martedì 25 febbraio 2014

Milioni scaricano Telegram Messenger, alternativa a Whatsapp

La Stampa

claudio leonardi

Non si arresta l’esodo verso il programma open source: primo su iPhone nella categoria social e tra i primi venti su Android



Telegra.it
È quasi desolato il tweet di due giorni fa pubblicato dai produttori dell’app Telegram Messenger: “quattro milioni di utenti si sono aggiunti nelle ultime 18 ore, facciamo il possibile ma il servizio potrebbe diventare instabile per l’alto traffico”. Tutto è iniziato nel fine settimana, dopo l’acquisizione di Whatsapp da parte di Facebook e conseguenti dubbi sulle garanzie di privacy , ma, soprattutto, dopo un black-out di quattro ore (un’eternità nel mondo interconesso sempre e comunque) del servizio di messaggistica finora tra i più usati nel mondo. Si è registrato così un esodo di massa verso l’alternativa gratuita e open source, Telegram appunto, che in un giorno è stata scaricata e installata da quasi due milioni di utenti.

Mentre scriviamo, l’app occupa la posizione 17 nella classifica generale di Android in Italia, e sull’app store per iPhone è prima davanti a What’sapp nella categoria social network. Passato il black-out, insomma, non si ferma l’ondata di download di curiosi e delusi. E piovono sul prodotto recensioni positive.  Quando si parla di applicazioni per smartphone, in particolare applicazioni gratuite, occorre prudenza prima di incoronare nuovi protagonisti e recitare de profundis per protagonisti storici, ma certo c’è di che riflettere.

Il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, ha speso circa 19 miliardi per comprare Whats App. Una classica storia da sogno “intenettiano”: un piccolo prodotto creato da un programmatore ukraino che oggi conta 450 milioni di utenti. Poco dopo l’acquisto è arrivato l’annuncio che il programma si sarebbe arricchito con la possibilità di chiamate vocali, tanto per sottolineare che la nuova proprietà ha grandi progetti e per gli utenti saranno solo rose e fiori. Malgrado questo, la corsa alle alternative c’è stata. La popolarità di Whatsapp è lungi dall’essere scalfita, ma quando un concorrente può improvvisamente misurare in milioni i propri download, non si può negare che qualcosa stia succedendo. 

Tra le recensioni al software leggibili sull’app store si trova anche chi, esplicitamente, confessa ragioni ideologiche per il proprio esodo: “basta regalare utenti a Mr. Zuck” dichiara un anonimo italiano firmato ${Iggy}$. Come se sul giovanissimo fondatore del social network si fosse riversata un po’ di quella antipatia che ha accompagnato l’ascesa di un certo Bill Gates e della sua Microsoft. Da un punto di vista tecnico, Telegram è basato su cloud e, secondo i suoi creatori, i fratelli russi Pavel e Nikolai Durov, ben coperto da cifratura. Può essere usato da diversi dispositivi, pc tradizionale incluso, per condividere messaggi, immagini, video e documenti. 

Stando alle dichiarazioni attuali, non è e non sarà mai una società a scopo di lucro, e i due hanno già twittato qualche rifiuto di investimenti esterni. Se la struttura tecnica supporterà l’improvviso successo, potremmo anche dire, senza tema di smentita, è nata una stella. Ma la sua parabola, come sempre sul web, è imprevedibile. 

Il giorno più nero del Bitcoin Sparisce la piattaforma degli scambi

La Stampa

Mt.Gox irraggiungibile dopo le dimissioni del numero uno Mark Karpeles. Spariti 740 mila euro in monete elettroniche, probabilmente ad opera di hacker



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È saltata Mt.Gox, una delle principali piattaforme di scambio dei Bitcoin. Il sito risulta offline all’indomani delle dimissioni del suo numero uno, Mark Karpeles, dal board della Fondazione che tutela la criptomoneta. Un allontanamento dettato dai problemi tecnici che avevano indotto nelle ultime settimane a sospendere le operazioni su Mt.Gox. Dagli scambi, tra l’altro, c’è anche una «sparizione» di 740mila Bitcoin, probabilmente ad opera di hacker.

Il servizio è saltato a stretto giro dalla diffusione del comunicato congiunto di altri sei operatori di Bitcoin (Coinbase, Kraken, Bitstamp, BTC China, Blockchain e Circle) che hanno preso le distanze da Mt.Gox.  Ieri Mark Karpeles, numero uno della piattaforma, aveva rassegnato le dimissioni dopo che petizione online per allontanarlo dalla Bitocoin Foundation aveva raccolto 1.740 firme. Karpeles è ritenuto, dai firmatari, un «ostacolo» al «successo di lungo termine del protocollo Bitcoin». 

Mozilla alla conquista dei paesi emergenti con uno smartphone da 25 dollari

Il Messaggero


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Mozilla alla conquista dei mercati dei paesi emergenti con uno smartphone da 25 dollari. La comunità di software libero sostenuta dalla Fondazione Mozilla e dalla controllata Mozilla Corporation lancia la sfida in occasione del Mobile World Congress 2014 di Barcellona. Mitchell Baker, co-fondatrice della Fondazione, A un anno dall'uscita sul mercato di Firefox OS, il sistema operativo per apparecchiature mobili nato da una costola del più noto browser web Firefox, ha annunciato che Mozilla ha deciso di andare alla conquista dei paesi emergenti, dove l'appetito per i telefonini non si è ancora tradotto nell'acquisto di apparecchiature di fascia alta, come l'iPhone della Apple e il Galaxy di Samsung.

Nei paesi in via di sviluppo i consumatori fiora si sono dovuti accontentare dei feature phone, apparecchi che sono una via di mezzo tra i telefonini “dumb”, “muti” (solo per chiamate vocali e altre funzioni di base) e i “fully-fledged” (gli smartphone a pieno titolo). Ma presto potrebbero acquistare un cellulare con tutte le caratteristiche di uno smartphone, dunque con l'accesso a Internet e la possibilità di scaricare applicazioni, a soli 25 dollari. Questo sarà possibile grazie alla partnership di Mozilla con Spreadtrum, produttore cinese di chip di fascia bassa, e a una tecnologia che abbatte i costi di produzione. Come? “Grazie all'utilizzo della Zrma, una tecnica di compressione della memoria che ci permette di abbassare i requisiti di sistema a soli 128 MB”, ha spiegato a Wired un portavoce di Mozilla.

