sabato 1 marzo 2014

Spese pazze della Kyenge: rimborsi per viaggi e cene

Sergio Rame - Sab, 01/03/2014 - 18:36

Prima di andarsene Letta e i suoi ministri hanno lasciato a Renzi un conto (salatissimo) da pagare: ecco tutte le spese

Se ne vanno senza pagare il conto. E che conto! Un conto salatissimo. Che adesso dovrà essere saldato da Palazzo Chgi.


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L'ex premier Enrico Letta e i suoi ministri senza portafoglio hanno lasciato i palazzi del potere con una nota spese da pagare che fa venire la pelle d'oca: 127.143 euro e 64 centesimi. Eh già, anche i centesimi. Tutto da saldare. A dar conto dei rimborsi di viaggi, alberghi, cene e pranzi è stato Franco Bechis che su Libero ha messo sotto la lente di ingrandimento le spese pazze del governo uscente e in particolar modo dell'ex ministro dell'Integrazione Cécile Kyenge che più di tutti ha contribuito a far lievitare il "monte premi" chiedendo indietro la bellezza di quasi 54mila euro. Di questi 42.740 euro e 74 centesimi sono andati in mezzi di trasporto, mentre 11.154 euro e 73 centesimi in pernottamenti e pasti.

La lista della spesa lasciata in eredità al governo Renzi è bella alta. Anche perché non solo non tiene conto dei ministri con portafoglio, ma soprattutto perché annovera solo le spese extra-ordinarie. Le note spese presentate a Palazzo Chigi non sono rientrano nei viaggi istituzionali, ma solo a quelli fuori dei costi ordinari. Spese in più, insomma, non previste dal budget. E quella che ci ha dato maggiormente dentro è stata sicuramente la Kyenge che ha battuto anche Letta. L'ex premier ha infatti speso poco più di 36mila euro. Di questi 20mila euro sono andati in viaggi e 16mila euro in pernottamenti e pranzi. Al terzo posto troviamo l'ex ministro delle Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello che ha speso 9.653 euro in trasporti e poco più di duemila euro in pranzi e alberghi. E ancora: Maurizio Martina, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Expo 2015 oggi al ministero alle Politiche agricole, ha speso 7.269 euro, mentre l'ex ministro degli Affari europei Enzo Moavero Milanesi ha speso 5.147 euro.

Il triste primato va appunto alla Kyenge. Che nei mesi al ministero all'Integrazione ha lungheggiato in trasferte, pranzi e missioni all'estero. Bechis è andato a vedere, voce per voce, come l'ex ministrp è riuscita a sperperare oltre 42mila euro per spese extra-ordinarie. Si passa dall'incontro con gli Azzurri a Torino alla comparsata al Festival di Venezia. E ancora: il tour delle Americhe per sedere a un pranzo organizzato in suo onore dal Gei a New York e presenziare al vertice mondiale degli afro-discendenti in Colombia. Tutte spese che adesso verranno saldate con i soldi degli italiani.

I (presunti) Ufo nei cieli italiani 56 avvistamenti in quattro anni

La Stampa

La fotografia che emerge dai faldoni «declassificati» custoditi nel Reparto generale sicurezza dell’Arma azzurra e pubblicati nel libro «Ufo i dossier italiani» dei giornalisti Vincenzo Sinapi e Lao Petrilli. Nel 2013 sette casi


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Ufo sui cieli italiani. Negli ultimi quattro anni, l’Aeronautica militare ha registrato 56 avvistamenti di «Oggetti volanti non identificati» ma dopo il boom del 2010 (22 casi) c’è stato un progressivo calo nel 2011 (17), nel 2012 (10) e nel 2013 (7). È la fotografia, inedita, che emerge dai faldoni «declassificati» custoditi nel Reparto generale sicurezza dell’Arma azzurra e pubblicati nel libro «Ufo i dossier italiani» (edizioni Mursia) dei giornalisti Vincenzo Sinapi e Lao Petrilli. 

Negli archivi riservati dell’Aeronautica finiscono solo gli avvistamenti di testimoni che hanno denunciato il fatto ai carabinieri e accettato di compilare un modulo molto circostanziato: se l’oggetto misterioso, al termine di tutte le verifiche, non risulta essere un pallone sonda o un aereo tracciato dai radar o, comunque, collegabile ad un fenomeno noto, viene classificato come Ovni, Oggetto volante non identificato. Classificazione che, naturalmente, non va scambiata per una patente di attendibilità: «significa solo - precisano i militari - che non è stato possibile individuare una giustificazione tecnica o naturale di quel fatto».Dei sette avvistamenti del 2013, ricordano gli autori del volume, il primo si registra a Roma proprio all’inizio dell’anno, poco dopo la mezzanotte, quando un tenente medico della riserva dell’Esercito vede dal terrazzo di casa una ventina di «aeromobili luminosi ellissoidali» che viaggiano a «varia altezza, rotta e velocità». Restano lì una cinquantina di minuti, poi spariscono.

