venerdì 4 aprile 2014

Cade il Regio decreto del 1931 Stranieri alla guida di mezzi pubblici

Corriere della sera

Da domenica 6 aprile cittadini extracomunitari potranno essere assunti dalle aziende di trasporti


Cattura
Da domenica 6 aprile cade il tabù che, in Italia, vietava l’assunzione di cittadini extracomunitari per guidare i mezzi pubblici: autobus, tram o metropolitane. Lo stabilisce un decreto (n. 40 del 2014), pubblicato in Gazzetta ufficiale, che recepisce una direttiva europea di tre anni fa. Il decreto, che apre ai cittadini extracomunitari, abroga espressamente un Regio decreto datato addirittura 1931.

Due i casi in questione: il primo sollevato proprio a Milano nel 2009 da Mohamed Hailoua, marocchino di 18 anni, regolarmente residente e diplomato in una scuola professionale per elettricisti, che si era candidato, invano, come operaio al reparto manutenzione dell’Atm che gli rispose, citando il decreto del ‘31, che occorreva la cittadinanza italiana. Scriveva l’azienda dei trasporti pubblici milanesi che non era opportuno che un marocchino svolgesse un servizio «particolarmente esposto al rischio di attentati». Dopo una causa, i giudici dissero invece che il giovane aveva tutto il diritto di concorrere al bando.

lano
Analoga sentenza a Torino, lo scorso ottobre, per un cittadino congolese, in possesso dello status di rifugiato da 10 anni, al quale fu negato di partecipare alla selezione indetta dal Gruppo torinese trasporti (Gtt). Questa volta, il rifiuto fu motivato con una vecchia norma fascista, mai completamente abrogata, meglio conosciuta come «Legge sulle corporazioni». L’uomo, che nel frattempo ha ottenuto la cittadinanza italiana, ha rilasciato alcune dichiarazioni all’agenzia Adnkronos chiedendo però riservatezza sulle proprie generalità: «La vera giustizia sarebbe stata se i giudici avessero riconosciuto la discriminazione nei mie confronti dandomi la possibilità di partecipare a un’altra selezione in tempi utili».

4 aprile 2014 | 16:54

All’asta Kitt di supercar È Michael a venderla

Corriere della sera

di Elmar Burchia

È una replica regalata all’attore David Hasselhoff da una fan appassionata


Ciao Kitt, come stai oggi? «Per usare un termine umano, mi sento di pessimo umore». Potrebbe essere questa la risposta della Pontiac Firebird nera al suo compagno d’avventure Michael Knight dopo aver saputo di essere stata messa all’asta.


Michael mette all’asta K.I.T.T.
Michael mette all’asta K.I.T.T.
Michael mette all’asta K.I.T.T.
Michael mette all’asta K.I.T.T.
Michael mette all’asta K.I.T.T.
 
Il sogno di una generazione
Oggi le macchine che si guidano da sole non sono più fantascienza. Trent’anni fa, invece, l’auto completamente automatizzata, in grado di parlare e di prendere decisioni da sola, faceva sognare milioni di fan. David Hasselhoff, l’interprete di Supercar, ha deciso di mettere all’asta la sua Kitt, una replica esatta dell’auto-icona. Prezzo di partenza: 15.000 dollari. Nella serie americana degli anni 80 «Knight Rider», Kitt era pronta a combattere con un arsenale di gadget fantascientifici la battaglia contro «le forze del male». Col pulsante «Super Pursuit Mode» poteva sfrecciare ad una velocità eccezionale e col «Turbo Boost» saltare decine di metri. Col tempo, Kitt è diventata un vero e proprio oggetto del desiderio, tanto che si sprecano i tentativi di replica, più o meno riusciti. Il 62enne «The Hoff» ha deciso adesso di separarsi dalla supercar, una replica esatta della «Knight Industries Two Thousand». Si può acquistare ad un’asta su internet.
Recita le frasi del telefilm
Secondo quanto scrive la casa d’aste Julien’s Live, specializzata in oggetti appartenuti alle star, la Pontiac Firebird nera (del 1986) era stata regalata a Hasselhoff per il suo 60esimo compleanno dalla fan Jennifer Catano. All’interno troviamo il tipico cruscotto visto nel telefilm, che pare il quadro comandi d’un aereo di linea. La macchina è infarcita di ogni tipo di diavoleria elettronica. Non solo: la vettura parla. Può infatti «conversare» col guidatore grazie alle oltre 4000 registrazioni originali di Kitt. La base d’asta è di 15.000 dollari (quasi 11 mila euro). Diverse sono già le offerte. Il valore della macchina, scrive Julien’s Live, è stimato tra i 30.000 e i 50.000 dollari. Un paragone: le classiche Firebirds, anno 1986, partono attualmente da circa 5000 dollari. Il miglior offerente, tuttavia, dovrà sborsare di tasca propria anche le spese di trasporto: il gioiellino di Hasselhoff, infatti, si trova ancora in un museo in Irlanda. L’asta termina tra una settimana.
4 aprile 2014 | 11:29



Senza Kitt Michael si perde nel piacentino
Corriere della sera

David Hasselhoff protagonista di «Supercar» sbaglia strada per andare a Montecarlo

MILANO-Sono finiti i tempi in cui K.I.T.T. si preoccupava di tutto, anche di trovare la strada giusta per arrivare a destinazione. Tanto che David Hasselhoff, l’attore che impersonava Michael Knight nel telefilm Supercar, si è perso qualche giorno fa nel piacentino, a Caorso.


