venerdì 11 aprile 2014

Oltre la password: per sbloccare lo smartphone basta un tocco

La Stampa
carlo lavalle

Al Georgia Institute of Technology si studia un nuovo sistema di sicurezza basato sul modo in cui ognuno interagisce con il display. Intanto Apple e Samsung usano l’impronta digitale, altri produttori puntano sul riconoscimento del volto o del battito cardiaco


LaStampa.it
Temete che i dati memorizzati nel vostro dispositivo mobile non siano adeguatamente protetti contro il rischio di furto? I ricercatori del Georgia Institute of Technology hanno sviluppato un nuovo sistema di sicurezza per venire incontro a queste paure. Si chiama LatentGesture ed è in grado di riconoscere il modo in cui un particolare utente interagisce con smartphone e tablet attraverso il touchscreen per eventualmente bloccare l’apparecchio in caso di utilizzo ad opera di estranei. La sicurezza basata su un metodo di identificazione univoco sta caratterizzando sempre più la ricerca in questo settore. Oltre la password si cerca di impostare i metodi di accesso e protezione dei dispositivi mobili sui tratti comportamentali e fisiologici che appartengono ad un singolo individuo e a nessun altro.

Le applicazioni biometriche di vario genere sono sempre più diffuse. Apple e Samsung hanno integrato il lettore di impronte digitali nello smartphone mentre la società canadese Byonim propone il braccialetto Nymi che, indossato sul polso, permette di verificare l’identità di una persona mediante il suo battito cardiaco sbloccando via wireless computer e cellulare. Ancora più singolare l’idea di Descartes Biometrics che ha realizzato un’app Android per telefonini che sfrutta la forma unica dell’orecchio per abilitare un utente o le alternative legate al riconoscimento della velocità di battitura sulla tastiera e dell’andatura tipica di un soggetto, individuabile grazie al boom di sensori di movimento a basso costo, anche se questi campi rimangono in fase sperimentale.

Più convenzionale, invece, il metodo che adotta sistemi di scansione del viso per riconoscere il legittimo proprietario di un dispositivo mobile. Samsung ha inserito questa funzione nello smartphone che si aggiunge a quella che consente lo sblocco tramite impronta vocale. Anche LatentGesture, che verrà presentato a Toronto alla prossima ACM CHI Conference on Human Factors in Computing Systems , rientra in questa più generale tendenza. “Proprio come con le impronte digitali, ogni individuo ha caratteristiche uniche quando usa un touchscreen” - spiega Polo Chau, docente presso il Georgia Institute of Technology. “Alcuni hanno l’abitudine di essere più veloci, altri di avere un movimento più graduale. Ciascuno di noi, poi, tocca lo schermo esercitando una diversa pressione”.

LatentGesture cerca di registrare questa firma personale , creando un profilo unico dell’interazione con i dispositivi mobili di ciascun utente che diventa criterio di qualificazione del sistema di sicurezza. I test effettuati per validare il meccanismo assicurano una precisione intorno al 98% sugli smartphone e al 97% sui tablet. LatentGesture, insomma, riesce a riconoscere il proprietario quasi sempre senza sbagliare impedendo l’utilizzo a chiunque altro, e costituendo uno sbarramento insuperabile anche in caso di tentativo di uso furtivo da parte dei figli del gadget dei loro genitori.

Perdonami, ti ho trascurata...”: lui ammette le proprie colpe, e prova a ricominciare. Vacilla l’addebito a suo carico

La Stampa

Necessario contestualizzare la lettera con cui il marito ha riconosciuto le proprie mancanze agli occhi della moglie: quelle righe sembrano più un tentativo di riconciliazione, che il sigillo della rottura, anche perché seguita dalla decisione della coppia di adottare una bambina. E poi, non vanno trascurate le ripetute relazioni extraconiugali di lei... (Cassazione, sentenza 7998/14). 


LaStampa.itTestimonianza di buona volontà, voglia di ricominciare, desiderio di salvare il proprio matrimonio: così può essere intesa la lettera, scritta a ‘cuore aperto’, con cui il marito, ammettendo di avere trascurato la famiglia, chiede, in sostanza, scusa alla moglie. Per questo motivo, quindi, è davvero difficile credere che quelle righe – seguite anche dalla scelta della coppia di adottare una bambina – abbiano provocato la rottura definitiva del matrimonio. Difficile rimettere assieme i cocci... difatti, lui le contesta i ripetuti tradimenti, lei gli ricorda la sua apatia verso la famiglia: così la separazione appare come l’unica soluzione possibile.