24 Feb 2014 12:04 - Ultimo aggiornamento: 13:50

Lettera a chi maltrattò il proprio cane: “Ecco quante cose belle ti sei perso”

La Stampa

FULVIO CERUTTI (AGB)

Tre anni fa Cathy è stata adottata dopo aver passato un periodo di botte e bruciature di sigaretta. Ora la sua nuova “mamma” pubblica su Craiglist le foto dei momenti più felice per mostrarle al suo precedente proprietario



 _06alex_de_caQuando nel 2011 è arrivata al canile di Manhattan, Cathy aveva 12 anni. Una vita segnata dalle botte e altre crudeltà subite, come le bruciature di sigarette, ancora visibili sul suo corpo. Ma tre anni fa la pitbull è uscita dal tunnel buio in cui era finita grazie a Alex De Campi, scrittrice e regista che l’ha voluta portare a casa sua. Lì la cagnolina ha ritrovato la serenità di una famiglia: Alex e la sua bimba quotidianamente si sono prese cura di lei, le hanno ridato il dono della fiducia negli esseri umani e la sicurezza di un domani. Momenti di tenerezza e felicità che, come capita a chiunque abbia e ami un cane, sono stati immortalati in scatti fotografici. Cathy che dorme su una poltrona, Cathy accoccolata vicino alla piccola amica, Cathy che nuota con una pallina in bocca e che corre in un prato verde. 

Momenti così belli da far venire in mente un’idea originale ad Alex: pubblicare quegli scatti e un messaggio su Craiglist, un famoso sito per i piccoli annunci. Il destinatario? L’ex proprietario, quello che l’ha trattata in maniera indegna per un essere vivente. «Il 9 febbraio 2011 tu sei stato sfrattato dal tuo appartamento e il tuo vecchio e rosso pit bull è stato portato al canile . Era molto denutrita e aveva una brutta infezione alla pelle. E ha avuto molti cuccioli [...] . Ha il muso asimeetrico e sembra che abbia subito alcune bruciature sulla testa e sulle orecchie - scrive Alex De Campi nell’annuncio -.
Credo che tu abbia avuto un brutto periodo culminato nello sfratto. Spero che la tua vita stia andando meglio [....] Volevo dirti che ho il tuo cane.. L’ho chiamato Cathy, come Caherine Street la via dove l’abbiamo preso. Era stato catalogato come cane che aveva subito maltrattamenti (era davvero molto denutrito) ed era stato messo nella lista dei cani da sopprimere, la sorte che paradossalmente capita nel canile dove l’ho preso. Io amo i cani vecchi e mi è piaciuto il suo muso asimmetrico».


Nel messaggio Alex racconta l’ottimo rapporto nato fra Cathy e gli altri componenti della sua famiglia: la sua piccola figlia e altri due cani. Racconta quanto ami nuotare e correre sui prati, come sia diventata «un’ambasciatrice per la sua razza, perché anche quelli che non amano i pit bull si fermano e la accarezzano quando vedono che lei scodinzola contenta». La scrittrice racconta anche il suo personale rapporto con la quattrozampe: «Lei sta dormendo qui vicino mentre ti sto scrivendo. Sì perché lei dorme ogni notte nel mio letto. Il tuo cane è un cane fantastico - scrive De Campi -. Noi lo amiamo tantissimo. Questi ultimi tre anni trascorsi ci hanno portato (e anche a lei) tanta felicità»

Poi il messaggio chiude con un affondo tanto dolce quanto tagliente: «Se vedi questo messaggio, noi volevamo che sapessi quanti anni ha. Ci piacerebbe anche che pregassi per lei, perché tra poco avrà un’operazione chirurgica alle mammelle per rimuovere alcuni piccoli noduli....sfortunatamente se un cane non viene sterilizzato e viene fatto riprodurre tante volte è molto probabile che possa avere un tumore alle mammelle e Cathy ce l’ha. Fortunatamente il mio veterinario se ne accorto presto, così spero che Cathy possa trascorre ancora molti anni con noi. È davvero il miglior cane». 
Il tutto con un Post Scriptum che è una chiusura perfetta e mette in chiaro il senso del messaggio: «Non puoi riaverla indietro»

NOTA DEL REDATTORE.
Quando ho preso contatto con Alex De Campi per chiederle il permesso di utilizzare le foto di Cathy, non ha voluto che venisse linkato il suo sito così come spesso accade, ma mi ha detto di linkare il sito di un canile. Data la storia e dato quello che LaZampa.it fa settimanalmente, vi ripropongo il link alla pagina dove potete vedere tutti le nostre “Videoadozioni” (clicca qui), l’iniziativa che abbiamo lanciato su 10 canili del Piemonte. Su 3457 quattrozampe presentati, 1210 hanno trovato una famiglia e hanno lasciato la gabbia per entrare in una casa. Tante Cathy hanno avuto una seconda possibilità. Dateci una mano ad accendere la luce di una nuova vita

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Fatwa contro i viaggi su Marte “Equivale al suicidio, che è proibito”

La Stampa

maurizio molinari

L’Autorità generale per gli Affari Islamici degli Emirati Arabi Uniti (Gaiae) ha emesso un editto religioso con il quale si vieta ai musulmani di partecipare ai tentativi per la colonizzazione di Marte


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Fatwa contro l’esplorazione di Marte. L’Autorità generale per gli Affari Islamici degli Emirati Arabi Uniti (Gaiae) ha emesso un editto religioso con il quale si vieta ai musulmani di partecipare ai “tentativi per la colonizzazione di Marte” perché “è pericoloso ed equivale al suicidio, che è proibito nell’Islam”. “Un viaggio di sola andata verso Marte presenta un pericolo mortale per chiunque lo intraprenda - recita l’editto - e non può essere giustificato dalla legge islamica”.

Il precedente a cui l’Autorità religiosa degli Emirati si richiama è quello di Ibn Battuta, esploratore marocchino musulmano che visse dal 1325 al 1355 riuscendo a percorrere in breve tempo ben 118 mila km raggiungendo luoghi distanti come la Russia, l’Afghanistan, le Filippine e le Maldive ma andando incontro ad una morte precoce.

La fatwa colpisce in particolare “Mars One”, la compagnia privata che si è data come obiettivo la creazione di una mini-colonia di 4 esseri umani su Marte nel 2025. La risposta alla fatwa è così arrivata dal quartier generale nei Paesi Bassi: “L’esplorazione per natura comporta dei rischi ma la colonizzazione di Marte non inizierà fino a quando non vi sarà un habitat capace di accogliere insediamenti umani”. Da qui la richiesta di “cancellare la fatwa e consentire ai musulmani di partecipare alla missione per essere testimoni dei segni indelebili di Dio nella creazione del Paradiso”. 

Lo smartphone Firefox Os da 25 dollari

Corriere della sera


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Dimenticate, per un attimo, gli sfavillanti smartphone di fascia alta e tenete a l’attesa presentazione del Samsung Galaxy S5 di questa sera: i produttori di telefonia mobile guardano anche, anzi soprattutto, alle economie emergenti. C’è un miliardo di persone da connettere alla Rete con dispostivi a basso costo. Nokia questa mattina si è spinta a 45 euro con l’Asha 230, ma Mozilla vuole scendere ulteriormente. 25 dollari è clamoroso cartellino annunciato ieri durante l’evento di presentazione delle novità del sistema operativo Firefox Os. “Ci rivolgiamo alle persone per cui è importante ogni singolo dollaro”, ha dichiarato a Corriere.it Mitchell Baker, co-fondatrice della Fondazione Mozilla. Si tratta ancora di un prototipo che vedrà la luce nei prossimi mesi a cui Mozilla sta lavorando in collaborazione con il produttore di chip cinese Spreadtrum. “Sono le tecnologie Web su cui è basato Firefox Os ad averci permesso di realizzare un dispositivo con un prezzo così contenuto”, ha spiegato Baker. Carolina Milanesi, analista di Kantar Worldpanel si è detta scettica sul tipo di esperienza che uno smartphone da 25 dollari può garantire.