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«NON RIUSCIVA A FARE BENZINA»-L’auto che lo accompagnava non era la Pontiac Trans-Am su cui eravamo abituati a vederlo quando impersonava il fedele amico e pilota di K.I.T.T. ma una Audi R8 nera opaca con alcuni adesivi color oro. «Era uscito dall’autostrada – ci ha raccontato Alessandro Cremona, campione mondiale di motonautica che passava di lì per caso – e stava cercando di fare rifornimento al distributore automatico che non accettava la carta di credito; gli ho dato una mano e poi siamo rimasti circa 15 minuti a chiacchierare. Si è fatto incuriosire dalla foto del mio motoscafo che ho sul telefono e mi ha fatto qualche domanda». L’attore che partecipava al rally Gumball 3000, stava andando in direzione Montecarlo – , come riferisce il blog La Batusa che per primo ha pubblicato la notizia – ma si è perso, una volta abbandonata l’autostrada. «In quella chiacchierata è stato molto gentile, ogni tanto infilava nel discorso qualche parola di italiano ed alla fine mi ha chiesto come fare per tornare a riprendere l’autostrada; era più complicato spiegarglielo che accompagnarlo e così ho fatto, scortandolo fino al casello».


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COMPRARSI UNA «SUPERCAR»- La Pontiac Trans-Am protagonista del telefilm Supercar è certamente una delle auto più amate da chi negli anni ottanta ha vissuto la giovinezza tanto che ci sono ancora appassionati che si costruiscono delle replica fedeli anche negli interni, pieni di monitor, luci e interruttori. Il costo per realizzarne una va dai 10.000 ai 40.000 euro, a seconda di alcune variabili (il KITT di quale serie si intende copiare, il livello di fedeltà che si vuole dare alla replica, lo stato della vettura che si acquista). Ma ricordate: anche una copia fedele di KITT non vi porterà mai a destinazione da sola quindi dotatela di un navigatore satellitare, se non volete perdervi a Caorso come Michael Knight.

31 maggio 2013 | 15:06

Nelle carte di Napoleone le antiche radici della nuova Franciacorta

Corriere della sera

di Luciano Ferraro

La zona vinicola accusata di essere «costruita a tavolino» ha scoperto di avere un passato di 1.000 ettari nell’800


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Maurizio Zanella, il presidente del Consorzio Franciacorta, ha provato più volte a guardare indietro, verso il passato remoto. Scrutava il vuoto. A differenza di altre terre del vino, la Franciacorta sembrava figlia della modernità. «Una zona costruita a tavolino», secondo i detrattori. Nata nel 1961 dall’intuizione di Franco Ziliani per Guido Berlucchi. Poco più di 50 anni di storia e successi, contro i quattro secoli che vanta lo Champagne dell’abate Pierre Pérignon.

Sembrava quindi inutile attingere alla storia, come consiglia lo scrittore Tonino Guerra in una citazione diventata una bandiera per Oscar Farinetti, patron di Eataly, nel libro «Storie di coraggio», 12 ritratti di vignaioli: «C’era un tale che camminava dritto e deciso in avanti, ma spesso girando la testa all’indietro. Gli chiedono perché. “Se non mi guardo indietro non posso andare nella direzione giusta”». Adesso, dopo due anni di ricerche, Zanella e la sua Franciacorta hanno scoperto di avere un passato, una storia vinicola con radici più profonde, una classe di vignaioli tra gli antenati. E lo annunceranno al Vinitaly, la fiera del vino che apre domenica a Verona e si chiuderà mercoledì. «Abbiamo trovato le carte — dice trionfante Zanella — possiamo provare che agli inizi dell’Ottocento qui c’erano quasi mille ettari di vigne».

«Pensavamo — spiega — che la presenza delle viti fosse limitata ai broli all’interno dei possedimenti nobiliari e delle dimore dei contadini, per il consumo locale. Non potevamo immaginare che ci fosse un’estensione tale da avere la certezza che il vino veniva già allora venduto in notevoli quantità, lontano dalla Franciacorta». E con questo, aggiunge Zanella «si spazzano via i luoghi comuni sulla Franciacorta come zona inventata». Le rilevazioni dei geometri di campagna datate 1809 per il Catasto napoleonico sono state studiate dall’architetto e esperto di cartografia Paolo Oscar. Non è stato possibile scoprire quali vitigni fossero coltivati.

Fino a ieri, bisognava cercare in biblioteca per trovare riferimenti lontani sulla Franciacorta, come il libro di Gerolamo Conforti, datato 1570, «Libellus de vino mordaci», in cui il medico bresciano elencò i pregi terapeutici dei vini a fermentazione naturale che li rendeva spumeggianti d’inverno, prima di spegnersi nei mesi caldi.

Lo studio sul Catasto napoleonico è il volano di una sorta di «area metropolitana» del vino. Solo che invece di condividere i servizi, come accadrà con le 10 aree metropolitane della legge taglia-Province, qui 18 Comuni metteranno insieme il futuro del territorio. Decideranno assieme, se la miopia politica resterà in disparte, con quali regole trasformare una zona che convive con autostrada e capannoni in un modello che non ripeta gli errori del passato e che sia in grado di recuperare tradizioni e attrarre turisti. «Il sogno — spiega Zanella — è far vivere vecchi borghi, far tornare vecchi mestieri, creare nuovi motivi per l’enoturismo».

Il primo passo è stato «Terra della Franciacorta» il patto di due settimane fa tra tutti i Comuni compresi nella zona Dogc su come trattare le vigne: significa che esistono regole comuni sugli agrofarmaci, quali sono vietati (i tossici), come usarli (bandito l’uso di mezzi aerei), a quale distanza da case e scuole. Anche l’ora in cui si può spargere lo zolfo. Norme per tutelare di più la salute lavoratori e cittadini. Nel futuro ci sarà «un piano strategico per uno sviluppo sostenibile, che ha non uguali in Italia, per un territorio di 262 chilometri quadrati in cui abitano 146 mila cittadini». «I cardini sono la valorizzazione dei beni culturali e ambientali del territorio», come ha detto Antonio Vivenzi, coordinatore del progetto e sindaco di Paderno Franciacorta.