Anche su questo fronte, però, i conflitti rimangono, come evidenziato dal fatto che moglie e marito si attribuiscono reciprocamente la responsabilità della rottura. E, in questo bailamme, anche i giudici non riescono a trovare una soluzione condivisa: in primo grado, viene addebitata «la responsabilità della separazione alla moglie», alla luce delle relazioni extraconiugali da lei avute anche con una certa frequenza; in secondo grado, invece, la separazione viene addebitata all’uomo, «sulla base di una missiva», indirizzata alla donna, in cui egli «riconosceva di avere trascurato la famiglia e la moglie». Per i giudici della Corte d’Appello, in sostanza, l’uomo «era venuto meno ai doveri matrimoniali» e conseguenza logica era la «relazione extraconiugale della moglie». Ma i nodi gordiani della vicenda sono ancora tutti da sciogliere... Detto in maniera più chiara, è ancora da approfondire l’indagine relativa alla «responsabilità dei coniugi ai fini della intollerabilità della convivenza» e quindi della rottura della coppia.

Su questo punto, difatti, si soffermano i giudici del ‘Palazzaccio’, i quali, accogliendo le obiezioni mosse dall’uomo, ritengono discutibile l’«addebito esclusivo» a carico dell’uomo, alla luce, come detto, di «alcune frasi riportate in una lettera» in cui egli «esternava alla moglie i propri sentimenti» e «riconosceva» sì «di non essere stato un buon marito», ma, allo stesso tempo, sottolineano i giudici, esprimeva il desiderio di provare a «recuperare un rapporto in crisi». Non a caso, successiva alla lettera ‘incriminata’ è la scelta della coppia di intraprendere la strada dell’«adozione di una bambina»... Manca, secondo i giudici del ‘Palazzaccio’, una adeguata «contestualizzazione», nelle valutazioni della Corte d’Appello, non solo rispetto ai reali significati della lettera scritta dal marito ma anche rispetto alla «violazione dell’obbligo di fedeltà» da parte della moglie. Ciò conduce alla decisione di affidare nuovamente la vicenda ai giudici di secondo grado, i quali dovranno indagare le ragioni reali della «crisi coniugale», alla luce di una «valutazione complessiva e comparativa del comportamento di entrambi i coniugi».

Fonte: www.dirittoegiustizia.it

Scegli la pena per Silvio” Ecco il gioco del Guardian

La Stampa

Lavori socialmente utili o arresti domiciliari? È la domanda che tutti si stanno facendo in queste ore sulla sorte di Silvio Berlusconi. Il Guardian ha trovato un modo originale per pensare sugli scenari possibili. Un “gioco” interattivo permette di vestire l’ex premier italiano in base al tipo di condanna. Ecco che la canottiera e i calzini bianchi spariranno sotto una divisa da assistente sociale o da giardiniere in base alla scelta degli utenti.


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Muro di comma

La Stampa
Massimo Gramellini


Sulla prima pagina di lunedì scorso Luca Ricolfi ci ha raccontato la sua ultima peripezia burocratica: aveva chiesto all’Inps alcuni dati storici sulla cassa integrazione in Italia e l’ente pensionistico, affabile come sempre, gli aveva risposto in ritardo, con un preventivo di 732 euro per un servizio che a un impiegato fornito di computer avrebbe richiesto pochi secondi di lavoro. Gli ingenui lettori di Ricolfi si aspettavano dall’Inps una lettera di smentita oppure di scuse. Invece, dai bastioni del palazzo presidiato a lungo dal prode Mastrapasqua, esemplare raro di corpo umano con più incarichi che cellule, non si è levato alcun grido di dolore. Anzi, a precisa domanda, ci si è sentiti opporre un silenzio orgoglioso. 

Saranno i giornali che non fanno più paura, direte voi. Ma un trattamento analogo viene riservato ogni settimana ai mammasantissima della tivù, da Report alle Iene. Le loro denunce spietate e circostanziate tolgono il sonno a noi telespettatori, ma non ai diretti interessati, che ormai non si prendono più nemmeno la briga di querelare. Le accuse ai burocrati di Stato rimbalzano contro un muro di indifferenza. Maleducazione? Forse. Senso di impunità. Può darsi. Ma ogni tanto mi assale il sospetto che nessuno si faccia avanti perché in un ente pubblico nessuno si sente davvero responsabile di qualcosa. Proprio perché lavora in un posto che è di tutti, il dirigente statale (con rare eccezioni) pensa che a rispondere debba essere sempre qualcun altro. E, al riparo di codicilli e regolamenti, finisce per rispondere soltanto a sé.

Da Los Angeles a Roma, il mondo omaggia Nino Manfredi a dieci anni dalla scomparsa

Il Messaggero

«Ricordare Nino in tutte le sue sfaccettature, nell'arte e nella vita».
Così Erminia, vedova dell'attore, presenta la manifestazione «Nino! Omaggio a Nino Manfredi», che a dieci anni dalla scomparsa, il 4 giugno del 2004, commemora l'attore, ciociaro di nascita ma romano d'adozione, con un nutrito calendario di eventi a Roma e all'estero a partire dal prossimo mese.












