giovedì 27 marzo 2014

Europee, Tsipras in difficoltà ma arriva l'assist della Boldrini

Sergio Rame - Gio, 27/03/2014 - 15:14

La lista di estrema sinistra non riesce a raccogliere le firme per presentarsi alle elezioni. Accorre subito la Boldrini: "Il parlamento modifichi le regole"

Pensano a una soluzione all'italiana. E a metterci la pezza si spende in prima persona la presidente della Camera Laura Boldrini che è pronta a far di tutto pur di portare la lista Tsipras all'Europarlamento, anche a cambiare la legge elettorale.

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Il movimento ispirato al leader di Syriza Alexis Tsipras ha già raccolto 100mila firme per la presentazione delle liste alle europee. Non abbastanza per superare gli "ostacoli" dovuti alla regola delle tremila firme minime in ogni regione e delle 30mila minime in ogni circoscrizione. Per risolvere il problema la Boldrini ha incontrato oggi le delegazioni della lista "L’altra Europa con Tsipras" e della Federazione dei Verdi e si è detta favorevole modificare le regole: "La questione può essere risolta solo mediante intervento legislativo".

Al centro dei colloqui è stata proprio la norma della legge 18 del 1979 che impone di raccogliere almeno 3mila firme in ogni regione d’Italia, indipendentemente dal numero di abitanti della regione stessa, pena la cancellazione della lista nell’intera circoscrizione elettorale. Settimana scorsa Barbara Spinelli aveva preso carta e penna e aveva scritto alla Boldrini per chiedere un intervento: "Noi riteniamo tale norma palesemente ingiusta. La Lombardia, ad esempio, che ha 9.939milioni di abitanti viene considerata allo stesso modo della Valle d'Aosta che ha una popolazione di circa 128mila abitanti". Una delle regioni più "problematiche" è, appunto, la Val d'Aosta.

È proprio qui che la lista rischia di non raccogliere le firme sufficienti invalidando, così, la possibilità di competere nell'intera circoscrizione Nord-Ovest. Lo stesso discorso vale per le isole. Tra Sicilia e Sardegna il traguardo è 30mila firme. "Trattare in modo uguale situazioni diseguali è il massimo dell'ingiustizia - aveva spiegato la Spinelli alla Boldrini - in questo modo si rischia di precludere a una nuova forza elettorale, quale la lista L'altra Europa con Tsipras che io sostengo e nella quale sono candidata, il diritto a presentarsi, con grave nocumento per la democrazia in Italia e in Europa".

L'unica soluzione per aggirare il problema è, va da sé, cambiare la legge elettorale. Per questo la figlia di Altero Spinelli, padre fondatore dell'Europa del dopo guerra, ha chiesto alla Boldrini di intervenire. Manco a dirlo la presidente della Camera ha subito giudicato "ragionevole e condivisibile" la richiesta della sinistra radicale, ma ha anche ricordato che "la questione può essere risolta solo mediante un intervento legislativo". "Un testo contenente alcune modifiche alle norme per il voto europeo è già stato votato dal Senato ed è ora all’attenzione della commissione Affari Costituzionali della Camera", ha assicurato la Boldrini trovando il plauso di Tsipras.

Ibrahimovic diventa un francobollo: boom di richieste in Svezia

Libero


Ibrahimovic diventa un francobollo: boom di richieste in Svezia


A inizio mese era stato annunciato, da oggi è effettivamente in commercio: Zlatan Ibrahimovic è diventato un francobollo. La caccia alla stampa è quindi iniziata, con l'immagine di Ibrahimovic che ha già avviato una vera e propria gara tra i collezionisti, pronti ad aggiudicarsi uno dei francolbolli messi in vendita dalle Poste svedesi. Un riconoscimento importante che ha fatto particolarmente piacere al centravanti svedese: "E' un grande onore che la mia immagine sia presente su un francobollo - ha commentato Ibra - e sono orgoglioso di essere stato scelto. Quando mi arriva della posta spesso si tratta di fatture, e non è sempre una cosa bella. Ora, forse, le cose cambieranno". "Non abbiamo mai avuto delle simili vendite, cinque milioni prima del giorno del lancio, una cifra altissima", ha riferito alla radio svedese Britt-Inger Hahne, capo del dipartimento vendite delle Poste e il responsabile dell'ufficio francobolli.

Le immagini - La serie di francobolli rappresenterà Ibrahimovic in alcune delle sue azioni più memorabili. "I francesi sono particolarmente interessati, si tratta del grande Zlatan", Britt-Inger Hahne. "Un cliente ha ordinato 1.500 pacchetti per i suoi amici francesi", ha aggiunto. Sui cinque francobolli offerti, tre riportano immagini dell'amichevole Svezia-Inghilterra (4-2) del 14 novembre 2012, in cui Zlatan ha segnato i quattro gol della Svezia, di cui uno in rovesciata da 40 metri.