A San Giorgio Albanese (Cosenza), il 12 maggio due uomini in auto vedono «un oggetto di forma romboidale di colore scuro, sospeso a circa 50 metri d’altezza» che termina il suo volo a terra, provocando «un incendio di sterpaglie». Il 25 maggio l’Ovni viene visto, manco a farlo apposta, nel quartiere Apparizione di Genova: in tutto sei luci «apparentemente della grandezza di quelle delle lampare», che davano «l’impressione - secondo il testimone - che stessero scrutando con attenzione e prudenza il mare». Il 2013 è l’anno di un nuovo avvistamento a Chiesa in Valmalenco (Sondrio), una località visitata dai dischi volanti già in passato: è un ristoratore del posto a parlare di «una sfera» che «emanava una luce arancione soffusa».

Il 15 agosto un Ufo a forma di triangolo luminoso viene avvistato a Marino, vicino a Roma, due settimane più tardi una flottiglia di oggetti volanti («forse 8») viene vista da un giovane a Spino D’Adda (Cremona). Il 9 settembre, a Soncino, sempre nel Cremonese, l’ultimo avvistamento dell’anno: è un ingegnere a parlare di un «oggetto a delta». Negli archivi dell’Aeronautica finiscono pure avvistamenti tanto bizzarri da non finire nelle statistiche ufficiali.

È il caso dell’avvistamento - uno dei pochi - di un alieno in carne e ossa, protagonista di un rapporto dei carabinieri della Compagnia di Sacile, in provincia di Pordenone. «In particolare - si legge nel documento, acquisito `per conoscenza´ - il 7 aprile 2012, alle 23 circa, in località Gaiardin di Caneva, pressi installazione militare denominata Sito G in disuso, persone non identificate, abitanti ad Alpago (Belluno), nel mentre percorrevano la S.P. 61, direzione Marcia Caneva-Cansiglio, improvvisamente notavano ferma in mezzo alla carreggiata una figura, verosimilmente un alieno alto circa 3 metri, gambe nodose, braccia lunghe, testa non proprio rotonda e due occhi azzurri acceso». 

Autobianchi Y10, la storia

Corriere della sera

Nasce nel 1985 e colpisce subito con trovate geniali. Abbiamo riguidato la Turbo da prendere con le «molle»

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All’inizio, non era la sua epoca. Perché non erano così le altre utilitarie, un po’ impacciate, un po’ goffe, poco trendy. Ma questo era prima del suo arrivo. Poi gli anni ottanta e novanta diventarono i suoi, a colpi di coda tronca, di personaggi famosi, di trovate di marketing e proposte geniali in fatto di posizionamento del prodotto.

«PIACE ALLA GENTE CHE PIACE»-Allora, sì, quell’epoca divenne la sua epoca. Nessun dubbio. Yuppies – È il 1986, la Y10 compie dunque un anno, e Willy-Ezio Greggio, nella Milano da bere di quegli anni «va, castiga e torna» alla guida di una Y10, Turbo, ovvio, con aggiunta di antennone sopra il tetto e telefono, a fili, dentro. È il film di Carlo Vanzina, sono gli anni in cui tutto sembra possibile. A Giacomo-Jerry Calà tocca, invece, una più realista Y10 Fire. A seguire, sul red carpet targato Y10 si susseguono i volti noti dei tempi, da Ruud Gullit a Carol Alt, da Stefano Tacconi a Giuliano Gemma: insomma, la «Y10 piace alla gente che piace». Claim inarrestabile, tormentone televisivo entrato nelle case e nella testa degli italiani più del festival di Sanremo. E la Y10 è un successo.

COME NASCE- Tutto nasce nella testa di Vittorio Ghidella, allora alla guida di Fiat, che possedeva interamente l’Autobianchi dal 1968. Il progetto, inizialmente, anzi il disegno, venne proposto anche a Pininfarina e Giugiaro. Alla fine, vinse quello interno del Centro Stile della Casa. Con il cofano motore spiovente, il parabrezza inclinato con un solo tergicristallo, le maniglie incassate, la mitica coda tronca. Il risultato è un coefficiente di penetrazione aerodinamico di 0,31 e una stampa specializzata favorevolmente stupita al Salone di Ginevra del 1985, luogo della presentazione ufficiale della Y10. E dire che sotto c’era la Panda. Inizialmente, la gamma è composta dalla Fire, con il motore 999 cc da 45 cv, dalla Touring, con il 1.049 da 55 cv e la Turbo.

Il motore è lo stesso della Touring, ma c’è il turbocompressore e l’intercooler e la potenza sale a 85 cv. Si posiziona in alto, con accessori di lusso come i vetri elettrici e gli interni raffinati, anche in alcantara. Nel 1986 un aggiornamento. Con l’introduzione, tra l’altro, della 4WD, a trazione integrale dunque, e delle versioni speciali Fila, Missoni e Martini. La seconda serie è quella del 1989, la terza è quella del 1992, con lo spostamento della produzione dallo storico stabilimento di Desio ad Arese, sito per eccellenza Alfa Romeo. La vita della Y10 finisce nel 1995. In Italia, Francia e Germania fu sempre venduta con il marchio Autobianchi. In altri mercati, con quello Lancia.


