giovedì 6 marzo 2014

Yahoo! chiude la porta a Facebook e Google

La Stampa

Per accedere ai suoi servizi, bisognerà lasciare i propri dati alla piattaforma



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Yahoo! sempre più aggressiva contro gli altri colossi del web: secondo Reuters , l’azienda guidata da Marissa Mayer a breve dovrebbe impedire l’accesso ad alcuni servizi popolari come Flickr, usando le credenziali di Facebook e Google. Sistema di connessione usato da molte piattaforme che danno per scontato che gli utenti siano iscritti al social network o ai servizi di Big G come Gmail.  Fa risparmiare tempo ma evita anche l’iscrizione ad una marea di account, spargendo troppi dati. Il cambiamento dovrebbe essere graduale a partire dai prossimi mesi, interessare in primis il servizi Yahoo Sports Tourney e a seguire tutti gli altri, compreso Flickr e a questo punto anche la piattaforma per le news lanciata al Ces di Las Vegas.

In futuro, dunque, per accedere ad uno di questi prodotti, agli utenti verrà chiesto di registrarsi a Yahoo!, lasciando i propri dati alla piattaforma. Questa mossa rientra nel piano di cambiamenti promessi dal Ceo Marissa Mayer, ex manager di Google, interessata a rivitalizzare e capitalizzare molti servizi del sito. E va in netta controtendenza, fa notare Reuters, alla strategia messa in atto dal precedente amministratore delegato, Carol Bartz, in carica dal 2010 al 2011. Inoltre, il colosso californiano ha comprato Vizify, una startup che permette di visualizzare graficamente l’attività sui social media degli utenti. La notizia è stata rivelata dal gruppo con sede a Portland, Oregon, anche se non sono stati resi noti i dettagli dell’accordo. «Abbiamo iniziato Vizify nel 2011 con la visione di trasformare le informazioni che tutti consumiamo e creiamo ogni giorno in qualcosa di più bello e personale», si legge sul sito della startup che in una nota annuncia l’acquisto. 

I Phone, brevetto Apple: il cellulare scopre se il possessore sta male o è aggredito

Il Mattino


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L'iPhone del futuro potrebbe fungere anche da salvavita. Apple, come rileva il blog AppleInsider, ha depositato un brevetto per una nuova tecnologia in grado di “capire” dai dati di sensori integrati nel melafonino se il suo possessore sta subendo un attacco fisico, dall'incidente in auto a emergenze mediche o aggressioni. Quando il sistema rileva il problema, dal dispositivo parte l'allerta per i soccorsi, via chiamata o alro mezzo di comunicazione. Nel documento pubblicato dallo U.S. Patent and Trademark Office, Applem descrive una funzionalità in grado di chiedere automaticamente assistenza se l'utente si trova in una situazione di pericolo.

Il sistema è concepito per assistere gli utenti in situazioni limite come incidenti d'auto o problemi medici improvvisi. L'allarme scatta se ad esempio ci sono movimenti bruschi o rumori oltre una certa soglia. Previsto anche una sorta di allarme-conto alla rovescia che l'utente deve disattivare se non si trova effettivamente in pericolo. Una volta attivato, il salava-vita fa partire automaticamente una chiamata d'emergenza e il dispositivo utilizza i dati del gps per inviare la propria posizione al contatto più vicino fra quelli di una lista indicata. Essendo solo un brevetto, non è chiaro però se Apple svilupperà un'applicazione per una prossima versione del suo sistema oprativo iOS. Quanto al prossimo iPhone, invece, secondo le ultime indiscrezioni il produttore taiwanese di seminconduttori Tsmc, partner di Apple, avrebbe già avviato la produzione di chip A8 (ultima generazione) per l'iPhone6 in programma per la fine dell'anno.

giovedì 6 marzo 2014 - 18:52   Ultimo agg.: 18:54

Ilva, Fazio difende Vendola: "Basta pubblicare intercettazioni"

Libero

Il conduttore di "Che tempo che fa" critica chi ha sputtanato Nichi con le "risate sui tumori". Ma quando c'era da infangare Silvio era tutto lecito...


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Fabio Fazio e la doppia morale. Per anni ha infangato con i suoi ospiti e con le battutine della Littizzetto il nome del Cav. Per diverse punatate con il suo team al completo da Gramellini a Saviano a Che Tempo che fa si è parlato delle intercettazioni telefoniche di Silvio e di tutte le sue conversazioni che riguardavano la sua vita privata. In piena bufera Ruby-Gate, Fazio ironizzava sul Cav e Gramellini dal suo pulpito infilzava Silvio senza pietà. Adesso però a cadere nella rete delle intercettazioni telefoniche è l'amico Nichi Vendola che rideva al telefono dei tumori che hanno colpito chi lavora all'lva di Taranto. 

Ma su questo punto Fazio cambia idea. Dato che di mezzo c'è Nichi, storico ospite del suo programma, Fazio cambia idea. Gramellini durante la puntata di Che tempo che fa parla dello scandalo della telefonata di Nichi e afferma: "Fabio, ma non hai questa sensazione? E cioè che la classe dirigente italiana, come emerge da questa intercettazione, è una grande pappa dove tutti si conoscono e tutti si scambiano favori? Non sarà un reato, però è uno schifo. Si può dire che è uno schifo?”. Replica Fazio: “E’ uno schifo tanto quanto pubblicare intercettazioni non doverose“. Insomma quelle sul Cav erano legittime, quelle su Nichi invece no...

Critica costruttiva o compiacente?

La Stampa

yoani sanchez



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Alzò la mano durante la riunione. Il direttore gli aveva chiesto di “parlare a cuore aperto”, quindi approfittò per esternare ciò che da mesi si teneva dentro. Cominciò dai miseri salari che riscuotono gli operatori della salute pubblica. 
Dopo affrontò il problema dei bagni sporchi, della mancanza d’acqua, della rottura dell’unico sterilizzatore e dello stillicidio presente in tutto l’ospedale. Continuò denunciando il caldo eccessivo nella sala d’attesa dove stazionano i pazienti e le carenze di strumenti chirurgici. Dette il colpo di grazia esclamando: “Tutto questo è intollerabile”, frase che produsse in sala un silenzio pesante e imbarazzante. Quando ebbe concluso, qualcuno gli si avvicinò rimproverandolo di non aver mosso una critica costruttiva, ma di essersi limitato a compiere uno sfogo liberatorio. Per questo decise di non parlare più nel corso di altre assemblee. 

Dietro l’argomento che definisce una critica opportuna e edificante, si nascondono coloro che in realtà non vogliono nessun tipo di critica. Per queste persone essere propositivi significa inserire sempre una reverenza e far precedere ogni suggerimento da una frase adulatoria. Non si deve mai – secondo questi sostenitori dell’applauso – mettere in discussione il sistema, ma dobbiamo limitarci a denunciare gli inefficienti che non ne consentono il funzionamento. Essere “costruttivi” significa non criticare i leader dell’attuale ordinamento politico e non mettere in dubbio il modello ideologico. Inoltre, è bene mostrare una fede cieca sul fatto che tutto si risolverà con la “saggia indicazione” delle alte istanze. 

Se andiamo oltre il copione della critica tollerata, allora dobbiamo attenderci i giudizi negativi. Astioso, polemico, piagnone… saranno i primi insulti, anche se dopo potranno arrivare gli ormai logori “agente della CIA”, “controrivoluzionario” o “nemico della nazione”. Queste osservazioni non sono mai giudicate opportune, perché non comprendono la sottomissione e l’autoaccusa. 
La critica non ha bisogno di definizioni. Non può essere classificata “costruttiva” o “distruttiva”, ma deve essere espressa con grande crudezza, senza esitazioni. Come la medicina spalmata sopra una ferita purulenta, la critica fa male, provoca lamenti, infastidisce… però cura. 