I guidatori stranieri pagheranno le multe prese in Italia

Corriere della sera

Una direttiva europea prevede lo scambio di informazioni sui dati delle vetture


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Presto i guidatori stranieri pagheranno le multe stradali prese mentre circolano in Italia. Tornati a casa troveranno il verbale con la notifica in base un accordo fra i diversi Stati dell’Unione Europea. O almeno dovrebbero perché l’iter burocratico è parecchio lungo e complesso.
Migliaia di multe cadute nel vuoto
Funziona più o meno così: sei tedesco e hai superato il limite di velocità da noi? Se la polizia non ti ha fermato prima, la contravvenzione sarà recapitata a destinazione nel paese di origine nella lingua ufficiale. Tutto questo è possibile grazie a un decreto legislativo che recepisce una direttiva europea «intesa ad agevolare lo scambio transfrontaliero sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale». Secondo il nuovo sistema gli Stati membri della dovranno attivare dei «Punti di contatto» (in Italia sarà gestito dalla Motorizzazione) per gestire e mettere i comuni le banche dati dei veicoli. Il problema riguarda migliaia di contestazioni finora cadute nel vuoto per mancanza di comunicazioni: se un automobilista straniero, infatti, veniva «beccato» da tutor o autovelox, era quasi certo che la facesse franca.

La direttiva europea fissa però alcuni paletti sul tipo di infrazioni:

1) Eccesso di velocità;
2) Mancato uso cinture di sicurezza;
3) Mancato arresto davanti a un semaforo rosso;
4) Guida in stato di ebbrezza;
5) Guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti;
6) Mancato uso del casco protettivo;
7) Circolazione su una corsia vietata (bus, taxi, emergenza, cantieri, ecc.)
8) Uso indebito di telefono cellulare o di altri dispositivi di comunicazione durante la guida. Ma non tutti hanno aderito: Danimarca, Regno Unito e Irlanda si sono tirati fuori.

Per l’Asaps comunque la legge «è solo un primo passo».

27 marzo 2014 | 11:36

E' il Londra-Budapest il volo più ritardatario del mondo

Libero

Dallo scorso 1 giugno il W6 2206 della Wizz Air non è mai partito in orario


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Negli Stati Uniti, quando si prenota un volo su uno dei siti internet delle principali compagnie aeree a stelle e strisce come American Airlines, United Airlines e Delta, è possibile conoscerne l'indice di puntualità. Cioè, sapere quante volte in tempi recenti, quel volo è decollato in orario, ovvero entro quindici minuti dall'orario ufficiale di partenza. In Europa nessuna compagnia offre un servizio del genere, ma ci sono siti internet specializzati che i passeggeri frequent flyer possono consultare. Uno di questi è Euclaim. Secondo il quale il volo più in ritardo d'Europa (e presumibilmente del mondo) è il Londra-Budapest operato dalla Wizz Air, la maggiore compagnia low cost dell'est Europa.

Ora, stando alle classifiche ufficiali, il volo W6 2206 (che parte dallo scalo londinese di Luton) non è più lumaca di altri, con un indice di puntualità (cioè di decolli entro i 15 minuti dall'orario ufficiale) del 73%. Ma c'è un dato che lo rende unico, secondo Euclaim: il W6 2206 non parte in orario dallo scorso 1 giugno 2013. Ovvero da quasi 300 giorni consecutivi. Mai. Neppure un giorno, con ritardi che in questo periodo sono andati dai due minuti fino a dodici ore e tredici minuti. In tutto, i suoi passeggeri l'hanno atteso per complessive 176 ore.

Franceschini alla prova della “Tassa sul telefonino”

Corriere della sera

di Umberto Torelli
 

Il ministro dei Beni Culturali apre il tavolo per definire i nuovi termini per “l’equo compenso per copia privata” che interessa tutti i prodotti con memoria interna


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Riprende da oggi la marcia per la definizione della «tassa sul telefonino». Il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, rientrato al tavolo di lavoro dopo il malore che lo ha colpito una ventina di giorni fa, incontrerà le parti interessate. Obiettivo: «Raccogliere ulteriori informazioni sull’equo compenso per la copia privata», utili per giungere alla definizione conclusiva.
 
Riepilogo delle puntate precedenti
Corriere.it ha seguito la questione dalle prime battute di inizio febbraio, quando venne alla luce la prima comunicazione dell’ex ministro Massimo Bray. Con la tabella provvisoria per la rivalutazione dei compensi. Quella che avrebbe previsto un aumento di 5,20 euro per smartphone e tablet, fino a toccare 40 euro per i decoder con memoria interna. Con incrementi del 500% rispetto a quanto paghiamo già adesso anche senza rendercene conto (0,90 euro per i cellulari). Abbiamo poi spiegato ai nostri lettori, in un articolo successivo, quali sono i Paesi che l’hanno adottata e quali hanno trovato soluzioni differenti come ad esempio Inghilterra e Spagna. Poi, è stato dato spazio alla Siae per illustrare per voce del suo presidente Gino Paoli la proposta di caricare sui produttori elettronici l’intero importo. Sulla quale pesa l’incognita che la cifra venga poi ricaricata sul consumatore finale. La scorsa settimana, con l’insediamento del Governo Renzi, si sono riaperte le danze. Così abbiamo pubblicato la risposta di Gaetano Blandini, direttore generale della Siae al nostro articolo in cui illustravamo la petizione di 500 artisti e personaggi del mondo dello spettacolo e la replica di Marco Pierani di Altroconsumo.
Le domande dei lettori
Adesso Franceschini necessita, come era facile prevedere, un ulteriore periodo di riflessione. Ulteriori approfondimenti che coinvolgono le pari in causa. Da tutti viene richiesta la massima trasparenza nei confronti dei cittadini. E il neo-ministro, visti i precedenti, dovrà indicare con chiarezza i criteri da seguire per le decisioni. Nel frattempo Corriere.it, nel ripercorrere l’intera vicenda ha raccolto più di 2400 contribuiti (risposte scritte) dei lettori, oltre ai 12 mila rilanci dei vari articoli sui social media. Risultati che mostrano in modo inoppugnabile come la «tassa sul telefonino» sia sentita da parte dei cittadini, in cerca risposte concrete a domande legittime. Ne abbiamo raccolte alcune tra le più significative, a cui diamo risposta con l’avvocato Gualtiero Dragotti, esperto di Intellectual Property & Technology sul blog L’Ora Legale.