GUIDARE OGGI LA TURBO – Ce l’ha scritto ovunque. Davanti, dietro, in basso, sulle fiancate. Io sono «Turbo», capito? Pesa meno di 800 kg, meno di 10 secondi per fare 0-100 e poco più di 13 milioni dell’epoca il costo in lire. Dentro, volendo, anche il quadro strumenti Solid State, tutta computerizzata e Led, una chicca da supercar per l’epoca. Optional da più di 1 milione e duecentomila lire, come quello di Christian e Leonardo che vedete nella gallery, dell’Y10 Club. Noi invece giriamo attorno alla Y10 Turbo in livrea Martini di Umberto, presenza costante nelle manifestazioni del Registro Autobianchi data la rarità e bellezza dell’esemplare. Non è proprio tutta originale, i sedili non sono quelli, ma il sapore della vittorie mitiche della Lancia nel Mondiale Rally di quegli anni se li porta addosso anche così.

Anzi. Ecco il volante smilzo, a quattro razze. Ecco a sinistra il manometro della pressione del turbo che funziona in accoppiata con il carburatore Weber, non si parlava ancora d’iniezione: 122,6 Nm di coppia che arrivano a poco a poco, e poi, quando entra lui, il turbo, ti sparano via. E sei almeno 3.000 giri. «Non va male neppure ai bassi regimi, però», ci dice Umberto. « Il fatto è che la soluzione per le sospensioni del retrotreno, il ponte a omega, con una sola boccola centrale d’aggancio alla scocca, ha sì dei vantaggi in termini di rollio ma porta altri scompensi dal punto di vista della guida».

Non c’è autobloccante. Bisogna accelerare con dolcezza, a ruote dritte, altrimenti la Y10 Turbo, che all’epoca aveva lasciato molte delle concorrenti alle spalle, non mette il muso lì dove vorresti. Lo sterzo è strano. Ci lavori come un ossesso, ti stanca, ma non è tanto impreciso. I freni a disco anteriori, e a tamburo dietro, fanno il loro lavoro, non ti danno mai la sensazione che siano sottodimensionati. Il cambio a cinque marce invece è un po’ troppo turistico e, al solito, qualche volta si fa pregare, soprattutto se tenti d’inserire la prima. Ma non importa. Qui conta l’agilità, la leggerezza, il turbo che senti salire e tu sei lì che lo aspetti. E cominci a sorridere. Velocità massima: 179 orari. Semplicità e potenza, bellezza degli anni ottanta, quando tutto sembrava essere lì ad un passo, sotto una «sgasata» e anche entrare in concessionaria con tutta l’auto, girando attorno a una Ferrari Testarossa.

01 marzo 2014

Prete, marito e papà: non succedeva da 100 anni

Il Mattino


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WASHINGTON - Sposato, padre di una bambina, è stato ordinato sacerdote cattolico maronita a St. Louis, nel Missouri: è la prima volta in oltre un secolo che la chiesa orientale cattolica accetta un uomo sposato tra le fila dei suoi sacerdoti negli Stati Uniti.

La cerimonia è avvenuta alla cattedrale maronita di Saint Louis: Wissam Akiki, il neo-prete, ha attirato centinaia di sostenitori e ha ricevuto il sacramento con la moglie a pochi metri di distanza. Definendolo un «giorno storico», Akiki ha affermato di aver ricevuto due regali immensi nella sua vita: la moglie Manal e la realizzazione del suo «sogno di servire il Signore e la Chiesa da prete».

I Maroniti accettano l'autorità del Papa ma seguono una serie di rituali e liturgie loro proprie. L'ordinazione di uomini sposati era stata bandita negli Usa dal 1920 dal Vaticano, ma più di recente Papa Giovanni Paolo II aveva sollecitato una maggiore accettazione per le tradizioni cattoliche dell'Est. Papa Francesco - riportano i media Usa- ha dato il permesso all'ordinazione di Akiki.

venerdì 28 febbraio 2014 - 18:53   Ultimo agg.: sabato 1 marzo 2014 12:05

Il web compie 25 anni Ecco come ha cambiato (in meglio) le nostre vite

la Stampa

gianni riotta

Un quarto di secolo fa Internet cominciò a essere alla portata di tutti. E oggi la maggioranza dice: “ Ha fatto bene a me e alla società”


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Preparate le candeline, digitali naturalmente, e gli auguri, online: il 12 marzo 2014 il web, la rete che usate ogni giorno per informarvi, innamorarvi, litigare con Renzi, Grillo o Berlusconi, fare shopping e lavorare – e spesso tutte le cose insieme dal telefonino - compie 25 anni. Il 12 marzo del 1989 l’informatico inglese Tim Berners-Lee pubblica un saggio tecnico dal titolo gelido «Management dell’Informazione: una proposta» che diventa la base teorica della rete.