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Spiare sotto la gonna? Negli Usa adesso è legale

Angelo Scarano - Gio, 06/03/2014 - 13:15

L'Alta Corte del Massachusset spiazza l'opinione pubblica con una sentenza per cui l'upskirting diventa legale. A patto che si portino le mutande

Negli Usa, l'Alta Corte del Massachusetts ha sentenziato che scattare foto sotto le gonne di qualche malcapitata non costituirebbe reato, purché porti le mutande.


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È questa la nuova sentenza che ha fatto storcere il naso a molti cittadini dello Stato, che precedentemente aveva giudicato la pratica dell'upskirt illegale e quindi perseguibile penalmente. Ritornano sui loro passi dunque i giudici del Massachusetts, e lo stesso speaker della Camera critica la scelta: "La decisione dell'Alta corte è contraria allo spirito della legge precedente", parole che hanno trovato consenso anche sui social network.

Su Twitter, ad esempio, non si sono risparmiati i giudizi negativi: "Le violenze nei confronti delle donne non sono solamente fisiche. L'upskirting è una violazione disgustosa che purtroppo ha appena ricevuto semaforo verde dall'Alta corte", commenta una donna, equiparando le foto sotto la gonna ad una violenza psicologica. La sentenza, come prima conseguenza, ha determinato l'assoluzione di un uomo che aveva a suo carico un processo per aver scattato foto senza autorizzazione sotto le gonna di una donna che era sopra una cabina. Adesso si attendono le prime denunce da parte delle donne americane che, da ora in poi, faranno meglio a camminare a gambe strette.

Condannato a morte come un cane In America i detenuti sono schiavi”

La Stampa

paolo mastrolilli

Il testamento choc di Ray Jasper, che sarà giustiziato il prossimo 19 marzo. “Questa lettera potrebbe essere la mia dichiarazione finale sulla terra: il sistema giudiziario è davvero corrotto oltre ogni possibilità, se un prigioniero si rifiuta di lavorare lo chiudono in isolamento. Avete idea di che effetto ha questo sulla mente umana?”


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«Intendo usare questa lettera come una specie di piattaforma, perché potrebbe essere la mia dichiarazione finale sulla Terra». Così comincia il documento inviato da Ray Jasper al sito Gawker, che sta facendo discutere l’America. Nel 1998 Ray aveva 19 anni ed era stato condannato a morte per l’omicidio dell’impresario David Alejandro. Jasper non era quello che aveva materialmente ucciso, ma il responsabile aveva ammesso la sua colpevolezza e aveva ricevuto l’ergastolo. Ray invece era andato a processo come complice e aveva ricevuto la pena capitale. All’epoca aveva una figlia nata da poche settimane, che adesso ha 15 anni e va a scuola. Il 19 marzo, esauriti gli appelli, lui verrà giustiziato: «Lo stato del Texas ha deciso di uccidermi come un cane rabbioso. State parlando con un uomo che è stato giudicato indegno di respirare la vostra stessa aria».

Jasper scrive che «il sistema giudiziario è davvero corrotto oltre ogni possibilità di ripararlo. In base al Tredicesimo emendamento della Costituzione, tutti i detenuti in America sono considerati schiavi. Se un prigioniero si rifiuta di lavorare ed essere schiavizzato, lo chiudono in isolamento: avete idea di che effetto ha questo sulla mente umana?». Ray continua così: «Le sentenze sono ormai fuori controllo. La gente riceve l’ergastolo per reati in cui non c’è stata violenza. Conosco un ragazzo di 24 anni che ha preso 160 anni di prigione per una rapina da 500 dollari, in cui nessuno fu colpito. E’ pura oppressione. Una moltitudine di giovani sono stati buttati via in questa generazione». Secondo Jasper, «l’altra medaglia di questo problema è il mondo del business che fa soldi con i detenuti. Il punto non è la punizione per il crimine, ma i profitti. Le prigioni sono un’industria miliardaria, con 122 carceri che detengono quasi 2 milioni di persone.

Ci sono compagnie che spiegano alle piccole città come aprire altri penitenziari rilancerebbe l’economia e creerebbe lavoro. Come possono queste persone favorire condanne che consentono la riabilitazione dei detenuti? Sarebbe un cattivo affare, e quindi la politica spinge per dare sentenze più lunghe». Naturalmente Ray è contro la pena di morte: «Non la condivido. E’ una pratica del sud, che viene dall’antica mentalità del linciaggio. Quasi tutte le esecuzioni avvengono nell’America meridionale. La pena capitale va abolita. L’ergastolo è già una condanna a morte. Se deve esistere, la pena capitale è giustificata solo per omicidi di massa o atti terroristici. Pensate, ad esempio, che in Texas non ti condannano a morte per l’omicidio in sé, ma perché l’omicidio era associato ad un altro reato. Che senso ha? Se hai ucciso non vieni giustiziato, ma se poi hai rubato i soldi dal portafoglio della vittima sì. Io, ad esempio, non sono stato condannato perché avevo ucciso, ma per la law of parties.

L’omicida ha ammesso la colpa ed ha ricevuto l’ergastolo. Io sono responsabile anche delle sue azioni, come complice, ma solo io sono stato condannato a morte». Anche il sistema usato per le esecuzioni è inaccettabile: «L’iniezione letale viene dalle pratiche dei nazisti nell’Olocausto contro gli ebrei. Adottarla per uccidere le persone, quando è incostituzionale usarla per i cani, significa dire qualcosa di davvero crudele e inumano. Ma alla gente non importa, perché tanto vengono ammazzati esseri orribili».

Un altro problema, ovviamente, è la razza: «Io sono finito in prigone a 19 anni, e quando sono entrato ho pensato: non ho mai visto tanti neri in vita mia! Sembrva di essere arrivato in Africa. Come cantava 2Pac, i penitenziari sono colmi, riempiti di neri. E’ davvero un’epidemia. In larga parte è una crisi di identità. Noi neri non conosciamo la nostra storia. Veniamo da una cultura diversa dai bianchi, ma essendo schiavi, ci siamo persi. Abbiamo perduto le nostre radici. Pensiamo che la schiavitù sia la nostra radice».

Il punto finale della lettera di Jasper riguarda la religoone: «Diversi predicatori in Texas e nel sud dicono che la pena di morte viene da Dio ed è sostenuta dalla Bibbia. Ma le esecuzioni sono un tema politico, non spirituale. I pastori che le sostengono predicano il male. Se Dio voleva che io morissi, lo avrebbe fatto già da tempo. Io ci parlo ogni giorno, e lui non mi dice che sono una minaccia da eliminare. Come spiegava San paolo, io sono il capo dei peccatori, ma Dio ha avuto pietà di me.

Credere che qualcuno sia oltre la possibilità di redimersi è contrario all’intera fede cristiana».
L’ultimo pensiero è per la figlia: «Io sono un padre. Mia figlia aveva sei settimane quando fui rinchiuso, ora ne ha 15 e va al liceo. Nonostante le circostanze, ho cercato di essere il miglior padre del mondo. Sapevo che il corso della sua vita sarebbe stato determinato in larga parte da quello che le avrei insegnato. E’ così per tutti. Come diceva Aristotele, i miglioramenti nella società cominciano sempre con l’istruzione dei giovani. Con sincertà, Ray L. Jasper». P.S. «Scusate la lunghezza della lettera, ma stavo parlando dal mio cuore».

Meno sprechi, più competitività: così le reti veloci cambieranno la nostra vita

La Stampa
federico guerrini

Le previsioni di Ericsson sullo sviluppo della banda larga mobile. Che accelera anche in Italia


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Internet ovunque, trasparenza sul consumo di dati in mobilità, diffusione di sensori nelle città per renderle più intelligenti e di applicazioni per misurare le proprie prestazioni. Sono alcune delle tendenze attese dai consumatori nel 2014 secondo il rapporto Global Insights di Ericcson presentato al Mobile World Congress di Barcellona. L’anno in corso segnerà anche il boom delle connessioni 4G o Lte, e nel prossimo quinquennio continuerà l’esplosione degli smartphone come strumento per accedere alla Rete.