27 marzo 2014 | 14:02



Tassa sul telefonino – Le risposte alle domande dei lettori
Corriere dellasera



L'ora legale



1) Ho comprato delle canzoni su iTunes, è vero che la licenza mi consente di farne copie per uso personale? Se così, perché dovrei pagare ancora l’equo compenso?
L’equo compenso, almeno nella sua attuale formulazione, non remunera la singola operazione di riproduzione, bensì la possibilità di impiegare il supporto o l’apparecchio per conservare e riprodurre contenuti protetti.  Le condizioni della licenza iTunes non sono rilevanti ai fini del pagamento del compenso.

2) Come abbonato Rai pago il canone e la Rai a sua volta è in regola con i diritti di film e programmi. Allora, posso farne una copia  sul mio registratore digitale?
Si, e ciò anche grazie al compenso per la copia privata, che ha proprio la funzione di rendere lecite riproduzioni come queste. Diversamente il telespettatore potrebbe vedere il film o il programma ma non necessariamente riprodurlo e conservarlo su un supporto di memorizzazione. 

3) Quando acquisto una chiavetta Usb e sopra memorizzo documenti e file di lavoro, verso comunque l’equo compenso?
Si. Attualmente il pagamento del compenso, e la sua misura, è correlato alla natura del supporto, non ai contenuti che effettivamente vengono memorizzati su di esso.

4) Un lettore lancia una proposta: «perché sullo scontrino non viene indicato con voci distinte il prezzo del dispositivo elettronico e la cifra per l’equo compenso?» Così sapremmo se i produttori ci hanno o meno addebitato la tassa.
Premesso che il pagamento del compenso per la copia privata non è una facoltà bensì un obbligo, la sua emersione gioverebbe a mio avviso alla chiarezza ed alla completezza delle informazioni per il consumatore. D’altro canto la nostra tradizione prevede di regola l’indicazione del prezzo finale complessivo, approccio questo che ha comunque i suoi vantaggi (chiunque abbia acquistato un bene negli Stati Uniti e abbia poi visto lievitare l’importo finale dello scontrino al momento del pagamento sa bene quel che intendo).

5) Ho acquistato un Cd musicale e voglio digitalizzare una compilation in formato Mp3 su una chiavetta, i diritti d’autore li ho già pagati?
In linea di stretto diritto l’elaborazione dell’opera (tale può essere, secondo alcuni, la predisposizione di compilation o la modifica del formato o della codifica) non rientra tra le cd. utilizzazioni libere. Il compenso per la copia privata ha anche lo scopo di consentire agli utenti di impiegare i dispositivi di memorizzazione con maggiore tranquillità, senza interrogarsi sui limiti di liceità di ciascuna operazione.

6) Se acquisto su Amazon (o altri store online) uno smartphone, una chiavetta Usb  o un generico dispositivo di memorizzazione, sono a posto con la Legge?
Il compenso deve essere corrisposto dal produttore o dall’importatore; non spetta all’utente o all’acquirente finale la verifica dell’effettivo pagamento da parte di tale soggetto. A prescindere da ciò, gli store online non possono fingere di ignorare le varie normative nazionali in materia di compensi per copia privata, come insegna proprio  il recente  caso Amazon, che ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia EU per contestare la regolarità di un meccanismo di compenso per copia privata previsto dalla legge austriaca. Le tesi di Amazon sono state rigettate.

7) Un imprenditore chiede: «nella mia web-factory ci sono  decine di server equipaggiati con centinaia di hard disk. Poiché contengono solo file di lavoro, posso chiedere alla Siae il rimborso del contributo pagato preventivamente per  ogni hard disk?»
Il tema del rimborso è delicato ed è stato oggetto, tra l’altro, anche della sentenza Amazon citata poco fa. La Corte di Giustizia EU ha infatti chiarito che il meccanismo di riscossione dell’equo compenso basato sulla semplice idoneità del supporto a consentire la duplicazione di opere protette è lecito se prevede la possibilità di chiedere un rimborso qualora i supporti vengano utilizzati per scopi diversi. Ciò detto, le norme in materia di copia privata si applicano esclusivamente alle persone fisiche, non alle realtà imprenditoriali. Per queste ultime l’art. 4 dell’allegato tecnico al decreto del 30 dicembre 2009, che ha regolato la materia sino ad ora, prevedeva la possibilità di istituire protocolli specifici “anche al fine di praticare esenzioni oggettive o soggettive, come, a titolo esemplificativo, nei casi di uso professionale di apparecchi o supporti ovvero per taluni apparati per videogiochi”.