A Natale dell’anno dopo, il 1990, Berners-Lee rende pubblico, gratuitamente, il suo codice, ed è il regalo cui Papa Francesco rende grazie dicendo «Il web è un dono di Dio». Già dal 1968 i militari americani del Pentagono, via il progetto Arpanet, studiavano pacchetti di informazioni da scambiare e preservare tra reti di computer, con la mente a un attacco atomico sovietico. Anche nel «Day After» della devastazione, i centri del potere, comandi strategici e laboratori potevano comunicare. 

Berners-Lee, un quarto di secolo fa, ha una diversa intuizione e cambia le nostre vite. Come scrivono Susannah Fox e Lee Rainie del Pew Center Internet Project nel loro rapporto sui 25 anni del World Wide Web, per tanti di noi web e Internet sono sinonimi di una rete per mandare mail, leggere articoli, guardare video YouTube o ricercare negozi su Google. Il genio di Berners-Lee sta nell’avere permesso alla gente comune di ottenere i documenti da Internet, e comunicare con altri utenti ai loro computer. «Internet – spiegano Fox e Rainie - è fatta di “protocolli”, cioè regole che permettono ai network di computer di comunicare tra loro. Il web è invece un servizio che usa le reti per permettere ai computer di accedere a documenti e pagine conservate nei vari computer». 

Immaginate la differenza tra strade, ponti e accessi ai grandi magazzini in una città. Berners-Lee, 25 anni fa, ci apre il mondo di saperi lontanissimi, da biblioteche bibliche alla ricette di uno chef vietnamita. Quando arrivano i motori di ricerca, la nostra ansia di comunicare conquista praterie. Non pensate alla raffinata serie di algoritmi che vi informa adesso via Google, il primo motore usato dal sito di questo giornale, nel 1999, era un progetto «open» dell’Università di Helsinki, avanguardia per allora, ma nel 2014, con i testi elencati senza filtro vi farebbe impazzire: «Garibaldi Corso a Milano… Garibaldi biscotti inglesi… Garibaldi Mario idraulico… Garibaldi Giuseppe patriota italiano...».

Se celebrate il 12 marzo i 25 anni del web - potrebbe essere eletto alla Camera dei Deputati, e del resto giusto ieri il Presidente Renzi ha abrogato l’inutile tassa sul web, annunciando il provvedimento con un tweet dal Consiglio dei Ministri! - non dimenticate però quanti pochi siano per un giudizio finale sulla nuova tecnologia. Il Novecento era composto nel mondo occidentale da tre generazioni, chi si ricordava quando aveva visto la prima automobile, chi il primo televisore, chi il primo computer.

I ragazzi nati nel 1989, dopo la Guerra Fredda, credono che il web sia parte «normale» della vita come l’acqua dal rubinetto e la luce delle lampadine. Calcola lo studio Pew che l’87% degli americani usi il web ogni giorno (circa due terzi degli italiani, ma superiamo la media americana con il 90%, tra i giovani). Nel 1995 solo 14 cittadini su 100 andavano online, e una frazione minuscola comunicava con primordiali modem, spesso collegati da accoppiatori acustici, tra fischi e borbottii, per trasmettere poche righe di testo o avere accesso ai «bullettin board», prime comunità di dialogo.

Negli Usa la stragrande maggioranza dei cittadini si dice disposta a rinunciare al telefono fisso, due su tre rinuncerebbero alla tv, ma il 46% ma non vive senza web. Il boom degli smartphone, che ci portano online ovunque, passa dal 35% del 2011 al 58 di oggi. La rapidità del cambiamento, dai libri agli e-book, dalla tv centralizzata di Mike Bongiorno e McLuhan alla tv digitale via web e Twitter, dall’università col docente ai corsi Mooc sul web, divide i teorici. Per pionieri informatici come Morozov e Lanier, lungi dall’essere «dono di Dio», il web è inferno di populismo, consumismo, idiozie, dove il marketing delle occhiute corporation finge di avere soluzioni per ogni problema, dalla fidanzata che non ci fila, alla disoccupazione cronica.

I dati Pew non concordano con il pessimismo dei guru, diffuso anche in Italia tra gli intellettuali. Per il 90% di chi va online «Internet è un gran bene per me», mentre il 76% è persuaso che sia «un bene anche per la società». Malgrado polemiche volgari online, insulti, troll e scemenze che Facebook e Twitter ci rovesciano addosso, solo il 6% dice «il web è un male», mentre un arguto 3% di saggi conclude: «Il web? Male e Bene insieme». 