“Ci abbiamo messo più di vent’anni – spiega Nunzio Mirtillo, Ad di Ericsson Italia e presidente della regione Mediterranea – a raggiungere il miliardo di connessioni fisse mentre in una frazione di questo lasso di tempo siamo già arrivati a due miliardi di connessioni in mobilità ed entro il 2019 ci aspettiamo che tale traffico quadruplichi, fino a superare gli otto miliardi di utenti di banda larga in mobilità”. Se fino a questo momento il traffico voce e di messaggi di testo fa ancora la parte del leone, nel corso dei prossimi anni la forchetta si ridurrà notevolmente, anche se con l’ingresso di nuovi consumatori nei mercati emergenti, i telefonini low-cost e poco “intelligenti” continueranno a svolgere un ruolo importante a livello globale.

“Nei mercati più evoluti – continua Mirtillo – Il video continuerà a dominare il traffico di dati mobile – fino a costituire, da qui al 2019, la metà del traffico totale. A questa diffusione si associano nuovi comportamenti da parte dei consumatori, per esempio quello che noi chiamiamo “play, pause, resume”, ovvero la richiesta di poter iniziare a guardare un certo contenuto in mobilità e poi terminarne la fruizione altrove”. Già oggi, in paesi come Cile, Messico o Brasile, il 18% dei possessori di smartphone inizia a guardare un video a casa propria e poi continua la visione da un altra parte.

Rimane forte l’importanza del passaparola. “Si pensa che la pubblicità influenzi le abitudini di consumo – dice il manager italiano – ma i nostri studi dimostrano come quasi nel 40% dei casi gli interpellati dichiarino di guardare le clip consigliate dagli amici”. Ci si aspetta poi l’esplosione del “quantified self”: i consumatori sono in attesa di oggetti e applicazioni che gli permettano di tenere traccia di abitudini e performance: dalla durata e dalla qualità del sonno, ai chilometri percorsi facendo jogging. Una tendenza già visibile, ma che con la diffusione dei gadget da indossare, i “wearables” come braccialetti e smartwatch, dovrebbe conoscere un’ulteriore impennata.

E l’Italia? Malgrado negli ultimi anni la situazione sia indubbiamente migliorata la connettività non è ancora al livello di quella presente in nazioni come quelle scandinave, o anche nel Regno Unito. Non si tratta comunque di un problema di ordine tecnico. “Le reti italiane – sottolinea Mirtillo - come tecnologia non hanno niente da invidiare a quelle del resto del mondo. Il problema è che negli ultimi anni la competizione fra gli operatori si è concentrata più sul prezzo che sulla qualità del servizio”. Cosa però destinata a cambiare nel medio termine.

“Occorre investire e puntare maggiormente su copertura e qualità; serve più capacità, maggiori stazioni radio – aggiunge il manager - Esistono comunque margini per sfruttare al meglio quanto già esistente: la stessa banda 3G è ancora sotto utilizzata. Col tempo inoltre migliorano anche le tecnologie, per cui a parità di banda disponibile cresce l’efficienza d’uso”. A Roma, per esempio, Ericsson sta lavorando con gli operatori delle telecomunicazioni per realizzare nodi di accesso radio a basso consumo e a corto raggio, per aumentare la capacità e la qualità del servizio nelle zone a maggior traffico come stadi, strade affollate e palazzi adibiti ad uffici.

La società svedese sta inoltre investendo moltissimi progetti volti a rendere più “intelligente” l’uso della banda larga. Per conto di Acea Energia, l’azienda romana che vende elettricità, acqua e gas a circa 9 milioni di clienti, un sistema di smart metering (controllo e taratura “intelligente” a distanza, dei consumi energetici) che a regime gestirà 1,5 milioni di utenze nella capitale. Anche Italgas ha scelto di adottare la soluzione di automated meter management di Ericsson, con 150.000 utenze servite, che in prospettiva diventeranno 6 milioni.

D' Alema, dopo lo yacht si fa gli ulivi d'oro

Libero


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Produce spumante rosé, ma gli piace chiamarlo «champagne in esilio». È più chic. Non ha dimenticato l’Ulivo di Prodi, ma gli preferisce decisamente l’ulivo secolare del giardino, che vale 1.500 euro. Che poi non è niente, se confrontato ad altri alberi ancor più rari, che s’è regalato: un giuggiolo da 15mila euro, per esempio. Mostra la sua tenuta messa su con i soldi dell’Europa (60mila euro) e la consulenza dell’enologo dei vip: 16 ettari di vigneto, un paio di colline, un casale trasformato in residence d’été, pieno di gioielli del design, uova di Fabergé e collezioni di gufi. Tutto green naturalmente, con temperatura costante, sempre 25 gradi all’interno. E poi esibisce i suoi cani, che azzannano persino più di quanto azzannava lui. «Sono molto cattivi, sbagli una mossa e ti uccidono», dice con orgoglio.

Quello che gli piace più di tutti è Ajace, così feroce da dover rimanere rinchiuso in gabbia: «Sempre obliasti, Ajace Telamonio, ogni prudenza in guerra...», recita di slancio citando Vincenzo Cardarelli. E si capisce che gli piacerebbe fosse un’autobiografia. Infatti , aggiunge, questo cane «non abbaia». Morde direttamente. Sembra quasi la caricatura di se stesso il Massimo D’Alema che salta fuori dai video inediti e dalle pagine del libro di Alan Friedman («Ammazziamo il Gattopardo», Rizzoli): per anni l’hanno accusato di avere un debole per il lusso, dalle scarpe alla barca a vela, e lui qui rivendica il diritto a circondarsi di un giuggiolo da 15mila euro; l’hanno accusato di essere snob e lui parla di «champagne in esilio» prodotto con l’enologo dei vip; l’hanno accusato di essere aggressivo e lui qui si esalta a mostrare cani con denti «che sembrano squali».

«Penso ai canini di D’Alema. E al collo di Prodi», commenta Friedman con anglosassone perfidia. In casa spuntano due teiere originali della rivoluzione francese e una candela rossa che raffigura Mao. Avanti popolo, alla riscossa, con lo spumante rosé. Quella che è stata mostrata l’altra sera nel video di Piazzapulita, e raccontata nelle pagine di «Ammazziamo il Gattopardo», è la tenuta di Otricoli, in Umbria. D’Alema se l’è comprata per consolarsi della vendita della barca a vela, la famosa Ikarus. È ancora un po’ arrabbiato per quel distacco, così arrabbiato da risultare confuso. Da una parte, infatti, dice che barca a vela non può essere sinonimo di lusso, dall’altra dice che l’ha venduta perché costava troppo mantenerla. La contraddizione è evidente.

Comunque lui l’ha risolta a suo modo: si è comprato 16 ettari di vigneti, pregiati filari di cabernet franc e pinot nero che danno 35mila bottiglie l’anno di un vino che è entrato fra i primi 320 del mondo. Se questo è risparmiare... Eppure il compagno D’Alema non si accontenta. Al giornalista indica un ex monastero che sovrasta la sua tenuta e fa capire che vorrebbe comprarlo. «Se l’azienda andrà bene, forse farò un po’ di soldi...», dice. Si capisce: finora, con le piante da 15mila euro e l’enologo delle celebrity, è andato al risparmio. D’Alema si presenta per l’intervista in jeans, scarpe da ginnastica e polo bianca firmata Les Copains. «Abbigliamento da vero viticoltore», annota Friedman che evidentemente conosce i viticoltori assai meno della finanza.