Tanta strada è stata fatta da questa zona, da quando nel 1961 il giovane enologo Ziliani entrò nel salone di Palazzo Lana mentre il conte Guido Berlucchi suonava al piano e propose al conte l’avventura di «uno spumante alla maniera dei francesi». Ora le aziende sono 109, accanto a quelle della prima ora (Guido Berlucchi, Barone Pizzini, Cavalleri, Ca’ del Bosco, Fratelli Berlucchi, Lantieri de Paratico, Mosnel, Monte Rossa, Uberti) molte se ne sono aggiunte. Frutto della passione di imprenditori di altri settori come Vittorio Moretti di Bellavista (costruzioni) o dei fratelli Muratori (tessile). Ma accanto a grandi cantine sono nate aziende che puntano sullo spirito dei piccoli, autentici vignaioli: come Andrea Arici di Colline della Stella, e altri. Giovani che ora possono pensare al passato della propria terra «girando la testa all’indietro per andare nella direzione giusta». e-mail:

divini.corriere.it
3 aprile 2014 | 21:39

Il bancomat del futuro? E’ nello smartphone

La Stampa
carlo lavalle

Per ritirare denaro dal conto corrente basterà un codice sul telefonino



mpa.it
Un bancomat accessibile senza aver bisogno di card e pulsanti ma tramite smartphone. E’ il primo al mondo ad essere installato in Ohio negli Stati Uniti dall’istituto di credito cooperativo Diebold Federal Credit Union. Il suo funzionamento è abbastanza semplice: l’utente si avvicina allo schermo del bancomat su cui compare un codice barre QR che, una volta scansionato con il cellulare, consente l’autenticazione via cloud per accedere alle attività di transazione in modo sicuro. Eliminando l’uso della tessera elettronica si cerca così di scongiurare il rischio di truffe come lo skimming, la clonazione delle carte dovuta alla manomissione dei distributori automatici. 
                        
L’interfaccia del bancomat è navigabile con le modalità touch tipiche degli smartphone che sono più congeniali alle nuove generazioni. Gli ATM sono stati realizzati tenendo conto delle abitudini digitali e sociali dei Millennial – spiega Frank Natoli, CIO di Diebold, azienda produttrice degli sportelli automatici. “La ricerca – aggiunge - ci ha portato ad avere come riferimento i dispositivi mobili sia per la scelta dell’interfaccia utente che per la modalità di autenticazione. La funzionalità del portafoglio elettronico è una ulteriore aspetto in linea con la mentalità delle giovani generazioni. Tutte insieme, le tecnologie adottate forniscono una traccia del futuro dei servizi bancari self-service adatti alla clientela connessa di oggi”.        

L’ATM prevede l’integrazione con Mobile Cash Access che permette di preselezionare un importo di denaro e ritirare i contanti direttamente allo sportello. Il sistema comprende inoltre un’app di mobile wallet (portafoglio elettronico), di facile utilizzo e attivazione, mediante il quale si gestisce anche la comunicazione amministrativa facendo a meno della carta. Questa tecnologia crea, d’altra parte, le condizioni per un impiego con qualsiasi dispositivo POS.

Altre diverse interessanti applicazioni, in questo scenario, diventano però possibili. Un esempio che viene mostrato nel video di presentazione è quello di un utente in grado di autorizzare un terzo a ritirare una determinata quantità di denaro dal suo conto. Questa persona, selezionata dalla rubrica telefonica tramite l’app mobile, riceverà successivamente un sms con un codice di sei cifre grazie a cui, non appena digitato sul bancomat, potrà ottenere la somma accreditata.



Dal pc al cellulare, dal tablet alla tv: la giornata è multischermo
carlo lavalle

Passare da un dispositivo a un altro è oggi la norma, secondo Google


mpa.it
Il comportamento multischermo dei moderni consumatori negli Stati Uniti è ormai un dato largamente acquisito secondo una ricerca effettuata da Google in collaborazione con Ipsos e Sterling Brands. Gli utenti accedono a contenuti video tramite diversi dispositivi elettronici come smartphone, tablet, computer e televisori. Nel 90% dei casi l'interazione quotidiana con i media avviene con apparecchi dotati di schermo, con i quali ogni singolo spende in media 4,4 ore del suo tempo libero, mentre 9 individui su 10 adottano un'attitudine sequenziale spostandosi da un device ad un altro per completare un'azione il cui punto di inizio è di solito rappresentato da uno smartphone.

“Quante volte – chiarisce il concetto Dai Pham sul blog di Google - avete iniziato a leggere una e-mail sul cellulare, mentre siete fuori per lavoro, per poi proseguire la lettura sul vostro computer portatile, una volta tornati a casa? Quante altre avete visto uno spot pubblicitario di una nuova automobile e subito dopo utlizzato un tablet per andare a cercare maggiori informazioni e rivederlo? Se queste cose vi suonano familiari è perché rientrano in un modello comportamentale multischermo diventato la norma”.

Anche l'impiego simultaneo di più apparecchi rappresenta una sua importante modalità. Per esempio, il 77% delle persone che guardano la tv, lo schermo di gran lunga prevalente con cui mediamente ciascun utente interagisce ogni giorno circa 43 minuti, di regola ha in mano un altro device il cui uso è condizionato spesse volte dai programmi trasmessi in quel momento dal televisore.
I risultati ottenuti dalla ricerca “The New Multi-screen World: Understanding Cross-Platform Consumer Behavior”, che ha coinvolto 1611 persone, costituiscono la base per sostenere l'idea di un necessario adeguamento della strategia di mercato alle tendenze multischermo dei consumatori.