8) Ho letto che il Governo spagnolo ha abolito del tutto il contributo, legalizzando le copie private. I soldi per l’equo compenso agli autori arrivano dalla lotta alla pirateria. Il nostro Governo potrebbe adottare una soluzione analoga a quella spagnola? 
Purché si muova all’interno dei confini normativi UE, il nostro legislatore può conformare l’istituto del compenso per la copia privata come preferisce, anche abolendo il prelievo sui supporti e sui dispositivi. La soluzione spagnola ha il pregio di superare la correlazione tra la capienza del supporto e l’importo del compenso, inattuale alla luce della sempre più ampia adozione di soluzioni cloud. Personalmente dubito che il nuovo ministro deciderà di abolire il compenso per la copia privata così come attualmente conformato; mi auguro tuttavia che nella sua nuova disciplina si terrà conto, oltre che della sempre minore importanza della capienza del supporto, della necessità di non gravare oltremisura su apparecchi (smartphone, tablet, ecc.) la cui adozione ed il cui impiego contribuisce alla alfabetizzazione digitale del Paese.  L’aumento del prezzo dei dispositivi, anche di pochi euro, rischia di ripercuotersi negativamente sul  digital divide, che tutti, autori ed editori compresi, dovrebbero invece contribuire a ridurre.

Gualtiero Dragotti – Umberto Torelli

Numeri falsi, i counter confermano «Il 10 per cento dei voti dal Cile»

Corriere della sera

L’analisi dei flussi di traffico sul sito che ha guidato la consultazione digitale indipendentista. Alexa: flussi anche da Serbia e Germania. Il ruolo dei (ro)bot


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VENEZIA — Cominciamo con il tranquillizzare il signor Mario Guerrieri di Roma che in una lettera a un importante quotidiano nazionale scrive a proposito dei risultati di Plebiscito.eu che «dopo il referendum bisogna boicottare i prodotti del Veneto e non andarci più in vacanza perché tutti i veneti hanno dimostrato di volersi separare dall'Italia ». Le cose però non starebbero esattamente così.

I certificatori di traffico dati (Alexa pro, Trafficestimate e Calcustat) che martedì hanno stimato per conto del Corriere del Veneto in non più di centomila persone gli elettori del comitato guidato da Gianluca Busato (numero ben lontano dai presunti due milioni e mezzo dichiarati dagli organizzatori), ieri hanno confermato le analisi (22.500 visitatori al giorno nei sei giorni di picco in cui i media stranieri e italiani hanno trattato la questione) individuando anche i server di provenienza dei voti. E proprio da questa divisione territoriale emergono una serie di curiosità. I presunti votanti infatti non sono concentrati soltanto in Veneto come ci si dovrebbe aspettare da un referendum sull'indipendenza, ma sono sparsi un po' in tutto il mondo e provengono dalla Germania, dalla Spagna e dalla Serbia.

Un elettore su dieci si è addirittura collegato da un indirizzo internet corrispondente a Santiago del Cile, capitale sudamericana che evidentemente ha a cuore l'indipendenza della nostra regione dallo Stato centrale. La spiegazione di queste presenze «straniere » tra i presunti sostenitori dell’indipendenza comunque non è così complessa. Da qualche anno a questa parte infatti i cosiddetti bot (abbreviazione di robot) hanno superato il numero di esseri umani collegati a internet ed eseguono operazioni di routine al pari dei normali utenti. Si tratta di programmi di società specializzate nati per accedere a pagine web, a chat e a videogiochi per eseguire compiti di routine, per garantire la sicurezza o per fare i passaggi necessari per votare a un referendum e aumentare così il traffico di dati e mettere più in vista una pagina internet sui motori di ricerca come Google.

I canali utilizzati da Busato per pompare traffico sul sito Plebisicto.eu però non sono stati esclusivamente informatici. Anche se la scelta di utilizzare le webfarm islandesi (il sito risulta accreditato a Klapparstigur 101 Reykjavik) per sosttostare a una legislazione internet più liberal e la decisione d i r e g i s t r a r e i l s i t o 54.83.13.17 (Plebiscito.eu) ad Ashburn in Viriginia presso Amazon Tecnologies dimostra una conoscenza professionale della rete, ad alimentare il traffico (che si è fermato a un picco ragguardevole di 135 mila visitatori in sei giorni) è stato l’utilizzo sapiente dei media stranieri.