Curata da Dalia Events, in collaborazione con la Onni e il sostegno della famiglia Manfredi, la rassegna debutterà il 9 maggio a Los Angeles, con la proiezione in versione restaurata di «Pane e cioccolata» nel 40ennale della sua uscita, seguita da una mostra all'Istituto italiano di Cultura cittadino dal 12 al 16 maggio, che anticiperà la rassegna fotografica inaugurata a Roma insieme all'archivio del CSC-Cineteca Nazionale.

Da giugno a settembre sarà l'Italia a celebrare Manfredi, con l'attore Edoardo Leo come testimonial: si parte il 7 da Roma con un grande concerto di Roberto Gatto all'Auditorium Conciliazione, mentre il 14 a Castro dei Volsci verrà proiettato «Per Grazia Ricevuta», e inaugurata inoltre una mostra nella Torre dell'Orologio. Bologna ricorderà l'interprete con una retrospettiva a giugno-luglio, mentre a settembre la 71esima Mostra del Cinema di Venezia ospiterà la proiezione del restauro digitale curato dal CSC l dell'episodio «L'avventura di un soldato», prima regia di Manfredi, su testo di Italo Calvino.

La fase finale vedrà a Roma una mostra multimediale con oltre 140 stampe e inserti video in collaborazione con Rai Teche e la messa in scena di «Ma perché Dio creò il peccato?», un testo inedito di Manfredi a cura di Alessandro Benvenuti. «Nino!» si concluderà a New York e infine a Parigi, dal 26 al 30 novembre 2014, allo storico Cinéma Arlequin.

Le sue battute Alla presentazione della manifestazione, stamattina nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, Erminia ha ricordato alcuni episodi della vita del marito, come la sua battuta: «Ha fatto più questo film per la Chiesa che tutte le vostre prediche», rivolta a un gruppo di cardinali dopo la proiezione del suo film «Per Grazia Ricevuta». «Non se lui ha adottato Roma o Roma ha adottato lui - ha notato l'assessore alla Cultura di Roma Capitale Flavia Barca - ma i film di Manfredi raccontano un pezzo importante della città, come quella Roma papalina, fatta di grande cuore e di grande ironia. La Capitale non può non omaggiarlo, tutelando la sua memoria in un anno in cui la città si riempirà della sua arte». Per la responsabile culturale della Regione Lazio Lidia Ravera «ha fatto più Nino Manfredi per far conoscere il Lazio che qualsiasi altra possibile iniziativa poltiica e culturale.

Lavorava sulle sue radici e approfondendole è diventato una maschera internazionale: questa festa lo ricorda sull'insolito asse New York-Los Angeles-Castro dei Volsci». Dai tempi di 'Canzonissimà, con il personaggio del barista di Ceccano, ho ammirato la sua capacità di lasciare intuire la tragedia sotto la commedia, la malinconia sotto l'ironia«. In »platea« a ricordare Manfredi tanti amici e colleghi del mondo dello spettacolo tra cui Pippo Baudo, Leo Gullotta, Nancy Brilli, Alessandro Benvenuti, Massimo Ghini, Paolo Conticini.

10 Apr 2014 13:40 - Ultimo aggiornamento: 18:43


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Mark Barone: “Dipingerò 5500 quadri per ricordare gli animali soppressi nei canili statunitensi”

La Stampa
FULVIO CERUTTI (AGB)

Un artista di origini italiane è vicino a realizzare il progetto “An Act of Dog”



 LaStampa.itOltre 5500 musi, 5500 cani che fissano chi li osserva con uno sguardo interrogativo, con una sola domanda da fare: “perché devo morire?”. Ogni giorno negli Stati Uniti vengono mediamente uccisi circa 5500 cani (il numero raddoppia nel caso dei gatti), animali chiusi in canili la cui unica colpa è quella di non aver trovato una famiglia d’adozione. Spesso alcuni di questi vengono soppressi poche ore dopo il loro arrivo, soprattutto se vengono considerati di razze pericolose, altri dopo un paio di settimane. Una strage silenziosa nonostante il network di volontari che cerca di trovare loro una casa prima che il tempo per salvarli venga a scadere.

Un numero enorme di esseri viventi, un’intera città di animali che quotidianamente viene soppressa con iniezioni letali o, in alcuni casi, gasati. Un numero di musi, di espressioni che se fosse visto tutto insieme toglierebbe il respiro. C’è qualcuno che ha deciso di dare rappresentazione di questo dramma facendo leva sulla propria capacità di pittura. È nato così “A n Act of Dog”, un ambizioso progetto no-profit che mira a realizzare una Spoon River dei cani soppressi per sensibilizzare il popolo statunitense sul triste destino dei randagi. Dietro a questa idea c’è Mark Barone e la sua compagna Marina Dervan. 