Chi opera nel campo del marketing deve riuscire a capire i modelli descritti per pianificare al meglio strategie di mercato e campagne pubblicitarie. La nuova complessità non è di per sé un male, sostiene Google, ma va gestita e affrontata modificando i propri indirizzi. Quando si scopre che i clienti riprendono su un altro dispositivo l'azione che hanno iniziato in precedenza con un mezzo diverso ciò significa per le aziende trovare i modi per mantenere un'attività intrapresa senza soluzione di continuità. Vale per una ricerca e soprattutto per un acquisto online dal momento che il 67% delle persone contattate comincia il suo shopping con un congegno elettronico, per il 65% degli intervistati da uno smartphone, per poi concluderlo successivamente con un diverso dispositivo.

In un contesto nel quale predomina il rapporto con i media forniti di schermo secondo gli autori diviene obsoleto sul piano commerciale l'approccio che distingue tra “digitale” e “tradizionale”. Per ottenere di più occorre studiare e curare con particolare attenzione ogni canale mettendo in atto strategie mirate e specifiche. L'imperativo del business è però rafforzare l'intervento sul segmento smartphone, data la sua prepotente affermazione e l'utilizzo diffuso nella quotidianità.

Più ansia, depressione e allergie” Essere vegetariani fa male alla salute

La Stampa
paolo mastrolilli

Uno studio dell’Università Medica di Graz, in Austria, sostiene che chi non mangia carne gode di una qualità della vita peggiore e ha più bisogno di assistenza medica: “Il problema è la dieta sbilanciata”

mpa.it
Contrordine: essere vegetariani fa male alla salute. Almeno secondo uno studio dell’Università Medica di Graz, in Austria, pubblicato dalla rivista PLos One, in base a cui chi evita la carne ha il 50% di possibilità in più di ammalarsi di cancro o soffrire un infarto. Sono parole eretiche, in base a quanto abbiamo sentito ripeterci negli ultimi anni, che infatti stanno già provocando polemiche. La ricerca, intitolata Austrian Health Interview Survey, riconosce che i vegetariani hanno un body mass index inferiore, e abitudini migliori. Ad esempio, in genere fanno più attività fisica, bevono meno alcool e non fumano. In più, hanno pure uno status socioeconomico in media superiore agli altri.

Tutte queste buone cose, però, non si traducono necessariamente in condizioni di salute migliori. Anzi. I vegetariani hanno il doppio delle probabilità di soffrire di allergie, e il 50% in più di ammalarsi di cancro o soffrire un infarto. Se tutto questo non bastasse, le persone che non consumano carni e grassi animali sono anche più esposte alla depressione e all’ansia. In generale, ”i vegetariani godono di una qualità della vita peggiore e hanno più bisogno di assistenza medica”. E tutto questo senza neanche considerare l’effetto positivo che provoca sul nostro umore il semplice piacere di mangiare una bistecca, o un piatto di tagliatelle al ragù, accompagnate da un bicchiere di vino rosso.

Il problema non starebbe nel fatto che frutta e vegetali sono dannosi, ma nella dieta sbilanciata. Infatti anche i grassi animali, assunti in dosi ragionevoli, hanno una missione positiva da compiere per il nostro corpo. Lo studio si conclude con l’invito a continuare i programmi pubblici austriaci per favorire un’alimentazione salutare, che tradotto dal linguaggio scientifico significa via libera ai wurstel, seppure con giudizio. La polemica è già nei fatti, perché i Centers for Disease Control and Prevention ripetono da anni, e confermano oggi, che le diete ricche di vegetali e frutta riducono il rischio del cancro e di altre malattie croniche in tutti i gruppi demografici. Forse la via migliore sta nel mezzo, scegliendo una dieta varia, senza esagerazioni, ma anche senza divieti drastici.

WinPhone 8.1: sul mobile ora Microsoft fa sul serio

Corriere della sera

di Alessio Lana

Presentata la nuova versione del software per smartphone: arriva Cortana, l’assistente virtuale, Skype ancora più integrato e lo stile di scrittura WordFlow da record


Se non puoi batterli sul campo, alleati con loro. La Microsoft di Satya Nadella cambia strategia e per riconquistare quote di mercato su Android e iOS mette a segno due mosse a sorpresa: la prima è Office per iPad che sembra accantonare i tablet di Redmond per tornare a fare software, dall’altra c’è il nuovo Windows Phone 8.1, che sarà gratuito per tutti i device sotto i nove pollici.
Arriva Cortana
ezioni
Di Office si è detto e ora bisogna guardare al sistema operativo mobile con tante novità che vogliono portare gli utenti a riscoprire Redmond anche sui dispositivi mobili. Svelato al Microsoft build, l’evento dedicato agli sviluppatori in corso a San Francisco, Windows Phone 8.1 arriverà l’8 aprile, il giorno in cui XP uscirà definitivamente di scena. Prima tra tutte Cortana, l’assistente virtuale simile a Siri e Google Nowdi cui si parlava da tempo. Grazie al motore di ricerca Bing, la segretaria che prende il nome da un personaggio del videogame Halo potrà “prevedere ciò che vogliamo” incamerando le domande che le poniamo. Ovviamente ci ricorda gli appuntamenti, trova ristoranti e locali intorno a noi, permette di cercare file salvati sul dispositivo e informazioni provenienti da Facebook ma in più fa da vera e propria segretaria ricordandoci di parlare di una certa cosa quando ci chiama una determinata persona. Gli statunitensi potranno provarne una prima versione a breve, poi nella seconda metà 2014 arriverà anche in Regno Unito e Cina mentre dal 2015 sarà disponibile in tutto il mondo.
Nuova estetica e Skype
ezioni
A livello estetico ecco la schermata Start che ora consente di personalizzare ulteriormente le famose “mattonelle” con l’introduzione di una terza colonna anche per i device più piccoli e di cambiare l’immagine di sfondo. Arriva poi il centro operativo, che consente di avere sott’occhio tutte le applicazioni e i loro aggiornamenti, le notifiche e l’andamento della batteria. Per la connettività c’è l’applicazione Wi-Fi Sense che riconosce gli hotspot più vicini e si connette automaticamente permettendo anche di far agganciare altri alla propria rete senza rivelargli la password. Per portare acqua al proprio mulino le chiamate saranno integrate con Skype e si potrà passare dalle telefonate normali a quelle in voip o alle videochiamate semplicemente premendo un tasto.