The questions is what kind of experience does a $25 smartphone give you? I start to wonder if we r getting a little hung up on terminology
— carolina milanesi (@caro_milanesi) 23 Febbraio 2014
Dopo qualche minuto a contatto con il dispositivo possiamo confermare che ha davvero poco a che fare con gli smartphone, anche di fascia bassa, che siamo abituati a maneggiare normalmente: è poco fluido e scattoso. D’altra parte non si può non tenere conto del fatto che con meno di 20 euro ci si potrà mettere in tasca una finestra su posta elettronica, browser, social network e svariate applicazioni. Svariate ma non tutte: di Whatsapp su Firefox Os ancora non se ne parla. Baker, confermando che non ci sono novità su questo fronte, fa notare che solo in alcune parti del mondo, l’Europa in primis, l’applicazione comprata da Zuckerberg è “è uno dei primi motivi che porta un neofita all’acquisto di uno smartphone”. Il messaggio è chiaro: Mozilla, dopo aver portato il suo sistema operativo in 15 paesi in meno di un anno in collaborazione con 23 operatori, si sta preparando anche alla conquista dell’Asia. Dove una soluzione come LINE, presente su Firefox Os, fa tranquillamente le veci del neo acquisto di Facebook. Per quello che riguarda le applicazioni, secondo Strategy Anaytics il numero di sviluppatori attivi sulla piattaforma dovrebbe triplicare nell’anno in corso. A bordo è intanto arrivata anche Pinterest.

Durante il 2014 il sistema operativo arriverà in altri 8 paesi. In Italia è sbarcato in dicembre con Telecom Italia. A livello globale, IDC si aspetta una crescita “dei volumi di sei volte di anno in anno nella sola categoria degli smartphone”. Qui a Barcellona sono stati presentati 7 nuovi modelli realizzati da ZTE (Open C e Open II), Huawei (Y300), Alcatel (One Touch Fire C, E e S) e LG (Fireweb). Si prova, la nuova serie Alcatel ne è una dimostrazione, anche a fornire un’alternativa alla fascia bassa. Il Fire S ad esempio, sfoggia un processore quad-core da 1.2 GHz, connettività LTE e fotocamera da 8 megapixel. Sempre Alcatel ha messo sul piatto un tablet da 7 pollici. Sul fronte tavolette si stanno muovendo anche Foxconn e Via. Panasonic sta lavorando a una linea di smart tv.

La prima parola che viene in mente agli italiani pensando alle banche è: «Ladri»

Il Mattino

TORINO - La prima parola che viene in mente agli italiani pensando alle banche è: «Ladri». Nella classifica del grado di fiducia verso le istituzioni le banche sono al terz'ultimo posto, vengono dopo solo Parlamento e partiti politici


20140224_c4_banche-bancomat_bestITALIANI ASSOCIANO PAROLA BANCA A LADRI Emerge da un'indagine Ispo Ricerche, presentata da Renato Mannheimer, sulla percezione dei torinesi (con un confronto a livello nazionale) verso il sistema bancario in generale e verso la propria banca. La ricerca è stata presentata in una tavola rotonda organizzata in occasione dell'inaugurazione della prima filiale piemontese di Banca Agci. Solo per il 22% degli italiani le banche sono vicine alla clientela nei momenti di difficoltà e sono attente a fare gli interesse dei propri clienti, il 16% ritiene che siano disposte a fare credito ai clienti per esempio per mutui e finanziamenti. Sale al 46% la percentuale di chi ha fiducia nella propria banca.

Nella classifica del grado di fiducia verso le istituzioni le banche sono al terz'ultimo posto, vengono dopo solo Parlamento e partiti politici. «Nella percezione degli italiani - commenta Giorgio Brunelli, presidente di Banca Agci - il sistema bancario è disallineato rispetto alle loro aspettative. Richiedono una maggiore vicinanza».

lunedì 24 febbraio 2014 - 12:54   Ultimo agg.: 12:56

Famiglia fondata sul matrimonio e famiglia di fatto: c’è differenza

La Stampa

Dopo la fine della storia d’amore, il convivente non ha ottenuto la condanna della sua ex al pagamento della metà del valore dell’immobile acquistato, ma l’uomo ha comunque contribuito all’acquisto. È il caso affrontato dalla Cassazione con la sentenza 26424/13.
 

famiggeUn uomo citava in tribunale la sua ex, con cui aveva convissuto more uxorio per 9 anni e generato 2 figli. Il Tribunale aveva dichiarato l’intervenuta costituzione tra le parti di una famiglia di fatto, osservando che anche l’uomo aveva contribuito all’acquisto dell’immobile, ma aveva respinto, però, la domanda, fondata sulla equiparazione della famiglia di fatto a quella legittima, ritenendo le 2 situazioni non assimilabili e conseguentemente non applicabile la normativa della comunione legale (art. 177 e ss. c.c.). A non poter essere accolte, secondo lo stesso Tribunale, erano le domande restitutorie dell’attore, «inquadrabili nello schema dell’azione generale di arricchimento delineata dall’art. 2041 c.c.». 

È la Corte di appello che, in parziale accoglimento del gravame dell’uomo, condannava la controparte a pagare poco meno di 74mila euro. La stessa Corte, tuttavia, riteneva che non potessero essere accolte le domande volte ad ottenere la condanna della convenuta al pagamento della metà del valore dell’immobile acquistato nel 1999 o, in subordine, della metà della somma erogata per l’acquisto del medesimo bene, «in quanto presupponevano l’applicabilità del regime patrimoniale legale proprio della famiglia fondata sul matrimonio e non estensibile alla famiglia di fatto, segnatamente in relazione alla normativa della comunione legale».