Lui è un artista di Lousiville, ma di chiare origini italiane (i nonni Michael ed Elizabeth Aiello sbarcarono negli Stati Uniti nel 1920), che nel 2001 rimane orfano della sua cagnolina Santina. La compagna, dopo aver insistito, lo convince a prendere un nuovo quattrozampe, ma navigando su diversi siti web viene a scoprire il triste dramma dei cani e gatti di strada. Per chi ama gli animali è un duro choc. Così Mark Barone, che da sempre ha avuto la passione per la pittura, inizia a realizzare decine di quadri di cani. I primi nascono dalle foto tratte dai siti dei canili, altre da quelli che ha avuto modo di incontrare. Ora è a quota 4.300 quadri e prevede di raggiungere i 5500 entro fine anno. Ogni immagine è di circa 30,5×30,5cm, mentre per le storie più toccanti c’è un formato che arriva anche a otto 8 metri quadri. Messi in fila tutti insieme coprirebbero due volte il perimetro di due campi di calcio. 

Signor Barone, dipingere oltre quattromila quadri significa rivivere le storie di ciascuno di loro. Fra quelli che ha già realizzato , quale storia l’ha colpita particolarmente?
«Sicuramente Lennox. Per me la sua storia è stata particolarmente dolorosa, soprattutto quando ero a metà del quadro. La sua sofferenza è stata ingiusta e la sua fine è stata inutile e crudele. Anche se tutto il mondo ha protestato, lui è stato comunque ucciso. È stato un chiaro esempio di discriminazione, una vera e propria ingiustizia. Quando li dipingo, il mio intento è quello di sentire le loro anime perdute e farli parlare attraverso il mio dipinto. Ho provato il suo dolore in ogni pennellata e mentre la sua figura compariva sulla tela il mio cuore ne soffriva»

È già possibile visitare il luogo dove ha depositato i quadri? Quale reazione hanno le persone che si trovano di fronte le sue opere?
«Non abbiamo ancora un vero e proprio museo, ma speriamo che qualche filantropo veda il nostro lavoro e possa darci una mano nel dare evidenza della compassione sulla crudeltà. La gente che viene a visitare il mio studio sono sempre spinti a fare qualcosa. Abbiamo sostenitori provenienti da tutto il mondo che sono venuti a trovarci e sono andati via con l’intenzione di aiutarci»

Come hanno reagito i mezzi d’informazione?

Ci hanno seguiti i media di tutto il mondo e in molti casi hanno cercato nei propri Paesi ispirazione per spingere la gente a una maggiore compassione. Il progetto ha dato loro speranza e ha risvegliato in molti la voglia di mettersi in gioco ed essere parte del cambiamento»

Sul vostro sito www.anactofdog.org è possibile inviare donazioni o acquistare copie dei quadri. Come vengono utilizzati questi fondi?
«Ho incassato tutta la mia pensione per portare avanti questo mio progetto. Così ho dato un senso alla mia vita, che non si tratta di me, ma di vivere una vita per contribuire a qualcosa. Negli ultimi tre anni, molte persone si sono proposte di aiutarci a completare il progetto o hanno fatto donazioni in un fondo per gli animali. In quest’ultimo anno di lavoro, abbiamo creato un negozio online, dove abbiamo messo in vendita alcune stampe e la possibilità di fare donazioni. Tutti i soldi raccolti quest’anno li abbiamo divise, al 50%, per due scopi: metà per essere sicuri di poter terminare i quadri, mentre l’altra metà verrà utilizzata per preparare una sede per il museo. Se non dovessimo ricevere un mano da qualche filantropo per avere una sede fissa, venderemo prodotti in merchandise fin quando potremo permettercelo. Spero che i lettori italiani vorranno darmi una mano, so che siamo un popolo di grande sensibilità»

twitter@fulviocerutti

Dalla Formula 1 un bracciale salva-vita per i pazienti

Il Mattino


LaStampa.it
Un braccialetto «salva-vita», che dai polsi dei piloti e dei meccanici di Formula 1 arriverà ora ai pazienti, garantendo una maggiore sicurezza nell'emergenza-urgenza medica. I primi a sperimentarlo saranno gli emofilici, oltre novemila persone in Italia considerando anche coloro che sono affetti da altre malattie emorragiche congenite, ma in futuro il progetto potrebbe riguardare anche altre malattie, soprattutto quelle croniche. È questa la novità presentata in occasione della giornata mondiale dell'Emofilia, in un evento organizzato da Fedemo (Federazione delle Associazioni degli emofilici) a Roma.