 
 La tastiera dei record
Da ultimo ecco la tastiera Word Flow che impara il nostro stile di scrittura, registra al volo le nuove parole ed è in grado di pescarle anche tra i nomi dei contatti. Durante l’evento il vicepresidente di Window Phone, Joe Belfiore, ha mostrato un video con un ragazzino che batte di ben 8 secondi il record mondiale di digitazione su tastiera detenuto dalla Swype del Samsung Galaxy S4. Per non dare spazio a dubbi il record è stato registrato ufficialmente dal Guinness dei primati che ne ha quindi garantito l’autenticità.
Sarà gratuito
Come dicevamo, lo scopo di tutto ciò è battere Android, che è gratuito, e iOS, che arriva preinstallato in tutti i device mobili della Mela. La nuova strategia quindi prevede la licenza gratuita per Windows 8.1 e Windows Phone 8.1 su tutti i device sotto i nove pollici. Una strategia che se da una parte erode i piccoli introiti di Redmond dall’altra permetterà una maggior diffusione del sistema operativo, un calo nel prezzo dei device e, si spera, incentiverà lo sviluppo di nuove applicazioni. A prescindere da Cortana e dall’estetica infatti Windows su mobile soffre di una carenza di app che si sta rivelando letale. Meglio allora darlo via gratis sperando però che venga adottato da più persone.

3 aprile 2014 | 15:43

Roaming, costi azzerati entro il 2015, arriva l'approvazione dal Parlamento europeo

Il Mattino

ROMA - Il 2015 sembra essere la data definitiva. Entro un anno, secondo quanto approvato dal Parlamento europeo, dovrebbero essere azzerati i costi del roaming. 

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Il provvedimento dovrà ora passare l'esame del Consiglio dei ministri Ue nell'ambito della procedura di co-decisione. La battaglia per l'eliminazione dei costi del roaming è da tempo sostenuta dalla commissaria Ue all'Agenda digitale Neelie Kroes, che difende il pacchetto di misure dalle contestazioni degli operatori tlc. "Fondamentalmente - ha detto qualche mese fa - il roaming è sulla via della scomparsa in un modo o nell'altro, è tempo di arrendersi all'insostenibile e far fronte alle grandi opportunità del futuro".Secondo un'indagine di Eurobarometro dello scorso 17 febbraio, quasi la meta' degli europei (47%) non usa mai internet quando e' in roaming, mentre un quarto spegne direttamente il cellulare quando si trova all'estero. Secondo la ricerca, in questo modo gli operatori di tlc perdono così 300 milioni di clienti potenziali.

giovedì 3 aprile 2014 - 17:53   Ultimo agg.: venerdì 4 aprile 2014 10:39

Coprifuoco e spostamenti limitati: se Berlusconi va ai servizi sociali

Corriere della sera

di Giuseppe Guastella

Le 13 prescrizioni di chi ottiene le misura alternativa alla detenzione. Sull’ex premier i giudici del Tribunale di Milano decideranno giovedì 10 aprile


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Milano — Costretto a stare in casa la notte, potrà uscire e viaggiare solo di giorno, ma senza abbandonare un’area ben precisa, e ovviamente non potrà andare all’estero. Vietato ogni contatto con pregiudicati e tossicodipendenti, dovrà lavorare e «predisporre tutti gli accorgimenti necessari per agevolare i controlli delle forze dell’ordine». Se giovedì prossimo sarà affidato in prova ai servizi sociali, Silvio Berlusconi dovrà chiedere l’autorizzazione ogni volta che vorrà violare le «prescrizioni» imposte di norma dal Tribunale di sorveglianza di Milano, i 13 punti riportati nel prestampato (guarda) che viene consegnato a tutti i condannati definitivi che beneficiano della misura alternativa alla detenzione. Obblighi non proprio pesanti, tant’è vero che spesso vengono criticati per la loro mitezza, ma che nel caso singolare del leader di Forza Italia rischiano di dare non pochi problemi di «agibilità politica», specie nella campagna elettorale delle Europee.

Il primo agosto 2013 l’ex premier è stato condannato definitivamente per frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset a 4 anni di reclusione, ridotti a uno per l’indulto, con l’ex manager Daniele Lorenzano (3 anni e 8 mesi, ridotti a 8 mesi), il produttore Frank Agrama (3 anni, indultati) e la manager Gabriella Galetto (14 mesi, sospesi con la condizionale). Berlusconi ha chiesto di scontare la pena residua (che scenderà a una decina mesi con la liberazione anticipata) in affidamento ai servizi sociali. In teoria i giudici potrebbero dirgli di no mettendolo alla detenzione domiciliare, con controlli delle forze di polizia e due ore al giorno di libertà per le esigenze fondamentali di vita, tipo andare dal medico. Però è una misura che viene riservata solo a chi è considerato socialmente pericoloso, come i delinquenti abituali. La legge non lo impone, ma per favorire l’affidamento i condannati di solito si impegnano a dare un servizio alla collettività. C’è chi va ad assistere i disabili e gli anziani, chi a dare una mano in una comunità per tossicodipendenti.