Analisti come Nicholas Carr, e riviste come The Atlantic, temono che in 25 anni la rete abbia diffuso tra noi «ignoranza» e «solitudine», lo studio Pew trova un umore diverso tra le persone, il 76% persuaso che la rete abbia migliorato rapporti umani e reti di conoscenza, solo 13% amareggiato da cattive esperienze digitali (le donne, purtroppo, maggioranza in questo gruppo per malignità subite in rete).

Insomma, paure tra i filosofi, ma la gente comune a soffiare felice sulle candeline per i 25 anni del «dono di Dio». Perché il web è uno specchio, tanti si riflettono con piacere e buon senso, i guru distolgono lo sguardo sdegnati da quel che vedono. Per migliorare i contenuti della rete non servono regole di protezionismo, censure, mano libera ai monopoli. Serve cambiare noi stessi, quel che in rete immettiamo. Solo così il 12 marzo 2039, mezzo secolo di web, vedrete online idee e sentimenti migliori.

Twitter @riotta

I ragazzi siciliani che vincono a New York

Corriere della sera

Da Mirabella Imbaccari un paese di 5mila abitanti, arriva il software che muove i taxi della metropoli americana

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Cosa c’entra New York con Mirabella Imbaccari, alle pendici dei monti Erei, nel profondo della Sicilia più profonda? C’entra: i taxi dell’immensa metropoli americana viaggiano in buona parte con un programma di gestione ideato nello sperduto paese isolano. Dove, tra fichi d’India e mandorli in fiore, un manipolo di ragazzi fornisce a mezzo mondo software di eccellenza. Tutto ruota intorno a poche domande: offrireste dei pannoloni a un giovane manager in carriera? O una giarrettiera sexy a un’anziana massaia? O una bicicletta in fibra di carbonio a un vecchio acciaccato col bastone? O un mastice da dentiera a una sedicenne? Ovvio: mai. L’unico modo di agganciare il compratore resta quello dei venditori ambulanti da secoli padroni delle fiere di paese e dei mercati rionali. Passa una donna dall’aria della casalinga? «Venga, signora venga, ché abbiamo le pentole nuove che non attaccano...». Passa un uomo in tuta da lavoro? «Venga, signore, venga che abbiamo il nuovo trapano avvitatore con due ore di batteria...».

PERIFERIA DEL MONDO - Ecco, quei ragazzi e ragazzini della «EdisonWeb» che smanettano coi computer in una palazzina periferica di questo paese siciliano alla periferia del mondo, lavorano a questo: la pubblicità personalizzata. Che individua in ogni momento, «nel perfetto anonimato per questioni di privacy», il tipo di cliente che sale su un taxi o passa davanti a una vetrina o si sofferma di fronte allo scaffale di un grande ipermercato alimentare o di una boutique esclusiva di alta moda, e manda online sullo schermo le immagini o gli spot giusti esattamente per «quel» tipo di cliente.

CINQUEMILA ABITANTI - Un sistema che ha attirato, come il miele le mosche, l’attenzione degli operatori commerciali. Ai quali spalanca scenari dai risvolti economici talmente grossi da interessare le grandi multinazionali mondiali. Che mai immaginerebbero come quei programmi siano nati in un paese catanese di poco più di cinquemila abitanti a pochi chilometri da Caltagirone e da piazza Almerina. L’idea di partenza, ride Luca Naso, uno dei giovanotti protagonisti dell’avventura scientifico-imprenditoriale, è una battuta che nel mitico western-spaghetti I giorni dell’ira , il regista Tonino Valerii metteva in bocca al leggendario Lee Van Cleef. Il quale, snocciolando i 10 comandamenti del bravo pistolero al giovane Giuliano Gemma, gli raccomanda: «La pallottola giusta al momento giusto». Traduzione nel linguaggio del marketing: quando il cliente passa, non puoi lasciartelo scappare ma, prima che si allontani, devi tarare immediatamente il tuo messaggio su di lui.

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CURRICULUM DIECI E LODE - i curriculum Luca, per mettere a punto e perfezionare con il suo gruppetto di amici della «EdisonWeb» quel programma che si è tirato addosso l’attenzione di grandi gruppi, è tornato a Mirabella Imbaccari, famosa in Sicilia solo per i merletti lavorati al tombolo, addirittura dalla Cina. Dopo essersi laureato in fisica all’Università di Catania («ho sempre sognato lo spazio, a dieci anni quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande rispondevo che volevo costruire una stazione spaziale sulla luna per andare su Marte»), dopo aver preso il dottorato alla Sissa (la Scuola internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste e dopo aver fatto ricerca a Padova, Varsavia, Oxford, era stato chiamato dall’Accademia cinese delle scienze per occuparsi a Pechino di «campi magnetici, stelle di neutroni e dischi di accrescimento».