L’uomo aveva contribuito all’acquisto dell’abitazione. È la donna a proporre ricorso per cassazione. Ma la Cassazione ha osservato che – come già accertato - l’uomo aveva contribuito all’acquisto della nuova abitazione, intestata solo a lei. Infatti, è stata ritenuta provata l’ingente entità della dazione attuata dall’uomo, nonché esclusa la relativa spontaneità e, quindi, pure la sua riconducibilità e liberalità, puntualmente analizzando le condizioni economiche dell’esborso e del prezzo d’acquisto dell’immobile dai limiti di proporzionalità e dell’adeguatezza del rispetto all’apprezzato contesto. Pertanto, la Cassazione ha rigettato in toto il ricorso.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Internet ha cambiato la democrazia La vecchia politica fa male a resistere

Corriere della sera


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Adoro il puzzo stantio delle vecchie librerie, e scartabellare tra i volumi, anche in una bancarella, mi riempie di gioia. Tuttavia, compro il novanta per cento dei libri in rete su Amazon. YouTube e simili hanno smantellato l’industria discografica e oramai le canzoni si ascoltano e si acquistano con il computer. Lo stesso sta succedendo negli Stati Uniti, e c’è da giurarlo tra poco anche da noi, con Netflix e il cinema. L’informazione tradizionale e l’università sempre più risentono della concorrenza in rete, così come paghiamo le bollette delle nostre utenze via web e non c’è ditta o attività commerciale che non apra un bel sito da cui acquistare. La finanza poi è addirittura impensabile senza la rete. Persino le religioni oramai ne fanno largo uso: il Papa twitta, e il culto che fa più nuovi proseliti nel mondo, l’Evangelismo, è quella che ha più antica dimestichezza col web. Insomma, sopravvalutare la rilevanza della rete è difficile.

Come dubitare allora che una rivoluzione del genere non finisca per cambiare anche la politica? D’altronde casi che lo mostrano non mancano, e senza distinzione di razza e cultura. La primavera araba non meno che Occupy Wall Street , gli indignados spagnoli e i cinquestellati italiani, la campagna presidenziale di Obama e quanto succede in questi giorni in Ucraina, in maniera diversa caso per caso lo confermano. Sono stato così felice di partecipare ad Alpis - un seminario di studiosi di tecnologie digitali con particolare focus sulla progettazione partecipata - per avere l’opportunità di discutere con scienziati tecnici di temi e problemi di assoluta rilevanza come quelli che riguardano le conseguenze politiche e istituzionali della trasformazione legata all’impatto della digitalizzazione nel nostro mondo.

Fenomeni tanto pervasivi generano reazioni culturali spesso radicali, che condannano il mondo della tecnologia informatica come una fonte di pura alienazione. Per persone meno estremiste culturalmente parlando, un compito importante rimane quello di analizzare i mutamenti nell’ecologia istituzionale (il termine è di Yochai Benkler) all’interno di una società liberal-democratica. Il che, detto in un italiano più leggibile, equivale a cercare di capire che cosa sta cambiando e su quale base nei rapporti di forza tra individui, gruppi e istituzioni.

Sin dall’inizio l’età della rete è stata vista da molti come una speranza per la democrazia, una democrazia spesso malata. Si è creduto così che la possibilità da parte del pubblico di partecipare alla vita democratica aumentasse a dismisura attraverso la rete. Dopotutto, strutturare una opinione pubblica rilevante in rete costa assai meno di quanto non costi edificare un network televisivo. Ma c’è anche chi ha temuto l’avvento prossimo venturo di monopoli dell’informazione digitali, nuove e potentissime istanze del Grande Fratello, che tutto sanno sulle nostre preferenze, gusti e valori.

Ma fin qui siamo ancora a livello di distinzioni preliminari troppo generali. È invece più interessante rovistare nei lavori degli informatici per sapere effettivamente che prospettive reali ci sono. Fiorella De Cindio, informatica dell’Università di Milano, propone un modello di habitat digitale che è stato già in parte sperimentato in campagne elettorali. Si tratta di costituire innanzitutto un’architettura di sistema che permetta la partecipazione diffusa della cittadinanza agli eventi politici in termini di quella che i teorici della politica chiamano democrazia deliberativa.

Qualcosa del genere presuppone la cooperazione al progetto da parte di scienziati sociali. Un habitat digitale appropriato richiede infatti la compresenza di persone e gruppi esterni alla rete con quelli che invece sono online. Una volta accertata la trasparenza della procedura, tocca agli scienziati sociali concettualizzare l’identità degli utenti, le loro motivazioni, il senso della partecipazione politica, la maniera in cui il pubblico vede la comunità, le possibilità degli individui di accedere alle procedure online e così via. Tutto ciò dovrebbe fare emergere progressivamente gli interessi pre-politici dei soggetti coinvolti per vedere come essi siano in rapporto con l’offerta politica del momento.

Procedure e modelli come questi possono essere adoperati con diversi scopi. Si può pensare che la rappresentanza tradizionale sia definitivamente morta, e che i gruppi online debbano votare volta per volta sui dilemmi politici senza vincoli di lealtà politica precedente e senza coerenza tra una votazione e l’altra. Oppure, più moderatamente, si può ritenere che le forze politiche tradizionali abbiano bisogno di un’iniezione di fiducia per essere rivitalizzate. Comunque la si pensi, la ricerca di nuovi spazi di democrazia deliberativa - tra cui quelli in rete - sembra essere una necessità e non un lusso in momenti di crisi politica.

25 febbraio 2014

Presepi viventi e nonni fascisti: il passato delle donne ministro

Stefano Filippi - Mar, 25/02/2014 - 07:49

La Boschi faceva la Madonna, la Madia nipote di un ex gerarca del regime, la Giannini fu presentata a Berlusconi

Belle, brave, giovani, nuove, le otto donne del governo furoreggiano. Una da bambina faceva la Madonna nel presepio vivente, un'altra è pronipote di un parlamentare del Movimento sociale, un'altra ha cambiato più leader di riferimento che vestiti.


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Ma la fucina più sicura per Matteo Renzi è la vecchia scuola di partito, le cordate interne, i corridoi democratici. Sui quali andrebbe scolpita la frase che Marianna Madia consegnò a Repubblica quando Walter Veltroni, nel 2008, la candidò come capolista alla Camera: «Mi ha detto che c'era spazio per la mia straordinaria inesperienza». Maria Elena Boschi è avvocato, figlia di un dirigente di Coldiretti e consigliere di amministrazione di una banca, e della vicesindaca di Laterina (Arezzo).

Ma nel paesello del Valdarno tutti ricordano soprattutto il viso paffuto di quando faceva il capo scout o impersonava la Madonna nel presepio vivente, tunica bianca e lungo velo blu come gli occhi (e come il tailleur indossato al Quirinale per il giuramento). «Una bella persona, riservata»: così la ricorda alla Nazione don Alberto Gallorini, il prete che la battezzò, «il mio primo battesimo da parroco a Laterina». «È spesso alla messa della domenica», come l'altro giorno quando i fedeli l'hanno applaudita. Ricorda il sacerdote: «È stata catechista, spesso lettrice in chiesa: impegnata e curiosa. Aneddoti? Alla Giornata mondiale della Gioventù del 1997 a Parigi una sera tornò dopo mezzanotte. Voleva visitare la città, ma io la sgridai».

Tutt'altro curriculum per Marianna Madia: famiglia borghese del Sud con l'avvocatura, la politica e il giornalismo nel sangue. Il capostipite era Titta Madia, bisnonno del ministro, calabrese di Petilia Policastro, deputato del Partito nazionale fascista per quattro legislature e dal '53 al '58 del Movimento sociale. Fu avvocato come il nonno di Marianna, Nicola, e lo zio Titta (omonimo del deputato) che ha patrocinato anche Clemente Mastella. Il papà del ministro, Stefano Madia, attore e giornalista professionista morto nel 2005, era diventato consigliere comunale di Roma nella Lista per Veltroni.