I legali di Berlusconi assicurano che non hanno proposto nulla, ma non è detto che non lo facciano nell’udienza del 10 aprile. Una volta «affidato», l’ex premier dovrà tenersi in contatto con l’Uepe di Milano, l’Ufficio esecuzione penale esterna che lo seguirà «nell’opera di adattamento alla vita sociale», si legge nelle prescrizioni che il condannato dovrà sottoscrivere e che dovrà «portare sempre con sé». Ammesse uscite dal territorio stabilito (che può anche essere più vasto della regione di appartenenza) e violazioni degli orari (nel prestampato vanno dalle 6 del mattino alle 23 della sera) per «motivi di lavoro o di salute o familiari» o per partecipare a processi, ma solo dietro autorizzazione dell’Uepe. «In caso di violazioni» l’affidamento può essere sospeso o revocato. La vicenda si riverbera su Lorenzano che aveva chiesto anche lui l’affidamento ma si era visto fissare l’udienza al 15 aprile 2015, più di un anno dopo Berlusconi. Dopo la pubblicazione della notizia sul Corriere della Sera, il presidente del Tribunale di Sorveglianza, Pasquale Nobile de Santis, ha anticipato la data di dieci mesi (11 giugno prossimo) accogliendo una richiesta precedente dell’avvocato Gianluca Maris che, dicono, si era persa tra le decine di migliaia di fascicoli e istanze smaltiti ogni anno dall’ufficio con appena 15 giudici e una carenza di amministrativi che supera il 30 per cento.

4 aprile 2014 | 07:34

Assaltò l'ambasciata Usa a Teheran, oggi viene nominato all'Onu. Polemica a New York: «Negate il visto»

Il Messaggero
di Anna Guaita

NEW YORK – L’ambasciatore Hamid Abutalebi avrebbe le carte in regola per far proseguire e rafforzare i contatti diplomatici e i negoziati fra Stati Uniti e Teheran. Ma il 56enne diplomatico, scelto dall’Iran come nuovo inviato alle Nazioni Unite, ha un peccato originale che alcuni americani non sono disposti a perdonargli: è stato fra i giovani che nel 1979 presero parte all’invasione dell’ambasciata Usa a Teheran.

288Sebbene negli anni da allora a oggi il laureato della Sorbona sia progressivamente diventato più moderato, quella sua partecipazione a uno degli atti più drammatici e condannati nella storia della diplomazia rimane come una macchia indelebile: “Sarebbe una disgrazia se il governo americano accettasse la richiesta di visto di Abutalebi” ha protestato Barry Rosen, uno dei 52 impiegati dell’ambasciata Usa che vennero presi ostaggio nel 1979. I 52 rimasero prigionieri per 444 giorni, dopo che una folla di giovani seguaci dell’Imam Khomeini violò la sede diplomatica come protesta per il fatto che gli Usa avevano dato asilo, per motivi medici, allo scià deposto.

Abutalebi dovrebbe occupare la poltrona di ambasciatore all'Onu, e sostituire l’uscente Mohammed Khazaee, un economista che ricopre il ruolo da sette anni. Abutalebi è stato scelto dal nuovo presidente, il pragmatico moderato Hassan Rouhani, con il quale l’Amministrazione di Barack Obama sta conducendo un negoziato sulla questione dell’arricchimento nucleare. Sebbene le trattative, che vedono impegnati i cosiddetti 5+1 (Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia, Cina, cioé i cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, più la Germania) stiano procedendo lentamente, vari osservatori riconoscono che comunque stanno ottenendo dei risultati, per la prima volta in vari anni. E gli stessi analisti pensano che Abutalebi potrebbe dare una mano a spingerle avanti.

Il diplomatico è già stato ambasciatore in Italia, Belgio e Australia, e secondo fonti indipendenti politicamente appartiene all’ala moderata del suo Paese, anzi sarebbe anche amico all’ex presidente Mohammad Khatami, il cui ispirato progetto di creare una democrazia tollerante in Iran – che gli garantì una vittoria schiacciante nel 1998 – fu strangolato dalla resistenza invincibile dell’ala conservatrice. Abutalebi è vicino all’attuale presidente Rouhani, tuttavia non ci sono prove che abbia avuto un ruolo nel favorire le aperture di questi verso l’Occidente e il dialogo sul nucleare. Peraltro non ci sono neanche prove che all’epoca dell’invasione dell’ambasciata Usa a Teheran abbia ricoperto ruoli di importanza. Lui stesso sostiene di essere stato solo “un interprete” e di essere stato chiamato a fare quel lavoro vari giorni dopo che l’invasione del territorio diplomatico americano era avvenuta.

Alle Nazioni Unite, il portavoce del Segretario generale spiega che la concessione dei visti per l’ingresso negli Usa è “una questione bilaterale” che riguarda Teheran e Washington. Nell’ambito del suo ruolo come “Paese ospitante”, gli Stati Uniti dovrebbero concedere i visti ai diplomatici in visita alle Nazioni Unite, anche se in casi eccezionali possono rifiutarli, come avvenne nel 1988 con il leader palestinese Yasser Arafat, allora liquidato come “sostenitore del terrorismo”. E comunque i diplomatici di Paesi giudicati nemici, come appunto l’Iran, la Corea del Nord e la Siria, possono restare solo a New York e solo entro un raggio di 25 miglia da Columbus Circle, cioé dal cuore di Manhattan (25 miglia sono pari a 40 chilometri). Certo è che nel 1994 Abutalebi il visto lo ottenne, tant’è che poté venire in visita all’Onu come parte della delegazione iraniana.

Intanto a Washington la portavoce del Dipartimento di Stato, Marie Harf, ha riconosciuto che la nomina è vista “con preoccupazione”, ma non ha precisato se l’allarme Usa sia stato comunicato a Teheran. Dal canto loro, all’ambasciata iraniana al Palazzo di Vetro, gli iraniani si limitano a dire che “le nomine vengono ufficializzate solo dopo che tutte le formalità sono state espletate”.