Il 16 marzo, poco prima di lanciare la bomba referendaria, sulla scia delle tensioni indipendentiste della Crimea, Lodovico Pizzati è stato intervistato dai media russi in un servizio di Marina Tantushyan in qualità di international spokesperson di Plebiscito. eu (portavoce internazionale). Da là è partita la bolla mediatica che ha coinvolto i media angolossasoni e americani che hanno messo sullo stesso piano le spinte indipendentiste della Crimea, della Scozia, dell’Irlanda, dei Paesi Baschi, della Catalogna e, naturalmente, del Veneto. È soprattutto per questo che la notizia ha cominciato a girare in internet in maniera virale cedendo parte del traffico al sito di Busato che a sua volta è collegato a una galassia di siti legati al portale Venetosi.it (si noti che l’estensione questa volta è molto italiana, ndr).

Non stupirebbe dunque se Busato fosse in grado di dimostrare («su una rivista specializzata americana », ha annunciato martedì) che sul web ci sono state più di due milioni di operazioni legate al chiacchiericcio mediatico del referendum. Inutile aggiungere che due milioni di chiacchiere sul web non si tradurranno mai in altrettanti voti nemmeno sommando i presunti elettori cileni, tedeschi e serbi dato che generalmente questi numeri si trasformano in operazioni concrete al 5%. A proposito: il 5% di due milioni è proprio centomila, cioè il numero di votanti sul sito Plebiscito.eu.

27 marzo 2014

La Russia vieta gli iPad ai funzionari: «Meglio Samsung, sono più sicuri»

Corriere della sera

di Elmar Burchia

Il ministro Nikiforov: «I tablet coreani si possono utilizzare per lavorare su informazioni confidenziali». Il premier Medvedev, fan Apple, nel 2010 incontrò Steve Jobs


Medvedev e Job
Paura di essere spiati o semplici misure di ritorsione verso gli Stati Uniti? Il governo russo ha annunciato di aver sostituito «non molto tempo fa» gli iPad della Apple coi tablet della sudcoreana Samsung. Il motivo? Sarebbero più sicuri. Il maggiore fan della mela morsicata, finora, era lo stesso premier Dmitri Medvedev.
«Nessuna restrizione»
Funzionari governativi e ministri russi hanno cambiato i loro iPad con dei nuovi tablet Samsung. Il titolare delle Telecomunicazioni, Nikolai Nikiforov, ha motivato la decisione con esigenze di sicurezza. I nuovi tablet «sono particolarmente protetti, si possono utilizzare per lavorare su informazioni confidenziali», ha spiegato il ministro secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa moscovite. Molte delle informazioni scambiate in seno al consiglio dei ministri «hanno carattere confidenziale e questi dispositivi (Samsung) corrispondono pienamente a tale esigenza». Nikiforov ha precisato che la scelta non significa una restrizione o sanzione contro l’azienda americana Apple. «Le informazioni pubblicate dai media sul fatto che i servizi segreti statunitensi aumenteranno sensibilmente il volume dei dati intercettati - ha detto ancora il membro del governo - suscita ovviamente un’inquietudine seria nella gran parte dei responsabili delle commesse pubbliche».
Un fan al Cremlino
Nel 2010, l’allora presidente e ora primo ministro Dmitri Medvedev, aveva visitato il quartier generale di Apple nella Silicon Valley ricevendo in regalo un iPhone da Steve Jobs. Medvedev l’aveva usato per mandare il suo primo tweet. Tuttavia, come si è scoperto poi, il dispositivo aveva un accesso bloccato di AT&T che gli impediva di usarlo in Russia.

27 marzo 2014 | 13:37

Turchia, Erdogan mette il bavaglio anche a YouTube

Corriere della sera

di Marta Serafini

Il premier turco dopo Twitter censura la piattaforma video. Nei giorni scorsi era stato postato un audio di una conversazione di dirigenti Turchi sulla guerra in Turchia




Non ci è riuscito con Twitter, ci riprova con YouTube. A tre giorni dalle elezioni locali, tramite l’autorità per le telecomunicazioni (Tib), il premier turco Erdogan ha colpito YouTube, adottando «misure amministrative». La censura sarebbe scattata dopo la pubblicazione online di un audio di una conversazione fra dirigenti turchi su un possibile intervento in Siria. Erdogan accusa i social network di essere strumento di un complotto contro il suo governo dopo che su YouTube, spesso rilanciati da Twitter, sono apparsi video e audio di telefonate sue con il figlio e di suoi ministri con altri interlocutori che rivelavano casi di presunta corruzione. E per portare avanti la censura il mese scorso aveva fatto passare una legge bavaglio al web.
Turchia, Erdogan blocca anche YouTube
 
Turchia, Erdogan blocca anche YouTube
 
Turchia, Erdogan blocca anche YouTube
Turchia, Erdogan blocca anche YouTube
Turchia, Erdogan blocca anche YouTube
 
Turchia, Erdogan blocca anche YouTube
Le proteste degli utenti
Come successo con Twitter, gli utenti hanno iniziato a protestare con l’hashtag #YoutubeisblockedinTurkey e a diffondere informazioni per aggirare il blocco
#YoutubeisblockedinTurkey Hotspot Shield unblocks it! Just turn your shield "ON" Android http://t.co/1lyNCbe0Cf iOS http://t.co/0ppDp49e1k
— Hotspot Shield (@HotspotShield) 27 Marzo 2014

Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
 
Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
 
Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
 
Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
 
Ma la rete non ci sta: l’ironia degli utenti
Il precedente
Nei giorni scorsi i giudici amministrativi avevano sbloccato Twitter giudicando irregolare la decisione dell’authority Tib. In realtà il blocco di Twitter non aveva funzionato, in quanto gli utenti erano riusciti ad aggirare la censura usando modalità di navigazione protette. Anche il presidente Gul aveva protestato contro il provvedimento di Erdogan e perplessità in merito erano state espresse anche dai Commissari dell’Unione Europea. La Turchia è uno dei paesi europei con un più alto numero di utenti sui social network ma con poca libertà di stampa.