Il progetto, realizzato in collaborazione con Ivan Capelli, ex pilota di Formula 1, si chiama Sameda Life Local Informed for Emergency e consiste in una vera e propria chiavetta Usb che garantisce l'identificazione della persona da parte del personale sanitario e l'accesso ai suoi dati direttamente nel luogo di un incidente tramite smarthphone o pc, evidenziando gli aspetti da tenere sotto controllo nel prestare i primi soccorsi.

Il sistema viene già impiegato in forma di pendaglio dai meccanici della scuderia della Toro Rosso, mentre in forma di braccialetto è sperimentato in cinque campionati automobilistici italiani, tra cui quello di Gran Turismo. Verrà ora proposto ad alcuni centri "pilota" per l'emofilia, dove sarà inizialmente utilizzato dai pazienti più giovani perchè più pratici con le nuove tecnologie. «I tanti sportivi che convivono con l'alta velocità evitano di pensare al pericolo: lo ignorano. - spiega Ivan Capelli - Nel mio percorso da pilota, non immune da incidenti, mi sono invece reso conto di quanto sia importante poter fruire delle proprie informazioni mediche, migliorando l'intervento dei soccorritori nell'emergenza».

giovedì 10 aprile 2014 - 22:52   Ultimo agg.: 22:53

Si candida alle europee: il comizio più originale. Ad una vacca

Il Mattino

yyy
Scrittore e paesologo, cioè esperto di questioni legate ai piccoli centri, è candidato alle europee per la lista Tsipras. Franco Arminio scrittore ispirato e orignale (pubblica da einaudi), artista poliedrico di Bisaccia, ci prova con la formazione ispirata dal politico greco.E la sua campagna elettorale conta già diversi comizi originali, quello ad una pozzanghera, quello dell'ultimo piano e quello in un bosco. Ma poi ha superato se stesso facendo un comizio ad una vacca

Guarda: http://www.youtube.com/watch?v=BXE31xuVB4A

giovedì 10 aprile 2014 - 19:37   Ultimo agg.: 22:50

Trascorrilo con sana allegria!

La Stampa
yoani sanchez


Buon comple-blog per Generación Y!



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Quando avevo sette anni il mio sorriso era incompleto. Stavo perdendo i denti di latte e inoltre leggevo ogni manifesto che incontravo per strada. Erano tempi di apprendistato e di ginocchi sbucciati per le cadute durante i giochi. Oggi torno a soffiare sullo stesso numero di candeline disposte sopra un’immaginaria torta. Questa volta non è per me, ma per la creatura virtuale nata il 9 aprile del 2007 e che durante questi anni ha dovuto affrontare dentizioni, febbri, risate e contrattempi. Generación Y festeggia il compleanno con quasi un migliaio di post pubblicati, circa un milione e mezzo di commenti, diversi amici perduti e altri conquistati.

In questo periodo, non ho mai sofferto il terrore della pagina bianca. Al contrario, sento che il tempo e la connessione Internet non mi sono bastati per narrare tutto quello che la realtà cubana ha presentato davanti ai miei occhi. Questo blog adesso ha una vita propria. Respira con i suoi lettori e vive un’esistenza parallela dove non lo posso raggiungere, nascondere, proteggere. Ha superato molte prove: la paura iniziale, la demonizzazione ufficiale, la sfiducia di tanti, i black-out tecnologici e persino l’istinto di conservazione che più di una volta mi avrebbe consigliato di abbandonarlo. È ancora qui, con le ferite e l’esperienza dei suoi sette anni.

Presto comincerà una nuova fase. Generación Y si trasferirà in una nuova sede all’interno di un periodico digitale, collettivo e moderno. Con la prossima torta di compleanno avremo altri volti da inserire nella foto. Soffiamo sulle candeline anche per loro sin da questo momento!

Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Tenco, la Procura riapre fascicolo sul suicidio dopo rivelazioni di un giornalista

Il Messaggero

La Procura di Imperia ha aperto un fascicolo sulla morte di Luigi Tenco, il cantautore trovato morto il 27 gennaio del 1967 all'Hotel Savoy di Sanremo dopo che la sua canzone era stato eliminata dal Festival.


fotoSecondo La Stampa la nuova iniziativa giudiziaria nasce dall'esposto presentato dal giornalista investigativo Pasquale Ragone in cui si mette in dubbio l'ipotesi del suicidio come dimostrato dall'iter giudiziario. Ragone chiede la verifica dell'accertamento balistico.