Pareva dovesse restar lì vita natural durante. Ambiente creativo. Finanziamenti. Stipendio buono. Futuro assicurato. Non bastasse, a Pechino aveva trovato pure, per dirla alla siciliana, «’na bedda fimmina» di nome Yan Yan e se l’era sposata. Insomma, il suo destino di ricercatore d’eccellenza sembrava prevedere tappe come Sidney o la Silicon Valley, Berlino, Londra o New York. Invece un bel giorno, tre anni fa, tra lo stupore dei compaesani, decise di accettare un’offerta di Riccardo D’Angelo, lui pure di Mirabella, lui pure laureato in fisica, lui pure costretto a emigrare in giro per l’Italia e poi tornato al paese per fondare la «EdisonWeb». E con la «mugghiera» cinese («si è innamorata della Sicilia») rientrò a Mirabella Imbaccari.

MAI SMETTERE DI SOGNARE - «Ecché torni a fare, il merletto a tombolo?», gli chiese qualche amico pensando fosse impazzito. Macché: il giovane e barbuto scienziato, che sarebbe finito anche alla Camera per raccontare la sua testimonianza («Non azzardatevi a smettere di sognare!») ad altri ragazzi italiani col morale basso che si chiedono perché non scappare all’estero, aveva un obiettivo molto più ambizioso. Dimostrare con i suoi amici della piccola azienda di cui è il direttore scientifico, che nel mondo di oggi, grazie alla rete, è possibile ritagliarsi spazi di eccellenza anche per chi non vive nel cuore di Manhattan o a Seul, a San Francisco o a Shanghai.

Una scommessa temeraria. Forse. Ma i fatti sembrano aver dato ragione a Riccardo, a suo fratello Stefano, a Luca e agli altri ragazzi che lavorano nella palazzina ai margini del paese. Riccardo si è trasferito a Milano perché ormai era necessaria una base nel cuore produttivo del Nord, un altro giovanotto figlio di emigrati in Germania, Blochin Cuius, ha aperto una sede a Stoccarda e via via le «tecnologie di analisi avanzata dei consumatori e delle dinamiche comportamentali per una comunicazione mirata e adattiva», per dirla nel linguaggio dell’azienda, sono state adottate da gruppi come Nokia, Nivea, Ferrero, Comau, Avio, Mattel...

PERFEZIONAMENTO - E mentre prosegue il perfezionamento di quel sistema di «Digital Signage» di cui parlavamo, il riconoscimento delle caratteristiche del potenziale consumatore, la piccola azienda isolana è una fucina di altre idee. Ad esempio un progetto di mobilità, il Microbus, una via di mezzo tra l’autobus e il taxi che, come ha scritto Il Mondo , è stato «pensato per il programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 promosso dalla Ue con 78 miliardi di euro da assegnare nei prossimi sette anni». Si tratta, spiega Luca Naso, di «piccoli bus con percorsi fissi ma, grazie a un software di gestione e alle poche persone trasportate, cinque al massimo, offrirà una maggiore velocità rispetto a un normale mezzo pubblico e soprattutto più elasticità sugli itinerari».

NEL PAESE DEL MERLETTO - Come ha raccontato sul settimanale Monica Battistoni, è bastata «una pagina in inglese su LinkedIn perché nel giro d’una settimana enti di ricerca e municipalità europee, da Glasgow a Salonicco, da Plodviv a Coventry, dal distretto di Lille all’ente dei trasporti della Croazia contattassero la softwarehouse catanese». Per non dire di altri ancora, come il tedesco Fzi Research center for information technology di Karlsruhe. Tutti curiosi di capire cosa succede laggiù, in quel paese del merletto a tombolo e di ragazzi che hanno scommesso su se stessi. Lanciando un messaggio di speranza a tutti i giovani meridionali. Purché, si capisce, studino le cose giuste. E lascino perdere i corsi di formazione per «esperti di abbronzatura artificiale», «ricamatrici di tessuti» o «barman acrobatici»...

01 marzo 2014

Consulenti, trasporti, rifiuti La Capitale delle spese folli

Andrea Cuomo - Sab, 01/03/2014 - 08:12

Uno studio di Ernst & Young syima nella cifra monstre di 1,2 miliardi di euro il disavanzo strutturale del Campidoglio. Che vanta uno stuolo di avvocato: sono 23 le toghe a libro paga per 6,5 milioni di euro

Roma - D'accordo: quella macchina da debiti che si chiama Campidoglio Ignazio Marino da Genova la guida da meno di un anno. E le responsabilità di un buco che si fatica perfino a mappare (uno studio di Ernst & Young parla di un disavanzo strutturale di circa 1,2 miliardi l'anno) è sua quanto dei suoi predecessori, quasi tutti di centrosinistra.


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Epperò spulciando tra i conti dell'amministrazione Marino si trovano voci a dir poco discutibili. Che certo non sono la causa del debito a nove zeri. Ma uno schiaffo alla coerenza sì.