Twitter @martaserafini
27 marzo 2014 | 16:06

L'Aeronautica toglie il segreto sugli avvistamenti Ufo in Campania: eccoli svelati

Il Mattino

di Ebe Pierini


CASERTA - Per anni sono stati chiusi a chiave in un grande armadio blindato del Reparto Generale Sicurezza dell’Aeronautica Militare, a Roma.

2014032Migliaia di pagine protette da varie classifiche di segretezza. Le prime segnalazioni catalogate sono datate 1972 anche se Forze Armate e servizi segreti si occupano di oggetti volanti non identificati almeno dal 1950. Ora i documenti relativi agli avvistamenti di Ufo in Italia sono stati desecretati e resi pubblici dall’Aeronautica Militare e i giornalisti Lao Petrilli e Vincenzo Sinapi li hanno raccolti nel libro «Ufo – I dossier italiani» edito da Mursia. Storie misteriose e affascinanti che catalizzano la curiosità e l’attenzione della gente.

Tra le centinaia di casi che sono stati analizzati e catalogati negli anni dall’Aeronautica Militare anche tre avvistamenti avvenuti in provincia di Caserta. Era il 1° febbraio del 1984 quando alcuni testimoni avvistarono, nel cielo di Baia Domizia, alle 10.25, un oggetto non identificato che sembrava una pera arancione e marrone.

Dopo 21 anni, l’8 febbraio del 2005, qualcosa di anomalo venne avvistato nei cieli di Grazzanise, sede di uno dei più importanti aeroporti militari italiani. Quel giorno un controllore di volo osservò sui suoi monitor un oggetto sconosciuto che sorvolava la base.

Decise di avvisare il pilota di un velivolo con cui era in comunicazione. Raccontò alle altre persone presenti in torre di controllo che erano comparsi quegli strani puntini senza che nessuno riuscisse a dare una spiegazione. Anche un C130 in volo sulla zona confermò la presenza di quell’oggetto non identificato. Alle 22.45 sugli schermi della base di Grazzanise apparve un altro ufo.

Entrambi i casi rimangono avvolti nel mistero. L’ultimo avvistamento in provincia di Caserta è stato registrato a Cesa, alle 4.37 del 15 giugno del 2011. Un ventisettenne e sua madre sono stati svegliati all’improvviso dal rumore causato da un ufo «simile a quello di una lampadina che si sta per fulminare». Lo studente lo ha descritto come un oggetto «di forma per lo più sferica e grande come un pallone da gioco».

Ha testimoniato di averlo avvistato prima dal vetro di una finestra e poi dal balcone di casa. L’oggetto si trovava a due metri da lui e a dieci centimetri dal suolo. Prima era fermo e poi ha iniziato a ruotare su se stesso e a muoversi a zigzag. Infine è schizzato verso l’alto. La sfera era prima «più grande e gialla» e molto luminosa tanto da illuminare il giardino. Mentre ruotava è diventata «più piccola e più sottile» ma anche «più luminosa e di colore arancione». Il ragazzo l’ha descritta come «una scarica elettrica simile a un fulmine».

L’apparizione dell’ufo è durata due minuti. Dopodichè è svanito. Anche in questo caso nessuno è riuscito a dare una spiegazione logica e razionale a quanto accaduto. Quanto basta per alimentare il mistero.


Foto vere o false? Ecco alcuni avvistamenti Ufo nel Mondo



 
VIDEO
La compilation con gli avvistamenti del 2014


giovedì 27 marzo 2014 - 10:06   Ultimo agg.: 10:38

Le Iene, ecco come funziona la truffa dello specchietto

Il Mattino


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La truffa dello specchietto arriva alle Iene. L'inviato del programma Mediaset Filippo Roma ha scoperto tutti i trucchi del mestiere grazie alla collaborazione di un ex truffatore. Il truffatore, aiutato da un complice, finge la rottura di uno specchietto della sua auto ed incolpa un altro automobilista. Spesso la truffa va a buon fine e le vittime sono «costrette» dal truffatore a pagare in contanti.


giovedì 27 marzo 2014 - 12:34   Ultimo agg.: 12:43

Twitter, arrivano i tag sulle foto (e traballano gli hashtag)

Corriere della sera
di Marta Serafini


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Twitter continua la sua (rin)corsa con Facebook. E introduce la possibilità di taggare gli utenti nelle foto senza l’utilizzo di alcun simbolo.
L’annuncio è stato dato dall’uccellino blu attraverso il suo blog. Il tag (che sarà disponibile per almeno 10 persone su una foto) non sottrarrà battute ai 140 caratteri disponibili. Altra novità in arrivo è la possibilità di caricare fino a 4 foto su un singolo tweet. La funzione sarà disponibile per il momento solo sull’app per mobile di iOS. Ma sarà presto emplementata anche per Android, assicurano da San Francisco.  Entrambi gli aggiornamenti saranno visibili anche sui cinguetti embeddati.