In effetti: avete mai visto qualcuno che pota le viti con la polo firmata Les Copains? Il peggio però arriva quando l’ex segretario Ds smette di mostrare il suo podere e comincia a parlare. Si pavoneggia con il libro di Condoleezza Rice che lo cita (bye bye Massimo, ricordate?), si compiace per qualche telefonata con Berlusconi, si vanta come al solito per i soliti convegni a Cracovia o dintorni (c’è sempre «gente importante» che vi partecipa, ovviamente) . Ma quando si tratta di arrivare al punto, svicola sempre. Glissa. Gli chiedono della Cgil e lui si mette a recitare la storia d’Italia, gli chiedono dell’economia e lui risponde che non c’era mai, e se c’era dormiva («io non c’entro, io no...»), se la prende con il federalismo perdendosi in un lungo racconto su un cantiere alla foce del Tevere, ma dimenticando che le riforme del federalismo le hanno promosse lui e il suo partito…

Prende vita solo quando gli citano Prodi: allora scatta «come una tigre infuriata (o forse come un gattopardo)», annota Friedman. Nega il complotto del ’98, parla con vigore di menzogne e di «odio politico». Ma è solo una fiammata. Subito dopo torna a inserire il pilota automatico, con parole sfuggenti e discorsi in politichese che al giornalista anglosassone ricordano Andreotti. Un Andreotti di sinistra, grande difensore dei partiti e della prima Repubblica, un Andreotti pieno di rimpianto per il passato, ma anche un Andreotti con spumante rosé, il giuggiolo da 15mila euro, il design e il cane Ajace che non abbaia ma morde direttamente.

Un po’ strano, no? Quando saluta Friedman, D’Alema gli fa un complimento: «La leggo sull’Herald ogni giorno e spesso sono d’accordo con quello che scrive», dice. E il giornalista non ha il coraggio di rispondergli la verità: è da 10 anni che non scrive più sull’Herald. Andreotti l’avrebbe mai sbagliato? Povero D’Alema, caricatura di se stesso, fa quasi tenerezza: i complimenti non sono mai stati il suo forte. Ma adesso il vero problema è che, con buona pace di Ajace, non riesce nemmeno più ad essere cattivo: cerca di sputar veleno, e gli escono solo nostalgia, ceramiche in design e pinot-cabernet.

di Mario Giordano

Grillo caccia altri 5 senatori «I dimissionari sono fuori»

Corriere della sera
di Redazione Online

Continuano le espulsioni di chi dissente dalla linea del leader pentastellato


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Grillo «caccia» i cinque senatori dimissionari dal Movimento: «Si sono isolati e non possono continuare ad essere rappresentanti ufficiali nelle istituzioni. Alessandra Bencini, Laura Bignami, Monica Casaletto, Maria Mussini e Maurizio Romani, sono fuori dal M5s» scrive il leader M5S sul suo blog. Sono solo gli ultimi che hanno ricevuto il cartellino rosso dai 5 Stelle: continuano dunque le «epurazioni» dei dissidenti dal movimento fondato dal comico genovese. I cinque dimissionari sono stati «puniti» per il loro «gesto politico»: aver rassegnato le dimissioni in segno di protesta contro l’espulsione di quattro colleghi. «Movimento 5 Espelle: grazie Beppe senza di te non avrei mai fatto questa esperienza!!! Non ti curare ti ho già perdonato», ha commentato su Twitter la neo espulsa Laura Bignami.

Nell’articolo, postato giovedì 6 marzo alle 11.01, il fondatore del movimento spiega infatti: «I senatori eletti come portavoce del M5S hanno rassegnato le loro dimissioni dal Senato e le hanno presentate ufficialmente al Presidente del Senato Piero Grasso. Questo gesto non è stato motivato da particolari situazioni personali, familiari o di salute, come solitamente avviene in questi casi, ma come gesto politico in aperto conflitto e contrasto con quanto richiesto dal territorio, stabilito dall’assemblea dei parlamentari del M5S, confermato dai fondatori del M5S e ratificato dagli iscritti certificati in Rete, in merito ai quattro senatori espulsi». I quattro erano Luis Alberto Orellana, Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista.

«Highlander! Resterete tu e Roberto. Ottima prova di democrazia». Così, ironico, su Twitter il senatore espulso da M5S, Lorenzo Battista, ha commenta l’ultima cacciata dei cinque dimissionari dal Movimento. «Licenziati da Beppe Grillo altri cinque di noi. Alla fine avranno difficoltà ad organizzare una briscola», fa eco da Facebook il collega Francesco Campanella. Che poi si unisce su Twitter al turbinio di cinguettii sarcastici: «Ma se i 5 stelle fedeli allo staff diventano meno di 10? Vanno loro al gruppo Misto?». «Grillo non ha la cultura del dissenso, questo è il problema principale. Noi non sappiamo perché siamo stati cacciati, possiamo solo dedurre che tutto sia dovuto a un comunicato, comparso qualche giorno prima, in cui criticavamo il colloquio tra Renzi e Grillo, in modo peraltro moderato.

Il pensiero critico in un movimento così variegato, che prende consensi da destra e da sinistra, è fondamentale». Lo ha detto il senatore Fabrizio Bocchino, uno degli espulsi dal Movimento Cinque Stelle, intervenendo ad Agorà, su Rai3. «Noi quattro espulsi abbiamo un’attività parlamentare molto cospicua - ha aggiunto Bocchino -. Se espelliamo tutti i senatori che lavorano, che rispettano le regole e che restituiscono i soldi andrà a finire che svuoteremo il movimento di quelle competenze necessarie per cambiare il Paese». «Il desiderio è quello ma adesso i numeri non ci sono - dice il senatore espulso Battista a Radio Città Futura-. So che ci sono ancora cinque persone che hanno rassegnato le dimissioni dal Senato e non dal gruppo parlamentare». «Penso che alla fine se andranno i migliori - ha proseguito - vedo i miei colleghi che mentono, ma anche lo stesso Grillo. Come quando ha fatto quel post in cui diceva agli iscritti come votare: ha detto una serie di bugie».


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6 marzo 2014 | 11:30

Cybercrime dopo il caso Snowden Ora sotto attacco banche e finanza

Corriere della sera

di Corinna De Cesare

Aumentano del 97% le intrusioni nel settore del creditoIl 50% arriva dall’Asia, rischi per l’uso dei social network


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Attacchi informatici sempre più gravi in termini di quantità e valore economico dei dati sottratti. Le attività di hacktivism e cyber spionaggio sono in costante aumento. Uno studio con un campione di oltre 2800 incidenti noti avvenuti negli ultimi 36 mesi, indica come il cybercrime rappresenti la causa della maggior parte degli intrusioni informatiche, con una crescita di oltre il 258% in due anni. Attività di hacktivism e cyber espionage sono cresciute rispettivamente del 22,5% e del 131% rispetto al 2012. Dati di un certo peso. Se infatti nel 2013 la spesa globale per prodotti e servizi di Cyber Security è stata stimata da Gartner vicina a 70 miliardi di dollari (+16% rispetto al 2012), il totale di perdite dirette ed indirette causate dal solo Cyber Crime è stato di quasi 500 miliardi di dollari (stima del Ponemon Institute) con un incremento del 26% rispetto al 2012. Sono questi alcuni dei risultati dell’ultimo rapporto Clusit/Fastweb presentato a Milano in occasione del Security Summit.

IL DATAGATE - Non è un caso se a fine 2013, otto giganti della rete come Facebook, Twitter, Aol, Microsoft, Apple, Google, LinkedIn e Yahoo, hanno presentato un piano per regolare l’attività di spionaggio online. Il Datagate ha aperto gli occhi a tutti, compresa la cancelliera Angela Merkel che secondo quanto rivelato da Der Spiegel starebbe pensando a un progetto di web europeo protetto da possibili incursioni. Che sia o meno una missione possibile, quel che è certo è che nel 2013, l’anno del caso Snowden e di Prism (il programma di sorveglianza elettronica), sono sì aumentati gli attacchi verso il settore governativo (+4%) ma sono decisamente cresciuti le intrusioni verso il settore Banking/Finance (+97%), che passa dal 5% del totale del 2012 al 9% del 2013.