Giovedì 03 Aprile 2014 - 23:32

Nove fotocopie abusive in 5 anni: processo a un dipendente comunale

Il Messaggero
di Roberto Ortolan

dipendente
VEDELAGO - Un caso intricato vede sul banco degli imputati l’ex dipendente dell’ufficio tecnico comunale (settore urbanistica) di Vedelago Andrea Maggiotto, 43 anni, che è chiamato a difendersi dall’ipotesi d’accusa di peculato.
Nemmeno la Procura, contestando i comportamenti "illegali" al tecnico, è riuscita a quantificare il presunto danno subito dall’amministrazione di Vedelago. La stessa amministrazione ha scelto di non costituirsi parte civile. Secondo l'accusa, il 43enne tra il 2002 e il 2007 in alcune occasioni, avrebbe utilizzato fogli di carta, toner e stampante del Comune per stampare 9 fogli.


Venerdì 04 Aprile 2014 - 10:02
Ultimo aggiornamento: 10:03

Lo smartphone, un fedele compagno di viaggio

La Stampa
letizia tortello

Nove viaggiatori su dieci rimangono sempre connessi anche durante le vacanze. Le app più usate sono Google Maps e Whatsapp


a.it
Altro che relax. “Stacco la spina, vado in ferie, non cercatemi, non ci sono per nessuno”. Modi di dire, ben lontani dalla realtà. Il compagno più fedele dei vacanzieri di tutta Europa è lo smartphon, e gli italiani si piazzano al secondo posto tra gli utilizzatori più assidui. Possiamo trovarci nella località più sperduta del mondo, ma vogliamo sentirci sempre connessi con la quotidianità di casa. 

Anzi, più ci si allontana, più prende la frenesia da iperconnessione. E guai se non c’è il wifi, almeno in albergo. Dalla spiaggia al cucuzzolo della montagna, il cellulare è uno dei nostri passatempi preferiti. Le indagini su scala europea dicono che 9 viaggiatori su 10 continuano a usare lo smartphone anche durante la vacanza, addirittura il 17% dei portoghesi, il 15 per cento di italiani e francesi, il 14 per cento di spagnoli e inglesi rivela di collegarsi alla rete ogni ora. Chiudono i tedeschi con il 12 per cento . 

Mentre il 57 per cento degli europei ama collegarsi molte volte durante la giornata, il 76 per cento afferma che la presenza di servizi wifi per cellulari, tablet e computer influenza addirittura la scelta del luogo in cui soggiornare. Dipendenti dagli affetti lontani o incapaci di concederci una pausa dal lavoro? Ciascuno ha la propria risposta. 

Certo, i supporti tecnologici fanno parte della nostra vita: possono diventare libri elettronici, ci informano sulle notizie di attualità, offrono tv, radio, videogiochi, integrano macchina fotografica e telecamera, navigatore e guida turistica, all’occorrenza. Eppure, i numeri sorprendono: “Noi stessi ci siamo stupiti dei risultati dell’indagine - dice Angelo Ghigliano, Country Manager di eDreams Italia, il portale di prenotazione viaggi che ha sviluppato la ricerca –. Pur sapendo del successo crescente di molte social app ci aspettavamo che la vacanza fosse un momento di maggiore evasione”. Aggiunge: “Sondaggi come questi aiutano a capire chi sono i nostri clienti viaggiatori e che esigenze hanno, per dare un’offerta migliore”.

Entriamo nei cellulari dei vacanzieri: l’applicazione “social” più usata in ferie è Facebook (57 per cento ), seguita da Istagram (17 per cento ) e Twitter (6 per cento ). Gli italiani si scoprono amanti dei “cinguettii”: il 15 per cento non rinuncia al messaggio in 140 caratteri. La musica è la funzione più gettonata tra i giovanissimi: il 20 per cento degli intervistati usa Spotify, il 12 per cento iTunes, il 7 per cento Shazam. Più della metà dei possessori di smartphone non ha scaricato nessuna di queste app, ma utilizza il telefonino per “comunicare” con parenti e amici. Google Maps appassiona una grande fetta di viaggiatori (il 64 per cento ), il 16 per cento di italiani, francesi e tedeschi consulta sul cellulare le previsioni del tempo. E qui almeno c’è la scusa che possono servire a pianificare al meglio cosa fare e dove andare in vacanza.

Ma a battere tutte le social app è Whatsapp, sfruttato dal 58 per cento dei vacanzieri. Gli sms tradizionali non sono passati di moda, ma quasi. Mentre un mercato in grande crescita è quello dei tour guidati, delle recensioni e delle traduzioni offerte sotto forma di applicazione, per visitare più informati paesi sconosciuti. La guida cartacea che ti dice dove sei e cosa hai di fronte, per molti, è solo un lontano ricordo.

L’ad di Mozilla si dimette travolto dalle polemiche sulle nozze gay

La Stampa

Brendan Eich lascia l’incarico: decisivi il boicottaggio e le pressioni in azienda



brendan-eich
La posizioni anti-nozze gay costano il posto a Brendan Eich, l’amministratore delegato di Mozilla, la società di browser Firefox. Eich si è dimesso dall’incarico dopo una sola settimana, sommerso dalle critiche per aver sostenuto con una donazione da 1000 dollari (del tutto legale ma giudicata inopportuna) il referendum contro il matrimonio omosessuale che si è tenuto in California nel 2008.

In un’intervista al New York Times il numero uno di Mozilla ha difeso il suo punto di vista: sono capace, ha spiegato, di separare le mie idee personali da quelle di lavoro. «Mozilla crede nell’uguaglianza e nelle liberta di parola», ha spiegato. Troppo poco per convincere dipendenti e sostenitori di un sistema che, da sempre, è schierato in favore della libertà. Decisiva - scrivono i media americani - l’operazione di boicottaggio scatenata da OkCupid.com, sito di appuntamenti, che ha chiesto ai suoi utenti di boicottare Firefox, il secondo sistema di navigazione su internet. 