Morale, anche per Twitter si apre il capitolo privacy che fino ad oggi era rimasto chiuso per il sito di microblogging. Chi viene taggato si vedrà arrivare un avviso di notifica. Mentre gli utenti che non vorranno essere taggati nelle foto di altri iscritti potranno indicarlo nelle impostazioni.



Insomma, il social network creato da Jack Dorsey e soci, pur essendo nato con una concezione completamente diversa da Facebook, tende sempre di più ad evolversi seguendo il modello del concorrente, sia dal punto di vista grafico che funzionale. Secondo il sito americano Mashable, a Twitter starebbero addirittura pensando di abolire uno dei tratti distintivi della piattaforma. Che tradotto significa: a breve potrebbero scomparire hashtag e @ (il primo simbolo è usato per racchiudere le conversazioni e il secondo per far sì che i destinatari di un messaggio ricevano la notifica). A domanda sull’abolizione di queste colonne portanti, Vivian Schiller, capo delle News di Twitter ha risposto così:

@cwarzel @stkonrath There’s a lot of creative thinking going on around how to make Twitter more and more intuitive. Watch this space.
— Vivian Schiller (@vivian) 19 Marzo 2014
Nell’attesa di scoprire quali saranno le prossime mosse dell’uccellino blu è chiaro che tutti gli ultimi cambiamenti mirano a un solo obiettivo: semplificare l’uso della piattaforma per attirare un numero più alto di utenti. E far crescere i ricavi pubblicitari.
Twitter @martaserafini

Stufi degli smartphone? Un'azienda riesuma i cari vecchi cellulari anni Novanta

Il Mattino


Stanchi della frenesia della vita moderna? Se il vostro smartphone trilla in continuazione, siete sommersi dalle notifiche push e lo spazio sulla vostra casella di posta elettronica sta per esaurirsi – così come la vostra pazienza – forse la soluzione è darsi al vintage telefonico.


20140326_c4_vintageNell’epoca in cui gli anni ’90 ci vengono riproposti in tutte le salse, il marchio francese Lekki ha pensato bene di riesumare i cellulari che i trentenni di oggi ricorderanno bene come capisaldi della loro adolescenza: gli indistruttibili Nokia, Motorola, Sony Ericsson in versione riveduta e corretta. Scocca originale o colorata, schermo rigorosamente in bianco e nero, funzioni basiche: chiamate, sms e qualche gioco. I fan dello storico ‘Snake’, insomma, troveranno pane per i loro denti.

La mission dell’azienda, che rimette in sesto anche consolle di gioco come il vecchio Game Boy, è favorire lo sviluppo sostenibile e il riciclo basato sulla filosofia ‘Back to basics’, per un vero e proprio ritorno alle basi con un tocco di originalità. Prolungare la durata di utilizzo di un telefono, fa sapere Lekki, serve ad inquinare di meno, ammortizzando le emissioni di anidride carbonica di quest’ultimo nel corso del suo ciclo di vita. E accontentando i nostalgici.

mercoledì 26 marzo 2014 - 18:14   Ultimo agg.: 18:15

Cosita

La Stampa

yoani sanchez



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Partì da Banes in una mattina calda e polverosa. Nella borsa aveva solo un po’ di biancheria intima e l’indirizzo dei suoi parenti all’Avana. Quando il treno arrivò alla Stazione Centrale, Cosita respirò profondamente e si riempì i polmoni di quell’odore di petrolio bruciato tipico della capitale. “Sono arrivata al tetto”* disse a se stessa, con una sensazione di vittoria. Dopo sei mesi avrebbe fatto ritorno a casa propria, con un foglio di via emanato dalla polizia e un pezzo di lavatrice caricato insieme a lei sul treno.

Cosita prese alloggio nella sala di una cugina e cominciò a raccogliere bottiglie di plastica e pezzi di nylon dai più vicini bidoni della spazzatura. Certi oggetti servivano a comporre dei fiori artificiali che vendeva per mangiare e per “dare qualcosa” ai parenti avaneri. Fece un’indagine nel quartiere per cercare uomini scapoli - anche anziani - offrendosi come “donna onesta, dedita alla casa”, ma non riuscì a stringere nessun compromesso. Sapeva di avere i giorni contati. Presto avrebbe incontrato qualche poliziotto e si sarebbero resi conto che era una residente illegale. Un’altra “palestinese”, come molti abitanti della capitale chiamano con disprezzo chi vive nell’oriente del paese. 

La fermarono in una sera piovosa e grigia, mentre vendeva i suoi fiori nei paraggi di un mercato agricolo. Le misero una multa per attività economica illecita e l’avvisarono che aveva 72 ore per abbandonare la città. Ma Cosita non poteva ancora andarsene. Si era fatta regalare la metà di una lavatrice Aurika e non aveva un mezzo di trasporto per portarsela via. Un vicino le donò anche un vecchio armadio per bambini, privo di porte e cassetti. Erano tutti i beni materiali accumulati durante la sua avventura avanera e non voleva lasciarseli alle spalle. 