L’ASIA - Secondo il rapporto Clusit, che per la prima volta si avvale anche di dati relativi agli attacchi rilevati dal Security Operations Center di Fastweb, la maggior parte di questi attacchi (50%) ha come origine l’Asia. Pur essendo quasi impossibile riuscire a capire quale sia l’origine esatta di un’intrusione, è stato analizzato il dato che più gli si avvicina, cioè la localizzazione dei server utilizzati come centri di controllo (Command and Control). Dopo l’Asia, l’Europa costituisce la seconda origine (30%) mentre Stati Uniti e Medio Oriente sono rispettivamente al terzo e quarto posto (10% ognuno). La maggior parte delle minacce (81%) arriva tramite software malevoli utilizzati principalmente per due tipologie di attività: crimine e spionaggio industriale. Si scopre così che il 60% degli attacchi rilevati è dovuto ad azioni di cybercrime ed il 24% ad azioni di spionaggio industriale volto a sottrarre informazioni. Mentre le azioni dimostrative che hanno generalmente più eco mediatico e sono portate avanti tramite minacce informatiche (Hacktivism), costituiscono solamente il 16% del totale.

I SOCIAL NETWORK - Quel che è certo è che, stando a quanto pubblicato dal rapporto Clusit, le protezioni tradizionali sono sempre meno efficaci e tutte le piattaforme sono ormai nel mirino dei malintenzionati. Dal 2013 sempre più spesso si assiste ad una commistione tra finalità cyber criminali e forme di hacktivism. I due ambiti, originariamente distinti per background, finalità e modalità di azione, trovano ora conveniente allearsi per raggiungere i propri obiettivi. Anche tramite i social network, che grazie alle loro caratteristiche ed alle modalità “disinvolte” di interazione tra gli utenti, sono utilizzati dagli attaccanti per massimizzare l’effetto delle loro campagne di diffusione di spam, di phishing e di social engineering, con la finalità di infettare il maggior numero possibile di sistemi.

6 marzo 2014 | 09:07

Grosso, piumato e carnivoro: ecco il Torvosaurus gurneyi

Corriere della sera

di Redazione Online

Nuova specie di dinosauro scoperta in Portogallo: la più grande in Europa


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In Europa, 150 milioni di anni fa, era il più grande e «cattivo» di tutti. Sono stati ritrovati in Portogallo i resti di una nuova specie di dinosauro, il più grande mai scoperto nel «vecchio continente». Il suo nome è Torvosaurus gurneyi.
Si tratta di un predatore terreno tra i più grandi dinosauri carnivori vissuto nel periodo Giurassico. Lo hanno individuato due ricercatori Christophe Hendrickx e Octavio Mateus dell’Università di Lisbona e del Museo di Lourinha che hanno pubblicato un articolo sulla rivista Plos One. Questa nuova specie è lunga fino a 10 metri e pesa tra le 4 e le 5 tonnellate. I ricercatori, che hanno scoperto le ossa a nord di Lisbona inizialmente pensavano appartenessero ad un Torvosaurus tanneri, molto comune nel Nord America. Le differenze però sono emerse quando sono stati messi a confronto la tibia, la mandibola, i denti e le vertebre di parte della coda. Alla nuova specie è stato dato il nome di Torvosaurus gurneyi.
Questo dinosauro aveva i denti a forma di lama lunghi fino a 10 centimetri e questo particolare lo pone al vertice della catena alimentare vissuto circa 150 milioni di anni fa nella penisola iberica. La sua somiglianza ad altri predatori simili fa ritenere inoltre, che Torvosaurus gurneyi, potesse avere il corpo ricoperto di piume. «Il Torvosaurus gurneyi, con un teschio di 115 centimetri, è stato uno dei più grandi carnivori terrestri vissuto a quell’epoca. Un attivo predatore che cacciava gli altri grandi dinosauri, come è evidenziato dai denti di forma di lama», ha commentato Christophe Hendrickx.

6 marzo 2014 | 09:31

Il “Corriere” si rinnova su web e tablet Un sito pensato per le news in mobilità

La Stampa

Oggi il debutto della nuova versione. Sparisce anche “.it” come su La Stampa Il direttore de Bortoli: “È cambiato il modo stesso di immaginare i contenuti”

marco bardazzi


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Le abitudini di lettura degli italiani cambiano e i grandi gruppi editoriali si attrezzano per soddisfarle. Le notizie digitali si leggono sempre più in mobilità, su tablet e smartphone ed ecco che sul web debutta una nuova versione del Corriere della Sera interamente pensata nella logica «touch first». 

Il sito che i lettori troveranno online da domani nasce così non pensato in prima battuta per il tradizionale Pc, ma per adeguarsi agli schermi piccoli e grandi che accompagnano la nostra quotidianità. «Quello che abbiamo operato è tutt’altro che un semplice restyling, abbiamo completamente rinnovato il modo stesso di pensare i contenuti», ha spiegato il direttore Ferruccio de Bortoli, presentando il sito alla stampa nella sede di via Solferino a Milano.

La caratteristica principale del nuovo sito diventa quindi il grande spazio alle immagini, per favorire una navigazione «responsive», cioè capace di adattarsi al meglio ai dispositivi con cui viene consultato. In una prima fase, il sito sarà ottimizzato soprattutto per i tablet, mentre la nuova versione per smartphone sarà rilasciata il 27 marzo.

«La notizia parte già multimediale, con una grande attenzione all’aspetto visivo e ai contenuti video», ha detto Alessandro Bompieri, direttore generale Media Rcs. L’attenzione ai video è confermata tra l’altro dall’acquisizione della piattaforma YouReporter.it, completata nei giorni scorsi da parte di Rcs Mediagroup.

«Parliamo troppo spesso di crisi dell’editoria, mentre il numero dei lettori è in crescita e l’informazione che producono le grandi testate è sempre più importante», ha sottolineato il vicedirettore Daniele Manca, che ha curato il progetto del nuovo sito («tutto fatto in casa», sottolinea Manca). Il Corriere della Sera conta 2,5 milioni di browser unici e oltre 30 milioni di pagine viste al giorno, ed eroga con la piattaforma CorriereTv circa 30 milioni di streaming ogni mese. 

Il debutto del nuovo sito segna anche l’abbandono del suffisso «.it» dalla testata, che diventa semplicemente Corriere della Sera per segnalare la completa integrazione carta-digitale. Un passo che sta diventando una tendenza nell’editoria italiana: La Stampa ha compiuto lo stesso passo lo scorso 20 dicembre, spiegandone le ragioni con un editoriale del direttore, Mario Calabresi 

Quel Bush è come il diavolo, la sedia puzza ancora di zolfo”

La Stampa

paolo manzo

A un anno dalla morte di Hugo Chávez, il Venezuela si prepara a dieci giorni di celebrazioni all’insegna della nostalgia . I video con le sue frasi più celebri


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Manca da morire El Comandante Hugo Rafael Chávez Frías. Ad un anno dalla sua morte manca anche a chi si oppone al modello bolivariano. Il suo delfino Nicolás Maduro, infatti, negli ultimi 12 mesi ha fatto quasi solo disastri. Oltre ad essere distante anni luce dal carisma di Hugo, la sua principale responsabilità è di non essere riuscito ad affrontare nessuno dei problemi economici che oggi attanagliano la società venezuelana, a cominciare dall’inflazione più alta al mondo. 

