di poter offrire ai ricercatori l’opportunità di uno sguardo unico nella vita quotidiana dello scrittore. Queste carte personali contribuiscono a umanizzare l’uomo e comprendere lo scrittore».

Un milione di vittime per la prossima eruzione del Vesuvio». La paura corre sul web

Il Mattino

Torna a diffondersi sui siti internet e sui social network il risultato di un vecchio studio della New York University. E torna il panico


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«All'improvviso il Vesuvio che sonnecchia dal 1944 esploderà con una potenza mai vista. Una colonna di gas, cenere e lapilli s'innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l'intero paesaggio in un raggio di 7 chilometri spazzando via case, bruciando alberi, asfissiando animale, uccidendo forse un milione di esseri umani. Il tutto, in appena 15 minuti».

Sembra il libro dell'Apocalisse, invece è uno studio pubblicato nei mesi scorsi dal vulcanologo della New York University Flavio Dobran. Come un virus, soprattutto sui social network, la "notizia" è costantemente "postata" e "ripostata", scatenando il panico collettivo. Se da un lato c'è chi crede sia un'esagerazione l'analisi di Dobran, in molti temono davvero che quando il vulcano campano si risveglierà sarà un'ecatombe. E, anche a causa dei recenti terremoti in Campania, non a caso è tornato "di moda" sulla Rete la discussione su una possibile eruzione del Vesuvio in tempi brevi.

L'ipotesi di Dobran - che trova comunque discordi molti vulcanologi in Italia - è documentata, ma non vi è alcuna indicazione di una possibile data di esplosione. «Non sarà tra due settimane - ha raccontato l'esperto - però sappiamo con certezza che il momento arriverà. La conferma viene dalla storia: le eruzioni su larga scala arrivano una volta ogni millennio. Quelle su media scala una volta ogni 4-5 secoli. Quelle su piccola scala ogni 30 anni. Ebbene, l’ultima gigantesca eruzione su larga scala è quella descritta da Plinio il Vecchio: quella che il 24 agosto del 79 dopo Cristo distrusse Ercolano e Pompei uccidendo più di duemila persone. La più recente eruzione su media scala è quella del 1631, che rase al suolo Torre del Greco e Torre Annunziata, facendo 4mila morti in poche ore».
Al momento la situazione è sotto controllo, ma lo studio di Dobran resta un monito per tutti e un campanello d'allarme. Almeno per la rete.

 
martedì 18 febbraio 2014 - 18:51   Ultimo aggiornamento: 19:52

Asteroide sfiora la Terra: è dieci volte più grande di quello che un anno fa esplose sopra la Russia

Il Messaggero

di Anna Guaita


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NEW YORK – Se siete svegli stanotte alle tre, avrete modo di seguire il passaggio ravvicinato di un asteroide. Il corpo roccioso passerà a una distanza pari a otto volte quella che ci separa dalla luna, circa 4 milioni di chilometri. Sarà veloce: 43 mila chilometri orari. E non è piccolo: il suo diametro è di 270 metri. Se volete avere un punto di riferimento efficace, pensate che l’asteroide che quasi esattamente un anno fa esplose 30 chilometri sopra la cittadina russa di Chelyabinsk era grande appena 20 metri. Eppure la sua esplosione produsse un’energia pari a venti bombe atomiche e l’onda d’urto causò a terra l’esplosione di vetri, danni vari e il ferimento di oltre mille persone.

L’esplosione colse tutti di sorpresa: il mondo stava – è vero – con il naso verso il cielo, ma per seguire un altro asteroide, il 2012 DA14, che con quasi 30 metri di diametro sembrava più minaccioso, e che invece passò e si allontanò senza causare il minimo scompiglio. Tuttavia lo straordinario incidente in Russia mise in allarme gli astronomi che insistono perché il mondo cerchi di preparare qualche forma di difesa nel caso di bolidi pericolosi. Il tentativo di “mapparli” non è certo completo, eppure già ne sono stati identificati almeno 11 mila. “Nonostante si tratti di avvenimenti rari, la possibilità di avvenimenti nella nostra biosfera è reale - sostiene l’astronomo Bob Berman, del sito astronomico on-line Slooh - E questo suggerisce che pedinare tutti i Neo (Near Earth Objects, Oggetti Vicini alla Terra) e organizzarci per eventualmente tentare di allontanarli sarebbe una utilizzazione molto saggia delle nostre risorse”.

Tuttavia questa volta non c’è da stare in allarme. L’asteroide che aspettiamo stanotte, il 2000EM26 è troppo lontano per causare danni, e tuttavia è abbastanza vicino da essere catalogato un PHA, un “Potentially Hazardous Asteroid”. Verrà dunque seguito dai vari osservatori, che metteranno a disposizione la trasmissione in diretta del suo passaggio.


Lunedì 17 Febbraio 2014 - 20:26
Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Febbraio - 08:30

E’ in stato vegetativo, la banca non ci crede: "Foto di lui intubato o chiudiamo il conto"

Il Messaggero


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Un infarto lo ha costretto in un letto, in stato vegetativo. Crudele il destino di Danilo Bifulco, un ex impiegato di banca di 56 anni. Ma la Banca Unicredit, la filiale di Milano nella quale lavorava, ha voluto una prova della sua disgrazia e ha chiesto espressamente una foto di Danilo, intubato, nel letto d'ospedale.

“Sono diventata il suo 'amministratore di sostegno' e, come prevede la legge, mi dovrei occupare di tutto quello che riguarda mio fratello, facendo come se fossi lui - commenta sua sorella Lavinia - Invece m’imbatto in situazioni sconcertanti e vedo come il potere di noi cittadini sia compresso di continuo da poteri più forti. Non le dico con le varie società dei telefoni, con le bollette eccetera, ma adesso siamo all’assurdo. All’Unicredit di piazza Cordusio minacciano di chiudere il conto perché la posizione di Danilo non è in regola con le norme anti-riciclaggio”.


Lunedì 17 Febbraio 2014 - 21:53
Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Febbraio - 12:06