Marianna aveva la laurea in Scienze politiche ma si definiva «economista prestata alla tv» perché Giovanni Minoli le aveva affidato il programma «Ecubo», ma guai a chiamarla velina. Deve tutto a Veltroni ed Enrico Letta; quando i due si fronteggiarono alle primarie Pd del 2007, lei votò scheda bianca. Si era fatta notare la prima volta come rappresentante degli studenti dell'Imt (Istituzioni mercati tecnologie) di Lucca, una scuola di dottorato voluta da Marcello Pera con Gaetano Quagliariello come direttore del consorzio promotore. Da Pera a Renzi via Veltroni e Letta. Non è l'unico percorso tortuoso tra le donne di Matteo.

Per Stefania Giannini, lucchese, ex rettore dell'Università per stranieri di Perugia e neoministro dell'Istruzione, nel 2009 si parlava di candidatura nel Pdl in Umbria: Luisa Todini la presentò a Silvio Berlusconi. Poi non se ne fece nulla e la Giannini, tramite il prorettore Marco Impagliazzo, si avvicinò ad Andrea Riccardi, quindi a Luca di Montezemolo e infine a Mario Monti, di cui ha preso il posto. Anche Federica Mogherini, che addormenta le due figliolette sulle note di «Bella Ciao», ha cambiato vari leader di riferimento, sempre all'interno del partito in cui cominciò a militare sedicenne nella sezione Ponte Milvio che fu di Enrico Berlinguer. «Lavoro con Fassino, stimo D'Alema, sono vicina a Veltroni», disse: mancavano ancora Bersani e Letta. Con la Madia e Alessia Mosca formava le «Walter's Angels»: ora è tra le «Matteo's Singers».

Abu Omar, prosciolti ex vertici del Sismi La Cassazione: «Segreto di Stato»

Corriere della sera

Niccolò Pollari e Marco Mancini erano stati condannati a dieci e nove anni per il sequestro dell’ex imam


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Sono stati prosciolti gli ex vertici del Sismi, Niccolò Pollari e Marco Mancini, imputati nel processo per il sequestro dell’ex imam di Milano, Abu Omar. La Prima Sezione Penale della Cassazione ha infatti annullato senza rinvio, «perché l’azione penale non poteva essere proseguita per l’esistenza del segreto di Stato», la sentenza d’appello-bis che aveva visto Pollari e Mancini condannati rispettivamente a dieci e nove anni di reclusione. Prosciolti anche gli agenti del Sismi Luciano Di Gregorio, Giuseppe Ciorra e Raffaele Di Troia, condannati in appello-bis a sei anni. La Cassazione ha messo così la parola fine al processo.


Abu Omar: condannati i vertici del Sismi (12/02/2013)
Caso Abu Omar: Pollari e Mancini di nuovo a giudizio (19/09/2012)

ANNULLAMENTO SENZA RINVIO - Con questo dispositivo la prima sezione penale della Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Milano il 12 febbraio 2013, nel processo di appello bis, con la quale Pollari era stato condannato a 10 anni di reclusione, il suo vice Marco Mancini a 9, e a 6 anni ciascuno i tre agenti del Sismi Luciano Di Gregorio, Giuseppe Ciorra e Raffaele Di Troia. Con questa decisione la Cassazione ha preso atto dell’ultima pronuncia della Consulta sul segreto di Stato nel caso Abu Omar.

24 febbraio 2014

Bin Laden è morto di malattia?

Orlando Sacchelli

 

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Il blitz di Abbottabad (Pakistan) in cui il 2 maggio 2011 fu catturato e ucciso Osama bin Laden sarebbe una colossale bufala. La notizia – su cui ovviamente non ci sono conferme – arriva dall’Iran. E già questo è sufficiente a capire quanto possa esserci di mezzo la propaganda anti americana. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, che cita una fonte dell’intelligence di Teheran, il leader di al Qaeda sarebbe morto per cause naturali e, in particolare, per insufficienza renale.

All’epoca “Obama dichiarò che la forze americane avevano fatto un grande lavoro – ha detto la fonte anonima, un dirigente dei servizi segreti iraniani – che era in realtà quello dell’intelligence Usa, che era riuscita a raggiungere il corpo già morto di bin Laden”. Descrivendo la versione ufficiale della vicenda come pura “propaganda” americana, la fonte ha aggiunto che “tutti i servizi di intelligence e anche gli stessi pachistani hanno riconosciuto che bin Laden è morto di insufficienza renale prima dell’operazione americana”.

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Su un paio di cose non ci sono dubbi: bin Laden era malato da anni di reni, ancor da prima dell’11 Settembre 2001. Secondo quanto scrisse il quotidiano francese Le Figaro nel 2000, si era fatto portare una macchina per fare la dialisi nel suo palazzo di Kandahar e nel luglio 2001 le sue condizioni erano peggiorate al punto da richiedere un ricovero a Dubai (lì qualche suo ex amico americano lo avrebbe incontrato). Poi si parlò di un nuovo ricovero, proprio alla vigilia delle Torri gemelle. Costretto alla fuga, dopo l’inizio della guerra in Afghanistan, avrebbe avuto difficoltà a ricevere le cure e proprio per questo sarebbe morte. Nel 2002 il capo dell’antiterrorismo dell’Fbi, Dale Watson, disse questo: “Penso sia morto, anche se non ho le prove”. E lo stesso sospetto lo mosse, poco dopo, il presidente afgano Hamid Karzai. Ma nessuno ha mai avuto certezza sulla morte, considerato anche che i numerosi video e audiomessaggi non erano una prova (forse erano stati registrati prima e centellinati nel tempo).

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Nessuno (tranne Obama, Hillary Clinton e i vertici militari) ha mai visto il corpo senza vita né le immagini del blitz. I dubbi sulla morte ci sono stati sin dall’inizio. Alimentati dal fatto che il corpo fu gettato in mare (si disse per non creare un luogo di pellegrinaggio per i terroristi). Ora se ne torna a parlare. E chissà che, per fugare ogni pista complottista, gli Stati Uniti non decidano di mostrare qualche immagine.

Nokia X: perché Nokia ha fatto uno smartphone Android?

Corriere della sera


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Sarei piuttosto ricco se avessi ricevuto 1 euro per ogni volta che ho letto o sentito dire “Bello questo Lumia di Nokia, se solo avesse Android…”. Ecco, ora Nokia ha presentato al Mobile World Congress 2014 i suoi primi telefoni Android. Telefoni al plurale, perché si tratta di tre modelli, che compongono la nuova famiglia X: Nokia X, X+ e XL. Di per sé non sarebbe una notizia: esistono centinaia, forse migliaia di smartphone Android sul mercato. E questi di Nokia non sono certo modelli dalle caratteristiche strabilianti. Anzi, piuttosto il contrario. Si tratta di 3 prodotti di fascia bassa, con prezzi tra gli 89 e i 109 euro.