Le tanto propagandate “guerre” di Maduro poi – sia quella economica contro gli speculatori, sia quella contro la violenza che quella mediatica contro i “golpisti” di Twitter e Facebook – sono state un fallimento e, anche molti bolivariani oggi lo riconoscono, seppur “intra moenia”. Latte, farina per fare le arepas (piatto tipico venezuelano), carne di pollo, olio e pane sono sempre più difficili da comprare mentre le immagini degli eccessi della violenza contro chi ha manifestato nell’ultimo mese hanno fatto il giro del mondo. Le celebrazioni per ricordare El Comandante dureranno 10 giorni durante i quali a Caracas accorreranno molti dei leader sudamericani e caraibici che tanto del loro successo devono all’inventore della revolución bolivariana. Oggi Telesur, la tv venezuelana inventata dallo stesso Chávez che l’aveva pensata come un’anti-CNN, presenta in anteprima mondiale

“Il mio amico Hugo”, un documentario inedito girato da Oliver Stone, grande fan de El Comandante. 
Ecco alcune delle sue frasi più ad effetto perché, a prescindere dal giudizio che ognuno può avere su di lui, come Perón in Argentina, Chávez è destinato a rimanere nella storia del suo paese per ancora molti decenni. Come dimenticare ad esempio il suo intervento all’Assemblea Generale Onu del 2006 quando Hugo - riferendosi al discorso fatto il giorno prima dal presidente George W Bush – disse “il Diavolo in persona ieri è stato qui, questa sedia ancora puzza adesso di zolfo” o quando, sempre lo stesso anno, fece in diretta tv il celebre “discorso del somaro” rivolgendosi a Mr Danger, alias Bush junior, con un indimenticabile “you are a donkey” che fece in pochi minuti il giro del mondo. 

Sempre nel 2006 rimase scolpita nella mente a futura memoria il suo “andatevene a fare in … yankee di m … qui c’è un popolo con dignità” con cui Chávez annunciò davanti ad una folla osannante di supporter l’espulsione dell’ambasciatore Usa. Nel 2011 El Comandante fece invece sorridere il mondo con una frase ’socio-astronomica’: “su Marte l’ho sempre detto che non sarebbe strano che ci sia stata una civilizzazione ma chissà, magari anche là è arrivato il capitalismo, l’imperialismo, e l’hanno fatta finita con quel pianeta. Occhio che qui sulla Terra potrebbe accadere lo stesso”. E, sempre in tema ambientale, come scordare il suo intervento alla conferenza sui cambiamenti climatici di Copenaghen nel 2009 quando disse che “se il clima fosse una banca l’avrebbero già salvato”? 

In quello stesso anno il Venezuela era in piena crisi energetica ed i black-out erano frequenti in molte città e, allora, ecco lì pronto Chávez che il 5 di settembre 2009 si trasforma in una sorta di “Frate Indovino”, dispensando consigli in diretta tv per risparmiare kilowatt. “Se ti alzi alle 3 del mattino per andare al bagno, compagno, perché accendi la poca luce che abbiamo? Mettiti una torcia sul comodino e usa quella!” . Era il 2011, quando Chavez avanzò l’ipotesi che il cancro che aveva colpito lui e molti altri presidenti sudamericani non in linea con le politiche di Washington fosse molto strano: “Lugo, Dilma quando era candidata, me, pochi giorni dopo Lula e per ultima Cristina, è difficile da spiegare. Magari l’enigma sarà risolto tra 50 anni come in Guatemala, dove esperimenti letali condotti dagli Usa sulla popolazione sono venuti fuori in questi giorni”.

Certo nessuno può dimenticare il “Porque no te callas” pronunciato a Santiago del Cile da re Juan Carlos per cercare di far tacere un incontenibile Chávez che, in pieno vertice iberoamericano, prima aveva accusato di “fascista” l’ex presidente Aznar e poi continuava ad interrompere l’allora premier iberico Zapatero. Degno di memoria qui è anche come El Comandante definì nel 2007 l’unica sua sconfitta elettorale, quella del referendum che voleva introdurre in Venezuela una nuova costituzione di stampo socialista. “La vostra è una vittoria di merda” disse rivolgendosi all’opposizione.

Lavori abusivi in un appartamento: proprietà dell’immobile non sempre è uguale a responsabilità

La Stampa

La proprietà di un immobile sul quale vengono svolti lavori edilizi illeciti non basta per affermare la responsabilità penale anche se grava sull’interessato l’onere di provare che le opere sono state realizzate da terzi a sua insaputa e contro la sua volontà. È quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza 48091/13. 



riparo-kKLa Corte d’Appello di Napoli, in parziale riforma della sentenza di primo grado, condanna due coniugi a nove mesi di reclusione, essendo stata accertata la titolarità, per quota, di diverse parti di un immobile in cui erano stati effettuati lavori edilizi abusivi, in mancanza di permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica. La sospensione della pena veniva, tra l’altro, condizionata alla demolizione delle opere realizzate abusivamente. I coniugi ricorrono in Cassazione. Responsabile è chi effettua il lavori, anche se non proprietario.

La Corte territoriale ha dichiarato gli imputati responsabili semplicemente in quanto proprietari, non considerando che essi avevano provato che i lavori erano stati effettuati a loro insaputa dalla comodataria dell’immobile. Sono stati, quindi, disattesi i principi più volti affermati dalla Corte di legittimità, secondo la quale « il semplice fatto di essere proprietario o comproprietario del terreno sul quale vengono svolti lavori edilizi illeciti, pur potendo costituire un indizio grave, non è sufficiente da solo ad affermare la responsabilità penale (…), essendo necessario a tal fine rinvenire elementi in base ai quali possa ragionevolmente presumersi che egli abbia in qualche modo concorso anche solo moralmente con il committente o l’esecutore dei lavori.

Occorre considerare, in sostanza, la situazione concreta in cui si è svolta l’attività incriminata, tenendo conto (…) di tutte quelle situazioni e quei comportamenti positivi o negativi, da cui possano trarsi elementi integrativi della colpa e prove circa la compartecipazione anche morale all’esecuzione delle opere». Grava, però, sull’interessato l’onere di provare che le opere siano state realizzate da terzi a sua insaputa e senza la sua volontà. In questa parte, il ricorso è, quindi, fondato.

Nozione di pertinenza urbanistica. Gli imputati assumono, inoltre, che l’opera realizzata ha natura pertinenziale rispetto al manufatto preesistente e, proprio perché non riguardava elementi strutturali dell’edificio e non aveva un significativo impatto ambientale, non trovava applicazione la normativa sul cemento armato e sulle opere in zona sismica e non era necessaria autorizzazione paesaggistica. La Corte territoriale, invece, correttamente rileva che le modifiche apportate non erano assolutamente da considerare pertinenze, trattandosi di mutamento della destinazione d’uso con ampliamento volumetrico dell’originaria struttura.

«La nozione di pertinenza urbanistica, diversamente da quella dettata dall’art. 817 c.c., ha peculiarità sue proprie, inerendo essa un’opera – che abbia comunque una propria individualità fisica e una propria conformazione strutturale – preordinata ad un’esigenza dell’edificio principale, funzionalmente ed oggettivamente inserita al servizio dello stesso, sfornita di un autonomo valore di mercato, non valutabile in termini di cubatura o dotata di un volume minimo tale da non consentire, in relazione anche alle caratteristiche dell’edificio principale una destinazione autonoma e diversa da quella a servizio dell’immobile cui accede.

La strumentalità rispetto all’immobile principale deve essere in ogni caso oggettiva e non può desumersi, a differenza di quanto consente la nozione civilistica di pertinenza, esclusivamente dalla destinazione soggettivamente data dal proprietario o dal possessore». In virtù di queste considerazioni, si comprende che il permesso di costruire e la autorizzazione paesaggistica erano necessari. La normativa antisismica si applica ogni qualvolta sia in gioco la pubblica incolumità. La normativa antisismica e quella sul cemento armato si applicano a prescindere dal fatto che le opere riguardino elementi strutturali dell’edificio: la verifica postuma dell’assenza del pericolo e il rilascio dei provvedimenti abilitativi non incide sulla illiceità della condotta , poiché gli illeciti sussistono in relazione al momento di inizio dell’attività.