«Premesso che si tratta di una questione già affrontata in passato - ha affermato il procuratore di Imperia, Giuseppe Geremia - non credo che si possa arrivare a nuovi sviluppi, anche perchè le questioni balistiche si riferiscono sempre al bersaglio, che in questo caso è sepolto già da tempo. Comunque sia, valuteremo questo esposto, per valutare se ci sono elementi per nuove indagini». Nel 2009, l'allora procuratore di Sanremo, Mariano Gagliano, mise la parola 'fine' sul caso Tenco, dopo averne disposto la riesumazione della salma per una nuova perizia.

«È inutile riparlare ancora di un caso che si è discusso per quarant'anni - aveva affermato, nel gennaio scorso, Gagliano, alla notizia dell'esposto presentato da Ragone -. Per eliminare qualsiasi dubbio feci riesumare la salma di Tenco, con uno staff di super periti. Non ci furono dubbi sul suicidio». Nell'esposto, il giornalista scrive che dalle conclusioni delle perizie emerge che la pistola di Luigi Tenco (con la quale quest'ultimo avrebbe compiuto il suicidio) non sparò alcun colpo nè fu mai ritrovata sulla scena dell'evento; sulle mani di Luigi Tenco la prova dello Stub fu negativa, quindi non fu Tenco a premere il grilletto.


Giovedì 10 Aprile 2014 - 15:14
Ultimo aggiornamento: 18:39

Ecco tutte le prove della fretta dei giudici

Luca Fazzo - Gio, 10/04/2014 - 20:10

L'iter dei fascicoli degli altri condannati è durato oltre un anno, per Berlusconi appena sei mesi 

Il solito pigia pigia di avvocati, imputati, parenti davanti all'aula dove si tiene l'udienza del tribunale di sorveglianza di Milano.


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Appeso all'uscio, con tanti saluti alla privacy, l'elenco con cognome e nome di tutti i cinquantanove condannati di cui si esamineranno le richieste. Al punto numero 9 dell'elenco, ecco il nome che la gente in attesa fotografa col telefonino: Berlusconi Silvio, libero. E subito accanto, l'oggetto della richiesta: "Affidamento ai servizi sociali". Il giorno più lungo del condannato Berlusconi inizia così. Lui non c'è, come non ci sono molti altri dei condannati che affrontano oggi l'esame del tribunale. L'udienza è iniziata in ritardo, e anche questo accade spesso. Ma il fascicolo di Berlusconi sarà comunque esaminato per ultimo alle ore 17, dopo una pausa per i quattro membri del tribunale (due giudici togati e due esperti) e per il sostituto pg Antonio Lamanna, che tutti i giovedì rappresenta l'accusa davanti al tribunale di sorveglianza.

Non ci saranno nemmeno i difensori consueti di Berlusconi, quello storico Niccolò Ghedini e la new entry Franco Coppi, che hanno preferito fare seguire il caso a due esperte di esecuzione penale. Anche se Berlusconi ha fatto sapere che non verrà, l'intero palazzo di giustizia è stato proclamato off limits per telecamere e fotografi, l'ingresso principale su corso di porta Vittoria è stato chiuso al pubblico, e l'aula fin dal primo mattino è presidata dai carabinieri in divisa. E nella lunga attesa continuano a inseguirsi i boatos sulla decisione che prenderanno i giudici, accompagnati dal pessimismo crescente del Cavaliere e del suo staff difensivo.

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L'affidamento ai servizi sociali, che Berlusconi in una memoria difensiva si è reso disponibile a svolgere "motivando" gli ospiti di un centro per anziani o per disabili, sarebbe la soluzione più ovvia, e la più in linea con le decisioni del tribunale di sorveglianza di Milano in casi simili. Ma le voci dicono che la Procura generale darà parere contrario, chiedendo che per il Cavaliere scattino gli arresti domiciliari; e si tratta di una linea che avrebbe fatto breccia nel convincimento di almeno una parte del tribunale. Insieme al presidente Pasquale Nobile de Santis e al giudice Beatrice Crosti, a decidere sulla sorte di Berlusconi saranno due giovani criminologhe: Livia Guidali, varesina, e la milanese Federica Brunelli.

Piccolo dettaglio: dalla lettura dei numeri di registro dei fascicoli degli altri condannati di cui il tribunale di sorveglianza si occuperà oggi, c'è la conferma che la pratica Berlusconi è stata trattata con una corsia preferenziale, accelerando di molto quello che è l'iter consueto. Il fascicolo in elenco prima di Berlusconi porta il numero 1999 del 2013, quello successivo il 1825: sono istanze depositate nei primi mesi dell'anno scorso e che per essere esaminate hanno dovuto attendere oltre un anno. Il fascicolo Berlusconi, la cui istanza è stata depositata nel mese di ottobre, ha invece il numero 7854. Evidentemente, qualcuno ha deciso che bisognasse fare in fretta.