I camionisti le chiedevano troppo per trasportare fino a Banes i suoi “tesori”. Ormai non poteva più vendere gli oggettini di nylon e i parenti che l’avevano accolta temevano di dover pagare una nuova multa perché ospitavano un’illegale in casa. Cosita partì, in una notte fredda di dicembre, con il suo pezzo di lavatrice e la borsa vuota proprio come quando era arrivata. L’armadio restò abbandonato in un corridoio e qualcuno usò le sue tavole per chiudere una finestra nel punto in cui entrava la pioggia.

Il bastone appendiabiti sostituì quello di una scopa rotta e i chiodi furono riutilizzati per una sedia. 
Cosita, a Banes, sogna di ritornare all’Avana. Racconta ai suoi amici i giorni trascorsi nella “capitale di tutti i cubani” e magnifica quel “mobile per bambini, di legno buono” che un giorno o l’altro riuscirà a portare - come un trofeo - fino al suo paese. 

* Uno dei modi popolari di chiamare L’Avana.

Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Bonus ai manager Rcs, assemblea e sciopero dei giornalisti

Corriere della sera

di Il comitato di redazione del Corriere della Sera

Care lettrici e cari lettori,

i giornalisti del Corriere della Sera sono determinati a bloccare il vergognoso piano di attribuzione dei bonus ai manager di RcsMediagroup. Si tratta di un premio variabile da assegnare all’amministratore delegato Pietro Scott Jovane e a venti dirigenti di prima fila. Solo pochi giorni fa abbiamo ricordato quali siano i dati economici del nostro gruppo, come i ricavi siano in calo, gli investimenti per il rilancio in ritardo. Ma per una volta vogliamo lasciare da parte le cifre. Tutti capiscono che il nostro Paese è in grave difficoltà. Tutti tranne, evidentemente, i vertici di questa azienda che sembrano vivere sul pianeta Papalla.

I comitati di redazione, le rappresentanze sindacali di questo gruppo negli ultimi due anni non si sono sottratti: hanno negoziato accordi difficili che prevedono anche una consistente perdita dei posti di lavoro. Risulta, dunque, insopportabile il fatto che qualcuno, nei piani alti dell’azienda, abbia avuto anche solo l’idea di mettersi a tavolino per escogitare come aumentare le retribuzioni dei vertici, mentre qualche piano più sotto centinaia di dipendenti sono stati dichiarati “esuberi”. Il consiglio di amministrazione che si riunirà venerdì 28 marzo ha l’occasione di rimediare a questa offesa a tutti i dipendenti, semplicemente gettando nel cestino il piano sui bonus.

Ma questa è una vicenda che riguarda tutti. E che a tutti chiede di interrogare la propria coscienza di cittadino. Riguarda la direzione di questo giornale che ha condotto negli anni una sacrosanta campagna contro gli sprechi e i privilegi di politici e manager. Riguarda gli azionisti , dalla Fiat a Banca Intesa a Della Valle, cui risponde l’amministratore delegato. Riguarda il governo e il Parlamento. Riguarda tutti voi, tutti i contribuenti , visto che il piano di crisi presentato da questa azienda sarà finanziato anche con i soldi pubblici.

Avete capito bene care lettrici e cari lettori: da una parte si presenta un piano di ristrutturazione, chiedendo sacrifici ai lavoratori e soldi ai contribuenti e dall’altra si progettano aumenti di stipendio per i manager di punta. Oggi i giornalisti del Corriere della Sera insieme con i colleghi della Gazzetta e con i colleghi poligrafici faranno un’assemblea comune. In tasca i Comitati di redazione di Corriere e Gazzetta hanno il mandato delle rispettive assemblee per un pacchetto di sette giorni di sciopero.

26 marzo 2014 | 08:00

La guerra delle carte di credito

Clarissa Gigante - Gio, 27/03/2014 - 14:01

Visa e Mastercard bloccano le operazioni ai clienti di alcune banche russe. E Putin si fa il proprio sistema di pagamento: "A rimetterci sono loro"

La crisi in Crimea ha riacceso le tensioni tra Stati uniti e Russia. Così Mosca ha deciso di smarcarsi quanto più possibile anche dalle tecnologie "made in Usa".

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Come il pagamento elettronico, forse il più diffuso "segno" della presenza americana nei Paesi orientali. Basta con carte di credito marchiate Visa e Mastercard - i due maggiori circuiti internazionali hanno peraltro già interrrotto le operazioni per i clienti di alcune banche russe colpite da sanzioni - e via alla creazione di un sistema proprio, sul modello di Giappone e Cina.

"Peccato che alcune società abbiano deciso di porre restrizioni", ha detto Vladimir Putin incontrando alcuni senatori, "Penso che questo comporterà semplicemente la perdita di alcuni segmenti di mercato e di un mercato abbastanza vantaggioso per loro. Ma non è stata una nostra decisione, dobbiamo difendere i nostri interessi. Perché non farlo? Va assolutamente fatto e lo faremo. In alcuni paesi, come la Cina e il Giappone, funzionano benissimo".