Cassazione, mamma insulta la prof Ora rischia il processo e il carcere

La Stampa

Insegnanti sono pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni



mpa.it
Come spesso accade, è dovuta intervenire la Cassazione per dare lo stop a un fenomeno che si stava pericolosamente allargando: quello degli insulti agli insegnanti da parte dei genitori degli allievi. Una mamma di Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, dovrà subire un processo e rispondere dell’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale dopo aver insultato l’insegnante della figlia della scuola media “Fattori”.
La mamma era stata “graziata” dal giudice di Pace di Cecina che, nell’aprile del 2012, aveva sentenziano di “non doversi procedere” per il reato di ingiuria. Sembrava che la cosa fosse finita lì, ma la Procura generale di Firenze ha impugnato la decisione del giudice di Pace e ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che era stata male interpretata la legge.

Dal 2009, infatti, è stato reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, per un certo tempo depenalizzato. È questo reato che dovrà rispondere la mamma. La Cassazione, nella sentenza 15367, ha infatti sostenuto che le “ingiurie vennero pronunciate nei locali scolastici, in modo tale da essere percepite da più persone”. Inoltre l’insegnante di scuola media - sostiene la Suprema Corte - è pubblico ufficiale e l’esercizio delle sue funzioni non è circoscritto alla tenuta delle lezioni, ma si estende “alle connesse attività preparatorie contestuali e successive, compresi gli incontri con i genitori degli allievi”.

La maxitruffa alla Comunità ebraica «Spariti milioni di euro»

Corriere della sera

i Paola D’Amico e Luigi Ferrarella

Indagato l’ex tesoriere, che tenta il suicidio. Assunto 38 anni fa, dopo il diploma, e poi diventato direttore amministrativo. Al setaccio tutta la contabilità degli ultimi anni

 

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MILANO - Maxi ammanco milionario nei conti della Comunità ebraica di Milano, il cui tesoriere (sino al giugno 2013) è indagato per truffa dalla Procura di Milano su denuncia della Comunità, e tre giorni fa ha tentato il suicidio con il tubo del gas: è questo intreccio tra un giallo finanziario, un ambito religioso e una parabola umana a scuotere da mercoledì sera i 6.000 ebrei milanesi della Comunità. Ossia da quando oltre 500 di loro hanno risposto alla convocazione straordinaria di un’assemblea urgente nella quale il presidente Walker Meghnagi ha annunciato che «al nostro interno dobbiamo affrontare la scoperta di una situazione che non avremmo mai ritenuto potesse verificarsi. Negli ultimi mesi è stata sottoposta a controllo generale tutta la contabilità della Comunità: il controllo è ancora in corso ma fin d’ora permette di provare che, approfittando della buona fede di tutti, sono stati sottratti, nel corso degli anni, alcuni milioni di euro dalle casse della Comunità con modalità subdole e ingannevoli, rivelatesi idonee a vanificare i controlli previsti e costantemente posti in essere dagli uffici».

Nell’assemblea, dove c’era chi aveva già sentito parlare della sospensione di due collaboratrici di un dirigente sospettato di infedeltà, e di un provvedimento disciplinare per una terza impiegata, è stato fatto esplicito riferimento al ragioniere Sergio Lainati, milanese, non iscritto alla Comunità, assunto come impiegato 38 anni fa ancora fresco di diploma, e poi promosso sino a essere da molto tempo il direttore amministrativo.

Solo nel giugno 2013, nell’ambito di una revisione della spesa sollecitata dall’«Ucei-Unione comunità ebraiche italiane», la sua funzione era stata cancellata e assorbita dal ruolo del segretario generale nel nuovo riassetto organizzativo della Comunità milanese, i cui bilanci in rosso (meno 8 milioni) risentono anche della difficoltà di gestire una Scuola di alto livello, una casa per anziani con sperimentazioni avanzate, e servizi sociali di qualità.

«Per anzianità e per ruolo la sua figura ci costava di più», spiega il presidente Meghnagi nel rimarcare come all’epoca non ci fosse alcun nesso con i sospetti ammanchi poi emersi, e il predecessore Roberto Jarach aggiunge: «Nella mia gestione posso dire di essere stato l’unico firmatario di assegni: se qualcosa è uscito, ciò è avvenuto attraverso canali a me sconosciuti. Né la sofferenza dei bilanci era imputabile a sottrazioni di cassa, perché la gestione dei servizi che la comunità offre ai suoi iscritti è molto onerosa, e questo è un problema non di oggi».

La Comunità, che per la denuncia alla Procura si è affidata a uno studio legale fra i più ferrati in materia finanziaria, fatica ancora a identificare i meccanismi dell’ammanco e a quantificarne le dimensioni: nell’assemblea si è parlato di «alcuni milioni», le indagini avrebbero sinora calcolato circa 2 milioni, ma analoghe anomalie sarebbero segnalate su altre poste che, se confermate, potrebbero far lievitare il buco sui 5 milioni.

L’assemblea è stata assai vivace, al punto che molti dei partecipanti sono rimasti colpiti dall’intervento della figlia di un impiegato della Comunità che - raccontano - già oltre 20 anni fa sarebbe «morto di crepacuore proprio dopo essersi scontrato più volte con il direttore amministrativo e averne denunciato il comportamento improntato ad un controllo esclusivo e personale». L’avvocato dell’ex dirigente, Anna De Feo, declina commenti in quanto «non autorizzata a rilasciare dichiarazioni», limitandosi a confermare che l’uomo ha ricevuto dal pm Giordano Baggio una informazione di garanzia per l’ipotesi di truffa. «Non mollerò mai - promette intanto Meghnagi all’assemblea -, andremo avanti e recupereremo ciò che ci è stato rubato: la scelta di coinvolgere la magistratura, dopo le prime verifiche di consulenti contabili e informatici, testimonia la volontà assoluta e trasparente di andare fino in fondo».

4 aprile 2014 | 08:28