Nato con una malformazione al cuore a 10 giorni operato senza trasfusione

La Stampa
marco accossato

Il bimbo è figlio di Testimoni di Geova, in sala operatoria un membro del Comitato per controllare il rispetto della volontà di papà e mamma


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Un bimbo di appena dieci giorni di vita - figlio di Testimoni di Geova - è stato sottoposto a un difficile intervento al cuore, senza trasfusione di sangue. Il neonato ha superato bene l’intervento: è nato il 20 marzo scorso al Sant’Anna (dov’è ancora ricoverata la madre), affetto da un’atresia polmonare congenita con un difetto interventricolare, una patologia per la quale la valvola del cuore si forma in modo non corretto.

Il piccolo è stato immediatamente ricoverato nel reparto di Cardiologia dell’ospedale Regina Margherita (diretto dalla dottoressa Gabriella Agnoletti) e sottoposto il 31 marzo all’intervento di Cardiochirurgia eseguito dal primario Carlo Pace Napoleone, insieme alla dottoressa Alberta Rizzo, responsabile della Cardioanestesia pediatrica). L’ intervento è stato effettuato alla presenza di un rappresentante del Comitato Testimoni di Geova in sala operatoria, garantendo il completo rispetto delle loro credenze religiose senza uso di trasfusioni di sangue. «Fondamentale - spiegano in ospedale - la delicata gestione dei chirurghi e degli anestesisti per evitare che si perdesse anche una sola goccia di sangue e quindi per non dover fare trasfusioni». L’intervento è servito a garantire al bimbo un adeguato flusso di sangue ai polmoni. Ora il piccolo è ricoverato nel reparto di Cardiochirurgia del Regina Margherita: si spera di poterlo dimettere la prossima settimana.

Heartbleed, quali password cambiare?

La Stampa
claudio leonardi

Il rischio maggiore è rappresentato dal furto di dati: carte di credito e informazioni personali. Meno probabili transazioni su conti correnti


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È allarme rosso online, per la scoperta di una falla nel sistema OpenSSL, il protocollo di sicurezza usato dalla grande maggioranza dei siti per la trasmissione di dati più delicati: carte di credito, password, informazioni personali e tutto quanto transita e vive ormai sulla Rete. Heartbleed ha immediatamente mobilitato tutti i più importanti siti del mondo nella installazione della patch di sicurezza, che dovrebbe tappare il buco, messa a disposizione ieri. Ma qual è il confine tra il sensazionalismo e la realtà, tra il pericolo reale e quello amplificato dal tam tam del web? E soprattutto, chi deve preoccuparsi e mettersi ai ripari?

Gastone Nencini, Country Manager in Italia di TrendMicro , società specializzata in sicurezza informatica, non vuole fare sconti, ma neppure esasperare i termini del problema. “L’allarme ha alzato il livello di attenzione, ma le contromisure sono, per così dire, posticce, nel senso che sono misure su livelli di compromissione che ancora non conosciamo”. Questo è il punto. Immaginate che, da due anni, qualcuno abbia avuto la possibilità teorica di ascoltare le vostre conversazioni, e moltiplicate lo stesso problema per centinaia di milioni di persone. Impossibile sapere se, cosa, quanto è stato captato. In linea teorica, la falla del protocollo potrebbe essere rimasta ignota, dal 2011, anche ai cybercriminali.

Il primo pensiero, naturalmente, corre alle banche. Sono molte quelle che adottano, per le operazioni in rete, il protocollo incriminato. Una chiamata al servizio clienti della nostra banca ci ha rassicurato sul fatto che “non risulta nessun allarme”. Intanto, esiste anche uno strumento online per verificare se un Url è coinvolto nel problema o no. Si inserisce l’indirizzo e si attende il verdetto. La sicurezza delle banche è sempre difficile da sondare, ma Nencini sembra rassicurare, almeno in parte, sul rischio di transazioni indesiderate sul conto corrente.

“Molto dipende dai sistemi di controllo delle banche - ci spiega - anche se qui dobbiamo ragionare come se fosse stata rubata la chiave del canale di trasmissione, che doveva essere sicuro, tra cliente e sito, quindi è teoricamente tutto leggibile”, tuttavia “da qui a dire che siano possibili trasferimenti bancari in tempo reale e fare transazioni online ce ne passa”. Le banche adottano solitamente una serie di barriere sulle operazioni sul conto: dalla doppia password a “controlli che avvengono addirittura manualmente, da parte di un operatore, quando si superano certi importi”.

Possibile sì, ma non molto in alto nel calcolo delle probabilità. Più che lo scippo dal conto, “il rischio è il furto di dati da siti di e-commerce, su cui si opera con carta di credito, e da tutti quei siti a cui affidiamo informazioni personali: Gmail, Facebook, servizi di cloud, pubblici e aziendali”. Su questi giganti il sito mashable.com ha effettuato un vero e proprio sondaggio, per capire chi era colpito dal problema, chi no e cosa è stato fatto per risolverlo.