Prendete i consulenti. Marino ha inzeppato il suo staff con 75 esterni nel suo staff. In mezzo vecchi politicanti come Enzo Foschi (capo della segreteria a 114.282 euro l'anno), giornalisti come Chiara Romanello (ufficio stampa, 109mila) e l'evidentemente taumaturgico Francesco Piazza, che per lavorare al cerimoniale si becca 154mila euro l'anno. In totale fanno 4.624.614 euro all'anno. Sindaco e assessori costano poi, secondo un rapporto Uil-Eures, 100mila euro ciascuno, contro i 93mila di Milano, i 92mila di Torino e i 72mila di Napoli. C'è poi l'Ipa, l'istituto di previdenza e assistenza per i dipendenti, un altro carrozzone che eroga stipendi lauti e consulenze molto ambite.

Presidente e direttore, di nomina diretta del sindaco, starebbero pensando a informatizzare l'ente con un investimento di 5 milioni ignorando la possibilità di risparmiare utilizzando le non trascurabili strutture informatiche nonché il personale di Roma Capitale. Altro esercito di paperoni al soldo del Campidoglio è quello degli avvocati: 23 toghe con stipendi tutti tra i 260mila e i 320mila euro, per un totale di 6 milioni e mezzo. Ed è vero che una voce importante in busta paga ce l'hanno le percentuali sulle cause vinte, ma andatelo a spiegare al cittadino alle prese ogni giorno con il bus che tarda o la spazzatura non raccolta. Demagogia? Sì, ma sacrosanta.

C'è poi la malagestione: ogni anno Roma Capitale incassa 27 milioni dagli affitti dei suoi 43mila immobili, peraltro con un tasso di morosità piuttosto alto, e ne spende circa 21 per affittare dai privati 4.801 appartamenti per l'emergenza abitativa. I conti non tornano. Non va meglio con le municipalizzate. L'Atac, la società di trasporto pubblico, solo nei confronti dei fornitori vanta (si fa per dire) un debito di 519 milioni. Malgrado ciò centinaia di bus giacciono guasti nei depositi e qualunque passeggero ha la sua aneddotica di odissee urbane. E l'Ama? Dal 2009 è alle prese con gli interessi sul suo debito che ammonta a 600 milioni di euro. Non c'è da sorprendersi quindi se i cassonetti traboccano di spazzatura e i maiali grufolano tra la «monnezza».

Anche la tanto reclamizzata pedonalizzazione del Fori Imperiali, un flop inviso un po' a tutti, è costata ben 1,4 milioni. «La corsia preferenziale più costosa d'Italia», la definì un consigliere dell'opposizione. Ci sono poi spese minori ma che infastidiscono. Suona ideologico, infatti, scegliere di non spendere 400 euro per i fiori destinati al monumento ai caduti di Nassiryia e poi destinarne 10mila per il funzionamento del Museo storico della Liberazione di via Tasso, come da delibera 413 del 4 dicembre scorso. Non solo: Roma Capitale spende 658mila euro per aderire ad «associazioni di rilievo nazionale comunitario e internazionale». Certo, c'è l'Anci, la cui quota associativa è di 404mila euro (però!), ma c'è anche l'istituto Alcide Cervi di Reggio Emilia (12mila euro) e il criptico Cicu: comitato italiano delle città unite (14.283 euro). Boh.

I chassidim Belz stanno pensando di trasferirsi tutti negli Stati Uniti”

La Stampa

maurizio molinari

La decisione di una “migrazione di massa” sta prendendo piede all’interno di uno dei gruppi più numerosi di ultra-ortodossi


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“I chassidim Belz stanno pensando all’emigrazione di massa verso gli Stati Uniti”: è il periodico “Hamachane Hachredì”, punto di riferimento della comunità ortodossa in Israele, a svelare quanto sta maturando all’interno di uno dei gruppi più numerosi di “haredim”.

Siamo nel mondo dei chassidim, dove si è divisi in gruppi guidati da Grandi Rebbe, e la notizia viene da New York dove nei giorni scorsi il Grande Rebbe di Belz avrebbe incontrato quello di Satmar, che vive a Williamsburg con quasi 300 mila seguaci. Il Rebbe di Belz ha espresso in questo colloquio “sconforto” per le decisioni in arrivo dal Parlamento d’Israele dove è il discussione una nuova legge sulla coscrizione degli ortodossi, a ne seguirà probabilmente un’altra sui curriculum da rispettare nelle scuole ortodosse. “Di questo passo ci sentiremo presto senza alternativa e dovremo emigrare” ha dichiarato il Rebbe di Belz, chiedendo al Rebbe di Satmar la “possibilità di aiutarci in tale integrazione”.

I due rabbini carismatici si sentono a proprio agio a New York, “perché oramai abbiamo più problemi in Israele che non negli Stati Uniti” affermano, accusando la Knetter di essere pervalsa da “uno spirito aggressivo nei confronti degli ortodossi”. “In America lo studio della Torà sta fiorendo e presto andremo a vederlo di persona” ha detto il Rebbe di Beltz, avversario delle nuove norme e dunque favorevole ad accelerare l’integrazione dei “chassidim” nel nuovo habitat Oltreoceano.