La sospensione della pena può essere subordinata alla eliminazione dei danni da reato. In tema di reti edilizi, il giudice, nella sentenza di condanna, può subordinare il beneficio della sospensione condizionale della pena alla demolizione dell’opera abusiva e ciò ha la funzione di eliminare la conseguenza dannose del reato. La sentenza impugnata va, quindi, annullata e la decisione rinviata ad altra sezione della Corte d’Appello di Napoli.

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Arriva Puddle, lo smartphone scomponibile come un puzzle

Libero


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Uno smartphone dalla mille funzioni, deformabile e scomponibile. Anche se Paddle è in fase di progettazione presso l’Università di Hasselt all’interno del dipartimento Human Computer Interaction in Belgio, molti sono gli appassionati di informatica che già hanno puntato gli occhi sullo smart-phone del futuro. Potrebbe essere una vera rivoluzione, ma dobbiamo aspettare ancora tra i 12 e i 18 mesi. Otto facce quadrate che possono essere combinate in numerosi modi a mò di puzzle, ciascuno dei quali è associato a una funzione o a un gruppo di comandi. Un principio di funzionamento simile al cubo di Rubik, anche se nelle intenzioni degli inventori non ha la stessa complicatezza.

Le funzioni - Si lancia all'avanguardia in una battaglia cruciale, quella che punta a inventare l'oggetto del futuro, ovvero quello che saprà integrare tutto, o almeno tutte le funzioni e gli oggetti informatici, dal tablet allo smartphone dalla fotocamera all'orologio da poloso, passando per un controller di gioco. Obiettivo proprio quello di rendere superfluo ogni altro device concorrente. Tante le funzioni che si possono compiere con Paddle. Ad esempio, una volta piegato, è possibile sfogliarne i pannelli come se fossero le pagine di un libro; per ricevere una videochiamata basta piegare in due il cellulare; aprendolo in quattro si attiva l’agenda; sfruttando tutti gli otto quadrati si visualizza la mappa. Il tutto in modalità touch screen. Lo smartphone si trasforma anche in orologio e bracciale interattivo. L'unico limite è nelle app che per ora sono solo 15.

Il web compie 25 anni, l'intuizione che ha cambiato le nostre vite

Il Mattino


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È stata una intuizione di 25 anni fa a cambiare le nostre vite. Il 12 marzo del 1989 l'informatico inglese Tim Berners-Lee pubblica un saggio tecnico dal titolo 'Management dell'Informazione: una proposta', in cui espone un metodo per migliorare le comunicazioni all'interno del Cern di Ginevra dove lavorava. Quel saggio per addetti ai lavori diventa la base teorica della Rete, che in un quarto di secolo ha avuto sviluppi impensabili. Ha avvolto ogni aspetto della nostra vita quotidiana, dal trovare una strada o un ristorante in una città, ai più grandi eventi come l'informazione in tempo reale, i social network, la tv e la musica in streaming.

Una grande innovazione che anche papa Francesco ha benedetto dicendo che «Il web è un dono di Dio». Ad essere sinceri Internet esisteva da prima del 1989, ma si chiamava Arpanet e veniva usato per scopi militari. L'idea a cui lavorava Berners-Lee, spiegata nel saggio, era un metodo per conservare, scambiare e rendere immediatamente fruibili i dati degli esperimenti che si tenevano al Cern che spesso durano settimane se non mesi o anni.

«Il problema della perdita di informazione è particolarmente sentita al Cern, ma in realtà noi siamo un modello in miniatura di quello che potrebbe essere il mondo in pochi anni», scriveva l'informatico nella pubblicazione. L'idea di Berners-Lee era fondamentalmente quella di creare link tra documenti, che seguissero percorsi logici, in moda da districarsi in mezzo a una montagna di dati. Il concetto di link che ora ci sembra la cosa più normale del mondo, allora era rivoluzionaria. Quella intuizione ha portato in seguito a coniare il nome di World Wide Web e a creare il primo client (un browser e un editor) nel 1991.

Quel sistema tipo 'ragnatela' usato da pochi addetti ai lavori diviene poi per la massa: il 30 aprile del 1993, infatti, il Cern di Ginevra rende pubblica la tecnologia utilizzata, disponibile liberamente e senza diritti. Poi sono arrivati i motori di ricerca come AltaVista e Yahoo! e nel 1998 fece la sua comparsa il gigante Google. A seguire realtà come Wikipedia, Amazon, Facebook e Twitter, solo per citarne alcune, che consultiamo ogni giorno, più volte al giorno, dai milioni di dispositivi mobili come smartphone e tablet che ci accompagnano oramai ovunque.

«Toglietemi il televisore, ma non Internet»: questo, parafrasando una nota pubblicità, potrebbe essere in sintesi il risultato di una ricerca condotta di recente dal prestigioso Pew Research Center in occasione dei 25 anni del web. Secondo il report, l'87% degli americani usa Internet ogni giorno, nel 1995 solo 14 cittadini su 100 andavano online. E in tempi in cui si è aperto un ampio dibattito sul rapporto tra privacy e web e su un 'linguaggio di odio' che a volte circola in rete, dallo studio emerge un atteggiamento positivo nei confronti di Internet: per il 76% ha migliorato i rapporti umani, solo il 13% è amareggiato da cattive esperienze digitali.

mercoledì 5 marzo 2014 - 21:47   Ultimo agg.: giovedì 6 marzo 2014 07:54

Cane gettato in un pozzo: al collo un sacco pieno di pietre

Il Mattino

di Alessandra Chello


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Guardate la foto: terrorizzata, disperata. Sul fondo di un pozzo prosciugato, una giovane femmina di mix Golden guarda attonita i suoi soccorritori. E' stata scattata in Romania, a Bucarest. Paese alla ribalta delle cronache ormai da diversi anni per una vera e propria guerra sanguinosa ai randagi. Una campagna appoggiata dalle istituzioni che permettono lo sterminio di migliaia di cani. Presi a fucilate, sventrati, avvelenati. O costretti a lente e allucinanti agonie. Ed era esattamente questo il destino al quale l'aguzzino di turno aveva condannato Valentina, così ribattezzata dai pochi eroici volontari che ogni giorno combattono per strapparne almeno qualcuno alla morte.

Un residente della zona dove era il pozzo, l'ha notata. Ha chiamato i soccorsi. Ed è stata tirata fuori da quella tomba a cielo aperto dove l'avevano gettata dopo averle legato al collo un sacco pieno di pietre. Ora è al sicuro, ospite del rifugio Speranta supportato dal gruppo austriaco Vier Pfoten. Secondo il municipio di Bucarest, ci sono 64mila cani randagi nella capitale, mentre i gruppi per i diritti umani parlano di 40mila. L'eutanasia di Stato per i randagi ormai è legge. Ma, denunciano le associazioni di frontiera come - Save the dogs - i cani vengono quasi tutti massacrati in strada senza pietà.

Bucarest, Romania anno 2014: tra il Paleolitico e il Far West.

sabato 1 marzo 2014 - 22:07   Ultimo agg.: martedì 4 marzo 2014 01:21

Adolescenti, l'abuso di alcol e droghe fa rimpicciolire i testicoli

Il Mattino


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ROMA A causa dell'abuso di alcol e droga i testicoli di una percentuale importante di adolescenti italiani stanno diventando sempre più piccoli. Il dato, emerso durante la conferenza “Best” organizzata da Società italiana di andrologia, Società italiana di sessuologia medica e Società italiana di urologia. Il dato viene dalla campagna “Amico Andrologo” , condotta su 10mila ragazzi nelel scuole di tutta Italia di cui oltre 4milasi sono sottoposti ad una visita andrologica. “Quello che è emerso è che il 14% dei ragazzi ha una riduzione del volume dei testicoli - spiega Andrea Isidori, andrologo dell'università La Sapienza di Roma - Inoltre sembrerebbe dai dai preliminari che ci sia una diretta relazione tra il fenomeno e l'abuso di alcol e droghe, soprattutto per i ragazzi che assumono grandi quantità di alcol in poco tempo, il cosiddetto binge drinking».