Perché la notizia è importante allora? Perché Nokia è l’unica grande azienda della telefonia che aveva adottato una linea alternativa ad Android (il sistema di Google gira su circa l’80% degli smarpthone venduti oggi), abbracciando Windows Phone di Microsoft. Poi, pochi mesi fa, Microsoft ha addirittura comprato la divisione telefonia di Nokia. Un accordo non ancora concluso che si chiuderà il mese prossimo. Cos’è questo, dunque: uno sgarbo di una Nokia “dissidente” nei confronti del nuovo padrone americano? No, è l’ennesima conferma che vendere l’hardware conta sempre meno e che quel conta sono i servizi, “l’ecosistema”, il software.

Sui Nokia X in effetti non girerà Android, ma un fork di Android. Ossia un sistema operativo che modifica Android, sottraendo i servizi di Google (a partire dal Play Store) e aggiungendo i propri. Sui Nokia X ci saranno ad esempio le mappe, gratuite e scaricabili per un uso offline, di Here. O la musica di Mix Radio Nokia. Ma anche i servizi di Microsoft, a partire dal cloud di Skydrive OneDrive (ha cambiato nome da poco) oppure Skype, che in alcuni mercati offrirà anche un mese gratis di abbonamento a Mondo Senza Limiti, per chiamate verso numero fissi e mobili. Per questa operazione “X” c’è dunque la benedizione di Microsoft: “Primo: l’acquisizione di Nokia non è ancora conclusa e a oggi operiamo come due distinte compagnie – scrive Frank X. Shaw, Corporate Vice President of Communications di Microsoft -. Secondo: siamo felici di vedere servizi Microsoft come Skype, OneDrive e Outlook.com su questi dispositivi. Offre l’opportunità a milioni di persone, specialmente nei mercati in crescita, di entrare nella famiglia Microsoft”. Ma precisa Shaw: “La nostra strategia primaria per gli smartphone rimane però Windows Phone”.

Lo stesso concetto che ribadisce Paola Cavallero, ad di Nokia Italia: “C’è tutta una fascia di consumatori, di giovane età, spesso in Paesi delle economie a rapida crescita, che vuole comunque un dispositivo che dia accesso a tutto il mondo di applicazioni Android. È a questo pubblico che si rivolge Nokia X. Pensiamo che la combinazione di hardware Nokia, di servizi Nokia e Microsoft e delle app Android possa funzionare”. E aggiunge un altro punto: “Le app si potranno scaricare dal nostro Nokia Store, che sarà pre-caricato sui Nokia X. Ma soprattutto si potrà pagare attraverso il credito telefonico della Sim. Abbiamo già stretto accordi con oltre 60 operatori mondiali, tra cui i 4 italiani. Questo è un forte incentivo agli sviluppatori perché le statistiche dicono che dove si può pagare tramite la sim cresce il numero di app acquistate”.

Tutte le app Android (tranne quelle di Google, sostituite come detto da quelle del tandem Nokia/Microsoft) saranno compatibili con i Nokia X. Le si potrà installare caricando uno dei tanti store alternativi del mondo Android (Aptoid, 1Mobile, Yandex, Amazon, etc).
I Nokia X saranno tutti presentati anche i formato doppia sim: il mercato Dual Sim pesa circa il 10% in Italia ma in altri Paesi molto di più. Il modello X arriverà da subito il alcuni mercati, X+ e XL nel secondo trimestre del 2014. In Italia “più avanti”: si parla quindi probabilmente della seconda metà dell’anno.
A questa pagina trovate le specifiche tecniche dei Nokia X. La casa finlandese ha portato qui a Barcellona altri due prodotti, super-ecomici: Asha 230 e il Nokia 220, un feature phone con accesso a Internet da 29 dollari.

Luna: visto in diretta il più grande impatto di un meteorite

Corriere della sera

Peso stimato 400 chili. Velocità di impatto: 61 mila km all’ora. Ha formato un cratere di 40 metri di diametro

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José María Madiedo, astronomo dell’Università di Huelva (Spagna), ha riferito di aver assistito all’impatto di un asteroide della grandezza di un frigorifero contro la superficie della Luna. Si tratta del più grande impatto mai registrato in diretta sul nostro satellite.

IMPATTO - L’episodio risale all’11 settembre dello scorso anno e i risultati sono stati pubblicati nell’ultimo numero della rivista Monthly Notices della Royal Astronomical Society. Madiedo, che osservava la superficie della Luna con due telescopi puntati sul Mare Nubio, una piana situata sull’emisfero del satellite sempre rivolto verso la Terra, ha spiegato che l’impatto è stato particolarmente luminoso (della durata di circa 8 secondi) e visibile dalla Terra anche a occhio nudo.

MISURE - L’asteroide, secondo i calcoli dell’astronomo e dei suoi colleghi, aveva una massa di circa 400 chilogrammi e un diametro tra 0,60 e 1,40 metri. Viaggiava a una velocità di 61 mila chilometri all’ora. La forza dell’impatto è stata pari all’esplosione di 15 tonnellate di tritolo, ovvero tre volte la potenza registrata dalla Nasa in un impatto del marzo 2013. In quell’occasione, un meteorite di circa 40 kg aveva colpito la Luna alla velocità di circa 90 mila chilometri orari, provocato un’esplosione paragonabile a quella di 5 tonnellate di Tnt, brillando come una stella di magnitudine 4 e lasciando un cratere forse largo 20 metri nel Mare Imbrium.

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CRATERE - L’impatto del settembre scorso, secondo i calcoli dell’università spagnola, avrebbe prodotto un cratere di 40 metri di diametro. Secondo gli esperti si tratta del più clamoroso fra gli impatti subiti dalla Luna, che dal 2005 a oggi ha vissuto oltre 300 eventi di questo tipo. Se fosse entrato in rotta di collisione con la Terra il meteorite sarebbe bruciato nell’atmosfera.

Luna: visto l'impatto più grande (24/02/2014)
PRECEDENTE - Il 15 febbraio dell’anno scorso, nella porzione di cielo sopra gli Urali meridionali, in Russia, un meteorite entrò nell’atmosfera terrestre producendo un forte boato, la cui onda d’urto causò seri danni in diverse città e circa 1.200 feriti per le schegge dei vetri andati in frantumi per l’onda d’urto soprattutto nella zona di Čeljabinsk. Secondo le stime, l’oggetto misurava circa 19 metri di diametro.