Bitcoin, Mt.Gox chiede bancarotta “Rubati quasi 350 milioni di euro”

La Stampa

Il sito di cambio della moneta virtuale più diffuso non tornerà online: accumulate passività per 47 milioni. Migliaia di utenti hanno perso tutto


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Mt.Gox ha depositato la richiesta di bancarotta protetta al Tribunale di Tokyo a causa di passività nette accumulate per 6,5 miliardi di yen (47 milioni di euro). Non solo: dalla piattaforma di trading di Bitcoin, finita nella bufera e fermata per disservizi tecnici e a seguito di un probabile furto, sono spariti 750.000 pezzi di moneta virtuale di numerosi clienti e 100.000 della stessa società, che hanno prodotto una perdita reale del valore di 345 milioni di euro, in base agli attuali valori di mercato.

Nel primo incontro pubblico dallo stop «a tempo indeterminato delle operazioni», deciso a inizio settimana, è ricomparso Mark Karpeles, il numero uno di Mt.Gox, che si è subito scusato con ampi inchini, con lo standard giapponese, per i problemi causati ad almeno un 1 milione di trader del mercato. Ha spiegato, nel corso di una affollatissima conferenza stampa, che con ogni probabilità all’origine di tutto c’è la violazione dei sistemi di sicurezza da parte di hacker, capaci di portare via quasi il 7% dei 12,4 milioni di pezzi in circolazione a livello mondiale.

Un blitz, ha osservato Karpeles, che si riteneva sparito nel nulla fino a pochi giorni fa, ipotizzabile come avvenuto a inizio febbraio. La compagnia, negli sforzi di fare chiarezza su quanto accaduto, ha dato mandato a un pool di esperti per la presentazione di una denuncia penale. Mt.Gox, in caso di finanziatori, potrebbe tornare a operare, come suggerito da uno dei legali della compagnia. Tuttavia, la preoccupazione è massima dato che attualmente non esistono leggi in Giappone a regolamentare la moneta virtuale.

Lo stesso ministro delle Finanze, Taro Aso, ha espresso il desiderio di discutere con altri ministri e agenzie governative sulla vicenda. «Noi non sappiamo con chiarezza cosa i Bitcoin siano realmente e quindi dobbiamo cominciare a studiare la materia», ha affermato Aso in mattinata. Un problema interpretativo si pone su scala globale visto che la criptomoneta ha acquisito visibilità, a partire dal lancio del 2009, in gran parte per la facilità di utilizzo nelle transazioni transfrontaliere, tanto da suggerire almeno una regolamentazione per prevenire il riciclaggio di denaro. Il Bitcoin è una forma «innovativa di pagamento» fuori dal sistema bancario: la Federal Reserve non ha autorità sulla valuta virtuale che «non è facile da regolare», ha affermato giovedì il presidente Janet Yellen, nel corso di una audizione al Senato americano. 

Le ferrovie abbandonate, patrimonio di viabilità e memoria

Corriere della sera

Mobilitati appassionati e volontari, 137 associazioni per valorizzare e recuperare il patrimonio ferroviario minore

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Vecchie ferrovie, binari solitari, ponti, rimesse, locomotive, vagoni e carrozze, gallerie e antiche stazioni per 137 associazioni culturale coinvolte. Il 2 marzo la Giornata delle ferrovie dimenticate recupera e valorizza ciò che rimane del patrimonio ferroviario minore. Organizzata da CoMoDo (Confederazione mobilità dolce) con il patrocinio di Commissione Europea, ministero dell’Ambiente, Fondazione Fs Italiane, di otto tra Regioni e Province, e con il contributo di Trenord, la giornata - giunta alla settima edizione - vede mobilitati centinaia di volontari e appassionati che muoveranno treni a vapore, ripercorreranno con biciclette, a piedi e a cavallo il tracciato di ferrovie abbandonate, apriranno scali e depositi, esploreranno gallerie, rievocheranno il ricordo con mostre storiche (qui tutte le iniziative regione per regione).

MEMORIA - Per non perdere la memoria, per recuperare e valorizzare quanto ancora resta del patrimonio ferroviario minore, di una rete (6.400 i chilometri di ferrovie inutilizzate) destinata a tutti gli utenti non motorizzati, come una scelta per la salvaguardia del territorio e per un turismo eco-compatibile.


GREENWAY - «Si sta finalmente creando la memoria delle ferrovie dismesse», ha detto Massimo Bottini, presidente nazionale di CoMoDo. «In molti casi sono diventate e possono diventare greenway, in altri potranno e dovranno essere ripercorsi da treni di servizio alla comunità locale e alla sua economia, in altri casi si trasformeranno in laboratori di rigenerazione etica del Paese». Nello scorso settembre è stato presentato un disegno di legge su iniziativa di CoMoDo e delle associazioni confederate per favorire la realizzazione di una rete nazionale di mobilità dolce che contempli anche l’utilizzo di strade arginali, tronchi stradali dismessi, l antiche vie storiche e sentieri costieri.

27 febbraio 2014