Dagli incontri, che i ragazzi facevano separatamente dalle compagne, è emersa una grande fame di informazioni, a dispetto dei luoghi comuni sulla sovrabbondanza di notizie sul tema. «Quello che abbiamo visto è che invece erano tutti attentissimi a quello che dicevamo e ci hanno bombardato di domande su diversi argomenti, dalla contraccezione ai sentimenti provati dalle ragazze - spiega Isidori -. Questo è un chiaro messaggio per le istituzioni, perché si decidano a introdurre l'argomento nelle scuole come avviene negli altri paesi».

05 Mar 2014 23:34 - Ultimo aggiornamento: 23:39

Lupo Alberto compie 40 anni La festa fa il Giro d’Italia

La Stampa

teodoro chiarelli

Partono da Genova le celebrazioni per il compleanno del fumetto. Previste anche tappe a Napoli, Milano, Firenze, Roma, Cagliari e Udine


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Le prime strisce apparvero sul Corriere dei Ragazzi nel 1974. Storie che ruotavano attorno a un variegato caravanserraglio di animali raccolti nella fattoria Mckenzie. Il protagonista è il buffo e filosofico Lupo Alberto (che con l’avvento del colore diventerà blu), innamorato della gallina Marta e in perenne contrasto con il cane Mosè. E intorno la talpa Enrico con la moglie Cesira, la gallina Alice, amica del cuore di Marta, il colto maiale Alcide, lo sciocco papero Glicerina, l’irascibile toro Krug e tanti altri. 

L’autore è oggi uno dei più famosi e apprezzati disegnatori italiani: il modenese, classe 1952, Guido Silvestri, alias Silver. Già stretto collaboratore di uno dei mostri sacri del fumetto, Franco Bonvicini, in arte Bonvi (Sturmtruppen, Cattivik, Nick Carter e la serie “Gulp, fumetti in tv” che diventerà Supergulp), Silver con i suoi personaggi è diventato un autore cult per generazioni di italiani, un testimone del nostro tempo a cavallo tra Novecento e terzo Millennio.

«Un disegnatore - dice Silver - mette sempre qualcosa di se stesso in quello che fa. Io sono Lupo Alberto, con le sue aspirazioni, la sua spinta anarcoide e la sua emarginazione». Per festeggiare i primi quarant’anni di Lupo Alberto a Genova è stata organizzata, presso il Museo Luzzati al Porto Antico, una grande mostra di strisce, tavole originali (oltre 120), memorabilia, fumetti, libri, manifesti e cartelloni. 

Oggi l’inaugurazione alla presenza dello stesso Silver: la rassegna (ingresso 5 euro) durerà sino al 21 settembre. Quella genovese non sarà l’unica manifestazione per festeggiare il compleanno di Lupo Alberto. Altre tappe seguiranno: Napoli, Milano, Firenze, Albissola, Marostica, Rovigo, Roma, Fano, Cagliari, Udine, Catania, Lucca e Correggio. 

Wilma Goich, vittima degli usurai: "Ho fatto la figura della cantante fallita"

Il Mattino


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TORINO - ​Wilma Goich, cantante celebre negli anni '60, è comparsa in tribunale a Torino. L'artista, rappresentata dall'avvocato Emanuele Crozza, ha testimoniato nel processo a due commercianti che, le avrebbero prestato soldi a tassi usurari e poi l'avrebbero minacciata. «Ho avuto un danno enorme - ha detto - perché ho fatto la figura della cantante fallita». I fatti tra il 2007 e il 2009: un uomo di 45 anni e una donna di 43 le avevano prestato 10 mila euro applicandole poi tassi del 240%.

mercoledì 5 marzo 2014 - 21:37   Ultimo agg.: 21:38

Sei fuori corso da anni? Mamma e papà non devono più darti nemmeno un euro

Il Mattino


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ROMA - I genitori non dovranno più 'mantenere' il figlio studente universitario, se quest'ultimo è fuori corso da 8 anni. A deciderlo è una sentenza della Casssazione, che dà diritto ai genitori di tagliare i fondi economici per il figlio 'fannullone'.
Con la sentenza 1585/2014 della Cassazione, i giudici hanno negato a un ragazzo 28enne studente universitario, fuori corso dalla bellezza di 8 anni, l'assegno percepito.
Il genitore, al massimo, avrà il diritto di versare gli alimenti, dato che il figlio, in passato, aveva lavorato nel settore turistico-alberghiero e, per questo, ha dimostrato di poter trovare un lavoro.

mercoledì 5 marzo 2014 - 15:48   Ultimo agg.: 20:24

Pantheon, svelato il segreto della cupola

Il Messaggero

di Laura Larcan


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«Immaginate quale impressione poteva suscitare negli spettatori la visione dell’imperatore Augusto che, nel momento esatto di varcare la soglia del Pantheon, veniva illuminato dai raggi del sole come da un riflettore di scena!».
È Eugenio La Rocca, storico sovrintendente ai Beni culturali del Comune di Roma (da quando era sindaco Francesco Rutelli fino al sodalizio con Walter Veltroni), nonché professore ordinario de La Sapienza e curatore della mostra blockbuster «Augusto» alle Scuderie del Quirinale, a svelare i retroscena di uno spettacolo astronomico unico. Uno show ben congegnato, su progetto del primo imperatore di Roma, e che si manifestava in un solo giorno dell’anno. Ma non una data qualsiasi (perché nulla nelle imprese architettoniche e urbanistiche della Roma antica è lasciato al caso).

Bensì, il 21 aprile, a mezzogiorno. Coordinata emblematica che rimanda al Natale di Roma, la fondazione della città eterna per volere di Romolo. Fino ad oggi la cupola mozzafiato del Pantheon (monumento eretto sotto Augusto, poi ricostruito da Adriano nella prima metà del II sec. d.C.) ha stimolato fior di studi, ma anche innumerevoli leggende e curiosità legate al suo «oculo», quell’unica finestra circolare (del diametro di nove metri) che si apre al centro della cupola titanica. Ebbene questo «opaion» (per dirla con gli antichi) ha un significato archeo-astronomico ben preciso che è stato ricostruito e documentato da La Rocca, mettendo in relazione per la prima volta una serie di fonti con recenti scoperte archeologiche. Lo studio è stato presentato ieri nel corso di una conferenza presso la Biblioteca Vallicelliana dal titolo «Augusto nel Campo Marzio settentrionale».

LA PORTA DI BRONZO
«I raggi del sole, fluendo dall’oculo, colpiscono tuttora le pareti del tempio proprio come un riflettore di scena, scandendo il passare delle stagioni ed evidenziando in determinati giorni e in determinati orari le edicole e le esedre - racconta La Rocca - Ma la fascia luminosa si dirige e colpisce perfettamente la porta d’ingresso del Pantheon nel giorno del 21 aprile, la nascita di Roma: a mezzogiorno esatto, il faro di luce centrava, e centra ancora oggi, l’ingresso del tempio». Che fosse un fenomeno solare legato ad Augusto lo confermano le recenti scoperte, nell’area antistante il Pantheon, delle originarie scale del tempio di età augustea:

«Questi reperti testimoniano che il Pantheon rifatto da Adriano, cioè quello che vediamo oggi, ha preservato l’orientamento verso Nord - riflette La Rocca - E sempre dell’edificio augusteo conserva anche la monumentale porta di bronzo. Pertanto ci sono tutte le motivazioni per supporre che il fenomeno dei raggi solari riguardasse anche il Pantheon di Augusto, eretto com’è noto da Agrippa amico e genero di Augusto, che dovremo immaginare di conformazione simile, anche se di struttura meno complessa, ma con la stessa tipologia della facciata». E perché questa mise-en-scène? «È il programma politico di Augusto - evidenzia La Rocca - restituire la sua figura come nuovo fondatore della città, nel segno della pace». Un autentico «teatro solare».


Giovedì 06 Marzo 2014 - 08:32