Secondo i dati raccolti, Facebook, non si sa quanto “infettato”, ha installato la patch, ma suggerisce a tutti di cambiare password, pur nell’attuale assenza di segnali di pericolo. Sulla stessa linea si pone Tumblr, mentre Twitter non ha dato risposte chiare, così come Apple. Google è stato colpito su quasi tutti i fronti, ma ha già alzato le difese e, sebbene non “necessario”, suggerisce un cambio di password. In emergenza anche Yahoo, che sembra abbia già messo al riparo praticamente tutti i suoi servizi.

Linkedin risulta sano: non ha installato l’aggiornamento del 2011 su cui si è poi scoperto il baco. Altrettanto sani si dichiarano Amazon, particolarmente strategico per l’uso di carte di credito, almeno per quanto riguarda il pubblico. Qualche problema, infatti, si registra su Amazon Web Services (per gli operatori del sito web). Perfettamente pulita si dichiara invece Microsoft, inclusi i suoi servizi di posta elettronica Hotmail e Outlook, e così pure PayPal, sui cui server transitano fiumi di denaro elettronico.

Cattive notizie per chi usa, e sono tanti, il servizio di archiviazione online di Dropbox. Il servizio è stato coinvolto dal problema, anche se ora sarebbe corso al riparo. Il consiglio per tutti gli utenti è la modifica delle password su tutti i siti frequentati che adottino il protocollo OpenSSL, riconoscibile dalla comparsa, nell’Url, dell’acronimo “https”. Per i provider, Nencini, di TrendMicro, suggerisce di non limitarsi alla installazione della patch, ma di cambiare anche i certificati per la cifratura.

In ogni caso, nessuno deve aspettarsi, in queste ore, deflagrazioni online di furti di identità e acquisti scriteriati sui siti di commercio elettronico. Se qualcuno ha fatto bottino dei vostri dati starà nell’ombra finché l’allarme è alto. “Il danno, potenzialmente, è molto esteso” conclude Nencini “ma per gli effetti dobbiamo attenderci un’onda lunga”. Le analisi potranno dirci, con notevoli margini di incertezza, se aumenteranno le truffe sulle carte di credito o ci sarà una lunga stagione di furti di identità digitale. C’è da sperare che questo allarme aiuti ad alzare in modo costante l’attenzione sul problema delle vulnerabilità dei software in Rete.

Da 23 anni rinchiuso all'Opg di Aversa per resistenza a pubblico ufficiale: la denuncia di Amato

Il Mattino


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LATINA - Da 23 anni è rinchiuso nell'opsedale psichiatrico giudiziario di Aversa, è di Latina, ed è finito lì per offesa e resistenza a pubblico ufficiale. Quella dell'uomo pontino è la storia più drammatica raccontata dal consigliere regionale della Campania, Antonio Amato (Pd), nell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa in provincia di Caserta la cui chiusura, fissata per il 1 aprile 2014 è stata nuovamente prorogata di un anno. Nella struttura sono presenti 147 internati,

sofferenti psichici autori di reato, condannati ad una misura di sicurezza detentiva prorogabile senza limiti. «Abbiamo incontrato storie drammatiche e incredibili - racconta Amato - come quella di Giuseppe (nome di fantasia),in Opg dal 1991. Originario di Latina, ha scontato 23 anni di internamento per offese e resistenza a pubblico ufficiale. Per gli psichiatri dell'Ospedale Giudiziario di Aversa potrebbe uscire ed essere curato dalla sanità territoriale, per il Centro di salute mentale laziale di appartenenza, invece, persiste la pericolosità sociale. Eppure non sono mai venuti a visitarlo la diagnosi è avvenuta per corrispondenza, come il rifiuto alla presa in carico». Dalla visita ispettiva è emerso che vi sono altre sei persone internate in Opg da oltre 20 anni. Il primato spetta ad Antonio, di Avellino, internato da

27 anni. Amato segnala anche le gravi carenze organizzative e strutturali («c'è un solo psichiatra disponibile dalle 8,00 alle 20,00 e solo nei giorni feriali»). «Altro che proroga di un anno - conclude Amato che preannuncia una interrogazione urgente - senza la riforma del nodo delle misure di sicurezza, questi luoghi, magari con un altro nome, non svuoteranno mai. Utilizziamo questo tempo perchè non ci siano più alibi all'orrore degli opg, perchè finalmente si investa su progetti di cura costruiti sulla singola persona, si superi il persistente stigma sulle persone affette da patologia psichiatrica, non si agisca solo per sostituire il nome delle scatole contenitive».

giovedì 10 aprile 2014 - 11:52   Ultimo agg.: 17:38