Meteorite si schianta sul suolo lunare (18/05/2013)

24 febbraio 2014

Così i marines messicani sono arrivati al Chapo, il superboss della droga

Corriere della sera

Droni, tunnel, intercettazioni, informatori e un pizzico di fortuna. Ecco i dettagli chiave dell’operazione

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Come sono arrivati a scovare El Chapo Guzman? Le versioni abbondano e non mancano aspetti contraddittori. Ma non è una sorpresa, fa parte del “panorama”. Nella ricostruzione ufficiale i marines messicani hanno agguantato il padrino della droga in seguito ad una catena di eventi dove hanno avuto un peso quattro fattori: le intercettazioni americane, un informatore, un drone Usa e un pizzico di fortuna. La prima traccia - Una prima traccia è stata individuata in novembre quando a Nogales, Arizona, la Dea arresta uno dei figli di Ismael Mayo Zambada, uno dei più stretti partner del boss.

Il giovane è in possesso di cellulari che sono esaminati con l’aiuto dell’Nsa. Da qui parte un filo investigativo che permette di scoprire personaggi che costituiscono il cerchio di sicurezza di Zambada e Guzman. Il 12 febbraio, i militari bloccano Daniel Dominguez, detto El Pelacas. Il criminale è in possesso di altri telefoni: nuovo lavoro di “scavo” e gli investigatori identificano alcuni narcos “interessanti”. Parte un setacciamento massiccio di contatti telefonici, con i messicani che lavorano insieme alla Dea e all’Ice, l’agenzia che veglia sui confini Usa. Entra in azione un drone statunitense. La rete è tesa e ci rimangono informazioni chiave, in particolare i numeri di quattro sicari - El 19, El 30, El Bimbo e El Pitaya – che sono la scorta ravvicinata di Zambada. Scatta un nuovo blitz in Sinaloa, El 19 è in manette, poi tocca a El 20, quindi ad alcuni dei loro uomini.

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Il telefonino - Forse qualcuno parla o, come sostiene la stampa, nella memoria di un telefonino gli investigatori rilevano un numero che apparterebbe a El Chapo. In aiuto arriva una talpa della Dea che parla di un possibile incontro nella città di Culiacan tra il super boss e Zambada. La soffiata è giusta. I militari intercettano una telefonata di Guzman. Il padrino chiede aiuto, teme di finire in trappola. I controlli localizzano il segnale, porta ad una villetta di Culiacan. Ma quando i marines arrivano (16 febbraio) trovano solo l’ex moglie del boss, Griselda, e un tunnel che finisce nella rete fognaria. Una via di fuga ben costruita. Non l’unica. Un buon numero dei covi scoperti in questi giorni frenetici hanno tutti lo stesso sistema: una galleria con l’accesso nascosto sotto la vasca da bagno, scalette in ferro, camminamento. A questo punto i racconti si intrecciano. Uno sostiene che i marines fermano un criminale che confessa di aver portato El Chapo, un complice e una donna a Mazatlan. Un pezzo di informazione che si incastra con un’intercettazione di un telefono satellitare, acceso per pochi istanti, che conduce i soldati al complesso residenziale Miramar, sempre a Mazatlan. Ed è qui che in un anonimo appartamento da 1200 al mese stanano, senza sparare un colpo, il capo dei capi. Fine della storia? Non lo crediamo. Leggeremo altre verità.

Le donne del boss

El Chapo, i tunnel usati per la cattura (24/02/2014)

Messico: arrestato il narcotrafficante 'El Chapo' (22/02/2014)
 

24 febbraio 2014

Commessa ruba in negozio, il titolare la scopre ma non la licenzia. E le aumenta lo stipendio

Il Mattino


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AREZZO - L'hanno presa con le mani nel sacco mentre rubava nella cassa del negozio dove prestava lavoro come commessa. Il titolare però, invece di licenziarla o denunciarla, le ha aumentato lo stipendio. In lacrime, la donna ha infatti spiegato i motivi del suo gesto: “L’ho fatto per i miei figli, sono disperata, mio marito ha perso il lavoro da un anno”. Spiega la Nazione. Motivo per cui il suo capo, compreso il disagio della sua dipendente, l'ha perdonata e le ha aumentato di 150 euro la bista paga mensile.

martedì 25 febbraio 2014 - 13:06   Ultimo agg.: 13:08

Narghilè pericoloso, equivale a dieci sigarette

Corriere della sera

Chi lo fuma spesso presenta livelli di metaboliti della nicotina equivalenti a quelli dei forti fumatori di «bionde»

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In Italia non è certamente diffuso come le sigarette, ma si può trovare in alcuni locali e chi va in alcuni Paesi africani o orientali può acquistarne uno da tenere in casa. È il narghilè, o pipa ad acqua, spesso considerato un modo di fumare più «sano» rispetto alle sigarette. Così non è, e lo ribadisce una revisione di studio firmata da ricercatori della Universidad Anahuac di Huixquilucan, in Messico, pubblicata sulla rivista Respiratory Medicine con il titolo «Hookah, is it really harmless?» (narghilè, è davvero innocuo?).

I RISCHI - Il narghilè determina per la salute gli stessi rischi di ogni altro modo di consumare tabacco, a partire dalla dipendenza. Nelle urine di chi ne fa uso tutti i giorni sono stati trovati livelli di metaboliti della nicotina equivalenti a quelli di una persona che fuma 10 sigarette al giorno, sufficienti a dare dipendenza. Inoltre alcune ricerche hanno legato il narghilè agli stessi tumori e problemi respiratori delle sigarette (bronchite cronica, tumori al polmone, alla bocca, alla prostata, disturbi cardiovascolari), con in più il rischio di trasmissione di herpes ed epatite C dovuto alla condivisione del dispositivo. Per non parlare del rischio di avvelenamento da monossido di carbonio. «Il narghilè spesso è visto come una forma di uso del tabacco più socialmente accettabile - spiega Ruben Blachman-Braun, uno degli autori -, ma non dovrebbe essere considerata un’alternativa più salutare». Tanto più che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità chi usa il narghilè lo fa in genere per un tempo che va dai 20 agli 80 minuti, e in questo lasso di tempo è possibile inalare un quantitativo di fumo equivalente a quello di cento sigarette.

COME FUNZIONA - Il narghilè, chiamato anche «shisha» o «hookah», produce il fumo grazie a un contenitore d’acqua, spesso profumata, al cui interno viene fatta passare una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di giungere alla bocca del fumatore attraverso un tubicino flessibile. «È proprio il sapore profumato del tabacco usato nei narghilè che lo rende uno strumento attraente e alla moda per i ragazzi - sottolinea Tracey Barnett dell’Università della Florida interpellata dalla Reuters -, che in questo modo credono falsamente che sia meno dannoso rispetto alle sigarette. Ma l’acqua non filtra nessuna delle tossine presenti nel tabacco».

24 febbraio 2014

La bufala della telelettura e le bollette pazze: chi ci rimette?

Il Mattino

(Teleborsa) - L'arrivo della telelettura è stato sbandierato ai quattro venti per farne apprezzare alle famiglie gli “indubbi vantaggi”, ma a qualche anno dall'avvio dell'iniziativa a rimetterci sono sempre i consumatori. Perché? I contatori sono sempre meno leggibili e le bollette sempre più pazze.


715_2014_c4-02-10_TLB_193017A denunciare la situazione confusa delle utenze domestiche è Federconsumatori, in seguito al monito arrivato dall'Authority per l'energia ed il gas, che traccia un bilancio disastroso dell'iniziativa, che si proponeva di rendere le fatturazioni più aderenti ai consumi e di garantire una maggiore trasparenza per i consumatori. Nel settore dell'elettricità la copertura con i tele-contatori è pressoché totale su tutto il territorio nazionale, ma una indagine rivela che ben poche società erogatrici utilizzano gli innovativi contatori, perpetuando la pessima abitudine del porta a porta dell'addetto alle letture, dei consumi presunti e dei temutissimi conguagli. Le denunce continuano a proliferare e riguardano per il 46% letture erronee dei contatori: proteste per consumi presunti, conguagli, rettifiche e simili.

Situazione anche peggiore per il settore del gas, dove la copertura dei contatori intelligenti è davvero scarsa. Secondo il vicepresidente di Federconsumatori, Mauro Zanini, sono ben 4 milioni i contatori che non ricevono neanche una lettura all'anno, così da far lievitare a dismisura i conguagli. Non solo queste mancanze, ricorrenti nelle municipalizzate, creano un onere spesso gravoso per il budget familiare, tanto da costringere spesso le famiglie a ricorrere alla rateizzazione, ma vanificano gli effetti del libero mercato, in tutti i casi in cui le tariffe sono legate a determinati scaglioni di consumo.
Se una famiglia paga un tot per ogni Kw consumato sino ad una data soglia, come capire dopo sei anni quando è stato sfondato il tetto? E pensare che nel settembre del 2012, l'Antitrust e l'Autorità Garante per l'Energia ed il Gas avevano siglato un Protocollo d'intesa per garantire, con le possibili sinergie in termini di vigilanza, il corretto funzionamento dei mercati e la tutela dei consumatori. In ambito politico tutto tace, ma sono scesi in campo i parlamentari del Movimento 5 Stelle, proponendo di intimare un periodo transitorio alle compagnie per adeguarsi all'autolettura o imporre dei tetti al periodo di fatturazione stimata.

La denuncia presentata dall'Authority però è un primo passo ed ha dato voce ad un diffuso malcontento dei consumatori.

lunedì 24 febbraio 2014 - 15:47   Ultimo agg.: 15:48

La Guardia di Finanza salva un cane nelle acque del porto di Genova

La Stampa

Uno dei militari si è gettato in acqua e, con l’aiuto dei colleghi, è riuscito a potarlo a riva. Il quattrozampe ha anche ritrovato il suo proprietario


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I suoi guaiti hanno, per fortuna, attirato l’attenzione di chi poteva davvero salvarlo. Sabato sera i militari della Stazione Navale della Guardia di Finanza, dipendenti dal Reparto Operativo Aeronavale di Genova, sono infatti intervenuti in aiuto di un quattrozampe che cercava, con grande difficoltà, la terraferma. Senza il loro aiuto il cane sarebbe sicuramente morto vista l’impossibilità di superare i tre metri di altezza delle banchine.

Senza esitare un militare si è tuffato in mare, consapevole dei rischi dovuti alla risacca, al buio e alla presenza di cime ed ostacoli sommersi. Grazie all’aiuto dei colleghi in banchina, è riuscito ad avvicinare il cane, un pastore tedesco adulto a pelo lungo che, stremato dalla lunga permanenza nelle fredde acque del mare, si è lasciato sollevare di peso per essere poi accolto nei locali della Caserma.  L’animale visibilmente provato dalla spiacevole disavventura, è stato riscaldato e rifocillato. Nel frattempo è stata avvertita la “Croce Bianca Genovese”, preposta al soccorso degli animali, che ne ha poi accertato lo stato di salute. La storia ha avuto un ulteriore lieto fine: i militari sono infatti riusciti a risalire al proprietario da un avviso di smarrimento che aveva lasciato presso il servizio di vigilanza portuale.

Non sono ovviamente mancati momenti di commozione fra i militari per i comportamenti di gratitudine che ha riservato loro e per la gioia del proprietario che ha ritrovato, vivo e in salute, il suo fedele amico a quattro zampe.

Lettera a Riina in carcere: «Chiudi la bocca, e al resto ci pensiamo noi»

Corriere della sera

Il procuratore della Dna Roberti: «Stiamo verificando la fondatezza delle minacce»


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PALERMO - Una lettera firmata «Falange armata» è arrivata al carcere milanese di Opera, indirizzata al capomafia Salvatore Riina. «Chiudi quella maledetta bocca -scrive l'anonimo a Riina, in questi mesi intercettato per decine di ore - ricorda che i tuoi familiari sono liberi». Il finale della lettera lancia un altro messaggio inquietante: «Per il resto stai tranquillo, ci pensiamo noi».

LA LETTERA - La lettera, come ricostruisce il sito online di Repubblica, non è mai arrivata nella cella di Riina, è stata sequestrata prima dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che l'ha poi inviata alle procure di Palermo e Caltanissetta (ma anche a quelle di Firenze e Roma) in questo momento impegnate a decifrare le dichiarazioni del capomafia.

DNA - «Non è verificata», per il procuratore della Dna, Franco Roberti, la fondatezza delle minacce rivolte a Toto Riina. Così il magistrato ha risposto ai giornalisti nella prefettura di Lecce dove si trova per la firma di un accordo finalizzato a rendere più efficiente il contrasto all'infiltrazione mafiosa nell'economia. «Lo apprendo da giornali oggi - ha aggiunto - e lo stiamo verificando».

8fb3b4379LA FALANGE ARMATA - Della Falange Armata si stanno occupando in questi mesi i pm di Palermo che indagano sulla trattativa fra Stato e mafia. Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi hanno già fatto confluire una parte dei vecchi atti dell'inchiesta romana sulla Falange nel processo trattativa. Altri accertamenti delegati alla Dia sono invece in corso.

24 febbraio 2014

Il re dei bitcoin lascia Mt Gox A rischio il futuro della piattaforma

La Stampa

Karpeles si dimette dopo una petizione online. E la moneta adesso frena


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Mark Karpeles, numero uno della maggiore piattaforma di trading di Bitcoin, Mt Gox, lascia la Bitcoin Foundation, l’organismo che governa la valuta virtuale. Una decisione che alimenta i timori sul futuro di Mt Gox, che all’inizio del mese ha sospeso le operazioni di ritiro di fondi da parte dei clienti fino a quando non sarà certo che le transazioni saranno completate in modo corretto. La sospensione ha fatto crollare il prezzo dei Bitcoin su Mt Gox. 

La scorsa settimana una petizione online per allontanare Karpeles dalla Bitocoin Foundation ha raccolto 1.740 firme. Karpeles è ritenuto, dai firmatari, un «ostacolo» al «successo di lungo termine del protocollo Bitcoin». 

Attualmente bitcoin è scambiato su Mt.Gox attorno ai 191 dollari, mentre sulla piattaforma rivale Coindesk vale circa 578 dollari.